Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Romanzo Cardinale: E don Rebagliati disse basta al vescovo Calcagno.

    Romanzo Cardinale: E don Rebagliati disse basta al vescovo Calcagno.

    Don Carlo Rebagliati, economo della diocesi di Savona lamentava operazioni speculative secondo lui azzardate ed eccessive e lui, in quanto economo ne era penalmente responsabile. Raccontava di un sistema, il così detto “gioco delle tre carte” , fu per questo che ben due volte chiese all’allora vescovo Domenico Calcagno, di potersi dimettere, ma le dimissioni furono respinte.

    Di Rebagliati si diceva anche che fosse pazzo…

    E quei soci dell’INCISA così tanto chiacchierati con i quali per anni l’istituto sostentamento clero ha fatto i suoi affari. Gli avvisi di garanzia degli ultimi giorni forse non sono così inaspettati perché a Savona, in più occasioni, molti avevano da tempo sollevato perplessità, qualcuno le aveva pure scritte.

    Proprio pochi giorni dopo la morte di Rebagliati, a Salerno, viene arrestato monsignor Nunzio Scarano un alto funzionario, contabile dell’APSA (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica). L’accusa nei suoi confronti è di aver utilizzato conti APSA per fare riciclaggio. Il sistema usato è davvero molto simile a quello che Rebagliati chiamava “gioco delle tre carte”.

    In un’intervista a Repubblica, Scarano dichiarerà; “L’Apsa era diventata come una proprietà privata, che non portava più servigi alla Chiesa né opere di carità”.

    Si scoprirà che l’APSA ha caratteristiche analoghe allo IOR, ma meno clienti. Secondo Scarano solo 23 conti per pochi potenti, di cui 15 riconducibili a vescovi e cardinali, altri 8 riconducibili a laici. Nel Portfolio 339 dell’Apsa, c’erano per esempio quattro conti su cui il banchiere Giampietro Nattino (proprietario della Banca Finnat) si muoveva autonomamente.

    Un viaggio che secondo Rebagliati partiva anche da Savona, passando per Salerno arrivava in Vaticano e si fermava ad uno sportello bancario che questa volta non si chiama IOR, ma APSA.

    Dall’archivio dell’ex economo don Carlo Rebagliati i documenti che forse potranno fare chiarezza Anche sui fatti che la cronaca savonese ci sta ultimamente proponendo.

    Giovedì 9 giugno 2016, Cristian Abbondanza (Casa della legalità) e Francesco Zanardi (Rete L’ABUSO) presentano “Romanzo Cardinale”, il docu-film sugli affari e gli intrecci di una chiesa decisamente poco francescana.

    Rete L’ABUSO

  • Romanzo Cardinale, il docu-film sugli “investimenti” del Cardinale Domenico Calcagno . Giovedì 9 giugno, Libreria UBIK Savona

    Romanzo Cardinale, il docu-film sugli “investimenti” del Cardinale Domenico Calcagno . Giovedì 9 giugno, Libreria UBIK Savona

    L’avviso di garanzia inviato Cardinale Domenico Calcagno, gli investimenti spericolati e le speculazioni edilizie della Diocesi savonese.

    E quei collegamenti con personaggi così tanto chiacchierati con i quali per anni l’Istituto Sostentamento Clero ha fatto i suoi affari.
    Una situazione che non arriva così inaspettata perché a Savona, in più occasioni, molti avevano da tempo sollevato perplessità.
    Dall’archivio dell’ex economo don Carlo Rebagliati i documenti consegnati prima di morire a Francesco Zanardi con il preciso compito di farli avere all’autorità giudiziaria, documenti che forse potranno fare chiarezza su quella che è stata la gestione di una diocesi, dedita a un Dio che col vangelo ha poco a che fare.
    Giovedì 9 giugno 2016, Cristian Abbondanza (Casa della legalità) e Francesco Zanardi (Rete L’ABUSO) presentano “Romanzo Cardinale”, il docu-film sugli affari e gli intrecci di una chiesa decisamente poco francescana.

  • Don Nello Giraudo rinviato a giudizio. L’udienza è fissata per il 30 maggio.

    Don Nello Giraudo rinviato a giudizio. L’udienza è fissata per il 30 maggio.

    Rinviato a giudizio l’ex sacerdote Nello Giraudo imputato per gli articoli 99 e 612 c. I e II c.p. perché urlando e contestualmente proferendo le frasi “Te la farò pagare, molto presto” ad una delle vittime di abusi sessuali che lo aveva denunciato, minacciava alla persona un grave danno ingiusto.

    La denuncia di questo ennesimo episodio (querela integrale) era stata fatta per mandato dell’interessato dalla Rete L’ABUSO Onlus che assiste legalmente il ragazzo.

    Il Giraudo che aveva patteggiato nel 2012 una pena a 1 anno e sei mesi per aver molestato uno scout e che insieme alla diocesi di Savona è stato citato in sede civile da altre 5 sue vittime, per una richiesta danni che ammonta a 6.000.000 di euro, questa volta non se la caverà molto bene in quanto peserà sul suo giudizio la recidiva specifica nel quinquennio.

    Si legge nella citazione che nel caso l’ex sacerdote non si presentasse, sarà giudicato in contumacia.

    La Rete L’ABUSO si costituirà parte civile nel procedimento.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • Al cinema parrocchiale un film sulla pedofilia. La scelta scomoda della sala di Sassello

    Al cinema parrocchiale un film sulla pedofilia. La scelta scomoda della sala di Sassello

    Ancora non è chiaro ciò che vorrà dire don Mirco Crivellari salendo sul palco del cinema-teatro parrocchiale di Sassello, prima della proiezione del film «Il caso Spotlight». E non è nemmeno escluso che, all’ultimo istante, rinunci a presentarsi. Domani sera (inizio ore 21,15), infatti, nella capiente sala da quasi duecento posti, con il patrocinio del Comune sarà proiettata la pellicola che racconta la storia della squadra di giornalisti investigativi del «Boston Globe», soprannominata appunto Spotlight, che nel 2002 sconvolse l’opinione pubblica con le rivelazioni sulla copertura sistematica da parte della Chiesa cattolica degli abusi sessuali commessi su minori da oltre settanta sacerdoti locali, in un’inchiesta premiata col Premio Pulitzer. L’opera ha conquistato due Oscar quale miglior film e sceneggiatura originale. Ma a Sassello, da giorni, la proiezione è divenuta tema di aspre discus
    sioni. Non tanto per il contenuto, ma sul luogo in cui si svolgerà lo spettacolo. La sala di piazza dell’Oratorio, riaperta nel febbraio sotto la guida di Carlo Deprati e dei tanti altri volontari dell’Associazione Teatro Sassello, propone titoli di autore e di grande attualità. Deprati è categorico: «Certamente il film sarà proiettato, per quale motivo non dovrebbe esserlo ? Don Mirco ? Credo che voglia intervenire prima del film, faccia pure. Non entro nel merito». Come accaduto lo scorso anno a Varazze, la storia si ripete. Allora, creò scompiglio la proiezione al cinema salesiano Don Bosco di «Cinquanta sfumature di grigio». Adesso tocca a Sassello toccare un altro tema scottante. Sarà per la posizione e per la proprietà dello stabile, don Mirco non sembra proprio entusiasta del film in procinto di proiezione. Non è stato possibile avere il parere diretto del prete. Sia in curia, sia al telefono cellulare, don Mirco non ha risposto ai vari tentativi di chiamate.

    Massimo Picone LA STAMPA Savona

  • Il Papa vede Borghetti e convoca Oliveri

    Il Papa vede Borghetti e convoca Oliveri

    Top secret i contenuti dell’incontro. Verso la fine la coabitazione trai due alti prelati.

    ALBENGA. Ieri Borghetti, lunedì Oliveri. Il Papa convoca i due vescovi per mettere fine alla coabitazione durata ormai più di un anno. È iniziato a mezzogiorno ed è durato20minuti l’incontro in Vaticano tra Papa Francesco e il vescovo Guglielmo. Un incontro convocato praticamente senza preavviso, al punto che Borghetti era atteso ieri mattina nell’imperiese per partecipare ad un convegno, e sui cui contenuti il vescovo mantiene il più stretto riserbo. «Ogni vescovo periodicamente incontra il Papa, e stavolta è toccato al Vescovo Guglielmo. È stato un incontro cordiale, dominato da sentimenti di stima reciproca» fa rispondere Borghetti dal segretario Luca Gabriel. Ma per capire il vero significato della convocazione di Borghetti in Vaticano e i reali contenuti del colloquio bisognerà probabilmente aspettare alcuni giorni. Fino a lunedì, per la precisione, quando secondo fonti romane il Pontefice riceverà il vescovo Mario Oliveri. In realtà è prevedibile che Bergoglio abbia anticipato a Borghetti quello che dirà lunedì a Oliveri, cioè che la sua esperienza di vescovo titolare (anche se ormai bisognerebbe dire nominale) è esaurita. Insomma,il Papa consegnerà probabilmente al vescovo Mario la lettera di pensionamento, rispettando così una promessa fatta a suo tempo a Borghetti. Quando chiese al Vescovo Guglielmo di lasciare Pitigliano per trasferirsi ad Albenga, infatti, Francesco avrebbe infatti fissato una sorta di termine massimo alla durata della coabitazione: un anno, entro il quale Oliveri avrebbe avuto l’opportunità di uscire di scena volontariamente, e al termine del quale sarebbe stato sollevato dall’incarico. E quell’anno è trascorso da qualche settimana. Certamente Bergoglio e Borghetti avranno parlato anche di altre cose, come ad esempio della situazione economica della curia e della Caritas o magari di certe questioni spinose che riguardano il clero ingauno, temi che però passano in secondo piano di fronte all’avvicendamento, anche formale, ormai imminente.

    REB. Il Secolo XIX Savona

  • Caso don Zappella, arresti e fughe di preti dall’Uruguay dopo le denunce della Rete L’ABUSO

    Caso don Zappella, arresti e fughe di preti dall’Uruguay dopo le denunce della Rete L’ABUSO

    Un vero e proprio effetto domino quello che si è creato in Uruguay dopo le denunce della Rete L’ABUSO avviate nel settembre scorso. Al centro dello scandalo sopratutto la diocesi di Melo nella quale anche il sacerdote don Francesco Zappella, già condannato in Italia nel 1992 per abusi su due minori,  ha prestato per anni servizio nelle vesti di “missionario”.

    che nella prima puntata ringrazia pubblicamente la Rete L’ABUSO per l’ottimo lavoro di indagine, da mercoledì 13 aprile ha dedicato uno spazio settimanale di approfondimento della durata di 2 ore nel programma “SANTO Y SEÑA”, partendo proprio dal caso di don Zappella (che proponiamo a fine articolo) che nella cittadina di Trenta y Tre ha suscitato non poco clamore e che non pochi problemi sta creando anche alla diocesi di Melo e alla Conferenza Episcopale uruguagia.

    L’Uruguay era uno dei pochi paesi usciti indenni dai precedenti scandali mondiali, oggi però costretto ad aprire gli occhi su una triste realtà, quella dei preti pedofili.

    Dopo le denunce della Rete L’ABUSO che oltre all’italiano Zappella hanno coinvolto altri sacerdoti, uno di questi inizialmente sospeso dalla chiesa e arrestato dalla polizia locale pochi giorni fa, la Conferenza Episcopale dell’Uruguay è stata costretta a prendere immediati provvedimenti che però hanno provocato pesanti critiche e a quanto pare anche l’indignazione della comunità cattolica uruguagia.

    Nelle linee guida della C.E.U. “il protocollo sulle denunce contro clerici per abuso sessuale su minori approvato nel 2003 dai vescovi chiarisce che è compito del vescovo incaricato di indagare su un caso segnalato, anche se si tratta di una diceria o di un pettegolezzo consistente”. Cosa che la diocesi non avrebbe fatto malgrado le ripetute segnalazioni. Una “Dimenticanza” che non è sfuggita ai cattolici e alla stampa.

    Nel caso specifico del missionario ligure don Francesco Zappella , la magistratura uruguagia ha aperto un’indagine e lo scorso 30 marzo ha iniziato le udienze convocando le prime presunte vittime, vorrebbero anche sentire la versione del sacerdote italiano.

    Da quanto apprendiamo dal nostro legale in Uruguay, il nostro assistito Luis Mario Acuna, che nello scorso settembre eravamo riusciti grazie alle molte donazioni dei sostenitori a portare in Italia per essere sentito dal Sostituto Procuratore di Savona Giovanni Battista Ferro, al momento non è necessaria per lui alcuna tutela legale malgrado gli siano stati sequestrati i documenti.

    La magistratura uruguagia infatti contesta al nostro assistito il possesso di documenti di identità uruguagi falsi. Presumono siano stati fatti fare dal missionario italiano che all’epoca era tutore legale di Luis Mario. Nel racconto del nostro assistito emerge infatti che all’età di 17 anni tentò il suicidio e che don Zappella, per timore che il giovane crollasse psicologicamente e raccontasse tutto, lo fece venire in Italia .

    L’anomalia di quei documenti è che il giovane risulterebbe avere un’età maggiore di quella che il nostro assistito effettivamente ha, le autorità ipotizzano che questa variazione sia stata fatta per permettere al giovane, all’epoca minorenne, di affrontare un viaggio aereo oltre oceano, viaggio che in caso contrario avrebbe potuto affrontare solo se accompagnato. Di questa ipotesi si trova ampio riscontro anche nelle dichiarazioni fatte nel settembre scorso al SECOLO XIX proprio dal missionario Francesco Zappella, il quale non solo calunniava il nostro assistito accusandolo di aver abusato di una minorenne, dichiarando di avere ben 600 testimoni a sostegno della sua accusa, che però non ha mai trovato riscontro , ma in quella occasione dichiarò anche che il giovane aveva “due identità”.

    Si dissociano dal sacerdote italiano anche le autorità uruguagie che in precedenza avevano conferito al missionario la cittadinanza onoraria, oggi revocata da Dardo Sanchez il quale amareggiato si giustifica spiegando che “lo abbiamo nominato cittadino illustre perchè non sapevamo e pensavamo che stesse per morire, per cui abbiamo pensato di ringraziarlo con quella onorificenza”.

    Grazie al coraggio di Luis Mario che in una notevole situazione di difficoltà ha avuto il senso civico e la determinazione di non arrendersi e ai media locali che stanno dedicando da giorni un ampio spazio su questa grave piaga sociale, la redazione di Montecarlo TV e lo stesso Luis Mario ci comunicano che stanno arrivando decine di denunce da presunte vittime in tutto il paese, denunce che hanno costretto la C.E.U. ad istituire un numero al quale le vittime possono rivolgersi.

    Da quanto si apprende dai giornalisti con i quali siamo in contatto risulta che alcuni sacerdoti con “problemi” sono stati addirittura trasferiti all’estero, i più in Argentina.

    L’ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO Onlus ringrazia per la buona riuscita dell’operazione l’Ambasciata Italiana a Montevideo e quella dell’Uruguay a Milano che ci hanno aiutato nella gestione dei rapporti diplomatici. Ringraziamo la nostra interprete Roberta Pietra che in questi mesi si è occupata dei rapporti con le varie istituzioni e con la stampa. Si ringrazia la giornalista Karina Caputi che da 6 mesi circa sta collaborando con noi. Ringraziamo Montecarlo TV e la redazione di  “SANTO Y SEÑA”, in particolare modo nella persona di Alejandro Amaral, che pazientemente ci ha seguiti verificando quanto avevamo a livello informativo. Ringraziamo tutti coloro che in vario modo hanno contribuito alla riuscita di questa civile iniziativa.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO Onlus.

    La puntata riguardante il sacerdote savonese andata in onda mercoledì 13 aprile 2016

    Di seguito la puntata integrale andata in onda mercoledì 13 aprile 2016

    Di seguito la puntata integrale andata in onda mercoledì 20 aprile 2016

  • Vittime. Noi come Cristo

    Vittime. Noi come Cristo

    Nel giorno in cui la comunità cristiana ricorda Cristo come la vittima che con il suo sacrificio e le sue denunce voleva mandare un messaggio di pace e di giustizia, noi vittime dei preti pedofili vogliamo ricordare che come Cristo siamo stati vittime e con le nostre denunce vogliamo lanciare un messaggio perché quello che è successo a noi non accada ad altri bambini.

    La provincia di Savona è stata pesantemente toccata da una lunga serie di casi che hanno prodotto decine di vittime quasi tutte cattoliche, che stanno ancora aspettando giustizia.

    Malgrado quanto accertato dalla legge, nei loro confronti la Diocesi non ha mai voluto assumersi alcuna responsabilità, neppure morale, si è sempre limitata a qualche scusa di facciata, fatta nei momenti più critici.

    Molte vittime si sono viste negare gesti che le avrebbero risarcite almeno umanamente, come un colloquio con il vescovo, altre invece hanno dovuto subire il trasferimento del loro molestatore nella parrocchia che oggi frequentano.

    Con questo striscione, non provocatorio e civile vorremmo in questa sera dedicata alle vittime come Cristo, far riflettere su quanto non è stato fatto, su quanto non si sta facendo e quanto invece si potrebbe fare.

    Se Gesù Cristo adesso fosse in vita si batterebbe per difendere i bambini vittime di violenza e non si adopererebbe per nascondere i preti pedofili.

    L’ufficio di Presidenza

  • Spuntano altri episodi bui sull’ex parroco Zappella Informato il vescovo Borghetti

    Spuntano altri episodi bui sull’ex parroco Zappella Informato il vescovo Borghetti

    SAVONA. Una condanna con rito abbreviato del tribunale di Pinerolo nel 1991 per atti di libidine violenta su due minori e una richiesta di archiviazione avanzata dal pm savonese Ferro ad ottobre scorso per atti sessuali su uno straniero, all’epoca (2005) presunto minorenne.

    Ce n’è stato abbastanza per spingere il vescovo coadiutore di Albenga, Guglielmo Borghetti a chiedere le dimissioni di don Francesco Zappella da parroco del santuari odi Sant’Antonio da Padova di Borghetto. E dal nove dicembre la parrocchia è stata affidata a Francesco Zuccon.

    DonZappella, però ,ha continuato a dire messa, ad incontrare i parrocchiani che per anni hanno affollato la chiesa e soprattutto respinto come non veritiere e mediatiche le accuse di pedofilia nei confronti del prete entrato in seminario ad Albenga nel 1991dopo essere stato condannato ad un anno e due mesi dal tribunale piemontese. Ma il passato di don Francesco, cittadino onorario di Trenta Y Tres, cittadina uruguaiana dove ha una missione, sembra nascondere altri aspetti oscuri.

    E presenta una similitudine con il caso savonese di Nello Giraudo. Alla fine degli anni‘90,infatti, Francesco Zappella ha svolto il ruolo di educatore in una parrocchia pinerolese e già all’epoca era finito nel mirino degli inquirenti per atteggiamenti “insoliti” con i bambini.

    Solo due genitori, all’epoca ebbero la forza di denunciare i fatti, ma per almeno 3-4 ragazzini ora quarantenni, una gita parrocchiale si trasformò in un vero e proprio incubo con l’educatore a parlare di masturbazione e a cercare il contatto coni ragazzini di cui doveva prendersi cura. Insomma, con ruoli differenti, una trama che assomiglia a quella del caso dell’ex prete savonese.

    Decine di interrogatori e verbali hanno portato alla luce anche come lo Zappella abbia cercato di toccare un giovane, all’epoca ventenne, senza però riuscirci. Un faldone di atti di cui dispone da alcuni mesi anche il vescovo coadiutore Borghetti e che potrebbe finire nello scontato processo canonico aperto, secondo indiscrezioni, direttamente dal Vaticano. Ma come era successo a Giraudo all’epoca della sua permanenza a Valleggia, don Zappella ha continuato a dire messa a Borghetto nella sua ex parrocchia e senza alcun intervento dall’alto.

    Giovanni Ciolina Il SECOLO XIX Savona

  • Pedofilia, prete condannato a 7 anni dal tribunale. Ma nel processo canonico la Chiesa vuole chiedere l’assoluzione

    Pedofilia, prete condannato a 7 anni dal tribunale. Ma nel processo canonico la Chiesa vuole chiedere l’assoluzione

    Il caso di don Luciano Massaferro, conosciuto come don “Lu”, sacerdote di Alassi: fu arrestato nel 2009 con l’accusa di abusi su una minorenne e ha appena finito di scontare la pena resa definitiva dalla Cassazione. Ma nel rito parallelo celebrato dalla Chiesa la curia è intenzionata a chiedere l’assoluzione e farlo diventare cappellano in un convento.

    Il 29 dicembre 2009 don Luciano Massaferro, conosciuto come don “Lu”, parroco della chiesa di San Vincenzo di Alassio, comune in provincia di Savona, fu arrestato con l’accusa di aver compiutoabusi su una minorenne, chierichetta della Chiesa. Dopo essere stato condannato definitivamente a 7 anni e 8 mesi di carcere, il sacerdote avrebbe dovuto lasciare la cella nell’estate del 2017 ma grazie agli sconti per buona condotta è uscito quasi un anno e mezzo prima. In totale ha scontato 3 anni in carcere e 1 anno ai domiciliari dopodiché è stato affidato in prova ai servizi sociali.

    I giudici, fino alla Cassazione, lo hanno riconosciuto colpevole, ma per don Lu i processi non sono finiti: manca l’ultima sentenza, quella del processo canonico. In caso di assoluzione il sacerdote potrà tornare a fare il prete, a tutti gli effetti. Secondo quanto riportato dal Secolo XIX, l’ipotesi più accreditata è proprio quest’ultima: monsignor Guglielmo Borghetti, infatti, ai collaboratori avrebbe detto che “si va verso l’assoluzione“. Il vescovo coadiutore di Albenga, scelto a gennaio dello scorso anno da Papa Francesco dopo i gravi e numerosi scandali all’interno della diocesi ligure, secondo il quotidiano genovese, ha promesso a “don Lu” anche un alloggio e un lavoro in caso di assoluzione. Così presto il sacerdote potrà riprendere la sua vita così com’era prima della condanna. L’intenzione della Curia sarebbe quella di farlo diventare cappellano in un convento.

    Prima della condanna don Lu era stimato e apprezzato da tutti e al momento le prove che sette anni fa lo hanno fatto condannare starebbero vacillando, secondo : secondo il padre di don Luciano, “il perito non ha trovato nessun materiale schifoso nei computer, è stato accertato che quel giorno in canonica c’era il viceparroco…”.

    Poco distante dal comune di don Lu si trova Albenga, dove ha sede la diocesi commissariata da Papa Francesco a causa di una serie di vicende analoghe: preti indagati e condannati per pedofilia, sacerdoti che scappano con la cassetta delle offerte, che posano nudi su Facebook, fanno i barman nei locali notturni. Comportamenti che avevano portato Bergoglio a commissariare la diocesi.

    Tanto più che lo sguardo sulla questione pedofilia nella Chiesa Cattolica si è fatto ancora più attento negli ultimi giorni, dopo l’uscita al cinema del Caso Spotlight, il film premio Oscar che racconta l’inchiesta dei giornalisti del Boston Globe sulla pedofilia nel clero americano fondamentale per spingere il Vaticano ad affrontare il tema. Dopo il mea culpa del cardinale australianoGeorge Pell, prefetto della Segreteria per l’economia della Santa Sede, che davanti alla Commissione nazionale d’inchiesta del suo Paese che indaga sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali sui minori avvenute negli ultimi decenni, ha dichiarato che “la Chiesa cattolica ha commesso errori enormi sulla pedofilia”, anchepadre Lombardi ha riconosciuto “gli errori compiuti in molti ambienti ecclesiali”.

    Intanto negli ultimi giorni a Lione il mondo cattolico si sta spaccando di fronte al caso del Cardinale Barbarin, accusato di aver coperto un prete pedofilo non informando la giustizia delle molestie rivelate da alcuni parrocchiani fin dai primi anni Novanta. Tra chi chiede le dimissioni e chi invece si schiera al suo fianco, la Prcura della città francese ha intanto aperto un fascicolo a carico del sacerdote con l’accusa di omessa denuncia e “messa in pericolo della vita altrui”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/07/pedofilia-prete-condannato-a-7-anni-dal-tribunale-ma-nel-processo-canonico-la-chiesa-vuole-chiedere-lassoluzione/2524921/

  • Pedofilia; Torna libero don Luciano Massaferro. Imperia, “Don Lu” ha finito di espiare la sua pena alla Casa della Carità

    Pedofilia; Torna libero don Luciano Massaferro. Imperia, “Don Lu” ha finito di espiare la sua pena alla Casa della Carità

    L’ex parroco ha trascorso 3 anni in cella ed uno agli arresti domiciliari e ora si attende l’esito del processo canonico.

    Imperia. E’ un uomo libero e può assaporare la piena libertà don Luciano Massaferro, l’ex parroco di San Vincenzo e San Giovanni di Alassio, condannato a 7 anni e 8 mesi di carcere per le molestie sessuali nei confronti di una chierichetta della sua parrocchia nella Baia dl Sole.

    Dalla notte scorsa il sacerdote finito in carcere prima a Sanremo, poi a La Spezia, ha finito di espiare la sua pena e potrà anche lasciare la casa di accoglienza della Caritas di Imperia di via Berio, dove era stato assegnato in affidamento in prova ai servizi sociali. “Libero dopo aver pregato il Signore per sette anni”, si è confidato il sacerdote parlando con gli amici e collaboratori più stretti che l’hanno seguito per sette anni seguendolo anche attraverso il sito web di lettere ben 99 (l’ultima è stata scritta domenica 28 febbraio) e commenti donluciano.org. Contiene gli atti processuali conclusivi, “gli unici che contengono i riscontri e le testimonianze, sui quali si fonda la salvezza o la distruzione di un uomo in una società civile,  alcuni altri documenti utili per venire a contatto con la realtà drammatica  che sta vivendo un cittadino italiano che si proclama estraneo ai fatti addebitati”, si legge. I suoi parrocchiani, negli anni scorsi, hanno organizzato anche fiaccolate e aperto anche pagine su Facebook. Lo hanno sempre difeso, anche dopo la batosta della condanna in Cassazione.

    Nella struttura gestita dalla Diocesi di Albenga e Imperia, dall’anno scorso, don Luciano Massaferro lavorava come addetto allo smistamento degli aiuti alimentari per le persone bisognose. Avrebbe teoricamente dovuto espiare la sua pena fino all’estate 2017, ma il sacerdote ha usufruito di ogni possibile sconto per quella che viene definita “buona condotta” ovvero 45 giorni ogni 6 mesi scontati. E così il conto finale porta proprio a ieri sera. In totale “don Lu” ha trascorso 3 anni dietro le sbarre ed uno agli arresti domiciliari, prima dell’affidamento in prova alla Casa della Carità di Imperia.

    Una storia decisamente travagliata la sua. Era stato arrestato poco dopo Natale del 2009. Era precisamente il 29 dicembre quando l’ex parroco era stato prelevato dalla sua abitazione dagli uomini della squadra mobile della questura di Savona coordinati dal vicequestore aggiunto Rosalba Garello.

    Infilato su un’auto e tradotto in carcere a Sanremo, poi trasferito presso il convento delle suore di Diano Castello, quindi a La Spezia dove in regime di semi libertà aveva anche investito un passante in scooter mentre stava ritornando in cella. E infine alla Casa della Carità di Imperia dove è probabile che resterà ancora ospite per un lungo periodo di tempo. Dalla Diocesi di Albenga, infatti, fanno sapere che certamente non potrà tornare nella sua Alassio. Tutti abbottonati su quello che sarà il futuro di questo sacerdote. “Vicenda scomoda che ha macchiato la Chiesa locale”, si è sempre detto.

    La realtà è comunque questa: San Vincenzo e San Giovanni di Alassio, da poche settimane, hanno un nuovo parroco. Va poi precisato che per “Don Lu” è ancora in corso il processo canonico. “Nessun provvedimento è stato deciso nei suoi confronti anche perché il processo, a differenza di quello tradizionale, è molto più lungo”, sottolineano dalla Diocesi albenganese. In ogni caso difficilmente gli sarà affidato un incarico a breve, ed anzi pare che gli sia stato consigliato qualche mese di vacanza (e magari di riflessione) prima di cominciare a pensare al suo futuro da sacerdote.

    E il vescovo Guglielmo Borghetti su questa vicenda è categorico: “Bisognava attendere che don Massaferro terminasse di scontare la pena. Quindi valuteremo, con calma, quali decisioni da prendere”. Non sono scelte da fare con fretta, ma che devono essere ponderate e attendere appunto anche la sentenza del processo canonico. E ogni decisione, questo è scontato, saranno fatte senza clamore, ma con decisione, proprio perché la vicenda di “don Lu” è una macchia da far sparire in fretta.

    http://www.riviera24.it/2016/03/imperia-don-lu-ha-finito-di-espiare-la-sua-pena-alla-casa-della-carita-217546/