Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Savona

  • Pedofilia e abusi sessuali nel clero, Zanardi: “Vescovo Lupi, se mento mi quereli!”

    Pedofilia e abusi sessuali nel clero, Zanardi: “Vescovo Lupi, se mento mi quereli!”

    Normalmente sembra che nulla possa mai cambiare, che esista un destino ostile, oppure agiscano poteri inarrestabili. La pedofilia non è mai stata combattuta ed estirpata dalla Chiesa con gli strumenti della legge, la quale non pare in alcun modo poter intaccare un dominio cui la debolezza umana offre null’altro che sottomissione. Le parole di Erasmo da Rotterdam concludono il messaggio video con cui Francesco Zanardi, portavoce della Rete l’Abuso, sfida il vescovo di Savona e Noli: “Se mento, lei mi quereli”. Il grande umanista riteneva che i folli potessero cambiare il mondo. Zanardi tuttavia non fa annunci né declama princìpi: racconta la sua storia, simile a quella di altri, delle vittime di abusi sessuali da parte del clero. Racconta e mostra nel filmato i documenti e chiede giustizia per le vittime. Alla fine apparire l’invito a firmare una petizione rivolta a papa Francesco. Le vicissitudini di Zanardi sono reali eppure sconvolgono la percezione abituale della Chiesa cattolica, dominatrice dei massmedia. Per questo La Rete l’Abuso procede solo mostrando documenti, assistita da avvocati competenti. Non è una lotta contro la religione, il senso religioso o i Vangeli, ma senza dubbio per la giustizia, dato che Città del Vaticano segue procedure proprie assai difformi da quelle degli Stati di diritto. I preti vengono trasferiti dai vescovi, non denunciati, nemmeno quando a distanza di anni vengono condannati dalla Giustizia. Francesco Zanardi sorride durante il racconto, il tono è chiaro, ha qualcosa di sarcastico. È la storia della sua vita e di altri, fra mille guai, sorprese, storture, apparenti stranezze e assurdità. L’ha raccontata molte volte ma ora aggiunge nuovi dettagli inquietanti, nuovi particolari. Tanti luoghi comuni sulla Chiesa vanno in frantumi. Quest’uomo chiede giustizia per molte vittime.
    FONTE
  • IO ACCUSO lei VESCOVO VITTORIO LUPI, se mento MI QUERELI !!!

    IO ACCUSO lei VESCOVO VITTORIO LUPI, se mento MI QUERELI !!!

    CONDIVIDETE QUESTO VIDEO, LA RISPOSTA CIVILE ALL’INCIVILTA’ DELLA CHIESA CATTOLICA. LA SUA MALAFEDE, DOCUMENTATA !!!

    La miglior qualità del Vescovo di Savona Vittorio Lupi è la sua spiccata attitudine nel mentire spudoratamente, nel proteggere i preti pedofili e nel perseguire le vittime di con pesanti ritorsioni.

    Chissà cosa ne penserà Papa Francesco, le posizioni che dichiara sono decisamente contrarie alla linea criminale che il vescovo di Savona sta attuando dal 2008.

    Chissà se il Papa dopo aver visto questa video denuncia interverrà contro questi INDEGNI

  • Kevin Annett Francesco Zanardi. Conferenza stampa Savona 23-05-2013. Integrale ITA

    Kevin Annett Francesco Zanardi. Conferenza stampa Savona 23-05-2013. Integrale ITA

    Il mio nome é Kevin Annett e sono il Segretario del Tribunale Internazionale sui Crimini della Chiesa e dello Stato, conosciuto come ITCCS, che rappresenta piú di cinquanta organizzazioni di sopravvissuti alla tortura in nove paesi, compresa l’Italia.

    É un onore per me essere qui presente oggi con Francesco Zanardi e l’organizzazione Rete L’Abuso, grato per l’invito ad unirmi a loro in una storica campagna per fermare per sempre la tortura religiosa sui bambini.

    Da anni, Francesco ha condotto una lotta eroica qui in Italia per le stesse cose per le quali il Tribunale sta facendo oggi una campagna: per ottenere, mediante la divulgazione degli atti di tortura sui bambini da parte della Chiesa Cattolica Romana, di portare i responsabili davanti alla giustizia.

    Spero vivamente poter lavorare con Francesco e molte altre persone in Italia nei prossimi mesi.

  • Pedofilia nel clero, la battaglia dei preti “informatori” americani contro i vescovi che proteggono i maniaci (dal New York Times)

    Pedofilia nel clero, la battaglia dei preti “informatori” americani contro i vescovi che proteggono i maniaci (dal New York Times)

    A differenza di quel che avviene in Italia, negli Stati Uniti si è formato un gruppo di preti e religiosi, i Whistle-blowers (informatori), impegnati nella più severa lotta alla pedofilia nel clero. Sono loro gli autori di un’esplicita lettera a papa Francesco perché realizzi il proprio programma di tolleranza zero secondo precise tappe. Un appello drammatico, poiché “il ministero dei preti che commettono abusi sessuali distrugge il mio ministero”.
    E’ dunque la risposta cattolica, proveniente dall’interno della Chiesa statunitense, all’attacco ateo contro gli stessi casi di pedofilia e abusi sessuali. Stessa strategia, stessa durezza richiesta al papa, sia da parte dei preti e religiosi americani che si sono dati appuntamento in un convegno a Manhattan, sia parte, per esempio, della rete L’Abuso. Si tratta in entrambi i casi di persone, in America consacrati in Italia atei o laici con l’aiuto e la testimonianza di sacerdoti, che hanno avuto conoscenza diretta di vittime di abusi, o lo sono loro stessi, e chiedono che i responsabili vengano denunciati e messi nelle mani della Giustizia, come ogni cittadino.
    L’articolo uscito oggi sul New York Times mostra una decisione esemplare da parte di questi preti e suore. Si accorgono che il silenzio e la protezione omertosa delle vittime di abusi demolisce la credibilità della Chiesa: non c’è in loro l’atteggiamento inibito e sottomesso di gran parte del clero italiano.
    I Whistle-blowers americani chiedono che i vescovi che non segnalano i responsabili di abusi sessuali vengano rimossi dall’incarico. Il recente caso di Newark assomiglia tanto a un caso italiano, anzi a più di uno. Un prete macchiatosi di abusi sessuali, grazie all’arcivescovo, ha potuto addirittura trascorrere dei weekend con gruppi di minori e ha avuto persino responsabilità di formazione del clero nella stessa diocesi in quel periodo. Poi è arrivata la polizia.
    È lo stesso meccanismo cattolico di protezione di responsabili di abusi sessuali, in Italia come negli Stati Uniti. E gli esempi tratti dalle cronache americane (ben noto il caso di Los Angeles, ma non solo) danno ragione ai preti che vogliono informare la polizia e ottenere le dimissioni dei vescovi omertosi (è per questo che la rete l’Abuso ha denunciato proprio il vescovo di Cremona Dante Lafranconi, poi salvatosi grazie alla prescrizione), come altri vescovi della diocesi di Savona.
    È questa la vicenda ricostruita anche a Cremona dalle Iene, tanto criticate dalla Chiesa locale ma dotate di documenti e testimonianze dirette.
    Ecco le richieste degli Informatori statunitensi per salvare la Chiesa cattolica, in inglese per gli appassionati della lingua originale.

    The group has sent a letter to Pope Francis asking him to take several significant steps to heal victims and restore the church’s credibility: revoke all oaths of secrecy, open the files on abuse cases, remove from office any bishops who obstructed justice and create an international forum for dialogue between survivors and church leaders.

    A Papa Francesco gli Informatori chiedono con la loro lettera – traducendo questo programma rivoluzionario – di revocare la segretezza di tutti gli atti, aprire e rendere pubblici i dossier sui casi di abusi, rimuovere dall’incarico tutti i vescovi che hanno ostacolato la Giustizia e creare un forum internazionale per il dialogo fra i sopravvissuti dagli abusi e i leader della Chiesa.

  • Messe nere sulla riviera ligure

    Messe nere sulla riviera ligure

    Varazze, luglio 1907. Mentre sui quotidiani italiani divampa lo scandalo degli abusi sulle piccole ospiti dell’Asilo della Consolata di Milano, di cui furono accusati due sacerdoti, il Collegio dei Salesiani della cittadina ligure è investito dalle clamorose rivelazioni del diario di Alessandro Besson, uno studente quattordicenne che descrive messe nere e riti orgiastici tra monache, preti e giovani convittori.

    In due giorni il caso Besson passa dalle gazzette locali ai quotidiani nazionali e fa scoppiare in tutto il Regno d’Italia manifestazioni di piazza, disordini, violenti scontri che a La Spezia provocano l’incendio di alcune chiese, un morto e un centinaio di arresti. E crisi fra il governo Giolitti e la Santa Sede, la Massoneria viene accusata di aver architettato lo scandalo.

    Il fronte democratico dei blocchi popolari cavalca lo sdegno collettivo per affermare la necessità di una scuola pubblica e laica, mentre quello cattolico si compatta e trova sostegno tra i moderati interessati a contenere l’avanzata socialista.

    Attraverso questa vicenda, scatenata dal diario Besson, ritrovato e qui reso pubblico, emerge un quadro avvincente e torbido dell’Italia giolittiana. Una storia che vede coinvolti in primo piano il poeta Gian Pietro Lucini, figura chiave della cultura letteraria italiana tra Otto e Novecento, e famosi psichiatri e criminologi come Cesare Lombroso e Enrico Morselli, ricostruita e raccontata questo saggio con minuzia di particolari. Prefazione di Edoardo Sanguineti.

    Un pretesto? Anche se Pier Luigi Ferro avesse raccontato lo scandalo Besson soprattutto per proporre una riconsiderazione delle vicende della storia d’Italia, avrebbe fatto una buona cosa. C’è molto bisogno di conoscere, e riflettere: per esempio, sul rapporto tra stato e chiesa qual era allora e qual è oggi, con equivoci sulla laicità non così sfumati e certo non eliminati.

    L’opinione pubblica, e non solo le istituzioni come polizia e magistratura, si mostrarono in quella occasione ambigue o almeno volubili. La popolazione di Varazze che accoglie alla stazione come trionfatori i salesiani “vittime” dell’inchiesta è la stessa che in altri momenti si dimostra indignata e quasi pronta alla rivolta. Qualcuno la ha manipolata, ma essa stessa si è lasciata manipolare e si è confusa.

    Stato e chiesa, giudici e sacerdoti, vittime e carnefici, non sono tanto chiari nella mentalità popolare della cittadina rivierasca. Siamo cambiati, o il grido alla “persecuzione giudiziaria” si è solo spostato a sedi più alte e la manipolazione si serve di mezzi tecnologici nuovi e potentissimi? In realtà Ferro rende un buon servizio al lettore perché fa entrambe le cose, cioè ricostruisce con straordinaria precisione storica e documentaria la scabrosa vicenda e nello stesso tempo usa tutte le occasioni per estendere l’argomento al contesto generale del paese.

    È un’operazione che richiede cultura e polso, ma Ferro vi riesce assai bene. Mi trovo personalmente ad avere una condizione di osservazione privilegiata, quindi un po’ insidiosa, ma assai vicina agli ambienti ricostruiti nel volume. Ho vissuto a Varazze gli anni dell’infanzia e della prima adolescenza. Sono stato alunno esterno, cioè non convittore, del Collegio Don Bosco. Vi si trovava più di un sacerdote a disagio con il problema della castità, in una località frequentata d’estate da una umanità colorata, abbronzata e non di rado in anticipo discinta. Ho sentito a tratti un’aura di ossessione sulla materia della sessualità e sulla figura della donna. Ho avuto conoscenza di atti ambigui nel confessionale o di qualche vischiosa tenerezza verso miei compagni di scuola. Ricordo però anche esortazioni a nobili valori, pratiche sportive, gagliarde uscite degli scout. E begli esempi di fede e carità. Questa digressione per dire che non ho prevenzioni di sorta, ma non sono disposto, proprio per questo, a rifiutare di credere ciò che ha una dignità di prova a proprio sostegno. Non c’è “attacco alla chiesa” se si accusano di pedofilia alcuni sacerdoti.

    Ciò che è accaduto in tante parti del mondo in questa materia quasi invoca un lavoro come quello di Ferro, gli dà ragione e necessità e al tempo stesso ne riceve un supporto di rigore e ragionevolezza. Dunque: nel primo Novecento, nell’Italia di Giolitti, a Varazze scoppia uno scandalo che ha al centro l’accusa di pedofilia contro i padri salesiani.

    Un giovane in particolare assume il ruolo di accusatore, sostenuto da una madre che diviene figura da romanzo. E anche sotto il profilo narrativo Ferro sa il fatto suo. Giornali cattolici e liberali pubblicano dettagli scabrosi che anche oggigiorno susciterebbero imbarazzo. Alcuni di loro, con clamoroso voltafaccia, passano dall’indignazione contro i pedofili alla sdegnata accusa verso la cospirazione massonica e anticlericale.

    Si scopre già allora che l’insabbiamento dei processi è una tecnica fruttuosa, cui giova il trascorrere del tempo con la compagnia dell’oblio nel quale gli italiani sono spesso maestri. Il libro si apre con un prefazione di Edoardo Sanguineti proposta in forma di intervista, che ora colpisce anche per il suono della voce che si è da poco spenta nella morte. Proprio tra le carte di un poeta caro a Sanguineti, Gian Pietro Lucini, è emerso il diario che accusava.

    Lucini raccolse ampio materiale con il proposito di dedicare un libro alla vicenda. Non lo concluse mai, e tuttavia Ferro non si lascia scappare l’occasione per approfondire accuratamente anche la sua opera e la sua poesia. La notizia giornalistica è di “turpitudini” nel collegio salesiano. Intervengono fulmineamente ed energicamente i carabinieri, interrogano, arrestano, mentre filtrano immagini da lupanare con preti e suore.

    A Savona e La Spezia si manifesta contro chiese e oratori, ne parlano addirittura i giornali americani. Un giovane muore per lo sparo di un carabiniere preso dal panico durante i disordini. Sta di fatto che nel processo gran parte dei genitori ritirano le querele che erano allora necessarie per perseguire quei reati sessuali. Besson aveva parlato di abusi ma anche di messe nere in un memoriale fantasioso, forse morboso, difficile da valutare. Nonostante la constatazione da parte dei medici legali di lesioni di origine inequivocabile sulle vittime, lo scandalo si dissolse. Tra improcedibilità per remissione di querela, assoluzioni, condanne limitate a un sacerdote frattanto datosi alla fuga e l’allontanamento dello stesso Besson e di sua madre.

    Ma altri dettagli importanti e singolarmente significativi non stanno in una recensione, che non deve d’altronde anticipare quegli aspetti più “romanzeschi” cui si è accennato. Né si può qui far apprezzare quella ampiezza dell’affresco storico-culturale che la lettura del libro di Ferro fa invece pienamente e utilmente godere. Impossibile nascondere però, proprio per la qualità del testo, il disagio e l’amarezza per certe debolezze della cultura civile e del costume, certe ipocrisie e sopraffazioni che ancora improntano il nostro paese e lo avviliscono e davvero sembrano non passare mai.

    Adriano Sansa

  • ESCLUSIVO Il fermo in Vaticano del portavoce di Rete L’ABUSO

    ESCLUSIVO Il fermo in Vaticano del portavoce di Rete L’ABUSO

    Piu che un fermo sembrerebbe un “sequestro di persona poco gradita al Vaticano”, oppure un blitz contro un pericolosissimo criminale.

    Giudicate voi. Roma 8 marzo 2013 – L’intenzione era quella di presentare una petizione, sottoscritta da 23.500 cittadini alla segreteria di Stato vaticana per chiedere che il cardinale Domenico Calcagno non partecipasse al conclave «perché ha coperto dei preti pedofili», ma Francesco Zanardi, portavoce della rete “L’Abuso” di Savona è stato bloccato per un controllo dalla polizia italiana sotto il colonnato di San Pietro, nei pressi di Porta Angelica.

    Lui sostiene di essere in stato di fermo e che rischia di essere denunciato «per manifestazione non autorizzata», mentre da parte della polizia si limitano a spiegare che «stanno valutando» la sua posizione.

    Zanardi accusa il vescovo Calcagno di aver insabbiato le responsabilità di alcuni preti pedofili quando era vescovo di Savona.

    Tra questi preti ce ne è uno che, secondo Zanardi, ad 11 anni abusò di lui. Don Nello Giraudo.

    A distanza di moltissimi anni questo prete è stato condannato nel marzo 2012 ad un anno perché Zanardi ha rintracciato nel 2005 un ragazzo di 16 anni che lo ha denunciato.

    Secondo Zanardi, oltre a questo prete che abusò di lui, nella curia di Savona altri quattro hanno abusato di ragazzini.

    Anche un secondo prete (Giorgio Barbacini), sempre secondo Zanardi, è stato condannato a 3 anni e 6 mesi per pedofilia. L’intenzione ora di Zanardi è che se gli verranno riconsegnate dalla polizia le firme «le presenterò all’ambasciata vaticana in Italia».

  • Don Luciano rimane prete nonostante la condanna per pedofilia

    Don Luciano rimane prete nonostante la condanna per pedofilia

    Il Vaticano ha deciso, sarà il tribunale canonico a giudicare l’ex parroco di

    Don Luciano Massaferro evita la riduzione allo stato laicale, almeno per ora. Le autorità vaticane hanno deciso che il parroco di San Vincenzo e San Giovanni dovrà essere sottoposto a un processo canonico per valutare eventuali sanzioni nei suoi confronti. Il provvedimento è stato firmato da Benedetto XVI negli ultimi giorni del suo pontificato, ma è arrivato a conoscenza della curia albenganese solo la scorsa settimana. A presiedere il collegio giudicante sarà monsignor Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana e arcivescovo di Genova.

    Il ricorso alla giustizia religiosa rappresenta una prima vittoria per il vescovo Mario Olivieri, che si era opposto all’ipotesi di “spretare” don Massaferro senza passare attraverso il giudizio canonico. Questo provvedimento è previsto per i crimini più gravi, quando il Vaticano si allinea alle sentenze dei tribunali penali italiani perché le considera esaustive e corrette. In questo caso, evidentemente, i vertici cattolici hanno ritenuto necessario un ulteriore approfondimento rispetto alle verifiche compiute dai magistrati del tribunale di Savona, della corte d’Appello di Genova e della Corte di Cassazione a Roma.

    Lo scorso luglio, l’ultimo grado del sistema giudiziario italiano ha confermato la condanna a sette anni e otto mesi di reclusione per il sacerdote alassino. Don Massaferro è stato ritenuto colpevole di violenza sessuale ai danni di una chierichetta undicenne nell’estate del 2009. In base al verdetto, il prete ha abusato della bambina (ora quindicenne) in tre distinte occasioni. A pesare sull’esito del processo sono stati anche i tentativi di bloccare la segnalazione della vicenda alle forze dell’ordine, effettuati nell’autunno del 2009 sia dall’imputato sia da un’amica, attraverso conversazioni con la piccola e i suoi familiari.

    Purtroppo per il parroco, però, la denuncia era già stata inoltrata agli investigatori dai medici che avevano visitato la bimba dopo i primi segnali di insofferenza psicologica. Le indagini della polizia hanno confermato la tesi accusatoria e la vittima ha ribadito la versione iniziale durante l’incidente probatorio.

    Nei mesi scorsi, gli avvocati del pedofilo hanno presentato ricorso alla corte europea di Strasburgo, sostenendo che il parroco è stato vittima di un caso di malagiustizia. Se il tribunale internazionale per i diritti dell’uomo accogliesse l’istanza del religioso, si aprirebbe la strada per la ripetizione del processo penale.

    Nel frattempo si svolgerà a Genova il procedimento canonico per decidere se allontanare o meno don Massaferro dall’attività religiosa. Come nelle aule giudiziarie di Savona, Genova e Roma, la difesa dell’imputato punterà sull’assenza di elementi probatori oltre alla testimonianza della bambina, considerata inattendibile dai legali del sacerdote.

  • Pedofilia, una class action in Italia le vittime chiedono i danni alla Chiesa

    Pedofilia, una class action in Italia le vittime chiedono i danni alla Chiesa

    Per la prima volta nel nostro Paese si farà appello ai tribunali ecclesiastici. Negli Stati Uniti nel 2007 l’arcidiocesi di Los Angeles venne condannata a versare 660 milioni di dollari. Tutto parte dalla diocesi di Savona dove Francesco Zanardi, vittima e fondatore di Rete L’Abuso, aveva portato alla scoperto una catena di scandali

    È in arrivo un terremoto per le diocesi italiane: le vittime di pedofilia chiederanno un indennizzo ai vescovi per gli abusi subiti dai preti passando attraverso i tribunali ecclesiastici diocesani. A riferirlo è Francesco Zanardi, fondatore di Rete l’Abuso che, molestato da ragazzo, ha portato allo scoperto la catena di scandali che ha coinvolto la diocesi di Savona

    Il codice canonico inserisce la pedofilia nei delicta graviora (i delitti più gravi), riconoscendo procedure di risarcimento delle vittime. È tutto scritto nel codice, ma in Italia nessuno ancora l’aveva fatto. Gli abusati, rappresentati da avvocati specializzati in diritto canonico, possono chiedere i danni ai vescovi delle diocesi competenti, che sono quindi obbligati a procedere istituendo un processo canonico civile. Secondo Rete l’Abuso sarebbero almeno 400 le vittime dei preti pedofili in Italia che possono dare il via alla procedura canonica di risarcimento danni, rischiando di mettere le finanze delle diocesi in seria difficoltà.

    Nel 2007 negli Stati Uniti l’arcidiocesi di Los Angels versò 250 milioni di dollari dei 660 totali riconosciuti alle 580 vittime accertate, oltre 1 milione di  dollari a vittima (i rimanenti furono versati dalle assicurazioni). Per risarcire le vittime la diocesi vendette un grattacielo, immobili e terreni di proprietà. Fu l’indezzo più alto mai imposto dalla giustizia americana nello scandalo dei preti pedofili.

    In Italia l’apertura di procedure canoniche civili potrebbe portare all’avvio di processi penali canonici che, secondo Rete l’Abuso, difficilmente vengono promossi dai vescovi delle diocesi competenti contro i preti accusati. Uno fra tutti è il caso della diocesi di Savona dove don Nello Giraudo  accusato di aver abusato di ragazzini tra gli 1980 e il 2009, nel febbraio 2012 patteggiò un anno con la condizionale. Nel fascicolo raccolto contro di lui dalla Procura di Savona emersero alcuni documenti che dimostravano come le gerarchie ecclesiastiche fossero a conoscenza degli abusi, senza che nella diocesi si fossero mai presi adeguati provvedimenti. In una lettera del 2010 dell’Arcivescovo Luis Ladaria all’attuale vescovo di Savona Vittorio Lupi si legge: “Mi riferisco al caso del Rev. Nello Giraudo del clero della sua diocesi, che fu denunciato nel 1980 per abuso di minore e che nel 2002 manifestava al Vicario Generale la propria tendenza pedofila […] il suo predecessore Mons. Domenico Calcagno segnalava il caso a questa Congregazione […] il 4 aprile 2006 egli fu invitato ad avvicinare il chierico per chiedergli se intendesse domandare al Santo Padre la dispensa da tutti gli oneri sacerdotali, in caso contrario avrebbe dovuto attivare un processo penale amministrativo ex can 1720 nei confronti del sacerdote, essendo ormai trascorsi quattro anni la invito a informare questo dicastero sull’evoluzione del caso”.

    Secondo Rete l’Abuso il processo canonico contro Giraudo non si è mai celebrato e don Nello è di fatto, ancora oggi, un prete. La mancata apertura di un procedimento penale canonico avrebbe anche impedito il conseguente riconoscimento dei danni alle vittime da parte della diocesi. L’associazione si sta mettendo in contatto con tutti gli abusati da suore e preti in Italia  per fornire loro adeguate indicazioni su come meglio procedere. “Il primo consiglio”, dice Francesco Zanardi, “è quello di non andare da soli a parlare con i vescovi, ma rivolgersi prima a un avvocato esperto in diritto canonico e fare le giuste rivendicazioni alle diocesi”. È evidente che, se questo procedimento inedito dovesse avere successo, si aprirebbe un precedente in Italia per tutte le vittime che, ancora oggi, non hanno avuto giustizia.

    http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/05/13/news/class_action_contro_la_pedofilia_le_viitime_chiamano-58694391/

  • Prostituzione minorile. Un video girato durante gli incontri

    Prostituzione minorile. Un video girato durante gli incontri

    di Marco Lillo e Ferruccio Sansa Da Il Fatto Quotidiano del 13 maggio 2013

    La Procura di Savona ha aperto un’indagine per accertare se esista davvero la lobby gay in Vaticano. Nel fascicolo sono confluite registrazioni nelle quali si parla di possibili casi di corruzione, ma soprattutto di orge in appartamenti romani e persino all’interno delle mura vaticane che avrebbero coinvolto ragazzi, alcuni forse minori, e un altissimo prelato.

    La riservatezzasulle indagini, seguite personalmente dal procuratore capo, è massima. Il fascicolo è stato aperto due mesi fa e contiene una dozzinadi registrazioni di colloqui telefonici. Le conversazioni sono state raccolte da Francesco Zanardi, blogger e attivista della rete L’abuso, un movimento che si batte con toni molto accesi contro le molestie compiute da sacerdoti.

    A parlare nelle conversazioni registrate è il manager di una multinazionale che sostiene di aver avuto accesso al sistema informatico vaticano, di avere fatto affari con alcuni personaggi vicini alla Segreteria di Stato e di aver frequentato altissimi prelati e, soprattutto, di aver assistito personalmente o di avere visto video di incontri a luci rosse, alcuni dei quali sarebbero avvenuti all’interno della Santa Sede.

    LA STORIA COMINCIA oltre un anno fa quando Zanardi viene contattato dal manager. L’uomo ha lavorato per una società basata a Londra che fattura 600 mila sterline nel Regno Unito e ha aperto una branch in Italia. Si dice stufo di questo giro immorale e fornisce elementi che dovrebbero dimostrare le sue frequentazioni Oltretevere: numeri telefonici di personaggi importanti e indirizzi.
    Sostiene di poter provare il suo ingresso in Vaticano tramite il localizzatore del cellulare nelle ore serali.
    Mentre il manager racconta, Zanardi registra scrupolosamente. “In questi anni – racconta l’uomo – per ragioni di lavoro ho avuto occasione di avere accesso ad ambienti vaticani e anche ai personal computer riservati di alti prelati”. Un rapporto di fiducia che, sostiene il manager, sarebbe presto sconfinato nella sfera intima di sacerdoti e consulenti importanti della Curia. L’uomo mostra numeri di telefono che, secondo il racconto, sarebbero stati utilizzati per concordare incontri a sfondo sessuale e per scambiare sms con i ragazzi. Oltre alla verifica dell’attendibilità del manager, è questo il punto più delicato: il manager sostiene che alcuni ragazzi contattati per gli incontri non erano maggiorenni e fornisce anche numeri di telefono di uomini di spettacolo che si sarebbero rivolti a lui per incontri, anche con minori.
    I racconti ovviamente devono essere verificati con grande cautela. Riguardano avvenimenti che si sarebbero verificati anche all’interno di uno Stato straniero, la Città del Vaticano. Gli investigatori non escludono il rischio di un mitomane o di un complotto.
    Questo è il racconto, ripetuto più volte al telefono e di persona: “Visto che avevo dimostrato di essere una persona di fiducia e riservata, e che avevo conosciuto molti esponenti della Curia e loro amici manager, mi fu affidato il compito di reclutare uomini e ragazzi da accompagnare in Vaticano per serate a sfondo sessuale cui doveva partecipare un alto prelato che spesso si reca a Roma per la sua missione. La maggior parte aveva intorno ai vent’anni, ma alcuni almeno all’inizio mi risulta che fossero minorenni”. Zanardi chiede prove. Gli viene concessa l’occasione di parlare telefonicamente con un ragazzo che gli fornisce il proprio nome, nonché riferimenti per consultare la sua bacheca facebook: “Disse – racconta Zanardi – di essere un giovane in difficoltà, che per cercare di sopravvivere svolgeva il lavoro di posteggiatore abusivo nelle strade di Roma.
    Mi confermò di essere stato reclutato per partecipare agli incontri sessuali. Confermò anche che una sera alla settimana il manager lo passava a prendere per andare in Vaticano agli incontri con prelati”. I racconti del manager e del giovane sono dettagliati ma impossibili da verificare e descrivono vere e proprie orge: “All’inizio della serata si mangiava, si scherzava tutti insieme. Poi si passava in un’altra stanza dove l’alto prelato si spogliava e si faceva circondare da sei o sette ragazzi che avevano rapporti sessuali con lui”. Stando al racconto del manager, la situazione sarebbe sfuggita di mano: “Tra i ragazzi c’era qualcuno che portava con sé il telefonino: scattò fotografie e girò filmati in cui l’alto prelato compariva mentre aveva un rapporto sessuale durante un’orgia”. Il profilo della ricattabilità è un altro dei motivi dell’interesse degli investigatori. Il manager non ha mai mostrato il video a Zanardi né ai giornalisti del Fatto con i quali è entrato in contatto. Sostiene di aver depositato due copie del filmato presso notai, uno a Roma, l’altro in Svizzera: “Temo per la mia vita”, racconta e aggiunge: “Voglio denunciare tutto perché sono disgustato e pentito”.
    IL MANAGERha promesso più volte di fornire una copia del materiale ma non lo ha mai fatto. Di qui il dubbio che possa trattarsi di un ricatto.

    È un momento di grandissima fibrillazione per la Curia Romana. Anche il Papa, secondo le indiscrezioni di un sito cileno, per la prima volta nella storia, ha parlato di lobby gay e corruzione. Stasera va in onda su La7 lo speciale sul Vaticano di Servizio Pubbl i co nel quale si parla anche di sesso. La Segreteria di Stato è stata già toccata dallo scandalo Vatileaks nel quale fu pubblicata (in esclusiva sul Fatto ) una lettera di monsignor Carlo Maria Viganò nella quale l’ex segretario del Governatorato accennava a comportamenti omosessuali con tono di rimprovero che confinava con la minaccia.
    Le notizie riferite dal manager, se vere, potrebbero avere effetti dirompenti sugli equilibri vaticani.
    Addirittura toccando personaggi che qualcuno indica come possibili papabili. Per ora di certo in questa storia ci sono solo le registrazioni depositate alla Procura di Savona che sta valutando la sua competenza. Non ci sono indagati, ma i magistrati sono intenzionati a verificare se le informazioni contenute nei colloqui sono vere. E non è poco.

  • Francesco Zanardi intervista Silvia Luzi, produttrice dell’unico docu-film sull’Italia, censurato in Italia; presentato al Film Festival di Bari

    Francesco Zanardi intervista Silvia Luzi, produttrice dell’unico docu-film sull’Italia, censurato in Italia; presentato al Film Festival di Bari

    La città di Savona è ancora una volta protagonista delle scene internazionali come la città di Verona e quella di Salerno.

    Dal 22 aprile al 28 infatti la T-film ha girato un docu-film nella nosta citta che sarà trasmesso in tutto il mondo, Usa, Sudamerica, Asia ecc.

    A commissionare il documentario è stata Press-tv con sede a Teheran e Londra, a produrlo è l’autrice e regista Silvia Luzi, che collabora con Raitre per Report di Milena Gabanellli e Presa diretta di Sergio Iacona, oltre a programmi per Sky.

    Cosa accomuna Savona Verona e Salerno al punto tale da produrre nel massimo riserbo un documentario destinato alla distribuzione internazionale?

    Zanardi