Si è concluso verso le 18 il volantinaggio “BASTA BUGIE. Fanno male ai bambini” promosso dagli attivisti di Rete L’ABUSO che si è tenuto oggi in corso Italia a Savona.
Tag: Savona
-

Quando la chiesa diventa un problema sociale che fa danno ai bambini.
Durante la giornata sono state distribuite quasi 10000 copie del volantino, un numero enorme in una città di 36000 abitanti come Savona.Non sono mancati i commenti durissimi nei confronti della Diocesi savonese, protagonista di un trentennale e ormai indiscutibile degrado morale e civile finalmente visibile a tutti sopratutto dopo la denuncia de LE IENE che ha raccontato oltre ai sotterfugi anche particolari raccapriccianti su quelle che sono state le omissioni a danni di bambini indifesi affidati alle cure del clero savonese.Molte le critiche anche nei confronti dell’attuale Vescovo di Savona, vittima della sua politica all’insegna della disonestà e delle proprie dichiarazioni che lo hanno visto in almeno tre occasioni promettere pubblicamente provvedimenti mai concretizzati.Ci riteniamo molto soddisfatti dell’esito dell’iniziativa e dalla risposta della cittadinanza, oltre al riscontro oggettivo abbiamo anche verificato con un sistema curioso ma efficace, “la prova del cestino dell’immondizia” ovvero quanti volantini sono stati buttati e il numero non ha raggiunto le 10 copie, segno che chi non ha letto per strada il volantino, lo ha conservato per leggerlo con calma.Il portavoce Francesco Zanardi -

Volantinaggio del 20-4-2013 Basta bugie, fanno male ai bambini.
RITENIAMO CHE “la sola preoccupazione dei vertici della curia sia stata quella di salvaguardare l’immagine della Diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti… l’allora Vescovo di Savona non ha esercitato il suo potere-dovere di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli… nessuna espressione di rammarico risulta a favore degli innocenti fanciulli rimasti vittime delle ‘attenzioni’ del sacerdote“. Sono le parole tratte dalla sentenza del Giudice della Procura di Savona Fiorenza Giorgi riferite agli atteggiamenti omissivi a danno di decine di minori della Diocesi di Savona-Noli.
Oggi il problema si affronta con una sonora e assordante strombazzata mediatica apparsa sulle prime pagine di tutti i giornali. Nulla di fatto neanche questa volta malgrado le scuse alle vittime e le promesse al grido “MAI PIU” fatte dal Vescovo Lupi durante l’omelia davanti alle 5000 persone intervenute alla festa Patronale lo scorso 18 marzo al Santuario di N.S. di Misericordia. Una strombazzata, come quella della collaborazione con CISMAI, il Coordinamento Italiano contro gli Abusi all’Infanzia, grazie al quale la Diocesi savonese si è spacciata come risolutiva e all’avanguardia, ma nei fatti non ha offerto alcun sostegno alle vittime che, al contrario, si sono dovute rivolgere a Rete L’ABUSO.Scuse sì, atti concreti nessuno.
Difficile, quindi, accettare quelle scuse. Perché nel frattempo il Vescovo non dava seguito alle denunce delle vittime. Vittime che non chiedevano soldi, ma tutela per i bambini rispetto agli stessi sacerdoti che avevano abusato di loro, nulla di più. La Diocesi invece continua a perseguitare con ritorsioni quelle stesse vittime e quei testimoni, sacerdoti compresi che hanno osato denunciare le molestie.Anche il recente caso del sacerdote accusato di molestie era già stato denunciato da Rete L’ABUSO e da alcune vittime al Vescovo ben 3 anni prima. Ma anche quella volta, al di là delle promesse e delle rassicurazioni, venne meno la parola data.
Tante rassicurazioni arrivano solo dopo la trasmissione LE IENE che ha lasciato sgomenta Savona e tutta Italia. Ma le rassicurazioni se non sono seguite da fatti concreti diventano bugie, in questo caso BUGIE CHE FANNO MALE AI BAMBINI.
Cosa possiamo pensare oggi: alla beata ingenuità della Diocesi e dei vescovi o a un comportamento omissivo e reiterato di fronte a questo tipo di crimini?
Con quale coraggio i savonesi potranno ancora mandare i propri figli in parrocchia o al campo solare o in campeggio, sapendo che questa è la tutela che la Diocesi savonese dà non ai bambini, ma ai sacerdoti molestatori?
CON TUTTO IL BENE CHE LA CHIESA DICE DI FARE NEL MONDO, SOLO A SAVONA NON SA FARE NULLA PER LE VITTIME DEI SUOI PRETI PEDOFILI. -

Basta BUGIE fanno male ai BAMBINI
Comunichiamo che nella giornata di sabato 20 aprile dalle ore 10 alle 14 e dalle 16 alle 19 in corso Italia angolo via Paleocapa e piazza Sisto IV gli attivisti di Rete L’ABUSO effettueranno un volantinaggio per chiedere conto alla Diocesi di Savona-Noli e al Vescovo Lupi, delle promesse tutt’ora in’evase, fatte a vittime e fedeli lo scorso 18 marzo durante la festa patronale.RITENIAMO CHE “la sola preoccupazione dei vertici della curia sia stata quella di salvaguardare l’immagine della Diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti… l’allora Vescovo di Savona non ha esercitato il suo potere-dovere di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli… nessuna espressione di rammarico risulta a favore degli innocenti fanciulli rimasti vittime delle ‘attenzioni’ del sacerdote“. Sono le parole tratte dalla sentenza del Giudice della Procura di Savona Fiorenza Giorgi riferite agli atteggiamenti omissivi a danno di decine di minori della Diocesi di Savona-Noli.
Oggi il problema si affronta con una sonora e assordante strombazzata mediatica apparsa sulle prime pagine di tutti i giornali. Nulla di fatto neanche questa volta malgrado le scuse alle vittime e le promesse al grido “MAI PIU” fatte dal Vescovo Lupi durante l’omelia davanti alle 5000 persone intervenute alla festa Patronale lo scorso 18 marzo al Santuario di N.S. di Misericordia. Una strombazzata, come quella della collaborazione con CISMAI, il Coordinamento Italiano contro gli Abusi all’Infanzia, grazie al quale la Diocesi savonese si è spacciata come risolutiva e all’avanguardia, ma nei fatti non ha offerto alcun sostegno alle vittime che, al contrario, si sono dovute rivolgere a Rete L’ABUSO.
Scuse sì, atti concreti no.
Difficile, quindi, accettare quelle scuse. Perché nel frattempo il Vescovo non dava seguito alle denunce delle vittime. Vittime che non chiedevano soldi, ma tutela per i bambini rispetto agli stessi sacerdoti che avevano abusato di loro, nulla di più. La Diocesi invece continua a perseguitare con ritorsioni quelle stesse vittime e quei testimoni, sacerdoti compresi che hanno osato denunciare le molestie.
Anche il recente caso del sacerdote accusato di molestie era già stato denunciato da Rete L’ABUSO e da alcune vittime al Vescovo ben 3 anni prima. Ma anche quella volta, al di là delle promesse e delle rassicurazioni, venne meno la parola data.
Tante rassicurazioni arrivano solo dopo la trasmissione LE IENE che ha lasciato sgomenta Savona e tutta Italia rivelando particolari che la stampa non aveva mai osato mettere in luce. Ma le rassicurazioni se non sono seguite da fatti concreti diventano bugie, in questo caso BUGIE CHE FANNO MALE AI BAMBINI.
Cosa possiamo pensare oggi: alla beata ingenuità della Diocesi e dei vescovi o a un comportamento omissivo e reiterato di fronte a questo tipo di crimini?
-

Cassazione. Fa reato il prete che induce a ritirare denuncia per pedofilia su bimba di 10 anni
Il parroco che induce la mamma di una ragazzina infradecenne, che ha subito atti sessuali, a togliere la denunzia rischia la condanna per favoreggiamento.
Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 21 marzo – 10 aprile 2013, n. 16391
Presidente Agrò – Relatore CapozziConsiderato in fatto
1. Con sentenza del 3.7.2012 il G.U.P. del Tribunale di Savona dichiarava n.d.p. perché il fatto non sussiste nei confronti di F.L. , parroco di (omissis) , imputato del delitto di cui all’art. 378, 61 n.9 c.p. per aver aiutato P.P. – dopo la commissione da parte di quest’ultimo, e senza avervi concorso, del delitto di cui all’art. 609 quater c.p. ai danni di una infradecenne – ad eludere le investigazioni dell’Autorità di Polizia in quanto, contattato dalla madre della vittima, cercava di dissuaderla dallo sporgere denuncia suggerendole espressamente di non fare nulla e anzi dicendole – tra l’altro – “devi dire a tua figlia che la denuncia è contro la Chiesa”, con l’aggravante dell’aver commesso il fatto con abuso dei poteri e comunque violazione dei doveri inerenti alla qualità di ministro di culto.
2. La sentenza liberatoria impugnata ha fondato la decisione ritenendo -in punto di diritto – insussistente l’elemento oggettivo del delitto contestato. Ha argomentato che, in assenza di un obbligo di denuncia da parte della madre della vittima, il suggerimento di altri di non sporgere denunzia si pone sullo stesso piano della stessa omessa denuncia, cosicché, non punendosi l’omessa denuncia da parte di chi non ha obbligo di effettuarla, non deve parimente punirsi colui che istiga la predetta omissione. Inoltre, la mancata denuncia e l’eventuale persuasione del terzo mancherebbero dell’elemento oggettivo dell’elusione delle investigazioni della p.g., in quanto l’omessa denuncia costituirebbe atto neutro che non elude le investigazioni, anche se non le aiuta e non ne determina l’avvio.
3. Avverso la sentenza propone ricorso per cassazione il Procuratore della Repubblica di Savona il quale deduce erronea applicazione della legge processuale penale e manifesta illogicità della motivazione laddove postula l’assimilazione tra l’omessa presentazione della denuncia e la condotta di suggerire ad altri di non sporgere denunzia: la prima, anche se non obbligatoria, deve essere libera e consapevole e non essere influenzata da falsi argomenti agitati da terzi che obiettivamente aiutano il reo ad eludere le investigazioni. Cosicché risulta erronea la decisione resa nell’udienza preliminare di escludere già in astratto la riconducibilità al delitto di favoreggiamento la condotta dell’imputato di suggerire alla madre della giovane vittima di non denunciare il parrocchiano abusante per pretesa contrarietà alla religione cattolica certamente così, ed almeno in ipotesi, aiutando il reo ad eludere le investigazioni.Motivi della decisione
1. Il ricorso è fondato.
2. Il principale argomento – sopra ricordato – utilizzato dalla sentenza per negare l’accesso alla verifica dibattimentale dell’accusa di favoreggiamento è evidentemente eccentrico rispetto al thema sottoposto dall’organo di accusa.
Non si versa, nella specie, in un preteso concorso per istigazione dell’imputato nella omissione altrui di denunciare l’abuso sessuale, quanto, invece, in una autonoma condotta commissiva dell’imputato volta a determinare l’altrui libera condotta ed, in ipotesi, finalizzata all’ausilio dell’autore del delitto presupposto.
Risulta così errato l’assunto in ordine alla insussistenza dell’elemento obiettivo del reato secondo la stessa impostazione accusatoria.
4. In tema di favoreggiamento personale, la giurisprudenza di legittimità ha insegnato che l’”aiuto” comprende anche la pressione esercitata su un terzo per indurlo a ritrattare le accuse formulate a carico del soggetto che si intende favorire, aggiungendo che non ha rilevanza che l’agente operi quando le investigazioni dell’autorità non siano ancora iniziate o siano già avviate o addirittura concluse (Sez. 2, Sentenza n. 10211 del 02/07/1985 Rv. 170936 Imputato: Clemente; v. anche, sotto il primo aspetto, Sez. 2, Sentenza n. 9512 del 11/12/1989 Rv. 184776 Imputato: Materazzo) e, sin da risalente autorevole dottrina, si è chiarito che l’aiuto deve essere positivo e diretto, in relazione allo scopo, ma non occorre che lo sia anche in rapporto alla persona aiutata, alla quale può benissimo prestarsi aiuto mediato. Cosicché la condotta di favoreggiamento può commettersi anche mediante pressione esercitata sopra un terzo, ed in tale ipotesi, se la legge riconosce a codesto terzo la facoltà giuridica di determinarsi a vantaggio del favoreggiato, il titolo di favoreggiamento si presenterà se l’ausiliatore abbia usato violenza fisica o morale o frode.
5. Ebbene, una siffatta pressione morale è sottesa alla accusa allorquando ascrive all’imputato di aver agitato pretestuosamente nei confronti della madre della vittima la finalità antagonista della denuncia dell’abuso.
Si esula nella specie dall’Ipotesi del mero consiglio – ritenuto irrilevante ai fini della configurazione della fattispecie da Sez. 6, sent. n. 18164 del 26.4.2012, Giorgieri – che comunque implica la ponderazione dei reali elementi del caso in favore di chi ne è destinatario. L’imputato ha, invece, abusato della qualità rivestita, violando i doveri connessi al suo ministero pastorale, allorquando ha strumentalizzato il legame spirituale di colei che gli si era rivolto in quel grave frangente ponendo, senz’altro e radicalmente, in conflitto la denuncia con la stessa istituzione e confessione religiose. In tal modo, conculcando la libera determinazione della madre così pressata ad omettere la denuncia ed a condizionare nello stesso senso la piccola vittima.
6. A tal riguardo, del tutto omessa nella sentenza è la considerazione della contestata qualità di ministro del culto rivestita dall’imputato con la correlata violazione dei doveri discendenti da detta qualità, che la giurisprudenza di legittimità ravvisa anche se – come nella specie – il reato non sia stato commesso nella sfera tipica e ristretta delle funzioni e dei servizi propri del ministero sacerdotale, in quanto è sufficiente, da un lato, che a facilitarlo siano serviti l’autorità ed il prestigio connessi alla qualità di sacerdote e, dall’altro, che vi sia stata violazione dei doveri anche generici nascenti da tale qualità (Sez. 3, Sentenza n. 37068 del 24/06/2009 Rv. 244963 Imputato: Abbiati).
7. Secondo l’insegnamento di questa Corte, inoltre, l’art. 378 c.p. prevede condotte finalizzate a frapporre ostacoli, e comunque a fuorviare l’attività diretta all’accertamento dei reati e alla individuazione dei responsabili, onde per condotta di favoreggiamento personale deve intendersi non solo quella diretta a deviare le indagini già in atto, ma anche quella diretta ad evitare che l’autorità proceda ad accertamenti in ordine al reato e alla scoperta dell’autore di esso (ex multis, Sez. 6, 24.10.03 n.709 Rv.228257; Sez, 6, sent. del 26.4.2012 n. 18164, Giorgieri, non massimata). Risulta, quindi, errato anche il secondo argomento della sentenza sulla assenza di obiettiva valenza elusiva della perseguita omissione della denuncia, tenuto conto che per l’integrazione della fattispecie non è necessaria la dimostrazione dell’effettivo vantaggio conseguito dal soggetto favorito, occorrendo solo la prova della oggettiva idoneità della condotta favoreggiatrice ad intralciare il corso della giustizia (ex multis, Sei. 6, Sentenza n. 3523 del 07/11/2011 Rv. 251649, Papa).
Oggettiva idoneità che, quindi, deve ravvisarsi nell’omessa denunzia e senza considerare l’ulteriore concorrente contestazione – non valutata dalla sentenza – dell’induzione della madre a condizionare la vittima minorenne affinché non dichiarasse la verità dei fatti.
8. Ritiene, quindi, il Collegio che nella specie sussistano i vizi denunciati dal ricorrente rispetto alla ipotesi di favoreggiamento, nella specie, correttamente contestata.
9. La sentenza va, pertanto, annullata con rinvio al Tribunale di Savona per nuovo giudizio che si atterrà ai principi di diritto sopra enunciati.P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuova deliberazione al Tribunale di Savona.
http://www.avvocatocassazionista.it/sentenza.php?id=4365
-

Come la Chiesa Cattolica sta massacrando Francesco Zanardi
Francesco, abusato all’età di 12 anni dal parroco don Nello Giraudo, trova la forza di denunciarlo pubblicamente, rilascia dichiarazioni stampa sia giornalistiche che televisive, per tutta risposta riceve gli scherni della Curia, porte chiuse in faccia anche ai giornalisti del programma “le Iene”, cardinali che letteralmente ridono in faccia ai cameramen. Oggi l’ennesimo colpo di scena, una vendetta meditata, Francesco abita da anni in un appartamento che, ironia della sorte, è di proprietà della Curia, dopo i servizi stampa, dopo la denuncia pubblica degli abusi subiti, Francesco riceve lo sfratto, si trova solo nel dramma ed il 31 di agosto dovrà lasciare l’appartamento.
Abusato, schernito, gettato in mezzo alla strada, non ho parole per descrivere l’orrore ed il disgusto verso questo ente criminale che è la setta conosciuta col nome di Chiesa Cattolica. Non solo gli esecutori materiali stanno incarnando le vesti del boia ma anche tutti coloro che frequentano, sostengono, acclamano questa spazzatura, questo cancro sociale che è lontano anni luce da qualsiasi dio, da qualsiasi forma di amore, da qualsiasi concetto di fratellanza e di moralità
Marco Dimitri
LE IENE TRINCIA: ABUSI NASCOSTI DALLA CHIESA
Di seguito un’intervista de “il Messaggero” del 2012
CITTA’ DEL VATICANO – I fatti accaduti a Savona decenni fa sono lontani nel tempo ma il dolore è ancora di drammatica attualità. A distanza Francesco Zanardi, vittima di un prete pedofilo, ricorda con un miscuglio di rabbia e sofferenza quando, ad appena 12 anni, fu abusato da don Nello Giraudo.
Giraudo ha recentemente patteggiato…
«Sì riconoscendo il male fatto. Ma la mia battaglia non si ferma: vorrei che si riflettesse sulla responsabilità dei vescovi che si sono avvicendati alla guida della diocesi savonese. Erano i diretti superiori di Giraudo ma non hanno prestato ascolto alle voci che da tempo circolavano con insistenza».
La Cei però ha appena approvato delle regole che assicurano alle vittime tutta l’assistenza psicologica possibile. In più devono attivarsi all’interno della Chiesa per fare giustizia e punirli.
«E’ una buona cosa in linea di principio. Ma secondo me i vescovi dovrebbero non limitarsi ai processi canonici, penso che dovrebbero collaborare attivamente con i magistrati italiani, scambiare con loro le informazioni che hanno. I pedofili vanno mandati in galera, e non solo ridotti allo stato laicale (quando accade)».
La sua campagna dunque va avanti.
«Ci tengo a ricordare che l’8 maggio il gip di Savona, Fiorenza Giorgi, pur avendo archiviato per prescrizione del reato un procedimento contro l’ex vescovo di Savona, Dante Lanfranconi (ora a Cremona) ha riconosciuto che il prelato non ha vigilato abbastanza»
Cosa c’è scritto in quella ordinanza?
«Gliela leggo: ’la disposta archiviazione nulla toglie alla pesantezza della situazione palesata dalle espletate indagini, dalle quali è emerso come la estrema gravità delle condotte criminose di Giraudo non fosse stata per nulla considerata. Da tali documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento assolutamente omissivo di Lanfranconi, risulta, è triste dirlo (è il magistrato a scriverlo) come la sola preoccupazione dei vertici della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima, e come principalmente per tale ragione l’allora vescovo di Savona non avesse esercitato il suo potere-dovere di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli».Parole pesanti quelle scritte dal magistrato.
«Eccome, ma aspetti che le leggo anche il seguito: ’è altrettanto triste osservare come, a fronte della preoccupazione per la fragilità e la solitudine di Giraudo e il sollievo che nulla è trapelato sui giornali, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti, a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue attenzioni».A quanto risale questa ordinanza di archiviazione?
«All’8 maggio di quest’anno. Penso che sia importante sottolineare che per la prima volta un magistrato italiano, pur archiviando per prescrizione il caso, visto che i fatti si riferiscono a decenni addietro, affronta il problema della responsabilità del vescovo. Questo è il vero nodo sul quale si dovrebbe davvero riflettere, anche dal punto di vista giuridico».L’anno scorso lei è arrivato in Vaticano per consegnare a Papa Ratzinger una lettera in cui oltre, a raccontargli la sua storia, chiedeva fosse introdotto l’obbligo da parte dei vescovi italiani di denunciare alla magistratura i casi di abusi di cui erano a conoscenza…
«Servirebbe ad impedire quello che ho provato sulla mia pelle».Cosa è accaduto nel suo caso?
«Il sacerdote che mi ha abusato, Nello Giraudo, e che solo alcuni mesi fa ha patteggiato, ha ammesso tutto. Assieme a me c’erano altre vittime. Un caso orribile anche perché da anni giravano strane voci sul suo conto. Mi spiace dirlo ma quando leggo che la Chiesa sta facendo di tutto per combattere il fenomeno a me viene da ridere».Guardi che la Chiesa di Papa Ratzinger è l’unica istituzione che sta facendo pulizia al suo interno, isolando le mele marce. Ha istituito tribunali, giudici, incoraggia indagini, ha inasprito le pene canoniche.
«Nel mio caso posso dire che la Chiesa savonese ha difettato nell’intervento. I magistrati lo sanno».Secondo lei ci sarebbe stato stato un problema di scarsa vigilanza?
«Nel mio caso si è trattato di questo. Del resto non mi stupisce leggere sulle linee guida della Cei appena approvate che i vescovi non hanno l’obbligo di denunciare i casi ai magistrati, nè di consegnare loro le prove in possesso. Pensi che le perquisizioni che sono state fatte nei locali della curia di Savona hanno portato alla luce lettere e carteggi interni alle autorità ecclesiali che mostravano una gestione propensa più a salvaguardare il buon nome della Chiesa che non ad assicurare alla giustizia civile il prete pedofilo».Può raccontare qualcosa della sua vicenda?
«E’ doloroso ma lo faccio volentieri se serve ad aprire gli occhi. Sono stato abusato da don Nello Giraudo agli inizi degli anni Ottanta. Avevo 12 anni. Ero affidato alle sue cure perché non avevo famiglia. Ero debole e indifeso».Il sacerdote non venne isolato per evitare che potesse di nuovo molestare altri bambini?
«Non mi risulta».E adesso?
«Mi resta la consolazione che don Giraudo ha patteggiato. Lui stesso, però, in aula ha parlato di vescovi che sono stati ciechi e sordi alle sue richieste di aiuto».FONTE
-

Perchè il Vescovo Lupi non ha sospeso come promesso il sacerdote accusato di abusi?
Abbiamo verificato, sulla base di alcune segnalazioni, che Don Pietro Pinetto, sta continuando ad occupare il suo posto presso la Parrocchia di Celle Ligure, San Michele. Anzi, lo abbiamo visto e ripreso mentre officiava la Santa messa e somministrava la Santa Comunione ai fedeli presenti.Quindi in barba a tutte le strombazzate mediatiche della Diocesi e del suo Vescovo, nonostante le denunce di numerosi ex seminaristi che hanno chiaramente dichiarato le molestie, reiterate e insistenti, di questo Sacerdote, nonostante la annunciata decisione del Vescovo di iniziare un processo canonico a Carico del soggetto, abbiamo avuto la riprova chiara e lampante che Don Pietro Pinetto è ancora al suo posto, indifferente ad ogni denuncia delle sue vittime e soprattutto alle promesse del Vescovo.
Ora ci sorge spontanea una domanda: quello che ha affermato il Vescovo a proposito del procedimento canonico aperto nei confronti di Don Pinetto è una realtà oppure siamo sempre nel campo delle nebulose chimere di cui la Diocesi di Savona e Noli è esperta propagatrice ? Inoltre tenere in attività un Sacerdote, oggetto di possibili denunce varie, giudiziarie e morali per reati connessi a molestie, e quindi tenerlo a contatto con ragazzini, con tutti i rischi che conosciamo, non potrebbe essere un pericolo di elevata portata?Visto che per la Giustizia Canonica i fatti che sono stati addebitati a Don Pinetto, non sono caduti in prescrizione, perché la Diocesi non provvedere a sospendere almeno dalla somministrazione dei Sacramenti questo soggetto. Notiamo una enorme difformità di atteggiamento della Diocesi che in un altra occasione, non esitò a sospendere con grande celerità Don Carlo Rebagliati, nonostante le accuse mosse a Don Carlo fossero molto meno gravi.Al recente incontro pubblico avvenuto presso la Ubik il 20 marzo u.s. le vittime avevano chiesto seri provvedimenti per verificare, almeno in questa occasione, la buona volontà del Vescovo e prendere atto dei fatti della sincerità delle sue intenzioni, prima di perdonarlo.Da questo comprendiamo che le scusa fatte alle vittime il 18 marzo al Santuario non erano rivolte a loro, ma al contrario erano solo ed unicamente un gesto ipocrita del tutto dovuto e solo di facciata.Inoltre sappiamo che nei giorni scorsi il Vescovo ha incontrato una vittima, alla quale ha comunicato che era la prima vittima a segnalare le molestie del Sacerdote, mentre come si apprende dal video allegato, c’erano già state delle segnalazioni nel 2010, ben tre anni fa. -

PEDOFILIA nella CHIESA, è giusto parlarne? Versione integrale, Rete L’ABUSO
SAVONA – Perché? È la domanda che è risuonata nella testa di tutti, per le oltre due ore del dibattito”Pedofilia è giusto parlarne?” organizzato alla libreria Ubik ieri pomeriggio, ma che, nonostante tutto, non ha avuto una risposta definitiva. Anche se don Giampiero Bof, don Giovanni Lupino e Francesco Zanardi per oltre due ore hanno sviscerato il tema che assilla la chiesa savonese.
Dibattito vero, vivo, con botta e risposta taglienti e un pubblico protagonista. Una cosa è emersa con forza: la voglia di verità, di chiarezza, di trasparenza. Perché la Diocesi savonese ha tenuto nascosto il fenomeno della pedofilia per così tanto tempo? E perché i preti pedofili, benché i vertici della curia sapessero, sono stati spostati da una parrocchia all’altra perpetrando gli abusi?
Nonostante l’alto livello dell’incontro, la risposta non è arrivata. Ed è forse questo dubbio, questo interrogativo a lasciare aperte le ferite, nonostante la forte presa di posizione del vescovo Vittorio Lupi, nell’omelia al Santuario di Nostra Signora di Misericordia, il giorno della festa patronale, dove ha detto: «Mai più». La gente ha ancora bisogno di capire. E soprattutto di parlare. Come ha dimostrato l’appuntamento di ieri, dove, in una libreria strapiena, i savonesi hanno partecipato con la voglia di sapere e di comprendere sino in fondo, in un pomeriggio dove non sono stati fatti processi, ma si è tentato di capire.
La presenza, nella sala, di alcune vittime e dei parenti di chi ha subito violenze, non solo da sacerdoti, ha reso l’atmosfera più intensa e anche più drammatica, obbligando tutti, pubblico e ospiti, a non uscire dal binario. «La Chiesa ha avuto timore dello scandalo, temeva che l’effetto fosse peggiore dei vantaggi», la risposta di don Bof. «Al vescovo rispondo dicendo che non ho difficoltà a accettare i suoi buoni propositi — il commento di don Lupino — e mi offro per costruire questa casa della trasparenza.
Da tempo non concelebro né con vescovo né con sacerdoti della curia, perché hanno rifiutato di approfondire questi temi». Duro il commento di Zanardi. «Monsignor Lupi aveva chiesto scusa già nel 2010 in Duomo — dice — ma nulla è cambiato sino a oggi. Anzi, ci sono state pesanti ritorsioni contro le vittime che hanno denunciato». Il tema si è poi spostato proprio su questo aspetto: se i sacerdoti e i vescovi debbano denunciare. «Le responsabilità di quanto accaduto ci coinvolgono tutti — ha detto don Bof — e per questo la sofferenza è grande. La pedofilia va assolutamente denunciata ma non sono certo si possa chiedere a un vescovo di denunciare un sacerdote per il rapporto che li unisce, come madre e figlio».
Affermazione che ha risvegliato enormi critiche. «Una madre che non denuncia è complice», la risposta di Lupino, mentre Zanardi ha risposto: «Capisco la posizione di don Bof, ma la pedofilia nulla ha a che fare con la religione. Si tratta di crimini di cui è responsabile chi li compie ma ancor più chi, pur sapendo, non ha evitato, ma ha creato situazioni favorevoli per il perpetrarsi».
Sul tema, a valanga, sono susseguiti i commenti del pubblico, tra cui uno in particolare: «Una madre deve impedire al figlio di farsi e di fare del male. Se non lo fa non è un genitore responsabile». «Ho scoperto quasi subito che mia figlia subiva degli abusi da un uomo — ha detto una madre presente in sala. — è stato drammatico denunciare e aiutarla. Ancora oggi che
-

Preti e pedofilia, polemiche e “porte chiuse” a Savona Notizie e video ultima ora dalla Liguria
Continua l’inchiesta di Tgn sui casi di pedofilia denunciati all’interno della Curia di Savona: molte porte chiuse e poche risposte, mentre è tornato da Roma Francesco Zanardi, una delle vittime dei presunti abusi, che ha raccolto 20mila firme per chiedere che mons. Calcagno non partecipi al Conclave per l’elezione del Papa. -

New evidence of church sex scandal. CNN
Rome (CNN) — A plain clothes policeman watches Francesco Zanardi. As he waits for his moment just outside the Vatican in St Peter’s Square, Zanardi’s intention is clear. So is the policeman’s. The 42-year-old from Savona has traveled 550 kilometers [342 miles] to Rome, determined to make a delivery at the Vatican. The policeman, however, is just as determined to stop him.
Zanardi clutches a red case, emblazoned with a picture of Domenico Calcagno — one of the cardinals who will elect a new pope in the conclave this week — across it are the words, “Fuori Dal Conclave” or “Out of the Conclave.” Read: Cardinals prepare to choose new pope It’s stuffed with thousands of signed letters all claiming that Calcagno covered up the serial sex abuse of a priest in northern Italy. They want the cardinal to be disqualified from voting in the conclave.
But no one is more insistent than Francesco Zanardi. When he was an 11-year-old altar boy in 1981 at the Santissime Anunziate church in the town of Spotorno, Zanardi says he was raped by Father Nello Giraudo at least once a week for 5 years. He says many of his school friends also suffered repeated abuse at the hands of Giraudo. “I didn’t have [consensual] sex until I was 26,” Zanardi says in Italian. “I was using drugs, I used to inject heroin. I went into rehab and had counseling, and later realized I was taking drugs because of the abuse.” His quest to reveal the truth behind what happened to him eventually uncovered a cache of damning documents that went all the way to former Pope Benedict XVI.
First Zanardi attempted to prosecute Giraudo for the abuse he suffered but the statute of limitations had expired in his case. So he had to pursue other means of gaining justice. Only last year, Giraudo was convicted for sexually abusing a boy at a Catholic boy scouts retreat in the Piedmont Mountains in 2005. Giraudo pled guilty and Zanardi was instrumental in the trial. He gave evidence and convinced four boys, who were allegedly sexually abused by Giraudo, to do the same and prove the former priest was a serial abuser.
Despite the long pattern of behavior, Giraudo was sentenced as a first-time offender and given a suspended one year prison term. As a witness, Zanardi was allowed to request all the evidence from the court. He was astonished by what he discovered. On 8th September 2003, Calcagno, who was at the time the Bishop of Savona, wrote to Cardinal Ratzinger who was then the Vatican’s enforcer of church doctrine and responsible for investigations into the sexual abuse of minors by clergy. Calcagno’s letter read: “I would request your kind advice on how I should act in view of the fact that the priest intends to continue his pastoral work.
As far as possible, I intend to avoid him having any responsibilities which might bring him into contact with children or adolescents.” Watch: Papal conclave 101 This letter was accompanied by a church dossier on Giraudo, compiled by then Bishop Calcagno’s chief aide, Vicar General, Andrea Giusto. “Nothing has leaked to the papers. No complaints have been filed with the police,” read Giusto’s report. “The documents were ugly to read,” Zanardi told CNN. The church was concerned with the well-being of a pedophile, but they don’t talk about a victim. The victims aren’t even taken into consideration the only thing they are trying save is the image of the church.” Despite incontrovertible evidence against Giraudo, Calcagno didn’t kick the pedophile priest out of the church. Instead, he was given counseling, sent to work with prison inmates and simply moved from parish to parish. He was even allowed to set-up and run a care home for troubled children in the church rectory. We don’t know Cardinal Ratzinger’s response to this letter.
Two years later — in 2005 — Ratzinger became Pope Benedict XVI. Further documents reveal church officials were aware of Giraudo’s crimes from as far back as 1980. On 29th March 2010, Archbishop Ladaria from Thibica wrote to the current Bishop of Savona, Vittoria Lupi. It says Giraudo “was reported in 1980 for abuse of minors” and that Giraudo admitted his own “pedophile tendencies” to the Vicar General of Savona in 2002. Despite all this, it took more than 30 years before the Church forced Giraudo to write a letter of resignation on March 27th, 2010. Papal Conclave: By the numbers Cardinal Calcagno’s office declined to give a comment to CNN and in a written statement, the Diocese of Savona, where Giraudo served as a priest, said the Diocese invited him to resign in 2009, but he refused. It went on to say the diocese has been in the forefront of combating abuse by priests.
https://edition.cnn.com/2013/03/11/world/europe/vatican-conclave-priest-abuse/
