Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Il mio assistito è vergine”. Ma la Congregazione ricusa l’elemento…

    “Il mio assistito è vergine”. Ma la Congregazione ricusa l’elemento…

    La difesa esibisce apposita perizia di parte ma il Tribunale non ne tiene conto spiegandone il perché

    SIDERNO (RC) – Dalle carte del processo a carico del reverendo Francesco Rutigliano, a discolpa dell’imputato, c’è un significativo passaggio in cui la difesa invoca la sua, presunta, innocenza adducendo dei motivi di carattere…anatomico! Nel senso più stretto del termine, in considerazione del fatto che si vorrebbe dimostrare “l’integrità del frenulo del pene dell’accusato invocando il fatto come indice della sua verginità” – si legge in maniera netta ed inequivocabile al capo g) del punto 3.

    Una singolare evidenziazione che però non turba più di tanto il costituito Tribunale atteso che “Questo elemento va però ricusato – si precisa con dovizia di dettagli – perché è facilmente riscontrabile nella letteratura medica che la lacerazione del frenulo non è un evento contestuale ad ogni primo rapporto sessuale: anzi, se i rapporti – anche anali – avvengono senza foga o con opportune precauzioni, essa potrebbe non verificarsi mai”.

    Un particolare, questo, di non poco conto che la Congregazione della Dottrina della Fede fermamente respinge anche quando si adduce circa “i segni particolari sul corpo dell’accusato debbano essere stati necessariamente notati dal presunto abusato, il quale ha invece affermato di non aver mai notato detti segni” – dando ulteriormente spazio all’analisi anatomica di cui sopra.

    Che si intreccia ancora una volta con la sudditanza psicologica nei confronti dell’accusato, per parte dell’adolescente C. A., tendente a legare a sé le persone nell’ambito del ministero pastorale “un lungo vagabondaggio vocazionale, con assenza di una verifica costante ed approfondita del percorso di maturazione da parte di formatori e direttori spirituali e forte di rischio di autoreferenzialità – scrive per esteso il Tribunale ecclesiastico – il bisogno di sentirsi costantemente confermato dall’approvazione degli altri, le affermazioni di autorità effettuate mediante l’esibizione di amicizie potenti o altolocate, che depongono nella direzione di un quadro di debolezza e fragilità personale dell’accusato, profilo di un bisogno di relazioni impari vissute in maniera totalizzante”.

    Antonio Baldari

    *tratto da “Calabria Ora” dell’8 ottobre 2011    

  • Violenza sessuale, la Cassazione: il prete deve denunciare abusi

    Violenza sessuale, la Cassazione: il prete deve denunciare abusi

    Se un sacerdote che presiede una struttura d’accoglienza viene a conoscenza del fatto che nella sua comunità si stanno verificando episodi di abusi sessuali, deve immediatamente adottare «i provvedimenti più opportuni». È con questa sentenza che la Corte di Cassazione annulla l’assoluzione di monsignor Renzo Cavallini, ex direttore della struttura d’accoglienza “Casa del giovane la Madonnina”, accusato di concorso in violenza sessuale e condannato in primo grado a 4 anni.

    Cavallini infatti, ai tempi in cui dirigeva la comunità, non avrebbe impedito a un operatore laico, Massimiliano Azzolini, di abusare di due giovani di 17 e 18 anni, ospiti della struttura milanese. Per i giudici della Suprema Corte, che hanno accolto il ricorso del sostituto pg di Milano Laura Barbaini, ciò che conta infatti è il «ruolo di autorità e di responsabilità» che Cavallini aveva nella struttura.

    «Già di fronte alla prima e anche più modesta segnalazione di abusi», scrivono i giudici, «deve scattare la responsabilità del preposto che deve intervenire, chiarire e adottare i provvedimenti più opportuni del caso per prevenire il rischio di ripetersi di episodi del genere (e ciò ancor prima che si valichi la soglia del penalmente rilevante)».

    Per Cavallini era arrivata poi l’assoluzione in appello, poiché i giudici avevano ritenuto che il sacerdote non era consapevole degli effetti causati dalla sua inerzia, nonostante le molte segnalazioni ricevute. La Cassazione, invece, sottolinea proprio «la totale inerzia dell’imputato Cavallini a qualsiasi livello (anche il più modesto intervento verbale censorio)».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2010/09/06/AM8Lsg1D-denunciare_sessuale_cassazione.shtml

  • Mons. Angelo Mustazza patteggia

    Mons. Angelo Mustazza patteggia

    Mons. Angelo Mustazza, sacerdote trapanese accusato di atti di libidine e induzione alla prostituzione nei confronti di alcune minorenni, è stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione con il patteggiamento.

    È stato lo stesso difensore dell’imputato a chiedere il patteggiamento davanti al Gup, con il consenso del Pm Giusi Mione. Mons. Mustazza, ex insegnante di religione e parroco delle Chiese di Sant’Andrea e Misericordia ad Erice, era stato arrestato sei mesi fa dai carabinieri sulla base delle testimonianze di alcune ragazzine.

    Il sacerdote avrebbe pagato cifre oscillanti intorno alle 50 mila lire per potere «toccare» le giovani.foggia

    http://edicola.unionesarda.it/Articolo.asp…Articolo=220768

    SICILIA – I TESORI DI MONSIGNORE
    di GIUSEPPE PIPITONE [ 18/01/2011]

    Ma al di la’ delle voci, che possono o meno trovare conferma, c’e’ un altro fatto che ancora oggi meriterebbe piu’ di un approfondimento. Padre Angelo Mustazza fino al 1998 era parroco a Valderice, la stessa cittadina che ospita l’Auxilium. Su Mustazza i fedeli erano sempre stati d’accordo, un prete per bene. Ma improvvisamente il presule si trovo’ al centro di voci su una brutta storia di pedofilia e sfruttamento della prostituzione. Alcune ragazzine, anche di dodici anni, appartenenti alle famiglie meno abbienti della zona, raccontarono come il prete le conducesse spesso in sacrestia abusando ripetutamente di loro. Poi, per lavarsi la coscienza, le pagava con poche lire.

    Mustazza dovette arrendersi di fronte all’evidenza dei fatti, patteggiando una condanna per violenza carnale su ultraminorenni e invito alla prostituzione. Secondo le norme del diritto canonico un sacerdote che arriva addirittura alla condanna per reati del genere dovrebbe essere allontanato dal suo territorio, e magari collocato a riposo.

    Per questo appare singolare il fatto che Mustazza, un tempo proprietario di diversi appartamenti a Trapani, oggi sia il parroco della Chiesa di Purgatorio. Per la cronaca, Purgatorio e’ il nome di una frazone che si trova a un tiro di schioppo da Valderice, la cittadina dove Mustazza ha consumato il grave reato pochi anni fa. Ma a Trapani nessuno sembra porsi domande. Da Canepa fino agli affari della Fondazione Auxilium, passando per il caso di padre Mustazza, sono tutte coincidenze. Fatti curiosi, utilizzati ad hoc da chi vuole attaccare la Chiesa trapanese e il suo pastore.

    www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=368

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    Nelle mani dei magistrati anche foto scottanti. Ma molti fedeli difendono il prelato: ” e’ vittima di una vendetta ”
    ” Violentava minorenni ” , parroco in cella
    Trapani, monsignor Mustazza arrestato dopo le rivelazioni di alcune ragazzine

    —————————————————————– Nelle mani dei magistrati anche foto scottanti. Ma molti fedeli difendono il prelato: ” + vittima di una vendetta” “Violentava minorenni”, parroco in cella Trapani, monsignor Mustazza arrestato dopo le rivelazioni di alcune ragazzine TRAPANI – Apriva la sacrestia per accogliere adolescenti di tredici, quattordici anni che una ma – itresse del quartiere reclutava tra le famiglie dei disperati. Poi, sprangata la porta, quella stanzetta tappezzata di immagini sacre diventava una alcova. L’alcova del parroco, monsignor Angelo Mustazza, 63 anni, sacerdote popolarissimo nella comunita’ religiosa di Valderice. Sussurri e chiacchiere di paese hanno fatto presto ad alimentare la leggenda del prete pedofilo, schiavo del vizio, pronto a compensare con un paio di banconote le ragazzine trascinate sul divano. Sembrano solo pettegolezzi messi in giro dagli immancabili mangiapreti, capaci di ogni diavoleria pur di sporcare l’immagine del clero siciliano, gia’ squassato da vicende devastanti: l’incriminazione per mafia del sacerdote di Giardinello don Francesco Salvia, l’arresto del carmelitano don Mario Frittitta per favoreggiamento del boss Pietro Aglieri, la richiesta di rinvio a giudizio per stupro e usura del parroco di Mascalucia don Pasqualino Di Stefano. Ma, per i giudici, padre Mustazza aveva davvero un debole per le ragazzine, che riusciva a comprare a prezzi stracciati: bastava scucire da 30 a 50 mila lire e l’incontro era assicurato. Cosi’, almeno, assicurano i magistrati che hanno firmato un ordine di carcerazione per il monsignore, da ieri rinchiuso in una cella del “San Giuliano”. Un evento traumatico per la Chiesa di Trapani, anticipato lunedi’ dal vescovo Francesco Micciche’ durante un incontro con le maestranze della processione di misteri. “E’ accaduto un fatto gravissimo, che mi ha molto colpito”, ha mormorato il prelato che si e’ chiuso poi nel silenzio.

    Ma quando le agenzie hanno cominciato a battere i primi dispacci sull’arresto di don Mustazza, la notizia si e’ subito diffusa a Valderice creando sconcerto fra i parrocchiani, pronti a ricordare le buone abitudini del monsignore che da 35 anni vive nella canonica con la sorella Maria conducendo una vita discreta e irreprensibile, scandita da preghiere e opere di bene, sempre al servizio dei diseredati. Ogni mattina il Rosario, le Confessioni, la Messa. Quindi in sacrestia ad ascoltare le litanie degli sventurati, a dare una parola di speranza all’esercito dei questuanti. Un maledetto equivoco, giurano i fedeli ignorando, forse, il blitz dei carabinieri che hanno sequestrato materiale definito “interessante” in un paio dei 15 ruderi acquistati qualche tempo fa dal parrocco nella borgata di San Francesco. La svolta sarebbe arrivata all’inizio di aprile quando una sedicenne ha denunciato la madre per sfruttamento della prostituzione. A poco a poco, il giro delle testimonianze si e’ allargato, sono state sentite altre ragazze finche’ qualcuna non ha fatto il nome del monsignore. “State attenti a buttare fango sulle persone, sono tutte calunnie – grida Pietro Minaudo, uno dei piu’ strenui difensori di padre Mustazza -: e’ un angelo, gli affiderei anche mia figlia. Ma lui e’ troppo buono e forse per questo oggi si trova nei guai”. Spiega Minaudo, imprenditore: “Questo e’ un porto di mare, qui vengono spesso prostitute, donne bisognose d’aiuto che sono separate o hanno il marito in carcere. Qualche settimana fa s’e’ rifiutato di dare denaro a una ragazza e lei ha giurato di fargliela pagare”.

    Ma dal fronte investigativo non trapelano incertezze. Piuttosto, dicono i carabinieri, ci sono riscontri e testimonianze precise, alludendo forse ad alcune foto compromettenti, una delle quali ritrarrebbe il sacerdote con la mano tesa verso una ragazza seminuda. “E’ falso anche questo”, sbottano i parrocchiani in difesa del prete e spiattellando la loro verita’: “Sono venute in parrocchia due ragazze, a un certo punto una ha tirato dalla borsetta la macchina fotografica e mentre l’altra si spogliava ha fatto il clic. Era una trappola, ma don Angelo non c’e’ caduto”.

    —————————————————————– MONSIGNOR MAGGIOLINI “Piu’ attenzione quando si ammette al sacerdozio” MILANO – Che fra 64 mila tra preti e religiosi ci siano due o tre casi di deviazioni non deve stupire, ma non per questo giustificare quanto accaduto. “Ma in fase di ammissione al sacerdozio meglio un prete in meno in diocesi che un cuore sospeso”. A pronunciare il monito, commentando i fatti di Sicilia, e’ monsignor Alessandro Maggiolini, vescovo di Como, che pur premettendo di parlare con “ritrosia” dell’argomento chiede anche una riflessione a Chiesa e societa’ laica. “Aspettiamo comunque a giudicare sin che non c’e’ condanna”, commenta sul caso. Poi la prima riflessione: “Ci sono 37 mila preti e 27 mila religiosi, non stupiamoci di tre casi, comunque gravi, ma non generalizziamo”. “Teniamo quindi conto – continua il prelato – che probabilmente si sono allentate le remore, le regole di prudenza che venivano insegnate ai maestri dello spirito, come quelle di non toccare mai i bambini”. E qui monsignor Maggiolini arriva a quello che lui definisce il quarto punto: “E’ vero che c’e’ crisi di vocazione ma non bisogna prendere chiunque per paura che la diocesi resti senza preti.

    Se ci si accorge di una tendenza e’ giusto allontanare senza remore”. La societa’ entra in gioco alla fine: “Chiederei che la macchina culturale, le agenzie del consenso non si stupiscano per questi episodi perche’ non puo’ non accadere quando si continua a mettere, vedi per esempio i film, la sessualita’ ovunque, come fosse un bicchier d’acqua. E le remore cadono anche la’ dove non dovrebbero cadere. Dunque la societa’ laica stia attenta e renda conto di queste scelte”.

    —————————————————————– I PRECEDENTI * SEMPRE IN SICILIA Sabato scorso, a Mascalucia, in provincia di Catania, scattano le manette per l’arciprete della parrocchia don Pasqualino Di Stefano, 62 anni: tra le accuse, abusi sessuali e usura * IN PUGLIA Tre settimane prima aveva celebrato i funerali di Nadia Roccia, la ragazza uccisa dalle sue due migliori amiche. Ma il 2 aprile, per don Giorgio Mazzoccato, 61 anni, sacerdote del piccolo Comune di Castelluccio dei Sauri, e’ arrivato l’ordine di arresto per violenza sessuale su dei bambini di Arpinova, dove don Giorgio era stato parroco sino al ’96 * NELLA BASSA MODENESE Nella bassa modenese un sacerdote, don G., venne bersagliato, nel settembre scorso da accuse e sospetti che lo collegavanao a un giro di pedofili. Il prete si difese pubblicamente durante l’omelia nella sua chiesa. * A MASSA Prima una serie di “voci”, poi l’allontanamento dalla parrocchia e infine gli arresti domiciliari e nell’agosto ’97 don Roberto Marianelli, 47 anni, viene confinato in canonica. Contro di lui l’accusa di atti di libidine su alcuni bambini della parrocchia di Capanne, del comune di Montignoso.

    Mignosi Enzo

    Pagina 17
    (29 aprile 1998) – Corriere della Sera

    http://archiviostorico.corriere.it/1998/ap…804291522.shtml

    Arrestato a Trapani il prete pedofilo

    29 aprile 1998 — pagina 23 sezione: CRONACA
    TRAPANI – Monsignor Angelo Mustazza, 63 anni, parroco a Valderice (Trapani) è stato arrestato con l’ accusa di pedofilia. Il prelato avrebbe avuto rapporti sessuali con bambine di 12 anni e con ragazze maggiorenni. Gli incontri a luci rosse sarebbero avvenuti nella sacrestia e nell’ abitazione di monsignor Mustazza, nel centro di Trapani. Per ogni rapporto sessuale il prete avrebbe pagato dalle 50 alle centomila lire. A reclutare le bambine sarebbe stata una donna.

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…e-pedofilo.html

    monsignor Angelo Mustazza, parroco di Valderice, diocesi di Trapani, arrestato nel 1998 con l’accusa di violenza sessuale su minore e prostituzione minorile, per aver abusato in sagrestia di ragazzine dai 12 ai 16 anni. Al termine delle violenze pagava le ragazzine con pochi spiccioli. Ha patteggiato la condanna per violenza sessuale e induzione alla prostituzione minorile. Attualmente dice messa a Custonaci, località Purgatorio, nella parrocchia Maria Santissima del Suffragio, a poca distanza dalla sua ex parrocchia. [209] [210]

  • Silenzi e bugie: per l’accusa tutti elementi ”contro” il parroco

    Silenzi e bugie: per l’accusa tutti elementi ”contro” il parroco

    Un pc misterioso, un capanno di attrezzi, la biblioteca della parrocchia, lo scooterone del prete. Se non ci fosse di mezzo una bambina di dodici anni con i suoi delicatissimi equilibri di preadolescente, e quindi una situazione tutt’altro che «letteraria» , nel caso di DON Massaferro ci sarebbero tutti gli ingredienti di un noir d’autore. Con tanto di testimoni che, nel chiuso di un’aula blindata e prima ancora nei verbali della Squadra mobile, delineano una biografia del parroco di San Vincenzo un po’ differente da quella gridata a gran voce dai suoi parrocchiani. «DON Luciano ha mentito ai giudici» dicono pm e parte civile. Nel senso che a molte domande «personali» che lo hanno riguardato, sul suo passato recente e non, il parroco non avrebbe dato le risposte «giuste». Mettendosi quindi, subito, dalla parte del torto, di chi ha qualcosa da nascondere. Ma anche limitandosi ai fatti noti, il giallo del pc SCOMPARSO, poi ritrovato perche’ regalato a un parrocchiano, non ha giovato all’immagine del sacerdote. Un pc «pulito», anche troppo, «senza nulla di compromettente», del quale pero’ DON Luciano aveva negato l’esistenza («l’avro’ buttato») perche’ voleva, questa la spiegazione davanti all’evidenza, tutelare il parrocchiano disabile al quale l’aveva regalato. Il capanno degli attrezzi, dove sarebbe avvenuto uno degli abusi: troppo piccolo per starci in due, ma la ragazzina lo avrebbe descritto e riconosciuto. Lo scooterone, teatro di un altro abuso dalle modalita’ tanto stravaganti dal rasentare il grottesco, ma che i giudici hanno considerato assolutamente reale. Infine la biblioteca, dove il prete avrebbe consumato un rapporto di qualche tipo con la ragazzina, salvo farle promettere di non parlarne con nessuno. Incontro ad alto rischio, con la possibilita’ di essere scoperto, ma anche in questo caso i giudici hanno dato credito al racconto della piccola vittima. Racconto – racconti – che gia’ da tempo circolavano tra le ragazzine della parrocchia, destinatarie delle confidenze della chierichetta. Qualcuna, in aula, ha ammesso di non averle creduto, all’epoca. Altre avevano preso molto sul serio la sua storia, parlanDONe a casa. Infine un’altra bugia, quella sull’incontro in parrocchia con la madre, il nonno e altri familiari della ragazzina, lei presente, per contestare al prete quegli incontri «a luci rosse». Accuse pesantissime, che DON Luciano avrebbe liquidato senza preoccuparsene troppo, anzi consigliando ai familiari di portare la ragazzina da qualcuno in grado di aiutarla. Gli psicologi, da cui poi sono partite le denunce. Salvo poi negare, interrogato in prima battuta, che quell’incontro fosse mai avvenuto. Negare, e comunque non reagire, magari parlanDONe al proprio vescovo: perche’? Segnale di coscienza assolutamente pulita o tentativo di confondere le acque, sperando che nessuno mai desse credito alla ragazzina?

  • Pedofilia: strappo Bruxelles-Vaticano

    Pedofilia: strappo Bruxelles-Vaticano

    Si sono dimessi in massa i membri della commissione creata dalla Chiesa per esaminare i casi di pedofilia in Belgio ad opera di sacerdoti. Il primo a gettare la spugna è stato Peter Adriaenssens,  docente di psichiatria all’Università di Lovanio e presidente della commissione che da lui prende il nome.

    Il suo ritiro è un atto di protesta contro le indagini condotte dalla magistratura belga che, a suo parere,  scavalcano il lavoro della commissione.

    In particolare, Adriaenssens ha condannato le recenti perquisizioni all’arcivescovado di Mechelen, che hanno portato al sequestro di 475 dossier su denunce di abusi sessuali commessi da preti.

    “Siamo serviti da esca”, ha commentato Adriaenssens che dal 2000 riceveva le denunce e forniva assistenza psicologica, medica e legale alle vittime di sacerdoti. Tra queste, molte avevano scelto di appellarsi alla commissione evitando il ricorso alla giustizia ordinaria, che avrebbe messo a rischio la loro privacy.

    Il Vaticano  ha duramente criticato l’operazione. Lo stesso Papa  ha giudicato il sequestro dei fascicoli un’operazione  “deplorevole e sorprendente”, perché la giustizia deve fare il suo corso “nel rispetto della specificità e autonomia” della Chiesa.

    La magistratura belga ha agito in questo modo “a fronte della convinzione che noi volessimo nascondere le cose, truffarli in un qualche modo”, ha aggiunto Adriaenssens rivolgendosi alla stampa belga.

    E, mentre gli inquirenti esamineranno i dossier sequestrati, la Chiesa dovrà decidere se ricostruire la commissione con altri membri o mettere un punto a questa esperienza.

    Guarda il servizio

    https://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-48ed2771-8dfb-4099-bbe5-01ad97366646-tg3.html

  • USA. Diocesi dichiara bancarotta per non pagare le vittime dei preti pedofili

    USA. Diocesi dichiara bancarotta per non pagare le vittime dei preti pedofili

    La diocesi di Wilmington, nello stato USA del Delaware, ha dichiarato bancarotta. Proprio ieri sarebbe dovuto cominciare il processo contro i sacerdoti che si sarebbero resi colpevoli di abusi sessuali. La diocesi, chiedendo la protezione dello stato contro i risarcimenti, si è dunque tutelata contro richieste ritenute troppo esose: il vescovo Francis Malooly ha esplicitamente sostenuto sul sito della diocesi che è questa la ragione alla base della dichiarazione di bancarotta. Secondo l’avvocato delle vittime, che hanno manifestato la loro indignazione fuori dal tribunale, la decisione “è solo l’ennesimo e triste capitolo di una lunga storia di insabbiamenti”. Quella di Wilmington, ricorda il Times, è la settima diocesi USA a fare questo passo.

    http://www.uaar.it/news/2009/10/20/usa-diocesi-dichiara-bancarotta-rischio-risarcimenti-alle-vittime-dei-preti-pedofili/

  • A Matrix lo spettro di Meluzzi

    A Matrix lo spettro di Meluzzi

    A Matrix lo spettro di Meluzzi
    09/01/2008 17:40

    Che cattivo servizio ha fatto ieri a Matrix lo psichiatra Alessandro Meluzzi al suo guru don Gelmini. E gliel’ha fatto prendendo le parti del prete accusato di molestie sessuali, sostenendolo oltre ogni ragionevole dubbio, come direbbero nei serial polizieschi di Raidue.

    Meluzzi così studiato e impostato davanti alle telecamere ha perso questa volta il filo di se stesso nel corso di tutto il programma condotto da Enrico Mentana. Il Meluzzi pensiero ha sciabordato a dritta e a poppa riuscendo a liquidare come peccatucci del passato cinque minuti ininterrotti di un reportage denso di precedenti penali a carico del Gelmini. Mica furto di mozzarelle al Pam, ma truffe di ogni dimensione, tutte accompagnate dall’immancabile requisitoria delle vittime: parlava così bene Pierino, ci faceva su come voleva.

    Va da se che non sta a noi fare un processo a Gelmini, tanto più che l’accusa non è di truffa, ma di molestie sessuali. Tutt’altra faccenda. E in realtà nemmeno ci importa nulla di don Gelmini in questo momento. Quello che è stato interessante era vedere un uomo pubblico trasformarsi per la passione. Una passione che ondeggiava tra il religioso e il pagano, sfiorando l’idolatria. Niente plastico della villa di Cogne davanti a Meluzzi, ma l’icona di un uomo, di un prete, che per lui non può fallire. E più cercava di convincerci dell’umanità e infallibilità di Pierino, più si avvolgeva in contraddizioni che, brutto dirlo, ha portato a provare pena per lui.

    Ne è uscito un Meluzzi apparentemente plagiato, inconsistente nel ragionamento davanti a un perplesso Mentana che gongolava da squalo del video davanti alla catarsi dello psichiatra che spingeva gli ascolti, ma consapevole di avere a che fare con un tema, un prete, che ha intorno a se un grande potere.

    Chi ha visto quella trasmissione non inviterà più Meluzzi a un programma televisivo. E c’è il rischio che qualcuno si cercherà un nuovo psichiatra. Il suo carisma scomparso, la sua immagine uno spettro. Salvate il soldato Meluzzi.

    http://quomedia.diesis.it/news/11146/a-mat…ttro-di-meluzzi

  • Gay.it ha offerto un contraddittorio alla parte accusata dal sottoscritto e da tanti altri molestati o informati dei fatti.

    Gay.it ha offerto un contraddittorio alla parte accusata dal sottoscritto e da tanti altri molestati o informati dei fatti.

    Il portavoce di don Gelmini, Alessandro Meluzzi, ha dichiarato che le accuse al direttore della Comunità Incontro sarebbero partite da un sito web.

    “Scopriamo con angoscia e stupore che è da un sito web, che è partita la valanga di accuse infamanti rivolte a don Pierino Gelmini e ad altri sacerdoti. Non cito il sito dove sono riportate queste notizie per non fare pubblicità. Ma se uno spende un euro per un quotidiano deve trovare notizie vere, verificate – dichiara Meluzzi – . Non ci possono essere sui quotidiani notizie che si trovano in rete”.

    Questo famigerato sito non si sarebbe limitato a riportare accuse che, naturalmente, don Pierino respinge, ma sarebbe anche “corredato dall’invito a segnalare e a mettere in rete accuse, ricordi, fantasie, o qualsiasi altro elemento utile ad alimentare l’inferno mediatico che ahimè molti hanno in questo periodo sperimentato. Credo che tra i compiti essenziali di una buona stampa e della sua etica vi sia quella di rendere distinguibili le fonti e la loro attendibilità. Il rischio è che altrimenti il lancio indifferenziato di letame nel ventilatore non uccida soltanto qualche giusto, bensì si traduca in una crisi di sfiducia generalizzata e di disperazione che finirà col colpire soprattutto, gli ultimi, i più deboli, i più fragili”.

    Contemporaneamente arriva la notizia che il collegio difensivo che sta seguendo le accuse per presunte molestie sessuali rivolte a Gay.it – Il portavoce di don Gelmini: Gelmini ha cambiato un giocatore in corsa. Lascia il posto il prof. Franco Coppi e al suo posto arriva l’avv. Filippo Di Nacci docente di procedura penale all’Università di Roma. “Il nuovo collegio di difesa, a partire da oggi, si occuperà di tutelare sia in sede civile che penale l’onorabilità di don Pierino – ha riferito sempre Meluzzi, portavoce del sacerdote – e la Comunità Incontro che è stata più volte in questo periodo brutalmente calpestata dagli organi di stampa”. Pare, quindi, che mentre il numero degli accusatori continua a crescere e si moltiplicano le testimonianze di chi racconta, a torto o a ragione saranno gli inquirenti a dirlo, di avere subito abusi, l’attenzione degli avvocati dell’anziano prelato sarà concentrata su quello che riportano gli organi di stampa.