Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Bologna, adescava ragazzini in rete: arrestato un capo scout

    Bologna, adescava ragazzini in rete: arrestato un capo scout

    BOLOGNA – Erano riusciti a carpire la fiducia di un ragazzino bolognese di 12 anni, chattando con lui il pomeriggio e la sera tarda o addirittura di notte. Uno dei due adulti l’aveva convinto a incontrarlo, e in quell’appuntamento il 12enne e l’uomo si erano ripromessi di rivedersi per un rapporto intimo, che non c’è stato grazie alla scoperta della chat da parte dei genitori del ragazzino. Chat che conteneva quasi solo argomenti di tipo sessuale. La polizia postale ha denunciato i due adulti che avevano contattato il piccolo bolognese, grazie alle tracce lasciate sui social network dai due indagati, un 48enne pugliese da tempo residente a Modena, operaio metalmeccanico, celibe, con numerosi precedenti per pornografia minorile e abuso di minori; e un 24enne veneto, residente a Bologna, capo scout e impegnato nel volontariato, arrestato in flagranza e sottoposto a obbligo di dimora: poco tempo fa ha incontrato un 12enne di Treviso.

    In una nota la Postale spiega che “la strategia che sottende alle condotte dell’adescatore prevede che questi contatti le proprie vittime in ambienti virtuali che potenzialmente gli consentono di interagire con i minori lontano dal controllo dei genitori, mettendolo al riparo dal rischio di essere individuato e fermato”. “Il pedofilo, a differenza dei genitori, ma degli adulti in genere – sottolinea la Postale – è aggiornatissimo su ogni fluttuazione e sulle nuove “tendenze” dei giovani nell’utilizzo degli smartphone: sa agire con efficacia ed adotta egli stesso le modalità di comunicazione proprie degli adolescenti”.

    Il 48enne infatti attraverso account facebook falsi aveva raggiunto almeno 180 ragazzini fra gli 11 e i 15 anni, “che l’uomo contattava via chat per dialogare principalmente di sesso, incalzandoli con domande sulle loro preferenze e sulle loro “esperienze” in merito e poter ottenere foto e video a contenuto pedopornografico”. Durante un sequestro nella sua abitazione è stato individuato materiale informatico.

    Il più giovane dei due, il 24enne, che in rete utilizzava il

    suo vero nome, aveva almeno 300 contatti di adolescenti e preadolescenti; fra di essi anche un minorenne di Treviso, che il capo scout ha incontrato: in quell’occasione, per pedinarlo e incastrarlo, “è stato predisposto un servizio di appostamento che portava al suo arresto nella flagranza del reato di “atti sessuali con minorenne”, nella camera del ragazzino. I contatti tra l’educatore scout ed il minore avvenivano soprattutto attraverso Whatsapp.

    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2016/02/06/news/adescavano_minori-132833064/

  • PEDOFILIA, REATO ATROCE. PARLA IL CRIMINOLOGO SERGIO CARUSO

    PEDOFILIA, REATO ATROCE. PARLA IL CRIMINOLOGO SERGIO CARUSO

    PEDOFILIA, L’APPELLO DEL PEDAGOGISTA: “TORNATE A PARLARE CON I VOSTRI FIGLI”

    Aboliamo immediatamente un luogo comune: non è il voto di castità a cui sono sottoposti alcuni sacerdoti o il delirio di onnipotenza che dà una pistola nella fondina a fare di un uomo un pedofilo. Anzi, diciamo pure che generalizzare e pensare che alcune categorie abbiano un maggior numero di casi rispetto ad un’altra è una mera idiozia. Preti e poliziotti, spesso bersagli innocenti quando si parla dell’atroce reato sui minori, sono frequenti vittime dei pregiudizi socio politici usati per colpire la categoria che rappresentano e per motivi per motivi che nulla hanno a che fare con la scienza. La pedofilia non ha ceto o estrazione sociale ed è una malattia che affonda le sue colpe non nelle divise e negli abiti talari, ma in dinamiche psicopatologiche complesse e molto più diffuse di quanto si possa pensare. È quanto sostiene il dottor Sergio Caruso, pedagogista, esperto in minori, famiglia e prevenzione, criminologo clinico e docente master criminologia a  Catanzaro, chiamato a spiegare in modo oculato e scientifico che cos’è realmente la pedofilia, quando ci si trova davanti a un caso del genere e se si può guarire.

    Intanto, che cos’è la pedofilia?

    «La pedofilia è una parafilia (anomalia del comportamento per cui la soddisfazione dell’istinto sessuale può essere raggiunta solo attraverso atti eccentrici o perversi, ndr) in cui il desiderio sessuale prevalente ha i tratti della morfologia estetica caratterizzata dalla personalità e l’espressione dei caratteri sessuali specifici di un minore. L’immaturità psicologica, infatti, accomuna sia il pedofilo che la vittima».

    Il Pedofilo ha un profilo psicologico ben delinato?     

    È errato pensare che sia uno soltanto. La letteratura scientifica distingue, senza elencare i sottotipi, tre tipologie: i preferenziali, i seduttivi e i sadici. Questi ultimi sono coloro i quali, nel 95% dei casi, il recupero è impossibile, poiché un pedofilo sadico generalmente seduce, violenta, importuna e uccide il minore. L’esempio più noto è quello di Luigi Chiatti, il famigerato pedofilo di Foligno. E a tal proposito, si faccia attenzione a non usare la parola mostro. È un termine mediatico nemico della scienza, che genera confusione per alimentare la saga del crimine, per alimentare una sorta di terrorismo psicologico che non aiuta a comprendere la problematica ma anzi elimina il nesso scientifico per aumentare la paura. Il pedofilo è una persona malata. Nella stragrande maggioranza dei casi abbiamo non solo dei riscontri di psicopatologie in cui la realtà è alterata, ma come caso del sadico, una volta su tre il pedofilo è vittima della sindrome dell’abusato/abusatore, ovvero è stato anch’egli abusato, quasi sempre da persone vicine. Cosicché tende a fare gesti simili».

    Quando un adulto gioca ‘affettuosamente’ con un bambino, ad esempio fare “il cavalluccio”, tenendolo in braccio o accarezzandolo, si è sempre in presenza di un pedofilo?

    «Questo è il caso dei pedofili seduttivi, che adottano uno schema ludico per esercitare vere e proprie violenze, non per forza relative all’ambito biomeccanico della penetrazione e delle violenza sessuale in genere. Coinvolgere il minore psicologicamente in giochi erotici, in situazioni erotizzanti, con la scusa del “cavalluccio”, farsi le foto insieme, farsi accarezzare, provoca comunque dei danni nella personalità del minore».

    Cosa succede a un minore che subisce violenza fisica o psicologica?

    «Da pedagogista, esperto della tutela dell’età evolutiva, alla luce della ricerche che abbiamo condotto presso il laboratorio scientifico del mio maestro, il Professor Matteo Villanova, Roma 3, laboratorio O.L.T.R.E.E., posso dire con certezza che il soggetto subisce danni psicologici irreparabili. Tende a somatizzare, a chiudersi, a non rivelarlo a nessuno. Con questa sofferenza, se tenuta dentro, iniziano a subentrare malesseri psicofisici, quali per esempio il vomito, paure, fobie, ansie, fino a vedere gli adulti come persone distante o avverse. Questi minori esprimono un forte disagio, che non scompare in età adulta ma si enuclea fino a sfociare, in alcuni casi, in psicopatologie».

    Quando non si verifica un vero e proprio atto di violenza, come nel caso di giochi apparentemente innocenti, il minore comprende di essere oggetto di attenzioni sessuali da parte dell’adulto?

    «Inizialmente no, principalmente per due motivi: il primo è per la fiducia che nutre nella persona adulta con la quale “gioca” e che considera un punto di riferimento, il secondo è perché per un bambino giocare rappresenta la normalità. Quindi non se ne rende conto, non è capace di una presa di coscienza. Successivamente si creano delle situazioni sempre più sessualizzanti in cui si mettono in atto azioni sessuali esplicite ed è lì che il bambino capisce».

    I pedofili appartengono, per ceto sociale o altra caratteristica, a una precisa categoria?

    «Assolutamente no, categorizzare è estremamente sbagliato. È una mera invenzione mediatica affermare che i preti o poliziotti, per esempio, sono le categorie nelle quali si riscontra il maggior numero di casi di pedofilia. Ci sono determinate trasmissioni televisive che farei chiudere seduta stante, perché le informazioni distorte, anziché aiutare a risolvere il problema, lo peggiorano. La pedofilia è la conseguenza di una dinamica destrutturante insita nell’individuo che non è legata ad alcun ceto o estrazione sociale. Quando si va a colpire una categoria non si vuole gettare la croce sull’individuo, ma sulla categoria che rappresenta, per motivi socio-politici che vanno al di là della scienza».

    Quali sono i sintomi per i quali una famiglia dovrebbe allarmarsi?

    «Prima del sintomo, che si ha a violenza già avvenuta, dovremmo fare fare una cosa essenziale e che purtroppo nelle famiglie e nelle scuole non avviene più: l’ascolto emozionale. Dovremmo istituire centri d’ascolto specifici per i minori che possano collegare le due più grandi agenzie strutturanti delle personalità e della società, che in questo preciso momento storico sono crollate. Solo attraverso l’educazione affettiva possiamo accorgerci di dinamiche che in un’osservazione superficiale , sepuur quotidiana, sicuramente non vediamo. Bisogna incentivare l’ascolto, sia esso per un momento di difficoltà, di paura, per un episodio di bullismo, fino ad arrivare a casi ancora più gravi. E anche noi professionisti, quali medici e  giornalisti, dovremmo attivarci per l’istituzione della prevenzione evolutiva e pedagogica, affinché il bambino possa essere ascoltato prima del danno, prima del reato, prima della violenza».

    Dalla pedofilia si guarisce?

    «In alcuni casi sì. Però è necessario capire di fronte a quale tipo di pedofilo ci si trova e valutare con minuzia quale tipo di intervento di riduzione recidiva deve essere attuata dall’equipe psichiatrica. Ripeto, nel caso del pedofilo sadico la guarigione è quasi impossibile, ma anche nel caso del seduttivo la questione rimane comunque complicata».

    La detenzione è una pena giusta in questi casi?

    «La detenzione ci deve essere perché il reato di pedofilia è atroce e inqualificabile. Ma guai se avessimo un sistema penale che non affiancasse la cura alla detenzione. Ci sono alcuni reparti dello Spinazzoli a Trani, nel carcere di Castrovillari o Poggio Reale, solo per fare un esempio, in cui è possibile eseguire un trattamento clinico forense per questa precisa tipologia di reato. Sì, i pedofili devono rimanere dentro, anche perché, se non curati, rimane sempre alto il rischio di recidiva».

    http://www.francescalagatta.it/pedofilia-reato-atroce-parla-il-criminologo-ed-esperto-sergio-caruso/

  • Messina, il frate accusato di pedofilia è stato trasferito

    Messina, il frate accusato di pedofilia è stato trasferito

    La scelta della Chiesa è stata probabilmente dettata dalla necessità di evitare la caccia all’uomo, nell’attesa che la giustizia faccia il suo corso

    Il frate messinese accusato di pedofilia è stato trasferito in un convento del Sud Italia: la decisione è stata presa dal priore provinciale dei frati predicatori della Provincia, FrateFrancesco Giovanni La Vecchia. La località non è stata comunicata proprio per scongiurare il rischio di finire nell’occhio del ciclone dei media locali. Intanto la Procura ha raccolto il dossier fornito dall’autotrasportatore veneto sull’uomo: un cd dove, fra screenshot e foto osé, l’uomo di Chiesa ammetteva di avere baciato e accarezzato diversi bambini, fra cui il figlio di un tossicodipendente, convinto coi 100 euro necessari per comprarsi la coca. Fra le altre rivelazioni oscene, l’ammissione che le offerte siano servite in passate allo stesso per organizzare orge fra uomini.

    http://www.strettoweb.com/2015/04/messina-prete-accusato-pedofilia-trasferito/273736/

  • Prete reo confesso di abusi su minori ai domiciliari nel Tifernate

    Prete reo confesso di abusi su minori ai domiciliari nel Tifernate

    Dovrà scontare gli arresti domiciliari nella struttura diocesana villa Sacro Cuore don Giovanni Desio, l’ex parroco di Casal Borsetti nel Ravennate, ora sospeso a divinis, che si trova da sette mesi nel reparto “protetti” del carcere di Forlì, con l’accusa di abusi sessuali su alcuni minori della parrocchia. Martedì scorso, il tribunale della Libertà di Bologna gli ha concesso gli arresti domiciliari e venerdì l’ex sacerdote è partito alla volta della struttura altotiberina. Nelle sei pagine di ordinanza, emessa dal tribunale in composizione collegiale, si ritiene ormai esaurito il rischio di un inquinamento delle prove da parte del religioso. Don Desio ha in pratica ammesso le sue colpe e ha indirizzato al tribunale una lettera in cui si è dichiarato “sinceramente pentito della sua condotta”. Nella struttura, situata sulle colline a circa due chilometri dal centro città, l’uomo sarà costantemente seguito da una équipe di aiuto psicologico e non potrà avere contatti con il mondo esterno. Tre anni fa villa Sacro Cuore, da tempo inutilizzata, ottenuto il parere favorevole del Collegio dei Consultori e del Consiglio presbiteriale, è diventata casa d’accoglienza. L’edificio, dotato di cinquantasei posti letto, accoglie preti malati o in difficoltà ed è gestita da due sacerdoti dell’Amore Misericordioso di Collevalenza. L’attività è condivisa e sostenuta dalla Cei.

  • L’Onu: Vaticano responsabile degli abusi sessuali sui bambini

    L’Onu: Vaticano responsabile degli abusi sessuali sui bambini

    Preti pedofili, Santa Sede sotto accusa.

    Le scelte del Vaticano hanno permesso abusi sessuali su decine di migliaia di bambini, violando la convenzione per i diritti dei minori.
    Lo ha detto l’Onu in un rapporto in cui sottolinea le responsabilità della Chiesa nello scandalo dei preti pedofili (leggi il testo tradotto) (Pdf originale).
    Il pesante atto d’accusa è arrivato dalla commissione delle Nazioni Unite per i diritti dei minori, che ha denunciato le politiche della Santa Sede che hanno permesso a religiosi di abusare sessualmente di decine di migliaia di bambini e ragazzi. Nel mirino sono finite anche le posizioni del Vaticano su omosessualità e aborto.
    La Santa Sede ha replicato vedendo in alcune di queste critiche un «tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa».
    «RIMUOVERE I RESPONSABILI». L’organismo dell’Onu ha chiesto «l’immediata rimozione» dei responsabili di abusi sui minori, che dovrebbero essere «consegnati» alle autorità civili, oltre all’apertura degli archivi sui pedofili e sugli uomini di Chiesa che hanno coperto i loro crimini.
    «LA CHIESA NON HA RICONOSCIUTO I CRIMINI». Il Comitato si è detto «seriamente preoccupato» dal fatto che la Santa Sede «non abbia riconosciuto la portata dei crimini commessi e non abbia adottato le misure necessarie per affrontare i casi di abusi sessuali su minori e per proteggere i bambini».
    POLITICHE E PRATICHE SOTTO ACCUSA. Inoltre il Vaticano «ha adottato politiche e pratiche» che hanno portato alla prosecuzione di abusi e all’impunità degli autori.
    Le osservazioni finali sono state stilate in seguito all’esame del rapporto della Santa Sededello scorso gennaio sul rispetto della Convenzione sui diritti del fanciullo.
    SANTA SEDE: «LINEA IDEOLOGICA». La replica del Vaticano è stata piccata. «L’aspetto negativo del documento che l’Onu ha prodotto è che sembra quasi che fosse già stato preparato prima dell’incontro del Comitato con la delegazione della Santa Sede», ha detto monsignor Tomasi, osservatore vaticano all’Onu di Ginevra, che ha parlato di «linea ideologica».
    Successivamente il segretario di Stato Pietro Parolin ha fatto sapere che «la Santa Sede si riserva di rispondere dopo aver preso conoscenza e aver approfondito i rilievi fatti» dal rapporto.

    «Codice del silenzio per coprire i crimini» L’organismo Onu garante dei diritti dei minori ha ricordato in particolare lo scandalo irlandese delle ‘case Magdalene’, istituti gestiti da suore in cui le ragazze facevano le lavandaie, in condizioni di semi-schiavitù.
    Nel rapporto si ricorda che i responsabili degli abusi sono stati spostati di parrocchia in parrocchia «in un tentativo di coprire questi crimini», difficilmente riferibili alle autorità giudiziarie nei Paesi in cui sono stati commessi «a causa di un codice del silenzio imposto su tutti i membri del clero sotto la pena della scomunica».
    «QUANTI SONO I FIGLI DEI PRETI?». Il Comitato dell’Onu ha esortato la Santa Sede a «valutare il numero di bambini nati da preti cattolici, scoprire chi sono e prendere tutte le misure necessarie per garantire i diritti di questi bambini a conoscere e ad essere curati dai loro padri», ponendo fine alla pratica degli «accordi di riservatezza» nell’ambito dei piani di sostegno finanziario per le madri.
    «DEPENALIZZARE L’OMOSESSUALITÀ». Al Vaticano è stato chiesto poi di «condannare tutte le forme di molestia, discriminazione o violenza contro bambini sulla base del loro orientamento sessuale o quello dei loro genitori e di sostenere gli sforzi a livello internazionale per la depenalizzazione dell’omosessualità».
    CRITICHE SULL’ABORTO. Infine l’Onu ha invitato la Chiesa a «rivedere la propria posizione sull’aborto» quando è a rischio la vita e la salute delle donne incinte e a «identificare circostanze in cui l’accesso ai servizi di aborto possa essere ammesso» modificando il canone 1398 in materia. Il Comitato ha citato con «profonda preoccupazione» le sanzioni decise dalla Chiesa nel 2009 in Brasile contro una madre e un medico che praticò l’aborto per salvare la vita a una bimba di nove anni, rimasta incinta dopo essere stata violentata dal patrigno.

    http://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2014/02/05/lonu-vaticano-responsabile-degli-abusi-sessuali-sui-bambini/109626/

  • PARLA LO PSICOLOGO: “I PEDOFILI NON GUARISCONO.”

    PARLA LO PSICOLOGO: “I PEDOFILI NON GUARISCONO.”

    ALESSANDRO CALDERONI

    Lo afferma lo psicologo che cura, fra gli altri, anche i preti che abusano di minorenni. Per questo, spiega, non è prudente lasciarli al loro incarico. A mezzo chilometro dalla Basilica di San Pietro, in Vaticano, lavora un professionista che conosce i più cupi segreti di alcuni membri del clero. Non è un confessore ma un clinico. Poco meno di sesant’anni, origini pugliesi, uomo di scienza prima che uomo di fede, Aureliano Pacciolla insegna psicologia della personalità alla Lumsa ed è psicoterapeuta orientato verso l’ipnosi e il cognitivismo. Dirige la collana Psicologia e interdisciplinarità dell’editore Laurus Robuffo ed è consulente tecnico del tribunale di Roma e della Sacra rota. Il suo campo d’azione specifico riguarda l’abuso sessuale: in particolare l’abuso su minorenni e la pedofilia.

    In qualità di terapeuta tenta il recupero di pazienti che si sono macchiati di questi reati anche all’interno del clero. In veste di studioso e ricercatore, è chiamato a tenere corsi di aggiornamento per superiori del clero, su questi temi. «Il primo caso di cui mi sono occupato riguardava un laico e mi ha insegnato che riconoscere un pedofilo non è cosa semplice, anche se sei un esperto» spiega Pacciolla.
    «Bruno aveva 35 anni e veniva da me per curare i suoi stati d’ansia dovuti alla separazione dalla moglie e alla disoccupazione. Dopo 2 anni di trattamento, di punto in bianco, mi rivelò che molto tempo prima aveva abusato di sua figlia, quando lei aveva 4 anni. La toccava mentre dormiva». Come andò a finire? La ragazza a 16 anni soffriva di stati dissociativi che non le permettevano di studiare con profitto. Il padre sparì poco dopo avermi rivelato il suo segreto.

    Quando vide il primo pedofilo in abito talare?
    Era il 1995 e mi trovavo fuori Roma. Un viceparroco di 29 anni trovò un pretesto per avvicinarmi e mi confidò che allenava la squadra di calcio dell’oratorio e al termine delle partite si improvvisava massaggiatore per toccare i bambini di 8-9 anni. Dopo il racconto, non si fece più vivo. Ricordo anche il caso di un frate straniero 55enne: da un lato aveva un’autentica ossessione per l’orario delle messe e per alcune sequenze di preghiere; dall’altro metteva in pratica fantasie masturbatorie con bambini, con la scusa che «anche loro sorridevano. Messo di fronte al fatto che un bambino non può scegliere liberamente di partecipare a un atto sessuale, dopo tre sedute si volatilizzò pure lui. In entrambi i casi segnalai i soggetti al vescovo di riferimento e all’autorità giudiziaria.

    Lei denuncia i suoi pazienti?
    L’obbligo di referto prevale sul segreto professionale quando è a rischio un bene comune. Poiché arrestare le tendenze pedofile di un soggetto è impossibile, occorre impedirgli di delinquere ulteriormente.

    Le sue segnalazioni hanno sempre effetto?
    Intervenni ripetutamente contro un prete che aveva abusato di sette adolescenti e pretendeva addirittura di farsi nominare superiore. Non finì in galera ma restò al suo posto. A poco a poco le famiglie coinvolte ritirarono le denunce e il caso si spense. Ma di certo quel frate non è guarito.

    Un pedofilo è incurabile?
    Curabile ma inguaribile, a mio parere. Primo, è veramente difficile che un pedofilo venga a chiedere aiuto da solo: arriva in terapia per altri disturbi o se viene implicato in vicende giudiziarie. Secondo, un pedofilo non riconosce la propria inclinazione, oppure non ritiene che abbia una connotazione negativa. Terzo, trattandosi di una preferenza sessuale, è pressoché impossibile variarla clinicamente. Quarto, messo davanti ai dati di fatto, in poche sedute il pedofilo abbandona il trattamento.

    Cosa pensa dell’ipotesi di castrazione chimica?
    Elimina solo l’erezione ma il pedofilo resta tale e sfoga le proprie pulsioni con altre parti del corpo, anche con maggiore veemenza a causa della frustrazione.

    Come si interviene allora su un paziente affetto da pedofilia?
    Somministrandogli antidepressivi Ssri a basso dosaggio lo si rende più permeabile al colloquio psicoterapeutico. In quella sede è possibile abituarlo a riconoscere in anticipo le immagini mentali che lo portano all’eccitazione, aumentando quindi le sue possibilità di autocontrollo. Ma anche quando il soggetto è collaborativo resta come un vulcano spento che può esplodere improvvisamente. Per questa ragione non credo sia prudente che i sacerdoti pedofili tornino ai loro incarichi.

    Il Vaticano cosa le dice?
    Personalmente non ho mai subito alcuna censura, anche se so che in non pochi casi è stata messa in atto una vera e propria «cover up policy» da parte di soggetti ecclesiastici. Non sempre le autorità ecclesiastiche hanno collaborato con le indagini delle autorità giudiziarie. Ora sembra che vi sia maggiore disponibilità, ma le resistenze sono ancora eccessive. In tribunale i casi di pedofilia in seno al clero sono sempre più frequenti.

    Il fenomeno è in crescita?
    È solo una questione di visibilità. Il clero dei paesi anglosassoni ha una maggiore percentuale di casi di pedofilia conclamata perché i loro sistemi giudiziari vantano certezza e immediatezza della pena. Al contrario, dove la pena è solo probabile e lontana nel tempo, la denuncia diventa una fonte di stress per la vittima e i suoi familiari. Alcuni poi ritengono che nelle culture latine, a prevalenza cattolica, sia più facile per la Chiesa tenere nascosta un’infamia.

    Ci sono differenze tra pedofili laici ed ecclesiastici?
    No. Le cause sono comuni: traumi subiti in infanzia o desiderio di provare nuove esperienze. Per tutti e due la pedofilia può essere una patologia, se la tendenza è stabile nel tempo, o soltanto un reato, per il quale basta un unico atto sessuale.

    Chi è la vittima tipo del prete pedofilo?
    I sacerdoti abusanti di orientamento eterosessuale molestano di solito le fedeli adulte e, meno frequentemente, suore e bambine. I sacerdoti pedofili con orientamento omosessuale, invece, statisticamente prediligono i bambini, specialmente prepuberi.

    Cosa succede a questi bambini quando diventano grandi?
    Difficile dirlo. Molti accusano un grave disturbo di personalità, detto borderline. Spesso i maschi esternalizzano la sofferenza diventando a loro volta abusanti, mentre le femmine soffrono in modo più intimo.

    Si è mai lasciato sopraffare dall’orrore di un racconto?
    Non posso dimenticare la storia di un quarantenne che dopo aver abusato della figlia primogenita, ormai diciassettenne, si era dedicato ai due gemelli secondogeniti, dodicenni: un maschio e una femmina. Violentava entrambi e, quando la bimba rimase incinta, la portò ad abortire firmando perché uscisse in anticipo dall’ospedale per poterla subito violentare di nuovo. Al termine dell’incidente probatorio andai nel bagno del tribunale a piangere.

    Panorama n. 50

  • “Difficile curare i preti pedofili  in un ambiente ecclesiastico”

    “Difficile curare i preti pedofili in un ambiente ecclesiastico”

    Il parere del professor Maurizio Marasco, docente di Psicopatologia forense alla Sapienza di Roma

    MILANO – La psichiatria accademica tende a minimizzare le possibilità di recupero per i soggetti che abusano di minori, soprattutto se non curati precocemente, e tende ad escludere l’efficacia riabilitativa di qualsiasi trattamento farmacologico, compresa la castrazione chimica. La pedofilia non è una malattia mentale, ma piuttosto un disturbo abnorme del comportamento sessuale che di solito emerge durante lo sviluppo evolutivo, in età prepuberale.

    “Il pedofilo non è un malato di mente e conserva la capacità di rendersi conto del valore o disvalore delle proprie azioni”, spiega lo psichiatra Maurizio Marasco, professore di Psicopatologia forense all’università “La Sapienza” di Roma. “Quando compiono l’atto, questi soggetti sono molto attenti nell’occultare la propria azione sessuale. Sono astuti e abili nel nascondere tutte le prove a loro carico e sanno benissimo che stanno commettendo dei reati”.

    Il professor Marasco spiega di aver incontrato, in qualità di perito nominato dal tribunale, preti accusati di molestie sessuali su minori: “Per esperienza ritengo che i soggetti che sono protagonisti di questi comportamenti si sono avviati verso il sacerdozio con personalità già deviate fin dal loro processo evolutivo. Nei rari casi in cui i disturbi si manifestano dopo l’ordinamento, probabilmente c’è un’immaturità dal punto di vista psicosessuale”.

    Sembra che la medicina ufficiale ignori le strategie di sostegno attuate dai Padri Venturini. Nonostante queste comunità religiose si avvalgano anche di specialisti laici, tutto rimane sotto uno scrupoloso riserbo. “Posso immaginare che questi soggetti vengano sospesi dal sacerdozio e inviati in una comunità per essere sottoposti a cure”, prosegue il professor Marasco, “Ho qualche dubbio però che in un ambiente chiuso come quello ecclesiastico si possano ottenere buoni risultati. Inoltre affidare questi soggetti a psicologi che vengono dallo stesso ambiente, mi lascia perplesso”. Poiché i sacerdoti, psicologo e paziente, condividono lo stesso mondo e la stessa morale, il terapeuta, anziché mantenere una posizione neutra, tenderà a esercitare il giudizio e a far emergere il senso di colpa, piuttosto che la consapevolezza delle proprie pulsioni. Sulle possibilità di reinserimento dei pedofili nel loro ambiente, Marasco è categorico: “Ho enormi riserve sul reintegro dei sacerdoti pedofili in un contesto che li esponga a contatti con minori. Nei soggetti adulti la possibilità di debellare questa anomalia del comportamento è minima, per non dire nulla. Il rischio che si riattivi è altissimo”.

    Il professor Marasco spiega che, in linea di massima, i soggetti pedofili non accettano spontaneamente una terapia di tipo psichiatrico. Senza questa volontà la psicoterapia non può essere efficace. Il pedofilo non vuole uscire dalla sua situazione perché da essa trae gratificazione. Nel sistema sanitario italiano, soprattutto in quello pubblico, non ci sono centri in grado di accogliere questo tipo di casi. Una volta uscito dal carcere il pedofilo rimane un soggetto pericoloso. “Sarebbe utile, come succede ad esempio in Svizzera, che si costituissero dei centri che possano aiutare i pazienti ad inibire i propri impulsi in modo da non compiere l’atto”, continua lo psichiatra.”Oltre a questa mancanza In Italia c’è un rifiuto anche da parte di molti miei colleghi a curare soggetti che hanno un disturbo così sgradevole, per usare un termine elegante. C’è un rifiuto davanti ad azioni così degradanti. La terapia dovrebbe cominciare subito: il carcere non deve essere solo un luogo di afflizione, ma deve avere un ruolo nella riabilitazione. Rimessi in libertà questi soggetti dovrebbero essere inseriti in comunità e trattati con psicoterapie cognitive e relazionali per evitare il ritorno di comportamenti deviati, anche se l’alterazione rimarrà comunque sempre latente: fa parte dello stile di vita del soggetto ed è molto difficile sradicarla”.

    24 luglio 2013

    http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/07/24/news/preti_pedofili-62446106/

  • DON REBAGLIATI: Ho denunciato e adesso vogliono uccidermi.

    DON REBAGLIATI: Ho denunciato e adesso vogliono uccidermi.

    Don Carlo Rebagliati, ex Economo della Diocesi di Savona, racconta che per aver denunciato gli intrecci ed affari tra Chiesa, Ior, massoneria e ‘ndrangheta è a rischio della vita.

    Che da Roma è arrivato l’ordine di eliminarlo, racconta… è fine 2011. Dall’estate 2012 ha “incidenti” con la macchina per la dialisi ed a gennaio 2013 muore.

    Nell’audio di questo video alcuni frammenti di cosa raccontava nel finire del 2011, epurato dagli interventi degli interlocutori per non “esporli”.

  • Il prete pedofilo è sieropositivo. Vittime a rischio AIDS, Il vescovo: “lo sapevo dal 1990, era meglio se usava il preservativo”

    Il prete pedofilo è sieropositivo. Vittime a rischio AIDS, Il vescovo: “lo sapevo dal 1990, era meglio se usava il preservativo”

    Un prêtre a été condamné, vendredi, à huit ans de prison pour le viol d’un enfant de chœur, âgé de 14 ans au moment des faits. Séropositif, le prêtre n’avait pas contaminé la victime.
    Le prêtre de Sainte-Marie, Jacky Hoarau, a été condamné par la cour d’assises de Saint-Denis-de-la-Réunion.

    Accusé d’avoir violé un adolescent âgé de 14 ans, le père Jacky Hoarau a été condamné ce vendredi à 8 ans de prison, l’avocat général ayant requis une peine qui ne soit pas inférieure à 7 ans de prison.

    La mère d’un enfant de chœur a découvert en 2010 que son fils avait subi plusieurs viols entre 2008 et 2009 par le père Hoarau, prêtre de la paroisse Sainte-Marie de Saint-Denis de La Réunion. Séropositif, le prêtre n’a toutefois pas contaminé le jeune garçon. Ce dernier raconte à sa mère le calvaire qu’il subit : régulièrement après la messe, le père Hoarau l’embrasse en évoquant le baiser des apôtres, avant de lui imposer des actes sexuels, notamment des fellations.

    Incarcéré pendant six mois après son arrestation en 2010, le père Hoareau est jugé depuis jeudi 26 avril devant la cour d’assises de Saint-Denis de La Réunion. C’est la première fois qu’un prêtre est jugé pour de tels faits sur cette île.
    L’évêque de la Réunion : “Mieux vaut le préservatif que donner la mort”

    Appelé à témoigner durant l’audience, l’évêque de la Réunion, Mgr Gilbert Aubry, a bien précisé que la mère de l’enfant de chœur a dit que « l’Église n’a fait aucune pression et aucune menace sur elle », décrit le Journal de l’île de la Réunion. L’évêque a précisé que, durant les années 1990, le père Jacky Hoarau lui avait confié qu’il était homosexuel et séropositif. Le curé avait alors été envoyé au Québec pour y suivre une « thérapie sexuelle. Je lui ai dit que si son comportement débordait sur des enfants, je ferai un signalement », a poursuivi à l’audience Mgr Aubry, dont les propos sont rapportés par le quotidien régional réunionnais.

    « Le père Hoarau aurait pu transmettre la mort à cet enfant », a souligné le président de la cour d’assises. « Evidemment », a répondu l’évêque. « Ma position est connue. Mieux vaut le préservatif que donner la mort et recevoir la mort ».

    Pendant l’audience, le père Hoarau a avoué les actes sexuels, mais a nié les viols. Il reconnaît sa faute mais parle toutefois d’un « accident ». L’affaire a déclenché l’indignation dans la communauté catholique de l’île.
    Actu France-Soir / Service Faits Divers (avec l’AFP)

  • Altri cinque ragazzi sono stati molestati da don Sergio

    Altri cinque ragazzi sono stati molestati da don Sergio

    IL CASO. Quando era in servizio a S. Croce
    Il prete ha patteggiato 22 mesi complessivamente per 6 episodi
    15/06/2012

    Non un ragazzo. Sono sei complessivamente le parti offese nel procedimento che ha visto don Sergio patteggiare l’altra mattina in tribunale davanti al giudice Massimo Gerace. Per lui un anno, dieci mesi e 20 giorni di reclusione; l’accusa a suo carico era di violenza sessuale continuata, dall’estate 2006 ai primi giorni di gennaio di quest’anno. Don Sergio Rappo, 59 anni (era assistito dall’avv. Michele Carotta), all’epoca dei fatti era in servizio nella parrocchia di Santa Croce a Schio, da dove è stato subito trasferito dalla Curia vicentina che ha seguito passo passo la delicatissima vicenda ed ha aiutato le vittime, anche economicamente. In base a quanto ricostruito dai carabinieri della stazione di Schio e dai colleghi della sezione della procura, coordinati dal pubblico ministero Antonella Toniolo, i contatti illeciti del sacerdote erano iniziati parecchi anni fa. L’indagine era scattata dopo la denuncia di un ragazzo di 20 anni, che aveva denunciato le pesanti molestie del sacerdote, avvenute nei locali dell’oratorio. Don Rappo, si legge scorrendo il capo di imputazione, «con violenza di natura psicologica, consistita nell’aver costruito un rapporto di fiducia e di intimità graduale con il giovane, tanto da indurlo a fare affidamento su di lui; con minaccia consistita nel timore di perdere l’unica occasione di lavoro dopo un periodo di disoccupazione; con abuso d’autorità, per il ruolo di sacerdote e datore di lavoro», lo costringeva a subire atti sessuali in diverse occasioni. Non solo. Nel corso delle indagini è emerso che nell’estate 2006 don Sergio aveva carpito la fiducia di un ragazzino di 13 anni, che faceva l’animatore in parrocchia: lo aveva invitato da solo in oratorio, gli aveva offerto un’aranciata e 10 euro e lo aveva toccato. Nell’estate 2011 era accaduto ad un ragazzo di 16 anni, che ricevette una mancia in cambio di alcuni lavori e di un’aranciata; il prete gli fece dei massaggi, il ragazzino si allontanò. Infine, ad altri tre giovanissimi aveva chiesto di scambiarsi dei massaggi dietro il pagamento di piccole mance, ma dopo i primi toccamenti i minorenni avevano reagito ed erano scappati. Queste ulteriori cinque vittime si erano rivolte in caserma quando la vicenda era diventata di dominio pubblico. Il sacerdote, pentito, ha preferito patteggiare. La pena è stata sospesa. D.N.