Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Scolopi

  • Condannato a 10 anni per abusi su chierichetto, in appello i legali di don Melis chiedono sconto di pena

    Condannato a 10 anni per abusi su chierichetto, in appello i legali di don Melis chiedono sconto di pena

    È stato condannato a 10 anni dal tribunale di Savona per violenza sessuale su un chierichetto dodicenne e ora i legali di don Andrea Melis chiedono in appello uno sconto di pena perché il sacerdote soffre di un disturbo psichiatrico.

    Melis è stato ritenuto responsabile di aver commesso ripetuti abusi sessuali su un chierichetto del ponente ligure che, all’epoca dei fatti, aveva 12 anni. Nel corso del dibattimento erano emersi numerosi dettagli sui regali che il sacerdote avrebbe fatto alla giovane vittima: videogiochi, denaro, abiti firmati, ricariche telefoniche.

    Attenzioni che, secondo l’accusa, servivano a costruire un legame di dipendenza psicologica con il sacerdote. Al don, al termine del primo grado erano state negate le attenuanti generiche e la giudice Laura De Dominicis, nel valutarne negativamente la personalità, aveva sottolineato la “totale assenza di empatia” dell’imputato per la persona offesa.

    “Questa caratteristica della personalità del religioso – sostengono adesso i suoi legali, gli avvocati Raffaele Caruso e Graziella Delfino – è conseguenza di una patologia psichiatrica che comprende anche tratti narcisistici”, evidenziati nella stessa perizia psichiatrica a cui Melis era stato sottoposto in incidente probatorio.

    I difensori nel ricorso hanno spiegato che l’ex sacerdote, che attualmente si trova agli arresti domiciliari in una comunità religiosa per il recupero dei sex offender, è in cura farmacologica per questa patologia che, seppur non abbia inciso – come sostenuto nella perizia – sulla sua capacità di intendere e di volere, deve però essere valutata per attenuare l’entità della condanna con la concessione delle ‘generiche’.

    Membro dell’Ordine dei Padri Scolopi, Melis era stato direttore di una scuola elementare a Savona, presidente della Fidae Liguria — la federazione delle scuole cattoliche — e parroco a Finale Ligure.

    https://www.fanpage.it/attualita/condannato-a-10-anni-per-abusi-su-chierichetto-in-appello-i-legali-di-don-melis-chiedono-sconto-di-pena/

  • Il sistema Orbán collassa su un caso di pedofilia

    Il sistema Orbán collassa su un caso di pedofilia

    János Vásárhelyi, l’uomo che ha fatto assaggiare a Viktor Orbán l’aspro sapore della sconfitta, uscirà di prigione a breve, forse già domani, dopo aver scontato una condanna a otto anni per aver abusato sessualmente di almeno dieci ragazzi minorenni tra il 2004 e il 2016. Il tribunale di Budapest ha confermato che la sua scarcerazione è prevista infatti per la seconda metà di aprile.

    Ironia della sorte, a pochi giorni dalla disfatta di Fidesz alle elezioni torna dunque in libertà l’ex direttore dell’orfanotrofio Kossuth Zsuzsa di Bicske che ne ha provocato l’inarrestabile caduta. Anche Orbán, infatti, è scivolato fatalmente su un caso di abusi sessuali, trascinandosi dietro il suo partito e tutta la retorica da “padre della patria” che aveva costruito in vent’anni di governo del paese.

    Il caso di Vásárhelyi è al centro dello scandalo della grazia (kegyelmi ügy in ungherese) che nel febbraio 2024 ha sorpreso alcuni fedelissimi di Orbán nell’atto di aiutarsi a vicenda dopo aver coperto un pedofilo. Fra questi, tre nomi di assoluto rilievo: l’allora presidente della repubblica Katalin Novák, pupilla di Orbán, che l’aveva spinta a candidarsi alla presidenza nel 2022; la ministra della giustizia Judit Varga, ex moglie dell’attuale premier ungherese Peter Magyar; e il vescovo della Chiesa riformata ungherese Zoltàn Balog, figura chiave di questa vicenda e dell’intero periodo orbaniano.

    Ma andiamo con ordine. Il 2 febbraio 2024 è emerso che il 27 aprile 2023, il giorno antecedente la visita apostolica in Ungheria di papa Francesco, la presidente della Repubblica Katalin Novák aveva concesso la grazia a 25 persone, fra cui Endre Kònya, ex vicedirettore dell’orfanotrofio Kossuth Zsuzsa di Bicske, una cittadina a una trentina di chilometri dalla capitale. Kònya era stato condannato a tre anni e quattro mesi di reclusione per aver aiutato a coprire le violenze sessuali compiute dal suo superiore Vàsarhely: aveva tentato infatti di persuadere uno dei bambini abusati a non raccontare quello che aveva subito dal direttore e a non testimoniare contro di lui. Un atto di complicità gravissimo, che unisce l’insabbiamento di un pedofilo alla manipolazione di un bambino vittima di abuso, ma che non aveva dissuaso la presidente della Repubblica dal concedergli la grazia (quando peraltro Kònya era già ai domiciliari e non gli restavano da scontare che pochi mesi). Cosa ancora più grave, Novák nell’occasione aveva anche revocato all’ex vicedirettore il divieto di esercitare la sua professione. Via libera, quindi, come se non fosse successo nulla.

    E nulla avremmo saputo, se non fosse stato per un’intervista pubblicata su HVG, uno dei principali giornali economici del paese, in cui un avvocato rivela come è arrivato a ricostruire l’intera vicenda. L’indignazione popolare in reazione alla notizia è fortissima e in pochi giorni costringe alle dimissioni la presidente della Repubblica Novák e l’ex ministra della giustizia Judit Varga, che aveva controfirmato la grazia, annuncia il suo completo ritiro dalla vita politica. Fidesz sacrifica le sue due politiche più note ma non è sufficiente a placare la furia dei cittadini contro il sistema Orban di corruzione e favoritismi: il 16 febbraio decine di migliaia di manifestanti si riuniscono in piazza degli Eroi a Budapest per chiedere al premier, fino a quel momento intoccabile, di farsi da parte. È l’inizio del declino dell’impero ventennale di Orbán.

    Katalin Novák l’ho sentita con le mie orecchie al Congresso mondiale delle famiglie di Verona del 2019, quando era ministra della famiglia, attaccare con veemenza la cosiddetta “ideologia gender”, che minava a suo dire il diritto dei bambini ad avere un padre e una madre. Raccoglieva gli applausi di Giorgia Meloni e di Matteo Salvini, oltre ovviamente alle ovazioni della truppa dei pasdaràn di Pro Vita, quando si ergeva a paladina dei più piccoli: «Sono madre di tre bambini, partorire è un privilegio – diceva – la vita è sacra e va protetta sin dal concepimento». Passano pochi anni, meno delle dita di una mano, e il suo slancio verso l’infanzia da proteggere si attenua fino a portarla, una volta diventata presidente, a concedere la grazia addirittura a un protettore di pedofili.

    Come ministra Novák ha preso misure ostili alla comunità Lgbtq, che spesso definisce una minaccia alla sicurezza dei bambini ungheresi ed è in questo clima che, nel giugno 2021, il Parlamento approva con 157 voti a favore e un solo contrario una legge che vieta la condivisione con i minori di qualsiasi contenuto che ritragga o promuova l’omosessualità o il cambio di sesso. Nato come provvedimento “anti pedofilia”, la norma è chiaramente discriminatoria delle persone omosessuali.

    Novák, nonostante sostenga le lobby ultracattoliche antiabortiste del Congresso mondiale delle famiglie, è protestante convinta: dal settembre 2021 è anche ambasciatrice di buona volontà dell’Associazione Ungherese di Aiuto alla Chiesa Riformata (HRCA). In un’intervista a Reformatus, il sito della Chiesa riformata ungherese, definisce la sua identità con una formula che non ci è nuova:

    «Io sono una cristiana ungherese riformata, una figlia, una madre, una moglie, una sorella».

    Chissà se si è fatta ispirare da Meloni proprio durante i giorni veronesi della comune lotta in difesa della famiglia naturale. Quel che è certo è che i suoi tre figli frequentano una scuola confessionale e lei stessa non manca un culto domenicale:

    «Sono una persona che cerca costantemente di approfondire la propria fede. La mia famiglia appartiene alla congregazione di via Hold a Budapest (la congregazione riformata di lingua tedesca), dove frequento anche un gruppo che si riunisce ogni due settimane con l’obiettivo di approfondire la fede».

    Ma resta una domanda: perché la presidente della Repubblica si dà tanta (deleteria) premura per un insegnante di provincia responsabile di un reato così orribile? Chi è Endre Kònya?

    Secondo quanto rivela Valasz, la famiglia Kónya è un’antica famiglia protestante molto nota nella zona di Bickse, tanto che la palestra della città porta il nome del padre di Endre. Sia lui che il padre erano presbiteri, cioè anziani di chiesa, membri laici che partecipano al governo della comunità riformata locale. La grazia ricevuta si inserisce in una prassi di favori da clan, nell’ambito della gestione del potere di una casta di intoccabili:

    «La decisione della grazia ha offerto uno spaccato delle profondità morali non solo del regime di Orbán, ma anche della leadership della Chiesa riformata. Il fatto che entrambi gli attori siano stati coinvolti in uno scandalo non è una coincidenza. Il governo lavora da quindici anni per trasformare le chiese in armi politiche. Questo obiettivo viene perseguito attraverso la pseudo-ideologia cristiana con cui giustifica ogni provvedimento, nonché attraverso l’opaco e malsano intreccio
    finanziario e istituzionale che caratterizza il rapporto tra lo Stato e le chiese cattolica e riformata (…). Questo è dimostrato dall’aumento dei sussidi statali, generalmente assegnati caso per caso tramite decisioni individuali, dal significativo patrimonio immobiliare trasferito alle chiese, dall’importanza della chiesa nell’istruzione (la percentuale di studenti delle scuole primarie che frequentano scuole gestite dalla chiesa è aumentata dal 7,4 al 17,3% tra il 2010 e il 2022, e la percentuale di studenti delle scuole secondarie dal 6,7 al 17,5% ).

    Naturalmente, anche prima del cambio di regime, le chiese venivano strumentalizzate a fini politici, e ciò avveniva attraverso il reclutamento di figure ecclesiastiche nel partito-stato. Il mezzo utilizzato era la minaccia di rivelare relazioni sessuali. Visti gli scandali ecclesiastici venuti alla luce di recente, è lecito supporre che la situazione non sia diversa sotto il regime di Orbán. Fidesz ha adottato i precedenti metodi del partito-stato e li sta applicando con successo, dal punto di vista della propria logica di potere».

    E non è tutto. Sentite ancora quel che riporta Valasz:

    “János Vásárhelyi, il direttore che ha violentato i bambini, è difeso dall’avvocato della famiglia Orbán nel processo di Bicskei. In precedenza aveva ricevuto numerosi riconoscimenti statali ed era stato candidato per un’organizzazione sostenuta da Fidesz alle elezioni amministrative del 2002, per la quale Viktor Orbán aveva personalmente fatto campagna elettorale”.

    Tutti protestanti e tutti di Fidesz. E qui dobbiamo presentare un altro personaggio chiave di questa storia e dell’intero periodo orbaniano, potentissimo ma poco noto ai giornali italiani. Si tratta di Zoltán Balog, vescovo della Chiesa riformata ungherese e pastore della stessa famiglia dell’ex premier. Dal 2012 al 2018 Balog è stato l’influente ministro delle Risorse umane dei governi Orbán, un “super ministero” il cui portafoglio copriva istruzione, cultura, sanità, politica familiare e integrazione dei rom. A capo per quasi due decenni della fondazione di Fidesz, la Polgari Magyarorszagert Alapitvany (Fondazione per un’Ungheria civica), ha contribuito a cementare l’alleanza fra chiesa riformata e governo. Nel 2020, lasciati gli incarichi di governo, diventa vescovo della diocesi di Dunamelléki (Budapest) e un anno dopo viene eletto presidente del Sinodo della Chiesa riformata.

    Amico intimo di Orban, Balog, che a Budapest è stato a lungo pastore della comunità di lingua tedesca, è anche il mentore politico e religioso di Katalin Novák ed è proprio lui che la convince a concedere la grazia allo scomodo fratello in fede Endre Kónya. Il cerchio si chiude: siamo in un contesto protestante in cui i vertici politici e religiosi del paese si sostengono a vicenda, anche a costo di chiudere gli occhi di fronte a un crimine di pedofilia.

    Stretto confidente di Viktor Orban sin dagli anni ‘80, Balog non è mai diventato membro di Fidesz ma questo non gli ha impedito di giocare un ruolo determinante nel consolidare la nuova immagine conservatrice del partito al potere, basato su un uso strumentale della religione. Sebbene la Chiesa riformata abbia a lungo goduto di uno stretto rapporto con Fidesz, sotto l’influenza di Balog ha goduto di privilegi e finanziamenti pubblici mai visti prima: in cambio, ovviamente, della completa adesione alla politica reazionaria, omofoba, antidemocratica e razzista di Orbán.

    Balog non si è mai scusato con le vittime di Vásárhelyi ma alla fine è stato costretto anche lui a dimettersi dalla guida della chiesa riformata ungherese a causa dello scandalo della grazia. Secondo molti osservatori, è stata però più che altro un’operazione di facciata: infatti, non solo non ha lasciato l’incarico di vescovo di Dunamelléki (nonostante le proteste anche all’interno della chiesa riformata) ma ha fatto anche ampiamente capire ai fedeli che dal suo ruolo dipendeva l’afflusso di denaro alla chiesa. Ora però il vento è cambiato ed è probabile che Peter Magyar voglia fare piazza pulita del cerchio magico che sosteneva il suo predecessore. Tanto più che Magyar, cattolico educato dai Padri Scolopi a Budapest, non è sensibile all’ambiente riformato di Orbán. In campagna elettorale ha già detto che continuerà a finanziare le chiese con fondi statali ma tutto il sistema andrà comunque riformato nell’interesse di una maggiore (e necessaria) trasparenza. Non sarà in ogni caso un’impresa facile, come sottolinea Péter Techet dell’Institut für den Donauraum und Mitteleuropa di Vienna, citato da The Tablet:

    «mentre il cambiamento dalla posizione nazionalista cristiana di Fidesz potrebbe essere relativamente rapido a livello istituzionale, quello della scietà civile è più complicato, perché la popolazione è stata “bombardata per anni dalla propaganda nazionalista cristiana, xenofoba, antieuropea e antioccidentale”. In questo contesto, secondo Techet, potrebbe essere necessario un lavoro di rieducazione, probabilmente della durata di decenni».

    (foto Giacomo Dalmas)

  • Violenza sessuale nei confronti di un minorenne, Padre Melis condannato a 10 anni

    Violenza sessuale nei confronti di un minorenne, Padre Melis condannato a 10 anni

    10 anni. Questa la sentenza di condanna con il rito abbreviato in Tribunale a Savona nei confronti di Padre Andrea Melis.

    Il parrocco, difeso dagli avvocati Graziella Delfino e Raffaele Caruso, era accusato di violenza sessuale nei confronti di un minorenne e nel processo davanti al Gip Laura De Dominicis si erano costituite come parti civili l’Associazione Rete L’Abuso, assistita dal legale Luca Battaglieri, l’Associazione No Child Abuse e gli Scolopi di Genova rappresentati dal legale Andrea Sciello.

    Gli avvvocati difensori avevano prodotto una perizia psichiatrica che era stata accolta dal Gip ma di fatto respinta dal perito che aveva escluso l’incapacità di intendere e di volere.

    Lo scorso ottobre 2024 dopo un periodo in carcere a Genova Pontedecimo Melis era tornato agli arresti domiciliari in una residenza protetta in Umbria.

    Il fascicolo passato per competenza territoriale da Genova al Tribunale di Savona (per quanto riguarda le violenze che sarebbero state effettuate a Finale Ligure) aveva visto portare il gip a decidere di disporre il carcere in quanto a seguito di una segnalazione dei carabinieri di Genova, l’Istituto dei Padre Scolopi di Chiavari dove il sacerdote era ai domiciliari non sarebbe stata una collocazione idonea perché vicina alle scuole e quindi un luogo “potenzialmente a rischio di reiterazione del reato”. Per lui si erano quindi aperte le porte di una comunità umbra.

    Lo scorso dicembre era stato poi svolto l’incidente probatorio e a gennaio erano state concluse le indagini con il rinvio a giudizio. A maggio erano state accolte dal giudice le parti civili e la perizia psichiatrica di parte. A giugno poi era stato conferito l’incarico al perito.

    Melis, appartenente all’ordine dei Padri Scolopi, era stato direttore della scuola elementare della Fondazione Assarotti ed ex presidente della Fidae Liguria (Federazione di scuole cattoliche primarie e secondarie, aveva poi presentato le dimissioni nel giugno scorso).

    Nel savonese è stato anche parroco della chiesa di Sant’Antonio da Padova a Finale Ligure. E proprio nel finalese le accuse più pesanti: il sacerdote infatti avrebbe abusato di un giovane chierichetto (quando la vittima aveva 12 anni e sino al compimento dei 16).

    Le violenze sessuali si sarebbero verificate nella chiesa degli scolopi finalesi, per questo la Gip del Tribunale di Genova si è dichiarata “territorialmente incompetente” con il fascicolo che è stato destinato al Palazzo di Giustizia savonese.

    Il parroco era accusato di abusi sessuali ai danni di un ragazzino, che abitualmente svolgeva le mansioni di chierichetto, ed era stato “ricompensato” con soldi, videogiochi, vestiti griffati, sigarette elettroniche. Ma il religioso avrebbe tentato approcci anche con altri sette minorenni, alcuni anche suoi ex alunni della Assarotti, attirati nel suo appartamento sempre con “regalini”.

    Nell’ordinanza, la giudice aveva sottolineato come il sacerdote avesse agito sotto “la spinta di impulsi perversi”, carpendo la fiducia dei minori “attirandoli a casa sua, vicino le chiese” e facendoli “accedere a tutto ciò che un adulto proibisce”.

    La sua pericolosità, secondo la giudice, “non è connessa esclusivamente alla sua qualità di sacerdote e di insegnante, da cui è sospeso, ma anche alla sua capacità, acquisita proprio per effetto delle professioni svolte, di avvicinarsi ai minori, di farsi capire dagli stessi, ponendosi come loro amico e complice”.

    Oltre alla sentenza che ha confermato in toto la richiesta di condanna della Pm Milocco, il giudice ha disposto l’interdizione perpetua dei pubblici uffici oltre da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, da ogni ufficio, servizio, in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori.

    È stata inoltre applicata la misura di sicurezza, dopo l’esecuzione della pena per la durata di cinque anni.

    Melis è stato condannato anche al risarcimento danni che liquida in via previsionale per 50.000 euro a beneficio della persona offesa (erano già stati versati 20mila euro) oltre alle spese legali e di perizia e alla rifusione dei compensi per la consulenza tecnica di parte.

    È stata liquidata la rifusione dei compensi alla associazioni costituite, No Child Abuse e Rete l’Abuso, riservando ad un separato giudizio la determinazione definitiva del risarcimento del danno.

    https://www.savonanews.it/2025/10/24/mobile/leggi-notizia/argomenti/cronaca-2/articolo/violenza-sessuale-nei-confronti-di-un-minorenne-padre-melis-condannato-a-10-anni.html#goog_rewarded

  • Abusi sessuali su minore, costituiti come parti civili Rete L’Abuso, l’Associazione No Child Abuse e gli Scolopi di Genova

    Abusi sessuali su minore, costituiti come parti civili Rete L’Abuso, l’Associazione No Child Abuse e gli Scolopi di Genova

    Prima udienza davanti al Gip Laura De Dominicis e al Pubblico Ministero Elisa Milocco nei confronti di Padre Andrea Melis.

    Il parrocco, difeso dagli avvocati Graziella Delfino e Raffaele Caruso, è  accusato di violenza sessuale nei confronti di un minorenne.

    Si sono costituite parti civili l’Associazione Rete L’Abuso, assistita dal legale Luca Battaglieri, l’Associazione No Child Abuse e gli Scolopi di Genova rappresentati dal legale Andrea Sciello.

    Gli avvvocati difensori hanno prodotto  una perizia psichiatrica che dice che è parzialmente incapace di intendere e volere ed è stata accolta dal Gip. È stato nominato inoltre il consulente tecnico Francesco Mollica che giurerà il prossimo 10 giugno. Gli avvocati difensori hanno richiesto il rito abbreviato subordinato alla perizia.

    È stata versata una somma di 20mila euro per la persona offesa.

    Lo scorso ottobre dopo un periodo in carcere a Genova Pontedecimo Melis era tornato agli arresti domiciliari in una residenza protetta in Umbria.

    Il fascicolo passato per competenza territoriale da Genova al Tribunale di Savona (per quanto riguarda le violenze che sarebbero state effettuate a Finale Ligure) aveva visto portare il gip a decidere di disporre il carcere in quanto a seguito di una segnalazione dei carabinieri di Genova, l’Istituto dei Padre Scolopi di Chiavari dove il sacerdote era ai domiciliari non era una collocazione idonea perché vicina alle scuole e quindi un luogo “potenzialmente a rischio di reiterazione del reato”.

    Per lui si erano quindi aperte le porte di una cumunità umbra.

    Lo scorso dicembre era stato poi svolto l’incidente probatorio e a gennaio erano state concluse le indagini con il rinvio a giudizio.

    Melis, appartenente all’ordine dei Padri Scolopi, era stato direttore della scuola elementare della Fondazione Assarotti ed ex presidente della Fidae Liguria (Federazione di scuole cattoliche primarie e secondarie, aveva poi presentato le dimissioni nel giugno scorso).

    Nel savonese è stato anche parroco della chiesa di Sant’Antonio da Padova a Finale Ligure. E proprio nel finalese le accuse più pesanti: il sacerdote infatti avrebbe abusato di un giovane chierichetto (quando la vittima aveva 12 anni e sino al compimento dei 16).

    Le violenze sessuali si sarebbero verificate nella chiesa degli scolopi finalesi, per questo la Gip del Tribunale di Genova si è dichiarata “territorialmente incompetente” con il fascicolo che è stato destinato al Palazzo di Giustizia savonese.

    Il parroco è accusato di abusi sessuali ai danni di un ragazzino, che abitualmente svolgeva le mansioni di chierichetto, ed era stato “ricompensato” con soldi, videogiochi, vestiti griffati, sigarette elettroniche. Ma il religioso avrebbe tentato approcci anche con altri sette minorenni, alcuni anche suoi ex alunni della Assarotti, attirati nel suo appartamento sempre con “regalini”.

    Nell’ordinanza, la giudice aveva sottolineato come il sacerdote avesse agito sotto “la spinta di impulsi perversi”, carpendo la fiducia dei minori “attirandoli a casa sua, vicino le chiese” e facendoli “accedere a tutto ciò che un adulto proibisce”.

    La sua pericolosità, secondo la giudice, “non è connessa esclusivamente alla sua qualità di sacerdote e di insegnante, da cui è sospeso, ma anche alla sua capacità, acquisita proprio per effetto delle professioni svolte, di avvicinarsi ai minori, di farsi capire dagli stessi, ponendosi come loro amico e complice”

    https://www.savonanews.it/2025/05/29/mobile/leggi-notizia/argomenti/cronaca-2/articolo/abusi-sessuali-su-minore-costituiti-come-parti-civili-rete-labuso-lassociazione-no-child-abu.html

  • Prima udienza del processo a padre Andrea Melis

    Prima udienza del processo a padre Andrea Melis

    Si è svolta oggi a Savona la prima udienza del processo a padre Andrea Melis, ex parroco di Finale Ligure ed ex preside della scuola elementare Assarotti di Genova, arrestato perché accusato di aver compiuto abusi sessuali su un ex chierichetto e un suo ex alunno.

    Il religioso, difeso dagli avvocati Raffaele Caruso e Graziella Delfino, era stato arrestato dai carabinieri di Genova nell’agosto dell’anno scorso.

    Davanti a Giudice Laura De Dominicis e al Pubblico Ministero Elisa Milocco si sono costituite parti civili l’Associazione Rete L’ABUSO, rappresentata dall’avvocato Luca Battaglieri, di cui era presente in aula anche il Presidente Francesco Zanardi, l’Associazione No Child Abuse, rappresentata dall’avvocato Greta Dressino, ed in fine gli Scolopi di Genova dove Melis era docente, rappresentati dall’avvocato Andrea Sciello.

    Il giudice Laura De Dominicis ha predisposto a fronte della richiesta di incapacità avanzata dai legali del Melis, la nomina di un consulente tecnico, il prof. Francesco Mollica che presterà giuramento il prossimo 10 giugno.

    Ha inoltre predisposto una provvisionale di 20.000€ per le due vittime del Melis.

  • Violenze sessuali giudizio immediato per padre Melis

    Violenze sessuali giudizio immediato per padre Melis

    Giudizio immediato per padre Andrea Melis, il parroco accusato di violenza sessuale nei confronti di minorenne a Finale e avances ad altri sette a Genova.

    E quanto richiesto dal pm Elisa Milocco dopo la chiusura delle indagini.

    Il fascicolo, passato per competenza da Genova a Savona (Le violenze sarebbero state compiute quando era parroco a Finale Ligure) aveva visto il giudice ridisporre il carcere in quanto a seguito di una segnalazione dei carabinieri di Genova, l’Istituto del padri Scolopi di Chiavari, dove Sacerdote era stato posto inizialmente ai domiciliari (dopo il primo arresto) era troppo vicino alle scuole e quindi potenzialmente a rischio.

    Per il Sacerdote si sono così aperte le porte di una comunità umbra dove adesso è rinchiuso da qualche mese.

    Lo scorso dicembre era stato poi svolto l’incidente probatorio a cui ha fatto seguito la chiusura delle indagini. Il pm Milocco chiede il giudizio immediato.

    Padre melis, appartenente ai padri scolopi, già direttore della scuola elementare della fondazione Asarotti a Genova, nel savonese era stato parroco della chiesa di Sant’Antonio da Padova a Finale Ligure.

    E proprio nel filanese gli sono state addebitate le accuse più pesanti: avrebbe a abusato di un giovane chierichetto di 12 anni.

  • Genova: abusi su minori, presunte vittime di sacerdote saranno sentite in incidente probatorio

    Genova: abusi su minori, presunte vittime di sacerdote saranno sentite in incidente probatorio

    I due ragazzini presunte vittime di padre Andrea Melis saranno sentiti in incidente probatorio. Una sorta di anticipazione del processo che serve a cristallizzare la prova.

    Melis era stato arrestato questa estate con l’accusa di violenza sessuale su minore. Nei giorni scorsi era stato scarcerato perché aveva chiesto e ottenuto, tramite i suoi legali Raffaele Caruso e Graziella Delfino, di essere trasferito in una comunità terapeutica per preti abusanti in Umbria. Melis, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, dava ricariche sulla Postapay, abiti griffati, videogiochi dopo gli abusi sessuali.

    Una delle due vittime, secondo il suo racconto, era stata abusata la prima volta quando aveva 12 anni e faceva il chierichetto in Liguria. Un altro era stato vittima di un tentativo di bacio, dopo avergli regalato una sigaretta elettronica. La Curia lo aveva sospeso dopo che era stato perquisito l’alloggio dove viveva. Appartenente all’Ordine dei Padri Scolopi, era direttore della Scuola elementare e della Fondazione Assarotti nel capoluogo ligure, in salita San Bartolomeo degli Armeni ed era presidente di Fidae Liguria (Federazione di scuole cattoliche primarie e secondarie) oltre che parroco della chiesa di Sant’Antonio da Padova a Finale Ligure in provincia di Savona.

    https://telenord.it/genova-abusi-su-minori-presunte-vittime-di-sacerdote-saranno-sentite-in-incidente-probatorio-78967

  • Arresto con l’accusa di pedofilia: padre Andrea Melis trasferito in una comunità terapeutica per farsi curare

    Arresto con l’accusa di pedofilia: padre Andrea Melis trasferito in una comunità terapeutica per farsi curare

    Dopo aver trascorso oltre un mese in carcere, padre Andrea Melis, il sacerdote appartenente all’ordine degli Scolopi arrestato con l’accusa di violenza sessuale su un dodicenne, ha ottenuto nuovamente gli arresti domiciliari.

    Consigliato dai suoi legali, Raffaele Caruso e Graziella Delfino, ha chiesto e ottenuto la custodia cautelare in una comunità terapeutica ecclesiastica che si occupa del recupero dei sacerdoti accusati o condannati per abusi sessuali a Perugia in Umbria. Si tratta di una delle 24 comunità di questo tipo in Italia.

    Arrestato il 2 agosto Melis era stato collocato ai domiciliari nell’Istituto dei Padri Scolopi di Chiavari. Una sistemazione ritenuta inadeguata dai carabinieri  coordinati da Michele Lastella, che avevano fatto una segnalazione al tribunale di Genova e poi a quello di Savona a cui l’inchiesta è passata per competenza territoriale. La collocazione era stata ritenuta non idonea per la vicinanza con una scuola. Così il sacerdote era stato arrestato ed era finito nel carcere di Pontedecimo.

    Domani intanto potrebbe essere deciso dal gip di Savona di ascoltare le due vittime dei presunti abusi in incidente probatorio. Poi per padre Melis potrebbe essere chiesto il rinvio a giudizio. 

    Melis, lo ricordiamo, è accusato di avere ripetutamente abusato di un ex chierichetto dodicenne  di Finale ligurie approfittando del suo ruolo e dell’influenza avuta come figura di riferimento nella vita del ragazzino.

    La gip genovese aveva sottolineato la pericolosità di Melis puntando sulle modalità con cui aveva agito: “Approfittando della sua qualità di sacerdote, tale da ingenerare fiducia nei minori e indurli a mentire ai genitori – aveva scritto – ha attirato i minori nei suoi appartamenti, tutti adiacenti a luoghi di culto e quindi ritenuti sicuri dai ragazzini; li ha letteralmente ricoperti di regali, facendoli accedere a tutto ciò che un adulto proibisce ai minori e cioè fumo e alcool, cominciando pian piano a sondare una loro eventuale disponibilità sessuale attraverso abbracci, bacetti sulle guance o sul collo”.

    Pericolosità, secondo la giudice, “non connessa esclusivamente alla sua qualità di sacerdote e di insegnante, da cui è sospeso, ma anche alla sua capacità, acquisita proprio per effetto delle professioni svolte, di avvicinarsi ai minori, di farsi capire dagli stessi, ponendosi come loro amico e complice”.

    Ora la nuova collocazione ai domiciliari sembra garantire non solo l’assenza di contatti con possibili giovani vittime ma anche un vero e proprio percorso di recupero che potrebbe essere utilia anche al momento del processo.

    Domani gli avvocati di Melis saranno in Procura a Savona. Probabile che per sentire le due presunte vittime di Melis il gip scelga di ricorrere all’incidente probatorio.

    https://www.ivg.it/2024/10/arresto-con-laccusa-di-pedofilia-padre-andrea-melis-trasferito-in-una-comunita-terapeutica-per-farsi-curare/

  • “Troppo pericoloso, domiciliari non idonei”: padre Andrea Melis trasferito in carcere

    “Troppo pericoloso, domiciliari non idonei”: padre Andrea Melis trasferito in carcere

    Genova. Padre Andrea Melis, il sacerdote appartenente all’ordine degli Scolopi arrestato con l’accusa di violenza sessuale su un dodicenne, è stato trasferito nel carcere di Pontedecimo.

    Il provvedimento è scattato su disposizione del gip del tribunale di Savona (cui è stato trasferito il fascicolo per competenza territoriale), che ha ritenuto che gli arresti domiciliari disposti lo scorso 2 agosto non fossero sufficienti a livello cautelare e per tutelare potenziali altre vittime.

    Per padre Melis erano infatti stati disposti i domiciliari nell’Istituto dei Padri Scolopi di Chiavari. Una sistemazione ritenuta inadeguata, “non idonea per soddisfare le esigenze cautelari” dal giudice savonese, competente per territorio sull’inchiesta alla luce del luogo in cui sono stati commessi i fatti di cui il religioso è accusato (Finale Ligure).

    Il gip di Savona ha quindi emesso una nuova ordinanza applicando la custodia cautelare in carcere. Troppo pericoloso, come d’altronde aveva messo per iscritto anche la gip del tribunale di Genova, Michela Catalano: nonostante che il provvedimento di sospensione della Curia, tempestivamente adottato, abbia affievolito le esigenze cautelari, la giudice aveva ritenuto che restassero “attuali e concrete”, poiché la sospensione da tutte le cariche “non inibisce a Melis di circolare liberamente e di inseguire pertanto il suo istinto pedofilo”.

    Le accuse mosse a padre Andrea Melis

    Melis, lo ricordiamo, è accusato di avere ripetutamente abusato di un ex chierichetto dodicenne approfittando del suo ruolo e dell’influenza avuta come figura di riferimento nella vita del ragazzino.

    La gip, nel disporre gli arresti domiciliari a Chiavari, aveva sottolineato la pericolosità di Melis puntando sulle modalità con cui aveva agito: “Approfittando della sua qualità di sacerdote, tale da ingenerare fiducia nei minori e indurli a mentire ai genitori – ha scritto – ha attirato i minori nei suoi appartamenti, tutti adiacenti a luoghi di culto e quindi ritenuti sicuri dai ragazzini; li ha letteralmente ricoperti di regali, facendoli accedere a tutto ciò che un adulto proibisce ai minori e cioè fumo e alcool, cominciando pian piano a sondare una loro eventuale disponibilità sessuale attraverso abbracci, bacetti sulle guance o sul collo”. E la sua pericolosità, secondo la giudice, “non è connessa esclusivamente alla sua qualità di sacerdote e di insegnante, da cui è sospeso, ma anche alla sua capacità, acquisita proprio per effetto delle professioni svolte, di avvicinarsi ai minori, di farsi capire dagli stessi, ponendosi come loro amico e complice”.

    Gli stessi carabinieri, coordinati dal comandante Michele Lastella, in un’informativa inviata alla gip avevano però sottolineato che l’istituto di Chiavari non era idoneo a garantire che Melis – già preside dell’istituto Assarotti e fino a qualche tempo fa coordinatore ligure delle scuole cattoliche Fidae – non avesse contatti con minori, visto che la struttura affaccia su due scuole e una scuola di danza.

    Il gip di Savona alla fine, nell’emettere la nuova ordinanza di custodia cautelare, ha quindi disposto il carcere e nella mattinata di sabato il Nucleo Operativo della Compagnia Genova Centro ha tratto in arresto padre Melis e lo ha trasferito a Pontedecimo. Il sacerdote la mattina del 7 agosto si è presentato in tribunale per l’interrogatorio di garanzia e si è avvalso della facoltà di non rispondere.
    https://www.genova24.it/2024/08/troppo-pericoloso-domiciliari-non-idonei-padre-andrea-melis-trasferito-in-carcere-395662/
  • Padre Andrea Melis, indagato per violenza sessuale su minore, lascerà Chiavari

    Padre Andrea Melis, indagato per violenza sessuale su minore, lascerà Chiavari

    Si è avvalso della facoltà di non rispondere, nell’interrogatorio di garanzia davanti al Gip, padre Andrea Melis, il religioso dell’ordine delle Scuole Pie, già preside della scuola di via Assarotti a Genova gestita dall’Ordine di San Giuseppe Calasanzio, indagato per violenza sessuale su minorenne, prostituzione minorile e tentata violenza aggravata.

    Una vicenda i cui contorni sono ancora tutti da definire, partita dalla denuncia sporta dai genitori del ragazzo, oggi sedicenne, che avrebbe avuto rapporti intimi con il sacerdote fin dall’età di 13 anni.

    (…) Una storia che tocca anche Chiavari, dove è presente in via Rivarola la comunità di Padri Scolopi nella quale padre Melis è stato trasferito dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia.

    A pochi passi da luoghi frequentati da minori come l’istituto Della Torre e una scuola di danza, nonostante il religioso si trovi agli arresti domiciliari e non possa in alcun modo svolgere attività pastorale o uscire dal convento.

    Su parere dei Carabinieri, Melis sarà trasferito dunque in un’altra comunità: «Chi sia a conoscenza di eventuali abusi, parli» è l’appello dei militari dell’Arma.

    Padre Andrea Melis, indagato per violenza sessuale su minore, lascerà Chiavari