Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Bufera pedofilia anche in Polonia, 328 casi in 28 anni

    Bufera pedofilia anche in Polonia, 328 casi in 28 anni

    A rivelarlo è stato il primate polacco, l’arcivescovo Wojciech Polak, che ha presentato un copioso dossier – Il «mea culpa» arriva a poche settimane dal summit organizzato in Vaticano

    ROMA – Quello che fino ad oggi sembrava essere uno dei Paesi meno colpiti dallo scandalo della pedofilia viene travolto da una bufera che è destinata a lasciare il segno. Negli ultimi 28 anni, dal 1990 al 2018, la Polonia ha avuto a che fare con 382 casi di abusi sessuali su minorenni da parte di ecclesiastici, sacerdoti ma anche suore.

    A rivelarlo è stato oggi il primate polacco, l’arcivescovo Wojciech Polak, che ha presentato un copioso dossier fatto di dati analitici e statistiche al termine della riunione plenaria della Conferenza episcopale polacca. Un ‘mea culpa’ che arriva a poche settimane dal summit organizzato in Vaticano a fine febbraio con papa Francesco e al quale hanno partecipato i vertici delle conferenze episcopali di tutto il mondo.

    Secondo il dossier, sono coinvolti 625 minorenni: 345 al di sotto dei 15 anni e 280 sopra i 15 anni. Il 58,4% riguarda i ragazzi, 41,6% ragazze. I procedimenti canonici contro i 382 ecclesiastici coinvolti sono ultimati nel 74,6% dei casi, mentre il 25,4% è ancora in corso. Fra i casi che sono arrivati a conclusione, il 25,2% ha ricevuto la massima pena, vale a dire la riduzione allo stato laicale. Il 40,3% di loro ha ricevuto altre pene canoniche. Solo il 10,4% degli accusati sono stati riconosciuti come innocenti mentre la procedura contro il 12,6% di loro è stata interrotta a causa della morte, il suicidio, grave malattia oppure la mancanza delle prove sufficienti.

    Nella maggior parte dei casi i pedofili sono stati denunciati dalle stesse vittime (41,6%) o dai loro familiari (20,9%). Il 14,9% di loro sono stati denunciati invece da altre persone, come dirigenti scolastici, insegnanti, conoscenti, confratelli o altri preti. Nel 5,8% dei casi gli organi dello Stato, nel 5,2% mezzi di comunicazione.

    «Ogni vittima dovrebbe suscitare in noi ecclesiastici il dolore, la vergogna, il senso della colpa», ha detto mons. Polak. «Devono esserci degli incentivi indirizzati alle vittime per segnalare questi crimini in modo più coraggioso – ha spiegato ai media locali l’arcivescovo Stanislaw Gadecki, presidente della Conferenza episcopale polacca -. La prima cosa è segnalare. La seconda è ascoltare le vittime e la terza sostenerle».

    Intanto lunedì prossimo il cardinale e arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin, sarà ricevuto in Vaticano per rassegnare le sue dimissioni a papa Francesco, in seguito alla condanna della giustizia francese per l’omessa denuncia degli abusi sessuali su minori perpetrati negli anni ‘70 e ‘80 durante i campi scout dal cappellano Bernard Preynat.

    Arriva dall’America, invece, la notizia del ritrovamento del cadavere di un prete spretato che era stato accusato di pedofilia. Secondo le prime informazioni, John Capparelli, 70 anni, è morto in seguito ad un colpo di pistola al collo. Il suo corpo è stato ritrovato in una pozza di casa nella sua abitazione a Las Vegas, in Nevada. Gli investigatori indagano per omicidio, ma non è ancora chiaro se all’origine del gesto ci siano le accuse di pedofilia o se invece sia una vendetta legata al suo passato

  • Pedofilia, il cardinale George Pell condannato a 6 anni: “Abusi umilianti”. Una macchia sul pontificato di Bergoglio

    Pedofilia, il cardinale George Pell condannato a 6 anni: “Abusi umilianti”. Una macchia sul pontificato di Bergoglio

    Mai prima d’ora un capo dicastero della Curia romana era stato condannato per abusi sessuali su minori. L’uomo chiamato a Roma da Papa Francesco ha presentato appello. Il giudice: “La sua condotta permeata di una sconcertante arroganza”. Da Lione al Cile, la sua vicenda non è l’unica che sta scuotendo la Chiesa cattolica

    Il cardinale George Pell è stato condannato a sei anni di carcere per pedofilia. Nel giorno in cui ricorre il sesto anniversario di pontificato di Papa Francesco, il tribunale australiano ha pronunciato la sentenza nei confronti dell’ex prefetto della Segreteria per l’economia della Santa Sede. Il cardinale è stato ritenuto colpevole di abusi sessuali su due ragazzi, all’epoca di 12 e 13 anni, del coro della cattedrale di Saint Patrick a Melbourne commessi nel 1996, quando era vescovo ausiliare dell’arcidiocesi. Pell, attualmente elettore in un eventuale conclave, è il più alto in grado nella Chiesa cattolica giudicato colpevole di pedofilia. Mai prima d’ora, infatti, un capo dicastero della Curia romana, seppure in congedo per potersi difendere nel processo, era stato condannato per abusi sessuali su minori.

    Tra l’altro, fino all’ottobre 2018 Pell ha fatto anche parte del Consiglio di cardinali che aiuta Bergoglio nella riforma della Curia romana. Una nomina che il Papa aveva fatto appena un mese dopo la sua elezione al pontificato, chiamando poi Pell a Roma per affidargli il prestigioso incarico di prefetto della Segreteria per l’economia. La condanna arriva poche settimane dopo il summit sulla pedofilia voluto da Bergoglio in Vaticano e al quale hanno partecipato tutti i presidenti delle Conferenze episcopali.

    Il porporato, attualmente detenuto nell’Assessment Prison di Melbourne, dovrà scontare almeno tre anni e otto mesi prima di poter chiedere un’eventuale libertà condizionale. “La sua condotta per crimini efferati – ha affermato nella sentenza il giudice della contea di Victoria, Peter Kidd – è stata permeata di una sconcertante arroganza. Considero la colpevolezza morale in entrambi i casi molto alta. Gli atti erano sessualmente evidenti, entrambe le vittime erano visibilmente e udibilmente angosciatedurate le molestie. Vi è stato un ulteriore livello di umiliazioneche ciascuna delle due vittime deve aver provato nel sapere che l’abuso avveniva in presenza altrui”.

    Pell ha presentato appello e il nuovo processo inizierà a giugno 2019. Intanto il Vaticano ha già annunciato che “dopo la sentenza di condanna di primo grado nei confronti del cardinale Pell, la Congregazione per la dottrina della fede si occuperà ora del caso nei modi e con i tempi stabiliti dalla normativa canonica”. Un procedimento simile a quanto avvenuto recentemente con l’ex cardinale di Washington, Theodore Edgar McCarrick, ridotto allo stato laicale dal Papa dopo essere stato condannato dall’ex Sant’Uffizio per “sollecitazione in confessione e violazioni del sesto comandamento del decalogo con minori e adulti, con l’aggravante dell’abuso di potere”.

    La parabola di Pell si conclude, dunque, nel modo peggiore possibile con una macchia sul pontificato di Francesco. Già al suo arrivo nella Curia romana, il ranger, come lo aveva ribattezzato Bergoglio per i suoi modi decisi, era stato al centro di numerose polemiche. Pell fece spendere alla Santa Sede per la sua vita a dir poco lussuosa mezzo milione di euro in soli sei mesi. A lui il Papa aveva affidato la regia di tutte le riforme finanziarie del pontificato. Incriminato per pedofilia nel suo paese a metà del 2017, Pell aveva subito rassegnato le dimissioni. Ma Francesco le aveva respinte decidendo di congedare il porporato dai suoi incarichi in Vaticano affinché potesse tornare in Australia e farsi processare.

    Una nomina, quella di Pell nella Curia romana, che fin da subito aveva destato molto scalpore anche per un altro motivo. Nel 2010, infatti, Benedetto XVI aveva pensato proprio all’allora arcivescovo di Sydney per sostituire il cardinale Giovanni Battista Re nel ruolo di prefetto della Congregazione per i vescovi. Ma lo scandalo della pedofilia per Pell era già alle porte e i consiglieri di Ratzinger riuscirono a scoraggiare il Papa tedesco a procedere a questa nomina. All’epoca il sospetto era che il cardinale avesse coperto gli abusi di alcuni preti australiani. Mai che avesse commesso lui stesso reati di pedofilia.

    Le vicende di McCarrick e Pell non solo le uniche che stanno scuotendo la Chiesa cattolica in queste settimane in merito agli abusi sessuali su minori. Il cardinale Philippe Barbarin è stato condannato dal tribunale di Lione a sei mesi con la condizionale per mancata denuncia di abusi sessuali su minori perpetrati, negli anni 70 e 80 durante i campi scout, da padre Bernard Preynat. Il 18 marzo 2019 il porporato sarà ricevuto dal Papa al quale presenterà le sue dimissioni da arcivescovo di Lione. Scenario simile a quello che sta avvenendo in Cile dove il cardinale di Santiago, Ricardo Ezzati Andrello, è stato citato in giudizio per 530mila dollari. Il porporato è accusato di aver coperto le violenze sessuali di un prete, padre Tito Rivera, ai danni di un 40enne. Proprio in Cile, Bergoglio ha dovuto azzerarel’episcopato a causa della pedofilia, rimuovendo diversi vescovi. E non è escluso che in futuro lo scandalo degli abusi possa travolgere altri cardinali.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/13/pedofilia-il-cardinale-george-pell-condannato-a-6-anni-abusi-umilianti-una-macchia-sul-pontificato-di-bergoglio/5032914/

  • Preti pedofili, è cominciato un triste calvario per la Chiesa cattolica

    Preti pedofili, è cominciato un triste calvario per la Chiesa cattolica

    La Chiesa “sorpresa in flagrante adulterio”. È stato lo stesso Papa Francesco, parlando ai preti della sua diocesi di Roma, a usare un’immagine così forte. Dopo il summit sulla pedofilia è incominciato un triste calvario per la Chiesa cattolica. Appena prima che si aprisse il vertice voluto a Roma da Bergoglio, era stato lo stesso Pontefice a ridurre allo stato laicale l’ex cardinale di Washington, Theodore Edgar McCarrick, condannato dalla Congregazione per la dottrina della fede per “sollecitazione in confessione e violazioni del sesto comandamento del decalogo con minori e adulti, con l’aggravante dell’abuso di potere”.

    Ma era solo l’inizio. In queste ultime settimane la magistratura civile non ha risparmiato la Chiesa cattolica travolta dallo scandalo della pedofilia ai suoi massimi vertici. Prima è toccato al cardinale australiano George Pell, al momento della condanna prefetto in congedo della Segreteria per l’economia. La giuria della County Court dello stato di Victoria, all’unanimità, lo ha ritenuto colpevole di abusi sessuali su due ragazzi, all’epoca di 12 e 13 anni, del coro della cattedrale di Saint Patrick a Melbourne commessi nel 1996, quando era vescovo ausiliare dell’arcidiocesi. Motivo per cui è stato immediatamente arrestato.

    Poi è toccato al cardinale Philippe Barbarin condannato dal tribunale di Lione a sei mesi con la condizionale per mancata denuncia di abusi sessuali su minori perpetrati, negli anni 70 e 80 durante i campi scout, da padre Bernard Preynat. Barbarin ha annunciato che presenterà al Papa le sue dimissioni da arcivescovo di Lione. Scenario simile a quello che sta avvenendo in Cile dove il cardinale di Santiago, Ricardo Ezzati Andrello, è stato citato in giudizio per 530mila dollari. Il porporato è accusato di aver coperto le violenze sessuali di un prete, padre Tito Rivera, ai danni di un 40enne. Senza dimenticare che proprio in Cile il Papa ha dovuto azzerare l’episcopato a causa degli scandali della pedofilia, rimuovendo diversi vescovi.

    “Sento di condividere con voi – ha confidato Francesco ai preti di Roma – il dolore e la pena insopportabili che causano in noi e in tutto il corpo ecclesiale l’onda degli scandali di cui i giornali del mondo intero sono ormai pieni. È evidente che il vero significato di ciò che sta accadendo è da cercare nello spirito del male, nel nemico, che agisce con la pretesa di essere il padrone del mondo”. Parole che rivelano una profonda amarezza per ciò che sta avvenendo nella Chiesa cattolica a livelli apicali. McCarrick e Pell condannati per pedofilia. Barbarin per aver coperto gli abusi. Ezzati Andrello processato con la stessa accusa. Quattro cardinali ai quali se ne potrebbero aggiungere presto altri. A McCarrick prima è stata tolta la porpora e poi è stato ridotto allo stato laicale. Stessa sorte potrebbe toccare a Pell che è ancora elettore in un eventuale conclave. Così come hanno diritto di eleggere il Papa anche Barbarin ed Ezzati Andrello.

    Per comprendere meglio gli errori commessi nel passato, è utile leggere ciò che scrive Gian Franco Svidercoschi, ex vicedirettore de L’Osservatore Romano, nel volume Chiesa, liberati dal male! Lo scandalo di un credente di fronte alla pedofilia (Rubbettino). “Gli ultimi Papi – sottolinea il vaticanista – hanno mostrato coraggio, hanno preso decisioni, a cominciare dalla ‘tolleranza zero’ e dalla Commissione vaticana per i minori. E tuttavia, va detto molto onestamente, ci sono state finora troppe parole, e invece pochi fatti. E adesso, dunque, ci vogliono i fatti. Riformando l’intera struttura dei seminari, la preparazione dei candidati al sacerdozio, a tutti i livelli, in tutti i campi, compreso quello della sessualità”.

    Svidercoschi non nasconde che “i preti pedofili hanno potuto contare sul silenzio, sulla complicità solidale, e omertosa, di molti confratelli; o, peggio, di vescovi che si sono limitati a soluzioni di comodo. Ma quando è arrivata alla superficie, tra gli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, la tragica vicenda è esplosa come una polveriera. E da allora le esplosioni continuano, sempre più forti, di pari passo alla pubblicazione di nuove inchieste, di nuove denunce. Adesso, però, basta!”. Speriamo sia davvero finita.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/12/preti-pedofili-e-cominciato-un-triste-calvario-per-la-chiesa-cattolica/5028466/

  • “Grazie a Dio”, un film necessario

    “Grazie a Dio”, un film necessario

    In Francia, malgrado i tentativi di censura, è uscita l’opera di Ozon che denuncia la pedofilia e i silenzi della chiesa

    “Grâce à Dieu” è il titolo di un film che riprende una frase del cardinale Philippe Barbarin. L’arcivescovo di Lione, e come tale primate delle Gallie, è finito in tribunale con l’accusa di non avere denunciato un prete pedofilo della sua diocesi. Il pubblico ministero ha dissipato i sospetti che pesavano su di lui ed è assai probabile che il verdetto (previsto tra pochi giorni) assolva il prelato, numero uno nella gerarchia della Chiesa francese.Ma quella frase, “Grazie a Dio”, usata dal regista François Ozon come titolo del suo film, è rivelatrice di un atteggiamento che se non sconfina nel reato di omissione rivela il comportamento a lungo seguito dalla Chiesa, o da gran parte dei suoi più autorevoli rappresentanti. Interrogato sul fatto che un suo sacerdote pedofilo l’avesse fatta franca per tanto tempo, il cardinale Barbarin si è lasciato sfuggire che «Grazie a Dio è intervenuta la prescrizione». Come se quest’ultima, prevista dalla giustizia laica, equivalesse anche a un’assoluzione della Chiesa. Ed esentasse dunque quest’ultima dal prendere decisioni per fermare e punire l’azione del prete. Il cardinale ha riconosciuto il lapsus. François Ozon non l’ha perdonato. Il titolo del suo film è come uno schiaffo. Ozon è garbato nella narrazione e nelle immagini. “Grâce à Dieu” è uscito in 307 sale, in tutta la Francia, al momento giusto: mentre a Roma si riuniva l’eccezionale assemblea di vescovi per trattare il problema della gli abusi sessuali su minori. Fino all’ultimo la proiezione del film, che ha ricevuto il Gran Premio della giuria al festival di Berlino, ha rischiato di non essere autorizzata.Bernard Preynat è il prete della diocesi lionese accusato di avere abusato di ragazzi sotto i quindici anni. Lui stesso l’ha riconosciuto. E questo è accaduto per decenni senza che i suoi superiori gli vietassero di occuparsi dei boy scout, in particolare quelli di Sainte-Foy-lès-Lyon, dei quali era l’inamovibile cappellano. I legali del vecchio sacerdote avevano chiesto che nell’attesa del processo, previsto nei prossimi mesi e suscettibile di rinvii, il film non venisse proiettato nelle sale pubbliche per non violare il principio della presunzione d’innocenza. Anche perché l’attore che interpreta il prete pedofilo porta il suo nome e cognome, Bernard Preynat. Come del resto quello che interpreta il cardinale si chiama Barbarin. Il giudice parigino ha respinto la richiesta dei legali perché l’attesa del processo a Bernard Preynat potrebbe prolungarsi, e un ritardo della diffusione infliggerebbe ai produttori gravi danni e non rispetterebbe la libertà d’espressione e di creazione. In quanto all’uso dei nomi del cardinale e del prete tutti riconoscerebbero ugualmente i personaggi sotto finte identità.François Ozon conosceva ben inteso “Spotlight”, l’eccellente film di Tom McCarthy sullo scandalo della pedofilia nel clero del Massachusetts negli anni Ottanta. Ma si è proposto di non seguire la stessa strada. Anche l’idea di un documentario gli è apparsa irrealizzabile, perché le vittime di Bernard Preynat non potevano accettare di raccontare pubblicamente gli abusi subiti decenni fa. Per le loro famiglie, mogli, figli e figlie, sarebbe stato un trauma insopportabile. Dunque François Ozon ha optato per una finzione che in effetti ricalca la realtà, poiché esibisce nomi autentici (soltanto quelli delle vittime non lo sono per rispetto alle famiglie) e molti interrogatori delle vittime e degli accusati sono quelli dei verbali giudiziari.Alexandre, un borghese di mezza età, padre di famiglia, immerso in una lineare attività professionale, scopre per caso la fotografia di padre Bernard Preynat circondato da adolescenti. Quel sacerdote che ha abusato di lui ragazzo non è dunque stato rimosso dal suo compito di educatore, come avevano promesso le autorità ecclesiastiche. Scandalizzato, ma anche turbato, dal vedere quel prete ancora circondato da sue inevitabili giovani prede, Alexandre si rivolge alle autorità della diocesi. Allo stesso cardinale Barbarin. A lui si uniscono François, un impiegato, e Emmanuel, un operaio, e via via tanti altri che da ragazzi hanno subito la stessa sorte. Cercano invano di avere una reazione dalla Chiesa, ma delusi finiscono col rivolgersi alla giustizia. Il film si occupa del dolore delle vittime, ma mette soprattutto in rilievo la volontaria, lunga cecità della gerarchia ecclesiastica. È un atto d’ accusa espresso con educata ma intransigente severità.

    http://espresso.repubblica.it/opinioni/dentro-e-fuori/2019/02/27/news/grazie-a-dio-un-film-necessario-1.332092?fbclid=IwAR2li4-t-VgZ-f7oKUVpVi3Ui1A-qaKLnHs0Lu7wwVEGS3MY3q1Wrgo0t4k

  • “Coprì il prete pedofilo”. E l’arcivescovo di Lione dà le dimissioni al Papa

    “Coprì il prete pedofilo”. E l’arcivescovo di Lione dà le dimissioni al Papa

    Condannato a 6 mesi di carcere per non aver denunciato. Barbarin incontrerà Francesco

    La lettera di dimissioni l’aveva preparata già da qualche giorno. Era chiusa nel cassetto della sua scrivania nella speranza di poterla presto distruggere e chiudere definitivamente quell’incubo che lo perseguitava ormai da troppo tempo.

    Ieri, però, dopo la sentenza di condanna, il cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, ha annunciato l’intenzione di volersi dimettere. E così quella lettera l’ha dovuta tirar nuovamente fuori per portarla nei prossimi giorni personalmente a Papa Francesco che deciderà che cosa fare. Accettare le dimissioni o ignorarle? Sulla scelta non dovrebbero esserci dubbi: il porporato 68enne è stato, infatti, condannato dalla giustizia francese a sei mesi di reclusione con la condizionale per non aver denunciato gli abusi sessuali su minori compiuti da padre Bernard Preynat negli anni ’80 e ’90 durante alcuni campi scout. Il cardinale è colpevole quindi di aver coperto un prete pedofilo.

    «Non ho mai nascosto nulla, tantomeno questi fatti orribili», si è difeso il porporato francese parlando ai giudici e dichiarando di aver saputo degli abusi di Preynat, oggi allontanato da ogni incarico, soltanto nel 2014, dopo aver ricevuto le confidenze di una vittima quindicenne. Versione respinta ovviamente dall’avvocato di parte civile secondo cui il cardinale era a conoscenza dei fatti almeno dal 2010, anno in cui il porporato avrebbe avuto una conversazione con padre Preynat proprio sull’argomento. Sempre secondo l’accusa, Barbarin avrebbe ricevuto nel 2015 precise istruzioni dalla Congregazione per la Dottrina della Fede attraverso una lettera nella quale si consigliava all’arcivescovo di Lione di prendere le dovute misure disciplinari nei confronti del sacerdote accusato di pedofilia ma di «evitare lo scandalo pubblico».

    Alla fine però lo scandalo è comunque deflagrato a livello mondiale, con le proteste di varie associazioni di vittime di abusi e addirittura un film, Grâce à Dieu, uscito lo scorso febbraio al cinema e presentato al festival di Berlino. Così, il porporato, ieri mattina in conferenza stampa, ha dovuto annunciare l’intenzione di dimettersi, manifestando vicinanza alle vittime di abusi. «Ricorreremo in appello», ha affermato l’avvocato di Barbarin, che dal canto suo si è rivolto ai cronisti affermando: «Ho deciso di andare dal Santo Padre per presentargli le dimissioni, mi riceverà tra qualche giorno. Indipendentemente dalla mia sorte personale, ci tengo a ribadire la mia compassione per tutte le vittime».

    Un copione simile a quello che, negli ultimi mesi, ha coinvolto altri due cardinali, accusati, però, di esser stati carnefici: da un lato il cardinale George Pell, in carcere in Australia in attesa della sentenza il prossimo 13 marzo per abusi su minori mentre era vescovo ausiliare a Melbourne, e dall’altro l’ormai ex cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington che Papa Francesco ha prima cacciato dal collegio cardinalizio e poi lo ha ridotto allo stato laicale dopo un processo canonico svoltosi in Vaticano. «Se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso, che rappresenta già di per sé una mostruosità, tale caso sarà affrontato con la massima serietà», aveva detto alcuni giorni fa il Pontefice che a fine febbraio aveva convocato a Roma vescovi e cardinali da tutto il mondo per un summit sulla tutela dei minori. Un evento durante il quale Francesco ha tuonato ancora una volta invocando «tolleranza zero», rassicurando che non ci saranno più sconti per nessuno. Nemmeno per quei cardinali giudicati colpevoli.

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/copr-prete-pedofilo-e-larcivescovo-lione-d-dimissioni-papa-1658604.html?mobile_detect=false

  • La condanna di Barbarin scuote (ancora) la Chiesa: al Papa la decisione sulle sue possibili dimissioni

    La condanna di Barbarin scuote (ancora) la Chiesa: al Papa la decisione sulle sue possibili dimissioni

    Il porporato condannato a sei mesi di carcere con la condizionale per non aver denunciato un prete pedofilo

    “Per non creare uno scandalo, come mi aveva chiesto Roma”. Il Cardinale di Lione Philippe Barbarin, condannato a sei mesi di carcere con la condizionale per non aver denunciato un prete pedofilo, lo ha sostenuto più volte: ha voluto gestire gli abusi di cui era venuto direttamente a conoscenza senza il clamore che una denuncia alla magistratura avrebbe suscitato.

    Glielo aveva chiesto Roma, cioè il Vaticano. Il Vaticano cioè la Congregazione per la dottrina della fede. Cioè Luis Francisco Ladaria Ferrer, numero due dell’allora Prefetto, Gerard Muller, dal 2008. E dal 1 luglio 2017, successore di Muller, e dal giugno 2018 anche cardinale.

    Ladaria non è entrato nel processo di Lione semplicemente perché il Vaticano, nell’ottobre 2018, lo ha “scudato” con l’immunità diplomatica. Quindi la sua corrispondenza con il cardinale Barbarin, che tra qualche giorno sarà ricevuto dimissionario dal Papa, non ha potuto essere utilizzata, né lui chiamato a testimoniare.

    Lo stesso Papa Francesco era fiducioso nell’esito del giudizio di Lione. In una intervista del maggio 2016 a La Croix il Papa aveva detto che Barbarin “ora non deve dimettersi”. “È vero – aveva sostenuto in generale Francesco – che non è facile giudicare i fatti decenni dopo, in un altro contesto. La realtà non è sempre chiara. Ma per la Chiesa, in questo campo, non può esserci prescrizione. (…) Dagli elementi di cui dispongo credo che a Lione il cardinale Barbarin ha preso le misure necessarie, ha preso bene le cose in mano. È un coraggioso, un creativo, un missionario. Dobbiamo ora attendere il seguito del processo davanti la giustizia civile”. “Quindi non deve dimettersi?”, gli si chiedeva: “No, sarebbe un controsenso, un’imprudenza. Si vedrà dopo la conclusione del processo. Ma ora, sarebbe ammettere la propria colpevolezza”.

    Ancora alla fine dell’agosto 2018 sul volo papale di ritorno dall’Irlanda Francesco aveva sollecitato la corrispondente di Le Monde ad attendere il corso della giustizia.

    Resta il fatto che in meno di due settimane, dopo il caso McCarrick dell’autunno scorso, ben due cardinali elettori in un futuro Conclave, Barbarin appunto e il cardinale Pell, sono stati condannati dal sistema giudiziario del loro Paese: il primo per copertura di un prete pedofilo. Il secondo addirittura per abusi sessuali personali. Mai accaduto.

    Neppure un caso come quello di Barbarin era mai successo, si tratta di una prima mondiale (l’ex cardinale di Boston Law del Caso Spotlight non venne mai condannato dalla giustizia americana). Gli avvocati di Barbarin hanno detto che ricorreranno in appello. La Conferenza episcopale francese ha detto che sospende il suo giudizio fino alla fine dell’iter processuale. Il caso ha suscitato un’enorme clamore in Francia dove Barbarin è molto noto per iniziative contro i matrimoni gay e dove centomila persone avevano firmato una petizione perché si dimetta. La vicenda è stata oggetto di un film ,”Grace à Dieu” .

    Il punto è che adesso anche questo caso è arrivato a Roma. Innazitutto bisognerà vedere se le dimissioni che Barbarin si è detto pronto a presentare saranno solo dal ruolo di arcivescovo della città francese o anche da cardinale. E resta da vedere che cosa deciderà il Papa in relazione alla sua berretta rossa ( l’arcivescovo francese era stato addirittura considerato papabile allo scorso conclave) e a quella di Pell, considerato che la loro posizione potrebbe influenzare la prossima elezione papale (tra l’altro Barbarin ha solo 68 anni e quindi sarebbe elettore per altri dodici anni).

    La Sala Stampa vaticana per il momento ha rimandato alla dichiarazione pubblica resa da Barbarin alle 13 di oggi. Mentre il Papa che ha incontrato questa mattina il clero di Roma in San Giovanni al Laterano ha fatto riferimento indiretto ai casi di pedofilia dicendo: “Sento di condividere con voi il dolore e la pena insopportabile che causano in tutto il corpo ecclesiale l’onda degli scandali di cui i giornali del mondo intero sono ormai pieni”.

    Motivazione della condanna.Il dispositivo del giudice non lascia spazio a dubbi. Barbarin ha fatto prevalere la difesa della Chiesa all’accertamento della verità richiesto dalle vittime. Il tribunale correzionale di Lione spiega che il porporato, arcivescovo della città francese dal 2002, aveva saputo nel 2010, una prima volta, e successivamente nel 2014, degli abusi perpetrati dal sacerdote Bernard Preynat negli anni Settanta e Ottanta a danno di un gruppo di scout, ed è ritenuto colpevole dalla giustizia francese per non avere preso l’iniziativa di denunciare il sacerdote alla Procura. La Corte, presieduta dalla giudice Brigitte Vernay, scrive, nella sentenza, che già nel 2010 Barbarin era venuto a sapere degli abusi di don Preynat grazie a una lettera inviata al suo predecessore dai genitori di una sua vittima, ma “bisogna constatare che all’epoca da parte del cardinale non è stata compiuta alcuna denuncia”, cosa “tanto più deplorevole poiché si sarebbe potuta ordinare un’inchiesta”, la vittima sarebbe potuta essere ascoltata prima così come si sarebbero potute cercare altre vittime.

    Il porporato “non spiega il suo silenzio se non con la certezza che dopo il 1991 questi fatti non erano più accaduti”, prosegue la sentenza, “ma questa convinzione non poteva essere sufficiente a dispensarlo dal rispettare l’obbligo di denuncia” previsto dal codice penale francese all’articolo 434 comma 3. Don Preynat invece venne nominato nella parrocchia di Sainte Claire en Loire et Rhins e nel 2013 diventa decano. Ma poiché questi fatti sono avvenuti nel 2010, il delitto di mancata denuncia per questo primo capo d’accusa è prescritto”, spiega il tribunale.

    La seconda vicenda. Si tratta in questo caso della denuncia che il cardinale Barbarin ricevette nel luglio del 2014 da un’altra vittima, Alexandre Hezez, uno dei promotori di questo processo, che gli riferì anche, a partire dal marzo 2015, che ci sono altre vittime. “Il cardinale Barbarin non ha mai manifestato alcun dubbio su queste informazioni”, si legge ancora nella sentenza, e l’arcivescovo “aveva l’obbligo di denunciare questi fatti”. Ma “per tutto il 2014, non ha denunciato né gli abusi da Hezez né l’esistenza possibile di fatti analoghi. Non ha preso iniziativa nonostante le domande e l’insistenza di Alexandre Hezez” che “spiegava di non riuscire a capire come Bernard Preynat fosse ancora titolare di una parrocchia”.

    Il principale argomento citato da Barbarin, si legge ancora nella sentenza, è che Hezez “gli diceva che i fatti di cui era stato vittima erano prescritti. Ma come comprendere la stessa inerzia quando si trattava dell’esistenza di altre vittime?”. Barbarin, ancora, “obiettava che dubitava dell’opportunità di denunciare fatti antichi che non si erano ripetuti Ma quest’ultima convinzione derivava da quanto lo stesso prete accusato, Preynat dichiarava. E in questo caso – si legge ancora – perché sollecitare il consiglio del Segretario della Congregazione per la Dottrina della fede in Vaticano” l’allora monsignore Luis Francisco Ladaria, oggi prefetto dello stesso dicastero, “il 13 dicembre 2014, ossia cinque mesi dopo il primo messaggio di Alexandre Hezez, se non perché quest’ultimo non diminuiva la sua determinazione”.

    “Da questo punto di vista, continua la sentenza , è opportuno sottolineare che una denuncia alla Procura della Repubblica poteva contenere le stesse informazioni di quella trasmessa a Roma. Sappiamo adesso che la risposta inviata dal segretario della Congregazione per la Dottrina della fede prevedeva di prendere delle misure di allontanamento di Bernard Preynat ma invitava ad evitare “ogni scandalo pubblico”. Sembra infine che non era che questa unica priorità, espressa esplicitamente, che bisognava perseguire, l’unico motivo dell’inerzia di Philippe Barbarin nel corso del 2015. E mentre le sue funzioni gli davano accesso a ogni informazione e aveva la capacità di analizzarle e comunicarle utilmente- continua la sentenza – Philippe Barbarin ha scelto in coscienza, per preservare l’istituzione alla quale appartiene, di non trasmetterle alla giustizia”.

    “Visto l’insieme di questi elementi – scrivono i giudici di Lione – è opportuno dichiarare Philippe Barbarin colpevole di mancata denuncia di maltrattamenti, privazioni o molestie sessuali inflitte ad un minore di quindici anni”. La decisione è stata presa in considerazione del “l’autorità che il cardinale Barbarin rappresenta, il potere che ha di decidere in piena indipendenza. Era a conoscenza della problematica legata ai comportamenti pedofili e ai danni causati alle vittime, come testimonia la sua partecipazione alla definizione dei principi adottati dalla conferenza episcopale in questo ambito. E, inoltre, non si può ignorare che aveva conoscenza più antica degli abusi contestati a Bernard Preynat”.

    Per questo, “volendo evitare lo scandalo causato dagli abusi sessuali multipli commessi da un prete, ma anche per le decisioni decisamente poco adeguate prese dai vescovi che lo hanno preceduto, Philippe Barbarin ha preferito prendere il rischio di impedire la scoperta di numerosissime vittime di abuso sessuale da parte della giustizia e di vietare l’espressione del loro dolore”. È per questo che, secondo i giudici, “deve essere condannato alla pena di sei mesi di prigione” con la condizionale.

    https://www.huffingtonpost.it/2019/03/07/la-condanna-di-barbarin-scuote-ancora-la-chiesa-al-papa-la-decisione-sulle-sue-possibili-dimissioni_a_23687020/

  • Pedofilia, cardinale Barbarin condannato in Francia, si dimette

    Pedofilia, cardinale Barbarin condannato in Francia, si dimette

    Tribunale di Lione, 6 mesi di prigione con la condizionale

    L’arcivescovo di Lione e cardinale Philippe Barbarin ha offerto le sue dimissioni dopo la condanna a 6 mesi di prigione con la condizionale per mancata denuncia di abusi sessuali su minori perpetrati da un sacerdote negli anni ’70 e ’80.

    Barbarin, 68 anni, è stato condannato per mancata denuncia di abusi sessuali su minori, durante i campi scout, da padre Bernard Preynat. Barbarin intende ricorrere in appello dopo la decisione della giustizia francese: “La motivazione del tribunale non mi convince. Contesteremo dunque questa sentenza con tutti i mezzi utili della giustizia”, ha dichiarato il legale dell’alto prelato, Jean-Félix Luciani.

    Si terranno il 5 e il 6 giugno prossimi le prime udienze di appello davanti alla Court of Appeal dello Stato di Victoria nell’ambito del ricorso presentato dal cardinale australiano George Pell, giudicato colpevole di pedofilia e in attesa della sentenza. La corte si occuperà prima dell’istanza per il permesso di presentare appello e, superato il primo ostacolo, si passerà all’appello stesso. Passerebbero poi altre settimane prima che i giudici annuncino se l’appello è stato accolto o meno. Intanto, il verdetto è atteso per il 13 marzo: fino ad allora il 77enne prelato rimane in detenzione, i suoi legali non hanno fatto domanda di libertà su cauzione. Pell, come è noto, è stato giudicato colpevole lo scorso dicembre dalla County Court del Victoria per abusi sessuali su due coristi tredicenni nella sacrestia della cattedrale di St. Patrick a Melbourne nel 1996 e 1997, quando era vescovo di quella diocesi. In particolare, su di lui pesano 5 reati, ciascuno passibile di una pena di 10 anni di carcere: un reato di penetrazione di un minore sotto i 16 anni e di quattro reati di atti indecenti con minori di 16 anni.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2019/03/07/francia-condannato-cardinale-barbarin_c000eb90-276e-4666-bda0-b412fc006b3a.html

  • Preti pedofili, dopo i casi McCarrick e Pell la condanna di Barbarin. Le parole del Papa rischiano di diventare un boomerang

    Preti pedofili, dopo i casi McCarrick e Pell la condanna di Barbarin. Le parole del Papa rischiano di diventare un boomerang

    Come si è visto nei casi in questi tre casi è stata la giustizia civile a fare luce sui casi di pedofilia. Emblematico è quello che sta avvenendo in Vaticano in merito alla vicenda del cardinale australiano. La conferma che la Chiesa cattolica continua a inseguire la giustizia civile e non ad anticiparla

    di Francesco Antonio Grana

    Lo scandalo pedofilia continua a travolgere la Chiesa. Il cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, è stato condannato a 6 mesi con la condizionale per mancata denuncia di abusi sessuali su minori perpetrati negli anni ’70 e ’80 durante i campi scout da padre Bernard Preynat. La sentenza è stata pronunciata dal tribunale di Lione. Si tratta del terzo porporato che nel giro di pochi giorni riceve una condanna per pedofilia. In questo caso, però, il cardinale Barbarin è stato dichiarato colpevole di aver coperto gli abusi sessuali su minori. Negli altri due casi, invece, quello di Theodore Edgar McCarrick e George Pell sono stati gli stessi porporati a commettere gli abusi.

    Padre Preynat è accusato di aver abusato di un gruppo scout tra il 1986 e il 1996. Un caso così sentito da aver spinto il regista francese François Ozon a farne un film, Grâce à Dieu presentato all’ultimo Festival di Berlino. Una vicenda simile a quanto era avvenuto con lo scandalo pedofilia nell’arcidiocesi di Boston che aveva ispirato il film Il caso Spotlight, vincitor dell’Oscar nel 2016.

    Supportati dall’associazione di vittime La Parole libérée, nove uomini hanno prima accusato padre Preynat di averli abusati, fatti per i quali quest’ultimo non è stato processato, quindi hanno presentato denuncia contro chi avrebbe coperto gli abomini del sacerdote. In assenza di procedimenti giudiziari, nel 2017 hanno fatto richiesta di convocazione diretta davanti al tribunale, che ha garantito loro un processo, bypassando le indagini che si erano chiuse con un nulla di fatto. “Non ho mai cercato di nascondere nulla, tantomeno questi fatti orribili”, si è difeso Barbarin davanti al giudice spiegando di aver appreso degli abusi di padre Preynat solo nel 2014, quando una vittima si confidò con lui. Ma secondo l’avvocato di parte civile, Jean Boudot, il cardinale era a conoscenza dei fatti almeno dal 2010, quando parlò con il prete dei rumors che giravano attorno alla sua condotta. La mancata denuncia di aggressione sessuale sui minori di 15 anni è classificata dal codice penale francese tra i reati di ostruzione alla giustizia. A quanto pare, inoltre, c’è anche uno scambio di lettere, avvenuto nel 2015, tra il cardinale il Vaticano che gli consigliava di licenziare il prete “evitando lo scandalo pubblico”. Istruzioni seguite alla lettera da Barbarin per sua stessa ammissione.

    Gli scandali dei cardinali McCarrick, ridotto allo stato laicale da Bergoglio, Pell, attualmente detenuto in una cella dell’Assessment Prison di Melbourne, e ora Barbarin minano fortemente la credibilità del summit sulla pedofilia del clero voluto recentemente da Francesco in Vaticano. La promessa del Papa era stata chiara: “Se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – tale caso sarà affrontato con la massima serietà”. Un’affermazione, però, che ora rischia di diventare un vero e proprio boomerang. Tra i punti indicati dal Papa per contrastare la piaga degli abusi nella Chiesa cattolica, ce ne sono due particolarmente importanti: “Deliberare che i sacerdoti e i vescovi colpevoli di abuso sessuale su minori abbandonino il ministero pubblico” e “informare le autorità civili e le autorità ecclesiastiche superiori nel rispetto delle norme civili e canoniche”. Ma finora, come si è visto nei casi di McCarrick, Pell e Barbarin, è stata la giustizia civile a fare luce sui casi di pedofilia. Emblematico è quello che sta avvenendo in Vaticano in merito alla vicenda del cardinale australiano, fino al momento della condanna prefetto della Segreteria per l’economia, seppure in congedo per potersi difendere nel processo. “Dopo la sentenza di condanna di primo grado nei confronti del cardinale Pell, – ha affermato il portavoce vaticano Alessandro Gisotti – la Congregazione per la dottrina della fede si occuperà ora del caso nei modi e con i tempi stabiliti dalla normativa canonica”. La conferma che la Chiesa cattolica continua a inseguire la giustizia civile e non ad anticiparla.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/07/preti-pedofili-dopo-i-casi-mccarrick-e-pell-la-condanna-di-barbarin-le-parole-del-papa-rischiano-di-diventare-un-boomerang/5020563/

  • Pedofilia, cardinale Barbarin condannato in Francia

    Pedofilia, cardinale Barbarin condannato in Francia

    Tribunale di Lione, 6 mesi di prigione con la condizionale

    http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2019/03/07/francia-condannato-cardinale-barbarin_c000eb90-276e-4666-bda0-b412fc006b3a.html
  • Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, condannato a sei mesi di prigione per avere coperto abusi sessuali

    Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, condannato a sei mesi di prigione per avere coperto abusi sessuali

    Il cardinale non aveva denunciato gli abusi sessuali di padre Bernard Preynat nei confronti di un gruppo scout tra il 1986 e il 1996

    Il cardinale Barbarin condannato a sei mesi di prigione per non avere denunciato gli abusi sessuali di padre Bernard Preynat, accusato di aver abusato di un gruppo scout tra il 1986 e il 1996.

    L’arcivescovo di Lione ha sempre ripetuto di non avere idea di cosa potesse essere giudicato colpevole. Di fatto il porporato, in Francia, incarna pienamente la crisi che la Chiesa sta attraversando con gli scandali di abusi e con gli insabbiamenti.

    Dopo le audizioni, la procuratrice Charlotte Trabut non aveva formulato accuse precise né contro l’arcivescovo né contro i cinque ex membri della diocesi indagati assieme a lui. Una posizione difficile da tenere dopo le testimonianze, crude e struggenti, consegnate da alcuni ex scout.

    Supportati dall’associazione di vittime ‘La Parole libérée’, nove uomini hanno prima accusato padre Preynat di averli abusati – fatti per i quali quest’ultimo non è stato processato -, quindi hanno presentato denuncia contro chi avrebbe coperto gli abomini del sacerdote. In assenza di procedimenti giudiziari, nel 2017 hanno fatto richiesta di convocazione diretta davanti al tribunale, che ha garantito loro un processo, bypassando le indagini che si erano chiuse con un nulla di fatto.

    “Non ho mai cercato di nascondere nulla, tantomeno questi fatti orribili”, si è difeso il prelato 68enne davanti al giudice, spiegando di aver saputo degli abusi di Padre Preynat solo nel 2014, quando una vittima si confidò con lui. Però per l’avvocato di parte civile, Jean Boudot, il cardinale era a conoscenza dei fatti almeno dal 2010, quando parlò con il prete dei rumors che giravano attorno a lui.

    La mancata denuncia di aggressione sessuale sui minori di 15 anni è classificata dal codice penale francese tra i reati di ostruzione alla giustizia. C’è però uno scambio di lettere avvenuto nel 2015 tra il vescovo e il Vaticano, che gli consigliava di licenziare il prete “evitando lo scandalo pubblico”: istruzioni seguite alla lettera dal cardinale, per sua stessa ammissione.

    https://www.repubblica.it/esteri/2019/03/07/news/philippe_barbarin_arcivescovo_di_lione_condannato_a_sei_mesi_di_prigione_per_avere_coperto_abusi_sessuali-220915135/?fbclid=IwAR0BwTyKvn771he8IYs-2c5p9rpOpSBnTvJW89nXzXHVyMFmJRP8wehcuco