Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: scout

  • Webinar ECA Global – Federico Tulli

    Webinar ECA Global – Federico Tulli

    Intervento di Federico Tulli

    Buonasera, vi ringrazio per l’invito a partecipare a questo importante appuntamento.

    Poco più un anno fa, il 17 dicembre 2019, il papa ha finalmente tolto il segreto pontificio sui casi di pedofilia trattati dal Vaticano che riguardano i sacerdoti. Le magistrature civili di tutti i Paesi colpiti da questo fenomeno criminale possono quindi ora accedere agli atti dei processi canonici e agli archivi delle diocesi. Ma non solo. Probabilmente l’eliminazione del segreto pontificio segna anche una svolta a livello di comunicazione su temi “sensibili” che riguardano gli affari interni alla Santa Sede. Penso ad es. la decisione di rendere pubblico il dossier sul cardinale MacCarrick di cui tanto si è parlato nei mesi scorsi. Lo definirei un effetto collaterale dell’eliminazione segreto pontifico. Eliminazione che è senza alcun dubbio un importante segnale in direzione della trasparenza e della collaborazione della Santa sede con le istituzioni straniere e internazionali, e può avere importanti conseguenze in favore delle vittime in attesa di giustizia. Ma dal punto di vista della prevenzione dei crimini è bene dire subito che non sposta nulla. Andiamo per ordine.

    Il segreto pontificio venne codificato nel documento “Secreta continere” di Paolo VI il 4 febbraio 1974. Riguardava (cito) “taluni affari di maggiore importanza” e doveva “essere custodito con obbligo grave”. Vale a dire, che in caso di violazione c’era la scomunica. Tra questi “affari di maggiore importanza” secretati c’erano diversi reati, tra cui la violenza su minori. Questo ha comportato per esempio che la vittima di un sacerdote pedofilo sottoposto a processo canonico non venisse mai informata dell’esito del giudizio. Ma anche che i nomi dei pedofili giudicati dai giudici vaticani potessero rimanere “sconosciuti” a quelli laici. Con ovvie conseguenze, purtroppo, sull’incolumità di decine di migliaia di minori in tutto il mondo, poiché i sacerdoti pedofili, terminato il periodo di preghiera e penitenza previsto come sanzione per il loro “peccato”, tornano quasi sempre a esercitare nelle parrocchie, a insegnare nelle scuole religiose, a frequentare oratori, campi scout e così via. Come del resto è stato documentato da decine di inchieste governative e miste Stato-Chiesa nell’ultimo decennio in Irlanda, Germania, Usa, Olanda, Belgio, Auystralia etc… Insomma, la segretezza è stata per decenni – se non per secoli, dall’Inquisizione in poi – una delle matrici della diffusione della pedofilia clericale nel mondo. Ora con colpevolissimo e inaudito ritardo almeno a questo la Santa Sede ha posto rimedio.

    Un’altra matrice della diffusione della pedofilia “ecclesiastica” è stata ed è la “ragion di Stato”.

    Mi spiego meglio con un esempio veloce:

    Il 9 aprile 2010 – anno in cui le notizie su questi crimini iniziarono finalmente ad essere pubblicate con regolarità anche in Italia – il Washington Post scoprì che nel 1985 il cardinale Ratzinger (allora pref. della Cdf) aveva sconsigliato di ridurre allo stato laicale un sacerdote californiano che aveva molestato minori. La replica della Santa Sede fu immediata: l’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede «non coprì il caso», ma chiese solo di studiarlo con «maggiore attenzione» per il «bene di tutte le persone coinvolte». Nella lunga inchiesta il WP ricostruisce che, in una lettera scritta in latino al vescovo John Cummins, della diocesi di Oakland, Ratzinger decise di non rimuovere il sacerdote. Una scelta che il futuro Papa motivò scrivendo testualmente «per il bene della Chiesa universale». E cosa vuol dire tradotto in termini più terreni? Per evitare lo scandalo pubblico. Di qui la “ragion di Stato”.

    Per decenni in nome della “ragion di Stato” e protetto dal segreto pontificio un crimine violentissimo nei confronti degli esseri umani più indifesi è stato sepolto sotto una gigantesca e diffusa cappa di omertà, complicità e silenzio impossibili – umanamente – da accettare. Va detto però che se il segreto pontificio è stato eliminato, non si può dire altrettanto della ragion di Stato.

    Tutto questo riguarda molto da vicino l’Italia e non solo per motivi geografici. Sul settimanale Left, e poi nel libro Giustizia divina con Emanuela Provera, per primi e finora unici giornalisti grazie alla collaborazione di rete L’Abuso abbiamo bucato la cappa di cui sopra che grava sui tribunali ecclesiastici sparsi in Italia e presenti in ciascuna delle oltre 220 diocesi. Riporto qui un brano del racconto di Giada Vitale, vittima a 13 anni di un parroco 55enne.

    «Nella stanza eravamo in tre: io, il giudice e il notaio della Curia di Termoli. Il notaio lo conoscevo già, perché prima dell’udienza mi disse che il giudice ecclesiastico voleva una copia della mia denuncia alla procura italiana. E già questo fa capire in che modo lavora la giustizia ecclesiastica nei confronti delle presunte vittime. Inoltre Giada affrontò da sola l’interrogatorio, cioè senza avvocato, perché in questi processi può essere presente solo quello scelto dalla curia, anche per il testimone. E lei lo ha giustamente rifiutato. «Il giudice cercava di farmi dire che provavo affetto per il mio violentatore ma io ho voluto solo precisare che quando sono iniziati gli abusi avevo tredici anni». Dal giorno dell’audizione sono passati circa 5 anni e Giada non ha mai saputo nulla in via ufficiale. «Non mi hanno mai comunicato l’esito del processo né so in che modo le mie dichiarazioni sono state utilizzate».

    Grazie all’abolizione del segreto pontificio altre vittime, diversamente da Giada, potranno d’ora in poi conoscere l’esito del giudizio canonico? Stando alle dichiarazioni della Santa Sede la risposta è sì e sarebbe già qualcosa in favore delle vittime, perché certe informazioni potrebbero tornar loro utili durante il processo penale e civile italiano. Ma quello che forse più ci dovrebbe interessare è la possibilità di collaborazione delle autorità ecclesiastiche con quelle civili italiane. Da questo punto di vista la “svolta” di Bergoglio però non sposta nulla. Potrei dire, non per colpa del papa. Difatti la legge italiana – diversamente da quella francese, per esempio – per reati di questo tipo prevede l’obbligo di denuncia solo per i pubblici ufficiali, e i vescovi che pubblici ufficiali non sono continuano a fare quello che hanno sempre fatto: cioè a non denunciare all’autorità civile i preti sospettati. Questione ribadita anche dalla Conferenza episcopale italiana quando ha spiegato perché non ha inserito l’obbligo di denuncia nelle linee guida antipedofilia.

    Se a questo si aggiunge che anche il Nuovo Concordato del 1985 tra Stato italiano e Santa sede all’articolo 4 solleva i vescovi dall’obbligo di collaborare con l’autorità civile, ecco che restano irrisolti tutti i nodi che da sempre limitano fortemente nelle indagini la magistratura italiana quando ci sono di mezzo dei preti con il rischio di interferire con l’esercizio dell’azione penale nei confronti di quelli sospettati di pedofilia e dei “superiori” che trasferendoli di parrocchia in parrocchia consentono loro di rimanere in contatto con minori e di ripetere l’abuso.

    L’eliminazione dell’art. 4 dal Concordato non sarebbe cosa da poco. Lo dicono anche i casi censiti da Rete L’Abuso e le statistiche che Francesco Zanardi ha comunicato durante il suo intervento. Personalmente ho dedicato un intero libro all’Italia ricostruendo la storia della pedofilia nella Chiesa italiana dal 1870 al 2014.

    Da quando nel 2010 ho scritto il mio primo libro per L’Asino d’oro su questi temi ho avuto modo di parlare con centinaia di vittime. La vita di molte di loro prosegue in funzione dell’ottenimento di una giustizia per quanto subito. C’è chi – come i presenti – ha fondato un’associazione trasformando la propria vicenda personale in una battaglia collettiva di civiltà. Uno dei punti di forza del loro impegno civile – forse il più importante perché inattaccabile – secondo me sta nell’aver compreso che il vero “nemico” da combattere risiede nel pensiero che ancora oggi nega la violenza subita dal bambino. Quel pensiero cioè che confonde un reato (violentissimo contro una persona) con il peccato. Sappiamo infatti dallo psichiatra Fagioli che la pedofilia è l’annullamento della realtà umana del bambino, una sorta di omicidio psichico.

    Tuttavia anche nella Chiesa di papa Francesco l’abuso, cioè «l’atto sessuale di un chierico con un minore», è trattato ancora solo come un delitto contro la morale, un’offesa a Dio, una violazione del sesto comandamento. Di conseguenza il peccatore deve risponderne solo a chi rappresenta l’Altissimo in Terra (il papa), e non alle leggi della società civile di cui fa parte. Ebbene di tutto questo non tengono conto i miei colleghi giornalisti italiani quando devono riportare delle notizie che riguardano presunti crimini su minori commessi in ambito ecclesiastico; e nemmeno ne tiene conto lo Stato italiano mantenendo in vita il Concordato, sebbene dal 1996 la legislazione in materia di reati a sfondo “sessuale” sui bambini (e le donne) abbia fatto enormi progressi. Quali conseguenze questa cecità delle nostre istituzioni abbia sull’incolumità dei bambini che frequentano le parrocchie, gli oratori, i seminari minori e le scuole cattoliche non solo è facile  immaginarlo ma è stato – purtroppo – documentato.

    Dunque, in conclusione, bene l’abolizione del segreto pontificio – perché in qualche modo può agevolare l’azione della magistratura civile – ma non basta. Per lo meno in Italia non basta . Occorrerebbe un salto di paradigma culturale che porti il Vaticano, gli uomini di Chiesa, le istituzioni italiane e i grandi organi di stampa a “vedere” lo stupro per quel che è: un crimine violentissimo che distrugge la vita di chi lo subisce. Ma ciò significherebbe per dei credenti negare il VI Comandamento, uno dei cardini del potere religioso e politico della Chiesa cattolica e apostolica romana. Un potere temporale che lo Stato italiano e i media italiani fanno ancora fatica a disconoscere.

    Federico Tulli

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2021/02/20/spagnolo-webinar-eca-federico-tulli/

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2021/02/20/eng-webinar-eca-federico-tulli/

  • Una legittima domanda al candidato sindaco sulla tutela dei minori – cala il silenzio stampa e i sostenitori si indignano

    Una legittima domanda al candidato sindaco sulla tutela dei minori – cala il silenzio stampa e i sostenitori si indignano

    Una legittima perplessità delle vittime di sacerdoti pedofili anche savonesi, da undici anni riunite nell’associazione Rete L’ABUSO che in Italia le tutela. Persone che non hanno mai ottenuto giustizia, tanto mai il dovuto sostegno delle istituzioni preposte alle quali si sono rivolte. Letti gli atti giudiziari, ci siamo resi conto che quei pedofili in realtà erano stati coperti per anni e non solo da vescovi e colleghi, ma anche da politica e istituzioni della città di Savona che di fatto hanno permesso lo stupro di decine di bambini, in molti casi affidati direttamente dai servizi sociali alle due comunità per minori gestite una da don Giorgio Barbacini, l’altra da don Nello Giraudo.

    Agli atti della procura risulta che gli stessi servizi sociali sapessero, ma omisero la denuncia e si limitarono a riferire al vescovo. Non mandarono più bambini, incuranti di quelli che avevano già mandato o erano ancora li. Stessa cosa per quanto riguarda la CARITAS, obiettori di coscienza, volontari ecc.

    Anche Livio Giraudo e la moglie Isabella Sorgini, esponenti politici di spicco, tra i pilastri portanti della società savonese, sapevano dai primi del 2000 delle tendenze pedofile di don Nello ma lo coprirono sempre e comunque fino a portarlo con loro a un capo scout dove nel 2005, puntualmente, stuprò un altro ragazzino per il quale sarà poi condannato nel 2012. Da quanto emerge dagli atti, il ragazzino fuggi dopo la violenza e fu trovato ore dopo in lacrime. Tuttavia gli fu negata persino l’assistenza medica e a fine campeggio fu riconsegnato dall’AGESCI lavato e stirato ai genitori, che non furono informati di quanto accaduto. Lo scopriranno solo nel 2010 dopo che io denunciai al PM Giovanni Battista Ferro quei fatti.

    Una società e una classe dirigente evidentemente malate che dagli anni 80 al 2010 a Savona hanno preferito anteporre gli interessi politici, economici e religiosi, alla salute psicofisica dei loro stessi figli. La stessa giunta Berruti che vedeva Isabella Sorgini tra gli assessori (servizi sociali del comune di Savona e moglie di Livio Giraudo) fece ostracismo alle vittime, ci rifiutò qualunque sostegno. Lo stesso Berruti, prima ci negò la Sala Rossa, poi fece rimuovere i manifesti affissi dalle vittime attraverso il servizio comunale.

    Un’intera comunità civile ma così ignorante o resa tale dalla sua classe dirigente al punto di non sapere che «L’abuso di un bambino è un omicidio psichico» (M. Gabriella Gatti da LEFT)

    Decine di vittime che da 11 anni chiedono come è legittimo un sostegno alle istituzioni della propria città, che non ha mai risposto. Persone tutte con grosse problematiche dovute al disturbo post traumatico da stress (classico di chi subisce fortissimi traumi come i soldati che hanno affrontato la guerra del Vietnam) che vedono tra i loro aguzzini non solo i pedofili che li hanno costretti in quella condizione di vita, ma sopratutto gli amici dei pedofili, che prima li hanno coperti e oggi creano intorno alle loro vittime questo barbaro isolamento sociale.

    La questione Marco Russo è davvero molto semplice in quanto lo vede nell’ambito professionale più che legittimo, il difensore di due pedofili savonesi di cui siamo vittime, don Giraudo (in cui Russo è difensore ancora nell’attuale processo in corso) e don Barbacini. Il terzo è don Pinetto, ma non solleviamo neppure la questione in quanto fu difeso dall’avvocato Altamura, che non risulta sia candidato.

    Il passato slogan elettorale di Marco Russo
    Il passato slogan elettorale di Marco Russo

    Marco Russo invece si e con l’appoggio dell’omertosa ala del fratello di Nello Giraudo e degli stessi amici di sempre, quelli che per anni non videro, non fecero e non risposero… E continuano a farlo.

    Lo è niente popò di meno alla carica di primo cittadino di quel comune e quella classe dirigente che da 11 anni ignora le vittime della chiesa (che copre da 40) e per non offende la stessa, rifiuta la presa in carico legittima delle sue vittime, tanto è che siamo ancora qui che bussiamo alla porta.

    Per quello ci chiediamo più che legittimamente come gestirà nei nostri confronti il ruolo di sindaco, ammesso che ne abbia, quali programmi ha in sostegno di chi è stato vittima della chiesa savonese, cosa che naturalmente chiediamo anche agli altri candidati.

    Il silenzio del candidato sindaco e dei suoi supporter e sponsor alla vigilia della campagna elettorale è qualcosa di agghiacciante che indica che quella società, dirigente e politica che per 40 anni insieme alla chiesa savonese ha prodotto decine di vittime e se ne è lavata le mani, oggi non solo dimostra di non voler neppure provare riparare per quanto possibile il danno fatto, ma si irrita addirittura per fatto che cittadini da anni abbandonati a se stessi, chiedano il semplice rispetto delle loro vite come esseri umani.

    Vi lascio alla riflessione di Gianluigi Nuzzi proprio sul caso savonese – Parole Ubikate in mare Celle Ligure

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO

  • SAVONA – Difende il prete pedofilo pregiudicato e si candida alla poltrona di Sindaco nella città dove vivono le vittime

    SAVONA – Difende il prete pedofilo pregiudicato e si candida alla poltrona di Sindaco nella città dove vivono le vittime

    Tutti i criminali hanno diritto alla difesa. Ma gli avvocati non hanno l’obbligo di difenderli, ma la facoltà morale di scegliere sulla base delle proprie attitudini se sporcarsi le mani o meno, soprattutto quando si parla di bambini violentati ai quali oggi si cerca di negare ancora una volta la giustizia, aimè, per difendere il criminale che li ha stuprati.

    L’avvocato Marco Russo ha tutto il diritto di scegliere come svolgere la sua professione e qui non ci piove.

    Certo che se uno si candida alla poltrona di Primo Cittadino, ad un ruolo pubblico quindi, la cosa cambia non poco, soprattutto per quelle scelte professionali fatte contro quei bambini della città nella quale oggi si candida. Scelte professionali alle quali oggi, un candidato Sindaco non può e non deve sottrarsi perchè sono indicative dell’affidabilità, nel ruolo di Primo cittadino in cui si propone.

    Anche il fatto che a sostenere la campagna elettorale dell’avvocato Marco Russo, sia il fratello del prete pedofilo certo lascia piuttosto interdetti, non tanto perché Livio Giraudo sia fratello del pedocriminale Nello Giraudo, ma perché insieme alla moglie (cognata di Nello Giraudo) lo coprirono per anni ai danni di decine di minori.

    Nulla fecero quando pur sapendo delle tendenze pedofile del Nello, questo aprì una comunità per minori. Nulla fecero al campo scout dell’AGESCI, dove nel 2005 stuprò un altro ragazzino per il quale poi fu condannato.

    Ma la cosa interessante è che in quel campo, proprio il fratello Livio (oggi sostenitore di Marco Russo) e la moglie Isabella Sorgini, allora Assessore del PD ai servizi sociali del comune di Savona, da quanto risulta agli atti – che Marco Russo ben conosce perché li ha redatti – Livio e Isabella Sorgini in Giraudo, pur avendo appreso il giorno stesso di quello stupro del 2005 nel campo scout di Vara, di cui ne erano i responsabili, non solo omisero l’assistenza medica alla malcapitata vittima ma, una volta riportata a casa, non dissero nulla ai genitori. Io stesso dovetti segnalare nel 2010 al Procuratore Giovanni Battista Ferro la vittima.

    … Continua

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2014/09/24/pedofilia-e-omerta-savona-chi-sapeva-ed-ha-taciuto-su-don-nello-giraudo-e-un-libretto-di-34-pagine-realizzato-e-distribuito-gratuitamente-in-rete-dalla-casa-della/

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2013/08/23/savona-i-gironi-infernali-perpetuati-dai-preti-e-protetti-dalla-chiesa-e-non-solo-prima-parte/

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2013/08/24/savona-i-gironi-infernali-perpetuati-dai-preti-e-protetti-dalla-chiesa-e-non-solo-seconda-parte/

  • Padre Preynat contro Ozon: la giustizia francese respinge

    Padre Preynat contro Ozon: la giustizia francese respinge

    Respinto il ricorso presentato dall’ex cappellano scout condannato per pedofilia. Il film ‘Grazie a Dio’ fa parte di ‘un dibattito d’interesse generale’

    La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato da padre Bernard Preynat contro la diffusione del film ‘Grazie a Dio’ di François Ozon. All’inizio del 2019, tramite i propri legali, il sacerdote aveva chiesto la sospensione dello sfruttamento del lungometraggio, accusato di avere infranto la sua presunzione d’innocenza mentre egli non era stato ancora processato in quello che sarebbe diventato il caso di pedofilia più clamoroso di Francia.

    Ispirato alla storia di tre uomini che accusano l’ex cappellano scout di avere abusato di loro trent’anni fa, il film di Ozon racconta la lotta dei sopravvissuti a Preynat condotta tramite l’associazione La Parole Libérée, per portare il caso alla giustizia e denunciare l’inerzia della Chiesa. Premiato al festival di Berlino, il film ha chiamato nelle sale francesi oltre 900mila spettatori.

    Nel marzo 2020, Bernard Preynat è stato condannato a cinque anni di carcere per innumerevoli aggressioni sessuali commesse tra il 1971 e il 1991 nella diocesi di Lione. Il religioso e ha rinunciato in appello lo scorso autunno. L’anno precedente, nel febbraio 2019, due giorni prima dell’uscita del film, il tribunale di Parigi aveva respinto la sua richiesta di vietare la diffusione del film fino alla decisione finale del tribunale. Richiesta respinta anche in appello, nel giugno dello stesso anno. Padre Preynat ha quindi presentato ricorso, respinto lo scorso mercoledì: ricordando la motivazione della corte d’appello, ovvero il fatto che film fa parte di un “dibattito d’interesse generale”, la Corte ha confermato che una sospensione della sua diffusione avrebbe costituito una misura “sproporzionata”.

    “La presunzione d’innocenza vieta di presentare un uomo come colpevole e non solo come colpevole. Purtroppo la Corte ha deciso il contrario”, si è rammaricato Emmanuel Mercinier-Pantalacci, avvocato del sacerdote.

    https://www.laregione.ch/culture/societa/1484815/film-preynat-respinto-padre-ozon-giustizia

  • I Boy Scout d’America travolti dalle denunce per abusi sessuali: sono oltre 81mila. “La prevalenza delle violenze è scioccante”

    I Boy Scout d’America travolti dalle denunce per abusi sessuali: sono oltre 81mila. “La prevalenza delle violenze è scioccante”

    La loro organizzazione ha segnato generazioni di americani, da John Fitzgerald Kennedy al presidente eletto Joe Biden, dall’astronauta Neil Armstrong all’icona dei diritti civili Ernest Green e al regista Steven Spielberg. Ora i Boy Scout d’America sono travolti da una valanga di denunce per abusi sessuali. Secondo il New York Times, sono circa 81.500 gli ex scout che hanno trovato il coraggio di uscire allo scoperto alla vigilia della scadenza fissata da un giudice del Delaware nella procedura di bancarotta chiesta dall’organizzazione, con l’obiettivo di risarcire le vittime e di riorganizzarsi per sopravvivere.

    Un numero di casi che, secondo gli avvocati, eclissa di gran lunga quelli venuti alla luce nella Chiesa Cattolica. “Sapevo che ce n’erano molti ma non avevo mai pensato che sarebbe stato un numero vicino a questo”, ha commentato l’avvocato Paul Mones, raccontando che la prevalenza degli abusi denunciati è scioccante e potrebbe riflettere solo una frazione delle vittime. Il giudice ha fissato per lunedì il termine entro cui le vittime devono farsi avanti con denunce che poi saranno vagliate attentamente. Il loro numero continua a crescere. L’organizzazione, che ha oltre un miliardo di asset, si è detta “devastata dal numero di vite colpite dai passati abusi”. “La risposta che abbiamo visto dai sopravvissuti è stata sconvolgente, siamo profondamente dispiaciuti”, ha assicurato.

    Gran parte degli abusi risale ai decenni scorsi ma alcuni stati, come New York, hanno approvato leggi per allargare la finestra temporale delle denunce e dare alle vittime più anziane la possibilità di perseguire i responsabili nei tribunali.

    La storia dei Boy Scouts of America rivela scandali sessuali sin dai suoi primi decenni di vita: nel 1935 l’organizzazione riferiva di avere documenti su centinaia di “degenerati” che avevano servito come leader negli scout. Fondata nel 1910, l’associazione crebbe sotto una rara legge parlamentare del 1916 che definiva tra i valori degli scout “il patriottismo, il coraggio, la fiducia in se stessi ed altre virtù del genere”, obiettivi che plasmarono gli ideali civici di generazioni di ragazzini americani. Fin dalla giovane età, gli scout imparano l’obbedienza e la lealtà, recitando un giuramento per restare “moralmente corretti”.

    Nei suoi oltre 100 anni di storia, l’organizzazione ha “arruolato” circa 130 milioni di americani. Ora conta 2,2 milioni di membri, un numero in progressivo calo dal picco di 5 milioni negli anni ’70. Nel 2017 ha aperto le porte anche alle ragazze, ma la sua svolta ha compromesso le relazioni con le Girl Scouts of the Usa.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/11/16/i-boy-scout-damerica-travolti-dalle-denunce-per-abusi-sessuali-sono-oltre-81mila-la-prevalenza-delle-violenze-e-scioccante/6004648/amp/?fbclid=IwAR0uxyBw1KLmi3qEjQqd0sEMP7LMraJGQhyW89a3oHx5-CXoYxT3KHbThZY

  • Pedofilia, condannato a 5 anni l’ex parroco di Lione Bernard Preynat

    Pedofilia, condannato a 5 anni l’ex parroco di Lione Bernard Preynat

    L’accusa aveva chiesto almeno 8 anni per l’ex prete, 75 anni, ritenuto colpevole di abusi su giovani scout tra il 1971 e il 1991. Le vittime avevano tra i 7 e i 15 anni

    E’ stato condannato a cinque di carcere senza condizionale padre Bernard Preynat, l’ex parroco finito alla sbarra a Lione, in Francia, per atti di pedofilia su giovani scout tra il 1971 e il 1991, quando le vittime avevano tra i 7 e i 15 anni.
    L’accusa aveva chiesto di condannare l’ex prete di 75 anni ad almeno otto anni di carcere senza condizionale. Pena “smisurata” secondo il suo legale. La sentenza è stata pronunciata in un tribunale chiuso al pubblico e alla stampa per le nuove disposizioni contro il coronavirus.

    Due mesi fa la confessione davanti ai giudici

    Lo scorso gennaio davanti ai giudici del tribunale l’ex prelato aveva confessato che per 20 anni “succedeva tutti i fine settimana, durante i campi scout, potevano essere quattro o cinque bambini in una settimana”. E aveva aggiunto: “Per me, all’epoca, non si trattava di aggressioni sessuali, ma di carezze, di coccole. Mi sbagliavo. Ciò che me lo ha fatto capire, sono state le accuse delle vittime”.

    https://tg24.sky.it/mondo/2020/03/16/pedofilia-bernard-preynat-condannato.html?fbclid=IwAR0ayk8FBJ4zJi-qm28WTLanxa-fTwDfvgm2oFYHWpzM_8kRd6g3p_BK7EA

  • Pedofilia: il (già) sacerdote Bernard Preynat condannato a cinque anni

    Pedofilia: il (già) sacerdote Bernard Preynat condannato a cinque anni

    L’ex parroco transalpino era accusato di violenze sessuali nei confronti di giovani scout della diocesi di Lione …
    ALTRE INFORMAZIONI : https://it.euronews.com/2020/03/16/pe…

  • Il #metoo travolge i Boy Scout Usa, è bancarotta

    Il #metoo travolge i Boy Scout Usa, è bancarotta

    Troppe richieste di risarcimento dalle vittime di abusi sessuali

    (Di Gina Di Meo)

    NEW YORK – I Boy Scout d’America fanno ricorso alla bancarotta. La potente organizzazione, che proprio qualche giorno fa ha compiuto 110 anni, soccombe quindi sotto peso delle centinaia di denunce per abusi sessuali e ricorre alla misura estrema per continuare ad esistere.

    Lo scandalo delle molestie sessuali è scoppiato l’anno scorso quando alcuni media americani hanno riferito che tra il 1944 e il 2016 quasi ottomila volontari avrebbero abusato di oltre 12 mila vittime. Da allora alcuni stati americani hanno approvato finestre legali che hanno consentito anche alle vittime di vecchia data di fare causa.

    Finora sono oltre trecento i casi presentati in 34 stati ma diversi legali in tutto il paese stanno andando a caccia di migliaia di vittime. Tuttavia con la richiesta di bancarotta gli Scout hanno innescato un meccanismo che al momento mette un freno alla cause anche se l’organizzazione potrebbe essere costretta a vendere alcune delle sue innumerevoli proprietà, tra cui campeggi e percorsi di trekking, per raccogliere denaro da destinare ad un fondo di risarcimento che potrebbe superare il miliardo di dollari.

    A detta degli Scout, il fondo dovrebbe essere creato durante il processo di bancarotta. “Bsa (Boy Scouts of America) – ha detto il numero uno dell’associazione Roger Mosby – si preoccupa profondamente per tutte le vittime di abusi e si scusa con tutti quelli a cui è stato fatto del male quando erano negli Scout. Siamo indignati per le volte che individui hanno approfittato dei nostri programmi per abusare di bambini innocenti”. La denuncia di fallimento copre solo l’organo nazionale non i 261 consigli locali che possiedono beni in diversi stati. Quest’ultimo capitolo nella vicenda degli abusi negli Scout, il cui scandalo è paragonabile a quello dei preti pedofili, è un ulteriore colpo ad un’associazione che per oltre un secolo è stata uno dei pilastri della vita civile degli americani.

    Già alle prese con il calo del numero dei membri rispetto al picco di quattro milioni raggiunto negli anni ’70, Bsa ha cercato di risalire aprendo anche alle donne, a transgender e gay. Tuttavia il contraccolpo è arrivato a inizio dell’anno quando la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (I Mormoni) ha tagliato i ponti ritirando oltre 400mila scout in favore di un loro programma. Anche se ha fatto richiesta di bancarotta, Bsa sta incoraggiando tutte le vittime a farsi avanti. Non è stata ancora fissata una scadenza per presentare richiesta di risarcimento ma si ipotizza entro quest’anno.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2020/02/19/il-metoo-travolge-i-boy-scout-usa-e-bancarotta-_6ce5250a-36de-4570-9764-bdf91f7013a0.html

  • Boy Scouts of America: il fallimento per pedofilia

    Boy Scouts of America: il fallimento per pedofilia

    I Boy Scouts of America, il più grande movimento scout degli Stati Uniti, hanno annunciato oggi di aver presentato istanza di fallimento, per le accuse di abusi sessuali che hanno portato a una serie di cause legali. L’organizzazione, che conta 2,2 milioni di membri tra i 5 e i 21 anni, ha scelto la procedura di salvaguardia per poter continuare la sua attività e creare un fondo di compensazione per le vittime di abusi sessuali, secondo una dichiarazione diffusa oggi.

    La dichiarazione di fallimento arriva mentre l’organizzazione stava affrontando centinaia di cause legali per abusi sessuali, con migliaia di presunte vittime di abusi e con un numero di membri in diminuzione. A seguito del deposito, tutte le controversie civili contro l’organizzazione sono sospese. Paul Mones, avvocato che rappresenta “centinaia di vittime di abusi sessuali in cause individuali”, ha definito con la CNN il fallimento dell’organizzazione una “tragedia”. “Questi giovani hanno prestato giuramento. Si sono impegnati a obbedire, si sono impegnati a sostenere gli scout e si sono impegnati a onorare l’organizzazione. Molti di loro sono estremamente arrabbiati”. Le vittime sostengono di essere stati accarezzati, costretti a guardare pornografia oppure a subire sesso anale o orale. Secondo una testimonianza dei capi in un tribunale lo scorso aprile, l’organizzazione riteneva che più di 7800 dei suoi ex leader fossero coinvolti nell’abuso sessuale di oltre 12mila bambini durante i 72 anni di attività.

    Kerry Lewis nel 2010 ha ricevuto 18 milioni di dollari di risarcimento. Lo stesso Mones ha detto che il suo studio legale ha ricevuto centinaia di telefonate da maschi adulti che dichiaravano di essere state vittime di abusi sessuali sulla BSA, ma molti Stati avevano leggi che restringevano le loro opzioni legali in quel momento. Solo anni dopo, quando alcuni legislatori statali hanno emanato nuove leggi che consentivano alle vittime di intentare azioni legali senza limiti è stata presentata una raffica di denunce contro l’organizzazione giovanile.

    Le indiscrezioni su una dichiarazione di fallimento giravano già nel dicembre 2018, quando il Wall Street Journal ha scritto che la BSA aveva assunto uno studio legale per chiedere assistenza su una procedura di Chapter 11. Nel frattempo l’organizzazione aveva aperto le iscrizioni anche alle ragazze per tamponare l’emorragia di iscritti. Secondo l’organizzazione le cause per abusi sessuali ad agosto erano in totale circa 120.

    La BSA, che opera nel quadro di una carta congressuale dal 1916, potrebbe aver bisogno di liquidare i danni per consentire a una nuova organizzazione con controlli migliori di entrare per colmare il vuoto, secondo quanto scrive il New York Times. Negli anni ha consentito di entrare anche a ragazzi dichiaratisi gay. L’anno scorso il gruppo Abused in Scouting ha iniziato a fare pubblicità in tutto il paese e da allora ha trovato quasi 2000 persone pronte alle denunce, tra cui una in ogni stato. I clienti andavano dagli 8 ai 93 anni. Quando gli avvocati hanno portato avanti potenziali sospetti di abuso, l’organizzazione ha dichiarato di aver avviato un’indagine e di aver inviato 120 nuovi rapporti alle forze dell’ordine.

    https://www.nextquotidiano.it/boy-scouts-of-america-il-fallimento-per-pedofilia/?fbclid=IwAR264NliyAJzb-5f6OXT7yvQDhXX2nnqNdfkaVkB7qavBZeLoEir5o5JHVQ

  • Boy scout Usa dichiarano bancarotta per le troppe cause su abusi sessuali

    Boy scout Usa dichiarano bancarotta per le troppe cause su abusi sessuali

    “The Boy Scouts of America” ha presentato istanza di fallimento a seguito della tante cause legali relative ad accuse di abusi sessuali negli ultimi decenni. Un colpo durissimo per un’organizzazione storica, fondata nel 1910, che soffre anche per il calo di adesioni e ha visto fallire gli sforzi per attirare nuove forze con l’apertura a donne e omosessuali.

    L’organizzazione, che conta 2,2 milioni di membri tra i 5 e i 21 anni, ha scelto la procedura di salvaguardia per poter continuare la sua attività e creare un fondo di compensazione per le vittime di abusi sessuali, secondo una dichiarazione diffusa oggi.

    Il ricorso al “Chapter 11”, presentato nello Stato del Delaware, consente di riunire tutte le cause in un unico tribunale e avviare un negoziato per il patteggiamento. Sono circa 300 le cause legali per cattiva condotta sessuale da parte di dipendenti e volontari. Una simile strategia è stata utilizzata negli Usa da 20 diocesi cattoliche e dalla Usa Gymnastics.

    Dalla fine del 2012 alle fine del 2018 l’organizzazione ha visto crollare del 13% le proprie adesioni. I boy scout hanno perso la principale fonte di supporto quando la chiesa dei mormoni ha interrotto il finanziamento, a seguito dell’annuncio sull’ingresso di transgender tra gli scout.

    “La BSA si preoccupa profondamente di tutte le vittime di abusi e si scusa sinceramente con tutti coloro che sono stati danneggiati durante il loro periodo in Scouting”, ha detto l’amministratore delegato Roger Mosby nella dichiarazione.
    Più di 12.000 membri dei Boy Scout hanno subito abusi sessuali dal 1944, ha detto l’anno scorso l’avvocato delle vittime Jeff Anderson. Il legale ha anche detto che i file gestiti dai Boy Scout hanno elencato più di 7.800 presunti autori di abusi sessuali. L’esistenza di tale documentazione – nota come “file di perversione” e che elenca i capi scout o i capi delle truppe accusati di abusi sessuali – è stata rivelata per la prima volta in un caso giudiziario del 2012.