Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: seminarista

  • Pedofilia, nuove accuse di abusi compiuti dall’arcivescovo australiano George Pell

    Pedofilia, nuove accuse di abusi compiuti dall’arcivescovo australiano George Pell

    Nuove accuse di abusi sessuali a minori contro il cardinale George Pell, già arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney e ora prefetto degli Affari economici del Vaticano, emergono in un nuovo libro della giornalista dell’emittente australiana Abc, Luoise Milligan. “The Cardinal: The Rise And Fall of George Pell”, in uscita lunedì, contiene accuse dettagliate secondo cui Pell avrebbe abusato di due coristi nella cattedrale di St. Patrick a Melbourne verso la fine degli anni ’90. Il libro – riferisce sabato il Sydney Morning Herald – contiene anche nuove informazioni sull’insabbiamento da parte della Chiesa di abusi a minori, e asserisce che il prelato era a conoscenza delle attività di preti pedofili sotto la sua giurisdizione prima di quanto abbia ammesso. L’autrice aveva rivelato accuse di abusi risalenti alla seconda metà degli anni Settanta in un programma di attualità della Abc lo scorso luglio, che le ha poi valso il premio “Penna d’oro” dal Melbourne Press Club.

    Nel programma, la Milligan aveva intervistato due uomini, Lyndon Monument e Damian Dignan, che affermavano di essere stati aggrediti sessualmente da Pell, allora sacerdote, nella piscina pubblica di Ballarat. La polizia dello stato di Victoria ha confermato di aver presentato un documento probatorio contro il cardinale Pell alla Procura. Lo scorso ottobre tre funzionari della polizia del Victoria si sono recati a Roma per interrogare Pell, che ha partecipato volontariamente. Le indagini intanto continuano.

    Nel programma Tv del 2016 la Milligan aveva riferito che Pell era stato accusato di abusi da due coristi, ma il libro contiene maggiori dettagli finora non resi pubblici. I ragazzi, che cantavano nel coro della Cattedrale di St. Patrick a Melbourne, hanno denunciato di aver subito gli abusi in una stanza interna della chiesa. Poco dopo lasciarono il coro e la scuola cattolica che frequentavano. Nel libro vengono inoltre riportate le testimonianze di una presunta vittima, che ora ha più di 30 anni, e della famiglia di un’altra presunta vittima, morta per overdose nel 2014. Pell è ora accusato di abusi a minori in tre fasi della sua carriera: come seminarista, come sacerdote e come vescovo di Melbourne. Ha sempre negato ogni accusa e a suo carico non vi sono tuttora imputazioni di reato.

  • Condannato dal Vaticano e “rifugiato” a Genova nella diocesi del cardinale Angelo Bagnasco

    Condannato dal Vaticano e “rifugiato” a Genova nella diocesi del cardinale Angelo Bagnasco

    Mentre continuano i colpi di scena nel caso internazionale del prete italiano don Nicola Corradi, accusato di abusi dagli ex allievi dell’istituto Provolo di Verona, poi “rifugiato” in Argentina nell’omonimo istituto e dalla fine di novembre scorso agli arresti insieme ad altre quattro persone con l’accusa di aver abusato di una sessantina di alunni sordi, a Genova, nella diocesi diretta proprio dal presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Angelo Bagnasco, si scopre che c’è un altro “rifugiato” argentino.

    Stiamo parlando di padre Carlos Buela, che, nel marzo del 1984, fondò la congregazione dell’I.V.E., Istituto del Verbo Incarnato, anch’egli accusato di abusi sessuali, in Argentina, da una ventina di seminaristi, ma, a differenza di don Nicola Corradi, “indagato” dal Vaticano, che lo ha sanzionato.

    Padre Buela fu denunciato la prima volta nel 2005 da un seminarista, oggi 31enne, il quale lo accusava di “molestie subite dall’età di 12 anni“, per le quali in quell’occasione la chiesa decise di non prendere alcun provvedimento. Nel 2009, però, a carico di Buela arrivarono altre denunce di violenza sessuale, circa una ventina e sempre da parte di seminaristi appartenenti all’Istituto del Verbo Incarnato della città di San Rafael (Mendoza, Argentina), che, dopo un’indagine, nel 2010 lo avrebbero costretto a rinunciare al suo incarico.

    La sanzione inflitta a padre Buela per quella che verrà definita “cattiva condotta sessuale e manipolazione delle coscienze” sarà molto timida e generosa, se la caverà con la rimozione dall’Ufficio di Superiore Generale dell’IVE e sarà trasferito inizialmente nell’Abazia “La Pierre Qui Vere”, in Francia, dove sotto il controllo dell’Abate dovrà risiedere fino al nuovo ordine.

    Successivamente, nel 2012, padre Buela sarà trasferito in un monastero spagnolo, quello di “San Isidro de Dueñas de Palencia”, per poi “sbarcare” nel 2015 a Genova presso l’Istituto Religioso Maschile dell’IVE in località Dinegro.

    Tutto ciò accade proprio mentre in Argentina esplode il caso del veronese don Nicola Corradi e proprio quando le vittime che in precedenza avevano denunciato padre Buela all’Autorità Ecclesiastica che nel frattempo lo ha trasferito a Genova, decidono questa volta di denunciarlo tramite l’avvocato Carlos Lombardi – che assiste la Rete L’ABUSO in Argentina – anche alla giustizia civile; lui, però, non c’è più.

    Come mai? Grazie ai trasferimenti troppo facili, resi possibili da accordi tra la Santa Sede e i vari paesi che troppo spesso hanno fini tutt’altro che religiosi, come testimonia un altro caso attuale e sempre argentino, quello di Kusaka KomiKo, una suora colpita da un mandato di cattura internazionale emesso pochi giorni fa, anche lei coinvolta nello scandalo dell’Istituto Provolo di Mendoza e anche lei, come Buela, don Corradi, padre Reverberi e tanti altri, trasferita in un altro paese e sottratta di fatto alla giustizia, per la rabbia delle vittime costrette ad assistere impotenti.

    Anche quello di padre Carlos Buela è un caso esploso quando Bergoglio – oggi Papa Francesco – era arcivescovo di Buenos Aires. Allora, il papa era Benedetto XVI. Un caso che ancora una volta dimostra come la linea della chiesa non sia affatto cambiata e continui a lasciare le sue vittime senza giustizia.

  • No,Caro Papa Francesco, non pianga…

    No,Caro Papa Francesco, non pianga…

    Sulmona, 14 febbraio.- ..non versi lacrime inutili, abbracciando l’ex-seminarista ed ex-prete Daniel Pittet, vittima di pedofilia clericale, come riferiva ieri il quotidiano “la Repubblica”. Perché esiste una pedofilia clericale, matrice dei tanti preti pedofili. Una patologia che trova la causa predominante nel sistema formativo ecclesiastico. E non c’è bisogno di evocare il diavolo, che non esiste e non è mai esistito, ma l’uomo. La natura umana, sic et simpliciter.

    L’uomo non è né santo né demonio, ma un essere in grado di elevarsi alla dignità di persona umana. E non sarà la severità nei confronti dei preti pedofili che guarirà l’istituzione ecclesiastica da questa drammatica piaga. Solo una diagnosi spassionata, amorevolmente umana, sarà in grado di evidenziare le cause e trovarne il rimedio. Perché anche gli attori di tali misfatti sono persone umane.

    L’esperienza di Daniel Pittet non è unica, come è ormai noto. Ma neanche la pubblicizzazione in prima pagina, come fa oggi “la Repubblica”, quasi a voler sostituire “L’Osservatore Romano”, della prefazione di papa Francesco al libro di Pittet, ha l’efficacia di porre il dito sulla piaga. Che resta,  se non si ricorre ad un intervento radicale di piena libertà  per la formazione nei seminari. Che papa Francesco e Benedetto XVI se ne facciano acerrimi nemici, lanciando anatemi e scomuniche contro i responsabili di azioni  imperdonabili, ma “vittime” anch’essi di un sistema che li ha oppressi e deviati, è uno scandalo ancora più grave e imperdonabile. Piuttosto che inveire, i pontefici  farebbero bene a dire nostra culpa, spalancando le porte della comunità ecclesiale  per far entrare aria di libertà e di verità.

    Di pubblicità sui fatti di pedofilia clericale ce n’è già abbastanza. Basta pensare al caso delle dimissioni dell’arcivescovo di Boston, cardinal Low, a seguito dei processi per gli scandali dei preti pedofili o al film  “Spotlights”, inchiesta giornalistica che ha sconvolto l’America. Nel mio libro autobiografico “Il volto scoperto” ho cercato di raccontare la mia vocazione di quindicenne che entra in seminario e vi resta dieci anni. Una vita ascetica, interiorizzata, macerata fisicamente e moralmente. Una formazione a senso unico. La grande colpa dell’istituzione ecclesiastica è privare i giovani della possibilità di scegliere altre vie, incatenandoli alla sola “professione” sacerdotale. L’impossibilità ad essere liberi diventa schiavitù.

    Si resta  prete come una condanna. Un prigioniero di se stesso. Con il peso enorme della crisi di coscienza che lacera interiormente, frutto d’una assurda fede-capestro. Solo abolendo i seminari e tornando all’antica formula della formazione “in itinere” o della elezione di preti e vescovi da parte del popolo, sarà eliminata la piaga della pedofilia. Suggerimenti e proposte che già nel 1832 venivano esposti in un famoso libro, condannato, dal titolo “Le cinque piaghe della Chiesa”, scritto dal prete filosofo Antonio Rosmini.

    Chissà se qualcuno potesse suggerire a papa Francesco di riprenderlo tra le mani e riproporlo come una esortazione apostolica, in linea con la “Evangelii Gaudium” del 24 novembre 2013, per il rinnovamento del clero e della chiesa. Purtroppo, finora solo parole di esortazione, ma nessun sconvolgimento del sistema clericale. Il modello non può che essere quello di Cristo: l’annientamento (kenosi). Su questa linea di povertà estrema e di testimonianza evangelica sarebbe auspicabile adottare alcune riforme radicali: annullare la curia, azzerare le diocesi e le parrocchie, fare del Vaticano un centro di spiritualità e di testimonianza evangelica.

    “L’anormalità è già una pena abbastanza grave, una condanna a vita” scrive Pasolini nella prefazione al romanzo Amado mio, pubblicato postumo. La “devianza sessuale” non è una “malattia” di oggi. E, soprattutto, in società o in ambienti chiusi (come i seminari), l’omosessualità è spesso un inconsapevole  sbocco alle naturali pulsioni erotiche.  Monaci eremiti vivevano spesso drammaticamente la loro sessualità. Qualcuno è arrivato perfino all’autocastrazione, con tutte le conseguenze fisiche. Tra i primi casi, nell’antichità, fu quello di Origene, nato in Egitto nel 185 d.C.   Un errore di cui si pentì. Abelardo, evirato nel 1117 all’età di 38 anni, a causa della sua storia d’amore con  Eloisa da cui era nato il figlio Astrolabio, nella lettera “Storia delle mie disgrazie” (Historia calamitatum mearum) scrive: “La divina misericordia fu più benevola verso di  me  che verso Origene, il cui comportamento non fu giudicato saggio perché, mutilandosi di sua mano, incorse in un grave peccato”.

    Eugen Drewermann, prete cattolico scomunicato e psicanalista, nel libro “Funzionari di Dio”  scrive: “Senza esitare si può affermare che la Chiesa cattolica è il sistema che ha portato avanti ed ha aumentato l’alienazione psichica dei suoi membri più coerentemente, più a lungo e con più esperienza di qualsiasi altro sistema apparso nella storia d’Europa”.

    In genere è la pedofilia o le deviazioni erotiche da parrocchia che vengono  alla luce, perché ciò che succede nei vescovadi, arcivescovadi e curie resta assolutamente impenetrabile. Non ci sono solo i ragazzi di parrocchia, o i cosiddetti marchettari,  che vendono il proprio corpo a clienti di passaggio, a prezzi ridotti.  Ragazzi che si prostituiscono per acquistare stupefacenti. Ma a questa prostituzione che potrebbe definirsi “proletaria”, con caratteristiche di anonimato e di provvisorietà, si contrappone un’altra forma di prostituzione giovanile, detta dei “baby caramel”. Si tratta di ragazzi mantenuti da ricchi notabili, da vip dell’high society, da artisti, politici e diplomatici. Anche da vescovi, arcivescovi e cardinali. Ragazzi che abitano in appartamenti lussuosi, come “amanti” a disposizione del loro protettore. Veri efebi,  che spesso hanno ricevuto una specifica educazione per il look: capelli ricci, viso trattato con latte detergente, occhi languidi. 

    La psicanalista francese Françoise Dolto, nel libro “Adolescenza”, ha scritto:”Gli adolescenti sono diventati una classe a forza di essere respinti come inabili a far parte della società”.  E Gerardo Lutte, ex-salesiano e ex-docente di pedagogia all’Università di Roma, sottolinea: “L’adolescenza è una condizione di emarginazione e di subordinazione imposta ad una classe d’età, i giovani, non già per il loro bene, bensì in funzione delle esigenze di una società  che si sviluppa nel senso di una crescente ingiustizia ed inuguaglianza”.

    Mario Setta

  • Una storia di abusi nel Verbo Encarnado (Verbo Incarnato)

    Una storia di abusi nel Verbo Encarnado (Verbo Incarnato)

    Luis è riuscito ad uscire dal suo tormento a 18 anni dall’essere entrato nel Verbo Encarnado (IVE), polemica congregazione religiosa fondata nel 1984 dal religioso Carlos Buela in San Rafael. Oggi è riuscito a rifarsi una vita ed anche perdonare coloro che lo hanno aggredito, ma ha voluto raccontare tutto per far sì che non succeda a nessun altro.

    La drammatica testimonianza arriva in momenti di intenso turbamento sociale per le denunce di abusi dei religiosi contro i bambini sordi nell’Istituto Provolo di Luján de Cuyo.

    “È successo a me, ma ho conoscenza di ciò che è successo ad altri bambini “, ha indicato Luis, il quale si è presentato come “vittima di abuso dell’Istituto Minore nel Verbo Encarnado”. (altro…)

  • Monsignore pedofilo: prima condanna nell’Argentina di Papa Francesco

    Monsignore pedofilo: prima condanna nell’Argentina di Papa Francesco

    Monsignor Storni, che aveva falsificato le carte di un’inchiesta interna nel 1994, era stato rimosso dall’incarico nel 2002 falla conferenza episcopale argentina e si era ritirato in un appartamento di proprieta’ dell’arcivescovado di Santa Fe

    Per la prima volta un arcivescovo e’ stato condannato in Argentina, Paese natale di Papa Francesco, a risarcire con la somma di 756.000 pesos (45.000 euro) un ex seminarista vittima di abusi sessuali. Lo ha annunciato l’avvocato Pablo Bortoli difensore dell’ex seminarista/vittima di molestie, Ruben Descalzo, che ha accusato l’ex arcivescovo di Santa Fe Edgardo Storni di averne abusato sessualmente nel 1992 quando aveva solo 15 anni Per la stesso caso Storni era stato condannato in sede penale nel 2009 a 8 anni di carcere. Condanna annullata in appello nel 2011. Il decesso poi dell’ex presule aveva interrotto il procedimento penale lasciando in piedi solo il ricorso civili contro l’arcivescovado.
    Monsignor Storni, che aveva falsificato le carte di un’inchiesta interna nel 1994, era stato rimosso dall’incarico nel 2002 falla conferenza episcopale argentina e si era ritirato in un appartamento di proprieta’ dell’arcivescovado di Santa Fe.

    http://www.corrierequotidiano.it/1.54535/cronaca/news/prete-pedofilo-prima-condanna-nellargentina-di-papa-francesco

  • Sesso, scandali e Chiesa: quei 130 sacerdoti sotto accusa

    Sesso, scandali e Chiesa: quei 130 sacerdoti sotto accusa

    Tra le vittime quasi sempre ragazzi minorenni. Su alcune vicende è calato il silenzio. Su altre la verità si è tramutata in una condanna penale.

    In un accurato reportage la Rete Cattolica ha racchiuso una lunga serie di scandali che hanno visto per protagonisti uomini di Chiesa. Si tratta quasi sempre di abusi sessuali commessi da preti nei confronti di ragazzi, spesso minorenni. Ecco il testo.

    I casi di abusi sessuali compiuti da preti pedofili nel mondo, ed anche in Italia, sono raccapriccianti. Spesso i parroci sono reo confessi, a volte negano, finché non crollano e chiedono scusa e perdono a Dio. Vengono condannati al carcere e a ripagare, economicamente, il danno inflitto alle povere vittime. Le storie giudiziarie passate in giudicato (oltre cento) fanno però rabbrividire. Abbiamo letto le sentenze.

    Nel giugno scorso, a Brindisi, ad esempio, un chierichetto, dopo aver subito molestie dal parroco per anni, decide di denunciare il suo aguzzino. Il sacerdote, un 42enne, viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata e pluriaggravata. I fatti contestati risalgono al 2008 e al 2009, e a portarli alla luce è il pediatra del bambino che raccoglie le sue confidenze. Nel settembre scorso il prete, dai domiciliari finisce a giudizio. In attesa del processo è stato sospeso dall’arcivescovo. Sempre in Puglia, un anno prima, finisce in galera un secondo sacerdote: processato con rito abbreviato, prende tre anni e otto mesi di carcere. E nel novembre del 2015 tocca a un terzo prete dello stesso territorio, beccato in flagranza e posto ai domiciliari: 4 anni di reclusione per «atti di libidine violenta» compiuti su due ragazzine. Secondo le nostre ricerche un altro parroco viene ridotto allo stato laicale dopo aver risarcito cinque vittime. L’accusa a suo carico è di violenza sessuale: abusava della sua autorità, sia nell’ufficio dove teneva gli esercizi spirituali, sia negli alberghi dove portava i ragazzi per la villeggiatura estiva.

    Nel marzo scorso la procura di Milano accusa ancora un sacerdote di avere avuto rapporti sessuali a pagamento per tre anni con un adolescente tossicodipendente, che usava i soldi per comprare cocaina. Il parroco avrebbe adescato il minore su una chat e avrebbe compiuto con lui «atti sessuali» tra il 2009 e il 2011, quando la vittima aveva tra i 15 e i 17 anni, in cambio di 150 o 250 euro per volta. Pochi mesi fa la condanna: un anno e dieci mesi di carcere per prostituzione minorile. L’8 febbraio scorso, invece, il gip di Palermo concede gli arresti domiciliari a un sacerdote accusato di avere molestato due fratelli minorenni quando era parroco nel capoluogo siciliano. Pochi mesi dopo lo stesso prete viene condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione.

    Le vittime, in aula, raccontano che tutto sarebbe cominciato durante un pellegrinaggio a Medjugorje e che le molestie sarebbero proseguite anche al ritorno in Sicilia. A scoprire gli abusi è stata la mamma dei fratellini. «Mi sono autodenunciato alla curia a novembre del 2014», dice il parroco al giudice. E la curia, dopo la confessione, lo trasferisce in una struttura per curarsi. Poi c’è la storia di un parroco che diceva messa in una parrocchia in provincia di Arezzo, viene arrestato per abusi sessuali su un ragazzino di 13 anni.

    Dopo pochi mesi, i genitori di molte delle sue vittime si recano dai magistrati a sporgere querela, e il prete confessa 38 misfatti commessi in 12 anni. Accusato anche di violenza sessuale viene dispensato dal sacerdozio da Papa Benedetto XVI. Due anni dopo arriva la condanna a 8 anni di carcere, confermati in appello. Nello stesso periodo ancora un caso. Stavolta è un ex seminarista di Agrigento a scrivere una lettera al vescovo per denunciare abusi sessuali subìti da parte del suo prete, il quale, poco tempo dopo, patteggia una pena a 2 anni e 6 mesi di reclusione per violenza sessuale nei confronti di 7 ragazzi.

    E che dire del parroco che esercita la funzione in provincia di Roma arrestato per molestie sessuali su alcuni ragazzi affidati alle sue cure. A denunciarlo è un altro sacerdote. Il prete «cattivo» invitava i bimbi a casa e gli prometteva cd, dvd e qualche capo d’abbigliamento. Dall’inchiesta salta fuori che i casi di cui si è reso colpevole sono tantissimi. Al processo il sacerdote respinge ogni addebito, spiegando di non essere un mostro e parlando di «accuse infamanti ed estremamente grossolane costruite abilmente».

    Ma nel febbraio del 2011 i magistrati chiedono 18 anni di carcere per i suoi «atti di inaudita gravità». Lo condanna arriva: 15 anni e 4 mesi di galera in primo grado e 14 anni in appello, condanna confermata in Cassazione. Diceva messa in una parrocchia vicino Firenze l’ennesimo prete accusato di pedofilia. Nell’aprile del 2007 finisce sotto inchiesta per una serie di molestie pluriaggravate e continuate su minori.

    Alcuni fedeli lo accusano di violenza sessuale e psicologica commessa su ragazzi fra i 12 e i 17 anni. Nel dicembre del 2007, mentre su di lui pende l’accusa di essere «responsabile di delittuosi abusi sessuali su alcune ragazze negli anni 1973-1987, di falso misticismo, di controllo e dominio delle coscienze», il parroco, malato, torna nel suo convitto. Nella richiesta di archiviazione, dovuta alla mancanza di querele, il pm parla di «abusi sessuali gravi protrattisi per circa 20 anni».

    Sfogliando il dossier sulla pedofilia nella Chiesa incappiamo nel sacerdote accusato di aver abusato di un ragazzino straniero di 13 anni. I giudici lo condanno a dieci anni di galera con sentenza passata in giudicato.

    Tutti casi autentici, provati, ed innegabili.

    http://www.ottopagine.it/attualita/96283/sesso-scandali-e-chiesa-quei-130-sacerdoti-sotto-accusa.shtml

  • La verità sui preti pedofili e sulle vittime

    La verità sui preti pedofili e sulle vittime

    Il nostro reportage sugli scandali sessuali nella Chiesa. Qui le storie più brutte: 130 i sacerdoti condannati, 100 sotto processo ma sono tanti quelli accusati e poi assolti

    I casi di abusi sessuali compiuti da preti pedofili nel mondo, ed anche in Italia, sono raccapriccianti. Spesso i parroci sono reo confessi, a volte negano, finché non crollano e chiedono scusa e perdono a Dio. Vengono condannati al carcere e a ripagare, economicamente, il danno inflitto alle povere vittime. Spesso ci sono anche preti trattati come mostri, poi assolti o prosciolti senza uno straccio di scuse. Le storie giudiziarie passate in giudicato (oltre cento) fanno però rabbrividire. Abbiamo letto le sentenze.

    Nel giugno scorso, a Brindisi, ad esempio, un chierichetto, dopo aver subito molestie dal parroco per anni, decide di denunciare il suo aguzzino. Il sacerdote, un 42enne, viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata e pluriaggravata. I fatti contestati risalgono al 2008 e al 2009, e a portarli alla luce è il pediatra del bambino che raccoglie le sue confidenze. Nel settembre scorso il prete, dai domiciliari finisce a giudizio. In attesa del processo è stato sospeso dall’arcivescovo. Sempre in Puglia, un anno prima, finisce in galera un secondo sacerdote: processato con rito abbreviato, prende tre anni e otto mesi di carcere. E nel novembre del 2015 tocca a un terzo prete dello stesso territorio, beccato in flagranza e posto ai domiciliari: 4 anni di reclusione per «atti di libidine violenta» compiuti su due ragazzine. Secondo le nostre ricerche un altro parroco viene viene ridotto allo stato laicale dopo aver risarcito cinque vittime. L’accusa a suo carico è di violenza sessuale: abusava della sua autorità, sia nell’ufficio dove teneva gli esercizi spirituali, sia negli alberghi dove portava i ragazzi per la villeggiatura estiva.

    Nel marzo scorso la procura di Milano accusa ancora un sacerdote di avere avuto rapporti sessuali a pagamento per tre anni con un adolescente tossicodipendente, che usava i soldi per comprare cocaina. Il parroco avrebbe adescato il minore su una chat e avrebbe compiuto con lui «atti sessuali» tra il 2009 e il 2011, quando la vittima aveva tra i 15 e i 17 anni, in cambio di 150 o 250 euro per volta. Pochi mesi fa la condanna: un anno e dieci mesi di carcere per prostituzione minorile. L’8 febbraio scorso, invece, il gip di Palermo concede gli arresti domiciliari a un sacerdote accusato di avere molestato due fratelli minorenni quando era parroco nel capoluogo siciliano. Pochi mesi dopo lo stesso prete viene condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione. Le vittime, in aula, raccontano che tutto sarebbe cominciato durante un pellegrinaggio a Medjugorje e che le molestie sarebbero proseguite anche al ritorno in Sicilia. A scoprire gli abusi è stata la mamma dei fratellini. «Mi sono autodenunciato alla curia a novembre del 2014», dice il parroco al giudice. E la curia, dopo la confessione, lo trasferisce in una struttura per curarsi. Poi c’è la storia di un parroco che diceva messa in una parrocchia in provincia di Arezzo, viene arrestato per abusi sessuali su un ragazzino di 13 anni. Dopo pochi mesi, i genitori di molte delle sue vittime si recano dai magistrati a sporgere querela, e il prete confessa 38 misfatti commessi in 12 anni. Accusato anche di violenza sessuale viene dispensato dal sacerdozio da Papa Benedetto XVI. Due anni dopo arriva la condanna a 8 anni di carcere, confermati in appello. Nello stesso periodo ancora un caso. Stavolta è un ex seminarista di Agrigento a scrivere una lettera al vescovo per denunciare abusi sessuali subìti da parte del suo prete, il quale, poco tempo dopo, patteggia una pena a 2 anni e 6 mesi di reclusione per violenza sessuale nei confronti di 7 ragazzi. E che dire del parroco che esercita la funzione in provincia di Roma arrestato per molestie sessuali su alcuni ragazzi affidati alle sue cure. A denunciarlo è un altro sacerdote. Il prete «cattivo» invitava i bimbi a casa e gli prometteva cd, dvd e qualche capo d’abbigliamento. Dall’inchiesta salta fuori che i casi di cui si è reso colpevole sono tantissimi. Al processo il sacerdote respinge ogni addebito, spiegando di non essere un mostro e parlando di «accuse infamanti ed estremamente grossolane costruite abilmente». Ma nel febbraio del 2011 i magistrati chiedono 18 anni di carcere per i suoi «atti di inaudita gravità». Lo condanna arriva: 15 anni e 4 mesi di galera in primo grado e 14 anni in appello, condanna confermata in Cassazione. Diceva messa in una parrocchia vicino Firenze l’ennesimo prete accusato di pedofilia. Nell’aprile del 2007 finisce sotto inchiesta per una serie di molestie pluriaggravate e continuate su minori. Alcuni fedeli lo accusano di violenza sessuale e psicologica commessa su ragazzi fra i 12 e i 17 anni. Nel dicembre del 2007, mentre su di lui pende l’accusa di essere «responsabile di delittuosi abusi sessuali su alcune ragazze negli anni 1973-1987, di falso misticismo, di controllo e dominio delle coscienze», il parroco, malato, torna nel suo convitto. Nella richiesta di archiviazione, dovuta alla mancanza di querele, il pm parla di «abusi sessuali gravi protrattisi per circa 20 anni». Sfogliano il dossier sulla pedofilia nella Chiesa incappiamo nel sacerdote accusato di aver abusato di un ragazzino straniero di 13 anni. I giudici lo condanno a dieci anni di galera con sentenza passata in giudicato. Tutti casi autentici, provati, innegabili.

    Ma accanto a questi ce ne sono tantissimi altri di preti accusati, ammanettati e poi dichiarati innocenti e addirittura prosciolti in istruttoria dopo essere stati linciati mediaticamente e indicati come orchi. Sono decine e decine, secondo fonti vaticane contattate da Il Tempo. Centinaia secondo altri riferimenti riscontrati on line difficili da verificare. Preti accusati di far parte di una «congrega di pedofili» e poi scagionati; parroci innocenti calunniati e morti d’infarto per la vergogna; sacerdoti massacrati e invece puri ma distrutti, spesso, dalla “caccia alle streghe”. Come scriveva Francesco Agnoli nel suo libro “Chiesa e Pedofilia” dietro «l’enfatizzazione degli abusi su minori compiuti da preti cattolici c’è di tutto: preti spretati, teologi eretici, lotte interne dei modernisti contro il Papa, radicali che suonano la tromba, movimenti gay o pro choice». Ci sono casi orribili, ma c’è anche tanta strumentalizzazione. La verità come sempre sta nel mezzo. Occorre saper distinguere il vero dal falso. Negare l’evidenza, così come ingigantirla, non fa bene a nessuno. Alla Chiesa e a chi vede in lei il Male assoluto.

    http://www.iltempo.it/home/2016/10/08/news/la-verita-sui-preti-pedofili-e-sulle-vittime-1022478/

  • CASSINO – PROSCIOLTO DA OGNI ACCUSA IL VESCOVO ANTONAZZO

    CASSINO – PROSCIOLTO DA OGNI ACCUSA IL VESCOVO ANTONAZZO

    La lettera denuncia a firma di un ex seminarista non ha trovato riscontri e lo stesso giovane una volta convocato in Procura ed ascoltato come ‘persona informata sui fatti’ non ha poi formalizzato le accuse, vergate sulla lettera, con una regolare denuncia.

    Con l’archiviazione si pone definitivamente la parola fine ad una vicenda delicata e dolorosa per il Vescovo Antonazzo e l’intera comunità.
    Angela Nicoletti

    http://www.tg24.info/cassino-prosciolto-da-ogni-accusa-il-vescovo-antonazzo/

  • Abusi di don Pinetto su seminarista arriva la “prescrizione” dalla Chiesa

    Abusi di don Pinetto su seminarista arriva la “prescrizione” dalla Chiesa

    SAVONA. Archiviato perché sono passati troppi anni da quei tristi episodi. A distanza di sei mesi dall’archiviazione per prescrizione da parte della giustizia ordinaria (il gip Fiorenza Giorgi), anche l’ordinamento canonico ha “prescritto” don Giuseppe Pinetto dalle accuse diabusi sessuali su un giovane che negli anni settanta frequentava il seminario di Savona. La conferma è arrivata nelle scorse settimane direttamente dal vescovo Vittorio Lupi che in una dichiarazione giurata presentata alla procura nell’ambito del procedimento acarico di don Antonio Ferrie di unsecondo prete sudamericano accusati di circonvenzione d’incapace, ha confermato l’adozione di un provvedimento disciplinare nei confronti di don Pinetto, da quasi un anno trasferito dalla parrocchia di Celle a quella di san Francesco da Paola in piazza Bologna e la pronuncia adottata dal tribunale ecclesiastico delVaticano. Come è accaduto con il gip Giorgi che ha puntualizzato nel suo provvedimento la presenza di «univoci, precisi e concordanti elementi di prova a carico di don Pinetto in ordine alla effettiva perpetrazione da parte sua,nei primi anni settanta,di plurime condotte d iviolenza sessuale», anche la chiesa sarebbe entrata nel merito della vicenda affidando «ai troppi anni passati dai fatti» l’impossibilità di entrare nel merito della vicenda. Ma cosa centra la vicenda di don Pinetto con l’inchiesta che ha visto indagato don Antonio Ferri?

    Semplice i presunti abusi sessuali che sarebbero stati consumati  in seminario quando don Pinetto era in seminario e si verificarono episodi strani. Quali il decesso di Alessandro Nicolick per il quale il fratello maggiore Roberto,  ha presentato un esposto querela dopo che, alcuni anni fa, don Ferri ei l suo collega si erano presentati in casa della donna, ormai anziana, per ricavare una dichiarazione favorevole a don Pinetto. La procura ha aperto un’inchiesta per presunta circoscrizione d’incapace che nelle scorse settimane è giunta a conclusione con la richiesta di archiviazione presentata dal pm Giovanni Battista Ferro, e notificata a Roberto Nicolick, nei confronti  di don Ferri e del  suo collaboratore. Due i punti su cui si fondala richiesta inviata al gip. Innanzitutto non sarebbe stata accertata la circonvenzione, ma soprattutto di fronte alla dichiarazione giurata del vescovo presentata dall’avvocato di don Ferri le dichiarazioni della donna favorevoli a donPinetto, sarebbero risultati ininfluenti sull’esito del processo.

    ciolina@ilsecoloxix.it

  • Vingt-Trois vuol vederci chiaro sugli abusi sessuali attribuiti al sacerdote psicanalista Tony Anatrella

    Vingt-Trois vuol vederci chiaro sugli abusi sessuali attribuiti al sacerdote psicanalista Tony Anatrella

    L’arcivescovo di Parigi, il cardinale André Vingt-Trois, ha diffuso una nota per invitare coloro che ritengono di essere stati vittime di abusi sessuali da parte di monsignor Tony Anatrella a presentare all’Autorità ecclesiastica una formale denuncia contro questo prelato. “Non essendo in grado di agire sulla base di dichiarazioni anonime e indirette, il cardinale ha chiesto di incoraggiare le persone a stabilire un contatto personale e presentare una denuncia”, afferma la nota dell’arcidiocesi di Parigi che sembra finalmente intenzionata a vederci chiaro nell’attività del sacerdote psicoanalista accusato di molestie sessuali sui suoi pazienti.

    Come è noto, i primi fatti addebitati al sacerdote, che attualmente è consultore del Pontificio Consiglio per la famiglia e collabora anche con altri dicasteri vaticani, risalgono a 39 anni fa. La denuncia alla polizia è stata presentata da Daniel Lamarca, un ex seminarista che nel 1987 era in terapia psicanalitica con Anatrella, che avrebbe avuto con lui dei rapporti sessuali proprio dopo essersi impegnato a ‘guarirlo’ dalla omosessualità. La sua testimonianza è apparsa nel 2006 su Golias, rivista diretta da Christian Terras, che ha redatto un dossier su “Gli strani metodi del dottor Anatrella”, che esamina in tutta la sua gravità la trasgressione, da parte del sacerdote psicoterapeuta della deontologia professionale e il superamento delle frontiere di ciò che è legalmente accettabile: “cosa che rappresenta – si legge – il colmo dell’ipocrisia”.

    Una considerazione analoga è stata formulata dalla psicanalista Louisa de Urtubey, per la quale “il passaggio all’azione sessuale da parte di un analista, è considerato da diversi psichiatri alla stregua di un atto di pedofilia”, dal momento che “la posizione del terapeuta è di tipo parentale, per la regressione indotta dal trattamento e l’instaurazione del transfert”.
    Le “strane pratiche” alle quali Anatrella ha fatto ricorso durante la psicoterapia con Lamarca, afferma Terras, sono certamente “deontologicamente inaccettabili, moralmente rivoltanti, ben lungi da una sana assistenza psicologica”, e sembrerebbero ricondurre al tentativo, non raro in alcuni psicanalisti “scelti in modo imprudente”, di “servirsi del loro paziente per risolvere i loro problemi psicologici, per esempio un rapporto difficile nei confronti della propria tendenza omosessuale mal accettata”. Tentativo tanto più grave in questo caso, in cui l’analista è anche un sacerdote, che nasconde “un grave attentato alla dignità di persone libere e un’impostura intellettuale completata da un grave attentato all’integrità dell’altro”.
    L’ex seminarista de La Mission de France, Lamarca, ha raccontato che nell’87, a 23 anni, si era lasciato convincere, dal sacerdote psicanalista, a condividere insieme alcuni esercizi di “lavoro corporeo” che sarebbero poi sfociati in abusi sessuali.
    La psicanalista Dominique Bourdin, docente in psicopatologia clinica all’Università di Parigi, ha seguito Daniel Lamarca dopo la traumatica esperienza con Anatrella, nella quale “costui aveva ripetutamente imposto a Daniel carezze e approcci sessuali, che provocavano il godimento del ‘terapeuta’, sotto il pretesto di tentare innovativi approcci terapeutici”. “Daniel è stato dolorosamente segnato da questa esperienza”, afferma l’analista che lo ha aiutato a rielaborare i gravi abusi sessuali e di potere subiti ad opera di Anatrella.
    La professoressa Bourdin, che aveva lasciato a Daniel Lamarca l’espletamento dei passi ufficiali per la denuncia dell’abuso, si è poi stupita della successiva carriera folgorante di Anatrella in Vaticano. Una carriera scandita da “prese di posizione sempre più intransigenti” tanto da ingenerare nella Bourdin il dubbio se effettivamente il giovane si fosse rivolto alle autorità ecclesiastiche competenti e se fosse il caso di intervenire di persona. “Per ciò che mi riguarda – aveva scritto su Golias – dopo le informazioni datemi da Daniel, ogni volta che mi si è presentata l’occasione ho fatto sapere a colleghi o responsabili ecclesiali che vi erano ragioni etiche importanti (senza precisare quali) per non inviare pazienti da Anatrella. E talvolta ho espresso la mia tristezza e la mia collera per vederlo sfilare sui media”. “Ho avuto l’occasione di constatare – aveva confidato inoltre – la pressione e la forza della legge del silenzio ecclesiale sugli atti di pedofilia. E la maniera in cui arrivano a tacere coloro che in un primo momento sono indignati e tormentati”. “La parola libera. L’impostura menzognera uccide”, aveva sintetizzato invece il dossier firmato da Christian Terras, annotando: “Qualche volta i lupi approfittano dello smarrimento del gregge o del pastore”.
    Lamarca denunciò 10 anni fa quanto gli era accaduto all’allora arcivescovo di Parigi, il cardinale Lustiger, che gli promise di interessarsene. Ma in realtà non fece niente e Anatrella rimase dov’era a fare quello che faceva. E col tempo è diventato uno degli esperti cattolici più quotati sul tema dell’omosessualità, citatissimo da tutti i siti cattolici. Collaboratore, a quanto risulta, alla stesura dell’istruzione di Benedetto XVI che proibisce l’ingresso in seminario a quanti pur inconsapevolmente hanno tendenze omosessuali. Tanto che l’associazione francese omosessuale cristiana “David et Jonathan” si è chiesta: “Tenuto conto di questi nuovi elementi, Tony Anatrella resterà il portavoce ufficiale o semiufficiale della Chiesa Cattolica in Francia su tutti i temi che concernono l’omosessualità?”.

    S.C.