Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: seminarista

  • Tornano le accuse contro monsignor Anatrella, consultore del Pontificio Consiglio per la famiglia

    Tornano le accuse contro monsignor Anatrella, consultore del Pontificio Consiglio per la famiglia

    Monsignor Tony Anatrella, psicanalista francese, consultore del pontificio consiglio per la famiglia, viene accusato di molestie sessuali. Le accuse, raccolte dal sito Mediapart (fondato da ex giornalisti di Le Monde), provengono da “diverse vittime” che sarebbero state molestate nel corso di sedute psicoterapeutiche. Monsignor Anatrella era stato bersaglio già negli anni passati di accuse, che non avevano avuto seguito, e l’arcidiocesi di Parigi avrebbe ricevuto segnalazioni già nel 2001. Il prelato l’anno scorso fu definito da Avvenire “tra i massimi studiosi mondiali del ‘rischio gender’, autore di numerosi saggi sul tema”. Ed è suo il commento che ha corredato il Documento della Congregazione per l’Educazione Cattolica sulla non ammissione dei gay al sacerdozio, pubblicato sull’Osservatore Romano il 29 novembre 2005.

    “A febbraio scorso – ricorda AskaNews –  monsignor Anatrella ha avuto una certa risonanza mediatica quando, ad un corso di aggiornamento per nuovi vescovi, ha affermato che per i vescovi questo obbligo non esiste. Per il “Vaticano”, i vescovi cattolici “non sono obbligati a denunciare gli abusi del clero sui bambini”, ha riassunto il quotidiano britannico The Guardian. Subito contestato dal cardinale Sean O’Malley, presidente della Pontificia commissione per la tutela dei minori, che in una nota a nome della commissione ha affermato che vige invece la “responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili”.

    Le accuse contro il sacerdote psicanalista per comportamenti impropri e molestie sessuali durante le sedute di analisi (al limite dello stupro se si considera che l’analista esercita comunque una funzione di guida sul paziente e può abusare di tale potere)  si ripropongono a dieci anni esatti da episodi analoghi che nel 2006 furono riportati dall’agenzia Adista insieme alla drammatica testimonianza di una vittima. In psicoanalisi,  terapia orale fondata sulla parola, senza alcuna azione, non devono esservi contatti fisici di nessun genere. L’analista come persona deve mantenere un ruolo di pura neutralità, per consentire il corretto avvenire del transfert; tra paziente e analista, nessun altro incontro al di fuori delle sedute. “Queste regole fondamentali e rigorose della psichiatria freudiana, monsignor Anatrella, psicanalista, da anni interprete e portavoce delle teorie le ha violate”, denunciò Adista rivelando anche il nome di colui che subì gli abusi sessuali, l’ex seminarista francese Daniel Lamarca, 23enne all’epoca dei fatti.

    Il giovane raccontò che anni dopo gli abusi ebbe un colloquio con Anatrella “per sapere come spiegava che vi fossero stati dei rapporti sessuali nell’ambito di una terapia”. “Lui – ricostruisce l’ex allievo del Seminario della Missione di Francia – cerca di intellettualizzare o di filosofeggiare sui termini, e di spiegarmi che non si può parlare di ‘rapporti sessuali’, che i termini ‘rapporti’ e ‘sessuali’ non potevano essere impiegati qui. Che lui lo chiami come vuole, io so quello che è stato fatto. Gli chiedo se lo trova normale. Allora mi cita il nome di un terapista americano ai cui lavori si appoggia. Allora gli chiedo se è così che cura di solito le persone che vanno da lui. Mi dice che sono stato l’unico. Gli chiedo allora che cosa mi ha fatto meritare questa terapia così particolare. Mi risponde: “perché è lei che me l’ha chiesta”. Ed aggiunge: ‘forse mi sono sbagliato’. Anche se è una risposta che non è da terapista, mi ci è voluto molto tempo per capire che no, non l’avevo chiesta io. Nel 1999 ottengo un’udienza presso il cardinale Lustiger. Gli confido la mia storia. Lui è sorpreso, sconvolto, afferma di credermi, mi assicura la sua preghiera, si preoccupa di quello che mi può accadere, mi dice che dev’essere aperta un’inchiesta. Mi chiede se sarei d’accordo, nel caso in cui l’inquirente lo volesse, a testimoniare davanti a lui ed eventualmente a mettere per scritto ciò che gli ho raccontato. Rispondo di sì, ma fino ad oggi non sono mai stato contattato da un inquirente…”.

    Sante Cavalleri

  • SAVONA: Caso pedofilia, così due religiosi scoprirono gli abusi.

    SAVONA: Caso pedofilia, così due religiosi scoprirono gli abusi.

    SAVONA. La bacchettata del gip Fiorenza Giorgi alla Chiesa savonese riguardo alla presunta indifferenza nei confronti delle vittime di fronte a casi scottanti (pedofilia ed omosessualità) non sarebbe passata inosservata. E le reazioni nel mondo cattolico sono state immediate, vibranti, fino a raggiungere i piani alti. L’accurata indagine condotta dal pm Giovanni Battista Ferro e dalla squadra mobile ha infatti permesso di portare alla luce uno spaccato inquietante della vita in Seminario negli anni’70-’80 che si sarebbero poi riverberate anche in seguito con i casi scottanti che hanno portato alla condanna di don Giorgio Barbacini e don (ormai ex) Nello Giraudo sempre per pedofilia. Un fenomeno che negli ultimi decenni avrebbe subìto un rallentamento, ma che per molto, troppo, tempo, sarebbe stato ignorato se non addirittura “coperto” «per salvaguardare l’immagine della Diocesi». E servirebbe un gesto deciso, preciso,della Chiesa per porre fine a quel periodo di veleni. Don Pietro Pinetto ha comunque sempre rigettato al mittente le accuse di aver toccato le parti intime di due minorenni dei quali si doveva occupare, accusando soprattutto S. P. di mentire. Nella sua versione dei fatti, il prete cellese, ora in piazza Bologna, ha contestato anche la ricostruzione dei luoghi fatta dalla vittima e in particolare su una stanzetta a fianco della camerata principale dove si sarebbero consumati alcuni atti di libidine. Ma se i genitori della vittima – in particolare la madre – non sembrano avere dubbi sul comportamento dell’educatore nei confronti del figlio, uno squarcio di sereno e aria pura nel cielo plumbeo dei non so, non ricordo, assolutamente non ricordo nulla del genere, è arrivato dal vicario generale della diocesi, Antonio Ferri e dall’ex prete Eugenio Illarcio. Don Ferri, infatti nel corso dell’audizione davanti agli agenti di polizia ha in un primo momento sostenuto di non aver mai avuto notizia di comportamenti sospetti di don Pinetto, per poi aggiungere di aver appreso da un prete (ora deceduto) della richiesta d’aiuto della mamma di S. P. per una serie di problemi che avrebbe avuto il giovane seminarista con don Pinetto. Ma da un confronto con i superiori, sempre secondo il racconto derelato fatto a don Ferri, il prete negò gli addebiti. A conferma della tesi dell’accusa sulla conferma degli avvenuti abusi è arrivata la dichiarazione di Eugenio Illarcio nella quale – era il 2013 – sottolineava che don Pinetto si sarebbe giustificato delle accuse di un secondo seminarista limitandosi a un «gli ho insegnato a lavarsi». Un discorso che sarebbe avvenuto a Celle a commento delle notizie giornalistiche proprio sulla vicenda giudiziaria che aveva travolto don Pietro Pinetto.

    ciolina@ilsecoloxix.it

  • SAVONA – Grido di dolore della madre della vittima «Nessuno ha eliminato le mele marce»

    SAVONA – Grido di dolore della madre della vittima «Nessuno ha eliminato le mele marce»

    SAVONA. «Adesso di don Pinetto non mi importa più nulla. Sono fatti vecchi. Vorrei solo che don Pinetto mi chiedesse scusa, o meglio, anzi guardi, neanche a me ma a mia madre che ha sofferto più di tutti, anche per colpa mia». S. P., ex seminarista e presunta vittima di abusi durante la sua permanenza nel seminario di via Ponzone era deciso nel settembre 2013 ad andare avanti nella denuncia e soprattutto a non voler soldi o risarcimenti varie per le molestie subite, ma un cenno di pentimento quello si. Pochi mesi dopo è arrivata la remissione di querela con un «mi spiace» ed un «mi scuso» che sono serviti a ripianare la vicenda, ma non certo a lenire il dolore della mamma di quel ragazzino ora cinquantaquattrenne. «Noi della cosa parlammo solo con i preti stessi, ma ci sono venuti contro» è uno dei tanti passaggi della testimonianza della mamma di S. P., tornata in Sardegna. «Credo che fosse di pomeriggio, dopo che mio figlio era scappato dal seminario. Fu lui a parlare – ha aggiunto in lacrime la donna a poliziotti e pm – Aveva ancorai segni delle botte che aveva preso dal padre; invece bisognava ascoltarlo, in quel momento lì, non picchiarlo» La donna, ora ottantenne, è un fiume in piena: «Era andato in seminario per studiare. È cresciuto in chiesa e dopo non c’è più rientrato. Ci rivolgemmo a due preti amici che ci dissero di non prendercela che erano cose che potevano accadere, ma io ero cresciuta in un altro modo: per me i preti erano sacri». La mamma di S. P. racconta poi l’incontro con il vescovo «quando ci disse che poi lui indagava. Ci aspettavamo che tirasse fuori il marcio che c’era e invece Pinetto è rimasto dentro e io lo incontravo per strada e anche a volte in corriera da Vado a Savona, e mi dava fastidio a trovarmelo davanti». Un caso che ha segnato per sempre la vita della donna. «Da quel giorno non abbiamo più avuto una giornata buona. Non mi sono mai più ripresa e anche mio figlio mi ha detto“non mi sono più rialzato”»

    G.CIO Il Secolo XIX Savona

  • SAVONA; Il rettore disse al ragazzino abusato: «Hai fatto solo un brutto sogno»

    SAVONA; Il rettore disse al ragazzino abusato: «Hai fatto solo un brutto sogno»

    L’ULTIMA ARCHIVIAZIONE PER DON PINETTO SI TRASFORMA IN UN’INVETTIVA CONTRO LACHIESA OMERTOSA

    SAVONA. «Mi disse che avevo fatto un brutto sogno». L’allora rettore del seminario, Andrea Giusto, avrebbe liquidato con queste poche parole il giovane seminarista S. P.(ora ha 54 anni) che si era rivolto a lui dopo le morbose attenzioni ricevute da don Pietro Pinetto.

    Era il 1974 quando nel seminario di Savona si sarebbero verificati i drammi. «Con Giusto parlai direttamente, prima ancora di scappare, dentro al seminario – aggiunge una delle vittime del prete- io del rettore mi fidavo; andai a colloquio con lui alla fine,dopo aver assistito all’episodio in cui don Pinetto masturbava un mio compagno».

    È uno dei passaggi più delicati e crudi del decreto di archiviazione firmato dal giudice delle indagini preliminari Fiorenza Giorgi per l’ex parroco di San Michele a Celle ed attualmente“aiutante” nella parrocchia di San Francesco da Paola in piazza Bologna, indagato di calunnia nei confronti della vittima che lo aveva denunciato.

    «Pinetto ha avuto degli atteggiamenti particolari nei mie confronti….ricordo che la prima volta che mi ha toccato è stato quando mi voleva spiegare come bisognava lavarsi nelle parti intime – è il racconto di D. G., una presunta seconda vittima del prete – Ha iniziato facendomi spogliare….».

    Ma c’è una lettera autografata scritta da S. P. ai genitori subito dopo i fatti e nella quale aveva trovato le parole per confidare ai suoi quelle terribili esperienze nel seminario savonese: «Cominciò ad abbracciarmi e piano piano scendeva sempre più in basso: quando arrivò a quel punto divenni freddo come il ghiaccio, non riuscivo più a parlare e mentre lo trastullava diceva “chissà se muovendo un poco…»

    G.CIO. Il Secolo XIX Savona

  • Archiviato il procedimento per calunnia di Don Pinetto, ma il giudice “bacchetta” la Curia

    Archiviato il procedimento per calunnia di Don Pinetto, ma il giudice “bacchetta” la Curia

    Il gip Giorgi nel motivare la sua decisione riconosce però la solidità delle accuse mosse da un ex seminarista verso il sacerdote.

    Savona. Il procedimento penale che vedeva Don Piero Pinetto, 76 anni, accusato di calunnia verso un ex seminarista è stato archiviato. Il decreto di archiviazione è stato firmato nelle scorse ore dal gip Fiorenza Giorgi su richiesta del pm Giovanni Battista Ferro.

    Se dal punto di vista penale la vicenda è chiusa, le motivazioni con le quali il giudice ha spiegato la sua decisione sono destinate a far discutere. Come era già successo nel 2012 per il caso dell’ex vescovo Dante Lafranconi, anche stavolta il giudice Giorgi infatti non ha nascosto come le indagini abbiano fatto emergere elementi di prova che confermano gli abusi sessuali sui seminaristi. Allo stesso tempo, il magistrato rileva che “la Curia si è preoccupata di salvare le apparenze invece di pensare a quei ragazzi che, tra l’altro, rappresentavano il futuro della Chiesa stessa”.

    Insomma, nel motivare l’archiviazione, il gip ha messo in risalto senza usare giri di parole le responsabilità del sacerdote, che sarebbe stato “coperto” dalla Curia, ritenendo credibili il racconto del seminarista ed altre testimonianze che confermavano gli abusi.

    Tra i motivi che hanno spinto il giudice ad archiviare, oltre ad un motivo tecnico-formale (in riferimento ad un pronunciamento della Suprema Corte secondo cui la calunnia sussiste se si accusa qualcuno di un reato per il quale si può procedere), anche quello di tutelare la vittima “per evitargli di tornare davanti ad un magistrato” ed affrontare un “calvario inutile” visto che comunque gli abusi sessuali sono comunque ormai finiti in prescrizione.

    Questo procedimento penale per calunnia, tra l’altro, prendeva le mosse proprio da una denuncia presentata dallo stesso Don Pinetto dopo che, nell’agosto 2013, il gip aveva archiviato per prescrizione un procedimento nei suoi confronti per l’accusa di violenza sessuale (“atti di libidine violenti”) per presunti abusi avvenuti negli anni ’70 proprio nel seminario di Savona. Archiviata quell’indagine il sacerdote aveva querelato per diffamazione e calunnia il seminarista che lo aveva accusato, S.P., ma anche io portavoce della Rete L’Abuso Francesco Zanardi e due giornalisti. Una mossa che, di fatto, aveva costretto la Procura ad indagare ancora sulla vicenda degli abusi sessuali (ormai prescritti) sui quali si fondava la calunnia.

    “La vicenda si sarebbe chiusa in quel momento se protervamente Don Pinetto non avesse presentato la querela dicendo che le accuse erano infondate” ammette il giudice Giorgi. Indagando sulla calunnia presentata dal sacerdote, gli inquirenti hanno accertato come le accuse di abusi fossero fondate e, di conseguenza, nei confronti del prete era stato aperto un procedimento per “calunnia di calunnia”.

    http://www.ivg.it/2016/02/archiviato-il-procedimento-per-calunnia-di-don-pinetto-ma-il-giudice-bacchetta-la-curia/

  • SAVONA: Pedofilia, dai giudici accuse alla curia

    SAVONA: Pedofilia, dai giudici accuse alla curia

    Il gip Giorgi: «Ignorata la vittima dodicenne, diocesi impegnata a tutelare la propria immagine»

    SAVONA. Amarezza, «amarezza per una vicenda che,prima che processuale, umana» di un giovane seminarista che «per anni privo di una qualunque tutela, inascoltato dai genitori, percosso dal padre e ignorato dai vertici della curia, il cui unico interesse sembra fosse quello di salvaguardare l’immagine della Diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei fanciulli affidati al seminario per assumere a loro volta, l’alto e gravoso incarico di pastori di anime» Un macigno. Un decreto di archiviazione ancora più pesante di un’eventuale condanna quello depositato nei giorni scorsi dal giudice delle indagini preliminari Fiorenza Giorgi nell’ambito di un procedimento a carico di don Pietro Pinetto per calunnia nei confronti della sua vittima e di chiunque avesse riportato quei fatti (due giornalisti e Francesco Zanardi). Una presa di posizione forte del magistrato savonese che fa seguito a quella dell’archiviazione per prescrizione di monsignor Dante Lafranconi dall’accusa di concorso in pedofilia nel caso dell’allora don Nello Giraudo. L’ex vescovo di Savona e Noli, per il gip,sapeva degli abusi perpetrati da don Nello, ma lo avrebbe coperto pentendosi di avergli concesso l’apertura di una casa di accoglienza per i minori a Voze. E se Lafranconi sapeva degli abusi di don Nello, la chiesa savonese sapeva dei comportamenti anomali di don Pietro Pinetto all’interno del Seminario di via Ponzone. Erano gli anni Settanta quando almeno due ragazzini sono stati presi di mira dal prete. E secondo gli inquirenti dalle indagini avviate nei confronti di don Pinetto, difeso dall’avvocato Marco Altamura, sarebbero emersi«elementi di prova univoci, precisi e concordanti» sulle condotte «plurime» di presunte violenze sessuali commesse nel1974 ai danni di S.P. e di altri giovani che frequentavano la struttura e dei quali Pinetto doveva prendersi cura. Da qui anche la mancanza di diffamazione e calunnia nei suoi confronti. Una vicenda venuta alla luce solo recentemente (per questa ragione il caso delle violenze sessuali, o meglio atti di libidine violenti è stato archiviato per prescrizione), nel 2013 in seguito alla denuncia esposto presentata dalla vittima degli abusi che si era decisa a vuotare il sacco(«néper soldi,néper altro») e che era stata denunciata di diffamazione da don Pinetto. Il sostituto procuratore della Repubblica Giovanni Battista Ferro ha così incaricatola squadra mobile di far luce su quegli anni nonostante la certezza della prescrizione e dopo un viaggio in Sardegna, a casa dei genitori di S. P. la vicenda ha subito una frenetica accelerazione. E quei terribili fotogrammi di vita ecclesiale sono stati impressi in maniera indelebile. E imbarazzante.

    Giovanni Ciolina Il Secolo XIX Savona

    Leggi il testo completo dell’interrogatorio

  • “CERCO BIMBE PER FARE SESSO”. SEMINARISTA ARRESTATO MENTRE VA ALL’APPUNTAMENTO

    “CERCO BIMBE PER FARE SESSO”. SEMINARISTA ARRESTATO MENTRE VA ALL’APPUNTAMENTO

    di Federica Macagnone

    È stato fermato mentre provava a raggiungere il Messico. Una volta lì avrebbe preso una bambina al di sotto dei 3 anni e l’avrebbe utilizzata come una piccola schiava del sesso. Joel A. Wright, un seminarista 23enne dell’Ohio, è stato arrestato venerdì all’aeroporto di San Diego, negli Usa: sarà incriminato «per aver pianificato rapporti sessuali con minori e aver tentato di uscire dagli Stati Uniti con lo scopo di porre in essere comportamenti sessuali illeciti».

    Lo studente era un seminarista alla Columbus e da qualche mese era finito nel mirino degli agenti dopo aver pubblicato un messaggio su Craiglist e dopo una serie di mail sospette che aveva scambiato con un agente sotto copertura. Le indagini erano iniziate a novembre, quando, come si legge nelle 11 pagine di rapporto della ICE’s Homeland Security Investigations di San Diego, un agente aveva ricevuto una soffiata sulle intenzioni dell’uomo: aveva pubblicato un annuncio su Craiglist dove chiedeva di poter comprare una bambina di meno di tre anni. Da quel momento Wright era finito nel mirino delle forze dell’ordine che gli hanno teso un tranello in piena regola: un agente sotto copertura si è finto una guida turistica messicana che l’avrebbe dovuto aiutare a raggiungere i suoi scopi. «Voglio adottare/prendere una bambina (di età inferiore ai tre anni) e voglio avere rapporti sessuale con lei (ma non dirlo ad altre persone)» ha scritto Wright in una mail allegando una propria foto e aggiungendo di aver avuto altre esperienze con bambini. L’uomo, come riporta Fox News, ha poi prenotato un volo dall’Ohio a San Diego per incontrare un amico della guida turistica, che lo avrebbe dovuto aiutare a passare il confine con il Messico per raggiungere il luogo dell’incontro con il trafficante di bambini. Ma proprio mentre attendeva il suo uomo al San Diego International Airport, gli agenti speciali lo hanno preso in custodia. «I pedofili che erroneamente credono di poter sfuggire alla giustizia commettendo crimini sessuali su bambini fuori dagli Stati Uniti devono stare in allerta – ha detto Dave Shaw, agente speciale dell’HSI di San Diego – L’Homeland Security Investigation cercherà di fare giustizia per le piccole vittime, indipendentemente dal luogo in cui vivono». Wright non è più uno studente del Pontificio Collegio Josephinum, dove aveva studiato per un semestre per poi dileguarsi senza autorizzazione, e non è più un membro della sua diocesi a Steubenville. Nel sottolinearlo, padre John Allen, del Pontificio Collegio, ha detto che il seminario è scioccato, rattristato e veramente disgustato. Le indagini sono state condotte nell’ambito della ICE’s Operation Predator, lanciata nel 2003 con lo scopo di proteggere i bambini dai predatori sessuali. Dall’inizio dell’operazione a oggi, gli investigatori federali hanno arrestato più di 12mila persone per crimini contro i bambini.

    http://www.leggo.it/NEWS/ESTERI/prete_pedofilo_arrestato/notizie/1822607.shtml

  • Andava in Messico per fare sesso con bimba sotto i 3 anni, arrestato seminarista

    Andava in Messico per fare sesso con bimba sotto i 3 anni, arrestato seminarista

    Un seminarista 23enne dell’Ohio è stato arrestato all’aeroporto di San Diego mentre stava per andare in Messico con l’obiettivo di fare sesso con una bambina sotto i 3 anni. Lo ha ammesso durante l’interrogatorio, come si legge sul ‘New York Daily News’: il suo intento era oltrepassare la frontiera e acquistare o addirittura adottare una bimba per filmarla mentre avevano un rapporto sessuale.

    Il giovane, accusato di aver pianificato rapporti sessuali con minori e di aver tentato di oltrepassare il confine degli Stati Uniti per porre in essere comportamenti sessuali illeciti, studiava presso il Pontifical College Josephinum di Columbus. “Siamo scioccati e rattristati”, ha commentato il reverendo John Allen, portavoce della scuola.

    Al 23enne, nativo del Vermont, era stato diagnosticato un glaucoma quando era un bambino. E aveva deciso di diventare prete, aveva detto, per incoraggiare gli altri a superare le loro disabilità.

  • Albenga, fedelissimi di Borghetti al posto dei preti nella bufera

    Albenga, fedelissimi di Borghetti al posto dei preti nella bufera

    Albenga – Un fedelissimo di Borghetti al posto di Massaferro, un sacerdote tranquillo e poco incline agli eccessi in sostituzione di Zappella, ma tra le sorprese delle ultime nomine del vescovo coadiutore c’è anche un tradizionalista alla guida del vicariato di Albenga.

    Sarà Pierfrancesco Corsi il nuovo parroco di San Vincenzo Ferreri, ad Alassio, o se si preferisce il sostituto di Luciano Massaferro, che sta scontando nell’imperiese gli ultimi scampoli di pena. Una nomina significativa, visto che il vescovo Guglielmo aveva già scelto Corsi come vicario per la pastorale, affidandogli quindi il ruolo più importante dopo il proprio e quello del vicario generale Ivo Raimondo. Un doppio salto in pochi mesi per il quarantasettenne ormai ex viceparroco di San Bartolomeo al Mare. Una nomina che significa che ben difficilmente Luciano Massaferro farà ritorno ad Alassio, neppure se il processo canonico si concludesse con l’assoluzione come si vocifera negli ambienti ecclesiastici ingauni e ancor più genovesi, visto che per quel genere di tribunale le prove ritenute valide in sede penale potrebbero non essere sufficienti. Anche in quel caso, comunque, è probabile che gli venga affidato un incarico lontano dalla sua vecchia parrocchia e da Alassio.

    Pare in posizione ben più critica dal punto di vista del diritto canonico, invece, don Francesco Zappella e che ha già lasciato la parrocchia di Sant’Antonio, a Borghetto, dove arriverà da Cisano il decisamente meno chiacchierato don Francesco Zuccon.

    Don Gabriele Maria Corini è, invece, il nuovo parroco della parrocchia di Santa Margherita a Lusignano, mentre in quella di San Pio X, a Loano, il seminarista Gianluigi Peirano diventerà viceparroco subito dopo l’ordinazione prevista per il 19 marzo.

    Qualche sorpresa anche nelle nomine dei vicari foranei. Se quella di don Gianni Tabbò ad Alassio è legata soprattutto all’anzianità di Angelo De Canis, quella di Alessandro Ferrua ad Albenga ha un certo sapore di diplomazia. Ferrua è stato segretario del vescovo Mario Oliveri, poi cerimoniere, e passa per essere un tradizionalista convinto. La sua nomina è almeno in apparenza un gesto di apertura del vescovo Guglielmo nei confronti degli uomini fedeli al vescovo Mario, ma è anche vero che sebbene formalmente importante, il vicariato nella città sede del palazzo vescovile non è certo quello che gode della maggiore economia, né il più importante strategicamente.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2016/01/19/ASzkCyEB-albenga_fedelissimi_borghetti.shtml

  • Meglio malato che testimone: Pell tace sui preti pedofili. Il cardinale non va a testimoniare a Canberra

    Meglio malato che testimone: Pell tace sui preti pedofili. Il cardinale non va a testimoniare a Canberra

    di Salvatore Lontrano

    La salute non gli permette di andare a testimoniare in Australia, ma due settimane prima di mandare un certificato medico giustificando così il mancato viaggio in Oceania per testimoniare davanti alla Commissione del governo australiano sugli abusi dei preti pedofili, ha fatto un giro dei campi di battaglia della Somme, teatro di violenti scontri nel corso della Grande Guerra. Parliamo del cardinale George Pell, australiano classe 1941 alla guida della Segreteria per l’Economia, ossia il “ministero delle Finanze” vaticane, che dovrebbe testimoniare a febbraio 2016 – dopo un nuovo rinvio – innanzi alla Commissione del governo di Canberra in quel di Ballarat, diocesi dov’è diventato sacerdote ed ha vissuto a lungo, luogo in cui tanti minori sono stati abusati fisicamente e sessualmente in una serie di scuole guidate da sacerdoti cattolici.

    PECUNIA NON OLET – Uno degli argomenti più delicati su cui Pell potrebbe essere chiamato a testimoniare è se abbia saputo o meno degli abusi sessuali commessi da un prete, tal Gerald Ridsdale, nel corso degli anni ‘70 e ‘80. Padre Ridsdale ha anche violentato suo nipote, David, il quale nel ‘93 avrebbe denunciato i fatti a Pell nel corso di una telefonata al termine della quale – accusa l’uomo – Pell gli avrebbe chiesto quanto denaro sarebbe costato il suo silenzio. Il cardinale ha sempre smentito in ogni sede il contenuto di tale telefonata, adducendo peraltro la testimonianza del suo ex coinquilino, padre John Walshe. Lo stesso Walshe, però, quando ha parlato della telefonata tra Ridsdale e Pell è stato accusato da uno dei membri della commissione inquirente, Angus Stewart, di aver mentito: “per salvare il suo buon amico, il cardinale Pell”. Walshe, a sua volta, ha negato vigorosamente di aver provato a rendere falsa testimonianza alla Commissione.

    VITTIMA CONTRO CARNEFICE – In compenso, poco dopo tali dichiarazioni, è emerso che lo stesso Walshe è stato accusato anni fa di aver abusato di un seminarista diciottenne nel 1982 dopo una bevuta insieme. Anche qui Walshe nega tutto, ma è emerso che nel 2012 la vittima, John Roach, abbia ricevuto le scuse e 75.000 dollari  in riparazione degli abusi subiti proprio da Walshe nell’ambito del “Melbourne Response”, il programma dell’Arcidiocesi di Melbourne rivolto alle vittime di abusi sessuali da parte di religiosi. Il quotidiano australiano ABC ha pubblicato, infatti, sul suo sito web una dichiarazione scritta del 22 dicembre scorso nella quale Walshe afferma di aver avuto una relazione sessuale consensuale con un altro adulto, contraria al suo credo religioso, ma che in nessun caso abbia costituito alcuna forma d’abuso. L’avvocato però che ha indagato per conto dell’Arcidiocesi di Melbourne ha stabilito che Roach è stato oggetto d’abusi sessuali. “Può negarlo fino a quando l’inferno si ghiaccerà, ma la Chiesa mi ha dato ragione”, è stato il commento di Roach.

    Meglio malato che testimone: Pell tace sui preti pedofili. Il cardinale non va a testimoniare a Canberra