Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Padre Gino Burresi, condannato per abusi su seminaristi, da ancora lezioni ai futuri preti

    Padre Gino Burresi, condannato per abusi su seminaristi, da ancora lezioni ai futuri preti

     Il lupo perde il pelo… Da Wikipedia del 16 marzo 2011

    padre Gino (Luigi) Burresi, della congregazione dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, condannato nel maggio 2005 dalla Congregazione per la dottrina della fede a lasciare il ministero sacerdotale e a ritirarsi a vita privata, per abusi sessuali nei confronti dei suoi fedeli e seminaristi[http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/37078]


    Dal sito de l’Espresso

    La prima sentenza del prefetto Levada fa tremare la Legione

    La congregazione per la dottrina della fede ha colpito con una pesante condanna padre Gino Burresi. Le colpe? Le stesse di cui è accusato padre Marcial Maciel, fondatore dei potenti Legionari di Cristo

    di Sandro Magister

    ROMA, 28 luglio 2005 – Il quotidiano cattolico “Avvenire” ha pubblicato il 19 luglio la seguente nota della segreteria generale della conferenza episcopale italiana:

    “A seguito del decreto in data 27 maggio 2005 della congregazione per la dottrina della fede, si rende noto che nei confronti di padre Luigi (Gino) Burresi, della congregazione dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, sono stati decisi i seguenti provvedimenti canonici:

    “1 – revoca della facoltà di ricevere le confessioni di tutti i fedeli in ogni luogo, di cui ai canoni 966 e 969 del codice di diritto canonico;

    “2 – proibizione definitiva di svolgere il ministero della direzione spirituale nei confronti di tutti i fedeli, siano essi laici, chierici o consacrati;

    “3 – revoca della facoltà di predicare di cui ai canoni 764 e 765;

    “4 – divieto di celebrare i sacramenti e i sacramentali in pubblico;

    “5 – divieto di concedere interviste, scrivere su giornali, opuscoli, riviste periodiche o tramite internet, partecipare a trasmissioni radiofoniche o televisive che trattano questioni attinenti la dottrina cattolica, la morale, i fenomeni soprannaturali e mistici.

    “Tanto si rende noto per conoscenza e utilità dei fedeli”.

    In pratica, la CEI ha comunicato che padre Gino Burresi, fondatore dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, deve lasciare il ministero e ritirarsi a vita privata.

    Tra i motivi del provvedimento, il decreto della congregazione per la dottrina della fede cita abusi nella confessione e nella direzione spirituale. Ma fonti vaticane hanno confermato che a questi motivi vanno aggiunte le accuse di abuso sessuale rivolte contro padre Burresi da alcuni che furono suoi seguaci e seminaristi negli anni Settanta e Ottanta.

    Il decreto vaticano non è stato reso pubblico. Ma il settimanale americano “National Catholic Reporter” ne è entrato in possesso, e il suo corrispondente John L. Allen ne ha dato conto nella sua Newsletter “The Word from Rome” del 22 luglio.

    Il decreto contro padre Burresi è il primo emesso dalla congregazione per la dottrina della fede nel pontificato di Benedetto XVI. È il primo che porta la firma del suo nuovo prefetto, l’ex arcivescovo di San Francisco William J. Levada (nella foto). Ed è stato approvato personalmente dal papa il 27 maggio ricevendo in udienza il segretario del dicastero, l’arcivescovo Angelo Amato. L’approvazione papale, “in forma specifica”, non ammette appello.

    In quanto diretto contro il fondatore di un ordine religioso sulla base di accuse risalenti a decenni addietro per abusi sessuali compiuti su suoi seguaci, il decreto contro padre Burresi richiama un altro caso analogo ma di peso molto maggiore, anch’esso sotto esame da parte della congregazione per la dottrina della fede: il caso di padre Marcial Maciel Degollado, fondatore del Legionari di Cristo.

    Non è escluso che la severità adottata contro padre Burresi preluda a un provvedimento di analogo rigore contro padre Maciel.


    Padre Burresi, che oggi ha 73 anni, ha fatto parte fino al 1992 degli Oblati della Vergine Maria, un ordine fondato nel 1816 dal sacerdote italiano Bruno Lanteri. Devotissimo delle rivelazioni di Fatima, divenne prete abbastanza avanti negli anni, nel 1983, ma già prima s’era guadagnato una grande fama come mistico e direttore spirituale, oltre che per le stimmate e le visioni.

    In piccolo, la sua popolarità somigliava a quella di padre Pio da Pietrelcina. E neppure troppo in piccolo: da lui accorrevano ogni giorno centinaia di persone in cerca di conforto, dall’Italia e dall’estero, compresi alti prelati, politici, ambasciatori. Dalle lontane Filippine, l’allora presidente Corazon Aquino mandò un giorno un suo messo a far benedire un rosario da quest’uomo in profumo di santità.

    Il suo quartier generale era nelle campagne sotto Tivoli, poco fuori Roma, nella località di San Vittorino, dove ora sorge un vistoso santuario mariano in vetrocemento a forma di cono, edificato con le offerte dei devoti. “Fratel Gino”, come tutti lo chiamavano, riceveva inizialmente in una baracca di legno e lamiera, al posto della quale la congregazione degli Oblati costruì poi un seminario internazionale. Perché padre Burresi era anche un grande magnete di vocazioni alla vita religiosa.

    Finché nel maggio del 1988 prima due, poi altri cinque suoi giovani seguaci ruppero l’incanto. Riferirono ai superiori della congregazione che il sacerdote li aveva attratti più volte nella sua camera e aveva abusato sessualmente di loro. Messi per iscritto, i loro racconti oscillavano tra fascinazione e autocolpevolizzazione. Ad esempio:

    “Padre Gino baciava e nello stesso tempo diceva cose belle e sante: ‘Lasciati toccare da Dio. Amare non vuol dire peccare’. Ero confuso e paralizzato. sapevo che egli era uno stigmatizzato, uno che aveva contatti diretti con la Madonna. Perciò sentivo che mi sbagliavo, non poteva essere come pensavo, perché se così fosse stato Dio non lo avrebbe scelto come suo ministro in terra. Dissi tra me: Guarda quanto sono cattivo e marcio, vedo la malizia anche negli abbracci affettuosi di un santo”.

    Vagliate queste accuse, i superiori degli Oblati presero una decisione fulminea. Il 6 giugno 1988 imbarcarono padre Burresi su un volo per Vienna e lo trasferirono nel loro convento austriaco di Loretto. E il giorno dopo il superiore generale dell’ordine, l’argentino Julio Cura, rimise il dossier d’accusa al prefetto della congregazione vaticana per i religiosi, che era il cardinale Jérôme Hamer.

    Ma nella stessa congregazione l’allora segretario Vincenzo Fagiolo, futuro cardinale, era un simpatizzante dell’accusato. “Veniva spesso a confessarsi da me”, fece prontamente sapere padre Burresi, che intanto era già scappato dal confino austriaco ed era rientrato in Italia, a Montignoso di Gambassi Terme, in Toscana, diocesi di Volterra, dove tutt’ora risiede.

    Sta di fatto che dal Vaticano misero sotto processo, più che padre Burresi, i superiori degli Oblati, alle cui costole posero un ispettore, Marcel Gendrot, monfortano. Dopo due mesi d’indagine, questi concluse a favore del ritorno di padre Burresi a San Vittorino e con una nota di biasimo a carico dei superiori dell’ordine.

    I quali allora si appellarono a papa Giovanni Paolo II. Il ricorso, in data 22 novembre 1988, riempie tre pagine. Elenca i capi di accusa: atti omosessuali consumati con più giovani, sequestro di persona a scopo di libidine, violazione del segreto sacramentale. Rimprovera all’ispettore Gendrot d’aver insabbiato l’indagine. Chiede al papa di togliere il processo ad Hamer e Fagiolo e di affidarlo invece all’allora prefetto della congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger, oppure a una commissione speciale.

    Il 3 gennaio successivo la risposta: ricorso respinto. Non solo. Padre Cura e gli altri superiori degli Oblati sono dimessi d’autorità. Da ispettore, Gendrot è promosso commissario dell’ordine. Il processo resta nella mani di Hamer e Fagiolo. Unica concessione: un supplemento d’indagine affidato a tre cardinali oggi defunti: Giuseppe Caprio, Opilio Rossi, Luigi Dadaglio. Questi riascoltano uno solo dei sette iniziali testimoni d’accusa, alla fine divenuti undici. E un anno dopo, nel febbraio del 1990, concludono consentendo a padre Burresi di restare dov’è, a Montignoso, e di continuare lì la sua opera, col solo divieto di occuparsi di giovani vocazioni.

    Ma padre Burresi ormai s’è messo in proprio. Nel 1992 lascia gli Oblati e fonda una nuova congregazione, i Servi del Cuore Immacolato di Maria, con ramo maschile e femminile, oggi forte di 150 membri.

    Cinque anni più tardi, però, nel 1997, torna a indagare su di lui la congregazione per la dottrina della fede. Il processo si conclude il 10 maggio 2002 con un decreto firmato da Ratzinger e dall’allora segretario del dicastero, Tarcisio Bertone, oggi cardinale e arcivescovo di Genova.

    La sentenza prende atto che le accuse sono cadute in prescrizione e quindi non condanna né punisce padre Burresi. Ma il rapporto di venti pagine che accompagna il decreto – anch’esso oggi in possesso del “National Catholic Reporter” – ha passaggi che meritano d’essere citati. È firmato dai quattro prelati incaricati delle indagini, presieduti da Velasio De Paolis, oggi vescovo e segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

    Il rapporto elenca le accuse contro il sacerdote: violazione del segreto confessionale, uso illegittimo delle confidenze avute in confessione a danno del penitente, offesa al buon nome delle persone, violazione del diritto alla privacy, induzione alla disubbidienza contro i superiori, falso misticismo, asserite apparizioni, visioni e messaggi soprannaturali.

    Ammette che i fatti oggetto delle accuse sono caduti in prescrizione. Ma chiede alla congregazione per la dottrina della fede di comminare ugualmente contro padre Burresi delle sanzioni amministrative. Per questo motivo:

    “Non va dimenticato che durante questo processo alcuni [seguaci di padre Burresi] hanno detto che l’accusato ‘uscirebbe da esso trionfante, più rispettato che mai, e quindi senza alcuna ombra, più glorioso di prima’. [Essi hanno detto] ‘che la segreteria di stato difende padre Gino, per cui la vittoria è assicurata’. Se nessun limite fosse applicato alla sua libertà di esercitare il ministero semplicemente per il fatto che le accuse provate sono cadute in prescrizione, probabilmente la sentenza di questa corte sarà usata come strumento di propaganda a favore dell’accusato. Egli sarà in grado di continuare a far danno a quelle persone psicologicamente deboli che si mettono sotto la sua direzione spirituale”.


    L’asserito appoggio della segreteria di stato a padre Burresi – richiamato nel rapporto – è un altro degli elementi che accomunano il suo caso a quello di padre Maciel.

    In effetti, nella segreteria di stato lavorano due prelati che appartengono l’uno, Angelo Tognoni, ai Servi del Cuore Immacolato di Maria fondati da padre Burresi, e l’altro, Donal Corry, ai Legionari di Cristo fondati da padre Maciel.

    Non solo. I Legionari di Cristo risultano avere come loro sostenitore, da molti anni, il segretario di stato in persona, il cardinale Angelo Sodano.

    Una conferma dell’appoggio della segreteria di stato alla causa dei Legionari si è avuta lo scorso venerdì 20 maggio, poco dopo l’uscita di un servizio diwww.chiesa dedicato all’indagine sul caso Maciel avviata dalla congregazione per la dottrina della fede.

    Grazie a un fax a loro pervenuto senza firma ma con un timbro della segreteria di stato, i Legionari di Cristo hanno emesso quel giorno un comunicato che diceva:

    “At this time there is no canonical process underway regarding our founder, Fr Marcial Maciel, LC, nor will one be initiated”.

    In realtà, il fax della segreteria di stato era meno perentorio, riguardo al futuro. Esso letteralmente diceva, in italiano:

    “Non vi è nessun procedimento canonico in corso né è previsto per il futuro nei confronti di p. Maciel”.

    La formula “non è previsto per il futuro” è ricorrente in Vaticano per indicare atti che sono nelle sfera del possibile, ma sui quali non è stata ancora presa una decisione formale.

    Di certo c’è che sul caso Maciel l’indagine preliminare è andata avanti anche dopo la pseudo-smentita del 20 maggio, acquisendo ulteriori testimonianze e documenti. E sulla base di questa indagine la congregazione per la dottrina della fede – non la segreteria di stato – deciderà circa il processo canonico contro il fondatore dei Legionari di Cristo.

    Il caso Burresi insegna. Pareva definitivamente archiviato dalla benevola sentenza del 10 maggio 2002. E invece è ripartito e arrivato a una conclusione ben più severa. Con Ratzinger giudice supremo, nel frattempo divenuto papa.


    Da un blog

    Thursday 5 may 2011
    PADRE GINO BURRESI PARLA AI SEMINARISTI DELLA CONGREGAZIONE DEI SERVI DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

    Prima di far parlare Padre Gino, vorrei rivolgermi a tutte quelle giovani e belle anime, che ancora si torturano, per il fatto di essere uscite dalla sua Congregazione dei Servi del Cuore Immacolato di Maria.

    Non vi crucciate, se il motivo della vostra uscita è consistito solo nel fatto di non poter vedere Padre Gino, che i vostri ex – Superiori, in ottemperanza ai provvedimenti vaticani di cui al Decreto di condanna del 27 maggio 2005, devono tenere in forzato isolamento.

    Se voi eravate veramente chiamati alla sequela di Gesù Cristo, sareste rimasti in Congregazione, anche rinunciando a vederlo. E’ vero che Padre Gino Burresi è stato ed è ancora un grande magnete di vocazioni, ma il pensiero che lui non ci sia più non deve fare disamorare il seminarista dalla vita consacrata.

    Quando io volevo indegnamente entrare in seminario, sono sicuro che lo facevo solo per essere vicino a Padre Gino, ma questo non basta per voler seguire Gesù, poiché se il Signore poi ce lo toglie dalla vista, tutto andrebbe a rotoli e non saremmo più in grado di seguire Gesù più da vicino.

    Sono quindi convinto che i seminaristi che sono rimasti nella Congregazione da lui fondata nonostante la prigionia di Padre Gino siano veramente chiamati alla vita consacrata ed è proprio a loro che egli ora si rivolge.

    Questa premessa era importante farla, per non indurre allo sconforto quanti hanno subordinato la loro decisione di entrare in seminario alla disponibilità fisica di Padre Gino Burresi.

    Ciò non toglie che se egli verrà, a Dio piacendo, riabilitato dal Papa, che in questo caso sarebbe veramente benedetto ed ispirato, Padre Gino non possa ancora fare da magnete di vocazioni, senza però far dipendere la scelta finale della professione perpetua solo dalla sua presenza, perché questo atteggiamento sarebbe sbagliato.

    Ed ora sentiamo quello che Padre Gino Burresi vuole dire ai seminaristi della sua Congregazione:

    Riccardo

    PERCHE’ DIRE DI NO AL SIGNORE SE……..

    Se il Signore ti chiede l’udito per ascoltare i peccati e una mano per riconciliare i peccatori, perché dirgli di no?

    Se il Signore ti chiede gli occhi con cui tu vedi tanto male e tanto bene, perché dirgli di no?

    Se ti chiede la lingua per parlare e le mani per fare venire sulla terra Gesù e poi darlo ai fratelli, perché dirgli di no?……….

    Se il Padre Eterno non vi voleva qui, non vi sareste arrivati. E se vi voleva il mondo, vi avrebbe già presi………

    Noi ci si deve mettere spesso davanti al Crocifisso. Egli ti farebbe capire che non è l’Essere da abbandonare, ma l’essere da amare perché ti ama.

    Padre Gino Burresi

    http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-padre-gino-burresi-parla-ai-seminaristi-della-congregazione-dei-servi-del-cuore-immacolato-di-maria-73191773.html

  • Don Antonio Ferri nuovo pro-vicario, Zanardi: “Personalità ‘ambigua’”

    Don Antonio Ferri nuovo pro-vicario, Zanardi: “Personalità ‘ambigua’”

    Apprendiamo sinceramente con un po’ di stupore, la notizia che Antonio Ferri è stato nominato pro vicario della Diocesi di Savona-Noli: un’altra delle tante imprudenze di monsignor Lupi”: a dirlo è Francesco Zanardi in rappresentanza dell’associazione delle vittime di pedofilia savonese.

    “Forse, secondo la diocesi, al sacerdote non manca l’esperienza nel settore, essendo stato vicario generale con tre vescovi: monsignor Giulio Sanguineti (che lo scelse), monsignor Roberto Amadei e monsignor Dante Lafranconi (che lo sostituì poi con don Giusto) – prosegue Zanardi – La diocesi dimentica il curriculum di Ferri, che era in seminario all’epoca di Alessandro Nicolick e dell’ex seminarista, abusati entrambi da P.P.. Poi fu parroco di Lavagnola dove si trasferì il Savona 7 e con lui Franco Briano, molte persone che hanno contattato il numero delle vittime sostengono di avere segnalato anche a lui Briano e gli abusi commessi: io personalmente ho parlato con lui quando era parroco di San Francesco, sapeva già di Giraudo anche se ora sostiene di non aver mai ‘avuto sentore’. Lo stesso Ferri trovò le famose foto pornografiche che attribuirono a me e che mi fecero definitivamente allontanare dalla Curia, episodio poco chiaro e denunciato alla magistratura, non ancora archiviato. Ci meraviglia molto che il vescovo Lupi abbia affidato questo incarico a Ferri, il quale non ha ancora dato risposte convincenti atte a chiarire queste ed altre vicende”.

    http://www.ivg.it/2011/03/don-antonio-ferri-nuovo-pro-vicario-zanardi-personalita-ambigua/

  • Viaggio nel seminario dove i vicerettori commettono abusi sessuali

    Viaggio nel seminario dove i vicerettori commettono abusi sessuali

    La vicenda riguarda il Maria Immacolata di Brescia dove, nonostante divesri preti siano coinvolti in episodi di pedofilia, la Chiesa non ha mai preso provvedimenti

    Fare un attimo mente locale ci si dovrebbe interrogare su cosa stia accadendo, da anni, al seminario diocesano di Brescia, il “Maria Immacolata”. Perché di immacolato sembra esserci solo il nome, visto il numero di condanne che si susseguono a carico di personaggi che col seminario hanno avuto parecchio a che fare, e decisamente da vicino.

    La storia parte da lontano, ma esplode un primo scandalo nel 2002, quando il vicerettore del seminario, don Luigi Facchi, scompare improvvisamente da Ome, la cittadina in cui svolgeva il proprio ministero. Si viene a sapere in seguito che una mattina molto presto i carabinieri si sono presentati in canonica, e da quel momento il sacerdote non si è più visto. Indagato per pedofilia, dopo un primo interrogatorio gli è stato notificato l’ obbligo di dimora in un altro comune. La denuncia, partita dai genitori di un ragazzino di Gottolengo, suscita una levata di scudi da parte dell’intero paesino in favore del sacerdote. Ma poco dopo don Luigi Facchi patteggia 6 anni per crimini di pedofilia, e da quel momento di lui si perdono le tracce. Come di consueto, non si hanno notizie di eventuali procedimenti canonici aperti dalla deputata Congregazione per la Dottrina della Fede sul suo conto.

    A sostituire don Luigi come vicerettore al seminario “Maria Immacolata” viene chiamato un giovane, l’appena trentenne don Marco Baresi. Un incarico delicato, quello conferito a don Marco, non solo per le tristi vicende giudiziarie del suo predecessore, ma anche per le responsabilità, insite nel suo compito, di educare e proteggere i giovanissimi seminaristi a lui affidati. Ma il nuovo vicerettore è destinato a mettere nuovamente in imbarazzo la curia bresciana. Il 27 novembre 2007, i carabinieri sono di nuovo alla porta di una canonica, e don Marco Baresi viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un minore di 14 anni, suo seminarista. Sul computer di don Marco vengono rinvenute tracce di filmati pedopornografici, ma il sacerdote lascia intendere di non essere il solo ad utilizzare quel pc.

    Su istanza della difesa ottiene gli arresti domiciliari. Le attestazioni di solidarietà e di stima si sprecano, dall’amministratore del seminario ai vari prelati. Certo, esiste la presunzione di innocenza, ma per la vittima neppure una parola. Forse proprio in virtù della certezza dell’innocenza del sacerdote la Curia, informata delle indagini in corso sul conto di don Marco da ben 5 mesi prima dell’arresto, non aveva ritenuto necessario sospendere dall’incarico il vicerettore, in modo da evitare che avesse un contatto quotidiano con adolescenti, né il vescovo aveva stimato opportuno nominare un promotore di giustizia, per svolgere un’inchiesta nell’ambito di un regolare processo penale canonico.

    In primo grado, don Marco Baresi è condannato a 7 anni e 6 mesi. Ricorso in appello, rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, aula brulicante di parrocchiani con magliette colorate su cui è stampato “freeDON” pronti a sostenere che don Marco è un sacerdote di moralità specchiata e irreprensibile. La Corte d’appello, però, conferma la sentenza di primo grado, e i difensori del sacerdote attendono la pubblicazione della sentenza per presentare ricorso in Cassazione.

    Quello che però risulta veramente incredibile non sono le attestazioni di stima cui si assiste ogni volta che un sacerdote è incriminato e finisce a giudizio, quanto le affermazioni contenute nella lettera al clero bresciano del vescovo Luciano Monari dopo la sentenza di condanna in appello a don Marco Baresi: “Per quanto mi riguarda personalmente, avevo espresso fiducia in don Marco e avevo speranze grandi in una sua assoluzione. Mi affidavo anche al diritto biblico che dice: “Un solo testimone non avrà valore contro alcuno, per qualsiasi colpa e per qualsiasi peccato; qualunque peccato uno abbia commesso, il fatto dovrà essere stabilito sulla parola di due o tre testimoni.” Naturalmente il diritto moderno usa altri parametri; il testo del Deuteronomio non invalida la diversa valutazione dei giudici, ma mi spinge a custodire una cautela grande.”

    E meno male che il diritto moderno usa altri parametri, perché l’abuso sessuale non è un reato che, in genere, si commetta su pubblica piazza, ed è difficile trovare testimoni che siano stati presenti al momento dei fatti. Se fosse per la legge biblica del Deuteronomio, tutti i pedofili se ne andrebbero in giro liberi e indisturbati. Ovviamente il vescovo preferisce ricorrere al Vecchio Testamento piuttosto che prendere atto del fatto che esiste una giustizia statuale, non amministrata da ecclesiastici, non fondata su versetti biblici, alla quale anche i religiosi sono sottoposti. Indipendentemente dalla “grande cautela” con cui il prelato accoglie la “diversa valutazione dei giudici” che hanno pronunciato una sentenza basata sul Codice Penale piuttosto che sulla Bibbia.

    Peccato che il prelato nulla abbia detto della recentissima condanna, la terza, di un altro sacerdote, anche quest’ultimo transitato per il seminario di Brescia, di cui era stato vicerettore e padre spirituale dal 1991 al 1998, prima di don Luigi Facchi. Il sacerdote si chiama Claudio Ballerini, classe 1961, dal 1998 parroco di Lodrino, sempre in provincia di Brescia. Nel 2002 si era preso una multa per esibizionismo, nel 2006 il tribunale di Verona lo condannò a 6 mesi per lo stesso reato e la Curia, presso cui prestava servizio, lo sospese. Fu trasferito in Umbria, presso la Comunità Figli della Misericordia di Collevalenza “per un processo di rafforzamento dell’identità umana e vocazionale dei sacerdoti”. Che però non sembra essere stato di utilità, considerando che nel 2008 don Claudio è di nuovo rinviato a giudizio su denuncia di due sedicenni: in piazza Partigiani, proprio a Perugia e proprio durante il “processo di rafforzamento dell’identità”, il sacerdote si era abbandonato a plateali atti di autoerotismo. Il 30 marzo di quest’anno il giudice l’ha condannato ancora una volta a sei mesi di reclusione.

    Difficile credere alle coincidenze quando gli ultimi tre vicerettori di un seminario risultano coinvolti in casi di abusi sessuali. Eppure nessuna indagine è stata aperta dal Vaticano sul “Maria Immacolata”, per accertare la sicurezza dei bambini e dei ragazzi, sebbene fosse doverosa dopo quanto accaduto. E intanto al seminario bresciano è partito il “campo vocazionale” estivo, riservato a ragazzi di età compresa tra i 10 e i 13 anni, un’esperienza di cinque giorni a Corteno Golgi, “per conoscere meglio Gesù e la sua chiamata”. Non c’è da biasimare i genitori se l’adesione non è stata eccezionale.

    Vania Lucia Gaito

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/01/viaggio-nel-seminario-dove-i-vicerettori-commettono-abusi-sessuali/34976/

  • La maledizione del Seminario di Paolo VI, non c’è due senza tre

    La maledizione del Seminario di Paolo VI, non c’è due senza tre

    2002 Don Luigi Facchi: Pedofilia, parroco sotto inchiesta

    Il sacerdote, ex vicerettore del Seminario, è stato allontanato dal paese per decisione del pm. Incredulità a Ome, nel Bresciano, per le accuse contro don Luigi.

    BRESCIA, 30 Giugno 2002 – Per 5 anni era stato il vicerettore del seminario di Brescia poi, settembre ‘ 99, la curia di Brescia gli ha affidato la parrocchia di Ome. Giovedì mattina, molto presto, i carabinieri hanno suonato in canonica. Da allora don Luigi Facchi, 42 anni, in paese non s’ è più visto. Indagato per pedofilia, dopo un primo interrogatorio gli è stato notificato l’ obbligo di dimora in un altro comune. Una misura cautelativa disposta dal pm in attesa di completare gli accertamenti. I fatti risalirebbero agli anni in cui il religioso era il curato di Gottolengo. Ma la denuncia sarebbe scattata solo pochi mesi fa.

    2007 Don Marco Baresi: arrestato il Vicerettore del Seminario

    La maledizione di via Bollani stessa accusa per il suo predecessore.

    BRESCIA, 28 Novembre 2007. In arresto il vicerettore del Seminario di Brescia, don Marco Baresi, stessa accusa per il suo predecessore. Originario di Chiari, dopo una breve esperienza a San Zeno, era stato chiamato a sostituire don Luigi. L’ex responsabile patteggiò la condanna e ora si occupa di una biblioteca e di preti anziani. Sembra un brutto scherzo della sorte. Ma don Marco Baresi, nel seminario di Brescia, era stato chiamato a risolvere un problema. Ed ora il problema – con accuse quasi identiche a quelle di otto anni prima – è diventato lui. Fino al 1999, infatti, ad occuparsi dei ragazzi delle scuole medie era don Luigi, che attorno al 2002 ha patteggiato una condanna per reati collegati alla pedofilia commessi proprio negli anni in cui era vicerettore dell’istituto diocesano di via Bollani e successivamente è stato trasferito ad occuparsi di una libreria e dei preti più anziani. Don Marco era stato indicato come suo sostituto – incarico delicatissimo, dato il precedente – nonostante avesse trent’anni appena compiuti.

    2010 Don Claudio Ballerini: prete si masturba in piazza Partigiani a Perugia: condannato a 6 mesi.

    Il sacerdote, ex vicerettore al seminario, originario di Brescia già sospeso dal servizio sacerdotale per problemi analoghi.

    PERUGIA, 1 aprile 2010 – Si sarebbe masturbato alla fermata degli autobus, in piazza Partigiani, con la “piena visione” di due adolescenti che l’hanno denunciato. Accadono, accadono anche nella tranquilla Umbria episodi di devianza sessuale destinati a creare problemi al Vaticano. “E’ un fatto molto brutto perché riguarda un sacerdote” chiarisce il pubblico ministero Gianluca Proietti nel corso della requisitoria.

    Ieri l’ultima tappa del processo che si è svolto con il rito abbreviato davanti al giudice monocratico del tribunale di Perugia, Anna Rita Cataldo. Il pm aveva sollecitato una condanna a un anno di reclusione sostenendo la piena responsabilità del religioso i suoi precedenti e chiedendosi se siano state fatte segnalazioni al Vaticano sul comportamento dell’ecclasiastico. La difesa invece, puntando sui problemi di salute psichica dell’imputato ne aveva chiesto l’assoluzione. “Siamo ai limiti della sussistenza del reato”.

    I fatti risalgono al 2008 e coinvolgono don Claudio Ballerini, cinquantenne originario di Brescia, prete del nord Italia, già sospeso dal servizio sacerdotale per problemi analoghi dettati – ha sostenuto la sua difesa – anche da problemi di natura psicologica. Il religioso si è trasferito in Umbria: è ospite della Comunità Figli della Misericordia di Collevalenza (“per un processo di rafforzamento dell’identità umana e vocazionale dei sacerdoti”) perché sta seguendo un percorso di recupero in un istituto di cura.

    Nel pomeriggio raggiunge il capoluogo umbro e su una panchina, in pieno giorno, davanti a due ragazzine compie atti di autoerotismo. Ha un giornale in mano e sembra che in parte tenti di nascondersi ma le sedicenni, spaventate, avvertono subito il 113. Una pattuglia della squadra volante identifica immediatamente il religioso che è in abiti civili e lo denuncia per atti osceni in luogo pubblico. Non è la prima volta. Nel 2002 si beccò una multa, nel 2006 il tribunale di Verona lo condannò a 6 mesi per lo stesso reato e la Curia, presso cui prestava servizio, lo sospese.

    Don Claudio Ballerini è però stato anche e soprattutto educatore nel Seminario di Brescia. Prima come Vicerettore nella comunità delle Medie poi, ritirato d’urgenza dall’incarico per incipiente esaurimento nervoso, riciclato a fare il Padre Spirituale di tutto il Seminario Minore.

    E’ notorio infatti che chi da segni di squilibrio psichico tra un gruppo di quaranta ragazzi in cammino vocazionale meriti di diventare la guida spirituale di oltre cento ragazzi dai 12 ai 19 anni.

    Un ragazzo, all’epoca un seminarista in cura spirituale dal Ballerini, afferma: “il sacerdote nelle ore di pastorale ci faceva formidabili letture di romanzi alla Uccelli di Rovo. Aveva un libro in particolare col quale voleva dovevamo fare meditazione; era la storia di un giovane prete continuamente insidiato nella virtù da parrocchiane moleste, e diceva che queste cose succedevano, quindi dovevamo prepararci. Diventare prete era una sofferenza, diventare non era per niente facile. Un giorno, a furia di insistere su questi toni  e parlare del dolore del sacerdozio fece esplodere un mio compagno francescano, che si alzò in piedi in aula e gli urlò che aveva letteralmente rotto i c******i con quella viacrucis vocazionale e che a noi invece l’idea di diventare prete garbava moltissismo, peccato solo avessimo  davanti esempi di depressione cosmica come la sua”.

    Erano i primi anni novanta, il padre spirituale sarebbe rimasto in carica parecchi anni, con la stima dei Superiori e la pazienza dei seminaristi, nonostante in molti avessero chiesto di poter cambiare Superman, così chiamavano il loro direttore spirituale per via di una certa somiglianza fisica. Ora Superman non vola più davvero.

    La maledizione del Seminario di Paolo VI, non c’è due senza tre

  • «Sodano insabbiò l’inchiesta sui preti pedofili»

    «Sodano insabbiò l’inchiesta sui preti pedofili»

    Città del Vaticano Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, ha accusato l’ex Segretario di Stato Angelo Sodano di aver contribuito a insabbiare, 15 anni fa, le accuse contro l’allora cardinale Hans Hermann Groer, reo di molestie sessuali su dei seminaristi risalenti a molti anni prima. E ha pure criticato apertamente Sodano per aver definito lo scandalo degli abusi sui minori «un chiacchiericcio».

    È un attacco senza precedenti, seppure a scoppio ritardato, quello che arriva dall’Austria.
    Il cardinale Schönborn, allievo di Ratzinger, già a fine marzo, dialogando con i giornalisti, aveva rivelato che era stato il «partito diplomatico della Curia romana» a risparmiare a Groer l’apertura di un’inchiesta. Un mese dopo, il 28 aprile, l’arcivescovo di Vienna ha rincarato la dose. Le sue parole, riportate il giorno dopo da due giornali austriaci, sono state rilanciate il 4 maggio dall’agenzia cattolica Kathpress e hanno fatto il giro del mondo.
    Schönborn fa innanzitutto riferimento al messaggio di solidarietà a Benedetto XVI che il cardinale Sodano, decano del collegio cardinalizio, lesse all’inizio della messa di Pasqua in piazza San Pietro, dicendo tra l’altro al Papa: «È con lei il popolo di Dio che non si lascia impressionare dal chiacchiericcio».
    La parola chiacchiericcio, che pure riecheggiava un’analoga espressione usata dallo stesso Pontefice nell’omelia della domenica delle Palme, è suonata offensiva per le vittime, secondo il cardinale di Vienna. Il quale ha anche ricordato che proprio Sodano, 15 anni fa, sarebbe stato colui che «ha impedito che si facesse una commissione d’inchiesta sul caso Groer, commissione che Ratzinger voleva costituire».
    Un’accusa precisa e circostanziata, che fa riemergere il triste caso dell’arcivescovo di Vienna Groer, un conservatore nominato da Papa Wojtyla al momento del pensionamento del progressista Franz König, figura chiave dell’Ostpolitik, del Concilio e anche del conclave dell’ottobre 1978.
    Groer venne accusato nel 1995 da un ex seminarista di abusi. Altri accusatori si aggiunsero al primo. Il cardinale, già settantacinquenne, venne dimissionato e il suo posto fu preso dal vescovo ausiliare Schönborn.

    Ieri Papa Ratzinger ha incontrato le gerarchie del Belgio, dove nelle scorse settimane il vescovo di Bruges ha confessato abusi su un minore, e ha infine accolto le dimissioni di monsignor Walter Mixa, vescovo di Ausburg e ordinario militare per la Germania.
    Il vescovo, già accusato di malversazioni economiche e maltrattamenti su minori, è stato ora anche accusato di abusi sessuali su un giovane all’epoca in cui era vescovo di Eichstatt.

    http://www.ilgiornale.it/news/sodano-insabbi-l-inchiesta-sui-preti-pedofili.html

  • Cardinale austriaco attacca Sodano “Insabbiò l’inchiesta sulla pedofilia”

    Cardinale austriaco attacca Sodano “Insabbiò l’inchiesta sulla pedofilia”

    repubblica it
    Christoph Schoenborn, sferra un durissimo attacco all’ex segretario di Stato: “Ha offeso le vittime degli abusi sessuali, definendo la vicenda un chiacchericcio”. Benedetto XVI ratifica l’addio di monsignor Mixa, il vescovo di Augusta travolto da scandali di varia natura

    Cardinale austriaco attacca Sodano “Insabbiò l’inchiesta sulla pedofilia” Benedetto XVI

    CITTA’ DEL VATICANO – Nel giorno in cui il Papa accetta le dimissioni del discusso vescovo di Augusta, l’arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schoenborn, sferra un durissimo attacco all’ex segretario di stato vaticano Angelo Sodano. Facendo nome e cognome lo accusa di aver offeso le vittime degli abusi sessuali, definendo la vicenda “un chiacchericcio” e lo ha rimproverato di aver insabbiato a suo tempo l’inchiesta sugli atti di pedofilia compiuti dall’allora capo della diocesi viennese, Hans Hermann Groer. Il porporato, allievo e amico di Benedetto XVI, ha parlato durante un incontro informale con rappresentanti dei media austriaci, di cui riferisce l’agenzia Kathpress.

    Schoenborn ha ribadito che Sodano avrebbe impedito 15 anni fa la creazione di una commissione di indagine sul “caso Groer”. Uno scandalo esploso nel 1995 quando un ex seminarista di Hollabrunn accusò Groer di aver abusato ripetutamente di lui all’inizio degli anni ’70. Altre accuse seguirono e Groer non tardo’ a dimettersi, ufficialmente per sopraggiunti limiti di età. Morì nel 2003 senza mai ammettere alcuna responsabilità.

    Lo scorso 28 marzo, l’attuale arcivescovo di Vienna aveva formulato l’accusa, senza però citare esplicitamente l’ex segretario di Stato vaticano. In un’intervista al canale televisivo austriaco Orf, aveva sostenuto che nel 1995 Ratzinger si era adoperato energicamente affinchè il Vaticano conducesse un’indagine su Groer: una richiesta che era stata vanificata “dall’altra parte” quella che faceva capo alla diplomazia vaticana.

    Le dimissioni di monsignor Mixa. Benedetto XVI ha dunque accettato le dimissioni del vescovo di Augusta e ordinario militare per la Germania, monsignor Walter Mixa, travolto da rivelazioni su malversazioni economiche e maltrattamenti inflitti a giovani collegiali. I fatti, da lui ammessi, riguardano il periodo in cui era parroco. Il prelato – che ha chiesto le dimissioni il 22 april – secondo le rivelazioni dei media sarebbe sotto inchiesta per abusi sessuali.

    L’udienza con i vescovi belgi. E sempre oggi il Papa ha anche ricevuto in udienza i vescovi del Belgio. Richiamandoli con forza ad attuare una “vasta e seria” pastorale vocazionale, per formare al sacerdozio uomini santi. Anche in questo caso, il riferimento è chiaramente agli scandali legati alla pedofilia. Da qui l’esortazione “all’ascolto reciproco, nella preghiera comune e nella carità di Cristo, soprattutto in questi tempi nei quali la vostra chiesa stessa è stata provata dal peccato”. Il primate del Belgio, monsignor Joseph André Leonard, ha ammesso con Benedetto XVI che “quella che le si avvicina oggi è una Chiesa addolorata, ma anche determinata ad affrontare questo tipo di problema con chiarezza”. Leonard ha citato in particolare “il grave scandalo provocato dalle dimissioni forzate del vescovo di Bruges, monsignor Roger Vangheluwe”.

    Riguardo alla possibilità di emanare nuove norme per prevenire eventuali abusi da parte del clero, il primate del Belgio ha affermato che di ciò i vescovi belgi hanno parlato con la Congregazione per la dottrina della Fede. “Nel suo discorso – ha concluso Leonard – il Papa ha fatto allusione al dramma della nostra Chiesa spiegando che per ritrovare la credibilità l’unica via da percorrere è quella della ricerca della santità di preti e vescovi. E’ stato molto importante l’incoraggiamento che il Pontefice ci ha dato, soprattutto perché molti preti nella Chiesa belga soffrono per questa situazione di cui non hanno colpa”.

    (08 maggio 2010)

  • Sarzana – Ex seminarista:«Ho subito abusi sessuali»

    Sarzana – Ex seminarista:«Ho subito abusi sessuali»

    4/05/10 SEC – Sarzana – Ex seminarista:«Ho subito abusi sessuali»

    Secolo XIX (on – line) – 04/05/10 – Pag. 18

    L’uomo,oggi 64enne, sposato, lo ha raccontato al Vescovo e al vicario

    SONDRA COGGIO

    ERA SOLTANTO un bambino, alla fine degli anni Cinquanta:ma la sola idea di addormentarsi, la sera, nel camerine del seminario di Sarzana, era diventata per lui una sorta di incubo. Perché c’era quel sacerdote, che di giorno sapeva mostrarsi tanto devoto, ma la notte “ispezionava” i ragazzini già spogliati sotto le lenzuola: e quelle mani, che si insinuavano languide laddove la decenza non consente, provocavano nel bimbo un forte disgusto. Sono passati tanti, tantissimi anni: ed ora quel dodicenne, che ha superato la sessantina, ha trovato la forza di dire tutto: e ha riversato sulla Curia spezzina il peso che si teneva dentro l’anima, tanto imbarazzante. L’accusa è molto semplice: ed è altrettanto turpe. Il seminario vescovile di Sarzana, avrebbe fatto da teatro ad atti di molestie sessuali: da parte di un religioso, almeno. Ma non solo. Secondo il racconto dell’uomo, che fino ad oggi aveva confessato il suo disgusto soltanto alla moglie, c’era almeno un’altra persona che sapeva: ed anzi, aggiungeva vergogna alla vergogna. Si trattava di un diacono: un altro adulto, dunque, che non solo avrebbe molestato i ragazzini, tutti figli di famiglie poverissime,masi sarebbe spinto oltre, chiedendo ai bambini di dar vota a squallide esibizioni masturbatorie, in sua presenza, e alla presenza di altri giovani coetanei. Due persone disturbate, insomma: e in qualche modo protette dalla santità dell’abito. Un’immagine che nella mente del pensionato è rimasta come una minaccia, che non l’ha mai abbandonato: al punto che solo adesso, ha trovato il coraggio di sollevare il velo del silenzio, e di rendere partecipe di quella bruttissima vicenda anche l’istituzione religiosa, che s’è trovata a dover affrontare questa situazione delicatissima. Prima, c’è stata sola una lettera: con la quale il pensionato ha fatto i primi cenni. Poi, l’incontro. E quando si è trovato di fronte il Vescovo, Monsignor Francesco Moraglia, ed il vicario Monsignor Piercarlo Medinelli, l’uomo ha confessato in lacrime il turbamento e il rammarico, per aver dovuto subire quelle attenzioni, così volgari e inopportune, in quello che avrebbe dovuto essere un contesto protetto, e al di sopra di ogni insidia. La Diocesi avrebbe mostrato rammarico e ferma condanna: di certo i tempi sono diversi, rispetto a quella fine degli anni Cinquanta. Oggi il nuovo corso dell’istituzione ecclesiale è indirizzato verso la denuncia, senza alcuna tolleranza per la promiscuità. Ma quando la confidenza è trapelata, le parole del pensionato hanno scatenato inquietanti interrogativi sulle identità del sacerdote e del diacono:e soprattutto su quanti possano essere stati i ragazzini costretti a subire molestie. Sulla veridicità del colloquio, avvenuto presso la Curia, è arrivata ieri l’immediata conferma della stessa Diocesi: assente il Vescovo, lontano dalla città, è toccato al vicario,don Piercarlo Madinelli, mostrare serenità e al tempo stesso fermezza, nell’assicurare “la massima trasparenza”. «Qualsiasi segnalazione esige rispetto e approfondimenti – ha spiegato – non ci sarà alcuna reticenza da parte della chiesa, che è stata investita soltanto oggi, a distanza di tanti anni, della testimonianza di questa persona: si tratta di delineare l’accaduto, e di riportarsi a quel lontano passato: il che purtroppo non rende agevole il compito». Poiché sull’entità delle confidenze del pensionato sono girati ieri dettagli diversi, alcuni molto pesanti, il Monsignore si è limitato ad accennare al fatto che “non risulta al momento una situazione di gravità paragonabile a fatti di pedofilia ben diversi”. Non si tratterebbe di violenze reiterate, insomma. Almeno stando alla versione relativamente “più leggera” che circolava ieri negli ambienti diocesani: secondo la quale a manifestare morbosità verso i ragazzi, sarebbe stato all’epoca un seminarista, e non un sacerdote. Si sarebbe trattato di un uomo giovane, che sarebbe stato per questa ragione poi allontanato dal seminario vescovile, proprio per evitare il perdurare degli abusi. Stando così le cose, il fatto sarebbe Dunque già stato ben noto all’interno dei vertici religiosi del tempo. Non un seminario degli “orrori”, dunque: ma una “mela marcia”, estratta per tempo dalla cesta. Si tratta di capire tuttavia se dietro le prime confessioni della vittima ci sia di più, rispetto a quanto confidato fin qui: o se la squallida vicenda fosse stata identificata già allora, e “sistemata”. In attesa che si facciano avanti altri di quei bambini, che potrebbero aver visto e saputo.

    http://www.valdimagranews.it/index.php?option=com_content&task=view&id=10916&Itemid=17

     

  • Padre Pezzotti e gli altri: trenta casi di preti pedofili che la Chiesa ha protetto

    Padre Pezzotti e gli altri: trenta casi di preti pedofili che la Chiesa ha protetto

    Spostare e trasferire per troncare e sopire: l’AP fa nomi e cognomi di sacerdoti inviati nelle missioni o mandati all’estero per evitare che finissero sotto processo.

    La foto del bollettino della Chiesa cattolica lo mostra cinquant’anni dopo con il suo sorriso rugoso, quasi nudo, circondato da bambini tra le braccia e ai suoi piedi in Brasile, dove il reverendo Mario Pezzotti svolgeva la sua attività a fianco dei fanciulli e di supervisione nei confronti degli altri preti. Anche se era stato accusato di aver violentato Joe Callander nel Massachussets. E non è un caso isolato.

    PROMOSSI PER MERITI SUL CAMPO – In una ricerca investigativa attraverso 21 paesi nei sei contenti, l’AP ha trovato trenta casi di preti accusati di abusi sessuali che sono stati trasferiti da un paese all’altro, riuscendo, in talune circostanze, a sfuggire alla legge che li inseguiva. Quasi tutti hanno avuto la chance di lavorare nuovamente con i bambini, alcuni di essi hanno continuato ad abusare di minori. Un prete che aveva ammesso violenze sui bambini a Los Angeles venne trasferito nelle Filippine, e i suoi superiori gli intimarono più volte di non rivelare a nessuno dov’era finito. Un altro, condannato per abusi sessuali in Canada e sfuggito alla legge, si trasferì in Francia dove, nel 2005, venne di nuovo condannato. Un altro ancora ha fatto la spola tra Irlanda e Inghilterra, nonostante fosse segnalato come pederasta e abusatore di bambini. Richard Sipe, ex monaco benedettino, lo dice chiaro e tondo: “Se uno dei nostri si mette nei guai e sta per scoppiare uno scandalo, la Chiesa lo sposta in giro per il mondo e lo invia nelle missioni all’estero. Qualsiasi cosa pur di evitare lo scandalo“. I rappresentanti della Chiesa si giustificano dicendo che in alcuni casi, i sacerdoti si sono spostati di loro iniziativa in un altro paese e la nuova parrocchia poteva non essere a conoscenza delle accuse. In altri casi, i funzionari della chiesa hanno detto di non credere alle accuse, o che il sacerdote aveva pagato e si era pentito per quanto fatto. Di fronte a Dio, forse. Di fronte alla legge sicuramente no.

    VIOLENZA E CARITA’ – Callander aveva 14 anni quando fu violentato per tre volte da padre Pezzotti presso l’ormai chiuso Xaverian Missionary Faith High School ad Holliston nel 1959. La Chiesa ha pagato 175mila dollari di risarcimento nel 1993 per quanto accaduto, mentre altre due accuse di abusi provenienti da Boston nei confronti del prete non sono state mai chiarite. Nel frattempo lui è volato via in Brasile, dove ha portato il linguaggio della fede agli indiani Kayapo in Amazzonia: “Ho espiato e sono guarito nella giungla”, ha scritto Pezzotti alla sua vittima negli anni Novanta, “Con l’aiuto di Dio”. Don Pezzotti non ha ricevuto altre accuse in Brasile, anzi: quando è tornato in Italia, nel 2003, i brasiliani hanno chiesto a Roma di rimandarlo di nuovo tra di loro.

    LUI FA L’INDIANO -Poi c’è un prete indiano, don Vijara Bhaskar Godugunuru, accusato negli Stati Uniti di aver molestato una teen-ager in Florida nel giugno 2006 si troverebbe in Italia. Lo afferma Jeff Anderson, l’avvocato di St. Paul inMinnesota che si sta occupando del caso. «L’appello della famiglia della ragazza a Papa Benedetto XVI è rimasto inascoltato», afferma Anderson in un comunicato. La madre della teen-ager scrisse nell’agosto di quello stesso anno al Santo Padre quando padre Godugunuru fu incriminato dell’aggressione alla figlia. Il prete si dichiarò colpevole e la Corte gli ordinò, nel febbraio 2007, di tornare in India. Don Godudunuru si troverebbe adesso in Toscana, dove lavorerebbe come vice-parroco nella chiesa del Ss. Nome di Maria in località Querce al Pino che fa capo alla diocesi di Montepulciano, Chiusi, Pienza. Lo studio legale di Anderson ha allegato al comunicato l’elenco dei preti in servizio alla diocesi italiana aggiornato al maggio 2009 in cui risulta il nome del sacerdote indiano. Secondo Anderson, la diocesi di Pensacola-Tallahassee in Florida inviò nel 2007 la documentazione relativa a don Godugunuru, compreso il rapporto dello sceriffo e la perizia dello psicologo, al Cardinale Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. La ragazza ha adesso fatto causa alla diocesi per corresponsabilità negli abusi. Secondo Anderson l’iter della vicenda “è tipico di come il Vaticano affronta i casi di abusi sessuali da parte del clero“. “Le prove prodotte non supportan l’accusa”, ha invece detto adAp Monsignor Rodolfo Cetoloni, vescovo della diocesi di Montepulciano, la settimana scorsa. La ragazza ha detto che padre Godugunuru si era appartato con lei e le aveva messo le dita nella vagina. Alla famiglia il Papa non ha mai risposto.

    IL GESUITA BENEFATTORE – Clodoveo Piazza è un gesuita italiano che gestiva un ricovero per i senzatetto per bambini di strada e ha lavorato in Brasile per 30 anni. Nel 2005 ha ricevuto 600mila dollari dalla Banca per lo sviluppo nazionale del Brasile per istituire quattro impianti nella città nordorientale di Salvador.Lo scorso agosto, i pubblici ministeri hanno detto che almeno otto ragazzi e giovani si erano presentati a dire che erano stati abusati da piazza oppure di aver visto ragazzi stranieri ausati sessualmente. polizia brasiliana sta tentando di arrestarlo, ma Piazza ora lavora in Mozambico, secondo un periodico cattolico no profit, e la chiesa è giunta alla sua difesa.”I gesuiti italiani esprimono la loro solidarietà con il fratello e il padre Piazza“, recita una nota sul suo sito Web. Il gruppo aggiunge che “la calunnia contro i missionari sta diventando un gioco sempre più popolare“. I pubblici ministeri brasiliani dicono che Piazza, un brasiliano naturalizzato, ha rifiutato di rispondere alle accuse di abusi sessuali e sfruttamento sessuale dei bambini. Intervistato a Maputo, in Mozambico, questa settimana, Piazza ha detto le accuse contro di lui sono false e sono parte di una campagna per ricattarlo partita da “ambienti politici” brasiliano che non identifica. Ha detto che era stato prosciolto dalle accuse per due volte inBrasile, e che non vi è alcuna prova contro di lui. Ma i PM brasiliani ribadiscono che non c’è stato nessun proscioglimento e il suo caso è ancora aperto.

    LA POSIZIONE DEL SEMINARISTA – Giuseppe Skelton era uno studente di 26 anni del seminario di San Giovanni a Detroit, Michigan, nel 1988, quando fu condannato per abusi sessuali con un ragazzo di 15 anni. Due decenni più tardi, vive nelle Filippine, dove è stato ordinato sacerdote e ora serve come vicario parrocchiale della parrocchia di San Vincenzo Ferrer nella remota città diCalape, secondo la diocesi. E’ anche diventato un cantante gospel molto popolare nel paese. L’arcidiocesi di Detroit, dopo aver appreso che Skelton era stato ordinato sacerdote, ha inviato una lettera sulla sua condanna alla diocesi di Tagbilaran all’inizio del 2003. Tumulak, l’ex vescovo, ha detto di non ricordare di aver ricevuto la lettera, e in ogni caso ormai è troppo tardi.

    TRE CONDANNE E NON SENTIRLE – Il reverendo colombiano Enrique Diaz Jimenez è stato condannato per tre volte in tre paesi diversi. Si è dichiarato colpevole di aver abusato sessualmente di tre ragazzi, mentre era un sacerdote della chiesa di San Leo e la Chiesa dell’Addolorata di New York a metà degli anni 1980, e fu condannato nel mese di aprile 1991 a cinque anni e quattro mesi di libertà vigilata. Fu trasferito e riprese il lavoro come sacerdote in Venezuela, dove fu sospeso di nuovo nel 1996 per 20 anni dopo che 18 ragazzi lo hanno accusato di averlo molestato. Monsignor Francisco de Guruceaga, il vescovo che ha assunto Diaz in Venezuela, ha detto che non era chiaro a lui che il prete che era stato accusato di abusare di bambini. Diaz, ha detto De Guruceaga gli disse che aveva problemi con i rapporti con le donne, non di aver molestato bambini. Diaz è tornato in Colombia nel 1996 ed è stato accusato nel 2001 di aver molestato un ragazzo, dichiarandosi colpevole alla fine dell’anno.

    UNA CURA SPECIALE – Il trasferimento dei sacerdoti è stato chiamato “la cura geografico”, secondo Terry Carter, vittima della Nuova Zelanda. La Carter ha vinto $ 32,000 a titolo di risarcimento dalla Società di Maria, che supervisiona la scuola cattolica del collegio di Wellington dove è stata abusata dal reverendoAllan Woodcock. Woodcock ha molestato almeno 11 ragazzi in quattro strutture della chiesa in Nuova Zelanda prima di essere inviato in Irlanda. E’ stato estradato in Nuova Zelanda nel 2004, si è dichiarato colpevole di 21 accuse di abusi sessuali ed è stato condannato a sette anni di carcere. E’ stato rilasciato sulla parola nel settembre 2009. “L’hanno portato fuori dalla Nuova Zelanda, dopo anni di illeciti in diverse posizioni“, dice la Carter. La Chiesa ribatte: “Egli è stato inviato in Irlanda per la psicoterapia intensiva. Non aveva il permesso di esercitare il suo ministero o di essere coinvolto con i giovani“. Woodcock è stato sospeso dal suo ministero nel 1987. E ‘stato rimosso dal sacerdozio nel 2001.

  • Prete pedofilo nascosto a Sarteano (SI)

    Prete pedofilo nascosto a Sarteano (SI)

    In località Querce al Pino, diocesi di Montepulciano

    di Alessandro D’Amato (Gregorj)
    Padre Pezzotti e gli altri: trenta casi di preti pedofili che la Chiesa ha protetto
    pubblicato il 15 aprile 2010 alle 08:11 dallo stesso autore – torna alla home

    Spostare e trasferire per troncare e sopire: l’AP fa nomi e cognomi di sacerdoti inviati nelle missioni o mandati all’estero per evitare che finissero sotto processo.

    La foto del bollettino della Chiesa cattolica lo mostra cinquant’anni dopo con il suo sorriso rugoso, quasi nudo, circondato da bambini tra le braccia e ai suoi piedi in Brasile, dove il reverendo Mario Pezzotti svolgeva la sua attività a fianco dei fanciulli e di supervisione nei confronti degli altri preti. Anche se era stato accusato di aver violentato Joe Callander nel Massachussets. E non è un caso isolato.

    PROMOSSI PER MERITI SUL CAMPO – In una ricerca investigativa attraverso 21 paesi nei sei contenti, l’AP ha trovato trenta casi di preti accusati di abusi sessuali che sono stati trasferiti da un paese all’altro, riuscendo, in talune circostanze, a sfuggire alla legge che li inseguiva. Quasi tutti hanno avuto la chance di lavorare nuovamente con i bambini, alcuni di essi hanno continuato ad abusare di minori. Un prete che aveva ammesso violenze sui bambini a Los Angeles venne trasferito nelle Filippine, e i suoi superiori gli intimarono più volte di non rivelare a nessuno dov’era finito. Un altro, condannato per abusi sessuali in Canada e sfuggito alla legge, si trasferì in Francia dove, nel 2005, venne di nuovo condannato. Un altro ancora ha fatto la spola tra Irlanda e Inghilterra, nonostante fosse segnalato come pederasta e abusatore di bambini. Richard Sipe, ex monaco benedettino, lo dice chiaro e tondo: “Se uno dei nostri si mette nei guai e sta per scoppiare uno scandalo, la Chiesa lo sposta in giro per il mondo e lo invia nelle missioni all’estero. Qualsiasi cosa pur di evitare lo scandalo“. I rappresentanti della Chiesa si giustificano dicendo che in alcuni casi, i sacerdoti si sono spostati di loro iniziativa in un altro paese e la nuova parrocchia poteva non essere a conoscenza delle accuse. In altri casi, i funzionari della chiesa hanno detto di non credere alle accuse, o che il sacerdote aveva pagato e si era pentito per quanto fatto. Di fronte a Dio, forse. Di fronte alla legge sicuramente no.

    VIOLENZA E CARITA’ – Callander aveva 14 anni quando fu violentato per tre volte da padre Pezzotti presso l’ormai chiuso Xaverian Missionary Faith High School ad Holliston nel 1959. La Chiesa ha pagato 175mila dollari di risarcimento nel 1993 per quanto accaduto, mentre altre due accuse di abusi provenienti da Boston nei confronti del prete non sono state mai chiarite. Nel frattempo lui è volato via in Brasile, dove ha portato il linguaggio della fede agli indiani Kayapo in Amazzonia: “Ho espiato e sono guarito nella giungla”, ha scritto Pezzotti alla sua vittima negli anni Novanta, “Con l’aiuto di Dio”. Don Pezzotti non ha ricevuto altre accuse in Brasile, anzi: quando è tornato in Italia, nel 2003, i brasiliani hanno chiesto a Roma di rimandarlo di nuovo tra di loro.

    LUI FA L’INDIANO -Poi c’è un prete indiano, don Vijara Bhaskar Godugunuru, accusato negli Stati Uniti di aver molestato una teen-ager in Florida nel giugno 2006 si troverebbe in Italia. Lo afferma Jeff Anderson, l’avvocato di St. Paul in Minnesota che si sta occupando del caso. «L’appello della famiglia della ragazza a Papa Benedetto XVI è rimasto inascoltato», afferma Anderson in un comunicato. La madre della teen-ager scrisse nell’agosto di quello stesso anno al Santo Padre quando padre Godugunuru fu incriminato dell’aggressione alla figlia. Il prete si dichiarò colpevole e la Corte gli ordinò, nel febbraio 2007, di tornare in India. Don Godudunuru si troverebbe adesso in Toscana, dove lavorerebbe come vice-parroco nella chiesa del Ss. Nome di Maria in località Querce al Pino che fa capo alla diocesi di Montepulciano, Chiusi, Pienza. Lo studio legale di Anderson ha allegato al comunicato l’elenco dei preti in servizio alla diocesi italiana aggiornato al maggio 2009 in cui risulta il nome del sacerdote indiano. Secondo Anderson, la diocesi di Pensacola-Tallahassee in Florida inviò nel 2007 la documentazione relativa a don Godugunuru, compreso il rapporto dello sceriffo e la perizia dello psicologo, al Cardinale Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. La ragazza ha adesso fatto causa alla diocesi per corresponsabilità negli abusi. Secondo Anderson l’iter della vicenda “è tipico di come il Vaticano affronta i casi di abusi sessuali da parte del clero“. “Le prove prodotte non supportan l’accusa”, ha invece detto ad Ap Monsignor Rodolfo Cetoloni, vescovo della diocesi di Montepulciano, la settimana scorsa. La ragazza ha detto che padre Godugunuru si era appartato con lei e le aveva messo le dita nella vagina. Alla famiglia il Papa non ha mai risposto.

    IL GESUITA BENEFATTORE – Clodoveo Piazza è un gesuita italiano che gestiva un ricovero per i senzatetto per bambini di strada e ha lavorato in Brasile per 30 anni. Nel 2005 ha ricevuto 600mila dollari dalla Banca per lo sviluppo nazionale del Brasile per istituire quattro impianti nella città nordorientale di Salvador.Lo scorso agosto, i pubblici ministeri hanno detto che almeno otto ragazzi e giovani si erano presentati a dire che erano stati abusati da piazza oppure di aver visto ragazzi stranieri ausati sessualmente. polizia brasiliana sta tentando di arrestarlo, ma Piazza ora lavora in Mozambico, secondo un periodico cattolico no profit, e la chiesa è giunta alla sua difesa.”I gesuiti italiani esprimono la loro solidarietà con il fratello e il padre Piazza“, recita una nota sul suo sito Web. Il gruppo aggiunge che “la calunnia contro i missionari sta diventando un gioco sempre più popolare“. I pubblici ministeri brasiliani dicono che Piazza, un brasiliano naturalizzato, ha rifiutato di rispondere alle accuse di abusi sessuali e sfruttamento sessuale dei bambini. Intervistato a Maputo, in Mozambico, questa settimana, Piazza ha detto le accuse contro di lui sono false e sono parte di una campagna per ricattarlo partita da “ambienti politici” brasiliano che non identifica. Ha detto che era stato prosciolto dalle accuse per due volte in Brasile, e che non vi è alcuna prova contro di lui. Ma i PM brasiliani ribadiscono che non c’è stato nessun proscioglimento e il suo caso è ancora aperto.

    LA POSIZIONE DEL SEMINARISTA – Giuseppe Skelton era uno studente di 26 anni del seminario di San Giovanni a Detroit, Michigan, nel 1988, quando fu condannato per abusi sessuali con un ragazzo di 15 anni. Due decenni più tardi, vive nelle Filippine, dove è stato ordinato sacerdote e ora serve come vicario parrocchiale della parrocchia di San Vincenzo Ferrer nella remota città di Calape, secondo la diocesi. E’ anche diventato un cantante gospel molto popolare nel paese. L’arcidiocesi di Detroit, dopo aver appreso che Skelton era stato ordinato sacerdote, ha inviato una lettera sulla sua condanna alla diocesi di Tagbilaran all’inizio del 2003. Tumulak, l’ex vescovo, ha detto di non ricordare di aver ricevuto la lettera, e in ogni caso ormai è troppo tardi.

    TRE CONDANNE E NON SENTIRLE – Il reverendo colombiano Enrique Diaz Jimenez è stato condannato per tre volte in tre paesi diversi. Si è dichiarato colpevole di aver abusato sessualmente di tre ragazzi, mentre era un sacerdote della chiesa di San Leo e la Chiesa dell’Addolorata di New York a metà degli anni 1980, e fu condannato nel mese di aprile 1991 a cinque anni e quattro mesi di libertà vigilata. Fu trasferito e riprese il lavoro come sacerdote in Venezuela, dove fu sospeso di nuovo nel 1996 per 20 anni dopo che 18 ragazzi lo hanno accusato di averlo molestato. Monsignor Francisco de Guruceaga, il vescovo che ha assunto Diaz in Venezuela, ha detto che non era chiaro a lui che il prete che era stato accusato di abusare di bambini. Diaz, ha detto De Guruceaga gli disse che aveva problemi con i rapporti con le donne, non di aver molestato bambini. Diaz è tornato in Colombia nel 1996 ed è stato accusato nel 2001 di aver molestato un ragazzo, dichiarandosi colpevole alla fine dell’anno.

    UNA CURA SPECIALE – Il trasferimento dei sacerdoti è stato chiamato “la cura geografico”, secondo Terry Carter, vittima della Nuova Zelanda. La Carter ha vinto $ 32,000 a titolo di risarcimento dalla Società di Maria, che supervisiona la scuola cattolica del collegio di Wellington dove è stata abusata dal reverendo Allan Woodcock. Woodcock ha molestato almeno 11 ragazzi in quattro strutture della chiesa in Nuova Zelanda prima di essere inviato in Irlanda. E’ stato estradato in Nuova Zelanda nel 2004, si è dichiarato colpevole di 21 accuse di abusi sessuali ed è stato condannato a sette anni di carcere. E’ stato rilasciato sulla parola nel settembre 2009. “L’hanno portato fuori dalla Nuova Zelanda, dopo anni di illeciti in diverse posizioni“, dice la Carter. La Chiesa ribatte: “Egli è stato inviato in Irlanda per la psicoterapia intensiva. Non aveva il permesso di esercitare il suo ministero o di essere coinvolto con i giovani“. Woodcock è stato sospeso dal suo ministero nel 1987. E ’stato rimosso dal sacerdozio nel 2001.

    http://www.giornalettismo.com/archives/59318/preti-pedofili-pezzotti-chiesa/

    15/4/2010
    “In Italia prete pedofilo” Legale vittima: “Colpevole in Usa”

    Un prete indiano, accusato negli Stati Uniti di aver molestato una ragazzina in Florida nel giugno 2006 si sarebbe trasferito in Italia. Lo afferma l’avvocato che si sta occupando del caso. Il prete si dichiarò colpevole e la Corte gli ordinò, nel febbraio 2007, di tornare in India. Ma il sacerdote si troverebbe adesso in Toscana.
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  • Don Cantini, l’inchiesta rischia la prescrizione

    Don Cantini, l’inchiesta rischia la prescrizione

    Gli inquirenti cercano testimoni di eventuali abusi compiuti dal parroco dopo il 1987
    Solo dopo la denuncia pubblica il sacerdote fu ritenuto colpevole dal Vaticano

    Domani saranno trascorsi esattamente tre anni dal giorno in cui “Repubblica” documentò il dramma delle bambine, dei bambini e degli adolescenti che, avendo avuto la sfortuna di frequentare la parrocchia fiorentina della Regina della Pace, avevano subìto abusi da parte del loro priore, don Lelio Cantini.

    Dopo aver regnato con piglio autoritario per quasi 40 anni sulla parrocchia alla periferia di Firenze, nel 2005 don Lelio era stato trasferito, ufficialmente “per motivi di salute” nella piccola parrocchia di Mucciano. I suoi ex allievi, che nel 2004 avevano trovato la forza di rivolgersi al giovane vescovo Claudio Maniago, anch’egli ex parrocchiano della Regina della Pace e avviato al sacerdozio da don Cantini, perché li aiutasse a trovare giustizia in seno alla Chiesa, vennero sollecitati dal cardinale Antonelli a “invocare da Dio la guarigione della memoria”. Soltanto dopo la pubblica denuncia sugli abusi, il Vaticano impose un supplemento di indagini al termine del quale, nell’ottobre 2008, il sacerdote fu riconosciuto colpevole e ridotto allo stato laicale.

    Nel frattempo l’inchiesta della magistratura si è incagliata nelle secche della prescrizione. Le drammatiche testimonianze delle ex e degli ex parrocchiani hanno documentato abusi e violenze fra il 1973 e il 1987. Dopo, il silenzio. Eppure è difficile credere che un pedofilo acclarato quale era don Cantini – un sacerdote che alle bambine imponeva rapporti sessuali “come gesto di comunione con Dio”, che ne abusava dicendo loro “Te lo chiede Gesù”, oppure “E’ un dono del Signore” – si sia improvvisamente emendato e per i successivi quasi vent’anni abbia tenuto un comportamento irreprensibile. Eppure nessun altro si è fatto avanti. Senza testimonianze più recenti, l’inchiesta penale è destinata alla archiviazione per prescrizione.

    Mentre la questione dei preti pedofili dilaga in mezzo mondo, in Italia le vittime continuano a sentirsi profondamente isolate. Il 25 settembre a Verona si terrà il primo incontro fra coloro che hanno avuto il coraggio di denunciare gli abusi. Significativo uno dei temi dell’incontro: “Difficile muoverci in una società clericale”.
    A Firenze, nonostante lo scandalo di don Cantini, la Curia non ha denunciato alla procura nessun altro caso di abuso, neppure quelli conclamati dell’ex parroco della Ginestra Fiorentina e poi di San Mauro a Signa, don Roberto Berti, che si infilava nudo nei sacchi a pelo dei suoi piccoli parrocchiani. Il sacerdote è stato riconosciuto colpevole dalla Congregazione per la dottrina della fede e punito otto anni di residenza obbligata in regime di vigilanza (ma non ridotto allo stato laicale). Nel novembre 2009 la sentenza è stata affissa sulla porta della chiesa. Segnale chiaro di una sensibilità nuova. Nonostante ciò, la Curia non ha denunciato i fatti in procura, né lo hanno fatto le famiglie dei ragazzi.

    Il silenzio continua a circondare ogni genere di comportamento “scandaloso” dei sacerdoti, inclusi i casi di incontri omosessuali, talvolta a sfondo sadomaso, che la Chiesa ufficialmente condanna con durezza ma che sembra tollerare e blindare nel più assoluto riserbo quando coinvolgono dei sacerdoti. In questi anni c’è chi ha tentato di gettare un po’ di luce sugli abusi consumati all’interno di alcuni seminari. E’ uscito un libro (“L’omosessualità non è più una virtù”, Edarc), che fra mille cautele sembra riferirsi a gravi fatti avvenuti a fine anni ’90 nel seminario vescovile di Fiesole. Ma è sconsolante la conclusione di un giovane ex seminarista: “Non ho mai visto rendere giustizia a chi è stato calpestato”. (f. s.)

    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2010/04/06/news/don_cantini_inchiesta_rischio_prescrizione-3146884/?ref=rephp