Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Le vittime di padre Ribes denunciano i “fallimenti” della Chiesa

    Le vittime di padre Ribes denunciano i “fallimenti” della Chiesa

    Soprannominato talvolta “ il Picasso delle chiese ”, per le sue doti di pittore, Louis Ribes esercitò nelle tre diocesi di Lione, Saint-Etienne e Vienne. Le sue aggressioni sessuali, rivelate a gennaio da Marianne, erano state confermate da queste tre istituzioni.

    Difficoltà nel processo di “ riparazione ”.

    Ma, « mentre la Chiesa investe molto nella sua comunicazione per mantenere una buona immagine », « cosa aspetta per ripararci? Rischiamo di aspettare a lungo, forse ci saranno anche suicidi… ”, ha lanciato Luc Gemet, 58 anni, uno dei leader di questo collettivo, durante una conferenza stampa a Lione. . Il collettivo sottolinea in particolare la complessità delle procedure per ottenere un risarcimento o la rapida cura delle vittime che necessitano di determinate cure e, più in generale, una mancanza di “ compassione ” per queste ultime.

    “Dobbiamo denunciare i fallimenti dell’istituzione ecclesiastica nella lotta agli abusi sessuali e ai crimini commessi”

    Annick Moulin

    Per quanto riguarda i risarcimenti finanziari, l’avvocato ricercato dalle vittime, Me Jean Sannier, ha denunciato il ” armeggiare ” dei due organi preposti – la Commissione per il riconoscimento e la riparazione (CRR) e l’Autorità nazionale indipendente per il riconoscimento e la riparazione (INIIR) – nel fissare i montanti. Secondo lui, cercano “ esclusivamente di proteggere le finanze della Chiesa ”. La Chiesa ” ha i mezzi, può e deve pagare “, ha affermato Luc Gemet.

    Dieci “ affermazioni ”

    Questo collettivo afferma di rappresentare 25 vittime, ” ma sono molte di più, forse 300 “, mentre ora 49 si sono ufficialmente presentate alla Commissione sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica (Ciase). ” Dobbiamo denunciare i fallimenti dell’istituzione ecclesiastica nel combattere gli abusi sessuali ei crimini commessi “, ha aggiunto Annick Moulin, un altro membro del collettivo.

    A sostegno del loro orientamento, una serie di dieci ” pretese “, tra cui il ” risarcimento commisurato ai reati commessi “, il riconoscimento da parte della Chiesa della loro ” natura sistemica “, ” l’imprescrittibilità dei reati contro minori » o la « cancellazione delle opere di padre Ribes come monumenti storici ». Molti dei suoi affreschi e vetrate adornavano le chiese della regione, che la diocesi aveva discretamente rimosso.

    Aveva anche una vasta collezione di foto e schizzi di bambini nudi, come quelli svelati venerdì da Luc Gemet, ” ricevuti dalla famiglia di padre Ribes ” dopo l’articolo di Marianne. Anche dopo la pubblicazione a Marianne, Luc Gemet ha ricevuto una lettera di un ex seminarista che si è confrontato con padre Ribes nel 1976, letta venerdì. Si dice ” stordito ” di aver trovato foto di bambini nudi e di aver avvertito invano i suoi superiori.

    https://www.lefigaro.fr/flash-actu/les-victimes-du-pere-ribes-denoncent-les-manquements-de-l-eglise-20220506

  • Intervento di Antonio Messina – Caso don Giuseppe Rugolo – Rete L’ABUSO – #ItalyChurchToo

    Intervento di Antonio Messina – Caso don Giuseppe Rugolo – Rete L’ABUSO – #ItalyChurchToo

    Un caso emblematico è quello di Antonio Messina (Enna): «Ho subito abusi tra il 2009 e il 2013, con una coercizione psicologica che spesso è difficile da riconoscere.

    Ne sono uscito da solo, con il supporto della mia famiglia. Già l’anno dopo denunciai quanto subito da don Giuseppe Rugolo che all’epoca era seminarista ma che perpetrò abusi anche da sacerdote. Ne parlai col parroco che non mi credette, fui sottoposto a un incontro con lo stesso Rugolo. Negli anni degli abusi stavo compiendo un cammino di discernimento vocazionale che fu probabilmente l’elemento che permise a don Rugolo di avvicinarmi.

    Mi venne chiesto anche da un altro sacerdote, mons. Vincenzo Murgano, che era un po’ il mio direttore spirituale, di allontanarmi dalla mia città, di dimenticare». Messina si rivolse a un altro parroco, convinto che sia «importante combattere anche per il sogno di una Chiesa diversa». Fu l’unico che lo aiutò a denunciare tutto al vescovo, mons. Rosario Gisana, che già aveva ricevuto istanze di altre vittime: «Ma mi sono reso conto che la Chiesa non è in grado di affrontare questo problema. Il vescovo dapprima pensò di al- lontanare il prete dalla diocesi, poi tentò di comprare il mio silenzio con una somma che veniva dalle casse della Caritas diocesana, proposta in modo illecito con pagamenti in nero e con una clausola di riservatezza da sottoscrivere. Il prete fu trasferito a Ferrara dove continuò ad avere contatti con ragazzi.

    Non potevo vivere serenamente l’idea che altri giovani potessero vivere quello che avevo vissuto io, nessun aspetto risarcitorio può restituire ciò che è stato tolto, far recuperare appieno anche la propria vita relazionale e di affetti, ma se possiamo fare in modo che questo non succeda ad altri, queste brutte storie possono quanto meno servire a cambiare qualcosa nella Chiesa e nella società. Il processo è già iniziato, a marzo inizierà anche il dibattimento, ma il vescovo Gisana è sempre vescovo della diocesi e dopo che gli comunicai nel 2018 che mons. Murgana mi aveva chiesto di dimenticare, questo sacerdote è stato messo a capo del servizio di tutela dei minori della diocesi di Piazza Armerina, incarico che ricopre tutt’oggi nonostante sia emersa la sua omertà e nelle intercettazioni il suo diretto coinvolgimento con il sacerdote Rugolo che ora è a Ferrara agli arresti domiciliari nel seminario, dunque in un contesto non di isolamento. Speriamo ora di ottenere giustizia».

  • #italychurchtoo: nasce il coordinamento di associazioni per la lotta agli abusi

    #italychurchtoo: nasce il coordinamento di associazioni per la lotta agli abusi

    40973 ROMA-ADISTA. Si è svolta il 15 febbraio, alla presenza di circa 70 giornalisti accreditati dell’informazione nazionale e internazionale, la presentazione online del Coordinamento di associazioni contro l’abuso nella Chiesa cattolica, di cui Adista fa parte insieme a Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne (OIVD), Donne per la Chiesa, Noi siamo Chiesa, Rete L’Abuso, Comitato vittime e famiglie, Voices of Faith, Comité de la Jupe, Left.

    Uno strumento di pressione

    Si è trattato di un momento storico perché, ha detto Ludovica Eugenio, responsabile di Adista nella presentazione, «nel contesto della lotta contro gli abusi perpetrati all’interno della Chiesa cattolica, hanno deciso di unire le forze diverse realtà, ognuna dalla propria angolatura e con le proprie risorse: espressione del laicato cattolico impegnato per il cambiamento; della voce delle vittime; dell’informazione come servizio alla cittadinanza e strumento di trasformazione». Uno strumento, il Coordinamento, «di pressione e di espressione della volontà di contribuire ad abbattere il muro di omertà che ha protetto finora i responsabili diretti e indiretti degli abusi e ha favorito l’invisibilità delle vittime», voluto da gruppi di donne impegnate a vario titolo nella Chiesa cattolica e fuori di essa, con l’unica priorità di dare voce alle vittime e di chiedere strumenti in grado di garantire che nessuna persona debba mai più attraversare questo abisso».

    In molti Paesi del mondo si è intervenuti in modo efficace con inchieste e commissioni d’indagine indipendenti, che hanno fornito il quadro «di un fenomeno che sempre più ha rivelato il proprio carattere sistemico, che affonda le proprie radici nella cultura clericale, in una malintesa immagine del clero come ceto sacro e intoccabile, nel tentativo della gerarchia di proteggere l’istituzione a scapito delle vittime, la cui vita è stata spesso devastata in modo irreversibile». In Italia invece, ha detto ancora Eugenio, «la Chiesa e le istituzioni laiche non hanno mai voluto realizzare un’inchiesta su scala nazionale per far luce su un fenomeno criminale che si sa ampiamente diffuso in tutta la Penisola. Non è stata intrapresa finora nessuna iniziativa di indagine e ricerca indipendente che potesse fornire dati oggettivi, primo passo verso una prassi di giustizia cui hanno diritto in primo luogo le vittime e le loro famiglie, ma anche i membri della comunità cristiana, i cittadini e le cittadine».

    Il Coordinamento lavorerà «per promuovere richieste concrete, sollecitando la Chiesa cattolica a operare un cambio di mentalità e a fare luce sul passato, a guardare in faccia la realtà assumendosi le proprie responsabilità degli abusi, degli insabbiamenti e dell’abbandono delle vittime, restate senza ascolto e senza risarcimento. E facendo richieste allo Stato, ai rappresentanti dei cittadini in Parlamento, alle istituzioni, nonché operando sul piano della sensibilizzazione dell’opinione pubblica, della presentazione di richieste precise e del monitoraggio dell’operato degli interlocutori istituzionali».

    La collaborazione della Chiesa

    «Come Coordinamento – ha detto Paola Lazzarini, presidente di Donne per la Chiesa – chiediamo che la Conferenza Episcopale Italiana affidi quanto prima a una commissione indipendente un’indagine sugli abusi compiuti all’interno della Chiesa. Chiediamo che a presiederla sia persona di specchiata integrità e indipendenza dalle parti interessate. Chiediamo che sia una indagine che veda uniti gli sforzi di diverse e altissime professionalità e che utilizzi contemporaneamente metodi qualitativi, quantitativi, di analisi documentale (per i quali è necessario che siano aperti tutti gli archivi di diocesi, conventi, monasteri) e anche aprendo canali nuovi di ricezione per l’ascolto delle vittime». «Chiediamo che tale indagine sia condotta esclusivamente sulla realtà degli abusi nella Chiesa Cattolica italiana, così da non rendere indefiniti i risultati, ma anzi da rappresentare un modello di lavoro su una questione così complessa e delicata, da poter essere poi replicato, con opportuni aggiustamenti anche per altre istituzioni e agenzie educative (famiglie, scuola, mondo dello sport e del volontariato). Chiediamo che tale indagine affronti il nodo critico della mancanza di terzietà dei centri diocesani a tutela dei minori, elaborando una propo- sta alternativa per la prevenzione di futuri abusi all’interno della Chiesa. Chiediamo inoltre che le vittime e le loro famiglie siano risarcite per i danni subiti, pur nella consapevolezza che nessun risarcimento potrà mai colmare la sofferenza inflitta». Tutto questo per «allineare l’operato della Chiesa italiana a quello di altre conferenze episcopali e singole diocesi, spazzando via ogni dubbio relativo alle reticenze che l’episcopato italiano potrebbe avere riguardo all’emersione di tutta la verità (per quanto dolorosa) che si cela sotto il numero, comunque già significativo, di casi noti. È necessario che le responsabilità personali siano accertate e rese note, a tutti i livelli: la Chiesa cattolica è una Chiesa gerarchica, nella quale è molto chiara la catena di comando, eppure quando si parla di abusi le responsabilità personali diventano fumose, questo non dovrebbe più accadere e non per una qualche foga giustizialista, ma per una corretta presa in carico delle conseguenze delle proprie azioni alle quali tutte e tutti siamo chiamati. Come battezzate e battezzati, credenti, madri, padri, educatori, professionisti, cittadine e cittadini abbiamo la necessità di vedere la Chiesa italiana compattamente orientata a un’operazione senza ombre e senza sconti».

    Le anomalie giuridiche italiane

    «La Rete L’Abuso con 1.400 casi all’attivo da 12 anni è l’unico osservatorio di dati esistente in Italia», ha detto Francesco Zanardi, fondatore e presidente della Rete L’Abuso. «Lavoro lungo e difficile, che non sarebbe spettato a noi, costato al sottoscritto decine di querele ma nel vuoto purtroppo ci siamo dovuti assumere l’impegno, per poter tutelare altri. Oggi siamo rappresentanti per l’Italia di ECA Global, presente in 42 Paesi, riconosciuti presso Nazioni Unite». Recenti casi di abusi dimostrano come gli sforzi di papa Francesco (in particolare con il motu proprio Vos estis lux mundi) si siano rivelati inutili, prosegue Zanardi: i vescovi non obbediscono alle prescrizioni ma non vengono puniti. Leggi deboli hanno favorito il trasferimento in Italia dei pedofili. Una commissione della Chiesa anche se perfetta oggi non è più credibile, ne serve una indipendente che assicuri imparzialità. L’imputato non può fare anche da giudice.

    «In Italia – ha spiegato Zanardi – la situazione è complessa in confronto ad altri Paesi; El País ha raccolto 250 casi in 7 decenni, la magistratura ha aperto un’indagine autonoma. In Italia il database della Rete l’Abuso dimostra 360 casi in 15 anni. Serve dunque un intervento dello Stato. Il Rapporto CIASE in Francia parla di 216.000 vittime e 3.000 preti coinvolti; in Francia i preti sono 22.000, in Italia 52.000; se la percentuale media del mondo è di 7-8% di preti pedofili, in Italia sono stimati un milione. Serve adeguare le leggi; sono state avanzate istanze allo Stato e all’ONU, ma il numero di indagini e azioni penali della magistratura è basso: se la vittima è prescritta non scatta nessuna indagine e salta la prevenzione». Serve poi estendere a tutti il certificato anti-pedofilia (che il datore di lavoro è obbligato a richiedere ai neoassunti nel campo di attività con minori), applicandolo a tutto l’indotto del volontariato che svolge attività con minori; la prescrizione, poi, «non è adeguata alla maturazione del trauma da parte della vittima»; si chiede al legislatore «di dare la possibilità di denunciare a tutti cittadini, dal parroco al catechista, a chiunque abbia dei sospetti ». Sarebbe già una svolta. Paradossalmente la soluzione risolverebbe ostacoli posti dai Patti lateranensi come l’art. 4. Se oggi il papa introducesse per i vescovi italiani l’obbligo di denuncia, questi non saprebbero come procedere. Bisogna inoltre attuare un programma di risarcimenti e di programmi di riabilitazione delle vittime. Gli sportelli diocesani non sono conformi alla Convenzione di Lanzarote, che prevede che la vittima, quando viene sentita in un tribunale, anche in quelli diocesani, sia accompagnata da un medico che ne attesta anche l’attendibilità. Nei tribunali diocesani non si portano neanche gli avvocati».

    La voce delle vittime

    Centrale, nella presentazione del Coordinamento, è stata la testimonianza di alcune vittime. Cristina Balestrini, del Comitato Vittime e Famiglie, sezione dell’Associazione Rete L’Abuso. «Oltre ad essere mamma di una vittima, cattolica e praticante, all’interno dell’Associazione Rete L’Abuso ho dato la di- sponibilità per l’ascolto e il supporto ai genitori di altre vittime, con la consapevolezza che solo chi ci è passato può comprendere nel profondo ciò che vive una famiglia che ha subìto questo dramma. Infatti, ciò che non emerge dalle cronache è il dopo, la fatica di portare un macigno che non si risolve dopo l’atto di violenza. Il Disturbo da stress Post Traumatico – di cui soffrono tutte le vittime di abusi sessuali anche se non diagnosticato – non è una passeggiata: condiziona il presente e il futuro, e va trattato con competenza e tantissima pazienza e amore».

    La Chiesa in Italia, ha proseguito Balestrini, «non ha nessuna competenza in merito alla gestione degli abusi, né da un punto di vista legale (per ottenere che ciò non avvenga più fermando il prete, denunciandolo, aiutandolo ad affrontare responsabilmente il reato che ha commesso), né per ottenere giustizia e risarcimento alla vittima che ha subìto un danno, né da un punto di vista psicologico per offrire supporto alle vittime. La Chiesa «non tutela le vittime, anzi, e nei tribunali civili, la Chiesa difende il prete, non le vittime: sta dall’altra parte. Questo l’abbiamo vissuto sulla nostra pelle». Da un punto di vista psicologico, poi «le vittime sono allontanate dalla Chiesa e questo lo dico con grande dolore, da cattolica. Il nostro parroco ci ha invitati a “non sputare nel piatto in cui mangiamo”. Abbiamo risposto che sono dieci anni che cerchiamo di svuotare quel piatto dal vomito che annusiamo».

    È intervenuto poi Erik Zattoni, 40 anni, figlio del prete pedofilo stupratore Pietro Tosi deceduto nel 2014: «Mia madre è stata stuprata a 14 anni da don Pietro Tosi, da quello stupro sono nato io. Nonostante le minacce mia madre denunciò don Tosi, prima al vescovo Filippo Franceschi (“non dire a nessuno di questo episodio, sarebbe un grande scandalo per la Chiesa”, fu la risposta) poi alle autorità ». La famiglia fu sfrattata dall’abitazione, di proprietà della diocesi estense; nel 2010, dopo anni, don Tosi è stato portato in tribunale. «L’esame del dna e la sua confessione hanno confermato che era mio padre biologico», ma nonostante questo e la confessione di don Tosi, questi ha continuato a fare il prete fino a settembre 2012 (anno del pensionamento). «Sono passati 3 papi, 5 vescovi, prefetti della Congregazione per la Dottrina della Fede (Ratzinger era prefetto quando nel 1985 dal Vaticano mandarono un avvocato da mia madre per “calmare le acque”) e questo signore è morto da prete». Una richiesta di incontro a papa Francesco è caduta nel vuoto: il papa era «l’unica persona in grado di punire don Tosi riducendolo allo stato laicale, in quanto il reato di abuso sessuale era prescritto, ma non ho avuto risposta. Alla fine come mi aveva detto telefonicamente una persona della Congregazione per la Dottrina della Fede, “lui è prete e morirà prete”». «Bisogna agire in maniera importante e decisa contro queste persone, servono fatti, altrimenti non cambierà mai nulla. Io non sono una vittima, mia madre lo è e glielo leggo negli occhi ogni giorno, la sua vita non è stata più la stessa da quel momento. A volte mi vergogno a farmi vedere da lei perché so di ricordarle quel momento, so di essere figlio di uno stupro. Io mi considero una vittima indiretta, è importante far sapere che ci siamo anche noi, è importante non dimenticarci».

    Un caso emblematico è quello di Antonio Messina (Enna): «Ho subito abusi tra il 2009 e il 2013, con una coercizione psicologica che spesso è difficile da riconoscere. Ne sono uscito da solo, con il supporto della mia famiglia. Già l’anno dopo denunciai quanto subito da don Giuseppe Rugolo che all’epoca era seminarista ma che perpetrò abusi anche da sacerdote. Ne parlai col parroco che non mi credette, fui sottoposto a un incontro con lo stesso Rugolo. Negli anni degli abusi stavo compiendo un cammino di discernimento vocazionale che fu probabilmente l’elemento che permise a don Rugolo di avvicinarmi. Mi venne chiesto anche da un altro sacerdote, mons. Vincenzo Murgano, che era un po’ il mio direttore spirituale, di allontanarmi dalla mia città, di dimenticare». Messina si rivolse a un altro parroco, convinto che sia «importante combattere anche per il sogno di una Chiesa diversa». Fu l’unico che lo aiutò a denunciare tutto al vescovo, mons. Rosario Gisana, che già aveva ricevuto istanze di altre vittime: «Ma mi sono reso conto che la Chiesa non è in grado di affrontare questo problema. Il vescovo dapprima pensò di al- lontanare il prete dalla diocesi, poi tentò di comprare il mio silenzio con una somma che veniva dalle casse della Caritas diocesana, proposta in modo illecito con pagamenti in nero e con una clausola di riservatezza da sottoscrivere. Il prete fu trasferito a Ferrara dove continuò ad avere contatti con ragazzi. Non potevo vivere serenamente l’idea che altri giovani potessero vivere quello che avevo vissuto io, nessun aspetto risarcitorio può restituire ciò che è stato tolto, far recuperare appieno anche la propria vita relazionale e di affetti, ma se possiamo fare in modo che questo non succeda ad altri, queste brutte storie possono quanto meno servire a cambiare qualcosa nella Chiesa e nella società. Il processo è già iniziato, a marzo inizierà anche il dibattimento, ma il vescovo Gisana è sempre vescovo della diocesi e dopo che gli comunicai nel 2018 che mons. Murgana mi aveva chiesto di dimenticare, questo sacerdote è stato messo a capo del servizio di tutela dei minori della diocesi di Piazza Armerina, incarico che ricopre tutt’oggi nonostante sia emersa la sua omertà e nelle intercettazioni il suo diretto coinvolgimento con il sacerdote Rugolo che ora è a Ferrara agli arresti domiciliari nel seminario, dunque in un contesto non di isolamento. Speriamo ora di ottenere giustizia».

    Un database dei casi italiani

    Nel corso della conferenza stampa, Federico Tulli di Left ha presentato l’iniziativa del settimanale di pubblicare, con la collaborazione della Rete L’Abuso, un database di tutti i casi italiani.

    «Il nostro settimanale ha sempre dato attenzione al problema degli abusi su minori e donne», ha detto Tulli. «Proprio questa settimana verrà inaugurato il database di Left che raccoglierà i casi di abusi su minori nella Chiesa cattolica in Italia, il primo realizzato nel nostro Paese da una testata giornalistica in collaborazione con la Rete l’Abuso. Questo per sopperire a una grave mancanza, quella di una mappatura, mai realizzata né dalla chiesa né dallo Stato, su questo fenomeno criminale. Una inaccettabile disattenzione da parte della politica e delle istituzioni nei confronti della sicurezza e della salute psicofisica dei bambini». «Abbiamo lavorato – ha continuato – su fonti originali, su fonti d’agenzia e giornalistiche e ci avvaliamo del contributo di esperti di varie discipline, avvocati, magistrati, psichiatri, psicoterapeuti e anche di storici. Per poter affrontare seriamente questa piaga è determinante essere chiari, soprattutto con l’opinione pubblica, su cosa sia la pedofilia, su quali siano le radici di questo fenomeno diffuso non solo nella Chiesa ma anche nella società laica. Si tratterà dunque di una mappatura in tempo reale. Stanno già arrivando segnalazioni di nuovi casi, ma anche di un viaggio a ritroso nel tempo per capire cosa sia la pedofilia e poterla affrontare. Left dà la propria massima disponibilità a contribuire al lavoro del Coordinamento».

    Una questione di giustizia

    La conferenza stampa – che ha visto anche la partecipazione di Anne Soupa, presidente del Comité de la Jupe a Parigi, che si batte per i diritti nella Chiesa, e Marilde Iannotti di Voices of Faith, organismo attivo sul piano dei diritti delle donne nella Chiesa e sugli abusi delle religiose – si è conclusa con un ultimo intervento di Marzia Benazzi (OIVD): «Siamo partite con la nostra sensibilità di donne, occupandoci già degli abusi contro le religiose, nella convinzione che tutti gli aspetti degli abusi nella Chiesa siano originati da una condizione endemica fondante: dalla visione sessista e patriarcale dominante. Il muro del silenzio sarà duro da abbattere. Questo coordinamento riunisce una pluralità di richieste che sono dovute alle esperienze: c’è chi crede ancora che ci possa essere una trasformazione nella Chiesa, c’è chi no, in una visione di vita vissuta e di sofferenze, ma siamo accomunati dalla determinazione a far sì che nulla resti intentato, perché non è una questione di credenti non credenti ma una questione di giustizia: non possiamo più accettare che tutto questo sia obnubilato o negato. Per far questo abbiamo bisogno di alleati nei giornalisti e giornaliste a cui chiediamo di sostenerci in questa azione perché l’Italia è sorda per un protervo ossequio alla cultura clericale, e non ha mai visto la nascita di una vera laicità dello Stato. Tenete alta l’attenzione, perché la laicità si esprime nella giustizia».

    https://www.adista.it/articolo/67577

  • Ex seminarista pedofilo: patteggia 2 anni

    Ex seminarista pedofilo: patteggia 2 anni

    Nelle scorse settimane era già stato recapitato un risarcimento ai famigliari della studentessa che lo aveva accusato di abusi. Ieri, lunedì 14 febbraio, l’ex seminarista di Cuggiono, oggi ventiseienne, ha ottenuto il benestare da parte del giudice dell’udienza preliminare di Milano Sara Cipolla alla richiesta di patteggiamento a due anni di reclusione (con il beneficio della sospensione condizionale della pena) in precedenza concordata con il pm milanese Alessia Menegazzo dal suo legale di fiducia, l’avvocato Mario Zanchetti.

    Contestualmente al patteggiamento, lo stesso giudice dell’udienza preliminare ha disposto il venir meno della misura del divieto di avvicinamento alla vittima, all’epoca dei fatti quindicenne, nonché a tutti i luoghi da lei frequentati a Cuggiono a cominciare dall’oratorio dove i due si erano incontrati.

    Cambio di esistenza

    Il provvedimento restrittivo era stato emesso nel luglio scorso dal gip Alessandra Clemente che aveva preferito invece respingere la richiesta di custodia cautelare in carcere richiesta dalla Procura del capoluogo lombardo.

    All’udienza di ieri ha fatto capolino in aula l’ex aiuto del parroco di Cuggiono che, dopo lo scandalo che gli ha precluso la carriera ecclesiastica, ha optato opportunamente per un drastico cambio di esistenza, lasciando Cuggiono e l’Alto Milanese e mettendosi a lavorare come operaio. La parte offesa, rappresentata in aula dalla madre, accompagnata dai propri legali, tra i quali l’avvocato Pier Maria Corso, ha preferito disertare il viaggio a Milano per partecipare all’atto finale del procedimento penale che l’ha vista suo malgrado protagonista. D’altronde, la giovane studentessa, residente a Cuggiono, non si sarebbe ancora ripresa dalle gravi conseguenze psicologiche legate alla scabrosa vicenda. Conseguenze particolarmente severe considerato che la giovane non se l’è nemmeno sentita di sottoporsi all’incidente probatorio richiesto dalla Procura.

    Troppo doloroso per la ragazza, tuttora seguita da specialisti, rievocare le tappe di quanto accaduto con l’educatore incontrato in oratorio all’epoca in cui quest’ultimo frequentava il secondo anno di teologia al seminario arcivescovile di Venegono inferiore.

    In sede di interrogatorio di garanzia, l’imputato, una decina d’anni più grande della studentessa, si era giustificato sostenendo che quella instaurata con la ragazza fosse in qualche modo una relazione affettiva a tutti gli effetti e, senza voler urtare la sensibilità della giovane frequentatrice dell’oratorio, a suo modo paritetica. Di più, aveva sostenuto di essersi innamorato della ragazza con la quale, a suo dire, avrebbe solo scambiato teneri abbracci e baci in un’unica occasione mentre erano in macchina.

    In realtà, le carte dell’inchiesta raccontano altro. E, cioè, che l’educatore avrebbe approfittato delle insicurezze legate all’adolescenza della vittima per poterla far cadere nella propria rete. Avvalendosi, tra le altre cose, anche di un uso insistente di messaggini e di svariati invii di immagini hard agli indirizzi social della ragazza.

    L’intervento del parroco

    Peraltro, quando più o meno un anno fa di questi tempi si era sparsa la voce dell’ipotesi di abusi sessuali a carico del seminarista, il parroco aveva preso immediatamente sospeso l’educatore e aveva preso contatti con i genitori della ragazza per informarli di quello che era successo e del loro diritto di adire alle vie legali.

    Al tempo stesso, aveva fatto in modo che la Diocesi provvedesse a interrompere il percorso formativo seminaristico dell’aspirante don.

    Luca Testoni

    https://www.prealpina.it/pages/ex-seminarista-pedofilo-patteggia-2-anni-269625.html

  • Le vittime dei preti pedofili italiani chiedono un’indagine sugli abusi nella Chiesa cattolica

    Le vittime dei preti pedofili italiani chiedono un’indagine sugli abusi nella Chiesa cattolica

    Sofia Barbarani – Quando Antonio Messina ha trovato il coraggio di dire alla sua chiesa locale in Sicilia che un prete in formazione lo aveva abusato sessualmente per diversi anni mentre era un adolescente, il giovane si aspettava di essere creduto e sostenuto.

    Invece, Messina fu licenziato come bugiardo e il seminarista cattolico fu rapidamente trasferito a Ferrara, nel nord Italia, dove fu ordinato sacerdote. Il sacerdote in questione – Giuseppe Rugolo – avrebbe continuato ad abusare di altri tre bambini.

    Rugolo è stato arrestato l’anno scorso e accusato di aver abusato dei bambini affidati alle sue cure. Ha negato le accuse a suo carico.
    Più di sette anni dopo la sua prima affermazione, Messina, che ora ha 28 anni, parla di nuovo, questa volta come parte di un movimento.

    Martedì si è unito alla presentazione online dell’hashtag #ItalyChurchToo e al lancio di ‘Beyond the Great Silence’, un’iniziativa di nove organizzazioni cattoliche e laiche che mira a fare ciò che nessuno ha fatto prima in Italia: convincere la Chiesa cattolica a avviare un’indagine indipendente sugli abusi sessuali su minori.
    Messina è una delle almeno 360 persone in Italia che sono state abusate sessualmente da un prete cattolico negli ultimi 15 anni, secondo Rete l’Abuso (The Abuse Network) senza scopo di lucro, secondo cui è probabile che il numero reale sia molto più alto .

    “Se possiamo, in un modo o nell’altro, evitare che ciò accada ad altri, allora queste storie orribili possono almeno servire a cambiare qualcosa”, ha detto Messina dopo aver raccontato la sua storia durante l’evento di lancio.
    Altri paesi europei, tra cui Francia, Germania, Belgio, Irlanda e Portogallo, hanno in corso indagini sui presunti crimini e sono riusciti in una certa misura a portare alla luce i predatori all’interno delle loro chiese.

    La scorsa settimana, una commissione in Portogallo – finanziata principalmente dalla Chiesa cattolica – ha affermato che oltre 200 presunte vittime nate tra il 1933 e il 2006 si erano fatte avanti dal suo lancio un mese fa.
    Ma in Italia, un paese in cui la chiesa continua a detenere un potere immenso e dove le istituzioni, così come i privati, hanno talvolta ignorato o coperto le malefatte del clero, il cambiamento tangibile sembra per alcuni una possibilità lontana.

    “La situazione in Italia è drammatica”, ha affermato Francesco Zanardi di Rete l’Abuso, un’organizzazione che ha monitorato e sensibilizzato sugli abusi dei clericali e uno dei gruppi dietro “Oltre il grande silenzio”.
    Zanardi è stato violentato da Nello Giraudo, sacerdote a Savona, quando aveva 13 anni.
    Il sacerdote ha perseguitato le sue vittime durante il periodo cardinalizio di Joseph Ratzinger, e poi come papa Benedetto XVI, e ha scontato poco più di un anno di carcere nel 2012 per abusi su un minore. Giraduo lasciò il sacerdozio dopo la sua scarcerazione.

    Dopo anni di abusi Zanardi si è dedicato alla droga, la sua relazione è andata in pezzi e si è ritrovato solo. Fino al 2010, quando fonda Rete l’Abuso.
    Da allora ha sostenuto che la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) avvii un’indagine simile a quella di altri paesi europei, approfondita e completamente indipendente dalla Chiesa.
    “Non interno, come scandalosamente suggerito dall’Italia”, ha detto.

    Gualtiero Bassetti, dimessosi a maggio da capo della Cei, si è recentemente espresso a favore di un’indagine interna.
    La Cei – cui spetta tra l’altro decidere se chiedere alla chiesa di aprire un’indagine – è stata contattata da The Independent ma non si è resa disponibile per un colloquio entro la scadenza.

    Un portavoce ha affermato che la conferenza non ha seguito il lancio della campagna dei sopravvissuti poiché era incentrata sul possibile referendum sulla depenalizzazione del suicidio assistito, bloccato martedì dalla Corte costituzionale italiana.

    Alcune vittime ripongono la loro speranza di cambiamento nel successore di Bassetti, anche se molte altre affermano che non si fiderebbero mai di un’indagine interna della conferenza.
    Ma il controllo e le richieste di giustizia devono estendersi oltre la chiesa, ha detto Zanardi.
    “Mi chiedo dove siano i politici, dove siano il parlamento, lo stato e il sistema giudiziario, dove sia il ministero dell’Interno, dove sia il garante per la protezione dei bambini”, ha detto a The Independent.
    Forse ancora più importante, il 50enne sopravvissuto incolpa fermamente i media italiani per aver chiuso un occhio e non aver trattato l’argomento.

    “In particolare punto il dito contro di loro”, ha aggiunto. “Il governo può essere negligente, ma se la stampa informa i cittadini, allora possono mobilitarsi, purtroppo non ci sono informazioni”.
    Oltre alla necessità di un’indagine indipendente e di una maggiore copertura mediatica, c’è la necessità di una nuova legislazione. La legge italiana ha a volte ostacolato, anziché aiutato, la battaglia contro gli abusi sessuali sui minori.

    L’uso della legge sulla prescrizione in Italia significa che le autorità non possono perseguire un reato se viene denunciato dopo un certo numero di anni, e lo faranno solo se una nuova vittima entro il termine prescritto denuncia lo stesso reato. Questo a sua volta aiuta a spianare la strada ai pedofili per continuare a depredare i bambini, secondo i gruppi della campagna.
    In Italia, 160 dei 52.000 sacerdoti del Paese sono stati giudicati colpevoli di abusi sessuali negli ultimi 15 anni. Tuttavia, si stima che circa 170 sacerdoti accusati siano scomparsi, secondo una ricerca condotta da The Abuse Network.

    In un’intervista al Times questa settimana, padre Hans Zollner, un alto funzionario vaticano e il principale esperto di abusi del papa, ha definito l’Italia un “vaso di Pandora” di abusi sessuali nascosti da parte di sacerdoti.

    Ma mentre il Vaticano è notoriamente lento quando si tratta di riparare i propri torti, alcuni membri della chiesa sentono che si sta dirigendo nella giusta direzione.
    “La realtà è ovviamente triste, se si guarda al passato, ovviamente è un record di innumerevoli vite distrutte”, ha detto un ex sacerdote luterano, che ora si prepara a diventare un prete cattolico.
    “Sono moderatamente positivo che ci stiamo muovendo nella giusta direzione”, ha detto il seminarista con sede a Roma, che ha chiesto di rimanere anonimo. “La Chiesa ha una responsabilità particolare nel prendersi cura dei deboli e quando queste cose accadono è orrendo, dovrebbe essere presa il più seriamente possibile”.
    La Chiesa cattolica ha affrontato una tempesta il mese scorso quando un rapporto indipendente di avvocati tedeschi ha scoperto che Benedetto non aveva preso provvedimenti contro i chierici in quattro casi di presunti abusi quando era il suo arcivescovo tra il 1977 e il 1982

    “La Chiesa, con l’aiuto di Dio, sta portando avanti con ferma determinazione l’impegno di rendere giustizia alle vittime degli abusi commessi dai suoi membri”, ha detto papa Francesco il giorno dopo la pubblicazione del rapporto a fine gennaio.
    Nonostante le sue parole rassicuranti, già troppe vittime hanno perso la fiducia nella Chiesa cattolica.
    Una di queste persone è Erik Zattoni, un giovane la cui madre rimase incinta di lui a 14 anni quando fu violentata da un prete locale nel 1980.

    L’autore del reato, Pietro Tosi, ha continuato a far parte del clero fino alla sua morte nel 2014 all’età di 87 anni, il che significa che la famiglia Zattoni non è mai stata in grado di ottenere giustizia.
    “Mia madre mi ha cresciuto ed è una madre meravigliosa”, ha detto Zattoni durante il lancio di “Beyond the Great Silence”.

    “Ma posso vedere nei suoi occhi che è una vittima, che è diversa – sfortunatamente questo è il problema, queste persone sono completamente abbandonate a se stesse”.
    “Cosa dobbiamo fare affinché questi preti, queste persone, questi criminali siano condannati?” ha aggiunto Zattoni.

    https://www.independent.co.uk/independentpremium/world/italy-catholic-church-child-sex-abuse-b2016552.html

  • Gruppi pressano per chiedere che la Chiesa in Italia si sottoponga a un’indagine esterna sugli abusi sessuali

    Gruppi pressano per chiedere che la Chiesa in Italia si sottoponga a un’indagine esterna sugli abusi sessuali

    By Philip Pullella

    CITTÀ DEL VATICANO, 15 feb. (Reuters) – Gruppi cattolici martedì hanno accusato la Chiesa italiana di un “fallimento istituzionale” nell’affrontare gli abusi sessuali del clero e hanno chiesto un’indagine nazionale indipendente che rispecchi quella condotta in Francia e Germania.

    Un collettivo di nove gruppi – sette capitanati da donne – ha lanciato la richiesta durante il lancio di una campagna chiamata “Beyond the Great Silence” e un hashtag, #ItalyChurchToo, ispirato al movimento internazionale #MeToo contro le molestie sessuali.

    In una conferenza stampa online, Paola Lazzarini, responsabile Donne nella Chiesa, ha chiesto l’apertura degli archivi di “tutte le diocesi, conventi e monasteri”, i danni per le vittime e la scoperta della verità, “per quanto dolorosa”.

    Nel mondo, le rivelazioni di abusi sessuali da parte del clero sono finora costate alla Chiesa centinaia di milioni di dollari di risarcimento.

    La campagna italiana mira ad aumentare la pressione pubblica sulla Chiesa e sul governo per un’indagine nazionale che risalga a decenni fa e respinge le affermazioni di alcuni leader cattolici italiani secondo cui la Chiesa ha le risorse per svolgere il lavoro da sola.

    “Solo indagini indipendenti (altrove) hanno superato la resistenza della Chiesa a riconoscere il proprio fallimento istituzionale”, ha affermato Ludovica Eugenio, sostenitrice della Rete l’Abuso.

    Qualsiasi indagine italiana “deve essere assolutamente imparziale”, ha aggiunto Francesco Zanardi, responsabile di Rete l’Abuso.

    Papa Francesco ha espresso vergogna per l’incapacità della Chiesa di affrontare casi di abusi sessuali e ha affermato che deve rendersi una “casa sicura per tutti”.

    Martedì il Vaticano non ha commentato.

    I vescovi italiani dovrebbero decidere a maggio quale tipo di indagine sugli abusi, se del caso, terrà il Paese.

    Antonio Messina, 28 anni, una delle vittime che hanno partecipato alla conferenza stampa, racconta di essere stato ripetutamente maltrattato quando era minorenne da un seminarista adulto che è poi diventato sacerdote.

    Senza fornire dettagli, ha affermato che le autorità ecclesiastiche locali nella sua città natale hanno cercato di comprare il suo silenzio. “La Chiesa non è in grado di gestire questo (indagine)”, ha detto.

    Lo studio tedesco, pubblicato nel 2018, ha mostrato che 1.670 sacerdoti hanno abusato di 3.677 minori dal 1946 al 2014. L’indagine francese, pubblicata lo scorso anno e che copre sette decenni, ha affermato che oltre 200.000 bambini sono stati maltrattati nelle istituzioni cattoliche.

    Zanardi ha detto che le cifre sarebbero più alte nell’Italia prevalentemente cattolica perché il paese ha tradizionalmente molti più sacerdoti.

    https://www.reuters.com/world/europe/pressure-groups-demand-church-italy-submit-external-sexual-abuse-inquiry-2022-02-15/

  • Le associazioni chiedono che la Chiesa in Italia si sottoponga a un’indagine esterna sugli abusi sessuali

    Le associazioni chiedono che la Chiesa in Italia si sottoponga a un’indagine esterna sugli abusi sessuali

    CITTÀ DEL VATICANO, 15 feb. (Reuters) – Gruppi cattolici martedì hanno accusato la Chiesa italiana di un “fallimento istituzionale” nell’affrontare gli abusi sessuali del clero e hanno chiesto un’indagine nazionale indipendente che rispecchi quella condotta in Francia e Germania.

    Un collettivo di nove gruppi – sette capitanati da donne – ha lanciato la richiesta durante il lancio di una campagna chiamata “Beyond the Great Silence” e di un hashtag, #ItalyChurchToo, ispirato al movimento internazionale #MeToo contro le molestie sessuali.

    In una conferenza stampa online, Paola Lazzarini, responsabile Donne nella Chiesa, ha chiesto l’apertura degli archivi di “tutte le diocesi, conventi e monasteri”, i danni per le vittime e la scoperta della verità, “per quanto dolorosa”.

    A livello globale, le rivelazioni di abusi sessuali da parte del clero sono finora costate alla Chiesa centinaia di milioni di dollari di risarcimento.

    La campagna italiana mira ad aumentare la pressione pubblica sulla Chiesa e sul governo per un’inchiesta nazionale che risale a decenni fa e respinge le affermazioni di alcuni leader cattolici italiani secondo cui la Chiesa ha le risorse per svolgere il lavoro da sola.

  • Abusi su ragazza, ex seminarista patteggia 2 anni a Milano La scorsa estate gli era stata notificata una misura cautelare

    Abusi su ragazza, ex seminarista patteggia 2 anni a Milano La scorsa estate gli era stata notificata una misura cautelare

    (ANSA) – MILANO, 14 FEB – Ha patteggiato 2 anni, con pena sospesa, un 27enne ex seminarista, aiuto di un parroco e addetto alla gestione di un oratorio nel Milanese (poi allontanato dall’istituto ecclesiastico), che era accusato di aver abusato di una 15enne.

    La scorsa estate all’uomo era stata notificata una misura di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla sua giovane vittima, ossia l’oratorio, la parrocchia e la scuola del paese, firmata dal gip di Milano Alessandra Clemente nell’inchiesta del pm Alessia Menegazzo. Il patteggiamento è stato ratificato oggi dal gup Sara Cipolla, dopo che l’indagato ha versato anche un risarcimento a favore della famiglia della vittima.

    L’ex seminarista, incaricato di seguire i ragazzini come educatore, stando alle indagini, approfittando delle insicurezze della ragazza aveva cominciato con l’invio insistente di messaggi, molti dei quali sui canali social, per poi andare oltre. La scoperta delle violenze e degli abusi, in particolare, è avvenuta dopo che la 15enne era finita in ospedale, dove era rimasta ricoverata per alcune settimane a causa delle gravi conseguenze psicologiche e fisiche per quello che aveva subito.

    Subito dopo il 26enne era stato trasferito in una località lontana dall’oratorio, dove gli era stata notificata la misura disposta dal giudice con le accuse di violenza sessuale aggravata e anche di produzione di materiale pedopornografico. Contestazioni su cui, tra l’altro, erano arrivate ammissioni da parte del giovane già nell’interrogatorio davanti al gip.

    Leonardo Gualdoni

  • La Chiesa cattolica italiana subisce pressioni per un’indagine indipendente sugli abusi

    La Chiesa cattolica italiana subisce pressioni per un’indagine indipendente sugli abusi

    ROMA, 11 feb (Reuters) – Di Filippo Pullella e Angelo Amante – Al processo in corso in Sicilia, un italiano di 28 anni chiede giustizia contro un uomo che accusa di averlo costretto a compiere atti sessuali prima di diventare sacerdote.

    La vittima afferma che i presunti abusi, commessi più di un decennio fa quando era minorenne e l’accusato era un seminarista alla guida di gruppi giovanili, includevano la masturbazione forzata e il sesso orale nelle sacrestie e nelle aule scolastiche. L’imputato nega le accuse.

    La vittima si è rivolta alla polizia solo dopo che la Chiesa non ha dato seguito alle sue accuse, che ha esplicitato a due sacerdoti e durante un incontro con un vescovo che ha coinvolto i suoi genitori.

    I gruppi di vittime affermano che ci sono migliaia di casi simili nascosti negli archivi della Chiesa e stanno aumentando la pressione affinché un’indagine indipendente in Italia rispecchi le recenti mosse in Francia e Germania.

    Nove gruppi italiani hanno formato un consorzio e martedì annunceranno una campagna chiamata “Beyond the Great Silence” e sveleranno un hashtag #ItalyChurchToo.

    Mira a esercitare pressioni pubbliche sul governo italiano affinché indaghi sugli abusi passati e presenti nella Chiesa o affinché la Chiesa commissiona un’indagine imparziale da parte di estranei.

    La campagna è l’ultima mossa mondiale per costringere la Chiesa cattolica a stabilire l’intera portata degli abusi sessuali da parte del clero che le sono costati milioni di dollari come risarcimento alle vittime.

    “Lo Stato e il governo devono prendere l’iniziativa in merito”, ha detto a Reuters Francesco Zanardi, il capo di uno dei gruppi, Rete l’Abuso (The Abuse Network), che traccia gli abusi dei clericali in Italia.

    “Se la Chiesa indaga su se stessa, il suo primo obiettivo sarà proteggersi”, ha detto Zanardi, vittima di abusi sessuali da parte del clero.

    ‘UNA POLVERIERA’

    Gli attivisti non hanno detto quanti reati di abuso sessuale sospettano siano stati commessi in Italia, ma Rete l’Abuso ha documentato centinaia di tali casi, la maggior parte dei quali attuali o recenti.

    Lo studio tedesco , pubblicato nel 2018, ha mostrato che 1.670 sacerdoti hanno abusato di 3.677 minori dal 1946 al 2014. L’ indagine francese pubblicata lo scorso anno e che copre sette decenni, ha affermato che oltre 200.000 bambini sono stati maltrattati nelle istituzioni cattoliche.

    Papa Francesco ha espresso vergogna per l’incapacità della Chiesa di affrontare i casi di abusi sessuali e ha affermato che la Chiesa deve rendersi una “casa sicura per tutti”. L’ex papa Benedetto ha riconosciuto che si sono verificati errori nella gestione dei casi di abusi sessuali quando era arcivescovo di Monaco e ha chiesto perdono.

    I risultati di un’indagine indipendente che risale a decenni fa potrebbero essere devastanti in Italia, dove circa il 74% della popolazione è cattolica.

    “La Chiesa non lo vuole perché sarebbe una polveriera”, ha detto Zanardi.

    I vescovi in ​​Italia sono divisi sul tipo di indagine da fare.

    Alcuni dicono che la Chiesa ha le risorse, come i comitati diocesani contro gli abusi, per fare il lavoro da sola.

    Il cardinale Gualtiero Bassetti, favorevole a un’indagine interna, ha spiegato la sua posizione in un’intervista al giornale. Paola Lazzarini, responsabile di Women in the Church, che fa parte del consorzio, ha detto a Reuters che la posizione di Bassetti “non ci soddisfa per niente”.

    Altri vescovi, tra cui Erio Castellucci di Modena e Paolo Lojudice di Siena, hanno segnalato il sostegno alla commissione di un’indagine esterna.

    Gruppi di vittime e alcuni esperti di abusi all’interno della Chiesa hanno avvertito che un’indagine interna non sarà convincente.

    “Possiamo avere le migliori intenzioni, ma finché lo facciamo internamente nessuno ci crederà”, ha detto a Reuters padre Hans Zollner, che dirige il dipartimento di tutela e prevenzione degli abusi sessuali presso l’Università Gregoriana di Roma.

    A maggio in plenaria dovrebbe essere presa la decisione di eleggere il nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana perché qualsiasi indagine sarà svolta durante il suo mandato quinquennale.

    https://www.reuters.com/world/italys-catholic-church-faces-pressure-independent-abuse-inquiry-2022-02-11/

  • Bolzano – Altri 100 casi si sommano ai 360 già censiti dalla Rete L’ABUSO. La giustizia li acquisisca

    Bolzano – Altri 100 casi si sommano ai 360 già censiti dalla Rete L’ABUSO. La giustizia li acquisisca

    La notizia si apprende da IL MESSAGGERO, in un articolo di Franca Giansoldati nel quale è citato il caso del sacerdote americano padre Thimoty Meehan, trasferito a Bolzano tre anni fa, dopo che aveva avuto rapporti sessuali con un ragazzino minorenne.

    Oltre alle scuse del vescovo Ivo Muser per le leggerezze sistematiche comuni anche ai suoi colleghi, emergono le sistemiche leggerezze di valutazione e le gravi lacune in materia preventiva del sistema canonico che malgrado la denuncia si apprende sempre da IL MESSAGGERO che “Ad avere autorizzato il passaggio definitivo era stata la Congregazione della Fede non ravvedendo impedimenti canonici e avendo configurato quella vicenda in un abuso di potere da parte del sacerdote e non tanto in un abuso sessuale, poiché tra il prete e il diciassettenne vi sarebbe stato un legame consensuale”.

    Un fatto per nulla nuovo, anche a Enna, proprio nel caso che vede imputato don Giuseppe Rugolo, si documenta che il vescovo Rosario Gisana, pur commettendo altre “leggerezze” scrisse alla Congregazione per la Dottrina della Fede e anche in quel caso, questa rispose rigettando la competenza della segnalazione, in quanto i fatti sarebbero avvenuti quando Rugolo era ancora seminarista… Tuttavia, abuso anche diventato sacerdote, ma su quello la CDF non commenta.

    Solo al termine dell’articolo la dichiarazione, davvero inquietante nelle cifre “Il comitato per la tutela dei minori di Bolzano da quando è stato istituito nel 2010 ha segnalato finora 100 casi di violenze”.

    Tutti casi segnalati al solo comitato di Bolzano di cui sarebbe interessante per l’opinione pubblica e per la stessa trasparenza del comitato sapere chi sono gli autori di queste violenze e se sono stati isolati, denunciati o cos’altro.

    Sarebbe utile nell’interesse pubblico che la Procura della Repubblica acquisisse questi dati e procedesse nell’interesse superiore delle vittime accertate dal comitato, attuando nell’eventualità le norme preventive del caso, al fine di evitare che i reati possano essere reiterati, magari per qualche altra …leggerezza.