Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: seminarista

  • “Il sacerdote abusò di minori, il vescovo sapeva e insabbiò” L’intercettazione approda in aula

    “Il sacerdote abusò di minori, il vescovo sapeva e insabbiò” L’intercettazione approda in aula

    Enna.  C’è anche una intercettazione in cui il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana, avrebbe ammesso parlando  al telefono con Don Giuseppe Rugolo, di avere “insabbiato” la vicenda di abusi sessuali su un minore, tra quelle che verranno trascritte dai periti che hanno ricevuto ieri incarico dal tribunale di Enna. 

     

    Nel corso della quarta udienza di ieri, il collegio giudicante, dopo essersi ritirato in  Camera di Consiglio, ha rigettato tutte le richieste della difesa dell’imputato, rappresentato dagli avvocato Antonino Lizio e dei responsabili civili che chiedevano, tra l’altro che i testimoni fossero interrogati solo dopo la trascrizione delle intercettazioni. Accolta, invece, nel corso dell’udienza la produzione documentale dei pubblici ministeri, Stefania Leonte e Orazio Longo, della difesa e delle parti civili. Tra queste, le riservate personali intercorse tra il Vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana e Federico Marti, l’avvocato rotale nominato nella fase stragiudiziale dalla famiglia della vittima. Ammessa anche la corrispondenza tra il vescovo Gisana e la Congregazione per il Clero, che era stata investita del caso Rugolo e aveva affermato di non essere competente perché, secondo l’istruttoria del procedimento ecclesiastico, le violenze sarebbero avvenute quando Rugolo era seminarista.

     

    Ammessa, inoltre, nel corso dell’udienza, anche la costituzione in giudizio della la Curia della Diocesi di Piazza Armerina. Le operazioni peritali inizieranno il prossimo 15 febbraio mentre la prossima udienza, con gli interrogatori dei primi testimoni, tra i quali l’allora dirigente della squadra mobile di Enna, Antonino Ciavola, e’ stata fissata per il prossimo 10 marzo.

     

    Intanto, “il caso Rugolo” è pronto ad approdare  all’Onu, assieme ad altri fatti avvenuti in Italia. A presentare l’istanza, a testimonianza di una serie di violazioni dei diritti umani, che sarà resa pubblica il prossimo 15 febbraio, l’associazione Rete l’Abuso, unica associazione italiana che si occupa di vittime del clero.

     

    Rugolo, si ricorda, fu arrestato e poi posto ai domiciliari,lo scorso aprile  in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare, per violenza sessuale su minori, dopo la denuncia di un giovane, minorenne al momento dei fatti contestati. Prima di presentare l’esposto, aveva scritto, chiedendo aiuto a Papa Francesco, senza però mai ricevere risposta.

    Tiziana Tavella

  • Pedofilia nella chiesa, una vittima: «Ratzinger era informato, gli spedii i documenti»

    Pedofilia nella chiesa, una vittima: «Ratzinger era informato, gli spedii i documenti»

    di Franca Giansoldati

    CITTÀ DEL VATICANO – «In Vaticano continuano a dire bugie. Mi rincresce ripeterlo ma sono testimone del fatto che l’allora cardinale Ratzinger conosceva benissimo quello che a noi vittime di padre Maciel Marcial Degollado era accaduto già negli anni Novanta. Così come Giovanni Paolo II e i suoi collaboratori a cominciare dall’allora segretario di Stato, cardinale Sodano. Le regole che applicava allora la Chiesa erano di spostare, coprire, insabbiare i pedofili. Delle vittime importava poco. Nel 1998 ho fatto avere alla Congregazione della Fede, allora guidata proprio da Ratzinger, un pacco di documenti, compreso prove registrate da un notaio. Insomma certificazioni. Le carte pesavano un chilo e mezzo, ancora me lo ricordo, perché per spedirle dal Messico le dovetti pesare. Posso provare quello che dico. E sempre nel 1998 parlammo con l’allora numero 3 della Congregazione implorando l’apertura di processo canonico (che non fu mai aperto)».

    José Barba-Martin parla da Città del Messico, oggi ha 82 anni, è un ex professore che ha insegnato ad Harvard. E’ stato un ex seminarista violentato per anni da padre Maciel, potentissimo fondatore dei Legionari di Cristo. «Era il Male assoluto quell’uomo». Documentare decenni di abusi sessuali e psicologici non è stato facile, né per lui, né per gli altri ex legionari che scoperchiarono la vita criminale del capo di uno degli ordini religiosi più potenti, amico personale di Wojtyla al quale mandava fiumi di denaro per la Polonia. Un violentatore seriale che non risparmiò nemmeno i figli avuti da una donna messicana alla quale fece credere di essere un agente della Cia sotto copertura. In Vaticano ebbe ottime coperture a suon di dollari.

    PRASSI
    Josè Barba Martin ripercorre gli ultimi fatti mettendo in evidenza che solo nel 2005 il cardinale Ratzinger fece fare una indagine. «C’era un evidente tappo più in alto. Giovanni Paolo II non volle fare nulla. Conservo ancora la ricevuta postale del 2002 relativa ad un plico di documenti consegnati al cardinale Stanislaw Dziwisz, nel Palazzo Apostolico. Altri documenti furono inoltrati dalla nostra avvocatessa. Sentire che l’allora Papa Giovanni Paolo II non ha mai saputo nulla, così come non sapeva nulla Ratzinger di quello che accadeva attorno lo ritengo una offesa assai dolorosa».

    Davanti ai casi di pedofilia la Chiesa in passato preferiva guardare altrove calpestando le vittime. Vi è una lettera inviata nel 1982 da un vescovo americano, John Cummins, alla Congregazione della fede, per denunciare un prete della sua diocesi che aveva commesso abusi e che, di conseguenza, andava rimosso. Cummins ricevette una risposta solo tre anni dopo, il 6 novembre 1985. Portava la firma dell’allora Prefetto Ratzinger che lo informava che il tribunale non riteneva di rimuovere il prete nonostante gli argomenti presentati, che si riteneva necessario considerare il bene della Chiesa Universale, che occorreva più tempo per valutare. La lettera terminava con questa frase: «Nel frattempo l’eccellenza vostra non dovrà mancare di fornire al denunciante la maggior cura paterna possibile e spiegare allo stesso la logica di questo tribunale, che è abituato a procedere tenendo in considerazione il bene comune». La logica era chiara: prima si doveva proteggere l’istituzione. «Le vittime come me erano dei fantasmi».

    SANTITÀ
    Il caso mostruoso di Maciel ciclicamente affiora e ancora oggi è soggetto ad una sorta di cortina fumogena poiché tira in ballo Wojtyla, nel frattempo proclamato santo da Papa Francesco forse troppo in fretta. Maciel fu punito ma in modo molto soft solo da Papa Benedetto XVI nel 2006. Visto che era ottantenne e malato non venne mai dimesso dallo stato clericale. Fu solo invitato a ritirarsi a vita privata e non fare celebrazioni in pubblico. Nel 2008 è morto in una clinica in Florida circondato da alcuni sacerdoti, dalla seconda moglie Norma e dalla figlia Normita. Il suo curriculum resta spaventosamente nero, una macchia notevole per la Chiesa. «Una sessantina di vittime accertate, tra cui io e gli altri miei compagni con i quali intraprendemmo questa dolorosa operazione verità negli anni Novanta».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vaticano_pedofilia_chiesa_ratzinger_sapeva_jose_barba_martin_messico_news_cosa_e_successo-6455022.html

  • UN DITO DI IO di Emilio Grimaldi

    UN DITO DI IO di Emilio Grimaldi

    Un dito di io, di Emilio Grimaldi, è il cammino della mia coscienza che si svela fino alla verità. Torna indietro con l’unico desiderio di guardare in avanti. Quando è iniziato avevo già scalpellato qualcosa con Il giovane Emilio e I papaveri viola, ma non avevo ancora raggiunto il cuore. Ora provo un senso di pace perché vedo il passato in modo diverso, non più costipato in gattabuia, ma luminoso e vivace, che mi indica ogni volta altre sfumature sulla verità che nel frattempo ho imparato ad abbracciare.

    Emilio Grimaldi: Chierichetto, seminarista, studente lavoratore maledetto in quel di Roma e giornalista ridotto al silenzio in Calabria: la sua penna gli cuce addosso un vestito nuovo. Ora è padre.

    Collana: IO
    con prefazione di Angela Ales Bello e introduzione di Domenico Mauro
    pubblicato a ottobre 2021 – pagine 157 – € 18,00

    Acquista il libro cliccando qui

  • Preti pedofili, passo avanti di Milano: una messa in Duomo per le vittime

    Preti pedofili, passo avanti di Milano: una messa in Duomo per le vittime

    di ANDREA GIANNI

    Milano – Una celebrazione che è un nuovo passo avanti, non solo per la comunità cattolica. Domani il Duomo di Milano ospiterà la messa, presieduta dall’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, con cui la Diocesi aderisce alla “Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi”, promossa per la prima volta dalla Conferenza episcopale italiana. Un segnale nella nebbia di una dolorosa serie di violenze sessuali su minorenni finite al centro, negli ultimi anni, di inchieste della magistratura e indagini interne sul comportamento di sacerdoti a contatto con bambini e ragazzi. Uno degli ultimi casi, emerso nel luglio scorso, ha portato agli arresti domiciliari il 29enne sacerdote di Busto Garolfo don Emanuele Tempesta, accusato di abusi sessuali su 7 bambini tra 8 e 12 anni.

    Nel 2019 la Diocesi era già scesa in campo contro la violenza sui minori con un documento che fissa le linee guida di comportamento per sacerdoti, educatori e tutti coloro che hanno a che fare con bambini e ragazzi e nominando un referente per la Tutela dei minori, l’ex presidente del Tribunale dei Minori di Milano Livia Pomodoro, con il compito di dedicarsi all’ascolto delle “presunte vittime” supportata da un’équipe. «La prevenzione dell’abuso dei minori non può ammettere alcun ritardo e incertezza – afferma il documento rivolto non solo ai sacerdoti ma a tutti coloro che hanno compiti educativi -. La tutela dei minori è l’impegno inderogabile e prioritario per la vita della Chiesa, la quale, mentre deve ordinariamente compiere ogni sforzo per prevenire gli abusi, deve prontamente intervenire nella cura di chi ne fosse coinvolto”.

    Milano è stata una delle prime Diocesi in Italia ad attivarsi su questo piano, in linea con quanto indicato dalla Cei. E fa parte di questo percorso anche la celebrazione di domani in Duomo. Alle 16.45, nella cappella feriale, è in programma l’esposizione e l’adorazione del Santissimo sacramento, con un intervento dell’arcivescovo. Alle 17.30 la messa, presieduta sempre da monsignor Delpini. “La Diocesi – si legge in una nota – ha inoltre suggerito alle parrocchie di prevedere un momento di preghiera sul tema degli abusi durante le celebrazioni di domenica 21 novembre, in particolare nella preghiera dei fedeli. L’iniziativa della Cei si svolge in concomitanza con la “Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale”, promossa dal Consiglio d’Europa”.

    Nell’evidenziare il significato di questa giornata, nel 2015, l’allora segretario generale del Consiglio d’Europa Thorbjørn Jagland esortava così gli Stati membri a sensibilizzare l’opinione pubblica sullo sfruttamento e l’abuso sessuale dei bambini: “Il nostro silenzio traccia un’invisibile protezione intorno agli autori di tali ignobili azioni. Abbiamo la responsabilità di infrangere i tabù dietro i quali si trincerano i pedofili, e i governi possono dare l’esempio, sostenendo le attività di questa Giornata europea“. La decisione della Chiesa italiana di collocare questa Giornata nazionale di preghiera in concomitanza con quella europea “si inserisce nel solco di un cammino ecclesiale italiano, di trasparenza e prevenzione a custodia dei più piccoli e delle persone vulnerabili, che ha comportato l’approvazione delle nuove “Linee guida per il contrasto agli abusi e il sostegno delle vittime” (giugno 2019) e alla costituzione di una rete di Servizi per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili”.

    Per le associazioni che si occupano di tutelare le vittime degli abusi, però, tutto questo non basta per squarciare il silenzio e arrivare a una vera svolta.
    La tolleranza zero verso i pedofili, decisa dal Papa, era stata accolta con scetticismo da Francesco Zanardi, fondatore e presidente della Rete Abuso che monitora le violenze compiute da sacerdoti: “Belle parole, ma servono i fatti. La Conferenza episcopale italiana non obbliga alla denuncia dei pedofili, concede solo la facoltà di farlo. Sarà per questo che in Italia nessun vescovo ha mai denunciato un prete-orco”. Le denunce arrivano quasi sempre dalle vittime e dalle loro famiglie, come nel caso di don Emanuele Tempesta. Poi c’è il parroco di Inzago, don Alberto Lucchina, che dopo essere stato accusato di abusi si è autosospeso e ha lasciato il paese mentre l’arcidiocesi ha avviato un’indagine.

    Don Mauro Galli, ex vicario della parrocchia di San Pietro a Legnano, è stato condannato anche in appello a 5 anni e mezzo per aver abusato di un ragazzo all’epoca dei fatti quindicenne. All’oratorio di Cuggiono, solo per citare i casi più recenti, è stato allontanato un ex-seminarista di 26 anni perché accusato di pesanti molestie nei confronti di una ragazzina di 15 anni. Il senso della battaglia è riassunto dalle parole della madre della giovane vittima di Don Galli, sempre presente alle udienze in Tribunale: “Venire qui ed essere massacrati in aula è stato duro e doloroso, ma io ci metto la faccia per dire alle vittime di trovare il coraggio e denunciare”.

  • Preti pedofili, la denuncia: “Noi, vittime di abusi ancora abbandonate”

    Preti pedofili, la denuncia: “Noi, vittime di abusi ancora abbandonate”

    di ANDREA GIANNI – Milano – “In Italia ci sono 23 strutture per curare i preti e neanche una per le vittime di abusi: servirebbe ben altro che una preghiera”. Francesco Zanardi, fondatore della Rete L’Abuso-Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, guarda con scetticismo alla decisione dell’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, di celebrare oggi la messa in Duomo per le vittime di violenze. “Anch’io ho subito abusi – spiega – e in Italia siamo senza giustizia e abbandonati, anche dallo Stato”.

    La messa in Duomo è la tappa di un percorso della Cei e della Diocesi di Milano. Indica una presa di coscienza sul problema?
    “Preferiremmo vedere, piuttosto, l’istituzione di una commissione d’inchiesta sugli abusi sessuali, come è stato fatto in altri Paesi europei, da ultimo il Portogallo. Sarebbe un punto di partenza, anche perché dalle indagini all’estero emergono dati sconcertanti”.

    Quali?
    “In Francia sono 216mila i sopravvissuti “viventi“ ad abusi sessuali su minori da parte del clero, secondo il Rapporto Ciase, con circa tremila preti pedofili. In Italia, facendo una stima, il numero potrebbe triplicare. Noi abbiamo portato l’Italia davanti alle Nazioni Unite e all’Europa, ma non si è ancora mosso nulla”.

    Che cosa blocca l’apertura di una commissione d’inchiesta?
    “Il problema è politico, perché nessuno vuole andare contro il Vaticano. Per questo un segnale forte deve arrivare dall’Unione Europea”.

    La Diocesi di Milano, però, ha istituito nel 2019 il Referente per la tutela dei minori, ci sono stati protocolli e in generale passi avanti da parte del mondo cattolico.
    “Iniziative come gli sportelli per raccogliere le segnalazioni delle vittime di abusi non hanno senso, e le abbiamo anche denunciate al Garante della Privacy. Le vittime, in buona fede, rilasciano dichiarazioni che poi non si sa dove finiscono, senza alcun controllo sulla privacy. Dichiarazioni che poi finiscono anche nelle mani del legale del prete. Le denunce devono essere presentate all’autorità giudiziaria, e per ora a farlo sono solo le vittime e le loro famiglie. Bisogna evitare che sacerdoti sottoposti a indagini continuino a rimanere a contatto con i minori, magari dopo il trasferimento in altre città”.

    Quanti casi sta seguendo la vostra rete in Lombardia?
    “Stiamo seguendo sei casi, tra cui quelli di don Galli, don Tempesta, don Lucchina, dell’ex seminarista di Cuggiono. A Pavia siamo presenti nel processo a carico di don Silverio Mura, accusato di aver usato un falso nome quando aveva svolto il suo ministero in provincia. La vittima di abusi, a Napoli, ha ottenuto intanto un risarcimento di circa 120mila euro”.

    Che cosa la spinge ad andare avanti?
    “Ho subito anch’io abusi, altrimenti solo un pazzo potrebbe portare avanti una battaglia del genere. Finora sono stato querelato 70 volte, e nessun giudice mi ha condannato”.

  • Rugolo, il vescovo al telefono: «Ho insabbiato». Il carteggio con la Chiesa

    Rugolo, il vescovo al telefono: «Ho insabbiato». Il carteggio con la Chiesa

    Modica – Il vescovo Rosario Gisana (foto), al telefono con don Giuseppe Rugolo, che ammette: «Ho insabbiato questa storia». Il Vaticano, d’accordo con la Congregazione del Clero, che asseconda nel 2019 il trasferimento del sacerdote della sua diocesi in Emilia perché la «condotta dell’allora seminarista è sottratta alla giurisdizione canonica». Nelle duemila e passa pagine di documenti processuali, di cui pubblichiamo uno stralcio delle conversazioni nella prima foto allegata, emerge uno spaccato sociale e religioso sconfortante che fa da cornice al processo in corso a porte chiuse al tribunale di Enna. «Ora il problema non è solo tuo – dice Gisana all’imputato, il problema è anche mio perché io ho insabbiato questa storia. Per cui stanno cercando in tutti i modi di accusarmi. Adesso vedremo come poterne uscire». I suoi legali replicano che ha collaborato con i pm fin dal principio.

    Rugolo, 40enne, attivissimo nella parrocchia frequentata da adolescenti e bambini, è stato arrestato il 27 aprile scorso a Ferrara, dov’era stato “spostato” dal monsignore originario di Modica dopo le violenze sessuali denunciate da un ragazzo oggi maggiorenne, continuando però a entrare in contatto con i giovani nella sua attività pastorale. Prima del processo civile, la vittima ha tentato senza successo la strada del processo canonico: nelle foto pubblicate c’è anche la corrispondenza e la rassicurante replica della Santa Sede. Quindi si fa coraggio e nel 2020, supportato dalla famiglia, presenta un esposto alla polizia e scrive perfino una lettera al Papa. La terza udienza è fissata per il 23 dicembre.

    Rugolo, il vescovo al telefono: «Ho insabbiato». Il carteggio con la Chiesa

  • Prete accusato di abusi su minori in Sicilia. Il vescovo intercettato: «Ho insabbiato questa storia»

    Prete accusato di abusi su minori in Sicilia. Il vescovo intercettato: «Ho insabbiato questa storia»

    Città del Vaticano – Un vescovo che al telefono con un prete della sua diocesi accusato di abusi ammette: «ho insabbiato questa storia». Il Vaticano che asseconda il trasferimento del sacerdote al Nord perché la «condotta dell’allora seminarista è sottratta alla giurisdizione canonica». Nelle duemila e passa pagine di documenti processuali emerge uno spaccato sociale sconfortante che fa da cornice ad un processo choc che si sta svolgendo a porte chiuse in un tribunale civile della Sicilia. La terza udienza in tribunale, a Enna, è fissata per il 23 di dicembre: l’accusato di violenza aggravata su minori è un sacerdote quarantenne, don Giuseppe Rugolo, ex insegnante di religione, molto attivo in una parrocchia frequentata da adolescenti e bambini. Il sacerdote è stato tratto in arresto il 27 aprile scorso a Ferrara, dove nel frattempo era stato “spostato” dal vescovo a seguito della segnalazione di abusi da parte della vittima, un ragazzo oggi maggiorenne.

    Prima del processo civile in corso, la vittima tenta (con poco successo) la strada del processo canonico che di fatto parte quando nel 2016, raccontando alla Chiesa dei presunti atteggiamenti morbosi di Rugolo che andavano avanti da parecchio. In quel periodo il vescovo avvia l’indagine previa e spedisce per un certo periodo il sacerdote al Nord. Vedendo che di fatto non accadeva nulla la vittima si fa coraggio e nel 2020 con il supporto della sua famiglia presenta un esposto alla polizia e scrive anche una lettera a papa Francesco.

    Al di là di come andrà a finire la scabrosa vicenda giudiziaria tra le carte processuali si delinea anche il ruolo della Chiesa e il cammino intrapreso davanti a casi del genere.

    Il prete accusato sarebbe stato spostato in una parrocchia del Nord, d’accordo con la Congregazione del Clero e con il vescovo di Ferrara. Peccato solo che in quella diocesi il presunto abusatore sia di nuovo entrato a contatto con dei ragazzi, promuovendo incontri con loro e contravvenendo alle indicazioni operative della Congregazione della Dottrina della Fede.

    Il vescovo Gisana in una delle tante lettere agli avvocati spiega che dal 2019 Rugolo era stato spostato fuori dalla diocesi secondo quanto concordato per un periodo congruo di due anni. «Esso deve servire a prendere consapevolezza della sua condizione di peccato e a rifondare con maggiore impegno la sua scelta vocazionale. Assicuro che sta seguendo un percorso di psicoterapia ed è impegnato in attività pastorali mirate». In una altra parte della documentazione spiega di avere aperto una investigazione previa a norma del canone 1717. Nel frattempo riceve risposte dal Vaticano in cui viene rassicurato: dopo avere studiato attentamente la questione il vescovo viene edotto che «non è affatto tenuto a dar seguito alla richiesta dell’avvocato di conoscere il risultato della denuncia canonica in base al documento di papa Francesco, Vos estis lux mundi».

    «Qualora però lo ritenesse opportuno e con le modalità del caso potrà comunicare al richiedente che la condotta dell’allora seminarista è sottratta alla giurisdizione canonica», scrive in una lettera monsignor Pena Parra, attuale Sostituto alla Segreteria di Stato.

    In una delle intercettazioni agli atti, relativa agli inizi di quest’anno, il vescovo Gisana avrebbe ammesso parlando con don Rugolo di avere insabbiato il suo caso. Spiegava di avere ricevuto una comunicazione dalla Congregazione del Clero dove chiedevano informazioni e accertamenti. «Un atto che sto preparando per mandarlo nell’arco di poche ore». Tuttavia rincuorando il sacerdote accusato di molestie, suggeriva di pregare Dio per l’attacco demoniaco spiegando che il problema ora non era solo del prete ma anche suo. «Ora il problema non è solo tuo, il problema è anche mio perché io ho insabbiato questa storia. Per cui stanno cercando in tutti i modi di accusarmi. Adesso vederemo come poterne uscire».

    I legali del vescovo, però, hanno replicato con la stampa locale che monsignor Gisana ha collaborato con gli organi inquirenti sin dal primo momento in cui la giovane vittima e la sua famiglia hanno preso la decisione di sporgere all’autorità giudiziaria la denuncia sugli abusi.

    La vittima ha raccontato che le violenze anche psicologiche sono andate avanti tra il 2009 e il 2005. «Ricordo che durante la costrizione nel praticare la masturbazione io continuavo a ripetere di lasciarmi andare ma lui diceva che mi stava offrendo un aiuto per capire quale fosse il mio orientamento sessuale e che il suo aiuto era quello di offrirmi il proprio corpo per assecondare il mio istinto. Durante il rapporto sessuale lui mi baciava sul collo e suol viso tentando di baciarmi in bocca ma io mi spostavo perché non volevo. Lui continuava a dirmi che era una cosa bella e non dovevo temere nulla». Proprio in questi giorni che in Francia è stato pubblicato il rapporto monumentale della commissione indipendente (CIASE) voluta dai vescovi per fare luce sul fenomeno degli abusi nell’arco di 70 anni (e dal quale è emerso che le vittime accertate sono circa 290 mila) la storica Lucetta Scaraffia, già direttrice del mensile dell’Osservatore Romano, Donne Chiesa Mondo, si chiede come mai nel nostro Paese la Chiesa «non sia ancora stata avviata alcuna indagine né indipendente né interna sugli abusi del clero».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/prete_pedofilo_sicilia_vescovo_nasconde_storia_intercettato_cosa_e_successo-6315827.html

  • “Ho svelato abusi sessuali dei preti, mi hanno buttano fuori dal seminario”: la storia che fa tremare la Diocesi

    “Ho svelato abusi sessuali dei preti, mi hanno buttano fuori dal seminario”: la storia che fa tremare la Diocesi

    Un aspirante prete buttato fuori dal seminario, un passato di abusi sessuali vissuti in silenzio e una citazione in sede civile che rischia di aprire uno squarcio, l’ennesimo, su torbidi intrecci vissuti all’ombra delle sagrestie.

    Sono gli ingredienti della storia che approderà il 18 novembre al tribunale di Messina.

    La storia di Davide, nome di fantasia per tutelare la privacy, pronto ad affrontare una lunga e delicata battaglia giudiziaria pur di tornare in seminario e completare il suo percorso.

    Il seminario è un luogo di cui tutti sanno l’esistenza, ma pochi conoscono meccanismi ed atmosfere. Immensi corridoi, stanze semplici dal sapore antico, stipate biblioteche e grandi saloni dove vivono, studiano e riflettono coloro che vogliono diventare preti. E’ in queste stanze, al seminario San Pio X di Giostra, che Davide muove i primi passi nel 2006 con la partecipazione alle settimane vocazionali e formalmente dal 2014, per coronare un sogno che è suo ma anche della sua famiglia. Una famiglia profondamente cattolica, praticanti convinti, che per tutta la sua giovane vita si sono sforzati di spiegargli che della Chiesa ci si può fidare. Anzi, ci si deve fidare. E la Chiesa si deve difendere, anche quando sembra indifendibile.

    Ci ha creduto Davide. Una mosca rara in tempo di crisi delle vocazioni che vede solo 1804 seminaristi in tutta Italia, il 28 per cento in meno nei dieci anni che vanno dal 2009 al 2019. Ci ha creduto fino a quando, in una fredda giornata di dicembre del 2020, non lo hanno mandato via con un decreto di sospensione temporanea nonostante le riconosciute “capacità pastorali” e nessuna problematica o segnalazione che abbia potuto “sminuire il discernimento vocazionale”. Inutile chiedere, invocare, pregare. La strada è segnata. Amen. Una decisione che – si legge nell’atto di citazione – è stata preceduta senza alcun preavviso, appena un mese prima, dalla comunicazione a tutti i seminaristi dell’avvenuta sospensione per “motivi gravi”.

    Le ragioni? Sono destinate a saltare fuori alla prima udienza fissata il 18 novembre davanti al giudice del Tribunale di Messina, dove il giovane ha citato in sede civile la Diocesi con il suo legale rappresentante, l’arcivescovo monsignor Giovanni Accolla. Davide, rappresentato dall’avvocato Massimo Maiorana, ritiene di essere stato ingiustamente allontanato e di essere vittima due volte. Prima per aver subito abusi in silenzio e poi per aver osato togliersi quel peso confidandolo, inconsapevole di quello che si sarebbe scatenato: “tutto quello che si dice al padre spirituale – è la tesi di Davide –  dal buongiorno alla buonanotte, è come se fosse detto in confessione”.

    Ma così non è andata e quella confidenza ha dovuto ripeterla ancora, portare le prove, e infine rispondere a una domanda che lo ha spiazzato: “Contro questi preti, cosa vuoi usare? Il diritto canonino o il vangelo?”. Davide ha scelto il vangelo, come sempre. Ma quel vangelo non potrà predicarlo da prete perché gli è stato fatto il foglio di via.

    “Un provvedimento – spiega l’avvocato nell’atto di citazione – che ha immediatamente prodotto i suoi malefici effetti poiché la gente del paese lo ha ingiustamente etichettato, marchiato e continuamente diffamato ledendo la buona reputazione ed il nome anche della sua famiglia, causando così un grave danno anche all’attività economica lavorativa della famiglia stessa, si precisa altresì che il padre di Davide ricopriva cariche pubbliche ed ha dovuto rinunciare alla carriera politica”.

    “Sono stato punito e ancora non so perché”, spiega con amarezza a MessinaToday. “Puoi andare dove vuoi, mi è stato detto, in un altro seminario. Ma senza una lettera di presentazione dell’arcivescovo io non posso andare da nessun altra parte. Ho chiesto perché mi hanno fatto questo. Ma l’unica risposta è stata che sono capitato nel periodo sbagliato, perché vent’anni fa la Chiesa era interessata solo a mafia e fatti di mafia, ora è ossessionata solo dalla violenze e dagli abusi sessuali. Quindi si deve difendere in tutti i modi, anche da me che per quello che ho vissuto rappresento un potenziale pericolo. I preti di cui ho riferito però restano al loro posto”.

    Allora perché ostinarsi a tornare in seminario? “Perché so di avere la vocazione e di voler servire il signore, se tutti noi ci tiriamo indietro, lasciamo la chiesa solo nelle mani degli sciacalli”. Ed è con questa convinzione che Davide si è costituito in sede civile.  Nessuna denuncia, anche se ora non si escludono risvolti di carattere penale.

    “E’ una vicenda molto delicata – conferma l’avvocato Massimo Maiorana – Dall’evoluzione istruttoria può accadere di tutto. Temo di non poter evitare di procedere anche penalmente”. Anche perchè nell’atto di citazione non si fa segreto di quali siano stati i motivi reali dell’allontanamento, secondo la difesa del seminarista.

    “Occorre affrontare in modo chiaro e privo da qualsiasi pregiudizialità – si legge nell’atto – quali sono stati i veri motivi che hanno portato allontanamento del seminarista il quale, in realtà, si è rifiutato di piegarsi alle pressioni di carattere sessuale di cui è stato oggetto da parte di altri presbiteri appartenenti alla diocesi e, come effettivamente minacciato dagli stessi, è stato punito per avere tentato di denunciare tali abusi agli organi superiori che invece di prendere provvedimenti ai danni degli abusatori hanno eliminato in radice il problema allontanando l’oggetto del contendere, il seminarista”.

    A supporto della tesi, risultano agli atti, messaggi inviati nelle chat telefoniche (“limitandoci per buongusto solo a quelli che si possono mostrare”, scrive il legale), quale prova inconfutabile dell’avvenuto abuso che comunque sarebbe stato riconosciuto anche dai vertici della Diocesi che hanno preso atto di “una ricca documentazione di materiale inquietante riguardante sacerdoti del nostro presbiterio” messa a disposizione “non come materiale di ricatto, bensì di riscatto”.

    Un riscatto che ora Davide vuole portare avanti fino in fondo.

    https://www.messinatoday.it/cronaca/chiesa-abusi-sessuali-citazione-civile-seminario-processo.html

  • “Un prete ha abusato di me e la Chiesa mi ha abbandonato”

    “Un prete ha abusato di me e la Chiesa mi ha abbandonato”

    Papa Francesco ha appena parlato della “vergogna” per la pedofilia nella Chiesa. Purtroppo vi raccontiamo con Ismaele La Vardera una nuova denuncia di questi casi.

    Antonio a 16 ani vuole entrare in seminario e si interroga anche sulla sua omosessualità. Don Giuseppe Rugolo, allora seminarista della parrocchia a Enna, avrebbe abusato per 4 anni di lui.

    Il ragazzo ne parla con il vescovo che avrebbe insabbiato tutto. Dopo la denuncia di Antonio, Rugolo è stato arrestato.

     

  • ITALIA – In tutto il paese lacrimano monsignori e cardinali – E le vittime si indignano !

    ITALIA – In tutto il paese lacrimano monsignori e cardinali – E le vittime si indignano !

    È certo che le continue lacrimazione che negli ultimi mesi avvengono oramai dal nord al sud d’Italia non sono certo indice di pentimento, più probabilmente solo la spending review avviata da papa Francesco per scongiurare il default del Vaticano.

    L’ultimo a finire nella rete è niente popò di meno che il Presidente della CEI, il cardinale Gualtiero Bassetti, a cui è deflagrato tra le mani, nella sua diocesi a Perugia, don Vincenzo Esposito. Nell’ordinanza si legge ‘privo di autocontrollo e in preda ai suoi impulsi’. Dettaglio che è sfuggito puntualmente non solo ai parrocchiani, diciamo a partire da loro…

    A Milano invece abbiamo l’arcivescovo Mario Delpini, in pool position al resto d’Italia in quanto la diocesi milanese che già vanta ben 47 casi in soli 15 anni, tolto il caso di don Mauro Galli (da lui personalmente insabbiato, con l’aiuto di monsignor Pierantonio Tremolada, prima che papa Francesco li nominasse entrambi vescovi; uno di Milano, l’atro di Brescia) che oramai è giunto alla condanna anche in appello.

    All’attivo tuttavia Delpini vanta ben 4 nuovi casi;

    don Emanuele Tempesta –accusato di molestie a 7 minori tra i 7 e i 13 anni;

    l’ex seminarista Leonardo Gualdoni – accusato di molestie da una 15enne adescata nella parrocchia dove faceva l’aiutante dopo aver lasciato il seminario;

    don Alberto Lucchina, vero tasto dolente, al momento abbiamo in carico una sola sua vittima. Ma dalla corrispondenza tra la stessa e la diocesi, emerge che potrebbe non essere l’unica. Tanto che scusandosi la diocesi chiede se è forse lei una… La lista non è proprio così ridotta, infatti dopo la nostra pubblicazione, don Lucchina si è auto sospeso.

    C’è poi un altro caso di un don di Milano, per il momento però essendoci indagini in corso preferiamo riservarci.

    Ma scendiamo al sud, a Enna dove il reo confesso (almeno nelle intercettazioni della Procura di Enna) monsignor Rosario Gisana si trova alle prese col caso di don Giuseppe Ruglolo, un prete che già da seminarista abusava.

    Qui molto interessanti le dichiarazioni del vescovo di Piazza Armerina, che attacca di petto il Vaticano e la CDF. Infatti Gisana reclama su Il RESTO DEL CARLINO di aver segnalato alla CDF, ma risposero che non interessava, in quanto don Rugolo adesso era prete e non più un seminarista.

    Gisana a questo punto, abbandonato dal Vaticano – e che qualora si fosse rivolto alla magistratura lo avrebbe mandato a fare il vescovo a Pantelleria – chiede asilo per il sacerdote accusato di abusi a Enna, al vescovo di Ferrara, che senza indugi ed alcuna restrizione , glielo concede.

    Tra incontri con i più piccoli e campeggi di una settimana (sempre con i più piccoli), don Giuseppe Rugolo continua la sua missione pastorale, da Enna a Ferrara.

    Ci sono poi il cardinale Angelo Bagnasco e il suo successore Marco Tasca, che nella “rigidità e grande trasparenza” seguito della tolleranza zero di papa Francesco, non dicono nulla di don Franco Castagneto e frate Luca Maria Bucci… chissà che fine hanno fatto dopo le gravi accuse.

    Ve lo diciamo noi !

    Don Franco Castagneto è sempre al Santuario di Crea da quando è fuggito da Albaro. Bucci invece vaga indisturbato come sempre nel genovese, tra carità e opere di bene.

    Poi c’è don Rampino e il suo vescovo mons. Michele Seccia, “dammi l’IBAN, il vescovo è d’accordo”, vogliamo farti un regalo per il matrimonio.

    C’è persino l’attuale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Francisco Ladaria, grazie a lui il pedofilo don Gianni Trotta, dopo la riduzione allo stato laico, stuprò altri bambini. Ma Bergoglio lo ha fatto ugualmente prefetto dell’organo che dovrebbe vigilare.

    Malgrado la lista dei monsignori disobbedienti sia notevole in Italia, a fronte di tutto ciò che attualmente dimostra anche il fallimento degli sportelli e delle commissioni diocesane, che puntualmente vedono fuggire (fortunatamente) le vittime per le inadempienze della diocesi di turno. Ma qui papa Francesco tace, persino di fronte alle accuse di un suo vescovo (Gisana) che avrebbe dovuto sospendere all’istante per aver palesemente insabbiato e violato (insieme al vescovo di Ferrara) il suo “rivoluzionario” (a detta dei soli giornali ma non delle vittime) Motu Proprio, il Vos estis lux mundi, che riporta la chiesa 20 anni indietro blindando ulteriormente le già difficili possibilità per le vittime italiane di ottenere giustizia e un congruo indennizzo dei danni, come pochi giorni fa ha nuovamente ribadito l’ONU al Vaticano.

    Riguardo le lacrimazioni beh, potreste asciugarle con comunicati stampa che escono dalle vostre diocesi. Avete presente quei fogli di carta dove scrivete la solita lagna davvero irriverente per i sopravvissuti, tra il v.s. presunto dolore, stupore e vicinanza a vittime e famiglie, le stesse che vi raffigurano quanto il demonio in terra per gli orrori di cui siete impuniti responsabili.

    Magari, se proprio dovete farli i comunicati, che so, metteteci almeno un po’ di originalità. Tanto che almeno le vittime non li leggano come uno sfottò !

    Zanardi