Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: silverio mura

  • Italy  #ChurchToo – NAPOLI 7-8 Aprile, Sit-in delle vittime di preti pedofili davanti al Duomo

    Italy #ChurchToo – NAPOLI 7-8 Aprile, Sit-in delle vittime di preti pedofili davanti al Duomo

    Un Sit-in di due giorni davanti al Duomo di Napoli dove diverse vittime, mettendoci la faccia, protesteranno chiedendo conto al Cardinale Crescenzio Sepe e alla Diocesi napoletana, sull’esito dei loro procedimenti canonici, divenuti ormai come il segreto di Pulcinella.

    L’iniziativa non violenta partita dalle vittime e patrocinata dall’Associazione Rete L’ABUSO, nasce soprattutto a seguito dell’ultimo scandalo napoletano, quello del sacerdote Silverio Mura recentemente scoperto a fare il prete sotto falso nome in un piccolo paesino del nord, Montù Beccaria, dove da un anno circa, malgrado le denunce, operava ancora a stretto contatto con i minori.

    La Rete L’ABUSO ha svolto alcune indagini sul caso scoprendo che don Silverio Mura arriva nel piccolo cento di Montù Beccaria poco più di un anno fa, dopo la morte della madre.

    A proporlo come aiuto al parroco di Montù – don Simone Baggio – sarà padre Egidio Pittiglio, un sacerdote della Diocesi di Cremona che ha fatto carriera, oggi è Superiore Generale della Congregazione dei Missionari della Divina Redenzione e vive proprio a Napoli, per esattezza a Nola e assegnato alla Parrocchia dei Santi Cosma e Damiano, Carbonara di Nola.

    Da quanto apprendiamo, padre Pittiglio avrebbe proposto da subito don Silverio Mura con un nome falso (Saverio Aversano) al parroco di Montù, che così riuscirà ancora una volta a nascondersi insieme ai suoi scheletri, fino allo scorso 7 marzo, quando un servizio delle IENE lo smaschera.

    Di qui la rabbia delle vittime di don Silverio Mura, quella delle mamme di Montù Beccaria, ma in particolare quella della vittima Diego Esposito, che da otto anni, dopo essersi sottoposto ad un processo canonico, poi insabbiato dalla Diocesi e riaperto lo scorso 17 febbraio da Papa Francesco, scopre l’ennesima presa in giro, che questa volta potrebbe essere costata cara anche ad altri minori, cosa per lui e per noi tutti inaccettabile.

    Un’iniziativa rara in Italia dove generalmente siamo abituati a vedere i fedeli in processione per difendere il pedofilo, mai nessuno per la vittima.

    L’iniziativa coinvolgerà le vittime di due casi insabbiati nel napoletano, quello di don Silverio Mura e quello di don Maurizio Palmieri.

    Sarà presente nei due giorni di Sit-in anche il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, anche lui vittima di abusi, che personalmente vuole sostenere in questa lodevole iniziativa civile e non violenta le vittime napoletane e le loro famiglie che saranno presenti al Sit-in del 7 e 8 aprile.

    L’iniziativa è patrocinata dalla Rete L’ABUSO (Associazione italiana dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero) e rientra nelle iniziative internazionali del programma #ItalyChurchToo

    L’Ufficio di Presidenza

    contattaci: info@retelabuso.org

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  • MONTÙ BECCARIA : SACERDOTE ACCUSATO DI PEDOFILIA “GIÙ LE MANI DA MONTÙ”

    MONTÙ BECCARIA : SACERDOTE ACCUSATO DI PEDOFILIA “GIÙ LE MANI DA MONTÙ”

    Il sindaco di Montù Beccaria, Amedeo Quaroni, interviene con una lettera aperta, in merito alla vicenda  del sacerdote accusato di pedofilia.

    “Il sentimento che ho condiviso con i miei concittadini ed in particolare con i genitori di minori, dal primo momento in cui ho avuto la notizia – scrive Quaroni- che un sacerdote accusato di pedofilia era in mezzo a noi, è stato quello della preoccupazione! Come primo cittadino mi sono attivato immediatamente per trasmettere questa nostra preoccupazione agli organi ecclesiastici ed in particolare al nostro parroco Padre Simone Baggio, che mi rassicurava del fatto che il sacerdote in questione era già stato richiamato dalla sua diocesi di Napoli da dove era arrivato in prestito temporaneo e senza un incarico specifico, in seguito ad una richiesta di aiuto per mantenere il servizio alle numerose parrocchie in capo alla nostra.

    L’immediato allontanamento del religioso, la mia conoscenza personale dello stesso, la sua convivenza in comunità parrocchiale a stretto contatto con il Parroco e con altri componenti della parrocchia, la totale assenza anche minima di lamentele in questo lasso di tempo da parte dei cittadini e ancor meno da parte dei genitori di Montù, ancorché la stima che tanti riponevano in lui, mi ha concesso di allentare la morsa della preoccupazione, del resto mai sopita, riponendo la fiducia nella giustizia. Premesso che sono d’accordo sul fatto che la curia di Napoli non abbia agito con la dovuta prudenza mandando in una parrocchia un sacerdote che anche se dichiarato innocente dallo Stato e dalla Chiesa era stato pur accusato di un gravissimo reato. Purtroppo certe accuse infamanti anche se infondate ti segnano per tutta la vita ….e comunque, sono sicuro che se informati per tempo, né il nostro Vescovo di Tortona, né Padre Egidio Pittiglio Superiore dei Missionari della Divina Redenzione, né Padre Simone nostro Parroco si sarebbero accollati l’onere di un rischio simile.

    Non posso però condividere gli attacchi che mi sono stati rivolti, gratuiti, ingiustificati ed immeritati, che sono arrivati tramite i social , facebook e tramite gli organi di stampa.

    Mi è stato rimproverato di non aver provveduto a consegnare il soggetto alle autorità competenti ma di averlo fatto…. scappare! Cari signori, Don Silverio Mura per lo Stato Italiano è un uomo libero ed innocente fino a prova contraria. Si faceva chiamare Don Saverio ? Sì è vero! Probabilmente sapendo dell’accusa infamante che si portava dietro ha preferito presentarsi ai suoi nuovi confratelli e ai parrocchiani con il nome di Don Saverio anziché Silverio diverso da quello indicato dai suoi documenti che riportano fedelmente Silverio Mura con residenza a Napoli.

    In qualità di Sindaco e di cittadino anche se avessi saputo del nome Saverio-Silverio non avrei potuto denunciare nessuno solo perché si fa chiamare con un nome diverso, nel nostro stesso comune ci sono montuesi che si fanno chiamare e sono conosciuti con nomi che non corrispondono alla loro carta di identità ma non per questo sono perseguibili per legge. Tanto meno potevo consegnare all’autorità giudiziaria o trattenere un uomo che non è ricercato da nessuno se non da qualche testata giornalistica o scandalistica.

    Ribadisco la mia vicinanza alla comunità montuese, anche se mi hanno fatto male frasi del tipo …”sapevano tutto” …”il Sindaco non poteva non sapere”…”il Sindaco non si interessa perché ha i figli grandi”…. “c’è omertà perché non è periodo di elezioni” …e altre perle ben più gravi, di questo genere!

    Ma per questo perdono tutti, perché comprendo che nella foga del momento e della condanna generale di uno dei peggiori crimini che un uomo possa commettere, la pedofilia, si possa perdere anche il lume della ragione e lasciarsi andare a pesanti ed inopportune quanto imperdonabili accuse gratuite anche contro pubblici ufficiali ed autorità, lo capisco!

    A proposito di “ omertà” io sono stato il primo a rispondere ai giornalisti su “Il Giorno” che ringrazio per la bellissima foto mai in 30 anni di “carriera politica“ mi avevano riservato una pagina intera con una mia gigantografia….carini vero? Grazie!

    Il giorno dopo ho risposto a ”La Provincia Pavese” ed in entrambe i casi ho detto quello che sapevo raccomandando a tutti prudenza nel giudicare e nell’esprimersi….ma non sono stato ascoltato !

    Un tornado mediatico ha messo il nostro paese nell’occhio del ciclone per volere stesso di alcuni suoi cittadini che, pur non avendo niente di concreto da denunciare, han pensato bene di fare una bella pubblicità gratuita al loro paese.

    Adesso però si sta esagerando .

    Ho visto che gli accusatori di Don Silverio: la presunta vittima che si presenta con nome di fantasia senza mai mostrare il suo volto e i suoi avvocati e i suoi collaboratori, accettati inopportunamente nel nostro gruppo di facebook : ….“ sei di Montù Beccaria se…” , costoro stanno mettendo in atto un attacco vero e proprio, teso a minare la tranquillità delle nostre famiglie ed il buon nome del nostro paese!

    Montù Beccaria, se Don Silverio sarà giudicato colpevole delle accuse che gli vengono contestate, si augura che gli venga inflitta la peggior condanna che lo Stato Italiano possa commutare!

    Ma se qualcuno pensa di strumentalizzarci e di voler utilizzare la serenità dei nostri ragazzi e delle loro famiglie per trovare facili appigli al fine di consolidare un castello accusatorio che scricchiola, prego rivolgersi altrove! La richiesta di indennizzo che chiedono lor signori alla curia di Napoli mi è stato detto essere pari a circa un milione e mezzo di euro, non siamo della partita, grazie!!

    Mi avvalerò se necessario anche della tutela di un legale per difendere la nostra immagine. Diffido già da ora chiunque , che in forme diverse, persista nell’infangare il nome di Montù Beccaria, la sua storia, la sua gente, la serenità dei suoi ragazzi e delle loro famiglie .

    Siamo nella settimana Santa – conclude Quaroni-  credo che mai come adesso dobbiamo tutti insieme trovarci solidali intorno al nostro Parroco, una persona di un’umanità , di una sensibilità e di una bontà straordinaria! Don Simone ha bisogno di noi, del nostro conforto, della nostra solidarietà! Diamogliela!

    Da parte mia, come sempre, sapete dove trovarmi, sono disponibile per qualsiasi chiarimento ed aiuto per il bene del nostro paese e dei nostri ragazzi che sono il nostro futuro e la ragione della nostra vita!

    Amedeo Quaroni

    Sindaco di Montù Beccaria”


    Leggi anche la risposta di Diego Esposito

    Lettera aperta della vittima Diego Esposito al sindaco di Montù Beccaria Amedeo Quaroni

  • Montù Beccaria – “Ma lei ha mai conosciuto una vittima?”

    Montù Beccaria – “Ma lei ha mai conosciuto una vittima?”

    Prendo spunto dal post del sindaco di Montù Beccaria, apparso su Facebook il giorno 28 marzo 2018. Se avessi l’occasione di parlare con lui credo che gli rivolgerei una semplice domanda: “Ma lei ha mai conosciuto una vittima di un prete pedofilo?”

    Perché voglio credere con tutto il cuore, che tutto quello che ha scritto questo Sindaco, sia frutto di una impulsività, o forse una certa impreparazione a gestire una situazione drammatica, frutto di una non precisa conoscenza delle circostanze.

    Scrive: “Ho visto che gli accusatori di Don Silverio: la presunta vittima che si presenta con nome di fantasia senza mai mostrare il suo volto”…

    Ma ha una vaga, vaghissima idea di com’è la vita di una vittima di un abuso?

    Ha idea di cosa comporta avere una diagnosi di “Disturbo post-traumatico”?

    Si immagina lontanamente cosa subisce la vittima nel momento in cui denuncia l’abuso?

    Ha idea di cosa passano la vittima e la sua famiglia dopo aver denunciato un prete?

    Se non conosce tutte queste cose, se non sa che spesso i parrocchiani, e anche diversi sacerdoti, “metterebbero la mano sul fuoco per difendere il prete accusato di pedofilia” (ovviamente senza sapere: per “partito preso”), se non sa che in tribunale la vittima si trova a dover combattere un colosso, se non sa che una vittima viene additata come quella “contro la chiesa” (anziché essere aiutata e difesa proprio perché vittima)… se non sa cosa ha dovuto subire Diego Esposito dalla Diocesi, compresa la perdita del posto di lavoro, il fatto che i figli a scuola fossero “additati” (perché il suo nome era stato sbandierato ai quattro venti…) … se non sa tutte queste cose … non si permetta di giudicare come mai una delle presunte vittime di Don Silverio Mura si presenta con un nome di fantasia … avrebbe fatto più bella figura a non fare quel commento.

    Io conosco personalmente Diego Esposito, conosco il suo vero nome, conosco la sua dolorosissima vicenda, lo sento quasi tutti i giorni … così come conosco altre vittime e altre mamme di vittime … sono anch’io la mamma di una vittima …

    Al Sindaco rivolgerei un’altra domanda: “Sa qual è il desiderio più grande per una vittima di un prete pedofilo?”

    CHE NON ACCADA AD ALTRI.

    Questa è la determinazione di Diego Esposito e di tante altre vittime!

    Ricevere “giustizia”, ovvero sottoporre il sacerdote ad un giusto processo (non ecclesiastico: penale! Perché un abuso sessuale è un reato, anche se commesso da un prete!), essere quindi riconosciuto come persona che ha subito qualcosa di allucinante da qualcuno che ha “un nome e un cognome preciso”, proprio da quella persona … e avere la speranza che “quella” persona non possa fare ad altri quello che la vittima ha subìto … solo questo …

    Questa è l’indignazione di Diego Esposito e di tutte le altre persone, vittime o familiari, che sono state ferite dal post del Sindaco di Montù Beccaria …

    Un post in cui si parla di “accuse infamanti che anche se infondate ti segnano per tutta la vita”… se incontrassi questo Sindaco gli direi che anche un abuso sessuale ti segna per tutta la vita, solo che, come vittima, non hai scelta, non hai avuto scelta.

    Don Silverio Mura, invece, ha la scelta di scrollarsi di dosso questa “accusa infamante” (come la definisce il Sindaco): potrebbe rinunciare alla prescrizione e difendersi! Subire un processo e difendersi … perché non lo fa? E se le accuse sono così “infamanti” perché non denuncia Diego Esposito?

    Direi al Sindaco che sarebbe stato più saggio e onesto ad informarsi, anziché scrivere questo post che, in virtù della carica che ricopre, non gli rende molto onore.

    Da cosa doveva difendersi?

    E perché anche questo giudizio negativo verso le mamme di Montù Beccaria? Se io fossi Sindaco, sarei orgogliosa di avere dei cittadini che sono alla ricerca di chi ha permesso che un prete accusato di pedofilia se ne andasse in giro indisturbato, sotto falso nome, a contatto con i propri figli … sa: “prevenire è sempre meglio che curare” … non è solo un “detto” …

    Una mamma, lettera firmata

  • Lettera aperta della vittima Diego Esposito al sindaco di Montù Beccaria Amedeo Quaroni

    Lettera aperta della vittima Diego Esposito al sindaco di Montù Beccaria Amedeo Quaroni

    Egregio sindaco, ho letto con rammarico la sua lettera aperta e le confesso che mi ha profondamente ferito non solo per come lei si esprime, con toni giustificativi e rassicuranti nei confronti di don Mura, un pedofilo che ha rovinato la vita a me e ad altri. Contrariamente a come lei lo definisce “Don Silverio Mura per lo Stato Italiano è un uomo libero ed innocente fino a prova contraria”, mi permetto di dissentire: a meno che lei non ritenga “uomini liberi” persone che, come nel caso di don Mura, sono costrette a nascondersi oramai da 10 anni, sotto falso nome, ed avvalendosi del favoreggiamento della diocesi di turno. “Uomini innocenti”, solo perché si avvalgono della prescrizione, anziché rinunciarvi e chiedere il giudizio alla magistratura chiarendo la propria posizione, levandosi di dosso, una volta per tutte, quelle che lei, signor sindaco, definisce banalmente accuse infondate e infamanti: ma si è chiesto perché, se le accuse sono davvero infondate, don Mura non mi ha querelato per diffamazione ?

    Lei afferma che; “come primo cittadino mi sono attivato immediatamente per trasmettere questa nostra preoccupazione agli organi ecclesiastici” ma le devo ricordare che lei è un sindaco della Repubblica Italiana, uno stato laico, il suo dovere non è quello di tutelare la chiesa dalle sue stesse zozzerie, il suo dovere – mi consenta se glielo rammento – è quello di tutelare la salute dei suoi cittadini. Sarebbe stato suo dovere – soprattutto ignorando quali azioni siano in corso da parte della magistratura  – informare di quanto aveva appreso sull’identità di Silverio Mura, il primo posto di polizia e non consultare gli organi ecclesiastici che lo nascondono da 10 anni, per ultimo nel suo comune.

    Anche sul cambio di nome, mi permetta, ma non è paragonabile a chi in paese è conosciuto con un soprannome, o al mio nome di fantasia che utilizzo solamente per tutelare i miei tre figli e mia moglie! Don Mura, il suo lo usava per nascondersi perché, prescritto o meno, più persone lo hanno formalmente querelato per stupro di minore: la differenza è notevole, non crede ?

    I miei avvocati, l’associazione Rete L’ABUSO che mi tutela dall’inizio della mia terribile vicenda, come lei dice non stanno “mettendo in atto un attacco vero e proprio, teso a minare la tranquillità delle nostre famiglie ed il buon nome del nostro paese”, ma stanno cercando semplicemente di fare in modo che don Mura non abusi di altri minori.

    Come ben saprà, la pedofilia non è una malattia che si cura, è una grave devianza della personalità e proprio per le sue caratteristiche la comunità scientifica paragona il profilo del pedofilo a quello del serial killer. Ne viene da se che mettere un pedofilo vicino ai bambini ha lo stesso buonsenso di mettere un orso vicino al miele e aspettarsi che non lo mangi. I pedofili non hanno comportamenti rivelatori della loro perversione sessuale, e quindi appaiono tutti degni di stima e scevri da critiche delle persone che li frequentano. Pertanto solo uno stolto baserebbe il suo giudizio, su un sospettato di pedofilia, ancorandolo a queste  valutazioni che la Psicologia considera prive di significato.

    Per questo motivo chiedo alle mamme, non per creare allarmismi ma sperando dal profondo del cuore che in questo anno a Montù Beccaria non sia accaduto nulla a nessun bambino, chiedo comunque alle mamme, se nell’ultimo anno avessero notato cambiamenti inspiegabili o sospetti nei loro figli, di avere il coraggio di approfondire, perché se preso subito, il trauma si può affrontare.

    A lei, signor sindaco, non ho mai personalmente attribuito alcuna responsabilità per meritarmi questo attacco, le chiedo solo di fare chiarezza, di chiedere al suo vescovo come don Mura sia arrivato a Montù Beccaria, di sicuro non ha bussato alla porta della chiesa dicendo “eccomi qua”, qualcuno, il vescovo, il parroco avrà ricevuto i dovuti accrediti, non penso abbiano aperto la porta ad uno sconosciuto.

    Da quanto ho appreso dai giornali, prima di partire don Mura avrebbe fatto scorta di medicine: avrà quindi avuto un medico, in un anno almeno una volta si sarà fatto fare una ricetta? Verifichi, perché in questo caso, sulla ricetta, oltre al codice fiscale appaiono anche il nome e il cognome.

    Le chiedo solo di fare chiarezza perché è palese che qualcuno sapesse la vera identità di Saverio Aversano, lo stesso qualcuno che lo ha avvisato e fatto fuggire poco prima della messa in onda del programma Le Iene.

    Lei è il sindaco, credo di rivolgermi all’interlocutore giusto e credo che anche i suoi cittadini si aspettino e si meritino questo da lei.

    Diego Esposito

    Per garanzia sull’identità della vittima che pubblicamente utilizza un nome di fantasia

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO

  • La nuova accusa contro don Silverio: «Trafficava armi»

    La nuova accusa contro don Silverio: «Trafficava armi»

    Non solo le forti denunce per molestie ai bambini, arriva adesso anche quella per traffico di armi, naturalmente presunto. Come si legge negli atti depositati presso l’avvocato Carlo Grezio, legale delle vittime, Silverio Mura avrebbe dato incarico almeno due volte a settimana di trasportare con la sua bicicletta, una cartella o uno zaino a Pollena Trocchia presso delle case o dei circoli e gli diceva che contenevano bibbie o libri del catechismo. Ebbe modo di fermarsi durante il percorso verso i luoghi di destinazione delle cartelle e di constatare che contenevano armi (pistole automatiche e revolver) chiuse in asciugamani a mo’ di pacchettini e confezioni di sostanze stupefacenti.

    Così si spiegano, secondo Diego Esposito, le ingenti somme di denaro in possesso del prete e con le quali comprava costosi regali alle sue vittime a titolo di ricompensa. Tra questi doni ci sarebbe stata anche una costosa motocicletta. Don Silvero Mura in questo periodo è introvabile. Gli abusi, o presunti tali, avvenivano anni fa a Pollena Trocchia, poi nell’ultimo periodo si trovava a San Giuseppe Vesuviano, per poi essere spostato in provincia di Pavia da cui è irreperibile da quando è esplosa la bufera.

  • Nuova bufera su don Silverio, accusato di pedofilia: “Usava i bambini come corrieri della droga”

    Nuova bufera su don Silverio, accusato di pedofilia: “Usava i bambini come corrieri della droga”

    Una delle presunte vittime di don Silverio Mura, il parroco accusato di aver abusato sessualmente di alcuni bambini a Ponticelli, lancia una nuova accusa. Don Silverio avrebbe usato uno dei bambini abusati per trafficare armi e droga.

    Dopo aver soggiogato le sue vittime le usava per consegnare armi e droga alla malavita locale. Si nasconderebbero addirittura rapporti con la camorra nell’oscuro passato di don Silverio Mura, il parroco di Ponticelli accusato di aver abusato sessualmente di almeno due bambini quando insegnava religione alla scuola media del quartiere napoletano, negli anni Ottanta. È sempre Diego Esposito (nome di fantasia), l’uomo che con la sua denuncia ha sollevato il caso, a diffondere tramite la pagina Facebook una nuova accusa al sacerdote.

    La denuncia: trafficava armi e droga usando i bambini
    Come si legge negli atti depositati presso l’avvocato Carlo Grezio, legale di entrambe le vittime, Silverio Mura avrebbe:  dato incarico almeno due volte a settimana di trasportare con la sua bicicletta, una cartella o uno zaino a Pollena Trocchia presso delle case o dei circoli e gli diceva che contenevano bibbie o libri del catechismo. Ebbe modo di fermarsi durante il percorso verso i luoghi di destinazione delle cartelle e di constatare che contenevano armi (pistole automatiche e revolver) chiuse in asciugamani a mo’ di pacchettini e confezioni di sostanze stupefacenti

    Così si spiegano, secondo Diego Esposito, le ingenti somme di denaro in possesso del prete e con le quali comprava costosi regali alle sue vittime a titolo di ‘ricompensa’. Tra questi doni c’era anche un costosa motocicletta.

    La protesta della comunità dove insegnava religione
    La settimana scorsa don Silverio Mura si è allontanato dalla diocesi di Montù Beccaria, dove, nonostante le denunce che pensano a suo carico, ospite della congregazione, insegnava religione in una scuola. Sotto falso nome. Don Silverio Mura era diventato don Saverio Aversano. Dopo che un servizio televisivo aveva trattato nuovamente il caso, ormai riconosciuto dalle mamme  degli alunni, il parroco ha lasciato la comunità lombarda.

    https://napoli.fanpage.it/nuova-bufera-su-don-silverio-accusato-di-pedofilia-usava-i-bambini-come-corrieri-della-droga/

  • Prete NASCOSTO a Montù Beccaria – LA PARROCCHIA E’ ANCORA UN LUOGO SICURO?

    Prete NASCOSTO a Montù Beccaria – LA PARROCCHIA E’ ANCORA UN LUOGO SICURO?

    In questi giorni su vari quotidiani e on-line si legge, con varie sfumature, la “protesta” delle “mamme di Montù Beccaria”.
    In seguito al servizio delle Iene, è esploso il caso di questo sacerdote che, pur essendo accusato di aver abusato di diversi minori, in provincia di Napoli, diversi anni fa, da un anno circa si trovava in provincia di Pavia, ancora a contatto con i minori e con un falso nome.
    E’ disarmante pensare che tutto questo non sia “un brutto sogno”.

    Ma come è possibile che sia accaduto?

    Come mamma di un figlio abusato da un sacerdote, vorrei approfondire cosa significa (per un genitore che, nonostante tutto, non ha perso la Fede), avere ogni volta una ulteriore conferma che QUESTO è il modo di agire della Chiesa:

    1) il prete che non viene denunciato dai familiari viene sistematicamente spostato altrove

    2) nello “spostamento” non viene presa nessuna precauzione: spesso (sempre?) viene collocato ancora a contatto con i minori

    3) finché la famiglia del minore abusato non denuncia alle autorità civili/penali, al prete non succede assolutamente nulla

    4) se, ogni tanto, viene aperta una indagine canonica, alla vittima non viene dato nessun riscontro dell’andamento del processo canonico
    5) l’attenzione per le vittime, da parte delle Diocesi è pressoché nulla

    6) nonostante le raccomandazioni del Card. O’Malley (il Presidente della Pontificia Commissione Tutela dei Minori) circa il dovere morale di denunciare gli abusi alle autorità civili, non risultano casi in cui sia il Vescovo stesso che denunci un prete

    7) al Vescovo che insabbia il caso non succede nulla, nonostante i proclami di Papa Francesco

    Cosa significa per me tutto questo?

    Rispetto alla vicenda di mio figlio non posso tornare indietro, e non serve a nessuno ragionare con il senno di poi.

    Il desiderio più grande per un genitore che sta vivendo questo dramma, e lo dico con cognizione di causa perché, attraverso l’Associazione Rete L’ABUSO, sono in contatto con diversi genitori, è quello che “tutto questo non si ripeta ad altri”… è un gran bisogno di fare qualcosa perché ogni prete pedofilo venga fermato!

    Quello che abbiamo vissuto sulla nostra pelle non lo auguriamo a nessuno.

    Le mamme di Montù Beccaria stanno compiendo un grandissimo atto di civiltà: andare a fondo per sapere chi era a conoscenza del passato di don Silverio Mura e non ha fatto NULLA per metterlo nelle condizioni di non nuocere più.

    ANCORA AD INSEGNARE CATECHISMO AI BAMBINI!!!

    E se fosse successo ancora? E se fosse successo anche a Montù Beccaria? Il Papa sarebbe intervenuto “chiedendo scusa”?

    Non si scherza con la vita delle persone! E ancor meno con la vita di chi è indifeso e andrebbe protetto, anziché violentato e privato degli anni più belli… esagero?

    Parlate con qualche mamma di vittima, e giudicherete da soli se esagero…

    Questa cosa dà scandalo. Uno scandalo inaccettabile, che non ha scusanti: ancora con i minori, pazzesco!

    E proprio proprio tranquilli ai vertici della Diocesi non dovevano essere, visto che gli hanno addirittura fatto cambiare nome…

    Le Parrocchie sono ancora luoghi sicuri?

    A Montù Beccaria non si può dire di sì con certezza, perché a Napoli era ben chiaro che don Mura fosse un presunto pedofilo… e, nonostante ciò, il Card. Crescenzio Sepe lo ha inviato in provincia di Pavia, confidando magari nel fatto che, a tanti km di distanza, nessuno venisse a saperlo!

    Che tristezza!

    Da cattolica affermo che questo modo di agire della Chiesa è fondamentalmente proprio CONTRO LA CHIESA.

    Che senso ha creare un clima di sfiducia, di rabbia, di paura?

    Non ci si rende conto che tutto questo allontana dalla Chiesa?

    “Nascondere, coprire, lavare i panni sporchi in casa”: non è efficacie per nessuno, non serve a nessuno… aggiunge solo dolore a dolore.

    Sembra talmente ovvio solo a me?

    Il tentativo assolutamente goffo di “salvare il salvabile” (il buon nome della Chiesa, forse?) nascondendo tutto, ottiene solo il risultato di peggiorare in credibilità!

    E per Diego Esposito (una delle presunte vittime di don Silverio Mura)?

    Da otto anni attende notizie del processo canonico… come si sarà sentito in questi giorni scoprendo che don Silverio si occupava ancora di bambini? Come si sarà sentito quando Papa Francesco, recentemente, ha confermato il Card. Sepe a guida della Diocesi di Napoli?

    Non è difficile da immaginare, e io posso comunque confermarlo perché sento abbastanza spesso Diego: una pugnalata dietro l’altra…

    Conosco Santi Sacerdoti (pochi, per la verità: la maggior parte sono piuttosto mediocri, purtroppo), sacerdoti che, come me, sono indignati per il comportamento dei vertici della chiesa nella gestione del dramma della pedofilia.

    Quando si deciderà di affrontare davvero seriamente questo problema?

    Sia da parte della Chiesa che dello Stato.

    Possibile che per un dramma così grande il tempo della prescrizione siano solo 10 anni?

    Si ha una vaga idea di quanto tempo ci vuole affinché una vittima riesca a prendere coscienza di quello che gli è successo, a dirlo a se stesso, a riuscire a dirlo a qualcuno? … forse no …

    I proclami del Papa non servono più. I grandi annunci mediatici non servono più. Le “scuse” non servono più. Aggiungono solo dolore a dolore.

    Una mamma cattolica

    (lettera firmata)

  • Montù Beccaria: c’è un filo logico ma la chiesa inciampa; la diocesi poteva non sapere?

    Montù Beccaria: c’è un filo logico ma la chiesa inciampa; la diocesi poteva non sapere?

    Di certo questa è la domanda che tutti si stanno facendo da quando don Silverio Mura, alias Saverio Aversano, è stato scoperto nel piccolo paesino di Montù Beccaria: chi poteva sapere della sua vera identità?

    Quello che è certo è che don Silverio non si è alzato una mattina e, di sua spontanea iniziativa, è andato a fare il parroco nel pavese, qualcuno lo ha mandato, qualcun altro lo ha accolto e, basta avere un minimo di conoscenza di come sia strutturata giuridicamente la chiesa, per darsi una risposta.

    È fuori da ogni ragionevole dubbio che la diocesi di provenienza, nella quale don Silverio è incardinato, conoscesse la sua identità: è proprio la diocesi che dà il nullaosta perché un sacerdote possa lavorare, per un periodo così lungo, fuori diocesi.

    Non molto diversa la situazione nella diocesi ospite la quale ha due possibilità: quella di averlo espressamente richiesto, e in questo caso è palese che sapesse, oppure potrebbe essere stato mandato, ma difficilmente questo poteva avvenire all’insaputa del vescovo.

    È importante sapere che le diocesi, per la chiesa sono un po’ come le nostre prefetture. Hanno il controllo del territorio e, alle diocesi fanno capo non solo i religiosi sul territorio appartenenti alla chiesa, ma anche coloro che, per esempio, appartengono a congregazioni di Diritto Pontificio, ovvero congregazioni che dipendono direttamente dal Vaticano che, tuttavia, per quanto concerne le questioni locali, fanno capo all’ordinario locale, ovvero il vescovo.

    I trasferimenti, per procedura, sono accompagnati da una lettera di presentazione da parte della diocesi di provenienza, indirizzata a quella di destinazione e, in questo caso, è possibile che il nome del sacerdote fosse falso.

    Poco credibile rispondere che la lettera non c’è, anche perché la conseguente domanda che porremmo direttamente al vescovo di Tortona mons. Vittorio Francesco Viola sarebbe: ma lei ha quindi assegnato un parroco così, senza sapere neppure chi fosse? Vista l’assenza di una lettera di accompagnamento non ha neppure chiesto un documento di identità?

    Vale a dire che, se un perfetto sconosciuto, magari neppure prete, si presenta alla porta della sua diocesi, lei gli assegna una parrocchia?

    Francamente non la crediamo così ingenuo.

    Sveliamo quindi pubblicamente il dilemma, senza tante indagini, renda pubblica quella lettera e, nel caso non ci fosse, lo dica: d’altronde siamo nell’era della trasparenza e della tolleranza zero tanto proclamata da papa Francesco, sia trasparente e inflessibile e ci faccia sapere.

    Francesco Zanardi

    Presidente Rete L’ABUSO

  • Don Silverio, anche il vescovo «indaga»

    Don Silverio, anche il vescovo «indaga»

    Il sacerdote accusato di abusi a Nola: il giallo del doppio nome. Le mamme stanno raccogliendo altre informazioni in paese

    MONTÙ. Il vescovo di Tortona verrà a Montù con le informazioni raccolte sul caso don Silverio. Non si ferma, infatti, la mobilitazione delle famiglie del paese per il caso di don Silverio Mura, il sacerdote napoletano accusato di abusi sessuali (il caso è stato riaperto dal Vaticano), che è rimasto per circa un anno nel paese oltrepadano sotto falso nome.

    E proprio sull’identità utilizzata per nascondere il suo passato, don Saverio Aversano, emergono nuovi sviluppi: il cognome è quello della madre, scomparsa alla fine del 2016, poco prima che il sacerdote partisse da Ponticelli per approdare in Oltrepo. Inoltre sembra che nei giorni precedenti alla fuga avesse fatto scorta di farmaci, come se si stesse preparando a lasciare il paese, avvisato da qualcuno.

    Le mamme investigatrici A guidare la mobilitazione c’è il gruppo di mamme del paese, i cui bambini frequentavano il catechismo proprio con don Silverio/Saverio. Superato il rammarico per non essere riuscite a fermarlo in tempo, ora hanno deciso di proseguire nelle indagini e hanno lanciato un tam tam sui social.

    «Nel nostro piccolo qualcosa siamo già riusciti a fare – commentano -. Ora ci auguriamo che questa mobilitazione anche a livello nazionale contribuisca a scovarlo». Nel frattempo le mamme stanno cercando di capire dai loro figli come si comportava durante il catechismo: «Era molto severo e durante gli incontri non volava una mosca – spiegano -. Voleva che i bambini imparassero le preghiere in latino.

    Inoltre parlava spesso del diavolo». Uno degli aspetti più inquietanti della vicenda resta quello del falso nome con cui si spacciava don Silverio: «Quando è arrivato si è sempre presentato come don Saverio» assicura un abitante del paese. Questa identità fasulla sarebbe stata utilizzata anche in altre occasioni, visto che, nell’ultimo anno, la corrispondenza arrivava in canonica a nome di don Saverio Aversano.

    Nessuno, però, al suo arrivo, ha chiesto i documenti al sacerdote. L’altro enigma riguarda l’arrivo del sacerdote a Montù come aiuto pastorale dalla diocesi di Nola. I legami tra la diocesi campana e quella di Tortona partono da lontano e sono legati al vescovo Egisto Melchiori: prima di diventare vescovo di Tortona, infatti, Melchiori fu per dieci anni, dal 1924 al 1934, vescovo di Nola e da lì porto con sé a Tortona il giovane Arturo D’Onofrio, che poi fu ordinato sacerdote.

    D’Onofrio scese di nuovo a Nola nel 1943 e fondò la Congregazione dei missionari della Divina Redenzione, che nel 2010 tornò con padre Egidio Pittiglio a reggere la parrocchia di Montù. Nel 2014, poi, padre Egidio divenne superiore della Congregazione e fu nominato parroco padre Simone Baggio. Nell’ottobre 2016 è stato proprio padre Simone a chiedere alla diocesi di Nola un aiuto per la celebrazione delle messe (sotto la parrocchia ricadono anche le chiese di Costamontefedele, San Damiano al Colle, Villa Marone, Mondonico, Soriasco e Donelasco) tramite padre Egidio, che, non a caso, la settimana scorsa era a Montù, probabilmente per cercare una soluzione. Prima del servizio in tv de “Le Iene” (che ha sollevato il caso) intorno alla figura di don Silverio/Saverio non sono mai sorti dei sospetti: «Era quasi sempre sorridente – afferma un residente – Partecipava alle iniziative della parrocchia, come il pranzo degli anziani, andava a benedire le case ed è anche andato a dare l’estrema unzione ad un parrocchiano». Ora i fedeli attendono risposte dalla diocesi di Tortona, che non si è ancora espressa: «Padre Simone ci ha assicurato che il vescovo Viola sta raccogliendo informazioni sulla vicenda e che presto verrà a Montù a parlare con la comunità. Lo aspettiamo» concludono le mamme.

    Oliviero Maggi

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2018/03/22/news/don-silverio-anche-il-vescovo-indaga-1.16625999

  • Montù Beccaria, visita del Vescovo per far luce sul prete accusato di pedofilia

    Montù Beccaria, visita del Vescovo per far luce sul prete accusato di pedofilia

    Ha confermato la sua imminente venuta a Montù, il vescovo di Tortona Vittorio Viola, chiamato in causa dalla piccola comunità oltrepadana dopo che la presenza in paese di un sacerdote coinvolto in una grave vicenda pedofilia è diventata di dominio pubblico grazie soprattutto a un’inchiesta della trasmissione Le Iene. Don Silverio Mura, il prete accusato di abusi sessuali compiuti diversi anni fa quando era parroco nel napoletano, era arrivato a Montù da circa un anno e mezzo e qui da tutti sembra fosse conosciuto con un alias, un nome falso, ovvero Saverio e non Silverio, Aversano, il cognome della madre scomparsa nel 2016. Dopo il servizio delle Iene dei primi di marzo, in cui venivano intervistate alcune presunte vittime, sembra che l’uomo abbia fatto scorta di farmaci e se ne sia andato a bordo di una fiat punto. Dove, non si sa. Ma intanto, in paese è scoppiato il caso. Il parroco don Simone Baggio domenica scorsa a messa ha assicurato che tutti erano all’oscuro della vicenda e delle pesantissime accuse mosse a don Silverio, lo stesso ha fatto il sindaco Amedeo Quaroni, ma a diversi genitori che ai cui figli il don sotto accusa aveva fatto catechismo questa storia non è andata giù- Alcune mamme sono determinate a sapere la verità e per questo hanno chiesto l’intervento del vescovo Viola che al momento starebbe raccogliendo informazioni sul caso per poi venire in paese ad incontrare i genitori. Perché un prete coinvolto in accuse così pesanti è stato mandato a 800 kilometri da casa e rimesso a contatto con i bambini – si chiedono. Intanto, il vaticano ha riaperto l’inchiesta su quello che, secondo alcuni osservatori, potrebbe essere uno dei casi più ecclatanti di abusi nella storia recente della chiesa.