Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: silverio mura

  • “Mio figlio a catechismo con quel prete accusato di pedofilia”

    “Mio figlio a catechismo con quel prete accusato di pedofilia”

    “Mio figlio ha 9 anni, fa la terza elementare. Una volta a settimana faceva catechismo con don Saverio”. Simona, la mamma, è ormai l’abitudine di chiamarlo così, ma il suo vero nome è don Silverio Mura. Vi avevamo parlato del sacerdote in un servizio del 7 marzo in cui raccoglievamo la denuncia di una sua presunta vittima di atti di pedofilia, risalenti a 25 anni fa, a Napoli.

    “Noi mamme non avevamo visto il servizio del 7 marzo”, ci spiega Simona. “Le mamme spesso evitano di leggere o guardare servizi di pedofilia, fa troppo male pensare che potrebbe succedere a tuo figlio. Ma appena abbiamo saputo che un servizio de Le Iene parlava di don Silverio, ci siamo informate”.

    Abbiamo contattato al telefono Simona, una delle mamme di Montù Beccaria (Pavia) che solo dopo aver visto il servizio della Iena Pablo Trincia hanno saputo delle accuse che il sacerdote aveva ricevuto in passato. Anche perché, nel paesino, don Silverio era conosciuto con il nome di don Saverio Aversano (in realtà il cognome della madre). Ieri vi abbiamo raccontato come nonostante le accuse, fino al 7 marzo don Silverio ha continuato tranquillamente a insegnare, sotto falso nome, catechismo ai bambini. La parrochia pavese si era già difesa sostenendo: “Non sapevamo nulla del passato di Don Silverio”. Prima avevamo contattato Diego (il nome è di fantasia), una delle presunte vittime, mentre anche Papa Francesco aveva chiesto di riaprire le indagini su don Silverio. “Se perdo io, nesssuno denuncerà più gli abusi dei preti”, ci aveva detto nell’intervista Diego.

    “Abbiamo capito subito la possibile gravità della cosa e il pericolo che i nostri figli avrebbero corso facendo catechismo con lui da ottobre 2017”, racconta Simona. Quando le mamme hanno capito che si trattava di don Silverio sono andate in parrocchia, ma il sacerdote aveva già lasciato Montù Beccaria. Al suo posto hanno trovato il parroco, don Simone Baggio, che “si è subito mostrato molto collaborativo. Era mortificato, neanche lui sapeva niente”.

    Cosa ha detto a suo figlio dopo aver scoperto che il suo catechista era stato in passato accusato di pedofilia? “È difficile. La prima cosa che ho fatto è stato spiegare a un bambino di 9 anni cos’è la pedofilia. Ho cercato di chiedere a mio figlio se don Silverio si era comportato in maniera troppo intima”. E il bambino capiva? “Ha capito subito che era una cosa negativa, non c’è stato bisogno di molte parole”. “Mi ha risposto subito ‘ma scusa mamma, credi che mi farei abbracciare o toccare da qualcuno che non è i miei genitori?’’”.

    Ora alcune mamme di Montù Beccaria si stanno organizzando per incontrarsi con il vescovo di Tortona, per raccogliere più informazioni possibili. Simona è credente non praticante, quindi non frequenta spesso la Chiesa. Ma ha deciso di mandare suo figlio a catechismo “per dare a lui la possibilità di scegliere”. Ma aggiunge: “Certo che se il primo impatto con la religione cattolica è questo, non è un inizio positivo”.

    Guarda il servizio di Pablo Trincia sul caso che abbiamo mandato in onda il 7 marzo.

  • Ultimatum di Diego Esposito a papa Francesco e alla curia di Napoli, o intervenite o mi incatenerò a oltranza davanti alla diocesi

    Ultimatum di Diego Esposito a papa Francesco e alla curia di Napoli, o intervenite o mi incatenerò a oltranza davanti alla diocesi

    Forse a qualcuno sembrerà un po’ eccessivo, altri si chiederanno perché Diego non si lascia il passato alle spalle, bene ve lo dico io, non si può perché non è possibile dimenticare un evento le cui conseguenze traumatiche diventano parte integrante e devastante della vita di tutti i giorni, ogni mattina si svegliano con te, sono sempre li anche quando riesci a trovare un fragile equilibrio.

    Ho parlato con lui poco fa al telefono, forse voleva un consiglio, una rassicurazione che spero avergli dato dicendogli che ha tutto il mio personale appoggio e quello dell’associazione.

    Diego Esposito non vuole fare nulla di illegale, vuole avviare una protesta civile e non violenta chiedendo semplicemente che don Silverio Mura sia processato, vuole solo giustizia per quello che ha dovuto subire, perché dopo tre inchieste insabbiate, otto anni di attesa, dopo aver visto riconfermato il cardinale Sepe, grande insabbiatore del suo caso, dopo aver fatto due scioperi della fame e non aver ottenuto alcuna risposta da chi a parole grida “tolleranza zero”, dopo aver scoperto che il suo abusatore da un anno esercitava sotto falso nome insegnando il catechismo ai bambini  di Montù Beccaria proprio come quando adescò lui, Diego Esposito vuole legittimamente e civilmente reclamare i suoi diritti costituzionali, a lui sottratti da uno Stato estero che ad oggi, tranne il danno subito da Diego non ha concretizzato nulla disattendendo le stesse false speranze che quello Stato estero gli ha dato.

    Con questa premessa Diego Esposito vuole dare ancora qualche giorno alla Santa Sede per rispondere su un caso di cui dopo otto anni ha tutti gli elementi necessari per poter dare una risposta pressoché immediata e soprattutto, questa volta concreta; annuncia che se così non sarà tra 15 giorni inizierà la sua protesta civile e non violenta e noi della Rete L’ABUSO non possiamo non essere tutti con lui.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO

  • Le mamme smascherano il prete accusato di abusi

    Le mamme smascherano il prete accusato di abusi

    Da Napoli a Pavia sotto falso nome: “è uno scandalo fa catechismo”. E lui scappa

    Ferruccio Sansa

    “È stato il vescovo ausiliario di Napoli a chiederci di ospitare quel sacerdote. Ma non ci ha detto che era accusato di pedofilia. Ha detto solo che aveva un esaurimento nervoso. Per di più quel prete aveva un nome falso”. Don Simone Baggio, parroco di Montù Beccaria (Pavia), giura che non sapeva nulla. E non sapevano niente nemmeno decine di parrocchiani che hanno affidato i loro figli per il catechismo a un sacerdote accusato di abusi sessuali.

    Una vicenda che fa tremare la diocesi di Napoli da cui proviene don Silverio Mura che copriva la sua vera identità con il nome di Saverio Aversano (cognome della madre).

    Tutto comincia il 7 marzo quando Le Iene trasmettono un servizio sulle accuse a don Silverio. E in paese qualcuno strabuzza gli occhi: “Ma quello è don Saverio, il sacerdote ausiliario che dal 2016 è ospite in parrocchia”. Finalmente la notizia arriva ai genitori dei bambini: “Siamo rimasti di sasso. Tutti i sabati noi affidavamo i nostri figli di otto anni a quel prete. Stava da solo a insegnare catechismo nella canonica di San Michele Arcangelo”, cerca di trattenere la rabbia Simona Cremonesi che con le altre mamme ha creato un gruppo. Tutte insieme hanno cercato don Silverio: “Siamo andate in parrocchia, ma lui era sparito con la sua Punto scura. È scappato, poche ore dopo essere stato nelle nostre case a benedire. Il farmacista dice che la sera prima ha fatto incetta di medicinali”.

    Chissà dov’è finito, forse in Sardegna, forse a Milano. “Gli ho detto che non poteva più stare qui. Lui mi ha risposto che era distrutto, che quelle accuse erano false. Ma qui non poteva stare”, racconta don Simone. La voce spezzata, per la disperazione e la rabbia: “Nessuno ci ha detto niente. E neanche i miei superiori sapevano. Perché la richiesta di ospitarlo veniva dal vescovo vicario di Napoli. E lui ha parlato solo di depressione, ci ha chiesto di ospitare quel prete che avrebbe potuto darmi una mano”. Addirittura la posta era indirizzata a don Saverio Aversano, il nome falso.

    Fu il Fatto a svelare la storia di Diego E. (il nome è di fantasia), una guardia giurata napoletana oggi quarantenne. Nessuno smentì le sue parole. “Era il 2010 – racconta Diego – un giorno all’improvviso fui preso da un crisi di panico. E dentro di me si riaprì una voragine: rividi gli abusi che avevo subìto dall’insegnante di religione quando avevo 13 anni. E io sono solo una delle vittime, ce ne sono almeno altre dieci”. Diego, che nel frattempo si è fatto una famiglia, decise di denunciare: “Un giorno alla mia porta si presentarono delle persone. Dissero di venire per conto del cardinale Crescenzio Sepe. Mi offrirono una busta bianca, dentro c’erano 250 euro”. Ma Diego è andato avanti: “Non è solo il male che hanno fatto al mio corpo. È il dolore perché la denuncia che ho presentato non è andata avanti per la prescrizione. È l’umiliazione di essere trattato come un pezzente”.

    Diego ha scritto al Papa e dalla Segreteria di Stato è arrivata una lettera firmata dall’arcivescovo Angelo Becciu: “Ella ha confidato al Santo Padre una particolare situazione… Sua Santità la ringrazia e invoca su di lei la protezione della Vergine Maria… Quanto è stato da lei comunicato è stato portato all’attenzione del dicastero competente”. Don Silverio non è mai stato processato perché i fatti – se fossero dimostrati – sono prescritti. Ma nei mesi scorsi Papa Francesco ha detto che per il Vaticano il caso è ancora aperto. “Intanto, si diceva, don Silverio era in un convento. Invece era in una parrocchia e diceva messa. Per di più sotto falso nome.

    Questo getta delle ombre pesantissime sulla Curia di Napoli e mette in discussione la volontà del Vaticano di combattere la pedofilia”, commenta Francesco Zanardi che con la rete L’Abuso è stato il primo a seguire il caso. Oggi Diego aspetta ancora risposte, mentre la sua vita è devastata: “Ho avuto delle crisi nervose, mi hanno tolto il porto d’armi che per una guardia giurata è tutto. Ogni volta che andavo in Curia loro chiamavano la polizia”. Ma attende risposte anche la gente di Montù: “Il primo contatto dei nostri bambini con la Chiesa è stato un prete accusato di pedofilia. Abbiamo perso la fiducia. Ora devono dimostrarci che possiamo credere in loro”. Ed è rimasto solo anche don Simone, il parroco: “I miei fedeli sono in crisi. E li capisco. Anch’io sono in una crisi profondissima”.

    Da Il Fatto Quotidiano del 22-3-18

  • Incredibile ma vero, don Saverio Aversano è don Silverio Mura, il prete accusato di abusi a Napoli e protetto dal cardinale Sepe.

    Incredibile ma vero, don Saverio Aversano è don Silverio Mura, il prete accusato di abusi a Napoli e protetto dal cardinale Sepe.

    La storia di don Silverio diventa di dominio pubblico nel 2012 quando la sua presunta vittima, Diego Esposito, stanco delle sue denunce alla diocesi rimaste inascoltate, disperato ed in cerca di risposte si rivolge alla Rete L’ABUSO.

    Circa 2 giorni dopo rintracciammo il sacerdote, con grande stupore di Diego scopriamo che insegna ancora religione come quando adescò lui. Lavora a poco più di un chilometro dalla sua abitazione, presso l’Istituto alberghiero C. Russo di Cicciano (NA), anno 2012 – 2013.

    Pochi giorni dopo scompare dall’istituto e anche dal palinsesto degli orari grazie al quale eravamo riusciti a rintracciarlo.

    Si perdono temporaneamente le tracce ma l’anno scolastico successivo 2013 – 2014, questa volta grazie alla segnalazione di alcuni studenti che avevano visto le foto segnaletiche che l’associazione aveva diffuso, lo troviamo sempre come docente di religione, questa volta presso una scuola media di Napoli.

    Da quì in poi interromperà l’insegnamento e di lui perderemo le tracce sino al novembre 2016 quando viene segnalato presso una comunità per sacerdoti con problemi in provincia di Perugia. I motivi di quella sua interruzione dell’insegnamento e il suo trasferimento a Perugia, dalla segnalazione sembrerebbero non essere dovuti alle accuse di pedofilia, ma bensì a problematiche legate all’anziana madre che accudirà fino alla morte che risale a poco più di un anno fa, proprio in concomitanza con il suo incarico a  Montù Beccaria dove scopriremo essere diventato don Saverio Aversano (cognome della madre).

    Non si sa se ridere o se piangere, certo è imbarazzante, secondo alcuni giornali la Santa sede avrebbe riaperto il caso e questo sarebbe avvenuto all’insaputa della vittima e circa un mese prima che si scoprisse che invece era nascosto sotto falso nome a Montù Beccaria, dove continuava a stare a stretto contatto con minori e da dove per l’ennesima volta scomparirà, ancora protetto dai suoi superiori e dalla tolleranza di papa Francesco.

     Redazione

  • La rabbia delle mamme contro il prete accusato di abusi sessuali

    La rabbia delle mamme contro il prete accusato di abusi sessuali

    «Ha lasciato il paese dopo la benedizione delle case. Incontreremo il vescovo»

    MONTÙ. «Non ci fermeremo fino a quando quell’individuo non sarà processato». Le mamme di Montù Beccaria non si danno pace dopo aver scoperto che don Saverio Aversano, l’aiuto pastorale che era arrivato in paese nell’ottobre 2016 (probabilmente subito dopo la scomparsa della madre), mandato dalla diocesi di Nola, non era altri che don Silverio Mura, accusato di abusi sessuali e al centro di una nuova inchiesta del Vaticano.

    Erano pronte anche a fermarlo fisicamente venerdì scorso, impedendogli di lasciare Montù, ma giovedì il sacerdote aveva già lasciato le colline oltrepadane a bordo della sua auto, una Fiat Punto nera, verso un’altra destinazione, al momento ancora ignota (si parla di un viaggio in traghetto verso la Sardegna). Questo, però, non ha impedito al gruppo di mamme di continuare ad indagare per capire chi sapeva della vera identità di don Silverio e non ha detto nulla, lasciando che rimanesse a Montù a fare catechismo a 40 bambini dagli 8 ai 12 anni, a celebrare messa e a benedire le case nelle frazioni.

    «Siamo molto determinate perché vogliamo che questa persona salti fuori, dovunque sia – attacca Simona Cremonesi, portavoce del gruppo di mamme -. La Chiesa deve tornare a guadagnarsi la nostra fiducia. Se anche questa storia sarà insabbiata, infatti, si continuerà a fare di tutta l’erba un fascio». Le mamme sono riuscite a ricostruire gli ultimi giorni di don Silverio/Saverio a Montù Beccaria: «Il 7 marzo è andato in onda il servizio de “Le Iene” che però nessuna di noi aveva visto – spiega Cremonesi -. La voce è iniziata a girare nel fine settimana perché qualcuno lo aveva riconosciuto dalla foto. Le rappresentanti di classe si sono allarmate e così abbiamo iniziato ad indagare. Poi mercoledì scorso è stato visto benedire le case in frazione Costamontefedele e giovedì se ne andato: ci è sfuggito, volevamo fermarlo».

    Il gruppo, però, non si è perso d’animo e ha subito chiamato in causa il parroco, padre Simone Baggio, che domenica, durante la messa, ha chiarito la sua posizione, ribadendo di non aver mai saputo nulla del passato di don Mura. «Noi crediamo assolutamente a padre Simone, che è stato molto collaborativo, ma adesso vogliamo sapere tutta la verità – aggiungono – Abbiamo anche chiesto un incontro con il vescovo di Tortona che ci ha assicurato che verrà a Montù Beccaria a parlare con tutte noi».

    Il paese è ancora scosso da questa vicenda e da più parti si chiede che venga chiarito ogni aspetto, soprattutto da parte delle alte sfere ecclesiastiche, a partire dal vescovo di Nola, che ha dichiarato pubblicamente che don Silverio era in un convento, non a contatto con il pubblico, quando invece da un anno era a Montù. «Facciamo tutto questo perché non si dica che il nostro paese è omertoso – concludono le mamme -. Da quel giorno non abbiamo più pace e non ce la facciamo a dormire la notte sapendo che è stato con i nostri figli e potrebbe stare con altri bambini».

    Oliviero Maggi

  • Prete accusato, a Montù con un altro nome

    Prete accusato, a Montù con un altro nome

    Si faceva chiamare don Saverio. Un nome non molto diverso da quello reale, Silverio, ma comunque falso. È l’ultimo atto della vicenda a tinte fosche che fatto visto balzare il piccolo comune di Montù Beccaria agli onori delle cronache nazionali dopo il servizio della trasmissione Le iene in cui venivano intervistate due presunte vittime di don Silverio Mura, il sacerdote napoletano accusato di abusi sessuali ai danni di diversi adolescenti trasferito lo scorso anno in gran segreto proprio nella parrocchia di Montù, in una sorta di esilio tra i vigneti per sfuggire al clamore mediatico.

    Diversi residenti, tra cui anche i genitori di bambini a cui il prete napoletano accusato di pedofilia ha fatto catechismo negli ultimi mesi, assicurano che al suo arrivo, l’anno scorso, era stato presentato come don Saverio e che tutti, compreso il parroco don Simone Baggio, erano all’oscuro dei trascorsi di don Silverio e delle pesantissime accuse a lui rivolte.

    Accuse talmente pesanti e così ben descritte dai suoi accusatori intervistati dalle Iene, che hanno convinto papa Francesco a far riaprire il caso, archiviato un paio d’anni da dalla commissione d’inchiesta interna al Vaticano. Ma la vicenda che sta tenendo banco sulle colline dell’Oltrepo orientale e ha fatto venire la pelle d’oca a tanti genitori ignari che avevano affidato ai suoi insegnamenti i propri figli, sta diventando un giallo. Perché il prete accusato di pedofilia, dopo il servizio delle Iene, ha lasciato Montù senza preavviso per raggiungere una destinazione al momento ignota.

    Alcuni dicono che si trovi a Milano, altri in Sicilia o che si rientrato nel napoletano, da qualche parte. E intanto, le reti anti abuso si mobilitano, puntando il dito contro la decisione dei superiori di don Silverio che l’hanno rimesso a contatto con gli adolescenti, solo spostandolo a quasi mille cilometri da casa.

  • «Non sapevamo delle accuse di pedofilia»

    «Non sapevamo delle accuse di pedofilia»

    MONTU’ BECCARIA. Anche il parroco ha fatto un cenno alla questione, ieri mattina, al termine della messa domenicale, ribadendo di non sapere nulla del passato di don Mura fino al servizio delle Iene e di essersi subito mosso per risolvere un caso che rischiava di diventare spinoso. La comunità di Montù Beccaria è scossa dal caso di don Silverio Mura, che se ne è andato dal paese oltrepadano nei giorni scorsi. Il sacerdote di Ponticelli (Napoli) era a Montù da circa un anno. E’ coinvolto in un presunto caso di pedofilia, su cui di recente, per volere di papa Francesco, è stata riaperta l’inchiesta, chiusa due anni fa. Don Silverio, nel frattempo, aveva fatto perdere le sue tracce e la diocesi di Nola aveva dichiarato ufficialmente che si trovava chiuso in un convento senza contatti con il pubblico.

    In realtà negli ultimi dodici mesi era sulle colline dell’Oltrepo, ospite della Congregazione dei missionari della Divina Redenzione, di cui fa parte il parroco di Montù, padre Simone Baggio. Il parroco si sarebbe messo in contatto con la diocesi di Nola, chiedendo un aiuto pastorale per la Congregazione, e così è stato mandato don Silverio. Ma sia il Comune che la parrocchia giurano di non essere mai stati a conoscenza del passato del sacerdote, anche se, appunto, al momento, non ci sono conferme ufficiali delle accuse a lui rivolte. Il caso è tornato alla luce la scorsa settimana, quando è andato in onda un servizio de “Le Iene” in cui è stato intervistato il 40enne che accusa don Silverio di aver abusato di lui quando aveva tredici anni. E’ stato solo allora che in paese molti hanno riconosciuto nell’accusato il sacerdote che da un anno incontravano ogni giorno al bar e in parrocchia. Ed è subito scoppiata la polemica, tanto che il sindaco Amedeo Quaroni, che era fuori sede, è dovuto rientrare in paese e a Montù è arrivato padre Egidio Pittiglio, parroco fino al 2014 e ora Superiore della Congregazione, che ha sedi a Visciano, Nola e anche in Veneto. Il sindaco cerca di abbassare i toni: «Io non sapevo nulla e nemmeno il nostro parroco era a conoscenza di questa situazione – commenta Quaroni -. Tra l’altro, quando ho chiesto informazioni sul caso, il sacerdote era già stato allontanato. Chiedo a tutti di usare la massima prudenza». A Montù nessuno ha mai espresso lamentele sul comportamento del sacerdote.

    La versione è stata confermata anche dal parroco, che ieri mattina, al termine della messa, ha ribadito di non sapere nulla del passato di don Silverio e di essersi subito mosso per risolvere un caso che rischiava di diventare spinoso. Tanto che, nel giro di qualche giorno, don Silverio ha lasciato Montù Beccaria per un’altra destinazione. I montuesi, però, non nascondono il loro disappunto per la presenza del sacerdote nella loro comunità: «Quando abbiamo visto il video siamo rimasti scioccati anche perché, per qualche tempo, don Silverio ha fatto anche catechismo ai nostri bambini – afferma un residente -. Bisogna dire che si è sempre comportato bene, ma è vergognoso che il vescovo di Nola dica che era in convento, quando invece era a Montù».

    Oliviero Maggi

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2018/03/19/news/non-sapevamo-delle-accuse-di-pedofilia-1.16612595

  • Riaperto il caso pedofilia, don Mura scompare da Montù Beccaria

    Riaperto il caso pedofilia, don Mura scompare da Montù Beccaria

    MONTÙ BECCARIA. Era a Montù Beccaria da circa un anno e se ne è andato solo nei giorni scorsi, don Silverio Mura, il sacerdote di Ponticelli, in provincia di Napoli, accusato di pedofilia. Di recente è stata riaperta l’inchiesta su di lui che era stata chiusa due anni fa per volere di Papa Francesco. Don Silverio, nel frattempo, aveva fatto perdere le sue tracce e la Diocesi di Nola aveva dichiarato ufficialmente che si trovava chiuso in un convento senza contatti con il pubblico.

    In realtà negli ultimi dodici mesi è stato sulle colline dell’Oltrepo Pavese, ospite della Congregazione dei missionari della Divina Redenzione di cui fa parte il parroco di Montù Beccaria, padre Simone Baggio. Il parroco si sarebbe messo in contatto con la Diocesi di Nola, chiedendo un aiuto pastorale per la Congregazione, e così è stato mandato don Silverio.

    Ma sia il Comune che la parrocchia giurano di non essere mai stati a conoscenza del suo passato, anche se, appunto, al momento, non ci sono conferme ufficiali delle accuse a lui rivolte. Il caso è tornato alla luce la scorsa settimana, quando è andato in onda un servizio de “Le Iene” in cui è stato intervistato Diego Esposito, l’uomo che accusa don Silverio di aver abusato di lui quando aveva tredici anni.

    È stato solo allora che in paese molti hanno riconosciuto nell’accusato il sacerdote che da un anno incontravano ogni giorno al bar e in parrocchia.

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2018/03/18/news/riaperto-il-caso-pedofilia-don-nura-scompare-da-montu-beccaria-1.16606463

  • La Fake News del papa che riapre il caso di don Silverio Mura. Faceva invece il prete nel pavese. Da due giorni scomparso anche da li.

    La Fake News del papa che riapre il caso di don Silverio Mura. Faceva invece il prete nel pavese. Da due giorni scomparso anche da li.

    Altro duro colpo alla credibilità di papa Francesco, e a quella che la stampa ha battezzato come la campagna “tolleranza zero” contro i preti pedofili: una campagna da noi della Rete LABUSO ribattezzata, non per pregiudizio, ma per l’indiscutibilità dei dati alla mano che la contraddicono, la campagna di “tolleranza” per gli abusatori e “zero” per le vittime.

    Lo scorso 17 febbraio, a pochi giorni dall’interruzione dello sciopero della fame di Diego Esposito che con la sua protesta civile, non violenta e inascoltata da papa Francesco, chiedeva verità e giustizia per i presunti abusi subìti dal sacerdote Silverio Mura, alcuni quotidiani e l’agenzia ANSA, davano notizia, confermata anche dal direttore della sala stampa vaticana Greg Burke, che papa Francesco avesse riaperto – dopo il primo insabbiamento dell’indagine da parte della diocesi guidata dal cardinale Sepe – il caso di Diego Esposito.

    La Rete LABUSO, di cui Diego Esposito fa parte, smentì immediatamente la fake news vaticana sottolineando che, non solo la presunta vittima, ma neppure il suo avvocato e la stessa associazione, non avevano alcuna notizia a riguardo.

    Ammodernando un pò il termine, quando si dice che le fake news hanno le gambe corte, arriviamo a pochi giorni fa, il 7 marzo 2018 quando un servizio de Le Iene propone proprio il caso del nostro associato, Diego Esposito.

    È proprio in quel servizio che il sindaco di Montù Beccaria (Pavia) – Amedeo Quaroni – riconosce il prete accusato nella trasmissione: esercita e vive in paese, fa ancora il catechista ed è ancora a contatto con minori, come trent’anni fa quando adescò Diego. Proprio vero, il lupo perde il pelo ma non il vizio, mi riferisco al catechismo, naturalmente.

    Il trasferimento di don Silverio Mura a Montù Beccaria avviene all’incirca un anno fa, presumiamo dopo la morte della madre che, fino ad allora, don Silverio aveva accudito e che da tempo limitava notevolmente la libertà di movimento del sacerdote.

    Certo che la chiesa non si è fatta scrupoli, altro che indagine canonica, altro che prevenzione, dopo il funerale della madre lo ha rimesso subito in pista e, cosa c’è di meglio che un bel paesino di poche anime nel pavese, a 800 km di distanza da Napoli.

    Inutile dire che quando il sindaco di Montù Beccaria ha cercato di avere notizie, don Silverio aveva già preso il volo.

    Sarà andato a fare il processo canonico ?

  • Montù Beccaria, accuse di pedofilia e il don sparisce

    Montù Beccaria, accuse di pedofilia e il don sparisce

    Montò Beccaria (Pavia), 18 marzo 2018 – Scomparso da alcuni giorni, probabilmente tornato in provincia di Napoli. Si tratta di don Silverio Mura, prete napoletano, fino al 7 marzo in servizio alla parrocchia di Montù Beccaria, al centro di un presunto caso di pedofilia, riemerso nei giorni scorsi dopo che il Vaticano ha deciso di riaprire un’inchiesta che era stata chiusa solo due anni fa.

    Una brutta pagina, se confermata, di abusi avvenuti a Ponticelli, in provincia di Napoli, ben 27 anni fa. Il primo episodio, essendo stato denunciato solo nel 2010, è caduto in prescrizione, ma dopo l’inchiesta delle Iene sono emersi altri due possibili casi di violenze. La presunta prima vittima che, oggi, ha 40 anni (e ne aveva 13 quando avrebbe subìto gli abusi) ha scritto anche al Papa ed avrebbe avviato una causa per un sostanzioso risarcimento.

    Ma come è arrivato in Oltrepo Pavese don Silverio, dove esercitava diverse funzioni compresa quella di catechista? È successo poco più di un anno fa. A Montù Beccaria da una decina di anni c’è una comunità parrocchiale che comprende altri Comuni collinari ed è retta dalla Congregazione dei missionari della Divina Redenzione che ha sede a Visciano, nel Napoletano, a Nola ed anche in Veneto. L’attuale Superiore Generale della Congregazione, padre Egidio Pittiglio, fino al 2014 è stato il parroco di Montù ed ora la stessa funzione è esercitata da padre Simone Baggio. La Congregazione avrebbe chiesto alla Diocesi di Nola un aiuto per la comunità montuese e qui è stato spedito don Silverio.

    «Nessuno sapeva nulla del suo passato e quando sono stato informato della trasmissione delle Iene – dichiara il sindaco Amedeo Quaroni – mi sono premurato subito di avere notizie, ma don Silverio aveva già lasciato il paese. Posso dire che qui si è sempre comportato bene, forse un po’ riservato ma a Natale aveva partecipato al pranzo degli anziani. Alcune mamme dopo il servizio televisivo hanno chiesto informazioni sul suo conto, ma non c’è stata alcuna lamentela o segnalazione particolare».

    Insomma, una parentesi forse casuale di clamore mediatico. Don Silverio Mura dopo che nel 2010 era esploso il caso era stato spostato da Ponticelli a Pollena, altra parrocchia del Napoletano, poi aveva continuato nell’insegnamento all’Istituto Alberghiero «Russo» di Cicciano almeno fino al 2013. L’attività di insegnante sarebbe cessata del tutto nel 2015. Forse con il suo trasferimento a 800 chilometri di distanza, fra i vigneti dell’Oltrepo, si sperava di spegnere le polemiche e l’attenzione dell’opinione pubblica. Non a caso, a «Chi l’ha visto?», il Vescovo di Nola aveva dichiarato: «È in convento, senza contatti con il pubblico».