Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • A Papa Francesco: Lettera aperta di Diego Esposito in sciopero della fame da 6 giorni

    A Papa Francesco: Lettera aperta di Diego Esposito in sciopero della fame da 6 giorni

    Pubblichiamo la lettera aperta del nostro associato Diego Esposito in sciopero della fame dal 28 gennaio

    Carissimo papa Francesco,
    Ti scrivo come un figlio bisognoso della difesa da parte del proprio padre e non come un estraneo, perché io so che tu sei il papà delle nostre anime.

    Oramai sono al sesto giorno dello sciopero della fame e, credimi, che la fame che mi attanaglia non è nulla in confronto alla sofferenza che sto provando per questo vostro silenzio.

    Solo tu puoi salvarmi e ridonarmi dignità.

    So che ho sbagliato parecchie volte comportandomi in maniera troppo impulsiva ed esagerata, ma, capiscimi ti prego se puoi, che ogni mia azione era dettata solo ed esclusivamente dal dispiacere che provavo nei confronti di questa indifferenza che la Curia ha sempre manifestato nei confronti del mio caso.

    Sono solo una povera vittima che chiede una mano da parte tua.

    Ho sempre vissuto in rispetto dei valori cristiani cattolici, ho creato una famiglia splendida che mi sta vicino in questo momento difficile e si sta preoccupando della mia salute. Ho tre figli, uno più splendido dell’altro e una moglie amorevole.

    Per quanto possa sembrare assurdo, siamo una famiglia cristiana credente e siamo sicuri che tu ci darai giustizia e non mi farai morire, perché io so che un padre non permette che un suo figlio muoia.

    Voglio spiegarti con questa lettera semplicemente il motivo del mio sciopero della fame.

    Qualche giorno fa tu sei venuto per incontrare il Cardnale Crescenzio Sepe ed io, ingenuamente, speravo che fossi giunto per darmi giustizia, per preoccuparti di me.
    Invece, con mio dispiacere, hai confermato il suo mandato per altri due anni, congratulandoti oltretutto con lui per il suo operato di questi anni.

    Ti parlo sinceramente, ci sono rimasto malissimo, non capisco le motivazioni della tua decisione e vorrei solo una risposta da parte tua.

    Sono passato per un pazzo, per uno scemo, per uno cattivo. Ma io non sono altro che una povera vittima di una persona malata e, non vorrei mai pensare di essere invece una vittima di un intero sistema malato in cui io però continuo a credere.

    Se perdo io, perdono tutte le vittime di abusi sessuali non solo colpite dai preti, ma anche da qualsiasi altra persona.

    Sono un figlio che vuole solo essere difeso dal suo papà.
    Solo tu puoi salvare la mia vita.

    Ti prego aiutami Diego Esposito vittima del prete pedofilo Don Silverio Mura

  • Vittima di un prete pedofilo: ‘Il Papa conferma Sepe? E io inizio lo sciopero della fame’

    Vittima di un prete pedofilo: ‘Il Papa conferma Sepe? E io inizio lo sciopero della fame’

    Diego Esposito, abusato quando aveva 13 anni, non riesce ad avere giustizia dalla Chiesa: “Se mai mi dovesse accadere qualcosa la colpa questa volta sarà solo e esclusivamente del papa Francesco, che premia i cardinali protettori dei preti pedofili invece di dare ascolto a noi vittime.”.

    Non si placano le polemiche dopo la decisione di papa Francesco di concedere “almeno altri due anni” di proroga al cardinale Crescenzio Sepe alla guida dell’arcidiocesi di Napoli. Il ministero di Sepe sarebbe dovuto scadere il prossimo 2 giugno, al compimento dei 75 anni di età, ma il pontefice, che nella Chiesa è un monarca assoluto, ha il potere di prorogare questo termine. Diego Esposito, nome di fantasia che lui stesso si è dato, 41 anni, sposato e con tre figli, ha deciso di entrare in sciopero della fama per protestare contro questa scelta del Papa. Esposito, infatti, accusa da anni Sepe di aver coperto un presunto prete pedofilo, don Silverio Mura, che avrebbe abusato di lui e di molti altri quando erano solo ragazzini. Diego ha scritto una e-mail al segretario del Papa per annunciargli che è disposto anche a lasciarsi morire se Sepe non sarà rimosso. “Il Papa conferma il cardinale Sepe per altri due anni dandogli fiducia. – scrive Esposito – Con questo traggo la conclusione che un cardinale che ha protetto un prete pedofilo, don Silverio Mura, viene premiato. Ora pero voglio mettere fine a tutto ciò: sono stanco e offeso da tutto e da tutti nella Chiesa. Inizierò nuovamente lo sciopero della fame fino alla fine se ne sarà necessario e questa volta non terrò in considerazione nessuna telefonata, ma solo fatti scritti e concreti. Se mai mi dovesse accadere qualcosa la colpa questa volta sarà solo e esclusivamente del papa Francesco che premia i cardinali protettori dei preti pedofili invece di dare ascolto a noi vittime.”

    Eppure un anno fa Diego ebbe rassicurazioni da monsignor Angelo Becciu, sottosegretario per gli Affari Generali della Santa Sede, il quale, a nome di papa Francesco garantì che “che sarebbe intervenuto personalmente sulla Congregazione della dottrina della fede e sulla Curia di Napoli, sollecitando una rapida chiusura dell’inchiesta aperta due anni fa a carico di don Silverio Mura.” Non risulta che Becciu sia mai intervenuto sulla vicenda in modo fattivo, mentre il cardinale Sepe è stato premiato con la proroga nell’incarico. Diego aveva tredici anni quando subì la sua prima violenza. Nel 2010 denunciò don Silverio, mentre il procedimento aperto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, l’unico organismo che ha il potere di ridurre allo stato laicale un sacerdote che si sia macchiato di reati gravi come la pedofilia, è stato chiuso nel 2016 per mancanza di prove. Nel 2015 Diego era stato convocato in Curia per essere sottoposto ad una perizia psichiatrica, ma gli era stata negata possibilità di farsi accompagnare un medico di sua fiducia, dunque non se ne fece nulla. Per la giustizia italiana, invece, i reati sono da tempo prescritti. Due giorni fa, il Papa, incontrando Sepe, non avrebbe fatto cenno al caso. Anzi, recita il comunicato della Curia partenopea, il pontefice “con parole affettuose e di apprezzamento del lavoro svolto in questi anni dal Cardinale Sepe lo ha invitato a continuare “almeno per altri due anni”, confermandogli, quindi, la propria fiducia e rinnovandogli il mandato pastorale.” Parole che hanno offeso ed indignato Diego il quale promette di lasciarsi morire se il Papa non risponderà al suo appello.

    https://napoli.fanpage.it/vittima-di-un-prete-pedofilo-il-papa-conferma-sepe-e-io-inizio-sciopero-della-fame/

     

  • Sepe supera l’ostacolo pedofilia, il Papa lo conferma all’Arcidiocesi di Napoli.

    Sepe supera l’ostacolo pedofilia, il Papa lo conferma all’Arcidiocesi di Napoli.

    Il cardinale avrebbe dovuto lasciare la diocesi a giugno, al compimento dei 75 anni. Papa Francesco, invece, gli ha chiesto di rimanere a Napoli “almeno altri due anni”.

    La decisione di papa Francesco è arrivata un po’ a sorpresa: il cardinale Crescenzio Sepe otterrà una proroga e potrà restare arcivescovo di Napoli per “almeno altri due anni”. La notizia è stata fatta trapelare dallo stesso Sepe, mentre in Vaticano come nel capoluogo partenopeo ci si preparava già alla sua successione ed era pure partito il totosostituto. Invece no: l’inscalfibile Sepe non si muoverà da Napoli nonostante il prossimo 2 giugno compirà i 75 anni, età che prevede le dimissioni obbligatorie dall’incarico.

    Papa Francesco ha lasciato tutti, ancora una volta, carichi di meraviglia. Durante un colloquio riservato, ha chiesto a Sepe di restare al suo posto. Il prelato napoletano, che mirava proprio a questo, rimasto molto soddisfatto. Nei giorni precedenti erano circolate voci che volevano la messa in pensione di Sepe come cosa praticamente scontata. Su di lui grava, tra l’altro, l’accusa di aver coperto almeno un sacerdote pedofilo. Un’accusa mai provata e al quale Francesco ha fatto capire di non credere affatto. Così, Sepe non si muoverà da largo Donnaregina almeno fino al 2020, con buona pace di tutti i suoi amici, a Roma e a Napoli.
    Sepe è figura da tempo “chiacchierata”. Noto per le sue omelie al limite del bizzarro e per la sua presenza a tutti i più importanti party cittadini, è entrato nel cuore della gente per il suo stile semplice e diretto. Tuttavia, nel corso della sua carriera ecclesiastica ha affrontato diversi scandali, l’ultimo dei quali è proprio quello legato alla presunta copertura di don Silverio Mura. Grande organizzatore del Giubileo del 2000, Giovanni Paolo II lo premiò creandolo cardinale e dandogli la guida della potente e ricchissima Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. La sua gestione della Congregazione spinse Benedetto XVI ad allontanarlo da Roma, spedendolo alla guida dell’arcidiocesi partenopea.
    Nel 2010 Sepe fu iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Perugia per aver concesso all’ex ministro dei trasporti Pietro Lunari alcuni appartamenti di proprietà della Congregazione a prezzo di favore in cambio di alcuni lavori al lussuoso palazzo della Congregazione stessa in piazza di Spagna a Roma. Nel 2001 Sepe nominò il dirigente pubblico Angelo Balducci, gentiluomo di Sua Santità, consultore della Congregazione: diverse inchieste giudiziarie hanno svelato intrecci di potere tra il burocrate ed il cardinale. Nel 2014 l’ex sottosegretario all’economia Nicola Cosentino, arrestato per aver favorito la camorra casertana, svelò di aver assunto due nipoti del cardinale su richiesta dello stesso Sepe.

    http://napoli.fanpage.it/

  • Pedofilia, Sepe + 4 in aula il 22 gennaio

    Pedofilia, Sepe + 4 in aula il 22 gennaio

    IL 22 GENNAIO non sarà una giornata facile per l’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe. Comincia infatti al tribunale di Napoli, davanti al giudice della prima sezione civile Ulisse Forziati, il processo avviato da Diego Esposito (nome di fantasia) violentato dal 1989, quando aveva tredici anni, fino al 1992 da don Silverio Mura, un sacerdote che insegnava in una scuola di un quartiere napoletano periferico, Ponticelli.

    L’atto di citazione, redatto dall’avvocato Carlo Grezio che assiste Esposito e lavora per la ‘Rete L’Abuso’, l’associazione delle vittime dei preti pedofili presieduta da Francesco Zanardi, è stato notificato alla curia partenopea il 23 febbraio scorso e la prima udienza, fissata per il 6 giugno, era stata poi rinviata da Forziati per una notifica non corretta.

    Cinque le parti citate in giudizio da Esposito: oltre Silverio Mura, difeso dall’avvocato Augusto Imondi, ci sono Crescenzio Sepe, l’arcidiocesi di Napoli, il cui legale rappresentante è Martin Baron
    Sepe, il vescovo Lucio Lemmo, tutti assistiti dall’ex presidente dell’Ordine degli avvocati napoletani Francesco Caia, e il ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca perché l’approccio è avvenuto all’interno della scuola.

    Esposito acquista consapevolezza del suo trauma nel 2010 quando va in cura dallo psichiatra Alfonso Rossi e inizia la sua battaglia per far conoscere le violenze che ha subìto; di lui parlano tutti: nel 2013 è in prima pagina sul Washington Post, diretto da Martin Baron (‘Spotlight’) e nel febbraio del 2017 Repubblica gli dedica una pagina.

    Nell’ottobre del 2016 scrive una lettera a papa Francesco per denunciare “il cardinale Crescenzio Sepe per gravi negligenze nell’esercizio del proprio ufficio”. La decisione di scrivere al papa scaturisce dall’atteggiamento sprezzante tenuto negli anni dalla curia partenopea di fronte alle richieste di Esposito di essere ascoltato o di incontrare Sepe, atteggiamento culminato nel febbraio scorso in un comunicato ‘violento’ partito da largo Donnaregina in risposta alla pagina di Repubblica: in trentatré righe, in violazione clamorosa delle norme sulla privacy, il nome del ‘violentato’ viene ripetuto otto volte, una ogni quattro righe.

    Nell’udienza del 22 gennaio il giudice Forziati dovrebbe dare i termini per poter articolare i mezzi istruttori e tra questi l’indicazione dei testi da ascoltare. Finora un pilastro della linea della curia è stato il fatto che le accuse contro Silverio Mura arrivavano soltanto da Diego Esposito, una tesi che in giudizio sarà difficile mantenere dal momento che un altro ragazzo di Ponticelli, Giuseppe Scognamiglio (nome di fantasia), ha già raccontato in varie trasmissioni televisive, tra l’altro il 25 novembre scorso al programma di Federica Sciarelli ‘Chi l’ha visto’, ed è pronto a confermare in tribunale le violenze subite da Silverio Mura. E altre nove vittime del sacerdote, tuttora in tonaca, hanno già dato la disponibilità a venire in aula per testimoniare.

  • I fatti vostri – DIEGO ESPOSITO VITTIMA DON SILVERIO MURA

    I fatti vostri – DIEGO ESPOSITO VITTIMA DON SILVERIO MURA

    I fatti vostri – DIEGO ESPOSITO VITTIMA DON SILVERIO MURA

  • Diffamazione ai danni di Diego Esposito; la procura apre un fascicolo

    Diffamazione ai danni di Diego Esposito; la procura apre un fascicolo

    È stato convocato ieri dagli agenti della Polizia Postale di Napoli Diego Esposito il 41enne che il 9 marzo scorso aveva presentato formale querela per diffamazione contro la curia di Napoli.

    L’uomo che da anni invoca giustizia alla diocesi napoletana per i presunti abusi sessuali subiti da parte di don Silverio Mura quando era ragazzino, lo scorso febbraio era stato vittima di una grave violazione ai suoi danni, proprio per mano della Cancelleria Arcivescovile di Napoli la quale non si era fatta alcuno scrupolo nel divulgare un comunicato stampa a firma di padre Ortaglio nel quale a partire dal titolo compariva ben otto volte nome e cognome del nostro associato, rendendo così pubblica la sua identità e creando non pochi problemi alla famiglia dell’uomo.

    Nell’udienza di ieri gli inquirenti hanno ulteriormente circostanziato i fatti e durante alcune verifiche hanno potuto tristemente appurare che il comunicato oggetto della querela non è ancora stato rimosso dal sito della curia, un gesto che certamente non è stato colto di buon occhio.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • PEDOFILI E INSABBIATORI?….. CITIAMOLI TUTTI IN GIUDIZIO E COSTRINGIAMOLI A VIVERE NELLE AULE DEI TRIBUNALI INVECE CHE NELLE LORO CHIESE. DEVONO IMPARARE CHE LORO “SONO PRIMA DELLO STATO ITALIANO E POI DI DIO”.

    PEDOFILI E INSABBIATORI?….. CITIAMOLI TUTTI IN GIUDIZIO E COSTRINGIAMOLI A VIVERE NELLE AULE DEI TRIBUNALI INVECE CHE NELLE LORO CHIESE. DEVONO IMPARARE CHE LORO “SONO PRIMA DELLO STATO ITALIANO E POI DI DIO”.

    Diego Esposito e’ l’ennesima vittima di una Chiesa anacronistica soprattutto per gli obblighi di castita’ e di celibato imposti ai suoi appartenenti.
    Finalmente il Clero e’ costretto a fare i conti con l’evoluzione culturale ed economica di molti dei paesi in cui è presente ed esercita, anche se fortunatamente in modo marginale, la sua influenza e comincia a comprendere quanto sia solo nominale e non effettiva l’appartenenza alla organizzazione religiosa denominata “Chiesa cattolica apostolica romana”, da parte di persone battezzate in tenera età, e, quindi, quando erano prive di capacità di intendere e di volere, che nel resto della loro vita avranno solo da ridire e da ridere di quella organizzazione .

    La affrancazione delle Popolazioni dal timore reverenziale verso il clero, la costante e preziosissima attività dei media volta a svelare vizi, intrallazzi, abusi e perversioni di questi “uomini vestiti da donne” ( come li descriveva Mario Mariani), attività di informazione che ha avuto il merito di ridimensionare la figura e la credibilità dei ministri di dio, ha fatto emergere, attraverso le denunce di migliaia di vittime, uno dei fenomeni piu’ infami e riprovevoli legati alla vita di una parte del clero:la pedofilia.

    Molti professionisti esperti e titolati in campo medico, affermano che se il clero è composto da persone misogine, omofobe, obbligate alla castita’ e al celibato, tutte queste caratteristiche messe insieme possono generare i tipi di comportamenti aberranti denunciati oggi a livello mondiale.

    MA CIO’ CHE MAGGIORMENTE IRRITA E’ LA PROTEZIONE, ANCH’ESSA A LIVELLO MONDIALE, DI CUI GODONO QUESTI CRIMINALI.

    Malgrado l’impegno assunto da PAPA FRANCESCO assistiamo, sostanzialmente, ad una attività di insabbiamento dei casi di pedofilia nelle diocesi ed arcidiocesi e questo comportamento illegale ci impone degli interrogativi estremamente inquietanti :
    SE LA PEDOFILIA VIENE PROTETTA dalle autorità dello Stato Vaticano ( si pensi, inoltre, al caso delle dimissioni di Marie Collins dalla commissione per intralcio anche da parte della Congregazione per la dottrina della fede), significa che questo tipo di comportamento criminale non puo’ PIU’ essere impedito? (la copertura data ai pedofili e’ talmente sfacciata da aver costretto Papa Francesco ad emanare la lettera pastorale “Come una Madre amorevole”)
    FORSE è divenuto ormai talmente diffuso all’interno del clero da essere parte di quel sistema di potere?

    Sorge, cioe’, il ragionevole sospetto che la pedofilia per diffusione tra i membri del clero e per numero di casi sia ormai funzionale al potere dello Stato Vaticano ed indispensabile per l’esistenza stessa di quella particolare forma di stato ( nel senso che se si combattesse energicamente la pedofilia, come conseguenza immediata si dimetterebbero gran parte dei chierici la cui particolare natura li porta ad accettare castità e celibato e li vede convinti misogini, omofobi e , comunque, soggetti sessualmente immaturi).
    FORSE SI RISCHIA UNA EMORRAGIA DI PRETI IN CASO DI LOTTA SERIA, COSTANTE E DURATURA ALLA PEDOFILIA?

    A QUESTO PUNTO, NON POSSO FARE A MENO DI INVITARVI AD UNA RIFLESSIONE che lascero’ priva di conclusioni rimettendole, quindi, al lettore:
    Non dimentichiamo che lo stupro e’ sempre stato uno strumento di sottomissione dei popoli( LO ABBIAMO VISTO ANCHE NELLE RECENTI GUERRE CHE SONO STATE COMBATTUTE E SI COMBATTONO IN TUTTO IL MONDO).

    – Gia’ nella antica Roma si usava SODOMIZZARE I VINTI, e i romani erano talmente consapevoli dell’effetto devastante di tale trauma fisico e psichico, cioè del potere che aveva di sottomettere definitivamente e per generazioni coloro che erano stati vittime di quella pratica sessuale, che LA LEGGE ROMANA VIETAVA LA VIOENZA SESSUALE SUI GIOVANI, PERCHE’ SE UN GIOVANE ROMANO FOSSE STATO SOTTOMESSO CON LO STUPRO NON AVREBBE POTUTO SVOLGERE IL COMPITO A CUI ERA DESTINATO, OVVERO DOMINARE IL MONDO.

    Partendo da questa semplice rifessione, corroborata oggi anche dalle nozioni scientifiche che provengono dalla psichiatria e dalla psicologia, si puo’, ma spero ancora di essere contraddetto, forse trovare una chiave di lettura.

    ED IN EFFETTI CON DIEGO ESPOSITO assistiamo all’ennesimo caso in cui la denuncia alle autorità civili e penali è venuta direttamente DALLA VITTIMA E NON DAI VERTICI DEL CLERO O DALLE AUTORITA’ GIUDIZIARIE ECCLESIASTICHE, NONOSTANTE DA OLTRE SEI ANNI AVESSERO AVUTO PRECISE NOTIZIE E PROVE DEGLI ABUSI COMMESSI DAL SILVERIO MURA.

    Malgrado cio’ ABBIAMO UN OTTIMO MOTIVO PER CONTINUARE A LOTTARE, perchè questa crescente e coraggiosa tendenza alla denuncia da parte delle vittime, che vengono sempre piu’ sostenute e concretamente aiutate da MOLTE associazioni come LA “RETE L’ABUSO” DI FRANCESCO ZANARDI”, ci fa sperare in una rapida diffusione A LIVELLO NAZIONALE delle querele e delle azioni legali per giungere, nel giro di pochi anni, ad una definitiva E TOTALE condanna della chiesa cattolica con provvedimenti SEVERI che possano andare ben oltre la punizione dei singoli responsabili, visto e considerato che anche i preti non pedofili, che dovrebbero rappresentare la parte sana del clero, NON SOLO NON DENUNCIANO il fenomeno, pur essendone pienamente a conoscenza, MA ADDIRITTURA aiutano I PREDATORI sia col loro silenzio sia spostandoli e fornendo loro alloggi in varie regioni d’Italia e d’Europa sottraendoli alle indagini delle vittime e dell’autorità giudiziaria, MACCHIANDOSI, COSI’,ANCH’ESSI DI UN REATO, QUELLO CIOE’ DI FAVOREGGIAMENTO; reato che assume una connotazione odiosissima se si pensa che i trasferimenti dei preti pedofili consentono a questi ultimi di continuare a fare i predatori in istituti scolastici o altre strutture per l’infanzia e ,quindi, di continuare ad adescare e traumatizzare giovani vittime.
    Voglio sperare ancora che qualcuno possa contraddire questa mia semplice analisi basata sulla constatazione dei fatti, tuttavia ritengo che allo stato attuale della conoscenza del fenomeno ed in mancanza di una totale e trasparente collaborazione da parte del Vaticano, anche questa ipotesi sia legittima, e se dovesse risultare sgradita a qualche alto prelato, penso che gli potrò tranquillamente rispondere che “chi è causa del suo mal pianga se stesso!”
    ORMAI SOLO GLI STOLTI NON SI PONGONO QUESTE DOMANDE!
    Se la verità non viene dal Vaticano, allora invito tutti a prendere contatto con l’ ASSOCIAZIONE “RETE L’ABUSO” PER DENUNCIARE E CITARE IN GIUDIZIO I PREDATORI. NOI VI ASSISTEREMO DURANTE TUTTO IL CAMMINO VERSO LA VERITA’ E LA GIUSTIZIA e sono certo che anche i magistrati e i pubblici ministeri non vi abbandoneranno al vostro doloroso destino.

    Avv. Carlo GREZIO

    info@retelabuso.org 

  • NAPOLI; querelata la Curia Arcivescovile

    NAPOLI; querelata la Curia Arcivescovile

    Un periodo complicato per la chiesa napoletana, tra le scappatelle di alcuni preti, le indagini in corso e le perquisizioni arriva anche la querela di Diego Esposito, depositata ieri presso gli uffici dell’Autorità Giudiziaria di Napoli.

    L’uomo 41enne che da anni chiede giustizia alla diocesi napoletana per gli abusi sessuali subiti quando era ragazzino da parte di un sacerdote del luogo, don Silverio Mura, lo scorso febbraio era stato vittima di una grave violazione ai suo danni, per mano della Cancelleria Arcivescovile di Napoli che pur sapendo che l’uomo, non volendo svelare pubblicamente la sua identità si faceva chiamare Diego Esposito, non si è fatta alcuno scrupolo nel divulgare un comunicato stampa nel quale a partire dal titolo, a caratteri cubitali, compariva ben otto volte nome e cognome del nostro associato.

    Purtroppo anche diverse testate giornalistiche online, in barba alle disposizioni di legge e al codice deontologico, non si sono fatte problemi nel riportare pari pari quel comunicato.

    Inutile dire che in poche ore parenti, conoscenti e amici e ex colleghi di lavoro ai quali Diego Esposito non aveva mai voluto raccontare l’orrore che aveva subito da piccolo e che più volte sotto anonimato aveva raccontato alla stampa e alla TV, lo hanno immediatamente riconosciuto.

    In poche ore Diego è stato letteralmente preso d’assedio, non solo dai giornali ma anche da estranei e curiosi. Diego racconta nella querela “Il dolore, poi, è stato incontenibile quando ho dovuto affrontare anche la curiosità e le domande dei miei figli che, a loro volta, avevano dovuto affrontare quelle, inevitabilmente condite anche di qualche commento malizioso, dei loro compagni di scuola”.

    È un dato noto sotto il punto di vista giurisprudenziale che i dati di una vittima di reati sessuali, che ha quindi subito pesanti conseguenze, spesso permanenti e di carattere psicofisico, non possono essere diffusi. Questa ovvia cautela si impone al fine di evitare che alla sofferenza pregressa  si aggiunga quella di essere dato in pasto alla curiosità, spesso morbosa, dell’opinione pubblica.

    Così ieri Diego Esposito, accompagnato dai suoi avvocati, Gianfranco Iannone e Carlo Grezio che collaborano con la Rete L’ABUSO che da anni segue e supporta molte vittime in Italia, tra cui Diego Esposito, si sono recati presso gli uffici del palazzo di giustizia depositando formale querela.

    Nota dell’Ufficio di Presidenza

  • Qualche notizia sui tribunali ecclesiastici

    Qualche notizia sui tribunali ecclesiastici

    Mentre vanno avanti le indagini condotte dal pm Clelia Mancuso della sezione Fasce deboli della procura di Napoli sui festini gay organizzati nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone, con acquisizioni di documenti negli uffici delle curie di Napoli e Pozzuoli, gli avvocati che assistono Diego Esposito (nome di fantasia) stanno aprendo i fronti della giustizia penale e civile (con un’azione di risarcimento danni di oltre un milione di euro indirizzata anche nei confronti del cardinale Crescenzio Sepe e della curia di Napoli) per fare emergere la verità su quattro anni di violenze subite da Esposito quando era minorenne da don Silverio Mura, il suo insegnante di religione.
    Sulla questione della pedofilia dei sacerdoti, che vede impegnato a fondo papa Francesco, e in particolare sul ruolo che svolgono i tribunali ecclesiastici Iustitia pubblica un intervento di Francesco Zanardi presidente della Rete l’Abuso, l’associazione costituita nel 2009 dalle vittime dei preti pedolfili

    HO LETTO l’articolo sul cardinale di Napoli con il quale si sostiene che Crescenzio Sepe avrebbe ‘esaurito’ il suo mandato e sarebbe opportuno che si dimettesse. A integrazione di quanto scritto vorrei accendere i riflettori sui tribunali ecclesiastici che dovrebbero costituire un passaggio decisivo per la chiesa nella lotta alla pedofilia dei sacerdoti.
    Si chiamano tribunali, proprio come quelli civili, al loro interno si svolgono dei processi, proprio come nei tribunali civili, ma quello che non viene detto, forse per leggerezza o forse solamente per incompetenza, è che al di là dell’analogia del nome hanno ben poco a che fare con i tribunali civili che tutti conosciamo. Grazie ad alcuni dei nostri assistititi siamo riusciti ad avere prova di cosa accade durante quelli che la chiesa chiama processi canonici, durante i quali la vittima è costretta a presentarsi senza il proprio difensore di fiducia, mentre,

    paradossalmente, con il consenso della vittima è presente l’avvocato dell’imputato, come è accaduto ai giornalisti Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi.
    Durante questi processi, quando è presente la vittima,
    Crescenzio Sepe e Francesco Zanardi
    non lo è l’imputato e viceversa. Entrambi vengono sottoposti separatamente a un interrogatorio durante il quale vengono acquisite le varie informazioni che riguardano il caso specifico. La vittima non può portare testimoni a suo favore, può certamente citarli, ma sarà discrezione del tribunale sentirli e nei casi da noi documentati non è mai accaduto. Alla vittima non viene rilasciato nessun verbale e nessun documento nel quale emerga ciò che è stato verbalizzato durante la deposizione.
    Ma su quali basi si sviluppa il processo canonico? Esiste un punto cardine davvero importante che fa capire l’abissale differenza con i tribunali civili. Per la chiesa, l’abuso sessuale nei confronti di un minore, ‘non è un reato’ che vede la vittima la parte lesa, bensì ‘un’offesa morale a Dio’. Ne viene da sé che in quella sede, vittima e carnefice sono messi sullo stesso piano, sono entrambi peccatori, per questo le vittime vengono spesso snobbate se non ostracizzate dalla chiesa, perché sono viste come la parte che ha indotto il sacerdote in tentazione e non come la parte lesa.
    Esiste ancora un’altra differenza tra la vittima e il sacerdote, una differenza gerarchica, possiamo chiamarla cosi: il sacerdote in quanto uomo di chiesa è valutato a un livello superiore di quello della vittima, la quale invece è vista come un qualunque fedele, ovvero un peccatore, per giunta conclamato perché ha permesso al sacerdote di cadere in tentazione. È proprio per questo motivo che la chiesa soccorre con ‘amore paterno’ il pedofilo nascondendolo o mandandolo in quei centri impropriamente chiamati di recupero, nei quali, come si legge puntualmente in tutti i comunicati diocesani divulgati in queste occasioni, il sacerdote non viene curato per una devianza, ma viene rigenerato nella sua parte morale ‘sbagliata’, con la preghiera, il pentimento e l’isolamento. Per questi motivi la Rete l’Abuso, la fondazione costituita nel 2009 da un gruppo di vittime dei preti pedofili, sconsiglia ai propri assistiti di prestarsi ai processi canonici, almeno fino a quando sono in atto dei giudizi nei tribunali civili. Tuttavia non possiamo vietarlo ma è necessario essere molto attenti perché si rischia di arrivare in alcuni casi addirittura a perdere il processo.
    Il problema nasce dal fatto che durante le audizioni, che come detto prima avvengono in assenza del proprio avvocato di fiducia, ed in alcuni casi in presenza dell’avvocato del sacerdote, la vittima rievoca il racconto narrativo dell’accaduto dando così modo al sacerdote e alla chiesa di trovare punti deboli del racconto sui quali si potrà poi fare forza durante il processo civile. Alla vittima viene inoltre chiesta documentazione probatoria come ad esempio lettere, messaggi, sms, perizie mediche ed eventuali querele depositate, che spesso la vittima concede. Tutto ciò dà un vantaggio enorme al sacerdote e al proprio difensore mettendo la vittima in una situazione di netta inferiorità.
    In ogni caso la massima pena che i tribunali ecclesiastici possono infliggere a un sacerdote è la scomunica. Viene da sé che in questo caso il pedofilo che prima di mestiere faceva il prete, resta un pedofilo che continuerà ad abusare anche se non più in abito talare. Nei suoi confronti la chiesa non provvederà a denunciarlo alle autorità civili, a meno che non sia la vittima a farlo. Nei confronti della vittima non è previsto un risarcimento, anche perché per la chiesa la vittima è la causa che ha portato lo sventurato sacerdote in
    tentazione.
    Tuttavia in alcuni casi è avvenuto che la chiesa pagasse, ma non sotto forma di risarcimento alla vittima per il danno subito, ma come incentivo perche la vittima non denunci alle autorità civili. In
    Aldo Nuvola e Giovanni Trotta
    questi casi infatti la vittima deve firmare un accordo tra le parti che la obbligherà a mantenere il silenzio sulla vicenda.
    Anche nel caso che il processo si concludesse con la riduzione del sacerdote allo stato laicale, la denuncia viene sistematicamente omessa (vedi il caso di don Giovanni Trotta) in quanto qualora l’autorità giudiziaria accertasse le responsabilità del sacerdote potrebbe ravvisare anche le responsabilità omissive della chiesa costringendo anch’essa a un processo penale o a un risarcimento civile. È proprio per questo che tutto viene gestito dal clero nella massima segretezza, proprio per non incorrere in risarcimenti milionari che come accaduto negli Stati Uniti hanno portato al fallimento diverse diocesi.
    È comunque molto difficile che la chiesa riduca un prete pedofilo allo stato laicale a meno che non diventi un pericolo per l’immagine e soprattutto per le casse della chiesa. Troviamo infatti ancora preti come don Aldo Nuvola che prima di essere spretato è stato arrestato e condannato ben tre volte.
    In conclusione bisogna aspettare che terminino gli eventuali giudizi civili prima di prestarsi ad avviare un procedimento canonico, che molto probabilmente, dopo il processo civile, la chiesa non vorrà più fare in quanto l’obiettivo di nascondere la vicenda è ormai saltato.
    Francesco Zanardi,
    presidente della fondazione la Rete l’Abuso

  • Il cardinale Sepe ha esaurito il ‘mandato’

    Il cardinale Sepe ha esaurito il ‘mandato’

    SI INTENSIFICANO i venti di tempesta nel cielo della curia di Napoli.
    Con una serie di articoli prudenti e documentati i cronisti del Mattino hanno raccontato le vicende dei “festini gay” nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone e in un appartamento del centro storico organizzati dal parroco don Mario D’Orlando con la partecipazione di altri preti e di giovani le cui prestazioni sessuali venivano remunerate con poche decine di euro.
    L’elenco delle accuse è contenuto in un dossier anonimo inviato nei primi giorni di gennaio all’abitazione del vescovo ausiliare Lucio Lemmo, braccio destro del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe, ed è diventato improvvisamente d’attualità il 18 febbraio grazie a due pagine del Mattino, con richiamo in prima, firmate dalla cronista Maria Chiara Aulisio. Utilizzando una tecnica sperimentata, Sepe ha provato a ignorare la vicenda, poi il 21 febbraio, dopo quattro giorni di cannonate giornalistiche con corsivi tranchant (“Il

    Mario D’Orlando (*)
    silenzio che non aiuta”), è stato obbligato a prendere posizione annunciando di avere sospeso il parroco di Pizzofalcone. Da osservare che nella nota Sepe non fa il nome del sacerdote e non spiega perché l’ha sospeso; comunica soltanto che il caso è stato affidato al tribunale ecclesiastico e se ne dovrà occupare Erasmo Napolitano, vicario giudiziale del tribunale ecclesiastico regionale. Ma luce certamente maggiore arriverà dal lavoro della magistratura che ha aperto un’inchiesta per accertare l’eventuale coinvolgimento di minori nei festini organizzati da sacerdoti delle parrocchie del Napoletano.
    Problemi seri quindi per Crescenzio Sepe, ma problemi ancora più seri stanno per arrivare dal caso di Diego Esposito (nome di fantasia) violentato a tredici anni da Silverio Mura, il suo insegnante di religione, che dal 2010, quando è stato male e ha raccontato per la prima volta la storia di quattro anni di violenze, prova inutilmente ad avere ascolto da parte dei vertici della chiesa napoletana. Nel 2011 chiede un incontro a Sepe e viene dirottato sul vescovo ausiliare Lucio Lemmo, poi il silenzio.
    Tre anni dopo si rivolge a papa Francesco e nel giro di qualche mese la curia arcivescovile di largo Donnaregina è costretta ad avviare un’indagine affidata a padre Luigi Ortagli. Nel maggio 2016 Esposito accetta di sottoporsi a una visita psichiatrica affidata a un medico nominato dalla diocesi e si fa accompagnare da Alfonso Rossi, lo psichiatra che lo assiste da anni. “Non si è trattato di una perizia medico legale, ma di un interrogatorio in stile
    Gestapo”, racconta Alfonso Rossi. “Le stesse domande venivano ripetute fino allo sfinimento con l’intenzione di dare al ragazzo il carico delle responsabilità delle violenze subite”.
    Intanto nel giugno del 2016 papa Francesco scrive la lettera apostolica ‘Come una madre amorevole’, diventata legge canonica nello scorso settembre, che
    prevede la rimozione dei vescovi colpevoli di grave negligenza nella gestione dei casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti e di fatto favorisce la definizione di un giusto risarcimento per le vittime. L’11 ottobre Esposito, assistito dalla Rete L’Abuso, l’associazione delle vittime dei preti pedofili, e dai suoi legali, scrive al papa ed è la prima denuncia che arriva dopo la lettera apostolica.
    La storia di Diego Esposito ritorna all’attenzione dell’opinione pubblica il 6 febbraio con una pagina di Elena Affinito e Giorgio Ragnoli su Repubblica alla quale la curia replica: dopo l’attività istruttoria la “Congregazione per la dottrina della fede riteneva non essere emersi gli elementi sufficienti per avviare un processo penale”. Il caso è chiuso.
    Ma Sepe si sbaglia. Il 10 febbraio l’avvocato Carlo Grezio, civilista collegato alla Rete L’Abuso, presieduta sin dalla fondazione, nel 2009, dall’elettricista savonese Francesco Zanardi, ha presentato al tribunale civile di Napoli una richiesta di risarcimento danni di oltre un milione di euro nei confronti di Silverio Mura, dell’arcidiocesi di Napoli, di Crescenzio Sepe e del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca.
    Al di là delle decisioni della magistratura, civile e penale, sulle questioni dei festini gay nelle parrocchie e della pedofilia dei sacerdoti della sua arcidiocesi il cardinale di Napoli sta dimostrando tutta la sua inadeguatezza.Vuole esibire i muscoli e non è in linea con la pietas di papa Bergoglio. Dovrebbe dimettersi.
    Il 13 febbraio Repubblica apre la prima pagina con la prefazione firmata dal papa al libro ‘La perdono, padre’ di Daniel Pittet che racconta la sua drammatica esperienza di vittima di un prete pedofilo. Il titolo è: “Come può un prete causare tanto male?”. Queste parole sono una citazione della prefazione che continua: “Come può avere consacrato la sua vita
    per condurre i bambini a Dio e finire invece per divorarli in quello che ho chiamato ‘un sacrificio diabolico’ che distrugge sia la vittima sia la vita della Chiesa? Alcune vittime sono arrivate fino al suicidio. Questi morti pesano sul mio cuore, sulla mia coscienza e su quella di tutta la Chiesa. Alle loro famiglie porgo i miei sentimenti di amore e di dolore e, umilmente, chiedo perdono”.
    Sepe è distante anni luce dalle parole di papa Francesco e a Diego Esposito che chiede innanzitutto comprensione e solidarietà risponde con durezza e ‘violenza’ inaccettabili. Esemplare è il comunicato con cui la curia replica all’articolo di Repubblica del 6 febbraio.
    Abbiamo visto che il cardinale nell’annunciare la sospensione del sacerdote coinvolto nei festini gay nella chiesa di Pizzofalcone si guarda bene da farne il nome. Invece nelle trentatré righe della nota di risposta all’articolo di Repubblica cita Diego Esposito otto volte con nome e cognome.
    Non c’è pietas e non c’è neanche conoscenza delle leggi della Repubblica italiana. “Le norme sulla privacy – ricorda l’avvocato Gianfranco Iannone che assiste la ‘Rete L’Abuso’ e Diego Esposto – vietano la diffusione di dati sensibili; in particolare gli articoli 167 e successivi del decreto legislativo 196 del 2003 considerano reato la pubblicazione del nome di vittime di abusi sessuali. Nei primi giorni di marzo presenteremo in procura un esposto contro la curia di Napoli”.

    (*) Da www.laprimapagina.it