Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • IL DOPO SUMMIT: I CRISTIANI ATTENDONO RISPOSTE CREDIBILI – LE PAROLE DEL PAPA NEI FATTI

    IL DOPO SUMMIT: I CRISTIANI ATTENDONO RISPOSTE CREDIBILI – LE PAROLE DEL PAPA NEI FATTI

    Nei mesi scorsi, in preparazione al summit mondiale voluto da Papa Francesco sul tema della protezione dei minori in contrasto alla piaga della pedofilia in abito clericale, meeting che si è svolto dal 21 al 24 febbraio 2019, Rete L’ABUSO, non ricevendo alcuna disponibilità da parte del Vaticano per essere ricevuta con un piccolo comitato di vittime e loro familiari al fine di fornire il proprio contributo per la preparazione dell’evento, aveva preparato una campagna di consapevolezza.

    La “campagna” aveva lo scopo di sensibilizzare la gente sul tema degli abusi sessuali e la loro gestione nell’ambito della chiesa cattolica, partendo da un dei tanti episodi concreti delle vittime che si rivolgono all’associazione, in particolare dalla vicenda che coinvolge l’attuale Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini e il sacerdote condannato in primo grado a sei anni e quattro mesi don Mauro Galli, per abuso sessuale aggravato.

    L’iniziativa prendeva spunto da una lettera aperta destinata al Santo Padre, scritta dai familiari della vittima e pubblicata su ilfattoquotidiano.it, ma soprattutto poneva spunti di riflessione che a nome di tante vittime con storie analoghe di estrema sofferenza, avrebbero voluto condividere con il comitato organizzatore dell’evento così come auspicava lo stesso Pontefice.

    Ora al termine del summit che ha trovato sintesi nel discorso conclusivo di Papa Francesco al termine della S. Messa celebrata domenica 24 febbraio 2019, pubblicato ufficialmente sul bollettino della Santa Sede e in seguito a quanto annunciato nell’omelia della medesima celebrazione:

    “Faremo tutto quanto è in nostro potere per portare ai sopravvissuti agli abusi giustizia e guarigione; li ascolteremo, crederemo in loro e cammineremo con loro; faremo in modo che tutti coloro che hanno commesso abusi non siano mai più in grado di offendere; chiameremo a rendere conto chi ha nascosto gli abusi…”

    I familiari della vittima di don Galli, si sono sentiti in dovere di scrivere nuovamente al Santo Padre con una seconda lettera aperta (LEGGI QUI) per chiedere direttamente al Pontefice come si traduce in concreto quanto dichiarato dallo stesso Papa.

    Rete L’ABUSO ha pertanto deciso di proseguire la campagna di consapevolezza aggiungendo nuove puntate:

    IL DOPO SUMMIT del 21-24 Febbraio 2019 – INCONTRO MONDIALE DEI VERTICI DELLA CHIESA

    «I CRISTIANI ATTENDONO RISPOSTE CREDIBILI – LE PAROLE DEL PAPA NEI FATTI»

    PEDOFILIA NEL CLERO – CASO DON GALLI/MONS. DELPINI

    Introduzione:

    Non ci si può accontentare delle parole, quando le parole non sono seguite dai fatti. Il summit dei Vescovi può portare dei frutti solo se vi sono della azioni concrete e in tempi brevi. Non basta dire che “un abuso è una mostruosità” e permettere che ciò si ripeta. Il tempo delle parole è scaduto. Le vittime di tutto il mondo attendono I FATTI. L’attesa produce solo altre vittime, in tutto il mondo.

    Contenuti e anticipazioni del video:

    Nel video si ripercorre il messaggio di Papa Francesco a conclusione del summit, rapportato al caso concreto che Rete L’ABUSO ha utilizzato come campagna di consapevolezza.

    Spunti di riflessione:

    • Quando il Papa darà seguito concreto alle sue parole relative alla tutela dei minori?
    • Quando le parole “la Chiesa non si risparmierà mai per consegnare alla giustizia chiunque” “non insabbierà mai”… si trasformeranno in azioni?
    • Quando le vittime potranno davvero sentire la vicinanza della Chiesa?
    • Quando le vittime potranno ricominciare a credere?
    • Che senso ha avere Linee Guida o nuovi documenti o ancora un nuovo “motu proprio” se non vengono seguiti quelli che già sono in vigore?
    • Perché non vengono presi immediati provvedimenti nei confronti dei Vescovi di cui è già noto il comportamento ed è certo che abbiano insabbiato casi di abusi sessuali ai danni di minori? Solo in Italia, per esempio, ben cinque Membri del Consiglio Permanente della CEI sono palesemente coinvolti:
    • Mons. Mario Delpini (caso Mauro Galli)
    • Mons. Crescenzio Sepe (caso Silverio Mura)
    • Mons. Giuseppe Betori (caso Daniele Ralti)
    • Mons. Angelo Bagnasco (caso Carlos Buela)
    • Mons. Claudio Maniago (caso Lelio Cantini)
    • Quando la Chiesa tornerà credibile?

    Per approfondire:

    Per approfondire e comprendere meglio il significato delle riflessioni e le domande che come associazione ci stiamo ponendo dopo il summit, riproponiamo il percorso delle cinque tappe della riflessione già proposta in preparazione all’evento voluto da Papa Francesco. Percorso che in qualche modo ha cercato di stimolare e raggiungere i Vescovi che avrebbero poi partecipato all’evento sottoponendogli i seguenti temi:

    PEDOFILIA NEL CLERO: ULTIMO APPELLO PER PAPA FRANCESCO

     

    1. I GENITORI DEVONO SAPERE
    2. MOLTI NELLA GERARCHIA SANNO MA PREFERISCONO L’AMBIGUITÀ
    3. LO STESSO LEGALE DELLA DIOCESI SCREDITA IL VESCOVO
    4. LA REGIA E LE MENZOGNE PER DIFENDERE I PRETI CHE ABUSANO
    5. L’ESTREMO TENTATIVO DI ALTERARE LA VERITÀ
  • Pedofilia, l’inchiesta: il muro del silenzio sulle vittime. La storia di Diego

    Pedofilia, l’inchiesta: il muro del silenzio sulle vittime. La storia di Diego

    “Illlustrissimo cardinale Sepe, mi chiamo Diego, ho trentacinque anni, una moglie e un figlio. Le scrivo per raccontarle una storia, quella di un bambino abusato da un prete”. Si apre con queste parole la storia di Diego Esposito, ricostruita in questa inchiesta di Servizio Pubblico firmata da Micaela Farrocco.

    GUARDA ANCHE > Summit pedofilia, le vittime dei preti: “Cacciarli non basta. Giustizia nei tribunali”
    Diego ha denunciato di aver subito abusi nel 1989, quando era solo 13 enne, da un prete della diocesi di Napoli e racconta di aver tenuto per sé questa storia di presunti abusi per anni. “Era il 2010: un giorno all’improvviso  svenni, pensavo di morire. Confessai a mia moglie e mia madre il mio ultimo desiderio, confessai di essere stato abusato”. “Don Silverio era il mio insegnante, il mio professore di religione alle scuole medie” racconta Diego “e alla fine dell’anno  scolastico mi invitò a casa sua. Ero contento. Subito, già dal primo incontro, mi diede un bacio. Non me lo posso dimenticare: fu un bacio violento. Rimasi choccato. Lui se ne accorse e mi disse ti voglio bene. Ai ragazzi dava dei soldi, 20 mila lire per comprarne il silenzio, e mandava dei ragazzi a minacciarti se parlavi di lui”.

    Pedofilia, l’inchiesta

    La giornalista di Servizio Pubblico va a caccia di informazioni sul conto di Don Silverio Mura, e si imbatte in un un uomo che vuole rimanere anonimo ma racconta una storia molto simile a quella di Diego. “Non faceva il parroco” racconta “era una vergogna per tutti i cristiani. Ne ho viste di tutti i colori, sono passati più di 20 anni, e nessuno mi credette. Feci delle segnalazioni e l’unico a credermi fu mio padre. So di almeno 5 bambini abusati. Non bisogna avere paura, bisogna denunciare, sennò il mondo finisce in mano loro e la gente continua a mandare i figli in chiesa”.

    GUARDA LA PRIMA PARTE > Papa Francesco parla bene, ma niente cambia

    “Per me lui era una figura forte” spiega “lui ha cominciato a invitarmi a casa sua. A toccarmi, prendermi in dei modi squallidi. Cercava di fare sesso, di penetrarmi. Mi buttava il suo liquido seminale addosso, diceva che faceva bene alla pelle. Mi diceva che ero il numero uno e io con quelle parole stavo bene”.

    L’uomo dopo 18 anni torna insieme alla nostra giornalista in quella che era la vecchia casa di Don Silverio e trova ancora nel cortile, abbandonato, il suo pallone: “Mi viene l’ansia, voglio andare via da qua” dice, mentre una vicina di casa dipinge un ritratto del sacerdote molto differente: “Don Silverio ha voluto bene a tutti. Ha cresciuto i figli nostri. Non credo a nulla”.

    Diego ha cercato di portare la sua storia all’attenzione delle più alte gerarchie ecclesiastiche per anni, arrivando a scrivere a Papa Francesco, che girò la segnalazione alla congregazione per la dottrina della fede. Per molto tempo tuttavia, denuncia Diego, la sua voce è rimasta inascoltata: “Voglio scritto a un risarcimento dei danni per tutto quello che ho subito. Lavoravo come guardia giurata, e in una lettera ho minacciato di ammazzarmi con la pistola di ordinanza se non fossi stato ascoltato. La lettera  è stata girata alla questura e mi hanno revocato il porto d’armi, così ho perso il lavoro”.

    La storia di Diego

    Diego Esposito è uscito allo scoperto rivelando il suo vero nome, Arturo Borrelli, e ha dato vita a una protesta plateale incatenandosi al Vaticano per avere notizie del processo a Don Silverio, facendo appello al Pontefice. Papa Francesco ha ascoltato la sua voce ha deciso di riceverlo in Vaticano il 14 febbraio, dove gli è stato assicurato che il processo nei confronti del sacerdote si concluderà entro giugno e ha ottenuto dalla chiesa un supporto economico. Don Silverio, nel frattempo, dopo essersi trasferito in provincia di Pavia, ha fatto perdere le tracce di sé

  • Vaticano, la protesta in piazza contro i preti pedofili: “Io vittima di abusi vi racconto il mio dramma”

    Vaticano, la protesta in piazza contro i preti pedofili: “Io vittima di abusi vi racconto il mio dramma”

    Indossando uno striscione insieme agli attivisti della Rete L’Abuso, guidati da Francesco Zanardi, Arturo Borrelli, 44enne di Ponticelli, quartiere della periferia orientale di Napoli, è sceso in piazza a Roma questa mattina insieme ad altre vittime di preti pedofili giunte da tutto il mondo. Un martirio che la maggior parte di chi ha denunciato, in ogni Paese, si porta dietro dall’infanzia, quella che è stata loro negata da uomini di Chiesa, di cui spesso si fidavano.

    Tra questi c’è Arturo, abusato dal suo insegnante di religione quando aveva appena 13 anni. Ecco perché questa mattina in piazza del Popolo, Borrelli ha urlato in difesa dei propri diritti negati e di quelli di altre vittime: «Voglio sapere anzitutto che fine ha fatto la mia denuncia contro il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo della Curia di Napoli? Perché ancora non ho ottenuto giustizia, dopo dieci anni, da quando ho scoperto ciò che avevo subito? Salvare altri bambini è diventata la mia missione di vita».

    Agghiaccianti i ricordi di quei momenti vissuti da bambino: «Mi fidavo di quel prete, perché era un uomo di Chiesa», dice Arturo. «Tutto cominciò un pomeriggio, quando don Silverio (Mura, ndr) mi invitò a casa sua e lì mi violentò». Un incubo durato tre anni. Oggi, dalla prima denuncia nel 2009, quando cioè ha scoperto gli abusi subiti da ragazzino, Borrelli invoca giustizia per sé e per i tanti minori vittime di quel prete orco. Il suo calvario iniziò nel novembre 2009. «Lavoravo come guardia giurata – ricorda – un giorno sono svenuto mentre ero in servizio a causa di dolori lancinanti all’addome. Mi portarono al pronto soccorso e mi dissero che era dovuto a uno stato d’ansia. Ma la realtà era diversa.

    Mi sentii morire quando ricordai ciò che quel prete mi aveva fatto e mi confidai con mia madre e mia moglie». «Avevo preso consapevolezza – prosegue – grazie allo psicoterapeuta che iniziò a seguirmi, Alfonso Rossi. Fu lui che mi spinse a denunciare, facendomi capire che la colpa non era mia, che all’epoca ero solo un minore». Ma l’inferno di Arturo non era finito. Tutti i suoi problemi da adulto provenivano dalla sua infanzia: le fobie, il senso di insicurezza, i continui spasmi addominali. Una vita tormentata, fatta di richieste di incontri alla Curia di Napoli e ai massimi vertici della Chiesa, fino ad una e-mail di rabbia al cardinale Crescenzio Sepe, in cui Arturo minaccia di suicidarsi con la pistola di ordinanza: «Era il 2015 – racconta Borrelli – la risposta a quella e-mail furono i poliziotti a casa, che mi tolsero il porto d’armi. Poi persi il lavoro».

    Da allora il 44enne vive in un incubo, da cui non riesce a uscire. Tante le denunce sulla stampa italiana e estera, tanti gli scioperi della fame e i sit-in davanti al Duomo di Napoli e al Vaticano. Nella capitale nelle scorse settimane Arturo si è addirittura incatenato in piazza San Pietro per farsi ascoltare da Papa Francesco, che pure aveva già incontrato: «Ci siamo visti a giugno 2018, quando mi ha incitato a continuare la mia battaglia per salvare altri bambini, ma ora voglio che chi ha sbagliato insabbiando il mio caso paghi per le sue responsabilità. Ecco perché oggi sarò in piazza del Popolo, a manifestare contro la pedofilia nella Chiesa, il giorno prima della conclusione del summit mondiale voluto dal Pontefice su questo tema».

    A seguire il caso di Borrelli, in sede civile, è Carlo Grezio, che è il legale anche di altre dieci presunte vittime di don Silverio Mura. «Attualmente contro il sacerdote è in corso il processo al Tribunale ecclesiastico di Milano – spiega – dove è stato spostato per avere la massima garanzia di imparzialità su luoghi e persone dove sono avvenuti i fatti. Aspettiamo con ansia la sentenza, ma una volta condannato l’imputato, ci auguriamo l’applicazione della lettera apostolica del Papa “Motu Proprio”, che prevede la rimozione dei vescovi negligenti sugli abusi ai minori come, secondo la nostra tesi, ha fatto il cardinale Sepe».

    di Giuliana Covella

  • Il Papa annuncia un viaggio a Napoli, diocesi sotto esame per casi di pedofilia

    Il Papa annuncia un viaggio a Napoli, diocesi sotto esame per casi di pedofilia

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – La scorsa settimana, mentre il Papa era in viaggio negli Emirati Arabi, la vittima di un prete accusato di pedofilia a Napoli (spostato in una diocesi del Nord dal cardinale Crescenzio Sepe) veniva fatto arrestare dalla polizia perché si era ammanettato davanti ai cancelli del Vaticano. L’uomo protestava perché il suo caso non riesce ancora ad avere giustizia, nonostante sia stato ascoltato riservatamente anche da Papa Francesco, a Santa Marta, l’hanno scorso. Il suo caso inizialmente era stato archiviato dalla Congregazione della Dottrina della Fede ma poi in seguito è stato riaperto e spostato al tribunale ecclesiastico della diocesi di Milano dove è ancora in corso.

    Stamattina è stato annunciato dal Vaticano che Papa Francesco ha accolto l’invito della Facoltà Teologica meridionale, di cui è gran cancelliere il cardinale Crescenzio Sepe, di recarsi a Napoli, il 21 giugno prossimo, per partecipare a un incontro teologico. L’annuncio arriva alla vigilia del summit vaticano sulla pedofilia e ha immediatamente sollevando un certo disorientamento proprio perché è ancora aperto il capitolo dell’ex prete di Ponticelli, don Silverio Mura.

    La presunta vittima, Arturo Borrelli nei giorni scorsi ha ricevuto la conferma che verrà ascoltato a breve dalla Congregazione per la Fede per avere notizie del processo contro il sacerdote di Ponticelli. Secondo la sua versione il prete avrebbe abusato di lui, negli anni 1986-1992, quando era adolescente. La denuncia alla curia di Napoli risale al 2010 e Sepe incaricò immediatamente il vicario generale di condurre un’indagine per verificare la verosimiglianza delle accuse decidendo di spostare il parroco dal quartiere di Ponticelli a una comunità religiosa, fuori diocesi. La Congregazione per la dottrina della fede, con lettera del 2 ottobre 2014 affidava all’arcidiocesi di Napoli il compito di effettuare una ‘investigatio previa’ che nel 2016 si concludeva negativamente, ritenendo non essere emersi gli elementi sufficienti per avviare un processo penale a carico del sacerdote. L’anno scorso però il Papa ha fatto riaprire l’indagine affidandola alla diocesi di Milano, dove stanno per essere riesaminati tutti gli atti.

    Il sacerdote – don Silverio Mura – nel frattempo era stato spostato in un paese della diocesi di Pavia, Montù Beccaria, dove d’accordo con il vescovo lavorava in parrocchia sotto falso nome. Per gli abitanti del posto era don Saverio Aversano. Secondo la Rete L’Abuso sarebbero state disattese almeno due convenzioni internazionali: quella di Lanzarote e quella ONU per la Tutela del Fanciullo, dietro alle quali “sono venute a mancare anche le più basilari garanzie costituzionali dei minori”.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_napoli_pedofilia_diocesi_sepe_cei_vittime_abusi-4292689.html

  • Abusi sessuali da un prete, vittima scortata in commissariato durante la protesta in Vaticano

    Abusi sessuali da un prete, vittima scortata in commissariato durante la protesta in Vaticano

    Diego Esposito, il quarantenne napoletano che ha denunciato il parroco don Silverio Mura per abusi sessuali, è stato scortato in commissariato durante la sua protesta in Vaticano. Esposito, recentemente uscito dall’anonimato rivelando il suo volto e il suo nome, si trovava davanti alla porta di Sant’Anna per chiedere d’incontrare un delegato del Papa. “Voglio solo riprendermi la mia vita” aveva detto alla stampa.

    Diego Esposito il quarantenne napoletano che ha denunciato don Silverio Mura per abusi sessuali, stamane ha intrapreso una protesta pacifica al Vaticano ed è stato portato in commissariato. “Gli agenti lo hanno scortato in commissariato solo per identificarlo e fargli qualche domanda – spiega l’avvocato Carlo Grezio, legale di Esposito – tra poco tornerà davanti alla porta di Sant’Anna, dove aveva intrapreso la sua protesta. È stato solo un controllo, alcuni agenti conoscono la sua storia e gli hanno espresso solidarietà”. A portare Esposito, che solo recentemente è uscito dall’anonimato rivelando il suo volto e il nome (Arturo Borrelli), nel luogo dove la scorsa primavera ha incontrato il Papa, è stato il desiderio di giustizia. Così scrive nel suo comunicato:

    Non ho avuto nessuna risposta dal Vaticano (in merito alla denuncia di don Silverio Mura, ndr.). Sono pronto farmi arrestare ma farò di tutto per essere ascoltato. Io voglio solo giustizia per cercare di riprendermi un po’ della mia vita, cercherò di entrare nel Vaticano perché ho bisogno di parlare con il Santo Padre da padre a figlio.

    Mentre ribadisce la sua istanza di giustizia, Arturo, intanto, è in attesa del processo a carico di padre Luigi Ortaglio, cancelliere arcivescovile della Curia partenopea. Il processo che riguarda la querela sporta dal quarantenne per una nota della Curia che riportava il nome e cognome come vittima di pedofilia, si celebrerà con il rito abbreviato avrà luogo il prossimo 11 giugno. Riguardo alla vicenda degli abusi sessuali per cui Esposito ha denunciato don Silverio Mura e che risale a trent’anni fa, quando l’ex guardia giurata era ancora uno studente e Mura il suo insegnante di religione, è stata presentata una richiesta di risarcimento danni nei religioso, del Cardinale Crescenzio Sepe, dell’arcidiocesi di Napoli, del vescovo Lucio Lemmo e del ministero dell’Istruzione. I fatti ebbero luogo nel quartiere di Ponticelli, nella periferia Est di Napoli.

    https://napoli.fanpage.it/abusi-sessuali-da-un-prete-vittima-scortata-in-commissariato-durante-la-protesta-in-vaticano/

  • Vittima di un prete pedofilo va in Vaticano. Fermato dalla Polizia (audio)

    Vittima di un prete pedofilo va in Vaticano. Fermato dalla Polizia (audio)

    È accaduto poco fa in via Porta Angelica quando un nostro associato, Arturo Borrelli, si è presentato all’ingresso dello Stato della Città del Vaticano. Arrivato a porta S. Anna Borrelli, che nei giorni scorsi aveva più volte contattato gli uffici della Segreteria di Stato, avvisando che questa mattina si sarebbe recato a Roma, è stato accolto – da quanto riferisce – da una ventina di agenti della Polizia di Stato e da diversi giornalisti. Appena arrivato davanti ai cancelli, Borrelli si è ammanettato in segno di protesta.

    Arturo Borrelli nel luglio scorso aveva incontrato papa Francesco, il quale non solo gli aveva fatto rassicurazioni sul processo canonico al suo aguzzino – il sacerdote Silverio Mura – ma aveva promesso al Borrelli anche un aiuto per trovare una nuova occupazione.

    Tutte promesse disattese che hanno portato la vittima a questa civile protesta.

    Arturo Borelli, al momento si trova presso gli uffici della Questura di Roma, il presidente della Rete L’ABUSO è riuscito a contattarlo telefonicamente alle 11, per il momento non sembra necessario l’intervento di un avvocato, tuttavia l’uomo informa che gli sono state prese le impronte e scattate alcune foto segnaletiche, dopo di che è stato rilasciato.

    https://www.facebook.com/100009290170522/videos/2224512731201711/
    Redazione

  • Tre fronti giudiziari: Sepe sulla graticola

    Tre fronti giudiziari: Sepe sulla graticola

    IL 29 GENNAIO si è svolta davanti al giudice Rossella Tammaro della quarta sezione penale del tribunale di Napoli la prima udienza della causa che vede imputato il cancelliere arcivescovile della curia partenopea padre Luigi Ortaglio. Il giudizio è stato promosso da una persona oggi quarantatreenne che dai tredici ai diciassette anni a Ponticelli, periferia orientale di Napoli, è stato vittima di violenze sessuali da parte del suo insegnante di religione, don Silverio Mura. Una vicenda che gli ha sconvolto la vita e per la quale dal 2010 chiede giustizia scontrandosi con il muro di gomma della curia.
    Quando nel febbraio del 2017 la sua denuncia ha ripreso slancio grazie a una inchiesta pubblicata sulle pagine nazionali di Repubblica, il cardinale Crescenzio Sepe ha risposto con una nota della curia, firmata da Ortaglio, con la quale sosteneva che il caso era chiuso, riuscendo in trentuno righe a citare otto volte, anche nel titolo, il nome completo della vittima che non era mai stato pubblicato.
    Il 9 marzo del 2017, con l’assistenza del penalista Gianfranco Iannone, la vittima ha presentato querela perché le norme sulla privacy vietano la diffusione di dati sensibili; in particolare viene considerato reato la pubblicazione del nome delle vittime di abusi sessuali. E il sostituto procuratore Emilia Sorrentino Galante ha disposto il rinvio a giudizio di Ortaglio che di sicuro non ha deciso da solo di ‘aggredire’ la vittima della violenza sessuale ma ha probabilmente obbedito a input superiori.
    La prossima udienza è fissata per l’undici giugno quando ci sarà la sentenza perché il difensore di Ortaglio Mauro Tornincasa ha chiesto il rito abbreviato che significa la riduzione di un terzo della pena.
    Primi, decisivi, passi per il penale, fase avanzata per il civile. Diego Esposito, questo il nome di fantasia utilizzato fino al giugno scorso dalla vittima del prete pedofilo, ha presentato richiesta di risarcimento danni nei confronti di Mura, di Sepe, dell’arcidiocesi di Napoli, del vescovo Lucio Lemmo e del ministero dell’Istruzione. Nelle prime udienze il giudice Ulisse Forziati della decima sezione civile ha ammesso le prove testimoniali chieste dall’avvocato di Esposito Carlo Grezio e l’otto aprile verranno ascoltati altre due vittime delle violenze di Mura.
    Ed è in dirittura d’arrivo la decisione del tribunale ecclesiastico di Milano incaricato dalla Congregazione per la dottrina della fede di decidere sulle accuse nei confronti di Silverio Mura visto il lavoro carente svolto dalla curia partenopea. I ‘giudici’ milanesi hanno ascoltato e registrato a Napoli diversi testi, tra i quali Diego Esposito e altre ragazzini violentati dal sacerdote, e acquisiti gli atti dell’avvocato Grezio. Nel giro di pochi mesi dovrebbe arrivare la ‘sentenza’.
    Nel caso fossero riconosciute le responsabilità del sacerdote, Mura verrebbe ridotto allo stato laicale con un risarcimento congruo alla vittima a carico del Vaticano. In questa ipotesi diventerebbe indifendibile la posizione di Sepe in base a quanto stabilito dalla lettera in forma di ‘motu proprio’ intitolata “Come una madre amorevole”, pubblicata dal pontefice il 4 giugno del 2016. “Con la presente lettera – scrive papa Francesco – intendo precisare che tra le ‘cause gravi’ (che portano alla rimozione, ndr) è compresa la negligenza dei vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sui minori e adulti vulnerabili”.

  • Vittime italiane della pedofilia scrivono alla Cei, ma non ricevono risposta: «Vorremmo essere ascoltate»

    Vittime italiane della pedofilia scrivono alla Cei, ma non ricevono risposta: «Vorremmo essere ascoltate»

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – La lettera indirizzata al cardinale Gualtiero Bassetti porta la data dal 20 dicembre 2018 e contiene la richiesta di un incontro con i vertici della Cei (proprio come ha esortato di fare Papa Francesco prima del vertice di febbraio sulla pedofilia). Alle vittime italiane però non è ancora arrivata nessuna risposta. «Scriviamo direttamente a lei, nella speranza che voglia cogliere l’invito di qualche giorno fa che Papa Francesco ha inviato ai Presidenti delle Conferenze Episcopali ad incontrare le vittime di abusi sessuali, in preparazione dell’incontro del prossimo febbraio sullo specifico tema degli abusi. Alcuni di noi le hanno già scritto più volte in copia conoscenza attraverso lettere scritte a Papa Francesco, per le quali non è stata ricevuta alcuna risposta. Ci rivolgiamo quindi a lei nella speranza di vedere accolta la nostra richiesta di essere ricevuti, ritenendo autentico e sincero il desiderio della gerarchia della chiesa di voler ascoltare le vittime».

    L’associazione L’abuso – l’unica realtà che in questi dieci anni ha cercato di portare alla luce il fenomeno italiano e scoperchiare le zone d’ombra – ritiene insufficienti le scuse sulla tolleranza zero se poi «non sono mai seguite da azioni concrete in riparazione ai gravissimi danni arrecati a tante vittime e al loro contesto familiare. Attendiamo una sua gradita risposta nella speranza che non voglia sottrarsi all’invito del Papa e alla nostra disponibilità nel fornire un contributo che riteniamo utile in preparazione dell’evento».

    Mentre in altri Paesi come Francia, Germania, Olanda, Belgio o Stati Uniti, il fenomeno dei pedofili è al centro di un monitoraggio che ha permesso alle varie conferenze episcopali di valutare con precisione l’entità numerica di questo triste capitolo, in Italia sembra ancora tutto piuttosto indietro. «Ad oggi non siamo in grado di dare alcun numero» ha ripetuto solo alcuni giorni fa monsignor Stefano Russo, segretario della Cei.

    L’associazione L’Abuso ha conteggiato – attraverso le denunce all’autorità civile italiana e i processi in corso – almeno 300 casi in 15 anni. Probabilmente si tratta di una parziale lettura del fenomeno, visto che una buona parte degli abusi non sono stati mai denunciati all’autorità civile italiana e le diocesi non hanno mai aperto i loro archivi.

    Il caso più eclatante riguarderebbe la diocesi di Napoli dove il cardinale Crescenzio Sepe (che siede nel Consiglio permanente della Cei) avrebbe coperto un prete accusato di abusi, don Silverio Mura, spostandolo in una diocesi del Nord. Il caso era stato inizialmente archiviato dalla Congregazione per la Fede ma Papa Francesco lo ha fatto riaprire e ora si sta celebrando il processo canonico nella diocesi di Milano, anche se in totale assenza di trasparenza e informazioni per l’opinione pubblica. Di questo ingombrante caso «non se ne è minimamente parlato» all’interno dell’ultimo Consiglio Permanente, come è stato spiegato ai giornalisti alcuni giorni fa dal segretario generale della Cei, durante una conferenza stampa.

    Francesco Zanardi, ex vittima di un prete di Savona quando era adolescente, ha raccolto con l’aiuto di tanti magistrati italiani, il materiale che gli consente di avere un quadro più completo di tanti casi opachi. Nella diocesi di Genova, per esempio, in passato era stato nascosto un parroco accusato di abusi (su seminaristi) in Argentina, padre Carlos Abuela; a Firenze venne spostato di parrocchia in parrocchia don Daniele Rialti, anch’esso accusato di atti simili. A Milano il caso di don Mauro Galli ha fatto discutere molto per il ruolo che ha avuto l’arcivescovo Delpini che ha ammesso – in una deposizione rilasciata alla Questura di Milano – di averlo sostanzialmente coperto, spostandolo.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_cei_papa_francesco_abusi_vittime_italia_delpini_sepe-4239679.html?fbclid=IwAR0Rt7tcgm-yiZ8pAzo8yHvRTqaNfheXQN09ij1iw3wlD1eq3zsONWtiQuk

  • L’ITALIA parte male: Il Presidente della CEI Bassetti non risponde alle vittime… e neppure ha idea di quanti pedofili ha in casa, ma ha 5 vescovi insabbiatori nel Consiglio Episcopale permanente

    L’ITALIA parte male: Il Presidente della CEI Bassetti non risponde alle vittime… e neppure ha idea di quanti pedofili ha in casa, ma ha 5 vescovi insabbiatori nel Consiglio Episcopale permanente

    Non che ci avessimo creduto, ma siccome non ci piace avere pregiudizi, cerchiamo sempre un riscontro e nell’eventualità che non arrivi come in questo caso, semplicemente ci domandiamo il perché dell’invito.

    Il 20 dicembre scorso, stimolati dall’invito del Comitato organizzatore ai presidenti delle Conferenze episcopali, nel quale chiedeva, prima dell’incontro di febbraio con Papa Francesco, di ricevere le vittime dei sacerdoti pedofili, il Comitato Vittime & Famiglie  cattoliche della Rete L’ABUSO, ha colto l’appello e immediatamente scritto (in veste ufficiale) al cardinale Gualtiero Bassetti, attuale Presidente della Cei.

    La richiesta, anticipata per posta elettronica, letta il giorno successivo, al momento non ha ottenuto alcuna risposta. Da quanto si apprende da un’intervista di Claire Giangravè a padre Stefano Russo, Segretario generale della Conferenza episcopale italiana, nel corso di un evento stampa del 16 gennaio, lo stesso Russo smentisce quanto apparso su alcuni organi di informazione in merito ad un incontro con le vittime italiane prima del summit di febbraio e rettifica: “Le vittime dovranno aspettare fino a marzo per incontrare i membri del CEI”.

    Un summit che pare partire con più di una zampa azzoppata, non solo per la mancata risposta della Cei alle vittime, ma anche per quanto riguarda i dati: eh sì, alla Cei sembra abbiano così a cuore il problema dei preti pedofili che, in tutti questi anni, come dichiara ancora una volta padre Stefano Russo, “Non siamo in grado di dare alcun numero”. Eppure, anche se incompleto, in quanto manca tutto il sommerso, noi qualche dato lo avremmo già prodotto, e lo si può vedere sulla nostra mappa. Quasi 300 casi in soli 15 anni, da Nobel!

    Che il Vaticano e la Cei non ce ne abbiano a male, ma dopo anni di appelli fatti a vuoto, siamo certi comprenderanno se qualche altra perplessità sulla credibilità del meeting sorge sfogliando l’elenco dei membri del Consiglio Episcopale permanente, nel quale troviamo il Cardinale di Napoli Crescenzio Sepe, che da anni protegge il sacerdote accusato di abusi Silverio Mura, il cardinale Angelo Bagnasco, che ha nascosto nella sua diocesi padre Carlos Buela, accusato di abusi e per questi condannato dalla chiesa Argentina. C’è poi il cardinale Giuseppe Betori, anche lui accusato di aver protetto don Daniele Ralti, accusato di pedofilia e trasferito di parrocchia in parrocchia. C’è poi monsignor Mario Delpini, quest’ultimo non è neppure accusato di aver insabbiato il caso di don Mauro Galli, è lui stesso ad ammetterlo in una deposizione rilasciata alla Questura di Milano. Il vescovo Claudio Maniago, accusato di aver protetto il prete pedofilo Lelio Canti. Qui la lista completa degli insabbiatori italiani.

    Caparezza, in una sua canzone recita “mi fido di te, come di chi fa autostop in manette”. Ci sentiamo di riporre nel Vaticano e nella Cei, fino a prova contraria, la stessa fiducia.

    Zanardi

  • Pubblicò rivelandone l’identità, ben 8 volte il nome della vittima del prete pedofilo. La curia di Napoli sul banco degli imputati

    Pubblicò rivelandone l’identità, ben 8 volte il nome della vittima del prete pedofilo. La curia di Napoli sul banco degli imputati

    Inizierà il 29 gennaio prossimo, il processo che vede la curia di Napoli sul banco degli imputati, rea secondo l’accusa di aver rivelato – in barba ai diritti che la legge sulla privacy garantisce alle vittime di violenze sessuali – e a nostro avviso in modo piuttosto esagerato – in un solo testo ben 8 volte – la vera identità della presunta vittima del prete Silverio Mura, sul quale sta indagando anche la Procura della Repubblica di Pavia, alla quale è stato denunciato dalla Rete L’ABUSO nel 2018, dopo che è emerso che il sacerdote accusato a Napoli, svolgeva le sue attività a contatto con minori, nel piccolo paesino di Montù Beccaria, ma in quella occasione il suo nome non era più don Silverio Mura, ma don Saverio Aversano.

    Redazione