Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Siracusa

  • Re-intitolare il viale Luigi Cadorna a chi?

    Re-intitolare il viale Luigi Cadorna a chi?

    Riceviamo e pubblichiamo volentieri il comunicato di Raffaella Mauceri e le sue osservazioni sulla re-intitolazione di Viale Luigi Cadorna in Viale papa Wojtyla.

    A proposito del viale Luigi Cadorna, apprendo dall’articolo a firma di Salvatore Maiorca pubblicato su Libertà del 26 febbraio, che la circoscrizione di S. Lucia ha inoltrato una petizione al Comune di Siracusa per cambiare la denominazione del viale.

    Condivido pienamente l’iniziativa perché è inaudito che nella nostra città si onori la memoria di un criminale come Luigi Cadorna. Non posso umanamente condividere, invece, la proposta della citata Circoscrizione sul personaggio cui re-intitolare il viale in questione: papa Wojtyla. E mi spiego.

    Mai prima d’ora, la chiesa cattolica ha sollevato l’indignazione di milioni di italiani stante che a loro volta hanno sollevato il pesante velario dietro il quale sono stati accuratamente nascosti non soltanto gli orrendi crimini commessi nel corso della sua storia bimillenaria, ma anche e soprattutto la dilagante pedofilia clericale portata in superficie da quella (piccola) parte dei media coraggiosa cui sta a cuore la verità. Una verità tanto spaventosa quanto scabrosa e infinitamente scandalosa: migliaia e migliaia di bambine e bambini “uccisi” nel corpo e nell’anima, marchiati a fuoco dagli abusi sessuali e mai guariti da un male troppo grande, troppo profondo e assolutamente inguaribile se non, a volte, con il suicidio.

    Ormai tutti lo sanno. Tutti lo sappiamo e non possiamo far finta di nulla senza renderci complici di questi orrendi reati che nemmeno Gesù Cristo perdonava: “Chi di voi tocca uno di questi fanciulli – diceva – meglio sarà per lui che si metta una pietra al collo e si butti in mare”.

    Tutti i papi invece hanno coperto e protetto i pedofili per non dire di quelli che lo sono stati essi stessi. Addirittura ad alcuni hanno fatto fare carriera. Come ha fatto Bergoglio con tre dei 12 ultimi ordinati cardinali, tutti e tre celebri pedofili e protettori di pedofili.

    Ne deriva che mai prima d’ora, nella storia, la chiesa cattolica è stata sotto il fuoco incrociato delle vittime che non sono più disposte a subire in silenzio, della stampa che sbatte i pedofili in prima pagina, dei tribunali che li processano, degli specialisti che smentiscono il presunto disturbo mentale, e perfino di una parte della stessa chiesa che, tramite i suoi studiosi/teologi/filosofi, prende le distanze dalla morbida e generica definizione di “atti impuri” riferita al gravissimo reato della pedofilia, e tutti insieme inchiodano il Vaticano alle sue responsabilità.

    Insomma, il momento storico non è dei migliori per intitolare una via ad un papa. Al contrario, provocherebbe una vibrata protesta stante che Wojtyla non ha fatto accezione alla regola adottata da tutti gli altri papi: proteggere i mostruosi pedofili con la tonaca che spietatamente e vigliaccamente hanno abusato tante, troppe vittime piccole e indifese. E continuano. A loro, piuttosto, a questi bambini andrebbe intitolata la via ex-cadorna: Viale dei bambini vittime di pedofilia.

    “La pedofilia – scrive Federico Tulli, giornalista autore di “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” – non è un vizio, la pedofilia non è un atto di lussuria, la pedofilia non è un peccato e tanto meno un delitto contro la morale o un’offesa alla castità come dice il Catechismo. La pedofilia è un crimine violentissimo contro persone inermi”.

    Raffaella Mauceri

  • Caso Gaetano Incardona, quando il giornalismo catapulta le vittime nel girone della gogna mediatica

    Caso Gaetano Incardona, quando il giornalismo catapulta le vittime nel girone della gogna mediatica

    Lei è una ragazza sicula e bella, ha lunghi capelli e un corpo sinuoso, lui è Gaetano Incardona, ex arciprete della basilica di Augusta in ottimi raporti con il vescovo e assai venerato dalle parrocchiane. I loro destini si incrociano, purtroppo, nel febbraio di quattro anni fa, quando la giovane decide di confessarsi e si reca in sacrestia, ma, anziché l’assoluzione, riceve le lusinghe e le perversioni dell’uomo celate sotto un abito talare. La donna si agita, lo respinge, ma don Gaetano la molesta per lunghissimi minuti lasciandole addosso una puzza di sudiciume che per giorni la fa vomitare. Quando finalmente riesce a divincolarsi, corre in caserma a denunciarlo, ma senza prove, le dicono, nessuno può muovere un dito.

    Così, ricoperta di microspie, si reca nuovamente in sacrestia, dove don Gaetano cede nuovamente alle pulsioni sessuali. Qualche ora più tardi, le volanti giungono a sirene spiegate proprio innanzi l’abitazione di Incardona, che, in via cautelare, per qualche giorno diventa la sua prigione. Ma se la magistratura si riserva di sentenziare dopo il processo, i cittadini si schierano dalla parte del prete ed emettono nell’immediato la condanna per la giovane: è una poco di buono perché è stata lei a provocare il prete, il quale, dopo un primo imbarazzante silenzio, chiaramente nega ogni cosa.

    La pena da scontare per la vittima è esecutiva e inoppugnabile, subisce le umiliazioni più disparate, che vanno dalle offese piovute mentre è a passeggio per strada fino all’ordine perentorio di uscire fuori dai negozi ove la sua presenza non è affatto gradita. E’ la Sicilia del 2013, che però somiglia ancora tanto al Meridione degli anni ’20. Poco male, la denuncia scandalosa dà coraggio ad altre persone, poco alla volta escono fuori altri sconcertanti storie, tra cui quella di un’altra donna che assomiglia particolarmente a quella già raccontata. I giudici del tribunale di Siracusa il 16 novembre 2015 in primo grado condannano l’imputato a 5 e 3 mesi di reclusione per abusi sessuali nei confronti delle due vittime al momento accertate. Sembra fatta, i traumi della vicenda non si possono cancellare, ma la giustizia pare aver trionfato e si può tornare a guardare al futuro con serenità.

    Ma la gioia dura poco. Pochi giorni fa il tribunale ha depositato le motivazioni della sentenza e la stampa, giustamente, non si lascia sfuggire l’occasione di renderle note. Peccato, però, che il cronista, in barba ad ogni regola deontologica, riapre ferite mai rimarginate del tutto e fa di nuovo sprofondare le persone e le famiglie coinvolte nel girone infernale della vergogna. Le motivazioni vengono pubblicate integralmente, senza omissis, senza tutelare il diritto alla privacy e alla riservatezza. Forse per sfamare la curiosità bulimica dei lettori, forse per vendere qualche copia in più, forse perché l’erotismo rimane sempre una buona esca per i lettori o forse solo perché il giornalismo ha ormai dimenticato il suo ruolo originale, il giornale titola a caratteri cubitali: “Mi ha leccato anche il collo, un lobo dell’orecchio…”. Sotto i nomi delle vittime. Ma anche la data di nascita, la professione, gli stralci delle testimonianze, nude e crude, così come erano state riferite agli inquirenti, e i particolari inquietanti della vicenda. Ma a che serve una giustizia che fa il suo corso se chi subisce una qualsivoglia forma di violenza corre sempre il rischio di sprofondare negli inferi della gogna mediatica?

    Francesca Lagatta

    ufficiostampa@retelabuso.org

  • Chiesa: sesso e scandali dentro le canoniche

    Chiesa: sesso e scandali dentro le canoniche

    Dalla storia di Don Andrea Contin a quella di Don Alessio Baggetto. Le “vite nascoste” dei sacerdoti italiani nei casi più eclatanti degli ultimi mesi

    Nadia Francalacci

    L’ultima condanna è arrivata ieri: due mesi di carcere per aver fratturato in canonica un dito a quella che era stata per cinque mesi la sua perpetua e amante.

    Si è chiuso così il processo con rito abbreviato a carico di don Alessio Baggetto, 43 anni, che nel 2013 era parroco di Punta Marina Terme, un piccolo paese sul litorale di Ravenna. Per lui la Procura aveva chiesto due anni e mezzo di reclusione.

    Don Alessio e la sua amante, una ragazza dell’Est di 26 anni, si erano conosciuti in una chat e subito era iniziata la loro storia. Lei, addirittura, dopo pochi incontri, si era trasferita direttamente in canonica dove era rimasta per alcuni mesi tra lo sconcerto e lo stupore dei fedeli. Poi, l’idillio tra i due si era rotto e la loro storia finita in tribunale.

    Ma la vicenda di don Alessio, non è davvero nulla rispetto a quella di don Andrea Contin che in questi giorni sta emergendo, lentamente, dalle stanze “oscure” della canonica di San Lazzaro, vicino a Padova.

    Orge e prostituzione

    Lo scandalo che avrebbe travolto la parrocchia padovana inizia il 6 dicembre scorso quando una donna si presenta nella caserma dei Carabinieri per denunciare il parroco con il quale per anni avrebbe avuto una relazione e che adesso la costringerebbe ad avere rapporti sessuali anche con altri uomini, o meglio, altri sacerdoti.

    Le sue sconcertati rivelazioni accompagnate da prove, foto e documenti abbastanza evidenti, non rendevano comunque bene l’idea di chi fosse realmente Don Andrea, il parroco tanto amato della comunità religiosa di San Lazzaro.

    Il “bello”, infatti, doveva ancora saltare fuori e, sarebber poi emerso proprio durante le perquisizioni effettuate dai carabinieri su ordine della Procura, quattro giorni prima di Natale.

    Un set porno e video hard con i nomi dei Papi

    Quello che trovano i militari è sconcertante. Ovviamente per il luogo e le circostanze.
    Don Andrea custodiva in una stanza della canonica, che teneva rigorosamente chiusa a chiave, un vero e proprio set pornografico, peraltro molto attrezzato, con catene, manette, fruste, collari, stivali vertiginosi e persino una collezione di falli. Di tutte le dimensioni ordinati dal più piccolo al più grande. Non solo, perchè questo non bastava.

    Sempre nella canonica, il prete conservava dvd e vecchi vhs con film pornografici e riprese hard che lui aveva archiviato con i nomi dei Papi. Ma “l’altra faccia” di Don Andrea non si limitava a questo. Secondo quanto ha dichiarato la sua ex amante, il prete amava viaggi e soggiorni in località esclusive ed in hotel extra lusso che si concedeva proprio con lei.

    Le ultime rivelazioni e sviluppi di questa vicenda, sono destinati ad aggravare non solo la posizione di Don Andrea Contin ma anche quella di molti altri sacerdoti che per avere rapporti sessuali con le donne nella canonica di san Lazzaro avrebbero addirittura pagato.

    Un scia di abusi su minori

    Dalle orge alla pedofilia. A Brindisi, a giugno 2016, un chierichetto, dopo aver subito molestie dal parroco per anni, decide di denunciarlo. Il sacerdote, un 42enne, viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata e pluriaggravata. I primi abusi risalgono al 2008 e al 2009, e a portarli alla luce è il pediatra del bambino che raccoglie le sue confidenze.

    Altro scandalo, altro abuso. È il marzo dello scorso anno quando la procura di Milano accusa ancora un sacerdote di avere avuto rapporti sessuali a pagamento per tre anni con un adolescente tossicodipendente, che usava i soldi per comprare cocaina. Il parroco aveva adescato il minore su una chat. Il sacerdote pagava dai 150 ai 250 euro per volta. Pochi mesi fa la condanna: un anno e dieci mesi di carcere per prostituzione minorile.

    In provincia di Roma, invece, viene arrestato un anziano prete per molestie sessuali su alcuni ragazzi affidati alle sue cure. La denuncia ai carabinieri arriva da un altro sacerdote che si era accorto di quanto stava accadendo in canonica. Il prete invitava i bimbi a casa e gli prometteva cd, dvd e qualche capo d’abbigliamento. Dall’inchiesta salterà fuori che i casi di cui si è reso colpevole sono tantissimi.

    L’8 febbraio scorso, invece, il gip di Palermo concede gli arresti domiciliari a un sacerdote accusato di avere molestato due fratelli minorenni quando era parroco nel capoluogo siciliano.

    Ad agosto 2016, a Siracusa, un sacerdote avvicina un adolescente che frequentava la sua parrocchia e puntandogli un coltello alla gola lo costringe ad avere rapporti sessuali con lui. Il prete non era nuovo ad intratterere rapporti “perversi” in chat con giovani vittime.

    Stesso periodo ma questa volta lo scandalo si abbatte su un prete di una parrocchia in provincia di Arezzo. Il sacerdote viene arrestato per abusi sessuali su un ragazzino di 13 anni. Dopo pochi mesi, i genitori di molte delle sue vittime si recano dai magistrati a sporgere querela, e il prete confesserà di aver abusato di 38 adolescenti in 12 anni.

    Sesso e alcol

    Abusi su minori, orge e alcol. Èsuccesso ad Albenga, in Liguria. Un prete viene trovato dai soccorritori, allertati da un immigrato rimasto chiuso fuori dalla canonica, ubriaco e in mutande. il sacerdote aveva trascorso la notte facendo sesso e ubriacandosi con due immigrati. E questo diventerà solo l’ultimo di una serie di scandali nella diocesi di Albenga Imperia.

    http://www.panorama.it/autore/nadia-francalacci/

  • Osservatorio antipedofilia  La Boschi richiama don Di Noto

    Osservatorio antipedofilia La Boschi richiama don Di Noto

    Nell’organismo il ministro non aveva inserito l’associazione Meter fondata dal sacerdote siciliano che da decenni si batte contro la pedopornografia.

    PALERMO – Un caso finito anche in prima pagina su Avvenire e prontamente rientrato. L’esclusione dell’associazione Meter di don Fortunato Di Noto dall’Osservatorio governativo sulla pedofilia aveva fatto storcere il naso a molti. E in tanti si erano uniti alla protesta della onlus avolese che da decenni si batte contro la pedopornografia. Ma il ministro Maria Elena Boschi, che aveva proceduto alle nomine dimenticando Meter, ha oggi chiamato don Di Noto assicurandogli che Meter sarà inserita nell’Osservatorio. Caso chiuso, insomma.

    Boschi aveva firmato il 30 agosto il decreto che definisce la composizione nell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile. La Boschi ha chiamato a far parte della Commissione Telefono Azzurro, Save the children, Terres des hommes, vari funzionari ministeriali, forze dell’ordine ed altre realtà, ma non l’Associazione Meter Onlus guidata da don Fortunato Di Noto, il sacerdote che da decenni si batte da Siracusa contro la pedofilia. Il caso era finito anche in prima pagina su Avvenire, il quotidiano della Cei.

    L’Associazione Meter Onlus e il suo fondatore, don Di Noto avevano espresso in una nota “vivo rammarico e rincrescimento” per l’esclusione. Il comunicato chiamava direttamente in causa il ministro delle Riforme – con delega alle Pari Opportunità – Maria Elena Boschi, “la quale ha proceduto alla nomina di altre realtà”. “A scanso di equivoci – si legge nel comunicato – precisiamo che non siamo alla ricerca di posti di potere. Semmai, vorremmo far presente che: don Fortunato è stato tra gli ideatori dell’Osservatorio; l’Osservatorio lavora acquisendo anche i report e dati forniti da Meter che ogni anno produce puntualmente e riscontrabili presso le sedi preposte; Meter non ha bisogno di presentarsi per la Sua ventennale esperienza, antesignana in Italia e nel mondo nella difesa dell’infanzia e sopratutto nella lotta alla pedopornografia”.

    “Noi non ci stiamo e non ci fermiamo… Mi appello alla nostra e vostra protesta”, aveva commentato su Facebook il sacerdote. Che postava sul suo profilo tutti gli articoli che riguardano la vicenda dell’esclusione ricevendo tanta solidarietà.Fino alla chiamata del ministro che oggi ha chiuso l’incidente.

    http://livesicilia.it/2016/09/08/osservatorio-antipedofilia-la-boschi-esclude-don-di-noto_781443/
  • Siracusa, Prete indagato per abusi sessuali. Monsignor Pappalardo: “qui per motivi familiari, non gli ho affidato alcun ufficio”

    Siracusa, Prete indagato per abusi sessuali. Monsignor Pappalardo: “qui per motivi familiari, non gli ho affidato alcun ufficio”

    “Ho appreso dalla stampa delle indagini a carico del sacerdote. Si tratta di un presbitero incardinato in una diocesi all’estero che per motivi familiari si trova nel territorio della nostra diocesi, e al quale non ho affidato alcun ufficio pastorale“. Così l’arcivescovo di Siracusa, monsignor Salvatore Pappalardo, sulla notizia del sacerdote indagato per abusi sessuali dalla Procura di Siracusa.

    “La mia vicinanza – riprende – e la mia preghiera per quanti sono nella sofferenza a causa di questa dolorosa vicenda. Sono certo che la magistratura farà luce sull’accaduto“.

    http://www.siracusanews.it/node/75198

  • Catania, prete punta coltello contro 15enne della parrocchia e ne abusa sessualmente

    Catania, prete punta coltello contro 15enne della parrocchia e ne abusa sessualmente

    Un sacerdote avrebbe puntato un coltello contro un ragazzino di 15 anni, che frequentava la sua parrocchia in una zona marinara alla periferia di Catania, e lo avrebbe così costretto a subire abusi. Al prete i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della procura di Siracusa hanno notificato un obbligo di dimora emesso dal gip Andrea Migneco su richiesta del procuratore aggiunto Fabio Scavone e del sostituto Vincenzo Nitti.

    È indagato per violenza sessuale aggravata su un minorenne e, secondo l’accusa, «pur risultando sospeso dalle proprie funzioni di parroco, potenzialmente era in condizione di frequentare una vasta platea di parrocchiani con il concreto rischio di reiterazione del reato».

    L’inchiesta è stata avviata dopo la denuncia della vittima e dei suoi genitori alla procura di Siracusa e le accuse avrebbero trovato riscontri in intercettazioni telefoniche. Alle indagini ha partecipato anche il Nucleo investigativo telematico della Procura di Siracusa perché il parroco indagato era molto attivo in chat e social network.

    http://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/catania_prete_violenza_sessuale_ragazzino_parrocchia_coltello-1894242.html

  • Minaccia col coltello un ragazzo e poi lo stupra: arrestato parroco a Catania

    Minaccia col coltello un ragazzo e poi lo stupra: arrestato parroco a Catania

    Un sacerdote avrebbe puntato un coltello contro un ragazzino di 15 anni, che frequentava la sua parrocchia in una zona marinara alla periferia di Catania, e lo avrebbe così costretto a subire abusi. Al prete i carabinieri della sezione di Polizia giudiziaria della Procura di Siracusa hanno notificato un obbligo di dimora emesso dal Gip Andrea Migneco su richiesta del procuratore aggiunto Fabio Scavone e del sostituto Vincenzo Nitti. È indagato per violenza sessuale aggravata su un minorenne e, secondo l’accusa, «pur risultando sospeso dalle proprie funzioni di parroco, potenzialmente era in condizione di frequentare una vasta platea di parrocchiani con il concreto rischio di reiterazione del reato». L’inchiesta è stata avviata dopo la denuncia della vittima e dei suoi genitori alla Procura di Siracusa e le accuse avrebbero trovato riscontri in intercettazioni telefoniche. Alle indagini ha partecipato anche il Nucleo investigativo telematico della Procura di Siracusa perché il parroco indagato era molto attivo in chat e social network.

    Accade alla periferia di Catania: pesanti indizi contro il prete

    Le indagini svolte dai carabinieri della Procura, con il coordinamento del procuratore aggiunto Fabio Scavone e del sostituto Vincenzo Nitti, hanno avuto origine da una dettagliata denuncia presentata dalla madre del ragazzino, il quale è stato poi sentito dagli inquirenti alla presenza di una psicologa. Secondo quanto ricostruito dalla Procura, il parroco avrebbe attirato con una scusa il ragazzino nella propria abitazione avvalendosi della complicità di un comune amico venticinquenne, che a sua volta è risultato avere avuto rapporti sessuali col sacerdote. Una volta giunti in casa, il religioso avrebbe puntato un coltello da cucina nella schiena del ragazzino costringendolo a subire atti sessuali. L’arma da taglio descritta dal ragazzino è stato poi sequestrato dai militari dell’Arma nell’abitazione dell’indagato. Riscontri da parte del nucleo investigativo telematico della Procura sia nelle intercettazioni telefoniche che nelle testimonianze di altri parrocchiani che avevano raccolto il racconto del quindicenne. Sullo sfondo, secondo gli inquirenti, “plurime e gravi forme di violenza fisica e psicologica, con l’uso di armi ma anche mediante lo sfruttamento di una relazione del tutto impari, tra un ragazzino di 15 anni e un uomo di 51”. Sembra inoltre che il sacerdote, sospeso dallo svolgimento delle attività pastorali come disposto dalla Curia catanese, grazie all’aiuto di un amico e parroco, avrebbe continuato a celebrare messa e dunque a frequentare una vasta platea di parrocchiani. Il Nit ha accertato che il parroco indagato era molto attivo nelle chat e nei social network e che egli è un assiduo consumatore di pornografia nonché una persona dalla vita sessuale molto attiva.

    Minaccia col coltello un ragazzo e poi lo stupra: arrestato parroco a Catania

  • Siracusa, abusi sessuali su un ragazzo di 15 anni Prete ai domiciliari

    Siracusa, abusi sessuali su un ragazzo di 15 anni Prete ai domiciliari

    Allarme pedofilia. Il gip del tribunale di Siracusa, Andrea Migneco, ha sottoposto a obbligo di dimora un parroco di 51 anni di una chiesa della diocesi di Catania accusato di abusi sessuali commessi nel Siracusano nei confronti di un quindicenne. Il ragazzino, secondo la ricostruzione dei magistrati della Procura di Siracusa e dei carabinieri, sarebbe stato costretto a subire le violenze sotto la minaccia di un coltello. Le responsabilità del sacerdote sarebbero emerse dalle intercettazioni telefoniche, dalle perquisizioni, dai sequestri e dalle conversazioni su internet dell’indagato monitorate con il coordinamento del procuratore aggiunto Fabio Scavone e dal sostituto Vincenzo Nitti. Il prete è sospeso dalle sue funzioni di parroco. A parere degli investigatori, il sacerdote usava con regolarità i social network e per questo motivo la Procura di Siracusa ha chiesto la collaborazione del personale del Nit, nucleo investigativo telematico, protagonista negli anni scorsi di indagini sulla pedofilia online.

    Le indagini Le indagini hanno avuto origine da una dettagliata denuncia presentata dalla madre del ragazzino poi ascoltato dagli inquirenti con l’ausilio di una psicologa. Grave la ricostruzione dei fatti, dalla quale è emerso che il parroco avrebbe attirato il ragazzino con una scusa nella propria abitazione, avvalendosi della complicità di un comune amico venticinquenne che a sua volta è risultato avere avuto rapporti sessuali col sacerdote. Ma durante le indagini sono state delineate plurime e gravi forme di violenza fisica e psicologica con l’uso di armi ma anche mediante lo sfruttamento di una relazione impari tra un ragazzino di 15 anni e un uomo di 51 anni, suo parroco. Una volta in casa il religioso avrebbe puntato un coltello da cucina nella schiena del ragazzino costringendolo a subire atti sessuali. Il coltello descritto dal ragazzino è stato poi sequestrato dai carabinieri nell’abitazione dell’indagato mentre la ricostruzione dei fatti ha trovato riscontro sia nelle intercettazioni telefoniche immediatamente successive sia nelle testimonianze di altri parrocchiani che avevano raccolto il racconto sofferente del ragazzino.

    http://www.iltempo.it/cronache/2016/08/04/news/siracusa-abusi-sessuali-su-un-ragazzo-di-15-anni-prete-ai-domiciliari-1016810/

  • “Punta un coltello e e abusa di un ragazzo”, sacerdote indagato a Catania

    “Punta un coltello e e abusa di un ragazzo”, sacerdote indagato a Catania

    CATANIA. Con un coltello alla schiena, sarebbe stato costretto da un prete ad avere rapporti sessuali. Tra le lacrime, un ragazzo di 15 anni del Siracusano ha raccontato tutto alla madre che ha poi fatto denuncia. Così i carabinieri sono arrivati ad individuare il sacerdote di 51 anni, già sospeso dallo svolgimento di attività pastorali dalla curia.

    All’ex sacerdote di una chiesa di Catania è stato notificato l’obbligo di dimora nel Comune di Lentini emesso dal Gip Andrea Migneco su richiesta del procuratore aggiunto Fabio Scavone e del sostituto Vincenzo Nitti della Procura di Siracusa. Il prete è indagato per violenza sessuale aggravata su un minorenne e, secondo l’accusa, “pur risultando sospeso dalle proprie funzioni di parroco, potenzialmente era in condizione di frequentare una vasta platea di parrocchiani con il concreto rischio di reiterazione del reato”.

    Il racconto del ragazzo, ascoltato con l’aiuto di una psicologa, è stato riscontrato dagli inquirenti grazie a intercettazioni telefoniche e altre testimonianze di parrocchiani. L’attiva vita sessuale del prete proseguiva anche su internet, come ha potuto constatare il Nucleo investigativo telematico della Procura di Siracusa. Il parroco indagato era infatti spesso in chat e social network.

    Ma non si è servito del web per incastrare il ragazzino di 15 anni, attirato invece a casa sua con la complicità di un comune amico di 25 anni che da tempo aveva rapporti sessuali con il sacerdote. Una volta giunti in casa, il religioso avrebbe puntato un coltello da cucina nella schiena del ragazzino costringendolo a subire atti sessuali. L’arma descritta dalla vittima è stata poi trovata e sequestrata dai militari nell’abitazione dell’ indagato.

    Un ulteriore riscontro alle accuse degli inquirenti che parlano di “plurime e gravi forme di violenza fisica e psicologica, con l’uso di armi ma anche mediante lo sfruttamento di una relazione del tutto impari, tra un ragazzino di 15 anni e un uomo di 51”.

    Sembra, inoltre, che il sacerdote, nonostante fosse stato sospeso dalla curia catanese, grazie all’aiuto di un amico parroco, avrebbe continuato a celebrare messa. Proprio per impedirgli altre possibilità di adescamento, la Procura gli ha imposto l’obbligo di dimora.

    http://catania.gds.it/2016/08/04/aggredisce-e-abusa-di-un-minore-sacerdote-indagato-a-catania_547902/

  • Siracusa: minacce e violenza sessuale su un 15enne, accusato un parroco

    Siracusa: minacce e violenza sessuale su un 15enne, accusato un parroco

    Misure cautelari in obbligo di dimora per un parroco della Diocesi di Catania, accusato di aver minacciato e violentato un ragazzino di 15 anni con un complice di 25.

    La misura cautelare disposta per evitare un’eventuale reiterazione di reato in caso di colpevolezza è stata disposta dal giudice per le indagini preliminari Andrea Migneco, in forza di alcune prove quali intercettazioni telefoniche e perquisizioni; il parroco, 51 anni, avrebbe commesso il fatto con un complice di 25 , con cui aveva già rapporti sessuali, stando al racconto della vittima.

    Dalla ricostruzione dei fatti è emerso  che il parroco avrebbe attirato con una scusa il ragazzino presso la propria abitazione avvalendosi della complicità di un comune amico venticinquenne,  che a sua volta è risultato avere avuto rapporti sessuali col sacerdote. Una volta giunti presso l’abitazione, il religioso avrebbe puntato un coltello da cucina nella schiena del ragazzino costringendolo a subire atti sessuali.

    Il coltello descritto dal ragazzino è stato poi sequestrato dai Carabinieri presso l’abitazione dell’indagato, mentre la ricostruzione dei fatti ha trovato peraltro riscontro sia nelle intercettazioni telefoniche immediatamente successive sia nelle testimonianze di altri parrocchiani che avevano raccolto il racconto sofferente del ragazzino.

    La ricostruzione dei fatti, frutto dunque di dettagliate e scrupolose indagini, compone uno scenario particolarmente grave, nel quale si delineano plurime e gravi forme di violenza fisica e psicologica, con l’uso di armi ma anche mediante lo sfruttamento di una relazione fortemente asimmetrica, ovvero del tutto impari, tra un ragazzino di 15 anni e un uomo di 51 anni, suo parroco.

    I Carabinieri hanno inoltre accertato che l’indagato, nonostante la sospensione dallo svolgimento delle attività pastorali disposta dalla curia vescovile, grazie all’aiuto di un suo amico e  parroco, continuava a celebrare messa e dunque a frequentare una vasta platea di parrocchiani. Anche per tale ragione, dovendosi scongiurare il rischio della reiterazione del reato, è stato richiesto dalla Procura e poi disposto dal gip l’obbligo di dimora a Lentini.

    A completare il quadro probatorio vi sono infine i riscontri degli accertamenti informatici eseguiti dagli specialisti del Nucleo Investigativo Telematico della Procura di Siracusa, che hanno accertato che il parroco indagato è molto attivo nelle chat e nei social network e che egli è un assiduo consumatore di pornografia nonché una persona dalla vita sessuale molto attiva.

    http://www.giornalesiracusa.com/notizie/2016/08/04/siracusa-minacce-violenza-sessuale-un-15enne-accusato-un-parroco-lentini