Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sopravvissuti

  • Abuso; vittime e traffico di minori – 🇮🇹 Francesco Zanardi (1)

    Abuso; vittime e traffico di minori – 🇮🇹 Francesco Zanardi (1)

    Di cosa parliamo? Vittime di pedofilia! Traffico di minori? Rete di abusi? Partito politico pedofilo?

    Bambini che si tolgono la vita dopo gli abusi! Sopravvissuti ad abusi sessuali? Trattato del Vaticano nella Repubblica Ceca? Istituzione antipedofilia? Devianza e crimini? Accuse contro un prete. La Chiesa nega le vittime? Leggi e Chiesa in Italia?

    Chiesa, politica e media sono interconnessi! Come risolvere il problema? Qual è la storia e il lavoro di Francesco Zanardi?

    Francesco Zanardi – Rete ‘ABUSO – Associazione dei sopravvissuti ad abusi sessuali da parte del clero.

    Riprese effettuate il 12.6.2025 Savona

  • Enna, settimana delle confraternite con il vescovo a processo per lo scandalo del prete pedofilo

    Enna, settimana delle confraternite con il vescovo a processo per lo scandalo del prete pedofilo

    Enna, dallo scorso 2 ottobre e per cinque giorni, è capitale europea delle confraternite. Il VII forum paneuropeo delle confraternite, ospitato nell’umbilicus siciliae annunciava la presenza in città di 2500 confrati provenienti da almeno 7 paesi europei.

    La grande processione annunciata per la scorsa domenica, 4 ottobre, che dall’eremo di Montesalvo è arrivata al duomo, ha contato presenze, ben lontane dai 2mila e 500, di confrati provenienti dalla provincia e dal resto della Sicilia e una delegazione, non sappiamo quanti ( i dati li abbiamo chiesto al collegio dei rettori ma non ci sono stati forniti ndr), di confrati provenienti dalla, Svizzera, dalla Spagna, da Malta. Un evento che fa giungere ad Enna il gotha del vaticano, atteso per domani, martedì 6 ottobre, l’arrivo del cardinale Angelo Bagnasco, ideatore nel 2019 del forum, e che si conclude il 7 ottobre prossimo, giorno prima del processo, che si celebrerà al tribunale di Enna con rito abbreviato, al vescovo della diocesi di Piazza Armerina Rosario Gisana e del suo vicario giudiziale, Vincenzo Murgano, attuale parroco della chiesa madre di Enna, accusati di falsa testimonianza nel processo al sacerdote Giuseppe Rugulo, condannato in via definitiva a tre anni per volenza sessuale a danno di minori.

    E’ la voce di monsignor Gisana, carpita in una intercettazione della polizia, entrata nel processo, a dire al sacerdote Rugolo “io ho insabbiato tutto”.

    “ Un chiaro messaggio al tribunale e un dejà vu – dice Francesco Zanardi, presidente nazionale dell’associazione Rete l’Abuso, che raccoglie i sopravvissuti agli abusi clericali e che ha inviato la sentenza Rugolo ad Antonio Banderas, che si collegherà con il forum in video conferenza e a Claudia Koll, la cui presenza è prevista ad Enna mercoledì – Alla vigilia della requisitoria del pm, nel processo Rugolo, ad intervenire fu, addirittura Papa Francesco che il 6 novembre 2023, elogiò pubblicamente il vescovo di Piazza Armerina.

    Oggi in soccorso di Gisana & company arriva il gotha del Vaticano. Malgrado il processo in corso, il vescovo continua a presiedere eventi e manifestazioni ufficiali anche a fianco di istituzioni, indisturbato e riverito”. “Cosa centrano le confraternite con il processo? – dice il presidente del collegio dei rettori delle confraternite ennesi, Giovanni Zodda – Sono inquisiti i confrati? Le confraternite sono vittime da tutte le parti soprattutto da parte di chi le attacca ingiustamente” .

    Ma quelle confraternite sono le stesse che nel processo al sacerdote Rugolo non hanno mai manifestato alcuna vicinanza alla vittima, Antonio Messina, dalla cui denuncia è partita l’inchiesta che ha portato alla condanna , né alla famiglia.

    https://palermo.repubblica.it/cronaca/2026/10/05/news/enna_settimana_delle_confraternite_con_il_vescovo_a_processo_per_lo_scandalo_del_prete_pedofilo-425627807/

  • Lettera aperta – Enna; Istituzioni genuflesse alla Chiesa. Rete L’ABUSO e le vittime italiane esprimono tutta la loro indignazione.

    Lettera aperta – Enna; Istituzioni genuflesse alla Chiesa. Rete L’ABUSO e le vittime italiane esprimono tutta la loro indignazione.

    Rivolgendoci ai promotori e ai partecipanti;

    S.E.R. Card. Matteo Maria Zuppi; S.E.R. Card. Kevin J. Farrell; S.E.R. Mons. Rino Fisichella; Giovanni Maria Armando Zodda; Paloma Saborito Sanchez; Umberto Angeloni; Ivan Scinardo; Ilenia Petracalvina; prof. Salvatore Martinez; S.E.R. Mons. Guido Gallese; Francesco Luca Ballarò; Stefano Milano; Federica Barbarino; Salvatore Astorina; Fernando Mercadò; S.E.R. Mons. Michele Pennisi; Giuseppe Ardica; Prof. Manfred Hauke; Prof. Carlos Lopez Bravo; Francesco Antonet; Davide Adamoli; Tiago Henriques de Louriçalgo; Louis Giraud; Mark Agius; Jose Carlos Garin Valle; Michele Guerra; Armando Ortiz; Antonio Banderas; S.E.R. Mons. Antonino Raspanti; Vincenzo Morgante; Prof.ssa Rosanna Virgili; S.E.R. Card. Enrico Feroci; Dott.ssa Flaminia Giovanelli; Prof. Avv. Luca Pedullà; Dr. Gregorio Squadrito; Dr. Alessandro Palermo; Fernando Redondo Benito; Dott.ssa Flaminia Giovanelli; Dott. Maurizio Nicolosi; Docenti Università Kore Enna; Don Sebastiano Rossignolo; Marcella Reni; S.E.R. Card. Angelo Bagnasco; Claudia Koll; Dott.ssa Laura Frattari; Beatrice Fazi; S.E.R. Card. Angelo De Donatis; Mario Incudine.


     

    Genuflessi, ma non come quando esprimi rispetto, in questo caso è una genuflessione indegna e volgare, quella che le Istituzioni ennesi, senza rispetto per il loro ruolo istituzionale e per la Chiesa stessa, hanno acconsentito in nome della popolazione, a chi di fatto, in qualunque società civile che si rispetti, verrebbe messo da parte come “pessimo elemento”.

    Qui invece tra tradizione e fede ci si compiace invece, del titolo di “Capitale europea delle confraternite”.

    L’Associazione Rete L’ABUSO, che in Italia è l’unica rappresentante delle vittime sopravvissute agli abusi sessuali di quel clero che solo nel nostro paese è ancora oggi il terzo mondo d’Europa, perché incapace di rendere almeno un risarcimento umano alle proprie vittime, si stringe intorno ad Antonio Messina, vittima accertata di don Giuseppe Rugolo, che in modo inaccettabile, oggi è nuovamente vittima di quella società di dubbia moralità e civiltà, che ha permesso in modo tanto barbaro che Antonio Messina, e tutti noi vittime italiane, subissimo proprio dalla città di Enna e dalle Istituzioni della stessa, tanta umiliazione “istituzionale”.

    In mancanza di una sentenza del tribunale canonico “in nome del popolo di Dio”, che la chiesa vanta puntualmente come rassicurazione verso i fedeli, ma che non emette come in questo caso mai, riportiamo di seguito quella del tribunale civile di Enna, “in nome del popolo italiano” su don Rugolo, in particolare i passaggi che coinvolgono S.E.R. mons. Rosario Gisana, il padrino del VII Forum paneuropeo delle confraternite, alle quali l’Associazione Rete L’ABUSO recapita la presente lettera aperta affinchè possano rendersi conto di essersi rese chiaramente complici, consapevoli o meno, di questo incivile e disumano affronto a tutte le vittime italiane sopravvissute alle violenze sessuali del clero cattolico, e aggiungerei delle stesse confraternite aderenti al VII Forum paneuropeo.

    Francesco Zanardi, Portavoce Rete l’ABUSO


    Sent. nl 91 /2024 N. 3481/2021 R.G.N.R. N. 665/21 R.G.Trib

     

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

    “Ebbene, anche alla luce di queste conversazioni, emerge chiaramente che il Vescovo di Piazza Armerina, ben consapevole da molti anni delle segnalazioni effettuate inerenti agli abusi patiti da un ragazzo ancora minorenne ad opera del Rugolo, abbia totalmente ignorato questi campanelli di allarme, non solo ritardando volutamente l’incontro con Messina e i suoi familiari, ma evitando di attuare qualunque forma di controllo o di provvedimento a tutela dei fedeli, soprattutto adolescenti, facenti parte della comunità religiosa da lui guidata che pure il suo ruolo, sulla base della normativa di diritto canonico precedentemente richiamata, sicuramente gli imponeva.”

    “D’altra parte dalle conversazioni sopra riportate emerge chiaramente che monsignor Gisana non aveva dato credito alle denunce sugli abusi segnalati dal giovane Antonio Messina, nonostante egli fosse consapevole che si trattasse di un ragazzo minore di diciotto anni, etichettandole come questioni tra omosessuali e, cosa ancor più grave, . giustificando padre Rugolo per la sua condotta con un momento di debolezza da lui vissuto all’epoca in cui si erano verificati i fatti, tanto che, anche nella conversazione telefonica, monsignor Gisana ricordava di aver prestato all’imputato una somma di denaro (che, in sede di esame, preciserà poi ammontare a diverse decine di migliaia di euro).”

    “Questo comportamento di omessa vigilanza integra pienamente il presupposto fondante la responsabilità ex art. 2049 c.p., anche perché appare connotato da una piena consapevolezza se solo si considera che come peraltro confermato dallo stesso monsignor Gisana – anche un altro giovane, OMISSIS, sempre nel 2016, aveva confidato, seppur nel corso di una direzione spirituale, di aver subito approcci sessuale da padre Rugolo (cfr. deposizione OMISSIS e monsignor Gisana, udienza del 17.10.2022).”

    “213 La Curia, nella persona del Vescovo, ometteva, con ogni evidenza, qualsivoglia, doverosa, seria. iniziativa a tutela dei minori della sua comunità e dei loro genitori, nonostante la titolarità di puntuali poteri\ doveri, conferiti nell’ambito della rivestita funzione di tutela dei fedeli, facilitando l’attività predatoria di un prelato già oggetto di segnalazione.”

    “Sarebbe stato, invero, doveroso da parte dell’autorità religiosa alla guida della Diocesi competente territorialmente sul Duomo di Enna, non solo segnalare alle autorità religiose queste denunce, secondo le procedure esistenti nel diritto canonico ma, ancor prima di ciò, precludere, anche in via cautelativa, a Giuseppe Rugolo di coordinare e gestire numerosi gruppi di giovani in attività ricreative a sfondo religioso.”

    “Alcun controllo veniva invece attivato, tanto che, addirittura, le riunioni dell’associazione 360, sovente si svolgevano dentro le mura del Duomo di Enna, dove, a far data dal 2015 e fino al 2019, l’imputato commetteva impunemente abusi sessuali ai danni di due giovani adolescenti OMISSIS e OMISSIS, consapevole di poter contare sull’appoggio dei vertici religiosi che, al contrario, contribuivano a rafforzare all’esterno l’immagine di padre Rugolo quale esponente di spicco del clero locale.”


     

    La presente è stata recapitata a;

    • Sua Santità Papa Leone XIV
    • Matteo Maria Zuppi – Presidente della Conferenza Episcopale italiana
    • Comune di Enna
    • Diocesi di Piazza Armerina
    • Ufficio stampa – VII Forum paneuropeo delle confraternite

    E p.c.

    • Alla stampa e agli organi di informazione locali
    • Agli organi di informazione nazionali di stampa e televisivi
    • Associazione della Stampa Estera in Italia

    Lettera aperta sopravvissuti – ENNA

  • Rete l’abuso, ‘il Vaticano in aiuto a Gisana’

    Rete l’abuso, ‘il Vaticano in aiuto a Gisana’

    ENNA, 2 ottobre ANSA – “Il prossimo giovedì 8 ottobre, al tribunale di Enna, all’indomani della fine del VII forum paneuropeo delle confraternite che si conclude ad Enna il 7 ottobre, il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana insieme al suo vicario giudiziale, Vincenzo Murgano, parroco della chiesa madre di Enna, verranno processati, rito abbreviato, con l’accusa di falsa testimonianza”.

    Lo scrive in una nota il presidente nazionale di Rete l’abuso, Francesco Zanardi, che raduna i sopravvissuti agli abusi clericali. Il reato sarebbe stato commesso nel corso del processo al sacerdote ennese Giuseppe Rugolo condannato in via definitiva per violenza sessuale su minori.

    Gisana e Murgano, secondo l’accusa avanzata dalla procura di Enna avrebbero mentito in aula su tutta una serie di fatti di cui erano a conoscenza .

    “ Un chiaro messaggio al tribunale e un dejà vu – aggiunge Zanardi – Alla vigilia della requisitoria del pm nel processo Rugolo ad intervenire fu, addirittura Papa Francesco che il 6 novembre 2023, elogiò pubblicamente il vescovo di Piazza Armerina.

    Oggi in soccorso di Gisana & company arriva il gotha del Vaticano. Malgrado il processo in corso, il vescovo continua a presiedere eventi e manifestazioni ufficiali anche a fianco di istituzioni, indisturbato e una certa stampa ha fatto filtrare una notizia , per altro vecchia di mesi, secondo la quale il vescovo Gisana, al termine dei lavori del consiglio permanente svoltosi a Roma, sotto la guida di Matteo Zuppi, sarebbe stato nominato quale componente della commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi.

    In barba alla giustizia chiesta dalle vittime di abusi”.

    YUR/FK

  • Abusi, accuse alle diocesi del Massachusetts. I vescovi: «Abbiamo fallito». Ora l’impegno per proteggere i minori

    Abusi, accuse alle diocesi del Massachusetts. I vescovi: «Abbiamo fallito». Ora l’impegno per proteggere i minori

    «Abbiamo fallito nel proteggervi quando eravate più vulnerabili». Le diocesi statunitensi di Fall River, Springfield e Worcester riconoscono le responsabilità del passato, chiedono perdono ai sopravvissuti e assicurano che l’impegno per la sicurezza dei minori resta una priorità. Le reazioni sono arrivate dopo la pubblicazione del rapporto della procura generale del Massachusetts, un documento di oltre duecento pagine che ricostruisce decenni di abusi sessuali e gravi inadempienze nella risposta delle istituzioni ecclesiali. Le tre diocesi non contestano il quadro storico delineato dall’indagine, ammettono gli errori e chiedono perdono per le sofferenze inflitte alle vittima: ammissione che va di pari passo con l’impegno a continuare a migliorare le norme e i provvedimento introdotti dopo il 2002.
    Le parole più nette sono quelle del vescovo di Fall River, Edgar M. da Cunha, che si è detto «pieno di dolore» davanti al resoconto di episodi e prassi espressione di «tragici fallimenti» nella protezione delle persone più vulnerabili. «A tutti i sopravvissuti agli abusi sessuali su minori, chiedo profondamente scusa. Noi come Chiesa vi abbiamo mancato quando eravate più vulnerabili», afferma il vescovo. La diocesi, aggiunge il presule, intende continuare ad accompagnare le vittime, assumersi le proprie responsabilità e fare quanto possibile perché nessun altro bambino debba subire violenze analoghe. Da Cunha assicura, inoltre, che l’ascolto e il percorso di guarigione dei sopravvissuti, assieme all’applicazione degli standard professionali e delle politiche di prevenzione, rimangono le principali priorità della Chiesa locale. La diocesi di Fall River, tra l’altro, cinque anni fa ha pubblicato un elenco di membri del clero destinatari di accuse ritenute credibili, comprendente casi risalenti a oltre settant’anni fa. Tra le prassi introdotte, nota ancora il presule, c’è quella di segnalare alle autorità civili ogni accusa di abuso su un minore, anche quando la persona che presenta la denuncia è ormai adulta. Ma le misure adottate non si fermano qui: ci sono anche gli accordi con le procure distrettuali per fornire la documentazione necessaria alle indagini anche senza un ordine del giudice, il rafforzamento dei protocolli per la gestione delle segnalazioni e il potenziamento dell’Ufficio per gli ambienti sicuri e l’assistenza alle vittime. Sono inoltre previsti controlli sui precedenti, codici di condotta e programmi di formazione obbligatoria per sacerdoti, dipendenti, ministri e volontari.
    Anche il vescovo di Springfield, William D. Byrne, definisce il documento della procura «un richiamo che induce all’umiltà» e alla necessità di mantenere una vigilanza costante nella gestione di ogni segnalazione. Byrne ringrazia i sopravvissuti che hanno trovato il coraggio di raccontare quanto subito e riconosce nel rapporto un documento storico importante, capace di dare voce alle vittime. La diocesi, assicura ancora il presule, esaminerà le raccomandazioni della procuratrice generale e resterà aperta a ulteriori miglioramenti, anche se già prima della pubblicazione del rapporto nella comunità locale è stato avviato un processo volto a correggere i fallimenti del passato, adottando procedure che tengono conto degli effetti del trauma sulle vittime. La stessa diocesi, poi, ha sottoscritto un protocollo con le tre procure competenti per il Massachusetts occidentale: in base all’accordo, le accuse vengono esaminate anzitutto dalle forze dell’ordine e soltanto in seguito dagli organismi ecclesiali. È stato inoltre ampliato l’elenco pubblico delle persone accusate in modo credibile, includendo sacerdoti già deceduti al momento della denuncia, membri di istituti religiosi, esponenti del clero provenienti da altre diocesi e dipendenti laici. Il vescovo Byrne, quindi, auspicato che le indicazioni formulate dalla procura non rimangano circoscritte alle diocesi cattoliche, ma possano diventare un riferimento anche per scuole, associazioni giovanili e altre organizzazioni impegnate con i minori. Il vescovo ha così richiamato una responsabilità condivisa nella costruzione di efficaci sistemi di prevenzione, ascolto e intervento, senza negare la specificità e la gravità delle responsabilità ecclesiali descritte nell’indagine.
    Più articolata, e maggiormente concentrata sui cambiamenti già compiuti, la reazione della diocesi di Worcester: la nota ufficiale riporta le scuse pronunciate dal vescovo Robert J. McManus nel rapporto diocesano del 2022: «Come vostro vescovo, sono profondamente dispiaciuto per gli abusi sui minori commessi da sacerdoti di questa diocesi dalla sua fondazione, nel marzo 1950». La diocesi, inoltre, afferma di accogliere il documento della procura generale, sottolineando la collaborazione assicurata durante l’indagine e ricordando che dal 2002 tutte le nuove segnalazioni sono state trasmesse immediatamente alla procura distrettuale competente. Il comunicato della diocesi, inoltre, sottolinea che la grande maggioranza degli episodi ricostruiti risale a un periodo compreso tra quaranta e sessant’anni fa, richiamando l’attenzione ai cambiamenti introdotti nel frattempo nella selezione dei candidati al sacerdozio, nella formazione sulla sicurezza degli ambienti ecclesiali e nell’esame delle denunce da parte di assistenti sociali e di un organismo consultivo composto in maggioranza da esperti indipendenti. A dimostrare l’efficacia delle misure adottate, sottolinea ancora la diocesi di Worcester, è il fatto di aver superato ogni anno le verifiche esterne previste dalla Carta per la protezione dei bambini e dei giovani, adottata nel 2002 dall’episcopato statunitense. Ma, continua il comunicato, l’impegno a fare meglio non verrà meno e il rapporto della procura verrà approfondito per individuare altre possibili misure a sostegno delle vittime e per rafforzare ulteriormente la tutela dei minori.
    I dati dell’indagine
    Avviata nel 2019 dall’allora procuratrice generale Maura Healey, oggi governatrice del Massachusetts, l’indagine ha comportato l’esame di oltre 300mila pagine di documenti e più di cento colloqui con sopravvissuti, avvocati, rappresentanti delle associazioni, sacerdoti, dirigenti e dipendenti delle diocesi. Il rapporto censisce complessivamente 275 esponenti del clero accusati e 944 vittime: 92 accusati e 469 persone coinvolte a Fall River, 93 e 259 a Springfield, 90 e 216 a Worcester. Gli investigatori precisano che questi dati, ricavati dagli archivi diocesani e da altre fonti, non sono stati filtrati attraverso una valutazione della credibilità di ogni singola accusa. Non equivalgono quindi a un accertamento giudiziario individuale per ciascuna delle persone menzionate.
    La maggior parte dei fatti risale a prima del 2002, l’anno in cui l’inchiesta del Boston Globe sull’arcidiocesi di Boston portò la questione degli abusi e delle coperture ecclesiali all’attenzione internazionale. Dopo quella cesura, le diocesi del Massachusetts hanno istituito uffici per la protezione dei minori e l’assistenza alle vittime e hanno adottato nuove regole per la segnalazione e la verifica delle accuse. Il rapporto riconosce che sono state realizzate riforme importanti, ma sostiene che le procedure introdotte non siano state sempre applicate in modo uniforme.
    Per il periodo precedente al 2002, la procura descrive una serie di comportamenti che, secondo gli investigatori, avrebbe consentito agli abusi di proseguire: la mancata risposta a denunce e segnali d’allarme; il trasferimento di sacerdoti accusati o responsabili da una parrocchia all’altra, senza rendere note le ragioni del provvedimento; il ritorno nel ministero dopo periodi di trattamento senza un’adeguata supervisione; l’insufficiente applicazione delle restrizioni imposte; l’occultamento delle ragioni alla base della rimozione di un sacerdote; la mancata segnalazione sistematica alle autorità civili.
    La procuratrice generale Andrea Joy Campbell ha accusato i responsabili delle diocesi di avere troppo spesso protetto la reputazione dell’istituzione anziché i bambini. Ha tuttavia precisato che l’indagine «non aveva lo scopo di demonizzare una fede o una Chiesa», ma di cercare giustizia e accertare le responsabilità. «Dietro ciascuno di quei numeri», ha detto, «c’è un bambino la cui sicurezza è stata violata, una famiglia cambiata per sempre e un sopravvissuto che ha portato il trauma per anni e, in molti casi, per decenni».
    Una contestazione specifica riguarda Worcester, indicata come l’unica diocesi cattolica del Massachusetts a non mantenere sul proprio sito un elenco organico e facilmente accessibile degli esponenti del clero destinatari di accuse giudicate credibili. Pur avendo comunicato nomi alle autorità e pubblicato nel tempo alcune informazioni, secondo la procura la diocesi non dispone ancora di uno strumento pubblico stabile e aggiornato. La procuratrice Campbell ha chiesto che venga predisposto, considerandolo un passaggio necessario sul piano della trasparenza e del riconoscimento dovuto ai sopravvissuti.
    Il rapporto non ha prodotto una nuova serie di incriminazioni, anche perché, secondo la procura, in molti casi i termini di prescrizione sono scaduti, i presunti responsabili sono morti oppure le condotte individuate non erano configurate come reato dalla legislazione in vigore quando furono commesse, mentre le norme successive non possono essere applicate retroattivamente. In tre casi, però, gli atti sono stati comunque trasmessi alle procure distrettuali competenti; uno di quelli inviati nella contea di Worcester ha portato alla formulazione di accuse penali. Accanto alle raccomandazioni indirizzate alle diocesi, la Campbell ha chiesto al Parlamento statale di eliminare i termini di prescrizione per le azioni civili relative agli abusi sessuali subiti durante l’infanzia e di rafforzare gli strumenti a disposizione dei sopravvissuti. Per la procuratrice, infatti, la pubblicazione del rapporto deve rappresentare non la conclusione del percorso, ma un passaggio verso una maggiore responsabilità delle istituzioni, una più ampia trasparenza e un sostegno effettivo a chi continua a portare le conseguenze delle violenze.
    https://www.avvenire.it/chiesa/abusi-accuse-alle-diocesi-del-massachusetts-i-vescovi-abbiamo-fallito-ora-limpegno-per-proteggere-i-minori_113734
  • La chiesa ha forse preso di mira la Rete L’ABUSO e i sopravvissuti italiani?

    La chiesa ha forse preso di mira la Rete L’ABUSO e i sopravvissuti italiani?

    Un’estate molto calda per la Rete L’ABUSO, ricca di stranezze che a livello interno non potevano passare inosservate. Ma per ora diciamo solo che se 5 + 1 fa 18, vuole dire che i conti non tornano.

    Per il momento possiamo solo dire di aver notato che alcune associazioni straniere di vittime, hanno improvvisamente cambiato rotta e i motivi – che diverse fonti confermano – sono proprio legati ad una anomala apertura con il Vaticano.

    Ripercorrendo il 2026, anche se potrebbe centrare poco, lo scorso febbraio ricordiamo l’incendio di origine dolosa proprio nel palazzo dove la Rete L’ABUSO ha sede. Incendio sul quale, malgrado l’apertura di un fascicolo da parte della Procura della Repubblica di Savona, non si è saputo più nulla.

    Il 9 giugno, ricordiamo l’attacco al server dati che condividiamo con l’associazione antimafia Casa della legalità di Genova, di cui peraltro sono membro dell’Ufficio di Presidenza. Attacco che da subito si è sospettato grazie a un indirizzo IP rimasto memorizzato nel sistema, fosse riconducibile alla chiesa.

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    Sospetto che una decina di giorni dopo sembra trovare conferma, attraverso una diffida fatta al gestore di servizi dal quale abbiamo in noleggio il server. Diffida in cui col veto dell’anonimato, viene chiesto di rimuovere alcuni articoli (atti giudiziari inclusi) che guarda caso parlavano di “Mensopoli”, l’inchiesta legata all’ospedale Bambin Gesù che coinvolse l’allora Segretario di Stato Tarcisio Bertone, lo IOR e alcuni istituti bancari tra cui banca Carige recentemente liquidata. Casi che però erano documentati dall’associazione contro le mafie Casa della legalità, e non la Rete L’ABUSO.

    Ad agosto, mentre da un lato alcuni membri improvvisamente lasciano l’associazione con giustificazioni così poco credibili da far pensare ai più maliziosi che possano essere stati intimiditi, dall’altro, qualcuno cerca di colpire il Presidente della Rete screditandolo.

    Un panorama che senza dubbio si è fatto notare e che sembra tutt’altro che normale.

    Ma quale sarebbe l’interesse della chiesa?

    La risposta potrebbe essere molto semplice, salvarsi dalle richieste di risarcimenti da parte delle vittime dei preti pedofili per evitare, come negli USA, il crack finanziario che ha portato tante Diocesi al fallimento. Proteggere quindi quello “sterco del diavolo” chiamato denaro a cui la chiesa tiene moltissimo, indubbiamente più che alla salute dei minori che la frequentano quotidianamente.

    Facendo un passo indietro, nel 2010 lo scandalo del clero pedofilo e delle gerarchie criminali che lo hanno sostenuto e sottratto alla giustizia degli stati, arrivò anche in Europa, destando nel clero non solo una crisi di immagine, ma il concreto pericolo che si ripetesse il disastro economico avvenuto negli Stati Uniti.

    Ad oggi infatti, praticamente tutti i Paesi dell’Unione Europea hanno chiesto conto alla chiesa per le migliaia di cittadini rimasti vittime dei preti pedofili.

    Tranne l’Italia dove grazie alla complicità del Governo che ad oggi non ha ancora preso alcuna posizione sull’ormai noto problema endemico di cui l’intero pianeta è rimasto vittima, il risparmio economico per la chiesa è stato eccellente in Europa. Basta paragonare i risarcimenti milionari che la giustizia americana ha imposto, notiamo immediatamente che in Europa la chiesa ha di fatto risparmiato molto grazie agli accordi fatti nei vari Paesi, che hanno portato a risarcimenti quasi ridicoli rispetto a quelli degli USA. Parliamo di cifre che non superano i 60.000€.

    Tuttavia si parla comunque di un mare di soldi che se venissero pagati anche in Italia, sulla base percentuale sarebbero in soldoni circa il 43% dei risarcimenti pagati in tutta Europa in quanto, la sola Italia detiene ben 43% della popolazione di preti rispetto all’Europa.

    Italia che se pur a livello istituzionale sia tutt’ora totalmente connivente con la chiesa, grazie alle istanze della Rete L’ABUSO che già nel 2019 portarono il Comitato per i diritti dell’infanzia ad un pesante richiamo, oggi si ritrova per la seconda volta sotto la lente di ingrandimento delle Nazioni Unite che lamentano nuovamente le gravi e reiterate inadempienze del paese rispetto alla Convenzione ONU per i diritti dell’infanzia.

    Oggi l’Italia è l’ultima ruota del carro rispetto all’Europa in materia di tutela dei più piccoli risultando allo stesso livello dei paesi del terzo mondo che come noi non hanno ancora preso posizione sul problema. E questo la chiesa lo sa bene, come sa bene che prima o poi, anche nel terzo mondo le vittime chiederanno conto.

    Si tratta quindi solo di tempo, durante il quale la chiesa si sta organizzando per pararsi ancora meglio di quanto sia riuscita a fare nel resto dell’Europa.

    Le associazioni, se pilotate risultano un utilissimo strumento per ingannare i sopravvissuti, ed il panorama attuale suggerisce proprio questa come via scelta dalla chiesa per contenere i sopravvissuti.

    Via che malgrado l’omertoso silenzio complice offerto dai vari governi che si sono susseguiti in Italia dal 2010 vede come fastidioso inconveniente la Rete L’ABUSO, l’unica associazione di sopravvissuti esistente, che al momento non gli permette di scrollarsi di dosso le vittime che, stando alle statistiche, supererebbero il milione.

    E qui il conto in denaro è presto fatto; 60.000€ moltiplicato per un milione di vittime fa 60.000.000.000 di euro.

  • Un sacerdote colombiano residente in Italia è accusato di abusi sessuali su minori.

    Un sacerdote colombiano residente in Italia è accusato di abusi sessuali su minori.

    BOGOTÁ (HaciaElUmbral). Jesús Aníbal Ramírez Duque , sacerdote colombiano della congregazione dei Missionari della Divina Redenzione, è stato recentemente denunciato alla Procura Generale per abusi sessuali su minori.

    Secondo Francesco Zanardi, rappresentante dell’associazione italiana dei sopravvissuti agli abusi sessuali da parte del clero, il sacerdote risiede attualmente a Torre Annunziata, un comune vicino a Napoli.

    Questa nuova denuncia si aggiunge a quella presentata nel 2019 alla stessa congregazione religiosa, che coinvolgeva anche i sacerdoti Ilde de Jesús Muñoz e Jesús Antonio Ramírez Giraldo . Secondo i Missionari della Divina Redenzione, la denuncia del 2019 è stata archiviata dal Dicastero per la Dottrina della Fede durante il pontificato di Francesco perché, a quanto pare, “non sono state trovate prove sufficienti per procedere”.

    “La mia vita missionaria”

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    La lunga carriera dell’accusato comprende periodi di servizio in diversi paesi: oltre a Colombia e Italia, Messico, Perù e Repubblica Democratica del Congo.

    Tra il 2003 e il 2006, Ramírez ha lavorato come “educatore legato al governo”, responsabile dell’”erogazione di educazione religiosa, etica e valoriale in tutti gli istituti scolastici della Guainía”, secondo le informazioni ufficiali della sua congregazione religiosa.

    Dal 2012 in poi, ha risieduto in Italia. Il suo ultimo incarico noto è stato quello di viceparroco presso la chiesa di San Michelel Arcangelo a Torre Annunziata, nella giurisdizione della diocesi italiana di Nola.

    Questa testata giornalistica ha contattato il vescovo Francesco Marino , ma non ha ricevuto risposta.

    La traccia digitale:

    negli ultimi anni, Ramírez è stato attivo sui social media, con account su Instagram, Facebook e YouTube.

    Un video del 2017 lo mostra vestito da clown, e una fotografia del 2024 lo ritrae mentre tiene in braccio un bambino. Un’altra foto, dello stesso anno, è un selfie che lo mostra con una bambina che sembra non avere più di dodici anni.

    Il sacerdote colombiano promuove la sua autobiografia, “La mia vita missionaria: Incontri tra culture diverse”, su varie piattaforme. Il libro afferma che è nato nel 1960 nel comune di Carmen de Viboral, in Antioquia.

    Il suo ultimo post su Facebook risale a sei giorni fa. Si tratta di un estratto della sua opera illustrato con un’immagine creata con l’intelligenza artificiale: “Ogni giorno è un dono di Dio. Godetevelo, amate, servite e siate felici”.

    “Tradimento della propria fede”,

    ha dichiarato l’attivista Francesco Zanardi in risposta a questo caso. “L’Italia è un paese eccellente per nascondere i preti pedofili. In primo luogo, perché il Vaticano ha molta influenza sulla polizia e sulle autorità giudiziarie. In secondo luogo, perché le leggi europee sono molto deboli in Italia. È difficile ottenere l’intervento della polizia italiana in casi che coinvolgono atti commessi in Colombia”. “È grave che la Chiesa trasferisca i sacerdoti, nascondendoli e mettendo a rischio la salute di altri bambini che senza dubbio diventeranno vittime di questi pedofili. Questo è il peggior crimine che la Chiesa possa commettere, tradendo la propria fede e le persone che dipendono da essa”.

    Attualmente, i protocolli della Chiesa prevedono che qualsiasi sacerdote accusato di presunti abusi sessuali su minori venga temporaneamente sospeso e allontanato dal contatto con bambini e adolescenti, mentre i suoi superiori conducono le indagini. Il documento vaticano “

    Vos estis lux mundi” , che spiega come un vescovo debba procedere di fronte a una denuncia penale che coinvolga un suo subordinato, fa riferimento anche alla necessaria collaborazione con le autorità civili.

    Questo è ciò che ci si aspetta da Francesco Marino, vescovo di Nola, alla luce della denuncia contro Ramírez attualmente pendente presso la Procura Generale colombiana.

     

    Ubicado en Italia sacerdote colombiano denunciado por abuso sexual de menores

  • Esame di coscienza

    Esame di coscienza

    Nelle interviste a sopravvissuti, religiosi, giornalisti e altri esperti si affrontano le accuse di abusi sessuali all’interno delle istituzioni cattoliche spagnole.
  • Mons. Cordileone concorda un risarcimento multimilionario per chiudere oltre 500 casi di abusi nell’arcidiocesi di San Francisco

    Mons. Cordileone concorda un risarcimento multimilionario per chiudere oltre 500 casi di abusi nell’arcidiocesi di San Francisco

    L’arcidiocesi di San Francisco ha raggiunto un accordo per pagare 395 milioni di dollari al fine di risolvere più di 500 cause relative ad abusi sessuali commessi da membri del clero. Il patto, che dovrà essere ratificato nell’ambito della procedura di fallimento avviata dall’arcidiocesi nel 2023, riguarda circa 530 vittime.

    L’accordo arriva tre anni dopo che l’arcidiocesi ha chiesto di accedere al processo di fallimento, una misura adottata dopo la presentazione di centinaia di cause ai sensi della legislazione approvata in California nel 2019, che ha temporaneamente aperto la possibilità di presentare denunce per abusi avvenuti decenni fa.

    Come parte dell’accordo, l’arcivescovo di San Francisco, mons. Salvatore Cordileone, invierà una lettera personale di scuse a ciascuna delle vittime incluse nel processo.

    In un comunicato, Cordileone ha affermato che si augura che l’accordo «offra un percorso verso un risarcimento equo per i sopravvissuti che hanno sopportato il peso di questi abusi per tutta la vita».

    «Accettiamo pienamente la responsabilità per quanto accaduto e chiedo sinceramente perdono a tutti coloro che hanno sofferto», ha aggiunto l’arcivescovo.

    Nuove misure di protezione e trasparenza

    Oltre al risarcimento economico, l’arcidiocesi dovrà attuare una serie di misure volte a rafforzare la protezione dei minori e la trasparenza istituzionale.

    Tra gli impegni assunti figura l’elaborazione e la pubblicazione di un elenco aggiornato di tutti i chierici accusati di abusi, in cui saranno incluse le denunce presentate e l’esito delle indagini corrispondenti. Inoltre, l’arcidiocesi non potrà imporre accordi di riservatezza che limitino la capacità delle vittime di parlare pubblicamente dei fatti.

    I rappresentanti legali dei ricorrenti hanno anche spiegato che un comitato formato da sopravvissuti supervisionerà la distribuzione dei risarcimenti, tenendo conto delle circostanze particolari di ciascun caso.

    Un nuovo accordo multimilionario in California

    L’accordo raggiunto a San Francisco si aggiunge ad altri patti multimilionari chiusi negli ultimi anni da diverse diocesi californiane. Nel 2024, l’arcidiocesi di Los Angeles ha concordato il pagamento di 880 milioni di dollari per risolvere migliaia di richieste di risarcimento per abusi sessuali, il più grande accordo di questo tipo raggiunto fino ad oggi da un’istituzione cattolica negli Stati Uniti.

    L’arcidiocesi di San Francisco conta circa 440.000 fedeli distribuiti tra le contee di San Francisco, Marin e San Mateo. L’accordo rappresenta un nuovo passo nel lungo processo di riparazione alle vittime e di revisione delle politiche di protezione dei minori promosso dalla Chiesa negli Stati Uniti dopo decenni di scandali per abusi sessuali.

    https://infovaticana.com/it/2026/07/02/mons-cordileone-accetta-un-risarcimento-multimilionario-per-chiudere-oltre-500-casi-di-abusi-nellarcidiocesi-di-san-francisco/

  • Rete L’ABUSO si dissocia ufficialmente da ECA Global

    Rete L’ABUSO si dissocia ufficialmente da ECA Global

    In riferimento alla precedente comunicazione in cui chiedevamo doverose spiegazioni a ECA Global su alcune scorrettezze dovute a mancate comunicazioni che definiamo di notevole entità e per le quali ECA rassicurava un chiarimento, in un incontro a una data mai definita.

    Essendoci trovati nuovamente, a distanza di pochi giorni, di fronte ad un ennesimo episodio che replica puntualmente le stesse gravi carenze da parte di ECA Global, ritenendo quindi inutile un chiarimento che comunque non avrebbe in alcun modo risolto in entrambe i casi quanto di fatto oramai accaduto, l’Associazione Rete L’ABUSO ha scelto di non continuare alcun tipo di collaborazione con ECA Global di cui peraltro siamo stati tra i fondatori.

    Abbiamo così chiesto che ECA rimuova tutti i contenuti ed il lavoro che la Rete L’ABUSO ha svolto nei suoi sedici anni di vita in Italia.

    Lavoro che ECA ha utilizzato a mero scopo di autopromozione, come ha fatto con molti dei sopravvissuti che la Rete L’ABUSO assiste e che nei fatti non hanno mai ricevuto supporto dall’associazione statunitense.

    Un atteggiamento totalmente speculativo ed estraneo ai principi morali, alla causa e agli obbiettivi che hanno sempre ispirato la nostra associazione in Italia.

    Atteggiamenti per noi non condivisibili di cui non intendiamo in nessun modo renderci complici e che ultimamente sembrano emergere con recidività da parte di ECA in molti paesi in cui questa ha operato e trovato puntualmente lo stesso dissenso che trova oggi in Italia.

    Il Presidente

    Francesco Zanardi.