Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sopravvissuti

  • Pedofilia, si dimette vescovo irlandese

    Pedofilia, si dimette vescovo irlandese

    Pedofilia, si dimette vescovo irlandese Il Papa: «Tradimento e vergogna»Benedetto XVI ha accolto oggi le dimissioni del vescovo irlandese Donald Brendan Murray, accusato dal Rapporto del Governo di Dublino di aver coperto sacerdoti pedofili.

    All’epoca dei fatti, mons. Murray, attuale vescovo di Limerick, era ausiliare di Dublino. Il Rapporto Murphy lo accusa di aver reagito in modo «imperdonabile» («inexcusable»), nascondendo di fatto le informazioni relative ai preti pedofili che venivano spostati da una parrocchia all’altra.

    «Scosso e addolorato» dalla lettura del Rapporto governativo, le cui risultanze gli sono state confermate dai vertici dell’Episcopato Irlandese, Papa Ratzinger aveva assunto la settimana scorsa impegni precisi verso le vittime degli abusi sessuali perpetrati su minorenni da parte di membri del clero dell’arcidiocesi di Dublino: i responsabili pagheranno, aveva assicurato annunciando anche una sua imminente Lettera Pastorale sulla dolorosa vicenda. Ad aumentare lo sdegno del Papa è il fatto che i sacerdoti colpevoli (una cinquantina) sono spesso stati semplicemente ammoniti e trasferiti dai loro vescovi. «Il Santo Padre – affermava la nota diffusa dalla Sala Stampa della Santa Sede venerdì 11 dicembre – condivide l’oltraggio, il tradimento e la vergogna percepiti da così tanti fedeli in Irlanda, e si è unito a loro nella preghiera in questo momento difficile nella vita della Chiesa», invitando allo stesso tempo i cattolici irlandesi e in tutto il mondo «ad unirsi a lui nella preghiera per le vittime, le loro famiglie e tutti coloro che sono colpiti da questi crimini efferati».

    Inoltre, prosegue il comunicato, Benedetto XVI «assicura tutti gli interessati che la Chiesa continuerà a seguire la grave questione con la massima attenzione, al fine di meglio comprendere come tali vergognosi eventi siano accaduti e il modo migliore per sviluppare strategie efficaci così da evitare il loro ripetersi». La Santa Sede, ribadisce la nota letta e approvata dal Pontefice, «prende molto sul serio le questioni centrali sollevate dalla relazione, ivi comprese le questioni relative alla guida dei responsabili della Chiesa locale che hanno la responsabilità ultima nella cura pastorale dei bambini».

    Il Papa esprime una volta di più «il proprio rammarico per le azioni di alcuni membri del clero che hanno tradito le loro solenni promesse a Dio», aveva aggiunto venerdì scorso il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, che oggi si è limitato invece a comunicare la notizia dell’accettazione delle dimissioni senza ulteriori commenti.

    Mentre la sala stampa vaticana annunciava le dimissioni del vescovo irlandese Donal Murray dalla guida della diocesi di Limerick, in seguito allo scandalo dei preti pedofili, lui stesso ha chiesto «umilmente» scusa in un incontro con i dipendenti nella cattedrale di St. John.

    «Ho incontrato lunedì 7 dicembre – ha detto il presule a quanto riportato in una nota sul sito della diocesi – il Cardinale Prefetto della Congregazione per i Vescovi. Gli ho chiesto di portare le mie dimissioni come Vescovo di Limerick a Papa Benedetto. Il Santo Padre ha accettato le mie dimissioni che hanno effetto immediato da questa mattina. Ho sentito le opinioni di molti sopravvissuti – ha aggiunto il vescovo – soprattutto nei giorni successivi alla pubblicazione del Rapporto Murphy. Alcuni hanno espresso il desiderio affinché rassegnassi le mie dimissioni, altri mi hanno chiesto di non farlo. So bene che le mie dimissioni non possono annullare il dolore che le vittime di abuso sopravvissute hanno sofferto in passato e continuano a soffrire ogni giorno. Chiedo umilmente scusa ancora una volta a tutti coloro che sono stati abusati quando erano bambini piccoli. A tutti i sopravvissuti ripeto che la mia principale preoccupazione è quella di aiutare in ogni modo possibile, il loro cammino verso la sperata serenità».

    «Un vescovo – ha proseguito il vescovo Murray – è chiamato ad essere una persona che cerca di guidare e ispirare tutto il popolo della diocesi a vivere come una comunità unita nella verità e nell’amore di Cristo. Ho chiesto al Santo Padre accogliere le mie dimissioni e di nominare un nuovo vescovo per la diocesi, perché credo che la mia presenza possa creare difficoltà ad alcuni dei sopravvissuti, che devono avere il primo posto nei nostri pensieri e preghiere». Il vescovo ha poi espresso il desiderio che le sue «ultime parole come vescovo di Limerick» fossero quelle pronunciate il 29 novembre scorso: «Siamo persone che credono che la misericordia di Dio e la salvezza di Dio sono senza limiti. Siamo chiamati ad essere portatori di quella speranza l’uno all’altro e in particolare a coloro la cui fiducia è stata tradita quando erano solo bambini piccoli e che hanno vissuto il terrore, l’impotenza e le sofferenze inflitte da adulti spaventosi e dominanti. Essi dovrebbero avere sempre un posto speciale nelle nostre preghiere».

    La nota della diocesi di Limerick si conclude con le seguenti parole: «Né il vescovo Murray né alcun portavoce della diocesi farà altri commenti».

    17 dicembre 2009

    http://www.unita.it/news/mondo/92769/pedofilia_si_dimette_vescovo_irlandese_il_papa_tradimento_e_vergogna

  • Le “anime perse” in fuga dagli abusi sessuali

    Le “anime perse” in fuga dagli abusi sessuali

    http://www.uaar.it/news/2009/09/26/anime-p…abusi-sessuali/

    Le “anime perse” in fuga dagli abusi sessuali

    Si stima che circa 10.000 “sopravvissuti” ad abusi sessuali subiti nelle scuole e nei riformatori gestiti dalla scuola cattolica in Irlanda vivano ora in Gran Bretagna. Una realtà, quella dell’enorme ampiezza di tali abusi, portata recentemente alla luce dal Ryan Report. Al tema la BBC ha dedicato ieri un servizio trasmesso da Radio 4.

    http://news.bbc.co.uk/2/shared/bsp/hi/pdfs…05_09_abuse.pdf
    http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/8272203.stm

  • Cattolici irlandesi sono sul piede di guerra

    Cattolici irlandesi sono sul piede di guerra

    Cattolici irlandesi sono sul piede di guerra

    Decenni di violenze sui bambini ad opera dei preti cattolici non potevano che dare frutti amari. La contestazione contro la Chiesa di Roma si va facendo sempre più virulenta.

    La prima visita papale in Irlanda dopo 29 anni – riporta The Guardian – sarà funestata dalle proteste, se il Papa si rifiuterà di incontrare le vittime dei preti pedofili cattolici.

    Nei prossimi giorni l’organizzazione che rappresenta le vittime chiederà ufficialmente ai Vescovi che, nel corso del viaggio che intraprenderà l’anno prossimo in Irlanda, il Papa incontri una delegazione dei sopravvissuti agli innumerevoli stupri perpetrati dai preti alle loro dipendenze ai danni degli adolescenti irlandesi.

    Il coordinatore della “Voce della Fede” – una associazione di preti che aiuta le giovani vittime a rifarsi una vita – ha detto che, se i Vescovi si rifiuteranno di organizzare l’incontro, le stesse vittime si sentiranno oltraggiate ancora una volta, per cui saranno costrette a sabotare la visita, sfilando in silenzio senza dare ascolto alle parole del Papa.

    La “Voce della Fede USA – una associazione dello stesso genere, che opera oltre Atlantico – ha detto che è impensabile che il Papa possa visitare l’Irlanda senza tener conto dei bambini di cui è stata tradita l’innocenza, e si è detta disponibile a fare la stessa cosa. Altre associazioni hanno detto che, se non ci sarà l’incontro, questa decisione sarà vista come un sostegno del Vaticano ai preti pedofili e la prova che i leader della Chiesa cattolica non sono al servizio della dignità di tutti i suoi membri.

    Diversi fedeli sostengono che una visita siffatta non sarebbe considerata il segno della rinascita della Chiesa irlandese, ma il trionfo della scarsa volontà di far fronte alle proprie responsabilità e la fine di ogni aspettativa di una nuova evangelizzazione del Paese.

    Gli scandali dei preti pedofili hanno determinato una calo progressivo dell’influenza della Chiesa cattolica in Irlanda. Nei grossi Centri, in particolare a Dublino, la frequenza alla messa è infatti sempre più bassa e di seminaristi ne vengono fuori sempre meno.

    In primavera ci sarà la prima visita di questo Papa negli Stati Uniti. Possiamo considerarla la prova generale di quella successiva in Irlanda,. Anche in questa occasione infatti le comunità di base hanno minacciato di contestare vivacemente il difensore più efficiente dei pedofili clericali.

  • USA. Abusi nel mondo della Chiesa. “Non meno di 40.000 casi”

    USA. Abusi nel mondo della Chiesa. “Non meno di 40.000 casi”

    Esce un libro sulla violenza sessuale nelle diocesi americane
    sabato 24 gennaio 2009 , di la Repubblica

    Cifre realistiche indicano tra i quaranta e i sessantamila casi negli Usa

    Una delle autrici del dossier ha assistito alle riunioni a porte chiuse dei vescovi

    Denunce che vengono dall´interno dell´area cattolica

    Non è il celibato in sé a favorire le pulsioni trasgressive

    Non è solo la descrizione di una catastrofe che ha scosso i cattolici ma la riflessione sull´istituzione e sulle vittime, in maggioranza ragazzi in età pre e post puberale

    di MARCO POLITI

    Le voci dall´inferno sono innumerevoli. «Accadde quando il sacerdote J. era chierichetto. Un giorno, dopo la messa, il prete si mise davanti a J. con il pene eretto e guidò le sue mani fino a raggiungere l´orgasmo… Quando entri in sacrestia, dopo aver servito messa, padre Bill ti dice che hai fatto un buon lavoro e tu sei felice e orgoglioso. Il tuo prete ti offre di aiutarti a sfilare la veste, scherzando. Ma appena l´ha sollevata, padre Bill la spinge sulla tua faccia con una mano mentre con l´altra si sbottona i pantaloni e si spinge dentro di te… Andai su e c´era il buon padre Donald, fumammo insieme (dell´erba) e poi mi fece delle proposte. Era la prima volta che qualcuno soddisfaceva me e mi piacque molto… Il dodicenne Julian fu abusato per tre anni da padre Scott, il quale gli aveva detto che per ricevere la cresima avrebbe dovuto partecipare a speciali sessioni di consulenza… All´età di cinque anni X cominciò ad essere prelevato da letto e portato sul divano del sacerdote (ospite dei genitori), che lo stendeva sopra di sé… I miei ricordi più terribili sono di noi due, io e padre Larry, che facciamo sesso nella mia stanza e dopo scendiamo al piano di sotto per cenare con la mia famiglia… La chiesa nella quale fui violentata era la stessa in cui i preti ascoltavano le confessioni, era la chiesa in cui tutti i figli della mia famiglia si sono sposati e alcuni nipoti battezzati, e in cui sono sepolti i miei genitori».

    Il panorama è devastante. Quando papa Ratzinger è stato in America nell´aprile scorso il nuovo cardinale di Boston, Sean O´Malley, lo ha fatto incontrare con un piccolo gruppo di vittime di abusi che portavano con sé un libriccino con i nomi di altri mille abusati. Mille. Proviamo a trasporre la cifra in una diocesi come Torino, Bologna o Genova. Mille casi nascosti, insabbiati, negati e poi faticosamente portati alla luce. Ma basta già lo scandalo esploso ora a Verona, dove decine di ex allievi di un istituto per sordomuti, ormai adulti, hanno denunciato abusi sistematici da parte di esponenti del clero avvenuti nell´arco di un trentennio, per mostrare ciò che può nascondersi dietro la facciata della normalità quotidiana.

    Le statistiche (come i processi) negli Stati Uniti sono impietose. Tra il 1950 e il 2004 si sono registrati undicimila casi documentati. Ma tutti i poliziotti sanno che le statistiche dei furti sono per difetto, perché riguardano solo gli episodi denunciati. Lo stesso vale per gli abusi sessuali. E così le cifre realistiche indicano in quaranta-sessantamila i casi di violenza subiti da minori da parte di predatori in tonaca. La media dei preti diocesani coinvolti è del 4,3 per cento. Certe annate di ordinazioni sacerdotali hanno prodotto tassi specialmente alti di preti-predatori. Otto per cento nel 1963, nel ´66, nel ´70, nel ´74. Addirittura 9 per cento nel 1975.

    Atti impuri. La piaga dell´abuso sessuale nella Chiesa cattolica (a cura di Mary Gail Frawley-O´ Dea e Virginia Goldner, ed. Raffaello Cortina, pagg. 294, euro 20) non è solo la descrizione di una catastrofe che ha scosso i cattolici americani e portato alla bancarotta per risarcimenti più di una diocesi, ma è soprattutto un´analisi dell´istituzione in cui tutto ciò è potuto avvenire e una riflessione sugli individui colpiti, in maggioranza maschi tra gli undici e i diciassette anni nell´età pre o post-puberale, quando la psiche è maggiormente fragile. Riflessioni e denunce che vengono dall´interno stesso della Chiesa cattolica. Mary Gail Frawley-O´ Dea, una delle curatrici del dossier, è stata l´unica psicoterapeuta ammessa al vertice dei vescovi americani, quando a porte chiuse hanno discusso degli abusi sessuali. Hanno collaborato sacerdoti, religiosi, oltre ad esperti di problemi sessuali, docenti di religione e rappresentanti di altre confessioni cristiane.

    Dal dossier emerge un quadro di analisi sfaccettato. Non è di orientamento omosessuale la maggioranza dei colpevoli, ma è l´«opportunità» che favorisce i rapporti con maschi dello stesso sesso. Non è il celibato in sé – come astensione da relazioni sessuali – a favorire le pulsioni all´abuso, ma una concezione del celibato come «integrità» ossessivamente ideologizzata e come «purezza» contrapposta ad una sessualità considerata peccaminosa o di inferiore. Non è tanto questione di trasgredire divieti, ma di personalità che scoppiano perché educate a idealizzare il sacerdozio e che non reggono l´urto con il quotidiano. Del tutto falso, poi, è che questi episodi siano frutto dello spirito libertino contemporaneo, poiché da diciotto secoli la Chiesa ha sancito norme e punizioni (il più delle volte rimaste teoriche) per combattere il fenomeno.

    La vicenda non riguarda solo l´America, riguarda l´Italia, l´Irlanda, la Polonia, tutte le nazioni cristiane in misura variabile. L´America è solo il laboratorio di uno studio approfondito che interessa tutta la Chiesa. L´aspetto fondamentale è che le vittime sono «superstiti», carichi di ferite, segnati dall´orrore o dalla manipolazione della propria personalità. «Papa, funzionari del Vaticano e vescovi – scrive il domenicano Thomas Doyle – hanno mancato sistematicamente di accogliere le vittime come fratelli e sorelle in Cristo». Non è questione di brevi incontri dei papi con i «sopravvissuti» né di alcuni interventi, che condannano la mostruosità degli abusi. Il fatto è che finora né Giovanni Paolo II né Benedetto XVI sono arrivati a riconoscere fino in fondo le responsabilità dell´istituzione ecclesiastica e le sue manovre di occultamento. Se l´ex arcivescovo di Boston, cardinale Bernard Law, colpevole di non aver perseguito immediatamente i preti predatori, limitandosi a trasferirli di incarico, viene poi nominato (da papa Wojtyla) arciprete di una delle basiliche più venerande della cristianità, Santa Maria Maggiore, per sistemare lo scandalo dei vertici, l´esempio è assolutamente negativo.

    Ancora di più pesa che la maggioranza dei vescovi non abbia saputo instaurare un rapporto umano con le vittime. Troppi vescovi, commenta il gesuita James Martin, hanno finito per anteporre alle vittime gli interessi dei preti violentatori.

    Lo si coglie dalle strategie di fuga sistematicamente messe in atto dalla Chiesa allo scoppio di uno scandalo. La vittima ha enormi difficoltà a farsi sentire, i «superiori» invitano al segreto, il primo riflesso è di trasferire i colpevoli in altra parrocchia, poi si accusano i media, infine si pensa che il risarcimento economico chiuda la vicenda, magari concentrando l´attenzione sulla Chiesa «ferita».

    Così rimane al centro l´istituzione e non la vittima. E invece gli abusi pongono interrogativi di fondo. E´ pronta la Chiesa a formare preti disposti a crescere con la propria comunità, ad ascoltarla, a considerarsi guide che «imparano» smettendo di autorappresentarsi in versione super-sacralizzata di «altro Cristo»? Il pastore che non è nutrito, sottolinea la pastora anglicana Anne Richardson, «divorerà la pecora».

  • Prete pedofilo recidivo. Due cardinali si accusano a vicenda

    Prete pedofilo recidivo. Due cardinali si accusano a vicenda

    A COLPI DI “MITRA”: SUL CASO DI UN PRETE PEDOFILO È GUERRA TRA DUE CARDINALI

    LOS ANGELES-ADISTA. Cardinale contro cardinale: è la piega che ha preso la vicenda che ha per protagonista il parroco messicano Nicolás Aguilar, responsabile di abusi sessuali, e che vede da tempo l’arcivescovo di Città del Messico il card. Norberto Rivera Carrera, e l’arcivescovo di Los Angeles, il card.

    Roger Mahony, palleggiarsi la responsabilità di aver consentito che l’imputato esercitasse indisturbato le sue attività di prete e pedofilo (v. Adista n. 1/07). Il 14 settembre scorso, di fronte alla Corte Suprema della California, Mahony ha affermato sotto giuramento di non aver mai ricevuto alcuna lettera di avvertimento sulla condotta di Aguilar da parte di Rivera, mentre Rivera, quella lettera, ha sempre sostenuto di averla scritta.

    Durante l’interrogatorio di dodici ore, all’arcivescovo e al suo vicario, mons. Thomas Curry, sono stati chiesti i dettagli delle comunicazioni intercorse con Rivera, all’epoca dei fatti vescovo di Tehuacán, diocesi nella quale era attivo l’imputato. Rivera, infatti, è accusato di aver coperto il prete messicano, secondo quanto affermato da quattro delle 60 vittime tra il 1997 e il 1998.

    Nel novembre 2006, egli aveva ricevuto dalla Corte Superiore della California una denuncia in tal senso da parte di un testimone protetto appoggiato dalla Rete di sopravvissuti delle vittime di abusi sessuali di preti (Snap), che lo accusava insieme a Mahony e al prete pedofilo. Mahony aveva immediatamente replicato di non essere stato messo al corrente da Rivera del passato del prete, quando nel 1987 lo aveva inviato nella sua diocesi. Ora, davanti alla Corte Suprema, ha confermato la sua posizione sotto giuramento, offrendo così ai giudici un elemento chiave per decidere se vi possono essere le condizioni affinché l’arcivescovo di Città del Messico sia giudicato a Los Angeles.

    Da parte sua, Rivera ha sempre sostenuto di aver scritto quella lettera nel marzo 1987, facendo riferimento a sospetti, non comprovati, sulle tendenze di Aguilar. “Non si è mai verificato il caso di un cardinale che punta il dito contro un altro”, ha commentato l’avvocato delle vittime, Jeff Anderson. “Mahony incolpa Rivera e viceversa. È evidente che ognuno dei due contraddice apertamente l’altro”. Rivera si trova in una posizione precaria, poiché alcuni dei documenti che ha prodotto durante l’interrogatorio, anziché scagionarlo, lo accusano.

    Nel febbraio scorso, poi, ha firmato una dichiarazione giurata in cui assicurava che la lettera a Mahony esisteva, ma non l’ha mai mostrata. “I due stanno dicendo mezze verità per proteggersi – spiega Anderson -; è chiaro che tutti e due conoscevano fino ad un certo punto la situazione, che entrambi avevano la responsabilità di allontanare questo individuo dal sacerdozio e di informare la polizia, e che non hanno fatto nulla di tutto ciò. Allora non importa che ora dicano non sapevo, non mi hanno detto, non mi è arrivata la lettera, ecc. La questione è che non hanno voluto vedere il problema che avevano davanti, e hanno preferito non sapere”.

    Il vicario di Mahony, Curry, dovrà a sua volta rispondere del ritardo di due giorni con cui, nel gennaio 1988, riferì alla polizia degli abusi su minori dei quali Aguilar era accusato da alcune famiglie di Los Angeles, visto che la legislazione dello Stato della California prevede che sospetti di questo tipo debbano essere immediatamente comunicati alle autorità. Ora si attende il 16 ottobre per sapere se Rivera potrà essere giudicato a Los Angeles.

    http://www.adistaonline.it/?op=articolo&id=38388