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  • I sopravvissuti agli abusi sui minori in Nuova Zelanda chiedono l’intervento di Papa Francesco

    I sopravvissuti agli abusi sui minori in Nuova Zelanda chiedono l’intervento di Papa Francesco

    SYDNEY, 13 set. (Reuters) – Un gruppo neozelandese che rappresenta i sopravvissuti agli abusi sessuali su minori nella Chiesa cattolica ha chiesto a Papa Francesco di intervenire nel processo di riparazione, sostenendo che le autorità ecclesiastiche lo stavano trattando male e ritraumando le vittime.

    In una lettera inviata al Vaticano e visionata da Reuters, la sezione neozelandese di Survivors Network of those Abuded by Priests (SNAP), un’organizzazione globale per le vittime di abusi sui minori, ha accusato i funzionari della chiesa in Nuova Zelanda di aver violato le procedure per la gestione dei casi di denuncia di abusi .

    “Purtroppo siamo stati danneggiati dall’ufficio stesso della Chiesa istituito per fornire la guarigione”, ha detto nella sua lettera al Papa Christopher Longhurst, il leader nazionale di SNAP Aotearoa New Zealand.

    Longhurst ha affermato nella lettera che mentre i leader della chiesa cattolica locale tendono pubblicamente “una mano aperta alla speranza di guarigione”, a porte chiuse traumatizzano una seconda volta i sopravvissuti violando le proprie procedure.

    “Data la mancanza di un percorso di guarigione autentico e onesto nella Chiesa cattolica della Nuova Zelanda, vorremmo chiedere

    affinché Vostra Santità intervenga”, ha detto Longhurst nella lettera che è stata spedita in Vaticano venerdì scorso.

    Non era chiaro se il papa, che riceve ogni giorno centinaia di lettere inviate per posta ordinaria, l’avesse già visto.

    Longhurst ha detto a Reuters che la cattiva gestione includeva la negazione di un adeguato processo investigativo, la negazione di un’equa revisione del processo, lo stallo e la divergenza e anche una generale mancanza di compassione.

    I dirigenti della Chiesa in Nuova Zelanda hanno affermato che aggiornano e migliorano continuamente i processi di denuncia e divulgazione per aiutare i sopravvissuti agli abusi.

    La lettera al papa arriva nel mezzo di un’indagine pubblica in corso sugli abusi fisici e sessuali nelle istituzioni religiose e statali in Nuova Zelanda, da cui è emerso che nel 2020 fino a un quarto di milione di bambini, giovani e adulti vulnerabili sono stati maltrattati negli ultimi decenni. Gli indigeni Maori rappresentavano una grande quota delle vittime.

    È una delle commissioni d’inchiesta più lunghe e complesse intraprese in Nuova Zelanda.

    Un rapporto intermedio dell’indagine della Royal Commission ha rilevato che non era stato ancora effettuato alcun audit del processo di riparazione.

    La Royal Commission non ha risposto a una richiesta di commento. Farà raccomandazioni al governo nella sua relazione finale il prossimo anno.

    Le denunce di SNAP sono state rivolte all’Ufficio nazionale per gli standard professionali (NOPS) della Chiesa cattolica che ha il compito di amministrare Te Houhanga Rongo (A Path To Healing), un processo di riparazione in risposta alle denunce di abusi.

    La Conferenza episcopale cattolica della Nuova Zelanda, che ha istituito il NOPS, ha affermato che vescovi e leader della congregazione hanno ascoltato i sopravvissuti attraverso le audizioni dell’inchiesta e implementato i cambiamenti.

    “La dirigenza della Chiesa aggiorna e migliora continuamente i processi di denuncia e divulgazione per aiutare i sopravvissuti agli abusi e continuerà a impegnarsi attivamente per miglioramenti per tutto il tempo rimanente della Commissione reale e oltre il completamento programmato della Commissione reale nel 2023”, ha affermato il vescovo Stephen Lowe, vescovo di Auckland e segretario della Conferenza episcopale neozelandese.

    Un totale di 1.680 segnalazioni di presunti abusi da parte di entità ecclesiastiche dal 1950 al 2021 hanno soddisfatto la definizione di abuso della Commissione reale, secondo un rapporto preparato per la commissione.

    Un totale di 16,8 milioni di dollari (NZD) è stato pagato direttamente a circa 470 sopravvissuti in pagamenti pastorali o ex gratia da entità della Chiesa cattolica

    I critici, tuttavia, hanno affermato che non si sta facendo abbastanza.

    Sonja Cooper, avvocato principale e partner della Cooper Legal con sede a Wellington, che attualmente sta gestendo oltre 2.000 casi di vittime di abusi sui minori che coinvolgono istituzioni statali e religiose, ha affermato di non aver visto nulla di diverso nel modo in cui viene gestito il processo.

    “Non è un processo che esercita una giustizia naturale. E se riescono a trovare qualcosa per prendere una decisione contro il sopravvissuto, lo faranno”, ha detto Cooper, aggiungendo che gli ex agenti di polizia sono stati utilizzati per il processo di intervista, che è stato profondamente problematico per molti sopravvissuti.

    “La chiesa sembra operare da una posizione di non credenza e l’onere è posto sul sopravvissuto per dimostrare che stanno dicendo la verità. Il processo è molto orientato alla protezione della Chiesa cattolica e del suo clero”, ha aggiunto.

    La Chiesa cattolica è stata criticata per l’azione tardiva nel corso di decenni di scandali in tutto il mondo, anche se ha pagato miliardi di danni e Papa Francesco ha sollecitato una battaglia a tutto campo contro gli abusi sui minori da parte del clero.

    ($ 1 = 1,6324 dollari neozelandesi)

    https://www.reuters.com/world/asia-pacific/new-zealand-child-abuse-survivors-call-intervention-pope-francis-2022-09-13/

  • L’ ‘uomo di Dio’ e l’orco

    L’ ‘uomo di Dio’ e l’orco

    di Piero Cappelli – <<Odiate il male amanti del Signore! Il custode delle vite degli innocenti le libererà dalle mani dei malvagi>> (dal Salmo 97 str.10)

                La mattina si sveglia, fa toilette e recita l’ufficio delle letture e poi, dopo colazione, le lodi. E dalla canonica o dal vescovado scende verso la chiesa per prepararsi alla messa. La messa, quel rito eucaristico con il quale il presbitero – invocando lo Spirto santo, cioè Dio – con le sue mani stese sulla pisside ricolma di ostie e il calice contenente del vino e pochissime gocce d’acqua – ‘contribuisce’ alla transustanziazione. Quel fenomeno misterioso con il quale pur rimanendo pane e vino – ma per fede – queste due sostanze si trasformano in corpo e sangue di Gesù Cristo. Questo dopo aver letto il vangelo e averlo spiegato. Poi alla fine darà lui, sempre con le sue mani, la benedizione al popolo, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo. Stiamo parlando di un prete, di un vescovo cattolico qualsiasi. Fa questo ordinariamente,  come se nulla fosse…?! Chissà… Cioè quando questa persona – prete o vescovo che sia -, è proprio la stessissima persona che giorni prima o successivamente – con quelle sue stesse mani, con la sua parola, e con il suo corpo e parti intime del suo corpo – ha ‘usato’ e agito in modo ‘diverso’…su un ‘altro’ corpo su un’altra ‘persona’… Ma cosa è successo?

                    È successo che questo presbitero/vescovo cattolico ha avuto un rapporto sessuale con un minore e questo non era consenziente. Praticamente il pedofilo clericale cattolico, dopo aver attratto nella ‘sua tana’ la vittima – magari sfoggiando il suo abito talare o il clergyman o anche una semplice magliettina firmata per essere più alla moda -, per cercare di consumare con lei il suo desiderio pedofilo secondo le proprie passionalità erotiche.

                    Ecco che l’ ‘uomo di Dio’, che agisce e opera in persona Christi – come si auto-definiscono i presbiteri del clero cattolico nel loro <<prolungare la presenza di Cristo…facendosi quasi sua trasparenza in mezzo al gregge loro affidato>>(Pastrores dabo vobis*, nn.15-18) – , ha agito da ‘orco’, trasformandosi in uomo voglioso e tessitore di tecniche di seduzione da sviluppare con pazienza, escogitando macchinazioni utili ad accreditarsi e apparire agli occhi sia delle ‘vittime’, sia del loro ambiente, in ottima ‘forma’, dando ‘sicurezza’ alla futura vittima, per meglio attirarla e concupirla, abusandola.

                    Il gap tra l’ ‘uomo di Dio’ e l’‘orco’ – con tutto rispetto per la bestia che vive la sua vita nella naturalità – non è stato messo in evidenza perché può scatenare un certo orrore, quando si fa risaltare come questa persona possa essere lo stesso individuo che incarna questa duplice figura così agli antipodi nell’essere tale: ecco come il forte contrasto faccia provare disgusto, orrore, raccapriccio, ripugnanza, nausea, voltastomaco, ribrezzo, insofferenza, repulsione. Anche papa Francesco ha manifestato in più occasioni simili sentimenti verso questi ‘suoi’ confratelli e ‘ministri di Dio’, riscontrati pedofili e che hanno continuato ad esercitare i due ‘ruoli’ nella stessa persona di prete o vescovo o religioso che sia. Una specie di dr. Jekyll all’altare e nella pastorale, che si trasforma in mr. Hyde quando il suo interesse va verso i ragazzini/e… O meglio, questo processo mutante è organizzato durante le sue attività pastorali, escogitando e approfittando delle situazioni in cui la stessa pratica sacerdotale gli mette a disposizione  su un ‘piatto d’argento’ fatto di contatti personali specialmente con l’ambiente giovanile locale. Ed in questi momenti può escogitare forme di plagio, ‘lanciando ami’ verso i ragazzini per farli ‘abboccare’ e raggiungere così l’obiettivo finale: fare sesso. Ed i suoi comportamenti sono rassicuranti, confortanti, protettivi, anche affettivi ma non più di tanto per non innescare ‘secondi fini’ che invece ci sono, ma che la vittima designata e i suoi familiari e amici non devono nemmeno pensare. Insomma, un gran furbone che vuole costruire una trappola fatta con tutte le astuzie del caso, seguendo il suo malsano desiderio ‘pornografico’ che lo trasforma in un vero ‘mostro’. Ciò avviene perché il suo apparire ‘al mondo’ è ‘garantito’ dall’essere ritenuto un ‘uomo di Dio’: lo stesso testo* parla del prete/vescovo come di colui che ha <<una relazione fondamentale con Gesù Cristo…partecipa in modo specifico e autorevole alla consacrazione/unzione…avendo ricevuto lo stesso Spirto di Cristo da renderlo simile a Lui…>>(idem*, nn.16 e 33) – mentre, poi, si è rivelato un grande ‘truffatore’, un vero ‘traditore’, un ‘infedele’, un ‘manipolatore di coscienze’, un abusatore, un ‘orco’ che ‘sbrana’ le sue vittime…!, ma lui è anche ‘l’uomo di Dio’… (?)

                      Perché, uno degli aspetti più mistificanti di questi personaggi ‘disturbati’, ‘malati’ o come li si voglia appellare, è quella di esser capaci di riuscire ad infondere sicurezza e fiducia nelle persone grazie alla loro figura di prete e/o di vescovo, tanto da far cascare con facilità ‘le prede’ nel loro trabocchetto. Ciò che cercano di raggiungere – e lo pre-gustando già nel percorso -, è il momento della ‘consumazione’ sessuale con la vittima designata, riuscendo con estrema freddezza ad entrare nella vita del minore in punta di piedi, quando addirittura operando nella circonvenzione del minore…E guarda caso il giovane adocchiato – divenuto la sua preda da carpire con tutta la sua ‘arte’ mistificatoria tra ‘sacro e profano’ –, non è mai una persona qualunque, ma è quella che è stata studiata, frequentata, osservata, che l’attrae più di tutte le altre e per la quale escogita una speciale premura… Così, piano piano, un po’ alla volta avanza nella sua strategia cercando di trovare il tanto desiderato incontro, da solo, con la pronosticata vittima . A volte, invece, l’incontro può essere più estemporaneo e improvviso, cogliendo l’occasione che capita o per la forte attrazione, rischiando a volte il tutto per tutto, gettando l’approccio in scherzo così da giustificare un’eventuale reazione negativa da parte della futura vittima.

    Tutto questo potrà sembrare crudo, troppo crudo e troppo fredda la ricostruzione generica raccontandola così. Come riluttanti risultano le storie vere raccontate dalle vittime. Questi pedofili double faced, che in una veste-sacra sono gli ‘uomini di chiesa’, mentre nell’altra sono degli ‘uomini-orchi’ – che cercano d’incantare il fanciullo per farlo soggiacere ai propri desideri sessuali –, escogitano quel ‘doppio gioco e ruolo’ che non ha niente di surreale, ma di pienamente coscientizzato e concretamente realizzato nella loro determinata volontà. Però, un tale abuso sessuale con un bambino – che la scienza psichiatrica parla di pedofilia con un soggetto al di sotto dei tredici anni -, può anche far pensare ad un’opera anticristica, dal punto di vista cristiano, tanto da notare come il pedofilo clericale abbandoni il suo ruolo religioso-sacrale, per approdare – sotto il segno del male concupitorio – nella psiche e nella carne della vittima ‘oggetto’ del suo desiderio. Ciò non lo scagiona, né lo assolve, né lo giustifica, però meglio ancora mette in evidenza lo ‘scarto’ tra l’uno e l’altro ruolo che lega un uomo ‘legato’ a Dio con il sacramento dell’Ordine e per quanto ‘sacralizza’ con la sua persona nel contesto liturgico e quanto invece immondamente realizza nello ‘sfruttamento sessuale’ del corpo di una giovanissima creatura umana. Un vero paradosso, tra sacro e profano, tra cristiano ed anticristiano.

                    Quelle mani che toccano con pudore l’ostia consacrata divenuta ‘corpo di Cristo’ durante la messa e quelle labbra che si avvicinano con rispetto e delicatamente al calice per bere quel vino che è ‘sangue di Cristo’, sono le stesse che ‘l’uomo di Dio’ utilizza per dedicarsi intimamente alla vittima nelle sue attenzioni fisiche. Non solo. La ‘consumazione’ carnale spesso va anche oltre con rapporti sessuali completi.

                    Le conseguenze di questi atti di abuso sessuale sulle vittime dei pedofili sono indicibili: dal senso di colpa nella vittima allo choc psicologico, alla crisi interiore con tentati suicidi, crisi della personalità, suscitando crisi di fede fino all’odio per la Chiesa e per i preti. Di tutto, di più. E poi paure: di dirlo, di averlo lasciato fare senza esser riuscito/a a reagire, a ribellarsi, a difendersi, come anche ‘auto condannandosi’ per non aver capito prima, in tempo…sensi di colpa disperati…e pesantissimi.

                    Ci sono due aspetti in queste problematiche che voglio evidenziare. Uno, nel contesto cattolico e sociale italiano e l’altro in quello prettamente ecclesiastico della Chiesa, concatenati.

    Il primo è legato al fatto che nella tradizione cattolica romana è stato portato avanti nel contesto del’Occidente europeo e specialmente in Italia, una formazione religiosa tale da costruire generazioni con coscienze tese al rispetto ‘sacrale’ delle figure rappresentative come il prete, il vescovo, il papa. Ed è proprio da questa ‘educazione cattolica’ che si è tramandando una concezionale d’intoccabilità socio-morale verso l’istituzione Chiesa e di conseguenza, se non prima e soprattutto, verso i suoi rappresentanti clericali, in maniera spesso acritica e ossequiente, rendendoli così come ‘intoccabili’, ‘puri’, perché ‘vicini a Dio’ e amministratori delle ‘cose sacre’… Soprattutto perché alcune curie, i luoghi del potere ecclesiastico-vescovile e, quella romana in particolare, han cercato di coprire e scagionare molti casi di pedofilia, nascondendo molti abusi con molte responsabilità, scagionando i propri ‘ministri’ mettendosi spesso di traverso tra il pedofilo e la giustizia italiana. La quale, a volte, si è comportata con moltissima cautela verso i clericali denunciati, vuoi perché appartenenti al mondo ecclesiastico cattolico, vuoi perché l’azione di certi vertici curiali hanno indotto l’uso dei ‘guanti bianchi’. Gli interessati ai vari livelli, vogliono evitare in primo luogo lo scandalo, il processo pubblico, la detenzione dell’accusato. Quindi si vuole evitare una pubblicità mediatica negativa, cercando d’influire sui direttori e, qualvolta, anche sugli editori per cercare di censurare la notizia evitando di portarla all’attenzione dell’opinione pubblica limitandone al massimo le conseguenze d’immagine, forse la parte che più preoccupa.

    Due fronti vengono così ‘battuti’ dagli uomini di chiesa e dai loro collaboratori al fine di ‘salvare’ il pedofilo clericale cattolico: la censura della notizia e l’incredulità della gente e delle istituzioni. Questo ‘stile’ socio-politico-ecclesiastico di fatto ha contribuito a far sedimentare nella comune mentalità socio-religiosa italiana – anche grazie alla presenza condizionante come lo è ancor’oggi in Italia, del papato -, quell’idea d’‘intoccabilità’ e ‘onorabilità’ che il clero cattolico continua a ‘pretendere’ e a ‘cercare’, avendo costruito nel tempo, su di sé, la ‘figura sacra dell’ ‘uomo di Dio’. Facendo dei preti e dei vescovi non delle persone comuni, ‘normali’, ma ‘speciali’, ‘fuori dall’ordinario’ e praticamente non criticabili e non ‘condannabili’ in quanto considerate ‘persone sacre’, come ce lo narrano loro stessi quando ci parlano di sé, della loro vocazione e della loro missione religiosa, amministrando i sacramenti ‘divini’: annunziando il Regno di Dio, dicendo messa e contribuendo alla consacrazione eucaristica; distribuiscono il ‘corpo di Cristo’ e ascoltano i peccati della gente; danno l’assoluzione e battezzano ‘in nome di Dio e della Chiesa’, impartiscono l’estrema unzione ai moribondi implorando la misericordia di Dio verso i morti… Ma poi, però, molti di loro – specie nell’area occidentale europeo-americano-canadese saltano fuori da inchieste a livello internazionale dove più si scava, più si trovano casi di abusatori pedofili nelle file del clero cattolico… –, continuano a ‘rovinare’ bambini, ragazzi, se non anche adulti, maschi e femmine. Si pensi alla vita di un prete e di un vescovo che si vengono a trovare in contatto con il mondo dei giovani grazie al loro impegno pastorale: dal catechismo fin dal primo anno dell’età scolare, ai servizi liturgici in chiesa come chierichetti/e, alle associazioni cattoliche giovanili di tutti i tipi e di tutte le età. E quando i pedofili clericali vengono messi a nudo, il ‘sistema ecclesiastico’ scatta per proteggerli trovando mille scappatoie, evitando loro ogni colpa, cosicché salvaguardando anche se stessi, i loro superiori, su su fino al papa per lasciare monda l’immagine della Chiesa. Se oggi è più facile far passare che le accuse che scattano è perché ci sono vittime e testimonianze. Però, vista la chiusura del corpo clericale di fronte ai ‘suoi’ casi di pedofilia nella chiesa, una parte dell’opinione pubblica non accetta che un prete o un vescovo, benché trovato ‘con le mani nella marmellata’, possa essere riconosciuto ‘colpevole’ come pedofilo. Vige come una certa ‘sospensione’ del giudizio, come una forma di ‘immunità’ che gli viene data proprio perché ‘sono’ preti e vescovi. È quel ‘sacro piedistallo’ che li tiene su e dà loro come uno speciale fascino di rispettosità tale che risulta difficile ‘buttarli giù’, da lì, per renderli ‘semplicemente umani’. L’istituzione Chiesa ha continuato a mantenere, da secoli oramai, una divina e protettiva ‘sacralizzazione’ dei ‘suoi ministri’ da renderli come intoccabili, offrendo loro una specie d’ ‘assoluzione speciale d’ufficio’ proprio per la loro appartenenza al clero data dalla loro vocazionale originaria, ‘voluta da Dio, quindi divino-sacrale. Però infangata da quel comportamento pedofilo tale da causare un doppio ‘peccato’, verso le vittime e verso sé stessi per la ‘sacralità’ della loro storia religiosa. Queste sono persone che sono ‘cresciute’ dentro l’ambiente ecclesiastico sotto il ‘controllo’ dei loro vescovi che li hanno seguiti e ordinati preti, ma, forse non hanno ben capito chi avessero ‘di fronte’ oppure hanno minimizzato certi segnali, se ci sono stati. Quello che sembra più probabile è che i rettori, i vescovi, e i loro direttori spirituali, e qualche psicologo – se lo hanno visto -, non abbiano attuato quella doverosa ‘selezione professionale’ – a vari livelli – dei candidati al sacerdozio nei loro seminari. Ciò tira in ballo sia i metodi, sia le verifiche approntate. C’è da tener di conto che chi entra in seminario in questi ultimi decenni lo fa in una stagione già adulta, intorno ai 25-30 anni, rispetto a quando si entrava all’età delle elementari-medie. E voler ‘scolpire’ una ‘nuova’ personalità a quest’età non è facile né possibile più di tanto, se non attraverso dei notevoli ‘interventi’ di ordine psicologico, che adattativo. Per cui, anche le caratteristiche personali di questi soggetti – a partire dalle notizie inviate al vescovo dai rispettivi parroci dei candidati al sacerdozio -, non possono essere così esaustive e complete. Però la mancanza degli ‘operai nella messa evangelica’ porta i vescovi ad essere più facili al reclutamento senza grandi ‘esami’. Ciò permette, ancora oggi, un’infiltrazione nel clero di soggetti con caratteristiche ‘a rischio’ – non solo per pedofilia -, inclini ad orientamenti e deviazioni di tipo sessuale, psichico, socio-economico-finanziario, ecc, riuscendo a ‘passare’ anche grazie a qualche raccomandazione importante che in campo cattolico funzionano sempre specialmente se di alto rango episcopale. Oltre al fatto che i vescovi, padroni assoluti nella loro diocesi, si fidano alla fine solo di se stessi, sempre per lo stesso motivo di ‘superiorità sacrale’ che pretendono di avere, mentre la ristrettissima cerchia dei ‘fidi’, sono spesso accondiscendenti.

    Quello che maggiormente influisce è quindi la trasmissione dell’ideologizzazione della ‘concettualità sacrale’ che in certi seminari cattolici viene ancora inculcata nei candidati al sacerdozio tanto da portarli, dopo anni di indottrinamento, ad auto-considerarsi come dei soggetti ‘speciali’ perché la loro vocazione è come ricevuta ‘da Dio’ come ‘chiamata’. E se anche questo è giustificato in senso evangelico, dall’altra non dovrebbe trovare facilitazioni di ‘selezione’ giocando sulle ‘buone intenzioni’ del candidato e su una superficialità episcopale. E fanno sentire addosso al seminarista un gran peso psico-valoriale da ‘prescelto’, da uomo ‘speciale’, quasi un ‘perfetto’, specialmente quando gli viene trasmesso d’incarnare lo stesso Gesù (in persona Christi), elevandolo a ‘sacerdote di Dio’. Capite bene che una tale formazione clericale così improntata non può non esaltare il futuro prete. Ma la responsabilità non può che risiedere in alto, molto in alto. Perché quest’impronta, questa coniatura del candidato viaggia sotto il segno di un documento di ben trent’anni fa, ma risulta essere, ancora oggi, il testo base di formazione dei preti nel XXI secolo. È secondo l’esortazione  apostolica post-sinodale Patores Dabo Vobis del 1992 – ‘magna carta’ del sacerdozio cattolico romano a firma di san Giovanni Paolo II papa, grazie anche al contributo teologico dell’ex cardinale Ratzinger come Prefetto della Congregazione Romana della Dottrina della Fede -, che si continuano a formare i chierici nei seminari cattolici, tenendo conto anche della tradizione conciliare Tridentina (1545-63), se non anche Lateranense (V -1512), del Vaticano I e II (1869-1965). Per cui le responsabilità pescano lontano ma molto in alto, perché han voluto e continuano ad inculcare nella casta sacerdotale cattolica queste convinzioni che vengono definite come ‘volontà di Dio’. E tale volontà divina viene ‘autorevolmente’ dedotta dagli stessi interessati secondo la loro ‘interessata’ interpretazione della Scrittura cattolica, auto-definendosi e auto-legittimandosi. Che li rende oggetto di tale ‘sacro privilegio’, autorizzandoli al loro potere nella e sulla Chiesa che interpretano come ricevuto – tramite gli Apostoli di Gesù -, direttamente da Lui attraverso la ‘successione’ apostolica, in quelli che noi oggi chiamiamo vescovi: ecco la ‘loro sacralità’! Secondo noi, invece, è questo ‘gotha sacrale’ ad aver ‘piegato’ la Scrittura – nei vari momenti della storia del cristianesimo occidentale -, alla loro ideo-teologia, secondo la quale questo e solo questo – cioè quello che fa capo alla Chiesa di Roma – è il vero cristianesimo voluto da Gesù e da loro rappresentato e organizzato.

    Che fare di fronte a tali ‘giustificazioni’ e a tali auto-referenzialità? La gerarchia cattolica, cioè tutti vescovi del mondo di tutti i tempi, ha contribuito a costruire questo tipo di Chiesa cattolico-romana centrata sul ‘sacramentalismo’, sia dei soggetti che operano – cioè loro stessi -, sia delle ‘cose’ che gestiscono e governano, – dicendosi ‘mandati da Gesù’-, pretendendo quindi d’ ‘amministrare’ Dio stesso. E’ questo, alla fine, il ‘grande inganno’ del loro ‘potere assoluto’ nella e sulla Chiesa, a tutti i livelli, dal papa ai vescovi ai preti, ognuno nel loro ambito, basato sui tre grandi poteri ecclesiastici esercitati dai vescovi, fulcro del potere ecclesiastico-dottrinale-organizzativo-economico: insegnare, santificare e governare – a cui noi, aggiungiamo -,  amministrare e incrementare il patrimonio ecclesiastico di “mammona”.

                    Di fronte a questo scenario si capisce bene che andare ad accusare un prete o un vescovo di molestie e abusi sessuali verso un minore, fa subito scattare un allarme d’attenzione e prudenza, a tutti i livelli istituzionali. Infatti vediamo, come in Italia, nonostante sia arrivato il nuovo presidente dei vescovi italiani di turno, si tenti lo stesso di far di tutto per frenare e bloccare la trasparenza e l’apertura degli archivi, mentre in altri Paesi è stato ed è possibile. Ma chiunque incarna e incarnerà questi ruoli di vertice troverà sempre un grande condizionamento istituzionale in cui la tradizione dei comportamenti detta un po’ le regole. Perché le ‘anime ecclesiastiche’ che operano all’interno della Chiesa sono schierate in gruppi di potere – per un motivo o per un altro -, tanto da contrastare, boicottare, condizionare o addirittura stravolgere le volontà e le prassi dei vertici: l’abbiamo visto nel percorso storico anche recente, come certe lobby intestine al mondo cattolico clericale tanto potenti da interferire, minare e boicottare lo stesso pontefice, come è successo con Benedetto XVI e con papa Francesco: un clericalismo senza scrupoli e pericoloso, con obiettivi di potere che benché misteriosi ai più, alla fine fanno intendere che la ‘vera’ Chiesa di Cristo’ viva altrove…

    E fin qui non abbiamo ancora tirato in ballo la parola di Gesù tratta dai vangeli, ma lo facciamo ora per capire meglio dove si vengono a posizionare i soggetti del nostro racconto…da una parte i preti e vescovi pedofili e dall’altra le vittime, gli abusati, i sopravvissuti… Lo facciamo ora, per dare alla nostra argomentazione un valore secondo le parole di Gesù scritte nei vangeli. Praticamente entriamo con i ‘piedi nel piatto’ dei nostri interlocutori ecclesiastici, scendendo nel ‘loro campo’.

    Gesù ci parla ancora oggi attraverso le parole dei vangeli con racconti e parabole oltre a gesti e azioni. La sua logica la comprendiamo guardando a lui che si muove indicandoci di volta in volta quanto sia importante “capire solo dai ‘frutti’ la bontà dell’albero che li produce …ci dice anche quali siano le cose che rendono impuro un uomo…Ci dice anche che chi non è con lui, è contro di lui…E sappiamo che ha scacciato i mercanti dal tempio…ha trattato con durezza i maestri della legge e i farisei giudaici…e c’invita alla vigilanza… a stare attenti che la nostra luce non diventi tenebra…ma dobbiamo cercare di ‘passare per la porta stretta’, difficile, e non per quella facile, larga… Gesù dà importanza alla fedeltà, in tutti i sensi…e vuole che i ‘fanciulli vadano a lui’ e li benedice…ci sprona a combattere contro ogni occasione di male ovunque sia, specialmente in noi stessi…e ci dice – contro ogni pensiero benpensante -, che l’erba cattiva cresce insieme a quella buona e per non perdere il grano occorre cercare di difendersi dalla zizzania, oggi,  lasciando al momento del raccolto, domani l’ora del giudizio ultimo… che avverrà per tutti ‘nel giorno dell’incontro con Lui, faccia a faccia…>>. Non solo. Anche altro ci dice che <<non dobbiamo giudicare…ma dobbiamo invece saper perdonare fino all’infinito (70 volte 7)… perché l’amore del Padre –  secondo la parabola del padre misericordioso -, è grande fino ad amare anche i nemici…questo è l’unico comandamento nuovo che ci ha lasciato Gesù, dandoci l’esempio con la sua morte in croce…>>. Gesù, quindi, ci dice che bisogna saper perdonare e saper amare sempre!

    Se tutto questo lo mettiamo in parallelo con quanto detto nella prima parte vediamo che anche i ‘pedofili peccatori’ hanno bisogno di perdono e molto probabilmente lo riceveranno perché <<i peccati che non saranno perdonati sono quelli contro lo Spirito santo>>(Mt 12,32), cioè per chi rifiuta la salvezza che Dio offre all’uomo nel riconoscersi bisognoso del suo perdono. Quindi diventa una questione esclusivamente personale. E noi, di fronte ai pedofili, dovremmo perdonarli e lasciarli andare, così? Ma Gesù – come abbiamo detto – bisogna leggerlo ed interpretarlo nel complesso della sua vita, anche per cosa ha fatto. Altrimenti, secondo il sommo comandamento di Gesù, lui stesso avrebbe dovuto accogliere e tollerare tutti e tutto, ‘aspettando’ solo che fosse poi il Padre a giudicare le persone nell’al di là. Però non è così. Perché Gesù non è stato inerme o indifferente di fronte alle sofferenze e alle ingiustizie del mondo, al dolore. Non ha lasciato scorrere tutto, non è stato zitto, ma ha denunciato, criticato, inveito, si è anche arrabbiato. Si è espresso e ha operato contro tutte quelle forme in cui il potere del Male – nelle sue diverse manifestazioni, spesso attraverso l’azione degli uomini -, ha recato sofferenze alle donne e agli uomini dei suoi luoghi, del suo tempo, ‘liberandoli’ dal loro stato di oppressione, di patimento, di dipendenza, di angoscia, di condizionamento, di paura: <<ne aveva compassione e guariva ogni malattia e infermità…>>(Mt 9,35-10,1). Quindi ha agito e agito con amore, sì, sempre, ma anche con rettitudine verso i ‘peccatori’. Perché quelle ‘guarigioni’ e quelle ‘liberazioni’ che Gesù ha concretizzato nella vita della gente, bisognosa di essere ‘amata’ e ‘sanata’, avevano comunque un risvolto sociale di cui il Figlio di Dio ha voluto trascurare. Infatti, mandava ogni ‘liberato’ e ‘guarito’ ad ottemperare come forma di ‘dovere’ verso la comunità, per quanto ‘ricevuto’ seppur gratuitamente. Cosicché dopo l’aspetto ‘divino’ e ‘salvifico’ occorre procedere anche nel contesto della convivenza civile, lasciando  che le questioni ‘del mondo’ incontrassero la loro ‘giustizia’. Cioè agendo di conseguenza secondo le regole e le consuetudine sociali.

    E noi, oggi, come e cosa possiamo fare per ‘dirci e operare da cristiani’ secondo le indicazioni/prassi di Gesù? Dobbiamo cercare di intervenire sulla realtà umana che abbiamo intorno così da poter anche noi riuscire ad aiutare e a ‘guarire’ e portare ‘giustizia’ sia alle vittime, sia ai pedofili, con amore. Anche se questa parola e quest’azione è imbarazzante esercitarla verso persone che hanno operato violenze fisiche e psichiche su dei minori, le cui conseguenze spesso rimangono indelebili e terrificanti per decenni, per non dire per tutta la vita, sulla loro persona.  Perché questo, come cristiani, ci viene chiesto. L’impresa, però, non è facile, ma ardua. Questi preti e vescovi pedofili – che cercano di gestire la loro situazione di coscienza, magari solo attraverso la confessione e così cavarsela, o passando da un confessore ad un altro, o continuando nella loro situazione di ‘peccato’ e di violenza verso gli abusati -, alcuni di loro andranno a confessarsi, mentre altri, forse, non lo faranno nemmeno o perché si vergognano, o non ci credono o perché hanno paura d’essere smascherati, continuando però a rovinare la vita delle loro vittime. Ma c’è però anche l’altro aspetto della ‘giustizia’ che è regolata dalle leggi della nostra società. La giustizia che socialmente viene richiesta è proprio questa: dimostrare le loro colpe secondo le regole della convivenza civile e così bloccarli nelle loro azioni pericolose. So, per esperienza personale – avendo frequentato un carcere come counselor volontario e avendo avuto colloqui per incarico del direttore con diversi pedofili non clericali –, che questi soggetti, quando attraversano le soglie della detenzione rischiano le stesse violenze e non solo, di cui sono incolpati, anche senza condanna definitiva, viste le ‘regole’ che vigono per consuetudine tra i detenuti di fronte a tali crimini. Ecco perché molti magistrati evitano il carcere al clero pedofilo, anche perché le stesse celle di sicurezza non sono così ‘sicure’. Eppure gli altri pedofili, quelli che non appartengono al clero, vivono queste dure esperienze: perché i preti e i vescovi no? Sono ‘speciali’?!

    Ma da cristiani crediamo nella possibile ‘conversione’ del peccatore, <<che si converta e viva>> però si dovrebbe rendere i pedofili incapaci di poter nuocere ancora. Attivando con le autorità ecclesiastiche, sistematicamente  nei contesti di selezione del personale clericale, tutti quei meccanismi di valutazione utili a controllare ed escludere chi solo possa paventare, anche lontanamente, tendenze di questo genere. Ma anche qui, occorre – come nelle indagini su tutta la realtà cattolica italiana per i casi di pedofilia -, non porre alcun limite temporale ed affidare la selezione specialistica a commissioni indipendenti che possano dare una valutazione prettamente tecnica e precisamente idonea dei soggetti che si sentono ‘vocazionalmente chiamati’ al sacerdozio. Ciò va svolto in piena consapevolezza, lucidità e laicità. Perché l’occhio competente ‘esterno’  deve poter aiutare la Chiesa ad uscire da questa fanghiglia che non si sa quando sia iniziata e chissà mai quando finirà…nella quale sono mescolati anche personaggi arrivati in seminario con altre mire più mondane come fare carriera, cercare di arricchirsi, trovare uno stipendio… A causa di questi comportamenti non trasparenti dei vertici ecclesiastici i pedofili e molti altri sguazzano in ‘zone franche’, trovando ‘amici’ su cui contare, dove rifugiarsi e farsi proteggere. Il motto dei preti è quello di ‘lavare i panni sporchi in casa propria’, al fine di evitare altri scandali. Come se il silenzio, le coperture, gli insabbiamenti fossero utili a cancellare e a far regredire sia il problema e sia lo schifo provato dai fedeli e dal ‘mondo’ di fronte ai casi che emergono in molte nazioni. In Italia occorre fare tutto questo ‘a piene mani’, senza lasciare spazio alcuno alla tolleranza, ma cercare di depotenziare e bloccare, dal loro stato di violentatori e sfruttatori sessuali, tutti quei preti e vescovi e religiosi che sono imbrattati di tali nefandezze. Papa Francesco è arrivato a dire recentemente (cfr. VaticanNews, 9 luglio 2022) che <<la tolleranza zero contro gli abusi è irreversibile>>. Sperando che ciò valga anche concretamente per la Chiesa italiana!

    Per cui la carità cristiana non dovrebbe fargli mancare l’attenzione e l’amore per aiutarli nel migliore dei modi, prima come persone e poi come appartenenti al clero della Chiesa Cattolica Romana. Ma, e c’è un ma, non dobbiamo dimenticare le vittime. E le vittime dovrebbero ‘sempre’ trovare una Chiesa pronta sia a chiedere scusa pubblicamente e ufficialmente, come pure lo debbono fare i singoli ecclesiastici pedofili. Inoltre, l’istituzione clericale dovrebbe partecipare all’aiuto concreto economico – se necessario e voluto -, delle vittime contribuendo al recupero socio-psicologico dell’abusato, del sopravvissuto, insomma di quelle vite umane giovani vittime dei preti e dei vescovi cattolici. Perché quando hanno compiuto quelle abominevoli opere di violenza le hanno compiute senza ‘interrompere’ il loro ‘essere prete’ e il loro ‘essere vescovo’, perché – come dice la Scrittura e la Tradizione – “tu sei sacerdote per sempre”(Gen 14,18-20). Ciò significa rimanere sempre e ‘per sempre’, ‘uomo di Dio’, che benché infangato e infangatore grazie al loro comportamento, questi restano, comunque, espressione istituzionale della Chiesa Cattolica e come tali coinvolti direttamente nel rappresentarla, anche se indegnamente.

    Quindi, i passaggi civile ed ecclesiastico dovrebbero viaggiare su due binari che si sostengono vicendevolmente per aiutare tutti i soggetti coinvolti ed anche le due società interessate, quella ecclesiastico-ecclesiale e quella civile-sociale. Sia le une, sia le altre sono importanti perché l’una – da una parte – non accetta e non vuole per legge che certe violenze perpetrate ai danni di bambini e giovani di un Paese – che si voglia far chiamare ‘civile e di diritto’-, non debba ricercare e condannare i colpevoli. Dall’altra, anche la Chiesa italiana deve ancora cercare di fare un passo più evangelico…ed ecco cosa ci racconta al proposito la parabola del ‘buon samaritano’: <<…chi ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti(pedofili) – tanto da ‘portargli via tutto’(la bellezza della vita), prendendolo a bastonate(umiliazione) e poi se ne andarono (lasciandolo solo) e mezzo morto (sofferente)?, chiese Gesù al dottore della legge…>>(Lc 10,30). Ma occorre anche un passo più laico e civile collaborando con la magistratura italiana per agire verso anche una giustizia in mezzo agli uomini. La Chiesa Cattolica non può più tollerare questi comportamenti pedofili da parte dei suoi ‘ministri’, giustificandoli o ‘coprendoli’, o girando la testa dall’altra parte, quello che proprio Gesù non ha mai fatto e che lo stesso papa Francesco ci dice di non volere. Per cui è giusto che dopo il primo momento della giustizia civile, la Chiesa debba fare la sua parte fino in fondo e secondo verità, anche maturando un più intenso e capace aiuto fraterno infra-ecclesiale/ico, verso ‘i casi di pedofilia’ che ha in seno. Deve adoperarsi al fine di contribuire alla riabilitazione con amore cristiano, del ‘buon samaritano’, ma anche affrontando ogni singolo caso di pedofilia che già esiste o che salterà fuori, senza limiti temporali e senza interferenze verso nessuno, aprendo agli uomini, come a Dio, tutto quanto è utile a fare trasparenza totale nell’interesse del singolo e delle istituzioni, siano esse ecclesiastiche, siano civili e sociali. Come Chiesa occorre saper dimostrare ai fratelli di fede come pure ‘al mondo’ la nuova volontà di ‘fare giustizia nella verità’, senza salvaguardie, né offrire lasciapassare a nessuno, siano essi papi, ex papi, vescovi, preti, religiosi e laici…, anche se ‘innalzati’ sugli altari. Perché chiunque ha agito per ‘offendere’ l’altro  che doveva e rappresenta(va) per lui l’Altro, cioè Gesù, ma l’ha abusato sfruttando anche il proprio ruolo privilegiato di clericale, deve passare per le maglie strettissime della giustizia civile, ma anche di quelle amorevoli ed altrettanto severe della comunità credente che vuole la ‘salvezza’ di tutti, senza però fare sconti a nessuno.                                                                                                                                       

     Piero Cappelli

    Studioso di Scienze Religiose. Giornalista Scrittore e counselor    

     

    *Citiamo questo documento perché è ancora questo il riferimento formativo dei preti oggi e, domani, come vescovi. Ce lo dice l’articolo dell’Osservatore Romano del 20 maggio 2022 che nel raccontare il <<convegno del 9 maggio “Tra mistero e storia. La formazione permanente dei presbiteri”, organizzato e promosso dalla rivista di spiritualità pastorale Presbyteri con la collaborazione dell’Unione apostolica del clero. (Dicendoci che…) l’origine della formazione permanente del clero è riconducibile all’esortazione apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis di san Giovanni Paolo II , pubblicata nel 1992>>(il corsivo è nostro), che porta riferimenti dei documenti conciliari del Vaticano II.   

  • La sopravvissuta della scuola residenziale NAN Evelyn Korkmaz condivide un messaggio con Papa Francesco

    La sopravvissuta della scuola residenziale NAN Evelyn Korkmaz condivide un messaggio con Papa Francesco

    CITTÀ DEL QUEBEC, QC: Nishnawbe Aski Nation (NAN) La sopravvissuta alla scuola residenziale indiana Evelyn Korkmaz, membro della Fort Albany First Nation, ha presentato una lettera con il seguente messaggio a Sua Santità Papa Francesco nel tradizionale territorio della Cree First Nation di Waswanipi questo mattina:

    “Questa è stata una settimana emozionante per me come sopravvissuto, come lo è stata per altri sopravvissuti. Ho aspettato 50 anni per le scuse e finalmente l’ho sentito questa settimana. Ma alcuni sopravvissuti non sono riusciti a sentirlo perché li abbiamo persi a causa del trauma causato dalle Scuole Residenziali.

    Non dobbiamo dimenticare che questa visita non riguarda voi, Santità. Riguarda il genocidio secolare commesso contro i popoli indigeni a Turtle Island. Quando sono state scoperte tombe anonime, ha inorridito il mondo. La Chiesa cattolica è stata costretta al silenzio e costretta a rispondere ai crimini che ha commesso.

    Per più di 10 anni, il governo canadese e la Chiesa cattolica hanno violato l’Indian Residential Schools Settlement Agreement, firmato da entrambe le parti nel 2004. Questo è stato l’inizio dei sopravvissuti alla St. Anne’s Residential School che sono stati trascinati attraverso il sistema giudiziario canadese. I sopravvissuti di Sant’Anna sono stati costretti a portare la loro battaglia alla Corte Suprema del Canada per chiedere giustizia per i crimini di genocidio commessi contro il nostro popolo. Noi come popolo non saremo più soggetti a restare a guardare e lasciare che i nostri diritti umani vengano violati. Ci alzeremo insieme come nazione.

    All’inizio di questa settimana a Edmonton, Vostra Santità, ha detto di voler camminare, lavorare e pregare con noi. Per cercare verità, giustizia e riconciliazione. I popoli indigeni di Turtle Island chiedono alla Chiesa cattolica di assumersi la responsabilità e la responsabilità degli orribili crimini commessi contro i nostri antenati, i bambini, le famiglie e le nostre comunità.

    Non bastano le scuse a nome della fede cristiana. La Chiesa cattolica deve assumersi la responsabilità. Le scuse NON POSSONO annullare il dolore e la sofferenza che un sopravvissuto ha sopportato sotto la cura del clero. Vogliamo giustizia per il nostro popolo che è stato danneggiato dalle istituzioni religiose.

    Per la riconciliazione, la Chiesa cattolica deve lavorare con i sopravvissuti per produrre un piano concreto su come la Chiesa andrà avanti.

    Tutti i documenti, i registri, i diari e le fotografie della Scuola Residenziale ancora in tuo possesso in Vaticano devono essere rilasciati. Questi documenti aiuteranno a localizzare tombe non contrassegnate e identificare dove sono state sepolte le anime perdute. Aiuterà a identificare i bambini che sono morti o che sono ancora scomparsi. Questi documenti appartengono qui in Canada; è la nostra storia. Queste azioni aiuterebbero a chiudere i nostri cari e le loro famiglie a cui è stata negata la chiusura e la guarigione per così tanto tempo.

    La Chiesa cattolica dovrebbe anche modificare le regole e le politiche per coloro che sono accusati di abusi sessuali. Ciò consentirà ai sopravvissuti di assicurare questi predatori alla giustizia e di aiutare i sopravvissuti a trovare una chiusura. Ricollocare i predatori, solo per recidivare, non è la risposta. Una tabella di marcia sulla loro ubicazione e movimento è essenziale per la sicurezza e il benessere dei nostri bambini e dei futuri leader.

    Vi chiediamo inoltre di revocare la Dottrina della Scoperta per quei paesi colpiti da questo documento razzista.

    In chiusura vorrei dire: ‘Se un membro soffre tutti soffrono insieme ad esso 1 ‘”.

    Evelyn Korkmaz ha frequentato la famigerata scuola residenziale indiana di Sant’Anna tra il 1969 e il 1972, gestita dalle suore cattoliche oblate a Fort Albany First Nation, sulla remota costa di James Bay.

    È una delle 22 sopravvissute della scuola residenziale indiana a cui è stata concessa un’udienza privata con il Papa per condividere messaggi personali nell’ultimo giorno del suo Viaggio Apostolico in Canada. È stata accompagnata e supportata dal vice gran capo della NAN Anna Betty Achneepineskum, che ha partecipato a eventi a Edmonton e Quebec City con sopravvissuti provenienti da tutti i territori del Trattato NAN n. 5 e n. 9.

    I sopravvissuti dell’IRS, le loro famiglie e chiunque necessiti supporto emotivo o assistenza possono contattare:

    • IRS Survivors Society al numero 1-800-721-0066 (numero verde)
    • Linea di crisi dell’IRS al numero 1-866-925-4419
    • NAN Hope 1-844-NAN-HOPE (626-4673)
  • Purgatorio Canada

    Purgatorio Canada

    Il pomeriggio del 25 luglio il Papa incontrerà finalmente i rappresentanti delle popolazioni indigene delle First Nations, per chiedere scusa alle famiglie dei bambini indigeni vittime di assimilazione forzata nelle Residential School religiose. Non sappiamo se queste scuse si limiteranno a un intento retorico e auto assolutorio oppure se ci sarà la volontà concreta di rispondere alle richieste scomode già poste a papa Ratzinger da dodici anziani del Consiglio, in rappresentanza delle nazioni Cree, Haida, Metis, Squamish e Anishinabe.

    Sappiamo solo che chiedere pubblicamente scusa, come già fatto in questi anni dai governi canadesi che si sono succeduti, è il minimo che si possa fare per una vergogna di tali proporzioni. E sappiamo pure che i risarcimenti stanziati per le famiglie delle vittime sono stati rifiutati in molti casi, vuoi per principio e vuoi per dignità, perché certi crimini non hanno un prezzo che possa risarcirne l’orrore.

    NELLE STESSE ORE della visita papale, verrà trasmesso il reportage Purgatorio Canada, di Raffaele Manco e Irene Sicurella (in onda lunedì 25 luglio alle 23,15 su Rai3) che ripercorre proprio la tragedia dei 150mila bambini nativi del Canada internati nelle 118 scuole religiose, attive fino al 1998, la maggior parte delle quali dipendeva direttamente dalla Santa Sede. Quegli istituti in realtà erano dei veri lager istituzionali che, grazie a una serie di leggi razziali, praticarono impunemente un metodico genocidio durato un secolo, e dove almeno 50mila piccoli indigeni, dopo essere stati abusati in ogni modo, hanno perso la vita.

    Un genocidio che nessuno ha mai voluto vedere e tanto meno denunciare. Da qui la definizione di “purgatorio”, perché di un inferno almeno conosci i nomi dei dannati e i loro eventuali peccati, mentre delle innocenti vittime indigene delle Residential School canadesi si doveva sapere poco o nulla. Negli ultimi anni migliaia di corpi di bambini sono riemersi da parecchie fosse comuni, ma nonostante questo la maggior parte delle loro spoglie non verranno mai alla luce perché date in pasto ai maiali, piombate in fondo a fiumi e laghi canadesi o cremate nei forni degli istituti religiosi. La cosa più crudele è che spesso si utilizzavano gli stessi bambini indigeni per sbarazzarsi dei corpi dei loro coetanei.

    SARÀ COMUNQUE impossibile un conteggio documentato delle vittime, dato che, da una parte, tra il 1936 e il 1944 il governo canadese fece distruggere tonnellate di documenti cartacei relativi alle scuole residenziali, mentre dall’altra i registri degli istituti religiosi, sempre che esistano ancora, probabilmente non usciranno mai dagli impenetrabili archivi vaticani.
    Fa una certa impressione pensare che molti di questi crimini accadevano nei medesimi anni in cui nei forni crematori nazisti ci finivano ebrei, zingari, dissidenti e omosessuali. Ma se i criminali del nazismo oggi hanno il posto che meritano nella storia, quelli che invece hanno compiuto crimini altrettanto orrendi in Canada non vengono nemmeno messi davanti alle loro responsabilità. Tra loro figurano rappresentanti di vertici politici, religiosi e militari che
    hanno causato quest’immane tragedia e che ci hanno persino lucrato sopra, come già diverse volte denunciato sulle pagine di questo giornale, dal 2010 ad oggi.

    TRISTE È ANCHE il ruolo avuto dai media. Tutti erano a conoscenza della tragedia e delle sue enormi proporzioni, ma nessuno si è mai curato di aprire questo vaso di Pandora, perché forse avrebbe dato fastidio a troppi rappresentanti delle istituzioni o forse perché, più miseramente, avrebbe venduto poco in termini di audience: a chi vuoi che importi di bambini ammazzati negli istituti religiosi, se questi sono indigeni, quindi di rango inferiore
    nel nostro immaginario collettivo occidentale? E chi si azzarda a scrivere una riga di denuncia verso un paese che ancora prevede, come nella British Columbia, leggi razziali che permettono di sterilizzare donne indigene, che entrano negli ospedali per partorire e ne escono con le tube legate?

    IL DOCUMENTARIO di Manco e Sicurella è inserito in un format in onda su Rai3, dal titolo Il Fattore Umano, che prevede una serie di reportage giornalistici sulla violazione dei diritti umani nel mondo. Il regista del reportage, Raffaele Manco, commenta: «L’estate scorsa col ritrovamento dei corpi dei bambini in Canada ho deciso che avrei voluto realizzare un documentario che non solo raccontasse la vicenda delle Residential School, ma anche di
    come queste hanno avuto impatto sulla vita dei nativi oggi: poche possibilità di sviluppo, niente lavoro, difficoltà a intessere relazioni sociali, depressione, dipendenze, suicidi. Sul falso mito del Canada che ha fama di essere uno tra i primi paesi che rispetta i Diritti dell’Uomo, quando invece ha attuato e continua ancora oggi ad attuare un genocidio silenzioso. Ciò che più mi impressiona è che gli stessi mezzi di informazione non abbiano mai dato risalto a queste vicende e come quelli dei nativi (così come di altre etnie) vengano considerati diritti umani di serie b o c, non degni dell’attenzione mediatica. Abbiamo cercato di raccontare le storie che sono sempre ai margini. Troppo ai margini».

    ANCHE LA GIORNALISTA Irene Sicurella, che ha collaborato con Manco alla realizzazione di Purgatorio Canada, da questa esperienza ha maturato alcune considerazioni: «Tutte le persone che abbiamo incontrato nel nostro viaggio sono state generosissime con noi. Ci eravamo incontrati solo per qualche ora su Zoom e quando siamo arrivati in Canada, nelle loro case, nelle loro vite, ci hanno offerto nient’altro che verità. Hanno vissuto i traumi più enormi che si possano immaginare e ora li stanno gridando al mondo perché finalmente qualcuno ascolti. Se devo pensare al senso di questo documentario, vorrei che fosse al servizio di questo. Di solito associamo il genocidio dei nativi americani agli Stati Uniti e invece gli stessi orrori sono successi anche in Canada. Questo viaggio mi ha dato la possibilità di riflettere molto su cosa siano i poteri coloniali, molteplici, intrecciati e sistemici, e di quanto non siano residuali. Il documentario non parla di eventi isolati e fermi nella storia, ma del Canada di oggi. Le ferite che questo sistema infligge solcano il tempo e
    le generazioni».

    NEL DOCUMENTARIO, tra le tante testimonianze, c’è quella di Harvey McLeod, un sopravvissuto della Kamloops Indian Residential School: «La prima volta ero in classe, il prete è arrivato e mi ha chiamato: “Harvey McLeod, vieni con me”. Pensavo di aver fatto qualcosa di sbagliato, pensavo che avrei ricevuto di nuovo delle cinghiate. Ma non era una cinghia. Quella mattina sono stato stuprato. E poi la seconda volta che è successo, è successo di nuovo, la stessa cosa. Quindi la terza volta che è venuto a chiamarmi, sapevo esattamente cosa sarebbe successo. In questa scuola sono stato abusato sessualmente 17 volte».

    POI HARVEY ha aggiunto – «Stavamo facendo una cerimonia qui con una nostra amica e a un certo punto ho notato che non c’era più. Siamo andati a cercarla e l’abbiamo trovata, era giù al fiume. Mi ha chiesto se da dove dormivo la notte potevo vedere il fiume. Le ho risposto che no, non lo vedevo. Lei mi ha detto: sono felice che tu non lo vedessi, perché io ero una di quelle che seppellivano i bambini. Ero una delle ragazze che dovevano portare i bambini al fiume e seppellirli lungo la riva».

    https://ilmanifesto.it/purgatorio-canada

  • Il cardinale George Pell citato in giudizio dal padre di un corista australiano

    Il cardinale George Pell citato in giudizio dal padre di un corista australiano

    L’uomo chiede il risarcimento del danno mentale subito dopo aver appreso delle accuse, hanno detto i suoi avvocati. Nel 2018 il cardinale Pell è stato condannato per aver abusato di due ragazzi del coro negli anni ’90.

    Ma la corte suprema australiana in seguito ha annullato le condanne. Il cardinale Pell ha sempre sostenuto la sua innocenza. Il religioso australiano aveva trascorso più di un anno in prigione quando è stato rilasciato nel 2020 a seguito di un appello andato a buon fine.

    Uno dei padri dei ragazzi del coro ha ora intentato una causa civile contro il cardinale Pell e l’arcidiocesi cattolica di Melbourne presso la Corte Suprema di Victoria.

    Né l’uomo né suo figlio – morto nel 2014 – possono essere nominati per motivi legali. Suo padre ha citato in giudizio il cardinale Pell per un importo non ancora noto per compensare lo “shock nervoso” che ha subito a causa della perdita del figlio e della conoscenza delle accuse un anno dopo.

    Lo shock nervoso è un termine legale per un disturbo mentale riconosciuto, una lesione o una malattia causata dalle azioni o dalle omissioni di un’altra parte.

    Nella dichiarazione di reclamo, sostiene che anche la Chiesa è responsabile in quanto ha violato il suo dovere di diligenza. L’arcidiocesi cattolica di Melbourne è stata contattata per un commento. La corte giovedì ha fissato un’udienza per la causa il mese prossimo.

    Chi è il cardinale Pell?

    È salito alla ribalta nella Chiesa come un forte sostenitore dei valori cattolici tradizionali, spesso assumendo opinioni conservatrici e sostenendo il celibato sacerdotale.

    Il cardinale Pell è stato convocato a Roma nel 2014 per ripulire le finanze del Vaticano ed è stato spesso descritto come il terzo funzionario della Chiesa.

    Ha lasciato il Vaticano nel 2017 per combattere le accuse contro di lui nel suo stato d’origine, Victoria.

    Nel dicembre 2018, una giuria lo ha ritenuto colpevole di aver abusato sessualmente dei due ragazzi del coro di 13 anni a metà degli anni ’90. Era la figura cattolica di più alto rango a ricevere una tale convinzione.

    Ma nel suo appello all’Alta Corte d’Australia, il religioso ha sostenuto che il verdetto della giuria si era basato troppo sulle prove dell’ex corista sopravvissuto. I suoi avvocati non hanno cercato di screditare quella testimonianza, ma hanno sostenuto che altre prove non erano state adeguatamente considerate.

    I sette giudici della corte si sono pronunciati all’unanimità a suo favore , affermando che altre testimonianze avevano introdotto “una ragionevole possibilità che il reato non fosse avvenuto”.

    https://www.bbc.com/news/world-australia-62158819
  • Un mondo segreto di potere, abusi e insabbiamenti nelle scuole della Nuova Zelanda

    Un mondo segreto di potere, abusi e insabbiamenti nelle scuole della Nuova Zelanda

    I fratelli e padri maristi hanno educato primi ministri, giudici, cardinali e All Blacks nelle loro scuole superiori cattoliche. Ma il loro record di abusi sessuali è orribile. Peggio ancora è stata la loro gestione degli abusi quando sono stati smascherati. In questa serie The Secret History, Steve Kilgallon indaga sul potere, gli abusi e gli insabbiamenti nel cuore di due gruppi religiosi molto influenti e ricchi.

    Questa è la parte 1. Le parti rimanenti saranno pubblicate nelle prossime settimane.

    Avvertimento: questa storia potrebbe essere sconvolgente per alcuni.

    Quando John Wilson* aveva 12 anni, fu ripetutamente violentato e abusato sessualmente dal suo preside della scuola, Kevin Waters.

    Per due anni allo Xavier Intermediate di Christchurch , John è stato curato, poi minacciato, picchiato e persino bruciato con un accendisigari. Era un chierichetto e Waters avrebbe ingannato John convocandolo nella cattedrale cattolica della città con la scusa di aiutare a una messa, quindi abusando di lui.

    “Da ragazzo di 12 anni, avere questo ragazzo imponente in piedi sopra di te con una tunica nera: era molto intimidatorio”, dice John. “Era un uomo orribile”.

    Waters, solitamente noto come Fratel Giles, faceva parte di un ordine religioso chiamato Marist Brothers , un gruppo cattolico dedito all’istruzione.

    Giovanni lo disse al padre profondamente religioso, che si rifiutò di credergli; ha distrutto la loro relazione.

    L’abuso ha creato altri danni per tutta la vita. Pietrificato dall’idea di andare a scuola, John ha smesso a 14 anni e si è messo al lavoro per pulire i filtri dei camion; non ha mai completato la sua formazione.

    Ha tentato il suicidio due volte da giovane e alla fine ha parlato dei suoi abusi solo quando ha minacciato il suo matrimonio.

    Se dorme senza farmaci, viene svegliato dagli incubi.

    “Ti fa a pezzi emotivamente”, dice, 41 anni dopo. ”Ecco da dove provenivano i miei passati tentativi di suicidio. Vieni abbattuto quando pensi a quello che hai passato. Cerchi di tenerlo insieme, perché ho dei figli piccoli e un matrimonio, ma quando inizi a lasciarti arrivare, ti distrugge”.

    Waters ha insegnato per oltre mezzo secolo nelle scuole di tutto il paese prima della sua morte nel 2011, all’età di 83 anni, una morte segnata nella newsletter dei maristi con un elogio che celebrava la sua “attenzione speciale per gli sfavoriti e … ricercando l’amore di Dio”.

    John dice di aver identificato personalmente almeno altri 10 sopravvissuti agli abusi di Waters. Ci sono prove che le lamentele fatte – negli anni ’50, ’60 e ’70 – mentre Waters insegnava ancora furono ignorate.

    La storia di Giovanni è una delle tante. Per questa serie, Stuff ha intervistato 21 sopravvissuti a terribili, spesso duraturi abusi da parte dei Fratelli Maristi (fondati nel 1817) e dei Padri Maristi (fondati nel 1816), ufficialmente conosciuti come Società di Maria.

    I due gruppi correlati ora hanno solo 179 membri viventi in Nuova Zelanda, ma hanno lasciato una scia spesso appena riconosciuta di abusi sessuali sui bambini alle loro cure.

    Quando sbarcarono per la prima volta nel porto di Hokianga nel Northland nel 1838, i maristi progettarono di educare i “selvaggi” e mantenere viva la fede cattolica.

    Jean-Claude Pompallier, l’uomo inviato a guidare la missione dalla Francia, luogo di fondazione dei maristi, partì “piuttosto felice per la fine del mondo… per quei selvaggi che non conoscono il nostro salvatore”.

    I Padri guidarono la missione originaria, ma furono i Fratelli che iniziarono a fondare scuole nel 1876. Il governo non finanziava scuole religiose , quindi queste erano spesso sovraffollate, piene di irlandesi della classe operaia con Fratelli non pagati alla lavagna.

    Nel 1880 avevano 131 scuole a livello nazionale, mentre un altro boom con l’arrivo dell’istruzione secondaria obbligatoria nel 1946 vide una nuova ondata di scuole superiori maschili. Entrambi i gruppi ora possiedono importanti scuole superiori a livello nazionale.

    Al loro apice, i Brothers hanno fornito 100 insegnanti nelle scuole superiori della Nuova Zelanda e altri 60 nelle primarie e nel Pacifico. Stabilirono anche una rete di vecchi ragazzi che iniziò con una biblioteca e una sala da biliardo ad Auckland nel 1904 e si espanse in una rete di club di calcio , cricket, rugby, campionato, atletica leggera, boxe, nuoto e basket nella maggior parte delle grandi città.

    Significava che i due gruppi esercitavano un’enorme influenza sulla società neozelandese come i maggiori fornitori di istruzione cattolica, data a circa il 9% dei kiwi. Ne hanno raggiunti molti di più attraverso quella rete sportiva .

    I vecchi maristi si sono laureati nelle gerarchie della polizia, del servizio civile, della magistratura, dei media, dello sport e della chiesa. La storia centenaria del liceo maschile di Auckland, il fiore all’occhiello dei fratelli, il Sacro Cuore, si vantava di aver educato un cardinale, cinque vescovi, 137 sacerdoti, 30 fratelli religiosi, quattro studiosi di Rodi, 36 professori universitari, quattro cavalieri, 10 giudici, un capo del Commonwealth di stato, cinque parlamentari, tre ministri di gabinetto e oltre 100 sportivi internazionali, tra cui 20 All Blacks e un capitano di cricket.

    Quella storia, tuttavia, non menzionava che un ex preside, Ken “Brother Bosco” Camden, faceva parte di una lunga lista di pedofili attivi in ​​entrambi gli ordini.

    Secondo le sue stesse statistiche conservatrici, la Chiesa cattolica neozelandese stima che circa il 7% dei suoi sacerdoti siano pedofili . Si ritiene che il numero negli ordini religiosi – monaci, monache e fratelli – sia molto più alto, intorno al 14%.

    Le statistiche della chiesa registrano 157 accuse mosse contro 59 fratelli maristi tra il 1950 e il 2021, circa il 12% dei 484 membri dell’ordine. La Società di Maria – i Padri Maristi – ha presentato 118 denunce contro 43 membri, circa il 6% dei suoi 781 sacerdoti.

    Ma gli attivisti ritengono che le cifre reali potrebbero essere il doppio o più: la chiesa non ha tenuto registri prima del 1995 e molte, molte vittime sono state messe a tacere o non si sono mai lamentate. A livello internazionale, si ritiene che solo il 25-30% delle vittime di abusi sessuali si faccia avanti. Anche la stessa chiesa considera le cifre troppo basse: Tim Duckworth dei padri maristi afferma: “Credo che tutti gli episodi di abusi e violenze sessuali siano sottostimati”.

    La chiesa ha avuto un problema con gli abusi sessuali su minori sin dai primi giorni del cristianesimo, con documenti che risalgono al Sinodo di Elvire, nel 305 d.C., discutendo la questione.

    Ma, dice padre Tom Doyle, esperto mondiale di abusi sessuali cattolici, la Chiesa moderna ha sempre optato per la segretezza, proteggendo la propria gerarchia sulle vittime.

    “È stato sepolto in segreto”, dice. “Perché si rendono conto che se questo viene a conoscenza, la credibilità dell’istituzione affonderà come una palla da bowling in un lago”.

    La Nuova Zelanda non era immune da questa cultura. Nel 1934, Michael Liston, settimo vescovo cattolico di Auckland (1929-1970), ricevette una denuncia da una donna che un prete aveva molestato sessualmente sua figlia. La sua risposta, citata nella biografia di Liston di Nicholas Reid, diceva: “Sono sicuro che farai in modo che non si parli dell’incidente”.

    Doyle dice che le crepe hanno cominciato a emergere con un caso del 1984 in Louisiana, che i media hanno coperto, piuttosto che ignorato; poi, nel 1989, sono stati denunciati abusi diffusi in un orfanotrofio Christian Brothers in Canada.

    Papa Giovanni Paolo II inizialmente respinse la scoperta di preti pedofili all’interno della sua chiesa come un “problema americano” – ma presto fu in Irlanda, Austria e ovunque.

    “Gli unici posti su questo globo in cui non ci sono prove di abusi sessuali da parte di sacerdoti sono i regni del Bhutan e del Nepal, perché non ci sono sacerdoti, e l’Antartide, perché sono tutti pinguini”, dice Doyle.

    Nel 2002 esplose la bomba per la Chiesa cattolica. Il team investigativo Spotlight del Boston Globe ha denunciato abusi sessuali sistematici tra i sacerdoti di Boston e l’insabbiamento progettato dal loro leader, il cardinale Bernard Law. Il loro lavoro è stato trasformato nel film premio Oscar 2012 Spotlight .

    La denuncia del Boston Globe ha innescato un’ondata mondiale di denunce di abusi sessuali da parte dei sopravvissuti. Un rapporto successivamente commissionato dalla chiesa stessa al John Jay Institute di New York identificherebbe il 2002 come il “picco” della crisi per la denuncia dei casi (il picco effettivo dei reati si è verificato a metà degli anni ’70).

    L’onda si è mossa velocemente, colpendo la Nuova Zelanda nello stesso anno. Un documentario televisivo ha attivato 137 chiamate a una hotline istituita dai Padri Maristi.

    Ma – come in tanti altri casi in tutto il mondo – i Padri sapevano che c’era un problema molto prima di ammettere pubblicamente qualcosa. Chanel Houlahan, un sacerdote marista di Auckland esperto nella riabilitazione dei pedofili, a metà degli anni ’90 raccontò ai padri maristi il ​​problema degli abusi in mezzo a loro. È stato ignorato.

    “Eravamo inorriditi… non eravamo impegnati in alcun modo per consigliare la chiesa”, dice.

    Fino al 1995, tutti i rami della Chiesa cattolica della Nuova Zelanda hanno risolto i casi in modo confidenziale. Non sono stati tenuti registri e l’abuso è stato trattato come un fallimento morale da risolvere tra sacerdote e superiore.

    Nel 2002 i religiosi più anziani della chiesa neozelandese si sono incontrati per affrontare finalmente la questione e stabilire quanto pagare le sue vittime. Hanno deciso di mantenere segreti gli importi. E il più basso possibile.

    “Il nostro obiettivo non è eludere alcun obbligo morale che potremmo avere per riparare alle ingiustizie, ma è esercitare una gestione responsabile delle risorse che provengono principalmente dal popolo cattolico … il popolo cattolico ha già contribuito al fondo ACC istituito dal governo proprio per soddisfare tali esigenze”.

    Entrambi i gruppi maristi – i Fratelli ei Padri – erano presenti all’incontro, ed erano entusiasti di questo approccio. I Padri Maristi decisero che la sua vincita massima sarebbe stata di soli $ 20.000 (in seguito $ 30.000) – o $ 10.000 se l’aggressore fosse morto. I Fratelli Maristi adottarono una scala leggermente inferiore.

    Fino ad oggi, ai sopravvissuti della Nuova Zelanda vengono pagati importi pietosi rispetto agli insediamenti multimilionari all’estero. La Chiesa cattolica qui – ei maristi in particolare – hanno perseguito una politica deliberata di limitazione dei pagamenti.

    Entrambi i gruppi maristi sono estremamente ricchi, possiedono enormi proprietà immobiliari residenziali, contanti, azioni e obbligazioni – e il vigneto Mission Estate estremamente redditizio. La ricerca di Stuff suggerisce che i due gruppi maristi valgono, secondo una stima prudente, circa $ 400 milioni.

    Entrambi hanno compiuto sforzi concertati per ridurre al minimo i loro pagamenti ai sopravvissuti. In questa serie, Stuff mostrerà come avvocati ben pagati hanno affrontato i denuncianti per dissuaderli dall’intraprendere azioni legali.

    Nessuno dei sopravvissuti a cui Stuff ha parlato ha ricevuto più di $ 50.000 di risarcimento. Ma quasi tutti hanno subito profondi impatti per tutta la vita.

    Tre hanno trascorso la maggior parte della loro vita adulta scontando più pene detentive. Alcuni hanno avuto problemi di droga e alcuni hanno sofferto di gravi problemi di salute mentale. La maggior parte ha segnalato difficoltà nel formare relazioni personali e professionali, lotte con figure di autorità e perdita della fede religiosa o “omicidio dell’anima”. Molti si incolpano: “Ho vissuto una vita in cui cercavo continuamente di rimediare per essere una persona cattiva”, dice un sopravvissuto.

    Evadere la giustizia

    Una fila di lapidi nel cimitero Waikaraka di Auckland segna l’ultimo luogo di riposo di molti fratelli maristi. Tra loro ci sono pedofili condannati; ancora più numerosi sono quelli credibilmente accusati, ma che sono morti senza mai affrontare la giustizia.

    In questa serie esporremo le strutture che hanno permesso a questo abuso di prosperare, impunite, ai più alti livelli di entrambe le società, permettendo a questi uomini di andare alle loro tombe con una reputazione intatta.

    Mostreremo come le autorità mariste non sono riuscite a fermarlo, non hanno indagato su di esso, hanno chiuso un occhio e, quando alla fine si sono confrontate con la verità degli abusatori in mezzo a loro, non sono riuscite a creare salvaguardie per prevenire la recidiva.

    Mostreremo come questi uomini sono stati in grado di ferire più vittime in carriere lunghe e decorate – e come molti, come Kevin Waters e Ken Camden, sono saliti al grado di preside in alcune delle scuole più prestigiose della Nuova Zelanda. Spesso i pedofili si raggruppavano in gruppi in un’unica scuola.

    Adottando quello che Tom Doyle chiama il “playbook universale”, i trasgressori si sono commossi quando sono emerse le denunce, consentendo loro di continuare ad abusare in altre città, o talvolta nelle isole del Pacifico . Mostreremo come i trasgressori sono stati spostati silenziosamente in nuovi ruoli con facile accesso ai bambini anche quando erano state presentate denunce.

    Murray Heasley è il leader di un gruppo di supporto per i sopravvissuti chiamato Network of Survivors of Abuse in Faith-based Institutions and their Supporters. “I maristi sono arrivati ​​in Nuova Zelanda ispirati, in teoria, dall’esempio della Vergine Maria”, dice. “Ma si sono rivelati i precursori dell’orrore, di abusi sessuali su minori senza rimorsi e incessanti aggravati dal suo occultamento e spostamento dei predatori”.

    Sia i fratelli che i padri maristi si sono scusati. In una dichiarazione, Tim Duckworth dei padri ha dichiarato: “Non sarebbe mai dovuto accadere. Faccio fatica a capire come alcuni membri di una congregazione … avrebbero dovuto offendere in modo così spregevole i giovani e gli adulti innocenti e vulnerabili. Mi dispiace.”

    Il delegato dei Fratelli Maristi Peter Horide ha detto: ”’Sono profondamente consapevole che questo è motivo di vergogna, di rammarico e che le persone che hanno vissuto queste cose saranno profondamente angosciate. Ci scusiamo che questo sia mai successo, non sarebbe dovuto accadere e il loro dolore è qualcosa di cui siamo molto consapevoli.”

    “Mi ha rovinato la vita”

    I Marist Brothers si sono scusati con John Wilson, ma non hanno ancora accettato alcun compenso per il suo orribile abuso.

    Le loro offerte, dice, sono state “offensive”. Anche se non nominerà le cifre precise, dice che coprirebbero solo le fatture dei suoi avvocati, che ammontano a $ 15.000.

    L’abuso “mi ha rovinato la vita”, dice John. I suoi fratelli, che non sono stati maltrattati, sono ricchi e di grande successo. Ha sempre condotto una vita solitaria, da lavoratore autonomo.

    “Non sto vivendo lo stile di vita che avrei potuto vivere, perché lui [Waters] me l’ha rubato … non posso lavorare per altre persone. Ho faticato a relazionarmi con le persone. Ho lottato per mantenere le amicizie”.

    A volte invia un’e-mail ai fratelli nelle prime ore del mattino. “Ho fatto loro sapere che sono completamente sveglio. ‘Come ti senti?’

    “Questo è il mio mondo. Non ti lascia mai. Non lo augurerei a nessuno”.

    Questa è la Parte 1. Le parti rimanenti saranno pubblicate nelle prossime settimane.

    CORREZIONE: una versione precedente di questa storia identificava erroneamente il cimitero di Waikumete. Il cimitero corretto è Waikaraka. Ha anche erroneamente descritto il gruppo di supporto di Murray Heasley come la Rete dei sopravvissuti agli abusi sessuali della Chiesa e dei loro sostenitori. La corretta designazione del gruppo è Rete dei sopravvissuti agli abusi nelle istituzioni religiose e dei loro sostenitori. Modificato 8:10, 2 luglio 2022.

    https://www.stuff.co.nz/national/129032595/a-secret-world-of-power-abuse-and-coverups-in-new-zealand-schools

  • Lo sforzo di educare i sacerdoti cattolici su cosa fare quando sono accusati di abusi attira critiche

    Lo sforzo di educare i sacerdoti cattolici su cosa fare quando sono accusati di abusi attira critiche

    Una nuova iniziativa di un gruppo che rappresenta i sacerdoti cattolici statunitensi per informare i religiosi dei loro diritti canonici quando sono accusati di cattiva condotta, compresi gli abusi sessuali, sta attirando le critiche dei sostenitori dei sopravvissuti, che affermano che potrebbe aiutare a mettere i sacerdoti accusati in una luce eccessivamente comprensiva.

    Ma il clero dietro lo sforzo dell’Associazione dei Preti Cattolici degli Stati Uniti , o AUSCP, sostiene che sia necessario. Negli ultimi 20 anni, dicono, i leader diocesani non hanno rispettato i diritti dei sacerdoti secondo il diritto canonico, in alcuni casi permettendo ai chierici accusati di languire nel “limbo” amministrativo per diversi anni mentre le autorità civili e ecclesiastiche indagano sulle accuse mosse contro di loro.

    “E in così tanti casi è praticamente impossibile provare la loro innocenza, perché è piuttosto difficile dimostrare un negativo”, ha detto p. Mike Sullivan, un parroco del Minnesota, avvocato canonico e membro del gruppo di lavoro di sostegno reciproco dell’associazione, ha detto a NCR.

    Quel gruppo di lavoro, dopo quasi due anni di consultazioni con vescovi, canonisti e sacerdoti, ha elaborato un documento che delinea i diritti dei membri del clero ai sensi del Codice di diritto canonico quando sono accusati di illeciti, compreso l’abuso sessuale.

    L’associazione sta inviando quel documento, e una carta formato portafoglio di accompagnamento, agli oltre 30.000 sacerdoti diocesani e religiosi del Paese che sono elencati nell’elenco ufficiale cattolico .

    “Non prendiamo posizione sul fatto che qualcuno sia colpevole o non colpevole. Stiamo dicendo che c’è un giusto processo, ecco di cosa si tratta e ti aiuteremo ad accedervi se non riceverai quell’aiuto dalla tua diocesi”, disse p. Stephen Newton, un sacerdote della Santa Croce che serve come direttore esecutivo dell’associazione.

    Ma mentre sono d’accordo sull’importanza di un giusto processo, i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero e i loro sostenitori esprimono preoccupazione per il fatto che porre troppa enfasi sulla difficile situazione dei sacerdoti accusati rischi di tornare ai giorni in cui la chiesa licenziava regolarmente le vittime e proteggeva i sacerdoti che le abusavano.

    «Nessun vescovo vuole mantenere in carica qualcuno che si rivela essere un abusatore di bambini. Il problema è che non tutte le accuse sono vere.’
    —Nicola Cafardi

    “Capisco l’angoscia dei sacerdoti

     che vengono ingiustamente accusati e strappati fuori da una parrocchia senza alcuna spiegazione. Ma per tutta quell’angoscia che provano, è minore rispetto al dolore, alla perdita e al tradimento vissuti dai sopravvissuti, dalle loro famiglie e le loro comunità parrocchiali”, ha affermato Donna Doucette, direttrice esecutiva del gruppo di riforma Voice of the Faithful, fondato a Boston dopo la denuncia nel 2002 di abusi e insabbiamenti in quell’arcidiocesi.

    Michael McDonnell, un portavoce del Survivors Network of those Abuded by Priests, ha citato una ricerca che, secondo lui, sottolinea la realtà che i ranghi dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero superano quelli dei preti falsamente accusati “di un ordine di grandezza”.

    “Riconosciamo che chiunque sia accusato di un crimine in America ha diritto a un giusto processo”, ha detto McDonnell a NCR. “Riaffermiamo inoltre che crediamo ai sopravvissuti e sosterremo coloro che si fanno avanti con accuse di abusi poiché, molto probabilmente, le loro storie sono vere”.

    I sacerdoti affiliati all’AUSCP hanno detto a NCR che non stanno cercando di distogliere l’attenzione dai sopravvissuti o di ostacolare le indagini sugli abusi sessuali da parte del clero. Hanno affermato che i sacerdoti condannati per aver abusato di bambini e adulti vulnerabili dovrebbero essere ritenuti responsabili dei loro crimini.

    “Non cerco di far assolre i preti colpevoli, non è il mio lavoro”, ha detto Sullivan, uno dei fondatori di Justice for Priests and Deacons , un’organizzazione con sede a Las Vegas che fornisce consulenza ai membri del clero sui loro diritti canonici.

    “Questo sarà visto dai sopravvissuti come una supplica speciale per le persone che in molti casi sono effettivamente i colpevoli”.
    —Terence McKiernan

    Sullivan e altri leader dell’associazione hanno affermato che il clero accusato ha ancora diritti ai sensi del diritto canonico e hanno suggerito che i leader della chiesa hanno spesso ignorato tali diritti, soprattutto nei 20 anni da quando i vescovi statunitensi hanno adottato la Carta per la protezione dei bambini e dei giovani a giugno 2002.

    “Forse il pendolo è andato troppo oltre”, ha detto p. Ed Palumbos, sacerdote della diocesi di Rochester, New York, che serve come presidente del gruppo di lavoro di sostegno reciproco dell’associazione. Palumbos ha affermato di credere che la Chiesa cattolica negli Stati Uniti sia nel mezzo di una “correzione del corso” nel modo in cui giudica i casi di abusi sessuali da parte del clero.

    “Quello che troviamo è che quando i ragazzi vengono accusati, falsamente o in altro modo, vengono immediatamente chiamati nell’ufficio della cancelleria, ed è quasi una situazione in cui sei colpevole fino a prova contraria, che è l’esatto opposto di ciò che è giusto e giusto”, Palumbos detto a NCR.

    Nicholas Cafardi , un avvocato civile e canonico non affiliato all’AUSCP, ha detto a NCR di vedere l’iniziativa come “un tentativo di riportare il pendolo un po’ più verso il centro, dove dovrebbe essere”.

    “Il problema è che i sacerdoti vengono chiamati in cancelleria non appena [un’accusa] arriva e prima che ci sia stato qualsiasi tipo di indagine preliminare. Tecnicamente, questo non dovrebbe accadere. L’indagine dovrebbe essere svolta prima di agire contro il sacerdote “, ha detto Cafardi, che ha suggerito che i vescovi cattolici statunitensi oggi “sono estremamente spaventati”.

    “Nessun vescovo vuole mantenere in carica qualcuno che si rivela essere un abusatore di bambini”, ha detto. “Il problema è che non tutte le accuse sono vere”.

    Il fatto che il gruppo parli a favore dei diritti canonici del clero accusato di abusi sessuali presenta alcuni punti di tensione unici per un’organizzazione cattolica che è relativamente progressista e ha collaborato con i gruppi di sopravvissuti del clero per sostenere la responsabilità nella chiesa.

    “Molti [membri dell’associazione] sono membri della nostra organizzazione. Abbiamo un ottimo rapporto”, ha affermato Doucette, che ha notato che Voice of the Faithful e l’associazione hanno pubblicato congiuntamente un white paper del 2019 sul clericalismo. Ha detto a NCR che i gruppi hanno lavorato insieme per raccogliere contributi durante il Sinodo dei Vescovi sulla famiglia nel 2014 e che hanno collaborato a iniziative relative al ruolo delle donne nella Chiesa cattolica.

    Doucette ha detto che Voice of the Faithful non è coinvolta nel progetto per i diritti dei sacerdoti dell’AUSCP. Doucette ha aggiunto che, come ha fatto in passato, quest’anno ha partecipato all’assemblea annuale dell’AUSCP . Si è tenuto dal 20 al 23 giugno a Linthicum, nel Maryland, e ha visto gli interventi principali di due vescovi: Lexington, il vescovo del Kentucky John Stowe e il cardinale Peter Turkson, cancelliere delle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze Sociali del Vaticano.

    “Penso che la paura tra il clero sia che alla gerarchia non importi se l’hanno fatto o meno”, ha detto Doucette. “[I vescovi] vogliono solo che se ne vada e il prete verrà calpestato nel processo. È un problema e penso che tu debba guardare ogni caso. Non c’è una risposta facile a questo”.

    Newton, il direttore esecutivo dell’associazione, ha detto a NCR che l’iniziativa del gruppo ha lo scopo di informare i sacerdoti dei loro diritti canonici. Ha detto che l’associazione sosterrà i membri del clero che si sentono disorientati e isolati quando accusati di aver commesso un errore.

    “Possiamo riferire [preti accusati] ad avvocati canonici. Possiamo anche indirizzarli ad avvocati civili se è appropriato”, ha detto Newton. “Non ci coinvolgiamo affatto come associazione nel caso del sacerdote, in un modo o nell’altro. Ma vogliamo che la persona sappia cosa può fare e cosa funziona e cosa non funziona”.

    La carta formato portafoglio dell’associazione istruisce i sacerdoti, se ricevono una chiamata inaspettata dalla loro cancelleria, a chiedere il motivo per cui sono chiamati a presentarsi alla sede diocesana. La carta dice di “SEMPRE” portare con sé un “fidato amico sacerdote”.

    Citando il diritto canonico, la carta consiglia ai sacerdoti di non firmare nulla in cancelleria o di dimettersi dalla loro posizione e di far prendere appunti al loro amico. Il sacerdote accusato ha il diritto di chiedere che la diocesi paghi per i suoi canonici e avvocati civili, si dice. La scheda rileva anche che i sacerdoti hanno il diritto di rimanere in silenzio e afferma che il loro amico dovrebbe porre e rispondere alle domande.

    “Voglio dire, non voglio rendere le cose difficili a vescovi e diocesi, ma se voglio rimanere sacerdote, non mi giova versare le mie viscere”, ha detto Sullivan, l’avvocato canonico che ha detto a NCR che il diocesano i funzionari spesso dicono ai sacerdoti accusati che sarà meglio per loro essere disponibili.

    “Quindi la maggior parte dei sacerdoti tende a pensare che sia una specie di confessione”, ha detto Sullivan. “Ma non è tenuto segreto, e non sono sicuro di come [parlare] ti avvantaggia. I sacerdoti non devono collaborare; ecco perché dovrebbero portare qualcuno con loro che parli per loro”.

    Potrebbe essere un buon consiglio dal punto di vista legale, ma dal punto di vista di un sopravvissuto, sembra che a un membro del clero venga data “una licenza per fare ostruzionismo”, ha affermato Terence McKiernan, co-fondatore e presidente di BishopAccountability.org .

    “Questo sarà visto dai sopravvissuti come una supplica speciale per le persone che in molti casi sono effettivamente i colpevoli”, ha detto McKiernan, che ha detto a NCR che l’iniziativa dell’associazione rischia di proteggere i sacerdoti dalla responsabilità, indipendentemente dalle prove contro di loro.

    “Posso capire perché parecchi sacerdoti – a sinistra, a destra e al centro – si sentono come se fossero stati buttati fuori con l’acqua sporca. È un ambiente molto impegnativo per loro”, ha detto McKiernan. “Ma se vuoi sistemare quell’ambiente, vuoi davvero rendere più difficile rendere la chiesa un luogo veramente sicuro?”

    Cafardi ha affermato che il Codice di diritto canonico, come scritto, “è molto giusto” e consente a una diocesi di indagare sulle accuse nel rispetto dei diritti di un sacerdote. Il problema, ha detto, è che il codice “non è sempre seguito” e si traduce in situazioni in cui i sacerdoti sono effettivamente nel “limbo” mentre i loro casi languiscono per anni.

    “E’ più o meno un carcere diocesano”, ha detto Cafardi, che ha detto di ritenere che un’iniziativa come quella dell’Auscp si sarebbe dovuta fare anni fa.

    “È giusto che i diritti canonici di un sacerdote siano protetti”, ha detto, “così come è giusto che ascoltiamo le vittime per determinare se le loro storie sono vere”.

    Brian Fraga

    https://www.ncronline.org/news/effort-educate-catholic-priests-what-do-when-accused-abuse-draws-criticism

  • Don Galli, il caso non è chiuso: “Nuovo processo d’appello”

    Don Galli, il caso non è chiuso: “Nuovo processo d’appello”

    Torna davanti alla Corte d’Appello di Milano, che dovrà celebrare un nuovo processo, il caso di don Mauro Galli, ex parroco di Rozzano condannato in primo e in secondo grado per abusi avvenuti più di dieci anni fa su un 15enne. La Cassazione nella tarda serata di ieri ha accolto infatti il ricorso del difensore del sacerdote, ora sospeso, rimandando gli atti a Milano e disponendo un appello “bis”.

    “Sicuramente ci dispiace per questa decisione – spiega Francesco Zanardi, fondatore dell’associazione Rete L’Abuso, che assiste le vittime – e attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza”. La vittima si era definita in passato “un sopravvissuto”, ha raccontato di aver tentato il suicidio cinque volte, di aver “perso anni di scuola” per le drammatiche conseguenze di episodi avvenuti quando aveva solo 15 anni. da parte sua, il sacerdote ha sempre negato gli abusi. il suo difensore, l’avvocato Mario Zanchetti, nei mesi scorsi aveva impugnato la sentenza della Corte d’Appello di Milano che aveva confermato , con una riduzione della pena, la condanna inflitta in primo grado.

    “Galli ha tradito gravemente il suo ruolo di sacerdote nonché la fiducia che la vittima riponeva in lui e ha approfittato delle condizioni di particolare fragilità, conseguente alla profonda e intima confessione cui proprio quella sera il ragazzo si era sottoposto”, si legge nelle motivazioni della sentenza della Corte d’Appello di Milano impugnate dalla difesa del sacerdote. Cinque anni e mezzo la pena inflitta dai giudici milanesi, con la concessione delle attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti per aver risarcito la vittima e i suoi genitori, sostenuti dall’associazione Rete L’Abuso, con oltre 100mila euro. “Le prove che emergono dagli atti sono inequivocabili”, hanno motivato i giudici milanesi. Prima davanti agli inquirenti nell’inchiesta e poi nel suo interrogatorio in aula, don Galli aveva sempre ammesso di avere dormito nel letto matrimoniale con il ragazzo, ma aveva negato di averlo “toccato” o “abbracciato”. La difesa aveva sostenuto la “inattendibilità” del racconto del ragazzo. Dopo il processo di primo grado, la madre del giovane si era sfogata definendo “maldestra” la gestione della vicenda da parte dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini, che all’epoca era vicario episcopale della zona pastorale numero 6 (sotto cui ricadeva la parrocchia di Rozzano), e che nel 2012 aveva anche avuto un incontro con i familiari dell’adolescente.

    In seguito all’episodio don Galli era stato trasferito dall’Arcivescovado di Milano nella parrocchia di San Pietro a Legnano dove per qualche mese gli era stata affidata la pastorale giovanile. Attualmente don Galli resta sospeso da ogni incarico pastorale, in attesa dell’esito del procedimento. Fra gli atti, le relazioni che testimoniano i pesanti danni psicologici subiti dal ragazzo, più volte ricoverato in psichiatria per crisi. La patologia psichiatrica, scriveva il consulente della Procura nella sua relazione, “non presenta disturbi all’ideazione, non vi sono fenomeni allucinatori né alterazioni o fughe di pensiero, né interpretazioni paranoidee”. Non sussiste, quindi, “uno stato psichico che possa invalidare la capacità di riferire i fatti da lui vissuti”. Il ragazzo era stato ritenuto dai medici e dai giudici perfettamente credibile, ma il caso dovrà tornare davanti a una sezione della Corte d’Appello di Milano diversa rispetto a quella che ha già giudicato il prete colpevole.

    https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/processo-parroco-violenze-1.7766782/amp

  • “Una commissione indipendente sugli abusi”: l’appello ai vescovi dal comitato anti-pedofilia. “Aprite gli archivi e aiutate verità e giustizia”

    “Una commissione indipendente sugli abusi”: l’appello ai vescovi dal comitato anti-pedofilia. “Aprite gli archivi e aiutate verità e giustizia”

    “Chiediamo la piena collaborazione della Chiesa italiana a un’indagine indipendente, condotta da professionisti credibili e super partes, che faccia luce sugli abusi compiuti dal clero in Italia, che veda uniti gli sforzi di diverse e altissime professionalità e che utilizzi contemporaneamente metodi qualitativi, quantitativi e documentali”. È la richiesta rivolta alla Conferenza episcopale italiana (Cei) dal Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica – ItalyChurchToo, nato a febbraio scorso per chiedere “una Spotlight italiana” a nome delle vittime di abusi, del laicato cattolico, di istanze del dialogo interreligioso, della cittadinanza e di alcuni media sensibili. L’appello è contenuto in una lettera consegnata il 10 maggio scorso al presidente uscente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, a tutto l’episcopato italiano, al segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, al prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer, al prefetto della Congregazione per il clero, Lazzaro You Heung-sik, e al segretario generale del Sinodo dei vescovi, il cardinale Mario Grech.

    Le esperienze in Europa – Il documento viene reso pubblico nel giorno in cui si apre l’assemblea generale della Cei, chiamata a scegliere il nuovo presidente dell’episcopato italiano. Ma durante i lavori – che come ormai tradizione saranno aperti dal Papa – è prevista anche una comunicazione sulle attività e sulle proposte di contrasto agli abusi promosse dal Servizio nazionale per la tutela dei minori. Da mesi, infatti, la Cei discute sulla possibilità di avviare una commissione indipendente sulla pedofilia del clero anche in Italia, sulla scia delle esperienze analoghe realizzate all’estero. Per esempio la commissione Sauvè in Francia, che a ottobre 2021 ha consegnato un rapporto in cui stima 216mila vittime di abusi da parte di 3.200 sacerdoti a partire dal 1950. O il rapporto tedesco choc sull’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, retta dal papa emerito Benedetto XVI tra il 1977 e il 1981: almeno 497 vittime e 235 abusatori nel periodo 1945-2019. O ancora la commissione governativa che sarà istituita in Spagna dopo la maxi-inchiesta di El Paìs, che da sola ha svelato oltre trecento casi di abusi negli ultimi cinquant’anni. In questo senso da ItalyChurchToo mettono le cose in chiaro: “Rigettiamo anticipatamente qualsiasi ipotesi di lavoro condotto con strumenti e risorse interne alla Chiesa stessa, che non avrebbe le caratteristiche di terzietà necessarie e risulterebbe non credibile, carente e in ultima analisi inutile, se non dannosa”.

    “Fino a un milione di potenziali vittime” – “Una vera commissione indipendente sarebbe rivoluzionaria, ma anche molto scomoda. Perché dimostrerebbe che l’Italia è il Paese col più alto numero di preti pedofili al mondo”, dice al fattoquotidiano.it Francesco Zanardi, 51 anni, sopravvissuto agli abusi di don Nello Giraudo – il parroco savonese condannato per violenze su minori – e presidente della Rete l’Abuso, l’associazione delle vittime del clero italiano. “Basta usare la statistica”, spiega: “In Francia i preti sono 22mila e la commissione ha individuato più di tremila pedofili e più di duecentomila abusi. Poiché in Italia i preti sono 52mila, in base a studi indipendenti è ragionevole pensare che i pedofili potrebbero essere il triplo, nove o diecimila. E gli abusati fino a un milione“. Domenica, sul sito di Rete l’Abuso, Zanardi ha criticato la recente partecipazione della Cei all’Osservatorio ministeriale per il contrasto della pedofilia e della pedopornografia, definita “un lifting generosamente offerto dal governo italiano al clero”: “La pedofilia ecclesiastica non si può paragonare a quella delle persone comuni, perché è coperta da una gerarchia potente. Per questo l’Osservatorio non basta, ma serve una commissione d’indagine ad hoc composta da esperti qualificati, a cui partecipino anche rappresentanti delle vittime. E che sia seguita da una commissione parlamentare in grado di predisporre strumenti legislativi di prevenzione, ad esempio l’obbligo di denuncia per chiunque assista a un abuso, che già esiste in Francia, Germania e Svizzera”, afferma.

    Aprire gli archivi – Le richieste del Coordinamento ai vescovi italiani sono in totale sette. “Chiediamo che siano aperti e resi disponibili gli archivi di diocesi, conventi, monasteri, parrocchie, centri pastorali, istituzioni scolastiche ed educative cattoliche; che siano posti in essere canali di fattiva collaborazione con le istituzioni dello Stato italiano perché i colpevoli di crimini contro i minori vengano perseguiti”, si legge nella lettera. “Non siamo disposti ad accogliere sinergie con istituzioni statali che non contemplino una seria indagine sul passato, un coinvolgimento diretto delle vittime e una riparazione proporzionata al danno arrecato. È necessario che le responsabilità personali dirette, così come omissioni e indebite coperture, causa di rivittimizzazione delle vittime, siano accertate e rese note, a tutti i livelli, ai fini di una corretta presa in carico delle conseguenze delle proprie azioni, alle quali tutte e tutti siamo chiamati”.

    L’obbligo di denuncia – E ancora: “Chiediamo che si affronti il nodo critico della mancanza di terzietà dei centri diocesani di ascolto esistenti, elaborando una proposta alternativa che offra figure professionali neutrali e competenti, per rendere meno psicologicamente gravosa e più agevole e rigorosa la raccolta di storie e testimonianze. Chiediamo che le vittime e le loro famiglie siano ascoltate, accolte e risarcite, anche finanziariamente, per i danni biologici, psicologici, morali ed economici subiti, pur nella consapevolezza che nulla potrà mai compensare la sofferenza subita. E che siano contestualmente contemplati percorsi di assunzione di responsabilità degli autori di reato davanti alle vittime, in un’ottica di giustizia riparativa. Chiediamo l’applicazione rigorosa delle norme stabilite da Papa Francesco, in particolare contenute nel motu proprio Vos estis lux mundi, che sancisce in primo luogo l’obbligo, morale e giuridico, di segnalazione degli abusi ai danni di minori e di persone vulnerabili, o contro qualunque persona con violenza, minaccia o abuso di autorità”.

    La prescrizione – Infine, il Comitato chiede ai vescovi di farsi “promotori dell’eliminazione dei termini di prescrizione per gli abusi, come già sta avvenendo in altri Paesi: la maturazione della coscienza dell’abuso richiede alle vittime, come ormai attestato anche in sede scientifica, tempi molto lunghi che fatalmente, oggi, rendono prescritta la maggior parte delle denunce”. Per Zanardi, l’estinzione di questi reati “è in contraddizione con la Convenzione Onu del sui diritti dell’infanzia e l’adolescenza, ratificata dall’Italia: in media le vittime hanno tempi di reazione lunghissimi prima di denunciare, anche venti o trent’anni. Così le gerarchie ecclesiastiche sono incoraggiate a tenere nascosti i casi più a lungo possibile, e quando vengono alla luce i magistrati sono costretti a chiedere l’archiviazione”. Infine, la lettera chiede “di estendere anche al clero e al volontariato attivo nella Chiesa l’obbligatorietà del certificato antipedofilia, previsto dalla Convenzione di Lanzarote, adottata dal Consiglio d’Europa e ratificata dal Governo italiano, al fine di restituire maggiore trasparenza alle istituzioni ecclesiastiche”.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/05/23/una-commissione-indipendente-sugli-abusi-lappello-ai-vescovi-dal-comitato-anti-pedofilia-aprite-gli-archivi-e-aiutate-verita-e-giustizia/6600770/
  • Con il fallimento annunciato della CEI in Italia il Governo perde la lotta agli abusi sessuali in Europa, la chiesa nel mondo

    Con il fallimento annunciato della CEI in Italia il Governo perde la lotta agli abusi sessuali in Europa, la chiesa nel mondo

    Un gigante con i piedi di argilla e un fallimento negato solo dai media nostrani che fanno spalla, ma quanto sta accadendo in Italia, il paese che suo malgrado ospita da sempre e finanzia lo Stato della Città del Vaticano, dove la religione cattolica, il numero dei preti e dei fedeli è il più alto nel mondo.

    Come verosimilmente il numero di bambini stuprati nelle parrocchie italiane. Un dato di cui lo Stato non si interroga ma che terrorizza la CEI che per questo oggi più che mai invoca ai media la censura.

    Il paese con il Governo più compiacente da sempre e che malgrado l’indicazione degli altri paesi e dell’UE; i più richiami da parte degli organi sovrannazionali che nella sostanza lo accusano di favorire la pedofilia non solo ecclesiastica nel paese, non adempiendo a quegli interventi (l’Italia è stata nuovamente denunciata all’Onu per inadempienza totale alle raccomandazioni del 2019) che sono non solo il fondamento dei vari concordati, ma necessità strutturali alle quali adeguare le norme per il fine che è l’interesse superiore della salute dei minori.

    Tolto il grande pubblico che apprende quanto riportano i media italiani – che in tutti questi anni non hanno mai fatto una sola inchiesta –  i sopravvissuti sono gli unici oggi a fare da ago della bilancia sui fallimenti della Giustizia e alle dichiarazioni della chiesa, soprattutto sulla veridicità dei fatti dichiarati. Sono quelli che ad essa si sono rivolti e vedendosi sbattere puntualmente la porta in faccia in barba ai proclami mediatici degli ultimi anni, sanno concretamente quanto valgano le iniziative dietro alla campagna di Tolleranza ZERO avviata da papa Francesco, una campagna che come Chiesa italiana ha ottenuto nei confronti dei sopravvissuti una Credibilità ZERO.

    Il fatto che non esista un solo sopravvissuto che ringrazia, credo sia drammaticamente significativo.

    Ma quanto è credibile oggi la CEI che da mesi sta avviando in occasione della nomina del nuovo Presidente, una vera e propria campagna mediatica fatta di proclami non ingenui, ma certosinamente ragionati ed in totale malafede, oltre che ingannevoli e indignitosi per l’informazione pubblica che li riporta senza un doveroso contraddittorio, privando di fatto i sopravvissuti italiani, di qualunque possibilità di parola.

    Denunciamo con forza quanto è accaduto qualche giorno fa nella più violenta forma di censura da parte di Avvenire, SIR, Chiesa Cattolica e Italia Viva, relativamente alla ministra Elena Bonetti.

    Con un comunicato congiunto il Governo ha annunciato di aver lanciato un salvagente alla CEI per uscire dal problema della pedofilia. Diciamo “uscire” in quanto il tutto emerge sotto forma di un LIFTING generosamente offerto ancora una volta dal Governo Italiano al clero, nessun accenno a indennizzi o aiuti ai sopravvissuti o pene per i colpevoli e qui la gravità dell’annuncio, contestato dagli stessi che hanno chiesto il diritto di replica all’infausto comunicato, ricevendo il solito silenzio di chiesa e redazioni giornalistiche.

    Un ottimo inizio in perfetto “stampo italiano” che parte con il preoccupante silenzio, non tanto del clero – classico e a cui noi sopravvissuti siamo abituati – ma delle Istituzioni, la Ministra Bonetti, che spero ci scusi se ci permettiamo di far notare, ma non dovrebbe reggere nella sua funzione la tonaca al clero, ma ai cittadini vittime. Le ricordiamo che non siamo a una festa col clero dove si pasteggia a tarallucci e vino, qui si parla dello stupro di bambini, cittadini della Repubblica Italiana.

    Se non si sente all’altezza da Ministro di fare fronte alla situazione può anche cedere la poltrona perché il Popolo italiano non ha bisogno al momento di rappresentanti del clero al Governo, ma di rappresentanti dello Stato, come quelli che stanno reclamando i diritti dei sopravvissuti nel resto d’Europa.

    Purtroppo in Italia la Rete L’ABUSO è l’unica realtà che in questi 12 anni di sistematica latitanza dello Stato, più volte si è trovata a dover fare anche le sue veci.

    L’unica realtà esistente in Italia che in una questione che la riguarda, viene censurata ed estromessa dagli stessi organi del Governo che sostengono di volerla tutelare.

    Credo una ignoranza di Stato non trascurabile.

    Zanardi