Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sopravvissuto

  • Caso Provolo: avrebbero chiesto l’arresto di altri sacerdoti accusati di abuso sessuale

    Caso Provolo: avrebbero chiesto l’arresto di altri sacerdoti accusati di abuso sessuale

    Di Julián Maradeo

    “Verrai a sapere cose brutte, e molte sono verità”, lo avvertì Robert Frainer, ex superiore mondiale dell’Istituto Provolo, a Gustavo Ariel Chamorro, in quel momento direttore della sede di la plata. Aveva ragione.

    Da che istallarono pubblicamente gli abusi ai quali preti, suore e laici  sottomettevano i bimbi sordi in Luján de Cuyo, Mendoza, e La Plata, si seppe che molti dei sacerdoti accusati erano stati inviati per lo stesso motivo da Verona, Italia; che sceglievano quei bambini i cui genitori non erano sordi per far sì che non potessero raccontare quello che soffrivano; che la suora giapponese Kumiko Kosaka prima li picchiava per vedere quali resistevano e quali potevano ribellarsi; che Nicola Corradi era accusato di vendere lotterie per tenersi il denaro; che il Papa sapeva come minimo dall’ottobre del 2015, ossia un anno prima delle prime denunce nella provincia di cuyo; che una magistratura di mendoza aveva fatto caso omesso ad una denuncia nel 2008, tra le altre tante rivelazioni, tuttavia, se si presta attenzione e si incrociano le testimonianze delle cause che si sviluppano in entrambe le province, continua a complicarsi la trama.

    Da circa due anni, quando ero nel pieno processo di indagine per “La Trama degli abusi e delitti sessuali nella chiesa Cattolica”, ho avuto accesso al fascicolo che sviluppava l’allora magistrato platense Fernando Cartasegna. in uno dei fogli appariva un riferimento alla colonia di vacanza che il provolo ha in Valeria del Mar, partito di Pinamar. Situata in Pedro de Mendoza N°2287, questa casa oggi, a causa dello scandalo internazionale è chiusa ed in stato di abbandono.

    Nel caso di La Plata, colui che parlò di questo fu il menzionato Chamorro, il quale, nella sua testimonianza, focalizzò che il prete italiano Corradi- oggi in carcerazione preventiva in Mendoza- portava i bambini, negando la possibilità che fossero accompagnati dai loro genitori, alla casa di Valeria del Mar. quEsto focus è apparso anche in  Mendoza, dove una delle madri raccontò che, durante un viaggio a questa delegazione costiera, nel 2015, una delle alunne riportò che vide come una delle docenti portava un bimbo a Horacio Corbacho, oggi detenuto e processato per corruzione aggravata di minori.

    Ma il racconto più duro lo raccolse, recentemente, l’attuale magistrato della causa in La Plata, Cecilia Corfield. Fu quando prese la testimonianza al sopravvissuto Lisandro Borrelli, il quale è stato nel Provolo tra il 1989 ed il 1993. nella sede della capitale buenos aires, fu legato per ore ad una rotaia che c’era nel sottosuolo della cucina e, alcune volte, lo tennero anche chiuso nella gabbia per i conigli. Un’estate fu trasferito alla casa del Provolo in Valeria del Mar, dove lo obbligavano a fare le pulizie nella stessa e lo legavano ad un albero per castigarlo. Un dato in apparenza aneddotico, ma che può non esserlo: quando lo portavano alla spiaggia, i preti gli proibivano di identificarli come tali.

    Se si incrociano le differenti testimonianze, la linea del tempo si estende dall’inizio egli anni novanta fino al 2015. Ossia, un quarto di secolo. La domanda si pone sola: in Pinamar nessuno ha visto, sentito o saputo niente di niente?

    Dall’altra parte, un altro focus non sviluppato in nessuna delle cause è quella delle testimonianze che indicarono che Corradi portava bimbi dalla sede che il Provolo ha in Asunción, Paraguay. Attualmente, continua a funzionare ed è a carico del ramo femminile dell’istituto, che si trova sotto il nome di Fortunata Gressner.

    Fonti autorizzate hanno segnalato che è imminente una nuova serie di domande d’arresto, una di queste ricadrà su uno dei preti italiani inviati per avere commesso lo stesso delitto in Verona. Si tratta di Eliseo Primati, di 82 anni, che risiede nella casa madre. Quando sia così, la decisione di se l’estradizione è effettiva o no, sarà di Francesco. Il suo caso è un altro esempio della goffa lentezza con la quale si gestisce la giustizia, poiché questo prelato è stato nel paese fino a dicembre del 2017, momenti nei quali la causa era assolutamente paralizzata.

    Primati appare nella lista che il commissario apostolico Alberto Bochatey ha consegnato a Corfield. In essa, c’è anche Giovanni Granuzzo. Anche se molti lo davano per morto, si trova vivo ed in Verona. Granuzzo, nominato dalle vittime italiane come uno dei loro aggressori sessuali, si trovava insieme a Corradi e luigi Spinelli, tra gli altri, nel file che il sopravvissuto italiano Giuseppe Consiglio gli consegnò il 28 di ottobre del 2015, nell’aula Paolo VI, a Francesco, per informarlo dove stava ciascuno degli accusati. tuttavia, il Vaticano non fece niente fino a che si convertì in uno scandalo mondiale.

    https://www.infobae.com/sociedad/2019/03/20/caso-provolo-pedirian-la-detencion-de-otros-sacerdotes-acusados-de-abuso-sexual/?fbclid=IwAR2a5dFjRKhjU7Irkfm6NH-feZKivvjIsOolYckYKhsXiEd-MfQVff4lXBc

  • La chiesa incivile. Questo è il bimbo di 10 anni che accusa don Carmelo Rampino

    La chiesa incivile. Questo è il bimbo di 10 anni che accusa don Carmelo Rampino

    “Ho dieci anni, sono sempre in chiesa e sono chierichetto e sogno di diventare Sacerdote.

    Don Carmelo Rampino dice che mi aiuta. Dice che mi vuole bene.

    Mi porta al mare e a mangiare una pizza. Dice che è come un papà.

    Però ha iniziato a fare certe cose che non capisco.

    Mi da baci sulla bocca e anche con la lingua.

    Poi lo devo pure toccare giù, dice di pizzicarlo dieci volte e poi fa certi suoni strani.

    Dice che devo fare cosi perché mi aiuta a diventare Sacerdote.

    Mi dice che è normale, però mi dice anche che non deve sapere nessuno.

    Mi da anche le botte. Con schiaffi e pugni. Poi mi spinge e mi ritira e continua a darmi schiaffi e pugni.

    Poi mi mette anche sul tavolo a pancia in giù. Mi tira giù i pantaloni e mi fa male. Piango. Mi fa male il sedere. Ho i pantaloni bagnati.

    Ho provato a raccontare, a dirlo. Se inizio a parlare non esce niente.

    Don Carmelo mi fa paura. Dice che racconta alle persone che io mi drogo. Dice che io non sono nulla e non sarò mai nessuno. Mi dice che le persone non mi crederanno mai. Crederanno lui che è una brava persona. Un Sacerdote. Mi dispiace tanto non aver potuto raccontare  la mia Storia a dieci anni, quando la mia infanzia è finita.”

    Domenica 10 marzo 2019, ore 14,10, ricevo questo scritto e ne rimango profondamente turbato.

    A scrivere i flash di quando era bambino, oggi è un uomo, un sopravvissuto che con la sua famiglia sta vivendo un momento molto difficile e duro della sua vita. Ma la voglia di vivere e di non arrendersi denunciando quello che ha subito, gli da la forza di andare oltre certi ricordi talmente sepolti che quando riemergono inarrestabili come un vulcano, spesso poi, ci vogliono giorni per realizzare se è un falso ricordo, indotto dal forte momento di stress, o è un fatto realmente accaduto.

    Poi a furia di rielaborare, emergono anche i dettagli, persino gli odori e realizzi che purtroppo non è un falso ricordo. Ma solo qualcosa che la tua mente aveva sepolto per difendersi.

    Da dieci giorni circa, parallelamente all’Autorità Giudiziaria, anche la Rete L’ABUSO ha aperto un fascicolo sul caso di don Carmelo Rapino, che nei prossimi giorni integreremo alla Procura di Lecce.

    Tra le telefonate e le segnalazioni, notizie raccolte dai nostri volontari sul posto, le presunte vittime sembrano decine. A partire dagli strusciamenti, ai rapporti completi, fino ad a chi sostiene di averlo sorpreso in flagranza nella sacrestia.

    Ma a sconcertare maggiormente è la cornice di un paese che sapeva chi era e cosa faceva don Carmelo, ma malgrado ciò afferma ancora oggi che è una brava persona, un buon padre spirituale. Qualcuno si vanta addirittura di aver sottratto in tempo il figlio.

    Mi chiedo cosa avrebbe mai potuto fare un bimbo di 10 anni in un simile contesto, anche se nel suo ancora oggi profondo senso di colpa, nel ricordo, si accusa con questa frase “Ho provato a raccontare, a dirlo. Se inizio a parlare non esce niente. “

    Sconcertante anche l’insensibilità della diocesi e l’arroganza del suo vescovo, Michele Seccia, che pur avendo ricevuto comunicazione dell’accaduto lo scorso maggio, non si è neppure preoccupato di informarsi su come stesse la presunta vittima. Le uniche parole che ha detto sul caso, oltre a tirarsene fuori, sono state “si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza”. Che coraggio…

    Mi rammarico del fatto che non abbia ancora spiegato a noi e al suo gregge, quali siano questi provvedimenti che avrebbe subito adottato. Domenica 24 febbraio 2019 don Carmelo ha ancora celebrato messa, quindi si ritiene più che fondata l’ipotesi che non fosse neppure stato sospeso a divinis. Il 25 febbraio, sul sito della diocesi, don Carmelo risultava ancora Rettore di Maria Santissima Addolorata a Trepuzzi. È stato scioccamente rimosso solo dopo la pubblicazione della telefonata (26 febbraio), ignorando che le pagine rimosse si possono recuperare tramite la cache di Google. E si.

    Prima che pubblicassimo il nostro audio, ha almeno rispettato le linee guida della CEI, o ha omesso pure quelle eccellenza ?

    Zanardi

  • Pope Francis slammed by crying Church sex abuse survivors for NOT apologising and claiming most attacks take place in families

    Pope Francis slammed by crying Church sex abuse survivors for NOT apologising and claiming most attacks take place in families

    Papa Francesco, denunciano piangendo le vittime di abusi sessuali della Chiesa, NON ha chiesto scusa e sostiene che la maggior parte degli abusi hanno luogo nelle famiglie

    Gli ATTIVISTI hanno denunciato il Papa dopo che non è riuscito a scusarsi per i preti pedofili e ha detto che la maggior parte degli abusi si verificano in famiglia.

    Papa Francesco ha concluso il suo summit di quattro giorni sulla prevenzione degli abusi sessuali del clero promettendo di affrontare i molestatori con “l’ira di Dio”.

    In un discorso a 190 cardinali e vescovi riuniti a Roma, ha chiesto una “battaglia a tutto campo” contro un crimine che dovrebbe essere “cancellato dalla faccia della terra”.

    Ma ha fatto arrabbiare le vittime di abusi e attivisti dicendo che la maggior parte degli abusi si verifica nelle famiglie.

    Hanno anche affermato che ha ripetuto vecchie promesse e offerto poche nuove proposte concrete per affrontare il problema.

    Sopravvissuto all’abuso, italiano, Alessandro Battaglia pianse in piazza San Pietro insieme ad altre vittime.

    “Non ho sentito un “mi dispiace “, non ho sentito nulla, nulla di concreto, nulla di ciò che è giusto”, ha detto.

    “Sono loro che ci hanno distrutto. Questo non è abbastanza, non siamo soddisfatti. “

    Becky Ianni, che è stata molestata dal suo parroco quando aveva otto anni, ha detto: “Potrebbe licenziare qualsiasi vescovo o cardinale che copra gli abusi che potrebbero proteggere i bambini”.

    Ma lei ha detto alla ABC, invece di parlare di “come stiamo andando” a “come useremo penitenza e preghiera”.

    “Mentre quelli sono buoni sentimenti, nessuna di queste cose proteggerà i bambini in questo momento”, ha detto Ianni, membro del consiglio di Survivors ‘Network of Those Abused by Priests, in un’intervista con NPR.

    Sono loro che ci hanno distrutto. Questo non è abbastanza, non siamo soddisfatti

    Anne Barrett-Doyle, del gruppo di esperti per il monitoraggio degli abusi clericali negli Stati Uniti, bishopaccountability.org, ha definito le parole del Papa “una letale delusione”.

    “Mentre i cattolici del mondo invocano un cambiamento concreto, il Papa offre invece promesse tiepide, che abbiamo già sentito prima.

    “Particolarmente angosciante è stata la razionalizzazione familiare del Papa secondo cui gli abusi si verificano in tutti i settori della società.

    “Avevamo bisogno di lui per offrire un piano audace e decisivo. Ci ha dato invece retorica difensiva e riciclata. “

    Il summit di quattro giorni ha ascoltato le testimonianze anonime di otto vittime che hanno raccontato la loro esperienza di abuso.

    Ma il Vaticano non ha idea se gli abusanti delle vittime siano ancora attivi come sacerdoti, ha detto a CBC News un organizzatore principale del summit.

  • Negato l’ingresso in Vaticano a un sopravvissuto – Survivor denied entry to Vatican

    Negato l’ingresso in Vaticano a un sopravvissuto – Survivor denied entry to Vatican

    By Chris Morris

    Un sopravvissuto di Dunedin agli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica, è stato allontanato dall’ingresso del Vaticano dalle Guardie svizzere.

    Darryl Smith è volato a Roma questa settimana per partecipare al raduno dei sopravvissuti, in coincidenza con il summit dei leader delle conferenze episcopali di tutto il mondo.

    Il signor Smith aveva sperato in un’udienza con papa Francesco e stava portando con sé una lettera di presentazione dal vescovo cattolico di Dunedin, il reverendo Michael Dooley, che ha anche contribuito a pagare il suo viaggio.

    Tuttavia, il Dr Murray Heasley, un portavoce di Auckland per la Rete dei sopravvissuti agli abusi nelle istituzioni basate sulla fede e i loro sostenitori, ha detto che per la visita vi erano dei problemi.

    Il dott. Heasley, che è anche a Roma per il raduno, ha dichiarato in un post di Facebook che a Mr Smith era stato “rifiutato l’ingresso in Vaticano per incontrare il Papa”.

    “Siamo stati bloccati dalla Guardia svizzera che ha respinto la lettera del vescovo Dooley e ci ha detto che dovevamo seguire un protocollo lungo e che richiede tempo.”

    “Non è stato importante dare priorità a un sopravvissuto nella settimana dei sopravvissuti, nonostante un volo di 40 ore da Dunedin.”

    “Ci guardavano come se fossimo pazzi, anche solo per aver pensato che un tale incontro fosse possibile.”

    Il signor Smith ha visitato la piazza pubblica davanti al Vaticano e ha rilasciato interviste agli organi di stampa australiani e di altri media internazionali riguardo alle sue esperienze, ha detto il dott. Heasley.

    Il dott. Heasley, ex prefetto capo della St Paul’s High School – ora parte del Kavanagh College – e laureato all’Università di Otago, è stato nominato rappresentante della Nuova Zelanda nel gruppo Ending Clergy Abuse Global (ECAG), che ha cinque giorni di incontri ed eventi in concomitanza con il summit dei vescovi.

    La riunione di questa settimana di circa 130 vescovi, tra cui il cardinale neozelandese John Dew, è stata indetta da Papa Francesco per discutere della crisi degli abusi sessuali che ha travolto la chiesa.

    (traduzione con Google)
    https://www.odt.co.nz/news/dunedin/survivor-denied-entry-vatican?fbclid=IwAR3XuGln4Y_Gj65feEAJcxARCNPRbl_MQ8GfAxoyLKTg8Gcujh8rKPil3ok

  • Vatican to await George Pell appeal before taking any action

    Vatican to await George Pell appeal before taking any action

    Close associate of Pope Francis faces jail sentence for child sexual abuse crimes

    The Catholic church’s already shaky credibility on sexual abuse was dealt another hammer blow on Tuesday, with its third most powerful figure and a close associate of Pope Francis facing a jail sentence for crimes committed against two choirboys in the 1990s.

    The news that Cardinal George Pell – who until the weekend was in charge of the Holy See’s finances and of rooting out corruption at the heart of the church – had been found guilty on five charges of sexual abuse was painful and shocking, said the Vatican.

    But survivors and activists were enraged at the church’s decision not to strip Pell of his position as a cardinal, at least until the judicial process was exhausted.

    Pell, 77, has said he will appeal against the conviction, for which he will be sentenced on Wednesday. He is expected to face a prison term.

    The Vatican said the disgraced prelate had “reiterated his innocence and has the right to defend himself to the last degree”. In the meantime, a ban on Pell exercising ministry or having contact with minors would remain in place.

    The cardinal’s five-year term as Vatican treasurer expired on Sunday, and Pope Francis – who previously praised Pell for his honesty and response to child sexual abuse – removed him from his inner council of advisers in December.

    The outcome of the trial, which was subject to a gagging order until this week, was “painful news that, we are well aware, has shocked many people, not only in Australia,” said Alessandro Gisotti, the Vatican press spokesman.

    He added: “While waiting for the final judgment, we join the Australian bishops in praying for all the victims of abuse, reaffirming our commitment to do everything possible so that the church is a safe house for everyone, especially for children and the most vulnerable.”

    The father of one of the boys assaulted by Pell said the cardinal had “blood on his hands”. The man’s son died of a heroin overdose 17 years after being molested by Pell as a 13-year-old chorister at Melbourne’s St Patrick’s Cathedral. The man said he planned to sue Pell or the church.

    A mother of another clerical abuse victim, who died of an overdose at the age of 26, said: “The priesthood must stand condemned for what they have done to children.”

    Chrissie Foster’s daughter Emma disclosed her abuse to Pell when he was archbishop of Melbourne. Pell “had absolutely no sympathy or understanding or anything. He just was angry and jumping down our throats, telling us to prove it in court,” Foster told ABC. “Now I look at it under this verdict that he’s received, and I think, ‘Oh my goodness, he had a vested interest in shutting us up because he himself was a paedophile as well.’”

    Francesco Zanardi, who set up Rete l’Abuso, an Italian network of clerical abuse survivors, said: “A strong signal would have been completely removing Pell two years ago [when he first faced charges].”

    Juan Carlos Cruz, a Chilean survivor of clerical sexual abuse, said the outcome of the trial ought to “put bishops and cardinals around the world on notice”.

    The news of the guilty verdict, which was reached unanimously by a jury in December, came less than 48 hours after an unprecedented summit at the Vatican on clerical sexual abuse that was intended to signal a turning point on an issue that has gravely damaged the church and imperilled Pope Francis’s papacy.

    Although the outcome of the trial was already known by senior figures at the Vatican, the verdict is likely to reverberate across the 1.2 billion-strong global church.

    Pell’s disgrace had caused a “deep, deep wound to the entire Catholic church”, said Robert Mickens, the Rome-based editor of the English-language edition of the Catholic daily newspaper La Croix.

    “It has to be stated that the hierarchy has never done anything on its own,” he added. “People are still wondering – is [the church] being totally honest about what has happened and the culpability, especially of bishops?”

    Australia’s prime minister, Scott Morrison, said: “Like most Australians, I am deeply shocked at the crimes of which George Pell has been convicted. I respect the fact that this case is under appeal, but it is the victims and their families I am thinking of today, and all who have suffered from sexual abuse by those they should have been able to trust, but couldn’t.”

    Prof Des Cahill, a former Catholic priest who has become an advocate for survivors of child abuse, said: “This is is a momentous event, as part of the continuing drama of the Catholic catastrophe.”

    If his conviction is upheld, Pell will face a canonical trial, at the end of which he could be removed from the priesthood. Less than two weeks ago, another prominent figure in the church, the former cardinal and archbishop Theodore McCarrick, was defrocked after the Vatican found him guilty of sexual abuse.

    https://www.theguardian.com/australia-news/2019/feb/26/george-pell-vatican-no-action-until-appeal-is-over

    (traduzione)

    Il Vaticano attende l’appello di George Pell prima di intraprendere qualsiasi azione

    Stretto collaboratore di Papa Francesco si trova in carcere per reati di abusi sessuali su minori

    Alla credibilità, già traballante, della Chiesa cattolica sugli abusi sessuali è stato assestato, martedì, un altro colpo di martello, con la sua terza figura più potente e uno stretto collaboratore di Papa Francesco condannato alla prigione per crimini commessi contro due chierichetti negli anni ’90.

    La notizia che il cardinale George Pell – che fino al weekend era responsabile delle finanze della Santa Sede e di sradicare la corruzione nel cuore della chiesa – era stato dichiarato colpevole di cinque accuse di abuso sessuale è stato doloroso e scioccante, ha detto il Vaticano.

    Ma i sopravvissuti e gli attivisti erano infuriati per la decisione della chiesa di non privare Pell della sua posizione di cardinale, almeno fino a quando il processo giudiziario non si fosse esaurito.

    Pell, 77 anni, ha dichiarato che farà appello contro la condanna, per la quale verrà condannato mercoledì. Dovrebbe affrontare una pena detentiva.

    Il Vaticano ha detto che il prelato disonorato ha “ribadito la sua innocenza e ha il diritto di difendersi fino all’ultimo grado”. Nel frattempo, il divieto di Pell esercitarsi nel ministero o avere contatti con minori rimarrebbe in vigore.

    Il mandato di cinque anni del cardinale come tesoriere del Vaticano è scaduto domenica, e Papa Francesco – che in precedenza aveva elogiato Pell per la sua onestà e la sua risposta agli abusi sessuali su minori – lo ha rimosso dal suo consiglio interno dei consiglieri a dicembre.

    L’esito del processo, che è stato oggetto di un rimprovero fino a questa settimana, è stato “una notizia dolorosa che, siamo ben consapevoli, ha scioccato molte persone, non solo in Australia”, ha dichiarato Alessandro Gisotti, portavoce della stampa vaticana.

    Ha aggiunto: “In attesa del giudizio finale, ci uniamo ai vescovi australiani pregando per tutte le vittime di abusi, riaffermando il nostro impegno a fare tutto il possibile affinché la chiesa sia una casa sicura per tutti, specialmente per i bambini e i più vulnerabili

    Il padre di uno dei ragazzi abusati da Pell ha detto che il cardinale aveva “sangue sulle mani”. Il figlio dell’uomo è morto per overdose di eroina 17 anni dopo essere stato molestato da Pell quando era un corista di 13 anni nella cattedrale di St Patrick a Melbourne. L’uomo disse che aveva in programma di fare causa a Pell o alla chiesa.

    Madre di un’altra vittima di abusi clericali, morta per overdose a 26 anni, ha dichiarato: “Il sacerdozio deve essere condannato per ciò che ha fatto ai bambini.

    “La figlia di Chrissie Foster, Emma, ha rivelato il suo abuso a Pell quando era arcivescovo di Melbourne. Pell “non aveva assolutamente alcuna compassione, comprensione o altro. Era solo arrabbiato e ci zittì, dicendoci di dimostrarlo in tribunale “, ha detto Foster alla ABC. “Ora guardo sotto questo verdetto che ha ricevuto, e penso, ‘Oh mio Dio, aveva un interesse particolare a chiuderci la bocca perché anche lui era un pedofilo’”.

    Francesco Zanardi, che ha creato Rete l’Abuso, una rete italiana di sopravvissuti agli abusi clericali, ha dichiarato: “Un segnale forte sarebbe stato la rimozione di Pell due anni fa [quando ha affrontato per la prima volta le accuse].”

    Juan Carlos Cruz, un cileno sopravvissuto agli abusi sessuali del clero, ha detto che l’esito del processo dovrebbe “mettere al bando vescovi e cardinali in tutto il mondo”.

    La notizia del verdetto di colpevolezza, che è stata raggiunta all’unanimità da una giuria a dicembre, è arrivata a meno di 48 ore da un vertice senza precedenti in Vaticano sugli abusi sessuali del clero che intendeva segnare un punto di svolta su un problema che ha gravemente danneggiato la chiesa e messo in pericolo il papato di papa Francesco.

    Sebbene l’esito del processo fosse già noto a personalità di spicco del Vaticano, è probabile che il verdetto si ripercuoterà sulla chiesa globale da 1,2 miliardi di persone.

    La disgrazia di Pell aveva provocato “una profonda, profonda ferita a tutta la chiesa cattolica”, ha detto Robert Mickens, redattore di Roma dell’edizione in lingua inglese del quotidiano cattolico La Croix.

    “Bisogna dire che la gerarchia non ha mai fatto nulla da sola”, ha aggiunto. “La gente si sta ancora chiedendo – la [chiesa] è totalmente onesta su ciò che è accaduto e sulla colpevolezza, in particolare dei vescovi?”

    Il primo ministro australiano, Scott Morrison, ha dichiarato: “Come la maggior parte degli australiani, sono profondamente scioccato dai crimini di cui George Pell è stato condannato. Rispetto che questo caso è in appello, ma sono le vittime e le loro famiglie a cui penso oggi, e tutti coloro che hanno subito abusi sessuali da parte di coloro di cui avrebbero dovuto fidarsi, ma che non hanno potuto “.

    Il Prof. Des Cahill, un ex prete cattolico che è diventato un sostenitore dei sopravvissuti agli abusi sui minori, ha dichiarato: “Questo è un evento epocale, come parte del dramma continuo della catastrofe cattolica”.

    Se la sua convinzione viene confermata, Pell dovrà affrontare un processo canonico, al termine del quale potrebbe essere rimosso dal sacerdozio. Meno di due settimane fa, un’altra figura di spicco nella chiesa, l’ex cardinale e arcivescovo Theodore McCarrick, è stato sconsacrato dopo che il Vaticano lo ha riconosciuto colpevole di abusi sessuali.

  • Don Vinicio Albanesi rivela di aver subito abusi da un prete pedofilo

    Don Vinicio Albanesi rivela di aver subito abusi da un prete pedofilo

    Rivelazione choc di don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, durante lo speciale Diario di papa Francesco su Tv 2000, l’emittente della Cei. Don Vinicio ha denunciato pubblicamente gli abusi subìti da ragazzo inseminario da parte di altri sacerdoti. «Erano da mandare al diavolo», ha aggiunto, «perché non erano degni. E tutto questo mi è rimasto dentro per 50 anni. Ma non ho avuto sensi di colpa e questo mi ha aiutato invece a guardare al sacerdozio con lo spirito aperto, solare, bello».

    «Io mi sono salvato con questo pensiero: i vigliacchi erano loro non io. Non mi sono mai sentito vittima perché le persone malevoli, subdole e delittuose erano loro, adulti, presunti o veri educator», ha aggiunto don Vinicio Albanesi. «Erano da mandare al diavolo», ha detto, «perché non erano degni. Il messaggio di Cristo è un messaggio infinitamente propositivo. Sono a volte, non tutti per fortuna, alcuni ad averlo intristito e reso cattivo. Cristo ha difeso i bimbi, la samaritana, i ciechi, gli zoppi. Cristo ha guarito e c’è purtroppo invece chi con le parole provoca ferite e anche la morte», ha concluso.

    LE TESTIMONIANZE AL SUMMIT SULLA PEDOFILIA DEL VATICANO

    La testimonianza del presidente di Capodarco è avvenuta a margine del summit sulla pedofilia che si tiene in Vaticano dal 21 al 24 febbraio, dove, all’Incontro sulla protezione dei minori, è stato proiettato un video in cui le vittime di abusi del clero hanno raccontato le loro storie. «Voi siete i medici dell’anima e tuttavia, salvo rare eccezioni, vi siete trasformati – in alcuni casi – in assassini dell’anima, in assassini della fede. Quale terribile contraddizione […] l’abuso sessuale lascia conseguenze tremende a tutti […] le conseguenze sono evidenti, sotto tutti gli aspetti, e rimangono per tutta la vita», si è sentito rieccheggare dalle parole del primo testitmone, un cileno, che però ha detto di parlare di sé in quanto cattolico. «Per un cattolico», ha spiegato, «la cosa più difficile è riuscire a parlare dell’abuso sessuale; ma una volta che hai preso coraggio e inizi a raccontare – nel nostro caso, parlo di me – la prima cosa che ho pensato è stata: vado a raccontare tutto a Santa Madre Chiesa, dove mi ascolteranno e mi rispetteranno». Invece, «la prima cosa che hanno fatto è stata di trattarmi da bugiardo, voltarmi le spalle e dirmi che io, e altri, eravamo nemici della Chiesa. Questo è uno schema che non esiste soltanto in Cile: esiste in tutto il mondo, e questo deve finire».

    Le vittime hanno bisogno che si creda loro, che le si rispettino, che ci si prenda cura di loro e si guariscano
    UNA VITTIMA DI UN PRETE PEDOFILO DURANTE IL SUMMIT IN VATICANO.
    Nel racconto del sopravvissuto, «il perdono falso, il perdono forzato non funziona. Le vittime hanno bisogno che si creda loro, che le si rispettino, che ci si prenda cura di loro e si guariscano. Bisogna far guarire le vittime, esser loro vicini, bisogna credere loro e accompagnarle». La richiesta è «di collaborare con la giustizia», e ciò «che il papa sta facendo in Cile si ripeta come modello in altri Paesi del mondo». Inoltre, «vediamo tutti i giorni la punta dell’iceberg: nonostante la Chiesa affermi che è tutto finito, continuano a emergere casi: perché?». «Non serve estirpare il tumore e basta», ha affermato la vittima cilena, chiedendo ai prelati di aiutare «a ristabilire la fiducia nella Chiesa» e che coloro «che vogliono continuare a coprire, se ne vadano».

    UNA DONNA AFRICANA: «STUPRATA E PICCHIATA DA UN PRETE PER 13 ANNI»

    I vescovi hanno ascoltato in silenzio i tragici racconti. Un’altra testimone, un’africana, ha spiegato che «dall’età di 15 anni ho avuto relazioni sessuali con un prete. Questo è durato 13 anni. Sono stata incinta tre volte e mi ha fatto abortire tre volte, molto semplicemente perché egli non voleva usare profilattici o metodi contraccettivi. All’inizio mi fidavo così tanto di lui che non sapevo potesse abusare di me. Avevo paura di lui e ogni volta che mi rifiutavo di avere rapporti sessuali con lui, mi picchiava». Poi ha aggiunto: «Sento di avere una vita distrutta». Il terzo, un sacerdote est-europeo, racconta che «da adolescente, dopo la conversione, andavo dal prete perché mi insegnasse come leggere la Scrittura durante la messa; e lui toccava le mie parti intime. Ho passato una notte nel suo letto […] l’altra cosa che mi ha ferito è stato il vescovo al quale, dopo molti anni, da adulto, ho parlato dell’accaduto», e «lui mi ha attaccato senza tentare di comprendermi». Altri testimoni sono stati un uomo degli Stati Uniti e un asiatico. L’uno prova «ancora dolore per i miei genitori, ancora provo dolore per la disfunzione, il tradimento, la manipolazione che quest’uomo malvagio, che all’epoca era il nostro prete cattolico, ha inflitto alla mia famiglia e a me». L’altro è stato «molestato sessualmente per tanto tempo, e oltre 100 volte, e queste molestie sessuali mi hanno provocato traumi e flashback per tutta la vita. Fa fatica vivere la vita, fa fatica stare insieme alla gente, avere rapporti con le persone. Ho avuto questo atteggiamento anche nei riguardi della mia famiglia, dei miei amici e perfino di Dio […] ogni volta che ho parlato con i Provinciali e con i Superiori maggiori», ha concluso, «questi hanno regolarmente coperto il problema, coperto gli abusatori e questo a volte mi uccide».

  • Pedofilia, Papa e vescovi fanno “mea culpa” sugli abusi

    Pedofilia, Papa e vescovi fanno “mea culpa” sugli abusi

    Eʼ stato uno dei momenti conclusivi del summit in Vaticano sulla protezione dei minori nella Chiesa

    “Mea culpa” del Papa e dei vescovi sugli abusi perpetrati dai membri del clero. E’ stato questo uno dei momenti conclusivi del summit in Vaticano sulla protezione dei minori nella Chiesa. “Dio di misericordia, donaci il coraggio di dire la verità e la sapienza per riconoscere dove abbiamo peccato e abbiamo bisogno di misericordia”, sono state infatti le parole di Papa Francesco all’inizio della liturgia penitenziale.

    Dopo l’omelia di mons. Philip Naameh, presidente dei vescovi del Ghana, non manca, tra le pareti affrescate della Sala Regia, una commossa testimonianza sul devastante dramma: “L’abuso, di qualsiasi tipo, è l’umiliazione più grande che un individuo possa subire”, racconta in spagnolo un giovane sopravvissuto.

    Il Pontefice invita ad un esame di coscienza – E Francesco invita tutti all’esame di coscienza: “Per tre giorni ci siamo parlati e abbiamo ascoltato le voci di vittime sopravvissute a crimini che minori e giovani hanno sofferto nella nostra Chiesa. Ci siamo chiesti l’un l’altro: ‘come possiamo agire responsabilmente, quali passi dobbiamo ora intraprendere?’ Per poter entrare nel futuro con rinnovato coraggio, dobbiamo dire, come il figlio prodigo: ‘Padre, ho peccato’. Abbiamo bisogno di esaminare dove si rendono necessarie azioni concrete per le Chiese locali, per i membri delle Conferenze Episcopali, per noi stessi. Ciò richiede di guardare sinceramente alle situazioni creatasi nei nostri Paesi e alle nostre stesse azioni”.

    Le domande da porsi le elenca un vescovo: “Quali abusi sono stati commessi contro minori e giovani dal clero e da altri membri della Chiesa nel mio Paese? Che cosa so delle persone che nella mia diocesi sono state abusate e violate da preti, diaconi e religiosi?”. E ancora: “Come nel mio Paese la Chiesa si è comportata con quanti hanno subito violenze di potere, di coscienza e sessuali? Quali ostacoli abbiamo messo nel loro cammino? Li abbiamo ascoltati? Abbiamo cercato di aiutarli? Abbiamo cercato giustizia per loro?”.

    Altri interrogativi: “Nella Chiesa del mio Paese, come ci siamo comportati con vescovi, presbiteri, diaconi e religiosi accusati di violenze carnali? Come, nei riguardi di coloro i cui crimini sono stati appurati? Che cosa ho fatto di persona per impedire le ingiustizie e garantire la giustizia? Che cosa ho trascurato di fare?”.

    Si va avanti: “Nei nostri Paesi, quale attenzione abbiamo prestato alle persone la cui fede è stata scossa, che hanno sofferto e sono state indirettamente ferite da questi terribili fatti? Esistono delle forme di aiuto per le famiglie e i parenti delle vittime?”. Infine: “Quali passi abbiamo intrapreso nei nostri Paesi per impedire nuove ingiustizie?”.

    Il drastico “mea culpa” – La confessione delle colpe, inframmezzata dai “Kyrie, eleison” (Signore, pietà), al termine è drastica: “Confessiamo che vescovi, presbiteri, diaconi e religiosi nella Chiesa hanno commesso violenze nei confronti di minori e di giovani e che non siamo riusciti a proteggere coloro che avevano maggiormente bisogno della nostra cura. Confessiamo che abbiamo protetto dei colpevoli e abbiamo ridotto al silenzio chi ha subito del male. Confessiamo che non abbiamo riconosciuto la sofferenza di molte vittime e non abbiamo offerto aiuto quand’era necessario. Confessiamo che spesso noi vescovi non siamo stati all’altezza delle nostre responsabilità”.

    https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/pedofilia-papa-e-vescovi-fanno-mea-culpa-sugli-abusi_3193462-201902a.shtml

  • Rozzano (MI): ex parroco condannato a 6 anni e 4 mesi, il ruolo del vescovo di Brescia „”Questa cosa resti tra noi”: quando il vescovo cercò di coprire un prete pedofilo“

    Rozzano (MI): ex parroco condannato a 6 anni e 4 mesi, il ruolo del vescovo di Brescia „”Questa cosa resti tra noi”: quando il vescovo cercò di coprire un prete pedofilo“

    “Una vicenda oscura, dalla provincia milanese: la storia di don Mauro Galli, ex parroco di Rozzano, condannato a 6 anni e 4 mesi lo scorso settembre con l’accusa di tentata violenza sessuale su minore. I fatti risalirebbero al dicembre del 2011: la vittima (tale o presunta) è un ragazzo che all’epoca aveva soltanto 15 anni. Il tribunale ha decretato per don Galli anche il divieto di contatto con minori e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici: la difesa ha già annunciato che ricorrerà in Appello.

    Ma non tutti sanno che questa strana storia coinvolge in qualche modo anche la nostra provincia. O meglio, l’attuale vescovo di Brescia Pierantonio Tremolada, all’epoca vescovo vicario di Milano e responsabile della formazione del clero. Da alcune registrazioni telefoniche, realizzate da un familiare della vittima e pubblicate da Fanpage (gli audio sono ascoltabili per intero a questo link), sarebbe emersa una certa conoscenza di quanto accaduto, di fronte ai familiari del ragazzo.

    Le parole del vescovo

    “Noi non vogliamo dare l’impressione di minimizzare le cose, ma dall’altra parte abbiamo davanti delle persone e dobbiamo anche in qualche modo tutelarle”, dice Tremolada con riferimento a don Galli. E ancora, in merito al trasferimento di don Galli a Legnano: “E’ vero, lo abbiamo destinato a Legnano, in oratorio, e di questo siamo stati imprudenti. Ma lo diremo se ci verrà chiesto perché lo avete fatto”.

    La terza registrazione entra nel dettaglio di quanto successo: era la notte tra il 19 e il 20 dicembre 2011 quando don Galli avrebbe abusato del ragazzino, nel letto matrimoniale della sua abitazione. Il giovane ha raccontato di essere stato “toccato”, e quindi abusato; don Galli ha invece sempre negato questa circostanza, ma ha comunque ammesso di aver dormito con lui in quel letto.

    “Gli ho raccontato quello che è successo – dice ancora Tremolada – però questa cosa ce la teniamo per noi”. Nel dibattito interviene un familiare, chiede a cosa si riferisca. La risposta del Vescovo di Brescia sembra lasciare pochi dubbi: “A questa cosa qui del letto”.

    Gli sviluppi giudiziari

    I genitori di Fausto, nome di fantasia, denunciano l’accaduto nel 2014. Nei mesi successivi verrà sentito anche Mario Delpini, che oggi è arcivescovo di Milano. Sarà lui ad ammettere davanti ai familiari di aver voluto trasferire don Galli da Rozzano a Milano. La condanna in primo grado per don Galli arriverà quattro anni più tardi, nel settembre del 2018.

    Nel mezzo la tribolata esistenza del ragazzo vittima dell’abuso. “Sono un sopravvissuto – avrebbe detto il giovane – perché ho tentato il suicidio ben quattro volte”. Circostanza poi confermata dalla madre, intervistata ancora da Fanpage: “Mio figlio ha lasciato la scuola, ha cominciato a stare male. Fino a decidere di pensare di togliersi la vita, con quattro tentativi di suicidio”.

    Seguiranno dei ricoveri in ambito psichiatrico protetto, e nuovi percorsi terapeutici. “Siamo sempre stati una famiglia cattolica – ha detto ancora la madre – e inserita in parrocchia. Ma anziché essere riconosciuti come vittime dalla Chiesa, siamo diventati la loro controparte al processo. Ed è questa forse la cosa più dolorosa, e incomprensibile”.

  • Conferenza stampa del rappresentante dello Stato della Pennsylvania, Mark Rozzi, noto per la sua difesa dei sopravvissuti agli abusi sessuali su minori

    Conferenza stampa del rappresentante dello Stato della Pennsylvania, Mark Rozzi, noto per la sua difesa dei sopravvissuti agli abusi sessuali su minori

    Il rappresentante Rozzi sarà affiancato da Francesco Zanardi, un sopravvissuto italiano e presidente dell’Associazione italiana Rete L’Abuso), Anne Barrett Doyle è la co-direttrice di BishopAccountability), Tim Lennon, il presidente della Rete dei sopravvissuti di quelli abusati dai preti (SNAP), Shaun Dougherty (una vittima indicata in un severo rapporto del gran giurì di metà stato che nel 2016 ha portato alle indagini sulle rimanenti diocesi in Pennsylvania),.

    https://www.radioradicale.it/scheda/566037/conferenza-stampa-del-rappresentante-dello-stato-della-pennsylvania-mark-rozzi-noto

  • Gli abusi sui minori nella Chiesa e la tolleranza zero di papa Francesco

    Gli abusi sui minori nella Chiesa e la tolleranza zero di papa Francesco

    L’INTERVENTO di Left, LA RISPOSTA DI UN SOPRAVVISSUTO Conferenza stampa dell’on Riccardo Magi Giovedì 21 febbraio 2019 Sala stampa Camera dei deputati – Roma Link al video integrale https://youtu.be/vCNxoO699Po

    Per approfondire https://left.it/prodotto/left-08-2019…