Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sordomuti

  • Preti pedofili all’istituto Provolo: chiude sede argentina, non quella italiana

    Preti pedofili all’istituto Provolo: chiude sede argentina, non quella italiana

    La sede di Mendoza, in argentina, dell’istituto per sordomuti è stata chiusa per volontà diretta del governo in attesa che venga fatta piena luce sugli abusi ai danni degli ospiti della struttura.

    Era il 13 febbraio quando la notizia è comparsa sul sito internet della Direzione Generale delle Scuole di Mendoza in Argentina, subito dopo la conferenza stampa tenuta da Francisco Fernandez, direttore agli affari giuridici, e da Beatriz Della Savia, direttrice del dipartimentto di istruzione privata . “A causa dei fatti di pubblico dominio avvenuti all’istituto Provolo, è stata decisa la sospensione preventiva delle attività didattiche di tale istituto”. In altre parole, l’istituto Provolo per bambini sordomuti di Mendoza chiude i battenti.

    I “fatti di pubblico dominio” ai quali alludono i due dirigenti argentini sono gli abusi sessuali sui minori di cui sono accusati cinque uomini dell’istituto Provolo, tra cui il prete veronese don Nicola Corradi, prima arrestato tre mesi fa quindi scarcerato per motivi di salute. La vicenda ha provocato proteste e indignazioni, anche alla luce di casi simili avvenuti in Italia con protagonista sempre don Nicola Corradi e sempre il medesimo istituto. Le richieste di chiudere la struttura sono state tante e alla fine è stato direttamente il governo argentino ad intervenire, sospendendo le attività dell’istituto fino a quando la giustizia non avrà emesso una sentenza sui 5 imputati. La magistratura italiana, invece, al momento  on ha ancora preso nessun provvedimento del genere, ritenendo evidentemente che non ce ne sia nessun bisogno.

    La testimonianza: “Sono stato sodomizzato dai preti”
    In realtà però l’Istituto Antonio Provolo di Verona – che nel frattempo ha comunicato di aver cambiato nome in Scaligera Formazione – è sovente finito nell’occhio del ciclone negli ultimi anni. Nel marzo scorso, ad esempio, un ex allievo oggi sessantenne raccontò gli episodi di pedofilia che si sarebbero verificati all’interno della struttura: “Sono stato sodomizzato e costretto ad avere rapporti sessuali da almeno quindici preti e fratelli. Sono senza udito da quando avevo 8 anni e sono entrato al Provolo l’anno successivo. Praticamente dalle prime settimane a quando, a 15 anni, uscii da quell’inferno, sono stato abusato in ogni modo”.

    http://www.fanpage.it/preti-pedofili-all-istituto-provolo-chiude-sede-argentina-non-quella-italiana/

  • “Abusavamo dei bambini sordi, eravamo almeno in dieci”: la confessione del prete dell’Istituto Provolo

    “Abusavamo dei bambini sordi, eravamo almeno in dieci”: la confessione del prete dell’Istituto Provolo

    Nel 2009 uno scandalo scuote la Chiesa: 67 disabili denunciano di essere stati abusati da preti quando erano bambini. Gli abusi si sarebbero consumati nell’Istituto Provolo di Verona, una struttura presente in tutto il mondo che accoglie sordomuti minorenni provenienti da famiglie povere e disagiate. Tutti gli abusati hanno sporto denuncia per violenze e molestie sessuali perpetrate dai preti. Secondo altre testimonianze gli abusi sarebbero continuati fino a pochi anni fa. Molti dei preti sotto accusa sono morti, altri sono stati trasferiti in Argentina, ma alcuni sono ancora in vita.

    A confessare è Don Piccoli che parla di almeno 10 preti coinvolti che hanno abusato dei giovani ragazzi sordomuti ospiti della struttura.

     

    http://youmedia.fanpage.it/video/aa/WKb3lOSw7jG47GqS

  • Violenze all’istituto Provolo,  chiusa le sede argentina

    Violenze all’istituto Provolo, chiusa le sede argentina

    Scandalo sordomuti: pugno di ferro del governo dopo l’arresto del prete veronese. «Gli alunni? Cambieranno scuola»

    VERONA A quasi tre mesi dagi arresti choc tra cui quello del prete veronese don Nicola Corradi, non risparmia colpi di scena in Argentina lo scandalo abusi sessuali sui sordomuti. E l’ultima novità che proprio in queste ore arriva dall’altro capo dal mondo ha del clamoroso, visto che a intervenire è stato lo stesso governo che, d’autorità, ha deciso di chiudere la sede dell’istituto per sordomuti Provolo di Mendoza. Si tratta della scuola travolta dalle polemiche e dalle proteste di piazza dopo che, a fine novembre 2016, il sacerdote veronese di 82 anni finì in carcere per pedofilia insieme ad altri 4 operatori scolastici (tra cui un secondo prete e un chierichetto) tuttora detenuti nel carcere di Boulogne Sur Mer. Vent’anni fa, lo stesso don Corradi si ritrovò implicato nelle molestie denunciate dagli ex alunni del Provolo di Verona: un’indagine penale, quella, finita poi in un cassetto perché i presunti reati sessuali di cui si sarebbe reso responsabile risultarono azzerati dall’avvenuta prescrizione, ma che proprio all’inizio di quest’anno il procuratore scaligero Angela Barbaglio ha deciso di riaprire alla luce di un nuovo esposto delle vittime.

    Nell’inchiesta sudamericana, invece, don Nicola è finito in manette con don Horacio Corbacho (di 56 anni), al sacrestano Jorge Bordon (50), all’impiegato amministrativo della scuola José Luis Ojeda (41) e al giardiniere Armando Gómez (46). Tutti e cinque devono fare i conti con la duplice, pesantissima ipotesi di reato di corruzione di minori e abusi sessuali su bambini e adolescenti aggravati dall’aver approfittato del proprio ruolo di educatori e dalla convivenza con le vittime. Ma è contro il religioso veronese che si stanno catalizzando le contestazioni più gravi: decine, finora, le querele a carico del religioso a cui sono poi stati concessi i domiciliari per ragioni d’età. Ma le polemiche, da allora, non si sono mai placate, ragion per cui nel pomeriggio di ieri la Direzione generale delle scuole di Mendoza (Dge), dietro input governativo, ha annunciato «la sospensione delle attività nel dell’Istituto Provolo di Mendoza, almeno fino a quando il caso giudiziario sarà giunto a sentenza».

    Nel corso di una conferenza stampa Francisco Fernandez, direttore degli affari giuridici della Dge, e Beatriz Della Savia, direttore del dipartimento Istruzione privata, hanno riferito che «con la delibera n. 93/2017 cesserà di essere riconosciuta la sovvenzione statale che finora riceveva l’istituto, a cui verrà chiesto conto di tutte le irregolarità tecnico-pedagogiche che sono venute alla luce all’interno del Provolo nel corso delle indagini aperte dalla magistratura. Si tratta di segnalazioni – hanno chiarito i funzionari ministeriali – che sono state consegnate al governo dalla polizia e dalle autorità giudiziarie». E gli studenti che frequentavano il Provolo? Da quando è deflagrato lo scandalo violenze sui sordomuti, quasi tre mesi fa, già il 40 % dei genitori aveva fatto cambiare scuola ai figli; «per quanto riguarda gli altri – hanno ulteriormente precisato ieri i due delegati dal ministero – sarà cura del Dge trasferirli in altre sedi adatte».

    http://corrieredelveneto.corriere.it/verona/notizie/cronaca/2017/15-febbraio-2017/violenze-all-istituto-provolo-chiusa-sede-argentina-2401288283817.shtml

  • Papa Francesco chiede umilmente perdono alle vittime ma non risponde ai loro appelli.

    Papa Francesco chiede umilmente perdono alle vittime ma non risponde ai loro appelli.

    Oggi leggiamo sulle maggiori testate nazionali dell’ennesimo appello di Papa Francesco nel quale chiede perdono alle vittime e ai loro famigliari promettendo più severità. 

    “Come può un prete causare tanto male?” e noi aggiungiamo che cosa può fare il Papa per mettere fine a tutto questo male ?

    Di pochi giorni fa la seconda video denuncia delle vittime italiane, inviata il 29 gennaio alla Segreteria di Stato e diretta proprio a Papa Francesco, alla quale però non ha risposto e nella quale alcuni rappresentanti delle vittime italiane fanno precise richieste.

    Le vittime dei preti pedofili dell’Istituto per sordomuti Provolo di Verona, insieme ad altre vittime italiane denunciano in un video di sei minuti le ambiguità di papa Francesco che tanto dice ma poco o nulla fa in concreto contro l’orrore degli abusi su persone inermi nel clero italiano. Un potente atto di accusa che si aggiunge a quello formulato nel 2014 dalle Nazioni Unite verso la Santa Sede rea di aver violato per quasi 20 anni la Convenzione Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, con evidenti responsabilità degli ultimi tre pontefici: Francesco I, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II.

    «Papa Francesco, siamo qui, ancora una volta. Ora basta!» avvertono le vittime esprimendo tutto il loro sdegno nel vedere gli stessi sacerdoti che in passato abusarono di loro, violentare ancora oggi dopo essere stati trasferiti in Argentina.
    Un j’accuse che parte dal cuore di donne e di uomini oggi adulti e mortificati nel vedere che dopo 15 anni dalle loro prime denunce alla Curia e alla magistratura nulla è cambiato. Malgrado il loro coraggio e le loro battaglie nessuno ha preso provvedimenti se non quelli di allontanare da Verona i casi più problematici. Esattamente come durante tutto l’arco del secondo Novecento la giostra della pedofilia clericale gira ancora. E forse in Italia più di prima come ampiamente documentato con testimonianze e carte originali sul sito dell’associazione Rete L’Abuso che ha prodotto il video con la collaborazione dell’associazione Sordi Provolo onlus, e nei due libri-inchiesta pubblicati tra il 2010 e il 2014 sulla pedofilia clericale dal giornalista Federico Tulli per L’Asino d’oro edizioni. La vicenda più recente riguarda don Nicola Corradi, allontanato in tutta fretta anni fa dopo le molteplici denunce degli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, nascosto nell’omonimo istituto per bambini sordi Inchiesta per pedofilia a Lujan de Cuyo in Argentina e riapparso da alcune settimane in carcere a Corradilla con l’accusa di aver abusato numerosi minori a lui affidati.

    Questo è solo l’ultimo caso ma davvero tanti sono i preti cattolici che malgrado le denunce o condanne continuano come nulla fosse a esercitare il ministero sacerdotale.
    Don Giampiero Bracchi che aveva già patteggiato una condanna a 2 anni nel 2008 e che nel 2014 patteggia una seconda volta. Don Tiziano Miani arrestato nel 2003 e fatto fuggire negli Stati Uniti dove nel 2010 sarà nuovamente accusato e processato. Don Pascal Manca, già denunciato nel 2012, trasferito in un’altra parrocchia e arrestato nel maggio del 2015. Don Calcedonio Di Maggio, condannato ben 3 volte e mai spretato… una lista ancora lunga, inquietante, decine di sacerdoti solo in Italia. Non è un caso, se come denunciano i sordi del Provolo nel video, la Conferenza episcopale italiana nelle sue linee guida anti pedofilia non ha inserito l’obbligo di denunciare i pedofili alla magistratura. Basti dire che in 15 anni su oltre 150 sacerdoti inquisiti nemmeno uno è stato segnalato dai suoi superiori. Come una pessima domestica la Chiesa italiana continua a spazzare la polvere sotto il tappeto, insabbiando casi, evitando di collaborare con le autorità. Perché – chiedono le vittime – papa Francesco non obbliga i vescovi italiani a denunciare?

    Dietro questa prassi consolidata e sistematica, afferma Tulli, c’è un pensiero perverso che nessun altro giornalista ha mai denunciato e fatto emergere. Un pensiero secondo il quale il bambino prepubere ha la sessualità e la pedofilia sarebbe un “vizio”, un atto di “lussuria”, un “peccato” cioè un delitto contro la morale o “un’offesa alla castità” come dice il Catechismo e come tante volte abbiamo letto sui giornali, sui libri o nei decreti di Benedetto XVI e Francesco I.

    Rimane immutata la convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di una persona inerme è un’offesa alla religione e non un crudele delitto psico-fisico che lascia per tutta la vita ferite indelebili. E come tale, cioè un delitto contro la morale, viene trattato. Sulla pelle delle vittime, le stesse che anche papa Francesco dice di voler difendere.

    Savona, 27 gennaio 2017

  • A Fabrica di Roma parroco accusato di pedofilia, è allarme tra i fedeli. Ma il vescovo Rossi lo difende: “È innocente”

    A Fabrica di Roma parroco accusato di pedofilia, è allarme tra i fedeli. Ma il vescovo Rossi lo difende: “È innocente”

    di Federica Lupino
    “Avevo 7 anni, mi ha tirato per le orecchie, portato in bagno, tolto pantaloni e violentato per tre volte”. A parlare è uno degli ospiti dell’istituto Provolo di Verona dove fino agli anni ’80 alcuni preti avrebbero abusato degli ospiti, tutti bambini sordomuti. Tra gli accusati anche don Giuseppe Pernigotti, ora parroco al Parco falisco di Fabrica di Roma. Alcuni fedeli della parrocchia dei santissimi Gratiliano e Felicissima, scoperte le accuse, preoccupati hanno contattato la  diocesi di Civita Castellana. Ma il vescovo Romano Rossi rassicura: “E’ una persona libera e pulita. Il popolo è tutto con lui”.

    Sono 67 le vittime di abusi sessuali al Provolo che ora chiedono i danni al Vaticano dopo che ormai il reato è andato in prescrizione. A riaccendere i riflettori sul caso sono state la scorsa settimana le telecamere di Piazza Pulita, il programma de La7 condotto da Corrado Formigli. Alcuni dei prelati accusati ormai sono morti, altri sono stati allontanati da Verona. Come don Giuseppe che da una ventina di anni risiede nella curia civitonica in piazza Matteotti e dice messa nel centro residenziale di Fabrica. Avvicinato dal giornalista de La 7, si è detto estraneo ai fatti.

    Tra gli altri accusati, don Nicola Corradi, allontanato in tutta fretta anni fa dopo le molteplici denunce degli ex allievi del Provolo di Verona e nascosto nell’omonimo istituto per bambini sordi a Lujan de Cuyo in Argentina. Proprio Corradi è finito in un’altra inchiesta in sud America e da alcune settimane è in carcere a Corradilla, con l’accusa di aver abusato di numerosi minori a lui affidati. In Italia il reato è ormai prescritto ma le vittime un anno fa hanno chiesto a papa Francesco l’istituzione di una commissione indipendente e l’apertura degli archivi della Cei e della Congregazione della fede. Non hanno ancora ricevuto risposta.

    Il vescovo di Civita Castellana ha raccolto le preoccupazioni dei fedeli e condotto degli approfondimenti. E ora assicura che don Giuseppe è del tutto estraneo agli abusi che gli vengono addebitati. “La Diocesi ha condotto un’indagine accurata da cui è emersa la totale infondatezza delle accuse. Abbiamo anche capito – continua monsignor Rossi – da dove provengono e chi tira le fila di queste imputazioni. Sarà compito della magistratura capire il perché”. Rassicurazioni che hanno placato anche gli animi dei fedeli: “Per noi è un parroco come gli altri”, confermano infatti alcune mamme che frequentano la sua chiesa.

    http://www.ilgazzettino.it/italia/cronaca_bianca/a_fabrica_di_roma_parroco_accusato_di_pedofilia_allarme_fedeli_ma_vescovo_rossi_difende_innocente-2248596.html#

  • Anche un sacerdote di Civita Castellana coinvolto nello scandalo dell’Istituto Provolo

    Anche un sacerdote di Civita Castellana coinvolto nello scandalo dell’Istituto Provolo

    NewTuscia – CIVITA CASTELLANA – Si sarebbe trasferito a Civita Castellana circa venti anni fa, uno degli ecclesiastici coinvolti nell’inchiesta sull’istituto religioso Provolo di Verona. In tutto, sarebbero ben sessantasette bambini sordomuti ad aver subito violenza sessuale fino agli anni ’80.

    Il sacerdote è stato accusato di violenza sessuale da parte dei suoi ex alunni: a svelare i fatti, la trasmissione della 7 “Piazza pulita”. Il nome del prete in questione non viene svelato, ma sappiamo che è presidente della Federazione Italiana Assistenza Sacerdoti: durante la trasmissione infatti, il sacerdote accusato di violenza viene contattato da un finto prete, che gli chiede aiuto in un presunto caso di abuso su un minore. A questo punto il sacerdote, sminuendo il fatto e chiamandolo “incidente” e “difficoltà”, comincia a dare dei consigli su come uscire dalla situazione.

    In Italia in reato in questione è ormai prescritto, ma gli allievi del Provolo hanno chiesto giustizia al Vaticano.
    Alcune testimonianze delle vittime dell’Istituto Provolo di Verona sono visibili al link: http://www.la7.it/piazzapulita/video/pedofilia-le-vittime-dellistituto-provolo-raccontano-gli-abusi-03-02-2017-203495

    Anche un sacerdote di Civita Castellana coinvolto nello scandalo dell’Istituto Provolo

     

  • Abusi e violenze all’Istituto Provolo, le vittime a Papa Francesco in un video: “Adesso basta”

    Abusi e violenze all’Istituto Provolo, le vittime a Papa Francesco in un video: “Adesso basta”

    E’ il 1950. L’Italia si rialzava a fatica dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale e il divario tra il ricco nord e il povero sud era quasi impercettibile. Nel nord-est, la parte dello stivale che di lì a poco sarebbe diventata l’area più industrializzata, i bambini sentono ancora i morsi della fame e andare avanti è dura. Ma a Verona i bambini sordi e muti potevano contare sull’aiuto della Chiesa misericordiosa. Don Antonio Provolo, morto giovanissimo nel 1842, ha fondato un istituto dove i ragazzini vengono allevati, cresciuti, educati ed aperti alla società e al mondo del lavoro grazie ai volontari della “Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti”, che dipende direttamente dalla Santa Sede e di cui fanno parte anche tanti preti.

    Tra quelle mura, all’interno delle quali le stanze erano più simili a una cella che a una casa d’accoglienza, si trovano bambini di ogni età, come tanti ne erano passati. Ma quelli che vi entrano a partire dai primi anni ’50 troveranno la forza solo 30 anni più tardi di raccontare violenze e abusi che avrebbero subito. L’occasione sono le parole dell’allora Papa Ratzinger che dal pulpito più famoso condannava, solo teoricamente, gli episodi di pedofilia negli ambiti clericali.

    E’ il 2008, l’Istituto Provolo ha cambiato pelle ed è gestito esclusivamente da laici, ma un folto gruppo di presunte vittime, tutto tra i 50 e i 70 anni a parte il più giovane di 41 anni, lo mette sotto accusa sottoscrivendo un’accorata lettera corredata da un video alla più nota redazione di inchiesta del Belpaese: L’Espresso. Il contenuto è agghiacciante. Decine di persone riferiscono di volontari e sacerdoti ossessionati dal sesso e dai bambini, di violazioni fisiche e psicologiche, di palpeggiamenti, di rapporti sodomitici, rapporti sotto la doccia, nelle stanze del dormitorio e persino nei confessionali. Bambini obbligati a fare qualunque cosa pur di soddisfare le voglie perverse di quegli uomini travestiti da benefattori. Ma anche bambini costretti alle peggiori offese e punizioni corporali. Quello che chiedono le presunte vittime è la rimozione dei preti e dei volontari fino ad allora tutti in attività. Di rivolgersi alla magistratura non se ne parla, se reati ci sono stati sono tutti caduti in prescrizione. Invocare giustizia alla curia di Verona neanche a parlarne. Il vescovo Giuseppe Zenti minaccia querele se non si dimostrerà che i fatti corrispondano al vero, anche perché, sostiene, la denuncia sarebbe partita unicamente dalle affermazioni di una sessantina di persone che sono in contrasto con quanto riferito da altre decine di ospiti. Il prelato, inoltre, grida al complotto ritenendo la vicenda un’intera montatura organizzata dal rappresentante dell’associazione denunciante, Giorgio Dalla Bernardina, che avrebbe teso una trappola alla Curia di Verona al fine di ricattarla.

    Chiaramente le vittime non si inibiscono e continuano la loro battaglia in solitaria e, dopo qualche tempo, riescono a mettersi in contatto con Rete L’Abuso, la più vasta congregazione a difesa delle vittime di pedofilia e dei crimini commessi in ambito clericale. Francesco Zanardi, vittima dell’ex prete Nello Giraudo e coraggioso presidente dell’associazione, l’uomo che da solo ha portato alla luce e seguito i casi più gravi dal dopoguerra ad oggi, l’attivista più odiato dai parroci con l’anima macchiata, ha riunito in un video gli ex ospiti del Provolo e altri compagni di sventura. Insieme chiedono intervento e spiegazioni a Papa Francesco, che non può non sapere considerate le ammissioni confermate dal Vaticano e insieme urlano: “Adesso basta”.

  • “L’amore del cardinal Bertone per i sordi” di Federico Tulli

    “L’amore del cardinal Bertone per i sordi” di Federico Tulli

    di Federico Tullli – Il 30 maggio 1998 si svolse nelle stanze della congregazione per la dottrina della fede in vaticano una riunione l’area era tesissima a presiedere l’incontro era l’allora segretario della congregazione monsignor tarcisio bertone con lui ci sono altre sei persone monsignor girotti don antonio mamma dell’ufficio disciplinare padre antonio ramos monsignor weakland arcivescovo di milwaukee una diocesi statunitense il suo vescovo ausiliare monsignor skiba e monsignor fleece vescovo di superior una cittadina della diocesi.

    Insieme devono decidere in che modo affrontare il caso di padre lawrence murphy e reo confesso ai suoi superiori di abusi su oltre 200 bambini sordomuti le violenze erano state compiute nell’arco di 24 anni nelle parrocchie della diocesi di milwaukee in cui sacerdote veniva trasferito ogni volta che lo scandalo rischiava di diventare di dominio pubblico cioè incontrollabile.

    Bertone ha tra le mani la diagnosi dello psichiatra che era stato assunto dalla diocesi di milwaukee per occuparsi di padre murphy il medico dopo aver esaminato il sacerdote scrisse nel rapporto murphy non si rende conto del male fatto e sembra insensibile alle cure quanto rilevato dallo specialista però risulta rilevante difatti il cardinal bertone dispose per padre murphy la condanna a riflettere sulla gravità del male fatto fino a quando non darà prove di ravvedimento tutto ciò dovrà accadere in un luogo isolato quindi lontano da occhi indiscreti molto probabilmente un monastero.

    Pochi mesi dopo aver ricevuto questa punizione e 21 agosto il 98 murphy muore senza aver mai speso una parola per le vittime senza essere mai comparso davanti al tribunale laico o religioso che si ha del resto con un processo canonico nei suoi confronti osserva a bertone nel documento confidenziale protocollato col numero 111 barra 96 che riassume le fasi dell’incontro e che è stato pubblicato insieme al rapporto della medico citato prima sul sito del quotidiano statunitense new york times appunto osserva bertone con un processo si corre il pericolo di grande scandalo qualora il caso venisse pubblicizzato dalla stampa oltretutto aggiunge sempre bertone questo procedimento è inutile per la difficoltà dei sordomuti a testimoniare senza aggravare i fatti.

    Ripeto la citazione per bertone il processo nei confronti di padre murphy è inutile per la difficoltà dei sordomuti a testimoniare senza aggravare i fatti al termine del verbale subito dopo le considerazioni conclusive del segretario di joseph ratzinger all’epoca a capo della congregazione per la dottrina della fede sarebbe diventato benedetto xvi sette anni dopo nel 2005 si legge questa frase prima della conclusione dell’incontro monsignor weakland tiene a riaffermare che sarà difficile far comprendere alla comunità dei sordomuti la lieve entità di questi provvedimenti.

    Poi c’è la data infine il silenzio


    Il documento originale pubblicato per la prima volta dal New York times

    GUARDA il documento integrale

  • «Provolo, anni di violenze e abusi» Ma don Piccoli: mai toccato nessuno

    «Provolo, anni di violenze e abusi» Ma don Piccoli: mai toccato nessuno

    «Quegli anni al Provolo mi hanno devastato l’esistenza. I preti ci picchiavano e abusavano noi, c’era un clima di paura e terrore, non potevi parlare altrimenti anche le suore ci menavano.

    Noi sordomuti eravamo in trappola». A Piazza Pulita su La 7 le vittime tornano ad accusare i sacerdoti di averli molestati nella sede dell’istituto a Verona. Davanti al telecamere si fa intervistare Anna, che racconta di quando «quel prete mi alzò la gonna e mi toccò durante la confessione, poi quando io ho cercato di protestare lui mi ha risposto “Voi sordi siete animali, voi non avete l’anima».

    Subito dopo un altro ex studente ricorda che «le violenze iniziarono quando avevo solo sei anni, i preti mi mettevano le mani nel c… e guai se parlavo perché mi picchiavano». Ma il momento­clou del servizio dedicato al caso Provolo di Verona è stato certamente quando l’inviato ha raggiunto don Eligio Piccoli all’ospedale di Negrar dove si trova attualmente ricoverato: «Sì, lo so, accusano anche me degli abusi ma non è vero niente.

    Forse qualche altro prete avrà dato un bacio ma io non c’entro niente. Avevo il compito di fare da infermiere. Abusi? Macché, tutte falsità. Se toccavo i ragazzi era per visitarli quando stavano male. Gli altri sacerdoti? Forse i sordomuti avranno capito male, hanno interpretato una cosa per un’altra. Ma molestie no, escludo che al Provolo ci siano state. E io comunque non ho niente a che fare con quella storia».

    Corriere di Verona · 4 Feb 2017 · La. Ted.

  • «Obbliga i vescovi a denunciare i preti pedofili». L’appello delle vittime a papa Francesco

    «Obbliga i vescovi a denunciare i preti pedofili». L’appello delle vittime a papa Francesco

    Papa Francesco faccia seguire i fatti alle parole e crei le condizioni affinché i preti pedofili vengano incriminati e processati. La richiesta giunge direttamente dalle vittime dell’Istituto per sordomuti Provolo di Verona, che insieme ad altre vittime italiane denunciano in un video l’atteggiamento contraddittorio del papa in merito agli abusi da parte del clero italiano. La Conferenza episcopale italiana, infatti, nelle sue linee guida anti pedofilia non ha inserito l’obbligo di denunciare i pedofili alla magistratura e in 15 anni su oltre 150 sacerdoti inquisiti nemmeno uno è stato segnalato dai suoi superiori. Perché – chiedono le vittime – il papa non obbliga i vescovi italiani a denunciare?

    «Papa Francesco, siamo qui, ancora una volta. Ora basta!» avvertono le vittime esprimendo il loro sdegno nel vedere gli stessi sacerdoti che in passato abusarono di loro, violentare ancora oggi dopo essere stati trasferiti in Argentina, gli unici provvedimenti adottati, denunciano, sono stati gli allontanamenti da Verona dei casi più problematici. La vicenda più recente riguarda don Nicola Corradi, allontanato in tutta fretta anni fa dopo le molteplici denunce degli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, nascosto nell’omonimo istituto per bambini sordi Inchiesta per pedofilia a Lujan de Cuyo in Argentina e riapparso da alcune settimane in carcere a Corradilla, con l’accusa di aver abusato numerosi minori a lui affidati.

    Eppure sono tanti i documenti e le testimonianze raccolti dalla Rete L’Abuso, che ha prodotto il video con la collaborazione dell’associazione Sordi Provolo onlus, e dai libri-inchiesta pubblicati tra il 2010 e il 2014 da Federico Tulli per L’Asino d’oro edizioni. E non sono pochi i preti che malgrado denunce o condanne continuano come a esercitare il ministero sacerdotale. Don Giampiero Bracchi che aveva già patteggiato una condanna a 2 anni nel 2008 e che nel 2014 patteggia una seconda volta. Don Tiziano Miani arrestato nel 2003 e fatto fuggire negli Stati Uniti dove nel 2010 sarà nuovamente accusato e processato. Don Pascal Manca, già denunciato nel 2012, trasferito in un’altra parrocchia e arrestato nel maggio del 2015. Don Calcedonio Di Maggio, condannato ben 3 volte e mai “spretato”.

    https://left.it/2017/02/03/obbliga-i-vescovi-a-denunciare-i-preti-pedofili-lappello-delle-vittime-a-papa-francesco/