Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sordomuti

  • Abusi al Provolo Gli indagati salgono a nove

    Abusi al Provolo Gli indagati salgono a nove

    «Legati e violentati al Provolo». A Mendoza la procura iscrive altri tre nomi sul registro degli indagati:si aggiungono ai 5 arrestati (tra cui il veronese don Nicola Corradi) e alla suora latitante.

    «Incatenati e violentati all’Istituto Provolo». A Mendoza la procura argentina iscrive altre tre persone sul registro degli indagati: devono rispondere di abusi sessuali ai danni di bambini e ragazzi sordomuti e i loro nomi vanno ad aggiungersi a quelli dei 5 già arrestati a ottobre 2015 (tra cui spicca il prete veronese don Nicola Corradi) e della suora latitante.

    Al momento don Nicola ( foto) è agli arresti domiciliari per ragioni di età (ha 82 anni) e salute, mentre in carcere risultano tuttora detenuti

    un altro religioso, Horacio Corbacho, e tre amministrativi, Jorge Bordon, José Luis Ojeda e Armando Gomez. Colpita da mandato d’arresto internazionale invece è la suora giapponese Kosaka Kumiko, accusata di complicità negli abusi sessuali perpetrati sugli ospiti sordomuti dell’istituto.

    Quanto ai tre nuovi indagati, a farli incriminare è stata l’agghiacciante testimonianza di una delle vittime, una giovane di 23 anni ma che all’epoca delle violenze ne aveva soltanto 13. Nella sua denuncia, ha riferito di essere stata accompagnata in una soffitta e incatenata prima di essere abusata. Un dettaglio che coincide con altri emersi durante le indagini, anche se la 23enne ha dichiarato di essere stata violentata in una stanza diversa da quella in cui gli investigatori avevano trovato tracce delle catene. Inquietante anche il nome che veniva usato dagli aguzzini per descrivere la stanza degli abusi: la casetta di Dio. Oltre alle testimonianze delle vittime, a complicare il quadro accusatorio a carico dei presunti colpevoli di abuso, ci sarebbe anche altro materiale trovato nei computer oppure conservato in cd o chiavette elettroniche. Ci sarebbero anche fotografie e video a contenuto pedopornografico. Intanto il segretario di Culto della Nazione Santiago de Estrada ha parlato del caso Provolo davanti al Senato argentino. «È molto poco ciò che possiamo fare», si è lamentato. Nella riunione della Commissione delle Relazioni Esterne, presieduta dal senatore nazionale Julio Cobos, De Estrada ha criticato soprattutto la mancanza di informazioni sul caso e la lentezza con cui prosegue l’indagine giudiziaria: «C’è un segreto istruttorio, non sappiamo con certezza chi sono le vittime. Ci dicono che stanno prendendo le testimonianze e che per questo si sta ritardando tanto il processo. Stiamo in sospeso, ci piacerebbe sapere di più». I colpi di scena, comunque, non mancano di certo.E altri se ne annunciano a breve.

    https://www.pressreader.com/search?query=provolo&languages=it&hideSimilar=0

  • Pedofilia all’istituto argentino Provolo. Ci potrebbero essere altri 3 accusati

    Pedofilia all’istituto argentino Provolo. Ci potrebbero essere altri 3 accusati

    Oltre ai 5 già arrestati e alla suora latitante, una testimone ha parlato di altri tre uomini, di cui uno vestito da prete, sarebbero coinvolti.

    Sono 5 i detenuti e una latitante per lo scandalo pedofilia riguardante l’istituto Antonio Provolo in Argentina. Oltre al sacerdote veronese Nicola Corradi, agli arresti domiciliari per via dell’età e della salute, c’è un altro religioso Horacio Corbacho e tre amministrativi: Jorge Bordon, José Luis Ojeda e Armando Gomez. La latitante invece è la suora giapponese Kosaka Kumiko, accusata di complicità negli abusi sessuali commessi sui bambini sordomuti dell’istituto.

    A questi soggetti, si potrebbero aggiungere altri 3 uomini, di cui uno vestito come un prete, ma al momento non è certo se indossasse soltanto gli abiti o se fosse un religioso a tutti gli effetti. Queste nuove rivelazioni sono state fatte da una vittima che oggi ha 23 anni ma che all’epoca delle violenze ne aveva soltanto 13. La sua testimonianza è stata riportata da Ignacio de la Rosa per il giornale argentino Los Andes, tradotto Roberta Pietra per la Rete L’Abuso Onlus.

    A quanto riferito dalla giovane, oltre agli accusati avrebbero partecipato alle violenze altre tre persone, tra cui appunto un presunto sacerdote. Anche questa vittima ha riferito di essere stata portata in una soffitta e incatenata prime di essere abusata. Un dettaglio che coincide con altri emersi durante le indagini, anche se la 23enne ha dichiarato di essere stata violentata in una stanza diversa da quella in cui gli investigatori avevano trovato tracce delle catene. Inquitante anche il nome che veniva usato dagli aguzzini per descrivere la stanza degli abusi: la casetta di Dio.

    Oltre alle testimonianze delle vittime, a complicare il quadro accusatorio a carico dei presunti colpevoli di abuso, ci sarebbe anche altro materiale trovato nei computer oppure conservato in CD o chiavette elettroniche. Ci sarebbero anche fotografie compromettenti, pannolini insanguinati usati per tamponare le ferite lasciate sul corpo delle vittime abusate e anche pillole anticoncezionali da somministrare alle bambine violentate.

    https://www.veronasera.it/cronaca/pedofilia-provolo-possibili-altri-tre-accusati-24-aprile-2017.html

  • Provolo: altre 3 persone sotto accusa, uno sarebbe un sacerdote

    Provolo: altre 3 persone sotto accusa, uno sarebbe un sacerdote

    Sono state denunciate ieri da un’ex alunna dell’Istituto religioso. Si sommano ai cinque detenuti e alla suora in fuga

    Ignacio de la Rosa – idelarosa@losandes.com.ar

    Una testimonianza rivelatrice con dettagli da brivido rilasciata da una ragazza di 23 anni durante la mattina di ieri ha coinvolto altri 3 uomini nei casi di violenze ed altri abusi sessuali nel già chiuso istituto religioso Antonio Provolo (Luján de Cuyo).

    In questo modo e in accordo alla relazione della vittima – che ha detto di essere stata abusata nel luogo prima del 2006 (anno in cui ha abbandonato l’istituzione)-, queste 3 persone si sommerebbero agli amministrativi già detenuti ed imputati per almeno 26 episodi commessi contro minori sordomuti.

    Secondo quanto sottolineato da Oscar Barrera, avvocato della vittima -la quale aveva già prestato dichiarazione, anche se ieri ha chiesto di ampliarla-, lei ha aggiunto che alcuni dei 5 detenuti e la suora giapponese Kosaka Kumiko (oggi latitante) sono stati complici di queste altre 3 persone, le quali l’hanno violentata in una soffitta dove c’erano anche delle catene.

    La víttima ha partecipato ieri ad un’ispezione oculare nella sede di via Boedo ed ha guidato il pubblico ministero Gustavo Stroppiana, gli avvocati querelanti ed uno dei difensori nella stanza dove lei dormiva e nel luogo dove ha assicurato essere stata vessata.

    “Si tratta di una soffitta diferente da quella che avevano indicato le altre vittime e le catene delle quali parlava già non stavano nel luogo”, ha sottolineato Barrera.

    La denunziante ha lasciato l’istituto nel 2006, quando aveva 13 anni, ed ha detto che gli abusi sono stati commessi in reiterate opportunità prima di questa data. Inoltre, ha indicato che una delle tre nuove persone coinvolte vestiva come un prete “anche se non si può determinare se era prete o no, o se era parte dell’ordine religioso”, ha sottolineato una fonte giuridica.

    “Si da un giro importante nella causa, perchè in accordo a questa denuncia si sommano altre 3 persone alle 5 che già sono imputate e detenute (NdR: i preti Nicola Corradi -agli arresti domiciliari- e Horacio Corbacho, gli amministrativi Jorge Bordón, José Luis Ojeda e Armando Gómez), che accusa di avere partecipato come complici”, ha sottolineato Barrera.

    Nel corso del giorno di oggi potrebbero emergere altre novità nella causa. Ad eccezione di Corradi, gli altri  4 imputati sono alloggiati in una cella del carcere di Boulogne Sur Mer ed ora la pista punta ad identificare i 3 nuovi indicati.

    Questa settimana, periti avevano percorso lo stabilimento ed analizzato il luogo conosciuto come “la casetta di Dio” (la soffitta), dove i bimbi hanno dichiarato di essere stati abusati. Durante le perquisizioni sono state aperte più di 200 stanze dell’istituto e sono state trovate prove che complicano ancora di più le posizioni degli accusati , inclusi alcuni docenti dell’istituto.

    Secondo quanto ha sottolineato opportunamente l’avvocato querelante Sergio Salinas, sono stati sequestrati computer, CD, carte scritte a mano, una chiavetta elettronica, macchine fotografiche a scatto e pillole anticoncezionali. Le macchine fotografiche a rullino coinciderebbero con i negativi trovati in una perquisizione precedente, nascosti in un buco nella parete di un’altra stanza. Inoltre, in una stanza contigua, sono state trovate anche catene e pannolini insanguinati.

    “In una delle stanze delle custodi del settore delle bambine, che si suppone si tratti di una suora, c’erano pillole anticoncezionali”, ha commentato Salinas.

    Hanno trovato anche una nota del 2014 nella quale una maestra commenta ad un’altra che una madre è arrabbiata perché è stanca che suo figlio abbia “incidenti” nella scuola. “Sembra che voglia farsi dare denaro dalla scuola”, conclude la nota della donna.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.losandes.com.ar/article/provolo-acusan-a-otras-3-personas-en-la-causa-y-uno-seria-sacerdote

  • Pedofilia, l’intrigo internazionale che imbarazza la Chiesa di Bergoglio

    Pedofilia, l’intrigo internazionale che imbarazza la Chiesa di Bergoglio

    di Federico Tulli

    Forse è solo una coincidenza, o forse no. Di certo colpisce che proprio mentre assume dimensioni fuori controllo lo scandalo degli abusi clericali su giovani allievi nelle due sedi dell’Istituto cattolico A. Provolo per sordomuti in Italia a Verona e in Argentina a Mendoza, papa Bergoglio si faccia ritrarre mentre viene accarezzato da una bambina affetta da disabilità. La foto della carezza ricevuta da una bimba cieca ha campeggiato per giorni sulle prime pagine dei media italiani, restituendo l’immagine di un pontefice sempre sensibile alla sofferenza dei più piccoli. Di contro poco o nulla è stato scritto su una vicenda, anch’essa intrisa di sofferenza, che a papa Francesco e alla Santa Sede, ma anche alla nostra opinione pubblica, dovrebbe interessare particolarmente. Almeno stando ai continui e apprezzatissimi proclami di “tolleranza zero” lanciati dal pontefice argentino nei confronti dei chierici che risultano coinvolti in casi di pedofilia.

    Proviamo allora a ristabilire una gerarchia delle notizie e partiamo dai fatti che stanno accadendo a Verona, riportando prima brevemente in luce una storia che si presumeva conclusa poco più di quattro anni fa.

    «Una vita unicamente dedita alla preghiera e alla penitenza; divieto di qualsiasi contatto con i minori; assidua sorveglianza da parte di responsabili individuati dal vescovo di Verona». È la pena più pesante inflitta ai sacerdoti protagonisti di una delle più agghiaccianti vicende di abusi su minori compiuti in ambito ecclesiastico mai emerse in Italia. Il destinatario del «precetto penale» comminato dalla Santa Sede è don Eligio Piccoli, come si legge nella lettera che fu inviata il 24 novembre 2012 dal vicario giudiziale, monsignor Giampietro Mazzoni, all’avvocato delle vittime riunite nell’Associazione sordi Provolo. Per gli abusi compiuti nell’Istituto per bambini sordi Provolo di Verona, nel quale era educatore, Piccoli era stato riconosciuto colpevole al termine di una inchiesta indipendente affidata dalla Santa Sede a un magistrato “laico”, Mario Sannite.

    Le accuse formulate da 67 giovani ospiti dell’Istituto sin dalla metà degli anni 80 e inascoltate per quasi 30 anni, riguardavano 25 persone tra sacerdoti e fratelli laici. Al termine dell’indagine Sannite ravvisò elementi di colpevolezza solo per tre di loro: don Piccoli, don Danilo Corradi e frate Lino Gugole. Per Corradi le accuse «non risultano provate», ma «stante il dubbio, la Santa Sede formulò nei suoi confronti un’ammonizione canonica, vale a dire una stretta vigilanza da parte dei responsabili dei suoi comportamenti». Corradi è pertanto rimasto prete ed è finito sotto il controllo di chi per anni ha ignorato le accuse nei suoi confronti. Ancor più sconcertante, se possibile, il paragrafo relativo al terzo uomo.

    «Gugole – si legge nel testo – è affetto da una grave forma di alzheimer che lo rende del tutto incapace di intendere e di volere. È ricoverato in una casa di riposo presso l’ospedale di Negrar. Nessun provvedimento, stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti». In realtà sarebbe difficile anche solo recapitargli di persona un telegramma, poiché, come mi raccontò il portavoce dell’associazione, Marco Lodi Rizzini, «Lino Gugole è morto nel 2011, con tanto di necrologi pubblicati sui giornali locali e i gazzettini parrocchiali».

    Riguardo gli altri accusati la Santa Sede liquidò la faccenda affermando che su alcuni di loro si continuerà a indagare mentre per altri non è possibile perché deceduti oppure perché dimessi dall’Istituto. Tra i “prosciolti” figurano i nomi di don Nicola Corradi (che non è parente di don Danilo) arrestato nel novembre del 2016 a Mendoza con l’accusa di aver abusato alcuni minori nella sede argentina del Provolo in cui fu trasferito a metà anni 80 e di cui è direttore. E c’è quello dell’ex vescovo di Verona mons. Giuseppe Carraro, per il quale il 16 luglio 2015 papa Francesco ha autorizzato la pubblicazione del decreto riguardante le sue «virtù eroiche», inserendolo tra i venerabili, primo passo verso la beatificazione. Il loro accusatore, Gianni Bisoli, nel 2012 era stato ritenuto inattendibile nonostante la minuziosa descrizione della stanza in cui era costretto a «masturbazioni, sodomizzazioni e rapporti orali».

    In particolare, Bisoli ha sempre raccontato di essere stato violentato dal vescovo anche nel 1964, durante il suo ultimo anno di permanenza nell’istituto. Tuttavia, quando lo intervistai nel 2013 per uno dei miei libri su Chiesa e pedofilia, mi spiegò che il dottor Sannite gli fece vedere un documento firmato da don Danilo Corradi nel quale era apposta come data di sua dismissione dall’Istituto Provolo il 20 giugno 1963 (vedi foto).

    La data quindi non coincideva con la ricostruzione fornita dalla presunta vittima. Ebbene, mi disse Bisoli, «sull’originale che mi fu mostrato la data ha un refuso, appare abrasa e modificata ed è scritta con una grafia diversa rispetto al resto del documento, ma soprattutto è antecedente a quella della mia ultima pagella a firma dell’insegnante don Eligio Piccoli, che ricordavo datata 27 giugno 1964». A nulla portarono le sue perplessità. Nonostante le evidenti manomissioni non fu creduto.

    E qui veniamo all’oggi e a un misterioso furto avvenuto intorno al 20 marzo scorso nell’Istituto Provolo, denunciato dall’associazione sordi Provolo e da Bisoli, i quali hanno chiesto alla magistratura scaligera di indagare sulla «sparizione» di documenti inerenti proprio la vicenda degli abusi. Tra questi documenti ci sarebbe il foglio di congedo dalla scuola la cui copia Sannite mostrò a Bisoli nel corso dell’audizione. Il vecchio “Provolo” non è protetto da sofisticati sistemi d’allarme, del resto cosa può mai offrire un istituto scolastico ormai dismesso? Fatto sta che dei ladri sarebbero entrati con il fine di portar via delle carte apparentemente prive di valore.

    C’è da dire che a gennaio è stata aperta un’inchiesta nei confronti dei responsabili del Provolo da parte della magistratura scaligera in seguito ad alcuni esposti presentati dall’associazione Rete L’Abuso. E che il 27 febbraio anche l’associazione sordi Provolo e Bisoli – che nel frattempo ha ritrovato la propria pagella del 1964 (vedi foto) – hanno depositato formale querela per la presunta manomissione del documento che potrebbe essere stato trafugato alcuni giorni fa dall’istituto Provolo. Certo, anche questo furto appare come una singolare coincidenza e fin qui non c’è nulla che possa far pensare diversamente. Staremo a vedere come evolve la situazione che per quanto appena scritto è legata a filo doppio con quanto sta accadendo al di là dell’Atlantico, nella sede dell’istituto presente nel Paese d’origine di papa Francesco.

    In riferimento all’arresto di don Nicola Corradi, il 29 marzo, la Rete L’Abuso e l’ex allievo Gianni Bisoli, hanno chiesto tramite un esposto alla procura di Verona di accertare eventuali omissioni giuridicamente rilevanti “in capo ai soggetti preposti al controllo dell’operato dei sacerdoti pure in termini di insufficiente vigilanza o di negligenza nel mettere in atto le cautele necessarie ad impedire la reiterazione di gravi reati come quello di pedofilia”. Vale a dire i responsabili dell’istituto di Verona. La sede legale dell’istituto Provolo argentino sito in Mendoza e diretto da Corradi fino all’arresto risulta infatti coincidere con quella italiano, in Stradone Provolo 20, a dieci minuti a piedi dalle più famose attrazione turistiche del capoluogo scaligero: l’Arena e la casa di Giulietta.

    Nei confronti di don Nicola, oggi 80enne, la magistratura italiana non è mai potuta intervenire per via della prescrizione ma il presidente della Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, spiega che l’esposto serve ad appurare eventuali responsabilità della diocesi di Verona: «Abbiamo chiesto di verificare se ci sono state omissioni e negligenze, dal momento che Corradi era già stato denunciato dalle vittime italiane ben prima dei fatti di cui è accusato in Argentina, senza che venisse preso alcun provvedimento». L’obiettivo di Rete l’Abuso è far riaprire il caso anche in Italia. «Perché – si chiede Zanardi – don Corradi nonostante le accuse nei suoi confronti venne trasferito dalla Curia di Verona in un’altra sede, sempre a contatto con dei minori, invece di essere rimosso dai suoi incarichi?».

    Ad intricare ulteriormente la vicenda e addensare nubi sull’Istituto Provolo, sulla diocesi di Verona e sulle strategie attuate dalla Santa Sede per gestire il fenomeno criminale degli abusi su minori compiuti personale ecclesiastico, c’è la recente notizia data dalla stampa argentina relativa a un mandato di cattura internazionale spiccato nei confronti di una suora dell’istituto Provolo di Mendoza, Kosaka KumiKo. La suora è accusata di complicità in abuso sessuale aggravato e secondo le fonti locali potrebbe essersi rifugiata in Paraguay dove l’Istituto cattolico veronese ha un’altra succursale.

  • Catene e abusi sessuali su sordomuti: religiosi in carcere, suora ricercata con mandato internazionale

    Catene e abusi sessuali su sordomuti: religiosi in carcere, suora ricercata con mandato internazionale

    Squallida e atroce storia che coinvolge la scuola per sordomuti in Argentina “Antonio Provolo” e la sua filiale di Verona, l’Istituto Provolo italiano

    Difficile dover pronunciare e scrivere la parola religiosi per esseri umani capaci di approfittare del corpo e della debolezza di ragazzi che frequentavano la sede di Lujàn, per sordomuti in Argentina “Antonio Provolo” e la stessa cosa succedeva a Verona, dove nell’Istituto Provolo italiano, si consumavano atroci violenze fisiche e sessuali nei confronti di giovani privi della facoltà di parlare e sentire, indifesi e alla mercé di indicibili violenze e brutalità, dove si usava ogni mezzo coercitivo, catene comprese.

    È don Nicola Corradi, ai domiciliari in Argentina, ottantaduenne di Verona, al centro di questa amara vicenda, venuta alla luce nel 2009, per poi spegnersi inspiegabilmente nella prescrizione. Oggi, la denuncia di tante vittime, che hanno raccontato le violenze subite ha permesso di riaprire l’inchiesta, che a Verona, la procuratore Angela Barbaglio, sta svolgendo dall’inizio dell’anno, per dar voce e riscatto alle vittime, per togliere il silenzio, all’indifferenza e all’ignavia.

    Don Corradi, ora in carrozzina, è finito in nel carcere di Boulogne Sur Mer (poi ai domiciliari per l’età e condizioni di salute) e con lui altri quattro camerati dell’istituto, implicati in questa storia dell’orrore, vissuta dentro una stanza raggiungibile dopo lunghe labirintiche attraversate fatte di scale, botole ingabbiate sul pavimento che conducevano in quell’inferno, dove uomini di “fede” hanno esercitato la peggior dottrina umana ( e una suora, Kosaka Kumico che sembra coinvolta e per ora latitante, ma inseguita da un mandato di cattura internazionale).

    La verità ora è leggibile, anche grazie anche a una ragazza argentina che ha appena compiuto diciott’anni e ha testimoniato, ha tirato fuori la voce che non ha e con i suoi mezzi ha rivelato ciò che gli occhi hanno visto e patito. Il pubblico ministero Gustavo Stroppiana, ha chiesto la verifica e poi la chiusura della struttura delle “nefandezze”.

    E a casa “nostra?” Verona mostra le sue ferite: nella casa madre dell’istituto, ex allievi che ora sono adulti vissuti con questo peso nel cuore, la stessa storia di violenze abusi inflitti da 25 religiosi.

    L’associazione “Antonio Provolo” con la Onlus “Rete l’Abuso”, si affidano nuovamente alla Procura per chieder giustizia e per rivendicare le responsabilità dell’Istituto, che pur sapendo, a loro giudizio ha taciuto, fino a manomettere e nascondere documenti che avrebbero potuto inchiodarlo e costringerlo a pagare penalmente il silenzio e la complicità.

    Chiedono chiarezza e riscatto attraverso una nuova indagine, che dovrà toccare il nervo scoperto e dolorante di una storia che ha visto come protagonisti bambini e adolescenti senza voce e parola, vittime di atrocità compiute da menti malvagie in un luogo mascherato da istituto di fede.

    Penoso il riferimento all’Italia e all’Argentina, che ci aveva abituati all’immagine di due paesi che si congiungono attraverso la presenza di Papa Francesco e la forza del suo messaggio d’amore.

    Andreina Corso

    Abusi sessuali su sordomuti: religiosi in carcere, suora ricercata con mandato internazionale

  • Provolo, catene e abusi sessuali Lo scandalo fra Verona e Argentina

    Provolo, catene e abusi sessuali Lo scandalo fra Verona e Argentina

    Il direttore dell’istituto per sordomuti ai domiciliari. Mandato di cattura per la suora

    VERONA Don Nicola Corradi. Per tentare di sbrogliare la matassa di uno scandalo destinato a rimbalzare per migliaia e migliaia di chilometri, è impossibile prescindere dalla storia di questo sacerdote veronese di 82 anni, ai domiciliari in Argentina. È lui, provato dall’età avanzata e costretto su una sedia a rotelle, la figura cardine della maxi-inchiesta deflagrata lo scorso autunno nel Paese natale di Papa Bergoglio. Un’indagine su una serie di abusi ai danni di una sessantina di alunni che frequentavano la sede di Lujàn dell’Istituto per sordomuti «Antonio Provolo».

    Ma a pesare sul suo conto è anche il passato raccontato dalle altre vittime di questo scandalo internazionale: quelle che a Verona, dopo la maxi denuncia del 2009 schiantatasi contro il muro della prescrizione, proprio a seguito delle vicende argentine sono tornate a «chiedere giustizia ». Con tanto di riapertura dell’inchiesta a gennaio da parte della magistratura scaligera coordinata dal procuratore Angela Barbaglio. La giustizia sudamericana, spinta anche da una «reazione di popolo» impressionante, ha optato da subito per la linea dura: in carcere a ottobre sono finiti in quattro tra religiosi e dipendenti dell’Istituto e per don Corradi, dopo alcuni mesi passati nel penitenziario di Boulogne Sur Mer, sono scattati i domiciliari. Intanto le indagini proseguono e si arricchiscono di giorno in giorno di particolari degni di un film dell’orrore.

    Nelle ultime ore è emersa l’inquietante notizia di una vera e propria «stanza degli orrori» scoperta dagli investigatori nella sede di Lujàn grazie alla testimonianza di un’ex alunna (che ha appena compiuto 18 anni). È stato il pm Gustavo Stroppiana a ordinare una verifica nella struttura (nel frattempo è stata chiusa). «Arrivarci è difficile, dopo cinque rampe di scale non continuative ma ad ostacoli l’abbiamo finalmente individuata — dice il pm Stroppiana —. Siamo arrivati fino alla soffitta, un percorso impervio. Devi salire al primo piano, camminare alcuni metri, salire ancora un altro piano, fino alla soffitta. Lì è tutto molto tetro e oscuro, proprio come ci aveva detto la ragazza. La stanza si apre attraverso una botola nascosta. Dentro, al posto delle catene descritte dalla giovane, abbiamo trovato il buco alla parete dove, a prima vista, dovevano trovarsi». Alunni legati e costretti a subire ogni sorta di nefandezza. Scortati anche da una suora di origini giapponesi, Kosaka Kumiko, ora latitante e sulla quale pende un mandato di cattura internazionale emesso dall’autorità argentina. Ma i colpi di scena non mancano nemmeno in riva all’Adige, nella città dove ha sede la casa madre dell’Istituto. In quella Verona dove, secondo il racconto degli ex allievi, tra gli anni ‘50 e gli anni ‘80, sarebbero stati perpetrati sevizie e abusi da parte di sacerdoti e fratelli.

    Vicende denunciate nel 2009 dall’associazione sordi «Antonio Provolo», che aveva fatto i nomi di 25 persone, tra le quali don Nicola Corradi, già trasferito in Argentina. Sulle molestie e sulle violenze era caduta la mannaia della prescrizione. Ma ora l’associazione, insieme alla onlus «Rete L’Abuso», ha presentato nuovi esposti in Procura, che hanno portato alla riapertura dell’indagine. I fari non sono più puntati sulle molestie, ma sull’operato dell’Istituto a seguito dello scandalo. Il sospetto è che qualcuno possa aver manomesso documenti o raccontato il falso per nascondere la verità sugli abusi perpetrati a Verona anche da don Corradi. E nei giorni scorsi, «L’Abuso» ha denunciato pubblicamente un furto di documenti nella sede veronese dell’Istituto, con tanto di rivendicazione da parte del presunto autore su Facebook.

    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2017/3-aprile-2017/provolo-catene-abusi-sessuali-scandalo-verona-argentina-2401440575962.shtml

  • Abusi al Provolo: il Papa invia i suoi 007 in Argentina

    Abusi al Provolo: il Papa invia i suoi 007 in Argentina

    Iniziativa del Vaticano all’indomani del mandato di cattura internazionale scattato per una suora

    VERONA Abusi sui sordomuti al Provolo: a Mendoza, dove la magistratura argentina ha aperto un’inchiesta in parallela con gli inquirenti veronesi, non sono ancora finiti i colpi di scena all’indomani del mandato di cattura internazionale scattato nei confronti della suora Kosaka Kumiko, accusata non solo di aver taciuto le violenze ma anche di avevi assistito in prima persona e di aver «coadiuvato» il veronese don Nicola Corradi e gli altri arrestati mentre perpetravano gli aberranti soprusi sugli alunni della sede del Provolo a Lujan de Cuyo.

    La novità, stavolta, giunge direttamente dal Vaticano perché ieri la Santa Sede ha deciso di inviare un gruppo di sacerdoti delegandoli a <<indagare» per conto della Chiesa come previsto dalle disposizioni del diritto canonico. I religiosi mandati dal Papa sono di Cordoba e hanno come primario il compito di seguire da vicino il processo che comincerà tra poche settimane.

    Intanto la procura argentina continua a dare la caccia a suor Kosaka: apparentemente starebbe in Uruguay, ma il suo domicilio effettivo è sconosciuto, pertanto e stato emesso l’ordine di cattura internazionale nei suoi confronti. ll pubblico ministero Gustavo Stroppiana, parlando con i media locali, ha rivelato che si sospetta abbia insabbiato gli abusi per anni. Inoltre una testimone ha denunciato di essere stata violentata da don Corradi per 5 anni e che la religiosa oltre a essere presente durante gli abusi avrebbe anche fatto in modo di tamponare poi le perdite di sangue accusate dalla giovane.

    Secondo gli investigatori, la religiosa aveva un «forte vincolo» sia con l’allora direttore del Provolo, don Corradi, sia con Corbacho, l’altro prete in stato di arresto per gli abusi e la corruzione dei minori sordomuti. Stando a quanto sta emergendo dalle indagini, la suora di origini giapponesi aveva l’incarico di accudire le bambine nel convitto, dove alloggiavano le studentesse che venivano da lontano e che. per questo restavano in modo permanente nell’istituto sudamericano.

    Pare che le mamme di molte delle vittime la ricordino come una persona «strana e ritrosa».

    Una pagina inquietante che segue alla scoperta di quella che è già stata ribattezzata «stanza degli abusi», dove secondo le vittime i religiosi e gli altri arrestati le avrebbero tenute legate a catene mentre approfittavano di loro. Si tratta di un vero e proprio nascondiglio, venuto alla luce grazie al drammatico racconto di una ragazzina al quinto piano dell’Istituto. Ora è tutto sotto sequestro e, intanto, arrivano gli 007 del Papa.

    Corriere di Verona del 4-4-17

     

  • Catene, alcol e alunni seviziati «Provolo, la stanza dell’orrore»

    Catene, alcol e alunni seviziati «Provolo, la stanza dell’orrore»

    Minori abusati in Argentina, mandato di cattura internazionale per una suora

    Un «nascondiglio segreto» dove le vittime venivano incatenate e seviziate. In Argentina l’hanno subito definita «stanza degli orrori». E così l’inchiesta sugli abusi, denunciati da almeno una sessantina di sordomuti che frequentavano la sede argentina del Provolo, approda a una delle due pagine più inquietanti. Mentre scatta il mandato di cattura internazionale per una suora.

    Un «nascondiglio segreto» dove le vittime venivano violentate e da cui non sarebbero mai potute fuggire. In Argentina l’hanno subito definita «stanza degli orrori». E così l’inchiesta sugli abusi, denunciati da almeno una sessantina di sordomuti che frequentavano la sede argentina del Provolo a Lujàn, approda a una delle due pagine più inquietanti.

    Tutto è partito dall’interrogatorio di una ragazza: al magistrato che indaga sul prete veronese don Nicola Corradi e su altre quattro persone tra religiosi e dipendenti dell’Istituto, quell’ex alunna (che ora ha 18 anni) stava raccontando delle violenze perpetrate su di lei al Provolo quando, a un certo punto, ha fatto riferimento a una «stanza segreta» dove sia lei che altre vittime sarebbero state costrette a soggiacere alle più turpi nefandezze da parte degli arrestati. Dentro quella specie di «nascondiglio», ha continuato la giovane nel corso della sua sconvolgente testimonianza resa davanti al pubblico ministero Gustavo Stroppiana, quei «cinque bruti ci tenevano prigionieri legandoci con delle catene attaccate al muro e così ci impedivano di fuggire mentre ci costringevano a piegarci alle loro volontà».

    Sconvolto da tanti particolari e dettagli di cui finora la procura non aveva mai avuto notizia, nelle scorse ore il magistrato ha chiesto e ottenuto di poter effettuare una perquisizione urgente all’interno dell’Istituto, che da qualche settimana è chiuso su decisione del governo argentino proprio alla luce degli agghiaccianti crimini di cui sarebbe stata teatro la sede argentina del Provolo, crimini che via via stanno venendo alla luce grazie alle denunce di decine e decine di vittime. Scortato da telecamere e fotografi, il pm si è dunque recato di persona presso l’Istituto per trovare conferma o meno sull’esistenza della «stanza degli orrori». E, purtroppo, la ragazza nulla aveva aggiunto alla più cruda e terribile verità: uscendo dal Provolo, infatti, lo stesso magistrato ha comunicato ai giornalisti di aver «visto il nascondiglio segreto dove avvenivano le violenze».

    Trovarlo, però, non è stato agevole: «Arrivarci è difficile: dopo cinque rampe di scale che non sono continuative ma ad ostacoli – ha riferito il pm Stroppiana –, l’abbiamo finalmente individuato. Siamo giunti fino alla soffitta, un percorso impervio. Devi salire al primo piano, camminare alcuni metri, salire ancora a un altro piano, fino a giungere alla soffitta. Lì è tutto molto tetro e oscuro, proprio come ci aveva detto la ragazza. La stanza si apre attraverso una botola nascosta. Dentro, poi, al posto delle catene descritte dalla giovane abbiamo trovato il buco alla parete dove, a prima vista, dovevano trovarsi proprio le catene». L’ipotesi è che qualcuno, dopo che è scoppiata l’inchiesta scandalo, abbia provveduto a rimuoverle e così adesso, per appurarlo, è tutto sotto sequestro e in mano alla locale polizia scientifica per i rilievi.

    Intanto, l’avvocato Silvio Salinas che assiste gli ex alunni e i loro familiari in qualità di parte civile ha aggiunto che, a detta della ragazza, in quella stanza dell’orrore sarebbero entrate anche alcune suore e avrebbero assistito alle violenze senza nemmeno cercare di intervenire. A supporto di questa tesi va registrato il mandato di cattura internazionale per la suora giapponese Kosaka Kumiko, che avrebbe nascosto gli abusi denunciata dalla ragazza ora maggiorenne.La testimone ha riferito che ad averla portata per la prima volta in quel nascondiglio sarebbe stato Horacio Corbacho, il prete di 56 anni tuttora detenuto insieme ai coindagati (tranne Corradi a cui sono stati concessi i domiciliari in ragione dei suoi 82 anni) nel carcere di Boulogne Sur Mer, ma che lì dentro avrebbero abusato di lei anche gli altri quattro arrestati.

    Non è ancora finita: nel film dell’orrore, infatti, va aggiunto che per voce della procura è giunta conferma che dalla «stanza segreta» sono spuntati anche centinaia di dvd e video dai contenuti pedopornografici, tutti camuffati con insospettabili copertine come quella sul disneyano «Re Leone». Trovate inoltre «quasi 300 chiavi dentro due grandi insalatiere» oltre a sette computer e a «una grande quantità di bottiglie di bevande alcoliche come Fernet, birra e vino». Alcolici che, hanno subito tenuto a precisare gli investigatori, non erano certo quelli che si utilizzano nelle messe. Tutt’altro.

    Laura Tedesco

    Dal Corriere di Verona del 2-4-17

  • Violenza sessuale al Provolo. Bambini incatenati prima di essere abusati

    Violenza sessuale al Provolo. Bambini incatenati prima di essere abusati

    Pare che più le indagini vanno avanti e più orribili diventano i dettagli sugli abusi sessuali patiti dai bambini dell’istituto Provolo in Argentina. Un caso che ha ridestato l’attenzione anche sui casi avvenuti a Verona, sempre nella struttura per bambini sordomuti e sempre con lo stesso protagonista: don Nicola Corradi.

    Oltre che sui responsabili degli abusi, la magistratura argentina starebbe indagando anche su chi era a conoscenza dei fatti e non li ha denunciati. In questo caso l’accusa sarebbe di favoreggiamento, come riportato dalla Rete L’Abuso Onlus, associazione delle vittime dei preti pedofili. Complice degli abusi sessuali sarebbe una suora dell’istituto argentino, Kosaka Kumiko, che pare essere scappata in Paraguay. Su di le pende un mandato di cattura internazionale perché a una bambina, ferita a causa di una violenza sessuale, avrebbe fatto indossare un pannolino assorbente, per fermare la perdita di sangue.

    Dalle testimonianze delle vittime emergono poi altri dettagli sconcertanti. In una stanza chiusa a chiave, gli inquirenti hanno trovato un buco nel muro. In quel buco sarebbero state fissate le catene a cui venivano legati i bambini prima di essere abusati. E in un’altra stanza, sempre chiusa a chiave, sono stati trovati dvd che potrebbero contenere le registrazioni video delle violenze.

    http://www.veronasera.it/cronaca/abusi-sessuali-provolo-catene-dvd-2-aprile-2017.html

     

  • Giallo al Provolo: «Rubati documenti»

    Giallo al Provolo: «Rubati documenti»

    Abusi sui sordomuti al Provolo: l’inchiesta sulle violenze che 67 ex alunni della sede veronese denunciano di aver subìto per anni da alcuni dei religiosi che operavano nella struttura, adesso si tinge di giallo. La settimana scorsa, infatti, i responsabili dell’Istituto per sordomuti di Verona hanno depositato all’ex Mastino una querela per furto. E intanto su Facebook compare una misteriosa rivendicazione con tanto di video (vedi foto) del furto.

    La settimana scorsa, infatti, i responsabili dell’Istituto per sordomuti di Verona hanno depositato all’ex Mastino una querela per furto. Alla magistratura scaligera, con tale denuncia, si chiede di indagare sui responsabili di una misteriosa «sparizione» dall’interno della sede di documenti inerenti proprio la vicenda degli abusi.

    A questo punto la procura scaligera, che da gennaio ha riaperto l’inchiesta sulle presunte violenze sulla scorta degli esposti presentati dall’associazione Rete L’Abuso, ha immediatamente deciso di intervenire ordinando l’acquisizione di documenti utili alle indagini e l’audizione di persone informate sui fatti.

    Tra le carte che sarebbero state «rubate» dalla sede del Provolo, potrebbe esserci anche l’originale della pagella che un ex alunno, Gianni Bisoli di Sirmione,denuncia che sarebbe stata falsificata modificandone le date. Non è finita qui: agli atti della magistratura di Verona, infatti, è finita anche l’inquietante rivendicazione del furto messo a segno al Provolo postata (dove ha catalizzato già centinaia di visualizzazioni) da tale Leonardo L. su Facebook con tanto di foto e video con le scene della sua incursione in «diretta». Tutto materiale che, in queste ore,viene passato con attenzione al vaglio dagli inquirenti.

    All’inizio di questa settimana, per la precisione lunedì, inoltre, sia Bisoli che Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso, si sono recati insieme alla sede dell’Istituto Provolo per ritirare l’originale di quella presunta pagella contraffatta: «Erano le 16 quando ci siamo presentati agli uffici di Stradone Provolo, dove abbiamo suonato il campanello raccontano -. Qualcuno viene alla porta, osserva dallo spioncino e vedendo noi, richiude senza neppure domandare cosa vogliamo. Questo accade per due volte di seguito, inutili i nostri tentativi per poter parlare con qualcuno dell’Istituto e dopo 15 minuti di attesa ci siamo trovati costretti a chiedere l’intervento dei carabinieri».

    A quel punto, prosegue la loro esposizione su quanto avvenuto lunedì al Provolo, «giungendo sul posto e presentandosi all’entrata dell’Istituto, ai carabinieri è immediatamente stato aperto e un sacerdote ci ha garantito che l’intera documentazione richiesta da Bisoli gli sarà consegnata previa sua richiesta scritta. Così l’indomani, martedì, la richiesta scritta viene prontamente inviata al Provolo e ora siamo appunto in attesa che ci consegnino le carte che stiamo aspettando e che da anni non riusciamo a visionare nonostante sia nostro diritto poterlo fare». E se quella tanto sospirata pagella fosse stata rubata nel corso del furto appena denunciato dai responsabili del Provolo?

    «In effetti due giorni fa, mercoledì, abbiamo appreso che l’Istituto per Sordomuti Provolo, in seguito al ricevimento della raccomandata inviata da Bisoli, ha denunciato di avere subito un furto – conferma Zanardi – Intuiamo che possa mancare della documentazione, se così fosse, saremmo curiosi di conoscere se a mancare sia proprio la documentazione richiesta dall’ex alunno».

    Un giallo nel giallo.

    https://www.pressreader.com/search?query=abusi%20al%20provolo&languages=it&hideSimilar=0