Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • 10 fake news sugli abusi clericali ai danni di minori nella Chiesa.

    10 fake news sugli abusi clericali ai danni di minori nella Chiesa.

    Il presente decalogo è tratto dall’articolo pubblicato su Vida Nueva Digital sul “Progetto Repara” dell’Arcivescovado di Madrid in Spagna.

    Un decalogo contro le ‘fake news’

    1. La denuncia aiuta: A quanti sostengono che la denuncia nuoce alla Chiesa, Repara ricorda loro che «la denuncia di possibili abusi, in realtà, aiuta a far fronte e a prevenire il verificarsi di questo tipo di situazioni. Ciò che lo danneggia davvero è il silenzio e la sfiducia delle vittime”.

    2. Le vittime hanno bisogno di sanare le loro ferite: Repara, come risultato del lavoro quotidiano con le vittime, nega che cerchino di nuocere alla Chiesa e sottolinea che ciò di cui hanno bisogno è “guarire le loro ferite”, così profonde che molte volte “fanno anche resistenza a dare il nome della persona che li ha abusati” o non osano “nominare ciò che hanno subito” fino a “30 o 40 anni dopo”. “Il passare del tempo non sana le ferite. Il dolore non prescrive”.

    3. È necessario denunciare possibili casi di abuso: Di fronte a chi sostiene che attualmente non ci sono casi di abuso nella Chiesa, riconosce che il fatto che “non ci siano denunce, non significa che non ci siano casi. Inoltre, i casi passati sono casi presenti. Soprattutto quando la ferita della vittima è ancora aperta e anche se l’aggressore è morto”.

    4. Le vittime sono le più colpite: “La maggior parte delle denunce è fondata. Di solito non ci sono affermazioni false, ma difficili da provare. Chi si dichiara vittima di abusi e lo denuncia ha poco da guadagnare e molto da perdere”.

    5. Un solo caso di abuso è già di troppo: Repara rifugge le giustificazioni che l’abuso si verifica in altri ambienti e che nella Chiesa «la percentuale è minima». È vero che «gli abusi avvengono per lo più all’interno della famiglia», ma «non esclusivamente» e «quando si verificano nella Chiesa è ancora più grave e scandaloso perché contrasta con la sua autorità morale e con la sua credibilità etica». “Un solo caso di abuso è già troppo. Se nella Chiesa si scopre un solo caso di abuso, esso rappresenta già di per sé una vera mostruosità”.

    6. Non credere alle vittime comporta un doppio dolore: “Raramente i bambini inventano storie legate alla loro intimità. Non possono fantasticare su dettagli di attività sessuali la cui conoscenza è assolutamente inappropriata per la loro età”.

    7. I ragazzi e le ragazze sono vittime: “I comportamenti seduttivi a fini sessuali non possono scaricarsi sul bambino né parlare di consenso”.

    8. Non esiste un’età minima o massima per le vittime: “In una relazione asimmetrica basata sull’abuso di potere, e che si conclude con l’abuso sessuale, non c’è consenso”, dato che “la libertà della vittima è stata compromessa dal tipo di relazione che ha con la persona che abusa di lei”.

    9. Chi abusa viola la vittima, la rende vulnerabile: “Nell’abuso si viola la dignità della vittima. La vulnerabilità non è qualcosa che ha la vittima, come se fosse un difetto, ma qualcosa che l’aggressore provoca. È la relazione abusiva che porta la persona in una situazione di vulnerabilità”.

    10. Il dolore delle vittime non prescrive: “Il passare del tempo non sana le ferite. Ci sono vittime che osano nominare ciò che hanno subito 30 o 40 anni dopo”.

    Infine, il video “False credenze sull’abuso e le sue conseguenze” in lingua spagnola.

    10 fake news sugli abusi clericali ai danni di minori nella Chiesa.

  • La pedofilia all’interno della Chiesa non è più un segreto, neppure per la Chiesa stessa

    La pedofilia all’interno della Chiesa non è più un segreto, neppure per la Chiesa stessa

    Non è un buon periodo per la reputazione della Chiesa Cattolica: da quando, quattro mesi fa, la Commission indépendante sur les abus sexuels dans l’Eglise (CIASE) ha scoperchiato l’ennesimo vaso di Pandora, divulgando la famosa inchiesta relativa agli abusi di minori all’interno della chiesa francese, simili attività di investigazione hanno iniziato a prendere piede in tutta Europa.

    L’indagine condotta dal CIASE ha fatto discutere soprattutto per le sue proporzioni: secondo la commissione, dal 1950 al 2020, centinaia di migliaia di bambini avrebbero subito sistematicamente molestie da parte di diverse personalità legate al mondo ecclesiastico – non soltanto religiose, come i preti, ma anche laiche, come insegnanti di religione e educatori.

    Dopo la Francia è stato il turno della Spagna, dove a muoversi non è stata una commissione indipendente, ma la principale testata nazionale: il quotidiano El Pais ha infatti condotto una personale “operazione Spotlight”, redigendo un rapporto di 385 pagine su 251 membri del clero e alcuni laici di istituzioni religiose accusati di abusi su minori, frutto di un’indagine giornalistica che si è dipanata nell’arco di tre anni (il fascicolo è stato consegnato prima alla Conferenza Episcopale spagnola e, successivamente, direttamente a Papa Francesco, mentre il pontefice era in visita in Grecia). 

    Anche i cittadini tedeschi hanno voluto approfondire la questione delle molestie: il 20 gennaio, la pubblicazione di un rapporto realizzato dallo studio legale tedesco Westpfahl Spilker Wastl per conto della Chiesa Cattolica sugli abusi da parte del clero nell’arcidiocesi tedesca di Monaco e Frisinga – un tempo coordinata da Ratzinger – ha denunciato almeno 497 vittime di violenza sessuale tra il 1945 e il 2019; il 60% dei ragazzi colpiti aveva tra gli otto e i 14 anni.

    Il dossier ha costretto lo stesso Ratzinger – accusato di non aver preso provvedimenti nei confronti degli autori degli abusi in almeno 4 occasioni, tra il 1977 e il 1982 – a fare pubblica ammenda in una lettera ufficiale diffusa dal Vaticano, in cui l’ex pontefice ha scritto che «Posso solo esprimere nei confronti di tutte le vittime di abusi sessuali la mia profonda vergogna, il mio grande dolore e la mia sincera domanda di perdono».

    I precedenti europei hanno influenzato anche l’Italia, dove i tempi sembrano finalmente maturi per aprire un dibattito serio attorno a un tema così delicato:  la Chiesa italiana ha annunciato di voler provare a realizzare un’inchiesta interna sugli abusi sessuali commessi dai preti negli ultimi settant’anni. A svelarlo è stato Domenico Agasso, vaticanista de La Stampa, secondo cui la decisione definitiva dovrebbe essere palesata a maggio; le gerarchie cattoliche, però, sono divise sull’opportunità di avviare un’attività investigativa così profonda – c’è chi sostiene che non serva o che dovrebbe essere affidata a una commissione esterna e non direttamente a organismi della Chiesa, come accaduto in Francia e in Spagna.

    Per fortuna, anche al di fuori dei recinti del Vaticano la volontà di vederci chiaro è ben presente: il 15 febbraio, un cartello composto da varie associazioni lancerà infatti il progetto #ItalyChurchToo, il cui lancio è stato anticipato da un hashtag parecchio condiviso sui social. L’animatore dell’iniziativa è Francesco Zanardi, coordinatore di “Rete L’Abuso”, un network di supporto e sensibilizzazione sui casi di pedofilia all’interno delle parrocchie che, dalla sua fondazione a oggi, ha raccolto 1400 segnalazioni, la maggior parte delle quali non sfociate in denunce perché troppo risalenti nel tempo. 

    Anche secondo Zanardi, l’organismo che eventualmente sarà incaricato di coordinare le indagini dovrà essere, necessariamente, extra-clericale; a sua detta «La soluzione non può arrivare dalla Chiesa perché ha dimostrato in casi eclatanti di voler insabbiare e perché, se anche questa Commissione fosse perfetta nessuno le crederebbe per una mancanza di credibilità ormai troppo radicata». 

    L’altro grande limite, per Zanardi, è che nel contesto italiano la denuncia di casi di pedofilia può avvenire solo su querela di parte – ossia, può essere avanzata sto dalla vittima o dal genitore quando la vittima è minorenne. Per Zanardi «Qui si gioca tutto: bisogna che il legislatore dia questa possibilità di denunciare a tutti cittadini, dal parroco, al catechista a chiunque abbia dei sospetti. Basterebbe solo questo per una svolta».

    Inoltre, nell’intervista concessa all’Agi, il promotore di #ItalyChurchToo ha auspicato l’abolizione della prescrizione per casi così delicati,  perché il tempo di maturazione di questo tipo di reato è molto dilatato e «richiede di solito un’elaborazione lunghissima».

    Dei segnali importanti che, seppur con qualche decennio di ritardo, dimostrano che il muro di omertà sui casi di pedofilia interni al clero si sta finalmente sgretolando.

  • Cancellare LA MEMORIA dei sopravvissuti agli abusi del clero, le anime, l’impegno civile e i loro risultati

    Cancellare LA MEMORIA dei sopravvissuti agli abusi del clero, le anime, l’impegno civile e i loro risultati

    Un doveroso minuto di silenzio, per riflettere come società civile se è mai possibile che in Italia chi ha subìto abusi e oggi ha una missione nella vita: quella di dare trasparenza, debba essere anche usato dal sistema e poi lasciato solo e senza giustizia dallo Stato.

    A questo punto siamo arrivati?!  A chiedere alle vittime di sostituirsi allo Stato, alla società?!  Vi rendete conto come è straziante?

    Ma noi come comunità, il Vaticano e soprattutto il Governo italiano: non c’è un vago senso di vergogna rispetto a questo? per i bambini, i sopravvissuti e anche per chi, in Italia, non ce l’ha fatta, i non sopravvissuti?

    Sono tante le occasioni in cui si commemorano gli avvenimenti del passato, di quella storia che ha segnato in particolare il popolo italiano ma non solo.

    C’è però una MEMORIA scomoda in Italia che nessuno vuole, forse perché il principale responsabile è lo Stato e certo, ricordare che con la sua inerzia ha lasciato per decenni – e continua a lasciare – migliaia di minori italiani senza alcuna tutela neppure preventiva, in virtù di uno Stato estero, non fa un grande onore allo stesso Stato, ma forse sarebbe utile ricordarlo ugualmente, solo per la peculiarità del caso, così da poter vedere qualora ci siano anche i progressi.

    Come avrete notato in Europa, Francia, Spagna, Portogallo e Germania si parla per l’ennesima volta della pedofilia nel clero cattolico. Sarebbe bene parlare di pedofilia anche in Italia, in quanto i vuoti legislativi – vero problema dietro al quale si nasconde anche la chiesa – sono gli stessi dietro i quali si nascondono anche i pedofili laici e questi certo non li potrà mai colmare la chiesa, dovrà per forza, come accade altrove, farlo lo Stato.

    Grandi assenti nel panorama Italiano, come di consueto, i sopravvissuti, così imbarazzanti da spingere a un genuino atto di masochismo persino Fabio Fazio e la RAI, che pur di cancellarci DALLA MEMORIA e tirandosi addosso le scontate critiche della Stampa Estera, si sono prestati nell’intervista al Papa a tacere proprio l’argomento che da settimane scuote – tranne in Italia – la chiesa cattolica e la stampa di tutta Europa, quasi a intendere che qui sia una penisola felice.

    Certo, all’occorrenza i sopravvissuti “della penisola” anche in Italia sono protagonisti di interviste e testimonianze, però quasi come attrazioni utili più che altro all’occhio dello spettatore. La Rete L’ABUSO che non è Francesco Zanardi ma i sopravvissuti italiani, più di 1.400 persone che fanno squadra da dodici anni, malgrado sia l’unica in Italia ad occuparsi della materia, in questi giorni è la grande esclusa dal dibattito pubblico, almeno quello italiano. Differente la situazione all’estero dove invece l’opinione dei sopravvissuti italiani, i rilievi dell’Associazione e dei suoi avvocati stimolano curiosità e non vengono sostituiti da chi fa cronaca o dall’opinionista di turno.

    Un paese il nostro dove in qualche modo, anziché pensare al problema e a come risolverlo, non si è mai andati oltre al solo scrivere storie sui sopravvissuti e giustificazioni delle gerarchie senza mai citare, per esempio, la connessione tra i casi, o i vuoti legislativi che ne disegnano chiaramente il sistema italiano. Si è scritto per vendere, giornali, libri, sciacallando l’anima, il lavoro di chi, superando il dolore e la vergogna, si è fatto avanti, ci ha messo la faccia ed è stato a sua volta spesso querelato dai suoi stessi carnefici per aver denunciato il fatto.

    L’annullamento della memoria che ha più volte visto depredare il lavoro decennale prodotto dai sopravvissuti, che spesso neppure vengono citati, riproponendo gli esiti di quelle loro sudate battaglie; quasi a volerne negare non solo l’operato immenso, soprattutto alla luce delle carenze italiane, ma quasi persino a negarne l’esistenza. Dall’altro lato gli opinionisti che rispondono a volte per il Governo, altre volte per il Papa, altre ancora per pubblicizzarsi o pubblicizzare i propri libri, ma mai per chi è poi vittima del problema. Mai una volta anche solo dicendo al Governo quello che i sopravvissuti chiedono, tirandolo in causa e magari esigere risposte. Invece no, in Italia oggi non si fanno più inchieste serie da anni, si chiedono risposte e soluzioni al problema allo stesso imputato, alla chiesa, alle sue gerarchie e a chi ha tutto l’interesse a rassicurare “che in Italia non c’è un problema”. Non si chiede mai ai sopravvissuti come realmente vadano le cose, ecco perché il problema non esiste.

    L’Italia, quel bel paese dove politica, nella sua totale assenza, è riuscita a farsi sostituire dai giornali e a produrre il business umanamente più squallido d’Europa, direttamente sulla pelle bambini italiani sopravvissuti agli abusi sessuali commessi dal clero e non, persino sui loro stessi figli e nipoti.

    Un business, che vede sulla pelle dei sopravvissuti quello di molti studi legali che però in Italia, a differenza degli altri paesi, fanno a gara non per difendere le vittime, ma le diocesi ed i preti accusati. Per fortuna, se pur pochi, altri si accontentano del patrocinio a spese dello Stato e si fanno carico delle vittime e di molte spese che il patrocinio in Italia non copre.

    L’editoria, che oramai è ridotta a monologhi privi di contraddittorio alle dichiarazioni delle gerarchie accusate che invece dovrebbero dare risposte, ma non glielo contesta nessuno.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO – ECA Global Italy

  • Hans Zollner: “La Chiesa deve chiarire tutto quello che è successo sugli abusi”

    Hans Zollner: “La Chiesa deve chiarire tutto quello che è successo sugli abusi”

    Cristina Cabrejas/EFE – “La Chiesa deve chiarire tutto quello che è successo sugli abusi” a prescindere dal “danno alla sua immagine”, il gesuita tedesco Hans Zollner, membro della commissione per la protezione dei minori istituita da papa Francesco e uno dei massimi esperti mondiali sugli abusi del clero.

    Questo psicologo, direttore dell’Istituto di Antropologia per gli Studi Interdisciplinari sulla Dignità Umana e la Cura delle persone vulnerabili dell’Università Gregoriana, è favorevole a indagini indipendenti che chiariscano i casi e le responsabilità perché, sottolinea, “è evidente” che le vittime hanno perso la fiducia nella Chiesa.

    “Dobbiamo chiarire tutto quello che è successo con questi reati di abusi sui minori, di insabbiamento, di offuscamento, perché come Chiesa dobbiamo guardare in faccia la realtà”, afferma davanti al rigetto di alcune conferenze episcopali, come gli spagnoli o gli italiani ad aprire le indagini.

    Una commissione senza la chiesa non funzionerà

    Riguardo all’iniziativa promossa dal Partito Socialista (PSOE) in Spagna per creare una commissione d’inchiesta indipendente composta da esperti e diretta dal difensore civico, Zollner avverte della necessità che non vi sia “nessuna strumentalizzazione politica” e “l’adozione di una persona dotata di impeccabile autorità morale e imparzialità insieme a un team indipendente di esperti”.

    “La politicizzazione non aiuta le vittime, perché sono di nuovo strumentalizzate”, aggiunge, sottolineando anche che la commissione deve avere “la collaborazione della Chiesa cattolica perché altrimenti non funzionerà”.

    “A volte nella discussione pubblica crediamo che la magistratura abbia poteri illimitati, ma non è così. Non possono fare cose fuori dalla legge, come quando sono entrati negli archivi della Chiesa belga per confiscare documenti e poi non hanno potuto usarli perché non erano stati ottenuti legalmente”, dice il gesuita tedesco.

    Ma in più, spiega, a volte il percorso legale non è favorevole alle vittime, perché servono prove inconfutabili che è molto difficile trovare nei casi di abusi e molte vittime parlano solo 25 anni dopo i fatti, quindi è impossibile – dice – confermare ciò che è successo il 28 febbraio 1965.

    «Ciò che serve è un vero cambiamento da parte della Chiesa, non solo per accogliere ma anche per dialogare con le vittime», dice.

    Un cambio di mentalità nei vescovi

    In merito alle denunce, Zollner spiega che le leggi e i passi compiuti sono dovuti a Francesco, che ha lavorato sul quadro normativo e inasprito le leggi – anche un vescovo che non ha fatto nulla se c’è una denuncia può essere perseguito – ma che La Chiesa ei suoi vescovi hanno bisogno “è di ammettere ciò che è successo in passato, non solo gli abusi, ma l’abbandono: assumersi la responsabilità e dire che per un motivo o per l’altro non è stata fatta la cosa giusta”.

    Perché questa riluttanza da parte dei vescovi spagnoli o italiani ad aprire le indagini? “Perché ci sono casi che non sono noti e loro stessi o i loro predecessori sanno di non aver fatto quello che dovevano fare ed ammetterlo è difficile”, spiega.

    Inoltre, c’è poi la questione della compensazione finanziaria che rallenta le indagini, secondo Zollner, che aggiunge: “La realtà è che dobbiamo offrire un equo compenso, anche se la giustizia non sarà mai completa”.

    L’esperto ribadisce che ciò che manca, soprattutto, è un cambio di mentalità nella Chiesa «che deve dimenticare che tipo di ripercussioni avranno queste indagini. Bisogna pensare al danno che è stato fatto a queste persone. Alla Chiesa non dovrebbe interessare se queste indagini danneggiano la sua facciata, la sua immagine».

    «Come diceva san Giovanni Paolo II nel 2002, è un tempo di purificazione per la Chiesa e di ammissione che la Chiesa non è un’istituzione immacolata come alcuni pensano. È il momento del pentimento, della confessione e, quando possibile, della riparazione, è come quello che la Chiesa propone alle persone in confessione. È il momento in cui è necessaria una confessione istituzionale», spiega.

    Tuttavia, ammette che «purtroppo nella gerarchia i vescovi non capiscono che è meglio affrontare le cose, ammettere i crimini, i peccati, chiedere perdono, e poi includere le vittime in questo cammino» e che per molti nel Chiesa “le vittime sono ancora viste come persone scomode, che danno fastidio”.

    (traduzione con Google)

    Titolo originale: Hans Zollner: “La Iglesia debe aclarar todo lo sucedido sobre los abusos”

    https://listindiario.com/las-mundiales/2022/02/09/708340/hans-zollner-la-iglesia-debe-aclarar-todo-lo-sucedido-sobre-los-abusos?fbclid=IwAR1muFWpn4gBzlafYGTtF5-5EJY6i1FRp5nqmwjCdlSm2sG27kWGOlunRzs

  • La commissione d’inchiesta per gli abusi dei preti in Italia

    La commissione d’inchiesta per gli abusi dei preti in Italia

    Non solo la Germania, non solo l’operato del Papa emerito Ratzinger sotto i riflettori. Il rapporto sugli abusi sessuali nell’arcidiocesi di Monaco dal 1945 al 2019, che ha fatto emergere con drammaticità lo scandalo pedofilia nella Chiesa, potrebbe avere ripercussioni anche in altri Paesi. Spagna e Italia, da sempre “resistenti” a questo tipo di indagini, in primis.  Mentre echeggiano ancora le parole di Ratzinger – che ha parlato di vergogna e dolore ma ha anche respinto ancora una volte le accuse di avere taciuto su casi di pedofilia – l’ipotesi di un’indagine tra le nostre canoniche scuote e divide la Chiesa. Tra i dubbi sul se e come procedere, tra opposizioni interne e passi in avanti, tutto è rimandato a dopo l’elezione (a maggio) del nuovo presidente della Cei, il successore del cardinale Gualtiero Bassetti.

    “Già da qualche tempo stiamo riflettendo sull’avvio di una ricognizione approfondita e seria della situazione italiana. Intanto, vogliamo raccogliere le informazioni che arrivano dai nostri Servizi diocesani per la tutela dei minori, per avere un riscontro dell’attività di questa rete del tutto nuova in Italia”, aveva detto al Corsera lo stesso Bassetti, nelle scorse settimane. Bassetti spiegava di volere adotatre un approccio metodologico ”dal basso” per non avere proiezioni o statistiche “ma arrivare ai numeri reali”.

    I tempi per un’inchiesta potrebbero quindi essere maturi, anche su sollecitazione di Papa Francesco. “La Chiesa, con l’aiuto di Dio, sta portando avanti con ferma decisione l’impegno di rendere giustizia alle vittime degli abusi operati dai suoi membri, applicando con particolare attenzione e rigore la legislazione canonica prevista”, ha annunciato lo stesso Bergoglio nel corso di un incontro con i partecipanti all’Assemblea plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede. “In questa luce ho recentemente proceduto all’aggiornamento delle Norme sui delitti riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede, con il desiderio di rendere più incisiva l’azione giudiziaria – ha aggiunto – . Questa, da sola, non può bastare per arginare il fenomeno, ma costituisce un passo necessario per ristabilire la giustizia, riparare lo scandalo, emendare il reo”.

    Pro indagine anche il cardinale Paolo Lojudice, presule di Siena, e l’arcivescovo di Modena Erio Castellucci, entrambi candidati alla successione di Bassetti. Lojudice, che è presidente dell’Osservatorio per la tutela dei minori “Fonte d’Ismaele”, ha detto al Resto del Carlino che “un’indagine in Italia serve”.

    Netto anche il gesuita tedesco padre Hans Zollner, teologo e psicologo, presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana, a cui papa Francesco ha affidato la prevenzione degli abusi sessuali nella Chiesa. “Siamo devastati – ha detto dopo la pubblicazione del rapporto sulla Germania – dalla dimensione numerica e dal proseguimento nel tempo, per decenni, di queste violenze. Siamo sotto choc per il report sulla pedofilia nell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga”. Queste inchieste per Zollner “servono, e ne occorrerebbe una anche in Italia”. Anche se “ormai il fenomeno è chiaro: nel mondo in ogni regione tra il 3 e il 5% dei preti è un abusatore. Abbiamo dei criminali fra noi. Per questo dobbiamo ancora fare passi avanti per purificare la Chiesa”.

    Numeri spaventosi sono quelli snocciolati da Francesco Zanardi, fondatore e presidente della “Rete l’Abuso”, l’associazione italiana vittime di preti pedofili, all’indomani del dossier sugli abusi commessi dal clero in Germania: “In 15 anni sono 160 i sacerdoti condannati in via definitiva in Italia per pedofilia. Ed è solo la punta dell’iceberg del fenomeno, le vicende emerse”. Il 15 febbraio vedrà la luce il  Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia #ItalyChurchToo.

    Mentre in Italia si inizia a ragionare sul tema, in Spagna l’iter sembra più avanti. L’attenzione mediatica è stata alzata anche dal racconto dello scrittore Alejandro Palomas – noto per alcuni suoi libri e per riconoscimenti letterari ottenuti – il quale si è dichiarato, in interviste con diversi media, vittima di pedofilia da parte di un religioso. Secondo l’agenzia Ansa, la Procura generale dello Stato, che coordina le azioni delle procure territoriali, ha chiesto ai vari pubblici ministeri di inviare dati sulle inchieste aperte in materia, in modo da conoscere in termini globali in quali casi si è attivata la giustizia spagnola. Dall’altro è al vaglio dell’organo di gestione della Camera dei deputati l’ammissione di una richiesta avanzata da tre partiti di aprire una commissione d’inchiesta parlamentare sugli abusi nella Chiesa, informa la stampa iberica.

    https://www.today.it/cronaca/preti-pedofili-abusi-inchiesta-italia.html

  • Nasce ‘Italychurchtoo’, “così cambieremo la lotta ai preti pedofili”

    Nasce ‘Italychurchtoo’, “così cambieremo la lotta ai preti pedofili”

    AGI – “In assenza di un’azione da parte di Stato e Chiesa, è arrivato il momento di una svolta. Saremo il ‘cavallo di Troia‘ in un sistema che vede le istituzioni inermi rispetto al problema dei preti pedofili”. Francesco Zanardi, fondatore della ‘Rete l’Abuso’, la prima associazione italiana che si occupa del tema dal 2010, spiega all’AGI gli obiettivi di ‘#Italychurchtoo’, il cui lancio, anticipato da un hashtag su twitter, avverrà il 15 febbraio durante un evento online intitolato ‘Oltre il Grande Silenzio’.

    “Ne faranno parte solo due associazioni laiche, noi e Left, per il resto hanno aderito una decina di gruppi cattolici, e già questo mi pare molto significativo – osserva Zanardi – Sono: Adista, Comitato Vittime e Famiglie, Voices of Faith, Noi siamo chiesa, Comité de la Jupe, Donne per la Chiesa, Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne”. Il giorno della presentazione è previsto anche l’intervento di “alcuni sopravvissuti e testimoni”.

    “Perché la soluzione non può arrivare dalla Chiesa”

    L’idea di una Commissione indipendente sostenuta anche da alcuni Vescovi non convince Zanardi che in questi dodici anni ha raccolto 1400 segnalazioni, la maggior parte non sfociate in denunce perché troppo risalenti nel tempo: “La soluzione non può arrivare dalla Chiesa perché ha dimostrato in casi eclatanti di voler insabbiare e perché, se anche questa Commissione fosse perfetta nessuno le crederebbe per una mancanza di credibilità ormai troppo radicata. E poi, c’è un altro punto decisivo per cui la Chiesa avrebbe comunque delle armi spuntate a livello legislativo. In Italia la denuncia di un prete pedofilo è solo su querela di parte. A differenza che in Francia, Spagna, Germania, la può fare solo la vittima o il genitore se la vittima è minorenne. Qui si gioca tutto: bisogna che il legislatore dia questa possibilità di denunciare a tutti cittadini, dal parroco, al catechista a chiunque abbia dei sospetti. Basterebbe solo questo per una svolta”.

    “Bisogna abolire la prescrizione”

    Nella sua esperienza, racconta Zanardi, “mi capita di vedere persone anche molto in là con gli anni che vorrebbero denunciare una violenza. Il tempo di maturazione di questo tipo di reato è molto lungo, richiede di solito un’elaborazione lunghissima. Solo dopo molto ti accorgi che altri problemi che hai, come l’alcolismo o la tossicodipendenza, sono stati provocati da quell’episodio”. Tanti casi denunciati alla ‘Rete  l’Abuso’, che conta su una rete di 23 avvocati sparsi in tutte le regioni, non sono finiti sul tavolo di un magistrato perché già prescritti al momento della denuncia.

    “Occorre che per questo tipo di reati venga abolita la prescrizione” è la proposta di Zanardi che ha reso il sito dell’associazione un enorme contenitore di storie di presunti abusi che vengono aggiornate in continuazione dagli attivisti con articoli di giornale e altre fonti.

    https://www.agi.it/cronaca/news/2022-02-09/italychurchtoo-lotta-preti-pedofili-15557626/

  • Vaticano, i casi di pedofilia: “E ora indaghiamo anche in Italia”, ma i vescovi sono divisi

    Vaticano, i casi di pedofilia: “E ora indaghiamo anche in Italia”, ma i vescovi sono divisi

    CITTA’ DEL VATICANO – Una commissione d’inchiesta indipendente sugli abusi sessuali commessi dai preti per fare luce sugli ultimi settant’anni. L’ipotesi scuote la Chiesa italiana, divisa sia sull’opportunità di farla sia sul come farla. Tutto è rimandato a dopo l’elezione di maggio del nuovo presidente della Cei, il successore del cardinale Gualtiero Bassetti. La realtà ecclesiale italiana, insieme a quella spagnola, è quella che maggiormente resiste all’inchiesta. Il tutto nonostante Francesco, chiamando due anni fa le vittime a parlare in Vaticano davanti ai vescovi del mondo, abbia dato un chiaro segnale su quale direzione prendere. Secondo dati non ufficiali, ma che girano Oltretevere, l’Italia è il secondo Paese al mondo per numero di accuse di abusi su minori perpetrati da sacerdoti.

    Fra i vescovi che sembrano essere più aperti sull’ipotesi di un’inchiesta ci sono il cardinale Paolo Lojudice, presule di Siena, e l’arcivescovo di Modena Erio Castellucci, entrambi candidati alla successione di Bassetti. Lojudice, che è presidente dell’Osservatorio per la tutela dei minori “Fonte d’Ismaele”, ha detto al Resto del Carlino che “un’indagine in Italia serve”. “Non ci sono divieti, né muri, né impedimenti alla realizzazione di un’indagine interna sul dramma della pedofilia nella Chiesa”. Così Castellucci: “I tempi sono maturi, via libera a maggio”.

    Dichiarazioni a parte una cosa è certa: se non sarà la Chiesa a muoversi lo faranno gli Stati. In Spagna questa prospettiva è già una realtà: l’organo di gestione della Camera dei deputati spagnola (la cosiddetta “Mesa del Congreso”) ha ammesso la richiesta da parte di tre partiti di creare una commissione d’inchiesta su casi di abusi su minori commessi nell’ambito della Chiesa cattolica. Ma già in questi giorni il cardinale Gualtiero Bassetti ha fatto capire che la sua idea è di una commissione che cominci a lavorare dall’interno, e dunque dal basso, raccogliendo le informazioni che arrivano dai servizi diocesani per la tutela dei minori. Contro questa ipotesi, però, si sono espressi autorevoli esperti. Su tutti il gesuita Hans Zollner, uno dei maggiori esperti mondiali nel campo della prevenzione degli abusi sessuali, che recentemente al País ha spiegato come sia necessario un lavoro esterno: a Monaco hanno lavorato “avvocati indipendenti che non hanno mostrato il loro lavoro al cardinale, all’arcivescovo o al vicario generale prima della pubblicazione”. E ancora: “Indipendenza significa nessuna interferenza. E se ciò è garantito, i risultati possono essere gli stessi”.

    In Italia molti fedeli laici non sembrano più intenzionati a fare sconti alle gerarchie su questo tema. Il 15 febbraio nasce non a caso il Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia. Sigle importanti si riuniscono per andare “Oltre il grande silenzio” e lanciano l’hashtag #ItalyChurchToo. Partecipano l’Osservatorio religioso sulla violenza contro le donne, Donne per la Chiesa, la Rete l’abuso, Adista, il Comitato vittime e famiglie, Voices of faith. In queste ore è Francesco Zanardi, presidente della Rete l’abuso, associazione delle vittime di abusi sessuali da parte dei preti, a dare voce alla delusione dopo la lettera di Ratzinger. “Questa lettera – dice – mi lascia malissimo. E ha tanto il sapore di una cosa pilotata. I fatti di Monaco non li conosco ma conosco purtroppo benissimo quelli di Savona perché io ero la vittima. Malgrado i media italiani avessero scritto che nel 2013 l’allora prefetto dell’ex Sant’Uffizio Ratzinger fosse al corrente dei fatti, poi è scesa una cappa”. Nel Coordinamento italiano ci saranno una decina di associazioni, tutte cattoliche “perché anche i cattolici si sono scocciati di tutto questo silenzio”.

    Dice invece Paola Lazzarini, sociologa e promotrice del network cattolico Donne per la Chiesa, che ha raccolto circa 2 mila firme per chiedere un dossier sul modello francese: “Serpeggia nell’episcopato, da un lato, l’idea sempre più infondata che l’Italia sia al riparo dal problema, grazie a un’identità cattolica del Paese, per la verità ormai solo di facciata, e, dall’altro, si avverte il timore per le possibili conseguenze derivanti dal portare a galla gli abusi. Far emergere i casi non solo crea difficoltà sul piano dei rapporti con la magistratura civile, anche se oggi i chierici hanno l’obbligo morale di denuncia, ma riaccende interrogativi sulla formazione, il celibato e la sessualità dei preti”.

    https://www.repubblica.it/cronaca/2022/02/09/news/vaticano_i_casi_di_pedofilia_e_ora_indaghiamo_anche_in_italia_ma_i_vescovi_sono_divisi-337016408/

  • Il costo economico della pedofilia del clero renderà “inevitabile” la povertà? (Luigi Sandri)

    Il costo economico della pedofilia del clero renderà “inevitabile” la povertà? (Luigi Sandri)

    E se il costo dei risarcimenti alle vittime della pedofilia del clero fosse l’occasione storica, certo inattesa, per rendere effettivamente povera, in Occidente, la Chiesa cattolica romana, e problematica la sua esistenza stessa nel Sud del mondo? L’interrogativo appare “obbligato”, se si mettono insieme dati, pur ancora parzialissimi, che fanno intravvedere un futuro abbastanza preoccupante per le strutture economiche e finanziarie delle Conferenze episcopali del ricco Nord del pianeta, e quasi catastrofico per quelle del Sud depredato.

    La partenza… negli Stati Uniti d’America

    Il 14 luglio 2009 l’arcidiocesi di Los Angeles, allora guidata dal cardinale Roger Mahony, annunciò che, in un accordo estragiudiziale con gli avvocati di circa cinquecento vittime di preti pedofili negli anni 1930-2003, essa aveva accettato di pagare un risarcimento complessivo di 660 milioni di dollari (quasi mezzo miliardo di euro). Si era di fronte al più alto risarcimento mai esborsato da una diocesi statunitense, dal 2002, da quando cioè lo scandalo degli abusi sessuali su minori compiuti da persone del clero venne alla luce non più come caso singolo, ma come una piaga relativamente diffusa. Secondo il Los Angeles Times, la diocesi avrebbe venduto proprietà immobiliari per raccogliere i fondi necessari per onorare l’impegno preso.

    Negli USA, di norma, è la singola diocesi che, se il prete pedofilo non ha i mezzi per risarcire la sua vittima (e questo, generalmente, è il caso), deve pagare il risarcimento. E così era stato a Boston. Qui, il Boston Globe, a partire dal gennaio 2002 pubblicò ogni mese una serie di articoli che denunciavano come, nella diocesi, una novantina di preti fossero implicati in casi di pedofilia: situazione dapprima negata dall’arcivescovo, cardinale Bernard Law che, travolto dallo scandalo, alla fine di quell’anno dovette dimettersi. Su quei fatti nel 2015 è uscito il film Spotlight, di Tom McCarthy (premio Oscar nel ’16), che fece molto rumore, negli Usa e non solo, perché rivelava al grande pubblico una realtà vergognosa.

    Nel 2003 l’arcidiocesi pagò circa 85 milioni di dollari come risarcimento alle vittime di abusi, e rischiò la bancarotta. Ma che ne fu del cardinale? Egli – classe 1931 – si traferì a Roma, dove Giovanni Paolo II lo nominò arciprete di Santa Maria Maggiore: una carica onorifica, e tuttavia offensiva per le vittime dei preti pedofili di Boston che, di fatto, erano stati coperti dal porporato. Per fortuna papa Wojtyla scelse come suo successore monsignor Seán Patrick O’Malley, rivelatosi poi severissimo nella battaglia per estirpare la pedofilia del clero.

    Ma se la diocesi è piccola, e non ha la possibilità di risarcire le vittime dei preti pedofili? Quella di Portland, in Oregon, nel 2004 dichiarò fallimento, di fronte ad un esborso, per lei impossibile, di 155 milioni di dollari; e nel febbraio scorso, il vescovo di Winona-Rochester, nel Minnesota, ha dichiarato il fallimento della diocesi, non in grado di pagare 21,5 milioni di dollari per risarcire centoquarantacinque vittime della pedofilia del clero.

    Francia: debiti. Australia: risveglio? Vaticano: buone notizie, ma…

    Se negli USA ogni diocesi deve affrontare da sé la situazione, assai diverso è il caso della Francia, dove, di norma, nessuna di esse può affrontare risarcimenti milionari a vittime della pedofilia del clero. Una commissione indipendente (Ciase), voluta dal presidente della Conferenza episcopale, monsignor Eric de Moulins-Beaufort, vescovo di Reims, il 5 ottobre ha reso noto i suoi risultati: dal 1950 al 2020 circa tremila preti hanno violentato 216mila minori; si è dunque di fronte non a poche “mele marce”, ma ad un tremendo “fenomeno sistemico”. Riconoscendo la “vergogna” dell’accaduto, il prelato ha detto che i vescovi venderanno beni e palazzi di proprietà, e si indebiteranno con le banche, per risarcire le vittime. Ma sarà un’impresa ardua: se, infatti, si pagassero a ciascuna vittima anche solo 50mila euro, il totale sarebbe di 10,8 miliardi.

    Dall’Europa all’Australia. Nel continente, secondo un’inchiesta della Royal Commission, 1.880 presbìteri cattolici, il 7% del totale, sono stati accusati di abusi su minori nell’arco di sessant’anni (tra il 1950 e il 2010), senza che la Chiesa abbia cercato di affrontare il vergognoso fenomeno: solo da pochi anni si è impegnata con decisione per stroncarlo. E i risarcimenti? Per un prete, Gerald Ridsdale, abusatore per anni di molti ragazzini, il risarcimento da pagare, nel 2019, è stato equivalente a 620mila euro.

    Torniamo in Europa: molti episcopati, dalla Germania alla Polonia, dalla Spagna al Portogallo, dovranno affrontare risarcimenti costosi alle vittime della pedofilia del clero. E in America latina, in Africa, in Asia? Certamente il fenomeno dei presbìteri predatori esiste anche là: ma, per ora, è difficile quantificarlo. A livello mondiale le stime sono molto variegate: da paese a paese l’incidenza del fenomeno sembra variare dall’1 al 5% del clero. Percentuali che dimostrano come il clero cattolico sia sano, in gran maggioranza; tuttavia i “devianti”, pur minoranza, sono sempre troppi (“fossero anche uno solo!”, ha detto Francesco), perché compiono azioni devastanti, che possono rovinare per sempre le vittime, pur diventate adulte e sfuggite ormai dalle unghie dei loro predatori. Essi sono anche frutto di un sistema chiuso e patriarcale.

    Quando le cifre (e le vicende) dei preti pedofili delle Chiese del Sud inizieranno a dilagare, ed interverranno i tribunali civili, chi risarcirà le vittime, essendo quelle diocesi – in genere – molto povere? Il problema preoccupa non poco la Santa Sede, perché infine toccherebbe ad essa rispondere per le diocesi “colpevoli”: cifre elevate, presumibilmente, se assommate, seppur non fossero così alte come quelle affrontate dalle “consorelle” occidentali, perché le diocesi (o circoscrizioni equiparate) , potenzialmente interessate, sono un migliaio.

    Per questo motivo in Vaticano hanno accolto con soddisfazione la sentenza con cui, il 12 ottobre scorso, la Corte europea dei Diritti dell’uomo (Cedu) di Strasburgo ha rigettato ventiquattro querelanti – belgi, francesi e olandesi – che, in una specie di class action, avevano citato in giudizio il Vaticano dinanzi ai tribunali belgi, chiedendo che quello Stato pagasse per atti di pedofilia commessi da preti cattolici. Secondo gli accusatori, infatti, il Vaticano è colpevole «per il danno causato dal modo strutturalmente carente in cui la Chiesa cattolica ha affrontato il problema degli abusi sessuali al suo interno». Ma la Corte ha stabilito: «La Santa Sede non può essere chiamata in giudizio per i casi di abusi sessuali commessi dai sacerdoti di vari Paesi»; lo Stato del Vaticano, in virtù dei «princìpi di diritto internazionale», gode della “immunità” rispetto alle querele.

    Tuttavia… se poverissime diocesi del Sud del mondo, pressate dai tribunali locali che esigono la riparazione dei danni,  chiedessero al papa di pagare risarcimenti – dovuti a “delitti” di preti pedofili che esse non possono minimamente affrontare – potrebbe, moralmente ed ecclesialmente, esimersi? Ecco perché la piaga immonda, pur spesso denunciata da Francesco, potrebbe essere l’evento imprevisto che non teoricamente, ma realmente, rende povera la Chiesa romana. 

    E questo vale anche per la Chiesa italiana. Infatti, nel corso della sua Assemblea generale straordinaria (22-25 novembre), monsignor Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna e presidente del Servizio nazionale per la Tutela dei Minori, ha fatto – recita un comunicato – “un aggiornamento circa le iniziative e le strutture finora messe in campo per contrastare la piaga degli abusi sui minori e le persone vulnerabili, dentro e fuori dalla Chiesa, dopo l’emanazione delle Linee Guida del giugno 2019”. Bene, iniziative tutte lodevoli. E tuttavia, ancora una volta, la Cei evita di “quantificare” il risarcimento delle vittime; e, soprattutto, rifiuta ostinatamente di istituire una Commissione indipendente, tipo quella francese, pur varata perfino dai vescovi portoghesi, e pur suggerita da tante persone in Italia, positivamente impressionate dal coraggio dei vescovi d’Oltralpe. Pessimo segnale in vista del “coraggio” che sarebbe necessario per preparare il Sinodo generale del 2023 e quello italiano del 2025.

    https://www.donpaolozambaldi.it/2022/02/il-costo-economico-della-pedofilia-del-clero-rendera-inevitabile-la-poverta-luigi-sandri/

  • Il legislatore spagnolo avvierà un’indagine d’ufficio sugli abusi

    Il legislatore spagnolo avvierà un’indagine d’ufficio sugli abusi

    Dopo che la Conferenza episcopale spagnola (CEE) ha rifiutato di avviare una commissione indipendente per esaminare casi storici di abusi del clero, il governo ha dato il via libera al Congresso per avviare una propria commissione.

    Il governo spagnolo di sinistra, guidato dal primo ministro Pedro Sanchez, ha deciso di svolgere un ruolo attivo nelle indagini sui casi di abusi contro minori all’interno della Chiesa cattolica. La decisione arriva pochi giorni dopo una richiesta avanzata dagli alleati di questa coalizione di governo, compreso Unidas Podemos, affinché il Congresso crei l’organismo.

    Nel frattempo, la Procura di Stato – guidata dall’ex ministro socialista Dolores Delgado – ha avviato una propria procedura. Ai 17 alti pubblici ministeri di tutte le comunità autonome della Spagna è stato chiesto di inoltrare entro 10 giorni tutte le denunce e le azioni legali che sono in corso di elaborazione su aggressioni sessuali e abusi su minori all’interno di qualsiasi istituzione religiosa.

    La portavoce del governo, Isabel Rodríguez, ha dichiarato martedì in una conferenza stampa che “il governo è dalla parte delle vittime e vogliamo un’indagine”.

    L’Esecutivo “sta studiando con determinazione tutte le formule possibili per farlo nel migliore dei modi ed evitare che ciò accada di nuovo”, ha detto. “Lo faremo e lo faremo bene”.

    Ha anche affermato che stanno ancora valutando quale sia il “meccanismo più appropriato”, che consente di “chiarire i fatti e aiutare le vittime con il loro dolore”.

    Un voto finale sulla proposta non è previsto prima del 17 febbraio. Tuttavia, i notiziari locali riferiscono ampiamente che la proposta passerà.

    Nel 2018 un’iniziativa simile è stata presentata al Congresso, ma non è riuscita a raccogliere consensi. All’epoca, i socialisti sostenevano che non spettava al governo “esporre questo tipo di requisiti. Se si ha notizia della possibile commissione di un reato, è opportuno portarla all’attenzione della Procura della Repubblica, non produrre verbale».

    I vescovi spagnoli si sono rifiutati di avviare l’indagine – che è stata commissionata da altre Conferenze episcopali nazionali, come Portogallo, Francia e Germania – sulla base del fatto che ogni diocesi del Paese sta già raccogliendo queste informazioni.

    Inoltre, alcuni vescovi hanno affermato che raccogliere tutti i dati in un rapporto invece di indagare effettivamente sulle accuse, non aiuta le vittime. Quello che propongono, invece, è di concentrare l’attenzione e le risorse sull’ascolto e sull’accompagnamento delle vittime, invitandole a denunciare o alla Chiesa o alle autorità civili.

    Il Partito popolare di sinistra ha votato contro la Commissione quando la proposta è stata discussa martedì perché voleva ampliare l’ambito dello studio per esaminare i casi di abusi sessuali contro i bambini rispetto a quelli che avrebbero potuto verificarsi in altri contesti, comprese le scuole pubbliche.

    Secondo il Center for Decease Control, una ragazza su quattro e un ragazzo su tredici subiscono abusi sessuali su minori prima di compiere 18 anni e nel 91% dei casi l’aggressore è conosciuto dal bambino o dalla famiglia, con una stima del 60% di i casi che si svolgono all’interno della famiglia.

    La richiesta di una commissione governativa arriva dopo un’indagine svolta da El Pais , quotidiano nazionale di sinistra allineato al governo. La loro relazione è stata consegnata a papa Francesco a dicembre. Secondo il quotidiano, l’inchiesta è “senza precedenti” per la Chiesa in Spagna. Comprende accuse di abusi sessuali su minori rivolte a 251 membri del clero e alcuni laici di istituzioni religiose. L’inchiesta è stata aperta nell’ottobre 2018.

    Almeno nove diocesi, e la maggior parte degli ordini religiosi citati nel rapporto, hanno chiesto aiuto al giornale per contattare i sopravvissuti che sono disposti a sporgere denuncia alle autorità.

    Fonti hanno detto a Crux che uno dei motivi per cui i vescovi si sono rifiutati di fare un’indagine storica è perché sono convinti che il governo, attraverso il giornale, li abbia presi di mira e il lancio di una commissione sarebbe “ceduto”.

    Altri prelati, invece, sostengono di aver seguito ogni richiesta avanzata dalla Santa Sede. Affermano che durante le loro visite ad limina a Roma – svoltesi tra dicembre e gennaio – papa Francesco, la Congregazione vaticana per la dottrina della fede e la Congregazione per i vescovi hanno espresso soddisfazione per le iniziative intraprese per indagare sulle accuse, accompagnare le vittime e prevenire gli abusi.

    “È vero che la Chiesa in Spagna ha commesso degli errori”, ha detto a Crux una fonte interna alla conferenza episcopale . “Ma passare da ‘non abbiamo fatto tutto bene’ ad accusarci di ‘non fare assolutamente nulla’ è una vera bugia”.

    La Conferenza episcopale non ha rilasciato una dichiarazione sulla proposta di commissione, e ne ha parlato solo un vescovo – Luis Argüello, segretario generale della Cee e ausiliare di Valladolid.

    Durante un’intervista a Vatican Media dopo la visita ad limina , ha espresso preoccupazione per la proposta.

    “Stiamo assistendo anche a un uso di questa situazione: un uso mediatico, un uso politico in queste ultime ore e questo ci preoccupa”, ha detto Argüello. «Non solo perché tocca la vita della Chiesa e senza affrontare il problema degli abusi nella società nel suo insieme. Soprattutto perché ci sembra particolarmente doloroso che la situazione delle vittime possa essere usata come una disputa politica, nel confronto del Parlamento o della vita sociale e politica spagnola”.

    Lo spagnolo Yago De la Cierva, un membro laico dell’Opus Dei che ha fatto parte del gruppo di consulenza del vertice vaticano del 2019 sugli abusi del clero, ha detto a Crux che la situazione in Spagna è particolare perché è un giornale, non i vescovi, che ha preso l’iniziativa di fare ciò che la Santa Sede ha chiesto al termine di quell’incontro.

    “Il Vaticano ha detto che dovrebbero essere i vescovi a indagare e ad assumere la guida su questa questione, perché nessuno è più interessato a garantire spazi sicuri nei contesti ecclesiali”, ha affermato. Da qui il paradosso della situazione: un giornale di sinistra, e un governo socialista-comunista, sono più interessati a fare un’indagine che non la conferenza episcopale.

    “Non è che i vescovi stiano sbagliando tutto. Semplicemente non sappiamo cosa stanno facendo”, ha aggiunto.

    Questo, ha affermato De la Cierva, ha lasciato i fedeli laici in una “preoccupante situazione di abbandono”, vedendo da un lato l’aggressività di El Pais e, dall’altro, nessuna risposta da parte dei vescovi.

    “Questi problemi sono impossibili da evitare nella pubblica piazza, e meno i vescovi sono diretti nell’affrontare questo flagello sociale, peggio sarà”, ha detto.

    Inoltre, se non sono responsabili della pulizia della propria casa, non avranno alcuna credibilità nell’affrontare il problema nella società più ampia.

    Poiché ogni Paese è diverso, ha detto, i regolamenti della Santa Sede sono applicati in modo diverso. Ma al termine del vertice dei presidenti delle Conferenze episcopali a Roma, la Santa Sede ha chiesto ai presuli di indagare sulle accuse di abusi, di andare a cercare i sopravvissuti e di riparare. Se i vescovi spagnoli possono garantire che ciò avvenga a livello diocesano, «forse non c’è bisogno di un’indagine a livello nazionale».

    “Ma l’opinione pubblica non è divisa per diocesi, ed è molto difficile per ogni diocesi fare la stessa cosa, con lo stesso spirito, metodologia e dedizione, della diocesi della porta accanto”, ha detto De la Cierva. “Per questo le Conferenze episcopali di tutto il mondo hanno deciso di fornire un servizio alle diocesi particolari affinché vi sia una sistematizzazione”.

    Eppure ha detto che i vescovi spagnoli sono molto gelosi delle loro diocesi e dubitano che la Conferenza episcopale possa fare un lavoro migliore.

     De la Cierva ha affermato di temere che ciò significhi che la Chiesa spagnola potrebbe cadere nel dimenticatoio nell’affrontare gli abusi in modo sistematico.

    “Non c’è ingiustizia peggiore dell’ingiustizia comparata. Non ha senso trattare una persona maltrattata a Madrid peggio di una di Huelva o di una maltrattata da un marista. Perché né i fedeli né la società accettano questa differenza”, ha detto.

    Segui Inés San Martín su Twitter:  @inesanma

    Spain’s legislature to launch clerical abuse investigation

  • Pederastia nella Chiesa cattolica | La Spagna compie passi senza precedenti per indagare sugli abusi

    Pederastia nella Chiesa cattolica | La Spagna compie passi senza precedenti per indagare sugli abusi

    La Spagna ha compiuto un passo senza precedenti nell’indagine sulla pederastia all’interno della Chiesa cattolica e lo ha fatto da due diverse prospettive, politica e giudiziaria.

    Da un lato, il Congresso dei Deputati ha aperto le porte a una possibile indagine parlamentare sugli abusi. La Procura dello Stato, invece, ha deciso di centralizzare tutte le cause aperte.

    Miguel Hurtado, vittima di abusi infantili, spera che vengano compiuti progressi, anche se si rammarica che sia così tardi.

    “Il problema principale è che il 99,9% dei casi è prescritto. Poi la Procura scoprirà la massa media “, dice Hurtado. ” Si potrebbe produrre un rapporto che quantifica l’entità dell’iceberg della pederastia nella Chiesa spagnola . : quanti preti pedofili, quanti vescovi insabbiatori, quanti bambini violentati, in quante istituzioni ci sono stati abusi».

    Ogni passo per riparare il dolore che provano le vittime mi sembra fantastico

    Ester Pujol
    Vittima di abusi nella Chiesa cattolica spagnola

    Esther Pujol, un’altra vittima di abusi nella Chiesa, festeggia che le loro voci siano finalmente ascoltate. “Mi sembra fantastico perché ogni passo in quella direzione, per riparare il dolore che provano le vittime di abusi, è accolto molto bene da parte nostra, è la nostra battaglia”, dice.

    Il Congresso apre le porte alla creazione di una commissione per indagare sui casi

    Quello che il Congresso dei Deputati, la Camera bassa del Parlamento, ha approvato è l’ammissione al trattamento di una richiesta per creare una commissione parlamentare per indagare su questi abusi.

    L’iniziativa, promossa, tra gli altri, da United We Can, uno dei partner della coalizione di governo, rischia di andare avanti, nonostante il rifiuto del Partito popolare conservatore, principale formazione di opposizione, nonché dell’estrema destra Vox, terza parte, forza parlamentare.

    https://es.euronews.com/2022/02/01/pederastia-en-la-iglesia-catolica-espana-da-un-paso-sin-precedentes-para-investigar-los-ab