Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • 360 casi registrati dalla Rete L’ABUSO in soli 15 anni – La magistratura italiana prenda esempio dalla Spagna

    360 casi registrati dalla Rete L’ABUSO in soli 15 anni – La magistratura italiana prenda esempio dalla Spagna

    Un clamoroso esempio del fallimento della giustizia italiana, già noto e chiaramente espresso dal Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite, che nel 2019, riguardo le molteplici denunce esprimeva; “il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana.”

    Parole forti, riferite proprio a quanto emergeva in particolare dalle nostre denunce. Non solo la latitanza dello Stato, ma anche quella della magistratura, aggravata dal fatto che questa, non solo fosse molto reticente nel procedere, ma non esercitasse in alcun modo il suo potere, l’autonomia che questa ha. A prescindere dall’interesse del Governo, il quale, sempre in quella sede, ricevette diverse raccomandazioni oggi un tutt’uno con i silenzi della Giustizia. (paragrafo 21)

    L’iniziativa della magistratura spagnola è un atto dovuto a fronte dei 250 casi emersi in 70 anni, da accertare e approfondire, ma tali da stimolarne l’interesse.

    I silenzi decennali di quella italiana invece, segno che questa ha rinunciato (almeno per quanto riguarda il clero) alla propria autonomia e ancor peggio, all’importanza dell’Istituzione che rappresenta e del ruolo, tale da avere anche in Italia l’autonomia di intervento, a prescindere dalla politica, anzi, proprio quando questa è assente, come nel caso italiano.

    La punta dell’iceberg italiana, ignorata ma ben documentata sul nostro portale e che in un paese normale come la Spagna avrebbe stimolato come è accaduto un’indagine, in Italia invece pare proprio di no. l’Associazione ha i dati e ben volentieri li consegnerebbe ai magistrati, ma non li vogliono.

    Eppure in soli 15 anni (non 70 come in Spagna) contiamo ben 320 sacerdoti coinvolti in casi di pedofilia, circa 160 condannati in via definitiva, circa 60 inediti e custoditi nei nostri archivi, se pur documentati, improcedibili perché le attuali leggi, in Italia hanno vuoti tali da impedire la procedibilità di indagini, persino preventive.

    Stiamo assistendo ovunque a governi che mettono a riparo i cittadini, indagano con commissioni d’inchiesta che rivelano dati impressionanti per l’opinione pubblica, un po’ meno per chi tecnico e li aveva già ben chiari da anni e aspettava solo divenissero ufficiali.

    In Italia invece bisognerà attendere le prossime vittime, sperando denuncino e anche loro non siano improcedibili per prescrizione o altro.

    F.

  • SPAGNA – La Procura dello Stato prende le redini dell’indagine sui casi di pedofilia nella Chiesa

    SPAGNA – La Procura dello Stato prende le redini dell’indagine sui casi di pedofilia nella Chiesa

    La Procura generale dello Stato ha ordinato questo lunedì ai 17 procuratori superiori di tutta la Spagna di trasmettergli entro 10 giorni tutte le procedure penali (denunce e denunce) in corso relative ad aggressioni e abusi sessuali su minori in seno alle congregazioni , scuole o qualsiasi istituzione religiosa. Tutti “avviati sia in sede giudiziaria che fiscale”, secondo il documento a cui EL PAÍS ha avuto accesso. Con ciò la Procura intende fare una radiografia del problema della pederastia all’interno della Chiesa. Questo mandato senza precedenti comporterà un’indagine esauriente in un breve lasso di tempo, poiché le registrazioni di questo tipo di processo nei rapporti annuali non specificano mai se il reato sia stato commesso all’interno o all’esterno della sfera religiosa. La riscossione che faranno i pubblici ministeri non rappresenterà tutti questi delitti, poiché alcuni di essi non giungono alla giustizia civile, ma sono istruiti nei processi ecclesiastici. Sono i vescovi ei superiori degli ordini religiosi che sono stati incaricati di giudicarli e, in alcune occasioni, di emettere risarcimenti o di mettere a tacere quanto accaduto.

    La richiesta del ministero pubblico arriva nel mezzo dello scandalo di pederastia che sta vivendo la Chiesa spagnola dopo che EL PAÍS ha consegnato a papa Francesco e al presidente della Conferenza episcopale spagnola (CEE), il cardinale Juan José Omella, un dossier con 251 casi Registri inediti di abusi commessi da sacerdoti, religiosi e laici in campo religioso . Il lavoro giornalistico, lanciato nell’ottobre 2018, ha spinto United We Can, ERC ed EH Bildu a presentare la scorsa settimana una petizione al Congresso per la creazione di una commissione per indagare su questi crimini. Questo martedì si decide l’ammissione al processo dell’iniziativa per discuterla in sessione plenaria della Camera.

    Non è la prima volta che l’Amministrazione prova a compilare i dati. Nel gennaio 2019 il Governo ha chiesto all’allora Procuratore generale dello Stato, María José Segarra, di informarlo del procedimento aperto in tribunale per casi di pederastia commessi all’interno della Chiesa, sia nelle parrocchie che dipendono dalla diocesi che nei collegi dei religiosi congregazioni. Un mese dopo, il ministero della Giustizia, quando era in carica Dolores Delgado, chiese alla Cee di informarla dei casi di cui era a conoscenza, gesto che fece star male la gerarchia ecclesiastica. E infatti non hanno risposto.

    Mesi dopo, nel giugno dello stesso anno, la Procura della Repubblica ha inviato una lettera al Ministero della Giustizia spiegando che i suoi archivi informatici sui procedimenti aperti per aggressione o abuso sessuale di minori non consentono discriminazioni sul fatto che siano stati commessi all’interno di istituzioni religiose o in altri luoghi, e solo in dettaglio al ministero i dati generali degli abusi che sono stati registrati in Spagna. Per conoscere questi casi è stato necessario avviare una rassegna come quella che lunedì la Procura ha disposto: che ogni Procura provinciale indaghi su ogni suo fascicolo.

    Nonostante la mancanza di cifre, le conclusioni della Procura in tale documento sono state forti: ha evidenziato l’”opacità” della Chiesa e ha esortato il governo a mobilitarsi e ad adottare misure. Nel documento ha suggerito all’Esecutivo di istituire commissioni investigative simili a quelle che avevano istituito paesi come l’Australia oi Paesi Bassi , composte da gruppi di esperti indipendenti e che da anni indagano su questi crimini. In essi sono stati aperti canali affinché le vittime potessero fornire la loro testimonianza, hanno condotto migliaia di interviste e consegnato un rapporto finale esauriente. Successivamente, le vittime sono state risarcite.

    Se sei a conoscenza di un caso di abuso sessuale che non ha visto la luce, scrivici con il tuo reclamo a abuse@elpais.es

    https://elpais.com/sociedad/2022-01-31/la-fiscalia-del-estado-toma-las-riendas-de-la-investigacion-sobre-los-casos-de-pederastia-en-la-iglesia.html

  • Spagna, lo scrittore Palomas denuncia: «Un uomo di chiesa mi ha violentato quando avevo 9 anni»

    Spagna, lo scrittore Palomas denuncia: «Un uomo di chiesa mi ha violentato quando avevo 9 anni»

    «Sono stato molestato, abusato e violentato. Ho attraversato tutte e tre le fasi». La confessione del noto scrittore Alejandro Palomas alla radio Cadena Ser è arrivata come un fulmine a ciel sereno in Spagna. Una storia che fa discutere, perchè il personaggio è molto noto e perchè gli abusi sarebbe stato compiuto da un uomo di chiesa, suo maestro elementare. Inoltre, la denuncia dello scrittore è solo una delle tante arrivate recentemente a carico dei religiosi di varie scuole, tutte appartenenti all’ordine di La Salle (conosciuto in italia come congregazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane).

    Palomas, vincitore del premio letterario Nadal nel 2018 per il suo romanzo “Un amor” ha appena compiuto 54 anni e ha da poco perso la madre. Dopo una vita passata a nascondere il dolore ha deciso di rompere il silenzio e dare voce a tante altre vittime, che come lui, nello stesso periodo subirono violenza.

    I fatti denunciati dallo scrittore sarebbero avvenuti tra il 1975 e il 1976, nella scuola della congregazione Fratelli de La Salle a Premiá de Mar, vicino Barcellona. L’orco, secondo il racconto dello scrittore, era il suo maestro elementare, un uomo di chiesa: «Mi ammalavo spesso e a volte mi portava a casa», ha detto a La voz de Galicia «la prima volta è successo in macchina. Ricordo che ha iniziato a toccarsi dopo avermi toccato, mentre ero disteso nel sedile posteriore con la febbre». Lo scrittore non ha fatto il nome del presunto aggressore, limitandosi a definirlo ‘Fratello L.’. Secondo l’agenzia di stampa Efe, l’orco è ancora vivo: ha 91 anni e vive in un centro della stessa congregazione in Catalogna.

    La decisione di parlare pubblicamente dei fatti è arrivata a seguito della scoperta che anche altre persone della stessa scuola avevano denunciato: «Vorrei che il mio messaggio arrivasse a tutti gli uomini che in quegli anni soffrirono, perchè so che molti non saranno in grado di parlarne, a causa di questa idea della mascolinità. Gli abusi ti segnano in un modo particolare. Voglio dire a tutti questi uomini che non sono colpevoli, non siamo colpevoli». Palomas ha chiesto un incontro al primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, che ha accettato. «Grazie per il tuo coraggio», gli ha scritto via Twitter il premier. «Ci vediamo molto presto».

    Quello di Palomas non è un caso isolato. Decine di ex studenti hanno denunciato di aver subito abusi negli anni ’70 dai maestri di diverse scuole in tutta la Spagna, tutte appartenenti all’ordine di La Salle. Il quotidiano spagnolo El Pais ha redatto un report che raccoglie 251 accuse a 19 scuole della congregazione. L’ordine religioso però, a quanto riporta la tesata spagnola, attualmente si rifiuta di aprire indagini e processi canonici per punire i colpevoli, contravvenendo alle indicazioni del Vaticano e di Papa Francesco.

    https://www.ilmessaggero.it/mondo/spagna_scrittore_alejandro_palomas_denuncia_violenza_sessuale_chiesa-6466148.html

  • “Ratzinger coprì i pedofili persino in Italia. Non fermò un prete di Savona: ecco le carte”

    “Ratzinger coprì i pedofili persino in Italia. Non fermò un prete di Savona: ecco le carte”

    L’allora cardinale Joseph Ratzinger avrebbe coperto casi di pedofilia e abusi sessuali commessi da uomini della chiesa anche in Italia. E precisamente a Savona. «Ratzinger non intervenne e proprio nell’anno in cui diventava Papa, uno dei sacerdoti pedofili savonesi a lui denunciati, don Nello Girando stupra un altro adolescente a un campo scout».

    La denuncia arriva da Francesco Zanardi, vittima di un abuso da parte di un sacerdote e presidente dell’Associazione Rete L’Abuso che raccoglie le testimonianza di decine e decine di vittime. Il documento che pubblichiamo è una lettera inviata dall’allora vescovo di Savona, oggi cardinale Domenico Calcagno – nominato da Ratzinger – che, secondo Zanardi «incastra Ratzinger».

    «Nessuno, né dalla diocesi di Savona, né dal Vaticano – dice Zanardi – fermò quel prete. Chiese lui stesso la riduzione allo stato laicale, ma 5 anni dopo, nel 2010, trascinando nell’indagine della procura non solo Ratzinger, ma anche chi per anni lo aveva protetto».

    Cosa pensa dell’inchiesta in Germania che ha portato alla luce quasi 500 casi? E del possibile coinvolgimento di Ratzinger?

    «Non stupisce ciò che è emerso in Germania. Il coinvolgimento di Ratzinger non è una novità. È avvenuto anche in Italia. Non solo a Savona. Ma anche all’istituto Provolo per sordomuti di Verona. In quel caso, la Commissione d’inchiesta nel 2010 fu proprio voluta da Ratzinger.

    Peccato che su 27 preti indagati, gli unici due condannati erano in fin di vita. Gli altri vennero insabbiati e furono in grado di fare altri danni. Come don Nicola Corradi che nel 2016 verrà indagato e condannato a 42 anni. C’è poi il caso di Erik Zattoni di Ferrara, figlio di un prete pedofilo. Malgrado un esame del Dna che confermava la paternità del prete, Ratzinger non intervenne».

    Dopo Francia, Spagna e Germania, quando avremo un’inchiesta sugli abusi anche in Italia?

    «La stiamo chiedendo a gran voce da tempo, anche tramite le Nazioni Unite. Stiamo sollecitando un intervento sia al cardinale Bassetti sia allo stato. Purtroppo il Papa da solo non può muoversi. Anche se lui inserisse l’obbligo di denunciare da parte dei vescovi, non c’è un automatismo. E in questo senso credo ci sia una reticenza da parte dei vescovi italiani».

    La vostra associazione riceve ogni giorno segnalazioni di casi. Quanti sono quelli in Italia?

    «Documentati almeno quattro: oltre a Savona e il Provolo di Verona, abbiamo documenti su Napoli e Ferrara. Ma i casi sono purtroppo tantissimi: ci arrivano segnalazioni ogni giorno. Ratzinger è stato 25 anni a capo della Congregazione per la dottrina della Fede, prima di diventare Papa. È inverosimile pensare che non sia coinvolto ovunque. Nel 2004 fu portato alla sbarra anche negli Usa dall’avvocato Daniel Shea, che assisteva una vittima. Fu accusato di aver insabbiato dei casi, da prefetto dell’ex sant’Uffizio. Si salvò chiedendo l’immunità».

    Come mai ieri nemmeno una parola di Bergoglio in difesa del Papa emerito?

    «C’è poco da difendere. I dati parlano. Non era il caso di intervenire».

    Vi aspettate delle scuse da Ratzinger?

    «Lo dico da vittima e da rappresentante dell’associazione: non ci bastano più le scuse. Sono arrivate tante volte. Vogliamo i fatti, i processi, che i preti non siano più difesi. Ci sono 23 comunità, in Italia, dove i preti pedofili sono curati. La chiesa ha avuto questa sensibilità verso i suoi criminali, non mi sembra però tanto pentita con le vittime».

    https://www.ilgiornale.it/news/politica/ratzinger-copr-i-pedofili-persino-italia-non-ferm-prete-2004286.html
  • Il vescovo di Bilbao riconosce il lavoro di EL PAÍS per indagare sulla pedofilia e gli sforzi delle vittime per denunciare

    Il vescovo di Bilbao riconosce il lavoro di EL PAÍS per indagare sulla pedofilia e gli sforzi delle vittime per denunciare

    Il vescovado di Bilbao ha preso le distanze dalla linea della Conferenza Episcopale Spagnola (CEE), che ha criticato il rapporto EL PAÍS con 251 casi di pedofilia per una presunta mancanza di rigore che “rende difficile trarre conclusioni che possano essere utilizzate per una possibile indagine ”, E in tono molto diverso questo martedì ha valorizzato il lavoro svolto da questo giornale. “Riconosciamo il lavoro svolto dal quotidiano EL PAÍS nel suo Rapporto sui casi di abuso sui minori nella Chiesa spagnola ” , ha dichiarato in una nota . “Evidenziamo in particolare lo sforzo compiuto dalle vittime che si lamentano. Condividiamo la ricerca del chiarimento di ogni caso di abuso che possa essersi verificato e che, senza dubbio, avrà come frutto la conoscenza di la verità, con un’attenzione particolare ai bisogni delle vittime e alla non ripetizione di eventi come quelli denunciati”.

    In questo senso il Vescovo di Bilbao, Joseba Segura, ha annunciato l’apertura di un’inchiesta e invita chiunque a denunciare nella sua mail possibili abusi in passato sui minori: “Ricordiamo la determinazione della diocesi, in linea con quanto contenuto nel Vangelo e costantemente citato dal Santo Padre Francesco, per conoscere, seguendo le norme vigenti, la verità dei casi che potrebbero essersi verificati, assistere le vittime e sradicare ogni tipo di abuso nella Chiesa”. Sono casi come quello di Leonor García, che ha denunciato in EL PAÍS abusi nel sanatorio di Santa Marina de Bilbao negli anni ’70. È una delle lamentele contenute nel rapporto.

    In un clima di scontro tra le diverse sensibilità della Chiesa spagnola, la diocesi di Bilbao è una delle poche che finora ha reagito pubblicamente all’inchiesta aperta dopo la consegna del dossier . Questo giornale ha inviato il suo studio al Papa il 2 dicembre e al presidente della Cee, il cardinale Juan José Omella, arcivescovo di Barcellona, ​​il 10 dicembre. EL PAÍS si è messo a disposizione delle autorità ecclesiastiche per facilitare il contatto con i denuncianti degli abusi e affinché in questo modo possano essere ascoltati e curati, ma la risposta finora è caotica e disomogenea. Ogni ordine e diocesi va per conto proprio, con modalità diverse e gradi diversi di volontà e trasparenza.

    Da parte della Chiesa non c’è nessuna iniziativa per coordinare questo compito e la Cee non ha risposto alle domande al riguardo, per chiarirlo, per una settimana. È infine questo giornale a mediare per gestire il complesso compito di mettere in contatto più di 250 denuncianti con 70 entità diverse, poiché i casi riguardano 31 diocesi e 31 ordini, a loro volta suddivisi in province autonome. La maggior parte degli ordini ha già chiesto a EL PAÍS di comunicare con le vittime, ma solo quattro diocesi hanno scritto a questo giornale per richiederlo: Zamora, Barcellona, ​​Bilbao e Orihuela-Alicante. Un quinto, Mondoñedo-Ferrol, lo ha fatto per segnalare un errore, poiché un caso attaccato alla sua diocesi apparteneva in realtà a quella di Santiago de Compostela.

    In altri paesi la Chiesa o lo Stato hanno creato una commissione d’inchiesta indipendente che accentra il lavoro, ma in Spagna la CEE si rifiuta (a differenza di Francia o Germania) e anche le istituzioni si ignorano (contro Belgio, Irlanda o Australia, che ha istituito commissioni ufficiali). D’altra parte, la maggior parte delle vittime diffida della volontà della Chiesa di indagare sugli abusi e rimprovera la mancanza di trasparenza del processo. La stessa Cee ha ammesso in questi anni di aver ricevuto a malapena denunce, ma nel frattempo più di 600 persone hanno scritto alla mail di EL PAÍS. Dopo tre anni di lavoro, questo giornale ha pubblicato un centinaio di casi e ne ha raccolti altri 251 nel rapporto consegnato al Vaticano, davanti alle resistenze della Chiesa spagnola a indagare su di lui e perché in molti casi ha disobbedito allo stesso Papa. Pureha avviato l’unico caso contabile in Spagna , in assenza di dati ufficiali o ecclesiastici. In questo momento, sommando le denunce contenute nel dossier consegnato al Vaticano, si registrano almeno 602 casi – ognuno riferito a un imputato – e 1.237 vittime dagli anni Trenta.

    Anche la Cee si è inizialmente disinteressata all’inchiesta e alle sue procedure , e ha spiegato il 20 dicembre che sarebbe stato il Vaticano a dirigere il processo, posizione che ha creato sorpresa nella Santa Sede. I vescovi spagnoli hanno persino chiesto al giornale stesso di inviare le informazioni sui loro casi alle diocesi e agli ordini coinvolti, anche se la Cee ha finalmente iniziato a farlo quella stessa settimana. La Conferenza spagnola dei religiosi (Confer), che raggruppa la maggior parte delle congregazioni spagnole, ha ricevuto i casi degli ordini e li ha inviati a tutti i superiori di ogni congregazione il 27 dicembre, come confermato dal suo segretario generale, José Miguel Zamora.

    “Si tratta di una sfocatura nella vita delle congregazioni”

    Gli ordini religiosi, che si sono occupati del 77% dei casi del rapporto, hanno subito aperto un’inchiesta nella maggior parte dei casi e hanno mostrato una disposizione iniziale diversa dalla Cee . “Non c’è dubbio che tutto questo è una macchia confusa nella vita delle congregazioni”, riconosce Zamora. “Credo che nelle manifestazioni che hanno fatto i superiori di ciascuna delle suddette congregazioni, la prima cosa, ovviamente, è chiedere perdono perché qualcosa che non hanno generato o iniziato è in qualche modo caduto su di loro. Le vittime vengono prima di tutto e devi cercare di metterti in contatto con loro. Non vogliamo mettere a tacere qualcosa che è un problema e per quanto possibile abbiamo cercato di dargli il tribunale il prima possibile”.

    La maggior parte delle ordinanze ha chiesto a questo giornale di contattare le vittime, tuttavia, non hanno previsto di coordinare e centralizzare l’assistenza e l’aiuto ai denuncianti, come ammette Zamora: “In linea di principio, non abbiamo preso alcuna risoluzione per fare qualcosa che sia impostato. Dal momento che sappiamo che molte delle congregazioni hanno già iniziato a fare le proprie indagini e lavorare. Quando abbiamo parlato con la Conferenza Episcopale, ci hanno detto solo che ci stavano inviando le informazioni che avevano. Siamo in grado di camminare contemporaneamente con la Conferenza Episcopale senza alcun problema”.

    https://elpais.com/sociedad/2022-01-04/el-obispo-de-bilbao-reconoce-el-trabajo-de-el-pais-para-investigar-la-pederastia-y-el-esfuerzo-de-las-victimas-para-denunciar.html

  • Il Vaticano esprime la “vicinanza” del Papa alle vittime della pedofilia dopo l’apertura della prima grande inchiesta in Spagna

    Il Vaticano esprime la “vicinanza” del Papa alle vittime della pedofilia dopo l’apertura della prima grande inchiesta in Spagna

    Il Vaticano ha espresso “con parole, preghiera e con tanti gesti” l’”attenzione” e la “vicinanza” del Papa alle vittime della pedofilia, dopo aver reso pubblica la grande inchiesta aperta dalla Chiesa spagnola a seguito di un rapporto con 251 nuovi casi consegnati da EL PAÍS al Pontefice. La Santa Sede, rispondendo questa domenica mattina alle domande di questo giornale, ribadisce che Francesco ha agito subito dopo aver ricevuto lo studio di 385 pagine e lo ha inviato “alle autorità competenti perché si procedesse secondo le norme canoniche. attuali”. La Conferenza Episcopale Spagnola (Ce) per il momento tace.

    Come ha pubblicato questa domenica questo quotidiano, il Papa ha affidato l’incarico alla Congregazione per la Dottrina della Fede, l’organismo che centralizza le indagini sugli abusi sui minori nel mondo cattolico. IL PAESE glielo ha consegnato il 2, durante il viaggio in Grecia nel quale ha avuto contatti con i giornalisti, e la settimana successiva lo ha inviato anche a Juan José Omella, presidente della Cee e arcivescovo di Barcellona. Anche Omella ha agito prontamente e lo ha inviato immediatamente al tribunale ecclesiastico della sua diocesi, che lo ha registrato e ha avviato le indagini, anche se il fascicolo si estenderà poi alle 31 diocesi e ai 31 ordini religiosi interessati. Il 77% dei casi proviene da congregazioni, e questo giornale ha anche avanzato alla maggioranza i casi che li riguardano. Quasi tutti stanno già indagando anche su questo.

    Il dossier è scaturito da più di 600 messaggi pervenuti alla mail aperta da questo quotidiano nell’ottobre 2018. Un centinaio sono stati pubblicati, 251 sono stati inseriti in questo documento e il resto è ancora in fase di accertamento. Nuove denunce hanno continuato a pervenire questa mattina dopo la pubblicazione del rapporto, che si aggiungerà all’inchiesta. Questo giornale ha anche creato l’unica contabilità e banca dati aggiornate degli abusi in Spagna, in assenza di dati ufficiali da parte della Chiesa o delle autorità.

    L’Associazione Vittime di Infanzia Rubata ha reagito questa mattina con soddisfazione: “Crediamo che sia molto importante e rilevante che il Papa finalmente costringa in qualche modo la Cee ad essere propositiva nelle indagini sui casi di pedofilia. Applaudiamo questa decisione del Papa ”, ha dichiarato il suo presidente, Juan Cuatrecasas. “Abbiamo cominciato a confidare in qualche modo che la Chiesa in Spagna affina le sue responsabilità, e ci proponiamo di collaborare, ma continuiamo a insistere che le parole sono parole, ci devono essere fatti. Le vittime non ce la fanno più, e noi crediamo che la Chiesa debba accompagnare e riparare le vittime. Tutta la Chiesa, tutte le congregazioni e le prelature, devono aprire le finestre, scuotere la polvere e assumersi la responsabilità che talvolta hanno di occultamento, occultamento e complicità”. Cuatrecasas ha anche voluto esprimere la sua gratitudine ai media per il loro lavoro. “Va evidenziato perché crediamo che sia importante rendere visibili i danni causati, affinché il resto della popolazione sia consapevole di questo problema”.

    Miguel Hurtado, che ha scoperto gli abusi nell’abbazia di Montserrate promosso una raccolta di firme per ampliare la prescrizione dei reati pedofili, è duro: “L’ostruzionismo della Chiesa spagnola nello svolgimento di un’indagine indipendente ed esaustiva sugli abusi, e il suo rifiuto di risarcire le vittime, mette seriamente in dubbio la vostra effettiva disponibilità per apportare modifiche. La Chiesa spagnola non può indagare su se stessa, essere giudice e parte. Finora, le poche indagini interne in Spagna sono state un esercizio di imbiancatura per l’istituzione. Si sostiene che il problema siano alcune mele marce e non l’insabbiamento portato avanti da decenni”. A suo avviso, “nel nostro Paese ci sono state gravi violazioni dei diritti umani, in modo generalizzato e sistematico, non solo nella Chiesa. Spetta allo Stato agire, cosa che fino ad oggi si è rifiutato di fare”. Per questo si propone di approvare l’imprescrittibilità penale nei reati di pedofilia; garantire che le vittime possano ottenere un risarcimento nella giustizia civile “senza dover chiedere l’elemosina ai vescovi”; e creare una commissione statale d’inchiesta sugli abusi, sul modello dell’Australia o della Gran Bretagna. “In Cile, il candidato Gabriel Boric si è impegnato nel suo programma per creare una commissione cilena per la verità. Qual è il governo più progressista della storia in attesa di agire in Spagna? seguendo il modello dell’Australia o della Gran Bretagna. “In Cile, il candidato Gabriel Boric si è impegnato nel suo programma per creare una commissione cilena per la verità. Qual è il governo più progressista della storia in attesa di agire in Spagna? seguendo il modello dell’Australia o della Gran Bretagna. “In Cile, il candidato Gabriel Boric si è impegnato nel suo programma per creare una commissione cilena per la verità. Qual è il governo più progressista della storia in attesa di agire in Spagna?

    In Spagna nessuna istituzione ha fatto nulla in questi anni per indagare sugli abusi nella Chiesa, e quasi tutte le parti tacciono. Solo in Navarra la Provincia e il Parlamento hanno preso iniziative ed è in corso uno studio dell’Università Pubblica di Navarra per verificare il numero dei casi. Anche in Catalogna, il Sindic de Greuges, il difensore civico regionale, ha preparato una relazione con raccomandazioni al Parlamento. Ma nient’altro.

    Gemma Varona, dottoranda di ricerca permanente presso l’Istituto di Criminologia dell’Università dei Paesi Baschi, sottolinea innanzitutto “una cosa ovvia: nessuna istituzione ha fatto questo lavoro, doveva essere un mezzo di comunicazione”. Varona è uno degli autori del primo studio accademico sulla pedofilia nella Chiesa spagnola, presentato lo scorso giugno, e ritiene che “dopo tanti anni, il livello di sfiducia delle vittime sia alto”. “Dovranno guadagnarsi la loro fiducia e l’unico modo è garantire un’indagine indipendente, la Chiesa non può essere giudice e parte ancora, deve essere fatta da professionisti e con trasparenza. Lo stesso processo investigativo, svolto con onestà, può già essere riparatore per le vittime. Che abbiano voce, controllo e partecipazione. Quello che non può essere è che questo processo crei di nuovo false aspettative”. L’esperto vuole ora ricordare le prime vittime che sono venute alla luce sui media per denunciare gli abusi, perché lo hanno fatto da sole, “hanno avuto un costo elevato e hanno fatto da pioniere a molte cose”.

    Il caso più antico nel rapporto EL PAÍS risale al 1943, e il più recente, al 2018. Tutti sono inediti, tranne 13 già pubblicati, che sono stati inclusi perché sono sorte nuove denunce contro questi chierici. Se quei 251 si aggiungono a quelli che erano già noti fino ad ora e che questo giornale ha contato, unico record esistente in Spagna in assenza di dati ufficiali da parte della Chiesa o delle autorità, ammontano ad almeno 602 casi – ognuno si riferisce a un imputato – e 1.237 vittime dagli anni ’30. Tuttavia, sono stati applicati i criteri più restrittivi e, secondo le testimonianze raccolte, potrebbero essere migliaia.

    Dopo aver appreso del rapporto EL PAÍS, Papa Francisco e Omella hanno avuto una conversazione. Il Vaticano, come fa di solito quando le denunce sono così numerose e non appartengono a un solo ordine, diocesi o abusatore specifico, supervisionerà attraverso la Congregazione per la Dottrina della Fede l’intero processo svolto dalla CEE. La Roma aspetterà risultati, che secondo il suo stesso codice, dovrebbero arrivare in non più di tre mesi.

    Se sei a conoscenza di un caso di abuso sessuale che non ha visto la luce del giorno, scrivici con la tua denuncia a abusos@elpais.es

    https://elpais.com/sociedad/2021-12-19/el-vaticano-manifiesta-la-cercania-del-papa-a-las-victimas-de-pederastia-tras-la-apertura-de-la-primera-gran-investigacion-en-espana.html

  • Come il pesce, l’indagine vaticana in Spagna puzza dalla testa

    Come il pesce, l’indagine vaticana in Spagna puzza dalla testa

    Come il pesce – di Francesco Zanardi – Il quotidiano spagnolo EL PAIS annuncia che attraverso il suo corrispondente Daniel Verdù, ha consegnato nelle mani del papa una sorta di dossier “Spotlight spagnolo” di 385 pagine, che dettagliano 251 casi riferiti al periodo tra il 1943 e il 2018. Un arco temporale importante, ma che proprio per questo fa sorgere alcune perplessità, sopratutto sui silenzi della Spagna e del suo Governo, che come quello italiano – controcorrente al resto d’Europa – “delega” le indagini anziché alla magistratura o agli organi competenti e super partes dello Stato , a chi invece per anni li ha insabbiati e che oggi, probabilmente per paura di un secondo esito CIASE, con tutti i conflitti d’interesse del caso, corre ai ripari trasformandosi forse per spirito natalizio, da carnefice in improbabile buon samaritano.

    La critica della Rete L’ABUSO vuole essere costruttiva e per nulla un attacco alla lodevole iniziativa, non si può però non chiedersi perché consegnare queste informazioni al Vaticano, che molto probabilmente le ha già in gran parte nei suoi archivi, e perché non al Governo, chiedendo di istituire una commissione indipendente che faccia chiarezza ?

    D’altra parte 250 casi in più di 70 anni sono il segno che si è toccata appena la punta dell’iceberg e c’è parecchio di più da indagare.

    Basta pensare che nella sola Australia risultarono responsabili di abusi sui minori lo stesso numero di sacerdoti, 250, ma l’Australia ha anche un organico di soli 3.100 preti, mentre la Spagna ne ha all’incirca 25.000, ben 3000 in più della Francia. La metà di quelli in organico nella sola penisola italiana, che a differenza dei 250 documentati in Spagna in settanta anni, qui in soli quindici, ne conta più di trecento, di cui ben 160 condannati in via definitiva dallo Stato. Casi di cui però la stampa italiana non parla. Una pandemia, sia nella sua unicità che nei silenzi di CEI e Vaticano.

    È la stessa coerenza dei dati sistematicamente emersi dalle commissioni di inchiesta indipendenti in tutto il mondo a dire che quel dato lodevole ma insufficiente, va indagato ulteriormente, ovvero approfondito seriamente e non da una istituzione non credibile e colma di conflitti di interesse come la chiesa. Anche per sua stessa tutela!

    Purtroppo riteniamo disastroso qualora questa indagine di natura giornalistica, se pur lodevole, non si evolvesse in direzione di una indagine governativa, limitandone così la risposta della chiesa spagnola al solo dato emerso giornalisticamente e non dagli inquirenti o dalle informazioni a loro fornite dalle gerarchie, ma da quel poco che malgrado lo sforzo, la stampa ha potuto acquisire.

    Verrebbe sconvolto persino lo stesso ruolo dei media, che hanno dovere di informare, fare inchieste giornalistiche, ma in questo caso sostituirebbero l’organo giudicante, a ulteriore danno per le vittime, che mai potranno portare in un’aula giudiziaria articoli di giornale, per quanto veritieri e dettagliati.

    F.

  • Pedofilia, il Vaticano apre l’inchiesta sugli abusi in Spagna grazie al dossier consegnato da “El País” al Papa

    Pedofilia, il Vaticano apre l’inchiesta sugli abusi in Spagna grazie al dossier consegnato da “El País” al Papa

    C’è voluto il lavoro approfondito, minuzioso, di un gruppo di reporter di El País per rompere il muro di omertà di fronte agli abusi sessuali su minori commessi da religiosi e laici della Chiesa spagnola negli ultimi decenni. Per scongiurare il rischio di nuovi insabbiamenti, il ricco dossier – 385 pagine che dettagliano 251 casi riferiti al periodo tra il 1943 e il 2018 – è stato consegnato personalmente al Papa dall’inviato del quotidiano, il corrispondente da Roma Daniel Verdú, sul volo che portava il pontefice per l’ultima missione in Grecia e Cipro, all’inizio del mese di dicembre.
    La risposta di Francesco è stata quasi immediata: ha trasmesso la documentazione alla Congregazione per la Dottrina della fede, incaricata di coordinare le indagini su tutti i casi di pedofilia nel mondo cattolico. Ma una copia del rapporto è stata consegnata da El País anche al cardinale Juan José Omella, l’arcivescovo di Barcellona che presiede la Conferenza episcopale spagnola, un fedelissimo di Bergoglio che ha impresso una svolta nella gestione della curia locale.
    Il lavoro d’indagine di El País, avviato nel 2018 sulla falsariga dell’inchiesta condotta dal team investigativo Spotlight del Boston Globe, premiato con il Pulitzer e divenuto celebre grazie al film premio Oscar di Tom McCarthy, ha permesso di creare una banca dati, finora inesistente, su tutti i casi di abusi finora conosciuti, con l’indicazione, provincia per provincia, di tutti i membri del clero e di tutte le istituzioni religiose coinvolte. Al momento, sono coinvolte 31 diocesi e 31 ordini religiosi, ma l’archivio è in costante aggiornamento anche perché il quotidiano ha messo a disposizione un indirizzo e-mail – abusos@elpais.es – per le segnalazioni. Ed è proprio grazie a questa iniziativa che molte vittime, anche a decenni di distanza, hanno deciso di parlare, di raccontare l’incubo vissuto durante l’adolescenza.

    L’inchiesta che rischia di terremotare la Chiesa spagnola

    Le storie vengono verificate, una ad una, e inserite nel dossier quando siano stati raccolti elementi sufficienti a indicarne la veridicità, prendendo in considerazione solo le testimonianze dirette di vittime e testimoni. Cosa che spesso accade con relativa facilità, perché in molti istituti religiosi gli abusi e le violenze – troppo a lungo insabbiati – erano un secreto a voces, nel senso che tutti ne conoscevano l’esistenza ma nessuno faceva niente per fermarli.
    I 251 casi indicati dal quotidiano, sommati a quelli che si conoscevano fino ad ora (in parte anche frutto delle inchieste di altri media spagnoli) portano al momento a una cifra totale di 602, ciascuno con riferimento diretto a un religioso coinvolto, per 1.237 vittime complessive. Un numero destinato probabilmente a moltiplicarsi – potrebbero essere parecchie migliaia – anche perché stanno emergendo testimonianze secondo cui molti professori abusavano non di un solo alunno ma di un’intera classe.
    Di fronte a queste denunce, che potrebbero essere solo la punta di un iceberg di uno scandalo molto più ampio, Francesco ha deciso di intervenire prontamente. E in risposta alle domande formulate da El País, la Santa Sede ha confermato questa mattina che il Papa vuole manifestare la sua “attenzione e vicinanza” alle vittime della pedofilia “con le parole, le preghiere e i gesti”. Gesti che potrebbero provocare un terremoto nella Chiesa spagnola, visto l’impressionante numero di prelati coinvolti nell’insabbiamento degli abusi.
    In alcuni casi le storie erano a conoscenza della gerarchia che copriva i responsabili, in altri i religiosi coinvolti venivano trasferiti, a volte anche all’estero, per sottrarli alla possibile azione della giustizia. El País ne elenca 25 con nome e cognome. E ci sono alcune delle figure di maggior spicco della Chiesa spagnola degli ultimi decenni. A cominciare dall’ex arcivescovo di Madrid ed ex presidente della Conferenza episcopale, Antonio María Rouco Varela, vicinissimo a Benedetto XVI, e gli ex arcivescovi di Barcellona, Ricard Maria Carles e Lluís Martínez Sistach.
    https://www.repubblica.it/esteri/2021/12/19/news/pedofilia_il_vaticano_apre_l_inchiesta_sugli_abusi_in_spagna_grazie_al_dossier_consegnato_da_el_pai_s_al_papa-330832348/
  • Pedofilia ecclesiastica in Spagna, il Vaticano apre un’inchiesta sugli abusi commessi dal 1943 al 2018 svelati e documentati da El Pais

    Pedofilia ecclesiastica in Spagna, il Vaticano apre un’inchiesta sugli abusi commessi dal 1943 al 2018 svelati e documentati da El Pais

    Il Vaticano vuole vederci chiaro sugli abusi spagnoli. Secondo quanto riferisce El Pais, la Chiesa cattolica ha avviato una grande inchiesta, senza precedenti in Spagna, su 251 membri del clero e alcuni laici di istituzioni religiose accusati di abusi su minori documentati. Il quotidiano spagnolo ha documentato questi abusi in un’inchiesta condotta negli ultimi tre anni compilando un dossier di 385 pagine che è stato consegnato a Papa Francesco lo scorso 2 dicembre. La consegna, rivela il giornale oggi, è avvenuta durante il viaggio del Papa in Grecia, tramite un assistente del Pontefice.

    Secondo quanto riferito da El Pais, subito dopo il rientro in Vaticano, il dossier è stato fatto arrivare alla Congregazione per la dottrina della Fede. Il quotidiano iberico questa settimana ha consegnato il dossier anche al presidente della Conferenza episcopale spagnola, il cardinale Juan José Omella, arcivescovo di Barcellona, che lo ha immediatamente consegnato al tribunale ecclesiastico di Barcellona che avvierà le indagini. Nel dossier sono elencati casi di abusi che vanno dal 1943 al 2018 e sono in stragrande maggioranza mai denunciati prima, tranne 13 casi su 251.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/12/19/pedofilia-ecclesiastica-in-spagna-il-vaticano-apre-uninchiesta-sugli-abusi-commessi-dal-1943-al-2018-e-svelati-e-documentati-da-el-pais/6431477/

  • Perché la Chiesa cattolica spagnola rifiuta un’indagine indipendente sulle denunce di abusi sessuali?

    Perché la Chiesa cattolica spagnola rifiuta un’indagine indipendente sulle denunce di abusi sessuali?

    Gli attivisti chiedono un’indagine indipendente sui presunti abusi sessuali nella Chiesa cattolica spagnola.

    Insistono sul fatto che il numero di casi è alla pari con la vicina Francia, dove una recente indagine ha trovato 218.000 vittime dal 1950.

    Ma quando venerdì (19 novembre) si è conclusa la riunione dei vescovi della Conferenza episcopale a Madrid, la chiesa ha negato le affermazioni.

    Il portavoce Luis Argüello ha ribadito che l’istituzione non sarebbe “proattiva” nell’intraprendere un’indagine esterna sulle accuse di abusi sessuali.

    “Non siamo disposti a svolgere indagini statistiche e sociologiche”, ha detto.

    “Sono pochi i casi”, ha aggiunto, citando lo 0,8% dei preti colpevoli di tali crimini dal 1950. “Perché l’attenzione è rivolta solo alla Chiesa cattolica?”

    La smentita arriva quando Francia, Irlanda, Germania e Belgio hanno svolto indagini indipendenti dopo che gli Stati Uniti avevano aperto la strada nel 2002; Anche il Portogallo ha appena nominato una commissione nazionale per fare altrettanto.

    “La Spagna è in una posizione paradossale perché è stretta tra Francia e Portogallo che sono intervenuti”, afferma Gema Varona, docente di politica criminale presso l’Università dei Paesi Baschi, che ha presentato a giugno uno studio indipendente sugli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica spagnola insieme all’Università di Barcellona e all’Università Oberta Catalonia.

    Anche prima del raduno della Chiesa cattolica spagnola, le speranze delle vittime per una maggiore responsabilità erano trascurabili.

    Il jamboree non ha previsto un incontro con le vittime stesse, nonostante il fatto che molti chiedano semplicemente che le loro storie vengano ascoltate; storie come quella di Enrique Pérez Guerra, che racconta di essere stato abusato da padre Javier, 60 anni, quando aveva appena 12 anni nel monastero Carmelitas di Saragozza, provincia di Aragona, nel 1968.

    “Volevo essere un prete e un missionario”, racconta a Euronews. “Così sono andato da padre Javier, per vedere se poteva aiutarmi e lui mi ha detto di venire nella sua cella nei pomeriggi dove abusava di me. Era molto rispettato dalla mia famiglia e da tutte le persone intorno e, mentre continuavano gli abusi, veniva a cena a casa nostra. Si è presentato come un uomo affabile e gentile. L’abuso è andato avanti per cinque mesi fino a quando non è stato trasferito in Andalusia. Per tutto quel tempo, ero terrorizzata che i miei genitori lo scoprissero. Pensavo di commettere un peccato mortale e gli ho chiesto di confessarmi, ma mi ha riso in faccia».

    Ci sono voluti 10 anni perché Enrique parlasse.

    “Mi sono autolesionato e sono stato bocciato a scuola e spesso mi sono allontanato”, dice il 65enne che in seguito ha scritto il libro di memorie Hidden Afternoons. “Avevo il terrore di diventare come padre Javier. A quei tempi, essere omosessuale veniva confuso con l’essere pedofilo, quindi quando ho iniziato a uscire con la donna che ora è mia moglie, mi sono sentito sollevato. Ma la colpa è ancora lì; Ho ancora dei sogni”.

    L’esperienza di Emiliano Álvarez Delgado è stata altrettanto se non più straziante. È stato presumibilmente abusato da una banda di preti pedofili nel seminario per minori di San José de la Bañeza in Castiglia e Leon nel 1977 quando aveva solo 10 anni.

    “Sono entrati nei dormitori di notte e hanno scelto in quale letto sarebbero andati”, dice il 55enne. “Hanno tirato indietro le coperte del tuo letto, ti hanno tirato giù i pantaloni e ti hanno toccato, baciato e succhiato il tuo pene. Non l’ho mai detto ai miei genitori perché non mi avrebbero creduto e nella scuola c’era un clima di paura e tante botte. Ti picchierebbero per qualsiasi cosa. Una volta che mi hanno mandato a volare a 10 metri lungo un corridoio, mi hanno colpito così forte. Non so di cosa avessi più paura: le percosse o gli abusi”.

    Emiliano è scappato dal seminario quando aveva 12 anni.

    “Pensavo che quando sarei uscito da lì sarebbe finita, ma poi arriva l’eredità”, dice. “Nel mio caso, è arrivata sotto forma di alcol, droga e prostituzione. Sto bene ora, ma probabilmente non riuscirò mai a superare del tutto quello che mi hanno fatto”.

    “Get over it” è stato il messaggio che Enrique ha ricevuto quando è stato finalmente visto dal vescovo di Maiorca, Sebastià Taltavull, diversi anni fa.

    “Gli ho scritto tre volte e la terza ha accettato di vedermi. Mi ha detto che avrei dovuto dimenticare l’abuso e metterci una buona faccia”, dice.

    Secondo Juan Cautrecosas, presidente dell’Associazione per l’infanzia rubata (ANIR), il cui figlio è stato vittima di abusi sessuali mentre frequentava una scuola dell’Opus Dei a Bilbao, le recenti statistiche pubblicate dalla Chiesa secondo cui sono indagati 220 casi di abusi ben lungi dalla realtà, visto che il rapporto Suavé prodotto dall’inchiesta esterna in Francia ha citato un minimo di 216.000 vittime dal 1950.

    “È assolutamente falso che i casi di pedofilia all’interno della Chiesa [cattolica spagnola] siano pari allo 0,8%”, afferma. “Hanno manipolato le statistiche in Spagna, ricorrendo solo alla fondazione ANAR per le segnalazioni di abusi. Ma molte vittime non hanno denunciato i loro abusi all’ANAR così brillante come quella fondazione. In Spagna le cifre sono simili a quelle francesi, se non superiori. C’è una tradizione di trasparenza in Francia, mentre in Spagna c’è il senso di impunità della Chiesa e il timore di ripercussioni delle vittime».

    Il timore non è infondato. Quando Juan e sua moglie hanno denunciato l’abuso di suo figlio un anno dopo che è avvenuto nel 2010, la famiglia è stata bombardata da minacce che li hanno costretti a cambiare casa nel 2013, ha detto Cautrecosas.

    “Abbiamo ricevuto chiamate con il chiamante rimasto in silenzio, poi messo giù il telefono e siamo stati fermati per strada da una figura sinistra che si sfregava le mani e ci diceva che avremmo pagato per quello che stavamo facendo. La scuola non ha fatto nulla e si è schierata dalla parte del prete che ha ottenuto 11 anni, che la Corte Suprema ha ridotto a due», racconta.

    Quando Emiliano ha denunciato il suo abuso diversi anni fa, dice che il vescovo ha permesso al suo aggressore sopravvissuto di portarlo in tribunale per aver fatto false accuse. Il suo passato a scacchi più recente è stato allevato ed è stato raffigurato come un delinquente sulla marca.

    Varona suggerisce che la cifra dello 0,8% è solo la punta dell’iceberg.

    “Dato che è del 1950 – quando Franco era al potere e c’erano molte scuole religiose – non è credibile”, dice.

    Ma la Chiesa cattolica spagnola insiste che qualsiasi abuso è eccezionale. Inoltre, i vescovi si sono dichiarati pionieri nell’andare a fondo di ogni accusa con una serie di regole innovative per rafforzare il sostegno offerto dai loro Uffici per la protezione dei minori, istituiti nel marzo 2020 in ciascuno dei Le 70 diocesi spagnole per ordine di papa Francesco.

    Ma Juan Cuatrecasos dell’ANIR è irritato dalle loro affermazioni.

    “Non è accettabile che si vantino di presunte norme antipedofilia, dichiarandosi pionieri, quando è già risaputo che il loro atteggiamento di non essere propositivi nelle indagini sui loro crimini li tradisce”, dice. “È vergognoso e intollerabile che continuino a negare e nascondere la verità. Il 20 novembre è la Giornata universale dei bambini; sarebbe stato un atto di umanità ed empatia se ne avessero tenuto conto prima di mancare nuovamente di rispetto ai bambini e ai loro diritti”.

    Riguardo agli Uffici per la Tutela dei Minori, Varona dice: “So dalle vittime che si sono rivolte a questi uffici che non si sentono trattate bene. Devi creare un’entità indipendente come Towards Healing in Irlanda”.

    Quindi la Chiesa cattolica spagnola sarà persuasa ad avviare un’indagine? Dopotutto, l’inno La Muerte no es el Final, composto dal defunto sacerdote Ceráreo Gabaráin, accusato di molteplici casi di abusi mentre insegnava alla scuola religiosa Maristas di Madrid, è ancora suonato dalle forze armate spagnole e cantato dal re Felipe VI in occasione della Giornata Nazionale, con i suggerimenti che dovrebbe essere vietato ha incontrato l’incredulità.

    “Una tale condanna sarebbe medievale”, ha detto il portavoce Argüello dopo che gli Stati Uniti l’hanno bandita ad agosto.

    Enrique cita il film Spotlight del 2015, la storia vera di come il Boston Globe ha segnalato gli abusi sui minori all’interno dell’arcidiocesi cattolica locale e dice di sentirsi triste che la stessa cosa non accadrà in Spagna.

    “Qualsiasi cambiamento qui sarà in misura minore”, dice. “La transizione non è stata completata, culturalmente parlando. Ci sono ancora molti tabù; non siamo una società del libero pensiero; non una democrazia completa. È risaputo che è meglio stare attenti se si litiga con il clero, e quando la gente vuole dire che ti sei scontrato con un muro di mattoni, c’è il detto spagnolo ‘Ti sei scontrato con la Chiesa’”.

    Alla fine della 117ma assemblea della Conferenza episcopale spagnola, alcune delle presunte vittime potrebbero sentirsi esattamente così.

    Euronews ha chiesto alla Chiesa cattolica spagnola di commentare questo articolo, ma non ha risposto al momento della pubblicazione.

    https://www.euronews.com/2021/11/22/why-is-spain-s-catholic-church-refusing-an-independent-investigation-into-sex-abuse-claims