Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Invisibili e dimenticati: un’inchiesta del Boston Globe racconta i figli dei preti

    Invisibili e dimenticati: un’inchiesta del Boston Globe racconta i figli dei preti

    39053 BOSTON-ADISTA. C’è chi lo ha saputo fin da quando era piccolo, ma aveva ricevuto dalla madre una devastante consegna del silenzio. C’è chi lo ha saputo in età più adulta, scoprendo una verità nascosta sotto il tappeto. C’è chi è roso dal dubbio, dal sospetto, ma non ha più la possibilità di sapere con certezza. C’è chi è stato allevato con amore e sollecitudine, ma nel segreto, e chi è stato ignorato ed evitato e costretto a tacere, pena la cessazione di qualsiasi aiuto. Sono i figli del “peccato”, uomini e donne nati da relazioni clandestine tra una donna e un prete, una legione ancora in larga parte nascosta e inconsapevole, diffusa ovunque sia presente la Chiesa, ma la cui consistenza sembra potenzialmente molto alta: su di loro, in una nuova coinvolgente inchiesta, fa luce Michael Rezendes, uno dei giornalisti del quotidiano Usa Boston Globe che, con il caso “Spotlight”, una quindicina di anni fa scoperchiò nella Chiesa cattolica il vaso di Pandora della pedofilia nel clero.

    Non voluti, ignorati, dimenticati 

    Molte e dolorose le storie che sostanziano l’inchiesta. C’è Jim Graham, di Buffalo, che ha saputo solo a 48 anni, nel 1993, grazie all’aiuto di due zii, che quel padre che lo aveva cresciuto, distante e anaffettivo, non era il suo vero padre. A dargli la vita era stato un prete, Thomas Sullivan, della Congregazione degli Oblati, all’epoca già morto. Le sue richieste di conferma presso la sede romana non hanno avuto alcuna risposta, finora.

    C’è Chiara Villar, 36 anni, di Toronto, che conosce la verità fin da quando era piccola, ma è stata obbligata a mantenere il segreto e a chiamare il padre, don Anthony Inneo, “zio”. «Tutto ciò che avrei voluto – afferma – è che mi portasse a prendere un gelato e mi dicesse: “Sono orgoglioso della mia bambina”». Sua madre, una esule cubana, all’inizio della relazione con il prete credette alla promessa dell’uomo di abbandonare il sacerdozio, e si trasferì nella rettoria della chiesa, dove fece da perpetua e organista. Dopo la nascita della bambina, fu chiaro che ciò non sarebbe mai accaduto. La madre le chiese di mentire, trattando il padre in pubblico come uno zio. Il peso del segreto lentamente compromise la sua integrità psichica, e arrivò all’autolesionismo. La sua ferita più grande, però, è quella lasciata dal padre, che l’ha sempre tenuta nascosta e ora, malato di Alzheimer, non la riconosce più.

    Anche il diritto canonico tace

    Il numero dei figli dei preti è ignoto. Tuttavia, osserva Rezendes, con più di 400mila preti diffusi nel globo, molti dei quali non osservano l’obbligo del celibato, la cifra potenziale può essere molto alta. Sul tema, ancora poco studiato, le poche cifre a disposizione sono quelle del libro di A. W. Richard Sipe, A Secret World, risalente ormai a 27 anni fa: Sipe vi afferma che il 30% dei preti ha una relazione stabile o occasionale con una donna, e che solo il 50% è fedele all’impegno del celibato. Vincent Doyle ha dato vita al sito Coping International, che offre supporto ai figli di sacerdoti come lui. Se anche solo l’1% dei preti del mondo avesse avuto un figlio, ha detto, si parlerebbe comunque di 4mila persone. Ma sono certamente molti di più: per Paul Sullins, prete e sociologo della Catholic University of America, il numero, solo negli Usa, potrebbe superare quello delle vittime di abusi da parte del clero, che ammontano a poco meno di 20mila: «È certo un impulso meno comune, per un maschio adulto – ha detto – cercare sesso con un minore piuttosto che con una donna». E in Irlanda, ad esempio, si tratta di un fenomeno talmente diffuso da aver originato dei cognomi (McEntaggart e McAnespi) che, in gaelico, significano “figlio del prete” e “figlio del vescovo”. «La gente sapeva, ma non parlava», ha detto al Globe il card. Diarmuid Martin di Dublino.

    Di contro alla rilevanza del problema, la Chiesa non ha mai stabilito delle norme per un rappresentante del clero che diventi padre: nessuna istruzione per il supporto delle madri, spesso lasciate sole a allevare il figlio, né dei figli stessi, trattati come un problema da contenere piuttosto che come una vita da far crescere. Figli che, scossi dalla verità, non di rado cadono nella depressione o nell’abuso di sostanze e in pensieri suicidari. E così, il contributo che un prete-padre può dare alla crescita di un figlio resta continua a essere dipendente dalla sua “generosità” o dalla sua coscienza: il diritto canonico tace anche sulla responsabilità di un vescovo quando uno dei suoi preti diventa genitore. Nel migliore dei casi – e qualcuno ve ne è stato – il prete può essere un padre amorevole, ma in privato, nel segreto. In tanti, riporta Rezendes, hanno promesso alle loro compagne di abbandonare il sacerdozio, ma sono pochissimi ad averlo fatto; altri hanno sperato nell’abolizione prossima ventura dell’obbligo al celibato, e nell’attesa, tuttora vana, i figli sono cresciuti senza di loro. Troppo spesso non si sono assunti la responsabilità legale e finanziaria dei loro figli, e le madri non hanno intrapreso alcuna azione legale: nei casi esaminati dal Boston Globe, solo 2 donne su 10 lo hanno fatto, e 6 bambini su 10 non hanno ricevuto alcun sostegno finanziario dal padre. I preti che vi hanno provveduto, lo hanno fatto, spesso, a condizione che la loro identità restasse segreta. Una richiesta che a volte non era necessaria: le madri avevano un tale culto per l’uomo che consideravano rappresentante di Dio che non avrebbero fatto nulla per danneggiare la sua immagine.

    L’uscita dall’ombra

    Il fenomeno, lentamente, sta venendo in superficie. Tre anni fa, la Commissione dell’Onu per i diritti del bambino, preoccupata del fatto che i preti cattolici obbligassero le donne a restare in silenzio in cambio di assistenza economica, chiese al Vaticano di «definire il numero di figli di preti cattolici, scoprire la loro identità e prendere tutte le misure necessarie per garantire che i diritti di quei bambini fossero conosciuti e rispettati dai loro padri». Il termine concesso scade il primo settembre. L’ufficio del Vaticano presso le Nazioni Unite, rivela il Globe, ha chiesto a Doyle di incontrare il suo ambasciatore mons. Ivan Jurkovic, aggiungendo, senza aggiungere dettagli, di stare lavorando a una risposta.

    Già da una trentina d’anni, tuttavia, la consapevolezza che si tratti di un problema sistemico è cresciuta. Lo provano i rapporti confidenziali di suor Maura O’Donohue e suor Mary McDonald che, negli anni ’90, riferirono al Vaticano il fenomeno delle suore abusate dai preti in Africa e in altre regioni del Terzo mondo (nel 1988 in Malawi un vescovo locale silurò i vertici di una congregazione religiosa che avevano denunciato la gravidanza di 29 suore; il settimanale statunitense National Catholic Reporter li pubblicò nel 2001, e anche Adista, vedi n. 24/01), affermando che in Africa il celibato comportava che un prete non si sposasse ma non che non avesse figli, e che era anche accaduto che le suore abusate e incinte fossero state costrette ad abortire. Il Vaticano derubricò la questione a fenomeno isolato, a casi eccezionali, invece di considerarne la portata. Ma gli episodi si moltiplicarono anche nelle alte sfere: come quello di Eamonn Casey, vescovo irlandese di Galway, che dovette dare le dimissioni nel 1992 dopo che Anne Murphy, americana, madre di suo figlio, scrisse un libro sulla vicenda; quello del fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado, che fu costretto a lasciare la guida della congregazione dopo le accuse di abusi e la rivelazione dell’esistenza di diversi figli da almeno due donne; quello del vescovo di Los Angeles Gabino Zavala che nel 2012 si dimise dopo aver comunicato di avere due figli adolescenti; la diocesi si assunse il carico del loro sostentamento.

    Vincent Doyle, il fondatore di Coping International, irlandese, nel 2014 è andato a incontrare papa Francesco in piazza san Pietro. A 28 anni aveva scoperto che quel prete amorevole che chiamava “J.J.” e con cui aveva passato molta della sua infanzia era, in realtà, suo padre. Il suo progetto era nato da un gruppo chiuso su Facebook, che aveva coagulato lentamente una comunità di persone segnate dalla stessa storia, migliaia di persone: voleva dare al papa una copia della lettera che aveva scritto ai vescovi del suo Paese, un appello a farsi carico del fenomeno e delle esigenze dei figli dei preti.

    Papa Francesco non gli ha mai risposto. Ma le sue iniziative non sono cadute nel vuoto: i vescovi irlandesi, che hanno finanziato il progetto di Doyle («Un figlio ha il diritto di conoscere suo padre e il padre ha obblighi verso suo figlio», ha detto il card. Martin), hanno emanato, il 29 maggio scorso, delle linee guida (“Principi di responsabilità riguardo ai preti che hanno figli durante il ministero”) che chiedono ai preti-padri di «assumersi le proprie responsabilità: personali, giuridiche, morali, e finanziarie», anche se non esigono l’abbandono del sacerdozio. Il card. Sean O’Malley, uno dei consiglieri del papa nonché presidente della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, ha detto che la Commissione non si occuperà delle esigenze dei bambini dei preti: va oltre il mandato dell’organismo, ha detto, spiegando che esso «cerca di assistere le diocesi nell’implementazione di programmi per la prevenzione degli abusi sessuali. Non rientra tra le nostre responsabilità entrare in casi individuali». Tuttavia ha affermato che «Il dono della vita deve essere protetto e curato in tutte le circostanze. Ogni bambino è un dono prezioso di Dio e merita rispetto». Pertanto, «se un prete è padre di un bambino, ha l’obbligo morale di lasciare il ministero e provvedere alla cura e le esigenze della madre e del figlio. Il loro benessere è la priorità più alta».

    http://www.adista.it/articolo/57598

  • Abusi nel Provolo: è stata arrestata la rappresentante legale

    Abusi nel Provolo: è stata arrestata la rappresentante legale

    La Giustizia ha arrestato e denunciato la donna che era “il braccio destro” del prete Corradi. Le vittime l’avevano accusata. Ci saranno altri arresti.

    L’arresto di Graciela Pascual -la ex rappresentante legale dell’istituto religioso Antonio Provolo (Luján de Cuyo)- era imminente. E alla fine si è concretizzato questa mattina, dopo una perquisizione della sua abitazione.

    La donna è stata inoltre accusata dal Pubblico Ministero Gustavo Stroppiana come partecipante di primo piano degli episodi di abuso sessuale e corruzione di bambini sordi nella menzionata istituzione, fatti per i quali sono già detenuti ed accusati anche due preti, una suora e tre ex amministratori. Tra tutti si sommano almeno 44 atti (secondo i denuncianti).

    Secondo i denuncianti, la donna era colei prendeva tutte le decisioni nell’istituto con il prete Corradi.

    Da quando le aberranti denunce hanno cominciato a venire alla luce nel novembre dell’anno passato, il nome dell’ex rappresentante legale si ripeteva in molte delle dichiarazioni. Le vittime ed i familiari che dichiararono nella stanza Gesell e in udienze hanno accusato l’ex direttrice e l’hanno indicata come una persona molto vicina al sacerdote Nicola Corradi. “Il suo braccio destro e colei che prendeva tutte le decisioni con lui. Era come la padrona”, hanno detto i testimoni di comune accordo.

    Precisamente per questo, la lente degli investigatori era posta sull’ex direttrice già da vari mesi, e la querela aveva richiesto la denuncia precisamente per la sua partecipazione.

    Durante le ultime ore il Pubblico Ministero ha reso effettiva l’imputazione ed ha arrestato la donna.

    Secondo quanto hanno evidenziato fonti giudiziali, questa imputazione sarebbe la prima di una serie che continuerà nei prossimi giorni, tutte vincolate agli ex lavoratori del luogo che sarebbero stati partecipanti – primari e secondari – degli episodi “per omissione” (questo significa che sarebbero stati al corrente degli abusi ed attacchi, ma non li hanno denunciati né resi pubblici).

    Ieri la Giustizia Garante ha confermato che 4 dei 5 uomini imputati resteranno in carcere fino al termine del giudizio per questi casi (anche se la causa non è stata sollevata) e ci sia una sentenza.

  • Rivelati altri dettagli sulle denunce del Provolo di La Plata

    Rivelati altri dettagli sulle denunce del Provolo di La Plata

    La poesia intima dedicata ad un ex seminarista, denunciato da una persona di questo luogo, prova la promiscuità che regnava nell’ordine.

    La prima documentazione analizzata che è stata trovata tra le prove sequestrate nel Provolo mendocino apporta dati cruciali per l’indagine degli episodi di abuso e corruzione dei bambini sordi nell’istituto religioso di Luján de Cuyo.

    Parte di questa documentazione è stata pubblicata nell’edizione di ieri de Los Andes e consiste in una lettera che un membro dell’ordine in La Plata ha inviato al sacerdote Nicola Corradi (81, oggi imputato e detenuto per gli episodi nella nostra provincia) nel 2002, quando quest’ultimo era già in Mendoza. 

    Lì il remittente -identificato con le iniziali J.G.J.- informa con preoccupazione il prete italiano sulle irregolarità e condotte promiscue osservate nella sede platense, ed accusa con nome e cognome un  ex novizio e seminarista di nome Gerardo per questi “comportamenti deviati”, così come anche si riferisce alla complicità di altri sacerdoti per proteggerlo e avvallare queste azioni.

    Di fatto, nella relazione emerge che Gerardo era già stato rifiutato nell’ordine bonaerense precisamente per questo, al tempo che chiede a Corradi che prenda azione nei fatti dato che un gruppo di preti (anch’essi in questa sede) lo proteggono “a cappa y spada” e lo appoggiano di fronte ad una nuova possibilità di ritornare al Provolo. Unita a questa missiva, J.G.J. aggiunge una copia di un poema -quanto meno- bizzarro (nel nuovo senso della parola vincolato a qualcosa di inspiegabile ed inconcepibile) con il quale identificano l’ex seminarista nell’intimità dell’ordine.

    Si tratta di otto strofe ispirate ad un brano del gruppo di musica tropicale Los Sultanes (di effimero successo) Dove si può apprezzare la perversione e la promiscuità tanto di colui al quale allude nella canzone (Gerardo) come dell’immagine che hanno dentro all’ordine di questo ex novizio, il quale era chiamato ironicamente “La segretaria di Lady Di” (Lady Di sarebbe il soprannome di uno dei sacerdoti  del Provolo di La Plata).

    Los Andes ha avuto acceso al testo della canzone. J.G.J. ha fatto anche altre denunce sulla mancata consegna degli abiti ai bambini che pernottavano nel convitto del Provolo platense (incluso accusa le suore del luogo di vendere alcuni di questi abiti “per due o tre pesos”), ed anche sul fatto che servivano a questi bimbi alimenti scaduti.

    Uno dei dettagli che risulta impattante agli investigatori è che, avendo questa lettera e questa informazione in suo potere, lo stesso Corradi non abbia preso opportunamente misure né avvisato o dato luogo all’intervento della chiesa per far sì che investigasse la situazione (cosa che è stata fatta di fronte alle denunce in Mendoza).

    http://www.losandes.com.ar/article/revelan-mas-detalles-sobre-denuncias-del-provolo-de-la-plata

  • Suor Cathy, uccisa dopo aver scoperto lo scandalo dei preti pedofili

    Suor Cathy, uccisa dopo aver scoperto lo scandalo dei preti pedofili

    Suor Catherine Cesnik fu trovata morta il 3 gennaio 1970 in un bosco del Maryland. Insegnante in una scuola femminile cattolica di Baltimora, la giovane suora era venuta a conoscenza degli abusi sessuali a cui le studentesse erano costrette dai preti della scuola.

    Negli anni Sessanta Pittsburg, in Pennsylvania, era ancora la città industriale che si era guadagnata il significativo nome di Steel City, la città d’acciaio. Nel popoloso quartiere nord-orientale di Lawrenceville, abitato prevalentemente da operai e pendolari, vivevano i Cesnik, una distinta famiglia con quattro figli. Catherine era certamente la più giudiziosa tra tutti, quella che si dice una ragazza con la testa sulle spalle, sveglia, intelligente, responsabile. Sua madre la guardava crescere con la certezza che avrebbe avuto un futuro radioso. Dopo essere stata eletta presidente del consiglio degli studenti e reginetta di maggio, si diplomò alla Saint Augustine High School, nel 1960.

    Suor Cathy
    Allegra, esuberante e straordinariamente bella, decise di prendere i voti in un ordine religioso dedicato all’insegnamento, la sua vera vocazione. Anche di fronte a un pretendente che voleva sposarla, un giovane seminarista di nome Gerard Koob, che avrebbe rinunciato all’abito talare per lei, Cathy scelse i voti. Decisa, come era stata fin dall’infanzia, andò dritta per la sua strada e nel 1965 cominciò a insegnare alla Archbishop Keough High School. Rimase lì per quattro anni fino a quando non la trasferirono alla Western High School di Baltimora, nel Maryland, una scuola cattolica a quattro ore dalla città dove era cresciuta. Tra i banchi dell’istituto femminile, suor Cathy, che insegnava letteratura inglese, diventò la beniamina delle ragazze. Da quando c’era lei, Shakespeare non sembrava più noioso. Studiare poesia con Suor Cathy era diventato quasi un momento mistico.

    La scomparsa
    La giovane suora viveva in un modesto appartamento alla periferia di Baltimora. Il pomeriggio del 7 novembre 1969 uscì per andare al centro commerciale a compare un regalo a un suo familiare. Quando la consorella che viveva con lei non la vide rientrare, fece subito una telefonata: chiamò Gerard Koob. Pur avendo rifiutato la proposta di matrimonio, Cathy era molto legata a lui e i due continuavano a scriversi struggenti lettere d’amore. Ma padre Gerald, che si trovava a cena con un altro sacerdote, non sapeva dove fosse Cathy. I due preti raggiunsero la coinquilina di Catherine e insieme avvertirono la polizia della sua scomparsa.

    Le ricerche
    Suor Catherine non tornò a casa quella sera, nemmeno il giorno dopo e quello dopo ancora. La sua auto fu trovata parcheggiata a pochi metri da casa, al centro della carreggiata, in curva. Chiunque avesse lasciato lì quell’auto, voleva che fosse trovata. Sui giornali locali di Baltimora si parlava ogni giorno della misteriosa scomparsa della suora, mentre la famiglia Cesnik non poteva rassegnarsi all’idea che se ne fosse andata senza dir loro nulla, che avesse lasciato quella vita che aveva costruito con amore e responsabilità. Cathy, infatti, non lo aveva fatto: era distesa in mezzo alle foglie autunnali di un bosco nei pressi di Lansdown, con il cranio sfondato.

    Baltimora sotto choc
    Fu un cacciatore a trovare il suo corpo congelato dal gelo invernale, il 3 gennaio 1970. La notizia dell’omicidio della giovane suora sconvolse le consorelle, le studentesse e gli altri colleghi della Western School. I Cesnik ascoltarono con lo sguardo perso gli agenti che gli annunciavano il ritrovamento del cadavere della loro Cathy, uccisa a 26 anni. Al centro delle indagini, inizialmente, finì Gerard Koob, ma aveva un alibi e i sospetti si allontanarono subito. Alcuni poliziotti, però, rimasero convinti che il giovane prete sapesse più di quanto non avesse detto.

    La rivelazione
    La polizia smise di indagare fino a quando, nel 1994, Jean Wehner, quarantenne ex studentessa della Western, non fece una sconvolgente scoperta. Sul lettino dell’analista, dove ogni settimana ripercorreva la sua vita inciampando nei ricordi, mise a fuoco immagini del suo passato che aveva completamente rimosso. Ricordò come a 16 anni si fosse rivolta ai preti della scuola per avere aiuto con i suoi genitori, che avevano scoperto che fumava marijuana.

    I preti pedofili
    Ripresero forma e corpo il cappellano scolastico, padre Joseph Maskell, che l’aveva violentata nel suo ufficio; padre Neil Magnus, che si era masturbato nel confessionale mentre lei gli rivelava gli abusi subiti; il ginecologo, Christian Richter, che l’aveva visitata alla presenza del reverendo Maskell, per assicurarsi che non fosse incinta. Un mondo di orrore nascosto nei cassetti della memoria e tornato prepotentemente alla luce della coscienza. Poi rivide quella scena: padre Maskell che le mostrava il cadavere di Suor Cathy abbandonato nel bosco: “Ecco che fine fa chi parla male degli altri” le disse.

    Lo scandalo
    Si presentò alla polizia per denunciare gli abusi e ciò che ricordava dell’omicidio. Un’inchiesta che la vedeva testimone anonima sotto il nome di ‘Jane Doe’ fece tremare le mura dell’Arcidiocesi di Baltimora, la prima giurisdizione cattolica del Paese. Altre vittime di abusi sessuali saltarono fuori dopo la denuncia della quarantenne. L’avvocato Teresa Lancaster, nelle carte dell’inchiesta indicata come ‘Jane Roe’, raccontò alla polizia gli abusi subiti dai preti quando era studentessa, aggiungendo un particolare decisivo: Suor Cathy aveva scoperto il segreto dei preti e aveva affrontato Maskell. Alla denuncia seguì una richiesta di risarcimento di 40 milioni di dollari a carico di Maskell e l’Arcidiocesi. Sean Caine, portavoce della circoscrizione vescovile, ammise che le accuse contro i sacerdoti erano “credibili”.

    Chi insabbiò l’omicidio?
    Ai tempi dell’omicidio Maskell era il cappellano della polizia della Contea di Baltimora, della Polizia di Stato del Maryland e della Guardia Nazionale del Maryland. Il fratello maggiore, l’agente di polizia Tommy Maskell, era stato ferito mentre cercava di fermare una rapina. È facile immaginare che il cappellano fratello di un poliziotto eroe all’epoca fosse stato trattato con riguardo dalla polizia locale. Nick Giangrasso, l’agente che si occupò del caso, dichiarerà in futuro di avere avuto la sensazione che il caso fosse stato insabbiato per proteggere la Chiesa.

    L’epilogo
    Le nuove indagini non ebbero conseguenze legali sui presunti responsabili degli abusi. Essendo stati denunciati a più di tre anni dai fatti, gli abusatori, secondo la legge del Meryland, non erano più punibili. Padre Magnus è morto nel 1988, molto prima che lo scandalo scoppiasse. Il reverendo Maskell, destituito dal sacerdozio dopo la denuncia, è morto nel 2001. Il suo DNA è stato recentemente confrontato con una traccia trovata su una sigaretta raccolta all’epoca sulla scena del ritrovamento del corpo, ma è risultato negativo.

    Oggi la polizia indaga sul possibile collegamento dell’omicidio di Suor Cathy con altri delitti avvenuti a Baltimora nello stesso periodo. La 20enne Joyce Malecki, venne trovato morta pochi giorni dopo la scomparsa di suor Cathy in un fiume vicino. La sua auto abbandonata fu ritrovata in una stazione di servizio a Odenton. Il 16 ottobre 1970, la 16enne Pamela Lynn Conyers scomparve dopo essere andata al centro commerciale Hurundale di Glen Burie. Quattro giorni dopo, il suo corpo fu trovato in un bosco del Maryland. Nel settembre 1971, Grace Elizabeth Montayne, studentessa cheerleader della Franklin Sr. High School fu trovata morta dietro al cimitero di Auburn di Westport, a Baltimora. Il caso è stato ripreso anche dalla serie-documentario prodotta da Netflix, The keepers.

    http://www.fanpage.it/suor-cathy-uccisa-dopo-aver-scoperto-lo-scandalo-dei-preti-pedofili/

  • “Vi racconto vita, abusi e dolori dentro la clausura”

    “Vi racconto vita, abusi e dolori dentro la clausura”

    Suora di clausura dal giorno dei suoi 18 anni, vissuto in 24 ore di monastico ritiro, in cui «si doveva fare silenzio assoluto.

    Nessuna monaca aveva avuto voglia di farmi una sorpresa, infrangere il silenzio bussandomi alla porta». Giovanni Rossi, La Spezia classe 1964, naturopata, giornalista e scrittore, guida subito il lettore in un mondo altro, di solitudine come quello della vita di chi sceglie il convento. «Un mondo che ha le stesse identiche logiche di quello laico, solo che si sa e si dice poco: corruzione, competizione, egoismi», spiega l’autore.

    Diciassette anni di clausura (Leone Editore, pagg. 192, euro 10.90) racconta la storia di Sofia, suor Veronica il giorno della vestizione, giovane donna che già in adolescenza sceglie di abbracciare l’ordine monastico e diventa, appena maggiorenne, clarissa di clausura.

    Visto lo stile di discorso libero in prima persona in cui tutto il romanzo si articola sembra che lei abbia raccolto le confessioni dirette della suora.

    «Sì, ho avuto l’onore e la fortuna di conoscere Erika Pisacco, di Alessandria, che, dopo 18 anni, era appena uscita dall’ordine delle clarisse in cui era entrata appena maggiorenne (è del 1978): aveva deciso di fare un tirocinio in naturopatia, la mia materia, e si era rivolta a me. Così sono potuto entrare direttamente, grazie a lei, da non cattolico quale sono, in un mondo che non è raccontato per quello che è».

    «Spiritualizzare ogni accadimento», «i ponti con l’esterno sembravano tagliati tutti», «punizioni torture auto inflitte». Queste e altre espressioni forti usate dalla protagonista. Colpisce la solitudine in cui Sofia e ogni suora si trova, la mancanza di solidarietà e il limitare ogni libera iniziativa nella complessa macchina ecclesiastica.

    «E consideriamo che il libro è stato tagliato, abbiamo deciso di omettere, per ora, certi dettagli anche violenti e che potrebbero shockare. Ci siamo limitati a descrivere fenomeni di autoflagellazione collettiva, dinamiche di favoritismi e corruzione, l’uso della confessione per ottenere informazioni in convento e altre dinamiche. Abbiamo toccato il problema dei psicofarmaci e degli ospedali in cui suore e preti finiscono facilmente, ma, ripeto, abbiamo usato un approccio ancora morbido. Torneremo sugli argomenti con altri testi».

    Come prenderà questo libro la Chiesa?

    «Non vogliamo denunciare. Noi vogliamo sottolineare che in Vaticano e nelle varie diocesi vivono individui, essere umani: e non si dice come si sentono, come stanno queste persone. Non si critica tutto l’operato ecclesiastico, ma sono anche nominati direttamente gli ultimi Papi analizzando il loro operato. Papa Francesco è una speranza di apertura, un esempio anche per le sue scelte personali: la vita conventuale magari potrà migliorare».

    La pedofilia e la corruzione ne sono conseguenze del soffocamento della libertà?

    «Più che conseguenze alle imposizioni della vita monastica, sono spiragli che svelano quanto poco si voglia mostrare di questo mondo».

    http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/vi-racconto-vita-abusi-e-dolori-clausura-1423295.html

  • Provolo: trovata una prova che contraddice le dichiarazioni della suora Kumiko

    Provolo: trovata una prova che contraddice le dichiarazioni della suora Kumiko

    Si tratta di una porta finestra che comunica con i dormitori delle bambine, confermando le descrizioni delle vittime. Suor Kumiko continua a negare gli abusi.

    In una nuova ispezione oculare, e filmata dalla Giustizia, realizzata ieri nella quale si è scoperto che esiste una porta finestra che mette in comunicazione le due ale dello stabilimento: quella dei maschi e quella delle femmine, luogo dove, secondo le testimonianze, sono stati perpetrati gli abusi.

    Il ritrovamento va contro alle dichiarazioni della suora Kumiko, la quale ha sostenuto che era impossibile che i preti e gli impiegati denunciati siano entrati negli alloggi delle femmine per abusare delle bambine senza che nessuno lo sapesse, poiché ci sono due porte che erano sempre chiuse con la chiave, e che solo lei o qualcuna delle altre suore le aveva in possesso. Argomento esposto per smentire le testimonianze delle vittime.

    Questa mattina si è presentata nuovamente Kosaka Kumiko davanti alla Giustizia nell’Unità Fiscale Luján – Maipú, senza nuove dichiarazioni e solo rispondendo alle domande del suo avvocato. Inoltre, oggi sarebbe stata ufficializzata la denuncia di una nuova vittima, la vittima numero 18, un giovane che apporterà dettagli degli episodi che dice di avere sofferto quando era minorenne mentre studiava e risiedeva nell’istituto.

    http://www.laizquierdadiario.com/Provolo-hallaron-evidencia-que-contradice-las-declaraciones-de-la-monja-Kumiko

  • Asisium, la scuola dove “insegnava” il prete pedofilo Ruggero Conti condannato a 11 anni di reclusione con sentenza definitiva

    Asisium, la scuola dove “insegnava” il prete pedofilo Ruggero Conti condannato a 11 anni di reclusione con sentenza definitiva

    Sono sette gli episodi di pedofilia accertati dalla Corte di Cassazione, mentre per gli altri è scattata la prescrizione. Ma perché nessuno si è mai preso la briga di indagare all’interno dell’Asisium? All’epoca, il prete frequentava circa seicento alunni, tuttora ignorati.

    Si sono finalmente aperte le porte del carcere per don Ruggero Conti — “don” in senso mafioso, dato che ormai è stato sospeso a divinis — dopo che la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 11 anni e 10 mesi di reclusione per il reato di pedofilia. Conti, che per lo stato italiano è ormai ufficialmente un pedofilo, ha pure beneficiato di notevoli sconti di pena, sfruttando lo sciagurato meccanismo della prescrizione. Alcuni dei reati contestati, infatti, risalivano addirittura agli anni ’80, quando l’ex sacerdote — originario di Legnano — insegnava educazione sessuale in una scuola media della provincia di Milano. Tuttavia, come se non bastasse, ulteriori prescrizioni sono scattate per altri reati di pedofilia contestati nell’area nord di Roma, la zona dove Ruggero Conti si era, purtroppo, successivamente trasferito per fare il parroco a Selva Candida. In sostanza, Conti è riuscito a trasformare più di 30 anni di reclusione in una pena a 11 anni: un vero affare, sicuramente migliore della trasformazione dell’acqua in vino.

    Dal canto suo, don Ruggero Conti continua a proclamarsi innocente e dice di essere come Gesù Cristo, che fu crocifisso ingiustamente. Peccato però che Conti dimentichi due particolari:

    • Gesù Cristo non è stato condannato dopo tre regolari gradi di giudizio caratterizzati da lunghi iter processuali in cui si sono svolte indagini complesse e approfondite, per lo meno sui casi trattati in giudizio (e, come vedremo a breve, non è neppure detto che siano tutti);
    • né Cristo è stato mai sospettato di pedofilia — anzi…

    Ruggero Conti: le opinioni sui suoi rapporti con l’Istituto Asisium

    In questa sezione vogliamo occuparci di un aspetto che è stato ignorato dalle cronache giudiziarie, ovvero il rapporto tra Conti — negli anni in cui esercitava le attività di pedofilo per cui è stato condannato dalla Suprema Corte — e l’Istituto Asisium, scuola romana situata nella stessa zona dell’ex parrocchia di Conti, ben nota ai residenti dell’area Cassia-Tomba di Nerone per i costi non proprio popolari della retta di frequenza.

    Dobbiamo subito specificare che l’Istituto Asisium delle Suore francescane missionarie, costituito da asilo, scuola primaria (elementare) paritaria, scuola secondaria di primo grado (media) e secondo grado (liceo scientifico), non è mai entrato all’interno del procedimento penale che ha coinvolto Ruggero Conti. Tuttavia, ci poniamo la seguente domanda: come mai nessuno si è preso la briga di indagare nell’Asisium dell’epoca?

    Non si può ignorare il fatto che Conti sia stato ospite fisso, per circa quindici anni — esattamente nel periodo in cui si sono verificati gli episodi di pedofilia per i quali è attualmente detenuto — all’interno dell’istituto Asisium, in qualità di consigliere e assistente spirituale unico degli studenti. In altre parole, c’erano ben seicento alunni, tutti nelle divise “a disposizione” di Conti sia in teatro che in chiesa.

    Considerando che gli episodi su cui non si è indagato risalgono a quasi trent’anni fa, anche in questo caso è da tempo sopravvenuta la prescrizione.

    D’altra parte, tanta omertà non ci sorprende. L’Asisium era una sorta di setta — che di “cristiano” aveva ben poco, considerano l’enorme giro di denaro non certo alla portata di un povero Gesù di Nazareth qualunque — dove alcuni personaggi di scarso valore venivano letteralmente venerati come ras di quartiere. Tra questi, oltre al già citato pedofilo Ruggero Conti, non possiamo non ricordare Pino, un neolaureato che nel ’91 fu catapultato, su segnalazione di suor Luciana, nel ruolo di professore di storia, geografia e filosofia, senza avere alcuna preparazione di tipo pedagogico. In sostanza, bisognava imparare a memoria alcune pagine del libro e ripeterle a macchinetta. Le attività sportive erano ridicole — nonostante la presenza di vari campi da gioco in ottime condizioni, siti in un parco simile a Villa Borghese — e nessuno capiva nulla di informatica, al punto da vietare l’uso di un’aula d’informatica del valore di almeno 100 milioni di lire dell’epoca — pagati ovviamente con le rette degli studenti — costituita da trenta computer Apple nuovi di zecca. È vero che a quei tempi non esisteva il registro elettronico online, ma l’ignoranza dei sedicenti docenti era tale da non sapere neppure cosa fosse un sito internet — di cui l’istituto Asisium si sarebbe ufficialmente dotato solo molti anni dopo, per obbligo di legge. In particolare, il cosiddetto prof. Pino sentenziò: «Questa Internet mi pare una cavolata che nessuno userà mai». Allo stesso tempo, quei pochissimi studenti intelligenti che utilizzavano un computer — rigorosamente a casa propria, perché abbiamo già chiarito che gli Apple della scuola erano conservati in una stanza chiusa — venivano trattati da malati mentali da inviare in centri di cura. Vent’anni dopo, possiamo affermare con certezza che la profezia di Pino non fu particolarmente azzeccata, ma, per premiare cotanta perspicacia, Pino avrebbe iniziato a fare carriera all’interno della scuola stessa, fino ad arrivare al massimo livello. Fin qui, però, non siamo sorpresi più di tanto. Ciò che invece diede molto fastidio ai malcapitati studenti dell’epoca fu la richiesta di denaro per pagare il regalo di matrimonio a tale personaggio. Venne perfino distribuita la lista nozze agli alunni, indicando la quota da versare. Nessuno riuscì a sottrarsi al pizzo di questa estorsione mafiosa, e di conseguenza lo scroccone Pino raccattò un bel po’ di regali per sé e per la moglie Claudia — con la benedizione di suor Luciana e del venerabile assistente spirituale “don” Ruggero Conti, oggi rinchiuso per pedofilia nella cella di un carcere. Complimenti.

  • Chiesa e pedofilia/ Video, Carmelo Abbate torna con altri scoop sui presunti scandali dei preti (Pomeriggio 5)

    Chiesa e pedofilia/ Video, Carmelo Abbate torna con altri scoop sui presunti scandali dei preti (Pomeriggio 5)

    Chiesa e pedofilia, video: Carmelo Abbate torna a Pomeriggio 5 con un altra storia-scoop sui presunti abusi di preti ai minori e ai migranti, tratta da “Il regno dei casti”. Oggi 15 maggio

    CHIESA E PEDOFILIA, “IL REGNO DEI CASTI”: CARMELO ABBATE TORNA CON ALTRI SCOOP SUGLI SCANDALI DELLA CHIESA (POMERIGGIO 5) – Torna in diretta a Pomeriggio 5 il giornalista e saggista Carmelo Abbate, con un nuovo capitolo del suo romanzo contro i presunti scandali e abusi pedofilia interni alla Chiesa: «Dopo le 17 a pomeriggio5 vi farò ascoltare una registrazione inedita su un’altra pagina nascosta de ilregnodeicasti», ha scritto poco fa sul suo account Instagram. Si torna dunque da Barbara D’Urso ad inizio settimana a parlare di Chiesa, sesso, preti e presunti legami tra il mondo della Pedofilia e alcuni sacerdoti. Dopo il precedente romanzo “Golgotà” dove era raccontata la storia di Don Sergio, prete legato ad un giro di abusi pedofili ma ancora in servizio in Nord Italia, ora sono raccontati altre sconcertanti scoperte fatte da Richard Sipe (l’uomo che con i suoi studi ha permesso di scoperchiare il vaso di Pandora che ha dato vita al caso Spotlight con le problematiche sessuali all’interno di alcune aree della Chiesa) e Carmelo Abbate. «Sacerdoti di ogni nazionalità che si dividono tra le stanze di via della Conciliazione e la movida della Roma by night. Esperienze di escort e chat. Seminaristi e suore che vivono di nascosto la propria sessualità, sia etero che omosessuale. Festini hard, scambismo, orge», recita la stessa introduzione del nuovo saggio contro gli scandali nella Chiesa. All’interno del libro verranno raccolti con gli ultimi sviluppi tutti gli elementi di quella particolare inchiesta “Sex anche the Vatican”, entrata nei documenti che Benedetto XVI ha consegnato a Francesco come “pratiche urgenti”.

    Oggi a Pomeriggio 5 verrà svelata un’altra storia contenuta all’interno del nuovo saggio, e si potranno allora capire con quali ambiti e con quali preti questa volta se la prenderà Carmelo Abbate in un attacco frontale contro i presunti abusi all’interno della Chiesa Cattolica, come recitano le parole dello stesso Sipe, «Ho fiducia in Francesco, ma temo che gli scandali sessuali e i connessi problemi irrisolti della Chiesa porteranno, nel lungo periodo, alla sua distruzione». Qui troviamo il video della scorsa ospitata dalla D’Urso dove Abbate aveva fatto sentire un file audio di una intervista con un prete accusato di avere avuto rapporti sessuali con migranti che avrebbe dovuto ospitare e anche con minori sia in Africa che in Medioriente.

  • “Cold case”: dopo 47 anni il dna di un prete potrebbe risolvere l’omicidio di suor Cathy

    “Cold case”: dopo 47 anni il dna di un prete potrebbe risolvere l’omicidio di suor Cathy

    Riesumato il corpo del sacerdote. La vicenda della religiosa è un mistero dal 1970. Netflix lancia un documentario sul caso

    BALTIMORA – Il mistero della morte di suor Cathy rimane insoluto da 47 anni. Da quel 3 gennaio del 1970 in cui il corpo della 26enne è stato ritrovato in avanzato stato di decomposizione in un campo a sud di Baltimora. Ora, però, il test del dna effettuato sul corpo di un prete che conosceva la religiosa potrebbe finalmente dare un volto e un nome all’assassino di Catherine Ann Cesnik.

    A disporre la riesumazione della salma del sacerdote è stato un team della polizia della Contea di Baltimora che si occupa di “cold case”, di casi irrisolti. Aprire la tomba di padre Joseph Maskell, spiega la polizia alla Cnn, rimaneva un tentativo che non si poteva non compiere per tentare di risolvere uno dei casi più conosciuti e misteriosi di quell’angolo di Stati Uniti.

    A spingere gli inquirenti verso il sepolcro di Maskell, tuttavia, non è stato il semplice scrupolo. Il prete è stato infatti al centro di uno scandalo di abusi sessuali che ha turbato la comunità cattolica di Baltimora per decenni. E suor Cathy, forse, sapeva troppo a riguardo per continuare a vivere. Secondo la legale di diverse presunte vittime del sacerdote, infatti, la religiosa, che insegnava in un istituto cattolico della città del Maryland, era stata la loro confidente: «Non c’è dubbio che le mie clienti abbiano raccontato a sorella Cathy quello che stava succedendo. Non c’è dubbio che lei abbia detto loro che avrebbe fatto qualcosa», ha assicurato Joanne Suder al portale americano.

    Padre Maskell avrebbe addirittura usato “l’esecuzione” di suor Cathy per mettere in guardia una delle sue presunte vittime. Condottala nel campo dove aveva abbandonato il cadavere della religiosa avrebbe infatti avvertito la giovane dicendole: «Guarda quello che succede a chi dice cose brutte sugli altri».

    Gli abusi perpetrati da padre Maskell sarebbero avvenuti negli anni ‘60 e ‘70, ma le prime presunte vittime si sono fatte avanti solo a partire dagli inizi degli anni ‘90. Nel 1994 gli investigatori di Baltimora avevano preso sul serio le loro accuse e interrogato Maskell, ma non erano riusciti a trovare prove schiaccianti contro di lui. Allontanato dalla Chiesa in quello stesso anno, l’ormai ex sacerdote si era trasferito in Irlanda ed aveva poi fatto ritorno a Baltimora per morirvi nel 2001.

    Suor Catherine Cesnik è scomparsa il 7 novembre del 1969. A quel tempo aveva preso un anno sabbatico dalla Chiesa, insegnava alla Western High School di Baltimora e viveva con una consorella in un appartamento nella città del Maryland. Era uscita di casa per andare in un centro commerciale e non vi aveva mai fatto ritorno. È stata rinvenuta cadavere in un campo il 3 gennaio dell’anno successivo da un padre che era fuori a caccia con il figlio. Ad ucciderla era stato un colpo alla testa.

    Nei decenni gli investigatori hanno confrontato il dna trovato sul luogo in cui è stato rinvenuto il suo corpo con quello di molti sospettati. Senza successo. Riesumare il corpo di padre Maskell è stata una necessità risultata subito evidente agli inquirenti che, di recente, hanno preso in mano il “cold case” di suor Cathy. I tempi per ottenere un mandato, tuttavia, hanno permesso di procedere solo il 28 febbraio scorso. La polizia attende ancora i risultati del test.

    La storia di suor Cathy sarà oggetto di un documentario che Netflix lancerà negli Stati Uniti il 19 maggio prossimo. “The Keepers” (“I Custodi”) è una serie in sette episodi che scava nel mistero della morte della religiosa e nella presunta sequela di abusi perpetrati da padre Maskell. Il documentario punta inoltre il dito contro una polizia che «ad andar bene ha fatto errori per 45 anni; nella peggiore delle ipotesi, invece, ha insabbiato il tutto».

    Interrogati sulla strana concomitanza temporale dell’esumazione di padre Maskell con il lancio della serie, gli inquirenti impegnati nel caso hanno assicurato che le due cose non hanno nulla a che vedere l’una con l’altra.

    La pista della colpevolezza del sacerdote, precisano del resto, è solo una delle ipotesi su cui stanno lavorando. La morte di suor Cathy potrebbe infatti essere collegata agli omicidi, anch’essi irrisolti, di altre tre giovani ritrovate nell’area di Baltimora più o meno nello stesso periodo. Tutte, come la suora, erano scomparse durante delle visite a dei centri commerciali.

    http://www.tio.ch/News/Estero/Attualita/1144854/Cold-case-dopo-47-anni-il-dna-di-un-prete-potrebbe-risolvere-l-omicidio-di-suor-Cathy

  • Abusi all’Istituto Provolo: la strategia per “confondere” le indagini non è riuscita

    Abusi all’Istituto Provolo: la strategia per “confondere” le indagini non è riuscita

    La Camera d’appello ha deciso di respingere il ricorso presentato dalla difesa di Corradi e Corbacho per chiudere l’indagine, annullando le prove e le testimonianze raccolte dalla fine di febbraio.

    L’indagine sugli abusi avvenuti per anni presso l’Istituto Provolo di Luján continueranno normalmente, almeno fino a giugno, quando si potrà richiedere una ulteriore proroga di 12 mesi. Questa la risposta data dalla Camera d’appello nel corso della mattinata.
    Momenti di ansia circa la possibilità di una decisione contraria da parte del giudice, che potrebbe annullare prove importanti e testimonianze ottenute negli ultimi due mesi che hanno fatto avanzare in modo significativo la causa.
    Attraverso una scappatoia legale, gli avvocati dei sacerdoti Corradi e Corbacho hanno tentato di far chiudere l’indagine facendo annullare tutte le prove raccolte dalla fine di febbraio, sostenendo che la gestione del caso da parte del pm Gustavo Stroppiana che aveva chiesto una proroga delle indagini, dovesse essere dichiarata nulla e con lei tutte le prove raccolte in quel periodo.
    L’indagine preliminare in un procedimento penale dovrebbe durare tre mesi, si può chiedere poi un’ulteriore proroga di tre mesi e una estenzione straordinaria di 12 mesi, una volta che il termine è scaduto. Il problema è sorto perché il giorno in cui il termine iniziale è scaduto ha coinciso con le vacanze di Carnevale e il pubblico ministero Stroppiana ha chiesto la proroga nelle prime ore della giornata lavorativa successiva. Una mossa da parte degli avvocati di Corradi e Corbacho per tentare di interrompere l’avanzamento delle indagini.
    Uno degli avvocati delle vittime, Oscar Barrera , ha parlato con MDZ e ha detto di essere rimasto soddisfatto dalla decisione della Corte d’Appello. ” Non esistevano basi per giustificare la chiusura delle indagini, non vi era alcuna motivazione di presentare questa richiesta, l’estensione è stata chiesta in un modo tempestivo e così inteso alla Camera , “.
    La situazione Kumiko
    La suora giapponese Kumiko Kosaka, che diventa la sesta detenuta nel processo in cui il Venerdì scorso ha deposto e che continuerà per almeno 20 giorni, nonostante la richiesta di arresti domiciliari fatta dalla sua difesa .
    L’ecclesiastica, in mattinata riprenderà la sua deposizione giurata al pubblico ministero e nei prossimi giorni verrà sottoposta a una perizia psichiatrica e psicologica, attraverso diverse fasi; una procedura standard per persone accusate di reati contro l’integrità sessuale.

    Nuove vittime e le ispezioni
    Nelle prossime settimane potrebbero aggiungersi nuove vittime alle 27 confermate, dal momento che sono in programma almeno cinque nuove camere Gesell pe l’accusa.
    Allo stesso modo, il pubblico ministero sta cercando di ottenere gli elementi tecnici per effettuare una perizia geologica nelle strutture Provolo, finalizzate alla ricerca di oggetti sepolti citati da una delle vittime nella sua testimonianza. Il 21 aprile, il procuratore Stroppiana ha ordinato una ispezione con delle ruspe presso l’ istituto ma con esito negativo, in quanto cercato sepolta la presunta prova non è stata trovata.

    http://www.mdzol.com/nota/732847-provolo-fracaso-la-estrategia-para-embarrar-la-causa/