Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia: parla la suora detenuta in Argentina

    Pedofilia: parla la suora detenuta in Argentina

    ‘Il diavolo con viso da donna’ respinge le accuse: ecco la testimonianza di Suor Kumiko.

  • «Studenti violentati», in carcere una suora

    «Studenti violentati», in carcere una suora

    Scandalo pedofilia in Argentina: per i pm era la complice di un prete veronese

    Con le manette ai polsi e il giubbotto antiproiettile sopra la tonaca, si è professata davanti a decine di telecamere e accecata dai flash «una brava persona che ha dedicato la propria vita a Dio».

    Invece secondo i suoi ex alunni all’Istituto per sordomuti Provolo di Mendoza, in Argentina, suor Kosaka Kumiko li avrebbe trattati per 6 anni «peggio di un diavolo con la faccia di donna». La latitanza della religiosa giapponese si è conclusa a Buenos Aires dopo 26 giorni: su di lei pendeva un mandato di cattura internazionale spiccato dai pm sudamericani Gustavo Stroppiana e Flavio D’Amore, che la descrivono come «la principale complice degli abusi che il prete veronese Nicola Corradi ha perpetrato a oltre una sessantina di ragazzi e bambini iscritti all’Istituto».

    La cercavano ovunque, si è costituita lei stessa: accompagnata da un avvocato, ha spiegato di «temere per la mia vita». Nel giro di poche ore l’hanno trasferita sotto strettissima sorveglianza a Mendoza, dove suor Kumiko è stata immediatamente condotta al quartier generale della polizia federale e poi in tribunale per l’udienza di convalida: «Sono innocente – ha tentato di difendersi -. Non sapevo delle violenze sugli studenti, sono una persona buona, ho consegnato la mia vita a Dio».

    Ma gli inquirenti non hanno dubbi e accusano la monaca, che ha 60 anni e prestava servizio al Provolo di Mendoza fino al 2014, di aver «picchiato e umiliato durante l’intera durata del suo incarico gli adolescenti che frequentavano l’Istituto», di averli «obbligati a mangiare fino a vomitare nel loro proprio piatto» e di aver «selezionato in prima persona le vittime che don Corradi e i suoi complici avrebbero potuto violentare con più facilità».

    E sarebbe stata ancora una volta suor Kumiko, punta il dito la procura sudamericana, a costringere gli studenti al silenzio minacciandoli e tenendoli legati per giornate intere. Insieme al prete veronese, il primo dei sei indagati per lo scandalo-abusi a finire in arresto lo scorso ottobre prima di ottenere i domiciliari in virtù Suor Kosaka Kumiko dei suoi 82 anni, la religiosa avrebbe allestito un «nascondiglio segreto» dove le vittime venivano violentate e da cui non potevano fuggire. In Argentina l’hanno subito definita «stanza degli orrori», facendo scrivere all’inchiesta sul Provolo una delle due pagine più inquietanti. Il nome della suora è uscito per la prima volta un mese fa, nel corso dell’interrogatorio di una ragazza: a uno dei magistrati che a fine 2016 aveva già fatto arrestare don Corradi e altre quattro persone tra religiosi e dipendenti dell’Istituto, quell’ex alunna stava raccontando delle violenze subite al Provolo quando ha fatto riferimento a una «stanza segreta» dove sia lei che altre vittime sarebbero state costrette a soggiacere alle più turpi nefandezze da parte degli arrestati «con la complicità anche di una suora». Da quel«nascondiglio dell’orrore», durante la perquisizione, sono spuntati «centinaia di dvd pedopornografici e una grande quantità di alcolici» che, hanno subito tenuto a precisare gli investigatori, non erano certo quelli che si utilizzano nelle messe. Tutt’altro.

    Il Corriere del Veneto del 7 – 5 –  17

  • Provolo: Kumiko si dissocia dalle accuse di abuso, ma finisce in un penitenziario (VIDEO)

    Provolo: Kumiko si dissocia dalle accuse di abuso, ma finisce in un penitenziario (VIDEO)

    Dopo un mese di fuga, è arrivata a Mendoza ed è stata ascoltata in tribunale. I testimoni la indicano come coautore di crimini efferati.

    La suora giapponese  Kosaka Kumiko , è stata denunciata come coautore negli abusi sessuali aberranti sui bambini sordi dell’istituto Provolo di Lujan de Cuyo, Mendoza dove è arrivata questa mattina dopo aver trascorso un mese come latitante.

    Appena arrivata è stata portata al quartier generale della polizia federale e poi in tribunale. Lì, ha dovuto spiegare il motivo per cui i testimoni la indicano come complice degli stupri, abusi, pestaggi e punizioni nella scuola religiosa per i bambini.

    Secondo quanto siamo riusciti a sapere ,  Kumico avrebbe dichiarato di non aver nulla a che fare con i gravi reati di cui è imputata.

    La religiosa non ha espressamente dichiarato la sua innocenza ma lo ha dato a intendere ogni volta che la difesa ha risposto alle domande. L’imputata non ha interagito dichiarazioni nella deposizione.

    L’audizione di Kumiko è durata diverse ore, poi, il procuratore Flavio D’amore, sostituto del pubblico ministero nel caso, Gustavo Stroppiana, ha proceduto all’imputazione della religiosa.

    La suora è stata accusata di “commissione per omissione del reato di abuso sessuale con rapporti sessuali, idealmente concorso con abusi sessuali gravemente scandalosi, aggravata dall’essere autice, guardiano, responsabile, oltre al fatto che questi sino stati commessi contro persone al di sotto dei 18 anni di età approfittando della situazione esistente di coesistenza con gli stessi “ , confermano fonti giudiziarie.

    La religiosa sarà detenuta presso la sede del carcere di Agua de las Avispas, nei pressi di prigione Almafuerte in Cacheuta.

    Una delle vittime di molestie dice che Kumiko era colei che “metteva i pannolini ai ragazzi abusati, perché in molti casi non riuscivano nemmeno a sedersi per via del sanguinamento provocato dagli abusi.”

    Sulla religiosa ha pesato l’ordine del mandato internazionale emesso dal procuratore Gustavo Stroppiana. Martedì, attraverso una funzionaria del tribunale di Buenos Aires, era stato segalato il suo arrivo, intorno a mezzogiorno quando era stata identificata e accompagnata dal suo avvocato.

    Kumiko è accusata di essere coinvolta nei crimini di abuso sessuale e corruzione di minori, lo stesso capo d’accusa per il quale sono già in carcere due sacerdoti e tre funzionari amministrativi.

    http://www.losandes.com.ar/article/caso-provolo-la-monja-kosaka-kumiko-ya-esta-en-mendoza?pic=7

  • Si è costituita a Buenos Aires la suora Kumiko accusata per gli abusi al Provolo.

    Si è costituita a Buenos Aires la suora Kumiko accusata per gli abusi al Provolo.

    La monaca giapponese Kosaka Kumiko, latitante dal 31 di marzo e tra gli accusati degli abusi sessuali su bambini sordi nell’istituto religioso Antonio Provolo di Lujan Decujo si è costituita nella mattinata del 2 maggio 2017 a Buenos Aires

    Sulla religiosa pesa un mandato di cattura internazionale richiesto dal pubblico ministero Gustavo Stroppiana e secondo quanto confermato dalla giustizia mendocina ci sarebbero altre pendenze a carico della suora gli sono state comunicate a mezzogiorno di oggi, confermando che Kumiko era arrivata insieme ad un avvocato ed era stata identificata.

    La religiosa ha inoltre voluto sapere se era ancora valido il mandato di cattura nei suoi confronti cosa che l’autorità giudiziaria le ha confermato.

    Ora bisognerà organizzare il trasporto della suora da Buenos Aires a Mendoza in quanto esiste il problema che nel momento in cui la suora attraversa il confine mendocino, sarà automaticamente imputata di corruzione di minori, gli stessi per i quali sono già imputati e detenuti due preti e tre dirigenti dell’istituto.

    A Denunciare Kumiko sono le vittime che sostengono sia coinvolta almeno dal 2005 indicandola come colei che adescava le potenziali vittime, addirittura toccandole prima di consegnarle agli altri 5 imputati che le avrebbero poi abusate.

    Questo filone ha già almeno 27 vittime denuncianti e questa mattina se ne è aggiunta una nuova . Tutte segnalano Kumiko, don Corradi e Corbacho, oltre ad altri tre dipendenti dell’istituto.

    Si aggiunge un’altra vittima, un adolescente di 17 anni che sarebbe stato abusato dal sacerdote Corbacho

    Trato da http://www.losandes.com.ar/article/se-entrego-en-buenos-aires-la-monja-kumiko-acusada-por-los-abusos-en-el-provolo

  • Irlanda, ospedale affidato a ordine di suore coinvolto nello scandalo ‘Magdalene’: e scoppia la polemica

    Irlanda, ospedale affidato a ordine di suore coinvolto nello scandalo ‘Magdalene’: e scoppia la polemica

    Le Sorelle della Carità amministravano le cosiddette “lavanderie”, istituti femminili in cui venivano rinchiuse giovani orfane o figlie di ragazze madri, ritenute “immorali”. Si dimette l’ostetrico della clinica. Petizione online per chiedere al governo di riconsiderare la decisione

    dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

    LONDRA – Chi darebbe da gestire un asilo infantile a un pedofilo riconosciuto? La paradossale domanda è lecita di fronte alla decisione del governo irlandese di affidare un ospedale ostetrico a un ordine religioso di suore coinvolto nello scandalo delle “Magdalene laundries”, le cosiddette “lavanderie”, di fatto istituti femminili in cui venivano rinchiuse giovani orfane ritenute “immorali” per via di una presunta condotta peccaminosa o semplicemente perché figlie di ragazze madri e dunque nate fuori dal matrimonio. Una forma di prigionia latente durata decenni, da cui sono passate 30 mila donne: un caso che ha imbarazzato a lungo l’Irlanda, causata pubbliche inchieste, costretto la chiesa cattolica locale a risarcimenti di milioni di euro e scoperchiato efferatezze di ogni genere, inclusa la recente scoperta del sotterramento di neonati in fosse comuni.

    Eppure il ministro della Sanità Simon Harris ha annunciato nei giorni scorsi che l’ospedale materno di Dublino verrà trasferito nel campus del St. Vincent Elm Park, un complesso di cliniche e altri istituti religiosi di proprietà delle Sisters of Charity, le Sorelle della Carità, uno degli ordini di suore che amministravano le famigerate “Magdalene laundries”. E che, come se non bastasse, ha ancora un debito di 3 milioni e mezzo di euro con il governo, come parte delle compensazioni concordate per le vittime dello scandalo.

    Ieri uno dei più autorevoli ostetrici della repubblica irlandese, il professor Peter Boylan, ha rassegnato le dimissioni dal suo incarico nell’ospedale della capitale per protesta contro il provvedimento. “Non posso rimanere parte di un’istituzione così cieca verso le conseguenze di questa decisione e così sorda alle preoccupazioni dell’opinione pubblica”, ha dichiarato il medico al Guardian di Londra. “E’ difficile immaginare perché il governo abbia pensato di dare un ospedale da 300 milioni di euro a un ordine religioso con un passato così vergognoso, in particolare davanti al loro rifiuto di riconoscere le proprie responsabilità”.

    Il ministro Harris ha difeso l’iniziativa sostenendo che non ci sarà nessun vantaggio economico per le Sisters of Charity e che il trasferimento permette un risparmio nei costi. Ma una petizione online per chiedere al governo di riconsiderare la decisione ha raccolto 100 mila firme in pochi giorni e a Dublino ci sono già state due manifestazioni di protesta. Gli oppositori del progetto lo citano come la prova che l’Irlanda deve fare ancora strada per liberarsi del
    legame troppo stretto fra stato e chiesa, fonte delle sofferenze venute alla luce con la vicenda delle “Magdalene laundries” e con altri abusi in conventi, scuole e istituti religiosi di quello che era considerato fino a non molti anni or sono il Paese più cattolico d’Europa.

    http://www.repubblica.it/esteri/2017/04/28/news/irlanda_polemiche_ospedale_ostetrico_affidato_a_suore_dello_scandalo-164091768/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P17-S1.6-T1

  • Tutti assolti nel caso Suor Soledad: attesa Cassazione su ricorso contro sentenza di appello

    Tutti assolti nel caso Suor Soledad: attesa Cassazione su ricorso contro sentenza di appello

    A breve – nella giornata di lunedì 10 aprile – la decisione della Cassazione sul ricorso delle parti civili contro la sentenza della Corte d’appello di Salerno che ha assolto tutti gli imputati coinvolti nel processo di Suor Soledad. I genitori dei bambini credono alle violenze sessuali nell’asilo gestito dalle suore a Vallo della Lucania. E su questa ipotesi è stato formulato il ricorso in Cassazione dalle parti civili contro l’assoluzione degli imputati da parte dei giudici per insussistenza del fatto.

    La vicenda risale al 2006 quando l’asilo ‘Paolo VI’ venne travolto da un’inchiesta per pedofilia. Coinvolta Suor Soledad, la novizia peruviana Carmen Soledad Bazan Verde, il muratore Aniello La Bruna (presunto fidanzato di Soledad) e il fotografo Antonio Rinaldi, accusato di foto pedopornografiche. Poi accusate anche le consorelle Agnese Cafasso e Giuseppina De Paola, per favoreggiamento. La Bruna e Rinaldi sono stati assolti già in primo grado dal tribunale di Vallo della Lucania, che ha invece condannato a 8 anni suor Soledad per pedofilia e a 16 mesi le consorelle.

    A marzo scorso la sentenza d’appello ha, invece, assolto tutti perchè «il fatto non sussiste».  Ma nelle motivazioni arrivate dopo 90 giorni, gli stessi giudici sospettano che i bambini abbiano potuto subire dei maltrattamenti.

    http://www.giornaledelcilento.it/it/10_04_2017_tutti_assolti_nel_caso_suor_soledad_attesa_cassazione_su_ricorso_contro_sentenza_di_appello_38708.html#.WOufoojyi71

  • Suor Soledad: Cassazione accoglie ricorsi solo contro la novizia e le suore

    Suor Soledad: Cassazione accoglie ricorsi solo contro la novizia e le suore

    La Corte d’appello di Salerno deve riesaminare la questione, sollevata dalla difesa delle parti civili, sul processo relativo al caso di Suor Soledad. Lo ha stabilito la Corte suprema, che, dopo una camera di consiglio svolta lunedì, ha annullato con rinvio alla Corte d’appello per gli interessi civili limitatamente ai reati di violenza sessuale contestati a Suor Soledad e favoreggiamento alle due consorelle. Rigettati invece i ricorsi contro La Bruna e Rinaldi, fuori definitivamente dal processo già assolti con formula piena in Appello.

    Bisognerà attendere il deposito delle motivazioni per capire quali siano i perché che hanno convinto la Suprema Corte ad accogliere i ricorsi delle parti civili e quali siano dunque i punti da chiarire. I fatti risalgono al 2006 quando l’asilo ‘Paolo VI’ venne travolto da un’inchiesta per pedofilia. Coinvolta Suor Soledad, la novizia peruviana, il muratore Aniello La Bruna (presunto fidanzato di Soledad) e il fotografo Antonio Rinaldi, accusato di foto pedopornografiche. Poi accusate anche le consorelle Agnese Cafasso e Giuseppina De Paola, per favoreggiamento. La Bruna e Rinaldi sono stati assolti già in primo grado dal tribunale di Vallo della Lucania, in Appello, e ora in via definitiva, mentre in primo grado erano state condannate a 8 anni suor Soledad per pedofilia e a 16 mesi le consorelle, poi assolte dalla corte d’appello.

    L’annullamento con rinvio della Cassazione ora riapre il caso. Per saperne di più, occorre attendere il deposito delle motivazioni del verdetto emesso nel pomeriggio di oggi. Il caso si chiude definitivamente solo per La Bruna e Rinaldi. «La Corte Suprema ha rigettato i ricorsi contro un umile lavoratore, Aniello La Bruna, proposti sebbene nei suoi confronti fosse già stata pronunciata una doppia sentenza di assoluzione dei giudici di merito – ha commentato il legale, l’avvocato Franco Maldonato – Si chiude così una vicenda che non avrebbe dovuto mai aprirsi e che ha provocato dolori insanabili e danni non ristorabili, anche per effetto della risonanza assicurata da un sistema d’informazione non consapevole del proprio ruolo».

    http://www.giornaledelcilento.it/it/10_04_2017_suor_soledad_cassazione_accoglie_ricorsi_solo_contro_la_novizia_e_le_suore_38729.html#.WOvXSIjyi71

  • Immigrazione clandestina e pedofilia, nei guai monaco cistercense

    Immigrazione clandestina e pedofilia, nei guai monaco cistercense

    Sesso con un minorenne straniero e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Sono pesanti le accuse per un abate, già guida della comunità monastica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma e ora di casa a Caronno Pertusella, in provincia di Varese. La casa del sacerdote è stata perquisita dai carabinieri, su disposizione della Procura di Busto Arsizio. Sequestrato del materiale informatico.

    Sulla vicenda c’è il massimo riserbo, ma, secondo indiscrezioni raccolte dal giornale La Settimana, “la Procura starebbe indagando per sfruttamento dell’immigrazione clandestina. La denuncia sarebbe partita da un ragazzo, che all’epoca dei fatti aveva 17 anni, pare originario dell’Ecuador, che viveva con l’abate, che sarebbe stato il suo tutore”.

    “Il 17enne”, prosegue il settimanale saronnese, “avrebbe confidato a una persona a lui vicina di rapporti omosessuali con il religioso. Confidenza che è stata poi segnalata agli inquirenti, che hanno fatto partire le indagini”. Già in passato l’abbazia di Santa Croce, ove erano di casa politici e star della musica, era stata in passato chiusa per ordine di papa Ratzinger, secondo La Settimana,  per “regole non rispettate, abusi liturgici, scarsa disciplina morale e comportamenti discutibili, ma anche rapporti omosessuali”.

    L’uomo, monaco cistercense aveva poi dato scandalo per la vicenda di una suora, ex ballerina di lap dance, che ballava in chiesa. Sulla vicenda caronnese le autorità restano abbottonate, nell’attesa di accertare i fatti.

    http://www.ilpopulista.it/news/28-Marzo-2017/12405/immigrazione-clandestina-e-pedofilia-nei-guai-monaco-cistercense.html

    Simone Fioraso

  • Abusi al Provolo: il Papa invia i suoi 007 in Argentina

    Abusi al Provolo: il Papa invia i suoi 007 in Argentina

    Iniziativa del Vaticano all’indomani del mandato di cattura internazionale scattato per una suora

    VERONA Abusi sui sordomuti al Provolo: a Mendoza, dove la magistratura argentina ha aperto un’inchiesta in parallela con gli inquirenti veronesi, non sono ancora finiti i colpi di scena all’indomani del mandato di cattura internazionale scattato nei confronti della suora Kosaka Kumiko, accusata non solo di aver taciuto le violenze ma anche di avevi assistito in prima persona e di aver «coadiuvato» il veronese don Nicola Corradi e gli altri arrestati mentre perpetravano gli aberranti soprusi sugli alunni della sede del Provolo a Lujan de Cuyo.

    La novità, stavolta, giunge direttamente dal Vaticano perché ieri la Santa Sede ha deciso di inviare un gruppo di sacerdoti delegandoli a <<indagare» per conto della Chiesa come previsto dalle disposizioni del diritto canonico. I religiosi mandati dal Papa sono di Cordoba e hanno come primario il compito di seguire da vicino il processo che comincerà tra poche settimane.

    Intanto la procura argentina continua a dare la caccia a suor Kosaka: apparentemente starebbe in Uruguay, ma il suo domicilio effettivo è sconosciuto, pertanto e stato emesso l’ordine di cattura internazionale nei suoi confronti. ll pubblico ministero Gustavo Stroppiana, parlando con i media locali, ha rivelato che si sospetta abbia insabbiato gli abusi per anni. Inoltre una testimone ha denunciato di essere stata violentata da don Corradi per 5 anni e che la religiosa oltre a essere presente durante gli abusi avrebbe anche fatto in modo di tamponare poi le perdite di sangue accusate dalla giovane.

    Secondo gli investigatori, la religiosa aveva un «forte vincolo» sia con l’allora direttore del Provolo, don Corradi, sia con Corbacho, l’altro prete in stato di arresto per gli abusi e la corruzione dei minori sordomuti. Stando a quanto sta emergendo dalle indagini, la suora di origini giapponesi aveva l’incarico di accudire le bambine nel convitto, dove alloggiavano le studentesse che venivano da lontano e che. per questo restavano in modo permanente nell’istituto sudamericano.

    Pare che le mamme di molte delle vittime la ricordino come una persona «strana e ritrosa».

    Una pagina inquietante che segue alla scoperta di quella che è già stata ribattezzata «stanza degli abusi», dove secondo le vittime i religiosi e gli altri arrestati le avrebbero tenute legate a catene mentre approfittavano di loro. Si tratta di un vero e proprio nascondiglio, venuto alla luce grazie al drammatico racconto di una ragazzina al quinto piano dell’Istituto. Ora è tutto sotto sequestro e, intanto, arrivano gli 007 del Papa.

    Corriere di Verona del 4-4-17

     

  • IRLANDA, L’ORFANOTROFIO DEGLI ORRORI: ECCO LA VERITÀ

    IRLANDA, L’ORFANOTROFIO DEGLI ORRORI: ECCO LA VERITÀ

    Cosa avveniva dietro le alte mura della “Casa di St. Mary per mamme e bambini”? Una ricostruzione agghiacciante

    “Ho provato tanta tristezza e anche angoscia all’idea che un vecchio sistema di fogne del periodo vittoriano fosse stato usato per seppellire quei bambini. La scoperta la diceva lunga sul modo in cui erano stati trattati nell’orfanatrofio, sempre affamati, benchè le suore avessero cibo in abbondanza, e quasi abbandonati, quando si ammalavano, anche se in quell’ordine c’erano molte infermiere”. Catherine Corless, la studiosa diventata famosa per aver denunciato gli abusi della “Casa di st. Mary per mamme e bambini” di Tuam, contea di Galway, centro d’Irlanda, è arrivata quasi per caso alla scoperta che ha fatto il giro del mondo.

    “Ho cominciato la mia ricerca, cinque anni fa, per un articolo che sarebbe stato pubblicato sulla rivista annuale di storia locale. Volevo spiegare com’era nata questa istituzione, pensata per le ragazze madri e i loro figli, e parlare anche dell’ordine che la gestiva, le suore del ‘Bon Secours’”, racconta Corless, sulla sessantina, che ricorda quella grande casa, chiusa da mura altissime, con in cima vetri rotti e isolata dal resto del paese. Quei piccoli maltrattati e denutriti sono parte dei suoi ricordi d’infanzia perché i bambini andavano a scuola con lei anche se le maestre li tenevano separati dagli altri scolari e li trattavano come se avessero fatto qualcosa di male.

    Catherine ricorda le prediche con le quali, dal pulpito, il sacerdote condannava le ragazze madri come peccatrici e diceva che dovevano espiare il male commesso. “Certo il sacerdote incoraggiava i genitori a mandare via di casa le figlie e a isolarle nella ‘St. Mary house’ dove, nel periodo precedente il parto, le future mamme venivano trattate malissimo e assistite soltanto da un’altra mamma. Ostetriche e dottori intervenivano soltanto nel caso di gravi complicazioni”, continua Catherine Corless, “I maltrattamenti continuavano anche dopo che era nato il bambino perché le madri dovevano lavorare duramente e, benchè alle suore non mancasse il cibo, grazie alla frutta e alla verdura dell’orto e ai maiali e ai polli del cortile, ai piccoli non veniva dato abbastanza da mangiare e soprattutto non consumavano mai carne. Insomma erano trascurati e trattati con grande durezza”.

    “Nessuno sapeva quello che capitava dentro quelle altissime mure. Le suore venivano pagate individualmente dallo stato per ciascuna mamma e bambino che accoglievano e per gestire quella casa e ricevevano anche ampi finanziamenti. Non era una charity ma non davano lavoro a nessuno della città perché potevano contare sulle madri che si fermavano per un anno prima di andare in Inghilterra in cerca di un impiego dopo aver dato in adozione il bambino. Non mancavano soldi e appena la struttura aveva bisogno di lavori di riparazione il comune interveniva finanziandoli”, continua la storica.

    E’ stata l’assenza dei resti dei piccoli ad allarmare la Corless. “Benchè fossi riuscita ad ottenere le copie dei certificati di morte di tutti e 796 i bambini, che erano stati depositati presso il comune, di loro non esisteva traccia in nessun cimitero. Insomma erano spariti”, dice la storica,“In Irlanda, da sempre, i corpi vengono sepolti in cimiteri, in terra consacrata e ogni custode ha un registro con tutti i nomi e il luogo nel quale sono stati sepolti ma dei piccoli della “st. Mary home” non c’era traccia in nessun cimitero della zona. I cadaverini di neonati e bambini molto piccoli, alcuni dei quali vissuti appena pochi minuti, erano stati messi dalle suore nelle gallerie di una vecchia fognatura del periodo vittoriano sulla quale, nel 1840, era stato costruito l’orfanatrofio. Questi tunnel hanno nascosto per anni gli orrori commessi in quell’orfanatrofio”.

    “Non vi furono mai omicidi in quell’orfanatrofio ma il tasso di mortalità dentro la “st. Mary home” era cinque volte più alto rispetto al resto della popolazione e il motivo era che i bambini non venivano curati quando si ammalavano benchè le suore fossero infermiere. Lo si capisce anche dalle cause di morte scritte sui certificati. Alcuni piccoli morivano per ascessi, mal di gola o gastrointerite, disturbi che è possibile combattere con igiene adeguata o separando i bambini. La “st.Mary’s home” era molto grande e c’era spazio per isolare i piccoli così che non contagiassero altri, invece le condizioni di affollamento li facevano morire come mosche”, conclude la Corless.

    Un mese fa gli scavi condotti dalla commissione avviata dal governo irlandese per investigare che cosa si trovava nell’area che era stata occupata dalla “st. Mary home” ha trovato resti di piccoli scheletri di neonati e di bambini di qualche anno confermando i risultati della ricerca fatta da Catherine Corless.
    E la ricercatrice scrive, oggi, un nuovo capitolo di questa storia fatto dei sopravvissuti alla “st.Mary home” che vogliono ritrovare i resti ancora nella fognatura e dando degna sepoltura.

    “Non sappiamo ancora quanti scheletri rimangano in quella fognatura e in che condizioni siano”, spiega Catherine Corless, “E se alcuni di essi si trovino in altre parti di quella struttura. Sono in contatto con molti di quei bambini, oggi adulti, e, per loro, onorare la memoria di chi è ancora sepolto là sotto è molto importante”.

    http://www.famigliacristiana.it/articolo/irlanda-orfanotrofio-degli-orrori-la-verita.aspx