Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Gli esperti sui metodi di Shalom: “Trattamenti inumani, sembra un lager, è agghiacciante”

    Gli esperti sui metodi di Shalom: “Trattamenti inumani, sembra un lager, è agghiacciante”

    Dopo la pubblicazione dell’inchiesta di Fanpage.it sulla comunità Shalom di Palazzolo sull’Oglio in provincia di Brescia gli esperti commentano i video sul metodo adoperato da Suor Rosalina Ravasio, la responsabile della struttura.

    Secondo psichiatri, psicologi, dottori ed esperti di comunità il percorso terapeutico che viene mostrato sui video “non ha niente di terapeutico”. Gli esperti che hanno potuto analizzare i filmati mostrati nell’inchiesta contestano duramente le punizioni, le vessazioni e gli altri metodi adoperati dalla Shalom.

  • Violenze, psicofarmaci e vessazioni: sotto copertura nella Shalom, la comunità degli orrori

    Violenze, psicofarmaci e vessazioni: sotto copertura nella Shalom, la comunità degli orrori

    Il team Backstair di Fanpage.it, specializzato nel giornalismo d’inchiesta, è entrato sotto copertura all’intero della comunità Shalom, una comunità di recupero gestita da suore in provincia di Brescia che ogni anno ospita circa 250 ospiti (anche minorenni) con diverse problematiche: dalla tossicodipendenza, all’anoressia, fino ai disturbi comportamentali.

    Dopo aver raccolto 13 testimonianze diverse di persone che in questa comunità hanno passato diversi anni in periodi diversi e che raccontano di violenze e punizioni di ogni genere, con una nostra giornalista siamo andati a verificare in prima persona trascorrendo diversi mesi dentro la struttura come volontari.

    In questo periodo abbiamo assistito al metodo messo in piedi dalla fondatrice di questa comunità, suor Rosalina Ravasio, un metodo che alle preghiere unisce metodi terapeutici che lasciano sconcertati.

    https://youmedia.fanpage.it/video/aa/ZDhJW-SwikhkiYmA

  • Ecco dove e come la Chiesa nasconde i preti pedofili – #CEI Comic

    Ecco dove e come la Chiesa nasconde i preti pedofili – #CEI Comic

    L’ex numeraria dell’Opus Dei Emanuela Provera e il giornalista di Left Federico Tulli hanno attraversato l’Italia visitando e raccontando in Giustizia divina, in libreria per Chiarelettere dal 9 novembre, i cosiddetti centri di cura per sacerdoti e suore “in difficoltà”. Come funzionano? Chi li finanzia?

    Da nord a sud, operano nella più assoluta discrezione e riservatezza. Ospitano sacerdoti e suore con le storie più diverse, alcuni dei quali sottratti alla giustizia. Di loro si occupa la Chiesa, come una “madre amorevole”. La violenza sui minori non è l’unico reato commesso da ecclesiastici.

    C’è la suora stalker, il sacerdote omicida, c’è l’omosessualità, che per la Chiesa resta un peccato da espiare lontano da occhi indiscreti.

    C’è il prete affetto da ludopatia e quello ossessionato dai siti porno. Una minoranza, certo. Ma molto numerosa.

    Tutta colpa del diavolo, dice la Chiesa, come documenta l’ultima parte di questa inchiesta, dedicata alle scuole di esorcismo in Italia e alle cerimonie di liberazione dal “maligno” a cui gli autori hanno partecipato di persona. Se questa è la realtà dietro agli appelli e alle battaglie di papa Francesco, se questo è il Vaticano, difficile che qualcosa possa davvero cambiare.

    Ecco dove e come la Chiesa nasconde i preti pedofili

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webposservatorio-permanente/comunita-recupero/

  • Yves Hamant: “Serve un Ciase 2 sui fenomeni di influenza e abuso spirituale”

    Yves Hamant: “Serve un Ciase 2 sui fenomeni di influenza e abuso spirituale”

    Nel 2013 lei è stato uno degli iniziatori dell’Appello di Lourdes, per allertare l’istituzione sulla questione degli abusi spirituali. Le cose sono cambiate da allora?

    Hanno fatto dei progressi, ma c’è ancora molta strada da fare. Il problema principale è che globalmente l’istituzione ei fedeli tendono ancora a minimizzare la gravità dei fenomeni di abuso spirituale. Perché ritengono che «non sia grave come l’abuso sessuale» e che, siccome in genere colpisce gli adulti, «si sono potuti difendere».

    Questo genere di discorsi mostra come la maggior parte delle persone non capisca cosa sia il controllo: un processo di spersonalizzazione in cui l’abusatore prende il controllo della tua volontà al punto da chiederti cose folli. Ad esempio: spogliarti dei tuoi vestiti davanti al Santissimo Sacramento, come nell’affare Santier. È estremamente grave, perché ti distrugge moralmente, psicologicamente, possibilmente fisicamente e spiritualmente. Molte vittime di questo tipo di abusi non credono più a niente e non possono nemmeno più pregare, perché Dio è diventato loro insopportabile.

    La Ciase ha provocato un’onda d’urto su abusi e violenze sessuali nella Chiesa, come sensibilizzare sull’influenza?

    Penso che ci voglia un Ciase 2, con teologi, psicologi e canonisti, che permetta di analizzare gli abusi di potere e di coscienza, che qualifichiamo anche come abusi spirituali e che includiamo sotto la denominazione di aberrazioni settarie.

    Questi abusi di potere possono sfociare in abusi sessuali, ma solo marginalmente. La commissione Sauvé è stata accusata solo di abusi sessuali su minori; è ora necessario esaminare gli abusi commessi contro adulti vulnerabili, tenendo conto del fatto che l’influenza può rendere vulnerabile qualsiasi adulto. Ma se i cattolici hanno faticato a riconoscere l’abuso sessuale, hanno ancora più difficoltà con questo abuso, anche se oggi ci sono abbastanza libri e testimonianze per spiegarlo. Tuttavia, la loro denuncia è iniziata molto presto, ma non è stata ascoltata.

    Cioè ?

    Già nel 1977, padre Henri Caffarel sfidò il Rinnovamento Carismatico, di cui fu promotore. Segnaliamo il libro Les Naufragés de l’Esprit nel 1996 e l’articolo su La Vie nel 2001 “Guru nei conventi”, e poi i tanti articoli sulla rivista Golias, ma non li abbiamo prestati attenzione perché era Golia. Un’associazione si dedica esclusivamente a questi eccessi, l’Avref. Un ex legionario di Cristo, Xavier Léger, vi ha dato tutta la sua forza e ha creato un sito di scambi sulle comunità problematiche.

    All’interno dell’istituzione hanno lavorato instancabilmente, ma da estranee, due persone, suor Chantal-Marie Sorlin, che ha elaborato uno strumento insostituibile, una griglia di criteri per identificare gli eccessi di una comunità, e padre Dominique Auzenet. C’era effettivamente un ufficio incaricato di queste questioni, ma la sua attività era riservata. In risposta all’Appello di Lourdes del 2013, il CEF ha riconosciuto l’esistenza di questi abusi e, nel 2015, ha istituito l’unità dedicata agli abusi settari nella forma che ha attualmente.

    Cosa resta da fare secondo te, oltre un Ciase 2?

    Aumentare il livello di esigenza e rigore delle indagini canoniche, consentire alle vittime di costituirsi parte civile nei processi canonici, sistematizzare la pubblicità parziale delle sanzioni… Potrebbe essere utile almeno istituire uno schedario S delle comunità problematiche, ad uso interno, che ogni vescovo potrebbe consultare prima di invitare nella sua diocesi una comunità che non conosce, e che sarebbe accessibile anche ai responsabili della pastorale giovanile incaricati di consigliare l’orientamento delle vocazioni.

    Sembra probabile che la questione dell’influenza e dell’abuso spirituale porti a uno tsunami della stessa natura di quello dell’abuso e della violenza sessuale?

    Non ho strumenti per quantificare. Ma come disse il cardinale Stella, ex prefetto della Congregazione per il clero, in un’intervista a Vatican news nel 2018, e come mi disse qualche anno fa anche un funzionario della CEF, l’abuso di coscienza può essere anche più comune dell’abuso sessuale. Basta guardare il numero di persone colpite e il numero di partenze nelle comunità colpite! Questo sconvolge il mondo delle comunità religiose, e non solo le nuove comunità, anche se nelle più antiche le costituzioni sono più adeguate in termini di tutele. Il che mi porta anche a pensare che gli esempi siano troppo numerosi per non mettere in dubbio la possibilità di una deriva teologica.

    Cosa intendi ?

    Molti esempi recenti di abusi nelle comunità, intorno ai fratelli Philippe in particolare, hanno caratteristiche comuni. Il fatto di considerarsi degli iniziati che, in quanto tali, non sono soggetti alla morale comune, perché chiamati a qualcosa che va oltre le regole, con sullo sfondo l’idea che la vita corporea è per così dire indipendente da quella del la mente. Questo modo di pensare è sia caratteristico dei fenomeni di influenza sia, sul piano teologico, si avvicina ad un approccio gnostico. È compito e responsabilità della Chiesa cattolica analizzare questo in profondità.

    https://www.lavie.fr/christianisme/eglise/yves-hamant-il-faut-une-ciase-2-sur-les-phenomenes-demprise-et-dabus-spirituels-85565.php

  • Il “caso Rupnik” ferisce anche la credibilità della Chiesa

    Il “caso Rupnik” ferisce anche la credibilità della Chiesa

    Che succede quando ad essere adombrato dall’accusa di abusi è uno dei religiosi più famosi al mondo? Nel caso che sta tenendo banco nel mondo ecclesiastico in questi giorni non c’entrano minorenni, ma le denunce di presunte violenze psicologiche e forse sessuali ai danni di alcune suore.

    I fatti risalirebbero ai primi anni Novanta e sarebbero avvenuti nella Comunità Loyola di Lubiana in cui era confessore il teologo ed artista sloveno padre Marko Ivan Rupnik. Quest’ultimo, nel frattempo divenuto una celebrità dell’arte sacra per i suoi mosaici neobizantini nonché membro e consultore di vari Pontifici Consigli, è l’uomo accusato da tre religiose di «abusi di coscienza ma anche affettivi e presumibilmente sessuali». Accuse messe nero su bianco in una lettera pubblicata dalla rivista Left e che, secondo l’autrice, sarebbe stata inviata nell’estate del 2021 al Papa senza però ottenere risposta.

    È alle motivazioni addotte nella lettera che si dovrebbe l’allontanamento – avvenuto nel 1993 – di Rupnik, appartenente alla Compagnia di Gesù, dalla Comunità fondata dalla sua amica, suor Ivanka Hosta. All’epoca, quindi le ombre sull’artista sloveno sarebbero state “coperte” con il benestare – sempre secondo il racconto di una delle presunte vittime – dell’allora arcivescovo di Lubiana, monsignor Alojzij Šuštar. Proprio al dicembre del 1993 risale l’inaugurazione della “creatura” più famosa di Rupnik, quel Centro Aletti nato a Roma per far parte del Pontificio Istituto Orientale e benedetto da San Giovanni Paolo II in persona.

    Il dossier sloveno su Rupnik sarebbe rimasto sconosciuto se non fosse stato per il commissariamento della Comunità Loyola avvenuto – ha fatto sapere Left – nel 2020 ed affidato ad un altro gesuita, il vescovo ausiliare della diocesi di Roma, monsignor Daniele Libanori. Questo commissariamento, di cui non è stata data alcuna notizia ufficiale, sarebbe partito a seguito del numero sorprendente di suore uscite dalla comunità e apparso a Roma come una spia del malessere per una gestione evidentemente problematica. Riaprendo quel vaso di Pandora a Lubiana, presumibilmente deve essere affiorata anche la vicenda relativa al gesuita sloveno e risalente a quasi venti anni prima.

    Dopo le voci dei giorni scorsi, ieri si è avuta la prima conferma tramite una dichiarazione – datata 2 dicembre – firmata Domus Interprovinciales Romanae dei gesuiti. Dalla nota si apprende che nel 2021 il Dicastero per la dottrina della fede ha ricevuto una denuncia relativa al «modo di esercitare il ministero» di padre Rupnik. L’ex Sant’Uffizio ha affidato l’indagine direttamente alla Compagnia di Gesù che ha nominato un istruttore esterno e poi ha redatto una relazione sul caso. Sulla base di questa relazione, il Dicastero per la dottrina della fede «ha costatato che i fatti in questione erano da considerarsi prescritti e ha quindi chiuso il caso».

    Roma locuta est a fine ottobre 2022, mentre la Compagnia ha fatto sapere di mantenere in vigore le misure amministrative imposte al teologo sloveno durante la fase d’indagine: divieto di confessare, di accompagnamento negli Esercizi Spirituali e di direzione spirituale, oltre all’obbligo di chiedere il permesso al superiore locale per svolgere attività pubbliche.

    Una certa elasticità in quest’ultima limitazione è all’origine della lettera a Left di una delle tre suore che hanno denunciato abusi per mano dell’artista: la donna, infatti, ha confessato di aver deciso di scrivere alla rivista dopo aver visto un recentissimo video su youtube con un’omelia di Rupnik e dopo essersene lamentata con il vescovo Libanori. I commenti del religioso sloveno al Vangelo sono stati pubblicati anche questa domenica sulla pagina del Centro Aletti, quindi nonostante le polemiche provocate dall’inchiesta di Left e nonostante il comunicato dei gesuiti che ha confermato la notizia delle misure.

    Peraltro Rupnik solamente pochi giorni fa ha ricevuto il titolo di Doctor Honoris Causa,  in un’università pontificia in Brasile ed ha tenuto per l’occasione una lezione sul tema Educare alla Bellezza nell’Aula Magna.

    Ma la corretta applicazione o meno delle misure amministrative comminate dalla Compagnia di Gesù non è l’unico argomento che sta facendo discutere in questi giorni sul caso Rupnik: l’altra “bomba”, infatti, l’ha sganciata due giorni fa il blog Messa in Latino sostenendo di averla appresa da «fonti in altissimo loco». Secondo Messainlatino.it, ai danni del gesuita sloveno sarebbe stata emessa addirittura una sentenza canonica di condanna relativa ad un «processo per l’assoluzione del complice in confessione» di cui, per competenza, si sarebbe occupato il Tribunale del Dicastero per la dottrina della fede. La sentenza, in base a quanto riportato dalla fonte di Mil, avrebbe comportato la scomunica latae sententiae per Rupnik che però sarebbe stata successivamente bloccata dal Papa in persona.

    Un’indiscrezione clamorosa ma priva di conferme dal Vaticano e che non trova traccia nell’unico comunicato ufficiale fino ad ora uscito sulla vicenda, quello della Provincia Romana della Compagnia di Gesù che invece ha confermato il contenuto delle rivelazioni su Left. Bisogna ammettere che queste accuse – seppur prescritte – segnano una nuova battuta d’arresto per la credibilità della Chiesa sul fronte del contrasto agli abusi commessi da religiosi e che ad uscirne ammaccata non può essere solo l’immagine dell’attuale pontificato dal momento che i fatti contestati al teologo ed artista sloveno risalgono agli inizi degli anni ’90 ed erano emersi già allora.

    https://lanuovabq.it/it/il-caso-rupnik-ferisce-anche-la-credibilita-della-chiesa

  • Abusi: il 10% delle religiose in America latina ne sarebbe stata vittima da parte di preti

    Abusi: il 10% delle religiose in America latina ne sarebbe stata vittima da parte di preti

    Secondo un’indagine pubblicata dalla Conferenza latinoamericana dei religiosi (CLAR), il 10% delle suore dell’area geografica ha subito abusi sessuali da parte di sacerdoti. Un nuovo studio fa luce anche sui meccanismi di abuso nei confronti delle suore in Africa. L’indagine CLAR ha potuto essere condotta solo sotto forma di testimonianze anonime, ha riferito il quotidiano italiano Il Messaggero il 19 ottobre 2022. 1.417 suore di 23 Paesi dell’America Latina e dei Caraibi hanno risposto al questionario. I risultati sono stati pubblicati in un libro intitolato Vulnerabilità, abusi e cura nella vita religiosa femminile. Mentre il 10% delle donne intervistate ha dichiarato di aver subito abusi sessuali da uno o più sacerdoti, il 19,8% ha affermato di aver subito abusi sessuali in generale.

    Modelli di relazione «lontani dalla volontà di Dio

    Il 55,2% delle suore latinoamericane e caraibiche ha riferito di abusi di potere all’interno della propria congregazione, comunità o ambiente ecclesiale. L’abuso di potere è esercitato nel 51,9% dei casi dai superiori, al secondo posto dai sacerdoti con il 34,2%, seguiti dai formatori con il 23,1% e infine dai vescovi (10%).

    Il 14,3% delle suore ha denunciato molestie sessuali da parte di un sacerdote, il 9,7% da parte di laici e l’8% da parte di altri religiosi. Solo 9 sorelle hanno dichiarato di aver ricevuto un supporto terapeutico nella loro comunità per affrontare il problema.

    Suor Liliana Franco, presidente del CLAR, ha detto che la pubblicazione del libro è l’ultimo passo di un lungo processo. Questo ha comportato, secondo la suora, «l’accettazione del fatto che esistono modalità relazionali lontane dalla volontà di Dio che generano abusi di potere, abusi di coscienza e abusi sessuali». Per suor Liliana, spetta alle suore e ai religiosi stessi portare alla luce questa realtà, «darle un nome, tracciare percorsi di giustizia e di riparazione».

    Insegnare alle suore a dire «no«

    Casi simili di abusi sulle suore sono stati documentati in altre parti del mondo, in particolare in Africa. La suora togolese Mary Lembo, psicoterapeuta e formatrice per seminari e case religiose, ha appena pubblicato la sua tesi di laurea, che sarà discussa nel 2019, dal titolo Religieuses abusées en Afrique, faire la vérité. Uno studio non pubblicato. Poiché l’indagine di suor Mary Lembo è qualitativa e non quantitativa, non rivela la portata del fenomeno in questo continente, ma ne decifra i meccanismi.

    In un’intervista rilasciata al quotidiano francese La Vie il 18 ottobre 2022, l’autrice osserva che «gli abusi sono in parte resi possibili dall’ignoranza e dall’ingenuità delle suore, che non sospettano mai di poter essere adescate da un sacerdote con cui lavorano… e non sono in grado di dire di no».

    Suor Mary Lembo nota anche che in Africa «il sacerdote ha una posizione sociale potente. È apprezzato, ammirato, considerato infallibile, santo. La sua parola è la parola di Dio, non sbaglia mai, è Cristo in terra. Per i fedeli è difficile vedere il lato oscuro del sacerdote. Per lo psicoterapeuta è quindi necessario migliorare la formazione sia dei sacerdoti che delle suore, per insegnare loro «a dare un ‘no’ deciso, a dare loro le armi per difendersi». (cath.ch/ilmessagero/lavie/rz/catt)

    https://www.catt.ch/newsi/abusi-il-10-delle-religiose-in-america-latina-ne-sarebbe-stata-vittima-da-parte-di-preti/

  • Così don Luigi ci ha molestati per anni davanti a tutti

    Così don Luigi ci ha molestati per anni davanti a tutti

    Federica Tourn per Editoriale DOMANI – Salgono a tre i bambini abusati da monsignor Luigi Gabbriellini, parroco di Santa Maria madre della Chiesa e Santa Marta a Pisa, attualmente sottoposto a processo canonico. La vicenda è emersa dopo la denuncia al vescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto da parte di due fratelli, come abbiamo raccontato su Domani del 21 settembre. In una nota ufficiale del 15 settembre, monsignor Benotto aveva chiesto perdono a nome della Chiesa pisana per lo scandalo che aveva coinvolto il sacerdote, nome di spicco all’interno della diocesi, e ne aveva accettato le dimissioni. Ora, un cugino alla lontana dei due fratelli si è rivolto al Servizio diocesano per la Tutela dei minori per segnalare di essere stato anche lui molestato dal sacerdote.

    Giulio, 39 anni, suo fratello Davide, 35, e il cugino Luca, di 33, hanno deciso di raccontare a Domani i fatti accaduti più di vent’anni fa, quando don Luigi era parroco della chiesa di Santo Stefano extra moenia a Pisa. I nomi sono di fantasia: le vittime hanno chiesto l’anonimato per non esporre le famiglie alle ripercussioni mediatiche. «Vogliamo rendere nota la nostra storia non soltanto per un desiderio di verità ma anche per evitare che quello che abbiamo sofferto possa accadere ad altri bambini», precisa Giulio, che si è deciso a denunciare la violenza quando ha scoperto che anche il fratello era stato abusato dal prete amico di famiglia. «Ancora oggi non riesco a perdonarmi di aver permesso a questo prete di officiare il mio matrimonio e il battesimo della mia prima figlia – spiega Giulio – vivevo in una bolla che è finalmente scoppiata quando ho parlato con mio fratello e mi sono reso conto di non essere il solo a portare questo peso».

    Davide, che oggi vive all’estero, aveva mandato una mail al prete un anno e mezzo fa, in cui gli chiedeva conto dell’abuso subito quando era piccolo: «mi ha risposto che non era stato lui e che si trattava di un caso di omonimia», racconta. Invece, è proprio il don Luigi giusto, come è stato confermato espressamente dal vescovo ai due fratelli. «Monsignor Benotto in primavera ci disse che don Gabbriellini aveva confessato e di non preoccuparci perché lo avrebbe tenuto lontano dai bambini – afferma Giulio – invece il prete ha celebrato le comunioni e le cresime in parrocchia come se nulla fosse».

    L’investigatio previa sul sacerdote, avviata a fine aprile, è tuttora in corso, ma il vescovo ha assicurato via mail a Giulio che a breve il dossier verrà mandato in Vaticano al Dicastero per la dottrina della fede. Le vittime, però, non hanno più fiducia nella giustizia ecclesiastica: «da quando la storia è uscita sui giornali, il vescovo, prima molto sollecito nei confronti miei e di mio fratello, ha preso le distanze», spiega ancora Giulio.

    I rapporti fra monsignor Benotto e i due fratelli si raffreddano ulteriormente quando a settembre le vittime vengono a sapere da amici, che frequentano la parrocchia di Santa Maria della Chiesa e Santa Marta, che don Luigi si sta preparando a lasciare l’incarico. «Eravamo preoccupati che lo facessero sparire senza una spiegazione», dice Giulio. «Quando ci siamo incontrati – aggiunge – il vescovo ci disse che, a seconda della gravità della sentenza, don Luigi poteva essere ridotto allo stato laicale, o destinato altrove, o mandato a occuparsi di una casa di riposo: quest’ultima opzione monsignor Benotto la definì la peggiore punizione per un prete».

    Evidentemente, stare in mezzo a chierichetti e bambini dell’oratorio è considerato più gratificante che occuparsi della pastorale degli anziani. Certo è che don Gabbriellini in parrocchia si trovava bene: era stimato e rispettato da tutti, tanto che non faticava a stringere legami di amicizia con i fedeli, rapporti che continuavano anche fuori dalla chiesa. In casa dei due fratelli, infatti, don Luigi viene spesso invitato a cena e con la famiglia condivide vacanze e giorni di festa. Il fatto che giochi con i bambini e li faccia ballare sulle ginocchia è vista come una cosa normale, il segno della confidenza e dell’affetto di uno “zio” che li frequenta abitualmente. D’altronde è un amico intimo: ha la fiducia totale dei genitori e anche la riconoscenza, visto che è sempre lui che presta loro del denaro in un momento di difficoltà economiche.

    Questa aura di prete buono, sempre presente e disponibile ad aiutare in caso di bisogno, getta fumo negli occhi dei parrocchiani, che vedono quello che vuole lui e non quello che fa ai bambini. Eppure lui non si nasconde ma, anzi, arriva ad accarezzare i piccoli sotto la maglietta di fronte a tutti in chiesa o durante le gite della parrocchia. Nessuno trova da ridire: «sono convinto che con questi gesti volesse normalizzare la sua propensione a toccare i bambini – riflette Giulio – era una strategia per abituare le persone a vederlo vicino ai piccoli». Un’intera comunità pare sotto l’incantesimo di questo prete: non uno, in Santo Stefano, sembra notare qualcosa di strano nel suo comportamento, nemmeno gli altri sacerdoti. «Ho chiesto a un altro prete se si fosse accorto delle inclinazioni pedofile di don Luigi – riferisce Luca – ma lui mi ha risposto subito di no». Salvo poi ricordarsi qualcosa: «in seguito mi ha detto che in effetti aveva visto don Luigi mettere una mano sotto la maglia a un ragazzino mentre lo confessava».

    Questo modus operandi di avvicinamento graduale ai minori, fino a instaurare un rapporto di disinvolta confidenza con loro in contesti rassicuranti come la famiglia o le attività ricreative organizzate dalla chiesa, permette al prete di molestare per anni i bambini, praticamente davanti agli occhi dei parrocchiani e degli stessi genitori. Luca racconta che il suo abuso è avvenuto nel 1997, quando aveva appena otto anni, durante una gita della chiesa in un paese di montagna: «ero seduto sulle sue ginocchia e don Luigi all’improvviso mi ha toccato i genitali – dice – i miei erano a trenta metri da noi, insieme a un altro gruppo di genitori». Un’esperienza simile è toccata a Davide: «eravamo in sala da pranzo, seduti al tavolo, e io ero seduto sulle ginocchia di don Luigi: i miei piedi non toccavano terra, avrò avuto otto o nove anni al massimo – ricorda – i miei genitori erano seduti dall’altra parte del tavolo e parlavano con il prete, che intanto aveva la mano nei miei pantaloni». Una tortura che va avanti per più di mezzora: «la tovaglia nascondeva le nostre gambe – aggiunge Davide – io ero congelato ma i miei genitori erano presenti e ho pensato che non c’era niente di male».

    Monsignor Gabbriellini non si limita a una volta sola. Davide è chierichetto e il prete coglie ogni occasione per insidiarlo: «ci trovavamo il sabato pomeriggio e io non avevo voglia di andare in parrocchia, perché sapevo che sarei rimasto da solo con lui in sacrestia – dice – cercava sempre di baciarmi e ancora oggi potrei riconoscere l’odore del suo dopobarba». Gli assalti del sacerdote a Davide sono andati avanti dal 1995 fino al 2000, quando il ragazzo ha lasciato Santo Stefano. Il maggiore dei fratelli, Giulio, invece è stato abusato più volte nel 1994, quando aveva undici anni; le molestie sono poi continuate fino al ’97, soprattutto durante i campi estivi e una volta in occasione di un colloquio personale. Il prete utilizzava il suo ascendente sui ragazzi per favorire le occasioni propizie alle molestie: «era dispotico, sapeva imporsi ed esercitava una grande influenza nella vita delle persone – spiega Giulio, che è stato chierichetto e catechista – noi ragazzi eravamo in soggezione e lui ne approfittava per entrare in intimità con noi». È un progressivo varcare dei confini: «prima ti abbracciava, poi ti prendeva in collo e lì già sapevi come sarebbe andata a finire». Il predatore conosce bene il suo territorio di caccia, dove si muove con disinvoltura: «individuava con precisione i bambini più vulnerabili e si dedicava a loro con costanza, li faceva sentire importanti – dice ancora Giulio – era una tattica: chi subiva abusi riceveva più attenzioni degli altri».

    Oggi non si sa dove si trovi monsignor Gabriellini. Subito dopo la denuncia al vescovo, Giulio ha detto tutto a parenti e amici e, in soli due giorni, in tre lo hanno cercato per raccontargli che a loro era successa la stessa cosa: «mio cugino Luca e un’altra persona mi hanno riferito di essere stati abusati da don Gabbriellini e una terza vittima ha invece parlato di un altro prete in provincia di Pisa», dichiara Giulio. La responsabile del Servizio per la Tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, suor Tosca Ferrante, il 19 settembre affermava che non c’erano altri casi di abuso nella diocesi oltre ai due fratelli; contattata da Domani il 18 ottobre per un aggiornamento, non ha risposto.

    Giulio, Davide e Luca a breve chiederanno il risarcimento in sede civile. Invitano altre persone che abbiano informazioni di fatti recenti che riguardano don Gabbriellini a rivolgersi alla Rete L’Abuso per poter presentare un’istanza che accerti che il prete sia in condizioni di non nuocere ad altri bambini. «Nella condotta compulsiva di queste persone si riscontra un pericolo per la collettività – spiegano le vittime – e dato che conosciamo bene la prassi dei vescovi di spostare i preti pedofili in altre parrocchie, vogliamo evitare che continui ad essere a contatto con i minori».

    https://www.editorialedomani.it/fatti/cosi-don-luigi-ci-ha-molestati-per-anni-davanti-a-tutti-mbzudnj2

     

  • La suora che ha denunciato il sacerdote che la stuprava

    La suora che ha denunciato il sacerdote che la stuprava

    di Federica Tourn in “Domani” del 19 settembre 2022 – «Sono stata violentata per la prima volta a 24 anni da un sacerdote di quasi vent’anni più vecchio di me. Non soltanto era il mio superiore ma era anche il responsabile della congregazione. Non avevo mai sentito parlare di preti che si approfittano delle suore: per me, semplice novizia ; lo stupro fu così uno choc doppio». Doris Wagner subisce il primo stupro in convento nel 2008, a cinque anni dal suo ingresso nella Famiglia Spirituale l’Opera, una comunità di vita consacrata fondata dalla belga Julia Verhaeghe e riconosciuta da Giovanni Paolo II nel 2001. Nel 2003 Doris è solo una ragazza di 19 anni; piena di entusiasmo all’idea di dedicare la propria vita a Dio. Oggi è una donna libera, sposata, madre, che non ha mai avuto giustizia né dalla chiesa né dallo stato.

    Al Collegium Paulinum di Roma, sede della congregazione, sacerdoti e suore vivono insieme sotto lo stesso tetto e; anche se hanno mansioni diverse, si incontrano per la messa o durante i pasti. La realtà della vita comunitaria si rivela subito difficile: l’Opera le chiede di rinunciare alla famiglia; agli amici, le proibisce anche la lettura «per farla crescere in umiltà». Doris non viene messa al corrente di nulla, non sa nemmeno quando prenderà i voti perpetui. «Ci trasferivano da un paese all’altro senza preavviso e ci spostavano addirittura di stanza senza una spiegazione», conferma. Stringere amicizie è impossibile anche fra consorelle: «Spinte dalla devozione; ci rassegnavamo a vivere in solitudine: la nostra vita era completamente nelle mani della comunità».

    il corpo è una provocazione
    Il primo abuso che le suore subiscono è psicologico e spirituale. «Quando decidi di farti suora non sai niente della vita religiosa e aderisci totalmente alle regole della congregazione, convinta che sia giusto quello che ti chiedono. Non riesci a mettere dei confini e alla fine perdi la possibilità di pensare autonomamente: non chiedi; non ti ribelli perché è impossibile reclamare dei diritti in questo sistema», spiega Wagner.

    Così, quando Doris all’improvviso comincia a ritrovarsi sempre accanto il suo superiore (che lei non vuole nominare e che chiameremo padre Georg), non reagisce. «Mi seguiva in biblioteca, in giardino; persino in lavanderia e parlava continuamente: ero stupita e imbarazzata dalla sua presenza costante, perché era proibito parlare fra noi, ma non avrei certo immaginato che volesse tentare un approccio sessuale. Avevo seguito tutte le regole, ero certa che non potesse succedermi niente di male». La madre superiora, infatti, è stata chiara quando le ha detto che «gli uomini sono più deboli riguardo al sesso ed è responsabilità delle suore fare in modo che non succeda nulla».

    Nelle congregazioni il sesso è l’elefante nella stanza e non basta certo il voto di castità a fermarlo. Il corpo della religiosa è di per sé una provocazione sessuale da tenere a bada con le lezioni sul pudore e il controllo esasperato dell’abbigliamento: se il prete allunga le mani, la colpa è sempre della donna. «Appena entrata in comunità; una suora venne da me e mi diede la biancheria intima, raccomandandomi di indossare sotto l’abito anche il busto e una sottoveste per dissimulare del tutto le forme. Mi fece capire che dovevamo farlo per non indurre in tentazione i confratelli che vivevano con noi», ricorda Wagner.

    Nella casa romana dell’Opera, le suore sono sistemate al primo piano e i preti al secondo; il terzo piano è destinato agli ospiti e nel sottotetto ci sono soltanto due stanze: in quel momento Doris ne occupa una, da sola, mentre l’altra è vuota.
    Quando padre Georg sale le scale, nessuno si accorge di niente. «È entrato all’improvviso. In un istante ho capito che cosa sarebbe successo e sono diventata di ghiaccio. Ha allungato la mano e mi ha slacciato un bottone: l’ho respinto ma lui ha continuato. Era consapevole del suo potere; sapeva che avrei ceduto».

    È proprio nelle relazioni pastorali fra prete e suora che l’abuso mette radici: i sacerdoti sanno bene come approfittare della dipendenza spirituale e dell’immaturità affettiva delle suore per manipolarle.
    Lo attesta la psicologa clinica Mary Lembo della congregazione delle suore di Santa Caterina, che ha scritto una tesi all’università Gregoriana di Roma sulle violenze commesse dai preti sulle religiose in Africa, in cui sottolinea come spesso i preti spaccino gli abusi per volontà divina. Non è certo un problema soltanto africano, succede anche in Italia: «Tante religiose a cui ho fatto formazione mi hanno confessato di aver avuto relazioni sessuali che non desideravano — racconta Lembo — Le giovani suore nelle parrocchie; negli uffici e nei conventi si affidano al sacerdote con fiducia; perché in lui vedono l’uomo di Dio e vengono spesso ricambiate con rapporti invadenti; allusioni in confessionale; molestie mascherate da dichiarazioni d’amore, stalking, fino allo stupro».

    Wagner racconta che dopo quel primo giorno di aprile del 2008 ha subito altre volte, per quattro mesi; gli assalti di padre Georg, fino a quando è stata trasferita per un periodo in Austria. Tornata al Collegium Paulinum in autunno, è stata sistemata al primo piano insieme alle altre consorelle ed è riuscita finalmente a evitare il prete.

    I suoi tormenti; però; sono soltanto all’inizio. Racconta a Domani: «La madre superiora un giorno mi comunicò che dovevo cambiare confessore e mi assegnò padre Hermann Geissler. Già questa imposizione era un sopruso, perché le suore hanno la facoltà di scegliere in autonomia con chi confessarsi». Padre Geissler non è un prete qualunque: innanzitutto è anche il confessore del suo abusatone e; soprattutto, dal 1993 lavora alla Congregazione per la dottrina della fede. È molto vicino a Joseph Ratzinger che, nel 2009, da papa, lo nomina capo dell’ufficio dottrinale del Dicastero.

    «Padre Geissler decise che i colloqui dovevano tenersi nella camera da letto della madre superiora», racconta Wagner. Un posto a dir poco inconsueto ma, ormai indifferente a tutto; lei subisce: «Dopo gli abusi ero diventata apatica. In seguito ho visto la stessa reazione in tante suore vittime di violenza: esteriormente non cambiano ma dentro diventano insensibili. Sono persino più funzionali ai sistema perché diventano più efficienti, sono come automi senza sentimenti».

    Lo scenario si presta a un nuovo capitolo del dramma. «Durante la confessione padre Geissler diventava sempre più insistente—racconta Wagner— mi parlava di amore, diceva che non potevamo sposarci ma fare altro; alludendo a una relazione sessuale. Io ero traumatizzata, perché a quel punto sapevo bene che un prete può prendersi quel che vuole. Un giorno, esasperata; mi sono alzata senza aspettare l’assoluzione e lui mi ha trattenuta cercando di baciarmi». La suora riesce a sfuggirgli e chiede alla madre superiora di poter cambiare confessore: «Voleva spiegazioni e quando le dissi che cosa era successo, commentò che sapeva che lui era solito comportarsi in questo modo con le suore e che dovevamo avere pazienza».

    Il vizio del prete non è evidentemente una novità: «Lei sapeva bene che padre Geissler aveva abusato di altre suore; casi di cui sono venuta a conoscenza quando sono uscita dalla congregazione; ma non aveva obiettato al fatto che ci incontrassimo nella sua camera da letto», chiosa Wagner.
    Nel 2010, quando la questione della violenza nella chiesa esplode in Germania e diventa oggetto di discussione quotidiana anche all’Opera, Doris si rivolge di nuovo alla madre superiora per raccontare la violenza subita due anni prima da padre Georg, ma quella si arrabbia: «Ha fatto un salto sulla sedia urlandomi in faccia che dovevo lasciarlo in pace: per lei la colpa era mia. Quando finalmente si è calmata, mi ha abbracciata e mi ha detto “ti perdono”. Ho capito che sapeva già tutto e che io non ero la prima vittima».

    Collusioni, silenzi, omertà, estensione del concetto di obbedienza. Sono i fattori che portano le madri superiore a sacrificare le suore agli appetiti dei sacerdoti. «Non prendono quasi mai posizione-conferma Mary Lembo-sono le prime a non credere che questi preti così bravi e rispettati da tutti possano aver commesso violenza e quindi accusano le suore di averli provocati. E non si preoccupano del fatto che la vittima debba continuare a vivere con chi l’ha violentata».

    Test di gravidanza
    Non solo: la superiora di Doris, appena saputo il fatto, la manda alla clinica privata Salvator Mundi di Roma (la stessa che ha curato, fra gli altri, padre Marcial Maciel Degollado, fondatore della congregazione dei Legionari di Cristo e responsabile di decine di abusi su minori, ricoverato per disintossicarsi dalla morfina), dove le fanno un prelievo del sangue per verificare un’eventuale gravidanza. «Surreale, visto che erano ormai passati più di due anni dallo stupro – commenta Wagner – Evidentemente aveva motivo di temere che fosse successo ancora». Comunque aveva paura della gravidanza, e non per caso.

    Il dramma delle suore messe incinte da membri del clero e perciò costrette ad abortire o cacciate dalle congregazioni è un altro dei segreti vergognosi della chiesa. Eppure sono questioni che il Vaticano conosce da decenni, almeno dal 1994, quando suor Maura O’Donohue manda a Roma un rapporto confidenziale dall’Africa, in cui denuncia la prassi di molti preti e vescovi di stuprare le suore (invece delle donne del luogo) per non prendere l’Aids. I casi citati sono agghiaccianti: in Malawi 29 suore di una stessa congregazione sono ingravidate dai preti della diocesi, altrove un sacerdote celebra il funerale di una suora morta durante un’interruzione di gravidanza a cui lui stesso l’aveva costretta. Ancora una volta, non si tratta solo del continente africano: la piaga riguarda 23 paesi, compresa l’Italia. Quattro anni dopo, un’altra religiosa, Marie McDonald, confermerà che sono proprio le giovani suore straniere che studiano a Roma le più esposte ai ricatti sessuali del clero.

    Rapporti resi pubblici dal National Catholic Reporter nel 2001 e arrivati fino sul tavolo del Parlamento europeo, che in una successiva Risoluzione fa sapere di aver mandato al Vaticano ben cinque avvertimenti in cui denuncia la drammatica condizione di molte religiose, infettate dall’Hiv, stuprate, costrette ad abortire o allontanate dalle comunità dopo aver partorito.

    Il silenzio del papa
    Roma, dal canto suo, tace. Solo nel 2019 papa Francesco ha ammesso che il problema degli abusi riguarda anche il mondo consacrato e lo stesso Motu proprio Vos Estis Lux Mundi , che incoraggia i vescovi a segnalare gli abusi clericali alle autorità civili, è stato un sostanziale fallimento. Quanto ai processi in ambito ecclesiastico, si entra in un buco nero: il cardinale João Braz de Aviz, prefetto del Dicastero per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, interrogato da Domani su quale sia la dimensione del problema della violenza sulle suore in Italia e quanti casi di abuso sessuale di religiose ha preso in esame il Dicastero, ha rifiutato di rispondere.

    La violenza sulle religiose continua così ad essere un terreno inesplorato. Se in Francia qualcosa si è mosso, anche grazie al documentario di Eric Quintin e Marie-Pierre Raimbault Religieuses abusées, l’autre scandale de l’Église trasmesso dall’emittente televisiva Arte (a cui ha preso parte anche Wagner), in Italia, ancora una volta, la situazione rimane un tabù. Conta certamente la misoginia nella chiesa e un’opinione pubblica poco disponibile a prendere sul serio i drammi di una categoria che è perlopiù relegata alle barzellette. La conseguenza, però, è l’invisibilità: il lavoro delle suore è gratuito o poco pagato, spesso sono ridotte a fare le serve dei preti e, se decidono di lasciare la comunità, vengono abbandonate a loro stesse.

    «Chi denuncia le violenze viene ripagata con l’isolamento e rappresaglie da parte delle consorelle e della madre superiora—spiega suor Lembo — se non addirittura con l’espulsione dalla comunità». Mentre il prete, nemmeno a dirlo, rimane al suo posto.

    Neppure Wagner è riuscita da avere giustizia. Lasciata infine la congregazione, insieme ad altre ex consorelle vittime di abusi della stessa comunità, nel 2012 denuncia l’Opera alla Congregazione per la dottrina della fede. Grazie a una canonista in contatto con la Santa sede, Wagner viene a sapere che è stata avviata «con grande serietà» un’inchiesta sui due preti e sulla disciplina interna della congregazione e che padre Georg, che nel frattempo era già stato allontanato dal Collegium Paulinum e assunto nella sezione di lingua tedesca della segreteria di Stato vaticana, sarebbe stato rimosso dall’incarico alla fine di quell’anno.

    «In seguito mi dissero che non avevano trovato niente sul conto dell’Opera, ma molti testimoni non sono
    mai stati sentiti», precisa Wagner.

    Su padre Geissler, invece; vista la delicata posizione che riveste come capo ufficio alla Congregazione per la dottrina della fede, le indagini proseguono. Due anni dopo, viene comunicata a Wagner la chiusura del caso: il prete ha ammesso «due imprudenze in un paio di occasioni» ma ha chiesto scusa ed è stato ammonito a «essere più vigile e prudente in futuro». Resta al suo posto alla Congregazione, che è il Dicastero deputato a giudicare i peccati sessuali del clero; nonostante le “imprudenze” si siano svolte durante il sacramento della confessione, circostanza che per il diritto canonico è considerata un’aggravante, meritevole di pene anche gravi. Si dimetterà soltanto nel gennaio 2019, dopo che Wagner ha reso pubblica la sua storia durante un convegno organizzato dalla rete di donne cattoliche Voices of Faith. La notizia ormai circola sui giornali e Geissler chiede il
    processo canonico per dimostrare la sua innocenza. Il processo, visto il ruolo del prelato, non si svolge davanti alla Congregazione per la dottrina della fede ma viene affidato alla Segnatura apostolica.

    Il decreto sarà di assoluzione; «non risultando provata con la dovuta certezza morale la configurazione dell’asserito grave delitto». Padre Geissler è oggi docente di dogmatica all’università di scienze applicate di Heiligenkreuz, un comune a trenta chilometri da Vienna.

    Il reato non risulta
    Se la chiesa è sorda, gli stati non lo sono da meno. Su denuncia della ex suora, due indagini per violenza sessuale sono state istruite nei confronti di padre Georg: la prima nel 2012 in Germania, archiviata perché non c’era la competenza territoriale visto che i fatti erano avvenuti a Roma; e la seconda nel 2014 in Austria, paese natale della persona denunciata; ma anche qui la procura ha interrotto il procedimento perché «il reato non è stato commesso». «Hanno detto che si trattava di un rapporto consensuale perché lui non aveva usato la forza», commenta amara Wagner. Insomma, il prete aveva violato il voto di castità (che ovviamente non è reato) ma non aveva abusato della suora.

    Padre Georg a sua volta ha poi fatto causa all’emittente Arte nel 2019 per un passaggio del documentario Religieuses abusées, in cui il suo nome veniva associato allo stupro di Doris Wagner, e ha ottenuto che la frase venisse cassata. In tribunale, i toni hanno il sapore della beffa: «Ad Amburgo, dove si svolgeva il processo contro Arte — ricorda Wagner — gli avvocati dell’emittente sostenevano che non si poteva parlare di una relazione perché il padre e io ci siamo dati sempre del “lei”; ma il tribunale ha accolto l’argomentazione dell’accusa, che sosteneva invece che il “tu” è consuetudine solo nelle relazioni amorose mondane».

    La comunità l’Opera, dal canto suo, conferma che oggi padre Georg, «non avendo commesso nessun delitto, ha ricevuto altri compiti nella comunità» e — contrariamente a ciò che abbiamo visto — sostiene anche «che non è mai stato oggetto di un’indagine ecclesiastica».

    Wagner, oggi sposata con un ex confratello e madre di un bambino; continua la sua lotta contro gli abusi del clero. Come teologa lavora all’università di Francoforte e l’anno scorso ha pubblicato il primo studio accademico sulle minorenni messe incinte da sacerdoti negli Stati Uniti, un campo di ricerca ancora del tutto inesplorato. Le ragazze violentate dai preti e poi abbandonate in stato di gravidanza o costrette ad abortire sono, secondo una stima riportata dalla studiosa, dall’1 al 10 per cento di tutte le vittime minorenni di abusi clericali nel mondo.

    «Senza contare le donne adulte, che sono molte di più», sottolinea Wagner. Un numero enorme di ragazze e donne sacrificate da sacerdoti che pensano soltanto a preservare la propria reputazione, con un inconcepibile disprezzo per la vita umana. La maggior parte di loro, nonostante la scomunica prevista dal diritto canonico a chiunque procuri un aborto, continua a restare al suo posto; pronta a reiterare il reato.

    Gli aborti forzati delle suore
    «I preti coinvolti in questi casi sono in maggioranza abusatori seriali attestati di ragazze; in molti casi, ci sono indicazioni di ulteriori gravidanze o aborti», scrive Wagner. E in Europa? «Non si riesce ad accedere ai documenti — dice la studiosa — ma in Germania nell’ultimo anno si sono aperti processi per aborti indotti da sacerdoti e le vittime hanno cominciato a parlarne pubblicamente».

    Forse è l’inizio di qualcosa di nuovo

    https://www.editorialedomani.it/fatti/la-suora-che-ha-denunciato-il-sacerdote-che-la-stuprava-sfyjvlvx

     

  • DINAMICHE ABUSIVE NELLE ISTITUZIONI ECCLESIALI

    DINAMICHE ABUSIVE NELLE ISTITUZIONI ECCLESIALI

    GRANADA-ADISTA. Lo scandalo globale degli abusi sessuali nella Chiesa sta generando una riflessione sulle ragioni che ne fanno un problema strutturale e sistemico. Tra gli aspetti che finora hanno ricevuto meno attenzione, soprattutto come oggetto di riflessione degli studi accademici, sono gli abusi su vittime adulte – soprattutto donne –, i comportamenti abusivi che non coinvolgono la dimensione sessuale – dunque quelli di potere, di coscienza e psicologici – e gli abusi all’interno delle istituzioni ecclesiali, come le congregazioni religiose. Del silenzio su questo tipo di abusi è responsabile anche il prezzo spesso troppo alto da pagare per chi denuncia, che diventa oggetto di una rivittimizzazione, ancora di più nelle congregazioni e nelle istituzioni di vita consacrata.

    Su questi aspetti verte l’articolo della religiosa e teologa spagnola Ianire Angulo Ordorika, docente di Teologia e Sacra Scrittura della Facoltà di Teologia dell’Università di Loyola Andalucía, intitolato “La presencia innombrada. Abuso de poder en la Vida Consagrada” (“La presenza innominata. Abuso di potere nella vita consacrata”, pubblicato in modalità open access sulla rivista cilena Teologia y Vida (62/3, 2021, pp. 357-388, http://ojs.uc.cl/index.php/tyv/article/view/32715), all’interno del Progetto inter-universitario di ricerca delle Università gesuite di Spagna (UNIJES) sulla dimensione strutturale dell’abuso nella Chiesa a partire da una prospettiva teologica.

    Il tema è stato anche al centro del corso online “Nominare l’innominabile” dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG, 23-24 marzo), presieduto dalla stessa suor Angulo, con l’intento di «dare un nome a ciò che non vogliamo vedere nelle nostre comunità e nella nostra Chiesa». Al corso, cui hanno partecipato più di 450 religiose, religiosi, laiche e laici impegnati, a titolo diverso, nell’ambito della prevenzione degli abusi, suor Angulo ha messo in evidenza le condizioni nella vita religiosa che non solo possono favorire l’abuso, ma contribuiscono a non farlo emergere e a non nominarlo, rendendolo un problema di natura psicologica e spirituale ma anche sistemica.

    Di seguito proponiamo, in una nostra traduzione dallo spagnolo, l’articolo di suor Angulo, mettendolo a disposizione di tutti i lettori, all’interno di una serie di pubblicazioni online sulle radici sistemiche dell’abuso nella Chiesa, accanto ai testi di Doris Reisinger e Ute Leimgruber.

    https://www.adista.it/articolo/67835

  • È libera la suora che abusò di una ragazza poi morta suicida

    È libera la suora che abusò di una ragazza poi morta suicida

    AGI Maria Angela Faré, l’ex suora che abusò di Eva Sacconago, la ragazza di Busto Arsizio che si suicidò a 26 anni nel 2011, è libera ‘per fine pena’.

    La notizia è stata diffusa dal sito ‘Rete L’Abuso’, che raccoglie i casi di violenze in ambito clericale, e confermata all’AGI dall’avvocato Daniela Cultrera dalla quale si apprende che l’ordine di scarcerazione risale al 4 settembre del 2021. Nessuna conferma invece dal legale di Faré, l’avvocato Fabrizio Busignani: “È una notizia riservata, non possa confermare se sia o meno vera”. La condanna definitiva a 3 anni e sei mesi risale al 21 dicembre 2019 e l’intera pena, che comprende anche la custodia cautelare prima del processo, è stata scontata in carcere, senza alcun beneficio.

    “Libera il giorno del compleanno di Eva”

    “Noi lo abbiamo saputo il primo febbraio – racconta Roberto Sacconago, il padre di Eva, che solo oggi ha deciso di divulgare la notizia assieme alla moglie -. Appena arrivati nella nostra casa di montagna, il nostro rifugio dell’anima così come lo era anche per nostra figlia, c’è stato detto dall’avvocato. E la liberazione è stata proprio il 21 settembre, il giorno del compleanno della nostra piccola. Che coincidenza. Per noi saperlo è stato un colpo e un dispiacere al cuore”.

    “Il conteggio della pena è giusto al 99 per cento, i nostri avvocati lo stanno controllando – prosegue il padre della ragazza che, quando aveva 14 anni, subì “violenze sessuali vere e proprie nel 2010 e 2011 e comportamenti che avrebbero minato la stabilità psichica di chiunque”, scrissero i giudici – Tuttavia siamo arrabbiati perché non sappiamo dove sia la signora Faré dalla quale non abbiamo mai ricevuto delle scuse personali e che non ci ha mai versato il risarcimento di 50 mila euro previsto dal giudice. Sappiamo che i giudici le hanno inflitto come pena accessoria l’interdizione dal frequentare ambienti con minori ma non siamo tranquilli e abbiamo paura che possa rifare con nostra figlia quello che ha già fatto”.

    Il mancato risarcimento perché è “incapiente”

    Ai legali della famiglia, la difesa dell’ex suora ha fatto sapere che non può risarcire perché è “incapiente”. “Mi domando allora chi le ha pagato gli avvocati e il perito e credo sia stato il clero, come sempre accade”, continua il padre della ragazza che, dicono le sentenze, fu vittima delle ‘attenzioni’ dell’imputata, che apparteneva alle Figlie di Maria Ausiliatrice, già quando era minorenne, per poi instaurare con lei una relazione, fino al 2011, quando si tolse la vita.

    L’Ordine a cui apparteneva è stato assolto. “Non sapevo nemmeno che fosse libera, ma è normale. Ha scontato la sua pena”, è il commento del difensore dell’Ordine, l’avvocato Mario Zanchetti.

    https://www.agi.it/cronaca/news/2022-03-29/libera-suora-abuso-ragazza-poi-morta-suicida-16175782/