Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Kosaka Kumiko, le Suore della Compagnia di Maria, le Gianelline e gli “amici” del Provolo

    Kosaka Kumiko, le Suore della Compagnia di Maria, le Gianelline e gli “amici” del Provolo

    Tutta la vicenda ha inizio dalla notizia apparentemente eclatante di poche settimane fa, il commissariamento della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti, ovvero la congregazione maschile che per anni ha gestito, o almeno tutti credevamo, gli istituti Antonio Provolo, da quello di Verona, alle succursali oltreoceano.

    Nel precedente articolo avevamo raccontato quanto scoperto dopo l’annuncio del commissariamento della “Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti”, ovvero che esistono due congregazioni con nomi simili, la “Compagnia di Maria…” e le “Suore della Compagnia di Maria…” e che la congregazione commissariata in realtà non era più quella che gestiva gli Istituti Provolo, adesso la gestione, come loro stesse rivelano sui siti delle strutture Provolo oltreoceano, è delle “Suore della Compagnia di Maria…”.

    Durante la breve indagine che ho condotto era emerso anche un curioso comunicato stampa datato 7 maggio 2017 (pochi giorni dopo l’arresto della suora Kosaka Kumiko) a firma della di Verona, Madre Elisa Duarte Cabrera nel quale, a nome delle “Suore della Compagnia di Maria…” si dissociava non solo dalla suora arrestata, che effettivamente non appartiene alla loro congregazione, ma anche dal fatto che non erano loro a gestire l’istituto nella bufera, quello di Mendoza, mentre confermava la gestione di tutti gli altri, quello di La Plata, in Paraguay e in Bolivia.

    La riflessione che mi era venuta spontanea fu “ma se non sono loro a gestire l’istituto di Mendoza e Kosaka Kumiko non è della loro congregazione, perché scrivere un comunicato per dissociarsi quando non solo nessuno le aveva tirate in causa, ma nessuno si era nemmeno mai accorto che erano loro a gestire gli istituti ? “

    La domanda è rimasta li qualche giorno finché, scartabellando nei documenti ne troviamo alcuni del 2006, proprio del periodo in cui prende i voti un altro sacerdote coinvolto nello scandalo di Mendoza, Horacio Corbacho ed in quella serie di documenti, contrariamente a quanto hanno sempre affermato le “Suore della Compagnia di Maria…” si evince che da tempo queste collaboravano con i preti della “Compagnia di Maria…” e anche con altre monache, le Gianelline.

    Andiamo quindi a vedere chi sono queste Gianelline e scopriamo che Kosaka Kumiko sembrerebbe appartenere proprio a quella congregazione.

    Troviamo infatti la sua immagine – probabilmente dimenticata dopo lo scandalo – proprio sul loro sito, mentre abbraccia due bambini. Un pò incredulo per l’apparente macroscopica gaffe, non potendo verificare il nome della suora nella foto del sito, vado a fare un confronto visivo con una foto d’archivio della quale sono certo sia la Kumico. È lei, persino la piega dei capelli sotto il velo è identica !

    Sempre sul loro sito scopriamo che hanno sedi in tutto il mondo compresa l’Argentina e che la loro Casa Generalizia è a Roma.

    Ora sorge un’altra domanda; perché Kosaka Kumiko era all’Istituto Provolo di Mendoza quando in realtà le Gianelline hanno strutture proprie in Argentina dove la suora poteva lavorare? Era al Provolo per qualche oscuro motivo o perché più semplicemente le Gianelline collaborano con il Provolo o pure con le “Suore della Compagnia di Maria” ?

    Era forse questo il motivo per il quale la Superiora generale delle “Suore della Compagnia di Maria…”, Madre Elisa Duarte Cabrera ha scritto quel comunicato per dissociarsi ?

    Continua…

    di Redazione

  • Invisibili e dimenticati: un’inchiesta del Boston Globe racconta i figli dei preti

    Invisibili e dimenticati: un’inchiesta del Boston Globe racconta i figli dei preti

    39053 BOSTON-ADISTA. C’è chi lo ha saputo fin da quando era piccolo, ma aveva ricevuto dalla madre una devastante consegna del silenzio. C’è chi lo ha saputo in età più adulta, scoprendo una verità nascosta sotto il tappeto. C’è chi è roso dal dubbio, dal sospetto, ma non ha più la possibilità di sapere con certezza. C’è chi è stato allevato con amore e sollecitudine, ma nel segreto, e chi è stato ignorato ed evitato e costretto a tacere, pena la cessazione di qualsiasi aiuto. Sono i figli del “peccato”, uomini e donne nati da relazioni clandestine tra una donna e un prete, una legione ancora in larga parte nascosta e inconsapevole, diffusa ovunque sia presente la Chiesa, ma la cui consistenza sembra potenzialmente molto alta: su di loro, in una nuova coinvolgente inchiesta, fa luce Michael Rezendes, uno dei giornalisti del quotidiano Usa Boston Globe che, con il caso “Spotlight”, una quindicina di anni fa scoperchiò nella Chiesa cattolica il vaso di Pandora della pedofilia nel clero.

    Non voluti, ignorati, dimenticati 

    Molte e dolorose le storie che sostanziano l’inchiesta. C’è Jim Graham, di Buffalo, che ha saputo solo a 48 anni, nel 1993, grazie all’aiuto di due zii, che quel padre che lo aveva cresciuto, distante e anaffettivo, non era il suo vero padre. A dargli la vita era stato un prete, Thomas Sullivan, della Congregazione degli Oblati, all’epoca già morto. Le sue richieste di conferma presso la sede romana non hanno avuto alcuna risposta, finora.

    C’è Chiara Villar, 36 anni, di Toronto, che conosce la verità fin da quando era piccola, ma è stata obbligata a mantenere il segreto e a chiamare il padre, don Anthony Inneo, “zio”. «Tutto ciò che avrei voluto – afferma – è che mi portasse a prendere un gelato e mi dicesse: “Sono orgoglioso della mia bambina”». Sua madre, una esule cubana, all’inizio della relazione con il prete credette alla promessa dell’uomo di abbandonare il sacerdozio, e si trasferì nella rettoria della chiesa, dove fece da perpetua e organista. Dopo la nascita della bambina, fu chiaro che ciò non sarebbe mai accaduto. La madre le chiese di mentire, trattando il padre in pubblico come uno zio. Il peso del segreto lentamente compromise la sua integrità psichica, e arrivò all’autolesionismo. La sua ferita più grande, però, è quella lasciata dal padre, che l’ha sempre tenuta nascosta e ora, malato di Alzheimer, non la riconosce più.

    Anche il diritto canonico tace

    Il numero dei figli dei preti è ignoto. Tuttavia, osserva Rezendes, con più di 400mila preti diffusi nel globo, molti dei quali non osservano l’obbligo del celibato, la cifra potenziale può essere molto alta. Sul tema, ancora poco studiato, le poche cifre a disposizione sono quelle del libro di A. W. Richard Sipe, A Secret World, risalente ormai a 27 anni fa: Sipe vi afferma che il 30% dei preti ha una relazione stabile o occasionale con una donna, e che solo il 50% è fedele all’impegno del celibato. Vincent Doyle ha dato vita al sito Coping International, che offre supporto ai figli di sacerdoti come lui. Se anche solo l’1% dei preti del mondo avesse avuto un figlio, ha detto, si parlerebbe comunque di 4mila persone. Ma sono certamente molti di più: per Paul Sullins, prete e sociologo della Catholic University of America, il numero, solo negli Usa, potrebbe superare quello delle vittime di abusi da parte del clero, che ammontano a poco meno di 20mila: «È certo un impulso meno comune, per un maschio adulto – ha detto – cercare sesso con un minore piuttosto che con una donna». E in Irlanda, ad esempio, si tratta di un fenomeno talmente diffuso da aver originato dei cognomi (McEntaggart e McAnespi) che, in gaelico, significano “figlio del prete” e “figlio del vescovo”. «La gente sapeva, ma non parlava», ha detto al Globe il card. Diarmuid Martin di Dublino.

    Di contro alla rilevanza del problema, la Chiesa non ha mai stabilito delle norme per un rappresentante del clero che diventi padre: nessuna istruzione per il supporto delle madri, spesso lasciate sole a allevare il figlio, né dei figli stessi, trattati come un problema da contenere piuttosto che come una vita da far crescere. Figli che, scossi dalla verità, non di rado cadono nella depressione o nell’abuso di sostanze e in pensieri suicidari. E così, il contributo che un prete-padre può dare alla crescita di un figlio resta continua a essere dipendente dalla sua “generosità” o dalla sua coscienza: il diritto canonico tace anche sulla responsabilità di un vescovo quando uno dei suoi preti diventa genitore. Nel migliore dei casi – e qualcuno ve ne è stato – il prete può essere un padre amorevole, ma in privato, nel segreto. In tanti, riporta Rezendes, hanno promesso alle loro compagne di abbandonare il sacerdozio, ma sono pochissimi ad averlo fatto; altri hanno sperato nell’abolizione prossima ventura dell’obbligo al celibato, e nell’attesa, tuttora vana, i figli sono cresciuti senza di loro. Troppo spesso non si sono assunti la responsabilità legale e finanziaria dei loro figli, e le madri non hanno intrapreso alcuna azione legale: nei casi esaminati dal Boston Globe, solo 2 donne su 10 lo hanno fatto, e 6 bambini su 10 non hanno ricevuto alcun sostegno finanziario dal padre. I preti che vi hanno provveduto, lo hanno fatto, spesso, a condizione che la loro identità restasse segreta. Una richiesta che a volte non era necessaria: le madri avevano un tale culto per l’uomo che consideravano rappresentante di Dio che non avrebbero fatto nulla per danneggiare la sua immagine.

    L’uscita dall’ombra

    Il fenomeno, lentamente, sta venendo in superficie. Tre anni fa, la Commissione dell’Onu per i diritti del bambino, preoccupata del fatto che i preti cattolici obbligassero le donne a restare in silenzio in cambio di assistenza economica, chiese al Vaticano di «definire il numero di figli di preti cattolici, scoprire la loro identità e prendere tutte le misure necessarie per garantire che i diritti di quei bambini fossero conosciuti e rispettati dai loro padri». Il termine concesso scade il primo settembre. L’ufficio del Vaticano presso le Nazioni Unite, rivela il Globe, ha chiesto a Doyle di incontrare il suo ambasciatore mons. Ivan Jurkovic, aggiungendo, senza aggiungere dettagli, di stare lavorando a una risposta.

    Già da una trentina d’anni, tuttavia, la consapevolezza che si tratti di un problema sistemico è cresciuta. Lo provano i rapporti confidenziali di suor Maura O’Donohue e suor Mary McDonald che, negli anni ’90, riferirono al Vaticano il fenomeno delle suore abusate dai preti in Africa e in altre regioni del Terzo mondo (nel 1988 in Malawi un vescovo locale silurò i vertici di una congregazione religiosa che avevano denunciato la gravidanza di 29 suore; il settimanale statunitense National Catholic Reporter li pubblicò nel 2001, e anche Adista, vedi n. 24/01), affermando che in Africa il celibato comportava che un prete non si sposasse ma non che non avesse figli, e che era anche accaduto che le suore abusate e incinte fossero state costrette ad abortire. Il Vaticano derubricò la questione a fenomeno isolato, a casi eccezionali, invece di considerarne la portata. Ma gli episodi si moltiplicarono anche nelle alte sfere: come quello di Eamonn Casey, vescovo irlandese di Galway, che dovette dare le dimissioni nel 1992 dopo che Anne Murphy, americana, madre di suo figlio, scrisse un libro sulla vicenda; quello del fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado, che fu costretto a lasciare la guida della congregazione dopo le accuse di abusi e la rivelazione dell’esistenza di diversi figli da almeno due donne; quello del vescovo di Los Angeles Gabino Zavala che nel 2012 si dimise dopo aver comunicato di avere due figli adolescenti; la diocesi si assunse il carico del loro sostentamento.

    Vincent Doyle, il fondatore di Coping International, irlandese, nel 2014 è andato a incontrare papa Francesco in piazza san Pietro. A 28 anni aveva scoperto che quel prete amorevole che chiamava “J.J.” e con cui aveva passato molta della sua infanzia era, in realtà, suo padre. Il suo progetto era nato da un gruppo chiuso su Facebook, che aveva coagulato lentamente una comunità di persone segnate dalla stessa storia, migliaia di persone: voleva dare al papa una copia della lettera che aveva scritto ai vescovi del suo Paese, un appello a farsi carico del fenomeno e delle esigenze dei figli dei preti.

    Papa Francesco non gli ha mai risposto. Ma le sue iniziative non sono cadute nel vuoto: i vescovi irlandesi, che hanno finanziato il progetto di Doyle («Un figlio ha il diritto di conoscere suo padre e il padre ha obblighi verso suo figlio», ha detto il card. Martin), hanno emanato, il 29 maggio scorso, delle linee guida (“Principi di responsabilità riguardo ai preti che hanno figli durante il ministero”) che chiedono ai preti-padri di «assumersi le proprie responsabilità: personali, giuridiche, morali, e finanziarie», anche se non esigono l’abbandono del sacerdozio. Il card. Sean O’Malley, uno dei consiglieri del papa nonché presidente della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, ha detto che la Commissione non si occuperà delle esigenze dei bambini dei preti: va oltre il mandato dell’organismo, ha detto, spiegando che esso «cerca di assistere le diocesi nell’implementazione di programmi per la prevenzione degli abusi sessuali. Non rientra tra le nostre responsabilità entrare in casi individuali». Tuttavia ha affermato che «Il dono della vita deve essere protetto e curato in tutte le circostanze. Ogni bambino è un dono prezioso di Dio e merita rispetto». Pertanto, «se un prete è padre di un bambino, ha l’obbligo morale di lasciare il ministero e provvedere alla cura e le esigenze della madre e del figlio. Il loro benessere è la priorità più alta».

    http://www.adista.it/articolo/57598

  • PROVOLO: Papa Francesco sbaglia congregazione e commissaria IL NULLA ?

    PROVOLO: Papa Francesco sbaglia congregazione e commissaria IL NULLA ?

    Di pochi giorni fa la notizia che papa Francesco ha commissariato, per mano della Congregazione Vaticana per gli Istituti di Vita Consacrata, tutte le sedi del don Provolo nominando come Commissario Apostolico della congregazione Alberto Bochatey, il quale garantisce che la Chiesa sarà «implacabile» e che «Qui nessuno potrà scappare» …

    Al di la del fatto che il don Provolo non è una congregazione religiosa e non è stato per nulla commissariato, si deve prendere atto che il Vaticano, dopo dieci anni di denunce inascoltate da parte degli ex allievi di Verona, dopo un’indagine interna, dopo una commissione di inchiesta, si confermava che gli abusi c’erano stati e anche questa volta interviene solo dopo l’azione della magistratura, alla vigilia del processo e quando oramai la situazione è disastrosa e ci sono delle altre vittime. Ammettere oggi che «da parte dei superiori non c’è stata conduzione adeguata» è francamente inaccettabile.

    Ma che cosa è successo in concreto ? Chi o cosa è stato commissariato?

    È necessario fare un rapidissimo viaggio nel passato per poter capire: La scuola Don Provolo  per l’educazione dei sordomuti venne fondata nell’ottobre del 1830 e fu una tra le prime in Italia. Il 3 settembre del 1839 don Provolo volle costituire anche una comunità di sacerdoti che si dedicassero in particolare all’istruzione dei sordi,  la Congregazione della “Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti”.

    Due anni più tardi, nel 1841, come auspicava anche l’allora Vescovo di Verona Mons. Aurelio Mutti, don Provolo diede vita anche alla congregazione femminile, le “Suore della Compagnia di Maria per l’educazione delle sordomute” di cui diventerà la direttrice una delle sue più strette collaboratrici, Fortunata Gresner. Verso la metà del ‘900 le due congregazioni della Compagnia di Maria chiesero e ottennero il riconoscimento giuridico con gli effetti civili dello Stato.

    La prima fu quella maschile (quella attualmente commissariata dal Vaticano) che ottenne dall’allora Presidente provvisorio della Repubblica Italiana Enrico De Nicola, con D.P.R. n.925 del 22.07.1947, il riconoscimento giuridico. La sede della Casa Generalizia veniva indicata in Stradone Antonio Provolo n.20 a Verona, la congregazione veniva denominata “Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti” e sarà quella che gestirà la scuola maschile, l’Istituto Antonio Provolo.

    Otto anni dopo anche quella femminile chiederà e otterrà il riconoscimento giuridico con D.P.R. n.149 del 22.01.1955 e, pur ereditando quelli che sono i principi e valori del fondatore don Provolo, avrà un decreto a se e la sede sempre in Stradone Provolo ma non allo stesso numero dell’istituto maschile, poco più in la, dopo la chiesa al numero 43 e sarà denominata “Suore della Compagnia di Maria per l’istruzione delle sordomute”.

    Quindi scopriamo ci sono due congregazioni di Diritto Pontificio con nomi simili ed entrambe ispirate agli stessi valori, quelli di don Antonio Provolo, quella maschile (attualmente commissariata) alla quale appartengono Corradi e Corbacho e che si chiama “Compagnia di Maria per l’istruzione dei sordomuti” e quella delle “Suore della Compagnia di Maria per l’istruzione delle sordomute” che tutti, compresi noi della Rete L’ABUSO e anche i colleghi dell’Associazione Sordi Provolo Onlus di Verona, pensavamo gestisse solo l’altro istituto, il Fortunata Gresner di Verona.

    Ed è qui il colpo di scena, perchè le “Suore della Compagnia di Maria per l’istruzione delle sordomute”, che gestiscono l’Istituto Fortunata Gresner di Verona, già nel 2012, quando un loro ex allievo, Giuseppe Consiglio, denunciò anche all’autorità giudiziaria di essere stato molestato sessualmente da G.M., un prete dell’Istituto adiacente (tutt’ora nell’istituto), il Provolo, negarono qualsiasi contatto con quei sacerdoti. Situazione che ribadirono ancora pochi mesi fa nell’intervista di Sacha Biazzo per Fanpage.

    Oggi scopriamo che invece da anni sembrerebbe siano loro, le “Suore della Compagnia di Maria per l’educazione delle sordomute” a gestire tutti gli istituti Antonio Provolo, quelli in Argentina (Mendoza e La Plata), in  Paraguay , in Bolivia e in  Romania : lo dicono sul loro sito web … quello argentino di La Plata !

    A questo punto siamo costretti a farci qualche domanda perchè dai documenti in nostro possesso, siamo certi che nel 2003 almeno l’istituto argentino di La Plata  era gestito dalla Compagnia di Maria ed era diretto da don Giovanni Granuzzo, oggi rientrato a Verona e non dalla Suore della Compagnia di Maria. Lo dice l’INFORMATIVA DEL REGISTRO DEGLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA (vedi documento tradotto a lato). Quando è avvenuto il cambio della guardia ? E se c’è stato, perché è avvenuto così di nascosto?

    Sia a noi che ai colleghi di Verona la cosa sembra davvero troppo grossa, incredibile perchè, se quanto abbiamo scoperto fosse vero, sarebbe come dire che di fatto papa Francesco ha commissariato il NULLA in quanto la sede veronese del Provolo è praticamente inattiva da anni, il distaccamento di Chievo è in stato di abbandono tranne qualche area che però è gestita da cooperative e non più dai preti della “Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti”.

    Andiamo quindi a cercare conferme alla nostra incredulità e troviamo addirittura un comunicato stampa dell’attuale Superiora generale del Gresner di Verona, Madre Elisa Duarte Cabrera, nel quale lei stessa conferma che sono proprio le “Suore della Compagnia di Maria per l’educazione delle sordomute” a gestire gli istituti esteri. In quello stesso comunicato però si dissocia – stranamente –  solo dall’istituto di Mendoza. Lì per lì la dichiarazione della superiora ci suona un po’ strana perché l’istituto mendocino dipende da quello platense, e se quello platense è delle Suore della Compagnia di Maria, suona strano che quello mendocino non sia gestito da loro.

    Excusatio non petita, accusatio manifesta. “Scusa non richiesta, accusa manifesta”

    Leggendo meglio quello che scrive la suora notiamo altre stranezze, per esempio il fatto che quel comunicato sia stato scritto dalle suore del Gresner per prendere le distanze dall’arresto della suora Kosaka Kumico. Ma che motivo aveva la superiora del Gresner per prendere le distanze da una situazione accaduta oltreoceano, dove nessuno metteva in mezzo le suore veronesi ? Perché si sono sentite tirate in causa ? Soprattutto se poi, come dichiara la superiora, con Mendoza loro non centrano. (leggi articolo a lato al quale le suore hanno risposto)  (leggi il comunicato della superiora integrale firmato)

    Andiamo allora a cercare nelle dichiarazioni della diocesi di Mendoza e troviamo quella del portavoce Marcelo de Benedictis che nel novembre scorso, pochi giorni dopo l’arresto dei sacerdoti Corradi e Corbacho, sottolineava che “In Argentina l’Istituto Provolo ha sede centrale ne La Plata e dipende dalla Suore della Compagnia di Maria, un ordine religioso per sordi. “Appena abbiamo saputo della denuncia abbiamo comunicato con la casa centrale in Verona per essere messi al corrente di ciò che stava succedendo. Se avessimo avuto qualche indizio, avremmo fatto noi la denuncia”… (leggi articolo originale del Clarin a lato, di cui abbiamo riportato il testo tradotto)

    Giusto per scrupolo, grazie a Google Steet View andiamo a vedere le riprese dei vari Istituti Antonio Provolo nel mondo che vi proponiamo qui sotto e che, tra tutti quelli dove è stato possibile vedere tramite il servizio di Google, in alcuni emergerebbe persino nelle insegne che gli Istituti Antonio Provolo non sono più gestiti dai preti ma dalle “Suore della Compagnia di Maria per l’educazione delle sordomute”.

    Quindi, che cosa è successo e cosa potrebbe ancora succedere ? Quali sono i possibili scenari futuri ?

    Ci sono due aspetti della stessa vicenda: il primo di carattere religioso e relativo alla sola “Compagnia di Maria per l’istruzione dei sordomuti”, il secondo invece economico perchè se la congregazione venisse soppressa, che fine farebbero i beni materiali ?

    Per il momento, anche se praticamente inattiva, la “Compagnia di Maria per l’istruzione dei sordomuti” è di fatto commissariata. Il Commissario Apostolico raccoglierà quanto richiesto dalla Santa Sede e lo consegnerà a Roma. Viene da sè che non necessariamente lascerà una copia dove il materiale verrà raccolto: la Santa sede potrebbe anche decidere di sottoporre tutto al Segreto Pontificio.

    Per quanto riguarda la congregazione, dopo il commissariamento la stessa potrebbe essere soppressa, i preti incardinati passati ad altre congregazioni e la “Compagnia di Maria per l’istruzione dei sordomuti” cesserebbe di esistere.

    Sarebbe certo una bella beffa soprattutto per le vittime perchè in questo caso i beni materiali, a meno che non siano già stati trasferiti ad un altro ente religioso, potrebbero ritornare al Vaticano o magari potrebbero essere donati ad un’altra congregazione religiosa, anche alle Suore della Compagnia di Maria, perché no? Di fatto hanno assorbito la missione dei sacerdoti e, dal momento che la stanno portando avanti e usano le loro strutture, perché non donargliele?

    Per le vittime la cosa sarebbe di certo tragica perché, ad esempio, gli edifici che ospitano le scuole nei vari paesi, è verosimile pensare che siano di proprietà della “Compagnia di Maria per l’istruzione dei sordomuti”, con casa madre a Verona.

    Bene: nessuno di questi immobili al momento risulta pignorato, solo Mendoza che è solo sequestrato dall’Autorità Giudiziaria. Se per esempio la “Compagnia di Maria per l’istruzione dei sordomuti” decidesse – in vista di una ipotetica soppressione della congregazione dopo il commissariamento – di donarli ad un’altra congregazione, sarebbe possibile farlo. Ed essendo la congregazione donante residente, e come abbiamo visto dalla Gazzetta Ufficiale giuridicamente registrata in Italia, basterebbe che l’Istituto Provolo in Stradone Provolo 20, facesse donazione con un atto notarile. La stessa cosa accadrebbe anche se questi beni andassero al Vaticano.

    Certo che, dopo una eventuale condanna dei preti e nell’ipotesi di una richiesta di risarcimento civile, per le vittime potrebbe rimanere davvero poco da prendere. Di certo gli imputati andrebbero in carcere, questo sembra inevitabile, ma se i beni oggi passassero a altri, oggi che non sono pignorati, diverrebbero intoccabili in futuro.

    Come per le vittime veronesi, anche quelle argentine oltre al danno la beffa.

    Faremo altre ricerche. Continua …

  • Rivelati altri dettagli sulle denunce del Provolo di La Plata

    Rivelati altri dettagli sulle denunce del Provolo di La Plata

    La poesia intima dedicata ad un ex seminarista, denunciato da una persona di questo luogo, prova la promiscuità che regnava nell’ordine.

    La prima documentazione analizzata che è stata trovata tra le prove sequestrate nel Provolo mendocino apporta dati cruciali per l’indagine degli episodi di abuso e corruzione dei bambini sordi nell’istituto religioso di Luján de Cuyo.

    Parte di questa documentazione è stata pubblicata nell’edizione di ieri de Los Andes e consiste in una lettera che un membro dell’ordine in La Plata ha inviato al sacerdote Nicola Corradi (81, oggi imputato e detenuto per gli episodi nella nostra provincia) nel 2002, quando quest’ultimo era già in Mendoza. 

    Lì il remittente -identificato con le iniziali J.G.J.- informa con preoccupazione il prete italiano sulle irregolarità e condotte promiscue osservate nella sede platense, ed accusa con nome e cognome un  ex novizio e seminarista di nome Gerardo per questi “comportamenti deviati”, così come anche si riferisce alla complicità di altri sacerdoti per proteggerlo e avvallare queste azioni.

    Di fatto, nella relazione emerge che Gerardo era già stato rifiutato nell’ordine bonaerense precisamente per questo, al tempo che chiede a Corradi che prenda azione nei fatti dato che un gruppo di preti (anch’essi in questa sede) lo proteggono “a cappa y spada” e lo appoggiano di fronte ad una nuova possibilità di ritornare al Provolo. Unita a questa missiva, J.G.J. aggiunge una copia di un poema -quanto meno- bizzarro (nel nuovo senso della parola vincolato a qualcosa di inspiegabile ed inconcepibile) con il quale identificano l’ex seminarista nell’intimità dell’ordine.

    Si tratta di otto strofe ispirate ad un brano del gruppo di musica tropicale Los Sultanes (di effimero successo) Dove si può apprezzare la perversione e la promiscuità tanto di colui al quale allude nella canzone (Gerardo) come dell’immagine che hanno dentro all’ordine di questo ex novizio, il quale era chiamato ironicamente “La segretaria di Lady Di” (Lady Di sarebbe il soprannome di uno dei sacerdoti  del Provolo di La Plata).

    Los Andes ha avuto acceso al testo della canzone. J.G.J. ha fatto anche altre denunce sulla mancata consegna degli abiti ai bambini che pernottavano nel convitto del Provolo platense (incluso accusa le suore del luogo di vendere alcuni di questi abiti “per due o tre pesos”), ed anche sul fatto che servivano a questi bimbi alimenti scaduti.

    Uno dei dettagli che risulta impattante agli investigatori è che, avendo questa lettera e questa informazione in suo potere, lo stesso Corradi non abbia preso opportunamente misure né avvisato o dato luogo all’intervento della chiesa per far sì che investigasse la situazione (cosa che è stata fatta di fronte alle denunce in Mendoza).

    http://www.losandes.com.ar/article/revelan-mas-detalles-sobre-denuncias-del-provolo-de-la-plata

  • Corradi sapeva di fatti gravi nel Provolo platense

    Corradi sapeva di fatti gravi nel Provolo platense

    Una lettera che ha inviato un sacerdote nel 2003 lo avvertiva di “prendere azione nel fatto” per queste situazioni. Lo scritto fa parte degli elementi sequestrati dal pubblico ministero nell’istituto di Luján.

    Una lettera con data del 30 di agosto del 2002 firmata da un membro dell’ordine del Provolo in La Plata e diretta al sacerdote Nicola Corradi (81) mette in evidenza che il capo dei preti imputati e detenuti per abuso sessuale e corruzione di bambini sordi nell’istituto mendocino era al corrente di situazioni ed episodi di promiscuità nella sede platense. E che anche la Chiesa a livello nazionale lo era, anche se non ha iniziato un’indagine ecclesiastica come invece è stata fatta dopo che si è saputo degli episodi denunciati nella nostra provincia (di fatto, i casi in La Plata sono venute alla luce in seguito alle denunce in Mendoza).

    Questo dato si evince dal primo materiale che è stato analizzato ieri dal pubblico ministero che istruisce la causa, Gustavo Stroppiana, e che fa parte della grande quantità di documentazione che è stata sequestrata durante l’ultima perquisizione.

    Cosa dice la lettera

    Secondo quanto ha potuto sapere Los Andes, la missiva diretta a Corradi era firmata da un membro della congregazione nella capitale Buenos Aires (J.G.J., le sue iniziali), il quale nello scritto avvisa di essere preoccupato per il ritorno all’ordine di un novizio dai marcati comportamenti promiscui.

    Inoltre, aggiunge che nonostante si fosse opposto alla reintegrazione di questa persona, questi è stato difeso “a cappa e spada” da un altro prete di gerarchia superiore del Provolo de La Plata. J.G.J. indica anche a Corradi che, nel precedente soggiorno nel Provolo platense, al controverso e recidivo aspirante seminarista erano state trovate nel computer visite a pagine pornografiche.

    Il remittente della lettera   -che ha una parte manoscritta ed un’altra dattiloscritta- spiega all’oggi ottantenne sacerdote detenuto per gli episodi in Mendoza, che era stato l’arcivescovo emerito di La Plata, Carlos Galán, chi gli aveva consigliato di scrivere a Corradi per fare un rapporto della situazione. L’autore autorizza il prete italiano (agli arresti domiciliari) a mettere al corrente della situazione gli altri religiosi che svolgevano le loro funzioni in Mendoza, tra loro Horacio Corbacho (l’altro detenuto nella nostra provincia) se lo considerava necessario.

    Ciò che richiama l’attenzione è che J.G.J. manifesta al destinatario della lettera di avere già parlato con lui di queste strane situazioni e nello stesso momento lo rimbrotta per non avere fatto niente a rispetto. Insiste nella richiesta che “prenda azione nel fatto”.

    Altre irregolarità

    In un altro dei paragrafi, l’autore della lettera fa anche riferimento ad alcune irregolarità nell’amministrazione di abiti ed alimenti che avrebbero dovuto essere stati consegnati ai bambini che stavano nel convitto di La Plata. Concretamente, accusa le suore (le quali avevano questo compito) di avere lasciato 578 maglioni negli armadi “a riempirsi di camole” e di “venderé gli abiti che ci vengono donati per due o tre pesos”. Allo stesso modo, sottolinea che vengono serviti ai bambini alimenti già scaduti.

    Il contenuto di questa lettera è stata fatta recapitare anche alla diocesi bonaerense, con gli stessi dettagli specificati ma mai è stata iniziata un’indagine al rispetto.

    Lenta analisi delle prove sequestrate

    Tutti e ciascuno dei passi e misure che si stanno prendendo in relazione all’indagine per gli abusi denunciati nell’istituto religioso per sordi, Antonio Provolo (Luján), contro ragazzi sordomuti, richiede una grande prudenza.

    È per questa ragione che il pubblico ministero Gustavo Stroppiana e tutte le parti (accusatori e difensori dei 6 imputati) sono rimasti ieri per 4 ore ed un quarto ad analizzare il materiale e la documentazione che sono stati trovati nell’ imponente edificio di Boedo 385 (Carrodilla) durante l’ultima perquisizione sul posto (26 di giugno).

    In quell’occasione sono stati sequestrati libri, documenti, note e lettere, in spagnolo e in italiano (l’ordine ha la sua sede centrale in Italia e di lì è anche il capo dei preti detenuti, Nicola Corradi)-. Tutto questo materiale è rimasto conservato in 12 casse che sono state chiuse e sigillate con lacca per evitare qualunque inconveniente.

    Solo 2 di queste casse sono state aperte ieri, mentre nei prossimi giorni Stroppiana si incaricherà di  selezionare questo materiale per determinare cosa considera utile per la causa.

    Lo stesso farà l’accusa (che rappresenta i denuncianti) e gli avvocati difensori dei preti Corradi e Horacio Corbacho, dalla suora Kumiko Kosaka e degli ex amministrativi Jorge Bordón, José Luis Ojeda e Armando Gómez.  

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.losandes.com.ar/article/corradi-sabia-de-hechos-graves-en-el-provolo-platense

  • “Vi racconto vita, abusi e dolori dentro la clausura”

    “Vi racconto vita, abusi e dolori dentro la clausura”

    Suora di clausura dal giorno dei suoi 18 anni, vissuto in 24 ore di monastico ritiro, in cui «si doveva fare silenzio assoluto.

    Nessuna monaca aveva avuto voglia di farmi una sorpresa, infrangere il silenzio bussandomi alla porta». Giovanni Rossi, La Spezia classe 1964, naturopata, giornalista e scrittore, guida subito il lettore in un mondo altro, di solitudine come quello della vita di chi sceglie il convento. «Un mondo che ha le stesse identiche logiche di quello laico, solo che si sa e si dice poco: corruzione, competizione, egoismi», spiega l’autore.

    Diciassette anni di clausura (Leone Editore, pagg. 192, euro 10.90) racconta la storia di Sofia, suor Veronica il giorno della vestizione, giovane donna che già in adolescenza sceglie di abbracciare l’ordine monastico e diventa, appena maggiorenne, clarissa di clausura.

    Visto lo stile di discorso libero in prima persona in cui tutto il romanzo si articola sembra che lei abbia raccolto le confessioni dirette della suora.

    «Sì, ho avuto l’onore e la fortuna di conoscere Erika Pisacco, di Alessandria, che, dopo 18 anni, era appena uscita dall’ordine delle clarisse in cui era entrata appena maggiorenne (è del 1978): aveva deciso di fare un tirocinio in naturopatia, la mia materia, e si era rivolta a me. Così sono potuto entrare direttamente, grazie a lei, da non cattolico quale sono, in un mondo che non è raccontato per quello che è».

    «Spiritualizzare ogni accadimento», «i ponti con l’esterno sembravano tagliati tutti», «punizioni torture auto inflitte». Queste e altre espressioni forti usate dalla protagonista. Colpisce la solitudine in cui Sofia e ogni suora si trova, la mancanza di solidarietà e il limitare ogni libera iniziativa nella complessa macchina ecclesiastica.

    «E consideriamo che il libro è stato tagliato, abbiamo deciso di omettere, per ora, certi dettagli anche violenti e che potrebbero shockare. Ci siamo limitati a descrivere fenomeni di autoflagellazione collettiva, dinamiche di favoritismi e corruzione, l’uso della confessione per ottenere informazioni in convento e altre dinamiche. Abbiamo toccato il problema dei psicofarmaci e degli ospedali in cui suore e preti finiscono facilmente, ma, ripeto, abbiamo usato un approccio ancora morbido. Torneremo sugli argomenti con altri testi».

    Come prenderà questo libro la Chiesa?

    «Non vogliamo denunciare. Noi vogliamo sottolineare che in Vaticano e nelle varie diocesi vivono individui, essere umani: e non si dice come si sentono, come stanno queste persone. Non si critica tutto l’operato ecclesiastico, ma sono anche nominati direttamente gli ultimi Papi analizzando il loro operato. Papa Francesco è una speranza di apertura, un esempio anche per le sue scelte personali: la vita conventuale magari potrà migliorare».

    La pedofilia e la corruzione ne sono conseguenze del soffocamento della libertà?

    «Più che conseguenze alle imposizioni della vita monastica, sono spiragli che svelano quanto poco si voglia mostrare di questo mondo».

    http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/vi-racconto-vita-abusi-e-dolori-clausura-1423295.html

  • Pedofilia nell’istituto “Cardenal Newman”: l’Irlanda investigherà casi nell’ antico collegio di Macri

    Pedofilia nell’istituto “Cardenal Newman”: l’Irlanda investigherà casi nell’ antico collegio di Macri

    Questa settimana la polizia irlandese ha comunicato con Rufino Varela, un ex alunno del collegio Cardenal Newman appartenente all’ordine religioso Christian Brothers, oriunda di quel paese. Il motivo della comunicazione per posta elettronica, a carico dell’Ufficio dei Servizi di Protezione della Guardia Civica (GNPSB, la sua sigla in inglese), è in relazione all’indagine sugli abusi sessuali accaduti nell’istituzione radicata in Argentina e in altri paesi del mondo.

    Varela è stato il primo a denunciare pubblicamente che negli anni 70 era stato abusato da colui che era il cappellano del prestigioso collegio, padre Finnlugh Mac Conastair, conosciuto come padre Alfredo. Oggi l’uomo di 52 anni e padre di due figli, assicura che ci sono perlomeno altri 22 casi, di ex alunni del collegio che sono stati vittime di abusi in quegli anni.

    La polizia irlandese vuole investigare la responsabilità dell’ordine religioso, tanto negli abusi quanto nella copertura da parte della scuola.

    Confessioni e perdoni

    Il coperchio della pentola è saltato nel dicembre del 2016, quando Rufino Varela si è azzardato a parlare pubblicamente di quanto sofferto nel Newman. Varela fu abusato fin da molto piccolo dal custode della sua casa. José, un muratore che si era guadagnato la fiducia dei suoi genitori e viveva con la famiglia, abusava di lui nei viaggi di pesca e accampamenti. Lo minacciava perché mantenesse il silenzio.

    Secondo quanto ha raccontato a La Nacion, un giorno la mamma di Rufino Varela entrò nella sua stanza e lo trovò con una carabina caricata puntata alla testa. In quel momento, nel quale casualmente la madre lo ha salvato, il giovane si è piegato e le ha raccontato degli abusi che soffriva da parte del custode. In quello stesso momento buttarono fuori dalla casa l’uomo e non si parlò più della cosa.

    Tuttavia, sua madre non fu l’unica persona che seppe degli oltraggi che Rufino soffriva sotto il proprio tetto. Una volta, quando era nel settimo grado, decise di raccontarlo al cappellano della sua scuola. Si avvicinò al sacerdote per confessarsi e cercare sollievo. Tuttavia, lontano dall’incontrare ciò che cercava è incappato in un nuovo abuso. Padre Alfredo lo portò nella sua stanza dove confessava gli alunni, gli abbassò i pantaloni, gli coprì la testa con un cuscino, gli diede dieci frustate con qualcosa come una cintura di cuoio e gli toccò i genitali mentre gli domandava dettagli sessuali. Poi, gli offrì caramelle e gli disse che già era in pace con Dio e che quanto successo sarebbe stato il loro segreto. Correva l’anno 1977.

    Anni dopo, quando già frequentava il terzo anno delle medie, Rufino Varela si animò a parlare nuovamente. Questa volta confidò i suoi patimenti ad un altro sacerdote, Desmond Finegan. Questi gli disse che doveva perdonare Mac Conastair perché era vecchio.

    Prestigio

    “La corona dovrebbe essere di spine”, affermò Varela su facebook ad Alberto Olivero, attuale direttore del collegio. Ha comunicato per questo mezzo quando ha saputo che secondo la tradizione, il collegio Cardenal Newman potrebbe coronare il leone del suo scudo a causa del trionfo di Mauricio Macri nelle elezioni presidenziali. Macri, così come Varela, è un ex alunno di una delle poche scuole che continua ad essere esclusivamente per maschi. Di fatto, altri membri del gabinetto del governo degli CEO, sono anch’essi passati dalle aule del Newman.

    Il collegio non ha mai effettuato l’incoronazione, ma la sola possibilità ha generato il primo incontro tra Olivero e Varela intorno alla denuncia per abuso. Secondo questo ultimo, l’istituzione si è mostrata preoccupata e gli ha offerto appoggio psicologico. Tuttavia, inicialmente la scuola si è negata a fare l’unica cosa che il denunciante chiedeva: una richiesta pubblica di scuse. L’acconsentimento a questa esigenza, venne dopo che Varela si decidesse a rendere pubblica la notizia e concedesse un’intervista raccontando tutti i dettagli della sua tragica storia al quotidiano La Nacion.

    Lo scorso 10 di aprile, in una lettera pubblica, il fratello Hugo Cáceres, superiore regionale della congregazione dei Christian Brothers d’America Latina, chiese “scusa apertamente e senza riserve a tutti quegli ex alunni che in quegli anni, hanno potuto essere feriti come risultato del comportamento inadeguato ed ingiustificabile di questo sacerdote, il quale officiava da cappellano del collegio”. La lettera circolò dopo il rapporto pubblicato da La Nacion. L’istituzione dava per scontato che le vittime potessero essere molte di più di Varela.

    Fratellanza nella copertura

    Il padre Alfredo è morto nell’anno 1997 quando aveva 88 anni. È morto impunito perché tutte le aberrazioni che ha commesso sono state coperte. Le autorità irlandesi ora vogliono andare avanti nel chiarire le responsabilità per gli abusi ma anche per la copertura. “Mi hanno contattato per dirmi: ’Noi non possiamo fare niente perché lì hanno la loro Giustizia’, ma dobbiamo informare tutte le associazioni che proteggono i bambini che il fratello John Burke -è stato incaricato del collegio per 18 anni, quando si è coperto tutto- è qui in Irlanda”, ha dettagliato Varela nel colloquio con il giornalista Ernesto Tenembaum, per Radio Con Vos.

    John Burke è un Christian Brother che è stato direttore del collegio nell’epoca nella quale Varela era alunno. Ora ha 74 anni e vive in Irlanda. Secondo Olivero, ha viaggiato per incaricarsi degli scandali di abuso che oggi assediano l’ordine nelle distinte parti del mondo.

    Secondo le autorità del Newman, Burke ha confermato loro che sapeva del caso di Varela. Glielo aveva raccontato Finegan, il sacerdote al quale il giovane aveva raccontato l’abuso del padre Alfredo. Burke sarebbe uno dei principali responsabili della copertura del prete denunciato, che è stato trasferito in quegli anni, al vicariato di San Cayetano, in José León Suárez, provincia di Buenos Aires.

    Varela ha raccontato all’agenzia di notizie Télam, che nel 2016 si è riunito in quattro opportunità con il direttore del Newman e una volta con il sacerdote John Burke. Tutte le volte ha reclamato lo stesso: una pubblica richiesta di perdono.

    Senza frontiere

    Nel 1802 la congregazione dei Christian Brothers ha aperto la sua prima scuola a Dublino. A partire da allora è arrivata ad inaugurare circa 200 collegi in diverse parti del mondo. Così come succede con altri ordini ed istituzioni religiose, la pedofilia ed i maltrattamenti da parte dei preti e suore trascendono le frontiere e si espandono alla pari degli stabilimenti che la chiesa monta da tutte le parti. In Argentina, questa “tradizione” di trasferire preti abusatori da un paese all’altro, evidente dopo le denunce delle vittime di abuso ecclesiastico nell’ istituto Antonio Provolo. In questo caso, gli abusatori andavano e venivano dall’Italia.

    Nel caso della congregazione irlandese, i casi di pedofilia la portarono ad una crisi profonda: almeno 400 sacerdoti in Irlanda ed altri 280 in Australia sono stati condannati per abuso sessuale di minori in due dei maggiori casi conosciuti fino ad ora. Questo ha generato, oltre ad una ampia perdita di prestigio per l’istituzione, un problema finanziario grave per la quantità di indennizzi che i Christian Brothers hanno dovuto pagare.

    In Argentina, il collegio ubicato in san Isidro da anni è a carico di un laico. Tuttavia, la congregazione continua ad utilizzare i principi del collegio. Davanti ai problema finanziari dell’ordine religioso, nel giugno del 2012 il Newman ha realizzato una cena di beneficenza per raccogliere denaro e, tra le altre cose, nell’ottobre dell’anno passato Burke ha assistito alla cena annuale del cameratismo.

    Tradotto per rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.laizquierdadiario.com/Pedofilia-en-el-Cardenal-Newman-Irlanda-investigara-casos-en-el-antiguo-colegio-de-Macri

  • Provolo: trovata una prova che contraddice le dichiarazioni della suora Kumiko

    Provolo: trovata una prova che contraddice le dichiarazioni della suora Kumiko

    Si tratta di una porta finestra che comunica con i dormitori delle bambine, confermando le descrizioni delle vittime. Suor Kumiko continua a negare gli abusi.

    In una nuova ispezione oculare, e filmata dalla Giustizia, realizzata ieri nella quale si è scoperto che esiste una porta finestra che mette in comunicazione le due ale dello stabilimento: quella dei maschi e quella delle femmine, luogo dove, secondo le testimonianze, sono stati perpetrati gli abusi.

    Il ritrovamento va contro alle dichiarazioni della suora Kumiko, la quale ha sostenuto che era impossibile che i preti e gli impiegati denunciati siano entrati negli alloggi delle femmine per abusare delle bambine senza che nessuno lo sapesse, poiché ci sono due porte che erano sempre chiuse con la chiave, e che solo lei o qualcuna delle altre suore le aveva in possesso. Argomento esposto per smentire le testimonianze delle vittime.

    Questa mattina si è presentata nuovamente Kosaka Kumiko davanti alla Giustizia nell’Unità Fiscale Luján – Maipú, senza nuove dichiarazioni e solo rispondendo alle domande del suo avvocato. Inoltre, oggi sarebbe stata ufficializzata la denuncia di una nuova vittima, la vittima numero 18, un giovane che apporterà dettagli degli episodi che dice di avere sofferto quando era minorenne mentre studiava e risiedeva nell’istituto.

    http://www.laizquierdadiario.com/Provolo-hallaron-evidencia-que-contradice-las-declaraciones-de-la-monja-Kumiko

  • Asisium, la scuola dove “insegnava” il prete pedofilo Ruggero Conti condannato a 11 anni di reclusione con sentenza definitiva

    Asisium, la scuola dove “insegnava” il prete pedofilo Ruggero Conti condannato a 11 anni di reclusione con sentenza definitiva

    Sono sette gli episodi di pedofilia accertati dalla Corte di Cassazione, mentre per gli altri è scattata la prescrizione. Ma perché nessuno si è mai preso la briga di indagare all’interno dell’Asisium? All’epoca, il prete frequentava circa seicento alunni, tuttora ignorati.

    Si sono finalmente aperte le porte del carcere per don Ruggero Conti — “don” in senso mafioso, dato che ormai è stato sospeso a divinis — dopo che la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 11 anni e 10 mesi di reclusione per il reato di pedofilia. Conti, che per lo stato italiano è ormai ufficialmente un pedofilo, ha pure beneficiato di notevoli sconti di pena, sfruttando lo sciagurato meccanismo della prescrizione. Alcuni dei reati contestati, infatti, risalivano addirittura agli anni ’80, quando l’ex sacerdote — originario di Legnano — insegnava educazione sessuale in una scuola media della provincia di Milano. Tuttavia, come se non bastasse, ulteriori prescrizioni sono scattate per altri reati di pedofilia contestati nell’area nord di Roma, la zona dove Ruggero Conti si era, purtroppo, successivamente trasferito per fare il parroco a Selva Candida. In sostanza, Conti è riuscito a trasformare più di 30 anni di reclusione in una pena a 11 anni: un vero affare, sicuramente migliore della trasformazione dell’acqua in vino.

    Dal canto suo, don Ruggero Conti continua a proclamarsi innocente e dice di essere come Gesù Cristo, che fu crocifisso ingiustamente. Peccato però che Conti dimentichi due particolari:

    • Gesù Cristo non è stato condannato dopo tre regolari gradi di giudizio caratterizzati da lunghi iter processuali in cui si sono svolte indagini complesse e approfondite, per lo meno sui casi trattati in giudizio (e, come vedremo a breve, non è neppure detto che siano tutti);
    • né Cristo è stato mai sospettato di pedofilia — anzi…

    Ruggero Conti: le opinioni sui suoi rapporti con l’Istituto Asisium

    In questa sezione vogliamo occuparci di un aspetto che è stato ignorato dalle cronache giudiziarie, ovvero il rapporto tra Conti — negli anni in cui esercitava le attività di pedofilo per cui è stato condannato dalla Suprema Corte — e l’Istituto Asisium, scuola romana situata nella stessa zona dell’ex parrocchia di Conti, ben nota ai residenti dell’area Cassia-Tomba di Nerone per i costi non proprio popolari della retta di frequenza.

    Dobbiamo subito specificare che l’Istituto Asisium delle Suore francescane missionarie, costituito da asilo, scuola primaria (elementare) paritaria, scuola secondaria di primo grado (media) e secondo grado (liceo scientifico), non è mai entrato all’interno del procedimento penale che ha coinvolto Ruggero Conti. Tuttavia, ci poniamo la seguente domanda: come mai nessuno si è preso la briga di indagare nell’Asisium dell’epoca?

    Non si può ignorare il fatto che Conti sia stato ospite fisso, per circa quindici anni — esattamente nel periodo in cui si sono verificati gli episodi di pedofilia per i quali è attualmente detenuto — all’interno dell’istituto Asisium, in qualità di consigliere e assistente spirituale unico degli studenti. In altre parole, c’erano ben seicento alunni, tutti nelle divise “a disposizione” di Conti sia in teatro che in chiesa.

    Considerando che gli episodi su cui non si è indagato risalgono a quasi trent’anni fa, anche in questo caso è da tempo sopravvenuta la prescrizione.

    D’altra parte, tanta omertà non ci sorprende. L’Asisium era una sorta di setta — che di “cristiano” aveva ben poco, considerano l’enorme giro di denaro non certo alla portata di un povero Gesù di Nazareth qualunque — dove alcuni personaggi di scarso valore venivano letteralmente venerati come ras di quartiere. Tra questi, oltre al già citato pedofilo Ruggero Conti, non possiamo non ricordare Pino, un neolaureato che nel ’91 fu catapultato, su segnalazione di suor Luciana, nel ruolo di professore di storia, geografia e filosofia, senza avere alcuna preparazione di tipo pedagogico. In sostanza, bisognava imparare a memoria alcune pagine del libro e ripeterle a macchinetta. Le attività sportive erano ridicole — nonostante la presenza di vari campi da gioco in ottime condizioni, siti in un parco simile a Villa Borghese — e nessuno capiva nulla di informatica, al punto da vietare l’uso di un’aula d’informatica del valore di almeno 100 milioni di lire dell’epoca — pagati ovviamente con le rette degli studenti — costituita da trenta computer Apple nuovi di zecca. È vero che a quei tempi non esisteva il registro elettronico online, ma l’ignoranza dei sedicenti docenti era tale da non sapere neppure cosa fosse un sito internet — di cui l’istituto Asisium si sarebbe ufficialmente dotato solo molti anni dopo, per obbligo di legge. In particolare, il cosiddetto prof. Pino sentenziò: «Questa Internet mi pare una cavolata che nessuno userà mai». Allo stesso tempo, quei pochissimi studenti intelligenti che utilizzavano un computer — rigorosamente a casa propria, perché abbiamo già chiarito che gli Apple della scuola erano conservati in una stanza chiusa — venivano trattati da malati mentali da inviare in centri di cura. Vent’anni dopo, possiamo affermare con certezza che la profezia di Pino non fu particolarmente azzeccata, ma, per premiare cotanta perspicacia, Pino avrebbe iniziato a fare carriera all’interno della scuola stessa, fino ad arrivare al massimo livello. Fin qui, però, non siamo sorpresi più di tanto. Ciò che invece diede molto fastidio ai malcapitati studenti dell’epoca fu la richiesta di denaro per pagare il regalo di matrimonio a tale personaggio. Venne perfino distribuita la lista nozze agli alunni, indicando la quota da versare. Nessuno riuscì a sottrarsi al pizzo di questa estorsione mafiosa, e di conseguenza lo scroccone Pino raccattò un bel po’ di regali per sé e per la moglie Claudia — con la benedizione di suor Luciana e del venerabile assistente spirituale “don” Ruggero Conti, oggi rinchiuso per pedofilia nella cella di un carcere. Complimenti.

  • Chiesa e pedofilia/ Video, Carmelo Abbate torna con altri scoop sui presunti scandali dei preti (Pomeriggio 5)

    Chiesa e pedofilia/ Video, Carmelo Abbate torna con altri scoop sui presunti scandali dei preti (Pomeriggio 5)

    Chiesa e pedofilia, video: Carmelo Abbate torna a Pomeriggio 5 con un altra storia-scoop sui presunti abusi di preti ai minori e ai migranti, tratta da “Il regno dei casti”. Oggi 15 maggio

    CHIESA E PEDOFILIA, “IL REGNO DEI CASTI”: CARMELO ABBATE TORNA CON ALTRI SCOOP SUGLI SCANDALI DELLA CHIESA (POMERIGGIO 5) – Torna in diretta a Pomeriggio 5 il giornalista e saggista Carmelo Abbate, con un nuovo capitolo del suo romanzo contro i presunti scandali e abusi pedofilia interni alla Chiesa: «Dopo le 17 a pomeriggio5 vi farò ascoltare una registrazione inedita su un’altra pagina nascosta de ilregnodeicasti», ha scritto poco fa sul suo account Instagram. Si torna dunque da Barbara D’Urso ad inizio settimana a parlare di Chiesa, sesso, preti e presunti legami tra il mondo della Pedofilia e alcuni sacerdoti. Dopo il precedente romanzo “Golgotà” dove era raccontata la storia di Don Sergio, prete legato ad un giro di abusi pedofili ma ancora in servizio in Nord Italia, ora sono raccontati altre sconcertanti scoperte fatte da Richard Sipe (l’uomo che con i suoi studi ha permesso di scoperchiare il vaso di Pandora che ha dato vita al caso Spotlight con le problematiche sessuali all’interno di alcune aree della Chiesa) e Carmelo Abbate. «Sacerdoti di ogni nazionalità che si dividono tra le stanze di via della Conciliazione e la movida della Roma by night. Esperienze di escort e chat. Seminaristi e suore che vivono di nascosto la propria sessualità, sia etero che omosessuale. Festini hard, scambismo, orge», recita la stessa introduzione del nuovo saggio contro gli scandali nella Chiesa. All’interno del libro verranno raccolti con gli ultimi sviluppi tutti gli elementi di quella particolare inchiesta “Sex anche the Vatican”, entrata nei documenti che Benedetto XVI ha consegnato a Francesco come “pratiche urgenti”.

    Oggi a Pomeriggio 5 verrà svelata un’altra storia contenuta all’interno del nuovo saggio, e si potranno allora capire con quali ambiti e con quali preti questa volta se la prenderà Carmelo Abbate in un attacco frontale contro i presunti abusi all’interno della Chiesa Cattolica, come recitano le parole dello stesso Sipe, «Ho fiducia in Francesco, ma temo che gli scandali sessuali e i connessi problemi irrisolti della Chiesa porteranno, nel lungo periodo, alla sua distruzione». Qui troviamo il video della scorsa ospitata dalla D’Urso dove Abbate aveva fatto sentire un file audio di una intervista con un prete accusato di avere avuto rapporti sessuali con migranti che avrebbe dovuto ospitare e anche con minori sia in Africa che in Medioriente.