Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Gioia Tauro, prete arrestato per pedofilia: vescovo sapeva. “Non parlare con i carabinieri”

    Gioia Tauro, prete arrestato per pedofilia: vescovo sapeva. “Non parlare con i carabinieri”

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  • Monsignor Borghetti, il pifferaio che magico non è

    Monsignor Borghetti, il pifferaio che magico non è

    Nell’unica diocesi al mondo commissariata da Papa Francesco qualcuno comincia a rimpiangere monsignor Mario Olivieri, chi invece no, fatica a vedere “la grande rivoluzione” messa in atto da monsignor Guglielmo Borghetti, una rivoluzione presunta ma che nei fatti pare solo “tanto fumo ma niente arrosto”.

    A quanto pare il commissario inviato da Papa Francesco per fare pulizia nella diocesi più chiacchierata d’Italia sembra che stia solo facendo silenzio e non pulizia, a dirlo non sono solo molti sacerdoti della diocesi ingauna, ma anche i fatti.

    L’ultimo dei casi che ha lasciato perplessi è quello di don Francesco Zappella, il parroco di Borghetto S. Spirito accusato di molestie e indagato formalmente dalla Procura di Savona per l’ipotesi di reato di violenza sessuale, che paradossalmente, anziché essere sospeso, proprio nei giorni in cui veniva aperto nei suoi confronti un fascicolo, viene promosso da Borghetti come collaboratore della Caritas Diocesana.

    E ancora il caso di Giacomo Pisano, cappellano dell’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure che a seguito di un tentativo di furto nella sua abitazione, aveva attirato l’attenzione di don Filippo Bardini, il quale aveva avvisato la vigilanza. Una successiva visita dei NAS aveva accertato una situazione a dir poco imbarazzante, il pavimento dell’abitazione era cosparso di rifiuti, escrementi e avanzi di cibo, e in mezzo a oggetti e paramenti sacri, anche materiale pornografico. Questa vicenda pare non abbia turbato molto la diocesi che lo ha “riciclato” e adesso presta servizio nel fine settimana come vice parroco di Balestrino, mentre in settimana presta servizio a Loano, nella chiesa di S. Pio 10°. In questo caso ad allontanare il sacerdote dall’ospedale non è stata la diocesi, ma la Regione che ha provveduto a “licenziarlo” tramite i vertici dell’ASL .

    Poi c’è il caso di don Renato Giaccardi, arrestato a Mondovì nel luglio del 2005, con l’accusa di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile, adescava giovani tra i 15 e i 18 anni per prestazioni omosessuali. Condannato successivamente in via definitiva a 4 mesi di reclusione, fu trasferito nella diocesi di Albenga dove ora fa il parroco a Loano nella Chiesa della Madonna di Loreto nella zona del porto ed è cappellano presso il santuario delle Suore della Visitazione di Loano, adiacente ad un asilo.

    Ancora in circolazione per la diocesi ingauna don Italo Casiraghi, condannato a 6 mesi nel Canton Ticino per atti sessuali con fanciulli, trasferito anche lui dopo la condanna nella diocesi di Albenga. Lo avevamo scoperto noi della Rete L’ABUSO qualche anno fa mentre celebrava come se niente fosse messa a Pietra Ligure, dove vive tuttora.

    Infine il caso più famoso, quello di don Luciano Massaferro, condannato in via definitiva a 7 anni e otto mesi. Attualmente ai domiciliari e affidato ai servizi sociali di Imperia, di giorno deve solo assolvere i compiti previsti dalla sua mansione, cioè fare il giro di consegna dei pasti, poi può fare sostanzialmente ciò che vuole. Anche se per il momento non dice messa, non è mai stato ridotto allo stato laicale.

    La Rete L’ABUSO ovviamente, occupandosi di tematiche sessuali, si è limitata ad elencare solo questi aspetti. In realtà le recenti vicende ed esternazioni del clero ingauno, nell’ultimo periodo non hanno mancato di guadagnarsi gli onori della cronaca, ma malgrado ciò pare che anche in quei contesti non sia stato preso provvedimento alcuno.

    La domanda che alla fine ci poniamo noi comuni mortali è molto semplice, ma “la grande rivoluzione di Guglielmo Borghetti” in che cosa consiste?

    Francesco Zanardi Portavoce Rete L’ABUSO

  • SAVONA. Claudia Koll: misericordia preti pedofili

    SAVONA. Claudia Koll: misericordia preti pedofili

    L’ex musa del cinema erotico racconta la sua conversione e difende la Chiesa dalla bufera

    SAVONA. Erano tantissimi i savonesi che hanno assistito, ieri pomeriggio, al taglio del nastro per l’inaugurazione del nuovo centro diocesano pastorale “La città dei Papi”, in via Dei Mille. Un evento sentito dalla città,culminato in due momenti: il taglio delnastro, seguito passaggio simbolico delle chiavi da parte del vescovo Vittorio Lupi alle associazioni, che troveranno casa nella nuova sede. E, subito, dopo, l’incontro della popolazione con l’attrice Claudia Koll, testimone di fede, a seguito della conversione che ha raccontato nei dettagli, in un lungo dialogo con il pubblico. Due momenti differenti che, tuttavia, hanno raccolto un grande numero di cittadini, che, vista la partecipazione, sembrano avere colto il messaggio del centro polifunzionale: una struttura che vuole aprirsi alla città. Circa seicento i metri calpestabili, disposti su quattro livelli con ascensore, per una struttura moderna, completamente rinnovata, all’interno del palazzo,che si affaccia, da un lato, su via dei Mille, e dall’altro su piazza Marconi e che, già oggi, ospita il caf Acli e la confraternita dei santi Pietro e Caterina. «Siamo convinti – dice monsignor Lupi – che questa nuova struttura costituirà una sede utile non solo per il centro diocesano e per le numerose associazioni che troveranno qui la propria casa, a partire da Agesci, Unitalsi, Csi,Cif, Libera e tante altre realtà. Il nostro intento è quello di offrire nuove sedi, di cui l’intera città possa usufruire».

    Notevole l’impegno economico, circa 200mila euro, a carico dell’ente proprietario, N.S. Della Concezione, con un contributo per gli arredi della Fondazione De Mari. La folla dei presenti si è poi raccolta nella sala al primo piano, per ascoltare l’ospite della giornata, l’attrice Claudia Koll, intervistata dal direttore del “Letimbro”, Marco Gervino. Una storia ormai nota, quella dell’interprete,nota al grande pubblico per il personaggio di “Linda e il Brigadiere”, con Nino Manfredi, ma anche per lo scabroso film girato con Tinto Brass. Dal 2000,poi,la conversione e un netto cambiamento di vita. Un invito, dalla Koll, a non perdere l’occasione del Giubileo,offerta«da un Papa,che invita ad andare incontro agli altri con la semplicità». Poi, un passaggio sulla pedofilia. «Invito alla misericordia versoi sacerdoti pedofili– ha detto, sollecitata dalla domanda-. Non bisogna mai giudicare nessuno, ma sempre permettere a chi ha sbagliato di cambiare. Ciò non ha nulla a che vedere con il percorso della giustizia, che deve seguire il proprio iter. La misericordia, però, non annulla la giustizia. Un errore grave sarebbe lasciare sole queste persone: è giusto condannare il peccato, ma dobbiamo lasciare a chiunque la libertà di cambiare. Per loro, ritrovarsi, sarebbe ancora più difficile nella solitudine. Tutta abbiamo bisogno d’amore». Lungo il racconto della conversione, ostacolato da quello che ha definito il “tormento” del maligno, e poi la nuova vita, che la vede insegnante in un’Accademia di spettacolo delle Suore Orsoline, a Roma, e impegnata in una missione in Burundi.

    Solvia Campese IL SECOLO XIX Savona

  • Preti e pedofilia: celibato e potere

    Preti e pedofilia: celibato e potere

    Intervista a Sante Sguotti autore del libro ‘Prete pedofilo si diventa

    La Chiesa e la pedofilia (i preti e la pedofilia), due parole che messe insieme possono condurre a reazioni diverse: lo sdegno di chi associa la prima alla assoluta pulizia morale, la negazione di un’istituzione che cerca di difendersi con tutti i suoi mezzi, lo sbigottimento di chi stenta a credere alle storie che sente, la paura che a farne le spese possano essere i propri figli.
    Eppure è un argomento abbastanza recente, piuttosto scomodo, spesso sotterrato. Il servizio di una trasmissione prima, un articolo poi e via via altre storie, una dopo l’altra, con il coraggio che esce fuori per emulazione, con la voglia di far conoscere al mondo il proprio travagliato vissuto.

    Don Sante Sguotti ne ha parlato a modo suo, senza risparmiare bordate alla ‘sua’ Chiesa. Tagliente sin dai primi anni di seminario, controcorrente in un mondo spesso caratterizzato dall’eccessiva omologazione, critico nei confronti di un’istituzione a suo dire contraddistinta da una marcata ipocrisia. Una storia complicata la sua, con delle posizioni piuttosto radicali, non in assoluto ma sicuramente scomode per il tradizionalismo clericale.
    Classe 1966, ordinato sacerdote nel 1991, è stato viceparroco in tre parrocchie fino al 1999 e poi parroco di Monterosso. Nel 2007 è stato allontanato dalla Curia di Padova, sospeso ‘a divinis’ da papa Benedetto VXI, per la storia d’amore con la sua parrocchiana Tamara Vecil. Poi un’ospitata in una trasmissione domenicale dove annunciava la nascita di suo figlio e l’allontanamento da Monterosso per trasferirsi con la nuova famiglia sui colli Berici, a Lovertino di Albettone per lavorare come camionista in una cooperativa. Forte dell’affetto e della comprensione della sua comunità non ha mai rinunciato alla sua attività pastorale.
    Pubblica ‘Il mio amore non è peccato‘ (Mondadori, 2007), dove, sulla scia della sue esperienza personale, porta avanti la sua battaglia contro il celibato obbligatorio strettamente legato alla piaga della pedofilia, tema del suo secondo libro, pubblicato a febbraio 2015 e dal titolo particolarmente forte: ‘Prete pedofilo si diventa. Pedofilia e celibato nella Chiesa di papa Francesco‘ (Ed. La Zisa).
    Una bomba ad orologeria, anche nelle sue pagine interne, dove Sguotti afferma che: «il prete pedofilo è il miglior prete che si possa immaginare, il prete perfetto che si presenta in pubblico come il miglior sacerdote possibile. L’insospettabile».

    Don Sante, il suo libro e le sue affermazioni hanno fatto molto discutere. Su cosa si basano?

    Conosco l’ambiente cattolico sin da piccolo, ho frequentato preti, parrocchiani e tutto ciò che sta intorno e ho raccolto diverse testimonianze. La mia è una riflessione sul rapporto tra tutti gli impedimenti all’emersione dei casi di pedofilia e gli effettivi casi emersi. Non riesco, ad esempio, a capacitarmi di come alcuni preti che disobbediscono su cose marginali vengano subito estromessi dalla Pastorale, mentre preti che si sono resi colpevoli di decine di casi di pedofilia, continuino a rimanere al loro posto o al massimo vengano trasferiti. Perché un vescovo emargina un prete che non è disponibile ad un determinato servizio e non tocca un pedofilo, quando la Chiesa stessa ammette che questo si è macchiato del crimine peggiore in assoluto?

    Cosa è cambiato da febbraio, data di uscita del suo libro, ad oggi?

    Assolutamente nulla, perché continuano ad uscire casi in Italia. Il problema non è stato affrontato alla radice, mi spiego: sicuramente c’è una connessione della pedofilia innanzitutto col celibato obbligatorio e poi con alcuni aspetti come la scelta dei presbiteri e dei sacerdoti, la formazione ed infine il potere e i privilegi della Chiesa che mettono questi soggetti, aventi queste problematiche, in condizioni psicologiche tali da sentirsi di poterla fare franca, di poter essere difesi da autorità, di poter ricattare chi sta sopra perché si hanno delle conoscenze ecc… Adesso c’è tolleranza zero, ma solo quando il prete viene portato davanti al tribunale, solo a quel punto la Chiesa interviene. Se è una figura che non riveste particolare importanza viene dimesso dopo un po’ di tempo dallo Stato clericale. Essendoci i riflettori puntati e maggiore sensibilità, naturalmente c’è un po’ più di severità, ma solo sotto questo punto di vista.

    Quali sono le principali falle di questo sistema?

    In Italia la Chiesa ha un forte potere economico e politico e una capacità di connessione con la stampa e il tribunale tale che il prete pedofilo sa che potrà essere tutelato. Per il resto, non c’è l’obbligo del vescovo di denunciare questi soggetti, né l’obbligo morale della Curia di mettere a disposizione le documentazioni. L’atteggiamento preponderante è il vittimismo, perché la massoneria, o chi per essa, attaccherebbe la Chiesa con questi metodi.

    Si può dire che l’ambiente clericale sia omertoso?

    Sì e lo posso affermare in base alle esperienze che ho raccolto nella mia attività pastorale: il sacerdote che non fa nulla davanti ad una bambina che subisce abusi in famiglia e si confessa con lui, i preti che, a vario titolo, sono stati accusati di pedofilia, le persone che hanno confidato di aver subito abusi e violenze durante le confessioni e le violenze delle suore negli asili. Non è una situazione marginale ma capillare e diffusa.

    – See more at: http://www.lindro.it/preti-la-pedofilia-intervista-don-sante/#sthash.xbrxfNLC.dpuf

  • Wesolowski, suore e preci. E l’archivio dei minori predati?

    Wesolowski, suore e preci. E l’archivio dei minori predati?

    Cronaca sobria racconta di “cappella gremita” al Governatorato del Vaticano per i funerali di Josef Wesolowski, un tempo Nunzio papale nella Repubblica Dominicana, poi e fino a ieri ridotto allo stato laicale perché ricoperto da un mare di prove della sua pedofilia praticata in dosi e con modalità industriali. Gremita, cioè con tanta gente. Tra cui le suore che recitavano il rosario, l’elemosiniere pontificio che officiava la Messa, il cardinal Michael Harvey arciprete della Basilica papale di san Paolo che ha avvertito il bisogno e l’opportunità di presenziare.

    Al Governatorato Wesolowski era di fatto in una sorta di arresti domiciliari. Questo Papa, papa Francesco, non l’aveva più protetto e anche se la giustizia vaticana un processo non l’aveva ancora celebrato, di fatto l’ex vescovo era stato condannato. Però…

    Però sarà che Giubileo che tutto perdona incombe, sarà che secondo fede cattolica la cattolica divinità tutto perdona, sarà che era pur sempre un ex vescovo…Però c’è qualcosa che stona.

    Esequie, preghiere i cattolici non le negano a nessun peccatore (quasi, ai peccatori contro i “valori non negoziabili” talvolta la Chiesa si compiace di negare anche la pietà). E nessuna etica laica che abbia cognizione dell’umano nega al defunto appunto la laica pietà.

    Ma l’omaggio al defunto, quello no. Quello si può e si deve negare. E’ vero che a Wesolowski la Chiesa non ha concesso funerali solenni e neanche con liturgia da rango di alto prelato (ci sarebbe mancata anche questa). Ma il confine tra pietà e omaggio è stato tracciato tenue, quasi in modo fosse facile varcarlo e sostanzialmente ignorarlo. “Riposo e pace al fratello…” ha detto l’officiante. Pace senz’altro. Ma fratello? Parola grossa date le circostanze. Riposo? Dopo la fatica di visionare, filmare, archiviare centinaia di minori in un archivio della merce disponibile sul lungomare, l’ex vescovo deve essersi in vita alquanto affaticato.

    Cronache narrano che le sue spoglie saranno traslate a Cracovia, terra d’origine. Una domanda molto irriverente: l’archivio dei minori predati, dei ragazzini comprati seguirà la salma a Cracovia, resterà in Vaticano, verrà conservato nella Repubblica Dominicana? Non vorremmo fosse disperso, sfogliare qualcuna di quelle pagine prima di rendere omaggio al defunto e tenere rigorosamente algida la pietà son doverosi gesti che in quella cappella gremita si sono dimenticati di fare.

    http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/josef-wesolowski-suore-e-preci-e-larchivio-dei-minori-predati-2263288/

  • Pedofili, prete in cella in Sardegna. False bombe e minacce al vescovo: ‘Ha coperto’

    Pedofili, prete in cella in Sardegna. False bombe e minacce al vescovo: ‘Ha coperto’

    Don Pascal Manca, ex parroco di Mandas, è stato arrestato per presunti abusi sessuali su minori. Domenica nel paesino era il giorno delle cresime, ma la chiesa è stata evacuata per un finto allarme bomba. Scritte con minacce di morte sono comparse sui muri dell’edificio e qualcuno ha inviato proiettili all’arcivescovo di Cagliari, Arrigo Miglio, accusato di non aver fatto abbastanza per proteggere i ragazzi
  • Abusi sessuali, un nonno minacciò don Pascal

    Abusi sessuali, un nonno minacciò don Pascal

    Il parroco di Villamar fu avvertito: «Se tocchi mio nipote ti ammazzo». Ma non si fece intimorire e continuò a molestare ragazzini.

    CAGLIARI. Il nonno di un ragazzino di Mandas l’aveva avvertito: «Non toccare il mio nipotino altrimenti ti ammazzo». Ma lui, il parroco quarantatreenne di origine belga Pascal Manca, l’aveva preso come lo sfogo di un vecchio. Così, a leggere la ricostruzione dei fatti contenuta nell’ordinanza di cutodia cautelare in carcere firmata dal gip Mauro Grandesso, il prete «incapace di controllare i propri impulsi sessuali» continuò imperterrito a invitare quindici-sedicenni nel suo appartamento, a drogarli con bibite in cui erano disciolte dosi pesanti di Delorazepam e ad approfittare della sonnolenza indotta dal farmaco per metter loro le mani addosso.

    Abitudine consolidata e nota, considerato che da Mandas e poi da Villamar dove si trasferì, erano partite segnalazioni ripetute, compresa la pesante minaccia lanciata dal nonno in un bar del paese. Persino le suore che gli compravano il sedativo si erano accorte che qualcosa non quadrava: Pascal consumava un flacone intero alla settimana, che a suo dire gli serviva per dormire.

    Invece i racconti dei ragazzi hanno messo il pm Liliana Ledda su una pista diversa e inquietante: non era don Pascal a prendere le gocce, ma le sue inconsapevoli vittime. Le invitava a casa, invariabilmente offriva coca-cola, aranciata o chinotto («l’acqua ho dimenticato di comprerla..») perchè il gusto mascherava l’amaro del sedativo, infine si sedeva al loro fianco sul divano e il resto è facile da immaginare.

    Si va dalle mani infilate sotto la maglietta, qualche volta con la scusa di spalmare un lenitivo. Ai jeans sbottonati per andare al di là delle semplici coccole paterne. Spesso i ragazzi non capivano, altre volte se la svignavano con un pretesto prima che le cose prendessero una piega sgradevole.

    Domani è previsto l’esame di garanzia: il sacerdote, arrestato avantieri e rinchiuso nel carcere di Uta nella stessa cella di un catechista condannato anni fa per violenza sessuali su minori, dovrà presentarsi davanti al gip Grandesso insieme al difensore, l’avvocato Luigi Concas. Parlerà o si rifugierà nel silenzio? A leggere l’ordinanza del giudice le domande non dovrebbero mancare, per quanto il pm Ledda abbia già scritto molte risposte.

    I capi d’imputazione sono tre, tutti riferiti al 609 bis aggravato: la violenza sessuale, il reato nel quale dopo la riforma sono stati accorpate tutte le fattispecie sessuali, come le molestie e gli atti di libidine. Stando agli atti disponibili il prete si sarebbe limitato a usare le mani, i dubbi sono legati al fatto che i ragazzi finiti inconsapevolmente nel suo harem avrebbero subìto le attenzioni in stato di sedazione.

    Per questo i ricordi sono nitidi solo in qualche caso, mentre i racconti coincidono perfettamente quando si tratta di descrivere lo scenario: la casa del parroco, la bibita col retrogusto amarognolo, il risveglio seguito da uno stato confusionale. Infine i rimproveri di don Pascal a chi riusciva a uscire dalla sua orbita.

    C’è poi il capitolo delle immagini pornografiche, che Pascal – secondo l’accusa – trasmetteva ad alcuni ragazzi via sms. Qualcuno se l’era cavata spiegando al parroco che il cellulare era rotto, altri facevano finta di nulla. Ma per capire quanto materiale imbarazzante – e illegale – sia stato manipolato dal sacerdote indagato bisognerà attendere l’esame dei tre cellulari, del tablet e dei due notebook sequestrati il 20 aprile scorso durante la perquisizione della sua casa.

    Pochi giorni dopo Pascal ha acquistato un biglietto aereo per Barcellona, che ha indotto il gip a valutare a suo carico un evidente pericolo di fuga e di conseguenza la misura della custodia in carcere. (m.l)

  • Violenza sessuale sui ragazzini, parroco arrestato nel Cagliaritano

    Violenza sessuale sui ragazzini, parroco arrestato nel Cagliaritano

    Li seduceva promettendo regali e quando non bastava li sedava. Così don Pascal riusciva ad abusare dei ragazzini che frequentavano la parrocchia di Villamar: dodicenni e sedicenni che a lungo avevano subito le sue attenzioni morbose. Da quando è scoppiato lo scandalo lui ha sempre negato, ma questo pomeriggio i carabinieri lo hanno arrestato con l’accusa di violenza sessuale su minori.

    L’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla procura di Cagliari ricostruisce diversi episodi e si basa principalmente sul pericolo di reiterazione del reato. Perché don Pascal Manca, 43 anni, è già recidivo: le prime contestazioni risalgono al 2012, quando era parroco a Mandas, altro paese della provincia di Cagliari.

    La storia allora era arrivata alle orecchie del vescovo ma era stata tenuta sotto silenzio e così il sacerdote era stato semplicemente trasferito a Villamar, 2800 abitati a una cinquantina di chilometri da Cagliari. Qui ci è cascato di nuovo e proprio da qui è partito l’esposto anonimo che ha fatto scattare l’indagine. La denuncia è arrivata ai carabinieri della stazione del paese e gli accertamenti hanno consentito ai militari di scoperchiare una storia orribile.

    Tutti gli episodi si sarebbero svolti nella canonica, ma i dettagli venuti fuori dagli interrogatori sono rigorosamente coperti dal segreto istruttorio. Anche per tutelare i ragazzini vittime degli abusi. Dalle indagini emerge solo un altro dettaglio: ai giovani corteggiati, don Pascal forniva spesso alcuni video porno che avevano come protagonisti atri ragazzini.

    Il sonnifero utilizzato per sedare le sue vittime, secondo i carabinieri, don Pascal se lo procurava nella farmacia di una casa di riposo gestita da una comunità di suore. Fingeva di avere problemi di insonnia e poi utilizzava quei farmaci per abusare dei ragazzini che frequentavano la parrocchia.

    Quando è scoppiato lo scandalo, nelle scorse settimane, l’arcivescovo di Cagliari, Arrigo Miglio, aveva deciso di sospendere il sacerdote e don Manca era stato costretto a lasciare in tutta fretta la parrocchia e il paese. Era sparito nel nulla e tutti erano convinti fosse andato via dalla Sardegna per evitare l’arresto ma questo pomeriggio i carabinieri lo hanno trovato a casa della famiglia in un altro paese della provincia.

    http://www.lastampa.it/2015/05/06/italia/cronache/violenza-sessuale-sui-ragazzini-parroco-arrestato-nel-cagliaritano-PtFDVCHFYZJ9R1QeOGSmQK/pagina.html

  • In nome di Dio e della Patria

    In nome di Dio e della Patria

    Piero Badaloni
    In nome di Dio e della Patria
    (I bambini venduti dal regime franchista)
    Castelvecchi editore, Roma, 2013, pagine183, euro 17,50

    Il testo scoperchia l’ennesimo scandalo clericale o, meglio, clerico-fascista relativo ai circa 300.000 bambini rubati ai loro genitori naturali sotto il regime franchista.

    Come sempre “la storia si ripete”: quelle che successe in Spagna durante la feroce dittatura del generale Franco si è poi puntualmente ripetuto in Cile ed in Argentina. In questi tre Stati si verificarono moltissime uccisioni di madri di sinistra con figli neonati o comunque molto piccoli, i quali furono poi dati in adozione falsificando i dati anagrafici nel senso che furono dichiarati orfani di madre ignota oppure addirittura veri figli biologici dei genitori adottandi.

    Il ruolo delle suore in questi abusi è denunciato in varie parti del testo: il tutto ovviamente avveniva con la totale connivenza dei vertici ecclesiastici e dei nunzi pontifici in Spagna.

    Si segnalano poi gravi maltrattamenti di orfanelli perpetrati dalle suore degli orfanotrofi che poi li rivendevano dietro lauto compenso.

    I processi avviati dopo la caduta del franchismo si sono per lo più arenati davanti al “muro dell’omertà” che si è in parte rotto solo negli ultimi anni grazie a coraggiose trasmissioni TV, associazioni specifiche e ad alcuni valenti avvocati e magistrati.

    Pierino Marazzani, dicembre 2014

  • Abusi del prete, il pm: perizia sul ragazzo

    Abusi del prete, il pm: perizia sul ragazzo

     Paola Aurisicchio

    PESCARA. Verserebbe in «un grave malessere», come dice l’accusa, la giovane vittima di presunti abusi sessuali da parte di un prete di 42 anni che accanto all’avviso di garanzia ha ricevuto anche la richiesta di incidente probatorio da parte del pm Salvatore Campochiaro.

    E’ anche per questo che il pm, oltre a chiedere al giudice per le indagini preliminari di acquisire la testimonianza del ragazzo che, tra il 2011 e il 2012, avrebbe avuto incontri sessuali con donVito Cantò ha chiesto anche di fare una perizia medico-psichiatrica sul giovane in modo «da accertare nei suoi comportamenti elementi riconducibili o meno alle presunte condotte di abuso subìte».

    Sarà un percorso difficile quello che attende il giovane che, confortato dalla famiglia, ha denunciato quello che sarebbe accaduto dall’ottobre 2011 fino al maggio 2012: l’accusa parla di violenza sessuale da parte di don Vito Cantò, all’epoca parroco della chiesa di San Camillo de Lellis a Villa Raspa di Spoltore, la parrocchia che è stato costretto a lasciare nel luglio 2013 in seguito alla sospensione arrivata dall’arcivescovoTommaso Valentinetti.

    Da quel momento, per il prete di 42 anni, è partito il processo canonico, un filone parallelo a quello penale ora in corso. E’ questa una delle prime inchieste pescaresi che sta sfiorando la chiesa e con al centro un prete molto conosciuto perché, nel 2006, don Vito era stato anche protagonista di un’iniziativa rimbalzata sui giornali nazionali: il prete confessava i ragazzi durante le notti del divertimento. Tra gli incarichi affidati a don Vito c’era stato anche quello di cerimoniere della curia, un ruolo apicale e fiduciario venuto meno con la sospensione che gli aveva lasciato solo la possibilità di concelebrare la messa all’interno del convento delle suore di clausura di Pescara Colli.

    Don Vito ha anche un passato da assistente ecclesiastico nel movimento scout dell’Agesci Abruzzo fino alle dimissioni arrivate all’improvviso nell’estate dell’anno scorso dopo una presa di posizione della curia di Pescara, tenuta riservata fino a quando monsignor Valentinetti, attraverso una nota, ha spiegato: «Ho saputo della perquisizione in casa della famiglia di don Cantò e sono a disposizione della questura per aiutarla a comprendere la situazione. Dopo le segnalazioni avute riguardo don Vito», aveva detto ancora Valentinetti, «lo abbiamo allontanato dalla comunità parrocchiale con una sospensione delle mansioni proprie dell’ufficio sacerdotale “ad cautelam”».

    Il prete, secondo le indagini della Squadra Mobile alla guida di Pierfrancesco Muriana, avrebbe abusato – dice l’accusa – del ragazzo di 16 anni che gli era stato affidato, come recita il capo di imputazione, «per ragioni di educazione religiosa».

    Per cristallizzare la versione del ragazzino, il pm Campochiaro ha chiesto attraverso l’incidente probatorio di acquisire la testimonianza del giovane aggiungendo anche la richiesta di una perizia medico-psichiatrica sul minore. Sarà il giudice per le indagini preliminari ad accogliere o meno la richiesta della procura. Nel frattempo, dopo la perquisizione nella casa di Cepagatti dei genitori del prete, gli investigatori passeranno al setaccio il computer e i due telefonini sequestrati a don Vito.