Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • PARLA LO PSICOLOGO: “I PEDOFILI NON GUARISCONO.”

    PARLA LO PSICOLOGO: “I PEDOFILI NON GUARISCONO.”

    ALESSANDRO CALDERONI

    Lo afferma lo psicologo che cura, fra gli altri, anche i preti che abusano di minorenni. Per questo, spiega, non è prudente lasciarli al loro incarico. A mezzo chilometro dalla Basilica di San Pietro, in Vaticano, lavora un professionista che conosce i più cupi segreti di alcuni membri del clero. Non è un confessore ma un clinico. Poco meno di sesant’anni, origini pugliesi, uomo di scienza prima che uomo di fede, Aureliano Pacciolla insegna psicologia della personalità alla Lumsa ed è psicoterapeuta orientato verso l’ipnosi e il cognitivismo. Dirige la collana Psicologia e interdisciplinarità dell’editore Laurus Robuffo ed è consulente tecnico del tribunale di Roma e della Sacra rota. Il suo campo d’azione specifico riguarda l’abuso sessuale: in particolare l’abuso su minorenni e la pedofilia.

    In qualità di terapeuta tenta il recupero di pazienti che si sono macchiati di questi reati anche all’interno del clero. In veste di studioso e ricercatore, è chiamato a tenere corsi di aggiornamento per superiori del clero, su questi temi. «Il primo caso di cui mi sono occupato riguardava un laico e mi ha insegnato che riconoscere un pedofilo non è cosa semplice, anche se sei un esperto» spiega Pacciolla.
    «Bruno aveva 35 anni e veniva da me per curare i suoi stati d’ansia dovuti alla separazione dalla moglie e alla disoccupazione. Dopo 2 anni di trattamento, di punto in bianco, mi rivelò che molto tempo prima aveva abusato di sua figlia, quando lei aveva 4 anni. La toccava mentre dormiva». Come andò a finire? La ragazza a 16 anni soffriva di stati dissociativi che non le permettevano di studiare con profitto. Il padre sparì poco dopo avermi rivelato il suo segreto.

    Quando vide il primo pedofilo in abito talare?
    Era il 1995 e mi trovavo fuori Roma. Un viceparroco di 29 anni trovò un pretesto per avvicinarmi e mi confidò che allenava la squadra di calcio dell’oratorio e al termine delle partite si improvvisava massaggiatore per toccare i bambini di 8-9 anni. Dopo il racconto, non si fece più vivo. Ricordo anche il caso di un frate straniero 55enne: da un lato aveva un’autentica ossessione per l’orario delle messe e per alcune sequenze di preghiere; dall’altro metteva in pratica fantasie masturbatorie con bambini, con la scusa che «anche loro sorridevano. Messo di fronte al fatto che un bambino non può scegliere liberamente di partecipare a un atto sessuale, dopo tre sedute si volatilizzò pure lui. In entrambi i casi segnalai i soggetti al vescovo di riferimento e all’autorità giudiziaria.

    Lei denuncia i suoi pazienti?
    L’obbligo di referto prevale sul segreto professionale quando è a rischio un bene comune. Poiché arrestare le tendenze pedofile di un soggetto è impossibile, occorre impedirgli di delinquere ulteriormente.

    Le sue segnalazioni hanno sempre effetto?
    Intervenni ripetutamente contro un prete che aveva abusato di sette adolescenti e pretendeva addirittura di farsi nominare superiore. Non finì in galera ma restò al suo posto. A poco a poco le famiglie coinvolte ritirarono le denunce e il caso si spense. Ma di certo quel frate non è guarito.

    Un pedofilo è incurabile?
    Curabile ma inguaribile, a mio parere. Primo, è veramente difficile che un pedofilo venga a chiedere aiuto da solo: arriva in terapia per altri disturbi o se viene implicato in vicende giudiziarie. Secondo, un pedofilo non riconosce la propria inclinazione, oppure non ritiene che abbia una connotazione negativa. Terzo, trattandosi di una preferenza sessuale, è pressoché impossibile variarla clinicamente. Quarto, messo davanti ai dati di fatto, in poche sedute il pedofilo abbandona il trattamento.

    Cosa pensa dell’ipotesi di castrazione chimica?
    Elimina solo l’erezione ma il pedofilo resta tale e sfoga le proprie pulsioni con altre parti del corpo, anche con maggiore veemenza a causa della frustrazione.

    Come si interviene allora su un paziente affetto da pedofilia?
    Somministrandogli antidepressivi Ssri a basso dosaggio lo si rende più permeabile al colloquio psicoterapeutico. In quella sede è possibile abituarlo a riconoscere in anticipo le immagini mentali che lo portano all’eccitazione, aumentando quindi le sue possibilità di autocontrollo. Ma anche quando il soggetto è collaborativo resta come un vulcano spento che può esplodere improvvisamente. Per questa ragione non credo sia prudente che i sacerdoti pedofili tornino ai loro incarichi.

    Il Vaticano cosa le dice?
    Personalmente non ho mai subito alcuna censura, anche se so che in non pochi casi è stata messa in atto una vera e propria «cover up policy» da parte di soggetti ecclesiastici. Non sempre le autorità ecclesiastiche hanno collaborato con le indagini delle autorità giudiziarie. Ora sembra che vi sia maggiore disponibilità, ma le resistenze sono ancora eccessive. In tribunale i casi di pedofilia in seno al clero sono sempre più frequenti.

    Il fenomeno è in crescita?
    È solo una questione di visibilità. Il clero dei paesi anglosassoni ha una maggiore percentuale di casi di pedofilia conclamata perché i loro sistemi giudiziari vantano certezza e immediatezza della pena. Al contrario, dove la pena è solo probabile e lontana nel tempo, la denuncia diventa una fonte di stress per la vittima e i suoi familiari. Alcuni poi ritengono che nelle culture latine, a prevalenza cattolica, sia più facile per la Chiesa tenere nascosta un’infamia.

    Ci sono differenze tra pedofili laici ed ecclesiastici?
    No. Le cause sono comuni: traumi subiti in infanzia o desiderio di provare nuove esperienze. Per tutti e due la pedofilia può essere una patologia, se la tendenza è stabile nel tempo, o soltanto un reato, per il quale basta un unico atto sessuale.

    Chi è la vittima tipo del prete pedofilo?
    I sacerdoti abusanti di orientamento eterosessuale molestano di solito le fedeli adulte e, meno frequentemente, suore e bambine. I sacerdoti pedofili con orientamento omosessuale, invece, statisticamente prediligono i bambini, specialmente prepuberi.

    Cosa succede a questi bambini quando diventano grandi?
    Difficile dirlo. Molti accusano un grave disturbo di personalità, detto borderline. Spesso i maschi esternalizzano la sofferenza diventando a loro volta abusanti, mentre le femmine soffrono in modo più intimo.

    Si è mai lasciato sopraffare dall’orrore di un racconto?
    Non posso dimenticare la storia di un quarantenne che dopo aver abusato della figlia primogenita, ormai diciassettenne, si era dedicato ai due gemelli secondogeniti, dodicenni: un maschio e una femmina. Violentava entrambi e, quando la bimba rimase incinta, la portò ad abortire firmando perché uscisse in anticipo dall’ospedale per poterla subito violentare di nuovo. Al termine dell’incidente probatorio andai nel bagno del tribunale a piangere.

    Panorama n. 50

  • SAVONA: Scandalo alla parrocchia di Millesimo: don Canavese accusato di atti osceni in luogo pubblico

    SAVONA: Scandalo alla parrocchia di Millesimo: don Canavese accusato di atti osceni in luogo pubblico

    Don Giuseppe Canavese è stato sospeso e mandato in “esilio” a Vicoforte.

    Nel mirino degli inquirenti don Giuseppe Canavese, cinquantenne, dalla fine del 2010 parroco di Millesimo. Un sacerdote, a dire il vero, spesso al centro delle chiacchiere e che non si sarebbe mai troppo integrato nella comunità.

    Secondo il poco che è trapelato, circa un mese fa, un venerdì sera,  il sacerdote, in abiti borghesi e in stato di ebbrezza dopo una serata, a quanto pare, passata nei locali della Darsena di Savona, si sarebbe calato i pantaloni vicino alla pensilina di via Gramsci, sempre a Savona, a pochi passi dalla Torretta, mostrando i genitali mentre sull’altro lato della strada stavano transitando alcune adolescenti. Le indagini in corso sono volte ad accertare se l’uomo, evidentemente non in sé, avesse semplicemente deciso di orinare in pieno centro cittadino, come lo stesso sacerdote avrebbe dichiarato ai carabinieri, o se si sia trattato di un vero e proprio atto esibizionistico, ed anche abbastanza prolungato e senza limitarsi alla semplice esposizione dei genitali.

    Certo è che qualcuno ha chiamato i carabinieri che sono intervenuti, prelevando il sacerdote, che una volta in caserma si è identificato come tale, e poi segnalandolo alla Procura di Savona appunto per atti osceni in luogo pubblico

    Immediata è arrivata la reazione della reazione Diocesi di Mondovì nella persona del vescovo Monsignor Luciano Pacomio, che in una nota scritta ha dichiarato: “Ad oggi non mi consta che l’episodio abbia  coinvolto altre persone. Sullo stesso mi riservo un approfondimento a seguito del quale verranno presi eventuali opportuni provvedimenti. In via cautelativa don Canavese è stato sollevato temporaneamente dall’incarico e invitato a un periodo di riflessione, volendo distinguere le responsabilità personali da quelle della conduzione della parrocchia”.

    Don Canavese è ora ospite dell’Istituto delle Suore della Piccola Betania, di Vicoforte, di cui in passato è stato sacerdote (ma oggi è stato visto a Millesimo forse per prendere le proprie cose. Impossibile, però, avvicinarlo).

    Così come impossibile è stato avere dichiarazioni dal suo difensore: l’avvocato  Giorgio Giacardi, tra l’altro anche avvocato della Diocesi di Mondovì, che evita per ora commenti in attesa di incontrare, entro lunedì, i magistrati che stanno indagando. L’avvocato sottolinea solamente “la grande correttezza dei Carabinieri di Savona e l’immediata presa di posizione e trasparenza del Vescovo e della curia”.

    Quel che resta ad oggi è lo sgomento e la perplessità dell’intera comunità non solo millesimese, ma valbormidese. Un sentimento riassunto dalla parole del sindaco di Millesimo Mauro Righello che commenta così: “Credo che prima di qualsiasi giudizio, che tra l’altro non mi compete, sia necessario attendere che i fatti vengano accertati. Quello che posso testimoniare in queste ore è lo sconcerto che ha assalito tutto i cittadini davanti a fatti del genere”.

     Eleonora Miraglia

    http://www.savonanews.it/2013/12/05/leggi-notizia/argomenti/cronaca-2/articolo/scandalo-alla-parrocchia-di-millesimo-don-canavese-accusato-di-atti-osceni-in-luogo-pubblico.html

  • Clero criminale

    Clero criminale

    Michele Mancino, Giovanni Romeo

    Clero criminale

    (L’onore della chiesa e i delitti degli ecclesiastici nell’Italia della Controriforma)

    Laterza editore, Roma-Bari, 2013, pag. 237, euro 22,00

    Il testo ribadisce con un’amplissima documentazione che, pur di difendere ad oltranza l’immagine della chiesa,  in numerose occasioni le parrocchie italiane furono affidate a pluri-pregiudicati, pedofili, assassini, ladri eccetera.

    L’arco dell’indagine storica si situa nei secoli XVI-XVII-XVIII ma altre ricerche provano come, sia nei secoli precedenti che seguenti, la situazione era sempre la stessa: grazie al privilegio di essere giudicati solo da tribunali diocesani i preti godevano di una “scandalosa disparità di trattamento”. A parità di reato, anche da patibolo, gli ecclesiastici avevano “comode scappatoie” e le pene comminate erano più miti e più spesso condonate.

    Quasi nessun delitto era tanto disdicevole per un parroco da suggerire ai superiori l’opportunità di trasferirlo o di ridurlo allo stato laicale. Il testo segnala il caso limite di don Luigi Lupato, parroco a Venezia, pluri-pregiudicato ma intoccabile e protetto sempre dai superiori. Esisteva una generalizzata tolleranza verso gli eccessi del clero per cui gli ecclesiastici che delinquono, anche ripetutamente, restano di fatto inamovibili. Il testo segnala  la rarità delle esecuzioni capitali inflitte agli uomini di chiesa anche nei casi più gravi: violenza carnale con omicidio della vittima.

    I viceré spagnoli protestarono più volte per l’impunità assoluta assicurata ai preti napoletani, rei di gravissimi delitti. Una statistica citata nel libro prova che i sacerdoti assassini erano costantemente più numerosi di quelli ammazzati.

    Anche i vescovi erano responsabili delle penose condizioni delle diocesi poiché sono documentati “comportamenti criminali di una parte consistente degli stessi vescovi”.

    Gli archivisti del Vaticano sono accusati dagli autori di essere “più realisti del re” in quanto precludono talora agli studiosi la consultazione dei fondi criminali conservati a Roma, i quali sono di “dimensioni ciclopiche”.

    Per quanto riguarda l’uso spietato della tortura nei processi penali davanti ai tribunali diocesani, ne segnalo solo tre fra i molti segnalati nel libro:

    • anche i bambini sodomizzati dai preti talora sono seviziati pure in sede giudiziaria  se ritenuti reticenti o conniventi
    • un bambino che aveva rubato vasi d’argento in una chiesa fu messo alla berlina a Ferentino (FR)
    • un giovane chierico, ladro in chiesa, fu “ripetutamente e pesantemente torturato” a Napoli La pena di morte per ordine clericale è documentata in più parti del libro:

    -un nobile ed un frate che a Salerno avevano violato alcune suore sono estradati a Roma e decapitati

    • otto omosessuali romani sono condannati a morte nel 1578 in quanto aderenti da una finta confraternita che si riuniva in una nota basilica
    • un prete che aveva ingravidato una monaca con relativo infanticidio fu giustiziato a Ferrara nel secolo XVI

    Pierino Marazzani, novembre 2013

  • COMUNICATO STAMPA  GLI ABUSI IN UN ASILO DI VALLO DELLA LUCANIA A “DENTRO LA NOTIZIA”

    COMUNICATO STAMPA GLI ABUSI IN UN ASILO DI VALLO DELLA LUCANIA A “DENTRO LA NOTIZIA”

    L’APPELLO DEI GENITORI A PAPA FRANCESCO: “NON NEGHI IL SUO SOSTEGNO SPIRITUALE AI NOSTRI FIGLI ABUSATI DA MANI CONSACRATE”

    MERCOLEDI’ 9 OTTOBRE 2013

    AI centro del nuovo appuntamento con “Dentro la Notizia” – in onda mercoledl 9 ottobre, in seconda serata, su Retequattro – un caso di abuso su minori.
    L’approfondimento del Tg4 ricorda quanto avvenuto a Vallo della Lucania, in provincia di Salerno, nel maggio del 2006: alcuni genitori denunciano in Procura atti di violenza sui figli che frequentano una scuola materna gestita da suore.
    Nel processo di Primo grado è condannata ad otto anni di reclusione Suor Soledad (che, grazie al visto scaduto, viene espulsa e rimandata in Peru). Per altre due suore coinvolte, condannate per favoreggiamento, l’accusa rischia di cadere in prescrizione.
    I genitori dei bambini hanno scritto una lettera a Papa Francesco, che il settimanale diretto da Giovanni Toti riporta nel servizio d’apertura del programma.
    «Padre $anto, non ci neghi il Suo sostegno spirituale» – scrivono i genitori – «Esso ci è necessario per ricomporre le crepe che si sono aperte negli anni, nostri e dei nostri figli, abusati da mani consacrate. t nostri appelli negli anni passati sono caduti nel vuoto. Tuttavia continueremo ad urlare il nostro dolore e lo faremo rimanendo dentro la Chiesa, convinti che la sofferenza di tutti i bimbi abusati si fonda con lo strazio del Crocifisso».
    Una madre racconta: «Quando ci fu la sentenza e spiegammo che le suore erano state condannate, rivedo mio figlio in lacrime. L’unica cosa che disse è “Allora ci hanno creduto … •. Negli occhi di mio figlio ho visto la paura e lo smarrimento: quello sguardo me lo porterò nella tomba».
    Tra gli altri temi della puntata, Lampedusa e la strage dei migranti, un pellegrinaggio a Medjugorie, un caso di malasanità, un dietro le quinte del concerto di Gianni Morandi all’Arena di Verona, il Monte Bianco e i cantieri della trasformazione

  • Nella parrocchia di don Fusta, rinviato a giudizio per favoreggiamento alla pedofilia c’è un altro prete pregiudicato, don Italo Casiraghi.

    Nella parrocchia di don Fusta, rinviato a giudizio per favoreggiamento alla pedofilia c’è un altro prete pregiudicato, don Italo Casiraghi.

    Di questi giorni la notizia che il Parroco di Pietra Ligure don Luigi Fusta è stato rinviato a giudizio, data fissata 6 dicembre. L’accusa è di aver indotto la madre di una vittima di abusi a non denunciare il fatto, sottolineo perché lo ritengo importante, che in questo caso il pedofilo non è un sacerdote, ma un laico.

    Giuridicamente questo è un precedente storico importantissimo, prodotto dalla Procura della Repubblica di Savona che negli ultimi anni ha fatto un eccellente lavoro, malgrado l’enorme vuoto legislativo in materia di cui l’Italia è vittima.

    Voglio fare notare quanto sia basilare per la chiesa, il buon nome, quindi “mentire” per tutelare l’immagine pubblica. Questo caso però non è l’unico in cui troviamo coinvolto don Luigi Fusta e l’ambiente ecclesiastico. Nei primi mesi del 2012 Rete l’ABUSO a seguito di una informativa inviata dal Canton Ticino era alla ricerca di un sacerdote pedofilo don Italo Casiraghi. Un caso credo unico al mondo perchè colto in fragranza di reato da una poliziotta che si era nascosta nell’armadio della vittima, condannato in Svizzera, successivamente nascosto in Italia. Pochi giorni dopo l’informativa lo rintracciamo, lo pediniamo e scopriamo che il sacerdote fa il “pensionato” proprio a Pietra Ligure, nella parrocchia di don Luigi Fusta. Riusciamo addirittura a filmarli mentre celebrano insieme la messa.

    Come da iter Rete L’ABUSO provvede a segnalare immediatamente alle autorità civili e a quelle ecclesiastiche.  In questo caso la risposta della chiesa è stata “simpatica”, ci cascò persino un noto programma nazionale. La chiesa a noi, come a loro, rispose che erano al corrente dei trascorsi del sacerdote ma che l’uomo non era pericoloso, anziano, non camminava più, diceva messa raramente e solo alle suore. Non ci crediamo, andiamo a cercarlo, questo è il filmato del sacerdote, parecchio arzillo aggiungerei. Al momento Italo Casiraghi è ancora a Pietra Ligure, ignoriamo se dica messa o meno, ci auguriamo di si perché in caso contrario non vorremmo che la noia lo spingesse a reiterare quello per cui è già stato giudicato.

    Francesco Zanardi

  • Bimbo accusa suora di pedofilia: viene rinchiuso nel manicomio

    Bimbo accusa suora di pedofilia: viene rinchiuso nel manicomio

    Una caso a dir poco terribile sta per riaprirsi in queste ore. Protagonista di questa storia è un bimbo di soli 7 anni, il quale qualche anno fa denunciò un caso di pedofilia avvenuto all’interno del suo asilo, gestito da alcune suore.

    Il bimbo, rimportò l’episodio con una serie a dir poco incredibile di particolari che lasciarono i genitori a bocca aperta, i quali decisero di rivolgersi a chi di dovere per denunciare il tremendo accaduto. Da quel momento in poi è iniziato il calvario per il piccolo Gianni.

    Ascoltato per ore e ore dagli inquirenti, ogni volta il piccolo ripeteva con grande lucidità i terribili episodi di pedofili che si svolgevano all’interno dell’asilo con protagoniste le suore. Le Istituzioni, però, anzichè proteggere il bambino e prendere dei seri provvedimenti contro la suora si sono accaniti contro il piccolo, il quale è stato affidato ai servizi sociali, strappato dalla sua famiglia. Gli inquirenti, infatti, hanno dichiarato che all’interno delle ricostruzioni fatte dal bimbo non erano stati riconosciuti segni di pedofilia, e hanno accusato la mamma dei disturbi psichici di cui soffriva.

    Il piccolo è stato così ricoverato in una casa famiglia, lontano dai genitori, nonostante non fossero mai emersi indizi di maltrattamento in famiglia. Ma le condizioni del piccolo Gianni, costretto ad allontanarsi dai suoi genitori in questo modo così vile, in questi mesi sono peggiorate e il piccolo è andato in encandescenza di fronte a questa decisione delle Istituzioni, e ogni giorno chiede di poter tornare dalla mamma, piangendo e disperandosi in continuazione.

    Motivo per il quale gli assistenti sociali hanno deciso di trasferirlo in un reparto di psichiatria, in quanto, secondo loro, il bambino soffre di un grave disturbo del comportamento e dell’umore. Il bimbo è quotidianamente sedato con un potenteantipsicotico, il Risperdaol, che di sicuro avrà degli effetti negativissimi sulla sua salute.

    http://www.migliorblog.it/67084-bimbo-accusa-suora-pedofilia-viene-rinchiuso-nel-manicomio.htm

  • “Torture, suicidi, abusi, beni sottratti”. Bergoglio decapita Francescani dell’Immacol, Destituiti padre Stefano Manelli (rinchiuso a Cassino) e seguaci. Chiusi seminari, ritirate ordinazioni

    “Torture, suicidi, abusi, beni sottratti”. Bergoglio decapita Francescani dell’Immacol, Destituiti padre Stefano Manelli (rinchiuso a Cassino) e seguaci. Chiusi seminari, ritirate ordinazioni

    In attesa che chiarisca la magistratura destituiti padre Stefano Manelli e seguaci

    “Scandali gravissimi e penalmente rilevanti” nella destituzione di padre Stefano Manelli e seguaci.

    N.B. Nei blog tradizionalisti si cerca di far passare l’dea che quest’ordine dalle numerose vocazioni sia stato commissariato per dispute sulla celebrazione della messa in latino, l’uso delle fustigazioni e l’estrema povertà e non invece su ragioni più serie.

    mercoledì, 31 luglio 2013
    Tutta la verità sui FRATI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA (di padre Giulio Maria Scozzaro)

    Nell’introdurre le chiare –chiarissime- parole di padre Scozzaro (diffuse proprio pochi minuti fa e che invitiamo i lettori a leggere con estrema attenzione ed esaminando ogni singola affermazione) non poniamo nessun nostro commento (davvero non serve: il testo è assolutamente esaustivo, come tutti gli scritti di padre Scozzaro, incluso ovviamente il suo “La corruzione nella Chiesa”, un libro che piu passano i mesi e piu diventa chiaro ed illuminante). Semplicemente riportiamo, a mò di incipit, quanto egli stesso afferma nel corso dello scritto che pubblichiamo integralmente:

    Di questo scritto mi assumo ogni responsabilità, conosco testimoni e testimonianze scritte e a voce, se qualche difensore di Padre Stefano Manelli richiede ulteriori chiarimenti sono disponibile.

    (Padre Giulio Maria Scozzaro)

    Padre Stefano Manelli, induzione al suicidio per le mancate cure mediche, ave maria, radio buon consiglio, frigento,

    In questi giorni è venuta fuori la notizia della rimozione del Consiglio Generale dei Frati Francescani dell’Immacolata (a partire dal Ministro Generale, Padre Stefano Manelli) da parte della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata. Quindi la Santa Sede ha deposto da Generale Padre Manelli e certamente ci saranno stati motivi gravissimi. Non si arriva mai ad una decisione del genere senza una lunghissima indagine e senza prove schiaccianti.

    Alcuni cattolici autori di articoli che inviano sul web e che difendono a spada tratta Padre Stefano Manelli e altri Frati, lamentano questo provvedimento come un attacco alla Messa in latino e arrivano ad immaginare un complotto. Nella Chiesa oggi tutto è possibile, ne conosciamo troppe situazioni scandalose ma siamo certi che il Signore interverrà perché non potrà lasciare la sua Barca ancora alla deriva.

    Siamo sereni e fiduciosi nel sicurissimo intervento di Gesù. Nel frattempo dobbiamo verificare se il Decreto di rimozione da Generale di Padre Stefano Manelli è fondato, veritiero, convincente, oppure c’è qualcos’altro come per esempio la Messa in latino.

    Questi autori degli articoli fiammeggianti di collera sono in buonafede, essi scrivono per amore della dottrina tradizionale e di questo mi compiaccio assai, ma non conoscono cosa è avvenuto di gravissimo e di penalmente rilevante nelle comunità guidate da Padre Stefano Manelli. Come altre persone non conoscono cosa avviene nelle case di questi autori, ma sicuramente vi si conduce una vita integerrima e improntata sul Vangelo. Ne sono certo avendo letto qualche loro articolo.

    Qui non ho nulla da condannare a questi autori cattolici, se non richiamare la prudenza e l’accortezza prima di lanciarsi in difese assolutamente fuori luogo. Devono anzi ringraziare la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata se non ha inserito (stranamente!) nel Decreto di rimozione di Padre Stefano Manelli le gravi motivazioni di un provvedimento così radicale. Anche se così non è stato fatto un servizio alla verità e alla giustizia.

    Si parla di deriva morale quando si discute dei comportamenti condannati dalla Congregazione a Padre Manelli, mi è stato rivelato da una fonte sicura che esistono centinaia di testimoni e prove documentate, infatti la condanna impartita riguarda sia Padre Stefano Manelli sia quanti lo hanno protetto in questi anni, insabbiando scandali ed eccessi pienamente opposti al Vangelo predicato da Gesù, ossia tutto il Consiglio Generale dei Francescani dell’Immacolata.

    Se qualcuno si fosse dissociato dai comportamenti dittatoriali e crudeli di Padre Manelli, la Congregazione lo avrebbe sicuramente incaricato a guidare e riportare l’Istituto all’originario carisma, eliminando le vessazioni, i ricatti, le oppressioni, il fanatismo e l’adorazione di Padre Manelli, una degenerata vita religiosa simile ad un lager.

    È una esaltazione che la Chiesa condanna perché è una anomalia, una vessazione che causa alterazioni mentali e cardiache non cristiane e non rispecchia assolutamente la vita religiosa come viene insegnata dalla stessa Chiesa. È opposta allo spirito del Vangelo.

    Come vedete il motivo della rimozione di Padre Stefano Manelli non è la Messa in latino o un attacco alla sana Tradizione della Chiesa, qui ci sono aspetti di intensa gravità, le accuse a Padre Manelli comprendono una documentazione ampia di fatti gravissimi.

    È allora opportuno fare alcune precisazioni dopo avere letto che circolano articoli contro il Papa e la Chiesa diffusi dai sostenitori di Padre Stefano Manelli e dei Francescani dell’Immacolata. Nessuno accusi la Chiesa per avere preso provvedimenti improrogabili, per motivi oggettivamente gravissimi, lo dicono anche un buon numero di Frati e Sacerdoti che vivono nell’Istituto dei Francescani dell’Immacolati.

    Affermano che finalmente le amicizie che insabbiavano le accuse a Padre Manelli sono state abbattute.

    Sono stati usati due pesi e due misure con due fondatori spietati: per Padre Maciel Degollato dei Legionari di Cristo dopo diversi decenni di protezione da parte di alcuni Prelati, hanno scritto nel Decreto diverse motivazioni gravissime, mentre per Padre Stefano Manelli non è stato scritto nulla, lasciando nelle persone a lui vicine una sorpresa notevole e per questo hanno reagito con rabbia. È comprensibile la reazione di quanti non conoscono i fatti gravissimi ed immaginano tale provvedimento riferito alla Messa in latino. Non è così.

    Sicuramente la Messa in latino è stata abrogata per l’abuso, per una concezione falsa creata da Padre Manelli come ha fatto per tutto il resto. Come faceva dire da quanti a lui vicini che chi non era Frate del suo Istituto andava all’inferno, così poteva affermare che i Sacerdoti che non celebrano la Messa in latino sono dannati. È nelle sue corde ricorrere a questi metodi.

    “Non agisce da cristiano”. Questo lo diceva nel 1998 di Padre Stefano Manelli l’ex Sotto-Segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, Padre Torres, ai Religiosi che denunciavano le irrazionali oppressioni di Padre Manelli. Questo Sotto-Segretario disse che occorreva urgentemente una accertamento con l’invio di un Visitatore apostolico, ma aggiunse che Padre Manelli era protetto da chi “non ama né la verità né la giustizia”. Chi sono quelli che non amano né la verità né la giustizia?

    Se questi cattolici che scrivono a difesa di Padre Manelli andassero alla suddetta Congregazione a chiedere informazioni (quanto è possibile sapere), resterebbero scioccati, perché sotto un abito elegante indossato da un riccone e del valore di miliardi di euro, può nascondersi un uomo crudele. Se qualcuno degli autori volesse telefonarmi per sapere qualcosa delle vere e provate ingiustizie e corruzioni testimoniate da centinaia di persone, soprattutto di quelle coinvolte in situazioni strane, non reagirebbero più con disgusto al corretto provvedimento della Chiesa.

    Moltissimi Frati e Suore per i comportamenti dittatoriali e vessatori di Padre Stefano Manelli hanno subito esaurimenti nervosi e ricoveri negli ospedali, centinaia di Frati sono fuggiti dall’Istituto per passare in altri Ordini, nelle diocesi o restare in famiglia, altri hanno patito vendette abominevoli perché veniva messo in discussione il suo comportamento tirannico.

    Molti ex Religiosi dopo essere fuggiti dagli Istituti di Padre Stefano Manelli hanno avuto una violenta repulsione per il sacro e non vanno più a Messa, non pregano più e si sono schierati contro la Chiesa. Come si spiega questo comportamento? Sono passati da un eccesso ad un altro, tutti loro sono state vittime di maltrattamenti morali e di un plagio schiacciante, arrivando a odiare la Chiesa perché non è intervenuta per fermare Manelli.

    Bisogna documentarsi prima di prendere le difese. Non basta vedere l’abito esteriore che vale miliardi di euro (la fedeltà al Magistero) se poi chi si maschera sotto questa fedeltà commette incalcolabili scandali, ingiustizie e degenerazioni.

    Ci saranno conseguenze importanti perché ci sono ammanchi di molti soldi, i Frati raccontano di cinque Religiosi morti a causa di malattie non chiare, di situazioni sconcertanti che effettivamente possono disorientare quanti conoscevano una realtà dall’aspetto puro e molto spirituale.

    Per questa ragione nella lettera del nuovo Commissario che ha preso il posto di Padre Stefano Manelli, inviata il 27 luglio 2013 alle comunità dei Francescani dell’Immacolata, è scritto che bisogna sentire con la Chiesa, cioè, devono ritornare ad una vita religiosa regolare, come voleva San Francesco e non come l’ha travisata l’ex Generale per ricevere una venerazione spropositata e che si offre evidentemente alla Madonna!

    Il Commissario è lì per aiutare i Francescani dell’Immacolata a riscoprire la vita religiosa insegnata dalla Chiesa, continuando a pregare con intensità e a fare le penitenze che si desiderano. Ma senza fanatismo né una esaltazione di sé fuorviante che deformano ogni buon proposito e da virtuoso lo trasformano in estremismo e idolatria. I Frati seguano la corretta vita religiosa e preghino per poter celebrare presto anche la Messa in latino come l’intende Dio e non la vanagloria di qualcuno.

    Sono a conoscenza che fin dal 1998 (15 anni fa) Frati e Suore si erano rivolti alla Congregazione denunciando scandali e la vita spirituale opprimente ed opposta alle indicazioni della Chiesa, in quanto Padre Stefano Manelli ignorando le indicazioni della Chiesa aveva creato una nuova religiosità settaria improntata sulle minacce e prepotenze morali, sui ricatti di finire all’inferno, sull’emarginazione e dalla paura che incuteva di spedire come un pacco postale nelle Nazioni lontane e povere, chi non si sottometteva a qualsiasi sua imposizione.

    E continuava a disprezzare il Vangelo, il Codice di Diritto Canonico, la carità, l’amore, quindi il buon senso…

    La Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata è stata costretta ad agire dopo che a febbraio 2012 cinque Sacerdoti, tuttora tra i Frati Francescani dell’Immacolata e che hanno avuto ruoli importanti, come il Segretario Generale, il Procuratore Generale, un Consigliere Generale, inoltre un famoso teologo americano ancorato alla sana dottrina, comunque Frati vicini a Padre Stefano Manelli e innamorati della Messa in latino, i quali non sono più riusciti a contenere le deviazioni sotto ogni aspetto di Padre Manelli e per non arrivare a danni più gravi e a reati penali ancora più pesanti, hanno chiesto l’intervento della Congregazione.

    Non si tratta di Religiosi che si opponevano liturgicamente alla Messa in latino, è falso affermare questo, mi risulta che questi cinque Sacerdoti condividevano pienamente la spiritualità originaria dell’Istituto, hanno agito perché era diventato urgente intervenire, dopo incalcolabili casi che offendevano il Vangelo. Hanno compreso che era irrecuperabile e degenerata la situazione e che bisognava fermare Padre Stefano Manelli.

    Questa è la vera storia del provvedimento della Congregazione sui Frati Francescani dell’Immacolata, non aggiungo altro ma c’è la mia disponibilità a chiarire con chi condanna il Decreto della Congregazione come un atto spropositato. La Congregazione non ha voluto assolutamente condannare la Messa in latino, le motivazioni sono altre e gravissime, avvalorate dalle testimonianze di Religiosi che conoscono perfettamente la deriva morale.

    Perché inizialmente l’Istituto era partito con una ottima spiritualità mariana e kolbiana, poi Padre Stefano Manelli si è messo sul piedistallo e tutto è degenerato. Una delle tante accuse riportate è il suo delirio di onnipotenza, innalzava solamente se stesso e non più Dio, la Madonna, la Chiesa.

    Molti Frati con notevoli carismi e molto spirituali, non appena facevano notare a Padre Manelli il perduto originario carisma francescano, venivano spediti immediatamente in Russia, in Africa, in Brasile, comunque lontani e diffamati nelle comunità per far perdere ogni credibilità. Come si deve valutare questo operato del Generale di un Istituto cattolico?

    Chi affrontava con carità il Generale Padre Stefano Manelli ed evidenziava che la vita religiosa insegnata dalla Chiesa era sparita dall’Istituto e che era evidente l’allontanamento dalla vera fedeltà alla Chiesa, Padre Manelli reagiva con una crudeltà agghiacciante, facendo il vuoto attorno al Frate fino ad inventare pretesti per allontanarlo dall’Istituto.

    Padre Stefano Manelli così mostrava che non considerava più la Chiesa come Madre, il Codice di Diritto Canonico come regola da osservare, la volontà di Dio da seguire come una bussola, né esisteva più la vera devozione alla Madonna.

    Queste sono solamente poche cose di quanto è stato denunciato dai Religiosi, essi hanno costretto la Congregazione ad intervenire, ma da quanto si conosce in giro, ci sono genitori di ex Frati e Suore ridotti a larve umane a causa di esaurimenti nervosi e di ricoveri in psichiatria, che vogliono presentare esposti e richieste di indagini alle Procure dei luoghi dove sono avvenuti imposizioni contro la salute fisica e che calpestano tutto il Vangelo di Gesù Cristo.

    C’è chi parla di induzione al suicidio per le mancate cure mediche e il fanatismo esagerato, volevano le guarigioni senza l’uso delle medicine ma con le solo preghiere… Non voglio esprimermi su queste accuse, eventualmente sarà la Magistratura ad indagare e a fare chiarezza. Non voglio rilasciare qui cosa ne penso, se c’è stato qualcosa saranno altri a evidenziarli.

    Voglio augurarmi che i Francescani dell’Immacolata riprendano a vivere la vera vita religiosa come insegna la Chiesa e che possano al più presto ottenere il permesso della Messa in latino. Con la rimozione del Consiglio Generale dei Frati Francescani dell’Immacolata (a partire dal Ministro Generale, Padre Stefano Manelli), è stato eliminato un modo opprimente e doloroso che non trova spazio nel Vangelo di Gesù Cristo, metodo crudele e cattivo utilizzato per obbligare i Frati, sottometterli a qualsiasi comando, minacciarli con l’emarginazione o addirittura con l’inferno.

    Abbiamo visto che non è la Messa in latino la ragione dell’intervento della Santa Sede, non c’entra nulla questo, sono altri scandali gravissimi e penalmente rilevanti ad avere fatto intervenire la Congregazione.

    Di questo scritto mi assumo ogni responsabilità, conosco testimoni e testimonianze scritte e a voce, se qualche difensore di Padre Stefano Manelli richiede ulteriori chiarimenti sono disponibile. È un dovere morale porre queste precisazioni e i credenti vanno informati nella verità.

    Non bisogna lasciarsi guidare dall’emotività o dall’amicizia con qualche conoscente, la verità provata ed evidente và riconosciuta, anche quando addolora e purtroppo deturpa l’immagine della Chiesa. Il male minore è fare conoscere la verità anche se dolorosa per orientare i credenti e dare le corrette indicazioni spirituali! Lasciare agire ancora chi distrugge la vita spirituale e la psiche di molti Religiosi non è onesto!

    Non vorrei scrivere quanto segue, sono costretto però a dare questa precisazione trattandosi di un argomento molto delicato e che tocca aspetti che vanno trattati con assoluta correttezza, senza ottusità. L’onestà intellettuale deve essere sempre presente nei cristiani, purtroppo si incontra di tutto. Non si deve pretendere di avere capito tutto quando invece non si conosce nulla dell’ampia documentazione.

    Quindi, per definire questo mio scritto rivelato apertamente e senza paure di confronti e chiarimenti, chi volesse manipolare, travisare o dileggiare questo scritto ne risponderà nelle sedi competenti.

    È sufficiente quanto scritto per precisare che non c’è nulla contro la Messa in latino e che le motivazioni sono gravissime e provate!

    Per il mio sconfinato amore alla Chiesa non ho voluto qui fare conoscere fatti gravissimi e documentati. Non parliamo di aria fritta o di supposizioni, perché moltissimi testimoni, prove e documentazioni attestano indubitabilmente, senza alcun dubbio, in modo incontrovertibile, comportamenti vessatori, ricattatori e opposti al Vangelo di Gesù Cristo. Durati per oltre venti anni! Ma all’esterno appariva un’altra verità!

    Questo scritto era doveroso per amore della verità e della giustizia, per chiarire la vicenda a quanti non conoscono la motivazione del Decreto della Congregazione.

    Se è vero che ci sono situazioni gravissime nella Chiesa e un malizioso attacco alla sana dottrina tradizionale da moltissime parti interne, bisogna avere buon discernimento per capire che il marcio può trovarsi anche dove c’è una maschera di fedeltà al Magistero.

    Non è sufficiente considerarsi fedele alla Tradizione per poter dare frutti buoni. I frutti buoni non sono quelli che nascono dalle parole che possono essere ipocrite, sono le incessanti opere oneste e la vita irreprensibile condotta soprattutto nelle case o comunità dove si vive a testimoniare l’autenticità della persona.

    L’albero si riconosce sempre dai frutti, ma i frutti bisogna pure controllarli all’interno se nascondono vermi e sono sepolcri imbiancati.

    PADRE GIULIO MARIA SCOZZARO

    http://totalmentealtro.blogspot.it/2013/07…el-3172013.html

    mercoledì 31 luglio 2013

    • Dal Vangelo secondo Matteo (13,44-46)
      In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

    Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
    Se il tesoro prezioso citato da Gesù viene addirittura fatto scomparire, quell’uomo che lo aveva trovato e lo aveva nascosto, dopo avere venduto tutti i suoi averi ritorna e non lo trova più, rimane deluso e raggirato. E si pone delle domande sul perché, rivede la strada percorsa e amareggiato potrebbe arrivare a perdere la Fede.
    Chi è causa della perdita della Fede dei più deboli, Gesù lo condanna con queste parole: “Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare” (Mt 18,6). Condanna tremenda, ma chi può essere causa della perdita della Fede? Vediamo.
    In questi giorni è venuta fuori la notizia della rimozione del Consiglio Generale dei Frati Francescani dell’Immacolata (a partire dal Ministro Generale, Padre Stefano Manelli) da parte della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata. Quindi la Santa Sede ha deposto da Generale Padre Manelli e certamente ci saranno stati motivi gravissimi. Non si arriva mai ad una decisione del genere senza una lunghissima indagine e senza prove schiaccianti.
    Alcuni cattolici autori di articoli che inviano sul web e che difendono a spada tratta Padre Stefano Manelli e altri Frati, lamentano questo provvedimento come un attacco alla Messa in latino e arrivano ad immaginare un complotto. Nella Chiesa oggi tutto è possibile, ne conosciamo troppe situazioni scandalose ma siamo certi che il Signore interverrà perché non potrà lasciare la sua Barca ancora alla deriva.
    Siamo sereni e fiduciosi nel sicurissimo intervento di Gesù. Nel frattempo dobbiamo verificare se il Decreto di rimozione da Generale di Padre Stefano Manelli è fondato, veritiero, convincente, oppure c’è qualcos’altro come per esempio la Messa in latino.
    Questi autori degli articoli fiammeggianti di collera sono in buonafede, essi scrivono per amore della dottrina tradizionale e di questo mi compiaccio assai, ma non conoscono cosa è avvenuto di gravissimo e di penalmente rilevante nelle comunità guidate da Padre Stefano Manelli. Come altre persone non conoscono cosa avviene nelle case di questi autori, ma sicuramente vi si conduce una vita integerrima e improntata sul Vangelo. Ne sono certo avendo letto qualche loro articolo.
    Qui non ho nulla da condannare a questi autori cattolici, se non richiamare la prudenza e l’accortezza prima di lanciarsi in difese assolutamente fuori luogo. Devono anzi ringraziare la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata se non ha inserito (stranamente!) nel Decreto di rimozione di Padre Stefano Manelli le gravi motivazioni di un provvedimento così radicale. Anche se così non è stato fatto un servizio alla verità e alla giustizia.
    Si parla di deriva morale quando si discute dei comportamenti condannati dalla Congregazione a Padre Manelli, mi è stato rivelato da una fonte sicura che esistono centinaia di testimoni e prove documentate, infatti la condanna impartita riguarda sia Padre Stefano Manelli sia quanti lo hanno protetto in questi anni, insabbiando scandali ed eccessi pienamente opposti al Vangelo predicato da Gesù, ossia tutto il Consiglio Generale dei Francescani dell’Immacolata.
    Se qualcuno si fosse dissociato dai comportamenti dittatoriali e crudeli di Padre Manelli, la Congregazione lo avrebbe sicuramente incaricato a guidare e riportare l’Istituto all’originario carisma, eliminando le vessazioni, i ricatti, le oppressioni, il fanatismo e l’adorazione di Padre Manelli, una degenerata vita religiosa simile ad un lager.
    È una esaltazione che la Chiesa condanna perché è una anomalia, una vessazione che causa alterazioni mentali e cardiache non cristiane e non rispecchia assolutamente la vita religiosa come viene insegnata dalla stessa Chiesa. È opposta allo spirito del Vangelo.
    Come vedete il motivo della rimozione di Padre Stefano Manelli non è la Messa in latino o un attacco alla sana Tradizione della Chiesa, qui ci sono aspetti di intensa gravità, le accuse a Padre Manelli comprendono una documentazione ampia di fatti gravissimi.
    È allora opportuno fare alcune precisazioni dopo avere letto che circolano articoli contro il Papa e la Chiesa diffusi dai sostenitori di Padre Stefano Manelli e dei Francescani dell’Immacolata. Nessuno accusi la Chiesa per avere preso provvedimenti improrogabili, per motivi oggettivamente gravissimi, lo dicono anche un buon numero di Frati e Sacerdoti che vivono nell’Istituto dei Francescani dell’Immacolati.
    Affermano che finalmente le amicizie che insabbiavano le accuse a Padre Manelli sono state abbattute.
    Sono stati usati due pesi e due misure con due fondatori spietati: per Padre Maciel Degollato dei Legionari di Cristo dopo diversi decenni di protezione da parte di alcuni Prelati, hanno scritto nel Decreto diverse motivazioni gravissime, mentre per Padre Stefano Manelli non è stato scritto nulla, lasciando nelle persone a lui vicine una sorpresa notevole e per questo hanno reagito con rabbia. È comprensibile la reazione di quanti non conoscono i fatti gravissimi ed immaginano tale provvedimento riferito alla Messa in latino. Non è così.
    Sicuramente la Messa in latino è stata abrogata per l’abuso, per una concezione falsa creata da Padre Manelli come ha fatto per tutto il resto. Come faceva dire da quanti a lui vicini che chi non era Frate del suo Istituto andava all’inferno, così poteva affermare che i Sacerdoti che non celebrano la Messa in latino sono dannati. È nelle sue corde ricorrere a questi metodi.
    “Non agisce da cristiano”. Questo lo diceva nel 1998 di Padre Stefano Manelli l’ex Sotto-Segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, Padre Torres, ai Religiosi che denunciavano le irrazionali oppressioni di Padre Manelli. Questo Sotto-Segretario disse che occorreva urgentemente una accertamento con l’invio di un Visitatore apostolico, ma aggiunse che Padre Manelli era protetto da chi “non ama né la verità né la giustizia”. Chi sono quelli che non amano né la verità né la giustizia?
    Se questi cattolici che scrivono a difesa di Padre Manelli andassero alla suddetta Congregazione a chiedere informazioni (quanto è possibile sapere), resterebbero scioccati, perché sotto un abito elegante indossato da un riccone e del valore di miliardi di euro, può nascondersi un uomo crudele. Se qualcuno degli autori volesse telefonarmi per sapere qualcosa delle vere e provate ingiustizie e corruzioni testimoniate da centinaia di persone, soprattutto di quelle coinvolte in situazioni strane, non reagirebbero più con disgusto al corretto provvedimento della Chiesa.
    Moltissimi Frati e Suore per i comportamenti dittatoriali e vessatori di Padre Stefano Manelli hanno subito esaurimenti nervosi e ricoveri negli ospedali, centinaia di Frati sono fuggiti dall’Istituto per passare in altri Ordini, nelle diocesi o restare in famiglia, altri hanno patito vendette abominevoli perché veniva messo in discussione il suo comportamento tirannico.
    Molti ex Religiosi dopo essere fuggiti dagli Istituti di Padre Stefano Manelli hanno avuto una violenta repulsione per il sacro e non vanno più a Messa, non pregano più e si sono schierati contro la Chiesa. Come si spiega questo comportamento? Sono passati da un eccesso ad un altro, tutti loro sono state vittime di maltrattamenti morali e di un plagio schiacciante, arrivando a odiare la Chiesa perché non è intervenuta per fermare Manelli.
    Bisogna documentarsi prima di prendere le difese. Non basta vedere l’abito esteriore che vale miliardi di euro (la fedeltà al Magistero) se poi chi si maschera sotto questa fedeltà commette incalcolabili scandali, ingiustizie e degenerazioni.
    Ci saranno conseguenze importanti perché ci sono ammanchi di molti soldi, i Frati raccontano di cinque Religiosi morti a causa di malattie non chiare, di situazioni sconcertanti che effettivamente possono disorientare quanti conoscevano una realtà dall’aspetto puro e molto spirituale.
    Per questa ragione nella lettera del nuovo Commissario che ha preso il posto di Padre Stefano Manelli, inviata il 27 luglio 2013 alle comunità dei Francescani dell’Immacolata, è scritto che bisogna sentire con la Chiesa, cioè, devono ritornare ad una vita religiosa regolare, come voleva San Francesco e non come l’ha travisata l’ex Generale per ricevere una venerazione spropositata e che si offre evidentemente alla Madonna!
    Il Commissario è lì per aiutare i Francescani dell’Immacolata a riscoprire la vita religiosa insegnata dalla Chiesa, continuando a pregare con intensità e a fare le penitenze che si desiderano. Ma senza fanatismo né una esaltazione di sé fuorviante che deformano ogni buon proposito e da virtuoso lo trasformano in estremismo e idolatria. I Frati seguano la corretta vita religiosa e preghino per poter celebrare presto anche la Messa in latino come l’intende Dio e non la vanagloria di qualcuno.
    Sono a conoscenza che fin dal 1998 (15 anni fa) Frati e Suore si erano rivolti alla Congregazione denunciando scandali e la vita spirituale opprimente ed opposta alle indicazioni della Chiesa, in quanto Padre Stefano Manelli ignorando le indicazioni della Chiesa aveva creato una nuova religiosità settaria improntata sulle minacce e prepotenze morali, sui ricatti di finire all’inferno, sull’emarginazione e dalla paura che incuteva di spedire come un pacco postale nelle Nazioni lontane e povere, chi non si sottometteva a qualsiasi sua imposizione.
    E continuava a disprezzare il Vangelo, il Codice di Diritto Canonico, la carità, l’amore, quindi il buon senso…

    La Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata è stata costretta ad agire dopo che a febbraio 2012 cinque Sacerdoti, tuttora tra i Frati Francescani dell’Immacolata e che hanno avuto ruoli importanti, come il Segretario Generale, il Procuratore Generale, un Consigliere Generale, inoltre un famoso teologo americano ancorato alla sana dottrina, comunque Frati vicini a Padre Stefano Manelli e innamorati della Messa in latino, i quali non sono più riusciti a contenere le deviazioni sotto ogni aspetto di Padre Manelli e per non arrivare a danni più gravi e a reati penali ancora più pesanti, hanno chiesto l’intervento della Congregazione.

    Non si tratta di Religiosi che si opponevano liturgicamente alla Messa in latino, è falso affermare questo, mi risulta che questi cinque Sacerdoti condividevano pienamente la spiritualità originaria dell’Istituto, hanno agito perché era diventato urgente intervenire, dopo incalcolabili casi che offendevano il Vangelo. Hanno compreso che era irrecuperabile e degenerata la situazione e che bisognava fermare Padre Stefano Manelli.
    Questa è la vera storia del provvedimento della Congregazione sui Frati Francescani dell’Immacolata, non aggiungo altro ma c’è la mia disponibilità a chiarire con chi condanna il Decreto della Congregazione come un atto spropositato. La Congregazione non ha voluto assolutamente condannare la Messa in latino, le motivazioni sono altre e gravissime, avvalorate dalle testimonianze di Religiosi che conoscono perfettamente la deriva morale.
    Perché inizialmente l’Istituto era partito con una ottima spiritualità mariana e kolbiana, poi Padre Stefano Manelli si è messo sul piedistallo e tutto è degenerato. Una delle tante accuse riportate è il suo delirio di onnipotenza, innalzava solamente se stesso e non più Dio, la Madonna, la Chiesa.
    Molti Frati con notevoli carismi e molto spirituali, non appena facevano notare a Padre Manelli il perduto originario carisma francescano, venivano spediti immediatamente in Russia, in Africa, in Brasile, comunque lontani e diffamati nelle comunità per far perdere ogni credibilità. Come si deve valutare questo operato del Generale di un Istituto cattolico?
    Chi affrontava con carità il Generale Padre Stefano Manelli ed evidenziava che la vita religiosa insegnata dalla Chiesa era sparita dall’Istituto e che era evidente l’allontanamento dalla vera fedeltà alla Chiesa, Padre Manelli reagiva con una crudeltà agghiacciante, facendo il vuoto attorno al Frate fino ad inventare pretesti per allontanarlo dall’Istituto.
    Padre Stefano Manelli così mostrava che non considerava più la Chiesa come Madre, il Codice di Diritto Canonico come regola da osservare, la volontà di Dio da seguire come una bussola, né esisteva più la vera devozione alla Madonna.
    Queste sono solamente poche cose di quanto è stato denunciato dai Religiosi, essi hanno costretto la Congregazione ad intervenire, ma da quanto si conosce in giro, ci sono genitori di ex Frati e Suore ridotti a larve umane a causa di esaurimenti nervosi e di ricoveri in psichiatria, che vogliono presentare esposti e richieste di indagini alle Procure dei luoghi dove sono avvenuti imposizioni contro la salute fisica e che calpestano tutto il Vangelo di Gesù Cristo.
    C’è chi parla di induzione al suicidio per le mancate cure mediche e il fanatismo esagerato, volevano le guarigioni senza l’uso delle medicine ma con le solo preghiere… Non voglio esprimermi su queste accuse, eventualmente sarà la Magistratura ad indagare e a fare chiarezza. Non voglio rilasciare qui cosa ne penso, se c’è stato qualcosa saranno altri a evidenziarli.
    Voglio augurarmi che i Francescani dell’Immacolata riprendano a vivere la vera vita religiosa come insegna la Chiesa e che possano al più presto ottenere il permesso della Messa in latino. Con la rimozione del Consiglio Generale dei Frati Francescani dell’Immacolata (a partire dal Ministro Generale, Padre Stefano Manelli), è stato eliminato un modo opprimente e doloroso che non trova spazio nel Vangelo di Gesù Cristo, metodo crudele e cattivo utilizzato per obbligare i Frati, sottometterli a qualsiasi comando, minacciarli con l’emarginazione o addirittura con l’inferno.
    Abbiamo visto che non è la Messa in latino la ragione dell’intervento della Santa Sede, non c’entra nulla questo, sono altri scandali gravissimi e penalmente rilevanti ad avere fatto intervenire la Congregazione.
    Di questo scritto mi assumo ogni responsabilità, conosco testimoni e testimonianze scritte e a voce, se qualche difensore di Padre Stefano Manelli richiede ulteriori chiarimenti sono disponibile. È un dovere morale porre queste precisazioni e i credenti vanno informati nella verità.
    Non bisogna lasciarsi guidare dall’emotività o dall’amicizia con qualche conoscente, la verità provata ed evidente và riconosciuta, anche quando addolora e purtroppo deturpa l’immagine della Chiesa. Il male minore è fare conoscere la verità anche se dolorosa per orientare i credenti e dare le corrette indicazioni spirituali! Lasciare agire ancora chi distrugge la vita spirituale e la psiche di molti Religiosi non è onesto!
    Non vorrei scrivere quanto segue, sono costretto però a dare questa precisazione trattandosi di un argomento molto delicato e che tocca aspetti che vanno trattati con assoluta correttezza, senza ottusità. L’onestà intellettuale deve essere sempre presente nei cristiani, purtroppo si incontra di tutto. Non si deve pretendere di avere capito tutto quando invece non si conosce nulla dell’ampia documentazione.
    Quindi, per definire questo mio scritto rivelato apertamente e senza paure di confronti e chiarimenti, chi volesse manipolare, travisare o dileggiare questo scritto ne risponderà nelle sedi competenti.
    È sufficiente quanto scritto per precisare che non c’è nulla contro la Messa in latino e che le motivazioni sono gravissime e provate!
    Per il mio sconfinato amore alla Chiesa non ho voluto qui fare conoscere fatti gravissimi e documentati. Non parliamo di aria fritta o di supposizioni, perché moltissimi testimoni, prove e documentazioni attestano indubitabilmente, senza alcun dubbio, in modo incontrovertibile, comportamenti vessatori, ricattatori e opposti al Vangelo di Gesù Cristo. Durati per oltre venti anni! Ma all’esterno appariva un’altra verità!
    Questo scritto era doveroso per amore della verità e della giustizia, per chiarire la vicenda a quanti non conoscono la motivazione del Decreto della Congregazione.
    Se è vero che ci sono situazioni gravissime nella Chiesa e un malizioso attacco alla sana dottrina tradizionale da moltissime parti interne, bisogna avere buon discernimento per capire che il marcio può trovarsi anche dove c’è una maschera di fedeltà al Magistero.
    Non è sufficiente considerarsi fedele alla Tradizione per poter dare frutti buoni. I frutti buoni non sono quelli che nascono dalle parole che possono essere ipocrite, sono le incessanti opere oneste e la vita irreprensibile condotta soprattutto nelle case o comunità dove si vive a testimoniare l’autenticità della persona.
    L’albero si riconosce sempre dai frutti, ma i frutti bisogna pure controllarli all’interno se nascondono vermi e sono sepolcri imbiancati.

    Continuiamo le intense preghiere alla Madonna con la recita giornaliera del Santo Rosario per me, per vincere l’attacco portato da satana, sciogliendo questo nodo oppressivo. Chi mi vuole bene, preghi molto per me.

    Vi benedico e prego per tutti voi. Pregate per me ogni giorno nella Messa e nel Rosario.

    Pubblicato da Gianandrea a 19:46

    http://it.gloria.tv/?media=481769
    Piccola nota semi-ufficiale a proposito del divieto fattoci di celebrare la Messa Tridentina

    di P. Rosario M. Sammarco

    Poiché da qualche ora è rimbalzata su diverse testate la notizia dell’ordine impartitoci dalla S. Sede di non celebrare la Messa Tridentina ritengo utile fare alcune precisazioni, che non hanno carattere “ufficiale” in quanto, pur potendo operare di mia responsabilità a causa dell’incarico che ho, non ho ancora sentito i Superiori. Agisco, tuttavia, potendo dire cosa sta succedendo e cosa i Superiori pensano, per cui non temo smentite. Mi rendo conto che forse queste precisazioni non soddisferanno tanti, ma è opportuno farle e a chi non dovesse essere contento chiedo la carità di un pudico rispetto verso il nostro Istituto Religioso. La notizia in questione si trova sul Blog Messa in Latino e sul Blog “Settimo Cielo” di Sandro Magister, ed è autentica per quanto non sia stata riportata in modo corretto. Non è stata ancora pubblicata sul sito dell’Istituto in quanto si attendono istruzioni nel merito, anche perché è una faccenda che riguarda l’Istituto Religioso come tale. Messa in Latino della notizia ha pubblicato solo la parte che più interessava e che ha delle conseguenze esterne immediate: la sospensione della Messa Tridentina. Magister arriva a citare il decreto (non si sa come avuto) e fa delle sue considerazioni, peraltro senza avere una conoscenza esatta della questione.

    Il dato di fatto è questo: il 12 luglio la Congregazione per i Religiosi e gli Istituti di Vita Consacrata ha emanato un decreto nel quale, tra le altre cose stabilisce la rimozione del Consiglio Generale dei Frati Francescani dell’Immacolata (a partire dal Ministro Generale, P. Stefano M. Manelli) e ordina a tutti i sacerdoti Francescani dell’Immacolata la sospensione della celebrazione della Messa Tridentina e del Breviario Tridentino, lasciando tuttavia ai singoli sacerdoti e alle singole comunità la facoltà di chiedere al nuovo Commissario di poter nuovamente tornare a celebrare tanto l’una che l’altro e al medesimo Commissario quella di approvare o negare tale permesso caso per caso. Per evitare spiacevoli situazioni dovute ad impegni già presi, oralmente il Commissario incaricato, il Padre Fidenzio Volpi, OFM Cap, ha concesso a voce la facoltà di fare queste celebrazioni, dove necessario, fino al 12 agosto.
    L’intervento del S. Padre e della Congregazione si è reso necessario dopo aver ricevuto notizie di problemi suscitati nell’Istituto in materia liturgica.

    Alla luce di questo, mi sembra pertanto poco fondata la preoccupazione espressa da Sandro Magister che tale divieto possa essere esteso prima o poi anche a tutti i sacerdoti, in contrasto con il Motu Proprio Summorum Pontificum, e che lo stesso S. Padre abbia agito, di fatto, contro quello che sarebbe stato l’atteggiamento di Benedetto XVI.

    Il dato di fatto è che il S. Padre si è trovato con un rapporto davanti, e dopo averlo studiato ha messo in atto quelle misure che a suo prudente giudizio erano atte a tutelare tanto l’Istituto, quanto il suo ruolo nella Chiesa.

    Circa i contenuti di quel rapporto, il numero dei frati coinvolti, e tante altre faccende a riguardo non è possibile né al sottoscritto, né ad alcun altro, fare valutazioni.

    Le indagini e il tempo diranno la loro sulla responsabilità di ciascuno.

    L’Istituto come tale accetta le disposizioni della S. Sede e obbedisce.

    E proprio perché obbedisce, rifiuta con forza qualunque tentativo, da qualsivoglia parte provenga, di strumentalizzare questa vicenda a danno della persona e dell’autorità del Romano Pontefice felicemente regnante.

    Chi volesse utilizzare questa situazione interna nostra per andare contro il Papa o giustificare sue prese di posizione contro il Papa e la Gerarchia Cattolica, qualunque cosa possa dire, va contro lo spirito dei Fondatori dell’Istituto e contro l’Istituto stesso.

    Questa nota è stata pubblicata con il titolo “Piccola nota semi-ufficiale a proposito del divieto fattoci di celebrare la Messa Tridentina” dall’amministratore del Profilo Facebook dei Francescani dell’Immacolata e responsabile del portale www.immacolata.com

    Edited by GalileoGalilei – 1/8/2013, 14:16

  • Pedofilia, cos’ha chiesto l’Onu al Vaticano e perché

    Pedofilia, cos’ha chiesto l’Onu al Vaticano e perché

    Il Vaticano dovrà rendere conto all’Onu per numerosi casi di pedofilia da parte di membri del clero nel mondo. La Commissione per i diritti del bambino ha chiesto di presentare un rapporto sugli abusi commessi dal clero nel mondo e delle misure prese per contrastare il fenomeno, visto il dilagare preoccupante del fenomeno e le diffuse e pluridecennali coperture da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Il Vaticano, che è membro non osservatore della commissione Onu, ha infatti sottoscritto la Convenzione sui diritti dei bambini nel 1990: ciò implica che debba rendere conto sul tema alle Nazioni Unite.

    Il Sommo Pontefice sovrano dello Stato della Città del Vaticano, ha la pienezza dei poteri

    La Santa Sede aveva sottoscritto la Convenzione con alcune riserve, come l’accettazione del family planning solo con i “metodi naturali” che “considera moralmente accettabili” (quindi non pillola e preservativo, ma Ogino-Knaus e simili). Inoltre “interpreta gli articoli della Convenzione in una prospettiva che salvaguardi il primario e inalienabile diritto dei genitori” specie per educazione, associazione, religione e privacy. Soprattutto, dichiara che l’applicazione del documento sia “compatibile in pratica con la particolare natura dello Stato della Città del Vaticano e delle fonti della sua legge oggettiva”. Ovvero l’articolo 1 della legge fondamentale del 7 giugno 1929, motu proprio di Pio XI, in cui si proclama che “il Sommo Pontefice sovrano dello Stato della Città del Vaticano, ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario”.

    La Santa Sede intende l’applicazione della Convenzione anche sulla base dei limiti posti dalla sua “legislazione in materia di cittadinanza, accesso e residenza”. Nella dichiarazione che correda le riserve, il Vaticano ci tiene a precisare che con l’accesso alla Convenzione “non intende prescindere in ogni modo dalla sua specifica missione che è di carattere religioso e morale”. Lo stesso comitato delle Nazioni Unite nel 1995 aveva riconosciuto il passo importante del Vaticano, ma aveva sollevato alcune questioni proprio sulle riserve. In particolare sul “pieno riconoscimento” del bambino come “soggetto di diritti”, per “la discriminazione tra bambini che può sorgere nelle scuole e nelle istituzioni cattoliche, specie dal punto di vista del genere”, per la “insufficiente attenzione” per l’educazione alla salute dei bambini e per il family planning.

    Monsignor Massimo De Gregori, membro della missione diplomatica della Santa Sede a Ginevra, e il direttore della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi minimizzano. Ma il Vaticano risulta attenzionato sul protocollo opzionale della Convenzione, riguardante “vendita di bambini, prostituzione minorile e pornografia minorile”. Dovrà rendere noti i dati sugli abusi e sulle misure prese, anche risarcimenti e assistenza alle vittime entro il 1 novembre 2013, come richiede la list of issues della commissione, visto che il precedente rapporto del Vaticano non ha chiarito alcuni punti. I rappresentanti d’Oltretevere saranno auditi presso la Commissione il prossimo gennaio. L’ente dell’Onu chiede “informazioni dettagliate su tutti i casi di abusi commessi da membri del clero”, “alla luce del riconoscimento da parte della Santa Sede” del fenomeno, negli ultimi anni del pontificato di Benedetto XVI e con le mosse recenti di Francesco. Si allude al coinvolgimento delle diocesi, che hanno insabbiato e coperto molti casi, non di rado con il trasferimento parroci e pretendendo il silenzio dalle famiglie per evitare che si appellassero alle autorità civili e scoppiasse lo scandalo pubblico.

    Da anni si tenta di avere un rapporto dettagliato dal Vaticano

    Dopo decenni di abusi, le associazioni che difendono le vittime come Snap hanno ottenuto che l’Onu si rivolgesse al Vaticano. Tra i soggetti che hanno portato queste istanze in sede internazionale e permesso che finalmente si chiedesse trasparenza c’è anche laNational Secular Society, organizzazione laicista britannica. Keith Porteous Wood, esponente umanista all’Onu, spiega che da anni si tenta di avere un rapporto dettagliato dal Vaticano. L’International Humanist and Ethical Union (di cui fa parte anche l’Uaar) ha presentato una serie di osservazioni sul report firmato dalla Chiesa cattolica, evidenziando come venissero meno gli obblighi sottoscritti con la Convenzione. Come ricorda Wood, la commissione di Ginevra ha interpellato quindi alcuni testimoni supportati proprio dagli umanisti. Tra i temi trattati, anche il trattamento indegno nelle case Magdalene in Irlanda, riservato alle “ragazze perdute” dalle suore. Il loro ordine religioso, proprio ieri, ha comunicato che non verserà denaro nel fondo di compensazione destinato a risarcire le vittime.

    Sforzo per rendersi più credibile e umano nei confronti dell’opinione pubblica

    Il papa ha usato parole forti per condannare gli abusi commessi da preti e ha promesso pulizia. Come fatto tardivamente dal suo precedessore, analogamente agli scandali che coinvolgonol’Istituto per le opere di religione, si tratta dell’ennesima promessa di soluzione che fa seguito a un’insistente sollecitazione esterna. Vero è che negli ultimi mesi il Vaticano ha iniziato un grosso sforzo per rendersi più credibile e umano nei confronti dell’opinione pubblica, con molte dichiarazioni concilianti di Bergoglio. Sarebbe auspicabile che lo facesse anche sulle questioni più importanti e in maniera concreta: cambiando l’atteggiamento nei confronti dei religiosi colpevoli di abusi e collaborando efficacemente con la giustizia. È compito anche delle associazioni laiche e dell’opinione pubblica stimolare la Chiesa affinché si prenda le sue responsabilità senza atteggiarsi a vittima di complotti e strumentalizzazioni.

    La redazione

    http://www.uaar.it/news/2013/07/17/pedofilia-onu-vaticano/

  • Lobby gay o lobby pedofila? La vera casta del Vaticano

    Lobby gay o lobby pedofila? La vera casta del Vaticano

    Buon ultimo papa Francesco si accorge che ci sono gay in Vaticano e nella chiesa cattolica, più che ogni altra organizzazione umana. Gay spesso costretti al sacerdozio per negare le propria identità sessuale. Gay autorganizzati al fine di proteggersi dalla caccia al prete gay, più volte minacciata in passato, dallo stesso papa Benedetto XVI.

    Ma è questo lo scandalo? O piuttosto che i problemi relativi alla sfera sessuale di preti e suore non siano gli atti liberi tra consezienti ma gli abusi sessuali?

    E la vera lobby è quella di chi protegge i preti gay o quella di chi sottrae i preti criminali e pedofili alla giustizia terrena, quella degli uomini?

    Papa Francesco dimostrerebbe carità cristiana se si sforzasse di proteggere le vittime degli abusi sessuali del clero piuttosto che scatenare infruttuose cacce alle streghe.

    Perché è in suo potere imporre a ogni ecclesiastico l’obbligo di denuncia dei reati sessuali commessi dai preti, a pena di scomunica. Perché è in suo potere che ogni notizia di reato sia comunicata alle autorità civili, le uniche deputate ad accertare la loro fondatezza. Perché non è un vescovo a stabilire se una notizia di reato è fondata o meno.

    E’ in suo potere espellere dal clero tutti i preti criminali. E tutti quei vescovi ed ecclesiastici che non denunciano questi preti e suore, ma anzi, si adoperano per indurre le vittime a non denunciare o a proteggere in altro modo il prete criminale.

    E’ in suo potere imporre a diocesi e congregazioni non centri di ascolto che schedino le vittime e mettano all’erta i preti criminali, ma linee dirette con le autorità civili.

    E’ in suo potere aprire gli archivi diocesani, vaticani e degli ordini religiosi e mettere al corrente l’opinione pubblica dei casi di preti e suore abusatori.

    E’ in suo potere stroncare le cause degli abusi sessuali nel clero, a partire dai seminari. Cause che risiedono nella repressione sessuale ed affettiva nel clero.

    E’ propria la casta vaticana che finora ha impedito che si facesse giustizia e chiarezza su questi abusi. Attraverso direttive spesso non scritte che impongono l’omertà sugli abusi sessuali del clero.

    Papa Francesco vuol passare ai fatti? O farà come tutti i suoi predecessori, che dietro le belle parole e i pietosi incontri con vittime adeguatamente selezionate hanno perseguito l’obiettivo di soffocare lo scandalo e proteggere gli ecclesiastici criminali?

    Non abbiamo bisogno della caccia ai preti gay, ma della caccia ai preti criminali.

    Francesco Zanardi
    Portavoce Rete L’ABUSO

  • Messe nere sulla riviera ligure

    Messe nere sulla riviera ligure

    Varazze, luglio 1907. Mentre sui quotidiani italiani divampa lo scandalo degli abusi sulle piccole ospiti dell’Asilo della Consolata di Milano, di cui furono accusati due sacerdoti, il Collegio dei Salesiani della cittadina ligure è investito dalle clamorose rivelazioni del diario di Alessandro Besson, uno studente quattordicenne che descrive messe nere e riti orgiastici tra monache, preti e giovani convittori.

    In due giorni il caso Besson passa dalle gazzette locali ai quotidiani nazionali e fa scoppiare in tutto il Regno d’Italia manifestazioni di piazza, disordini, violenti scontri che a La Spezia provocano l’incendio di alcune chiese, un morto e un centinaio di arresti. E crisi fra il governo Giolitti e la Santa Sede, la Massoneria viene accusata di aver architettato lo scandalo.

    Il fronte democratico dei blocchi popolari cavalca lo sdegno collettivo per affermare la necessità di una scuola pubblica e laica, mentre quello cattolico si compatta e trova sostegno tra i moderati interessati a contenere l’avanzata socialista.

    Attraverso questa vicenda, scatenata dal diario Besson, ritrovato e qui reso pubblico, emerge un quadro avvincente e torbido dell’Italia giolittiana. Una storia che vede coinvolti in primo piano il poeta Gian Pietro Lucini, figura chiave della cultura letteraria italiana tra Otto e Novecento, e famosi psichiatri e criminologi come Cesare Lombroso e Enrico Morselli, ricostruita e raccontata questo saggio con minuzia di particolari. Prefazione di Edoardo Sanguineti.

    Un pretesto? Anche se Pier Luigi Ferro avesse raccontato lo scandalo Besson soprattutto per proporre una riconsiderazione delle vicende della storia d’Italia, avrebbe fatto una buona cosa. C’è molto bisogno di conoscere, e riflettere: per esempio, sul rapporto tra stato e chiesa qual era allora e qual è oggi, con equivoci sulla laicità non così sfumati e certo non eliminati.

    L’opinione pubblica, e non solo le istituzioni come polizia e magistratura, si mostrarono in quella occasione ambigue o almeno volubili. La popolazione di Varazze che accoglie alla stazione come trionfatori i salesiani “vittime” dell’inchiesta è la stessa che in altri momenti si dimostra indignata e quasi pronta alla rivolta. Qualcuno la ha manipolata, ma essa stessa si è lasciata manipolare e si è confusa.

    Stato e chiesa, giudici e sacerdoti, vittime e carnefici, non sono tanto chiari nella mentalità popolare della cittadina rivierasca. Siamo cambiati, o il grido alla “persecuzione giudiziaria” si è solo spostato a sedi più alte e la manipolazione si serve di mezzi tecnologici nuovi e potentissimi? In realtà Ferro rende un buon servizio al lettore perché fa entrambe le cose, cioè ricostruisce con straordinaria precisione storica e documentaria la scabrosa vicenda e nello stesso tempo usa tutte le occasioni per estendere l’argomento al contesto generale del paese.

    È un’operazione che richiede cultura e polso, ma Ferro vi riesce assai bene. Mi trovo personalmente ad avere una condizione di osservazione privilegiata, quindi un po’ insidiosa, ma assai vicina agli ambienti ricostruiti nel volume. Ho vissuto a Varazze gli anni dell’infanzia e della prima adolescenza. Sono stato alunno esterno, cioè non convittore, del Collegio Don Bosco. Vi si trovava più di un sacerdote a disagio con il problema della castità, in una località frequentata d’estate da una umanità colorata, abbronzata e non di rado in anticipo discinta. Ho sentito a tratti un’aura di ossessione sulla materia della sessualità e sulla figura della donna. Ho avuto conoscenza di atti ambigui nel confessionale o di qualche vischiosa tenerezza verso miei compagni di scuola. Ricordo però anche esortazioni a nobili valori, pratiche sportive, gagliarde uscite degli scout. E begli esempi di fede e carità. Questa digressione per dire che non ho prevenzioni di sorta, ma non sono disposto, proprio per questo, a rifiutare di credere ciò che ha una dignità di prova a proprio sostegno. Non c’è “attacco alla chiesa” se si accusano di pedofilia alcuni sacerdoti.

    Ciò che è accaduto in tante parti del mondo in questa materia quasi invoca un lavoro come quello di Ferro, gli dà ragione e necessità e al tempo stesso ne riceve un supporto di rigore e ragionevolezza. Dunque: nel primo Novecento, nell’Italia di Giolitti, a Varazze scoppia uno scandalo che ha al centro l’accusa di pedofilia contro i padri salesiani.

    Un giovane in particolare assume il ruolo di accusatore, sostenuto da una madre che diviene figura da romanzo. E anche sotto il profilo narrativo Ferro sa il fatto suo. Giornali cattolici e liberali pubblicano dettagli scabrosi che anche oggigiorno susciterebbero imbarazzo. Alcuni di loro, con clamoroso voltafaccia, passano dall’indignazione contro i pedofili alla sdegnata accusa verso la cospirazione massonica e anticlericale.

    Si scopre già allora che l’insabbiamento dei processi è una tecnica fruttuosa, cui giova il trascorrere del tempo con la compagnia dell’oblio nel quale gli italiani sono spesso maestri. Il libro si apre con un prefazione di Edoardo Sanguineti proposta in forma di intervista, che ora colpisce anche per il suono della voce che si è da poco spenta nella morte. Proprio tra le carte di un poeta caro a Sanguineti, Gian Pietro Lucini, è emerso il diario che accusava.

    Lucini raccolse ampio materiale con il proposito di dedicare un libro alla vicenda. Non lo concluse mai, e tuttavia Ferro non si lascia scappare l’occasione per approfondire accuratamente anche la sua opera e la sua poesia. La notizia giornalistica è di “turpitudini” nel collegio salesiano. Intervengono fulmineamente ed energicamente i carabinieri, interrogano, arrestano, mentre filtrano immagini da lupanare con preti e suore.

    A Savona e La Spezia si manifesta contro chiese e oratori, ne parlano addirittura i giornali americani. Un giovane muore per lo sparo di un carabiniere preso dal panico durante i disordini. Sta di fatto che nel processo gran parte dei genitori ritirano le querele che erano allora necessarie per perseguire quei reati sessuali. Besson aveva parlato di abusi ma anche di messe nere in un memoriale fantasioso, forse morboso, difficile da valutare. Nonostante la constatazione da parte dei medici legali di lesioni di origine inequivocabile sulle vittime, lo scandalo si dissolse. Tra improcedibilità per remissione di querela, assoluzioni, condanne limitate a un sacerdote frattanto datosi alla fuga e l’allontanamento dello stesso Besson e di sua madre.

    Ma altri dettagli importanti e singolarmente significativi non stanno in una recensione, che non deve d’altronde anticipare quegli aspetti più “romanzeschi” cui si è accennato. Né si può qui far apprezzare quella ampiezza dell’affresco storico-culturale che la lettura del libro di Ferro fa invece pienamente e utilmente godere. Impossibile nascondere però, proprio per la qualità del testo, il disagio e l’amarezza per certe debolezze della cultura civile e del costume, certe ipocrisie e sopraffazioni che ancora improntano il nostro paese e lo avviliscono e davvero sembrano non passare mai.

    Adriano Sansa