Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: supporto

  • Prete indagato per pedofilia, inchiesta alla stretta finale. Bocche cucite in procura

    Prete indagato per pedofilia, inchiesta alla stretta finale. Bocche cucite in procura

    Gli accertamenti sul caso denunciato dal 34enne Giorgio Babicz al vaglio degli inquirenti

    «Le indagini sono a buon punto». Così il procuratore capo di Isernia in merito all’inchiesta sul presunto caso di pedofilia che ruota attorno alla denuncia di Giorgio Babicz, il 34enne polacco che ha vissuto in una casa canonica della provincia di Isernia dai 12 ai 17 anni di età.

    Paolo Albano nel merito mantiene il più stretto riserbo: «La materia è molto delicata», spiega a Primo Piano Molise, non rivelando i dettagli degli accertamenti che ormai sono in corso da settimane. Dei tre ecclesiastici coinvolti, risulta indagato solamente il prete che per anni ha avuto la tutela del 34enne da cui oggi è accusato. Non sono nella stessa posizione l’altro sacerdote e il diacono che pure sono stati tirati in ballo, ovvero coloro a cui Babicz si sarebbe rivolto all’epoca dei fatti per chiedere aiuto. Nell’esposto depositato ormai qualche mese fa, l’avvocato della presunta vittima di molestie da parte del sacerdote, parla anche di testimonianze a supporto della tesi del ragazzo.

    È ipotizzabile quindi che Albano abbia previsto l’audizione delle persone che sono state citate per risalire a quanto sarebbe avvenuto più di 17 anni fa in un paesino del territorio pentro. Un lavoro affatto semplice considerando, appunto, il periodo che è intercorso dalla presunta violenza subita da Babicz e la denuncia resa pubblica da lui stesso attraverso i social network e i media. Proprio in queste ore il procuratore ha incontrato il vescovo della diocesi di Isernia, monsignor Camillo Cibotti, per fare il punto della situazione. Sul caso, infatti, è in corso anche un’inchiesta interna alla Curia e, come Cibotti stesso ha chiarito più volte, si sta procedendo con la riservatezza dovuta, tenendo conto che l’obiettivo è quello di arrivare alla verità.

    Il vescovo sta tenendo a conoscenza dell’intera comunità sacerdotale i passi che si stanno compiendo e dopodomani, giovedì primo febbraio, dalle 19,30 alle 20,30 presiederà l’Adorazione Eucaristica in Cattedrale. Sarà un momento di preghiera a cui parteciperanno tutti i religiosi e le religiose della Diocesi, così come espressamente richiesto da Cibotti. In un momento particolare come quello che si sta vivendo, il prelato vuole evidentemente che il mondo della Chiesa si stringa per affrontare questa situazione.
    Intanto l’eco mediatica sulla vicenda non accenna placarsi. Testate giornalistiche nazionali si stanno interessando al caso e sono diverse le interviste rilasciate dalla presunta vittima che, in linea con quanto dichiarato a Primo Piano, vuole avere giustizia e ‘punizioni’ per i religiosi coinvolti. Jan Mazurkiewicz

    Prete indagato per pedofilia, inchiesta alla stretta finale. Bocche cucite in procura

  • I processi Canonici e la fregatura per le vittime

    I processi Canonici e la fregatura per le vittime

    Si è parlato tanto dei processi Canonici e dei Tribunali Ecclesiastici fatti apparire come una rivoluzione senza precedenti. Peccato che si siano dimenticati di dire che cosa è in realtà un Tribunale Ecclesiastico, come funziona e quale sia il rischio per la vittima.

    Si chiamano tribunali, proprio come quelli civili, al loro interno si svolgono dei processi, proprio come nei tribunali civili, ma quello che non vi hanno detto, forse per leggerezza o forse solamente per incompetenza, è che al di la dell’analogia del nome hanno ben poco a che fare con i tribunali civili che tutti conosciamo.

    Grazie ad alcuni dei nostri assistititi siamo riusciti ad avere prova di cosa accade durante quelli che la chiesa chiama processi canonici, durante i quali la vittima è costretta a presentarsi senza il proprio difensore di fiducia, ma dove paradossalmente, con il consenso della vittima può assistere l’avvocato dell’imputato. Esattamente come è accaduto ai due giornalisti, Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi.

    Durante questi processi, quando è presente la vittima, non lo è l’imputato e viceversa. Entrambi vengono sottoposti separatamente ad un interrogatorio dove vengono acquisite le varie informazioni che riguardano lo specifico caso. La vittima non può portare testimoni a suo favore, può certamente citarli, ma sarà discrezione del tribunale sentirli. Alla vittima non viene rilasciato inoltre nessun verbale e nessun documento nel quale emerga ciò che è stato verbalizzato durante la deposizione.

    Quali sono le basi sulle quali si sviluppa il processo canonico?

    Anche in questo caso esiste un punto cardine davvero importante che fa capire l’abissale differenza con i tribunali che tutti conosciamo.

    Per la chiesa, l’abuso sessuale nei confronti di un minore, non è un reato penale nel quale la vittima è la parte lesa, bensì un’offesa morale a Dio. Ne viene da se che in quella sede, vittima e carnefice sono messi sullo stesso piano, sono entrambi peccatori, per questo le vittime vengono spesso snobbate dalla chiesa, perché sono viste come la parte che ha indotto il sacerdote in tentazione e non come colui ha subito la violenza.

    Esiste ancora un’altra differenza, questa volta tra la vittima e il sacerdote, una differenza gerarchica, possiamo chiamarla cosi, il sacerdote in quanto ministro di Dio è valutato ad un livello decisamente superiore di quello della vittima, la quale invece è un comune fedele, ovvero un peccatore ché ha permesso al sacerdote di “cadere in tentazione“.

    È proprio per questo motivo che la chiesa soccorre e accoglie come “una madre amorevole” il pedofilo nascondendolo o mandandolo in quei centri impropriamente chiamati di recupero di cui vi ho parlato pochi mesi fa, nei quali, come si legge puntualmente in tutti i comunicati diocesani divulgati in queste occasioni, il sacerdote non viene curato per una devianza, ma viene “rigenerato” nella sua parte morale e spirituale attraverso la preghiera, pentimento e isolamento.

    La fregatura per la vittima

    La Rete L’ABUSO sconsiglia caldamente ai propri assistiti di prestarsi ai Processi Canonici, almeno fino a quando sono in atto procedimenti nei tribunali civili. Tuttavia non possiamo vietarlo, ma state molto attenti perché il rischio è quello di arrivare in alcuni casi addirittura a perdere il processo.

    “L’avvocato Mario Caligiuri del Foro di Roma spiega: «In questo modo viene generato da un altro tribunale, in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante» spiega Caligiuri, che sottolinea: «Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica non è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso, ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote». Questo protocollo per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali è stato ratificato nel 2012 dall’Italia.”

    Possono aderire anche i Paesi che non fanno parte del Consiglio d’Europa ma il Vaticano non l’ha mai fatto. «Pensando al controesame, il dato più inquietante emerge dal versante delle garanzie costituzionali – sottolinea Caligiuri -. La difesa di un sacerdote, già imputato per abusi dal Vaticano, ha il vantaggio di acquisire prima dell’eventuale processo italiano la rievocazione narrativa che la vittima darà del fatto storico, i punti deboli su cui calcare la mano, le peculiarità anche caratteriali, la sua realtà emotiva». Con queste informazioni si ha la possibilità di farla cadere in contraddizione. «Non a caso lo studio reciproco dell’avversario è un dato che gli avvocati curano molto nei processi – conferma l’avvocato -. Siamo pertanto in presenza di una disparità di trattamento in favore dei preti cattolici rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano». cit. LEFT del 10-12-16 pag. 32 (di federico Tulli)

    Cosa succede in caso di condanna del sacerdote?

    Nei Tribunali Canonici la massima pena che si può infliggere ad un sacerdote è la scomunica. Viene da se che in questo caso il pedofilo che prima di mestiere faceva il prete, resta un pedofilo che continuerà ad abusare anche se non più in abito talare. Nei suoi confronti la chiesa non provvederà a denunciarlo alle autorità civili a meno che non sia la vittima a farlo.  Nei confronti della vittima non è previsto un risarcimento, anche perché se per la chiesa la vittima è colei che ha portato lo sventurato sacerdote in tentazione, ci manca che la risarciscano pure.

    Tuttavia in alcuni casi è avvenuto che la chiesa paghi, ma non sotto forma di risarcimento alla vittima per il danno subito, ma come incentivo perché la vittima non denunci alle autorità civili. In questi casi infatti la vittima deve firmare un accordo tra le parti che la obbligherà a mantenere il silenzio sulla vicenda.

    Anche nel caso il processo si concludesse con la riduzione del sacerdote allo stato laicale, la denuncia viene sistematicamente omessa in quanto qualora l’Autorità Giudiziaria accertasse le responsabilità del sacerdote potrebbe ravvisare anche le responsabilità omissive della chiesa costringendo anch’essa ad un processo penale e/o ad un risarcimento civile. È proprio per questo che tutto viene gestito dal clero nella massima segretezza, proprio per non incorrere in risarcimenti milionari che come accaduto negli Stati Uniti hanno portato al fallimento diverse diocesi.

    In genere è comunque molto difficile che la chiesa riduca un prete pedofilo allo stato laicale a meno che questo non diventi troppo ingombrante per l’immagine e soprattutto per le casse della chiesa.

    Troviamo infatti ancora preti personaggi come don Mauro Inzoli riabilitato proprio da papa Francesco, o come don Aldo Nuvola che prima di essere spretato è stato arrestato e condannato ben 3 volte.

    Il nostro consiglio quindi è quello di aspettare almeno che terminino eventuali procedimenti civili prima di prestarsi ad avviare un procedimento canonico, che molto probabilmente, dopo il processo civile la chiesa non vorrà nemmeno più fare in quanto il vero obiettivo non è punire il prete, ma aggiustare al meglio la vicenda.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

    Leggi anche :

    Il tribunale per rimuovere i vescovi negligenti non è mai esistito. Il cardinale Muller “era solo un progetto”

  • Pedofilia, scontro in Vaticano su Barros O’Malley critica le parole di Francesco

    Pedofilia, scontro in Vaticano su Barros O’Malley critica le parole di Francesco

    Città del Vaticano – Non nascondono un certo rammarico le parole del cardinale Sean O’Malley,tra i porporati più vicini a Francesco e presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, riguardo alle recenti dichiarazioni del Papa sul “caso Barros”. Ovvero la polemica sul vescovo di Osorno i cui fedeli – sacerdoti e laici – chiedono la rimozione immediata da tre anni, esattamente dal giorno in cui Papa Francesco lo ha posto nel 2015 alla guida della diocesi cilena, accusandolo di aver insabbiato i crimini dell’abusatore seriale padre Fernando Karadima. Una polemica incendiaria che ha superato ormai i confini del Cile.

    «È comprensibile che le dichiarazioni di Papa Francesco siano state fonte di grande dolore per i sopravvissuti agli abusi sessuali da parte del clero», ha detto il porporato in una nota pubblicata sul sito dell’arcidiocesi di Boston. Due giorni fa, Bergoglio incalzato da alcuni giornalisti cileni che chiedevano conto del pastore di Osorno, “figlioccio” spirituale del carismatico parroco della parrocchia de El Bosque e formatore di gran parte del clero cileno, rispondeva: «Il giorno che avremo una prova contro il vescovo Barros, parlerò. Non c’è una sola prova d’accusa. Le altre sono tutte calunnie, chiaro?».

    Parole, secondo O’Malley, facilmente travisabili «che trasmettono il messaggio che “se non puoi provare le tue affermazioni, allora non sarai creduto”» e che suonano come «un abbandono» di «coloro che hanno subito violazioni riprovevoli della loro dignità umana, relegando i sopravvissuti ad un esilio screditato».

    Il cardinale, tuttavia, nella medesima nota precisa: «Non essendo stato coinvolto personalmente nei casi oggetto dell’intervista, non posso sapere perché il Santo Padre ha scelto le parole particolari che ha usato in quel momento. Quello che so, comunque, è che Papa Francesco riconosce pienamente gli eclatanti fallimenti della Chiesa e del clero che ha abusato dei bambini e l’impatto devastante che questi crimini hanno avuto sui sopravvissuti e sui loro cari».

    Accompagnando il Papa in numerosi incontri con i sopravvissuti come presidente dell’organismo per la tutela dei minori «ho assistito alla sua pena nel conoscere la profondità e l’ampiezza delle ferite inflitte a coloro che sono stati abusati e che il processo di recupero può richiedere una vita intera», spiega il cardinale O’Malley. «Le affermazioni del Papa sul fatto che non c’è posto nella vita della Chiesa per coloro che abusano dei bambini e che dobbiamo seguire una tolleranza zero per questi crimini sono autentiche e sono il suo impegno».

    La preoccupazione principale, però, è sempre rivolta alle vittime e ai loro familiari. «Non possiamo mai annullare la sofferenza che hanno vissuto o che il loro dolore sia completamente guarito», sottolinea l’arcivescovo di Boston. «In alcuni casi dobbiamo accettare che anche i nostri sforzi per offrire assistenza possono essere una fonte di disagio per i sopravvissuti e che dobbiamo pregare quietamente per loro mentre provvediamo a fornire un supporto nell’adempimento dei nostri obblighi morali». Il porporato ribadisce il suo impegno costante «per la guarigione di tutti coloro che sono stati così danneggiati» e per fare «tutto ciò che è possibile per garantire la sicurezza dei bambini nella Chiesa in modo che questi crimini non accadano mai più».

    La dichiarazione di O’Malley va a suggellare una settimana di accese critiche e manifestazioni di piazza contro il vescovo Juan Barros prima, durante e dopo la permanenza del Papa a Santiago. Un nutrito gruppo di Osorno, approfittando della visibilità internazionale data dalla visita papale, ha sfilato per le strade della capitale cilena con cartelloni e striscioni che mostravano immagini di Karadima (oggi 87enne e ricoverato in ospedale) nell’atto di benedire il vescovo con accanto frasi in spagnolo del tipo: «Osorno soffre. Il vescovo Barros insabbiatore» oppure «Vescovo insabbiatore, non può essere pastore».

    Al Palazzo della Moneda, era intervenuto anche il presidente della Camera dei Deputati cilena, Fidel Espinoza, che ha fatto pervenire al Pontefice tramite il cardinale Parolin una lettera della comunità cattolica di Osorno in cui veniva richiesta – ancora una volta – la rimozione del presule.

    Ad alimentare poi la rabbia dei manifestanti, guidati da tre ex vittime di Karadima, Juan Carlos Cruz, James Hamilton e José Andre’s Murillo, divenuti negli anni un “simbolo” – come loro stessi si definiscono – della denuncia degli abusi del clero cileno, la presenza di Barros a tutte le messe papali. In prima fila o nelle tribune riservate ai vescovi. Una chiara «provocazione», a detta degli accusatori. Come provocatorie sono state le dichiarazioni rese da Barros – che ha sempre respinto ogni accusa – alla stampa locale sul fatto che il Papa era stato «molto affettuoso» nei suoi confronti e che gli aveva detto «parole di sostegno». Le stesse, probabilmente, che il Pontefice ha pronunciato poi ai giornalisti.

    La reazione delle vittime non si è fatta attendere: «Questi sono pazzi», ha commentato Cruz dal suo account Twitter, chiedendosi quali altre prove si debbano ancora fornire sulla complicità di Barros. «Come se avessi potuto farmi un selfie o scattare una foto mentre Karadima mi toccava nelle parti intime e abusava di me con Barros in piedi accanto a lui, vedendo tutto!». «Il vero scandalo nelle parole di Francesco sta nel fatto che sta dando del bugiardo alle vittime e non a chi ha abusato di loro», ha fatto eco il portavoce dell’associazione di laici di Osorno che chiedono l’allontanamento di Barros, Juan Carlos Claret. In questo modo, secondo le vittime, cioè senza alcun provvedimento nei confronti del vescovo ma anzi con una pubblica difesa, la richiesta di perdono espressa dal Papa nel suo primo discorso ufficiale in Cile rimane solo «un gesto vuoto».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2018/01/21/ASGiLPkM-pedofilia_francesco_vaticano.shtml

  • La setta di Capuana, gli adepti utilizzati nei campi e come bacino di voti

    La setta di Capuana, gli adepti utilizzati nei campi e come bacino di voti

    Oltre alla pedofilia e ai presunti abusi su numerose minorenni, l’inchiesta “Dodici apostoli” apre un quadro inquietante su un altro aspetto: quello del lavoro “volontario” nei campi, delle sanzioni agli adepti e degli affari della comunità Acca di Motta Sant’Anastasia.

    Dopo l’avviso di conclusione indagini dell’operazione “Dodici apostoli” emesso dalla Procura di Catania, emergono nuovi dettagli su quello che accadeva all’interno della comunità del “santone” Piero Alfio Capuana.

    Un sistema ben organizzato di sanzioni, comminate dal santone Pietro Capuana a sua discrezione, e un’impresa dedita alla produzione di prodotti agricoli basata sul lavoro “volontario” degli adepti della comunità della chiesa di Lavina. Prima utilizzati come braccianti nei fondi agricoli di Capuana e poi, attraverso un meccanismo di persuasione psicologica, costretti ad acquistare i prodotti della terra a prezzi esorbitanti.

    E’ questo, infatti, il secondo aspetto inquietante nella vicenda che viene fuori dall’inchiesta “Dodici apostoli”. E questa potrebbe essere la seconda grande paura dell’ex deputato regionale Mimmo Rotella che, intercettato con una delle tre donne del “cenacolo”, Katia Scarpignato, confessava che oltre alla “pedofilia” a spaventarlo c’era “la questione economica”.

    La “manipolazione mentale” e le multe di Capuana
    Come spiegano gli inquirenti a CataniaToday, i fedeli oltre a lavorare nei campi di Capuana acquistavano i prodotti da loro stessi coltivati a prezzi clamorosi: secondo quanto è venuto fuori dalle indagini un uovo sarebbe costato 1 euro e 50 e un litro di vino anche 10 euro. Chi non riusciva a vendere i prodotti veniva multato anche in modo salato, in base alla disponibilità economica; una logica che faceva trasparire un vero e proprio sistema di asservimento. Anche a chi arrivava in ritardo, o chi non riusciva a portare amici e parenti alle messe di Capuana veniva applicata una sanzione pecuniaria: le cifre partivano dai 5 fino ad arrivare ai 1000 euro, in base alla discrezionalità dell’anziano santone.

    Intercettazioni: la “paura” di Mimmo Rotella
    Oltre al sistema dei “turni” delle ragazzine che, sin dalla tenera età, erano costrette a subire gli appettiti sessuali di Capuana, quello del lavoro nei campi e della possibile riduzione in schiavitù era, quindi, l’altro aspetto al vaglio degli inquirenti. Che, tuttavia, oltre ad appurare la sussistenza di una volontaria prestazione da parte degli adulti, uomini e donne, e il probabile stato di manipolazione mentale di questi ultimi, non sono potuti andare oltre. Anche a causa della dichiarazione di incostituzionalità e, quindi, alla sua successiva depenalizzazione dell’ex reato di plagio, definitavamente abolito da una sentenza della Corte costituzionale nel 1981. “Ci sono due aspetti che vengono richiamati…- spiega Rotella intercettato dopo esser venuto a conoscenza dell’indagine sulla comunità – potremmo avere la pedofilia e …l’aspetto economico….”. Ormai sicuro sull’ineluttabilità della vicenda, il politico spiegava: “Mi hanno detto anche che ci puoi levare mano…deve per forza procedere, stavolta non c’è la possibilità che si nasconde…ti ripeto non c’è niente da fare…”.

    La figura prevedeva la reclusione dai 5 ai 15 anni per chiunque sottoponesse “una persona al proprio potere in modo da ridurla in totale stato di soggezione” ma la Suprema corte, in breve, ha stabilito che non esiste un metodo scientifico sicuro per accertare una subordinazione mentale di qualcuno e, per questo, è impossibile incriminare il suo presunto manipolatore. Eppure nell’Associazione Cattolica Cultura e Ambiente di Motta Sant’Anastasia il lavoro “volontario” nei campi e l’obbligo di acquisto dei prodotti, nonché l’accettazione di pagare multe qualora non si obbedisse alla volontà del capo, sembrano proprio effetto di un gigantesco meccanismo di manipolazione dei membri della comunità.

    La politica e il presunto “supporto” a Daniele Capuana e Mimmo Rotella
    Gli inquirenti hanno ricostruito inoltre che i membri della comunità rappresentavano un vero e propio bacino elettorale per i riferimenti politici sul territorio. In un primo momento per Daniele Capuana, figlio di Pietro, che però – stando al controllo delle apparecchiature telefoniche – avrebbe ad un certo punto troncato i rapporti con il padre, con il quale non si sentiva neanche telefonicamente. E, in secondo luogo, per Mimmo Rotella che – al contrario – come dimostrano le intercettazioni, si sarebbe adoperato attivamente una volta venuto a conoscenza dell’indagine. E, per questo, è oggi indagato per favoreggiamento insieme a Torrisi, presidente della Acca, e al sacerdote Orazio Caputo. In entrambi i casi, molte persone avrebbero raccontato ai magistrati che Pietro Capuana avrebbe chiesto di fare campagna elettorale in modo attivo. Daniele Capuana, tuttavia, non risulta coinvolto in alcun modo nell’inchiesta.

    http://www.cataniatoday.it/cronaca/la-setta-di-capuana-adepti-campi-e-voti-18-dicembre-2017.html

  • Prete pedofilo? Indagata anche la nonna della ragazzina, chiesto l’incidente probatorio

    Prete pedofilo? Indagata anche la nonna della ragazzina, chiesto l’incidente probatorio

    di Francesco Oliva
    LECCE – E’ una torbida storia di presunte violenze, di rapporti extraconiugali e di legami burrascosi all’interno della stessa famiglia l’inchiesta con al centro la figura di un prete accusato di pedofilia su una ragazzina di neppure 14 anni. Nomi degli indagati e accuse vengono sdoganati per la prima volta con la richiesta di incidente probatorio avanzata dal sostituto procuratore Stefania Mininni e notificata nelle scorse ore dai carabinieri del Nucleo operativo radiomobile di Lecce. Gli indagati sono tre. Non solo il prete e la madre ma anche la nonna della ragazzina. Risponde di false informazioni fornite al pubblico ministero.

    Secondo investigatori e inquirenti, la donna non avrebbe raccontato la verità su una sospetta relazione tra la mamma della ragazzina e il sacerdote.
    Nella richiesta di incidente probatorio vengono messe nero su bianco anche le accuse contestate alla madre della giovane: false informazioni al pubblico ministero e favoreggiamento per non aver denunciato i presunti abusi sessuali sulla figlia pur essendone a conoscenza. E poi c’è il principale indagato: un giovane sacerdote travolto da un’inchiesta che ha calamitato, inevitabilmente, l’attenzione dei media locali e nazionali.

    L’accusa è di violenza sessuale continuata aggravata. L’indagine è stata avviata con una denuncia raccolta da un familiare della minore e sarebbe maturata in un contesto familiare molto difficile e contraddistinto da un’accesa conflittualità. I genitori sono da tempo separati. Il padre ha incassato di recente una condanna. E in questo complesso contesto familiare si inserisce la figura del parroco. E’ da accertare il ruolo. Ha fornito supporto alla famiglia aiutando la bambina o si è trasformato in un orco in canonica approfittando della complessa situazione familiare?

    Secondo il materiale finora acquisito, la ragazzina sarebbe stata violentata dal prete in canonica. Più episodi dallo scorso anno fino a giugno. Poi la denuncia e l’allontanamento della minore. Sono stati sequestrati i telefonini del sacerdote e della minore. Sono state eseguite perquisizioni e ispezioni in parrocchia per trovare riscontri al racconto della persona offesa nel frattempo trasferita in una struttura protetta. Le sue dichiarazioni sono state già acquisite.

    La giovane ha raccontato i presunti abusi, palpeggiamenti e violenze alla presenza di una psicologa. Per ben due volte. E il suo racconto è ora finito al vaglio degli inquirenti. Ora, però, la Procura intende blindare le dichiarazioni della persona offesa da utilizzare con l’eventuale apertura di un processo con un incidente probatorio su cui un gip dovrà ora fissare la data. Il sacerdote è assistito dagli avvocati Stefano De Francesco e Vittorio Vernaleone; la madre e la nonna della ragazzina dall’avvocato Francesco Cavallo. Il padre, come persona offesa, invece, è assistito dall’avvocato Benedetto Scippa.

    Prete pedofilo? Indagata anche la nonna della ragazzina, chiesto l’incidente probatorio

  • “SE NON AVESSI AVUTO VOI, IO A QUEST’ORA NON SAREI QUI”

    “SE NON AVESSI AVUTO VOI, IO A QUEST’ORA NON SAREI QUI”

    La frase scelta come “titolo” di quello che sto per scrivervi, è quella che mi ha detto mio figlio qualche giorno fa. Quando l’ha pronunciata il mio cuore si è raggelato, e nello stesso tempo mi ha restituito una responsabilità positiva sulla quale vorrei riflettere.

    Perché sto scrivendo all’Associazione ReteL’ABUSO?

    Perché sono la mamma di un ragazzo che alcuni anni fa è stato abusato da un sacerdote, un “caso” (strano definire un “caso” mio figlio) seguito da questa Associazione.

    “Io a quest’ora non sarei qui”. Una frase che significa esattamente quello che descrive, con la concretezza e la crudezza che rappresenta … non si parla ovviamente di “un trasferimento all’estero” ma di suicidio.

    Mio figlio ha tentato quattro volte di suicidarsi dopo l’abuso, a distanza di alcuni anni dall’abuso, quando ha iniziato a realizzare che il malessere che progressivamente lo stava devastando, era collegato all’abuso.

    Cosa significa essere genitore di un ragazzino che subisce un abuso sessuale da parte di un sacerdote?

    La frase di mio figlio di qualche giorno fa mi ha posto davanti, tutto in una volta, il ruolo che mio marito ed io abbiamo avuto per lui in questi lunghi anni, e che tuttora abbiamo.

    Il livello di sofferenza che viene espresso è enorme, chi non ci è passato non può, per fortuna, capire fino in fondo.

    E non sempre una vittima “può permettersi il lusso” di esprimere tutto il suo dolore, perché non sempre ha accanto qualcuno che lo possa accogliere.

    Penso a tutte le famiglie che, per mille difficoltà, non hanno la possibilità di sostenere, supportare e sopportare, accogliere, gestire, comprendere e affrontare tutto quello che comporta vivere ogni giorno con chi ha subito un abuso. Parliamo di bambini e ragazzini che soffrono indicibilmente, che non hanno voce per dirlo, che esprimono un malessere che sembra inspiegabile ma che devasta ogni angolo della loro personalità.

    Come si fa ad essere un genitore perfetto? Non si può. Ognuno fa quello che riesce, ogni famiglia ha la sua storia, le sue difficoltà e i suoi valori. Non si può generalizzare. Spesso il prete pedofilo sceglie i bambini o i ragazzini di famiglie già in difficoltà, di famiglie che non hanno risorse (e non parlo solo di risorse economiche bensì soprattutto psicologiche), famiglie che fanno parte di quella povertà silenziosa, discreta, onesta, che mai oserebbe pensare che un ministro di Dio, al quale magari hanno affidato il proprio figlio, possa fare tanto male. Il prete pedofilo sceglie la preda. A distanza di anni, e conoscendo altre vittime, ho approfondito questo pensiero.

    E la famiglia si ritrova ancora più sola. Sola a dover gestire un immenso dolore, incompreso dai più.

    Noi abbiamo avuto momenti di alti e bassi, spesso ci siamo ritrovati soli: solo i parenti stretti e pochi amici “che sapevano”.

     Soffrire senza poter raccontare il proprio dolore, sapendo di non essere compresi quando si prova a farlo, non è facile.

    La vita di chi subisce un abuso sessuale è una vita inevitabilmente in salita. E così anche la vita della sua famiglia.

    Tutto questo finché non ci si decide: non deve più essere un “segreto”, si denuncia. Se ne può parlare, si può cominciare a uscire da un silenzio assordante.

    Affiancare un minore che denuncia richiede un grande supporto, la famiglia deve essere attenta e  disponibile praticamente 24 ore al giorno. E dunque anche la famiglia va aiutata.

    Non ci siamo sentiti soli, è stato fondamentale chiedere aiuto, affidarsi. Questo non significa che la nostra fatica è stata attenuata, ma poterla condividere è stato importantissimo. Aiuti di diverso tipo abbiamo ricevuto: psicologici, spirituali, umani.

    Uscire dalla solitudine è fondamentale.

    Uno dei supporti maggiori l’abbiamo ricevuto da questa Associazione: poter parlare con qualcuno “che ci è passato” restituisce la certezza emotiva di sentirsi capiti in profondità, quella comprensione che non ha bisogno di tante parole o di tanti discorsi, quella possibilità concreta di sapere che “puoi contare su qualcun altro davvero”.

    Essere un genitore che ha ricevuto tanto, fa nascere in me il desiderio e la disponibilità concreta di poter essere, senza ambizioni, un semplice  strumento di ascolto e di vicinanza per altri genitori che, come me, si trovano ad affrontare un dolore così grande e profondo. Sarebbe bello, all’interno dell’Associazione, costituire un gruppo di auto-aiuto, di supporto, di ascolto, tra genitori; poter condividere qualcosa sapendo che, dall’altra parte, qualcuno ti capisce davvero. Chissà…

    Una mamma (lettera firmata)

  • Presunti abusi al preseminario, il Vaticano riapre le indagini / VIDEO

    Presunti abusi al preseminario, il Vaticano riapre le indagini / VIDEO

    Il caso continua a far discutere. Il prete a Colorina sino a pochi giorni fa

    Colorina, 19 novembre 2017 – Presunti abusi al preseminario San Pio X: il Vaticano ha ordinato una nuova indagine per fare piena luce sulle presunte violenze che un giovane sacerdote, nato in provincia di Sondrio e che fino a pochi giorni fa operava a Colorina,avrebbe usato nei confronti di almeno un chierichetto poco più giovane di lui. Il prete oggi 25enne, che dalla nascita e fino ai 12 anni ha vissuto con la famiglia nel Comasco prima di trasferirsi al preseminario, da giorni non si è più visto in Valtellina, forse allontanato dalla Diocesi di Como quando è scoppiato lo scandalo.

    Ieri in una nota della sala stampa il Vaticano ha precisato che «a seguito di alcune segnalazioni, anonime e non, a partire dal 2013 furono compiute, a più riprese, delle indagini sia da parte dei Superiori del preseminario sia da parte del vescovo di Como, atteso che la Comunità degli educatori appartiene alla sua Diocesi. – I fatti denunciati, che risalivano agli anni precedenti e che avrebbero coinvolto alunni coetanei tra loro, alcuni dei quali non più presenti nell’Istituto al momento degli accertamenti, non trovarono adeguata conferma. In considerazione di nuovi elementi recentemente emersi, è in corso una nuova indagine che faccia piena luce su quanto realmente accaduto».

    Dopo il servizio giornalistico del programma televisivo «Le Iene» e la denuncia di un testimone dei presunti abusi raccolta da Gianluigi Nuzzi nel libro «Vaticano Spa» ha indotto il Vaticano a riprendere in mano le indagini. E ad occuparsi del caso negli ultimi giorni è stata anche la «Rete l’abuso», «un gruppo di attivisti, vittime e professionisti volontari – come si definiscono sul loro sito internet – sparsi su tutto territorio italiano, i quali hanno formato non solo una rete di supporto alla quale le vittime possono rivolgersi, ma anche un importante deterrente per evitare che la chiesa «nasconda» i preti pedofili». La onlus «Rete l’abuso», dopo aver reso pubblico sul web il nome del prete accusato di molestie e violenze sessuali, chiede l’intervento di papa Francesco «affinché si faccia chiarezza e giustizia». E la risposta del pontefice non si è fatta attendere.

    http://www.ilgiorno.it/sondrio/cronaca/vaticano-prete-abusi-1.3543841

  • “Celare realtà degli abusi è un errore gravissimo”

    “Celare realtà degli abusi è un errore gravissimo”

    “Celare realtà degli abusi è un errore gravissimo” Parola di Papa Francesco.

    Ormai i proclami di Papa Francesco sugli abusi sessuali, la pedopornografia, la tolleranza zero della chiesa sono QUOTIDIANI e sembrano più importanti del Vangelo.

    Non sto parlando a caso: è sufficiente impostare un alert sulla propria casella di posta elettronica con l’etichetta “Papa Francesco” per rendersi conto della portata di questo fenomeno. Più della metà delle notizie riportate dai media OGNI GIORNO riguardano discorsi che il Papa fa in ogni occasione per sbandierare da ogni punto di vista quello che la Chiesa starebbe facendo nella lotta alla pedofilia dei preti. Quindi qual è il problema? Così sembra una realtà assolutamente fantastica, meravigliosa: finalmente un Papa che mette a posto le cose!

    Già.

    Se non si approfondisce il problema, se si rimane in superficie, se ci si affida solo alle notizie meravigliose che praticamente tutta la stampa ci offre senza il minimo senso critico, si ha una visione assolutamente parziale, di facciata, che non corrisponde alla realtà. Solo in Italia siamo quasi in 700 persone, vittime di preti pedofili, ad esserci rivolte ad Associazioni specifiche (come Rete L’Abuso), ma siamo solo la punta di un iceberg. Perché siamo la punta di un iceberg? Perché è difficilissimo trovare il coraggio di denunciare, perché prima di arrivare alla consapevolezza che tutti i malesseri devastanti successivi all’abuso sessuale sono una conseguenza di esso, passano anni, dolorosissimi anni, e spesso il reato cade in prescrizione … perché la quasi totalità delle vittime è cattolica e non concepisce la possibilità di denunciare un sacerdote, si affida ai Tribunali Ecclesiastici fidandosi … perché una  vittima viene spesso giudicata come quella che in qualche modo è la “causa” della “caduta” del sacerdote… perché una vittima non viene creduta, viene giudicata da cattolici benpensanti che “metterebbero la mano sul fuoco” per difendere il prete (per fortuna questo non sempre avviene dai veri amici con i quali si condivide davvero un percorso di fede, anzi vi è un sostegno dalla comunità parrocchiale)… ma è comunque complicato e doloroso arrivare alla denuncia e dunque siamo davvero la punta di un iceberg.

    Ogni vittima ha la sua storia, praticamente ognuno ha scritto al Papa, ognuno aveva grandi aspettative di essere ascoltato, accolto, capito, aiutato. NESSUNO ha ricevuto risposta, nessuno.

    Per una vittima, o per un familiare di una vittima come me, leggere OGNI GIORNO i proclami del Papa, i continui annunci su ogni giornale, di questa lotta alla pedofilia che NEL CONCRETO E’ INESISTENTE, rappresenta un dolore continuo, una ferita che si apre ogni giorno. La realtà è ben diversa da quella che racconta il Papa e che I GIORNALISTI SI PRESTANO A RACCONTARE. Per le vittime non c’è nulla, nessuna attenzione, nessun aiuto concreto, nessun supporto. Solo, sempre e soltanto belle parole: parole che ogni volta sono come una spada affilata. Parole di cui siamo stufi.

    Leggere: “In moltissime occasioni e in tanti Paesi i miei occhi incontrano quelli dei bambini, poveri e ricchi, sani e malati, gioiosi e sofferenti.. essere guardati dagli occhi dei bambini è un’esperienza che tutti noi conosciamo e che ci tocca in fondo al cuore… che cosa facciamo noi perché questi bambini possano guardarci sorridendo e conservino uno sguardo limpido, ricco di fiducia e di speranza?” fa pensare che Papa Francesco non ha mai incontrato gli occhi di un bambino abusato da un prete, non ha mai incontrato gli occhi di un bambino mentre fa la sua deposizione in Tribunale incalzato dall’avvocato che difende il prete pedofilo, non ha mai guardato gli occhi di un bambino che ha costantemente gli incubi notturni dopo l’abuso, non ha mai guardato gli occhi di un adolescente mentre dice “non so se credere in Dio ma certamente non credo più in questa chiesa marcia!” e non va più a Messa a causa di un prete… forse Papa Francesco dovrebbe GUARDARSI UN PO’ PIU’ INTORNO prima di scrivere e dichiarare banalità che risultano essere solo offensive.

    Quanti giornalisti si sono presi la briga di raccontare “il rovescio della medaglia”?

    Quanti giornalisti hanno almeno cercato di approfondire il problema?

    Quanti giornalisti hanno sentito il parere delle vittime o dei familiari?

    Quanti giornalisti hanno verificato seriamente se quanto annunciato, proclamato o promesso dal Papa fosse poi effettivamente messo in pratica?

    Quanti giornalisti hanno sentito le Associazioni delle vittime che davvero conoscono a fondo la realtà?

    CERTO: E’ PIU’ FACILE RIPORTARE PAROLA PER PAROLA CIO’ CHE DICHIARA IL PAPA, FARE IL COPIA-INCOLLA DI OGNI DISCORSO, DIFFONDERLO IL PIU’ POSSIBILE…

    Forse ci si aspetterebbe qualcosa in più, qualcosa di più serio e intellettualmente onesto.

    Un lettore cattolico, padre di una vittima

  • Che fine ha fatto la relazione che il Vaticano doveva consegnare il 1 settembre al Comitato ONU sui Diritti del Fanciullo?

    Che fine ha fatto la relazione che il Vaticano doveva consegnare il 1 settembre al Comitato ONU sui Diritti del Fanciullo?

    Il 1° settembre scorso la Santa Sede avrebbe dovuto rispondere all’ONU riguardo le violazioni che il Comitato sui Diritti del Fanciullo gli aveva contestato nel 2014. (Leggi la relazione)

    La Santa Sede sottoscrisse e ratificò la Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo del 1989 ma non si adeguò mai a quella convenzione, ne consegnò mai i rapporti periodici. Così nel luglio del 2013 il Comitato ONU sui Diritti del Fanciullo interroga il Vaticano, in realtà già recidivo e inadempiente ad una precedente raccomandazione risalente al 1995.

    Nell’ultimo report l’ONU raccomandava al Vaticano non solo interventi atti a prevenire il fenomeno, ma anche adeguamenti al codice canonico, alcuni in collaborazione con il Governo Italiano al fine di modificare quelle parti dei Patti Lateranensi che sollevano i vescovi dall’obbligo della denuncia, punto fondamentale per impedire che questi continuino ad insabbiare.

    Duole constatare che a un mese esatto dalla scadenza di quel termine, non solo nessuno ricordi più quanto emerso nel 2014, ma cosa peggiore, che nessuno vada a chiedere conto a Bergoglio del perché a fronte dei suoi quotidiani proclami non abbia attuato una sola di quelle raccomandazioni.

    Tra le principali che si leggono nelle Osservazioni conclusive dell’ONU sul secondo rapporto periodico della Santa Sede;

    Diritto a conoscere e a essere curati dai genitori (pag.6)

    1. Il Comitato raccomanda che la Santa Sede accerti il numero di bambini nati dai preti cattolici, scopra chi sono e prenda tutte le misure necessarie per garantire il diritto di questi bambini di conoscere ed essere curati dai loro padri, come appropriato. Il Comitato inoltre raccomanda che la Santa Sede garantisca che i religiosi non impongano più accordi di riservatezza quando dotano le madri con piani finanziari per mantenere i loro figli.

    Sfruttamento e abuso sessuale (pag. 9)

    1. Il Comitato accetta la dichiarazione della Santa Sede circa l’importanza di stabilire la verità di ciò che è accaduto nel passato, per adottare i necessari provvedimenti per impedire che ciò accada ancora, per assicurare che i principi di giustizia siano pienamente rispettati e, soprattutto, per portare riparazione alle vittime e a tutti quelli colpiti da questi enormi crimini. In questa prospettiva, Il Comitato sollecita fortemente la Santa Sede a:

    (a) Assicurare che la Commissione creata nel dicembre del 2013 investigherà in maniera indipendente tutti i casi di abuso sessuale su bambino così come le condotte della gerarchia cattolica nell’occuparsi di essi. La Santa Sede dovrebbe considerare di invitare la società civile e le organizzazioni delle vittime a unirsi a questa Commissione e gli apparati internazionali per i diritti umani a supportare il suo lavoro. Le risultanze di questa investigazione dovrebbero essere rese pubbliche e servire a prevenire il ripetersi dell’abuso sessuale su bambino all’interno della Chiesa cattolica;

    (b) Rimuovere immediatamente tutti coloro che sono noti e sospetti autori di abuso sessuale su bambino dai loro incarichi e rinviare la questione alle pertinenti autorità per l’applicazione della legge per le investigazioni e i fini di azione giudiziaria;

    (c) Assicurare una trasparente condivisione di tutti gli archivi che possono essere usati per tenere gli autori degli abusi responsabili così come quelli che hanno nascosto i loro crimini e scaltramente hanno posto gli offensori in contatto con i fanciulli;

    (d) Emendare il Codice canonico affinché l’abuso sessuale su bambino sia considerato come i crimini e non come “delitto contro la morale” e abrogare tutte le disposizioni che possono imporre un obbligo di silenzio sulle vittime e su tutti quelli che vengono a conoscenza di tali crimini:

    (e) Stabilire chiare regole, apparati e procedure per la denuncia obbligatoria di tutti i casi sospetti di abuso e sfruttamento sessuale del bambino alle autorità per l’applicazione della legge;

    (f) Assicurare che tutti i preti, il personale religioso e gli individui che lavorano sotto l’autorità della Santa Sede siano resi edotti dei loro obblighi di denuncia e del fatto che in caso di conflitto, questi obblighi prevalgono sulle disposizioni del codice canonico;

    (g) Sviluppare programmi e politiche per la prevenzione di tali crimini e per il ristabilimento e la reintegrazione sociale delle vittime bambino, in accordo con i documenti conclusivi adottati dai Congressi Mondiali contro lo Sfruttamento Sessuale dei Bambini del 1996, 2001 e 2008, tenuti a Stoccolma, Yokohama e Rio de Janeiro, rispettivamente;

    (h) Sviluppare programmi di educazione preventiva per innalzare la consapevolezza dei fanciulli sull’abuso sessuale e per insegnare loro le necessarie capacità tramite le quali proteggere se stessi; e

    (i) Considerare di ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla Protezione dei Bambini contro lo Sfruttamento Sessuale e l’Abuso Sessuale.

    Vittime e testimoni di crimini minorenni (pag. 14)

    1. Il Comitato esprime grave preoccupazione per il fatto che nel trattare con le vittime minorenni di differenti forme di abuso, la Santa Sede ha posto sistematicamente la preservazione della reputazione della Chiesa e dei presunti offensori al disopra della protezione delle vittime minorenni. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che mentre la Santa Sede ha riconosciuto nelle sue risposte scritte e durante i dialoghi interattivi la fondamentale competenza dell’autorità giudiziaria, essa ha continuato ad affrontare questi casi per mezzo di processi basati sul Codice canonico che non contiene disposizioni per la protezione, il supporto, la riabilitazione e il risarcimento delle vittime minorenni. Il Comitato è inoltre particolarmente preoccupato del fatto che:

    (a) Le vittime minorenni e le loro famiglie siano state spesso biasimate dalle autorità religiose, discreditate e scoraggiate dal portare avanti le loro denuncie e in certi casi umiliate, come annotato soprattutto dal Grand Jury in Westchester, dalla commissione Ryan in Irlanda e dalla Commissione Winter in Canada;

    (b) La segretezza sia stata imposta sulle vittime minorenni e sulle loro famiglie come una precondizione della compensazione finanziaria; e

    (c) Ancorché essa ha esteso i propri limiti per la prescrizione, la Santa Sede ha in certi casi intralciato gli sforzi compiuti in certi Paesi per estendere i loro limiti per la prescrizione dei reati di abuso sessuale su minore.

    1. 61. Il Comitato raccomanda che in questioni riguardanti il trattamento di vittime e testimoni minorenni, la Santa Sede dovrebbe essere guidata dal rispetto per i migliori interessi del fanciullo e dalle linee guida sulla giustizia in questioni che coinvolgono vittime e testimoni di crimini minorenni (si veda la risoluzione 2005/20 del Consiglio Economico e Sociale, allegata). Il Comitato sollecita la Santa Sede a:

    (a) Sviluppare procedure complessive per l’identificazione precoce delle vittime minorenni di abusi sessuali e di altre forme di abuso;

    (b) Assicurare accessibili, confidenziali, amichevoli verso il bambino ed efficaci canali di denuncia per fanciulli che sono vittime o testimoni di abusi sessuali e assicurare che le vittime minorenni di abuso sessuale o qualsiasi altro crimine siano protetti da futuri abusi e da rappresaglia quando denunciano gli abusi. I genitori dovrebbero ottenere assistenza nel portare gli abusi sofferti dai loro fanciulli di fronte ai tribunali.

    (c) Assicurare che le vittime e i testimoni di crimini minorenni siano provvisti di supporto psico-sociale per la loro riabilitazione e reintegrazione e che tali misure non divengano clausole condizionali su un accordo confidenziale che impedisca ai fanciulli di fare denuncia alle autorità nazionali per l’applicazione della legge;

    (d) Fornire risarcimento alle vittime di abuso sessuale commesso da individui e istituzioni sotto l’autorità della Santa Sede senza imporre nessun obbligo di riservatezza sulle vittime e stabilire uno schema di risarcimento per le vittime secondo questo punto di vista;

    (e) Promuovere la riforma delle norme sulla prescrizione nei Paesi dove esse ostacolano le vittime di abuso sessuale su minorenne dal chiedere giustizia e risarcimento; e

    (f) Condurre attività di innalzamento della consapevolezza per combattere la stigmatizzazione delle vittime di sfruttamento e abuso sessuale.

    1. Ratifica degli strumenti internazionali sui diritti umani
    2. Il Comitato raccomanda che la Santa Sede, allo scopo di rafforzare ulteriormente la realizzazione dei diritti dei fanciulli, ratifichi gli essenziali strumenti sui diritti umani dei quali non è ancora Parte contraente, cioè il Protocollo Opzionale alla Convenzione su Diritti del Fanciullo su una procedura per le comunicazioni, la Convenzione sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e la Convenzione sui Diritti Civili e Politici e i loro Protocolli Opzionali così come la Convenzione sull’Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione contro le Donne e il suo Protocollo Opzionale, la Convenzione sulla protezione dei diritti di Tutti i Lavoratori Migranti e i Membri delle loro Famiglie, la Convenzione sui Diritti delle Persone portatrici di Disabilità e il suo Protocollo Opzionale, la Convenzione per la Protezione di Tutte le Persone dalla Sparizione Forzata e il Protocollo Opzionale alla Convenzione contro la Tortura e gli altri Trattamenti o Punizioni Crudeli, Inumane o Degradanti.
    3. Ulteriori osservazioni e diffusione (pag 16)
    4. Il Comitato raccomanda che la Santa Sede prenda tutte le appropriate misure per assicurare che le presenti raccomandazioni siano pienamente implementate tramite, inter alia, la loro trasmissione al Papa, alla Curia, alla Congregazione per la Dottrina della Fede, alla Congregazione per l’Educazione Cattolica, alle Istituzioni Sanitarie Cattoliche, al Concilio Pontificio per la Famiglia così come alle conferenze episcopali dei vescovi, agli individui e alle istituzioni funzionanti sotto l’autorità della Santa Sede per le appropriate considerazioni e ulteriori azioni.
    5. Alla luce dell’articolo 45 (a) e (b) della Convenzione, il Comitato raccomanda che la Santa Sede consideri di cercare il parere esperto, tra gli altri, dal Relatore Speciale sulla vendita dei fanciulli, la prostituzione del fanciullo e la pornografia del fanciullo, dal Rappresentante Speciale del Segretario Generale sulla violenza contro i fanciulli e dal Relatore Speciale sulla tortura e gli altri trattamenti o punizioni crudeli, inumane o degradanti nell’implementazione delle raccomandazioni del Comitato relative all’abuso sessuale e allo sfruttamento.
    6. Il Comitato inoltre raccomanda che il secondo rapporto periodico e le risposte scritte dello Stato Parte e le relative raccomandazioni (osservazioni conclusive) siano rese ampliamente disponibili, incluso (ma non esclusivamente) attraverso Internet, al più vasto pubblico, alle organizzazioni della società civile, ai mezzi di informazione, alle associazioni giovanili, alle associazioni professionali e ai fanciulli, allo scopo di generare dibattito e consapevolezza della Convenzione e della sua implementazione e controllo.
    7. Prossimo rapporto
    8. Il Comitato invita la Santa Sede a presentare il suo rapporto periodico combinato dal terzo al sesto entro il primo settembre 2017 e ad includere in esso le informazioni sull’implementazione delle presenti osservazioni conclusive. Il Comitato richiama l’attenzione al suo trattato-specifico armonizzato di linee guida per il rapporto adottato il primo ottobre 2010 (CRC/C/58/Rev.2 and Corr. 1) e ricorda allo Stato Parte che i futuri rapporti dovrebbero essere in conformità con le linee guida e non eccedere le 60 pagine. Il Comitato sollecita lo Stato Parte a presentare il suo rapporto in accordo con le linee guida. In accordo con la risoluzione dell’Assemblea Generale 67/167 del 20 dicembre 2012, nel caso che un rapporto eccedente la limitazione del numero massimo di pagine sia presentato, allo Stato Parte sarà richiesto di rivedere e ripresentare il rapporto in conformità con le sopra menzionate linee guida. Il Comitato ricorda allo Stato Parte che se esso non è nella condizione di rivedere e ripresentare il rapporto, la traduzione del rapporto ai fini della verifica del corpo del trattato non può essere garantita.

    Abbiamo aspettato un mese prima di denunciare questo ennesimo silenzio per dare modo di escludere ragionevoli ritardi della Santa Sede nel rispondere al Comitato ONU sui Diritti del Fanciullo.

    Un silenzio che ancora una volta è termometro dell’inaffidabilità della Santa Sede nell’affrontare il problema a fronte di una campagna mediatica truffaldina dietro la quale si stanno producendo ancora vittime e che si riduce “tolleranza” per gli orchi e “zero” per le vittime e la prevenzione.

    Papa Francesco, nulla da dichiarare?

    di Francesco Zanardi @zanardifra

    Portavoce della Rete L’ABUSO

    Traduzione amatoriale di Fiorenzo Nacciariti Relazione Comitato sui Diritti del Fanciullo

  • È morta Barbara Blaine, fondatrice del gruppo di vittime di abusi SNAP

    È morta Barbara Blaine, fondatrice del gruppo di vittime di abusi SNAP

    CHICAGO – E’ morta ieri, dopo un recente intervento al cuore Barbara Blaine, la collega americana fondatrice ed ex presidente di SNAP, la rete dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

    Barbara Blaine aveva 61 anni, era anche lei una sopravvissuta agli abusi sessuali del clero e fondò SNAP nel 1988. La sua rete di sopravvissuti oggi conta  20.000 tra membri e gruppi di supporto che si incontrano in oltre 60 città in tutto il mondo e negli Stati Uniti.

    Barbara non c’è più ma lascia a tutti noi, tangibile, il patrimonio immenso che è frutto delle sue lotte in una battaglia di civiltà che appare ancora lunga.

    Da tutti noi della Rete L’ABUSO un ultimo forte abbraccio Barbara.

    Francesco Zanardi

    Portavoce  della Rete L’ABUSO