Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Nel convento dove il Vaticano manda i preti gay: “Voi li marchiate, noi li assistiamo”

    Nel convento dove il Vaticano manda i preti gay: “Voi li marchiate, noi li assistiamo”

    Trento, Congregazione di Gesù sacerdote, è qui che le diocesi portano i religiosi a “curarsi”: “Così li aiutiamo a riflettere”

    di JENNER MELETTI E ANDREA SELVA

    TRENTO – Sono ormai maturi, i cachi e i kiwi. Nell’orto, gli ultimi pomodori. Sembra di essere fuori dal mondo, in questa casa madre dei padri Venturini. “Congregazione di Gesù sacerdote”, annuncia la targa in marmo. Doveva arrivare qui, don Mario Bonfante, l’ex sacerdote cattolico che tre anni fa è stato “licenziato” perché gay. «Esiste un convento in Nord Italia – ha detto ieri a
    Repubblica – dove vengono mandati a riflettere i sacerdoti che manifestano tendenze sessuali non consone. Un luogo dove ti aiutano a ritrovare la retta via. Volevano curarmi. Ho rifiutato di andarci». Prima pioggia e tuoni, poi sole e arcobaleno. Il tempo giusto per raccontare questo convento dove il Male e il Bene sembrano impegnati in una lunga battaglia. «Io posso dire soltanto – dice padre Gianluigi Pastò, 72 anni, superiore generale dei Venturini – che qui aiutiamo i sacerdoti a diventare santi».

    Una statua di Cristo a braccia aperte, pronto ad accogliere tutti. «Cercate prima il regno di Dio e la sua Giustizia e avrete tutto il resto in sovrappiù». La citazione da Matteo è accanto al cancello, aperto a tutti. Il padre superiore non ha nessuna voglia di parlare. «Troppe cose sbagliate sono state scritte su di noi. Il convento Venturini rischia di diventare un marchio infamante. ‘Quel prete è stato al Venturini? Chissà cosa avrà combinato’. Noi qui siamo abituati a lavorare nel silenzio assoluto ». Poi la tradizione di accoglienza vince, almeno per qualche minuto. «Venite in refettorio, prendiamo un caffè». Un vassoio di pizze già pronto per la cena frugale della domenica, una cinquantina di posti in tavolate a ferro di cavallo. Un quadro con il fondatore della congregazione, padre Mario Venturini, che aprì questo convento nel 1928.

    «Le spiego perché non vogliamo parlare. Un convento per preti pedofili, preti gay… si è scritto di tutto, con titoli assurdi. I sacerdoti vengono invece da noi per un periodo di formazione, di riflessione personale, di discernimento. In questo momento non abbiamo né preti gay né preti pedofili. Certo, nostro compito è accogliere tutti. Ci sono soprattutto i preti che soffrono di depressione, il male di questi tempi. Noi non vogliamo essere ‘marchiati’. Questo perché oggi, con Google, rischi l’ergastolo a vita. Faccio un esempio: arriva un nuovo sacerdote in una parrocchia e c’è chi subito va in rete a cercare il suo passato. Magari risulta che è stato nostro ospite e allora tutti pensano chissà che cosa. Ci sono uomini che diventano preti già adulti e magari hanno avuto un passato di droga o altro. Hanno svolto un grande e pesante lavoro di redenzione, ma se il loro nome è stato scritto su un giornale o su un sito si trovano inchiodati al loro passato».

    Quasi nessuno, a Trento conosce bene il lavoro dei Venturini. Un titolo forte il 24 febbraio 1983, quando un sacerdote del convento, don Armando Bison, 71 anni, fu ucciso con un punteruolo a forma di crocefisso, conficcato in testa, da Marco Furlan e Wolfgang Abel, i “Ludwig” che volevano “moralizzare il mondo” e finirono in manicomio criminale. Chi frequenta il convento conferma che i problemi più presenti, fra chi viene accolto qui, è proprio la depressione. «È alto anche il numero di alcolisti, fra preti soprattutto anziani che hanno smarrito la strada. E poi ci sono i problemi legati al sesso».

    Formazione, accompagnamento, riflessione… Non parla mai di cura, il padre superiore. Ma nella presentazione del sito c’è scritto che «i larghi spazi di accoglienza – una casa grande e tanta campagna intorno – uniti a possibilità varie di terapia e di lavoro, consentono alla comunità di ospitare numerosi preti e religiosi offrendo loro un ambiente aperto e disteso ove affrontare le proprie difficoltà». Terapia, dunque. Chi arriva qui viene aiutato anche da psicologi e psichiatri. Con quale percorso e quale metodo? «Noi non parliamo – dice il superiore – di questo nostro lavoro. Che però è conosciuto dai vescovi di tante diocesi. Loro sanno cosa possiamo offrire. Io dico soltanto che qui nessuno viene perché obbligato. Entrare da noi è una libera scelta». Che però, come nel caso di don Mario Bonfante, è una libera scelta molto condizionata. Un vescovo invita un prete ad entrare nel convento comunità, questi rifiuta e si trova ridotto allo stato laicale.

    In un’intervista a Repubblica. it di Elena Affinito e Giorgio Ragnoli, nel luglio 2013 padre Gianluigi Pastò era stato più ricco di notizie. «La vita comunitaria allontana il prete dalla sua solitudine. Il primo passo della terapia è l’accoglienza. Noi solitamente vogliamo conoscere la persona poi vediamo se siamo in grado di aiutarla». Padre Franco Fornari è lo psicologo responsabile all’interno del centro. Sedute con cadenza giornaliera e terapia di gruppo coordinata da una psicologa laica. Se necessario, è previsto l’intervento di uno psichiatra laico per le terapie farmacologiche di supporto. I tempi non sono mai brevi. Si resta in convento per uno, due o anche quattro anni. È il vescovo a decidere dove impegnare il sacerdote dopo il lungo periodo di “redenzione”. Chi è stato accusato di molestie ai minori, ad esempio, verrà inviato in un santuario o in un altro convento, senza contatti con i ragazzi e senza attività pastorale aperta.

    Sarebbero sei o sette, in media, gli ospiti del convento comunità. La casa di accoglienza è molto grande, perché un tempo ospitava il seminario della congregazione e tanti sono i preti tornati alla casa madre perché ormai anziani. C’è anche chi se ne va prima di avere terminato il percorso. Non sono in carcere, tutte le porte sono aperte. «Su di noi – dice il superiore generale – sono state raccontate troppe cose sbagliate. È giusto che la nostra opera sia senza pubblicità, anche per rispettare chi viene da noi in cerca di aiuto».

    «Non preoccuparti né del cibo né dei vestiti », è scritto, citando sempre Matteo, cap. VI, nella lapide all’ingresso. Chi entra qui ha purtroppo in testa preoccupazioni più pesanti. Superando la soglia, la lotta fra il Bene e il Male è solo all’inizio. Ma c’è la speranza di “diventare santi”.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2015/10/05/news/nel_convento_dove_il_vaticano_manda_i_preti_gay_voi_li_marchiate_noi_li_assistiamo_-124368753/

  • ‘La preda. Silenzio in nome di Dio’ Film denuncia sul caso italiano

    ‘La preda. Silenzio in nome di Dio’ Film denuncia sul caso italiano

    ‘La Preda’ rompe decenni di silenzi sulla colpa più grande della Chiesa Cattolica, aver taciuto o insabbiato gli episodi di pedofilia praticati da sacerdoti. Un pellegrinaggio intimo e scioccante che porta alla luce vicende occultate e testimonianze scioccanti, come quelle degli ospiti dell’Istituto Provolo di Verona. Centinaia di bambini sordi abusati sistematicamente da sacerdoti e laici nell’arco degli ultimi 50 anni. Una mattanza che oggi non ha ancora colpevoli.

    Il documentario racconta del muro issato dalla Chiesa Cattolica, di documenti sconosciuti, di sacerdoti e Vescovi che scelgono di tacere, e di un luogo tenuto segreto, dove il Vaticano cura e protegge i suoi mostri. Nel Paese che è la casa del Cattolicesimo il silenzio è assordante.

    ‘La Preda. Silenzio in nome di Dio’ – 52’/2013
    un documentario di Luca Bellino e Silvia Luzi
    fotografia Adriano Mestichella
    musica composta da Nicolò Mulas
    prodotto da Tfilm per PRESS TV
    con il supporto di Roma Lazio Film Commission

    www.tfilmprod.com

  • Pedofili, prete in cella in Sardegna. False bombe e minacce al vescovo: ‘Ha coperto’

    Pedofili, prete in cella in Sardegna. False bombe e minacce al vescovo: ‘Ha coperto’

    Don Pascal Manca, ex parroco di Mandas, è stato arrestato per presunti abusi sessuali su minori. Domenica nel paesino era il giorno delle cresime, ma la chiesa è stata evacuata per un finto allarme bomba. Scritte con minacce di morte sono comparse sui muri dell’edificio e qualcuno ha inviato proiettili all’arcivescovo di Cagliari, Arrigo Miglio, accusato di non aver fatto abbastanza per proteggere i ragazzi
  • Gli abusi del prete sui minori: «Il vescovo invitò i nostri figli a non denunciare»

    Gli abusi del prete sui minori: «Il vescovo invitò i nostri figli a non denunciare»

    BRINDISI – Secondo quanto è stato ricostruito dai carabinieri nel corso delle indagini su don Giampiero Peschiulli, – il prete 73enne arrestato dai carabinieri di Brindisi su ordinanza di custodia cautelare chiesta dal pm Giuseppe De Nozza e disposta dal gip Tea Verderosa per abusi sessuali su minorenni – alcuni episodi, per cui però non è più possibile procedere per via del tempo trascorso, risalgono al 2002. Due genitori, è riportato negli atti, si erano rivolti con insistenza al vescovo dell’epoca, monsignor Rocco Talucci, che aveva “espresso meraviglia sul fatto che i giovani avessero parlato delle molestie ricevute in casa, aveva invitato le vittime degli atti sessuali a non denunciare la vicenda e a non parlarne con altri”. Tanto hanno riferito i famigliari di persone, uno dei quali oggi ha quasi trent’anni, che ha raccontato che quando aveva 10 anni era spesso stato accarezzato in modo morboso sulle gambe e vicino ai genitali.

    Sono due chierichetti, all’epoca dei fatti minori di quattordici anni, le presunte vittime degli abusi sessuali compiuti dal sacerdote di Brindisi posto ai domiciliari oggi. I fatti contestati risalgono agli anni 2012 e si sarebbero protratti fino al 2014. Le denunce sono state formulate dai genitori delle vittime dopo che il 15 settembre scorso Giulio Golia, l’inviato della trasmissione televisiva le Iene era andato presso la parrocchia di Santa Lucia, nel centro di Brindisi, e il sacerdote si era barricato all’interno chiamando il 112. La notizia era stata pubblicata da un giornale online, anche su Facebook e tra i commenti vi erano state numerose segnalazioni da parte di utenti del social network che facevano cenno a circostanze su cui i carabinieri hanno effettuato approfondimenti.

    Dal racconto delle due presunte vittime di molestie sessuali è emerso che il parroco sarebbe stato solito accarezzare i ragazzi, anche minorenni, e che in alcuni casi aveva anche palpato le loro parti intime prima e dopo la Messa, o durante la confessione.

    Ci sono anche intercettazioni telefoniche a supporto dell’accusa di abusi sessuali contestata al prete di Brindisi. In una in particolare il parroco parla con una delle persone offese che gli spiega che il sabato precedente non aveva potuto recarsi in parrocchia perché doveva studiare: “Ho capito, ho capito, mi hai tradito, ho capito ho capito”, ribatte il prete a quanto riportato.

    Poi, dopo, aggiunge: “Sine, mi hai come si dice aspetta, come si dice la parola, sedotto e tradito”. Una delle vittime aveva raccontato tutto a una propria insegnante. Le denunce sono state formulate dopo la messa in onda della trasmissione le Iene.

    http://www.msn.com/it-it/notizie/italia/gli-abusi-del-prete-sui-minori-%C2%ABil-vescovo-invit%C3%B2-i-nostri-figli-a-non-denunciare%C2%BB/ar-BBjZNO2

  • Nello Giraudo; Minacce aggravate. Questa è la contestazione mossa nei suoi confronti dal P.M. Giovanni Battista Ferro.

    Nello Giraudo; Minacce aggravate. Questa è la contestazione mossa nei suoi confronti dal P.M. Giovanni Battista Ferro.

    Lo scorso gennaio, a seguito della denuncia di S.M. una delle vittime del prete pedofilo Nello Giraudo, attualmente seguita dalla Rete L’ABUSO per quanto concerne il supporto legale e le procedure medico legali che stanno accompagnando un gruppo di vittime dell’ex sacerdote, in una battaglia legale nella quale chiedono non solo all’ex sacerdote Nello Giraudo, il risarcimento dei danni subiti a causa degli abusi, ma anche alla Diocesi di Savona e all’ex vescovo Dante Lafranconi, le cui responsabilità furono ampiamente descritte dal provvedimento del 2012 di Fiorenza Giorgi, il Giudice del tribunale di Savona che motivò l’archiviazione per intervenuti termini di prescrizione, del procedimento penale contro l’ex vescovo Lafranconi, senza fare alcuno sconto.

    La contestazione fatta a Nello Giraudo dal P. M. Giovanni Battista Ferro nasce a seguito di una denuncia (Denuncia Giraudo) fatta dalla Rete L’ABUSO lo scorso gennaio, quando S. M. , dopo essere stato aggredito verbalmente si è rivolto all’associazione raccontando l’accaduto , decidendo di sporgere denuncia.

    Causa di quella aggressione verbale una lettera di messa in mora che la Rete L’ABUSO aveva inviato a Giraudo, alla Diocesi di Savona e all’ex vescovo Lafranconi per conto dei suoi assistiti, pochi giorni prima dell’accaduto.

    Nella scorsa estate infatti, l’associazione aveva fatto una serie di esposti sempre sul caso di don Nello Giraudo e aveva segnalato alla Procura della Repubblica altre 10 vittime della comunità per minorenni di Orco Feglino, facendo così aprire un nuovo fascicolo a carico dell’uomo.

    Nello scorso settembre, pochi giorni prima della morte dell’ex collaboratrice della Rete L’ABUSO, Luisa Bonello, l’associazione e la Casa della Legalità avevano depositato altre due denunce, entrambe nei confronti dei responsabili del campo scout, dove nel 2005 fu molestato da Giraudo F. F. grazie al quale, non essendo ancora prescritto, fu possibile procedere nei confronti dell’ex prete.

    Nelle due denunce si chiedeva di approfondire la situazione di quel campo e di ravvisare anche eventuali responsabilità omissive da parte dei responsabili di quel campo, nei confronti della vittima F. F. le cui molestie, malgrado fossero state denunciate subito dalla vittima, non furono mai denunciate dai responsabili del campo, ne ai familiari dello sventurato, ne all’autorità giudiziaria. Sarebbero stati omessi anche i soccorsi medici in quanto portando la vittima da un medico, lo stesso sarebbe stato obbligato a denunciare.

    Nelle scorse settimane il pm Ferro ha posto fine all’indagine inviando l’avviso di conclusione indagini al legale (Marco Russo) e all’indagato.

    Al momento, l’indagine sulle denunce fatte dall’associazione lo scorso settembre sul campo scout del 2005 resta aperta, coperta dal massimo riserbo.

    L’ufficio di Presidenza

  • ‘La preda. Silenzio in nome di Dio’. Versione italiana.

    ‘La preda. Silenzio in nome di Dio’. Versione italiana.

    ‘La Preda. Silenzio in nome di Dio’ – 52’/2013 un documentario di Luca Bellino e Silvia Luzi fotografia Adriano Mestichella musica composta da Nicolò Mulas prodotto da Tfilm per PRESS TV con il supporto di Roma Lazio Film Commission ‘La Preda’ rompe decenni di silenzi sulla colpa più grande della Chiesa Cattolica, aver taciuto o insabbiato gli episodi di pedofilia praticati da sacerdoti.

    Un pellegrinaggio intimo e scioccante che porta alla luce vicende occultate e testimonianze scioccanti, come quelle degli ospiti dell’Istituto Provolo di Verona. Centinaia di bambini sordi abusati sistematicamente da sacerdoti e laici nell’arco degli ultimi 50 anni.

    Una mattanza che oggi non ha ancora colpevoli. Il documentario racconta del muro issato dalla Chiesa Cattolica, di documenti sconosciuti, di sacerdoti e Vescovi che scelgono di tacere, e di un luogo tenuto segreto, dove il Vaticano cura e protegge i suoi mostri. Nel Paese che è la casa del Cattolicesimo il silenzio è assordante. www.tfilmprod.com

  • Prete indagato per pedofilia. “Ha abusato più volte del bambino”

    Prete indagato per pedofilia. “Ha abusato più volte del bambino”

    Viareggio, 16 ottobre 2014 – L’«ORCO» che avrebbe abusato ripetutamente di un ragazzino di 11 anni è un sacerdote.

    E’ questa la scioccante verità sulla quale da tempo la Procura di Lucca ha aperto un fascicolo. Un fascicolo che di giorno in giorno si è arricchito di testimonianze, di documenti medico-legali, di perizie concordati: il bambino è stato violentato. Una vicenda scabrosa, non l’unica, che da qualche tempo sta creando da una parte imbarazzo e dall’altra sgomento nel campo investigativo.

    Il religioso da tempo non è più in Versilia (resta da capire quanto è stato deciso il trasferimento: primo o dopo che erano emerse le accuse? La Curia era a conoscenza dell’inchiesta? Sono interrogativi che meritano una risposta in ossequio anche al nuovo corso di papa Francesco) ma sul conto del sacerdote, descritto come «molto affabile» le accuse rimangono intatte. Anzi dopo l’incidente probatorio sono aumentate anche se il sacerdote respinge tutte le accuse. «Non ho mai toccato quel ragazzo» ha ribadito agli inquirenti della Procura di Lucca. L’accusa è di violenza sessuale su un minorenne. Un caso di pedofilia, insomma.

    «UNA VICENDA terrificante» si è lasciato sfuggire uno degli investigatori che ha ricostruito le varie fasi della vicenda iniziata in un paese dell’entroterra dopo una famiglia in difficoltà è stata ospitata in una struttura — frequentata da religiosi — in un Comune vicino. Prprio in questo contesto, a contatto con la famiglia, è comparso spesso il sacerdote. Nessuno pensava che il religioso (questa la tesi dell’accusa, che ha preso spunto anche dalle testimonianze degli assistenti sociali) potesse trasformarsi in un pedofilo. Sta di fatto che in più di una circostanza, sia le catechiste che le assistenti sociali, hanno notato una serie di disegni fatti dal bambino che nascondevano l’angosciosa verità. In pratica il piccolo si immaginava come una piccola principessa innamorata del suo «Principe Azzurro», il sacerdote con tratti sommativi particolari e per l’accusa anche «inequivocabili».

    Un passo alla volta, dunque, la Procura dopo avere raccolto la denuncia ha cominciato a ricostruire il puzzle dell’inchiesta, ascoltando anche il piccolo con il supporto di uno psicologo e di un neuropsichiatra infantile. E anche in questi colloqui e in occasione dell’incidente probatorio, la Procura ha maturato la convinzione che da parte del sacerdote siano state commesse violenze sessuali nei confronti del ragazzino, nel pieno del passaggio della pubertà all’adolescenza, forse anche un po’ disorientato dai problemi emersi nella sua famiglia negli ultimi mesi, costretta a cambiare Comune di residenza. Nelle prossime ore la Procura — l’inchiesta è diretta dal sostituto procuratore Antonio Mariotti — potrebbe presentare la richiesta di rinvio a giudizio a carico del sacerdote per violenza sessuale su minore.

    http://www.lanazione.it/viareggio/orco-bimbo-violenza-1.307844

  • La chiesa, il sesso e i seminari….

    La chiesa, il sesso e i seminari….

     L’ultima intervista, rilasciata a questo giornale, che aveva per tema la pedofilia dei preti si concludeva con la seguente considerazione di don Mazzi: “Andrebbero aboliti i seminari. L’errore inizia da lì. Il seminario che è l’istituzione cattolica in cui i ragazzi in età da liceo studiano e si preparano a diventare sacerdoti è un luogo che castra, non è un luogo naturale. La preparazione non va fatta nei seminari. La formula da allevamento nel pollaio – non è al passo coi tempi”.

    Molte sarebbero le cose da dire a commento di questa affermazione di don Mazzi. E’ certo che i seminari in questi ultimi decenni sono cambiati. I seminari minori, un po’ dappertutto, non esistono più ma esistono i preti che in tali seminari si sono formati e che portano ancora su di sé le conseguenze di quella educazione data. Nel seminario che mi ha accolto appena undicenne e nel quale sono stato per ben tredici anni, non vi era una chiara intenzionalità educativa che avrebbe dovuto tradursi in interventi riconducibili ad un efficace progetto atto a garantire la serenità, la socializzazione e lo sviluppo ottimale, nonchè un buon equilibrio socio-relazionale e la crescita integrale della persona. “Educare la persona nella sua integralità” non può che voler dire educare in senso positivo ed esplicito tutte le dimensioni, inclusa anche la dimensione “sessuale”.

    La sessualità, lo sappiamo, è una caratteristica fondamentale dell’uomo e di ogni uomo, che parte sì dalla sua realtà corporea e si estende però a tutta la sua persona: noi siamo sessuati in tutto ciò che siamo e che facciamo, anche nella vita spirituale e nella preghiera. Mascolinità e femminilità sono due principi universali della persona. Essi insieme rendono completa l’”immagine” di Dio nell’umanità (Cfr. Gen. 1)… Quindi, come tutto il corpo, anche la sessualità in tutti i suoi aspetti, compreso quello corporeo, è un grande dono.

    Per il Cristianesimo, essa partecipa addirittura della “sacralità” stessa del corpo: Gesù e Maria erano realmente maschio e femmina… Educare alla sessualità… E’ questo quindi un dovere di ogni educatore. Educare alla sessualità vuol dire educare ad essere se stessi con la propria identità, superando i tabù, ed ad avere rapporti costruttivi col “diverso da sé”. Con i termini generali “educare alla sessualità” comprendiamo vari temi e varie discipline connessi all’educazione.

    In modo particolare, ci riferiamo ai ragazzi in periodo di maturazione sessuale e, quindi, alla conoscenza dell’anatomia e della fisiologia dell’apparato genitale, dei cambiamenti che avvengono durante quell’età, della psicologia, delle problematiche di tipo morale, delle curiosità e, perciò, di tutto ciò che abbraccia tutti gli aspetti del comportamento sessuale umano. Educare alla sessualità, quindi, garantisce una crescita “globale” dei ragazzi e una loro crescita normale.

    E’ questo un aspetto fondamentale e importantissimo che non può essere assolutamente trascurato e che, se trascurato, può portare conseguenze gravissime nella vita dell’intera persona. Purtroppo in seminario non mi è stata impartita alcuna educazione sessuale Non si teneva conto, perciò, che l’educazione sessuale durante la mia adolescenza, cioè nel periodo dei rapidi cambiamenti, in cui dovevo affrontare notevoli difficoltà, non ho avuto, quindi, nessun sostegno, nessun supporto, nessun aiuto, nessuna informazione utile a vivere e gestire la mia sessualità e affrontare e risolvere tutti i problemi connessi.

    I problemi connessi credo che fossero i problemi di tutti i ragazzi, anche se non vivevano nei seminari.
    Quelli che dovevo affrontare e risolvere erano i problemi di tutti i ragazzi della mia età e non erano solo problemi che riguardavano la maturazione fisica ma erano una grande quantità di problemi psicosociali: l‘indipendenza, lo sviluppo delle capacità di entrare in rapporto con i coetanei, l‘elaborazione di principi etici applicabili, il desiderio di acquistare una competenza intellettuale, un aumentato senso di responsabilità personale e sociale, e molte altre questioni di ugual peso.

    Mentre subivo questa complessa serie di difficoltà connesse allo sviluppo, dovevo anche imparare a gestire il variare sensazioni sessuali e a distinguere il sentimento d‘amore dagli altri stati d‘animo. Ciò, però, non poteva avvenire in quanto, essendoci una frequentazione solo maschile, mancava la possibilità di fare esperienze affettive con l’altro sesso. Questa indubbiamente è stata una grande carenza. Del resto non poteva essere se non così. Ciò per due motivi. Il primo è dato dal fatto che il seminario doveva preparare ad una vita celibataria.

    Il secondo motivo è quello che la Chiesa, diciamolo pure, è stata sempre, almeno nel passato, sessuofobica. Nessuno si stupisca dell’assenza di un’educazione sessuale non solo nel mio seminario ma in tutti i seminari del mondo. Non poteva, del resto, essere diversamente; ci trovavamo in una istituzione sessuofobica, che dava seguito alla “dottrina” della Chiesa, che aveva un’avversione morbosa per tutti i fenomeni riguardanti la vita sessuale, in cui, gli istinti sessuali erano da ritenere impuri, capaci di asservire lo spirito e allontanare dalla salvezza. Questa concezione si traduce in una “ precettistica” molto rigorosa. I precetti della Chiesa cattolica, infatti, che riguardano la sessualità sono numerosissimi, e dettano prescrizioni su praticamente ogni aspetto della vita sessuale: dalla masturbazione ai contraccettivi, dal sesso prematrimoniale alle relazioni omosessuali.

    La Chiesa proibisce ogni relazione sessuale che non avvenga all’interno del matrimonio e che non sia destinata alla procreazione, ed esalta la castità come strumento per avvicinarsi a Dio. Tentiamo di fare un veloce excursus storico-teologico di questa visione sessuofobica della Chiesa. Già nei primi secoli l’influsso delle culture con cui il cristianesimo è venuto in contatto ha depositato sull’originario messaggio biblico una patina di pessimismo e di svalutazione della sessualità e della corporeità; ciò è diventato vistoso nella letteratura patristica.

    Agostino non dà spazio per una valutazione positiva del piacere: esso è condannato, o nel caso della procreazione, tollerato. Gregorio Magno assumerà in pieno la testi agostiniana di condanna del piacere e la trasmetterà a tutta la tradizione seguente. Di fatto dopo Agostino la discussione sulla morale sessuale si restringe alla questione della peccaminosità del piacere. Sulla stessa scia Pietro Abelardo, in cui troviamo il riconoscimento della naturalità della ricerca del piacere sessuale, ovviamente nel matrimonio.

    San Tommaso d’Aquino che considera il seme maschile come un omuncolo; conseguentemente, in lui e in altri teologi dell’alto medioevo si giunge alla condanna della masturbazione come peccato di aborto, cioè come uccisione di esseri viventi. Date queste premesse, dato il fatto che venivo privato di un’educazione sessuale, per me la sessualità non diventava, come doveva essere, un gioco, una relazione, una comunicazione, uno scambio di piacere e, non ultimo, un momento privilegiato dell’intimità ma un’attività ritenuta peccaminosa. Il rischio era quello che tale attività umana vissuta in modo ossessivo, potesse fare diventare “dipendenti”.

    E’ questo un disturbo che viene definito come “ipersessualità”, in inglese “sex addiction” o “sex dependance”. Parliamo ovviamente di rischio e non affermiamo che tutti i preti soffrono di questo disturbo della personalità, Da osservare che i sesso-dipendenti non sono coloro che si prodigano in scappatelle più o meno concesse ma coloro che si privano o sono privati di quel piacere che fa parte della vita di ogni persona. Spesso sono persone che elaborano molti moralismi e con disgusto dichiarano la loro estraneità a tutto quel che gira intorno al sesso, ma questo non è dovuto ad una loro vera scelta ma piuttosto ad un disagio che non riescono a rivelare nemmeno a se stessi. In realtà si tratta di affamati di amore. L’ostacolo principale alla presa di coscienza di soffrire di questo serio disturbo è l’incapacità di riconoscerlo come tale.

    Da mettere in evidenza, inoltre, che Il rifiuto fobico del sesso, facilmente razionalizzato, nel senso che viene giustificato con motivazioni di ordine religioso e morale, dà forma in genere a individui immaturi, che mai raggiungono un equilibrio psico-sessuale. In seminario tutto, quindi, concorreva a reprimere l’istinto sessuale e non si pensava che la repressione della sessualità, quando è priva di sublimazione, crea disagio sociale ed emotivo in chi è costretto a subirla. Ritengo interessante la considerazione di don Enzo Mazzi quando afferma che bisognerebbe intervenire sul “disprezzo” per la sessualità che spesso è diffuso tra il clero, e dunque sul seminario, luogo nel quale questo “disprezzo” nasce e si sviluppa. Accettare questa opinione, significa affermare che il cammino formativo dei seminari tende a “congelare” la sessualità, e, quindi, a bloccare il naturale sviluppo sessuale dei ragazzi-seminaristi. Se esso non si recupera, a fatica e da soli dopo, si rischia di diventare adulti con una sessualità ferma al periodo puberale o adolescenziale o, addirittura, con specifiche patologie sessuali.

    Ormai è accertato, infatti, che l’avversione sessuale esprime sempre marcate difficoltà emotive verso il sesso in condizioni psicologiche e psicopatologiche che coinvolgono estrema ansietà, sentimenti di terrore, attacchi di panico e manifestazioni somatiche. La Chiesa impone che chi vuol fare il prete deve rinunciare, vita natural durante, ai piaceri della carne per rendersi oltretutto meritevole di ricompense dopo la morte. Ciò – diranno – è affermato dal Codice del Diritto Canonico nel canone 277, nei paragrafi 1 e 2, in cui c’è scritto: «I chierici sono tenuti all’obbligo di osservare la continenza perfetta e perpetua per il regno dei cieli, perciò sono vincolati al celibato, che è un dono particolare di Dio mediante il quale i ministri sacri possono aderire più facilmente a Cristo con cuore indiviso e sono messi in grado di dedicarsi più liberamente al servizio di Dio e degli uomini. (Canone 277, paragrafo 1 del Codice di diritto canonico).

    «I chierici si comportino con la dovuta prudenza in rapporti con persone la cui familiarità può mettere in pericolo l’obbligo della continenza oppure suscitare lo scandalo dei fedeli. » (Canone 277, paragrafo 2 del Codice di diritto canonico). Secondo Salvatore Natoli, docente di filosofia teoretica presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, la Chiesa ha formulato i propri precetti nel contesto di una fase storica ben determinata, quella in cui ha vissuto Cristo, ma ha commesso l’errore di assolutizzare e difendere ostinatamente la dottrina senza più badare alla sua adeguatezza rispetto alle trasformazioni sociali: “ Il Cristianesimo ha trasformato in un assoluto quello che è solo un passaggio della civiltà”.

  • Un dossier segreto su Don Desio? E l’amico: «Nel 2012 avvisai la Curia…»

    Un dossier segreto su Don Desio? E l’amico: «Nel 2012 avvisai la Curia…»

     di Andrea Alberizia – Alla diocesi di Ravenna esisterebbe un archivio, accessibile al vescovo e alle alte sfere ecclesiastiche, dove starebbe un fascicolo riservato che porta sopra il nome di Giovanni Desio e raccoglierebbe tutte le informazioni personali, comprese eventuali segnalazioni su atteggiamenti dubbi e comportamenti sospetti, catalogate dalla curia sulla figura del 52enne nato a Milano e parroco di Casalborsetti dal 2000 fino allo scorso 5 aprile quando è stato arrestato per adescamento e atti sessuali con minorenni.

    Dell’esistenza di questo fascicolo è convinto Francesco Zanardi, portavoce dell’associazione nazionale Rete l’Abuso, un gruppo di attivisti, vittime e professionisti volontar (altro…)

  • Olanda. Vescovo Johannes Gijsen abusò di minori. Chiesa cattolica ammette, Trasferito in Islanda, il pedofilo è morto impunito nel 2013

    Olanda. Vescovo Johannes Gijsen abusò di minori. Chiesa cattolica ammette, Trasferito in Islanda, il pedofilo è morto impunito nel 2013

     Genova – La Chiesa cattolica olandese, in una rara ammissione di colpa, ha confermato che il vescovo Johannes Gijsen, deceduto l’anno scorso, è stato responsabile di abusi sessuali su due ragazzi tra la fine degli anni ‘50 e l’inizio dei ‘60.

    Ad ammettere la colpa di Gijsen è stata unacommissione formata dalla diocesi di Roermond, che dopo le dovute indagini ha dovuto ammettere la fondatezza delle accuse. L’ammissione è arrivata ieri, nello stesso giorno in cui Papa Francesco ha chiesto perdono per le colpe dei preti pedofili.

    “Mea Culpa”, una associazione olandese di supporto alle vittime di questo tipo di abusi, ha accolto positivamente la notizia, ma ha sottolineato che le accuse a Gijsen erano state fatte tempo fa, constatando che «le accuse nei confronti di membri del clero viventi spesso non vengono riscontrate».

    Il vescovo Frans Wiertz, attualmente alla guida della diocesi, ha accettato i risultati della commissione esprimendo il proprio «rammarico per gli abusi e le sofferenze inflitti alle vittime». Wiertz ha personalmente incontrato i due uomini chiedendo loro perdono.

    Gijsen, a capo della diocesi dal 1972 al 1993, è uno dei pochi alti membri del clero cattolico a venire riconosciuto colpevole di abusi sessuali. Secondo le accuse, il vescovo, all’epoca cappellano in un seminario, palpeggiò i due uomini, all’epoca minorenni, e costrinse uno dei due a un rapporto orale.

    Nel 2011 Gijsen fu accusato pubblicamente di questo episodio, ma rispose di non saperne nulla. La commissione ha riaperto il caso dopo aver ricevuto una nuova denuncia, riguardante un altro episodio di cui il vescovo «non poteva non essere a conoscenza».

    Gijsen è stato uno dei vescovi conservatori inviati dal Vaticano in Olanda negli anni ‘60, per contrastare l’onda riformista che pervadeva la chiesa locale all’epoca. Dopo la diocesi di Roermond, Gijsen ha guidato quella d’Islanda dal ‘96 al 2007. Un’altra commissione lì lo ha accusato di aver “coperto” un altro p rete accusato di abusi.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2014/04/12/AQY2bdSC-minorenni_ammette_ragazzi.shtml