Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Preti pedofili, «sono oltre 3mila». Arriva il rapporto bomba e la Chiesa francese trema

    Preti pedofili, «sono oltre 3mila». Arriva il rapporto bomba e la Chiesa francese trema

    In Francia la Chiesa trema e si prepara ad accusare l’onda d’urto della imminente pubblicazione del mastodontico dossier sulla pedofilia, frutto di due anni e mezzo di lavoro da parte di una commissione indipendente (finanziata dall’episcopato).

    Dalle carte esaminate sarebbero emersi tra 2.900 e 3.200 preti pedofili, per un periodo che va dal 1950 ad oggi, ha affermato Jean-Marc Sauvé, il presidente della commissione che indaga sugli abusi sessuali.

    Una indiscrezione che testimonia la grande preoccupazione dell’episcopato d’Oltralpe per le conseguenze sulla immagine della Chiesa che potrebbero rivelarsi disastrose. Tema decisamente scottante e al centro di un lungo faccia-faccia tra Papa Francesco e i vertici dell’episcopato tre giorni fa.

    «È una stima minima» basata sul censimento e sull’analisi incrociata degli archivi della Chiesa, della magistratura, della polizia giudiziaria e della stampa, così come sulle testimonianze raccolte dalla commissione, ha aggiunto Sauvè, l’autorevole magistrato e presidente dell’organismo che ha firmato il dossier di 2.500 pagine.

    La cifra si riferisce a una popolazione totale di 115.000 tra sacerdoti e religiosi, conteggiata nel corso degli ultimi 70 anni. La Chiesa francese sotto la spinta dell’opinione pubblica tre anni fa aveva autorizzato l’apertura dei propri archivi dando modo ad un gruppo di esperti (giuristi, sociologi, storici) di ricostruire il quadro completo del fenomeno e aiutare a comparare la violenza sessuale nella Chiesa con quella individuata in altre istituzioni, per esempio le associazioni sportive, le scuole e le violenze maturate nell’ambito familiare.

    Il fenomeno – Il lavoro della commissione si è spinto anche a formulare una serie di percorsi per arginare questa piaga. «Le vittime non sono facili da ascoltare, le storie che ci hanno raccontato sono spesso raccapriccianti, durissime, impensabili. Parlano di sesso, di abusi, di sacro, di morte. E’ stato davvero un ascolto sconvolgente per noi tutti» ha spiegato Antoine Garapon, uno dei membri della commissione. Tra giugno 2019 e ottobre 2020 sono state ascoltate 6.500 persone. Le vittime potrebbero essere state circa 10 mila.
    La pubblicazione di questo rapporto – prevista per domani – fa affiorare il progressivo cammino di trasparenza intrapreso in questi anni da diverse conferenze episcopali (Francia, Austria, Germania, Belgio, Lussemburgo, Spagna, Stati Uniti, Canada, Polonia). Un sentiero difficile ma considerato necessario da Papa Francesco. «Credo che i cattolici francesi ne saranno scioccati come tutti, anche se bisogna fare capire che non è una perversione specifica del clero cattolico» è stato il commento di monsignor Roland Minnerath, arcivescovo di Digione.
    Contrariamente alle iniziative improntate alla trasparenza dei vescovi francesi o tedeschi quelle della Chiesa italiana finora sono state decisamente insufficienti. Secondo l’associazione Rete L’Abuso la Cei è ancora restia ad aprire i propri archivi e fare luce sui vescovi che in passato hanno insabbiato casi di abuso e protetto sacerdoti.
    La scorsa settimana si è concluso un incontro internazionale in Svizzera tra decine di gruppi di vittime di tutta Europa. Da questa iniziativa partirà a breve una mozione al Consiglio d’Europa affinché i casi di abuso vengano affrontati a livello paneuropeo. In quel contesto è stato ricordato che in Italia l’argomento resta ancora tabù, persino sotto il profilo politico.

    In Parlamento – L’unica interrogazione parlamentare che sia mai stata fatta in materia risale al 2017 e ad oggi non ha mai avuto risposte. Venne promossa dal deputato grillino Mantero che chiedeva al premier, ai ministri dell’Interno, della Giustizia, degli Esteri quali iniziative volessero prendere per prevenire e reprimere il fenomeno.
    Chiedeva, inoltre, di estendere l’obbligo del cosiddetto certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti che vengono a contatto con minori, compreso i sacerdoti. Inoltre domandava di avere elementi statistici sui procedimenti ancora pendenti nelle procure che vedono indagati o imputati ministri di culto, e di istituire un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime.

    https://www.ilmessaggero.it/italia/chiesa_pedofilia_tremila_preti_cosa_dice_dossier-6235328.html

  • Hanno risolto il problema cancellando le vittime e i crimini dei preti dalla storia d’Italia

    Hanno risolto il problema cancellando le vittime e i crimini dei preti dalla storia d’Italia

    Si è svolto a Berna, lo scorso settembre, il Simposio Europeo di tre giorni “Verità, Riconoscimento, Risarcimento, Prevenzione” che ha visto presenti i rappresentanti di 17 paesi europei, tra cui l’Italia, rappresentata dalla Rete L’ABUSO.

    Un incontro quasi surreale per l’Italia che, se pur con problematiche del tutto simili agli altri paesi, non solo è l’unica a non aver mai sondato l’entità del fenomeno, ma ne vanta una carenza assoluta e strutturale anche nel contrastarlo, troppo spesso direttamente attribuibile alle pressioni della chiesa in materia che inevitabilmente, si riflettono in qualunque settore.

    Molte di queste carenze sono state denunciate più volte dalla Rete L’ABUSO, prima al Governo italiano attraverso diverse istanze (Diffida e Denuncia), nel 2018 tramite una interrogazione parlamentare tutt’ora inevasa, ed infine reportate dalla Rete, insieme ai silenzi del Governo, all’attenzione del Comitato per la tutela dell’infanzia che nel febbraio 2019 ha rilasciato all’Italia le osservazioni conclusive (par. 21) .

    Ma il Governo italiano, ad oggi non ha risposto neppure all’ONU.

    Notiamo subito la prima differenza in ambito europeo dell’Italia, ovvero l’assenza del Governo, che mentre negli altri paesi lavora attraverso commissioni di inchiesta indipendenti, con le conferenze episcopali locali, in Italia delega totalmente il problema al Vaticano e alla CEI.

    Le stesse direttive europee in Italia sono state recepite all’italiana e in modo direi alquanto originale, vanificandone totalmente la natura e l’ utilità. E’ qui che vediamo il perché dell’affermazione che la chiesa in questo ha avuto un grave peso, ed un ruolo attivo, a danno della prevenzione e della tutela dei minori. Naturalmente non solo quelli affidati alle sue cure, ma tutti i minori, anche quelli abusati in contesti estranei al clero, come famiglia, ambienti sportivi  ecc.

    Come la Rete L’ABUSO ha fatto notare nel 2019 alle Nazioni Unite attraverso il “Report giustizia sul caso Italia” – integralmente approvato dal Comitato durante le sedute del 23 e 24 gennaio 2019 – nel nostro paese esiste una carenza strutturale che impedisce di fatto persino il normale operato della magistratura, alla quale il Comitato ONU si rivolge così; “il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana.” (par. 21)

    La Carta di Lanzarote per esempio, introduce in tutela della vittima l’audizione protetta (ovvero in presenza di un tecnico psicologo che la assista durante l’audizione degli inquirenti) utilizzata oramai dai tribunali civili, ma totalmente inapplicata (se pur sul suolo italiano) nei processi canonici o penali canonici, dove la vittima, a sua insaputa, si trova senza alcuna tutela. Problema grave, denunciato al Garante per la protezione dei dati personali, che a oggi non ha mai risposto ai legali dell’Associazione.

    Se per esempio prendiamo un’altra norma preventiva, il c.d. Certificato antipedofilia introdotto in Italia nel 2014 e ne vediamo l’applicazione, ci rendiamo immediatamente conto di come la norma sia stata applicata anche qui in modo abominevole dal legislatore.

    Il certificato, che a livello europeo viene applicato a tutti coloro che operano con minori, solo nel nostro paese lascia scoperta l’intera fascia del volontariato. Quello che appare immediatamente nell’assurdità dell’applicazione stessa della norma, è che la lacuna, paradossalmente, indica ai predatori il terreno di caccia dove da pregiudicati non serve presentare il certificato, convogliandoli di fatto in una categoria, quella da sempre più a rischio.

    La domanda è scontata: perché?

    La risposta è tanto semplice quanto banale. I sacerdoti sono inquadrati nella categoria del volontariato e non potendo passare la norma al vaglio dell’approvazione costituzionale con la sola esclusione dei sacerdoti, il Legislatore ha esonerato l’intera categoria e il suo indotto.

    Se pur vero che nell’Unione Europea solo l’Italia al momento non ha voluto produrre un dato governativo, è anche vero che l’unica Associazione italiana di sopravvissuti uno lo ha prodotto, ed è persino difficilmente opinabile in quanto decisamente in difetto, perché a differenza di una commissione di inchiesta, la Rete L’ABUSO non ha accesso agli archivi giudiziari e si è limitata per forza alla cronaca degli ultimi soli 16 anni, ottenendo un dato tuttavia spaventoso… (vedi mappa dei casi a lato)

    Un dato introvabile persino nelle statistiche percentuali di Telefono Azzurro, che non prende in considerazione la categoria del clero. Quello dell’Osservatorio della Rete L’ABUSO, purtroppo è da definirsi oggi, l’unico dato attendibile sulla pedofilia del clero in Italia.

    Membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori e presidente del Centre for child protection (Ccp) della Pontificia università gregoriana, padre Hans Zollner, nell’agosto 2018 ha dichiarato all’agenzia dei vescovi Sir, «Troppi sacerdoti, tra il 4 e il 6 per cento nell’arco di 50 anni (negli Usa, ndr), hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi. Sarebbe stupido pensare che in altri Paesi come l’Italia non sia accaduto lo stesso».

    Una affermazione che non ha avuto alcuna risonanza mediatica in Italia ma sarebbero, secondo le percentuali dichiarate dallo stesso Hans Zollner (4 – 6 %) 750.000 le vittime del clero italiano negli ultimi decenni. (vedi tabella a lato)

    Questo è il dato inquietante elaborato dallo statistico irlandese Mark Vincent Healy per la Rete L’ABUSO il quale, sull’assenza italiana del dato governativo, ma sulla base dei risultati delle commissioni di inchiesta effettuate negli altri paesi, ha potuto produrre delle proiezioni attendibili sul dato che in Italia nessuno vuole produrre e che molti censurano affermando che non esista.

    Quello della Rete, costantemente monitorato dall’Osservatorio permanente conta ben 157 procedimenti ancora in attesa di giudizio; più 159 casi giudicati in via definitiva; almeno 10 fuggitivi nascosti in Italia; ben 22 strutture sul territorio per curare i preti, nessuna per le loro vittime. Tutto in soli 16 anni.

    Criminale affermare che in Italia non vi siano dati e omettere questi, che se pur in difetto, di suo superano abbondantemente persino l’indagine del Team Spotlight dove in 50 anni emergevano solo 70 casi. In Italia, in soli 16 anni, più di 320.

    Le soluzioni ci sarebbero e sono davvero banali, basterebbe volerle attuare ma anche qui, a differenza del resto dell’Europa, in Italia non esiste forza politica che voglia farsi carico del problema e soprattutto, che reclami la Sovranità del paese, sottomessa/compromessa al punto tale da essere incapace di recuperare persino gli arretrati dell’ICI.

    Per quanto concerne il certificato anti pedofilia, come chiesto nell’interrogazione parlamentare e successivamente dalle Nazioni Unite, basterebbe che questo venisse esteso a tutte le categorie.

    Sull’obbligo della denuncia invece, l’avvocato Mario Caligiuri presente al simposio di Berna in rappresentanza della Rete L’ABUSO (Italia), ha esposto altre efficacissime quanto semplici soluzioni come l’estensione dell’obbligo della denuncia che in Italia lascia la facoltà a civili e clero, di non denunciare un abuso su un minore, anche qualora si sia informati.

    Carenze gravi e discriminanti, in quanto mentre l’Europa tende a recuperare i reati pregressi e progredire nell’ulteriore innalzamento della prevenzione, in Italia nel 2021, si nega ancora il diritto del minore ad essere tutelato, costringendolo a farlo da se solo una volta raggiunta la consapevolezza e spesso purtroppo, quando oramai il reato si è estinto.

    Uno studio realizzato dalla Commissione australiana d’inchiesta pubblicato nel 2017 sugli abusi di matrice clericale, su un campione di 4.445 persone, dimostra che sono passati in media 33 anni prima che le vittime riuscissero a parlare della violenza.

    Caligiuri spiega che “la soluzione capirete bene che In pratica la norma ex art. 364 c.p., limitata ai delitti contro la personalità dello Stato, andrebbe solo integrata inserendo per le ragioni enunciate i reati indicati nei 10 articoli così come denominati, riportati in corsivo ed evidenziati in grassetto. Non si determinerebbe alcuna antinomia né con le altre norme del codice penale né conflitto con le disposizioni dell’intero sistema.

    Art. 364 c.p. OMESSA DENUNCIA DI REATO DA PARTE DEL CITTADINO

    Il cittadino, che avendo avuto notizia di un delitto contro la personalità dello Stato (241-313) per il quale la legge stabilisce l’ergastolo, nonché dei delitti di violenza sessuale in danno di minore (artt. 609 bis, 609 ter, 609 octies) di atti sessuali con minorenne (art. 609 quater) quando procedibili d’ufficio, di corruzione di minorenne (art.609 quinquies),di adescamento di minorenni (art.609 undicies), di prostituzione minorile (art. 600 bis), di pornografia minorile e di detenzione di materiale pornografico (art. 600 ter, 600 quater e 600 quater1) non ne fa immediatamente denuncia all’Autorità indicata nell’articolo 361 è punito con la reclusione fino ad un anno e con la multa da euro 103 a euro 1032.

    Nulla di più o di diverso.”

    Se pur con l’approvazione di tutti i presenti in sala a Berna, nessun mezzo di informazione purtroppo ha citato la semplice soluzione dell’avvocato. In Italia nessuno ha neppure parlato del Simposio di Berna a seguito del quale consigliere nazionale Pierre-Alain Fridez, presidente della delegazione svizzera a Strasburgo, consegnerà al Consiglio d’Europa una mozione basata sulle relazioni degli esperti intervenuti al Simposio dal titolo “Iniziativa per la giustizia” . Questo perché l’Europa si impegni ancor di più nella prevenzione e il contrasto dei crimini contro i minori. La mozione è per far sì che il CdE stili un rapporto sulla situazione nei diversi Paesi membri della UE, ai quali verranno poi rilasciate specifiche raccomandazioni.

    L’Italia oramai è l’unico paese tra i più industrializzati dove le vittime sono costrette dall’inerzia dello Stato a cercare la giustizia da sole in quanto manca nel paese una coscienza civile che le supporti. Un paese dove oramai non hanno più parola, neppure come vittime di un contesto sociale grave e distorto dai mezzi di informazione, che non fanno più inchieste giornalistiche, non chiedono spiegazioni alle parti, soprattutto se a doverle dare è il clero.

    Più che mezzi di informazione, agenzie che decidono quali notizie dare e quali invece no, limitandosi a fare copia incolla del comunicato del padrone di turno, evitando minuziosamente qualunque contraddittorio. Ed ecco che il problema sparisce.

    In Liguria, la sezione Human Right della Rete L’ABUSO ha condotto nei mesi scorsi un interessante sondaggio per testare sia la consapevolezza del problema dei minori in Italia, sia per testare l’interesse della politica al problema. In occasione delle elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre, abbiamo proposto ai candidati Sindaco di ben 52 comuni liguri l’iniziativa chiamata #PARTIAMODALBASSO. Un semplice protocollo di sicurezza, riguardante l’integrazione del certificato anti pedofilia nelle zone rimaste esenti dall’esibirlo, alle quali spesso, le amministrazioni comunali affidano i minori per ragioni di sport, studio ecc.

    Ebbene non c’è stato neppure l’interesse politico di “vendere fumo” in campagna elettorale. Su 52 amministrazioni, solo 6 hanno aderito al protocollo. Le restanti, non hanno neppure voluto sapere di cosa si trattasse.

    Nel frattempo, nel più totale silenzio dall’ONU arriva un altro sollecito al Vaticano datato 21 giugno 2021. Mentre il paese diventa nel frattempo meta dei tour operator non più per la fede, ma per la pedofilia e gli insabbiamenti nella chiesa italiana.

    Una pandemia nota ovunque tranne in Italia, dove vescovi come Valentino di Cerbo accusano noi sopravvissuti e il nostro BLOG  “La Chiesa viene presentata come un’Associazione a delinquere….“.

    Francesco Zanardi

  • Abusi sui minori in Europa: gruppi di vittime lanciano un’iniziativa per affrontare la questione dei casi di abuso

    Abusi sui minori in Europa: gruppi di vittime lanciano un’iniziativa per affrontare la questione dei casi di abuso

    In un incontro internazionale in Svizzera, gruppi di vittime di tutta Europa hanno lanciato una vasta iniziativa, la “Justice Initiative”. Con questa iniziativa politica, gli abusi sui bambini, specialmente nelle istituzioni statali ed ecclesiastiche, saranno affrontati per la prima volta in modo completo in tutti i paesi europei. Una mozione affinché i casi di abuso vengano affrontati a livello paneuropeo sarà presentata al Consiglio d’Europa a Strasburgo a settembre.

    L’Europa ha violato la protezione dei bambini per decenni:

    Centinaia di migliaia di bambini e giovani sono stati vittima di sfruttamento, maltrattamento e abuso sessuale. Soprattutto nelle istituzioni statali o gestite dalla chiesa, si sono verificati gli abusi più gravi. In vari paesi europei, fino a pochi anni fa, c’erano allontanamenti di bambini, adozioni forzate, sterilizzazioni ed esperimenti farmacologici su bambini e giovani. In molti casi, le autorità statali sono state in parte responsabili delle sofferenze subite, o non hanno protetto i bambini dalle aggressioni.

    Fino ad oggi, nella maggior parte dei paesi europei non ci si è occupati di questi casi di abuso. È ora che ciò cambi. Gruppi di vittime provenienti da tutta Europa, così come accademici e ONG, si sono recati in Svizzera per lanciare la “Justice Initiative”. Questa iniziativa politica vuole attirare l’attenzione collettiva su una parte rimossa della storia e sulle vittime che ancora oggi soffrono a causa degli abusi e della mancanza di riconoscimento pubblico.

    Più di una dozzina di paesi europei al lancio – anche l’Italia vi partecipa

    “L’Italia, membro dell’Ue, è uno dei paesi più industrializzati al mondo ma è l’unico Stato a non aver mai affrontato una discussione su questo problema, mentre altrove in Europa i governi stanno agendo, prendendo posizione e adottando provvedimenti immediati per i sopravvissuti.

    Ma c’è di peggio: oggi in Italia la stessa popolazione non è consapevole del problema e non è di conseguenza in grado di tutelarsi, e la stampa disattende completamente al suo dovere d’informazione”, sottolinea Francesco Zanardi, attivista per le vittime di abusi sessuali su minori.

    Zanardi è fondatore e presidente della Rete L’Abuso, come pure uno dei fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi con riconoscimento presso le Nazioni Unite.

    La “Justice Initiative” è sostenuta da gruppi di vittime, accademici e ONG di tutta Europa. In una dichiarazione congiunta firmata finora da rappresentanti numerosi paesi europei, si pone l’accento sul riconoscimento pubblico dell’ingiustizia, sul risarcimento e sulla rivalutazione accademica. www.justice-initiative.eu.

    Una mozione sarà presentata al Consiglio d’Europa entro 2 settimane “Questa iniziativa è centrale per l’Europa”, afferma il presidente della delegazione svizzera al Consiglio d’Europa, il consigliere nazionale Pierre-Alain Fridez. “Solo facendo i conti con il passato possiamo costruire il futuro”.

    Per questo, nei prossimi giorni presenterà a Strasburgo una mozione.

    MedienMItteilung_Italien

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2021/09/05/al-simposio-ue-di-berna-ci-sara-anche-litalia-rappresentata-dalla-rete-labuso/

  • Abusi sessuali, questa sentenza può mettere la Chiesa nei guai

    Abusi sessuali, questa sentenza può mettere la Chiesa nei guai

    Il Tribunale cantonale turgoviese ha accettato il ricorso di un uomo che ha richiesto assistenza per le vittime di abusi dopo oltre 40 anni dai reati. La sentenza, passata in giudicato, è da considerare storica per quanto riguarda la prescrizione, afferma il suo legale.

    Il verdetto è una svolta nella questione della prescrizione, e si applica anche a tutti gli altri casi, sostiene il legale della vittima. La Chiesa – ha detto l’avvocato all’agenzia di stampa Keystone-ATS – ora non potrà più nascondersi dietro l’argomento che i reati sono caduti in prescrizione.

    Il cliente del legale, ora 65.enne, da bambino ha subito abusi da un prete cattolico nell’Istituto St. Iddazell (Santa Ida) del monastero di Fischingen, che lo ha ospitato dal 1962 al 1972. Nel 2013, l’uomo ha fatto richiesta di risarcimento in base alla legge sull’assistenza alle vittime di abusi.

    Al monastero responsabile della scuola dedicata a Santa Ida la vittima richiede un importo di 150.000 franchi di risarcimento e una riparazione morale di 70.000 franchi. Il suo avvocato ha inoltre chiesto al Cantone un indennizzo di 1,38 milioni di franchi.

    Il Tribunale distrettuale di Münchwilen riteneva che le richieste fossero cadute in prescrizione. Ma la istanza superiore non stata è d’accordo. Nella fattispecie, la vittima si era resa conto solo nel luglio 2010 – dopo aver rimosso i ricordi per decenni – di aver subito i reati durante l’infanzia, ha dichiarato il Tribunale cantonale sulla base di valutazioni psichiatriche. Pertanto, il termine di prescrizione di cinque anni, come previsto dall’attuale legge concernente l’aiuto a vittime di reati, inizia a decorrere solo da quel momento. Nel caso della vittima, il termine di prescrizione è quindi il 2015. Poiché ha già presentato la sua domanda di assistenza alle vittime nel 2013, rispetta questo termine, pensa la Corte, che si è occupata solo ora della domanda del 2013, perché prima si attendeva un procedimento civile contro l’imputato.

    Il Tribunale distrettuale deve ora riesaminare se l’uomo ha diritto al risarcimento. L’avvocato vuole intanto sedersi al tavolo con il Governo cantonale e negoziare l’indennizzo.

    Un brefotrofio infernale

    Nel novembre del 2012 il monastero turgoviese aveva assegnato ad una società esterna l’incarico di far luce sulle accuse di abusi sessuali avanzate nei confronti di un frate ed ex insegnante del brefotrofio St. Iddazell, chiuso nel 1976. Alcuni ex scolari e alunni di scuola secondaria avevano detto di avere subito abusi sessuali e sevizie da parte dell’insegnante negli anni Settanta.

    Due anni dopo un rapporto in merito ha confermato che bambini e adolescenti ospitati al St. Iddazell sono stati vittime di violenze e abusi sessuali. Le punizioni e la violenza fisica nei confronti dei convittori dell’istituto di educazione, in passato uno dei più grandi della Svizzera, erano all’ordine del giorno. I ragazzi sono stati picchiati con cinture e bastoni, costretti a stare inginocchiati per ore o puniti con la rasatura a zero, la negazione dei pasti e la reclusione al buio. Stando al rapporto, non vi sono inoltre dubbi che si siano anche verificati abusi sessuali. Le vittime erano sia maschi che femmine, autori i maestri, frati, suore, giardinieri e un direttore.

  • L’ONU METTE ALL’ORDINE DEL GIORNO GLI ABUSI SESSUALI ECCLESIASTICI GRAZIE ALLE DENUNCE DI XUMEK

    L’ONU METTE ALL’ORDINE DEL GIORNO GLI ABUSI SESSUALI ECCLESIASTICI GRAZIE ALLE DENUNCE DI XUMEK

    I sopravvissuti agli abusi sessuali dell’Instituto Próvolo di Mendoza sono ascoltati in tutto il mondo, tranne che nel ramo giudiziario di Mendoza: mentre l’Organizzazione delle Nazioni Unite avanza in un rapporto inedito che richiede al Vaticano di dare spiegazioni entro 60 giorni, Bambini e adolescenti sono in attesa che si concretizzi il risarcimento integrale, sentenza già ratificata dalla Corte da più di un anno. 

    Nel febbraio dello scorso anno, i rappresentanti del Collettivo per la restituzione dei diritti ai sopravvissuti dell’Istituto Próvolo Mendoza insieme agli avvocati di Xumek Lucas Lecour e Sergio Salinas e membri dell’organizzazione internazionale ECA – Ending Clergy Abuse, che si traduce come “Ending Abuso Ecclesiastico” – si sono recati a Ginevra, in Svizzera, per presentare di persona una denuncia contro la Santa Sede davanti alle Nazioni Unite.

    Lì hanno presentato una denuncia contro il Vaticano all’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite. Nello specifico, sono stati ricevuti dal Relatore Speciale sulla promozione della verità, giustizia, riparazione e garanzie di non ripetizione , dal Relatore Speciale sui diritti delle persone con disabilità , dal Relatore Speciale sulla vendita e lo sfruttamento sessuale dei minori, anche minorili la prostituzione e la pornografia infantile e altri contenuti che raffigura abusi sessuali sui bambini , e il relatore speciale sulla tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti o punizioni .

    La somma dei crimini perpetrati contro i bambini che hanno vissuto e studiato all’Instituto Próvolo de Mendoza è così vasta che coinvolge tutti questi Relatori.

    La denuncia descrive in dettaglio le azioni della Chiesa cattolica nel caso Próvolo de Mendoza, principalmente quelle misure relative alla protezione degli abusatori, all’insabbiamento dei crimini, all’ostruzione delle indagini penali e all’evasione dei risarcimenti dovuti alle vittime, minando così il procedimento di ricerca della giustizia.

    Oggi, un anno dopo, i Relatori Speciali hanno pubblicato un rapporto senza precedenti (da cui il numero: 1/21), concedendo alla Santa Sede un periodo di 60 giorni per rispondere con spiegazioni, fornire rapporti dettagliati e persino modificare il proprio regolamento al fine di rendere trasparente indagare sugli abusi sessuali che si verificano nella Chiesa. 

    Nella comunicazione, i Relatori delle Nazioni Unite mettono in evidenza gli abusi sessuali avvenuti in diverse parti del mondo, tra i quali vengono citati in dettaglio i casi verificatisi nel Próvolo de Mendoza.

    Con questa denuncia la condotta della Chiesa cattolica di fronte alla pedofilia clericale viene posta nell’agenda internazionale.

    D’ora in poi, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite può chiedere l’adozione di misure che prevengano pratiche che violano i diritti umani da parte delle autorità religiose in tutti i paesi del mondo.

    Quali sono i punti osservati dai Relatori elevati in Vaticano:

    1. Si prega di fornire dettagli e, se del caso, i risultati di eventuali indagini recenti, anche giudiziarie o di altro tipo, e azioni penali in relazione all’abuso sessuale di bambini (inclusi gli adolescenti) da parte di membri del clero della Chiesa cattolica.
    2. Si prega di informare se sono state adottate norme che stabiliscono l’obbligo di notificare alle autorità civili, senza timore di ritorsioni, tutti i casi sospetti di abusi sessuali commessi da membri della Chiesa cattolica, nonché i casi di collaborazione o occultamento dei loro crimini. Indicare se sono stati adottati regolamenti per stabilire l’obbligo di collaborazione con le autorità civili e fornire la necessaria documentazione relativa a casi sospetti di abuso sessuale.
    3. Si prega di informare se il Governo di Sua Eccellenza ha preso provvedimenti per abrogare le norme dei concordati o degli accordi bilaterali che impediscono alle autorità civili di condurre efficaci indagini sugli abusi sessuali ecclesiastici.
    4. Si prega di informare se sono state adottate misure per vietare la pratica di trasferire membri della Chiesa cattolica accusati di aver commesso abusi ad altre diocesi o istituzioni ecclesiastiche.
    5. Si prega di fornire i dettagli delle misure adottate per rilevare, rispondere e porre rimedio a tutte le forme di violenza e abuso inflitte ai bambini dai membri del clero della Chiesa cattolica. Indicare in particolare se esiste un meccanismo di segnalazione indipendente per i casi di abuso sui minori; controllo sistematico del comportamento dei membri del clero a contatto con i bambini; e facilitare l’accesso delle vittime alla giustizia e alle vie di ricorso, compresa l’assistenza legale gratuita.
    6. Si prega di dettagliare le misure adottate per garantire la non ripetizione degli eventi precedentemente denunciati.
    7. Si prega di fornire informazioni sui passi concreti intrapresi per garantire un’indagine rigorosa e controlli sui precedenti dei membri del clero della Chiesa cattolica che entrano in contatto con i bambini.
    8. Si prega di informare se il governo di Sua Eccellenza ha emesso pubbliche scuse rivolte alle migliaia di vittime di abusi sessuali commessi da membri della Chiesa cattolica.
    9. Si prega di fornire informazioni sulle misure adottate per garantire che chiunque sia stato condannato per coinvolgimento in abusi sessuali sia rimosso dalla gerarchia della Chiesa.

    Da segnalare che, a Mendoza, i fatti che hanno dato origine alla denuncia continuano a ripetersi giorno per giorno, nonostante le storiche condanne pronunciate contro i sacerdoti Corradi e Corbacho.

    Non c’è ancora risposta alle richieste di denunce che sono pervenute dalla Procura all’Arcidiocesi, che consente l’impunità per altri reati avvenuti nell’Istituto di Próvolo in assenza di collaborazione da parte delle autorità ecclesiastiche.

    Allo stesso modo, nonostante i fatti siano provati da una sentenza definitiva, non sono stati ancora compiuti progressi nelle riparazioni civili a causa dell’ostacolo permanente operato dalla Chiesa cattolica e dal suo rappresentante Alberto Bochatey.

    Proseguono senza esito le denunce contro l’Emissario vaticano, Dante Simón, per la violazione di un ordine giudiziario che lo obbliga a informare la Procura delle indagini interne che la Chiesa cattolica aveva svolto in relazione al Provolo.

    La sentenza che ha condannato i sacerdoti ha disposto misure di riparazione integrale per i sopravvissuti. Nei normali procedimenti giudiziari, queste misure impiegano circa sei mesi per diventare effettive. Nel caso Próvolo, i sopravvissuti li aspettano da più di un anno.

    Queste misure mirano a fornire opzioni educative o di formazione formale ai sopravvissuti in base alle loro capacità, esigenze e progetto di vita, fornire cure psicologiche e/o psichiatriche, garantire l’accesso a borse di studio, sussidi o programmi di aiuto e cercare soluzioni. problemi, loro e le loro famiglie.

    Sebbene le Nazioni Unite e le sue varie istituzioni non abbiano alcun potere punitivo sui paesi, incluso il Vaticano, il rapporto costituisce un enorme precedente. In questo modo si esercita una pressione internazionale affinché il Collettivo per la Restituzione dei Diritti ai Superstiti del Próvolo aderisca finalmente alla richiesta di giustizia e affinché non si ripetano abusi sessuali ecclesiastici.

    LEGGI QUI LA COMUNICAZIONE UFFICIALE

  • Pedofilia e Chiesa, fondo prolungato

    Pedofilia e Chiesa, fondo prolungato

    Il Fondo di riparazione creato nel 2016 dalla Chiesa cattolica svizzera per indennizzare le vittime di preti pedofili per casi caduti in prescrizione continuerà la propria attività per altri cinque anni. Lo ha comunicato la Conferenza dei vescovi svizzeri, annunciando anche novità per accedere ai risarcimenti dal primo luglio.

    Finora per presentare la richiesta di riparazione al Fondo la vittima doveva in genere rivolgersi alla propria diocesi oppure alla CECAR (la Commissione indipendente di ascolto e sostegno) attiva in Romandia. L’indennizzo poi variava a seconda degli abusi subiti e raggiungeva fino a 20’000 franchi nei casi più gravi. Una prima grande novità è che in futuro le richieste di risarcimento potranno essere avanzate da tutti i servizi di aiuto alle vittime riconosciuti dallo Stato.

    Un secondo cambiamento è che l’importo concesso non dipenderà più solo dalla gravità della violenza sessuale subita: si terrà conto anche delle conseguenze mediche, familiari, professionali e sociali subite dalla vittima. Ed è soprattutto per questa piccola rivoluzione che il Gruppo SAPEC, associazione svizzera di sostegno alle vittime, si rallegra: “D’ora in poi si metterà l’accento sul vissuto della persona, ed è questa la cosa più importante –  afferma Jacques Nuoffer, presidente del Gruppo SAPEC. Perché finalmente si riconosce che un colpo di martello non ha lo stesso effetto su una bambola di pezza e su una bambola di porcellana”

    Un’immagine molto forte che fa capire bene come due persone vittime di un’esperienza negativa simile possono subire conseguenze molto diverse. Ma il Gruppo SAPEC non è del tutto soddisfatto: “Noi cercheremo di migliorare l’informazione per aiutare più persone a uscire dal silenzio – prosegue Nuoffer, che si aspetta però uno sforzo maggiore anche dalla Chiesa: “Dovrebbe organizzare una giornata dedicata alle vittime per incitarle a denunciare. Le diocesi, i vescovi devono essere più attivi”

    Il fondo speciale finora ha versato indennizzi a 140 vittime dal 2016, quasi tutte romande. Alla luce dei cambiamenti annunciati c’è da attendersi un aumento.

    RG-Fornasier/Red. MM https://www.rsi.ch/news/svizzera/Pedofilia-e-Chiesa-fondo-prolungato-14148669.html
  • Pre webinar sat 13/2 Francesco Zanardi – Rete L’ABUSO Italia

    Pre webinar sat 13/2 Francesco Zanardi – Rete L’ABUSO Italia

    Buongiorno a tutti

    Introduco qui il webinar di sabato prossimo sul “Caso Italia”, perchè qui viviamo una situazione davvero preoccupante e che va oltre i preti pedofili e purtroppo, a differenza dei vostri paesi qui coinvolge politica, magistratura e le stesse Istituzioni italiane. Un problema a monte dei preti pedofili perché nei fatti in Italia come vedrete il Vaticano spadroneggia di fronte allo Stato che gli lascia fare quello che vuole.

    Il nostro è una sorta di HELP too ITALY in quanto la situazione italiana è davvero è disastrosa e vede non solo le vittime da più di 10 anni ignorate completamente dallo Stato italiano che non si è mai voluto fare onere del problema producendo altre vittime. L’unico impegno che ha portato avanti in questi 10 anni il Governo italiano, è stato quello di tutelare i pedofili dalle vittime che chiedevano giustizia.

    Persino il legislatore ha applicato in Italia trattati e Convenzioni come quella per i diritti dell’infanzia o di Lanzarote in modo così criminale da screditare le stesse, di fatto applicate in modo tale da non creare danno alla chiesa, ma dall’altro lato inutili nelle loro finalità che sono state abilmente aggirate.

    Faccio un esempio pratico in modo che la mia affermazione non diventi una semplice illazione. La Convenzione di Lanzarote, ratificata dall’Italia nell’ottobre 2012, introduceva tra le altre cose il così detto “certificato anti pedofilia”, indubbiamente uno strumento importantissimo in quanto parliamo in questo caso di prevenzione. Strumento che in Italia ha lasciato fuori dall’esibizione non solo l’intero clero, ma anche la categoria alla quale il clero appartiene, il mondo del volontariato. Quell’ambiente che da sempre è il terreno di caccia favorito dai pedofili. Una applicazione del certificato che paradossalmente, anziché fare prevenzione, indica al pedofilo il terreno di caccia più sicuro !!!

    L’immunità dal carcere per chi si macchia di questi crimini, sia per i pedofili laici che per i preti con la differenza che i laici finiscono ai domiciliari e la detenzione è costantemente controllata dalla polizia. I preti invece vengono affidati dalla stessa giustizia a una delle 23 strutture per “sacerdoti in difficoltà”  dove di fatto, sono sotto la totale responsabilità della chiesa e dove la polizia non controlla. Un vero e proprio escamotage che da ai cittadini l’idea di una giusta condanna, mentre invece è una sorta di villeggiatura per i preti, che fa sorridere perché paradossalmente in termini democratici discrimina i pedofili laici…

    Questa è l’Italia di oggi ! Quell’Italia che per far stare zitta l’Onu, ha realizzato l’osservatorio nazionale per il contrasto alla pedofilia e alla pornografia minorile, con un decreto “di ferragosto” ha visto il Ministro Maria Elena Boschi dimettere un Funzionario (Maurizio Palma del Ministero Pari Opportunità) per inserire come consulente un prete.

    Un’Italia che tranne l’onorevole Maurizio Turco che nel 2010 tentò la proposta di una commissione di inchiesta, immediatamente affossata dal governo – ma qui vedremo meglio sabato 20 – oggi, in Italia non esiste una sola forza politica che voglia fare da interlocutore in questa causa. Lo stesso Governo non risponde alle vittime, quasi peggio del Vaticano, che qualche volta almeno risponde. Il Governo ha invece chiuso qualunque possibilità per cittadini e associazioni di poter interloquire. Non risponde neppure alle diffide degli avvocati delle vittime, alle raccomandazioni delle Nazioni Unite, impolverate dal febbraio 2019 su qualche scaffale dei palazzi, una sorta di regime assoluto fatto di accrediti per i diritti umani, che però nessuno ha mai applicato in quanto non graditi alla chiesa.

    Poi noi a differenza vostra abbiamo al centro di Roma il Vaticano, un autentico parassita che non stupra solo i figli degli italiani, ma costa all’Italia 7 miliardi l’anno. Per non parlare delle ingerenze che ha nel Parlamento Europeo, al quale riesce ad arrivare grazie ai politici italiani.

    Ultimo e forse maggiore dei problemi l’informazione italiana, dopo alcuni paesi del terzo mondo al 77° per posto per la libertà di informazione.

    E si vede!

    Dal deserto italiano creato intorno alle vittime, normalmente sostenute dall’opinione pubblica, in Italia quando sono fortunate ignorate, quando va male attaccate dalla stessa comunità cattolica che si fa forza sul bigottismo creato dal vuoto dell’informazione e dal suo monopolio. Un’informazione che ci ha nauseati con tutte le cose buone che secondo la stampa avrebbe fatto papa Francesco, con il pericolo del default Vaticano, con il caso McCarricK, quello Viganò. Una stampa che ci ha parlato degli archivi recentemente aperti in Spagna e dei 120 casi emersi, ma omette il contraddittorio e l’obbiettività dimenticando di dire che anche in Spagna, la posizione del governo ha spinto la chiesa a muoversi, come in Germania, Irlanda, Svizzera ecc., magari facendo notare non solo che in Italia ci sono più di 300 casi, almeno quelli noti, ma a differenza della Spagna che ha contato 120 preti dal 1927 al 2020, i 300 italiani, li contiamo solo negli ultimi 15 anni…

    Non perché si voglia avere a tutti i costi il merito di essere lo stato più pedofilo al mondo, certo ci si domanda come mai il Governo italiano abbia introdotto per esempio l’uso obbligatorio del seggiolino intelligente per auto a fronte di 8 morti in 20 anni, ma non si è accorto dei 300 casi italiani con un potenziale di vittime tra i più alti al mondo, secondo le proiezioni un milione di vittime solo in Italia.

    Conto molto nel webinar di sabato sulla possibilità di un intervento dell’Onu, unico interlocutore rimasto il quale in virtù della Convenzione per i diritti dell’infanzia, pur consapevole che l’Ufficio non possa avere un potere coercitivo sullo Stato Membro, quanto meno, pressi il Governo italiano affinché, almeno per quanto riguarda le ratifiche già fatte dall’Italia, pretenda la loro corretta applicazione, che qualora fosse fatta, costituirebbe un buon punto di partenza per affrontare il problema di un paese industrializzato, che nella sua compiacenza verso il Vaticano e ai danni dei propri figli, ha reso la penisola italiana una “free zone”, potenziale ricettacolo per preti che nei vostri paesi rischiano con la giustizia e che in Italia trovano l’impunità del bel paese.

    A voi colleghi l’invito a far assistere nei vostri rispettivi paesi la stampa, in modo di poter accendere un faro sull’Italia. Help too Italy !

    Grazie per la vostra attenzione

    Zanardi

  • Il Provolo e l’impunità nei casi di abuso, alla Commissione interamericana per i diritti umani

    Il Provolo e l’impunità nei casi di abuso, alla Commissione interamericana per i diritti umani

    Gli avvocati della Ong Xumek considereranno questo caso come uno dei più rappresentativi per quanto riguarda l’occultamento di violenti religiosi da parte della Chiesa. Inoltre, verranno svelati molti altri fatti che sono impuniti in America Latina.

    Il caso Próvolo ha segnato un prima e un dopo in molte zone. Soprattutto, nelle vite di ragazzi e ragazze sorde che sono stati aggrediti selvaggiamente e che – come loro stessi sostengono – nulla permetterà loro di dimenticare quegli incubi che hanno vissuto nella vita reale. Ma, inoltre, è diventata storica anche la condanna a 45 e 42 anni per i sacerdoti Horacio Corbacho e Nicola Corradi come autori di abusi ed episodi di corruzione su minori. Perché è stato il più alto nella storia giudiziaria di Mendoza, e il più alto del paese per gli abusi commessi da membri del clero .

    In questo contesto, e mercoledì il primo anniversario della suddetta sentenza; La ONG Xumek (a cui appartiene un gruppo di avvocati per i sopravvissuti di Próvolo) ha confermato che porterà il caso Mendoza in particolare a un’audizione tematica davanti alla Commissione interamericana per i diritti umani (IACHR) . Si discuterà della situazione di impunità per l’ abuso di bambini e adolescenti nelle istituzioni religiose in tutto il continente americano.

    La ONG di Mendoza è stata invitata e convocata a partecipare all’udienza che si terrà giovedì 3 dicembre dall’organizzazione internazionale ECA (Ending Clergy Abuse , or End of Clerical Abuses; in spagnolo). Precisamente, nel febbraio di quest’anno gli avvocati e alcuni degli ex studenti che sono sopravvissuti agli abusi in Provolo di Mendoza viaggiato per l’Europa per denunciare la Santa Sede per un cover-up dinanzi alle commissioni ei relatori della National Organization delle Nazioni Unite ( ONU ) .

    Denunce, contestazioni

    L’ECA e la ONG di Mendoza hanno presentato a Ginevra (Svizzera) un rapporto di follow-up riguardante il mancato rispetto del Comitato contro la tortura e del Comitato sui diritti dell’infanzia , entrambi del 2014 dalla Santa Sede . Davanti a entrambi i comitati dell’Onu , hanno denunciato una serie di eventi accaduti all’interno di diverse istituzioni della Chiesa cattolica e che si traducono in grave inosservanza dei suddetti documenti finali.

    Inoltre, hanno anche denunciato davanti a quattro Rapporteurship speciali la responsabilità internazionale della Santa Sede per gli abusi sessuali avvenuti nel Próvolo de Mendoza e La Plata . In questo senso, hanno sottolineato in particolare la mancanza di collaborazione da parte delle autorità ecclesiastiche con le autorità civili, l’ insabbiamento e il trasferimento dei sacerdoti indagati; così come l’adozione di misure che hanno cercato di prevenire o ostacolare la riparazione globale per le vittime.

    Il pubblico

    Su 3 dicembre , alle 11 a Washington (13 in Argentina), la 178a sessione virtuale della CIDH avrà inizio ; che sarà trasmesso sulla piattaforma Zoom e tramite l’ account Facebook di IACHR.

    Come specificato dagli avvocati Lucas Lecour e Sergio Salinas (entrambi membri di Xumek e querelanti nel caso Próvolo), l’obiettivo ora è che l’IACHR conosca la situazione di Próvolo de Mendoza e La Plata “e si pronunci per la prima volta nella regione. sulla situazione di migliaia di vittime in America Latina che sono state vittime della negligenza delle autorità statali incaricate di amministrare la giustizia, per indagare adeguatamente e condannare centinaia di chierici che, al riparo delle organizzazioni religiose di cui fanno parte e delle Gli stessi Stati godono oggi della totale impunitàcontinuando in libertà e mettendo a rischio la vita di migliaia di ragazzi, ragazze e adolescenti nel continente americano ”.

    https://www.losandes.com.ar/sociedad/el-provolo-y-la-impunidad-en-casos-de-abusos-a-la-comision-interamericana-de-derechos-humanos/

  • Prete vallesano condannato in Belgio sconterà la pena in Svizzera

    Prete vallesano condannato in Belgio sconterà la pena in Svizzera

    PEDOFILIA  

    L’uomo era stato condannato da un tribunale d’appello di Bruxelles per abusi sessuali su un ragazzo di età inferiore ai 16 anni, di cui era supervisore presso il collegio della Fraternità sacerdotale San Pio X di Bruxelles

    Un prete vallesano della Fraternità San Pio X condannato nel 2017 per atti sessuali con fanciulli in Belgio dovrà scontare la sua pena di tre anni di carcere in Svizzera. Il sacerdote è stato arrestato solo lo scorso 12 giugno. «Attualmente, il religioso è detenuto in Vallese, dove dovrebbe scontare la sua pena. Ciò dipenderà ancora dal regime di detenzione», indica all’agenzia Keystone-ATS il consigliere di Stato vallesano Frédéric Favre, che ha scritto all’Ufficio federale di giustizia (UFG) per chiedere lumi sul caso. La notizia è stata anticipata dal giornale vallesano Le Nouvelliste.

    L’uomo era stato condannato da un tribunale d’appello di Bruxelles per abusi sessuali su un ragazzo di età inferiore ai 16 anni, di cui era supervisore presso il collegio della Fraternità sacerdotale San Pio X di Bruxelles, tra il 2010 e il 2011. Il sacerdote era stato condannato a una pena detentiva di cinque anni, di cui tre da scontare e il rimanente sospeso con la condizionale. Il sacerdote è invece stato assolto per altri sospetti abusi della stessa natura su due altri bambini della Fraternità.

    Due anni e mezzo dopo il verdetto, il prete viveva liberamente in Vallese. L’uomo non aveva fatto ricorso contro la sua condanna, ma aveva chiesto alle autorità del Belgio di poter scontare la pena in Svizzera, secondo quanto riportato da Le Nouvelliste. Secondo il quotidiano vallesano, che cita un grave errore amministrativo, il caso sembra essersi da allora arenato a Bruxelles.

    Il Dipartimento vallesano della sicurezza, delle istituzioni e dello sport, di cui è a capo Favre, non sapeva nulla di questo caso e ha arrestato il sacerdote dopo che il quotidiano ha pubblicato la notizia. Sollecitato poco prima dell’arresto, il Belgio ha poi rapidamente inviato una richiesta di esecuzione della sua sentenza a Berna nei giorni successivi, ha precisato Favre. L’UFG conferma di aver ricevuto il documento in questione «solo» il 16 giugno.

    L’uomo era già stato accusato di pedofilia in Vallese nel 2005, ma era stato assolto da un tribunale ecclesiastico nel 2006, che gli aveva però proibito di avere contatti con bambini per una durata di dieci anni. Secondo il quotidiano Vallesano, che cita il segretario generale della Fraternità San Pio X, il prete è stato escluso da questa società di vita apostolica tradizionalista cattolica.

     

  • Scandalo pedofilia in Germania: «Inchiesta con 30mila sospettati»

    Scandalo pedofilia in Germania: «Inchiesta con 30mila sospettati»

    Il ministro della Giustizia del Land parla delle indagini e dice: «È ora che gli autori di questi crimini escano dall’anonimato».

    Se i sospetti dei procuratori saranno confermati il risultato sarà di aver sgominato la più grande rete di pedofili che la Repubblica Federale ricordi. In Nordreno-Vestfalia l’unità contro i crimini cibernetici indaga su 30mila persone. Lo ha dichiarato alla stampa il ministro della giustizia del Land Peter Bisenbach: «Vogliamo far uscire dall’anonimato di Internet le persone che abusano dei bambini e quelli che li sostengono».

    L’indagine riguarda la distribuzione e il possesso di materiale pedopornografico oltre che diverse forme di abusi come gli utenti che sui forum si danno persino consigli su come rendere i piccoli più docili.

    La task force

    Il primo luglio il ministero della Giustizia lancerà una task force speciale contro i pedofili. Si chiama ZAC (Zentrale Anlaufstelle Cybercrime) ed è guidata da Markus Hartmann. L’inchiesta è partita nell’ottobre 2019 quando la polizia ha arrestato un uomo di 43 anni a Bargish Gladbach con l’accusa di aver abusato della figlia quando era bambina. Secondo gli investigatori l’uomo aveva filmato l’orrore e lo aveva condiviso online. È così che si è arrivati a smascherare un network di pedofili che arriva fino all’Austria e alla Svizzera. Fino ad oggi sono 70 le persone identificate e, lo scorso maggio, uno di loro è stato condannato a 10 anni di prigione.

    Il materiale e i tempi

    Gli investigatori sono alle prese con una grande quantità di materiale che li sommerge di lavoro e rischia di rendere l’indagine molto lenta. In molti casi i sospettati sono degli sconosciuti, non ci sono nomi. Lo scorso giugno il ministro dell’interno di Nordreno-Vestfalia, Herbert Reul, aveva ammesso che «tanto più a lungo si cerca, più casi si scoprono».

    (Ha collaborato Ciszek Christina)

    https://www.corriere.it/esteri/20_giugno_29/scandalo-pedofilia-germania-inchiesta-30mila-sospettati-6eff90b4-b9fb-11ea-9342-5efe2ae204a0.shtml?fbclid=IwAR3oFhcH0ENTiybUQarip7ZoXjHT-q5FgUdzBvB2ZyRqfYDC9g8UqcPjqcw