Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Papa Francesco sarà denunciato alle Nazioni Unite per aver nascosto il caso Próvolo

    Papa Francesco sarà denunciato alle Nazioni Unite per aver nascosto il caso Próvolo

    Per Máximo Paz, per ANRed – Le derivazioni dei casi enfatici verificatisi a Mendoza dai molteplici attacchi sessuali di preti su bambini sordi all’Istituto Cattolico Antonio Próvolo di Luján de Cuyo continuano il loro percorso di denuncia. Dopo che nel novembre dello scorso anno il reclamo ha raggiunto una marcata condanna nei confronti degli autori di abusi, le vittime, insieme ai loro avvocati, riveleranno all’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) un documento contro il Vaticano che descriverà in dettaglio le accuse di azioni di occultamento nel processo di giudizio.

    Gli avvocati Sergio Salinas e Lucas Lecour – membri dell’Associazione Xumek, una comunità dedicata alla promozione e alla difesa dei diritti dei bambini – e quattro vittime dirette, su invito di Ending Clergy Abuse (ECA), una ONG dedicata all’argomento degli abusi sessuali perpetrati da religiosi in tutto il mondo, sarà la delegazione che presenterà il mese prossimo presso la sede delle Nazioni Unite a Ginevra, in Svizzera, un rapporto in cui Papa Francesco e la Chiesa cattolica saranno accusati di aver coperto gli atti criminali e la mancanza di collaborazione nel già storico processo noto come “Caso Provolo”. Denunce attraverso la relazione saranno formulate specificamente in seno al Comitato contro la tortura e al Comitato sui diritti dell’infanzia dell’organizzazione internazionale.

    Sebbene tale strumento di imputazione sia in istanze preparatorie, le accuse nei confronti della Chiesa per insufficiente collaborazione nel famoso caso scoppiato a Mendoza è stata una costante che ha formato un cardine durante il processo giudiziario, che ha finito per condannare il sacerdote Nicola Corradi, il sacerdote Horacio Hugo Corbacho e il giardiniere Armando Ramón Gómez, rispettivamente a 44, 45 e 18 anni di prigione. Ancora di più: dopo la sentenza dello scorso novembre, il commissario apostolico Alberto Bochatey ha pubblicato una dichiarazione intitolata “Se un membro soffre, tutti soffrono con lui”, dove cerca di negare la denuncia e di rendere conto, a modo suo, dell’effettiva collaborazione del chiostro cattolico, messo alle strette per le accuse contro di lui. Tale pubblicazione non è stata sufficiente per l’accusa che ha affrontato la causa chiamando a deporre Dante Simón – un inviato speciale di Papa Bergoglio per agire come informatore e amministratore dello scandaloso processo – partendo da una denuncia, in cui l’inviato è stato accusato di aver ostacolato il percorso probatorio, ostruzione alla giustizia, disobbedienza e falsa testimonianza.

    In tal senso, si osserva che sebbene il processo penale abbia trovato la sua condanna in prima istanza, resta da sapere cosa si determinerà nei processi che saranno condotti nella giurisdizione civile, dove verrà stabilito il corrispettivo risarcimento economico per le vittime. Il procedimento civile è contro l’Opera di San José, il nome legale dell’Istituto Próvolo e, in solido, l’Arcivescovo potrebbe essere responsabile. In quella zona procedurale, in cui è posta in gioco l’aspetto monetario, oltre alla punizione, la Chiesa, come determinata dalla difesa degli abusi sessuali, passa anche a verdetti contorti basati sui loro interessi materiali. Senza andare oltre, all’inizio del mese in corso, un avvocato patrocinante – anche un membro dell’organizzazione di appartenenza di Salinas e Lecour -, mandò una lettera a Bergoglio stesso per denunciare la Chiesa sul suo atteggiamento nei confronti di ciò che ora si sviluppa attraverso la giurisdizione civile. Lì dice: «Solo pochi giorni fa e dopo che il tribunale penale ha condannato gli accusati per gli eventi accaduti, in una dimostrazione esemplare di attivismo giudiziario, una Camera civile ha convocato le parti per cercare di raggiungere un accordo in modo che le vittime abbiano un risarcimento. Tutti i tentativi non hanno avuto successo, da allora una Camera civile ha convocato le parti per cercare di raggiungere un accordo affinché le vittime ottengano un risarcimento. Tutti i tentativi non hanno avuto successo, da allora il dialogo con la controparte è stato come negoziare con una compagnia di assicurazioni. La priorità della controparte era compensare sempre al minor costo possibile. Va chiarito che con meno della metà del denaro ricevuto dall’Associazione per la vendita della proprietà in cui ha lavorato, è sufficiente a risarcire le vittime (in riferimento a dove ha lavorato l’Istituto Próvolo, che è stato chiuso e venduto). Bochatey, ipocritamente, fa dichiarazioni pubbliche di solidarietà con le persone colpite ma, privatamente, protegge meschino la tasca di un ordine i cui membri hanno abusato sessualmente di persone sordomute a Verona, La Plata e Mendoza.»

    Le denunce in Europa si svolgeranno tra il 14 e il 22 febbraio. La delegazione, a nome di tutti gli abusati, terrà incontri con numerose entità internazionali e ONG, al fine di rendere visibile il caso pilota in Argentina a livello internazionale, che ha completamente svelato le azioni dei sacerdoti in relazione ai crimini sessuali verso minori e vulnerabili.

    Va aggiunto che l’Onu quest’anno valuterà il Vaticano – come Stato – in relazione alle sue prestazioni in conformità con i regolamenti che emergono dalla Convenzione contro la tortura e dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia, con l’antecedente negativo nella ultime decisioni dell’organizzazione internazionale prese nel 2014 , dove si è concluso che “la Santa Sede ha violato la Convenzione nei casi in cui è stata denunciata di abuso e ignorato le accuse, e che, per quanto ne sappiamo, è accaduto almeno cinquanta volte”, ha affermato il relatore del caso dalla commissione contro la tortura, Felice Gaer.

    Il tour includerà anche un passaggio attraverso l’Italia, dove incontreranno le vittime che hanno subito gli stessi attacchi, abusi e crimini a Verona. Come atto conclusivo, il gruppo delegato ha richiesto una visita a Roma a Papa Francesco, oltre ad altre autorità ecclesiastiche, al fine di presentare di persona il problema trasformato in un paradigma sull’abuso sessuale religioso.

    Il silenzio in risposta alla richiesta di incontri, fino ad oggi, da parte dello Stato della Chiesa cattolica e del suo leader, l’ex cardinale di Buenos Aires Jorge Bergoglio, ora Papa Francesco, è totale. Appare solo l’eco delle ultime notizie conosciute del mondo religioso: i 50 rosari benedetti dal più alto funzionario vaticano dato a militari condannati per crimini contro l’umanità. Rete L’ABUSO

    (traduzione con Google)

  • PRETI PEDOFILI; il Vaticano apre gli archivi, adesso tocca all’Italia rimuovere gli impedimenti legislativi

    PRETI PEDOFILI; il Vaticano apre gli archivi, adesso tocca all’Italia rimuovere gli impedimenti legislativi

    Nessun elogio a papa Francesco, a mio avviso, ha fatto l’azione di trasparenza che avrebbe dovuto fare ai tempi Wojtyla, di questo gliene diamo certamente il merito.

    Il Punto di Francesco Zanardi

    Molti lamentano il fatto che il papa abbia si, aperto gli archivi, ma non inserito, l’obbligo della denuncia per i vescovi.

    Ma spetta al papa farlo ? Soprattutto, sarebbe stato applicabile nel nostro ordinamento?

    A nostro avviso no, proprio partendo dal principio di sovranità dello Stato, spetta allo Stato stesso intervenire per stabilire regole sul proprio territorio e per i propri cittadini. Come hanno fatto gli altri paesi industrializzati, Francia, Svizzera e via dicendo.

    Mettiamo pure che il papa avesse anche inserito per i vescovi l’obbligo della denuncia, con le leggi attuali dello Stato italiano, troveremmo impossibile l’applicazione.

    Per esempio; la legge prevede fino ai 14 anni la facoltà di avvio di procedimenti autonomi da parte dell’Autorità Giudiziaria, la quale però, nel caso di segnalazione di terzi (per esempio un vescovo, la stessa Rete L’ABUSO o altra associazione), a meno che questi non siano dei Pubblici Ufficiali, non ha l’obbligo, ma facoltà di intervenire d’ufficio e per esperienza personale, posso dirvi che raramente accade.

    Dopo i 14 anni invece, necessita anche la querela di parte.

    Ed è qui che si materializza il macroscopico vuoto italiano, che oggi, dopo la rimozione del segreto pontificio da parte di Bergoglio, emerge ancora più evidente come il maggior impedimento, che troppo spesso non permette alla vittima di accedere alla giustizia, perchè si trova sola, perchè non si tiene conto dell’età e della capacità di un bambino, di comprendere prima, che ha subito un reato, poi, di denunciarlo. Per questo motivo i minori vanno maggiormente assistiti.

    A 15 anni dall’inizio dello scandalo italiano, malgrado le molteplici istanze fatte dall’Associazione, nelle quali si denunciano le gravi lacune del sistema e le inadempienze dello Strato italiano ( Interrogazione parlamentare – Diffida al Governo – Denuncia al Governo), l’ultima arrivata lo scorso febbraio dal Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, che espressamente chiede all’Italia di mettere mano al problema (par. 21), ad oggi, il Governo non ha ancora proferito parola in merito.

    Ancor meno ha suscitato l’interesse di alcuna forza politica in Italia, tranne quello dell’allora Deputato, oggi Senatore Matteo Mantero, che nel 2017 depositò l’interrogazione parlamentare di cui sopra, che giace tutt’ora inevasa sul sito della Camera dei Deputati, vittima dell’assordante silenzio degli Onorevoli colleghi.

    Ma perché l’apertura del Vaticano, ne esce penalizzata dallo Stato italiano e non concretizza giustizia per le vittime ?

    Per comprendere, è il caso di spiegare perché noi tecnici distinguiamo nettamente la pedofilia, dalla pedofilia clericale, dettagli che chi non è dentro spesso ignora, ma nei fatti, oltre a confondere le idee al pubblico, portano la vittima a non potere o a non riuscire ad accedere alla giustizia civile, spesso ritrovandosi prescritta.

    È importante capire che quando gli abusi sono commessi da un uomo di chiesa, si innesta una situazione che io definisco “eccezionale”.

    Questo accade perché nei casi di religiosi pedofili – a differenza dei normali pedofili – abbiamo due tribunali giudicanti, con due diverse finalità.

    Quello della chiesa, che si occupa del solo aspetto morale-religioso, che sana l’offesa a Dio, sulla base del sesto comandamento del decalogo, “non commettere atti impuri”.

    Spesso si pensa erroneamente che tutto si possa risolvere con il solo rito del tribunale canonico, ignorando che invece, serve anche quello parallelo dello Stato per rendere giustizia, questa volta alla vittima, ed infliggere una pena al colpevole.

    Per questo spesso si resta delusi dai soli processi canonici e dalle lievi pene inflitte dalla chiesa, perché ignoriamo la loro finalità, che non è quella di rendere giustizia alla vittima per il crimine subito, ma è quella di riparare il solo l’affronto a Dio. Per questo la pena per il sacerdote non va mai oltre la sospensione a divinis, nel peggiore dei casi la dimissione dallo stato clericale.

    Viene da se che i due tribunali, convivendo parallelamente, debbano essere entrambi informati, in modo da poter procedere nel raggiungimento dei rispettivi obbiettivi.

    La rimozione del segreto pontificio è un passo importante per la trasparenza della chiesa, che oggi si adegua agli altri stati, condividendo dati con la vittima e all’autorità giudiziaria, che finalmente potranno accedere agli atti.

    Passo importante ma non risolutivo.

    Ci sono infatti passi che vanno fatti anche da parte dell’Italia se non si vuole vanificare lo “strumento” offerto dal Vaticano.

    Inserire l’obbligo della denuncia che citavo prima, è fondamentale e, già da se, permetterebbe un grosso salto di qualità nel garantire concreta giustizia alla vittima, oltre a un maggiore contrasto alla pedofilia clericale.

    Per un fatto che definirei quasi “biologico”, la vittima di un reato, tendenzialmente denuncia nell’ambiente in cui lo subisce. In questi casi, indicativo il fatto che spesso si scopre che sacerdoti oggi chiamati a rispondere alla giustizia civile, in precedenza erano già stati giudicati per i medesimi reati dalla chiesa.

    La chiesa, per il fatto “biologico” di cui parlavo prima e, aggiungerei in questo caso, anche per deformazione cattolica, resterà sempre il primo luogo dove la vittima andrà a denunciare, oggi ancor di più, anche grazie agli sportelli per le vittime che si stanno attivando in tutte le diocesi.

    Ma manca il modo perché ne venga informata anche l’Autorità Giudiziaria, mancano i più basilari strumenti di prevenzione, come il certificato anti pedofilia, dalla cui esibizione il legislatore ha pensato bene di sollevare non solo i sacerdoti, ma l’intera categoria del volontariato, quella da sempre statisticamente più a rischio.

    Ad oggi, in barba a tutti i trattati ratificati, il nostro paese resta l’unico tra quelli più industrializzati, a non avere ancora attuato una politica concreta ed efficace per la protezione dei suoi piccoli cittadini.

    Un paese così arretrato che nel 2020 vive ancora episodi grotteschi, come quello avvenuto pochi mesi fa a Trentola Ducenta, dove una bimba di 11 anni, per essere creduta, si è trovata costretta a registrare col telefonino, le molestie del parroco.

    Zanardi

  • Senza la legge che obblighi alla denuncia il blitz del Papa vale poco – pronta la richiesta degli atti sugli abusi coperti da Delpini

    Senza la legge che obblighi alla denuncia il blitz del Papa vale poco – pronta la richiesta degli atti sugli abusi coperti da Delpini

    di Giorgio Gandola

    Manca l’ultimo metro. Ma non è un dettaglio, è l’essenza di tutto, il colpo di reni per vincere le Olimpiadi o il pezzo di fibra che serve a far funzionare un wifi. Con l’abolizione del segreto pontificio sui dossier, la rivoluzione di papa Francesco per contrastare la pedofilia in tonaca è finalmente concreta, va ben oltre l’omelia vuota del motu proprio Vos estis lux mundi. Il Pontefice passa dal puro marketing all’azione energica, ma per compiere il definitivo salto di qualità serve ancora il metro che fa la differenza: l’obbligo di denuncia.

    È un gesto semplice, quasi banale: chiedere ai vescovi o ai sacerdoti che vengono a conoscenza di casi di pedofilia di denunciare i reati alla magistratura. Un piccolo passo per lui, ma ci sono duemila anni di consuetudini a impedirlo. Ci si avvicina, si appoggia la mano alla maniglia ma quella porta rimane chiusa. Con l’abolizione del segreto pontificio è crollato un muro, da domani gli atti delle indagini previe (obbligatorie per il diritto canonica a carico di preti accusati di violenza sessuale) non saranno più coperti da sigilli di ceralacca e le famiglie delle vittime sapranno almeno quali sono stati i provvedimenti presi a carico dei responsabili. Una decisione storica che va incontro alle richieste delle associazioni mondiali delle vittime degli abusi del clero. Il problema è che, se nessun carabiniere o nessun pm viene a conoscenza di quelle inchieste, le preziose carte non servono a nulla. Di conseguenza, il metro mancante riguarda anche il Parlamento italiano che dovrà far sua la materia (fin qui lasciata completamente alla Chiesa) e legiferare, adeguandosi all’ordinamento di numerosi Paesi europei. Cioè studiare una legge che obblighi a sua volta il sacerdote, come cittadino italiano, a denunciare il colpevole strappando il sipario dell’omertà scambiata per carità cristiana. Basterebbe copiare Svizzera e Francia, ma l’iter potrebbe essere lungo e accidentato. E presupporre perfino una revisione del Concordato. Campa cavallo.

    IL CASO DON GALLI

    Un’obiezione legittima a questa sottolineatura ce la facciamo da soli: ma non è la famiglia della vittima a dover denunciare il prete pedofilo? Vero, però questo non accade spesso, soprattutto se quella famiglia è molto cattolica, crede profondamente negli insegnamenti della Chiesa e si affida alla gerarchia ecclesiastica per avere giustizia lontano dai procedimenti penali, che sempre costituiscono un trauma psicologico ulteriore per le vittime. Un esempio illuminante è quello di Alessandro Battaglia, giovane abusato da un sacerdote (don Mauro Galli) a Rozzano, in provincia di Milano. Il fatto accadde nel 2011, per anni la famiglia bussò all’arcidiocesi chiedendo giustizia ma si trovò di fronte al classico muro di gomma fatto di lettere consolatorie, di dilazioni con benedizione incorporata, di ipocrisie curiali.

    Solo nel 2014, in assenza di fatti concreti, i genitori si decisero a denunciare ai carabinieri lo scandalo e qualche mese fa don Galli è stato condannato a oltre sei anni di carcere in primo grado. La vicenda non ha impedito che Mario Delpini – allora vicario episcopale che invece di aprire l’indagine previa si limitò a spostare il chiacchierato sacerdote a Legnano, sempre in mezzo agli adolescenti – diventasse arcivescovo di Milano. Con queste nuove norme non solo non sarebbe successo, ma il monsignore sarebbe stato messo sotto inchiesta per omissione d’atti d’ufficio. A questo proposito, la famiglia della vittima è la prima a muoversi dopo la decisione del Papa e chiederà ufficialmente alla Congregazione per la dottrina della fede gli atti del processo canonico a carico di don Galli e il fascicolo riguardante la gestione di Delpini. Un modo concreto per sapere se alle linee di principio seguiranno i fatti.

    ANCHE GENOVA SI MUOVE

    Anche il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, vuole subito “approfittare dell’abolizione del segreto pontificio” per ottenere i dossier relativo a un parroco del quartiere Albaro accusato di abusi su minori e già indagato dalla diocesi nel 1998. L’obbligo di denuncia aiuterebbe inoltre nella realizzazione di un certificato antipedofilia per il sacerdote che viene trasferito in una parrocchia. Sarebbe equiparabile al casellario giudiziario, se ci sono pendenze è giusto saperlo. Ma se l’obbligo non esiste, il certificato risulterebbe forzatamente lacunoso o inattendibile. Senza contare che la Chiesa, per sua natura, si occupa con maggiore profondità dei peccati morali più che dei reati.

    Ecco perché manca l’ultimo metro, nella rivoluzione di Francesco. E manca anche qualcosa di molto cristiano: l’impegno a prendersi cura delle vittime concretamente. “Significa intervenire presto con indennizzi adeguati” spiega Francesco Zanardi, presidente di Rete L’abuso. “Parliamo di persone che vivono vite sfasciate a causa delle violenze subite, soffrono di gravi problemi psicosomatici, hanno la necessità di sottoporsi a lunghi percorsi di riabilitazione. E spesso non riescono a reinserirsi, avere un lavoro e relazioni normali, perché distrutti dai traumi. Vanno aiutati a rialzarsi e a vivere”. L’ultimo metro significa tutto.

    (trascrizione da La Verità del 19 dicembre 2019)

  • «È un primo passo. Ora serve l’obbligo di denuncia»

    «È un primo passo. Ora serve l’obbligo di denuncia»

    “il manifesto” – Luca Kocci

    «Si tratta di un primo passo concreto. È ancora insufficiente, ma un buon punto di partenza tangibile».

    È il commento alla decisione di papa Francesco di abolire il segreto pontificio sui casi di violenza, abuso sessuale sui minori e pedopornografia di Francesco Zanardi, presidente della rete l’Abuso (la più importante associazione italiana di vittime di preti pedofili) ed egli stesso, ad undici anni, abusato dal parroco savonese don Nello Giraudo, giudicato colpevole ma diversi reati sono caduti in prescrizione, grazie alle complici omissioni del proprio vescovo che lo ha protetto per anni.

    «Quando a maggio uscì l’ultimo documento pontificio sulla pedofilia del clero, il motu proprio “Vos estis lux mundi” – spiega al manifesto Zanardi –, io fui molto critico nei confronti di papa Francesco, perché si faceva ancora riferimento al segreto pontificio, e quindi nessun documento poteva essere trasmesso ai magistrati che lo richiedevano».

    Ed ora?

    «Ora questo ostacolo effettivamente è stato superato, quindi lo consideriamo un fatto positivo. Del resto l’abolizione del segreto pontificio è una delle cose che avevamo chiesto espressamente alla Santa sede, insieme alle altre associazioni internazionali delle vittime».

    Resta il fatto che il Vaticano e le diocesi consegnano i documenti solo se qualche magistrato glieli chiede, ma non sono obbligati a farlo…

    «È vero. Questo è ancora un passaggio mancante. Ma di chi è la mancanza? Non solo della Santa sede, ma anche dello Stato italiano, che non si è mai preoccupato del problema, lasciando l’intera gestione alla Chiesa. In Svizzera e in Francia, per esempio, l’obbligo della denuncia lo ha inserito lo Stato. In Italia no. E questa è una grave lacuna».

    Quali misure mancano ancora per un efficace contrasto alla pedofilia del clero?

    «Appunto innanzitutto l’obbligo della denuncia dei preti pedofili alla magistratura. Ovvero che un vescovo o un superiore religioso, appena abbia notizia di un prete pedofilo nella sua diocesi o nella sua congregazione, non lo protegga, ma sia obbligato a denunciarlo immediatamente. E poi l’impegno a prendersi cura delle vittime in maniera concreta».

    Cosa significa prendersi cura delle vittime?

    «Significa per esempio intervenire presto con degli indennizzi adeguati. Voglio ricordare che stiamo parlando di uomini e donne che vivono delle vite sfasciate a causa delle violenze subite, che soffrono di gravi problematiche psico-somatiche, che hanno la necessità di fare lunghissimi percorsi di cura e riabilitazione, che non riescono a trovare un lavoro perché distrutti dai traumi. Vanno aiutati a rialzarsi e a vivere».

    Si tratta tuttavia di misure che intervengono dopo che abusi e violenze sono state commesse e agiscono poco sulla prevenzione…

    «È vero. Ma l’obbligo di denuncia potrebbe avere anche una funzione preventiva. Mi spiego. Noi chiediamo, e lo abbiamo fatto anche in Parlamento, un certificato antipedofilia anche per i preti, per esempio per un nuovo parroco che arriva o viene trasferito in una parrocchia. Il certificato antipedofilia si produce al casellario giudiziario. Ma se non vi è denuncia, perché non è obbligatoria, il certificato viene rilasciato tranquillamente, perché nulla risulta agli atti. Con l’obbligo di denuncia, invece, questo non sarebbe più possibile. Sarebbe la chiusura del cerchio. La chiusura del cerchio della giustizia, che non può essere amministrata solo dalla Chiesa. La Chiesa può occuparsi del peccato morale, non dei reati».

    https://ilmanifesto.it/e-un-primo-passo-ora-serve-lobbligo-di-denuncia/

  • Pedofilia, papa Francesco abolisce il “segreto pontificio”. Zanardi: “Passo importante per dare giustizia alle vittime”

    Pedofilia, papa Francesco abolisce il “segreto pontificio”. Zanardi: “Passo importante per dare giustizia alle vittime”

    Il portavoce della Rete L’Abuso: “Ora alle Procure non potranno essere negati documenti o possibili prove”

    Savona. Addio al “segreto pontificio” sui casi di abusi sessuali commessi da chierici sui minori.

    Lo ha stabilito un provvedimento di Papa Francesco: si tratta del “Rescriptum ex audientia” pubblicato oggi, che all’articolo 1 esclude dal segreto pontificio “le denunce, i processi e le decisioni riguardanti i delitti” in materia di abusi su minori.

    Soddisfazione è stata espressa da Francesco Zanardi, portavoce della Rete L’Abuso che si occupa di difendere le vittime di abusi sessuali da parte del clero: “Un atto importante da parte della Chiesa – afferma -, mi auguro che anche lo Stato italiano faccia la sua parte”.

    “Il provvedimento consentirà che alle Procure non possa essere negato l’accesso a documentazione o possibili prove nell’ambito delle indagini: per le vittime di abusi sarà così più semplice ottenere giustizia” aggiunge.

    Un passo importante, ma secondo lo stesso Zanardi non decisivo: “Serve l’obbligo per le autorità ecclesiastiche di denunciare – spiega -, infatti il processo canonico ha un risvolto di carattere morale ma non penale, vale a dire nella parte relativa al reato vero e proprio nei confronti di una vittima”.

    “Tuttavia non incolpo Papa Francesco o il Vaticano: le conferenze episcopali francese o svizzera, ad esempio, rispettano l’obbligo di denuncia. La responsabilità è dello Stato italiano. Il Vaticano ha fatto un grande passo avanti, ora vorremmo vedere lo Stato fare lo stesso. E questa mia raccomandazione è stata già accolta nei mesi scorsi dall’Onu e girata al Governo italiano” conclude Zanardi.

    https://www.ivg.it/2019/12/pedofilia-papa-francesco-abolisce-il-segreto-pontificio-zanardi-passo-importante-per-dare-giustizia-alle-vittime/

  • Un primo passo concreto; Francesco toglie il segreto pontificio dalle cause di abuso

    Un primo passo concreto; Francesco toglie il segreto pontificio dalle cause di abuso

    Accogliamo positivamente l’inserimento di questa norma, tra quelle chieste a gran voce durante l’incontro avvenuto lo scorso febbraio in Vaticano, dove le associazioni, Rete L’ABUSO, ECA Global, SNAP e vari altri rappresentanti delle vittime, si incontrarono per più di due ore con i rappresentanti vaticani, tra cui padre Hans Zollner, Charles Scicluna e padre Federico Lombardi.

    Nel maggio scorso, avevamo pesantemente criticato il Motu Proprio Vos Estis Lux Mundi, in quanto blindato proprio dalle varie clausole che si appellavano al segreto pontificio, rendendo il documento, a nostro avviso, peggiore dei precedenti.

    Questa nuova norma risolve un dettaglio non da poco e, se pur vista di buon occhio, non ci sbilanciamo, in quanto questa, insieme al soccorso delle vittime, era una delle richieste fondamentali fatte nella riunione dello scorso febbraio in Vaticano.

    L’altra riguardava l’obbligo della denuncia alle autorità civili del paese dove i crimini sono stati commessi, in modo tale da risolvere anche il problema della giustizia per la vittima, oltre che la prevenzione.

    Questo perché – come spesso ricordiamo – il processo canonico, come si legge anche in quest’ultimo documento, si basa sul sesto comandamento, “non commettere atti impuri” e non considera il crimine subito dalla vittima, ma il peccato.

    Del reato invece, se ne occupa la magistratura, che condanna il colpevole e risarcisce la vittima. Questo è ancora un passaggio mancante, ma di chi è la mancanza?

    A nostro avviso è dello Stato italiano, che non si è mai preoccupato del problema, lasciando l’intera gestione alla chiesa. In Svizzera, come in Francia ecc. l’obbligo della denuncia lo ha inserito lo Stato.

    In Italia invece, come lamenta a gran voce anche il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite (par. 21 Sfruttamento e abuso sessuale) , non solo non esiste questo obbligo, ma le lacune sono parecchio gravi a partire dal fatto che in tutti questi anni il Governo non abbia mai avviato (come negli altri paesi industrializzati) una commissione di inchiesta che almeno quantificasse l’entità del fenomeno.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Sacerdote abusò di un ragazzino per anni, ma il reato è ormai prescritto

    Sacerdote abusò di un ragazzino per anni, ma il reato è ormai prescritto

    Il prete, che nonostante fosse in pensione continuava ad aiutare regolarmente nella regione di Goldach (SG), è stato immediatamente bandito da ogni attività pastorale

    SAN GALLO – Un sacerdote 78enne della diocesi di San Gallo ha abusato sessualmente di un adolescente tra il 1987 e il 1996. La vittima ha denunciato le violenze dopo decenni, ma il reato è ormai prescritto. Il prete, che nonostante fosse in pensione continuava a prestare regolarmente aiuto nella Chiesa nella regione di Goldach (SG), è stato immediatamente bandito da ogni attività pastorale.

    Il vescovo Markus Büchel è venuto a conoscenza degli abusi lo scorso aprile dopo segnalazione del Comitato di esperti contro le aggressioni sessuali nella Chiesa e ha immediatamente denunciato il sacerdote al Ministero pubblico, indica la diocesi di San Gallo in una nota odierna. «Ciò anche se il reato è prescritto dalla legge e come tale non può più essere perseguito».

    Büchel ha inoltre presentato una denuncia a Roma, poiché l’atto del sacerdote costituisce un reato penale anche ai sensi del diritto canonico. Il procedimento giudiziario ecclesiastico potrebbe portare alla perdita dello status di prete. La vittima, oggi 46enne, aveva solo 13 anni quando sono iniziati i primi abusi. Il 78enne ha ammesso i fatti.

    «Siamo profondamente sconvolti dal fatto che un sacerdote della nostra diocesi abbia inflitto tanta sofferenza a un minorenne», si legge nel comunicato, in cui viene sottolineato che Büchel ha incontrato personalmente la vittima e si è scusato a nome della Chiesa. Fino al rapporto del comitato di esperti, viene aggiunto, il vescovo e la direzione diocesana non hanno avuto indicazioni o segnalazioni in merito a «comportamenti sbagliati» da parte del sacerdote.

    Al momento non sembrano esserci altre vittime, ma ora il sacerdote è stato bandito da ogni attività. L’aggressore sessuale «si pente profondamente delle sue azioni», aggiunge la diocesi. Nel frattempo la vittima è assistita dal comitato di esperti, istituito dal 2002 per proteggere le vittime di abusi nella Chiesa.

    Un fondo speciale, creato nel 2015 per indennizzare le vittime di abusi sessuali commessi da religiosi e caduti in prescrizione, destinerà all’uomo 20’000 franchi a titolo di risarcimento per torto morale. «Naturalmente non si può cancellare un atto del genere con del denaro», indica il vescovo Büchel, contattato dall’agenzia Keystone-ATS.

    Tuttavia, l’attitudine del clero in merito a questo caso, anche se «tardivo», dimostra che «la Chiesa si è avvicinata alle vittime», aggiunge Büchel. In base alle esperienze raccolte, il vescovo ritiene che per le persone vittime di abusi è molto difficile elaborare e parlare di ciò che hanno vissuto. Il fatto che l’uomo abbia rotto il silenzio dopo così tanti anni è anche «un successo» dell’approccio più aperto all’argomento, sostiene l’ecclesiastico, invitando tutti coloro che sono stati vittime di abusi da parte di religiosi a prendere contatto con il Comitato di esperti contro le aggressioni sessuali nella Chiesa.

    https://www.tio.ch/svizzera/cronaca/1388333/sacerdote-abuso-di-un-ragazzino-per-anni-ma-il-reato-e-ormai-prescritto?fbclid=IwAR3Rk9_s8oJGN9t8mFuHtqP_pLwgWUzadA5ymkstQ68fC5EWHRVYkD4VM_U

  • Cile: dati abusi sessuali clero, 221 indagati e 248 vittime

    Cile: dati abusi sessuali clero, 221 indagati e 248 vittime

    La procura nazionale del Cile ha riferito ieri che ci sono attualmente 166 indagini, 221 persone indagate e 248 vittime di abusi sessuali da parte di membri della Chiesa cattolica nel paese sudamericano.

    Secondo quanto riporta la stampa cilena, la ripartizione degli indagati indica 152 sacerdoti, dieci vescovi, nove diaconi, 15 laici, otto senza informazioni e 27 membri di ordini o congregazioni che non sono del clero (frati e suore). Per quanto riguarda le vittime, 131 corrispondono a bambini e adolescenti, 35 ad adulti e 82 senza informazioni.

    I dati sono emersi nel quadro dell’accordo di cooperazione firmato ieri dal procuratore nazionale George Abbott e dal segretario generale della Conferenza episcopale del Cile (Cech), Fernando Ramos, per promuovere lo sviluppo delle indagini per reati sessuali commessi da membri della Chiesa contro i minori.

    Lo scopo principale dell’accordo di collaborazione è quello di chiarire e migliorare il processo investigativo in questo tipo di crimine, nonché di preservare la protezione delle vittime e dei testimoni.

    https://www.tvsvizzera.it/tvs/cile–dati-abusi-sessuali-clero–221-indagati-e-248-vittime/44934510

  • Testimonianza di Valerio Maj

    Testimonianza di Valerio Maj

    … C’era solo un colpevole: me stesso!

    Residente in Svizzera da quasi quaranta anni, sono nato in provincia di Bergamo, il 15 aprile 1956, secondogenito di quattro figli. La mia famiglia era modesta e mio padre era assente per lunghi periodi a causa del suo lavoro all’estero. Aveva un carattere forte e oppressivo.

    Alla fine degli anni 60, ho voluto entrare in seminario. Dopo un anno e mezzo, ho chiesto a mia mamma di farmi uscire. Con l’aiuto di una famiglia di amici, ho trovato un posto in un altro istituto religioso. Era nel mese di gennaio del 1970.

    Certamente, a causa della mia natura introversa, timido e già scosso dall’abuso del potere di mio padre, per il mio aggressore, Don Mario, è stato il gioco da ragazzi prendermi sotto la sua ala, guadagnare la mia fiducia e abusare sessualmente di un bambino di 13 anni. Il mio aggressore era il mio professore di latino e di canto. Conosceva la famiglia degli amici che mi avevano aiutato a entrare nel nuovo istituto, e in poco tempo ebbe la fiducia anche della mia famiglia. Mi ha visto, solo e senza amici, timido e nuovo nell’Istituto e per lui è stato facile, farmi sentire importante sotto la sua protezione. Ha preso il posto del padre oppressivo e spesso assente, mentre lui era presente, gentile e premuroso. E poi, rappresentava Dio, il Padre su questa terra.

    L’abuso ha avuto luogo nel suo ufficio, specialmente di sera prima di andare nei dormitori. Da notare che gli studi dei sacerdoti avevano le porte vetrate.  Avevo molta paura di poter essere visto da altri sacerdoti, che usavano gli uffici accanto, e mi sentivo in colpa per quello che succedeva.

    Era una pratica comune o chiudevano un occhio sulle pratiche di Don Mario?

    Durante l’abuso, introduceva la sua lingua nella mia bocca, mi toccato i genitali e mi costringeva a toccarlo nelle parti intime. Questo è accaduto più volte durante la mia permanenza, un anno e mezzo, nell’istituto religioso.

    A volte veniva nel dormitorio e si sedeva sul bordo del letto e mi toccava le parti intime. Avevo terrore e imbarazzo di essere visto da altri studenti che dormivano nei letti accanto al mio. Mi chiedevo: cosa diranno di me se mi vedono cosa faccio con don Mario?

    In due occasioni almeno, lui mi ha accompagnato a casa dai miei genitori, a circa 70 km.

    Dormivamo nella stessa camera accanto a quella dei miei genitori. Appena entrati, chiudeva la camera a chiave, e mi costringeva ad entrare nel suo letto nudo… Ancora la sua lingua nella mia bocca, le sue mani sulle mie parti intime e le mie nelle sue. Anche in queste occasioni avevo spavento, turbamento e collera per quello che subivo.

    Perché non ho confessato l’abuso? Per paura delle conseguenze; lui un sacerdote e io… niente.

    La vergogna e la colpevolezza di essere la causa di questa situazione.

    A chi dirlo? Ai miei genitori che hanno messo questo mostro nella mia camera?

    Nel mio paese di 800 abitanti dove tutti erano cristiani praticanti, dove il sacerdote era la persona più influente, nessuno mi avrebbe mai creduto e difeso… sarei stato indicato come un bugiardo, un pervertito! La Chiesa era la Santa Madre, intoccabile!

    Quindi, ho tenuto tutto dentro. Ho seppellito questa ferita nel profondo di me stesso, ho creduto di cancellare questi dolorosi eventi dalla mia memoria.

    Ahimè, quando si crede di cancellare dalla memoria, i grandi traumi subiti nell’infanzia, un giorno o l’altro, riemergono in superfice e causano danni che sono devastanti a livello fisico, affettivo e psicologico.

    l’abuso lascia sempre il segno nella vita di un bambino. L’abuso condiziona le sue relazioni, la sua personalità, i suoi interessi, i suoi sogni.

    Ecco, qualche problema causato dall’abuso: carattere instabile e a volte irascibile, non riuscivo a dire di no a nessuno, comportamento autodistruttivo, problemi di ambivalenza, mancanza di fiducia in me stesso, sentirmi niente, inutile e incapace, fingere che tutto va bene anche quando ero sull’orlo del baratro. Un sacco di problemi con l’alcool. E nel 1993 e nel 2007 ho avuto due incidenti d’auto, abbastanza gravi, ma senza conseguenze fisiche, a causa dell’abuso di alcool.

    Nel 2006, dopo tre anni come responsabile di circa cinquanta collaboratori, per mancanza di fiducia in me stesso, ho subito un burn-out (stato di grande stress e fatica) e ho dovuto fermarmi dal lavoro per quattro mesi e per quasi tre anni seguire una terapia psichiatrica. Purtroppo il problema degli abusi non è uscito fuori… Ho perso il mio posto di responsabile e con esso una fetta di salario. Fortunatamente il mio datore di lavoro mi ha dato di nuovo fiducia e ho continuato in un altro reparto.

    Nella primavera del 2010, ho trovato il coraggio di parlarne con un amico, sacerdote ed italiano, che era missionario in Svizzera. Mi ha detto di non dirlo a nessuno! Deluso e stordito ho ingoiato la mia delusione.

    Ma il mio corpo non ha accettato e ha cominciato a somatizzare questo problema a modo suo. Alla fine di agosto dello stesso anno, ho iniziato una polimialgia reumatica, molto dolorosa e che ho dovuto trattare con il cortisone per tre anni. Dopo la polimialgia reumatica si è trasformata in poliartrite che si è protratta per due anni.

    Inizio 2016 mia moglie mi ha fatto due domande: chi sei? Perché cerchi di distruggerti? Ho risposto: ho sempre avuto un comportamento autodistruttivo e ho sempre annientato i miei centri d’interesse.

    Mi ci sono voluti tre giorni per riuscire e dire a mia moglie gli eventi in relazione agli abusi sessuali. Da questo mia moglie ha capito subito che i molti problemi avuti nella mia vita (abuso di alcool, ambivalenza, cambiamenti di umore, burn-out e malattie fisiche) erano collegati agli abusi sessuali e per me è stato un sollievo enorme e un supporto fondamentale.

    Ho iniziato la terapia con una psicologa, che è durata dal marzo 2016 all’agosto 2017. Dopo la confessione, ho avuto un’ulcera allo stomaco e ancora adesso prendo farmaci per curarlo. Ho anche sviluppato delle crisi di angoscia, abbastanza violente e frequenti.  All’inizio credevo fossero dei problemi di cuore, ma poi smentite dalle visite mediche presso il pronto soccorso dell’ospedale.

    Ho attraversato il deserto dei dubbi, cercando il vero Valerio e guardando le esperienze del mio passato ho avuto paura e ho dubitato spesso di riuscire a guarire. Più volte ho pensato alla morte come una liberazione. E in questo periodo che ho capito il significato di sopravvissuto…

    Durante questo periodo ho capito una cosa importante – e la psicologa che ho consultato lo ha sottolineato – asfissiavo di vergogna, senso di colpa e denigrazione di me stesso, pensando che l’unico colpevole ero io!

    Ma chi è questa forza devastatrice? È il bambino abusato, usato e gettato che ti chiama, che ti chiede aiuto, che vuole che tu lo prenda tra le braccia per consolarlo. È il bambino che tu non vuoi prendere per mano, che non vuoi rivelare agli altri e che non vuoi riconoscere come una parte di te stesso.

    È il bambino che ha paura, che ha vergogna, che si sente colpevole, che crede di essere la causa di quanto gli è successo. Ma tu non vuoi e non puoi ascoltarlo. Ascoltarlo significa ricordare e ricordare è doloroso. Allora certe volte, per non ricordare, per non ascoltare quel bambino di 13 anni, ti rifugi nei vizi o in certi comportamenti che possono solo farti del male e distruggere quanto di buono hai fatto attorno a te.

    Ma come liberarsi da questa forza devastante? Dare un nome alla sofferenza. Dare il nome di chi ti ha trasformato la vita in via crucis. Dare il nome di chi ti ha tradito, usato e gettato! Finché non troverai il coraggio di cercarlo, denunciarlo o parlargli, sarai sempre la preda di te stesso. Sempre!

    Ho immediatamente avvisato, il mio datore di lavoro, dei problemi che mi tormentavano e ho avuto un’interruzione del lavoro di due settimane. Ho avuto il sostegno senza riserve del mio responsabile e delle RU. Mi hanno rilasciato un documento dove attestano il loro sostegno alla mia denuncia, anche giuridicamente, e mi hanno lasciato il tempo necessario per riprendermi da questi eventi senza caricarmi di troppe responsabilità.

    Don Mario, dopo delle ricerche in rete l’ho trovato in un oratorio come parroco.

    Gli ho scritto che desideravo parlare con lui degli eventi relativi al nostro soggiorno presso l’istituto religioso della mia giovinezza. Non ha risposto. Ho scritto al suo superiore, mi ha risposto e indirizzato, senza una parola di compassione, al Vicario.

    Con il Vicario, ha corrisposto densamente per e-mail, ho esposto i fatti, l’ho incontrato nel marzo 2016. Poi un silenzio di parecchie settimane.

    Il silenzio è insopportabile quando ci aspetta una risposta, anche per fatti accaduti 46 anni prima! Mia moglie ha avuto l’idea di cercare associazioni di persone abusate e abbiamo preso un appuntamento con Marie-Jo Aeby di SAPEC, una associazione Svizzera che si occupa delle persone che sono state abusate in una relazione di autorità con religiosi. Il miracolo avvenuto. Marie-Jo mi ha ascoltato, ha capito il mio dramma; lei si che ha avuto una vera compassione e mi ha consigliato cosa fare. In un secondo tempo mi ha indirizzato al vescovo Charles che ha avuto lo stesso atteggiamento di Marie-Jo. Finalmente un uomo di Chiesa, che mi ascolta e mi crede! Monsignor Morerod ha scritto una lettera per la Commissione, presieduta dal Vicario, che doveva redigere il verbale dell’udienza preliminare prevista per il 14 maggio 2016. Quel giorno, per più di tre ore, accompagnato da mia moglie, per raccontare e rivivere l’abuso e le sue conseguenze. E alla fine, nessuna copia del verbale…

    Ho provato di tutto per ottenere questo documento, ma niente da fare. Solo le minacce di divulgare il nome del mio aggressore alla stampa ha fatto reagire il Vicario; era pronto a un viaggio in Svizzera per discutere questo punto con l’associazione SAPEC, Monsignor Charles e il sottoscritto, ma non a darmi una copia del processo verbale. SAPEC mi ha sconsigliato di discutere con il Vicario senza processo verbale.

    Nel settembre 2016 la procedura preliminare è completata e il mio dossier è inviato a Roma alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Monsignor Charles e Monsignor Francesco, un amico che è missionario da 50 anni, hanno inviato una lettera, alla Congregazione della Dottrina della Fede, per sostenermi nella mia denuncia. Ma dal mese di settembre 2016: silenzio assoluto.

    Nel mese di agosto 2017, ho nuovamente inviato una e-mail al Vicario per dirgli che la mia pazienza era ad al limite e che entro la fine di settembre non ricevevo notizie, avrei rimesso la mia storia di abusi ai media. Risposta immediata del Vicario che dice di avere notizie da Roma e desidera incontrarmi.

    L’incontro con il Vicario, accompagnato dall’avvocato della sua congregazione si svolge nel mio paese in Italia. Mi accompagna Monsignor Francesco. Il Vicario comunica che la mia procedura è terminata! Don Mario ha ricevuto restrizioni nel suo ministero come; divieto di celebrare alcuni sacramenti e incontrare i giovani da soli. Ha dovuto firmare una lettera in cui ha riconosciuto le accuse e ha deciso di non presentare ricorso contro tali decisioni.

    Purtroppo come di solito avviene in Vaticano, non ho ricevuto nulla di scritto. Tutto è stato fatto per via orale, così da non lasciare alcuna traccia. Ho manifestato la mia delusione per la mancanza di comunicazione scritta e con me, Monsignor Panfilo, che mi accompagnava

    Don Mario, che aveva accettato di incontrarmi alla fine della procedura canonica, non ha più voluto incontrarmi o scusarsi per il danno che mi ha fatto. Apparentemente, era un po’ depresso dopo la mia confessione e la decisione di Roma. Il poverino!
    Non ho ricevuto neppure le scuse scritte dalla sua congregazione!
    Sì, ho ricevuto una riparazione ma con l’impegno di non dire il nome del mio aggressore e della sua congregazione.
    La Congregazione per la Dottrina della Fede non mi ha permesso di avere:
    – I documenti del procedimento preliminare e finale.
    – Del processo verbale della mia deposizione.
    – Della dichiarazione e della testimonianza del mio aggressore per sapere se ha riconosciuto i fatti o meno.
    – Un documento che attesti le sanzioni inflitte al mio aggressore.
    – Un documento in cui la chiesa di Roma si scusa per il danno che ho subito.

    Ammetto che non ricevere scuse, né documenti della mia procedura, è difficile, molto difficile da sopportare! Questo è inammissibile e qualche volta la rabbia mi prende e vorrei vedere il Vaticano crollare e sprofondare per sempre.

    Se da un lato sono soddisfatto per il risultato di questa procedura, che almeno mi riconosce come vittima, io non capisco come mai il Vaticano tratta in questo modo le vittime di abusi sessuali. Una cosa è chiara: non vogliono lasciare nessuna traccia scritta del comportamento dei loro religiosi e pazienza se le vittime, di questi esecrabili delitti, si sentano ancora una volta vittime dell’abuso di potere e del clericalismo, di questa istituzione, che perde ogni giorno un po’ più della sua credibilità.

    Un’altra realtà che si è aperta a me attraverso questa esperienza è quella dei sacerdoti italiani.

    A parte Monsignor Francesco, che è arcivescovo in Papua, tutti gli altri sacerdoti italiani che ho contattato, in Svizzera e in Italia, non mi ha aiutato nella mia angoscia ma hanno difeso l’istituzione che li mantiene. Non conoscono le conseguenze degli abusi sessuali sui minori e non sono disposti ad aiutare le vittime. Che delusione!

    Ora faccio parte del comitato del Gruppo SAPEC e vorrei aiutare gli altri sopravvissuti di abusi sessuali ad essere riconosciuti come vittime, ricevere le scuse dell’autore del reato e quella dei suoi superiori e pretendere un risarcimento.

    Nel febbraio 2019 ho partecipato a Roma, con altri membri del Gruppo SAPEC, ad una manifestazione di tolleranza zero organizzato da ECA (Ending Clerical Abuse). L’obiettivo è di fare pressioni sulla chiesa per mettere in atto delle disposizioni, per fermare i suoi indicibili crimini, in parallelo con il sinodo convocato da Francesco.

    Ho incontrato diverse persone, donne e uomini, sopravvissuti da abusi sessuali  nella chiesa. Tutti delusi da questa istituzione, ma determinati a continuare questa lotta per far emergere la verità e fermare la piaga che colpisce tanti bambini.

    Dopo la lettura del documento finale di Francesco, che ci ha deluso tantissimo, tutti ci poniamo le stesse domande:
    Perché la chiesa non fa altro che proferire parole e non azioni concrete per fermare questa catastrofe?
    Perché le vittime non sono riconosciute come tali dalla chiesa?

    Queste le parole dei genitori di Alessandro al papa che condivido completamente:
    “Francesco, ma occorre un summit mondiale per rendere consapevoli i Vescovi che abusare, insabbiare non è una cosa buona, questo l’obbiettivo? La consapevolezza? Occorre un ‘vademecum’ per aiutare i presidenti delle conferenze episcopali per far capire a tutti i Vescovi dei loro paesi che violentare un bambino e spostare i preti che si macchiano di tale crimine, da un oratorio all’altro, non risponde esattamente all’obbiettivo che hai dovuto chiarire”?

    Uno dei problemi fondamentali è che nei tribunali ecclesiastici non considerano l’abuso sessuale, sui minori un crimine, ma una violazione da parte di un chierico dei suoi obblighi di celibato. L’abuso sessuale sui bambini è considerato come fattore aggravante.
    Il diritto canonico non si occupa di criminalità, ma dei doveri speciali del religioso.
    Quindi quello che è in gioco è lo statuto religioso del chierico e non quello che è successo alla vittima perché in Vaticano la vittima non ha statuto.

    Eppure c’è un documento che dovrebbe illuminare e affrontare tutti questi problemi e permettere a tutti gli uomini religiosi di vivere secondo il loro impegno: il Vangelo!

    Mi pongo una domanda ancora più seria:
    Perché i religiosi e tutti i cristiani che collaborano fedelmente per trasmettere il Vangelo non fanno nulla per proteggere i loro fedeli, i più fragili e i loro figli? Il cambiamento può avvenire solo all’interno della chiesa, altrimenti non ci sarà più chiesa…

    Non è la chiesa e i suoi membri che soffre, come insiste sempre Francesco, ma milioni di bambini e le loro famiglie che devono convivere con vite umane distrutte o altamente andicappate!

    Non è certamente la colpa di satana, altra scusa di Francesco, se molti religiosi si lasciano andare in certi comportamenti disumani, ma della perversione di queste persone e di chi, a proposito, copre questi orribili crimini per proteggersi (dai loro scheletri nell’armadio) e proteggere questa istituzione ormai marcia.

    Io non voglio fare parte di questa chiesa, ma desidero, cooperare e aiutare la parte sana a prendere coscienza e sradicare il male che l’ha invasa. La chiesa non potrà ricostruirsi senza l’aiuto delle vittime e delle associazioni che le difendono. Solo ascoltando, l’orrore delle storie delle vittime, potrà prendere coscienza del male che ha fatto e prendere le giuste misure per fermare questa piaga insostenibile.

    Valerio

  • Negato l’ingresso in Vaticano a un sopravvissuto – Survivor denied entry to Vatican

    Negato l’ingresso in Vaticano a un sopravvissuto – Survivor denied entry to Vatican

    By Chris Morris

    Un sopravvissuto di Dunedin agli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica, è stato allontanato dall’ingresso del Vaticano dalle Guardie svizzere.

    Darryl Smith è volato a Roma questa settimana per partecipare al raduno dei sopravvissuti, in coincidenza con il summit dei leader delle conferenze episcopali di tutto il mondo.

    Il signor Smith aveva sperato in un’udienza con papa Francesco e stava portando con sé una lettera di presentazione dal vescovo cattolico di Dunedin, il reverendo Michael Dooley, che ha anche contribuito a pagare il suo viaggio.

    Tuttavia, il Dr Murray Heasley, un portavoce di Auckland per la Rete dei sopravvissuti agli abusi nelle istituzioni basate sulla fede e i loro sostenitori, ha detto che per la visita vi erano dei problemi.

    Il dott. Heasley, che è anche a Roma per il raduno, ha dichiarato in un post di Facebook che a Mr Smith era stato “rifiutato l’ingresso in Vaticano per incontrare il Papa”.

    “Siamo stati bloccati dalla Guardia svizzera che ha respinto la lettera del vescovo Dooley e ci ha detto che dovevamo seguire un protocollo lungo e che richiede tempo.”

    “Non è stato importante dare priorità a un sopravvissuto nella settimana dei sopravvissuti, nonostante un volo di 40 ore da Dunedin.”

    “Ci guardavano come se fossimo pazzi, anche solo per aver pensato che un tale incontro fosse possibile.”

    Il signor Smith ha visitato la piazza pubblica davanti al Vaticano e ha rilasciato interviste agli organi di stampa australiani e di altri media internazionali riguardo alle sue esperienze, ha detto il dott. Heasley.

    Il dott. Heasley, ex prefetto capo della St Paul’s High School – ora parte del Kavanagh College – e laureato all’Università di Otago, è stato nominato rappresentante della Nuova Zelanda nel gruppo Ending Clergy Abuse Global (ECAG), che ha cinque giorni di incontri ed eventi in concomitanza con il summit dei vescovi.

    La riunione di questa settimana di circa 130 vescovi, tra cui il cardinale neozelandese John Dew, è stata indetta da Papa Francesco per discutere della crisi degli abusi sessuali che ha travolto la chiesa.

    (traduzione con Google)
    https://www.odt.co.nz/news/dunedin/survivor-denied-entry-vatican?fbclid=IwAR3XuGln4Y_Gj65feEAJcxARCNPRbl_MQ8GfAxoyLKTg8Gcujh8rKPil3ok