Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: testimoni di geova

  • I tribunali hanno confermato la designazione dei Testimoni di Geova come ‘setta distruttiva’.

    I tribunali hanno confermato la designazione dei Testimoni di Geova come ‘setta distruttiva’.

    Le vittime dei Testimoni di Geova hanno nuovamente vinto in tribunale contro la congregazione. La sezione civile del Tribunale provinciale di Madrid ha confermato la precedente sentenza, affermando che coloro che sono stati colpiti dalle pratiche dei Testimoni possono essere considerati vittime, possono costituire un’associazione e possono definire la congregazione una “setta distruttiva”, in quanto tutelati dalla libertà di espressione.

    I giudici ritengono inoltre che tali affermazioni siano supportate dalle esperienze di vita reale di ex membri della setta che hanno testimoniato durante il procedimento giudiziario. La sentenza afferma che queste dichiarazioni “non costituiscono semplici insulti, bensì giudizi di valore con sufficiente fondamento fattuale” e che “fanno parte di un rilevante dibattito sociale di interesse generale”, secondo una dichiarazione dello studio legale Bardavío Abogados, che ha rappresentato le vittime in questo caso.

    La Corte sottolinea che tali manifestazioni sono tutelate quando si basano su fatti verificabili e testimonianze veritiere, nell’ambito del legittimo esercizio dei diritti fondamentali. Inoltre, la sentenza si fonda sulle pratiche denunciate in numerose testimonianze di ex membri, che descrivono sistemi di controllo interno attraverso regolamenti e commissioni disciplinari; pressioni sociali e familiari, soprattutto in caso di espulsione o dissenso; e isolamento sociale.

    «In primo luogo, la rilevanza pubblica del contenuto informativo non può essere messa in discussione, a meno che non si viva distaccati dai media in una società democratica come quella spagnola. Pochi argomenti seri suscitano maggiore interesse nelle società democratiche del funzionamento interno delle religioni, delle relazioni tra i loro membri e dell’adattamento dei loro antichi dogmi ai valori attualmente prevalenti nelle società democratiche», si legge nella sentenza.

    Nella parte conclusiva della sentenza, i giudici si concentrano su una questione fondamentale: “I membri dell’associazione imputata che hanno abbandonato i Testimoni di Geova intendono recuperare un rapporto di affetto con i loro parenti che continuano a appartenere alla confessione religiosa e per i quali provano un amore sincero che esclude la promozione di atti dannosi nei loro confronti o la loro giustificazione in qualsiasi modo”.

    Aggiungono inoltre che le vittime non hanno “l’intenzione di diffamare”, ma piuttosto “agiscono con l’evidente intento di denunciare al fine di modificare le abitudini della confessione religiosa, adattandole ai valori attuali delle società democratiche”.

    Il procedimento legale è iniziato nel 2019 e si è incentrato sull’esistenza stessa dell’Associazione spagnola delle vittime dei Testimoni di Geova, sui suoi statuti e sulle sue denunce.

    La sentenza che ha respinto la causa per violazione dell’onore intentata dai Testimoni contro le vittime conteneva quasi 70 pagine di argomentazioni a favore della loro libertà di espressione, considerando che le loro critiche sono veritiere, documentate e, nella maggior parte dei casi, basate sulle testimonianze delle persone direttamente coinvolte.

    «Sebbene sia fastidioso e profondamente offensivo, l’esistenza dell’Associazione deve essere tollerata», ha affermato il magistrato di Torrejón de Ardoz.  Il giudice ha riconosciuto che affermare che i testimoni si comportino come una «setta» può essere «spiacevole, persino offensivo, per i fedeli», ma costituisce una «critica legittima». La congregazione ha annunciato che presenterà ricorso contro questa sentenza, che, tra le altre cose, respinge la sua richiesta di risarcimento di 25.000 euro.

    https://www.eldiario.es/sociedad/justicia-avala-llame-secta-destructiva-testigos-jehova_1_13158958.html

  • “I miei genitori facevano orge in casa, poi mi volevano vergine al matrimonio. Quando ho lasciato i Testimoni di Geova mi hanno ‘cancellata’”: la storia di Martina Pucciarelli

    “I miei genitori facevano orge in casa, poi mi volevano vergine al matrimonio. Quando ho lasciato i Testimoni di Geova mi hanno ‘cancellata’”: la storia di Martina Pucciarelli

    “C’è una via di mezzo tra fare orge in casa e costringermi a sposarmi vergine. Invece, loro hanno scelto gli estremi. Hanno immolato me per espiare i loro peccati”. È un racconto senza filtri, a tratti crudo, quello di Martina Pucciarelli, scrittrice esordiente che il 21 gennaio debutta con Il Dio che hai scelto per me: edito da HarperCollins, è un romanzo-verità ad alto tasso autobiografico, in cui racconta la sua esperienza di vita, sofferenza e rinascita, da quando ha lasciato i Testimoni di Geova ed è stata letteralmente “cancellata” dalla sua famiglia. Un percorso lungo, pieno di dolore, che ha anticipato in un’intervista al Corriere della Sera, in cui svela i traumi che l’hanno spinta ad andare in psicoterapia e poi a lasciare la comunità di cristiani millenaristi. A cominciare dalla violenza subita da un ragazzo, amico di famiglia, e diventato un tabù per molti anni.

    “Il dolore più grande è stato che non venisse data importanza alla cosa. Devo riconoscere a mia madre che lei se ne era accorta, io le ho chiesto di portarmi da una sorella di fede che era come una seconda madre, cui ero legatissima e lei ha peccato di superficialità. Comunque ci sono ragazze che hanno subito abusi ben peggiori”, svela la Pucciarelli. Ma la spinta ad allontanarsi dai Testimoni di Geova arriva con la maternità, che coincide con la messa in discussione della fede. “Mi ero sposata, i figli non arrivavano. E dicevo a Geova: ‘Sono sempre stata brava e ubbidiente e ho sempre fatto quello che volevi, ho rinunciato a tante cose per te e una cosa ti chiedo, una cosa voglio, perché non me la dai?’. Ci credevo e all’epoca pensavo che mi stesse punendo per qualcosa che non avevo capito”.

    Con la fecondazione assistita (“sempre secondo le regole della comunità, con il seme del marito”) i figli arrivano, ma nel frattempo i dubbi crescono, complice anche l’uscita dai Testimoni del fratello maggiore, che viene “ripudiato” dai genitori (“Mio padre ha scelto di fare l’anziano, sacrificando di fare il padre, con mio fratello, ha cacciato il figlio per salvare la sua reputazione”). Al settimo mese di gravidanza, in attesa del secondo figlio, la Pucciarelli decide di entrare in terapia: “Qualcosa non mi tornava. Loro ti promettono una felicità tanto più grande quanto più rinunci alle cose: io avevo rinunciato a tutto ma ero infelice. E allora o il problema sono io, come volevano farmi credere, o la ricetta non funziona”. Grazie al lavoro con la sua psicologa, prende consapevolezza di tante cose e decide di lasciare la comunità – e una vita di proibizioni, a cominciare dai regali di compleanno e Natale, mai ricevuti o donati – e la spinta più forte gliela danno i figli: “Sono uscita per i miei figli, per me non ci sarei riuscita, forse non mi volevo bene abbastanza”.

    Oggi ammette che le manca la fede mentre non le manca l’ipocrisia nella quale a vissuto, soprattutto quella legata al sesso e alla vita familiare. Lei e il fratello maggiore (che la madre ha avuto con un altro uomo), entrambi cancellati dalla vita della loro famiglia, hanno infatti scoperto molte cose che non sapevano dei loro genitori. A cominciare dal loro essere libertini: “Vivevano in uno stile beat generation, una giovinezza di eccessi, mio padre l’ha confessato a mio fratello. Questa era la loro maniera di ribellarsi. Alla fine, si sono auto-puniti… convertendosi. Ho provato rabbia, giustificata, perché c’è una via di mezzo tra fare orge in casa e costringermi a sposarmi vergine. Invece, loro hanno scelto gli estremi. Hanno immolato me per espiare i loro peccati. Dovevano limitarsi a immolare sé stessi. Mi hanno tolto l’adolescenza”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/01/18/i-miei-genitori-facevano-orge-in-casa-poi-mi-volevano-vergine-al-matrimonio-quando-ho-lasciato-i-testimoni-di-geova-mi-hanno-cancellata-la-storia-di-martina-pucciarelli/7842302/

  • Violenza su minori in ambito settario e religioso, Stefania Ascari deposita una interrogazione parlamentare

    Violenza su minori in ambito settario e religioso, Stefania Ascari deposita una interrogazione parlamentare

    Malgrado giacciano ancora impolverate – la prima dal 2010, la seconda dal 2017 – sugli scaffali della Camera le interrogazioni parlamentari presentate dall’Onorevole Maurizio Turco e dall’onorevole Matteo Mantero, Stefania Ascari prova nuovamente a toccare l’enorme problema italiano dei minori abusati, in particolare da sette e in ambito religioso.

    Lo fa con una nuova interrogazione depositata il 15 novembre 2024 rivolta a PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI; MINISTERO DELL’INTERNO; MINISTERO DELLA GIUSTIZIA;  MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE ai quali chiede:

     Al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

    in tutto il mondo esistono comunità di fede che forniscono risorse, sostegno e opportunità ai soggetti maggiormente vulnerabili, rivestendo un ruolo significativo anche nella protezione dei minori;

    altre istituzioni religiose sono tuttavia annoverate tra le organizzazioni formali in cui risultano gravi carenze nelle politiche di salvaguardia, abusi psicologici e sessuali sistematici verso i bambini e insabbiamenti delle accuse;

    in data 1o novembre 2024, l’Ansa ha riferito che una inchiesta della Procura di Firenze ha condotto all’incriminazione di un testimone di Geova accusato di abusi sessuali reiterati contro 7 bambine. Le violenze, protrattesi per 4 anni, avrebbero avuto inizio nel 2014 all’interno della Sala del Regno;

    con un comunicato stampa la confessione religiosa ha reso noto di ignorare la vicenda e di avere espulso l’affiliato nel 2018;

    secondo fonti governative estere e di stampa, i Testimoni di Geova sarebbero stati oggetto di plurime inchieste di autorità governative di Stati esteri che avrebbero concordemente rilevato, tra l’altro, le inadeguatezze delle procedure e politiche interne di tutela dei minori, la tendenza a non incentivare le denunce, l’occultamento di vicende di abusi e pedofilia, la mancata collaborazione con le autorità, nonché gravi casi di vittimizzazione secondaria;

    nei Paesi Bassi dove la confessione si sarebbe opposta all’invito di istituire una indagine interna sui casi di abusi in danno di minori, la Camera dei deputati avrebbe commissionato ai ricercatori dell’Università di Utrecht tale studio. Le pesanti conclusioni della relazione, resa pubblica nel gennaio 2020, sarebbero in linea con quanto emerso nelle inchieste governative;

    la recente indagine della Commissione reale neozelandese, oltre a confermare analogamente le risultanze delle altre commissioni governative, avrebbe evidenziato che l’interrogatorio di bambini e giovani vittime di abusi sessuali condotto dai membri del cosiddetto comitato giudiziario interno dei Testimoni di Geova, si sarebbe configurato come «inappropriato ed emotivamente e psicologicamente violento»;

    per istituire un comitato giudiziario in caso di abusi, i Testimoni di Geova di tutto il mondo, si avvarrebbero della regola scritturale dei «due testimoni» secondo cui una segnalazione di abusi è ritenuta attendibile solo laddove vi siano almeno due testimoni oculari del fatto;

    benché la religione sostenga che la regola disciplini unicamente questioni di natura ecclesiastica, le citate inchieste governative avrebbero rilevato che applicata a contesti di abuso su minori, avrebbe contribuito a falsificare la realtà, aumentato il rischio del crimine e generato ulteriore sofferenza alle vittime;

    anche nel nostro Paese gli organi di informazione avrebbero più volte riferito in merito a vicende di abusi e insabbiamenti in seno alla confessione, confermate da ex anziani di congregazione che presiedevano tali comitati giudiziari, senza tuttavia alcuna attenzione da parte istituzionale –:

    se non ritengano necessario e urgente, per quanto di competenza, adottare iniziative volte ad approfondire i fenomeni descritti in premessa;

    se e quali iniziative, per quanto di competenza, i Ministri interrogati intendano eventualmente adottare per fronteggiare il grave fenomeno degli abusi su minori in contesti religiosi.

  • Accusato di abusi su bimbe, testimoni di Geova: “Espulso da anni”

    Accusato di abusi su bimbe, testimoni di Geova: “Espulso da anni”

    Il 41enne a processo perché accusato di aver abusato di sette bambine tra il 2014 e il 2018 in un comune dell’hinterland fiorentino, non fa più parte da quasi sei anni della congregazione dei testimoni di Geova, che lo precisa in una nota:

    “Siamo rimasti profondamente sconvolti nel leggere degli atti di violenza a cui sono stati sottoposti alcuni membri della nostra comunità religiosa – scrivono in un comunicato – La persona sotto inchiesta non è più testimone di Geova: è stato espulso dalla congregazione nel dicembre 2018.

    La protezione dei bambini è della massima preoccupazione e importanza per tutti i testimoni di Geova e siamo grati alla procura generale per il prezioso lavoro che sta svolgendo”.

    https://www.firenzedintorni.it/it/abusi-su-bimbe-testimoni-di-genoa-espulso-da-anni.html

  • Abusi su 7 minori, 41enne “sfruttava la fiducia dei Testimoni di Geova”

    Abusi su 7 minori, 41enne “sfruttava la fiducia dei Testimoni di Geova”

    Avrebbe abusato di sette bambine in un comune della provincia di Firenze, violenze che sarebbero andate avanti per anni e in alcuni casi anche nella sala del tempio di una comunità di testimoni di Geova. Queste le accuse per un 41enne, che ieri, nel corso dell’udienza preliminare, ha chiesto di essere processato con il rito abbreviato. A darne notizia sono le cronache locali dei quotidiani.
      
    L’inchiesta è partita nel 2022 quando alcune bambine, a distanza di anni (i fatti risalgono al 2014-2018) hanno iniziato a confidarsi tra loro raccontando quello che succedeva nella comunità che frequentavano regolarmente.

    Secondo quanto ricostruito, l’uomo “si sarebbe guadagnato la fiducia dei genitori delle vittime”, come si legge nel capo di imputazione riportato dalla stampa, persuadendoli a lasciargli le figlie, di età compresa fra i 10 e i 14 anni, in custodia. L’uomo “sfruttando il rapporto fiduciario e il legame che si era creato all’interno della comunità”, aveva instaurato un rapporto di “amicizia”.

    Faceva sedere le bambine sulle proprie gambe fingendo di voler giocare con loro, a volte si appartava in macchina mentre le accompagnava a casa, altre volte abusava di loro durante i ritrovi nei locali della Sala del Regno.

    A una delle vittime (tutte di origine straniera) l’uomo avrebbe detto che si trattava di un “gioco” e di “rimanere in silenzio perché tanto nessuno avrebbe fatto caso a quanto detto da delle straniere”.

    https://www.firenzedintorni.it/it/abusi-su-minori-testimoni-di-geova.html

  • I malumori della Commissione Parlamentare contro Pietro Orlandi e lo spettro delle querele

    I malumori della Commissione Parlamentare contro Pietro Orlandi e lo spettro delle querele

    La Commissione Parlamentare d’Inchiesta sta iniziando a nutrire malumori contro Pietro Orlandi. Malumori causati non solo dalle accuse che Pietro sta lanciando contro la nomenclatura ecclesiastica, tacciandola di aver commesso chissà quale orribile delitto su sua sorella, ma anche contro la Procura Vaticana, definendo una farsa l’inchiesta ordinata da papa Francesco, senza sapere che la Santa Sede ha consegnato tutta la documentazione in suo possesso alla Procura di Roma già nell’aprile dell’anno scorso. Più di questo non può fare, perché Emanuela scomparve su territorio italiano. Quindi, le indagini spettano alla magistratura italica.

    Ciononostante, gli attacchi contro il Vaticano da parte del fratello di Emanuela procedono senza sosta, rilevandosi però delle polpette avvelenate. L’ultima pista, la pista inglese, è stata dimostrata falsa da Sara Cordella, docente di Grafologia, che ha fatto notare come la firma del cardinale Ugo Poletti, apposta sui documenti che proverebbero la permanenza di Emanuela Orlandi a Londra, è un copia-incolla di una firma ripresa da altri documenti firmati dallo stesso Poletti e che non c’entrano nulla con la Orlandi. Un teorema, quello della pista londinese, peraltro messo in discussione dallo stesso presidente della Commissione, De Priamo, insieme alle presunte chat sui tombaroli pagati dalla Santa Sede per far sparire il corpo di Emanuela Orlandi. Insomma, sembra proprio che questa Commissione non abbia alcuna intenzione di farsi manipolare e condizionare dal fratello della Vatican Girl.

    In questa vicenda che sta assumendo le sembianze di una vera e propria messinscena mediatica, con piste che cambiano un giorno sì e l’altro pure, c’è anche il disagio di alcuni commissari che hanno dato un’occhiata alla pagina Facebook che Pietro Orlandi ha aperto per parlare di sua sorella Emanuela, ormai ridotta a Brand Promozionale, e in cui si nota un profluvio di insulti, di calunnie e di diffamazioni lanciate dai fan di Pietro contro magistrati e giornalisti, colpevoli di non indagare nella direzione voluta dagli stessi discepoli di Pietro Orlandi: la pista vaticana.

    Per citare un esempio, uno di questi accaniti ammiratori, un certo Antonio Ballarati, che si definisce appartenente alla confessione religiosa dei testimoni di Geova, si sta lasciando andare ad accuse contro il Vaticano usando un linguaggio verbale di inaudita violenza. Uno dei suoi commenti recita: “In Vaticano sono tutti criminali, pedofili e assassini. Hanno violentato e ucciso milioni di bambini in tutto il mondo”. Alla replica pacata di un altro utente che ha domandato: “Scusa, ma che prove hai per lanciare accuse così pesanti?”. L’uomo ha replicato in modo insolente: “Da tua nonna”. Commenti, leggibili sul profilo Facebook di Pietro, così violenti che lo stesso Pietro Orlandi, primo nemico del Vaticano, ha dovuto a volte cancellare per ritegno.

    Tali accuse non sono sfuggite ai commissari parlamentari, facendo temere che quella pagina possa essere chiusa da un momento all’altro e che Pietro Orlandi possa essere querelato da non poche personalità, cosa che metterebbe in grave imbarazzo la stessa Commissione. Eventuali denunce contro Pietro Orlandi creerebbe un pericoloso cortocircuito tra Parlamento, Vaticano e magistratura italiana, con tutte le conseguenze del caso sotto il profilo politico. Le accuse più gravi di Pietro Orlandi non riguardano solo quelle lanciate contro i prelati, ma anche contro gli inquirenti, accusati di fare gli interessi del Vaticano, insinuando una loro eventuale corruzione.

    Uno di questi inquirenti è il magistrato Giancarlo Capaldo, tacciato da Pietro Orlandi di aver intavolato una trattativa  segreta con due capi della gendarmeria vaticana per la restituzione del corpo di Emanuela Orlandi. Come hanno fatto notare alcuni commissari parlamentari di professione avvocati, se davvero ci fosse stata una trattativa sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, Capaldo avrebbe dovuto far arrestare i gendarmi per omicidio e occultamento di cadavere. E se non lo avesse fatto, lui stesso sarebbe finito nei guai per complicità in un omicidio.

    Del resto, lo stesso Capaldo, interrogato dalla Commissione, ha negato qualsiasi trattativa con il Vaticano. Ha dichiarato che due capi della gendarmeria si erano recati da lui per chiedere che la tomba di Enrico De Pedis venisse spostata dal cimitero di Sant’Apollinare-cimitero per altro situato su terra sconsacrata-per porre fine a voci che volevano che un criminale, seppur morto incensurato e assolto in tutti i processi che lo hanno riguardato, fosse stato seppellito lì per aver fatto chissà quale favore al cardinale Ugo Poletti. Al che Capaldo avrebbe risposto in modo sarcastico: “E voi in cambio che mi date? Mi fate sapere la verità su Emanuela Orlandi?”. E i due gendarmi, per nulla offesi dalle insinuazioni del magistrato, avrebbero risposto in modo altrettanto sarcastico: “Si, poi vedremo”. Un semplice scambio di battute fatto passare per chissà quale oscura trattativa. Insomma, ci sono abbastanza elementi da aver sollevato il presentimento, da parte della Commissione Parlamentare, che prima o poi qualcuno perda davvero la pazienza e trascini Pietro Orlandi in tribunale, sommergendolo di querele.

  • La Procura chiede di indagare a fondo sugli insabbiamenti della Chiesa nei casi di pedofilia

    La Procura chiede di indagare a fondo sugli insabbiamenti della Chiesa nei casi di pedofilia

    GIULIO NUNEZ – La Procura generale dello Stato solleva la “necessità” di indagare a fondo sulle responsabilità della Chiesa cattolica nei casi di pedofilia commessi da membri dell’istituzione e di valutare “l’estensione dell’accusa a possibili comportamenti di insabbiamento da parte di rappresentanti di religioni istituzioni [vescovi, cardinali e superiori degli ordini religiosi], che avrebbero potuto essere eseguite prima della denuncia e da cui potrebbero derivare responsabilità sia penali che civili”.

    Il Pubblico Ministero ha deciso per la prima volta di includere nella sua relazione annuale una sezione in cui riporta il suo operato nello scandalo degli abusi in campo ecclesiastico e dove include anche raccomandazioni da seguire in campo giuridico, come le “concrete determinazione del risarcimento della responsabilità civile [che può spettare alla gerarchia religiosa] spettante alla vittima, che deve comprendere i danni morali e le lesioni psicologiche”. Nella lettera si sottolinea anche la scarsa informazione sul problema e la necessità che le persone colpite siano tutelate dalla Procura: “La Procura generale dello Stato si è assunta l’impegno istituzionale di offrire una risposta alle vittime di una realtà criminale di gravità indiscutibile,

    Normalmente, nei procedimenti penali contro membri della Chiesa per abusi sessuali su minori, l’insabbiamento da parte dell’istituzione è un reato che, pur facendo parte delle storie di molte vittime, solitamente non viene attribuito ai responsabili, per ciò che non viene giudicato in questi processi. Nessun vescovo spagnolo, infatti, è mai intervenuto accusandolo di aver insabbiato un pedofilo; solo in un’occasione lo ha fatto come testimone l’arcivescovo emerito di Granada, Francisco Javier Martínez.. Questo giornale ha contato almeno 75 vescovi e superiori accusati di aver insabbiato, messo a tacere o insabbiato casi di abusi negli ultimi decenni. Parimenti, non è frequente che la diocesi o l’ordine religioso a cui appartiene l’imputato compaia nella sentenza come parte civile sussidiaria responsabile del pagamento del risarcimento economico: delle 48 sentenze che questo giornale ha registrato, compare solo in quattro loro.loro.

    L’azione della Procura generale sulla questione degli abusi nella Chiesa è iniziata nel gennaio dello scorso anno. Nel dicembre 2021, EL PAÍS ha consegnato al Vaticano e al presidente della Conferenza episcopale spagnola , cardinale Juan José Omella, un dossier con 251 casi di pedofilia, che ha costretto l’istituzione ad affrontare un’indagine interna all’inizio del 2022. L’inchiesta di questo giornale ha confermato che la Chiesa continua a mettere a tacere i casi di abuso di cui era a conoscenza e che il problema è l’opacità e l’inerzia. Pertanto, il 31 gennaio dello stesso anno, la Procura della Repubblica chiese alle procure superiori di tutta la Spagna di trasmettere tutti i procedimenti penali entro un termine di 10 giorni.(denunce e denunce) in corso di trattamento in materia di violenza sessuale e abuso su minori all’interno di congregazioni, scuole o qualsiasi istituzione religiosa. Il conteggio ammonta a 68 procedimenti aperti, anche se non è specificato quale abbia interessato la Chiesa cattolica e quale abbia interessato altri enti, come la Chiesa evangelica o i Testimoni di Geova.

    La prima analisi dei casi pervenuti, indica la relazione della Procura, ha espresso “la difficoltà di contabilizzare i procedimenti giudiziari, in quanto non sono registrati come tali nelle applicazioni di gestione procedurale”, poiché queste non contemplano la possibilità di registrazione la professione dell’imputato o il suo rapporto con la vittima. Allo stesso modo, il Pubblico Ministero riflette che nel corso delle indagini “è necessario dare udienza alle vittime, nonché notificare, se del caso, in modo diretto e comprensibile il decreto di archiviazione degli atti investigativi con la possibilità di presentare una domanda denuncia davanti al tribunale inquirente.

    Nel luglio di quell’anno, la Procura decise di aprire un seguito presso la Segreteria Tecnica “al fine di acquisire piena consapevolezza della portata e dei risultati delle indagini penali avviate o che verranno avviate in futuro, per mantenere la dovuta coordinamento e ad unificare l’azione della Procura in questa materia su tutto il territorio nazionale.” Una misura che, secondo il rapporto, ha portato l’agenzia a novembre a sollecitare le altre procure superiori a inviarle informazioni su questo tipo di procedure su base trimestrale.

    167 casi negli ultimi anni

    In totale, il pubblico ministero ha ricevuto 167 casi dalle procure superiori: 61 procedimenti investigativi, 86 procedimenti preliminari e 20 condanne. “La prima riflessione che bisogna fare, alla luce delle testimonianze inviate dalle Procure territoriali, è che i dati disponibili sono molto parziali”, si legge nel rapporto. Quanto alle ragioni, ne segnala due: quella già citata riguardante la difficoltà di reperimento di tali procedimenti negli archivi poiché non risulta la professione dell’imputato e, la seconda, la “limitata spazio temporale al quale appartiene la documentazione inviata, poiché la maggior parte delle testimonianze si riferiscono a procedimenti originati nel 2021 e nel 2022, e solo occasionalmente inviate da anni precedenti. Per quanto riguarda l’analisi dei dati, il 65% dei casi si è verificato dopo l’anno 2000.

    La Procura evidenzia inoltre che, dal seguito effettuato, emerge un altro dato rilevante sulla formalizzazione delle denunce: “Si osserva che la loro segnalazione non viene effettuata solo nelle procure territoriali o nei tribunali, ma anche negli uffici di assistenza alle vittime delle diocesi spagnole”. Una questione su cui si è espressa la stessa Procura alla fine del 2022, quando ha chiesto ufficialmente alle diocesi “tutte le informazioni possibili sulle testimonianze rese presso la loro sede da possibili vittime”.

    In risposta, il segretario della Conferenza episcopale spagnola ha inviato una lettera interna ai vescovi spagnoli in cui raccomandava di trasmettere alle procure provinciali i casi delle vittime ancora minorenni – sebbene ciò sia già previsto dalla legge dal 2015 – e alla Procura Generale solo i riferimenti e le date di tali comunicazioni. E dall’altro che venga fornito l’elenco dei casi – sempre solo riferimenti e date – in cui le vittime sono attualmente più anziane “già denunciate finora”. Cioè solo i casi che la Chiesa ha ricevuto dal 2019. Restano quindi esclusi tutti quelli di cui era a conoscenza in precedenza.

    A due mesi dall’invio della petizione, meno della metà dei vescovati ha risposto alla richiesta del Procuratore, la maggioranza con risposte modello e “affermando di non avere cause aperte nei processi canonici, e, in alcuni casi, rifacendosi a quanto già inviato alle Procure provinciali”, ha dichiarato questo febbraio il procuratore generale Álvaro Ortiz davanti alla Commissione Giustizia del Senato.

    In assenza di un database ufficiale, questo giornale ha contato 1.021 accusati di abusi all’interno della Chiesa e 2.190 vittime . La Conferenza Episcopale Spagnola attende tra qualche settimana che lo studio legale Cremades & Calvo-Sotelo consegni la verifica sugli abusi all’interno della Chiesa commissionata nel febbraio dello scorso anno. Allo stesso tempo, il Garante, su incarico del Congresso dei Deputati, sta portando avanti un’altra indagine sulla pedofilia ecclesiale, che si concluderà con la consegna dei risultati alla Camera. Quest’ultimo non ha ancora una data di completamento approssimativa.

    https://elpais.com/sociedad/2023-09-07/la-fiscalia-pide-investigar-a-fondo-el-encubrimiento-de-la-iglesia-en-casos-de-pederastia.html

  • Le regole e la cultura che tengono nascosti i pedofili ai seguaci della fede dei Testimoni di Geova

    Le regole e la cultura che tengono nascosti i pedofili ai seguaci della fede dei Testimoni di Geova

    Edward Narayan non sapeva di aver invitato a cena un molestatore di bambini fino a quando non è diventato un anziano della sua congregazione dei Testimoni di Geova nel 2020.

    “Era un ragazzo molto simpatico, sono sicuro che molti di loro lo sono”, dice Narayan.

    “Poi, quest’altro anziano si è lasciato sfuggire che era un pedofilo condannato.”

    L’uomo, che da allora è morto ma non può essere nominato, è stato condannato nel 1990 per abusi sessuali su minori storici.

    Ma Narayan non sapeva nulla del passato del suo ospite a cena fino a quando non è stato incaricato dei file riservati della sua congregazione di Chartwell. E fu allora che si rese conto che ce n’erano altri.

    Ha scoperto che un altro membro attivo della sua congregazione era un pedofilo condannato e altri due uomini avevano una storia di gravi accuse di abusi sessuali su minori nei loro confronti. I due presunti casi, compreso uno venuto alla luce solo nel 2012, non sono mai stati denunciati alla polizia mentre Narayan era responsabile dei fascicoli.

    Narayan ammette che all’epoca non era troppo preoccupato per le sue scoperte perché si fidava implicitamente che gli altri anziani sapessero cosa stavano facendo. E come nuovo anziano, desiderava seguire le regole.

    “Nel manuale dell’anziano, ‘Pastore del gregge di Dio’, [dice] non puoi dire una parola a meno che l’ufficio legale della filiale locale non ti dica che puoi.”

    Un’indagine RNZ ha scoperto che 11 Testimoni di Geova attivi hanno condanne per abusi sessuali su minori o gravi accuse mosse contro di loro , apparentemente all’insaputa della maggior parte dei seguaci. Un ex anziano ha anche affermato che gli è stato detto di distruggere le prove dei procedimenti disciplinari interni della chiesa , che avrebbero potuto includere casi relativi ad abusi sessuali su minori. I Testimoni di Geova negano fermamente qualsiasi suggerimento di distruzione criminale di prove.

    Le politiche e le pratiche della religione hanno tenuto per anni i membri all’oscuro degli abusi sessuali su minori all’interno della chiesa, e mentre sembra che stia cercando di affrontare questo problema, alcuni membri attuali ed ex della chiesa affermano che non è sufficiente.

    Tutti i 19 ex o attuali Testimoni di Geova a cui si è parlato per questa storia vogliono vedere la chiesa cambiare il modo in cui tratta le accuse di abusi sessuali su minori e gli autori, affermando che le attuali politiche non riescono ancora a proteggere i bambini.

    https://www.rnz.co.nz/news/in-depth/495876/the-rules-and-culture-that-keep-child-sex-offenders-hidden-from-followers-of-the-jehovah-s-witness-faith

  • Pedofilia, rapporto choc in Gran Bretagna: rischio in tutte le organizzazioni religiose

    Pedofilia, rapporto choc in Gran Bretagna: rischio in tutte le organizzazioni religiose

    Il rapporto è choccante. L’indagine nazionale indipendente da parte dell’IICSA (la commissione nazionale che indaga sul fenomeno della pedofilia), in Gran Bretagna, ha fatto affiorare l’alta esposizione al pericolo di abusi da parte dei bambini in ogni tipo di organizzazioni religiosa, compreso le madrasse islamiche. I bambini coinvolti sono risultati doppiamente vulnerabili a causa di culture in cui la colpevolizzazione delle vittime, l’abuso di potere e la sfiducia nelle autorità esterne sono purtroppo assai diffuse.

    L’inchiesta rileva senza «alcun dubbio che l’abuso sessuale dei bambini avviene in una vasta gamma di ambienti religiosi». Puntanto il dito sull’ipocrisia delle religioni che pretendono di insegnare il bene e il male, ma non riescono a proteggere i bambini.

    L’indagine è choc è sta sollevando un putiferio in Gran Bretagna anche perchè ha preso in esame ben 38 grandi organizzazioni e ordini religiosi compresi i Testimoni di Geova, i Battisti, i Metodisti, l’Islam, il Giudaismo, l’Induismo, il Buddismo e le confessioni cristiane .

    «La libertà di religione e di credo non può mai giustificare o scusare il maltrattamento di un bambino, o l’incapacità di prendere misure adeguate per proteggerlo dal male» si legge.

    Il rapporto, pubblicato giovedì, ha seguito precedenti indagini sulle chiese anglicane e cattoliche romane che hanno dettagliato abusi diffusi e coperture.

    Ci sono diversi casi citati tra quello di tre bambini abusati da Todros Grynhaus, un membro di spicco della comunità ebraica Haredi di Manchester, che è stato mandato dal suo rabbino per una consulenza dopo le accuse.

    Un altro caso riguardava una ragazza che è stata abusata e violentata in una madrasa in una “casa moschea” tra gli otto e gli 11 anni. Dopo aver rivelato l’abuso, è stata chiamata “puttana” da altri nella comunità.

    Una ragazza abusata da un volontario di una chiesa metodista, che in seguito si è dichiarato colpevole di aggressione sessuale, non ha ricevuto alcun sostegno dal suo ministro metodista locale dopo la sua rivelazione. Il colpevole è stato descritto come un “membro stimato” della chiesa. In una altra parte del rapporto si legge che una bambina che è stata abusata tra i quattro e i nove anni da un “servitore ministeriale” dei Testimoni di Geova dopo le sessioni di studio della Bibbia, ha poi intentato una causa civile contro l’organizzazione religiosa. È stato difeso dai Testimoni di Geova nonostante una condanna separata contro il colpevole secondo quanto ha riportato dal Guardian in un lungo reportage. Una tesi che è stata oggetto di una precisazione da parte dei testimoni di Geova i quali spiegano che si sono difesi legalmente nella causa intentata dalla vittima contro di loro. «E che in nessun caso, il rapporto afferma che i Testimoni di Geova abbiano difeso la persona accusata di aver commesso abusi sessuali».

    Il rapporto dell’IICSA – di cui ne parlano altri giornali inglesi – si è basato su 16 giorni di audizioni pubbliche tenute l’anno scorso. Il rapporto chiede cambiamenti legislativi per consentire il controllo ufficiale delle politiche di protezione dei bambini nelle istituzioni educative non registrate.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_preti_vaticano_abusi_islam_bambini_pedofilia_vaticano_denuncia_gran_bretagna_inchiesta-6173427.html

  • Le registrazioni degli abusi sui minori rivelano una vasta raccolta di dati da parte dei testimoni di Geova

    Le registrazioni degli abusi sui minori rivelano una vasta raccolta di dati da parte dei testimoni di Geova

    Gli avvocati che rappresentano Alexis Nunez hanno presentato una mozione per costringere la Watchtower Bible and Tract Society di New York a consegnare almeno 10 pagine dei dettagliati resoconti sull’aggressore Max Reyes e tre delle sue vittime, tra cui Nunez.

    Secondo i documenti presentati al tribunale della contea di Sanders Montana, l’avvocato della Watchtower, Joel Taylor, ha inviato tramite e-mail tre delle dieci pagine in questione al team di Nunez alla vigilia dell’ultimo giorno del processo del 2018 tenutosi a Thompson Falls Montana. Taylor ha presentato i documenti sensibili come parte della sua strategia delle dichiarazioni conclusive del giorno successivo.

    Le tre pagine in questione sono state ora rese pubbliche, ma gli avvocati di Nunez chiedono che venga rilasciato l’intero dossier di 10 pagine.

    Le pagine del database rivelano la scioccante portata delle indagini interne riguardo gli abusi sui minori, inclusa la rivelazione che i direttori dell’Ufficio legale della Watchtower registrano se le vittime di abusi sono o meno “partecipanti volontari” ai propri abusi sessuali.

    Profilo delle vittime di pedofilia dei Testimoni di Geova

    I documenti includono le note prese dagli Anziani dei Testimoni di Geova e le risposte alle domande poste dal Dipartimento Legale della Watchtower di New York, oltre a dati aggiuntivi utilizzati dal Reparto Servizio dei Testimoni per determinare come dovrebbero essere gestiti gli autori di abusi e le vittime all’interno della congregazione.

    Le vittime, bambini minori, considerati come “partecipanti volontari” ai propri abusi vengono trattati come degli adulti e sottoposti ad udienze giudiziarie e disassociazione.

    Testimone della Watchtower identificato come ulteriore aggressore di Nunez

    Nella mozione di 112 pagine per costringere la Watchtower a rilasciare i documenti del database, il team legale di Nunez ha rivelato che il testimone chiave della Watchtower, Peter McGowan, aveva confessato nel 2014 agli Anziani di Polson Montana che anche lui aveva molestato Alexis Nunez.

    Questa informazione non era stata resa pubblica fino ad ora.

    Durante il processo del 2018, Peter McGowan aveva testimoniato a favore della Watchtower, affermando che nel 2004 aveva rivelato a sua sorella di essere stato abusato sessualmente dal suo patrigno Max Reyes. L’avvocato della Watchtower, Joel Taylor, ha presentato la testimonianza di Peter per stabilire che le sue comunicazioni con l’Anziano Don Herberger di Thompson Falls erano riservate. Taylor ha anche chiesto a Peter di una conversazione con sua sorella Holly McGowan in cui Holly aveva menzionato una possibile causa contro Max Reyes.

    Peter ha dichiarato: “Mi ha chiamato e voleva partecipare a una causa che lei e mio padre stavano cercando di presentare contro Max. E non mi sentivo davvero a mio agio. Volevo solo – le ho detto che volevo lasciare tutto alle spalle e andare avanti con la mia vita “.

    La testimonianza di Peter McGowan al processo nel 2018 sembra gettare notevole luce sui motivi per cui Peter ha rifiutato di partecipare a qualsiasi controversia contro l’organizzazione Watchtower. Nonostante abbia scelto di rimanere nella chiesa, la sua ammissione di aver abusato sessualmente della propria nipote lo pone in una posizione compromettente.

    Lettera della Watchtower al querelante che identifica Peter McGowan come ulteriore aggressore di Nunez

    La giuria del processo del 2018 non aveva mai analizzato le prove che Peter McGowan avesse molestato l’imputato. Questa informazione non riguardava la negligenza legale sostenuta da Nunez, in cui il problema era la mancata denuncia da parte della Watchtower ai sensi della legge del Montana. Le circostanze sono cambiate ora che il caso è tornato al tribunale della contea di Sanders dove Nunez ha citato in giudizio la Watchtower per negligenza di diritto comune.

    Il processo del 2018 si era concentrato sulle prove del fatto che gli Anziani di Thompson Falls avevano violato le leggi del Montana sulla denuncia degli abusi, quando hanno appreso degli abusi di Holly e Peter McGowan, la zia e lo zio di Nunez. Nunez ha sostenuto che questo ha portato al suo abuso prima, durante e dopo la disassociazione di Max Reyes, il suo nonno adottivo. La Watchtower ha presentato ricorso contro il verdetto e nel gennaio 2020 la Corte Suprema del Montana ha stabilito che gli Anziani dei Testimoni di Geova erano legalmente esentati dall’obbligo di denuncia. I Testimoni di Geova hanno affermato che la loro chiesa ha beneficiato dell’eccezione di riservatezza nella legge del Montana.

    Nunez ha immediatamente portato il caso davanti al tribunale della contea di Sanders, sostenendo che da quando il giudice Manly aveva stabilito, nel 2018, che gli Anziani avevano violato le leggi sulla denuncia, non ha mai avuto l’opportunità di sostenere le sue accuse riguardo la negligenza di diritto comune. In altre parole, anche se gli Anziani della Watchtower erano legalmente esentati dal denunciare gli abusi su Nunez, la congregazione e la Watchtower possono ancora essere ritenute responsabili di negligenza.

    Perché richiedere le pagine del database?

    Anche se l’organizzazione Watchtower continua a raccogliere grandi quantità di dati relativi a crimini sessuali, criminali e vittime, i sopravvissuti chiedono risposte sul motivo per cui queste informazioni sono detenute da un’istituzione religiosa e non vengono prontamente trasmesse alle autorità competenti.

    I Testimoni di Geova attualmente seguono una politica in base alla quale agli Anziani locali viene impedito di denunciare gli abusi sui minori a meno che la società madre Watchtower non sia in grado di trovare un’eccezione legale all’obbligo di denuncia. L’ufficio legale della Watchtower ha preso la posizione che ciò che è buono per la Chiesa Cattolica è buono anche per i testimoni di Geova. I Testimoni credono di poter proiettare il modello confessionale cattolico a tutte le comunicazioni tra i loro fedeli e i gli Anziani, indipendentemente dal fatto che le comunicazioni siano avvenute in un contesto confessionale o meno.

    Il modello cattolico è stato originariamente istituito per proteggere le comunicazioni tra un singolo confessore e il suo sacerdote, ma i Testimoni di Geova espandono la definizione di comunicazioni protette per includere l’intero corpo degli Anziani e tutte le conversazioni con chiunque sia coinvolto in presunte trasgressioni.

    Oltre alle affermazioni di riservatezza clericale sostenute dai Testimoni, il privilegio avvocato-cliente è diventato un fattore decisivo e motivo chiave per cui agli Anziani dei Testimoni viene chiesto di chiamare prontamente l’Ufficio legale della Watchtower quando vengono a conoscenza di accuse di abusi sui minori, invece di chiamare la polizia.

    Nel Montana, gli avvocati di Nunez hanno dimostrato che l’avvocato della Watchtower Joel Taylor ha rinunciato al privilegio di avvocato-cliente quando ha inviato via e-mail 3 pagine di dati sui maltrattamenti sui minori (CM) poco prima della mezzanotte del 25 settembre 2018. Era parte di un tentativo dell’ultimo minuto di supportare i suoi argomenti conclusivi, ma questa tattica ha rivelato l’esistenza di 7 pagine aggiuntive di dati completi, incluso il report dell’abuso di Lexi Nunez da parte del testimone chiave della Watchtower, Peter McGowan.

    Nella mozione dell’aprile 2021, Nunez sostiene:

    “Durante la fase iniziale di questo caso (prima del processo), gli imputati si sono rifiutati di produrre un determinato documento di dieci pagine dal loro database sulla base del fatto che era protetto come lavoro dell’avvocato e dal privilegio del cliente dell’avvocato … Tuttavia, durante il processo, gli imputati hanno scelto di rinunciare alla rivendicazione dei privilegi divulgando volontariamente i contenuti del documento. Gli imputati hanno prodotto parti sostanziali del documento al querelante, sperando che gli imputati potessero utilizzare una parte del documento a favore del loro caso e non rendendo pubblico il resto del documento che danneggiava il loro caso. Nonostante la loro rinuncia volontaria, gli imputati ora affermano che tutte e dieci le pagine sono ancora riservate, comprese le tre pagine che hanno prodotto”.

    La Watchtower gioca con la semantica

    Nonostante le schiaccianti prove del contrario, l’organizzazione Watchtower continua a negare di possedere un database di pedofili e vittime, dibattendo sulla definizione stessa della parola “database”.

    Il 4 febbraio 2021, Nunez ha richiesto il rilascio di più documenti dai file Watchtower, inclusa una descrizione del “database”.

    L’ufficio legale dei Testimoni di Geova ha risposto dichiarando che i documenti richiesti non fanno parte di alcun tipo di database e che etichettarlo come database è una rappresentazione errata dei fatti. I registri del tribunale rivelano le risposte della Watchtower alle richieste:

    “INTERROGATORIO N.1

    Descriva il database fornendo le seguenti informazioni. Qual è il nome o la designazione che la Watchtower da al database?

    Descrivi generalmente le informazioni contenute nel database.

    Quando è stato creato il database?

    RISPOSTA: [della Watchtower] Gli imputati si oppongono a questa richiesta perché è vaga e ambigua in quanto il termine “database” è definito da una rappresentazione errata di ciò che i documenti allegati come Allegato A sono: i dati del sistema di registrazione elettronico del telefono del Dipartimento legale della Watchtower sono comunicazioni riservate con i clienti. Gli imputati si oppongono inoltre a questo interrogatorio sulla base del fatto che non è ragionevolmente impostato per portare alla scoperta di informazioni ammissibili.”

    È difficile immaginare che la Corte non veda oltre il gioco semantico tentato dalla Watchtower, data la consapevolezza che le informazioni raccolte da questo “sistema di registrazione telefonico elettronico” sono condivise con il Reparto Servizio della Watchtower. Il Reparto Servizio dei Testimoni di Geova gestisce un database “Hub” di informazioni sui Testimoni di Geova progettato per consolidare i dati di oltre 8 milioni di aderenti, noti come “proclamatori”. Tali dati includono numerose informazioni personali su ciascun membro, inclusi documenti giudiziari interni come il modulo di Notifica di Disassociazione o Dissociazione (S-77).

    Raccolta dei dati dei testimoni di Geova, in cui l’ID del proclamatore è incorporata nel database HuB. Immagine: video della Watchtower trapelato.

    Nel 2017, documenti e video sensibili sono trapelati dall’interno della sede della Watchtower, rivelando l’entità dei loro schemi di raccolta dati. Un programma chiamato HuB (Headquarters-unity-Branch) è stato annunciato in sostituzione del loro precedente database globale e sistema di gestione noto come “Admin”.

    È stato inoltre annunciato il sistema di “gestione delle registrazioni” per il mantenimento di grandi quantità di dati aziendali in un database centralizzato. I vecchi documenti cartacei sono stati scansionati in questo nuovo sistema utilizzando apparecchiature altamente sofisticate e software di riconoscimento dei caratteri, migliorando ulteriormente la capacità dell’organizzazione di tenere traccia di ogni aspetto dell’impero aziendale dei Testimoni, compresi i dati personali sensibili.

    Il giudice Elizabeth Best ora presiede il caso del Montana e deciderà se la Watchtower sarà costretta o meno a consegnare le 7 pagine di dati in questione. Il rilascio di quei documenti potrebbe avere un impatto negativo sulla difesa dei Testimoni di Geova.

    La data del processo è stata fissata per Settembre 2022.

    Le registrazioni degli abusi sui minori rivelano una vasta raccolta di dati da parte dei testimoni di Geova


    Link all’articolo originale: https://jwwatch.org/child-abuse-2/child-abuse-records-reveal-extensive-data-collection-by-jehovahs-witnesses