Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: testimoni di geova

  • Abusi.  Due testimoni di Geova sono condannati per abuso sessuale e corruzione di minori a Entre Ríos

    Abusi. Due testimoni di Geova sono condannati per abuso sessuale e corruzione di minori a Entre Ríos

    La Corte di Processo e d’Appello della città di La Paz, composta dai giudici Carolina Castagno, Gustavo Pimentel ed Elvio Garzón, ha deciso di condannare Matías Vargas a dodici anni di carcere per averlo considerato “l’autore diretto e responsabile dei reati di abuso .” “sessualmente gravemente indignato dalla qualità di ministro di qualche culto riconosciuto o non riconosciuto e dalla corruzione di minori”.

    “È stato dimostrato che non si trattava di un semplice assistente, ma di una persona considerata importante per lo sviluppo del tempio”, ha detto il pubblico ministero Facundo Barbosa uscendo dal tribunale.

    Nel frattempo, Vito Luciano Panza, minorenne all’epoca dei delitti, è stato riconosciuto colpevole del reato di “abuso sessuale grave e oltraggioso in qualità di autore”. Si è deciso che le testimonianze siano trasmesse al Tribunale penale per bambini e adolescenti affinché la pena possa essere integrata.

    Il caso per il quale furono processati iniziò nel 2017 quando Belén Sánchez raccontò sui social media gli abusi subiti da queste persone quando aveva tra gli 8 e gli 11 anni, e partecipò con la sua famiglia alla congregazione dei Testimoni di Geova di Santa Elena dove Vargas e Panza svolgeva funzioni di leadership spirituale.

    Grazie al suo coraggio nel denunciare ciò che ha subito durante l’infanzia, altre giovani donne si sono sentite incoraggiate e hanno denunciato di aver subito abusi da parte delle stesse persone. Palpeggiamenti, domande sulla sua sessualità, incontri da solo in spazi chiusi. “C’era molta fiducia con loro. Erano persone della religione in cui sono cresciuto”.
    Gli abusi psicologici e fisici subiti si sono ripetuti per diversi anni.

    Le conseguenze sul suo corpo non tardarono ad arrivare. Tristezza, isolamento, fiato corto, panico, svenimento: “Non sapevo cosa mi stavano facendo, ero una ragazza e loro erano un esempio davanti a tutta la gente. Crescendo mi sono reso conto che invadevano i miei spazi intimi. “Ho sopportato molto tutto questo.”

    Belén si è rivolta al Consiglio degli Anziani, la gerarchia di quella congregazione religiosa, e ha raccontato l’accaduto. La loro risposta è stata un passo della Bibbia: “agli occhi di Dio nulla rimane impunito”.

    A fine aprile 2017, con il sostegno della Segreteria delle Donne del Comune di Santa Elena, le giovani hanno sporto denuncia penale. Come di solito accade in questi casi in cui si vuole screditare la testimonianza delle vittime di abusi sessuali da parte di membri della chiesa, gli accusati hanno intentato una causa per calunnie e insulti nei confronti di Belén. In un procedimento violento e di rivittimizzazione, il tribunale intervenuto ha tenuto un’udienza di mediazione in cui Belén ha dovuto affrontare i suoi abusatori. Il caso non ha avuto successo.

    Come nel caso della gerarchia cattolica e del suo manuale di screditamento delle vittime e della giustizia stessa, i vertici della chiesa dei Testimoni di Geova della città settentrionale di Entre Ríos hanno optato per il silenzio e la segretezza, decidendo di non fornire alcuna collaborazione durante il processo giudiziario. . Hanno addirittura negato la partecipazione di Vargas e Panza come collaboratori attivi della chiesa, anche se si è appreso che hanno perso i loro privilegi una volta che la denuncia è diventata pubblica.

    Le autorità del tempio della città di Santa Elena, gli “anziani”, si sono rifugiate in quanto previsto dall’articolo 289 del Codice di procedura della provincia, che menziona l’astensione dal testimoniare su fatti segreti che “i ministri di un culto ammesso “aveva saputo… Un’altra chiesa che sapeva, un’altra chiesa che si rifugiava nel silenzio e nella complicità.

    Per Belén la frase ha alleggerito il pesante zaino che ha portato con sé per tanti anni. La sua verità è stata ascoltata nonostante i tentativi della Chiesa di metterla a tacere e nasconderla, cosa che è stato dimostrato non esclusiva della gerarchia cattolica.

    “Ho tratto forza da dove non ne avevo. Ho dovuto mettere la faccia perché credo che sia necessario fare una rivoluzione affinché queste cose vengano alla luce. Ecco perché siamo qui, per vedere i loro volti, affinché si vergognino e sappiano che non abbiamo paura di loro.”

    https://www.laizquierdadiario.com/Condenan-a-dos-testigos-de-Jehova-por-abuso-sexual-y-corrupcion-de-menores-en-Entre-Rios

  • Testimoni di Geova: “una setta, coprono i pedofili e se te ne vai ti rubano la famiglia”

    Testimoni di Geova: “una setta, coprono i pedofili e se te ne vai ti rubano la famiglia”

    Parla un testimone di Geova ‘costretto’ a non lasciare quella che lui definisce una setta: a rischio i familiari e la sua stessa vita.

    “Chi esprime dubbi rischia di essere cacciato e questo significa perdere tutti i tuoi affetti”. Basterebbe questa frase per spiegare come sia difficile uscire da quella che lui ora definisce setta dei Testimoni di Geova. I seguaci sono talmente indottrinati e convinti di ciò che hanno imparato dagli anziani e dalle riviste che: “se domani il corpo direttivo gli dicesse di suicidarsi, sarebbero diversi milioni a togliersi la vita. E lo avrei fatto anch’io”. 

    Inquietante, ma a sentire un testimone della congregazione, intervistato da Fanpage.it, è tutto vero. E c’è dell’altro: non puoi più uscire dai Testimoni di Geova perché se lo fai, tutti i parenti che ne fanno parte non li potrai mai più vedere. “Chi esprime dubbi rischia di essere cacciato e questo significa perdere tutti i tuoi affetti”.

    “Sono un Testimone di Geova da 30 anni, voglio uscirne, ma se lo faccio sono finito”- dice a Fanpage il pentito intervistato. Li vedi in giacca e cravatta gli uomini e con gonne lunghe quasi tutte uguali, le donne. Hanno l’immancabile rivista ufficiale Torre di Gaurdia in mano e quasi sempre annunciano la fine del mondo. Sono 50 anni che la prossima settimana ci sarà un’apocalisse.

    Si avvicinano spogendoti la rivista e chiedendoti quanto sei felice. I più oramai li riconoscono i Testimoni di Geova, e li eviatno, ma molti specie i più fragili, abboccano ancora e si fermano a parlare. E tra una chiacchierata e l’altra entrano a far parte del grande mondo di Geova.

    E’ il loro lavoro, oltre che una missione, andare in giro a cercare adepti, e guadagnano denaro per ogni persona che riescono a fare diventare Testimone. Guai a parlare di trasfusioni di sangue con loro: “piuttosto deve morire – spiega il pentito – Con fede, ma deve morire. Prima ci credevo anch’io ma ora ho capito che è sbagliato […] Portiamo sempre con noi un documento in cui affermiamo di non volere sangue altrui. Se mi trovassi in ospedale dopo un incidente, e fossi incosciente, qualcun altro deciderebbe per me. Conoscendo mia moglie, sono sicuro mi lascerebbe morire piuttosto di autorizzare una trasfusione”.

    Testimoni di Geova, un pentito: “i superiori ci controllano, se me ne vado perdo la famiglia”

    Il testimone di Geova che vorrebbe andarsene dalla ‘setta’ – così lui la definisce – è di Pescara e confida a Fanpage i suoi dubbi sulla congregazione. “Chi esprime dubbi rischia di essere cacciato e questo significa perdere tutti i tuoi affetti. […] Mia moglie ed io eravamo cattolici – precisa – poi ci siamo convertiti, mentre mio figlio è testimone dalla nascita. Per 3 anni sono stato anziano in una congregazione; sei mesi fa ho rimesso il mio incarico perché non volevo più continuare ad avere responsabilità nell’organizzazione”.

    “Prima non volevo sentire niente che potesse mettere in discussione la mia fede – ammette – ma adesso ho finalmente aperto gli occhi”. A fargli scattare la scintilla è stato soprattutto il modo con il quale i seguaci di Geova hanno trattato e trattano i casi di pedofilia. “E’ permesso denunciare alle autorità gli abusi ai minori ma con due testimoni che devono confermare le accuse al presunto pedofilo. Mi chiedo come si possa pensare di trovare due testimoni che abbiano assistito ad un abuso a un bambino”.

    In sostanza il problema dei pedofili, i testimoni di Geova se lo risolvono da sè, senza una vera giustizia. La paura più grande è quella di denunciare abusi o inconguenze per esempio sui fondi ricevuti perché potresti essere cacciato, e sarebbe una dramma.

    “Chi si dissocia – spiega il testimone – perde la famiglia. Mia moglie e mio figlio smetterebbero di parlarmi. Dopo aver smesso di essere anziano, sembra che in casa sia entrato il diavolo. Un litigio continuo […] Per mio figlio è stata una tragedia. Non pensavo che questa mia scelta provocasse una reazione simile. No, non posso permettermi di essere mandato via. E comunque, una volta dentro la congregazione, tutti i testimoni di Geova si allontanano dalle amicizie e affetti precedenti. Per cui, se vieni cacciato, non ha più nessuno fuori dall’organizzazione. Sei da solo, “bruciato””.

  • Testimoni di Geova in Olanda inchiodati da indagine governativa

    Testimoni di Geova in Olanda inchiodati da indagine governativa

    751 denunce pervenute, ma il rapporto evidenzia che la presentazione di una denuncia alla Polizia è ostacolata dalla natura chiusa della comunità

    Come può uno scoglio arginare il mare?
    È esattamente ciò che sta tentando di fare la Watch Tower Society (società che fa capo ai Testimoni di Geova) insieme alle sue Filiali sparse per il mondo.

    Vi avevamo dato conto, in un articolo di alcuni mesi fa, del mare, appunto, di denunce, procedimenti e condanne per i Testimoni di Geova, in merito alla gestione omertosa e complice dei casi di pedofilia commessi all’interno della comunità religiosa. Nello stesso articolo, avevamo accennato al caso olandese. Su richiesta di Sander Dekker, Ministro della protezione legale olandese, il 3 luglio 2018 la Camera dei deputati dei Paesi Bassi aveva commissionato ai ricercatori dell’Università di Utrecht uno studio sugli abusi ai minori commessi all’interno delle comunità dei Testimoni di Geova.
    I risultati di questo studio e la relativa elaborazione in un rapporto conclusivo sono stati resi pubblici il 23 gennaio 2020.

    La notizia è stata diffusa da tutta la stampa olandese, che sintetizza i punti del rapporto, evidenzia le pesanti conclusioni, racconta della vaghezza delle loro risposte e reazioni.

    I rapporti di abusi pervenuti sono 751. Il numero è impressionante se si tiene presente che, secondo il rapporto diramato sul loro sito ufficiale, ci sono 29.305 Testimoni di Geova nei Paesi Bassi. La proporzione della catastrofe è molto simile (nei numeri) a quella emersa dalla Commissione Reale Australiana.

    Appena il 25% degli intervistati ha denunciato l’abuso alla Polizia. Su una scala da 1 a 10, il punteggio medio assegnato dalle vittime stesse alla gestione dei casi di pedofilia all’interno dei Testimoni di Geova è stato di 3,3 ovvero un giudizio gravemente insufficiente alle procedure dell’organizzazione. Ben diverso è stato il punteggio medio assegnato alla gestione da parte della Polizia in seguito alle denunce: 6,4.

    Il sommario del rapporto, spiega che «Le esperienze di gestione delle denunce comportano una vittimizzazione secondaria per le persone che denunciano, cioè il processo di gestione delle denunce li vittimizza nuovamente (o è percepito in tal modo). Le vittime si sentono non sufficientemente ascoltate, ignorate, e in alcuni casi vengono fatte sentire stigmatizzate e isolate. Le caratteristiche della comunità dei Testimoni di Geova – come la forte gerarchia, la predominanza maschile, la natura chiusa della comunità e il rigoroso codice di moralità sessuale – rendono, a loro avviso, particolarmente dolorosa l’esperienza delle vittime»

    Nelle conclusioni del rapporto si legge: «Ci sono ragioni per supporre che la presentazione di una denuncia alla Polizia sia ostacolata dalla natura chiusa della comunità e del rischi connessi al informare parti estranee. […] il sistema formalistico dei Testimoni di Geova non prevede ancora garanzia di una risposta adeguata agli abusi sessuali»

    Quel che, come altrove, si registra è l’ostinata difesa della società americana di se stessa e della propria immagine, anche di fronte alla devastazione di vite umane indelebilmente segnate dalla pedofilia.

    Fino al giorno prima della pubblicazione dello studio, infatti, la Watch Tower si è opposta e ha tentato di censurarne in via preventiva la diffusione, ricorrendo all’intervento di un giudice. Eppure, nel 2019 la Christelijke Gemeente Van Jehovah’s Getuigen (l’ente giuridico che rappresenta i Testimoni di Geova nei Paesi Bassi) ha inviato una lettera da leggere pubblicamente a tutte le congregazioni nella quale scriveva:

    «Cari fratelli,
    Il ministero della Giustizia Olandese ha commissionato alla Università di Utretcht una indagine sulla maniera in cui la comunità dei Testimoni di Geova risponde alle accuse di abusi sessuali sui minori. Questo include la maniera in cui gli anziani sostengono le vittime dell’abuso e le loro famiglie.
    Se sei vittima di abusi o conosci qualcuno che lo sia e desidera compilare il questionario di questa indagine, lo potrai trovare al seguente indirizzo web: https://www.uu.nl/organisatie/departement-bestuurs-en-organisatiewetenschap_contactpunt-onderzoeg-jehovas-getuigen. Ovviamente la partecipazione a questa indagine è una scelta personale, ciononostante crediamo che l’Università di Utrecht riceverà risposte accurate ed equilibrate su come la nostra Organizzazione risponde agli abusi, che sono sia un peccato ripugnate ma anche un reato. Questa lettera verrà esposta nella tabella informazioni» (traduzione dall’originale)

    Se da un lato tentava dunque di fare buon viso a cattivo gioco, fingendo una piena collaborazione con l’iniziativa, dall’altro cercava di sbieco di impedire la diffusione dei risultati dello studio, screditando i metodi utilizzati dai ricercatori e adducendo altre farneticanti motivazioni, tutte respinte dal giudice.

    Non paga, dopo la pubblicazione dello studio, la società ha deciso di proseguire le proprie azioni legali, ritenendosi colpita, diffamata e discriminata.

    Qual è il senso di questa continua negazione da parte della Società Torre di Guardia?
    L’esperta di sette Frances Peters, ex Testimone che oggi dedica la propria vita ad aiutare chi vuole uscire da una setta, dice al Trouw: «Una causa è una situazione vantaggiosa per loro. Se vincono, è grazie alla benedizione di Geova, e se perdono, possono raffigurarsi come martiri, come perseguitati».

    Non è, però, così chiaro se si tratti di una strategia di questo tipo o di una linea megalomane dettata da un imperante narcisismo collettivo per il quale ‘noi siamo puri, buoni e belli, siamo il meglio che il mondo ha da offrire, siamo il paradiso spirituale sulla terra’. Ergo ‘è impossibile ammettere che in mezzo a noi ci sia tutto questo’, perché metterebbe in sera discussione la pretesa santità del gruppo.

    Rimane la mancanza di rispetto verso le vittime e per il pericolo persistente per i bambini all’interno delle loro comunità chiuse.

    Ma oltre a questo, c’è anche la fertile consapevolezza che un manipolo di uomini non è che un piccolo scoglio contro il mare del progresso etico dell’umanità. Un mare che sta travalicando luoghi e sistemi, le cui onde travolgeranno -forse- anche il Bel Paese.
    E come potrà allora uno scoglio arginare il mare?

  • I Testimoni di Geova hanno tentato di bloccare la pubblicazione di un rapporto governativo sugli abusi sessuali

    I Testimoni di Geova hanno tentato di bloccare la pubblicazione di un rapporto governativo sugli abusi sessuali

    Secondo quanto afferma il quotidiano online Dutchnews, un rapporto dei ricercatori dell’Università di Utrecht sugli abusi sessuali all’interno della comunità dei Testimoni di Geova nei Paesi Bassi evidenzia che la maggior parte delle vittime non è contenta del modo in cui le loro denunce interne sono state trattate dall’organizzazione religiosa. I ricercatori hanno esaminato 751 segnalazioni di abusi, che vanno dall’incesto allo stupro, di cui 292 sono state fatte dalle stesse vittime.

    Solo il 25% delle vittime ha dichiarato di essere soddisfatto del modo in cui erano state gestite le denunce dalla congregazione e solo il 27% dei casi è stato trasmesso alla polizia o ad altri funzionari.

    La maggior parte delle segnalazioni riguardava abusi commessi in passato, 32 di questi negli ultimi 10 anni.

    Sempre secondo Dutchnews, la filiale olandese dei Testimoni di Geova si sarebbe rivolta al tribunale per tentare di interrompere la pubblicazione del rapporto, ma giovedì i giudici olandesi hanno stabilito che dovrebbe essere pubblicato nell’interesse pubblico. I ricercatori sono stati incaricati di scrivere un rapporto a nome del ministero della giustizia olandese, a seguito delle affermazioni secondo cui le segnalazioni fatte all’organizzazione relativamente agli  abusi sessuali vengono messe a tacere, e affermano che le vittime non hanno ricevuto alcun aiuto.

    Dopo che le prime rivelazioni sono state pubblicate da Trouw nel 2017, centinaia di persone appartenenti all’organizzazione si sono fatte avanti per riferire le proprie storie di abusi.

    Il ministro della giustizia Sander Dekker in precedenza aveva chiesto all’organizzazione dei Testimoni di Geova di avviare una propria indagine indipendente, ma la loro organizzazione si è rifiutata di farlo, temendo di essere esposta ad una campagna mediatica denigratoria.

    Il ministro avrebbe quindi commissionato il suo rapporto all’Università di Utrecht, la prima indagine del suo genere mai condotta in una comunità religiosa nei Paesi Bassi.

    Il ministro si sarebbe poi lamentato, dicendo che i funzionari dell’organizzazione religiosa negano tuttora di avere la responsabilità di agire.

    Il consiglio di amministrazione ha reso pubbliche le principali conclusioni dello scorso dicembre. “Invece di essere aperta e riconoscere ciò che è successo, la comunità ha cercato di interrompere la pubblicazione”, avrebbe detto Dekker in un briefing ai parlamentari.
    Ha aggiunto:“Il fatto che così tante vittime indifese si sentano sole e non possano trovare la strada per un aiuto ufficiale, mi colpisce profondamente.”

    “Ora desidero tenere un ultimo, urgente incontro con il consiglio di amministrazione per chiedere loro di trarre le conclusioni del rapporto”, ha affermato. Nelle loro conclusioni, i ricercatori di Utrecht avrebbero anche esortato il parlamento a redigere una nuova legislazione che richiederebbe alle comunità religiose di informare la polizia quando viene loro informato di casi di abuso. Dekker non ha menzionato questa opzione nel suo briefing.

    Ricordiamo che anche la Royal Commission Australiana, (link al sito governativo Australiano, in lingua inglese) nell’ambito dell’inchiesta sui casi di pedofilia “insabbiata” nelle varie organizzazioni religiose, aveva ammonito qualche anno fa l’organizzazione dei Testimoni di Geova.

    https://www.lavocedeltrentino.it/2020/01/25/i-testimoni-di-geova-avrebbero-tentato-di-bloccare-la-pubblicazione-di-un-rapporto-governativo-sugli-abusi-sessuali/

  • Testimoni di Geova: il paradiso (in terra) per pedofili

    Testimoni di Geova: il paradiso (in terra) per pedofili

    Dall’Australia agli Stati Uniti le migliaia di pedofili dei Testimoni schedati eppure liberi di abusare, ma non tutti, non ovunque, malgrado il negazionismo della società religiosa. In Italia tutto tace

    Nel mondo è in atto un’evoluzione etica delle società, un salto ‘quantico-morale’.
    Riguarda il futuro, la speranza, la tutela della meraviglia, la risorsa più preziosa dell’umanità: i bambini. Una spinta propulsiva a questo processo la si è avuta in Australia.

    La Commissione Reale Australiana

    Tutto esplode l’8 novembre 2012. L’ispettore capo della Polizia del New South Wales,  Peter Fox, scrive una lettera, pubblicata dal ‘Newcastle Herald’, intitolata ‘Non tapparti le orecchie sugli abusi, Signor Premier’. In men che non si dica, dopo quattro giorni, il 12 novembre 2012, il Primo Ministro, Julia Gillard, annuncia l’istituzione della ‘Commissione Reale Australiana per le risposte istituzionali agli abusi sessuali sui minori’.

    La Commissione indaga sui modi in cui le istituzioni (chiese, club sportivi, scuole, boy-scout, eccetera) hanno gestito i casi di abusi sessuali su minori.  I lavori iniziano il 7 marzo 2013 e si concludono nel dicembre 2017. Il sito ufficiale ne mostra la portata mastodontica: gestite oltre 40mila chiamate, tenute oltre 8mila sessioni private, tenute 444 giorni di audizioni pubbliche, indagate 3.489 istituzioni, tra le quali condotti 30 casi studio sulle organizzazioni religiose.

    Tra questi 30 casi afferenti alle organizzazioni religiose ci sono i Testimoni di Geova. Il loro caso è singolare. Proietta un’ombra sinistra che genera interrogativi inquietanti. Dalle audizioni emerge che la Watch Tower Society (società che fa capo ai Testimoni di Geova) aveva prodotto 5.000 documenti tra cui 1.006 fascicoli relativi alle accuse di abusi sessuali su minori riferiti agli anziani di Testimoni di Geova in Australia dal 1950, per un totale di 1.006 pedofili e di oltre 1.800 vittime, un numero esorbitante se confrontato con l’esiguo numero di Testimoni di Geova australiani (nel 1950 erano appena 5mila e oggi circa 68mila), e se confrontato con il rapporto procapite con altre istituzioni (nella Chiesa Cattolica in Australia, ad esempio, ne sono emersi 4.444). Questi numeri non tengono conto del sommerso: di tutti coloro che non hanno parlato e che porteranno nella tomba il proprio doloroso segreto.

    La Commissione dimostra che i Testimoni di Geova gestivano i casi di pedofilia in conformità con le politiche e le procedure disciplinari interne e basate sulla propria interpretazione della Bibbia, anziché lasciare che se ne occupasse la legge. I documenti mostrano che dei presunti responsabili, «nessuno è stato denunciato dall’organizzazione alle autorità secolari».

    Sul sito ufficiale della Commissione è disponibile un database con i dettagli di tutti i 1.006 pedofili trovati tra i Testimoni di Geova australiani. Tra i dati riportati per ciascun pedofilo (genere, numero di vittime abusate, ruolo nella chiesa, eccetera) vi è anche la colonna ‘denunciato alle autorità dai Testimoni di Geova’. La risposta è costantemente: no.

    La Commissione ha dichiarato che  «è prassi della Chiesa dei Testimoni di Geova conservare le informazioni riguardanti i reati di abusi sessuali su minori, ma non denunciare le accuse di abusi sessuali su minori alla Polizia o ad altre autorità competenti». Questo anche quando il pedofilo confessa di sua spontanea volontà.

    La Commissione ha rilevato che l’Ufficio legale della Watch Tower Society forniva regolarmente informazioni errate agli anziani, sulla base di una comprensione errata di ciò che costituisce un obbligo legale di denunciare i crimini in Australia.

    La Commissione ha inoltre rilevato: «non consideriamo l’organizzazione dei Testimoni di Geova un’organizzazione che risponde adeguatamente agli abusi sessuali su minori…  l’applicazione continua di politiche come la regola dei due testimoni in caso di abuso sessuale su bambini mostra una grave mancanza di comprensione della natura degli abusi sessuali su minori».
    La regola dei due testimoni fa parte delle politiche interne che tutt’oggi la Watch Tower continua a seguire. Se qualcuno è accusato di pedofilia da un confratello Testimone, affinché l’accusa sia creduta devono esserci: o la confessione del pedofilo o due testimoni del reato. Come se il pedofilo abusasse del minore in presenza d’altri.

    Nel Rapporto Finale, la Commissione Reale ha aggiunto: «Finché l’organizzazione dei Testimoni di Geova continuerà a [basarsi su un’interpretazione letterale della Bibbia e dei principi del I secolo per stabilire pratiche, politiche e procedure]nella sua risposta alle accuse di abusi sessuali su minori, rimarrà un’organizzazione che non risponde adeguatamente agli abusi sessuali su minori e che non protegge i bambini».

    Il 22 ottobre 2018 viene proclamato ‘Apologize Day’ (il Giorno delle Scuse). Scott Morrison, Primo Ministro dell’Australia, in un memorabile discorso alla Nazione, chiede scusa, commosso, a nome di tutti gli australiani a tutte le vittime della pedofilia. Il suo discorso merita di essere riascoltato, Morrison tra il resto afferma: «Altrove in questo edificio e in Australia, ci sono altri che stanno guardando e ascoltando silenziosamente questi procedimenti, uomini e donne che non hanno mai raccontato a un’anima viva cos’è successo loro. A questi uomini e donne dico che queste scuse sono anche per voi. E più tardi, quando i discorsi saranno finiti, resteremo in silenzio e ricorderemo le vittime che non sono più con noi, molte, troppe, per la loro stessa mano. Come Nazione, li abbiamo respinti, li abbiamo abbandonati. Questa sarà sempre la nostra vergogna. Questa scusa è per loro e anche per le loro famiglie».

    Quello stesso giorno, dopo il discorso del Primo Ministro, seguono le scuse da parte di altri leader politici, religiosi e delle istituzioni coinvolte dalle indagini della Commissione Reale. I leaders dei Testimoni di Geova non ci sono. Non solo, ad oggi non hanno neppure aderito agli Schemi di Risarcimento stabiliti dalla Commissione. Ciò che è allarmante è proprio questa politica della Watch Tower (e società affiliate).

    La politica del silenzio e della negazione
    Oltre alla condanna pubblica da parte della Commissione Reale Australiana, in numerosi altri processi nel mondo la Watch Tower è stata condannata a pagare risarcimenti cospicui a causa della mala gestione dei casi di pedofilia all’interno delle sue congregazioni. Parliamo di milioni di dollari. Oltre a ricorrere sistematicamente in appello per non pagare le vittime quanto stabilito dalle Corti, la Watch Tower ha manifestato in diversi casi di non collaborare neppure con la Giustizia.

    È recentissimo il caso in Olanda in cui la società religiosa si è rifiutata di fornire la documentazione richiesta a seguito di indagini sugli abusi sui minori. A seguito di questo comportamento, la professoressa di diritto penale Henny Sackers, dell’Università di Nijmegen, ha affermato: «Sembra quasi una sorta di arrogante disprezzo per l’ordine legale olandese».

    A seguito di questa reticenza (che, lo ricordiamo, è reato) la Polizia ha fatto irruzione nella loro sede nazionale olandese (detta Filiale o Betel) ed è in corso un’indagine a livello nazionale che ha visto anche la collaborazione dell’Università di Utrecht. Un’indagine analoga è stata avviata in Belgio, dove, il 25 aprile, la Polizia ha effettuato un raid nella Filiale nazionale.

    Una Commissione Reale è stata avviata anche nel Regno Unito ed anche qui sono indagati i Testimoni di Geova, così com’è in corso una medesima Commissione in Nuova Zelanda. Il 27 febbraio 2019 il Giudice della Corte Suprema del Quebec, Chantal Corriveau, ha approvato una Class Action da 60 milioni di dollari contro la Watch Tower Bible and Tract Society of Canada.

    Negli Stati Uniti, sono emersi altri particolari agghiaccianti. Tra le decine di processi in cui è coinvolta la Watch Tower Society ce n’è uno nello Stato del Montana in cui la società è stata condannata a pagare danni punitivi e compensativi per un totale di 35 milioni di dollari. Anche qui la Watch Tower segue una politica negazionista, presentando appello e non informando i propri adepti di nessuna di queste cause.
    Sul sito ufficiale dei Testimoni di Geova, esiste infatti la sezione Sala Stampa, con la specifica sottosezione ‘Sviluppi Legali’. Non troviamo un solo accenno a questi casi. Non esiste accenno alla Commissione Reale Australiana, a quella della Nuova Zelanda, del Regno Unito, ai processi statunitensi, alle condanne milionarie, alle ispezioni delle forze dell’ordine nelle filiali olandesi e belga.
    Il Testimone di Geova medio viene tenuto all’oscuro di tutto questo, come se non stesse accadendo nulla, in perfetto stile negazionista.

    Le risposte alle centinaia di richieste di chiarimento (scritte o telefoniche) inoltrate anche alla Filiale italiana dagli stessi Testimoni, sul perché non viene scritto nulla su questi casi specifici, sono evasive. Spesso sono semplicemente un «grazie per la domanda, ti manderemo un nostro rappresentante per risponderti». Abbiamo decine di queste lettere di risposta. E non è tutto.

    Paradisi per pedofili

    ‘The Atlantic’, rivista statunitense di approfondimento culturale e politico fondata nel 1857, pubblica il 22 marzo 2019 un articolo che scuote le coscienze.  L’articolo rivela che la Watch Tower possiede quello che forse è il più grande database al mondo di pedofili. Si tratta di dati accuratamente raccolti in seguito ad un sondaggio interno fatto nel 1997 nelle oltre 10mila congregazioni americane.

    Si tratta di dati occultati ai fedeli e alle autorità. Dati che conterrebbero una lista di circa 20mila pedofili che si aggirano nelle congregazioni dei Testimoni di Geova nei soli Stati Uniti, nella maggioranza dei casi nella totale ignoranza dei confratelli. Rapportati al totale dei Testimoni attivi negli Stati Uniti, sono circa 2 pedofili ogni 100 Testimoni, ovvero un paio per congregazione.
    Il dato è spaventoso. Ma ancor più spaventosa è la politica di gestione interna.
    Non sorprende che le comunità dei Testimoni di Geova siano state macabramente definite ‘paradisi per pedofili’. Adottando la stessa proporzione, ci sarebbero almeno 4.300 pedofili tra le congregazioni dei Testimoni italiani. Una cinquantina per provincia. Ma i dati non li abbiamo, né sappiamo se identica indagine sia stata condotta in Italia.

    Come detto, stiamo assistendo a un’evoluzione culturale nella difesa dei diritti umani, dove finalmente si tutelano le creature più vulnerabili e indifese, quelle senza voce (in-fanti).
    Forse tutto prese il via nel 2002, quando il team Spotlight del ‘Boston Globe’ portò alla luce gli scandali sulla pedofilia nelle gerarchie della Chiesa Cattolica.

    Le Commissioni Reali nel Commonwealth ne sono state l’enzima

    Gli Stati Uniti stanno ora facendo da locomotiva mondiale: in diversi Stati negli USA stanno estendo la prescrizione per il reato di pedofilia. Nello Stato di New York lo statuto criminale delle limitazioni per l’abuso sessuale di minore è stato esteso a 28 anni. Per i casi civili, contro persone e istituzioni, la prescrizione ora si estende fino ai 55 anni.
    Il ‘New York Child Victim Act’, a partire dal 14 agosto 2019, ha aperto una finestra temporale di un anno, durante la quale chiunque abbia subito un abuso da organizzazioni o individui sotto lo Stato di New York, potrà denunciare l’abuso al tribunale competente. Lo Stato di New York ha riservato 45 giudici per la gestione di quello che si prospetta essere un vero e proprio diluvio di denunce. La sede mondiale dei Testimoni si trova proprio nello Stato di New York.
    Il 12 agosto 2019, gli 8 membri del Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova sono stati citati in giudizio, per responsabilità dirette legate alle politiche che hanno favorito e coperto abusi sessuali su minori.

    E l’Italia?

    Dove si pone l’Italia in questo percorso? Che cosa hanno fatto i governi multicolore di questi anni a favore delle vittime di abuso? Quale commissione è stata istituita per indagare in maniera concertata e sistematica sulla gestione dei casi di abuso sessuale su minore da parte delle istituzioni religiose e non?

    Quali accertamenti sono stati fatti in merito a sette od organizzazioni come quella dei Testimoni di Geova dove il problema è aggravato dalla mala gestione e dove i bambini sono ancora più in pericolo? Proprio come nel resto del mondo, secondo le testimonianze che abbiamo raccolto (testimoni che ci siamo impegnati a proteggere in quanto a rischio ostracismo) anche in Italia i leader dei Testimoni di Geova hanno gestito ‘in proprio’ i reati di pedofilia consumati all’interno delle congregazioni senza denunciarli alle autorità. In alcuni casi, la loro gestione ha previsto solo dei ‘comitati giudiziari’ interni.
    Come da istruzioni date ai pastori, di queste udienze vengono conservate registrazioni scritte negli ‘archivi confidenziali’ delle congregazioni. In alcuni casi si sta ora cercando di cancellare queste prove.

    In una recente lettera inviata agli anziani dell’Australia, datata 28 agosto, la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova dell’Australasia ordina agli anziani di distruggere i verbali delle udienze giudiziarie interne e alcune note della congregazione. «Chiediamo a ciascun anziano di controllare il proprio personal computer, i file cartacei e persino la propria borsa per le adunanze, per assicurarsi che non venga conservata corrispondenza confidenziale al di fuori dell’archivio confidenziale della congregazione», si legge nella lettera.

    Il Governo italiano è consapevole del fatto che anche nel nostro Paese è stata prodotta questa documentazione? È consapevole di come la Watch Tower ha gestito negli anni la questione pedofilia? È consapevole delle udienze giudiziarie interne? Dei verbali che ne vengono redatti e conservati in appositi archivi confidenziali?

    È consapevole di come vengono gestite queste informazioni nel nostro Paese? È consapevole del fatto che molti temono di parlare per via di un ricatto morale quale è l’ostracismo, ovvero l’esclusione dalla vita sociale dell’unico gruppo di riferimento e spesso anche dalla famiglia?

    In Australia è bastata una lettera sul ‘Newcastle Herald’ per attivare una risposta in quattro giorni. Quanto passerà in Italia prima di vedere una risposta istituzionale? Chi salva una vita salva il mondo intero. Proveremo girare tutte queste domande all’Ufficio Stampa dei Testimoni in Italia, così come proveremo interpellare il Governo. Nel caso non ricevessimo risposta pubblicheremmo i dettagli del silenzio.

    ***AGGIORNAMENTO DEL 20 SETTEMBRE***

    In risposta alla richiesta per l’intervista di cui sopra abbiamo ricevuto, ieri 19 settembre, la nota che integralmente pubblichiamo qui di seguito, come da richiesta, e in spazio a parte con le considerazioni della Redazione.

    «Gentile Direttore,
    Vorremmo rispettosamente farle presente che la posizione dei Testimoni di Geova in materia di tutela dei minori è liberamente consultabile sul loro sito ufficiale, JW.ORG. Sarebbe probabilmente bastata un’analisi di tali informazioni per smontare la tesi diffamatoria dell’articolo pubblicato nel suo giornale. I Testimoni di Geova, noti in tutto il mondo per i loro alti valori morali, aborriscono gli abusi sui minori e li considerano un reato grave. Gli anziani delle congregazioni non proteggono dalle autorità chi commette abusi su minori. In tutti i casi di abusi su minori le vittime e i loro genitori (o chiunque altro sollevi l’accusa) hanno il diritto di sporgere denuncia alle autorità competenti. Per ulteriori informazioni, si veda il documento “La posizione dei Testimoni di Geova in materia di tutela dei minori in armonia con la Bibbia”: https://www.jw.org/it/news/sviluppi-legali-diritti-umani/risorse-legali/informazioni/materiale-posizione-testimoni-di-geova-tutela-minori/
    Con preghiera di pubblicazione in calce all’articolo diffamatorio.
    Cordiali saluti
    Ufficio Stampa
    Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova»

  • L’incubo di Angela nei Testimoni di Geova: “A cinque anni mi parlarono di incesto e di sesso”

    L’incubo di Angela nei Testimoni di Geova: “A cinque anni mi parlarono di incesto e di sesso”

    Angela, 33enne napoletana, è una ex testimone di Geova. Seguace del culto fin da bambina, ne è uscita quando aveva 15 anni. “Da sei mesi vado dalla psicanalista per superare i traumi che gli anziani della congregazione mi hanno provocato da piccola”, racconta a Fanpage.it. “Fino a poco tempo fa, provavo così tanta vergogna che non avevo il coraggio di parlarne con nessuno, nemmeno con i miei amici”.

    “All’interno della mia congregazione dei testimoni di Geova ho sofferto molto per colpa di meccanismi psicologici malati”. A parlare è Angela (un nome di fantasia), una 33enne napoletana che ha passato la propria giovinezza tra i fedeli di questa religione. La donna ha voluto raccontare per la prima volta la sua testimonianza a Fanpage.it a patto che non fosse rivelato il suo vero nome, né la sua foto. Angela, infatti, teme la reazione di alcuni familiari che ancora fanno parte dei testimoni di Geova. “Da sei mesi – spiega – sto andando da una psicoanalista per colpa dei traumi che ho subito da piccola. Fino a poco tempo fa, provavo così tanta vergogna del mio passato che non avevo il coraggio di parlarne con nessuno, nemmeno con i miei amici”.

    “A 5 anni mi hanno detto cos’era un incesto”
    E’ la madre, seguace di Geova, a spingere Angela ad abbracciare questa religione quando è solo una bambina. I suoi primi turbamenti sono legati proprio all’infanzia: “Nella congregazione parlavano apertamente di sesso. Con la scusa di proteggermi da una condotta sbagliata, a 5 anni mi hanno detto cos’era l’incesto. Mi hanno insegnato come si concepiva un bambino. Non mi è mai stato risparmiato nulla”. “Certi argomenti non dovrebbero essere affrontati a quell’età – afferma – e neppure in quel modo”.

    “Nei testimoni di Geova – continua – il sesso è vissuto in maniera troppo rigida, ossessiva, quasi paranoica. A 13 anni, ad esempio, mi hanno rimproverata perché sono andata al mare con un vestitino appena sopra il ginocchio che, secondo loro, violava i precetti religiosi”. “Moltissimi ragazzi della mia Sala del Regno (il luogo di culto dei testimoni di Geova, ndr), inoltre, si sono sposati appena diventati maggiorenni. Per i giovani, insomma, il matrimonio diventava l’unico modo per mantenere relazioni sentimentali, che altrimenti erano assolutamente proibite”.

    Il bullismo a scuola giustificato dagli anziani
    Angela a 10 anni si battezza ed entra formalmente nei testimoni di Geova. I problemi legati alla religione, però, si acuiscono. “A scuola non potevo frequentare altri bambini che non fossero della congregazione né partecipare alle feste di compleanno. Mia mamma su questo era intransigente”. E non va certo meglio con alcuni suoi coetanei. “Sono stata bullizzata dai miei compagni di classe per essere una testimone di Geova. Gli anziani della mia congregazione, quando lo hanno saputo, consideravano normale che venissi emarginata e presa in giro dagli altri ragazzini perché ʻi servitori di Dio sono sempre perseguitatiʼ. Nessuno quindi è stato in grado di aiutarmi a superare questo difficile momento”.

    I comitati giudiziari degli anziani per punire i “peccati” di un’adolescente
    A 12 anni accade un episodio che segnerà il suo rapporto con la religione. Angela ruba un telefonino a scuola. “L’ho restituito quasi subito. E’ stata una sciocchezza – ammette – per mettermi in mostra con le mie compagne di classe”. Quando la scoprono, la portano direttamente al cospetto degli anziani che le fanno un comitato giudiziario. E’ solo una ragazzina, tuttavia capisce molto bene cosa significhi il peccato, e la punizione. “Hanno deciso di affidarmi a due ʻsorelleʼ che avrebbero dovuto essere le mie ʻmadri spiritualiʼ. In realtà, mi hanno sorvegliata continuamente per un anno intero”.

    Passa poco tempo e Angela finisce ancora davanti allo speciale tribunale dei testimoni di Geova. Questa volta per aver partecipato ad una manifestazione studentesca. Per di più, qualcuno dei fedeli l’ha sorpresa a fumare una sigaretta. Per questa religione, infatti, fumare è peccato. Inoltre, i seguaci non possono “immischiarsi” in questioni politiche perché devono mantenere un atteggiamento neutrale.

    L’ultimo processo lo subisce a 15 anni. Si innamora di un ragazzo “del mondo”, come vengono chiamati dai fedeli di Geova coloro che non fanno parte della congregazione. “Gli anziani mi hanno costretta a confessare che avevo commesso un peccato carnale. Mi chiedevano se avessi fatto sesso. E volevano sapere pure i dettagli. Se non mi fossi pentita, mi avevano minacciata di raccontare tutto a mio padre. E’ sconvolgente pensare che chi ha un ruolo spirituale possa rivelare i particolari della vita di una persona ad un altro. Come se un prete cattolico raccontasse i segreti della confessione!”. E’ in quel momento che Angela decide di allontanarsi per sempre dai testimoni di Geova.

    La morte dei genitori: Angela rimane sola
    “Mia mamma si è ammalata di Alzheimer a 50 anni. E’ stato terribile perché in poco tempo è diventata una vegetale”. Il padre muore nel 2008. Pochi mesi dopo, anche la mamma viene a mancare. Angela è una ventenne e si ritrova da sola perché nessuno dei parenti, che fanno ancora parte della congregazione, è disposto a starle vicino. “Predicano la pace e l’amore ma è solo una grande ipocrisia. In dieci anni di malattia, nessuno dei fratelli di mia madre, che sono testimoni di Geova, è mai venuto a trovarla”.

    Un ambiente asfissiante simile ai regimi totalitari
    “L’ambiente dentro i testimoni di Geova è asfissiante. Il controllo psicologico è assoluto, simile a un regime totalitario. Ogni fedele finisce per spiare gli altri, per vedere se compiono dei peccati e poi riferirlo agli anziani. Viene instillato un senso di colpa costante per cui hai sempre paura di dispiacere a Geova. E anche quando abbandoni questa religione – conclude Angela – questo sentimento ti rimane dentro ancora per molto tempo”.

    https://www.fanpage.it/attualita/lincubo-di-angela-nei-testimoni-di-geova-a-cinque-anni-mi-parlarono-di-incesto-e-di-sesso/

  • I testimoni di Geova nella bufera per casi di pedofilia non denunciati

    I testimoni di Geova nella bufera per casi di pedofilia non denunciati

    Casi insabbiati ed espulsioni per chi non si allinea all’omertà. Le inchieste hanno travolto Australia, Stati Uniti, Olanda e Gran Bretagna. Casi di pedofilia registrati anche in Italia

    Lo scandalo degli abusi sessuali sui minori perpetrati dai testimoni di Geova in tutto il mondo sta riempiendo le pagine dei media internazionali. Dagli Stati Uniti all’Australia, passando per Gran Bretagna, Olanda, e poi via via in molti altri Paesi, sono spuntate storie di bambini abusati, di mancate denunce, e di vicende taciute alle autorità giudiziarie.

    Nella sola Australia, per esempio, sono stati individuati 1060 episodi di abusi sui minori non denunciati alla magistratura nel corso degli ultimi 70 anni. Perfino Geoffrey Jackson,membro del Corpo Direttivo della Watch Tower, uno dei massimi capi dei testimoni di Geova, ha dovuto ammettere davanti alla Commissione d’inchiesta australiana che il problema nell’organizzazione esiste e che le procedure adottate fino ad allora non si sono rivelate efficaci.

    Negli Stati Uniti la pedofilia tra i testimoni di Geova è stata particolarmente sentita e ha spinto la magistratura a emettere condanne pesantissime. La più significativa è avvenuta in California, dove un tribunale ha obbligato l’organizzazione a versare 28 milioni di dollari a Candace Conte, una testimone di Geova abusata da un “fratello” quando aveva 9 anni. Durante il processo, la giovane si era alzata più volte in piedi in aula per incoraggiare altre “sorelle” a denunciare gli abusi sessuali che subivano nelle congregazioni, senza temere di essere scomunicate dagli anziani per aver gettato discredito sull’organizzazione.

    I testimoni di Geova adottano verso la pedofilia una politica di ispirazione biblica, che prevede una gestione privata dei casi di abuso. Le accuse vengono valutate da un comitato di anziani, e devono essere supportate da due testimoni che ne verifichino la veridicità o dalla confessione dello stesso colpevole. Ma non esiste l’obbligo di denunciare tutto alle autorità. Anzi, spesso sono gli stessi anziani a fare pressioni sulle vittime e sui loro familiari per impedire che questi denuncino l’accaduto.

    Un ex anziano della comunità, infatti, racconta: “Ai testimoni viene insegnato ad aspettare Geova. Così anche se subiscono un torto devono rimanere in silenzio e sopportare finché il loro Geova non raddrizzerà i torti a tempo debito. Parlare e cercare giustizia prematuramente sarebbe una violazione della Sua volontà. In altre parole, devi tenere la bocca chiusa e proteggere la reputazione dell’organizzazione”. E questo non è proprio un “bene, dato che il loro Geova è notoriamente taciturno su tali questioni e, nel frattempo, vengono distrutte delle piccole vite”.

    Sull’onda degli scandali venuti allo scoperto in varie parti del mondo, adesso si è scoperto che anche in Italia esiste questo problema. Molti testimoni di Geova, infatti, hanno raccontato ai giornali storie di abusi sessuali sui minori perpetrati dai confratelli e occultate dagli anziani. Le vicende riguardano soprattutto bambini e ragazzi di età compresa tra 10 e i 18 anni. Alcuni hanno raccolto numerose confidenze fatte da donne che in giovane età dicono di essere state abusate dai fratelli in alcune congregazioni italiane e che, per paura, per vergogna, e dietro pressioni degli anziani, non hanno avuto il coraggio di sporgere denuncia.

    Recentemente, anche Le Iene hanno raccolto la testimonianza di un ex testimone di Geova che, venuto a conoscenza di un abuso sessuale ai danni di un bambino di 9 anni, ha cercato di convincere gli anziani della congregazione a presentare denuncia. Dinanzi al loro rifiuto, ha raccontato di essersi rivolto personalmente ai carabinieriper segnalare l’accaduto. Per tutta risposta, è stato dissociato con l’accusa di aver creato divisioni tra i fedeli.

    Le cose, però, ultimamente sono cambiate. Dopo le pesanti critiche arrivate dall’opinione pubblica e le esemplari condanne inflitte dalla magistratura, l’organizzazione oggi “accetta” che la vittima di un abuso sessuale possa denunciare l’accaduto alle autorità senza ricevere pressioni dagli anziani a non farlo. Tuttavia, come dimostra il caso in Australia, i testimoni pedofili, pur essendo inizialmente scomunicati, con il tempo vengono riassociati nell’organizzazione. Dai dati della Commissione australiana, emergono infatti dati eloquenti: si parla di 28 pedofili che sono stati nominati anziani e di 230 riammessi nei ranghi. Di questi, 78 erano stati disassociati più di una volta per lo stesso reato.

    https://news.fidelityhouse.eu/esteri/i-testimoni-di-geova-nella-bufera-per-casi-di-pedofilia-non-denunciati-393530.html?fbclid=IwAR11C88pqzDGXTBldwmmq3MBA_nH8HiB7LHN4k9ZEeqeG85YNN_K2ttvnsA

  • Australia: il rapporto governativo sugli abusi sessuali punta il dito contro la Chiesa

    Australia: il rapporto governativo sugli abusi sessuali punta il dito contro la Chiesa

    ROMA-ADISTA. Lo scorso 15 dicembre la Royal Commission australiana ha presentato al governatore generale sir Peter Cosgrove il suo rapporto finale sull’inchiesta, durata 5 anni, sulle risposte istituzionali agli abusi sessuali: un’inchiesta che ha toccato, naturalmente, anche la Chiesa cattolica, e i cui risultati sono i più gravi mai svelati da un’indagine statale sul tema. Si è trattato di un’indagine ad amplissimo raggio: 4mila le istituzioni su cui si è concentrata l’attenzione, oltre 15mila le vittime di abusi che sono state ascoltate. Ad essere passati al vaglio, scuole, organizzazioni sportive e ricreative, istituzioni religiose (oltre alla Chiesa cattolica, anche quella anglicana, l’Esercito della salvezza, i Testimoni di Geova, due scuole del movimento ebraico Chabad-Lubavitch). Spaventosi i numeri, che danno un’idea della vastità del fenomeno; di tutti i casi esaminati, la maggior parte infatti vede coinvolta la Chiesa cattolica: «Dei 4.029 sopravvissuti che ci hanno raccontato nei colloqui privati l’abuso sessuale vissuto da bambini in istituzioni religiose, 2.489 (il 61,8%) ha citato istituzioni cattoliche (…). Dei 2.413 sopravvissuti che hanno parlato del ruolo del responsabile, il 74,7% ha citato persone che avevano un ministero religioso e il 27,6% insegnanti», si legge nel Report. Non solo: di tutti i presunti responsabili, continua il documento, il 37% erano religiosi non ordinati (il 32% religiosi e il 5% religiose); il 30% erano preti, il 29% laici (…). Di tutte le denunce riguardanti abusi sessuali minorili in una scuola cattolica, il 74% coinvolgeva religiosi o preti. Di tutti i preti cattolici compresi nell’inchiesta che hanno esercitato il loro ministero tra il 1950 e il 2010, tenendo in considerazione la durata del ministero, il 7% erano presunti responsabili di abusi».

    «Abbiamo concluso – afferma i sei membri della commissione – che vi sono state da parte della leadership della Chiesa cattolica errori catastrofici per molti decenni, in particolare prima degli anni ’90». Parole durissime, quelle dei Royal commissioner: «Questi errori hanno causato sofferenza a un grande numero di bambini, alle loro famiglie e alle comunità. Per molti, il danno è stato irreparabile. In molti casi, quel danno si sarebbe potuto evitare se le autorità della Chiesa cattolica avessero agito nell’interesse dei bambini anziché nel proprio».

    Colpa del celibato obbligatorio

    Il dito è stato puntato contro il celibato obbligatorio e la castità promessa nei voti religiosi, responsabili di aver «contribuito al verificarsi dell’abuso sessuale dei minori, specialmente se associati ad altri fattori di rischio». «Solo una minoranza del clero cattolico e dei religiosi ha abusato sessualmente di minori – spiegano – ma in base alla ricerca possiamo concludere che c’è un elevato rischio di abuso sessuale laddove un clero maschile forzatamente celibe ha accesso privilegiato ai bambini in certi tipi di istituzioni cattoliche, come scuole, istituti residenziali e parrocchie». Il celibato ecclesiastico, infatti, è un elemento che torna in molti casi di «isolamento emotivo, solitudine, depressione e malattia mentale. Esso può aver contribuito a varie forme di disfunzione psicosessuale, tra cui l’immaturità psicosessuale, che pone un rischio permanente alla sicurezza dei bambini. Per molti membri del clero e religiosi, il celibato è un ideale irraggiungibile che conduce a vivere una doppia vita, e contribuisce a una cultura di segreto e ipocrisia».

    Il rapporto, nelle sue 189 raccomandazioni alla Chiesa cattolica (su un totale di 400 raccolte in 17 volumi), sollecita i vescovi australiani a chiedere alla Santa Sede di considerare l’introduzione del celibato volontario, e che gli istituti religiosi cattolici applichino misure atte a affrontare i rischi per i bambini, nonché la potenziale disfunzione psicologica e sessuale associata al celibato. Vescovi e congregazioni religiose, afferma la Commissione, devono stabilire un protocollo di selezione dei candidati prima e durante la formazione seminariale e prima dell’ordinazione sacerdotale; il Vaticano, poi, deve stabilire dei criteri per la selezione dei vescovi, e definire una procedura trasparente di nomina dei vescovi che contempli la partecipazione dei laici».

    Oltre a ciò, una priorità per la commissione è che la Chiesa crei un nuovo reato per chi non tutela i minori in un’istituzione, nel quale rientri anche la non osservanza da parte dei vescovi delle linee guida elaborate dopo gli scandali degli abusi, e rendendo obbligatoria, a livello di codice di diritto canonico, la denuncia dei responsabili alle autorità. Attualmente in Australia solo i vescovi del New South Wales e di Victoria sono perseguibili per omissione di denuncia.

    I Commissioners hanno individuato anche nella Confessione uno degli elementi che hanno contribuito sia al verificarsi di abusi sia all’inadeguata risposta istituzionale ad essi. Il fatto che la confessione di un abuso nell’ambito del sacramento della riconciliazione resti segreta e che il responsabile riceva l’assoluzione «ha consentito agli abusatori di risolvere il loro senso di colpa senza il timore di essere denunciati», oltre a creare «una situazione in cui i bambini si trovavano soli con un prete. Abbiamo saputo che in alcuni casi i minori hanno vissuto un abuso da parte di preti cattolici nei confessionali». Di qui la necessità, affermano, che le confessioni per i bambini avvengano in uno spazio aperto e alla vista di un adulto e che i ministri religiosi siano obbligati a denunciare il reato di abuso quando lo ascoltano in confessione.

    Il report della Royal Commission poi attacca il clericalismo e il suo legame con «un senso di autorità, superiorità e esclusione, e con l’abuso di potere». «Il concetto teologico che il prete, con l’ordinazione, viva un “cambiamento ontologico”, che lo pone su un piano diverso rispetto agli altri esseri umani è una componente pericolosa della cultura del clericalismo».

    http://www.adista.it/articolo/58025

  • Violenta compagna, figlia e la cuginetta

    Violenta compagna, figlia e la cuginetta

    La bambina più piccola aveva solamente 5 anni

    «Le chiesi se lui le avesse fatto qualcosa, la bambina in lacrime mi rispose che aveva paura e che un giorno si era spogliato davanti a lei masturbandosi». È il racconto di uno dei testimoni del processo che vede un 30enne di Pont Canavese accusato di aver violentato la compagna di 42 anni, la figlia di lei di 12 anni e una sua cuginetta di 5 anni appena. La vicenda, dibattuta ieri davanti al collegio dei magistrati di Ivrea, è assai complessa oltre che drammatica.

    L’imputato, difeso dall’avvocato Manuel Peretti, è accusato di aver abusato della compagna e di due minorenni (una è la figlia della sorella della vittima e tutti vivevano nella stessa casa in un comune dell’Alto Canavese) negli anni tra il 2009 e il 2012. La vicenda si svolge all’interno della congregazione locale dei Testimoni di Geova, della quale sia l’imputato che le presunte vittime facevano parte in quegli anni. Ieri sono stati sentiti i testimoni dell’accusa, in particolare, le toccanti testimonianze della baby sitter e di una delle amiche della madre.

    La prima ha raccontato di aver saputo dalla vittima che nel 2013 i rapporti tra lei e l’imputato si erano deteriorati fino a violenti litigi, ma di non aver mai visto lividi addosso alla donna. Poi nel 2014 seppe della denuncia per abusi ai danni della bambina e sua madre, così contattò la cuginetta chiedendole se l’imputato aveva abusato anche di lei. «La piccola mi raccontò che lui l’aveva vista nuda e l’aveva toccata». Una confidenza simile a quella raccolta da un’amica della mamma della bimba di 12 anni nonché anche lei Testimone di Geova. «Nella congregazione si sapeva quanto accadeva – ha riferito in aula la testimone – anche se non si parla volentieri di fatti come questi, si tende a nascondere.

    Un saggio però confermò quelle voci. Volli, quindi parlare con la mia amica e sua figlia. Quest’ultima mi disse che il compagno della mamma le faceva paura, per le attenzioni sessuali chele rivolgeva, e che le si era mostrato nudo toccandosi e strofinandosi». Un racconto terribile, in quanto le violenze non le subivano solo le bimbe ma anche la madre. «Quando parlai con la mamma – prosegue la teste – lei scoppiò in lacrime e mi raccontò tutto. La costringeva a rapporti sessuali anche contro la nostra religione. A quel punto le portai entrambe, sia la madre che la figlia, dai carabinieri per la denuncia». Dopo l’audizione dei testimoni dell’accusa, i giudici hanno rinviato al prossimo 12 ottobre quando a deporre saranno chiamati i testimoni della difesa e lo stesso imputato.

  • FENOMENO SETTARIO- ABUSI SESSUALI SU MINORI IN CONTESTI RELIGIOSI- ORGANIZZAZIONE GEOVISTA

    FENOMENO SETTARIO- ABUSI SESSUALI SU MINORI IN CONTESTI RELIGIOSI- ORGANIZZAZIONE GEOVISTA

    Interrogazione parlamentare. Atto n. 3-03845 (con carattere d’urgenza)

    Pubblicato il 29 giugno 2017, nella seduta n. 849

    BLUNDO , GIARRUSSO , PUGLIA , GIROTTO , ENDRIZZI , BULGARELLI – Al Ministro dell’interno. –

    Premesso che con raccomandazione n. 1412/1999 il Parlamento e il Consiglio europeo, pur ribadendo l’impegno per la libertà di coscienza e di religione, invitavano i Governi degli Stati membri a istituire o sostenere, tra l’altro, centri indipendenti nazionali o regionali d’informazione sui gruppi di natura religiosa, esoterica e spirituale e a favorire la creazione di organizzazioni non governative per le vittime o le famiglie delle vittime di gruppi religiosi esoterici o spirituali. Nell’ottica di garantire una speciale attenzione e forme efficaci di assistenza alle persone più vulnerabili o mentalmente manipolabili da questi gruppi, in modo particolare i minori, lo stesso Parlamento europeo raccomandava al Comitato dei Ministri di prevedere azioni specifiche volte a istituire un osservatorio europeo sui gruppi di natura religiosa, esoterica o spirituale per rendere più facile lo scambio di informazioni tra i centri nazionali;

    considerato che:

    risulta agli interroganti che a nessuno dei precetti della raccomandazione sia stata finora data attuazione nel nostro Paese, nonostante siano stati presentati, nella XVII Legislatura e in quelle precedenti, numerosi atti di sindacato ispettivo, ancora senza riscontro, coi quali si sollecitavano le istituzioni italiane ad attivarsi per la loro immediata realizzazione;

    a parere degli interroganti, il silenzio delle istituzioni è ancora più ingiustificato a fronte della proliferazione negli ultimi anni di gruppi religiosi, esoterici, spirituali e pseudo-terapici, anche a causa dell’esponenziale diffusione della rete web e delle nuove tecnologie internet. Molti di questi gruppi utilizzano raffinate tecniche di condizionamento mentale su persone che attraversano una fase particolarmente difficile della propria vita, offrendo loro un percorso di supporto spirituale o psicologico che col tempo si trasforma in un vero e proprio calvario, e diventano in molti casi vittime di abusi emotivi, fisici, economici e sessuali. Tale problematica è stata studiata in Italia già nel 1998 nel noto rapporto della Direzione centrale della polizia di prevenzione, titolato “Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia”, oltre che nelle ripetute segnalazioni delle relazioni semestrali dei servizi di intelligence nazionali. Gli elementi raccolti hanno portato alla costituzione nel 2006 della squadra anti sette (SAS), specialità della Polizia che tuttavia svolge funzioni meramente repressive;

    attualmente risulterebbe difficile quantificare con esattezza il fenomeno. Già in data 7 gennaio 2015 “l’Espresso” on line accendeva i riflettori su alcune vittime di tali movimenti, mettendo in risalto il trend espansivo del fenomeno, ma anche la disarmante carenza di dati. Nell’articolo si evidenziava, prendendo proprio spunto dal citato rapporto del 1998, la presenza di 76 movimenti religiosi per un totale di 78.500 affiliati. Il numero, col tempo, risulterebbe cresciuto a dismisura, tenuto inoltre conto che l’indagine si occupò prevalentemente di alcune tipologie di gruppi, costituenti, pertanto, una minima parte di quelli attualmente presenti sul territorio nazionale. Analogo argomento è stato trattato in un dossier pubblicato sul giornale on line “Linkiesta” nel gennaio 2016;

    tra i casi di abusi più eclatanti compaiono, sulla base degli elementi informativi acquisiti dagli interroganti, quelli che hanno riguardato l’organizzazione dei testimoni di Geova, dove negli ultimi anni si sarebbero verificati molteplici abusi sessuali su minori, insabbiati e mai denunciati alle procure competenti dalla stessa congregazione. Di tali allarmanti vicende riferivano, tra gli altri, in maniera diffusa il quotidiano on line “Corriere della sera”, in un video-inchiesta del 23 maggio 2016, la trasmissione televisiva “Le Iene” nel marzo 2016, “Il Giornale” il 23 maggio 2016, la “Gazzetta del Mezzogiorno” del 15 febbraio 2017; tali notizie di stampa riportano interviste e testimonianze dirette di vittime che hanno presentato anche alcuni esposti in varie Procure della Repubblica;

    inoltre, commissioni governative indipendenti, quali quella australiana, attivate per far luce sugli abusi sessuali infantili in seno a realtà istituzionali e religiose, rilevavano la gravità e sistematicità di quanto emerso anche dalle citate fonti di stampa italiane. Nel caso dell’organizzazione geovista, nessuno dei 1.060 casi di abusi su minori registrati dalla chiesa dei testimoni di Geova d’Australia è risultato essere stato segnalato alle autorità competenti, gli abusatori sono stati frequentemente coperti o reintegrati nella confessione sulla base del semplice pentimento e le vittime di reato sottoposte, per contro, a processi di vittimizzazione secondaria e ostracizzate dall’organizzazione. Le politiche interne dei testimoni di Geova, analoghe in tutto il mondo, sono inoltre risultate, all’analisi della commissione suddetta, gravemente fallimentari in tema di tutela dei bambini e prevenzione dell’abuso minorile;

    considerato infine che, a parere degli interroganti:

    attualmente è presente un vuoto normativo non trascurabile in merito alle criticità evidenziate. A seguito, infatti, della dichiarazione di incostituzionalità, con sentenza della Consulta n. 96 del 1981, del cosiddetto reato di plagio previsto ex articolo 603 del codice penale, in Italia non è più esistita un’effettiva tutela giuridica dell’integrità fisica e psichica degli individui. Da allora sedicenti “santoni” e “guru” continuano ad agire indisturbati, mentre numerose proposte e disegni di legge giacciono in attesa di essere esaminate dalle Commissioni e Aule parlamentari;

    complessivamente risulta essere nullo anche l’impegno delle istituzioni nella definizione di politiche sociali e culturali di prevenzione in materia di settarismo abusante o criminale,

    si chiede di sapere:

    se il Ministro in indirizzo non consideri opportuno procedere ad un’analisi complessiva del fenomeno, ai fini di aggiornare il rapporto pubblicato nel 1998 che risulta essere ormai obsoleto, nonché approfondire le motivazioni che sottendono all’attuale scarsissima tutela giuridica dell’abuso sessuale infantile in contesti religiosi;

    se, viste le proposte e i disegni di legge depositati in Parlamento, non ritenga altresì urgente adottare misure di carattere normativo volte a garantire un’efficace tutela giuridica dell’integrità fisica e psichica dei minori e in generale dei soggetti coinvolti, ovvero inseriti in contesti coercitivi;

    quali siano le motivazioni che hanno concretamente impedito allo Stato italiano di recepire gli inviti contenuti nella raccomandazione n. 1412/1999 del Parlamento e del Consiglio europeo;

    se non ritenga necessario adottare tempestivamente un piano nazionale di informazione e prevenzione in materia di settarismo abusante o criminale.

    http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=1028693