Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • I dossier clericali: svelare il potere del privilegio sacro

    I dossier clericali: svelare il potere del privilegio sacro

    Il 4 marzo 2026, mentre il mondo era ancora sotto shock per le rivelazioni finali dei documenti Epstein, negli Stati Uniti venne pubblicato un altro documento sconvolgente: il rapporto di 284 pagine del procuratore generale del Rhode Island.

    Questo rapporto rappresentava una rivelazione, orchestrata dallo Stato, di quello che un tempo era stato un segreto religioso gelosamente custodito.

    Ciò si allineava con il processo di divulgazione del caso Epstein, poiché l’indagine si è protratta per sei anni, a partire dal 2019. Ha portato alla luce 75 anni di documenti diocesani risalenti al 1950, che la Chiesa aveva definito storia antica.

    Le rivelazioni contenute in questo rapporto chiariscono che, mentre i media spesso trattano il caso Epstein come un’esplosione senza precedenti di segreti “dell’élite”, la Chiesa cattolica ha già vissuto situazioni simili.

    Le analogie sono sorprendenti, sia per ciò che è stato nascosto, sia per come le informazioni sono state infine portate alla luce.

    Per molti aspetti, gli “Epstein Files” del periodo 2024-2026 rappresentano la controparte laica degli Archivi Segreti e dei Rapporti Legali che hanno scosso la Chiesa per decenni.

    Il precedente più diretto per il caso Epstein non è costituito solo dai crimini in sé, che sono l’elemento più evidente, ma anche dalla meticolosa documentazione di tali crimini, dal loro occultamento all’opinione pubblica e dall’imponente operazione di insabbiamento.

    Tenuta sistematica dei registri

    I documenti relativi al caso Epstein, resi pubblici tra il 2024 e il 2026, ammontavano a oltre 3 milioni di pagine, inclusi 2.000 video e 180.000 immagini. Tra questi figuravano registri di volo, “taccuini neri”, e-mail e deposizioni che svelavano un meccanismo di potere in cui l’élite non era solo ospite, ma, in alcuni casi, partecipante attivo o facilitatore strategico.

    Questa documentazione è stata occultata alle forze dell’ordine ed è servita come archivio privato di una rete che operava nell’ombra.

    Analogamente, gli archivi clericali includono l’“Archivio Segreto” (archivum secretum) , che ogni diocesi è tenuta a custodire in base al Canone 489 del Codice di Diritto Canonico. Questi archivi contengono “documenti relativi a procedimenti penali in materia di morale” (Canone 489/2) che devono essere “custoditi con la massima cura” (Canone 489). Solo il vescovo locale ne detiene la chiave (Canone 490).

    Protezione dell’élite

    In entrambe le serie di abusi sessuali, è stata utilizzata una forma specifica di silenzio per proteggere un marchio o una gerarchia.

    Nel 2008, Epstein ottenne una protezione legale estremamente controversa, grazie alla quale potenti conoscenze permisero un accordo segreto che garantiva l’immunità totale non solo a lui, ma anche ai suoi potenziali complici. Di conseguenza, questa rete criminale rimase anonima e impunita per oltre un decennio.

    Nella Chiesa cattolica, questa protezione veniva ottenuta attraverso meccanismi diversi, ma funzionalmente identici:

    a] Accordi globali: Quando una diocesi raggiunge un accordo con un gruppo di vittime, gli accordi spesso includono clausole di “esonero da responsabilità”. Queste clausole non proteggono solo lo specifico aggressore; spesso esonerano la diocesi, il vescovo e tutte le parti coinvolte da future rivendicazioni.

    b] Segreto Pontificio: Fino a quando Papa Francesco non ne ha abolito l’applicazione ai casi di abuso il 17 dicembre 2019, il Segreto Pontificio (Secretum Pontificium) era una norma di riservatezza che spesso impediva alle vittime di conoscere l’esito dei loro casi e impediva alle autorità secolari di accedere ai fascicoli.

    Quando le giurie popolari laiche emettevano mandati di comparizione per la produzione di documenti, la Chiesa invocava spesso il segreto pontificio come fondamento giuridico per rifiutarsi di produrli, sostenendo che i documenti facevano parte di un processo “sovrano” e “sacro” al quale i tribunali civili non avevano diritto di accedere.

    La relazione del Procuratore Generale del Rhode Island è stata possibile solo grazie all’abolizione del segreto pontificio da parte di Papa Francesco. Senza di essa, il Procuratore Generale si sarebbe probabilmente scontrato con un muro di “immunità religiosa”.

    Il Segreto Pontificio non era una semplice norma sulla privacy; era un giuramento vincolante. Chiunque lavorasse all’interno della Curia Romana o fosse coinvolto in un processo canonico era vincolato da questo giuramento (Canone 1455).

    I sacerdoti che violavano questo giuramento potevano essere “deposti dall’ufficio” (Canone 1457), il che comportava la perdita di tutti i diritti, poteri e doveri associati al loro ruolo (ad esempio, come giudice, notaio o promotore di giustizia). Questa perdita dell’ufficio era solitamente permanente perché significava la perdita della credibilità morale e legale necessaria per trattare questioni così delicate.

    Se da un lato questo giuramento tutelava la privacy delle vittime, dall’altro proteggeva anche gli aggressori, poiché i sacerdoti e i vescovi coinvolti nell’indagine non potevano denunciare informazioni compromettenti alla polizia senza tradire il loro giuramento a Dio.

    Questo silenzio istituzionale – in cui i vescovi davano priorità all’evitare scandali rispetto alla sicurezza dei bambini e degli adulti vulnerabili, e a volte ordinavano esplicitamente alle persone di tacere o consigliavano alle donne di rimanere in silenzio “per il loro bene” – era simile all’uso di accordi di non divulgazione (NDA) e patti di non perseguibilità da parte delle figure di spicco di Epstein per insabbiare le accuse.

    A differenza del segreto confessionale, che rimane assoluto e inviolabile, il segreto pontificio era una norma amministrativa. Abolendolo per i casi di abuso, la Chiesa ha finalmente chiarito che questi crimini non sono questioni religiose private, ma sono soggetti alla stessa trasparenza di qualsiasi altro reato.

    c] Manipolazione della legge: Un’altra scappatoia sfruttata dalla Chiesa è la debolezza delle leggi in alcuni paesi. Le operazioni di insabbiamento della Chiesa sono state così meticolose che i sopravvissuti agli abusi subiti da bambini erano troppo grandi per sporgere denuncia quando gli abusi sono venuti alla luce.

    In Pennsylvania, ad esempio, bisognava avere meno di 30 anni per intentare cause civili e meno di 50 per sporgere denuncia penale. Ciò lasciava poche possibilità di ottenere giustizia per molte delle vittime, che avevano tra i 60 e i 70 anni quando testimoniarono davanti al Gran Giurì della Pennsylvania. La vittima più anziana aveva 83 anni.

    I fascicoli degli impiegati

    Il rapporto del Rhode Island ha identificato 75 membri del clero (sacerdoti e diaconi) che avrebbero abusato di oltre 300 vittime nell’arco di settant’anni.

    Il rapporto descriveva uno schema ricorrente di trasferimento di sacerdoti accusati tra le parrocchie per evitare scandali. Quasi 40 sacerdoti furono trasferiti almeno cinque volte ciascuno, e alcuni anche più di dieci.

    Il rapporto criticava inoltre la dipendenza della diocesi da “strutture in stile ritiro spirituale” e centri di cura negli anni ’50 e ’60, dove gli abusi venivano trattati come una debolezza mentale o spirituale piuttosto che come un crimine.

    Ha portato alla luce gli accordi segreti stipulati dalla Chiesa, che ricalcavano l’accordo negoziato dagli avvocati di Epstein nel 2008, tenuto nascosto alle vittime in diretta violazione della legge statunitense.

    In entrambi i casi, l’istituzione (la Chiesa o lo Stato) ha trattato la vittima come un potenziale rischio di contenzioso piuttosto che come una persona con diritti. Hanno usato la segretezza come arma per garantire che, una volta che la vittima avesse compreso l’accaduto, lo scudo della legge fosse già saldamente al suo posto per proteggere il predatore.

    Un altro documento fondamentale è il rapporto del Gran Giurì della Pennsylvania (2018), frutto di un’indagine durata due anni, che ha dettagliato decenni di presunte irregolarità e insabbiamenti in sei delle otto diocesi cattoliche dello stato.

    Composto da 1.400 pagine e redatto in un linguaggio tagliente, il rapporto descriveva alcuni dei presunti abusi con dettagli inquietanti. Questo documento ha creato un precedente per la desecretazione dei documenti relativi al caso Epstein. È servito da modello per dimostrare come un governo possa utilizzare il proprio potere di citazione in giudizio per aggirare le leggi istituzionali e rendere pubblici segreti interni.

    Il rapporto della Pennsylvania del 2018 ha identificato 301 sacerdoti pedofili e oltre 1.000 vittime minorenni, sebbene la Gran Giuria abbia osservato che il numero reale fosse probabilmente nell’ordine delle migliaia, ma non potesse essere accertato a causa della diffusione degli abusi e della meticolosità delle operazioni di insabbiamento.

    La scoperta più famosa del rapporto è stata l’“Archivio Segreto”, menzionato anche nel Rapporto del Rhode Island del 2026. Esso dimostrava che i vescovi custodivano in una cassaforte dei fascicoli “genealogici” che documentavano ogni accusa, valutazione psicologica, avvertimento sul rischio di recidiva degli abusatori, organizzazione del loro trasferimento in nuove parrocchie, accordi extragiudiziali, costi per la cura dei sacerdoti abusatori e ogni centesimo pagato in “tangenti per il silenzio”, mentre allo stesso tempo dichiaravano pubblicamente e alla polizia che tali documenti non esistevano.

    Il rapporto descriveva un modello di abusi mai visto prima “di questa portata”. La condanna nei confronti degli artefici del sistema che ha favorito questi abusi era forte: ” Nonostante alcune riforme istituzionali, i singoli leader della Chiesa sono in gran parte sfuggiti alla responsabilità pubblica. I sacerdoti violentavano bambini e bambine, e gli uomini di Dio responsabili non solo non hanno fatto nulla, ma hanno insabbiato tutto. Per decenni, monsignori, vescovi ausiliari, vescovi, arcivescovi e cardinali sono stati perlopiù protetti; molti, compresi alcuni citati in questo rapporto, sono stati promossi. Finché la situazione non cambierà, riteniamo che sia troppo presto per chiudere il capitolo degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica”.

    È emerso chiaramente che lo schema di abusi, negazioni e insabbiamenti rivelato da questi documenti indicava che il sistema non stava fallendo; al contrario, veniva gestito in modo estremamente efficiente.

    Il manuale per l’occultamento

    Il rapporto della Pennsylvania ha smascherato un manuale statale per l’occultamento istituzionale, simile alla sofisticata e ricorrente strategia utilizzata dalle reti d’élite come quella di Epstein per evitare di essere scoperte.

    Gli stupri e la sodomia venivano registrati nei fascicoli come “contatti inappropriati”, “scherzi” o “problemi di comportamento”. I sacerdoti abusatori venivano trasferiti in nuove parrocchie senza preavviso alle nuove comunità, spesso con lettere di raccomandazione favorevoli.

    Le vittime erano costrette a firmare accordi di riservatezza come condizione per ricevere aiuto con la consulenza psicologica o il rimborso delle spese mediche. Si prestava particolare attenzione a proteggere la “fratellanza”.

    Nel caso Epstein, il traffico sessuale veniva spesso indicato nei registri e nelle email come “massaggi” o “reclutamento”. Epstein, in veste di reclutatore, si spostava tra New York, la Florida e Parigi, spesso portando con sé gli stessi “collaboratori” per facilitare le operazioni.

    L’accordo del 2008 e i successivi accordi extragiudiziali si basavano su patti di riservatezza per impedire alle vittime di parlare con l’FBI. La sua clientela d’élite veniva protetta a tutti i costi.

    Un’altra strategia comune sia al caso Epstein che ai fascicoli del clero era quella di prendere di mira individui vulnerabili. I fascicoli del clero mostrano come le famiglie cattoliche devote fossero prese di mira, meno propense a credere alle vittime all’interno della propria famiglia quando un sacerdote venerato veniva accusato. Nel caso Epstein, le vittime erano ragazze minorenni, svantaggiate dal punto di vista socioeconomico e prive di voce di fronte ai loro potenti aggressori.

    Il rapporto del Rhode Island segna la rottura degli ultimi, più isolati sistemi di “diritto privato” in questo stato insulare, il più cattolico degli Stati Uniti (40%). Offre la prima analisi approfondita dei meccanismi finanziari e psicologici dell’insabbiamento e segna il momento in cui ciò che era “sacro” è diventato “profano” agli occhi della legge.

    Ciò indicava che nessuna quantità di prestigio religioso o influenza storica poteva sostenere un sistema giuridico privato quando i bambini erano il prezzo di tale segretezza.

    Patriarcato: la svalutazione dell’”altro”

    La diffusa crisi degli abusi sessuali e la sua insabbiatura istituzionale non possono essere ridotte a un insieme di “mele marce”. Essa è fondamentalmente resa possibile da un sistema patriarcale che conferisce agli uomini il potere senza che questi ne rispondano.

    Mentre i soci di Epstein erano protetti da ricchezza e influenza che generavano un timore ossequioso, gli uomini citati nei “Clerical Files” sono protetti da un “privilegio sacro” che esige riverenza.

    Entrambi i sistemi insegnano agli uomini che l’autorità è un loro diritto di nascita e che i vulnerabili possono essere sfruttati impunemente.

    In questi sistemi discriminatori di genere, le donne sono spesso considerate esseri umani inferiori. Nel suo libro “Trash: Encounters with Ghislaine Maxwell”, Christina Oxenberg riporta la risposta di Maxwell quando le fu chiesto delle ragazze che reclutava per i “massaggi” di Epstein: “Non sono niente; sono spazzatura”.

    Nella Chiesa, la svalutazione delle donne è più subdola. Il divieto di ordinazione femminile, pur essendo presentato come una questione teologica, in realtà rafforza la loro posizione subordinata, suggerendo che siano create a immagine di un “Dio minore”.

    Sostenendo che le donne siano incapaci di rappresentare Cristo alla mensa eucaristica, la Chiesa le svaluta come persone, rendendole permanentemente subordinate ai sacerdoti e strutturalmente vulnerabili agli abusi.

    Sacerdozio cultuale: patriarcato autocratico

    Nella Chiesa, il potere patriarcale, unito al culto del sacerdozio, conferisce ai sacerdoti un “privilegio sacro” unico. In virtù del loro ufficio, i sacerdoti sono spesso considerati come partecipi dell’autorità assoluta di Cristo.

    Questo potere di governo viene spesso presentato come un mandato divino piuttosto che come un servizio delegato dalla comunità. In questa cornice teocratica, il sacerdote si pone al posto di Dio, creando una gerarchia permanente e intoccabile.

    Pertanto, il sacerdote non solo viene separato, ma anche posto al di sopra del popolo di Dio per governare, insegnare e ammonire senza trasparenza. Questa relazione è codificata nel titolo di “Padre”, che viene spesso strumentalizzato come forma di patriarcato autocratico.

    In questa gerarchia patriarcale, vescovi e sacerdoti spesso agiscono come se fossero al di sopra della legge civile. La storia globale degli insabbiamenti, in cui i tribunali laici sono stati costretti a usare mandati di perquisizione per sequestrare documenti compromettenti dagli Archivi Segreti, fornisce una chiara prova di questa presunta sovranità.

    Questa teologia crea anche una fratellanza di élite religiose e si traduce in un circolo vizioso in cui i sacerdoti rispondono solo ad altri sacerdoti, in modo simile al caso Epstein, in cui la classe dei miliardari credeva di dover rispondere solo ai propri pari, mai al sistema giuridico “comune”.

    Nella Chiesa, i sopravvissuti devono presentare le proprie ragioni agli stessi uomini celibi che fanno la legge, la giudicano e la applicano. Questo elemento da “spogliatoio” fa sì che gli alti funzionari si identifichino più con il “fratello” carnefice – la cui vita temono venga rovinata – che con la vittima, il cui trauma permanente e potenzialmente letale viene liquidato come “gestibile”.

    Questa teologia tossica crea anche una rete di silenzio e complicità. I ​​vescovi si proteggono a vicenda e proteggono il sacerdote abusante perché il loro status è legato alla sua posizione. Se vescovi e sacerdoti cadono in disgrazia, il “corpo” perde il suo prestigio divino; pertanto, il sistema sceglie di sacrificare la vittima dell’abuso per salvare l’istituzione.

    Inoltre, alimenta una cultura clericale tossica che sottende un’immunità implicita. Fondata sull’erronea convinzione che i religiosi possiedano diritti intrinseci al potere e ai privilegi in virtù del loro status di ordinati, questa cultura dà origine a un senso di diritto elitario che crea un vuoto di responsabilità e pone il prestigio dell’istituzione al di sopra del benessere dei fedeli. Ciò fornisce uno “scudo sacro” che rispecchia l’”immunità d’élite” laica emersa nel caso Epstein.

    Cambiamento ontologico: lo scudo della “Persona Christi”.

    Un pilastro fondamentale del clericalismo è la dottrina magisteriale secondo cui l’ordinazione produce un “cambiamento ontologico”, conferendo così all’ordinato il potere di agire nella persona di Cristo (persona Christi). Il sacerdote viene “configurato a Cristo”, diventando quindi, in sostanza, Dio. Non solo agisce e parla per conto di Dio, ma come Dio stesso.

    Questo crea una barriera psicologica per i fedeli, rendendo quasi impossibile per loro credere che un prete sia capace di crimini sessuali. È il motivo per cui spesso non si crede ai bambini e alle donne quando denunciano gli abusi.

    Per la vittima, la “persona Christi” crea un devastante effetto di manipolazione psicologica a livello spirituale: denunciare un crimine equivale a tradire Dio. I sacerdoti predatori manipolano comunemente le credenze religiose, i testi sacri o l’autorità spirituale per indurre la vittima a dubitare della propria realtà, della propria sanità mentale e del proprio rapporto con il Divino.

    Alla vittima viene detto che la sua sofferenza è una “prova di Dio” o una “croce da portare”. Inquadrando un crimine come una sfida spirituale, l’aggressore ridefinisce il naturale desiderio di giustizia della vittima come “mancanza di fede” o “orgoglio spirituale”.

    Come evidenziato nel Rapporto del Rhode Island del 2026, i predatori spesso utilizzavano un linguaggio spirituale durante l’abuso stesso, affermando che l’atto fosse “sacro” o “predestinato”. Questo distorce gravemente la bussola morale della vittima, facendole percepire la denuncia del crimine come un atto sacrilego.

    Peggio ancora, l’istituzione spesso ribalta la situazione, trasformando la vittima in “peccatrice” per aver reagito all’abuso. Se una persona sopravvissuta esprime rabbia, le viene detto che è “incapace di perdonare” o “amareggiata”. All’interno di una struttura clericale, il “perdono” viene spesso strumentalizzato per imporre il “silenzio”.

    Sia nel caso Epstein che in quello del clero, il “sistema” partecipa alla manipolazione psicologica per proteggere se stesso. Proprio come gli avvocati di Epstein dipingevano le vittime come “cacciatrici di dote” o “instabili”, i funzionari della Chiesa spesso etichettano i genitori o le vittime che presentano denunce come “piantagrane” o “persone con disturbi emotivi”.

    Mentre il gaslighting tradizionale ti porta a mettere in discussione ciò che hai visto, il gaslighting spirituale ti porta a dubitare di chi sei agli occhi di Dio. Questo può essere devastante e può persino portare alla perdita della fede, sostituendo l’immagine di un Dio amorevole con quella di un predatore.

    Risoluzione dei reclami: iniziative di Papa Francesco

    Il risarcimento per gli abusi sessuali si compone di molti elementi, ma inizia con l’ascolto empatico e non giudicante della vittima, la fiducia nella sua storia e il riconoscimento del reato.

    Nella Chiesa, Papa Francesco ha compiuto alcuni passi positivi, esprimendo “vergogna e dolore” per gli abusi sessuali al suo interno e scusandosi pubblicamente in diverse occasioni in varie parti del mondo.

    Ha ridotto allo stato laicale il cardinale Theodore McCarrick, ex arcivescovo di Washington DC, in seguito ad accuse di abusi sessuali, tra cui uno che coinvolgeva un bambino di 11 anni.

    Nel maggio 2018, tutti i 34 vescovi cileni in carica hanno presentato le proprie dimissioni a Papa Francesco in seguito a un vertice in Vaticano. Il vescovo ha accettato le dimissioni di 9 di loro, ammettendo di aver commesso “gravi errori” nel difendere il vescovo Juan Barros, accusato di essere complice del più noto prete pedofilo del paese, Fernando Karadima. Successivamente, altri due vescovi cileni sono stati ridotti allo stato laicale.

    Nel febbraio 2019, a seguito di un incontro in Vaticano sulla protezione dei minori nella Chiesa, Papa Francesco ha pubblicato la lettera apostolica Vos estis lux mundi, che stabilisce nuove norme procedurali per combattere gli abusi sessuali e garantire la responsabilità delle autorità religiose.

    Prima di allora, non esisteva un percorso chiaro e scritto per le vittime di abusi per denunciare un vescovo. Nel marzo 2023, ha pubblicato una versione aggiornata di questa lettera, rendendo permanenti queste norme. Ora, ogni diocesi deve avere un sistema “pubblico, stabile e facilmente accessibile” per la segnalazione degli abusi.

    Come già accennato, Papa Francesco ha anche decretato che il segreto pontificio non si applica alle accuse, ai processi e alle decisioni relative agli abusi, facilitando così il coordinamento con le forze dell’ordine civili e aprendo canali di comunicazione con le vittime.

    Blocchi stradali

    Nonostante questi sforzi, i sostenitori delle vittime di abusi affermano che ben poco è cambiato.

    I critici delle norme aggiornate hanno contestato l’assenza di un obbligo di notifica alle forze dell’ordine nei casi di abuso. Inoltre, non vi è alcun obbligo di informare il pubblico, compresi i denuncianti e le loro famiglie, del procedimento canonico o del suo esito, il che rende difficile valutare l’efficacia della legge.

    Andrew Small OMI, Segretario emerito della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, ha ammesso nel 2023 che oltre due terzi delle conferenze episcopali non dispongono delle risorse necessarie per attuare il processo in modo significativo.

    Dopo la morte di Papa Francesco, l’organizzazione Ending Clergy Abuse (ECA) ha rilasciato una dichiarazione in cui affermava che “sotto la sua guida, la Chiesa non è riuscita a ritenere i vescovi responsabili del loro ruolo nel consentire, nascondere e perpetuare gli abusi. Un cambiamento sistemico è rimasto irraggiungibile”.

    Il documento sottolineava che il rifiuto di Francesco di rimuovere o sanzionare coloro che erano complici degli insabbiamenti tradiva l’obbligo morale della Chiesa di proteggere i più vulnerabili.

    Shaun Dougherty, presidente della Survivors’ Network of those Abused by Priests (SNAP), ha dichiarato: “I vescovi di tutto il mondo… sono collettivamente a conoscenza di migliaia di sacerdoti abusatori che prestano ancora servizio in parrocchie e scuole. Una vera politica di tolleranza zero significherebbe rimuovere immediatamente questi colpevoli e ritenere i vescovi responsabili del fatto che li mantengano in servizio”.

    La Chiesa è disposta ad adottare misure così rigorose?

    La fine del privilegio sacro

    Esaminare onestamente i “fascicoli clericali” in tutta la loro depravazione è parte della trasparenza radicale di cui c’è urgente bisogno per ristabilire la fiducia nella Chiesa. Invece di nascondere le nostre cicatrici, è tempo di smascherare con coraggio i sistemi che le hanno generate.

    La teologia tossica e gli statuti del Codice di Diritto Canonico che promuovono e perpetuano il “privilegio sacro”, che conduce a una Chiesa disfunzionale, devono essere riconosciuti, condannati ed eliminati.

    Smantellando le strutture del clericalismo e del privilegio patriarcale, non stiamo solo cercando giustizia storica; stiamo creando una società in cui nessuno, a prescindere da ricchezza, conoscenze o status sociale, è al di fuori della portata della legge.

    Affinché ciò accada, tuttavia, la testimonianza dei sopravvissuti deve essere posta al centro del dibattito e trattata non come una minaccia per l’istituzione, bensì come l’unico fondamento per ricostruire una Chiesa veramente giusta, compassionevole e sicura.

    The Clerical Files: Exposing the power of holy privilege

  • Papa Francesco è morto. I sopravvissuti neozelandesi agli abusi della Chiesa cattolica rispondono

    Papa Francesco è morto. I sopravvissuti neozelandesi agli abusi della Chiesa cattolica rispondono

    Bergoglio è stato un personaggio significativo sulla scena mondiale. Tuttavia, purtroppo la sua gestione dei casi di abusi sessuali, sebbene considerevolmente migliore rispetto ai suoi predecessori, non è stata impressionante secondo laRete dei sopravvissuti agli abusi dei sacerdoti (SNAP) ad Aotearoa in Nuova Zelanda.

    SNAP Aotearoa riferisce:

    • Secondo le vittime argentine, Papa Francesco, quando era arcivescovo metropolita di Buenos Aires dal 1998 al 2013, ha taciuto sugli abusi sessuali su minori da parte del clero in Argentina. Non ha mai offerto scuse o risarcimenti alle vittime.

    Nel 2010, Bergoglio ha commissionato un rapporto per scagionare Julio Grassi, un importante sacerdote argentino condannato per abusi sessuali su minori. Sotto Bergoglio, la Chiesa cattolica argentina ha tentato direttamente di influenzare le opinioni della magistratura in vista dell’udienza di appello di Grassi.

    Nel 2013, papa Francesco si è rifiutato di rispondere alle accuse di aver riabilitato l’ex cardinale Theodore McCarrick dalle sanzioni imposte dal suo predecessore Joseph Ratzinger.

    Nel 2015, Francesco ha attirato critiche significative per aver sostenuto il vescovo cileno Juan Barros accusato di aver coperto casi di abusi sessuali della Chiesa cattolica in Cile, compresi i crimini contro minori. prima di rispondere in modo più appropriato.

    Nel 2019, nonostante le promesse di “tolleranza zero”, Papa Francesco ha mantenuto il vescovo cattolico neozelandese Charles Drennan in disgrazia negli status clericali ed episcopali dopo che Drennan si è dimesso dalla diocesi di Palmerston North per cattiva condotta sessuale. Ancora oggi Drennan rimane vescovo. Gli appelli a papa Francesco per la laicizzazione di Dennan sono stati ignorati.

    Sempre nel 2019, mentre Papa Francesco è stato applaudito per aver revocato la legge sulla riservatezza del Vaticano (Segreto Pontificio) sui casi di abusi sessuali del clero, non ha mai chiesto conto ai suoi vescovi neozelandesi per l’uso di clausole di riservatezza nel loro processo di denuncia nazionale Te Houhanga Rongo/A Path To Healing, ora screditato.

    • Nel novembre 2022, Papa Francesco non è riuscito a privare il cardinale francese Jean-Pierre Ricard del suo status e dei suoi privilegi cardinalizi dopo che Ricard ha ammesso di aver abusato sessualmente di una ragazza di 14 anni negli anni ’80.
    • Nel 2022 e nel 2023, Francesco non ha mai risposto alle grida delle vittime e dei sopravvissuti agli abusi nella sua chiesa in Nuova Zelanda, che lo hanno contattato direttamente più volte implorandolo di intervenire per fermare gli abusi secondari inflitti loro dai vescovi cattolici e dai leader delle congregazioni della Nuova Zelanda. Tuttavia, le lettere dei sopravvissuti non sono state prese in considerazione e le loro sofferenze sono state ignorate.
    • Nel 2023, le promesse di responsabilità di Papa Francesco sono state nuovamente minate dopo che il sacerdote sloveno Marko Rupnik è stato accusato di molteplici casi di abusi sessuali.
    • Nel 2024, dopo che la Royal Commission of Inquisight della Nuova Zelanda ha raccomandato ai leader religiosi delle istituzioni in cui si sono verificati gli abusi di ammettere l’illecito e di scusarsi, Papa Francesco non ha ammesso alcun illecito o scusa.

    Nel complesso, le azioni di Papa Francesco nell’affrontare gli abusi clericali e religiosi nella sua Chiesa sono in conflitto con le sue parole. Su altre questioni, è stato generalmente una forza per il bene nel mondo. “Tuttavia, non viviamo più in tempi in cui possiamo giustificare importanti leader mondiali che hanno fallito la società su una questione così importante come la giustizia per i bambini vittime di violenza sessuale”, ha detto il portavoce di SNAP Aotearoa, il dottor Christopher Longhurst.SNAP Aotearoa spera che il prossimo papa affronti la questione degli abusi nella Chiesa cattolica in modo più onesto, dando priorità ai bisogni delle vittime e dei sopravvissuti e ritenendo responsabili i vescovi cattolici neozelandesi e i leader delle congregazioni.

  • È morto Theodore McCarrick, il primo cardinale dimesso dallo stato clericale per abusi sessuali

    È morto Theodore McCarrick, il primo cardinale dimesso dallo stato clericale per abusi sessuali

    Giovedì è morto Theodore McCarrick, l’ex arcivescovo di Washington e il primo cardinale nella storia moderna della Chiesa cattolica a essere dimesso dallo stato clericale per abusi sessuali. Il Vaticano ha fatto sapere che McCarrick è morto nel Missouri, negli Stati Uniti: aveva 94 anni.

    Le prime accuse contro McCarrick erano emerse nel 2018. Era stato accusato di avere molestato diversi seminaristi e di avere abusato sessualmente di almeno tre minori. Un’inchiesta del New York Times aveva mostrato come McCarrick avesse comprato il silenzio di diverse persone coinvolte nella vicenda negli anni Ottanta, con la compiacenza di alcuni alti prelati statunitensi.

    Nel luglio del 2018 McCarrick aveva presentato le proprie dimissioni a papa Francesco, che lo aveva sospeso dai suoi incarichi (anche se in precedenza era comunque già stato rimosso dalla sua posizione).

    Lo aveva poi ridotto allo stato laicale nel 2019: una decisione senza precedenti che mostrò le intenzioni del papa di intervenire in modo più serio sui casi di abusi sessuali all’interno della Chiesa. Nel 2021 McCarrick è poi stato incriminato per aver abusato di un ragazzo di 16 anni durante il ricevimento di un matrimonio nel 1974. Nel 2023 è stato accusato di aver aggredito sessualmente un 19enne nel Wisconsin, in una casa dove erano entrambi ospiti.

    https://www.ilpost.it/2025/04/05/morto-theodore-mccarrick/

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 25 del 25 febbraio

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 25 del 25 febbraio

    -Francesco Zanardi – A Savona, la prima panchina in Italia contro gli abusi su minori e persone vulnerabili

    Indubbiamente un grande pregio per la Città di Savona che ha visto nascere 13 anni fa nel piccolo capoluogo ligure quella che oggi è la più grande ed attiva organizzazione italiana a livello internazionale in tutela delle vittime di violenza sessuale da parte delle Confessioni religiose.

    Associazione che nei decenni ha contribuito a dare vita ad altre importanti realtà, promotrici dell’iniziativa come ECA Global Justice Project.

    Il Coordinamento Italy Church Too fondato nel 2022, promotore dell’iniziativa che raccoglie varie realtà sul territorio italiano.

    Un tema importante quello veicolato dalla Panchina viola, come quello della violenza sulle donne, contro il bullismo e via dicendo. Temi che purtroppo la stessa cronaca documenta siano nei fatti poco sentiti, tanto da produrre ancora oggi troppe vittime anziché tanta prevenzione.

    Spesso dimentichiamo che gli occhi e gli orecchi della Giustizia sono anche quelli della coscienza civile dei cittadini.

    Un dato purtroppo indiscutibile e significativo, come il fatto che quella di Savona sia la prima iniziativa in Italia sul tema.

    Questo probabilmente perché i bambini non si lamentano fino a quando non diventano adulti e comprendono, quanto le persone vulnerabili e, quindi forse nessuno aveva mai pensato a dare voce anche quei bambini e quelle persone vulnerabili.

    Siamo quindi lieti di annunciare l’inaugurazione della prima panchina italiana sabato 24 alle ore 16 in piazza Giulio II dove insieme al Presidente della Rete Francesco Zanardi, il Consigliere Comunale Aureliano Pastorelli e le varie Istituzioni che risponderanno all’invito, daremo vita al primo impianto di questa bella iniziativa che parte dalla Liguria e che vede già le adesioni dei Comuni di Spotorno e Quiliano.


    -Federica Tourn – Una vittima di Rupnik parla in conferenza stampa degli abusi subiti da don Marko Rupnik

    «Mi sono trovata nel silenzio per troppi anni e oggi chiedo verità, trasparenza e giustizia per le religiose che hanno subito violenza», ha detto Gloria Branciani, durante la conferenza stampa convocata il 21 febbraio a Roma da Anne Barrett Doyle, condirettrice di BishopAccountability.org, per denunciare le coperture del caso di don Marko Rupnik, l’ex gesuita e artista accusato di abusi da almeno una ventina di religiose.

    Le parole di Gloria Branciani sono risuonate particolarmente gravi a cinque anni dal summit in Vaticano, voluto da papa Francesco proprio per dire basta agli abusi clericali e agli insabbiamenti da parte dei vescovi. Quell’incontro solenne sulla protezione dei minori, che si era tenuto dal 21 al 24 febbraio 2019 ed era stato definito uno storico spartiacque sulla difesa dei bambini e delle persone vulnerabili nella Chiesa, secondo BishopAccountability.org, l’associazione americana che dal 2003 si batte contro gli abusi nella Chiesa cattolica, si è dimostrato nei fatti un clamoroso fallimento.

    «Abbiamo deciso di parlare per opporci al muro di gomma che le autorità ecclesiastiche hanno alzato in tutti questi anni», ha spiegato Mirjam Kovač, che negli anni ’90 era la segretaria della superiora della Comunità Loyola Ivanka Hosta e che due anni fa ha scritto una lettera aperta alle autorità ecclesiastiche per sostenere la richiesta di giustizia di Gloria Branciani. «Non posso accettare che dagli ambienti vicino a Rupnik veniamo definite donnicciole infatuate di lui: il nostro non è desiderio di rivalsa ma necessità di un riconoscimento pubblico per il male che abbiamo sofferto», ha aggiunto Branciani, rievocando gli abusi subiti. «Rupnik è entrato nella mia psiche, ha fatto pressione sulla mia personalità e sulle mie emozioni nel tentativo di cambiare nel profondo la mia identità, incluso il mio progetto vocazionale. Ogni mio dubbio veniva considerato come una parte fragile che doveva essere integrata, una deviazione dal carisma. Se non accondiscendevo alle sue richieste sessuali, diceva che era a causa di un mio impoverimento spirituale; mi manipolava continuamente per farmi diventare obbediente, mansueta, infantile: a sua disposizione».

    «Il caso di Rupnik ricorda quello dell’ex cardinale Theodore McCarrick – ha affermato Barrett Doyle – le autorità ecclesiastiche erano a conoscenza dei suoi crimini almeno dagli anni ’90 ma non sono intervenute, anzi, lo hanno protetto ignorando la sofferenza delle vittime». «Non stiamo parlando di un atteggiamento complessivamente brillante con qualche incoerenza qua e là, ma di un modello continuo di sostegno a molestatori noti e con accuse credibili». «Non è che il papa sia bloccato dai membri della curia nell’applicare le norme sulla protezione delle vittime, o che a volte sia debole di cuore – ha aggiunto Barrett Doyle – Credo che sia contrario alla riforma. Ecco perché i cambiamenti da lui attuati dopo il vertice si sono rivelati del tutto inadeguati e non hanno avuto alcun impatto percepibile».

    Fonte: Domani


    -Pierelisa Rizzo – Prete denunciato per violenza sessuale e spaccio

    Il prete di Desenzano in provincia di Brescia accusato di spaccio e violenza sessuale ha venduto la casa in cui avrebbe organizzato diversi festini a luci rosse.

    A segnalare il sacerdote è stato un trentunenne che vive a Desenzano ha raccontato di essere stato minacciato e di aver ricevuto il pagamento di alcune prestazioni sessuali. La situazione è poi degenerata la scorsa estate quando a inizio agosto una donna trans si si è spogliata e ha minacciato di suicidarsi dopo essersi lanciata da una finestra è scappata per le strade di Desenzano stando al racconto di alcune persone che erano presenti in casa

    L’uomo di 65 anni avrebbe provato una specie di esorcismo avrebbe anche detto Esci da questo corpo A casa del sacerdote è stata trovata cocaina i residenti hanno deciso di allontanare il sessantacinquenne perché infastiditi dalle continue feste e serate.

    Durante la perquisizione degli del commissariato di Desenzano è stata trovata cocaina per questo motivo nei suoi confronti è scattata anche una denuncia per detenzione ai fini di spaccio mentre per questa accusa ha parlato di debolezze per quella di violenza sessuale minaccia nega qualsiasi coinvolgimento.

    Nel frattempo in questi mesi la diocesi di Verona ha nominato il suo sostituto come Cappellano della fondazione San Angela Merici Onlus.

    Fonte Fanpage


    – Federico Tulli – Nessun prete è “padre” di nessuno

    La pedofilia è l’annullamento della realtà umana del bambino. Avendo parlato negli anni con centinaia di vittime e raccolto le loro testimonianze mi sento di dire che questa definizione della pedofilia elaborata dallo psichiatra e psicoterapeuta Massimo Fagioli sia quella più precisa in assoluto.

    L’effetto immediato della violenza sullo sviluppo psico fisico della vittima è devastante. È come se fosse un omicidio psichico che aggredisce e distrugge la vitalità e impedisce di realizzare la propria identità sessuale. Cioè una dimensione interiore specifica dell’essere umano.

    È bene evidenziare che la vittima non è mai scelta a caso dal pedofilo. È un bambino solo, isolato, “ignorato” dai genitori oppure senza genitori. Prima della violenza fisica c’è quella psichica che consiste nel sostituirsi alle figure adulte di riferimento della vittima, nel carpire la sua fiducia.

    Il pedofilo è una persona che pianifica lucidamente la violenza, agendo in un contesto che gli consenta di farla franca e dopo aver scelto con cura il suo bersaglio. Ecco cosa mi ha raccontato una volta l’avvocato Luciano Santoianni del Foro di Napoli, legale con lunga esperienza in questo campo: «Il pedofilo circuisce la vittima giocando sull’ambiguità e inducendolo alla confusione.

    Quando c’è un rapporto di fiducia o affettivo, l’abuso è compiuto in maniera subdola, rasentando la linea di demarcazione che ci può essere con un rapporto amicale. La sua è una condotta violenta ma è raramente esercitata con violenza». Un altro aspetto che emerge dalle testimonianze e che ricorre in molti casi di pedofilia è commentato dallo psichiatra Andrea Masini: «C’è una grande ambiguità che però è tutta all’interno del pensiero religioso e che consiste nel farsi chiamare “padre” da parte degli “educatori”.

    Per un bambino che non ha più figure femminili di riferimento, questo appare come un tentativo di ricostruire almeno il rapporto col genitore, che però non è reale perché nessun prete è padre di nessuno. È questa ambiguità “calcolata” che apre la strada alla violenza pedofila». Masini tocca poi un altro tasto delicato. I numeri sulla diffusione della pedofilia nel clero suggeriscono infatti l’ipotesi che molti pedofili si scelgano apposta determinate professioni.

    «Non c’è dubbio che l’organizzazione della Chiesa risponda a certi requisiti. Il pedofilo, da calcolatore qual è, sa che il suo comportamento sarà coperto dal silenzio delle gerarchie ecclesiastiche. Perché all’esterno deve rimanere integra la figura del sacerdote misogino, che non ha rapporti sessuali e non ne deve avere. Un altro caso, ma di tutt’altro tipo, poteva essere rappresentato dall’esercito. Dove finiva un certo tipo di paranoici, perché “sapevano” che l’istituzione avrebbe coperto la loro patologia».

  • Caso Rupnik, parlano le vittime: «Dalla Chiesa anni di silenzio. Ora vogliamo giustizia e verità»

    Caso Rupnik, parlano le vittime: «Dalla Chiesa anni di silenzio. Ora vogliamo giustizia e verità»

    «Mi sono trovata nel silenzio per troppi anni e oggi chiedo verità, trasparenza e giustizia per le religiose che hanno subito violenza», ha detto Gloria Branciani, durante la conferenza stampa convocata il 21 febbraio a Roma da Anne Barrett Doyle, condirettrice di BishopAccountability.org, per denunciare le coperture del caso di don Marko Rupnik, l’ex gesuita e artista accusato di abusi da almeno una ventina di religiose.

    Le parole di Gloria Branciani, che per prima nel dicembre 2022 aveva denunciato a Domani le violenze sessuali, psicologiche e di coscienza subite da Rupnik negli anni ’90, quando era una suora della Comunità Loyola, sono risuonate particolarmente gravi a cinque anni dal summit in Vaticano, voluto da papa Francesco proprio per dire basta agli abusi clericali e agli insabbiamenti da parte dei vescovi. Quell’incontro solenne sulla protezione dei minori, che si era tenuto dal 21 al 24 febbraio 2019 ed era stato definito uno storico spartiacque sulla difesa dei bambini e delle persone vulnerabili nella Chiesa, secondo BishopAccountability.org, l’associazione americana che dal 2003 si batte contro gli abusi nella Chiesa cattolica, si è dimostrato nei fatti un clamoroso fallimento.

    «Abbiamo deciso di parlare per opporci al muro di gomma che le autorità ecclesiastiche hanno alzato in tutti questi anni», ha spiegato Mirjam Kovač, che negli anni ’90 era la segretaria della superiora della Comunità Loyola Ivanka Hosta (qui l’intervista a Domani e che due anni fa ha scritto una lettera aperta alle autorità ecclesiastiche per sostenere la richiesta di giustizia di Glora Branciani. «Non posso accettare che dagli ambienti vicino a Rupnik veniamo definite donnicciole infatuate di lui: il nostro non è desiderio di rivalsa ma necessità di un riconoscimento pubblico per il male che abbiamo sofferto», ha aggiunto Branciani, rievocando gli abusi subiti. «Rupnik è entrato nella mia psiche, ha fatto pressione sulla mia personalità e sulle mie emozioni nel tentativo di cambiare nel profondo la mia identità, incluso il mio progetto vocazionale. Ogni mio dubbio veniva considerato come una parte fragile che doveva essere integrata, una deviazione dal carisma. Se non accondiscendevo alle sue richieste sessuali, diceva che era a causa di un mio impoverimento spirituale; mi manipolava continuamente per farmi diventare obbediente, mansueta, infantile: a sua disposizione».

    «Il caso di Rupnik ricorda quello dell’ex cardinale Theodore McCarrick – ha affermato Barrett Doyle – le autorità ecclesiastiche erano a conoscenza dei suoi crimini almeno dagli anni ’90 ma non sono intervenute, anzi, lo hanno protetto ignorando la sofferenza delle vittime». La copresidente di BishopAccountability.org, intervistata da Domani, ha parlato di gestione irresponsabile da parte della Chiesa: «Non stiamo parlando di un atteggiamento complessivamente brillante con qualche incoerenza qua e là, ma di un modello continuo di sostegno a molestatori noti e con accuse credibili». «Non è che il papa sia bloccato dai membri della curia nell’applicare le norme sulla protezione delle vittime, o che a volte sia debole di cuore – ha aggiunto Barrett Doyle – Credo che sia contrario alla riforma. Ecco perché i cambiamenti da lui attuati dopo il vertice si sono rivelati del tutto inadeguati e non hanno avuto alcun impatto percepibile».

    «Quando papa Francesco parla con rabbia di un problema, non si tratta dello stupro di bambini e adulti vulnerabili da parte di preti. No, si preoccupa del male del pettegolezzo – ha detto ancora Barrett Doyle – penso che consideri le vittime come dannose perché dal suo punto di vista fomentano i pettegolezzi».
    Laura Sgrò, che si è occupata di diversi casi noti, primo fra tutti la scomparsa di Emaunela Orlandi, ha ora assunto la difesa delle due ex religiose. Durante la conferenza stampa ha esortato altre vittime a denunciare, non alla Chiesa ma alle autorità dello Stato. Sul processo canonico che si dovrà riaprire a carico di Rupnik per le accuse di abuso risalenti agli anni ’90, che nel 2022 erano state giudicate prescritte dal Dicastero per la Dottrina della Fede, Sgrò ha sottolineato che intende chiedere l’accesso al procedimento. Gloria Branciani e Mirjam Kovač nei mesi scorsi sono già state contattate dal Dicastero ma hanno preferito non presentarsi senza un avvocato. La partita è aperta e non si esclude la richiesta di risarcimento.

    «Se la Chiesa ha una speranza di riformarsi, questa viene esclusivamente dalle pressioni esterne», ha sostenuto Anne Barrett Doyle. Lo si vede già in alcuni paesi, dove il clero non può più rifarsi al sigillo della confessione per rifiutarsi di denunciare gli abusi alle forze dell’ordine. «Penso che la Santa Sede alla fine sarà costretta a rinnovare il diritto canonico in modo radicale – ha concluso Barrett Doyle – Fino ad allora, gli scandali continueranno e, peggio ancora, le aggressioni sessuali, distruggendo vite innocenti».

    Rupnik è stato espulso dalla Compagnia di Gesù nel luglio scorso per violazione del voto di obbedienza ai suoi superiori e successivamente incardinato nella diocesi di Capodistria, in Slovenia. Il Centro Aletti, di cui è stato il fondatore, continua a funzionare sotto la direzione di Maria Campatelli, che è stata ricevuta in udienza dal papa lo scorso 15 settembre. Nel frattempo, i mosaici a “marchio Rupnik” dell’atelier artistico del Centro non hanno mai smesso di essere prodotti e venduti in tutto il mondo.

    https://www.editorialedomani.it/fatti/caso-rupnik-parlano-le-vittime-chiesa-hpc8elae?fbclid=IwAR3uDC4YdU9paHy1OMaIHgX0poIO3p_9AIy9I1wd_6H9qqSMar5ZHYejIcE

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 17 del 30 dicembre. Augurando a tutti buone feste

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 17 del 30 dicembre. Augurando a tutti buone feste

    • Federica Tourn – Il prete che si definiva “mendicante d’amore” per attirare i ragazzini

    La Rete L’Abuso, l’associazione sopravvissuti agli abusi del clero, a ottobre ha presentato un esposto in Procura a Bergamo nei confronti di don Valentino Salvoldi, 78 anni, per le sue «presunte condotte criminali ai danni di circa una decina di persone».

    Si definisce «un mendicante d’amore», don Valentino Salvoldi, sacerdote della diocesi di Bergamo. Dopo essere stato missionario in Africa, torna in Italia e all’inizio degli anni ’90 comincia ad organizzare campi per giovani adulti. Ben presto, però, decide di rivolgersi agli adolescenti perché, sostiene, è quella l’età in cui si forma la persona e dopo «è tardi per cambiare». Li invita a cercare la verità, a viaggiare e a scegliersi un maestro di vita che li guidi. Proprio questo è il rapporto che lui instaura con i suoi “prediletti”, a cui rivolge attenzioni speciali, baciandoli sulla bocca e portandoseli nel  letto “per un riposino” o per la confessione.

    «Valentino nei campi aveva creato una realtà alternativa, in cui le regole del mondo esterno non valevano: ti invitava a esplorare il tuo corpo, ti incoraggiava a esprimerti, a ribellarti alle convenzioni e nel farlo ti riempiva di elogi, ti convinceva che eri nel giusto», racconta Stefano Schiavon, che ha frequentato i suoi campi a partire dal 1998, quando aveva diciassette anni. Don Salvoldi ha modi informali, sa come conquistarsi la fiducia dei ragazzi quando evoca culture lontane in cui l’amore non è mai proibito ma sempre «generoso, prolifico, senza barriere». «Aveva 35 anni più di me e quando mi baciava era sgradevole, ma lo accettavo come parte dell’esperienza speciale che lui proponeva» dice Andrea Travani, un’altra vittima, all’epoca minorenne. Soprattutto, quel prete che pare così colto ripete ai suoi preferiti che loro hanno menti superiori e sono destinati a realizzare grandi cose: alla molestia sessuale, si somma quindi la manipolazione psicologica. «Il rapporto fisico era la conseguenza dell’appartenere alla sua “élite”: mentre mi toccava, continuava a dirmi che ero unico e avevo qualità straordinarie, mi faceva il lavaggio del cervello», spiega Travani.

    Prete fidei donum, Salvoldi è anche un autore e conferenziere affermato. All’inizio del Duemila ha fondato la onlus Shalom, «un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale, avente come finalità la formazione morale e la crescita culturale dei giovani». Presidente è il fratello, Giancarlo Salvoldi, politico, eletto alla Camera dei Deputati per i Verdi dal 1987 al 1992. Dopo qualche anno la onlus viene messa in liquidazione e in rete non si trovano tracce di progetti effettivamente realizzati.

    La Rete l’Abuso ha segnalato il caso alla diocesi di Bergamo, dove il prete risulta ancora incardinato, e al presidente della Cei Matteo Zuppi.

    Fonte: Domani


    • Francesco Zanardi – Sentenza e condanna definitiva per Don Vincenzo Esposito

    La sentenza è diventata definitiva e Don Vincenzo Esposito è stato condannato a cinque anni per induzione alla prostituzione minorile. Lo hanno condotto in carcere dopo che la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa. I legali stanno valutando se rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo perché al sacerdote non sarebbe stato garantito un equo processo.

    Originario de provincia di Palermo, e parroco a San Feliciano Magione in Umbria, Esposito fu intercettato dai carabinieri della compagnia di Termini Imerese mentre effettuava delle videochiamate hard con quattro ragazzini di 16 e 17 anni. In cambio dava loro dei soldi, tramite ricariche telefoniche o Postpay. Piccole cifre comprese fra 10 e 30 euro, utilizzati per andare a mangiare la pizza con gli amici o recarsi dal barbiere.

    Esposito, il cui fine pena è previsto nel 2026, dovrà risarcire i familiari dei ragazzini, parte civile con l’assistenza degli avvocati Francesco Paolo Sanfilippo, Giuseppe Canzone e Caterina Intile.

    Una parentesi nel contesto di “una stimata missione pastorale” che non configurava il reato di prostituzione minorile. Così si era difeso il sacerdote sostenendo di non avere chiesto ai minorenni di effettuare le videochiamate. Sarebbe stata una iniziativa dei ragazzini. Esposito si limitava a guardare gli adolescenti in atteggiamenti intimi, prima di servire messa o celebrare un funerale.

    Fonte Live Sicilia


    • Alessio Di Florio – La Chiesa cattolica italiana continua a non affrontare il proprio scandalo degli abusi sessuali

    Sono passati ventuno anni da quando negli Stati Uniti scoppiò il “caso Spotlight”, lo scandalo degli abusi sessuali su minori da parte di preti cattolici, che spinse la conferenza episcopale del Paese a redigere la prima Carta per la protezione dei bambini e dei giovani nella Chiesa, che consentiva di rimuovere i membri del clero colpevoli e alle diocesi venne chiesto di collaborare con le autorità civili in casi di violenza contro i minori in nome della trasparenza.

    In cinque lustri tanto è cambiato e anche il Vaticano ha introdotto politiche per proteggere le vittime, collaborare con le autorità giudiziarie in diversi paesi e riflettere sulle cause profonde dello scandalo, vale a dire l’abuso di potere e di coscienza, e la tendenza della Chiesa a difendere l’istituzione a tutti i costi.

    Il nuovo approccio vaticano è comunque molto limitato: nella realtà di migliaia di diocesi sparse in tutto il mondo la segretezza spesso prevale sulla ricerca della verità, la Chiesa cattolica italiana sembra essere insuperabile nel mantenere un rigido voto di silenzio. Negli ultimi anni si è distinta per la tendenza a lasciare le cose come stanno, sperando che i problemi prima o poi svaniscano. Ma alla fine questo non è stato possibile con lo scandalo degli abusi, soprattutto quando divenne chiaro che avrebbe continuato ad allargarsi e a travolgere la Chiesa in molti paesi. In Francia, Germania, Australia, Austria, Belgio e altri Stati sono state avviate commissioni indipendenti o ci sono stati comunque sconvolgimenti all’interno delle Chiese. In Italia sono stati pubblicati due report sugli abusi da parte della Conferenza Episcopale ma chi sperava in una svolta verso la verità e la giustizia è rimasto deluso: si tiene conto solo dei casi di abusi denunciati ai centri di ascolto ad hoc nel biennio 2020-2021, escludendo quelli pervenuti alla magistratura o a terzi. partiti. Durante questo periodo di tempo ridicolmente breve, nel pieno della pandemia di COVID-19 , sono stati segnalati 89 casi di abuso da 30 centri. Ed è stata completamente esclusa ogni possibilità di creare commissioni indipendenti: “Non creeremo una commissione nazionale composta da persone che non sanno nulla della vita della Chiesa, che si qualificano come oggettive solo perché non sono vescovi, né preti, né credenti, come è stato fatto altrove e causato danni”, ha affermato mons. Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio nazionale per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili del Consiglio dei vescovi, presentando il rapporto del novembre 2022 sugli abusi.

    Fonte: worldcrunch.com/


    • Ludovica Eugenio – Le religiose della Comunità Loyola, co-fondata da Marko Ivan Rupnik e da Ivanka Hosta, torneranno allo stato laicale

    Tutte le religiose della Comunità Loyola, co-fondata dall’ex gesuita e noto mosaicista sloveno accusato di abusi sessuali Marko Ivan Rupnik e da Ivanka Hosta e recentemente sciolta dal Vaticano, torneranno allo stato laicale. Una conclusione per nulla scontata anche dopo il recente scioglimento della Comunità da parte del Vaticano, come se si affermasse che un carisma autentico non c’è mai stato, che ai voti pronunciati non viene (più) riconosciuta una validità. A rivelare i dettagli del provvedimento, che non è stato pubblicato, è colui che della Comunità Loyola è stato il commissario per due anni, il vescovo ausiliare di Roma mons. Daniele Libanori, in una intervista rilasciata all’agenzia Aci Prensa il 22/12 e ripresa dalla Catholic News Agency. Libanori ha anche rivelato che sarà istituito un fondo per assistere le donne che appartenevano alla comunità al momento del suo scioglimento. La Comunità Loyola, creata in Slovenia negli anni ’80 da Ivanka Hosta e Rupnik, accusati di aver commesso per decenni gravi abusi sessuali, spirituali e psicologici sulle consorelle, è stata sciolta dal Dicastero per gli Istituti di Vita consacrata e le società di Vita apostolica lo scorso ottobre, dopo la lunga indagine condotta da mons. Libanori, il quale ha affermato che coloro che ne facevano parte «sono allo stesso tempo dispensate dai voti religiosi e ritornano allo stato laicale», trovandosi quindi «nelle stesse condizioni di tutti i laici». Nessun risarcimento è invece previsto, dal momento che, ha spiegato Libanori, «bisogna distinguere tra lo scioglimento dell’istituto e gli abusi attribuiti a Marko Rupnik».

    E fino a oggi non c’è l’ombra di processi, sentenze o condanne a carico di Rupnik, nonostante papa Francesco abbia deciso di derogare alla prescrizione per i presunti abusi sessuali denunciati, rendendo così possibile un processo. Tuttavia,«il patrimonio intestato alla Comunità di Loyola – ha affermato Libanori – servirà a creare un fondo per l’assistenza di tutte le suore che erano incardinate nella comunità al momento della soppressione».

    Ivanka Hosta, che ha servito dal 1994 come superiora generale della Comunità di Loyola, è stata rimossa a giugno di quest’anno dal suo ruolo e le è stato proibito di contattare le attuali o ex suore per tre anni. Quanto a Rupnik, espulso lo scorso giugno dalla Compagnia di Gesù, ma solo per disobbedienza ai provvedimenti restrittivi imposti dall’Ordine, oggi è attivo come prete, essendo stato incardinato nella diocesi di Capodistria, nella sua Slovenia.


    • Federico Tulli – Perché tanto odio?

    Silenzio e preghiera. È la pena comminata dalla Chiesa cattolica agli ecclesiastici che violano le sue leggi interne. È il modo in cui di norma la Chiesa «reagisce» pubblicamente alle notizie sui crimini compiuti da ecclesiastici in diverse parti del mondo. Sono le parole usate da papa Francesco per

    commentare l’accusa – che gli è stata rivolta dall’ex nunzio vaticano negli Usa, monsignor Carlo Maria Viganò – di aver insabbiato le denunce per abusi su minori e adulti contro l’ex cardinale e arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick. «Perché la verità è mite, la verità è silenziosa, la verità non è rumorosa» e quindi «il giudizio fatelo voi», disse Bergoglio il 3 settembre 2018 durante la sua omelia a Santa Marta.

    Come si combina l’esortazione al silenzio e alla preghiera con i suoi frequenti proclami di «tolleranza zero»? Bisogna considerare innanzitutto che è prassi consolidata in Vaticano intervenire pubblicamente laddove non è più possibile celare e risolvere le situazioni di crisi nelle «segrete stanze». Inoltre, le fragilità di un ecclesiastico, le sue cadute, ancorché sfocino nel comportamento

    criminale, per la Chiesa sono pur sempre peccati, e dai peccati Dio salva, e verso i peccatori vanno usati misericordia e perdono, perché «chi tra voi è senza peccato scagli la prima pietra».

    Questa doppia morale affonda le sue radici nella confusione che la Chiesa fa tra reato e peccato. L’abuso, per fare un esempio, cioè «l’atto sessuale di un chierico con un minore», è ritenuto un’offesa a Dio, in violazione del sesto comandamento, prima che una violenza efferata contro

    una persona. Di conseguenza i responsabili, secondo la visione degli appartenenti al clero, devono risponderne all’Altissimo, nella persona del suo rappresentante in Terra, e non alle leggi della società civile di cui fanno parte.

    Oltretevere la chiamano giustizia. Una giustizia, diciamo noi, che piega le esigenze della carità alle convenienze della monarchia papale. E che si fonda sulla convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di un bambino o una bambina sia prima di tutto un delitto contro la morale.

    E come tale viene trattato: il punto non è tanto evitare che un pedofilo ghermisca la sua preda ma che un prete «con» la sua vittima facciano del «male» a Dio. È questo

    che è intollerabile, sta qui la «tolleranza zero» del pontefice tanto esaltato anche dai progressisti in Italia. È pertanto lecito chiedersi, perché tanto odio nei confronti dei bambini?

  • Perché tanto odio?

    Perché tanto odio?

    di Federico Tullli – Silenzio e preghiera. È la pena comminata dalla Chiesa cattolica agli ecclesiastici che violano le sue leggi interne. È il modo in cui di norma la Chiesa «reagisce» pubblicamente alle notizie sui crimini compiuti da ecclesiastici in diverse parti del mondo. Sono le parole usate da papa Francesco per

    commentare l’accusa – che gli è stata rivolta dall’ex nunzio vaticano negli Usa, monsignor Carlo Maria Viganò – di aver insabbiato le denunce per abusi su minori e adulti contro l’ex cardinale e arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick. «Perché la verità è mite, la verità è silenziosa, la verità non è rumorosa» e quindi «il giudizio fatelo voi», disse Bergoglio il 3 settembre 2018 durante la sua omelia a Santa Marta.

    Come si combina l’esortazione al silenzio e alla preghiera con i suoi frequenti proclami di «tolleranza zero»? Bisogna considerare innanzitutto che è prassi consolidata in Vaticano intervenire pubblicamente laddove non è più possibile celare e risolvere le situazioni di crisi nelle «segrete stanze». Inoltre, le fragilità di un ecclesiastico, le sue cadute, ancorché sfocino nel comportamento

    criminale, per la Chiesa sono pur sempre peccati, e dai peccati Dio salva, e verso i peccatori vanno usati misericordia e perdono, perché «chi tra voi è senza peccato scagli la prima pietra».

    Questa doppia morale affonda le sue radici nella confusione che la Chiesa fa tra reato e peccato. L’abuso, per fare un esempio, cioè «l’atto sessuale di un chierico con un minore», è ritenuto un’offesa a Dio, in violazione del sesto comandamento, prima che una violenza efferata contro

    una persona. Di conseguenza i responsabili, secondo la visione degli appartenenti al clero, devono risponderne all’Altissimo, nella persona del suo rappresentante in Terra, e non alle leggi della società civile di cui fanno parte.

    Oltretevere la chiamano giustizia. Una giustizia, diciamo noi, che piega le esigenze della carità alle convenienze della monarchia papale. E che si fonda sulla convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di un bambino o una bambina sia prima di tutto un delitto contro la morale.

    E come tale viene trattato: il punto non è tanto evitare che un pedofilo ghermisca la sua preda ma che un prete «con» la sua vittima facciano del «male» a Dio. È questo

    che è intollerabile, sta qui la «tolleranza zero» del pontefice tanto esaltato anche dai progressisti in Italia. È pertanto lecito chiedersi, perché tanto odio nei confronti dei bambini?

  • Il giudice archivia il caso di abuso sessuale contro l’ex cardinale Theodore McCarrick

    Il giudice archivia il caso di abuso sessuale contro l’ex cardinale Theodore McCarrick

    McCarrick, 93 anni, era stato accusato di aver aggredito un ragazzo di 16 anni durante un matrimonio di famiglia nel 1974, la prima accusa che McCarrick ha dovuto affrontare in un tribunale penale da quando una serie di accuse di cattiva condotta sessuale sono emerse nel 2018. Si trova ad affrontare un secondo abuso sessuale criminale. caso, che coinvolge la stessa presunta vittima, nel Wisconsin.

    Una chiamata all’avvocato di McCarrick mercoledì non è stata immediatamente restituita.

    La caduta di McCarrick, uno dei leader più visibili e connessi della Chiesa statunitense, ha avuto importanti effetti a catena, tra cui rabbia e sfiducia da parte dei laici e nuove regole del Vaticano che rendono leggermente più facile per i vescovi essere ritenuti responsabili. Rapporti esplosivi hanno mostrato, inoltre, che i leader di alto rango, dagli Stati Uniti a Roma, sapevano da tempo delle accuse di cattiva condotta di McCarrick con gli adulti. Si è scoperto che preti e laici avevano scritto agli ambasciatori vaticani e diverse cause legali per molestie contro McCarrick erano state risolte in silenzio.

    La gestione delle denunce di cattiva condotta sessuale nei confronti di McCarrick rivela molto sulla Chiesa cattolica

    Il giudice Paul McCallum del tribunale distrettuale di Norfolk a Dedham, Massachusetts, ha archiviato il caso mercoledì in un’udienza mattutina dopo che gli esperti della difesa e dell’accusa hanno concordato che McCarrick non era in grado di aiutare con la propria difesa, ha detto David Traub, portavoce del distretto. avvocato.

    “Secondo la legge del Massachusetts, il caso non può andare avanti”, ha detto.

    L’accusatore di McCarrick, James Grein, un insegnante di tennis della Virginia del Nord, ha presentato una dichiarazione alla corte per l’udienza di mercoledì in cui affermava che il caso “avrebbe fornito un modesto livello di rimborso”.

    “Ho difficoltà a conciliare il concetto secondo cui qualcuno che è intelligente e articolato non è nemmeno competente per essere processato e rispondere delle sue azioni”, ha scritto. “Ho presentato le accuse in questa vicenda, nella speranza di trovare giustizia in questo tribunale. Invece, McCarrick cammina da uomo libero e a me non resta niente”.

    Grein ha scritto al Washington Post dicendo che stava piangendo con “grandi emozioni”.

    Mathew Schmalz, professore di studi religiosi alla Holy Cross ed editore del Journal of Global Catholicism, ha affermato che la decisione “danneggerà sicuramente le vittime”.

    “Ma rimane la domanda sul perché gli avvertimenti su McCarrick siano rimasti inascoltati per così tanto tempo”, ha detto Schmalz. “L’indagine su McCarrick non dovrebbe concludersi con la decisione della procura su questo aspetto specifico del suo caso.”

    La prossima udienza nel caso Wisconsin è prevista per il 18 settembre.

    Questa storia verrà aggiornata.

    https://www.washingtonpost.com/religion/2023/08/30/theodore-mccarrick-cardinal-sexual-abuse-case/

  • Abusi nella Chiesa: ancora non ci siamo

    Abusi nella Chiesa: ancora non ci siamo

    La tanto attesa revisione della legge chiave del papa contro gli abusi è una grande delusione. Papa Francesco ha perso l’opportunità di correggere i gravi difetti della Vos estis lux mundi che l’hanno resa inefficace. La revisione di oggi apporta alcuni modesti cambiamenti, alcuni dei quali sono benvenuti. È positivo che si chiarisca che l’abuso di adulti vulnerabili è un crimine secondo il diritto canonico e che anche i leader laici delle associazioni religiose possono essere soggetti a sanzioni. Ma questa politica aveva bisogno di un’ampia revisione, non di qualche ritocco.

    Vos estis rimane un’autopolitica confezionata come responsabilità. Mantiene il controllo dei vescovi nell’indagare e giudicare le accuse contro i colleghi vescovi. Omette qualsiasi obbligo di informare il pubblico. Dice ai vescovi che non sono tenuti a denunciare le molestie sui minori alle autorità civili, a meno che non siano obbligati a farlo dalla legge locale. E limita il coinvolgimento dei laici a ruoli frammentati e privi di potere. Nessuna di queste debolezze viene affrontata nella versione rilasciata oggi. Al popolo cattolico era stato promesso che Vos estis sarebbe stato “rivoluzionario”, un evento epocale per responsabilizzare i vescovi. Ma in quattro anni non abbiamo visto nessuna significativa pulizia della casa, nessun cambiamento drammatico. All’inizio di questo mese, un importante consigliere papale ha ammesso pubblicamente che la nuova politica del papa “non funziona”. Dei 5.600 vescovi viventi in tutto il mondo, BishopAccountability.org ha identificati solo una quarantina che sono stati indagati secondo il nuovo protocollo. Meno della metà di questi sono stati sanzionati, di solito con clemenza ().

    Prima della promulgazione di Vos estis, il papa ha fatto credere alle vittime e ai cattolici disperati che la sua risposta decisa ai crimini dell’ex cardinale Theodore McCarrick sarebbe stata un precedente per una nuova era di responsabilità e apertura. Ma il caso McCarrick si è rivelato un’anomalia, “una tantum”. Mentre diversi vescovi sono stati giudicati colpevoli di abusi o di insabbiamento dopo la laicizzazione di McCarrick, nessuno è stato privato del suo sacerdozio o addirittura del suo titolo. Chiediamo sinceramente a papa Francesco di apportare importanti cambiamenti alla Vos estis, iniziando con queste riforme fondamentali:

    1. Richiedere la piena divulgazione di accuse credibili al pubblico. Secondo la Vos estis, è lecito tenere il pubblico all’oscuro dall’inizio alla fine. Non prevede alcun obbligo di informare i fedeli. Bisogna cambiare questa situazione. Per citare l’arcivescovo Scicluna, «l’informazione è fondamentale se vogliamo davvero lavorare per la giustizia». È anche fondamentale per scoraggiare i crimini e gli insabbiamenti.

    2. Eliminare il fallimentare “modello metropolitano” e autorizzare invece i laici a supervisionare la segnalazione, le indagini e il giudizio dei casi contro vescovi e leader religiosi.

    3. Obbligare a denunciare alle autorità civili, indipendentemente dal fatto che la legge locale lo richieda o meno. Ovvero, istruire ogni sacerdote e religioso a notificare alle autorità civili i reati sessuali sospetti o noti, così come i sospetti di insabbiamento da parte di funzionari della Chiesa. Il papa potrebbe esentare il clero da questo obbligo in quelle poche giurisdizioni del mondo in cui ci sono buone ragioni per temere che tale denuncia metta a repentaglio la sicurezza degli accusatori e/o dei presunti colpevoli.

    Questi e altri cambiamenti devono avvenire se si vuole che le vittime vivano una guarigione e che i bambini siano più sicuri all’interno della Chiesa cattolica.

    BishopAccountability.org è un’organizzazione noprofit indipendente fondata nel 2003. Raccoglie e pubblica dati e documenti sulla crisi degli abusi nella Chiesa cattolica romana.

    Anne Barrett Doyle copresidente di BishopAccountability.Org, il più grande database di informazione al mondo sui casi di abusi del clero 

    https://www.adista.it/articolo/69786

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/03/27/norme-anti-abusi-estese-anche-ai-laici-ma-quanto-sono-efficaci/

  • La cattiva gestione da parte del Vaticano di casi di abusi di alto profilo estende la sua crisi principale

    La cattiva gestione da parte del Vaticano di casi di abusi di alto profilo estende la sua crisi principale

    Di Chico Harlan e  Amanda Coletta – CITTÀ DEL VATICANO — Tre anni fa papa Francesco affermava che la Chiesa cattolica si è impegnata a sradicare il “male” degli abusi. Il papa e altri dirigenti della chiesa hanno elaborato nuove linee guida per gestire le accuse. Hanno promesso trasparenza. Dissero che i bisogni delle vittime sarebbero stati prima di tutto.

    «Un cambio di mentalità», lo definì Francis.

    Ma due recenti casi importanti suggeriscono che la chiesa, nonostante tutti i suoi voti di miglioramento, stia ancora cadendo in trappole familiari e stia estendendo la sua crisi principale.

    Sebbene i casi siano notevolmente diversi: uno riguarda un cardinale canadese accusato di aver toccato in modo inappropriato uno stagista; l’altro riguarda un vescovo premio Nobel di Timor Est accusato di aver abusato di bambini poveri: i sostenitori dell’anti-abuso affermano che entrambi i casi riflettono un modello di segretezza e difensiva. Dicono che la chiesa stia ancora stringendo i ranghi per proteggere la reputazione di potenti prelati.

    Nel caso del cardinale, Marc Ouellet , il Vaticano ha indagato sulle accuse, ma ha delegato le indagini a un sacerdote che lo conosce bene, compagno di una piccola associazione religiosa . Il sacerdote ha stabilito che non c’erano motivi per andare avanti – una conclusione che l’avvocato dell’accusatore dice sia dubbia, dato il possibile conflitto di interessi.

    Justin Wee, l’avvocato, ha detto che padre Jacques Servais ha intervistato la sua cliente in una chiamata Zoom di 40 minuti, ma piuttosto che accertare i dettagli delle accuse, sembrava più interessato a sondare le sue motivazioni e chiederle se credeva ancora in Dio.

    “Se il Vaticano sta gestendo casi del genere, significa che se sei potente, non accadrà nulla”, ha detto Wee. “Nessuno dovrebbe essere al di sopra delle regole”.

    Nel caso del vescovo, Carlos Ximenes Belo, il Vaticano lo ha disciplinato nel 2020, un anno dopo che funzionari della Santa Sede avevano dichiarato di essere venuti a conoscenza delle accuse. Ma quelle restrizioni – che includevano l’esclusione di Belo dal contatto con i minori – sono state mantenute segrete dalla chiesa fino a un’indagine di notizie olandese pubblicata di recente che descriveva abusi su più ragazzi risalenti agli anni ’80.

    Belo aveva raggiunto la celebrità nella chiesa vincendo il Premio Nobel per la Pace nel 1996 per il suo lavoro nella ricerca di una soluzione pacifica nella lunga lotta per l’indipendenza di Timor Est. Ma sei anni dopo, il Vaticano ha annunciato che si sarebbe dimesso – due decenni prima della consueta età pensionabile – citando una legge canonica che si riferisce a motivi di salute o ad altri motivi “gravi”. Il Vaticano non ha risposto alla domanda se i funzionari fossero a conoscenza delle accuse di abusi al momento del pensionamento anticipato di Belo. Alla fine finì come assistente parroco in Mozambico. Ha detto in un’intervista del 2005 che i suoi doveri lì includevano l’insegnamento ai bambini e la conduzione di ritiri giovanili.

    “Entrambi i casi sono ulteriori indicazioni del fatto che l’intera iniziativa di responsabilità si sta rivelando superficiale e inefficace”, ha affermato Anne Barrett Doyle, co-direttore di BishopAccountability.org , un centro di smistamento degli abusi. “Ti fa chiedere: cosa è cambiato?”

    Il Vaticano ha lanciato una campagna per riguadagnare credibilità contro gli abusi dopo un’ondata di accuse non solo contro i parroci, ma contro vescovi e cardinali, i mediatori del potere della Chiesa. Francesco nel 2018 ha chiamato i vescovi a Roma per un vertice senza precedenti sugli abusi , che si è svolto mesi dopo. E in seguito, la chiesa ha stabilito nuove regole e linee guida su come gestire i casi, compresi i casi in cui i vescovi sono accusati di insabbiamento o abuso.

    La chiesa ha mostrato progressi sotto diversi aspetti. Le diocesi di tutto il mondo hanno istituito uffici di segnalazione, offrendo alle presunte vittime un modo più semplice per allertare la chiesa di potenziali crimini. E in un caso, la chiesa si è sottoposta a un atto di trasparenza senza precedenti, pubblicando un rapporto di 449 pagine sugli abusi del cardinale americano Theodore McCarrick, con rivelazioni che hanno ferito la reputazione di Papa Giovanni Paolo II.

    Ma da allora il Vaticano non è stato trasparente su alcuna disciplina nei confronti di altri prelati. E ha regolarmente ignorato le proprie procedure, che forniscono istruzioni specifiche su chi dovrebbe essere incaricato di indagare sui vescovi.

    “È molto frustrante, ad essere onesti”, ha detto un individuo che si è consultato con il Vaticano sulla gestione degli abusi, che ha parlato a condizione di anonimato per parlare francamente. “Quando escono grandi nomi – il Vaticano e la curia – lo scudo si abbassa. È incredibile.”

    Non è stato possibile raggiungere Belo per un commento. L’indagine della pubblicazione olandese De Groene Amsterdammer includeva interviste a due adulti che descrivevano abusi da parte di Belo quando erano adolescenti, dopo di che, hanno detto, il vescovo aveva dato loro dei soldi. La pubblicazione ha affermato che le accuse contro Belo erano note per aiutare gli operatori e i funzionari della chiesa. I Salesiani di Don Bosco, ordine religioso a cui apparteneva Belo, hanno affermato in un comunicato di aver appreso delle accuse con “profonda tristezza e perplessità”.

    La dichiarazione non offriva alcuna sequenza temporale e indirizzava ulteriori domande a coloro che avevano “competenza e conoscenza”.

    Ouellet, 78 anni, ha negato le accuse di tocco inappropriato. È ampiamente considerato come una delle figure più importanti all’interno della Curia romana, la burocrazia vaticana, come capo del dipartimento che sovrintende e controlla i vescovi. Francis gli ha permesso di rimanere nel ruolo ben oltre il normale mandato di cinque anni. Ha la reputazione di moderato – una rarità nella chiesa ideologicamente divisa – e ha servito sotto diversi papi, tra cui Francesco, con il quale ha incontri quasi settimanali.

    Le accuse contro di lui sono emerse pubblicamente come parte di una recente class action contro l’arcidiocesi del Quebec, in cui più di 100 persone denunciano una cattiva condotta sessuale contro dozzine di membri del clero cattolico, personale pastorale laico e religioso o volontari. Molte vittime affermano di essere minorenni al momento delle presunte aggressioni.

    Le accuse risalgono al tempo di Ouellet come arcivescovo del Quebec. Una donna identificata nei documenti legali solo come “F”. racconta che nell’autunno del 2008, quando era una stagista di 23 anni, che lavorava come agente pastorale in una diocesi del Quebec, lui le massaggiò con forza le spalle durante una cena. Quando si è girata, sostiene la causa, ha visto che era Ouellet, che le ha sorriso e le ha accarezzato la schiena prima di andarsene.

    Nel 2010, all’ordinazione di un collega, F. sostiene che Ouellet le avesse detto che poteva anche abbracciarla perché non c’è niente di male “trattandosi un po’”. L’abbracciò e le fece scivolare la mano lungo la schiena sopra le sue natiche, secondo la causa. Dice che si è sentita “inseguita” e che quando ha parlato con altre persone delle sue esperienze, le è stato detto che non era l’unica ad avere quel “problema” con lui.

    F. ha finito per cercare di portare alla luce il caso attraverso i canali ufficiali della chiesa, prima a un comitato consultivo indipendente progettato per ricevere i casi della chiesa, e poi, su consiglio del comitato, in una lettera allo stesso Francis. Un mese dopo la sua lettera al papa del gennaio 2021, è stata informata che padre Jacques Servais avrebbe indagato. Afferma che sembrava avere “poche informazioni e formazione” sulle aggressioni sessuali.

    Il Vaticano non ha risposto a una domanda sul perché uno stretto collaboratore di Ouellet, che conosceva il cardinale almeno dal 1991, sarebbe stato incaricato di condurre un’indagine preliminare. Le linee guida della Chiesa mettono in guardia contro un conflitto di interessi.

    Wee, l’avvocato della presunta vittima, ha affermato che non c’è stato alcun seguito da parte di Servais o di chiunque altro in Vaticano dopo la chiamata Zoom nel marzo 2021.

    Servais non ha risposto a una richiesta di commento.

    Wee, che ha rifiutato di rendere F. disponibile per un’intervista, ha detto di aver appreso che il Vaticano aveva stabilito che non c’erano prove sufficienti per un’indagine canonica basata su un comunicato stampa del Vaticano dopo che le accuse contro Ouellet sono diventate pubbliche ad agosto. Ha detto che non le era stato detto in privato in anticipo.

    Jean-Guy Nadeau, professore emerito di studi religiosi all’Università di Montreal, ha lamentato la mancanza di trasparenza nel caso. Ha detto che Servais avrebbe dovuto ricusare se stesso data l’apparenza di un conflitto di interessi.

    “Non capisco come sia stata fatta quella scelta”, ha detto Nadeau della decisione di Francis di nominare Servais per condurre le indagini. “Non capisco davvero come possa mai accadere una scelta del genere”.

    Gli analisti hanno affermato che il caso evidenzia la necessità che gli investigatori esterni indaghino sulle accuse di cattiva condotta. David Deane, professore associato di teologia presso l’Atlantic School of Theology in Nuova Scozia, ha affermato che i membri del clero spesso serrano i ranghi e non ci si può fidare che si indaghino a vicenda.

    “Il fatto che il clero si occupi delle indagini è un vero problema. È un vero problema”, ha detto. “Finché ciò accadrà, sarà molto difficile avere sia la responsabilità che la fiducia del pubblico nel processo”.

    Stefano Pitrelli ha contribuito a questo rapporto.

    https://www.washingtonpost.com/world/2022/10/17/vatican-abuse-ouellet-belo-pope/