Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Tivoli

  • Pedofilia, la Corte d’Appello conferma la condanna a 11 anni per Mirko Campoli

    Pedofilia, la Corte d’Appello conferma la condanna a 11 anni per Mirko Campoli

    La Corte d’Appello di Roma ha confermato la condanna a 11 e 4 mesi per il reato di pedofilia nei confronti di Mirko Campoli, già segretario nazionale dell’Azione cattolica ragazzi, professore di religione e presidente diocesano dell’Azione cattolica di Tivoli.

    Le indagini erano partite dalla denuncia di due ragazzi, che all’epoca avevano 12 e 16, supportate Garante per l’infanzia e l’adolescenza nel Lazio, Monica Sansoni. Violenze reiterate tra gli ani 2018 e 2020, oltre 50 quelle denunciate dal più giovane.

    Nel 2024 Campoli era stata condannato prima a 9 anni di reclusione e poi a 6 anni e 10 mesi per un terzo caso di abusi. I giudici della Corte d’Appello hanno riunito i due procedimenti e confermato la condanna.

    https://www.rainews.it/tgr/lazio/articoli/2026/02/pedofilia-la-corte-dappello-conferma-la-condanna-a-11-anni-per-mirko-campoli-84d1af7a-a8a3-41ca-a574-868ae48f1266.html

  • Premio Lea Garofalo – Francesco Zanardi tra i “Testimoni del nostro tempo” – Video

    Premio Lea Garofalo – Francesco Zanardi tra i “Testimoni del nostro tempo” – Video

    Si è svolta a Cremona la 4° edizione del Premio Nazionale Lea Garofalo e tra vittime di mafia, ‘ndrangheta a cui è generalmente dedicato questo premio, quest’anno è entrata anche la pedofilia nel clero con la Menzione Speciale consegnata a Francesco Zanardi, anch’esso sopravvissuto agli abusi di un prete, oggi fondatore e presidente dell’unica realtà italiana da quindici anni attiva nel paese sul tema specifico del clero.

    Con queste parole è stato consegnato il premio al fondatore della Rete L’ABUSO, premio che Zanardi ha voluto condividere con tutti i sopravvissuti, spesso nascosti dietro le quinte e a coloro che collaborano e sostengono l’associazione, quella rete che insieme a loro ha creato in questi anni.

    “A Francesco Zanardi, fondatore della rete nazionale Rete L’ABUSO, per il suo coraggioso e instancabile impegno nel denunciare gli abusi sessuali commessi all’interno della Chiesa e nel dare voce alle vittime di una delle più gravi ferite morali e civili del nostro tempo.

    Sopravvissuto a quegli stessi abusi, Zanardi ha trasformato il dolore in battaglia, l’esperienza personale in missione collettiva, costruendo un movimento che ha rotto il silenzio e imposto il tema della responsabilità ecclesiastica e istituzionale nel dibattito pubblico italiano e internazionale.

    Con determinazione e coraggio, ha documentato casi, raccolto testimonianze, avviato azioni legali e informato l’opinione pubblica, sempre nel nome della verità, della giustizia e della dignità delle vittime.

    Per la forza morale con cui ha affrontato poteri forti e resistenze secolari, per l’impegno civile e umano che da anni porta avanti senza arretrare, Francesco Zanardi riceve la Menzione Speciale del Premio Nazionale Lea Garofalo, come simbolo di resilienza, verità e giustizia contro l’omertà e l’abuso del potere.”

    Con la Menzione Speciale di “Testimone del nostro tempo” ricevuta da Zanardi, finalmente un tema tanto difficile da recepire dagli adulti, inizia a fare breccia anche nella società, quella che ha nei fatti il dovere di tutelare bambine e bambini e che, rifiutando questo tema invece, spesso non fa altro che favorirlo.

    Un problema sociale che in Italia oggi ancora vede troppe vittime, specie nel clero che di fatto, al di la dei proclami auto accreditanti della Conferenza Episcopale, puntualmente privi del contraddittorio dei sopravvissuti, restiamo di fatto l’unico paese in Europa a non essere stato capace di un intervento concreto e soprattutto serio.

    Condizione di recente confermata anche dalla stessa Commissione Pontificia per la Tutela Minori che ha definito la Conferenza Episcopale italiana, “maglia nera” nella lotta all’abuso sessuale su minori e persone vulnerabili.

    Recentemente, nella vicenda di abusi su minori che ha coinvolto diacono il Alessandro Frateschi è lo stesso procuratore di Tivoli Francesco Menditto, a paragonare la condotta dell’autorità ecclesiastica italiana definendola “di omertà ambientale, molto simile a quella mafìosa”.

    Forse è proprio questo che ha ispirato gli organizzatori ad inserire nel Premio Lea Garofalo il tema dell’abuso sessuale nel clero.

    Nel suo discorso Zanardi ha voluto ricordare Piero Calamandrei e il suo discorso sulla Costituzione, citando proprio la parabola dei due migranti, per far comprendere, ricordare soprattutto ai molti giovani studenti presenti, quanto è dannoso il “menefreghismo”. Ha voluto ricordare nei pochi minuti a sua disposizione anche l’importanza di essere una vera e solida società e non, solo tante persone che vivono in gruppi ma si ignorano l’un l’altro, annullando quelli che sono i più basilari principi per cui gli uomini si sono composti in società.

    Nel corso della presentazione sono stati elencati tra i “Testimoni del nostro tempo“, familiari vittime di mafie, appartenenti alle forze dell’ordine, magistrati e procuratori della Repubblica, Testimoni di Giustizia, giornalisti di organi di stampa nazionali, rappresentanti sindacali e rappresentanti di associazioni.

    • Michelangela Barba, Presidente dell’Associazione Ebano Onlus;
    • Marco Omizzolo, sociologo, saggista e attivista per i diritti umani e del lavoro;
    • Giancarlo Costabile, ricercatore di Storia dell’educazione presso l’Università della Calabria;
    • Corrada Pomillo,Maresciallo Capo dei Carabinieri;
    • Giorgio Mottola, giornalista d’inchiesta della redazione di Report (Rai 3);
    • Maurizio Landini, Segretario Generale della CGIL;
    • Mauro Esposito, testimone di giustizia;
    • Pellegrino Passariello, Brigadiere dei Carabinieri Forestali;

    Mentre le menzioni speciali sono:

    • Silvia Pinelli,figlia dell’anarchico e partigiano Giuseppe “Pino” Pinelli;
    • Claudia Pinelli,figlia dell’anarchico e partigiano Giuseppe “Pino” Pinelli;
    • Pasquale Chirichella, presidente dell’Associazione Internazionale Joe Petrosino ETS;
    • Elia Minari, avvocato e fondatore dell’associazione Cortocircuito;
    • Francesco Zanardi, fondatore della rete nazionale Rete L’Abuso;
    • Vincenzo Infantino, attivista per i diritti umani;
    • Alla memoria di Mario Coppetti, partigiano e cittadino esemplare, per l’alto valore morale e civile della sua vita, interamente dedicata alla libertà, alla giustizia e alla dignità umana.

  • Il dottorato e il condannato

    Il dottorato e il condannato

    Antefatto (fino al 2021): Mirko Campoli è insegnante di religione, vicepreside di Istituto Tecnico, educatore, dirigente dell’Azione Cattolica a Tivoli. Sui social si trova ancora un suo video-messaggio di conforto agli studenti del suo istituto ai tempi del primo lockdown CoVid del marzo 2020.

    Primavera 2021: Dopo le prime pesanti accuse di abusi sessuali ai danni di minori, Campoli si dimette “per motivi familiari e personali” dalla scuola e dagli incarichi religiosi, in particolare da quello di presidente dell’Azione Cattolica diocesana. Ma Campoli, come riportato da più testate giornalistiche che si sono occupate del suo caso, era anche (addirittura!) segretario nazionale dell’Azione Cattolica Ragazzi (ACR).

    Dal 2021 al 2023: Campoli lavora in una casa-famiglia, dove perpetrerebbe altri abusi su minori e da cui viene licenziato anche a seguito del peggioramento della sua situazione giudiziaria.

    Maggio 2023: Campoli è arrestato e il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della CEI, replica alle critiche formulate dal Procuratore di Tivoli contro l’atteggiamento poco collaborativo che sarebbe stato tenuto verso gli inquirenti da parte degli ambienti ecclesiastici e in particolare da parte della curia di Tivoli, guidata dal vescovo Mauro Parmeggiani, originario di Reggio Emilia (dove è nato nel 1961): «Non accettiamo accuse di atteggiamenti omertosi».

    Marzo 2024: Il Tribunale di Tivoli condanna Campoli a 9 anni di reclusione per vari abusi su minori commessi tra 2016 e 2021. Nel corso del processo lui si dichiara colpevole ma dice di averlo fatto perché depresso. Il PM replica: “La depressione non si cura con la pedofilia”. Del caso Campoli si occupa anche la nota trasmissione RAI “Chi l’ha visto?” (più tardi, a giugno, se ne occuperà anche la trasmissione Mediaset “Fuori dal Coro”: i giornalisti interrogano sul caso il vescovo Parmeggiani, il quale sembra tra l’altro minimizzare sulla condanna a 9 anni). Nel frattempo si sta per aprire contro di lui anche un secondo processo vertente su altro filone di abusi contro minori.

    Luglio 2024: Campoli consegue la laurea magistrale presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Roma Tre, discutendo il 3 luglio 2024 una tesi che a partire dal titolo “Caro cardo salutis” (“La carne è il cardine della salvezza”, citazione da Tertulliano) riflette sul rapporto tra il corpo e i sacramenti nel cristianesimo. Un tema davvero singolare per un pedofilo reo confesso! Nel mentre che Campoli pensa a laurearsi, la Procura di Tivoli prepara il ricorso in Cassazione per la riforma della condanna a 9 anni comminata contro di lui nel processo conclusosi a marzo, ritenendo tale pena non sufficientemente severa e chiedendone una più aspra: il ricorso è depositato il 15 luglio 2024.

    Agosto 2024: Il neolaureato e fresco condannato Campoli partecipa al concorso bandito dal DREST, il dottorato di interesse nazionale in studi religiosi fondato e coordinato da Alberto Melloni (nato a Reggio Emilia nel 1959). Questo dottorato nazionale ha sede amministrativa a Reggio Emilia presso il Dipartimento di Educazione e Scienze Umane dell’Università di Modena e Reggio Emilia –  Dipartimento di cui lo stesso Melloni è stato di recente direttore (2020-2021) ed è attualmente vice-direttore – e vede come sedi consorziate molti altri Atenei e Dipartimenti universitari italiani. Il DREST è attivo dal 2022 e ha bandito per il 38° e per il 39° ciclo nazionale ben 97 borse di studio (56 nel 2022 e 41 nel 2023), una buona parte delle quali finanziate su fondi PNRR, attribuendone tuttavia “solo” 66: per un effetto combinato tra pochi candidati, pochi idonei in rapporto alle borse offerte e non poche rinunce tra questi ultimi, ben 31 borse, una su tre, non sono state attribuite. Per il bando del 2024 (40° ciclo nazionale), con scadenza al 26 luglio 2024, sono messe a concorso 30 borse dall’importo “standard” di 16.243 euro/annui ciascuna. 13 di queste prevedono stage obbligatori della durata fino a 18 mesi presso FSCIRE, la nota fondazione per le scienze religiose di cui sempre il professore reggiano Melloni è segretario generale dal 2007 (va precisato che non tutte le borse bandite prevedono questi stage obbligatori, in genere li prevedono solo quelle su fondi PNRR: nell’ambito del bando del 2024 le borse che prevedono gli stage sono 18 su 30). Campoli è giudicato da due commissioni diverse e supera brillantemente la fase della valutazione dei titoli, venendo ammesso ai colloqui (previsti, come da bando, il 29 e 30 agosto 2024, in modalità telematica) in due ambiti diversi del dottorato, che è suddiviso in sei ambiti, per ciascuno dei quali è previsto, di fatto, un concorso separato. In uno di questi due ambiti è addirittura (e di gran lunga) primo in graduatoria! Ovviamente la cosa non passa del tutto inosservata (neppure tra gli altri candidati al concorso). Ai sensi del bando, sia nell’ambito della valutazione titoli sia nell’ambito della valutazione del colloquio, il progetto di ricerca presentato dal candidato ha un peso nettamente preponderante. La candidatura di Campoli è dunque a questo punto instradata su un binario molto promettente. L’esito del colloquio si rivela tuttavia deludente per il condannato per pedofilia: non consegue il punteggio minimo per superarlo in nessuno dei due ambiti in cui è in pole position ed è quindi collocato fuori graduatoria. In uno dei due ambiti, dove Campoli è rimasto poco sotto la soglia del punteggio minimo per superare il colloquio, la semplice idoneità sarebbe stata sufficiente a ottenere la borsa di dottorato, in quanto il numero degli idonei è risultato alla fine inferiore al numero delle borse messe a concorso.

    Settembre 2024: Per combinazione, proprio nello stesso giorno in cui sono rese pubbliche le graduatorie definitive del dottorato DREST, l’11 settembre 2024, esce anche la sentenza del secondo processo per pedofilia: Campoli è condannato ad altri 6 anni e 10 mesi. Cumulativamente, la condanna inflitta in primo grado ammonta quindi a quasi 16 anni di reclusione!

    Il concretissimo pericolo scampato non può che confortare. Certamente meraviglia come un ex docente di scuola, educatore e dirigente dell’Azione Cattolica condannato giusto a marzo scorso per pedofilia, con altro processo pendente sempre per gli stessi reati (poi conclusosi, come abbiamo visto, con un’altra condanna), con un ricorso in Cassazione da parte della Procura di Tivoli per la riforma di una prima condanna ritenuta insoddisfacente e che si trova presumibilmente agli arresti domiciliari a Tivoli, con tanto di interdizione dal frequentare luoghi dove possono trovarsi minori, possa pensare di candidarsi a un dottorato in studi religiosi basato a Reggio Emilia. E un dubbio sorge spontaneo: il bando di concorso lo avrà trovato da solo o gli sarà stato segnalato?

    In foto, nell’ordine dall’alto in basso: Mirko Campoli (Tivoli, 1976), ex docente di religione, educatore e dirigente dell’Azione Cattolica condannato per pedofilia; Mauro Parmeggiani (Reggio Emilia, 1961), vescovo di Tivoli; Alberto Melloni (Reggio Emilia, 1959), docente di Storia del Cristianesimo presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, segretario generale FSCIRE e coordinatore DREST.

    https://www.cantierestoricofilologico.it/2024/09/il-dottorato-e-il-condannato.html

     

  • TIVOLI – Mirko Campoli, altri sei anni e 10 mesi di carcere per l’orco dell’Azione Cattolica

    TIVOLI – Mirko Campoli, altri sei anni e 10 mesi di carcere per l’orco dell’Azione Cattolica

    Sei anni e 10 mesi di reclusione per aver abusato di un altro minore.

    È la sentenza emessa oggi, mercoledì 11 settembre, dal Tribunale di Tivoli nei confronti di Mirko Campoli, 47enne di Villa Adriana, ex prof di religione e vicepreside all’istituto tecnico “Enrico Fermi” di Tivoli, segretario nazionale dell’Azione cattolica ragazzi, presidente dell’Azione cattolica della Diocesi di Tivoli, già condannato lo scorso 7 marzo a 9 anni di reclusione per violenza sessuale su due ragazzini di 13 e 16 anni, oggi rispettivamente di 20 e 23 anni.

    Nel processo celebrato oggi davanti al Giudice per l’udienza preliminare Sabina Lencioni, secondo la formula del rito abbreviato, Mirko Campoli è stato riconosciuto colpevole di violenze sessuali sul fratellino del 20enne, figlio di amici di famiglia.

    L’ex insegnante, invece, è stato prosciolto da una seconda accusa di abusi nei confronti di un bambino di 10 ospite di una casa famiglia a Boccea dove l’ex Presidente dell’Azione Cattolica lavorava.

    Secondo la ricostruzione degli investigatori del Pool antiviolenza del commissariato di Tivoli coordinati dal sostituto commissario Davide Sinibaldi e diretti dal sostituto procuratore Arianna Armanini, l’ex insegnante avrebbe approfittato del ragazzino mentre era a letto e dormiva per oltre tre anni dal 2018 a marzo 2020.

    Nel processo di oggi si sono costituiti parte civile, attraverso l’Avvocato Michele De Stefano, l’Associazione “No Child abuse Aps” fondata a Tivoli dai genitori delle prime due vittime, Matteo e Edoardo, oltre al Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio rappresentato dall’Avvocato Pasquale lattari, e l’Avvocato Mario Caligiuri per “Rete l’abuso”, associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

    L’Avvocato Michele de Stefano, difensore delle due vittime nel primo processo, e di Alessandro nel secondo, ha ritenuto doveroso dichiarare che, nonostante la consapevolezza che nessuna condanna e nessun risarcimento potranno mai ripagare il dolore subito, quello raggiunto oggi è un verdetto di cui ritenersi assolutamente soddisfatto.

    “Ritengo inoltre importante sottolineare la partecipazione dell’Associazione “No Child Abuse Aps” che, ovunque ne sarà legittimata, si costituirà parte civile a fianco delle vittime di reati di pedofilia”, afferma l’Avvocato De Stefano.

    Anche l’Associazione “No Child Abuse Aps”, attraverso un comunicato stampa sulla propria pagina ufficiale, ha evidenziato l’importanza del risultato raggiunto oggi.
    “No Child Abuse Aps – si legge – esprime un profondo ringraziamento a tutti gli Organi Giudiziari che hanno portato alla sentenza di condanna a 6 anni e 10 mesi di reclusione nel secondo filone del processo a Mirko Campoli. Certi che questo sia solo l’inizio di un percorso che ci porterà ad essere sempre in prima linea nella lotta contro la Pedofilia, la pedopornografia e ogni altra forma di violenza”.

    La condanna di oggi, sommata a quella del primo processo, vede un resoconto finale di oltre 15 anni di reclusione in carcere per Mirko Campoli.

    Claudia Santolamazza

    TIVOLI – Mirko Campoli, altri sei anni e 10 mesi di carcere per l’orco dell’Azione Cattolica

  • TIVOLI – Mirko Campoli, richiesta una pena più aspra per l’orco dell’Azione Cattolica

    TIVOLI – Mirko Campoli, richiesta una pena più aspra per l’orco dell’Azione Cattolica

    Nove anni di carcere per aver abusato di due minorenni.

    Si era concluso così il 7 marzo scorso il processo con rito abbreviato nei confronti di Mirko Campoli, 47enne di Villa Adriana, ex prof di religione e vicepreside all’istituto tecnico “Enrico Fermi” di Tivoli, segretario nazionale dell’Azione cattolica ragazzi, presidente dell’Azione cattolica della Diocesi di Tivoli, Direttore dell’ufficio scuola diocesano e incaricato regionale dell’ufficio scuola e università dall’ufficio della Cei (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).

    Ma la Procura di Tivoli non condivide le conclusioni del Tribunale.

    Per questo lunedì 15 luglio il Procuratore della Repubblica Francesco Menditto e la sostituta Procuratrice Arianna Armanini, titolare dell’inchiesta, hanno depositato il ricorso alla Suprema Corte di Cassazione contro la sentenza emessa nei confronti di Mirko Campoli per gli abusi sessuali su due minori.

    Un ricorso lungo ben 12 pagine in cui vengono elencate minuziosamente le motivazioni rispetto alla richiesta di un aumento della pena e dell’applicazione di misure di sicurezza.

    Lo scorso 7 marzo, davanti al Giudice per l’udienza preliminare Emanuela Maria Francini, l’ex Presidente dell’Azione Cattolica di Tivoli è stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale su due ragazzi di 13 e 16 anni, Matteo Toselli e Edoardo Gualerni, oggi rispettivamente di 20 e 23 anni, e condannato a 9 anni di reclusione in carcere.

    Il Giudice ha inoltre condannato Campoli alle pene accessorie dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e dall’insegnamento nonché al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 15 mila euro a favore di Matteo Toselli, di 10 euro a favore di Edoardo Gualerni e di 5 mila euro a favore del Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Lazio, costituitosi parte civile nel processo, attraverso l’Avvocato Pasquale Lattari.

    Una sentenza che aveva visto, subito dopo la lettura, le vittime e i familiari abbracciarsi e scoppiare in lacrime.

    Una sentenza giusta? Una sentenza adeguata?

    Il Procuratore Menditto e la sostituta Armanini non sono di questo parere. Il ricorso in Cassazione verte su due punti in particolare: determinazione della pena detentiva di nove anni e mancata applicazione delle misure di sicurezza previste dalla legge.

    Secondo i magistrati, nella determinazione della pena, il Tribunale non ha valutato interamente i gravissimi elementi emersi nei confronti di Campoli. Circostanze fondamentali come la minore età delle vittime, la loro condizione di inferiorità fisica e psichica e il ruolo rivestito da Mirko Campoli.

    L’ex insegnante di Religione aveva approfittato delle due vittime beneficiando della sua posizione di educatore, nel caso di Edoardo Gualerni, e di “padrino” nel caso di Matteo Toselli.

    Estrema fiducia, vicinanza simulata, ingannevole affetto, circostanze in cui il carnefice si trovava solo con i ragazzi: così Mirko Campoli era riuscito ad attirare nella sua trappola le giovani vittime.

    Secondo i magistrati, l’impatto del reato di abusi sessuali va commisurato proprio sulle particolari circostanze personali in cui si trovavano Matteo ed Edoardo.

    Di qui, la richiesta di aggravamento della condanna.

    Nel ricorso in Cassazione la Procura sottolinea la personalità negativa di Campoli, in particolare il suo tentativo di screditare, come nel caso di Edoardo Gualerni, oppure provando a ridimensionare i fatti, come nel caso di Matteo Toselli: circostanze che proverebbero il disperato tentativo di salvaguardare la propria persona e ricercare miseramente una riduzione della pena.

    Inoltre i magistrati non condividono l’applicazione da parte del Tribunale di Tivoli soltanto di alcune misure di sicurezza personali anziché di tutte quelle previste dalla norma, come il restringimento dei movimenti e della libera circolazione, il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati abitualmente dai minori e l’obbligo di informare le forze dell’ordine sulla propria residenza e i propri spostamenti, in modo da tutelare tutti quei minori che potrebbero venire a contatto con Mirko Campoli.

    Il procuratore e la sostituta procuratrice richiedono l’annullamento della sentenza o una pena di 10 anni di reclusione, oltre all’applicazione di tutte le misure di sicurezza previste, come già proposto nel processo del 7 marzo scorso.

    “Non siamo animati da sete di vendetta – commenta il legale delle vittime, l’Avvocato Michele De Stefano – Nessuna sentenza e nessun risarcimento riusciranno mai a ripagare i ragazzi del dolore subito.

    Sono cicatrici che avranno per sempre sulla pelle e con cui saranno costretti a convivere per tutta la vita.

    Vogliamo solo che a Mirko Campoli venga applicata la pena più severa possibile prevista dalla legge”.

    (Claudia Santolamazza)

    TIVOLI – Mirko Campoli, richiesta una pena più aspra per l’orco dell’Azione Cattolica

  • Lazio – Pedofilia: troppi episodi nel Lazio, la Chiesa corre ai ripari e redige un ‘manuale’ per sacerdoti e responsabili educativi

    Lazio – Pedofilia: troppi episodi nel Lazio, la Chiesa corre ai ripari e redige un ‘manuale’ per sacerdoti e responsabili educativi

    La finalità è quella di prevenire ed evitare qualsiasi abuso e l’iniziativa è stata presa – come ricorda La Repubblica – a seguito di alcuni episodi che hanno visto a Tivoli, Latina e Terracina un dirigente dell’azione cattolica, un professore di religione e diacono e un capo scout accusati di pedofilia e abusi su minori. Così la La Chiesa nel Lazio è corsa ai ripari.

    Tra i divieti anche quelli di fotografare o filmare un minore e diffonderne via web o social network le immagini senza che i genitori o tutori ne siano sempre informati e lo abbiano autorizzato, così come senza informare i genitori e senza al loro autorizzazione non si deve e chattare con minori.

    Le decisioni del Servizio interdiocesano e le direttive stilate sono state inviate ai parroci, agli educatori, ai responsabili associativi e agli animatori con un lettera in cui vengono indicati sette punti focali nei rapporti con i ragazzi: i minori vanno sempre trattai con rispetto; vanno forniti ai più piccoli modelli positivi di riferimento; occorre essere sempre visibili agli altri operatori pastorali o altri adulti quando si svolge qualche attività; va segnalato al responsabile eventuali comportamenti potenzialmente pericolosi e abusivi; è necessario sviluppare una cultura in cui i minori, soprattutto se bambini, possano parlare apertamente, porre domande ed esprimere eventuali preoccupazioni; bisogna sempre rispettare la sfera di riservatezza e intimità del minore; bisogna informare le famiglie delle attività che vengono proposte e delle relative modalità organizzative, ottenendone le opportune autorizzazioni.

    Sono poi elencati nella missiva anche quelli che vengono individuati quali “comportamenti inaccettabili” sui quali va prestata molta attenzione: non si debbono infliggere punizioni fisiche di qualunque tipo; non si deve sviluppare un rapporto esclusivo con un singolo minore rispetto ad altri; non si deve lasciare un minore in una situazione potenzialmente pericolosa; non si deve parlare o comportarsi con un minore in modo offensivo, inappropriato o sessualmente provocatorio; non si deve provvedere a gesti di cura della persona (come lavarsi e cambiarsi), qualora il minore è in grado di provvedere da solo. Resta vietato, inoltre – come evidenzia anche La Repubblica -, discriminare un minore o un gruppo di minori, chiedere a un minore di mantenere un segreto, fare regali ad un minore discriminando il resto del gruppo, fotografare o filmare un minore e diffondere via web o social network immagini di minori, e chattare con minori senza che i genitori o tutori ne siano sempre informati e lo abbiano autorizzato.

    https://www.tg24.info/lazio-pedofilia-troppi-episodi-nel-lazio-la-chiesa-corre-ai-ripari-e-redige-un-manuale-per-sacerdoti-e-i-responsabili-educativi/

  • Matteo – Tivoli

    Matteo – Tivoli

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  • Edoardo – Tivoli

    Edoardo – Tivoli

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  • “Bimbi abusati in parrocchia e foto intime sui social”. Indagato un capo scout: molestava e ricattava i lupetti

    “Bimbi abusati in parrocchia e foto intime sui social”. Indagato un capo scout: molestava e ricattava i lupetti

    Tutte le attività estive sospese all’improvviso. Nessuna notte sotto le stelle in tenda e niente cene attorno al fuoco per lupetti e coccinelle, come vengono chiamati i bambini nei gruppi scout, a Terracina. Uno stop quello deciso dall’Agesci che ha lasciato sconcertate le famiglie dei più piccoli.

    Ma lo sconcerto sta cedendo il passo all’angoscia man mano che nella città pontina si vanno diffondono le indiscrezioni sulle motivazioni di quella decisione. Un capo scout, un assistente per l’esattezza, è indagato con l’accusa di aver abusato dei bimbi e ogni papà e mamma dei circa 140 bambini che frequentano l’associazione teme che il proprio figlio possa aver subito abusi.

    L’ennesimo scossone nell’ambito della Chiesa pontina e del Lazio in generale, dopo quelli arrivati con l’arresto del diacono Alessandro Frateschi, anche lui di Terracina, e dell’ex dirigente di Azione Cattolica, Mirko Campoli, di Tivoli.

    Le indagini sono partite dopo un porno-ricatto subito da due ragazzini scout di 14 e 16 anni. Quest’ultimi si sarebbero visti chiedere su Instagram da quella che doveva essere una coetanea delle foto intime. A un tratto, però, sono partiti messaggi di altro tenore. Sono spuntate fuori tracce che dietro il profilo ragazzina in realtà si sarebbe celato un capo scout di 18 anni. E proprio quest’ultimo si sarebbe presentato dalle presunte vittime chiedendo loro soldi: “Conosco quella ragazza, datemi 100 euro e ci penso io. Altrimenti diffonde le vostre foto”.

    Sono partite le denunce e la polizia postale di Latina ha iniziato a indagare, sequestrando al sospettato, S.D.P. le sue iniziali, due smartphone e un tablet.

    Gli investigatori sembrano sospettare che fossero numerosi i falsi profili utilizzati dal 18enne di Terracina su Instagram e che non avrebbe contattato soltanto giovani conosciuti nel mondo scout o in parrocchia. Tanto che nella città balneare c’è inquietudine anche tra chi non frequenta l’associazione
    cattolica.

    Ma c’è di più. Ben presto è infatti emersa anche la storia di uno dei lupetti, un bambino di dieci anni, che ha raccontato nel dettaglio di aver subito abusi dal capo scout all’interno dei locali parrocchiali e gli inquirenti temono che non sia stato l’unico.

    Il sostituto procuratore della Repubblica di Roma, Vittoria Bonfanti, ha aperto un’inchiesta e gli investigatori da un lato stanno analizzando il materiale sequestrato all’indagato e dall’altro stanno raccogliendo testimonianze.

    L’indagato frequentava la stessa parrocchia di Frateschi, ma al momento non è ancora chiaro se vi fossero contatti tra i due

    https://roma.repubblica.it/cronaca/2024/07/05/news/abusi_scout_bambini_terracina-423365436/

  • Pedofilia, condannato ex dirigente di Azione Cattolica: abusi anche sul letto di papa Wojtyla

    Pedofilia, condannato ex dirigente di Azione Cattolica: abusi anche sul letto di papa Wojtyla

    Abusi sessuali compiuti anche sul letto di papa Giovanni Paolo II. Dalle motivazioni della sentenza di condanna di Mirko Campoli, ex dirigente di Azione Cattolica, appena depositate dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Tivoli, Emanuela Francini, emergono altri inquietanti particolari sulle violenze che avrebbero subito due ragazzini e sui pesantissimi danni psicologici riportati dalle vittime, una diventata ludopatica e l’altra alle prese con ripetute crisi di pianto. Mirko Campoli, 47 anni, ex prof di religione ed ex dirigente nazionale dell’Azione Cattolica, è stato condannato a nove anni di reclusione. Il giudice Francini ha evidenziato le testimonianze rese dalle vittime.

    Uno dei due minori ha riferito agli inquirenti: “Nonostante l’enorme vergogna che provo e la grande difficoltà nel raccontare certi dettagli, ho comunque deciso di rivolgermi all’autorità giudiziaria perché non vorrei mai che altri bambini patiscano quello che ho patito io da bambino”. Ma anche altri due minori, tra cui il fratello dell’autore della denuncia, sarebbero stati abusati da Campoli e un altro procedimento è in corso.

    “Ci sono stati almeno 50 episodi in tutti questi anni – ha poi assicurato il minore – io ero impaurito, facevo finta di dormire perché così per me era come se non fosse successo, mi sentivo impotente”.

    Poi il racconto della seconda vittima, quello di abusi sessuali che avrebbe subito durante un campo estivo dell’Azione Cattolica a Loreto, sul letto dove aveva riposato, durante un suo viaggio alla basilica della Santa Casa, papa Wojtyla: “Ricordo bene quando Mirko, abbassandomi del tutto i pantaloni, mi scattò con il suo smartphone alcune fotografie riprendendo i mei genitali”.

    E di foto di minori, sessualmente esplicite come specificano gli investigatori, nel corso di una perquisizione all’imputato ne sono state trovate diverse. Campoli sarebbe stato solito anche fotografare le vittime durante gli abusi, salvo poi, come dichiarato da una delle vittime, intervenire a eventi dell’Azione Cattolica per parlare del tema degli abusi sui minori in ambito ecclesiastico.

    Per la giudice Francini l’imputato si è reso responsabile di una “aggressione alla sfera sessuale delle due vittime connotata da modalità insidiose e fraudolente, approfittando dei pregressi motivi di conoscenza con le vittime, che in lui riconoscevano una persona di famiglia e che per questo vi riponevano incondizionata fiducia”.

    Le indagini sono partite dalle confidenze raccolte dalle fidanzatine delle vittime, che a distanza di alcuni anni hanno trovato il coraggio di parlare e poi di presentare una denuncia, aiutati in un percorso così difficile dalla Garante per l’infanzia e l’adolescenza nel Lazio, Monica Sansoni, che si è costituita parte civile.

    All’epoca dei fatti i minori avevano 12 e 16 anni. Nel primo caso Campoli, a cui i genitori del minore avevano affidato il figlio, avrebbe compiuto abusi sulla vittima per ben quattro anni, fermandosi soltanto quando, esplosa la pandemia, venne disposto il lockdown. E avrebbe compiuto le violenze a Tivoli, Guidonia e in altri centri italiani, “con una frequenza di almeno una volta al mese”.

    Abusi che sarebbero avvenuti anche durante una gita a Gardaland e che avrebbero fortemente segnato l’allora minorenne. Un totale di circa 50 violenze sessuali. Nel secondo caso invece avrebbe abusato di un 16enne durante un campo scuola a Loreto, in provincia di Ancona. Campoli, che era prof di religione e vicepreside all’istituto tecnico “Fermi” di Tivoli, segretario nazionale dell’Azione cattolica ragazzi, presidente diocesano dell’Azione cattolica, direttore dell’ufficio scuola diocesano e incaricato regionale dell’ufficio scuola e università dall’ufficio della Cei, aveva giustificato quegli atti con suoi problemi di depressione, nel 2021 era stato convocato dal vescovo, aveva perso tutti gli incarichi, ma l’inchiesta è partita soltanto due anni dopo a seguito della denuncia di uno dei due minori.

    https://roma.repubblica.it/cronaca/2024/06/10/news/mirko_campoli_condannato_abusi_sessuali_letto_papa_wojtyla-423206329/