Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • AUMENTANO I RAGAZZI CHE ACCUSANO DI STUPRO MIRKO CAMPOLI, PROF DI RELIGIONE E VICEPRESIDE DI UN ISTITUTO TECNICO DI TIVOLI

    AUMENTANO I RAGAZZI CHE ACCUSANO DI STUPRO MIRKO CAMPOLI, PROF DI RELIGIONE E VICEPRESIDE DI UN ISTITUTO TECNICO DI TIVOLI

    Estratto dell’articolo di Clemente Pistilli per “La Repubblica – Edizione Roma”

    Prima gli abusi sessuali sui minori della sua città e nei campi scuola dell’Azione cattolica e poi quelli sui bambini di una casa famiglia a Roma. Disposto un processo nei confronti dell’ex dirigente dell’Acr ed ex prof di religione Mirko Campoli, 47enne di Tivoli, messo ai domiciliari il 5 maggio scorso con l’accusa di violenza sessuale, la Procura tiburtina raddoppia.

    C’è una seconda inchiesta su quello che era considerato un insospettabile, con ruoli di primo piano nell’ambito della Chiesa, e gli inquirenti vogliono in fretta blindare le prove, raccogliendo le testimonianze di due minorenni con un incidente probatorio. […] La Procura ha ritenuto evidenti le prove contro di lui per quanto riguarda gli abusi su due minori, che all’epoca dei fatti avevano 12 e 16 anni.

    Nel primo caso Campoli, a cui i genitori del minore avevano affidato il figlio, avrebbe compiuto abusi sulla vittima per ben quattro anni, fermandosi soltanto quando, esplosa la pandemia, venne disposto il lockdown. E avrebbe compiuto le violenze a Tivoli, Guidonia e in altri centri italiani, «con una frequenza di almeno una volta al mese». Abusi che sarebbero avvenuti anche durante una gita a Gardaland e che avrebbero fortemente segnato l’allora minorenne.

    Nel secondo caso invece avrebbe abusato di un 16enne durante un campo scuola a Loreto, in provincia di Ancona. Campoli, mandato a giudizio con rito immediato, ha optato per un abbreviato, che consente lo sconto di pena in caso di condanna. Ieri però ha sostenuto che non era competente il Tribunale di Tivoli ma quello di Ancona. Tutto da rifare? Assolutamente no. Il giudice ha respinto tale eccezione e anche la richiesta di ascoltare un testimone. […]

    Emerge però che la Procura ha aperto anche una seconda inchiesta, per abusi sul fratellino di una delle prime due vittime e su un altro minore. Campoli, che era prof di religione e vicepreside all’istituto tecnico «Fermi» di Tivoli, segretario nazionale dell’Azione cattolica ragazzi, presidente diocesano dell’Azione cattolica, direttore dell’ufficio scuola diocesano, e incaricato regionale dell’ufficio scuola e università dall’ufficio della Cei, è accusato di aver abusato per due anni di un altro 12enne e sempre di violenza sessuale su un bambino di 10 anni ospite di una casa famiglia a Roma, a Boccea, che accoglie soprattutto minori «vittime di fenomeni di maltrattamento, abuso e abbandono». […]

    In tutti i casi Campoli è accusato di aver avvicinato i minori mentre erano immersi nel sonno o si trovavano nel dormiveglia e di averli costretti a subire una serie di abusi sessuali. […]

  • “Non c’è nulla di male, lo fa anche il don”: così il diacono pedofilo convinceva i ragazzini mostrando il video porno col sacerdote

    “Non c’è nulla di male, lo fa anche il don”: così il diacono pedofilo convinceva i ragazzini mostrando il video porno col sacerdote

    «Non c’è nulla di male nel fare queste cose. Come vedi lo fa anche don….».

    Emergono ulteriori elementi inquietanti dalle indagini sul diacono pontino accusato di violenza sessuale su una serie di minori e arrestato. Gli inquirenti sospettano che l’indagato, che era anche un insegnante di religione al liceo scientifico «Majorana» di Latina e che prima di finire sotto accusa era impegnato in una casa famiglia di Terracina, abbia mostrato ad alcune vittime un video porno realizzato con un sacerdote per convincere i minori a fare sesso con lui.

    Il caso è esploso nel gennaio scorso, quando la garante per l’infanzia e l’adolescenza Monica Sansoni ha raccolto le confidenze di alcuni studenti del capoluogo pontino. La Procura di Latina ha aperto un’inchiesta e il vescovo Mariano Crociata ha così sospeso il diacono.

    Accusato di aver abusato di un minore vicino alla sua famiglia e di alcuni giovani del liceo, il 50enne Alessandro Frateschi a luglio è stato messo ai domiciliari. I carabinieri hanno poi raccolto le denunce di altri minori. Frateschi, vicino anche all’Azione Cattolica, anche se non era un iscritto e non aveva ruoli nell’associazione, secondo gli investigatori aveva tra l’altro mostrato un video porno a una delle vittime, in cui si vedeva un prete.

    Gli inquirenti sospettano ora che non si trattasse di un anonimo sacerdote o sedicente tale, ma di un prete del posto con cui l’indagato avrebbe fatto sesso, riprendendo quegli incontri all’insaputa dello stesso. Il dubbio è poi quello che quei video siano stati usati per evitare che i minori facessero resistenza, convincendoli che se compiva determinati atti un prete che loro conoscevano bene, non c’era nulla di sbagliato nel fare determinate cose.

    Un’ipotesi ovviamente ancora da verificare, mentre il sacerdote, estraneo alle accuse e non indagato, è stato da qualche tempo spostato in un altro centro pontino rispetto a quello dove operava al momento in cui avrebbe avuto rapporti con Frateschi, che in passato era entrato in seminario, dal quale sarebbe però stato allontanato.

    Gli inquirenti sospettano però anche che vi fosse una rete di pedofilia che si muoveva tra parrocchie, case famiglia e scuola, e che la stessa godesse di una serie di protezioni, visto anche che alcune persone, insospettabili compresi, avrebbero avvicinato alcune vittime per spingerle a ritirare le denunce e avrebbero compiuto atti intimidatori. Un dubbio maturato soprattutto alla luce dei contatti emersi tra Frateschi e Mirko Campoli, ex dirigente di Azione Cattolica, anche lui accusato di violenze su minori a Tivoli e arrestato.

    E su quest’ultimo oggi il giudice per l’udienza preliminare del tribunale tiburtino, Emanuela Maria Francini, dovrà decidere se disporre il rinvio a giudizio. Campoli è accusato di violenza sessuale aggravata e continuata nei confronti di due minori, che gli erano stati affidati dai genitori in un campo scuola.

    Oggi chiederà al giudice Francini di costituirsi parte civile anche la garante per l’infanzia e l’adolescenza. Una scelta quest’ultima fatta considerando che determinati reati sono considerati una lesione dei diritti dei minori e dei coincidenti diritti ed interessi dell’istituzione del Garante, soprattutto quando i diritti sarebbero stati lesi da figure educative e formative che dovrebbero garantire educazione e crescita e ai quali è diretta anche l’attività formativa del Garante.

    https://roma.repubblica.it/cronaca/2023/11/09/news/alessandro_frateschi_diacono_pedofilo_latina-419923436/

  • L’ex di Azione Cattolica e il diacono pedofilo nella stessa rete di abusi

    L’ex di Azione Cattolica e il diacono pedofilo nella stessa rete di abusi

    di Clemente Pistilli – Formatasi attorno alle comunità giovanili, alle scuole e in particolare alle parrocchie e alle case famiglia, una sinistra rete di pedofili è stata stesa.

    Si è rafforzata sfruttando rapporti instauratisi all’interno di una importante associazione cattolica, gode di protezioni o quantomeno di una significativa tolleranza.

    Molti preferiscono voltarsi dall’altra parte e alcuni sono pronti addirittura a correre in soccorso a chi inaspettatamente finisce in altre maglie, quelle della giustizia. Lo fa chi è legato ai sospettati in maniera affettiva, ma anche chi ha ruoli importanti nella società, che dovrebbe collaborare con chi indaga e che invece si scopre entrare di soppiatto nel campo avverso.

    Appare un’ipotesi suggestiva quella che sta prendendo forma attorno alle inchieste a Latina e Tivoli su due uomini, un diacono e un ex dirigente di Azione cattolica. Quasi azzardata. Ma alla luce di una serie di elementi, che man mano che procede il lavoro degli inquirenti si stanno sommando l’uno all’altro, è quella che sta facendo perdere il sonno a magistrati e carabinieri.

    La Procura pontina ha messo ai domiciliari il diacono e prof di religione Alessandro Frateschi. A gennaio il primo allarme, lanciato dagli studenti del liceo scientifico “Majorana” di Latina, la denuncia della garante per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, Monica Sansoni, e la pesante ipotesi di violenza sessuale, a danno degli studenti e di altri minori con cui il 50enne era entrato in contatto nel corso del tempo.

    Poi i domiciliari e il lavoro incessante degli investigatori, che temono vi siano anche altre vittime rispetto a quelle che sinora hanno riferito di aver subito abusi. Ma Frateschi non era solo un prof di religione. Era impegnato in una casa famiglia di Terracina e nelle parrocchie. E in contemporanea a Tivoli è stata aperta un’altra inchiesta, già sfociata in una richiesta di rinvio a giudizio.

    Sempre per violenza sessuale e sempre a carico di un altro prof di religione, anche lui impegnato nel mondo cattolico, nella stessa associazione frequentata da Frateschi, e soprattutto attivo nelle case famiglia, dove al pari del terracinese avrebbe abusato dei più fragili. Si tratta in questo caso di Mirko Campoli, ugualmente arrestato e ugualmente trovato in possesso di una mole notevole di materiale pedopornografico, scovato sui dispositivi informatici dell’indagato.

    Scoperta analoga a quella fatta dopo aver perquisito il diacono di Terracina. Un materiale raccapricciante che ha però convinto gli inquirenti che i due si conoscessero e che fossero in contatto. La Procura di Latina, che ha raccolto anche informazioni su pressioni fatte alle vittime del diacono per convincerle a ritrattare, e quella di Tivoli si stanno muovendo nella stessa direzione.

    A uno dei minori che ha riferito di aver subito violenze sessuali ignoti hanno bruciato il citofono di casa. E alla garante per l’infanzia, che segue anche il caso di Tivoli, è stata danneggiata per due volte l’auto. Il procuratore del centro tiburtino, Francesco Menditto, ha utilizzato parole dure: «Il clima di omertà ambientale è molto simile a quello mafioso. I genitori non vogliono accettare la violenza che può avere patito il loro figlio e spesso si rivolgono all’autorità religiosa che tende a tenere la vicenda al suo interno».

    La diocesi di Tivoli ha negato di aver coperto il prof, sostenendo di aver invece subito denunciato. Stessa collaborazione con le autorità assicurata da quella di Latina. Ma mentre le inchieste delle Procure proseguono quelle ecclesiastiche non avrebbero ancora avuto sviluppi. Casi a cui è interessata anche la Procura di Roma. Troppo ipotizzare una rete? Gli inquirenti sembrano essere convinti del contrario.

    Considerando anche un particolare: Frateschi avrebbe camuffato il volto dei minori coinvolti in atti sessuali nei video che gli sono stati sequestrati, al fine di renderli irriconoscibili. Solitamente quel materiale viene girato in Paesi noti come mete di turismo sessuale e dove i bambini subiscono atti indicibili. Minorenni che è difficile, pressoché impossibile, identificare.

    Sono stati nascosti i volti perché forse quei video non sono stati girati in altri continenti ma in luoghi ben più vicini? Al momento è solo un sospetto, terribile di chi indaga. Ma l’appello fatto dagli investigatori sia di Latina che di Tivoli è lo stesso: chi sa parli, chi ha subito violenze denunci.

    https://roma.repubblica.it/cronaca/2023/11/05/news/diacono_pedofilo_latina-419654608/?ref=RHLF-BG-P12-S2-T1

  • Motu proprio vos estis lux mundi; 4 + 1 = 12 …I conti non tornano

    Motu proprio vos estis lux mundi; 4 + 1 = 12 …I conti non tornano

    Un Motu proprio che ha cambiato aspetto dal 2019, quando il Vaticano presentò la prima versione ad experimentum per tre anni, oggi semplicemente allargata al problema dei moderatori laici delle associazioni di fedeli, ossia ai capi (o ex capi) laici di nuove comunità. Di fatto un’altra struttura criminale ed omissiva quanto la CEI, ma questa volta estesa ai laici nel clero.

    Come abbiamo scritto più volte in precedenza e come emergerebbe anche nel 1° report CEI, la conferma del fatto che la chiesa italiana, grazie ai vuoti legislativi che il governo garantisce, sia diventata oltre ai propri preti, un ricettacolo di pedofili, anche laici. Questi ultimi attratti e incentivati dal fatto che il timore dello scandalo induce il clero ad allontanare il pedofilo, ma non a denunciarlo alle autorità, fornendo in sostanza un’ulteriore tutela a chi necessita per saziare la devianza di bambini.

    Solo in Italia i casi di religiosi e non, spostati o ridotti allo stato laicale e coperti dal clero senza informare i fedeli e le autorità civili sono moltissimi, da don Gianni Trotta, il cui caso fu taciuto per timore di “agitare i fedeli” dall’uscente prefetto della CDF Francisco Ladaria (capo dell’organo vaticano che in teoria dovrebbe vigliare), che gli permise nel frattempo – ancora prete agli occhi dei fedeli inconsapevoli – di abusare di altri dieci minori. Il recente caso di don Calcedonio Di Maggio, molto simile e nuovamente alla sbarra per abuso di minore e induzione alla prostituzione. Tanti altri casi sono facilmente recuperabili su internet…

    Una cultura autoreferenziale e barbara di una Chiesa (senza prole) che mente ai fedeli, rassicurandoli per l’incolumità dei figli affidati al clero, di cui poi nei fatti non gli importa, tranne per una questione di immagine pubblica, almeno fino a prova contraria.

    Nei fatti la politica della chiesa verso le vittime non è mai cambiata, neppure con il Motu proprio di Francesco; ancora omissivo di denuncia alle autorità civili; ancora senza alcun indennizzo o aiuto per i sopravvissuti; ancora vantaggioso solo per il clero e i laici pedofili.

    Ma vediamo meglio, a distanza di cinque anni dall’introduzione del Motu proprio che cosa emerge dai dati che abbiamo ricevuto da tutta Italia.

    Va detto che l’introduzione degli sportelli diocesani in Italia grazie a uno Stato complice, è stata un autogol che ha portato inizialmente molti cattolici a fidarsi e denunciare gli abusi. Purtroppo però scontenti, in seconda istanza si sono rivolti alla Rete L’ABUSO, denunciando e documentando l’insoddisfazione e gli insabbiamenti;  spesso anche il tentativo di comprare il loro silenzio; l’inesistenza di provvedimenti seri nei confronti dei sacerdoti accusati e riciclati di nascosto malgrado la condanna canonica, come nel caso milanese dei fratelli don Lucchina.

    Si documenta addirittura che chi scrive ai vescovi per segnalare abusi viene intimidito e minacciato di querela. Ma la vera novità è che stanno rivolgendosi alla Rete L’ABUSO anche moltissimi sacerdoti. Un numero davvero impressionante, mai visto in 13 anni di attività dell’associazione, un tempo discriminata da un clero fidiucioso degli appelli a vuoto del Papa.

    Chi chiede aiuto perché il vescovo gli ha mandato un collega pedofilo condannato in parrocchia dicendo “te lo devi tenere, stacci tu attento!”; chi invece denuncia gli stupri subiti da altri sacerdoti in seminario e l’omertà del vescovo dopo la denuncia; chi ci riferisce invece quanto accade nelle varie diocesi e l’omertà del vescovo di fronte ai fatti e alle denunce degli stessi sacerdoti.

    Ma questo non ci stupisce anzi, è molto favorevole in quanto anche i sacerdoti perbene prendono finalmente consapevolezza delle disastrose e farlocche misure interne, della cattiva gestione della CEI e le denunciano fornendo informazioni che prima non eravamo in grado di documentare.

    Notiamo anche che a differenza di quanto dice il Motu proprio, quasi nessun caso arriva alla Congregazione per la dottrina della fede, ed è proprio un sacerdote che ci spiega l’anomalia.

    Bugia, o semplice incapacità di gestione?

    Il prete mi spiega “Caro Zanardi, i casi che arrivano in CDF, sono solo quelli coperti da vescovi non più in carica in quella diocesi, un modo per il nuovo vescovo, di togliersi il problema creato dal predecessore facendo bella figura con i fedeli”..

    Spiega che “I vescovi in carica, quando hanno un caso lo gestiscono internamente, presso il tribunale diocesano. Di certo non lo mandano alla CDF, anzi, posso dirti che in alcuni casi trattati, come quello di don X (non citiamo per tutela della fonte), di cui ho conoscenza diretta, ebbene il vescovo è stato costretto a ricevermi per conto di CDF, ma al momento in cui ho voluto sentire il prete accusato, il vescovo lo ha impedito ed io non ho potuto oppormi.”

    “Devi capire che i vescovi hanno totale autonomia sul territorio della diocesi. Possono impedire anche a CDF di occuparsi dei casi o di accedere ai fascicoli. Malgrado sembrino molti i casi che riceve CDF ogni anno da tutto il mondo, in realtà questi sono la minima parte.”

    “Il fatto che molte diocesi non hanno realizzato gli sportelli diocesani è proprio per questo motivo; la loro assoluta autonomia di gestione del territorio”.

    Un sistema che stando al Motu proprio di Francesco, con la scusa delle indagini e della prevenzione indica al vescovo che attualmente ha in carico il sacerdote denunciato, di segnalare la cosa anche ai vescovi/diocesi che lo hanno avuto in carico in precedenza. Un sistema di insabbiamento molto più ampio di prima, che omette alle autorità civili e anche alla CDF le denunce dei casi.

    In una recente intervista, dopo le lamentele fatte agli inquirenti da parte del Presidente della CEI Matteo Zuppi, è lo stesso Procuratore di Tivoli Francesco Menditto, a definire la condotta dell’autorità ecclesiastica “di omertà ambientale, molto simile a quella mafiosa“. Il procuratore continua commentando che “Alle accuse di abusi a carico di un insegnante di religione di Tivoli, pervenute all’autorità ecclesiastica nel 2019 e nel 2021 e di cui la diocesi non avrebbe tenuto opportunamente conto. Tanto che quando il caso e arrivato all’attenzione delle forze dell’ordine, le ricostruzioni sarebbero state incomplete e inutilizzabili per un’indagine.”

    Malgrado i presunti buoni propositi di papa Francesco, certo non si può dire ne abbia azzeccata per ora neppure una, tuttalpiù, ha una spiccata tendenza a circondarsi di personaggi ambigui come la nuova nomina di Tucho Fernandez, l’«esperto di baci» scelto da Papa Francesco come nuovo Prefetto della CDF, in sostituzione di Ladaria.

    L’ex arcivescovo di La Plata in Argentina, forse preferito agli altri per non aver mosso un solo dito in favore delle vittime sordomute della succursale italiana dell’Istituto Provolo argentino, i cui accusati a La Plata ora sono rientrati in Italia, a Verona, presso la casa madre dell’istituto pedofilo per sordi.

    Di certo cosa buona e giusta per la chiesa che non ha dovuto risarcire le vittime.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/07/06/abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili-segnalazione-al-vescovo-di-s-remo-che-minaccia-querela-mentre-zuppi-cade-in-picchiata/

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/07/12/scena-muta-cei-suetta-invoca-la-censura-alla-stampa-locale-subito-in-camera-caritatis/

  • Dal rispetto della religione al genuflettersi è un attimo – Il caso Italia – Lettera aperta al Presidente Sergio Mattarella

    Dal rispetto della religione al genuflettersi è un attimo – Il caso Italia – Lettera aperta al Presidente Sergio Mattarella

    Savona 2 giugno 2023

    Al mio Presidente, Sergio Mattarella

    Sono Francesco Zanardi, un sopravvissuto agli abusi sessuali del clero e oggi portavoce dell’unica associazione creata dai sopravvissuti italiani in assenza dello Stato, la Rete L’ABUSO.

    Non entro nel merito dei motivi che certamente comprenderà strada facendo nello scritto.

    Le scrivo costernato e indignato non tanto perché questo Stato che non ci ha saputi tutelare da bambini, da adulti ha dimostrato di essere anche incapace di rendere giustizia ai tanti italiani rimasti vittime, ma perché, a distanza di quarant’anni questo Stato continua a produrre consapevolmente vittime; tutti bambini.

    Qualche giorno fa ho letto la dura e dolorosa ma onesta lettera inviata dal Presidente della Bolivia Luis Arce a Papa Francesco, nella quale comunica alla Santa Sede la rivalutazione dei rapporti tra i due paesi.

    Il Presidente scrive; “Non si tratta di errori o deviazioni di condotta, ma di crimini che resteranno per tutta la vita in quelle bambine e bambini, per dono della chiesa, e per questa stessa ragione dobbiamo passare dalle dichiarazioni ad azioni concrete, affinché ci sia giustizia e che questi gravi crimini non si ripetano, usando la fede e la Chiesa nella ricerca dell’impunità. L’abuso sessuale di bambine, bambini e adolescenti, come lei ha detto, rappresenta la “cancellazione dell’infanzia” “è una piaga” per la società e la Chiesa, attaccano l’integrità, la dignità, i diritti e la vita degli esseri che dobbiamo proteggere.”

    “Per diversi decenni, lo Stato boliviano ha concesso ai membri stranieri della Chesa Cattolica agevolazioni di ingresso al nostro paese per la permanenza e l’acquisizione della nazionalità boliviana, in modo che potessero adempiere a una missione religiosa ed educativa, ma oggi purtroppo avvertiamo che questa agevolazione, in questo caso, è stata male utilizzata da diversi sacerdoti che sono entrati in Bolivia e hanno commesso questi gravi crimini, alcuni di loro con una storia di abusi sessuali in un altro paese.”

    “Lo Stato boliviano si riserva il diritto di ammettere l’ingresso nel territorio nazionale di nuovi sacerdoti e religiosi stranieri che hanno una storia di abusi sessuali contro minori, nel frattempo procede alla revisione degli accordi e delle convenzioni in vigore, e conclude la negoziazione dell’”Accordo tra lo Stato Plurinazionale della Bolivia e la Santa Sede”.

    Rivolgendosi a Papa Francesco conclude “Nell’anno 2021 ha pronunciato queste parole per gli stessi casi accaduti in Francia: “La mia vergogna, la nostra vergogna, è per l’incapacità della Chiesa di mettere il centro delle sue preoccupazioni.” Possano le vittime di questi crimini trovare pace nella giustizia, che possiamo scrivere insieme, con una voce ferma e determinata, che non accetteremo per nessun motivo i fatti deplorevoli che distruggono l’innocenza delle bambine e dei bambini.”

           Di pochi giorni fa la proposta del Senatore francese Xavier Iacovelli, che ha presentato un disegno di legge per togliere i termini di prescrizione in caso di violenza sessuale su minore. Ha voluto lanciare con forza un “messaggio importante per le vittime”. “Quando finalmente riuscirai a parlare, lo Stato o la giustizia saranno lì ad ascoltarti”.

    Signor Presidente, mi limito al contesto europeo per non infierire ulteriormente, ma qui il nostro paese è in materia il terzo mondo dei paesi industrializzati, l’unico in Europa che dal 2010 non solo non ha saputo promuovere alcuna iniziativa in tutela di bambine, bambini e adolescenti, ma malgrado gli stimoli, è stato persino incapace di avviare almeno una discussione sul tema.

    Le stesse Istituzioni italiane Signor Presidente, si sono rese attivamente complici dello stupro di bambine e bambini ignorando qualunque sollecito da parte delle associazioni e degli avvocati delle vittime, che senza mai ottenere risposta, hanno prima diffidato il Governo, poi denunciato le inadempienze alla Magistratura che puntualmente ha archiviato una querela di parte, sottoscritta da decine di sopravvissuti, ignorandone persino la procedibilità d’ufficio e qualunque indagine ai fini preventivi.

    A nulla è servita neppure l’Interrogazione parlamentare del Deputato Matteo Mantero, che giace impolverata sugli scaffali dei palazzi dal 2017.

    Stessa situazione per quanto riguarda le raccomandazioni del Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, che al punto 21 confermano quanto sopra;

    “il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana.”

    Raccomandazioni ad oggi totalmente inascoltate dal Governo, deferito al Comitato per la seconda volta e oggetto di una Petizione di denuncia al Parlamento Europeo, a seguito della comunicazione da parte dell’associazione di 418 casi potenzialmente pericolosi, comunicati lo scorso febbraio alla Procura Generale della Repubblica, che ad oggi ha omesso persino l’acquisizione di nominativi.

    Uno Stato l’Italia, che sulla tutela dei minori non risponde a nessuno, quanto quello Pontificio…

    Chiedo venia Signor Presidente, ma mi limito indignato a descrivere la situazione di un paese che oggi non ha la piu pallida idea di quale sia sul territorio l’entità del fenomeno, che rende vittime bambine e bambini. Un paese Signor Presidente che nei fatti, ogni anno conta il numero delle vittime senza però attuare alcuna politica di contrasto e di soccorso. Un paese che le conta anche male, in quanto la maggior parte di casi – grazie al sistema che il Governo mantiene e continua a promuovere – non viene denunciato alle autorità.

    Un paese che ha toccato il fondo permettendo che la CEI; che dichiara esplicitamente nelle sue linee guida che non denuncerà i reati su minori alle autorità italiane e tantomeno risarcirà le vittime – in parole povere renderà giustizia solo a se stessa – potesse gestire nell’omertoso silenzio complice delle Istituzioni del paese, in proprio, i crimini di cui sono accusati i suoi preti e le sue gerarchie.

    L’unica luce dopo 13 anni, purtroppo tristemente quasi “anomala” per l’Italia, è quella che recentemente ha dato come risposta al Cardinale Presidente della CEI Matteo Zuppi il Procuratore di Tivoli, che risponde all’arrogante posizione del prelato “La Chiesa italiana non può accettare accuse di atteggiamento omertoso“ definendo la condotta dell’autorità ecclesiastica “di omertà ambientale, molto simile a quella mafiosa“.

    Un Paese che è riuscito a creare discriminazione persino tra i pedofili; dove i preti hanno la meglio e i laici invece colmano “esemplarmente” il fallimento della Giustizia del paese.

    Signor Presidente, il suo paese, i suoi cittadini hanno bisogno di un suo urgente intervento, forte e deciso che ricordi i diritti costituzionali di bambine, bambini e adolescenti. Che ricordi al Governo quello che è inquadrato dalla Convenzione per i diritti dell’infanzia come lo status speciale, l’interesse superiore del minore ed il fine di evitare danni irreparabili.

    Un gesto che nel rispetto costituzionale del diritto di libertà di religione dei cittadini, renda dignità alla chiesa sana ed intervenga verso quella pedofila ed i suoi complici, rendendo giustizia, non fornendo complicità. Anche questo è un diritto del suo popolo nell’unico paese dell’Unione Europea, che dall’inizio dello scandalo non ha mai avuto il coraggio di difendere i suoi bambini, i loro genitori e i cittadini, sacrificandoli ancora oggi non alla fede, ma ad uno Stato criminale riconosciuto in tutto il pianeta per la sua pericolosità sociale, non solo a danno di bambini.

              Nel giorno della festa della Repubblica

              Con ossequio Francesco Zanardi


    P.S. Sono stato tra i testimonial del documentario “Caro Presidente”, prodotto da RAI in occasione della Festa della Repubblica del 2022. Le lascio con la clip che mi riguarda, una piccola testimonianza di un male che purtroppo non riguarda solo me, ma tanti cittadini e purtroppo anche tante bambine e bambini che in futuro nasceranno senza tutela in questo paese.

  • Pedofilia, polemica Cei-Procura Tivoli: “omertosi? Falso” – Zuppi replica ai PM

    Pedofilia, polemica Cei-Procura Tivoli: “omertosi? Falso” – Zuppi replica ai PM

    “La Chiesa italiana non puo accettare accuse di atteggiamenlo omertoso“. Questa la rispsta del cardinale e presidente della Cei, Matteo Zuppi, alle parole del procuratore di Tivoli, Francesco Menditto, che ha definito la condotta dell’autorità ecclesiastica “di omertà ambientale, molto simile a quella mafìosa“.

    Menditto si riferisce alle accuse di abusi a carico di un insegnante di relìgione di Tivoli, pervenute all’autorita ecclesiastica nel 2019 e nel 2021 e di cuì la diocesi non avrebbe tenuto opportunamente conto. Tanto che quando il caso e arrivato all’attenzione delle forze dell’ordine, le ricostruzioni sarebbero state incomplete e inutilizzabili per un’indagine.

    La Procura ha recentemente scoperto, a seguito della denuncia di una delle vittime, oggi maggìorenne, che il professore per anni avrebbe abusato di almeno quattro ragazzi, tutti maschi, di età compresa, all’epoca dei fatti tra i 10 e i 15 anni.

    Tuttavia nelle ultime ore sono emrse le storie più recenti di altre due presunte svittime sulle quali la Procura si è immediatamente messa al lavoro.

    Il docente – che ricopriva anche ruoli apicali in diverse associazioni religiose – è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di violenza sessuale aggravata.

    Il Gip nelle esigenze cautelari ha evidenziato che esse si sono rese necessarie per “il concreto e attuale pericolo di reiterazione delle medesime condotte criminose” . Inoltre aggiunge il Gip, “l’uomo presenta totale incapacitità di contenere gli impulsi.”Alessandro Frateschi  Mirko Campoli

    Da IL FATTO QUOTIDIANO 

  • Prof di religione arrestato per pedofilia, l’associazione contro gli abusi: “La Chiesa lo ha coperto”

    Prof di religione arrestato per pedofilia, l’associazione contro gli abusi: “La Chiesa lo ha coperto”

    Mirko Campoli, ha 46 anni, è insegnante di religione ed è stato responsabile nazionale dell’Associazione Cattolica fino al 2008.

    È lui l’uomo arrestato dalla procura di Tivoli con l’accusa di violenza sessuale su minori.

    Abbiamo parlato di questo nuovo caso di cronaca con Francesco Zanardi, presidente di ‘Rete L’Abuso’ associazione che da anni si occupa delle vittime di violenza.

    https://youmedia.fanpage.it/video/aa/ZG5mxOSwBHKn1n4i
  • Ex responsabile di Azione Cattolica arrestato per violenze su minori. La procura accusa: «Protetto dalla Curia»

    Ex responsabile di Azione Cattolica arrestato per violenze su minori. La procura accusa: «Protetto dalla Curia»

    Responsabile nazionale dell’Azione cattolica ragazzi dal 2002 al 2008. Poi di quella di Tivoli e anche responsabile locale dell’ufficio scuola della Diocesi. E ancora vice preside dell’istituto Fermi, autore di pubblicazioni sull’educazione religiosa dei più giovani, di video online durante il lockdown («Mi mancate ragazzi»), accompagnatore nei campi scuola e nei soggiorni di studio in varie città italiane. Mirko Campoli, arrestato ai domiciliari, non è solo un professore di religione.

    È un personaggio ben conosciuto dalla Curia di Tivoli, che secondo la Procura della cittadina alle porte di Roma non ha fatto molto per denunciare gli abusi che il 46enne avrebbe commesso su almeno quattro minorenni fra il 2016 e il 2021. L’ultima violenza su un 13enne già ospite di una casa famiglia a Roma per ragazzi vittime di abusi sessuali, dove Campoli era stato trasferito in seguito alle ripetute segnalazioni sul suo comportamento.

    «Il clima di diffidenza verso le dichiarazioni dei minorenni non ha consentito un rapido intervento da parte delle forze dell’ordine che avrebbe potuto evitare ulteriori violenze sessuali: il clima di omertà ambientale è molto simile a quello mafioso. Chi non denuncia deve sapere che avrà sulla coscienza eventuali ulteriori violenze ai danni di altri bambini. Non vogliamo fare processi morali, ma se avessimo avuto subito dall’autorità religiosa tutte le carte, lo avremmo fermato prima», accusa senza mezzi termini il procuratore di Tivoli, Francesco Menditto, che ha coordinato le indagini del commissariato locale dopo la prima denuncia del 23 marzo.

    Il riferimento è proprio al comportamento delle autorità religiose che avrebbero quantomeno sottovalutato la portata di ciò che era accaduto ai ragazzi, fra i 10 e i 15 anni. Compresa quella al Consultorio diocesano, del quale è presidente il vescovo di Tivoli, monsignor Mauro Parmeggiani, che ieri ha sottolineato come «appena appresa la notizia di un presunto abuso fu inviata immediata segnalazione all’autorità di pubblica sicurezza» e «ricevuta poi la denuncia in sede canonica da parte dei genitori della medesima presunta vittima, constatato il fumus delicti, da parte sua ha immediatamente revocato l’idoneità all’insegnamento della religione cattolica al docente e da allora lo stesso non ricopre più alcun incarico pastorale nella diocesi». Il vescovo «esprime il proprio dolore e quello della chiesa locale, insieme alla vicinanza e intima sofferenza verso coloro che soffrono in questo frangente».

    Secondo il gip tuttavia «il prof era un uomo impossibile da odiare, un secondo padre, una persona conosciuta e benvoluta da tutti, capace di comprare il silenzio delle vittime con regali costosi, ma anche con l’ascolto, con la comprensione, con parole adatte a consolare dalle angosce dell’adolescenza». Così avrebbe approfittato della condizione di inferiorità fisica e psichica per abusare di due ragazzini che frequentavano strutture religiose fra il 2016 e il 2020 e fra il 2018 al 2020. E ancora: da educatore di un campo scuola avrebbe violentato un altro minore «all’interno di una struttura destinata alla formazione» a Loreto (Ancona) nel luglio 2017. Infine l’ultimo episodio, a Roma, su un altro adolescente nella casa famiglia dove era stato trasferito.

    In realtà chi ha segnalato alla diocesi quello che stava accadendo, si sarebbe sentito rispondere che bisognava essere cauti perché la madre di Campoli era molto malata e il coinvolgimento del figlio in una storia del genere avrebbe potuto far precipitare la situazione. Ora il professore è ai domiciliari con il braccialetto elettronico. Secondo il gip «in atti vi sono elementi che consentono di confidare in atteggiamenti collaborativi e/o resipiscenti da parte dell’indagato», pur sottolineando che Campoli «non ha avuto scrupoli nell’approfittarsi nella fiducia in lui riposta» dai genitori che gli avevano affidato i figli, «ignorando completamente le gravi ricadute del suo agire nei confronti dei minori», e c’è il rischio che «il medesimo reiteri condotte analoghe».

    Il sospetto è che in questo lasso di tempo ci siano state altre violenze. Almeno altre due. «Risulta agli atti – spiega ancora Menditto – che i minorenni avevano rivelato in confidenza, temendo di non essere creduti, come poi è purtroppo accaduto». Ora le indagini proseguono: «Chiunque ritenga di avere informazioni utili – è l’invito del procuratore – può prendere contatti con il commissariato di Tivoli al numero 0774/319482».

    https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/23_maggio_24/ex-responsabile-di-azione-cattolica-arrestato-per-violenze-su-minori-la-procura-accusa-protetto-dalla-curia-965410e6-9ca3-401d-9405-6eba91517xlk.shtml

  • Pedofilia, docente di religione arrestato per violenze sessuali su bambini

    Pedofilia, docente di religione arrestato per violenze sessuali su bambini

    Una misura cautelare emessa dal gip di Tivoli è stata eseguita nei confronti di un insegnante di religione: l’uomo, 46 anni, è indagato per violenze sessuali reiterate per anni ai danni di diversi ragazzini, dell’età tra 10 e 15 anni (all’epoca della prima violenza), commesse nella zona di Tivoli e in altre città d’Italia.

    Come risulta dall’ordinanza cautelare, l’indagato, docente di religione e con incarichi in ambito religioso, dopo avere creato una relazione di fiducia e amicizia con i minorenni e i loro genitori, avrebbe commesso violenze sessuali, approfittando di gite organizzate con associazioni educative anche di carattere religioso, delle quali faceva parte.

     

  • Morto don Gino più volte indagato dal Vaticano

    Morto don Gino più volte indagato dal Vaticano

    GAMBASSI. Se ne è andato all’età di 86 anni dopo una lunga malattia don Gino Burresi, sacerdote con grande seguito di fedeli ma anche sconfessato dalla Conferenza episcopale italiana e che in passato aveva ricevuto denunce per abusi. Originario di Gambassi, da alcuni anni si era ritirato a vita privata a Tuscania, in provincia di Viterbo. Ma sarà tumulato vicino alla sua casa di nascita in località Casanova, lungo la via Francigena, come richiesto dall’ordine religioso al quale padre Gino faceva riferimento, e che aveva fondato, i Servi del cuore immacolato di Maria.Padre Burresi era nato il 6 luglio 1932 e aveva fatto parte fino al 1992 degli Oblati della Vergine Maria, un ordine fondato nel 1816 dal sacerdote Bruno Lanteri.

    Devotissimo alle rivelazioni di Fatima, divenne prete a 51 anni nel 1983, ma già prima si era guadagnato una grande fama come mistico e direttore spirituale. Come asserivano i suoi seguaci, aveva le stimmate, le visioni ed emanava profumo di rose. La sua popolarità somigliava a quella di padre Pio. Da lui accorrevano centinaia di persone in cerca di conforto: alti prelati, politici, ambasciatori e artisti. Il suo quartier generale era vicino Tivoli, a San Vittorino, dove venne costruito un santuario mariano edificato con le offerte raccolte tra i devoti.

    Nel maggio del 1988, in seguito a un’inchiesta avviata dopo alcune denunce per abusi presentata da giovani seminaristi, venne trasferito in Austria. Quando rientrò in Italia, scelse la sua terra, la

    parrocchia di Montignoso, in Valdelsa, a due passi da Gambassi e da Castelfalfi. E qui ristrutturò completamente il santuario di San Frediano che divenne metà di centinaia e centinaia di fedeli ogni settimana.Poi in seguito ad un’altra inchiesta del vaticano dovette ritirarsi a vita privata.