Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il catechista era un orco 9 anni per abusi su minori

    Il catechista era un orco 9 anni per abusi su minori

    Valguarnera. Incassata la condanna a 9 anni e 4 mesi per gli abusi sessuali subiti dalle loro figlie da un catechista, le famiglie delle due vittime, hanno trasmesso gli atti alla curia vescovile di Piazza Armerina chiedendo che si adottino le misure necessarie a impedirgli ogni contatto con minori.

    L’uomo, è stato condannato con pena superiore alla richiesta del pubblico ministero che era di 6 anni e 8 mesi, al termine del processo celebrato con rito abbreviato dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Enna, Ornella Zelia Futura Maimone, per violenza sessuale aggravata e corruzione di minorenni avrebbe continuato a frequentare quei luoghi.

    Parti civili le famiglie assistite dagli avvocati del foro di Agrigento Arnaldo Faro e Concetta Maria Rosa Bonanno.

    Per l’ accusa l’uomo, un catechista, avrebbe adescato le bambine all’epoca minori di 14 anni in ambienti ecclesiastici. Una sarebbe stata costretta a subire atti sessuali in più occasioni, tra novembre e dicembre 2021, mentre sull’altra, gli abusi sarebbero avvenuti  il 5 gennaio 2022, mentre la bambina era nella sua abitazione e gli era stata affidata.

    Contestato anche  il reato di corruzione di minore: dal gennaio 2022 fino all’aprile 2023, periodo in cui avrebbe compiuto ripetuti atti sessuali in presenza di una delle vittime, costringendola ad assistere attraverso videochiamate su whatsApp, per coinvolgerla e ottenerne apprezzamenti a sfondo sessuale.

    Disposta in sentenza l’interdizione perpetua da qualsiasi incarico legato alla tutela e alla cura di minori, la perdita del diritto agli alimenti, l’interdizione temporanea dai pubblici uffici e la sospensione dall’esercizio di professioni o arti. Nel corso del procedimento la difesa aveva chiesto l’accesso ai programmi di giustizia riparativa, ma il giudice ha respinto la richiesta a tutela delle minori.

    Francesco Zanardi presidente di Rete l’Abuso ha cosi commentato  “è sconcertante che, dopo una condanna, le famiglie debbano ancora chiedere alla diocesi di impedire che si possa fare ancora altro male a minori in ambienti ecclesiastici  e che quella persona ancora li frequente.

    È devastante per le coscienze di tutti, non solo a fronte di quanto la Chiesa cattolica dice di volere a parole fare a contrasto della pedofilia ma anche pensando all’impatto che il caso Rugolo avrebbe dovuto generare.

    Ancora una volta le famiglie devono chiedere tutela mentre dovrebbe essere un dovere delle diocesi  a monte garantirlo”.

    Tiziana Tavella

  • Vio­lenza ses­suale su mino­renni la Cas­sa­zione ‘sigilla’ la pena di don Rugolo

    Vio­lenza ses­suale su mino­renni la Cas­sa­zione ‘sigilla’ la pena di don Rugolo

    ENNA. «La verità è che gli abusi ci sono stati». A par­lare è Anto­nio Mes­sina, il gio­vane ennese dalla cui denun­cia è par­tita l’inda­gine su don Giu­seppe Rugolo con­dan­nato in via defi­ni­tiva dalla Cas­sa­zione a 3 anni di car­cere. «La cosa più impor­tante – con­ti­nua Mes­sina, mino­renne al momento dei fatti – è che oggi pos­siamo dire che il terzo grado di giu­di­zio ha con­fer­mato la mia richie­sta di verità e giu­sti­zia. Que­sto mi motiva ancora di più a chie­dere che la chiesa cat­to­lica fac­cia la sua parte resti­tuendo cre­di­bi­lità e puli­zia a tutti coloro che vogliono vivere sere­na­mente la loro fede».

    A chiu­dere il “caso Rugolo”, dichia­rando inam­mis­si­bili i ricorsi pre­sen­tati sia dalla difesa del reli­gioso con gli avvo­cati Liz­zio e Gam­be­rini che dalla Pro­cura gene­rale nis­sena, è stata la terza sezione penale della Corte di Cas­sa­zione. Pre­senti in udienza sia il sacer­dote ennese che Anto­nio Mes­sina rap­pre­sen­tato dall’avvo­cata Eleanna Para­li­siti Molica. A costi­tuirsi in giu­di­zio parte civile assieme alla vit­tima sono stati anche i geni­tori di Anto­nio Mes­sina, anche ieri, come in tutto il dif­fi­cile per­corso giu­di­zia­rio accanto al figlio, rap­pre­sen­tati dagli avvo­cati Gio­vanni Di Gio­vanni e Giu­seppe Mes­sina, e le asso­cia­zioni Rete L’ABUSO e Cotu­levi con gli avvo­cati Mario Cali­giuri e Irina Men­do­lia.

    Ieri, intanto, al Tri­bu­nale di Enna, si sarebbe dovuta cele­brare l’udienza del pro­cesso, in abbre­viato, per falsa testi­mo­nianza al vescovo della dio­cesi di Piazza Arme­rina, Rosa­rio Gisana e Vin­cenzo Mur­gano, vica­rio giu­di­ziale e par­roco del duomo di Enna. Data la coin­ci­denza dell’udienza in Cas­sa­zione è stato dispo­sto un nuovo rin­vio per l’8 di otto­bre pros­simo. In que­sta data si ter­ranno discus­sioni delle parti e potrebbe anche arri­vare la sen­tenza. Anche in que­sto caso a dare il via alle inda­gini, la denun­cia di Anto­nio Mes­sina, che ha pre­sen­tato l’espo­sto a seguito del depo­sito delle moti­va­zioni alla sen­tenza Rugolo di primo grado, e che in que­sto tron­cone pro­ces­suale è unica parte civile ammessa, con l’avvo­cato Eleanna Para­si­liti Molica. I due impu­tati sono invece assi­stiti dagli avvo­cati Pie­fran­ce­sco Bruno e Gabriele Can­taro legali di mon­si­gnor Gisana, Mauro Di Natale e Fran­ce­sco Petra­lia per mon­si­gnor Mur­gano.

    La Sicilia
    TIZIANA TAVELLA
    15 ma 2026

  • Bocche cucite davanti a Gisana contro il silenzio della curia

    Bocche cucite davanti a Gisana contro il silenzio della curia

    Enna – Tiziana Tavella. Avevano un drappo viola a coprire la bocca le persone, una cinquantina in tutto, che tra cattolici praticanti e laici hanno protestato ieri pomeriggio davanti alla nuova chiesa di Santa Lucia, a Enna Bassa, dove all’interno il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, poco dopo avrebbe compiuto il rito di dedicazione della chiesa e dell’altare. In mano, i componenti del gruppo che ha protestato pacificamente, avevano dei cartelloni che riportavano frasi del Vangelo, ma anche con stralci delle intercettazioni catturate durante le indagini che hanno portato il tribunale collegiale di Enna, lo scorso 5 marzo, a pronunciare sentenza di condanna per il sacerdote ennese Giuseppe Rugolo, in primo grado, a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale aggravata su minori.

    La richiesta portata avanti dai componenti del gruppo chiamato “Io non accetto prediche da chi copre un abuso” è quella di avere “una chiesa pulita e una decisione del Vaticano circa la posizione di Gisana”. Il gruppo prende il nome dallo slogan scritto su uno dei cartelloni esposti durante la prima protesta fatta sul finire di agosto quando si realizzò “lo sciopero della messa”.

    Una protesta silenziosa realizzata in due chiese del capoluogo, San Giuseppe ed il santuario della Madonna di Valverde, che si era svolta abbandonando le funzioni religiose, al comparire sull’altare dei sacerdoti coinvolti secondo gli esiti di indagine nel caso Rugolo. Una volta usciti dalle chiese avevano esposto all’esterno dei cartelloni protestando pacificamente contro i silenzi della Curia sugli abusi sessuali che hanno profondamente toccato la città.

    Analoga protesta nelle stesse giornate venne fatta all’esterno della Curia di Piazza Armerina. Ieri pomeriggio tra i cartelloni esposti durante la protesta, non c’erano soltanto frasi emblematiche del Vangelo e lo slogan identitario del gruppo “ non accetto prediche da chi copre un abuso” ma è stata anche riportata una intercettazione in cui il vescovo Gisana dice al sacerdote Rugolo, «Ora il problema non è solo tuo. Il problema è anche mio, perché io ho insabbiato questa storia».

    A sostenere la protesta del pomeriggio di ieri c’era anche Italy Curch Too coordinamento contro gli abusi nella chiesa cattolica. Diffusi, non solo durante la manifestazione pacifica, ma anche via social al termine del sit in, dei volantini sottoscritti da “ Laboratorio Re-In- Surrezione”, “ Noi siamo chiesa”, “Cammini di Speranza”, “ manifesto 4 ottobre” , “rete l’abuso”, “ali d’aquila persone cristiane Lgbt+”, “cristiani lgbt+ Sicilia”, “progetto Cristian3 lgbt+” con cui si chiedono le dimissioni del Vescovo Gisana includendo anche la possibilità di sottoscrivere in prima persona l’ adesione alla richiesta di dimissioni, inviando una mail ad Italy Church too.

    A far discutere la comunità ennese, animando il dibattito sui social, nei giorni precedenti alla consacrazione della nuova chiesa di Santa Lucia ad Enna Bassa, la necessità del ritiro di un pass per assistere alla funzione rilasciato dal parroco considerato l’alto numero di fedeli che avrebbe partecipato.

    Per favorire la partecipazione la cerimonia di dedicazione della chiesa e dell’altare di Santa Lucia è stata trasmessa anche dalla pagina social della parrocchia. In considerazione del flusso veicolare su Enna Bassa per assistere alla funzione è stata disposta anche una modifica della viabilità.

    LA SICILIA del 12-10.24

  • “Il Papa chieda scusa agli ennesi”

    “Il Papa chieda scusa agli ennesi”

    “Adesso il papa chieda scusa ai sopravvissuti di Enna”. La provocazione di Francesco Zanardi presidente di Rete l’Abuso, unica associazione che accoglie le vittime di pedofilia clericale, arriva mentre è ancora forte l’impatto delle parole severe, determinate e piene di umanità di Papa Francesco per i migranti e mentre “l’onda viola” si muove da Enna tra lo “sciopero della Messa”, per protestare pacificamente contro i silenzi della Curia, la coda social ed un altro tassello importante per la sensibilizzazione sul tema: una panchina viola appena installata su richiesta dello stesso Zanardi all’amministrazione comunale Dipietro al Belvedere.

    Nelle parole del Papa sui migranti c’è piena coerenza con il Vangelo, cosa creerebbe lo stesso effetto sugli abusi sessuali clericali?

    “Se si vuole essere credibili – dice Zanardi- si deve applicare il Motu proprio vos estis lux mundi voluto da questo Papa in nome della tolleranza zero, sopratutto nella parte in cui parla dei vescovi insabbiatori”. Cosa manca per metterlo in atto? “ ho avuto modo di confrontarmi direttamente su questo tema in più occasioni anche con i vertici della CEI.

    Potrebbe mancare la denuncia diciamo interna, nonostante sia certo e noto che all’indomani del deposito delle motivazioni alla condanna di Don Rugolo, sia stato inviato tutto alla Cdf ed alla Nunziatura Aspostolica“.

    Zanardi ancora dice “ Ricordiamo certamente tutti le parole di elogio e sostegno di Papa Francesco nei confronti di Monsignor Gisana, nonostante il giudizio già in stato avanzato al tribunale di Enna. Ecco, io mi auguro che sia stata un’incredibile gaffe come accadde in Cile.

    Sottolineo però che in Cile preso atto sei fatti accaduti non solo si scusò ma procedette alla rimozione di diversi Vescovi. Per questo precedente ma ancora di più, in virtù del motu proprio che lui stesso ha voluto, auspico questa volta le scuse, assieme ai fatti, arrivino ai sopravvissuti di Enna, che attendono ancora risposta alla loro lettera”.

    Zanardi ha fatto della sua storia di sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote subiti negli anni ‘80 quando aveva appena 11 anni, la battaglia della vita “dal 2010 mi batto perché non accada ad altri” ed è fondatore e presidente dell’unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra e tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in 4 continenti.

    Al suo lavoro incessante si deve l’unica mappatura online facilmente fruibile da tutti, dal sito dell’associazione, con nomi e foto dei preti indagati per reati sessuali o già condannati. E’ anche possibile consultare il database dell’associazione. “In Sicilia attualmente sono 87, ma sono purtroppo molti di più. Noi riportiamo quelli già indagati e condannati e lavoriamo al continuo aggiornamento per aiutare la consapevolezza tra la gente.” Cosa segna il senso morale all’interno della società?

    “Lo dico sempre perché ci credo profondamente la prova di moralità di una società risiede in quello che essa fa per i suoi bambini. E’ un principio mutuato dal Vangelo. Ad Enna credo ci sia un vero risveglio in questo senso, una presa di coscienza rara che vorrei fosse premiata ottenendo una Chiesa realmente rinnovata.”

    Tiziana Tavella – LA SICILIA

  • ENNA – Panca viola è una realtà “Una battaglia di civiltà”

    ENNA – Panca viola è una realtà “Una battaglia di civiltà”

    LìAmministrazione ha accolto la richiesta della Rete L’ABUSO. La nuova struttura è stata sistemata nel Belvedere.

    La panchina viola contro la violenza sessuale sui minori e persone vulnerabili da ieri mattina ha “trovato casa” al Belvedere di Enna ed è la seconda in Italia e la prima in Sicilia.

    Una risposta concreta alla richiesta di Francesco Zanardi presidente della “Rete l’abuso” associazione che accoglie i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, sollecitata dalle pagine de “La Sicilia”, di installare la panchina nell’ambito di una campagna di sensibilizzazione partita dalla Liguria, che si accompagna all’auspicio di un futuro migliore.

    “Questa installazione rappresenta un importante passo avanti nell’impegno di questa amministrazione nella lotta alla violenza sui minori – sostiene il sindaco Maurizio Dipietro – ed uno strumento efficace per sensibilizzare la comunità e promuovere una cultura del rispetto e della protezione dei più deboli”.

    Ancora, l’Assessore comunale alla comunità educante e alla tutela dell’infanzia, Giuseppe La Porta, ha espresso grande soddisfazione per l’installazione della panchina viola in un luogo di particolare rilievo della città, quale la Fontana del Belvedere è , dove con le altre panchine tematiche si crea il “Parco delle Sensibilità della Comunità, iniziativa, simbolo, anche della lotta contro la violenza sulle donne, a sostegno dei diritti, e contro l’abuso dei minori che si inserisce in un percorso più ampio di sensibilizzazione portato avanti dall’Amministrazione Dipietro”.

    Ancora, ha detto La Porta entrando nel significato dell’installazione della nuova panchina di sensibilizzazione appena fatta al Belvedere “Accogliamo con entusiasmo questa panchina viola che rappresenta molto più di un semplice arredo urbano.

    È un segnale forte e chiaro, un invito alla comunità tutta a riflettere su tematiche fondamentali come il rispetto, l’uguaglianza e la tutela dei più deboli.

    La nuova panchina sarà un punto di riferimento, un luogo dove fermarsi a pensare e a confrontarsi, contribuendo a creare una cultura della non violenza e dell’inclusione e contro ogni abuso in particolare sui minori. Questa panchina per l’amministrazione Dipietro, dimostra ancora una volta l’ impegno per una società più giusta ed equa, dove ogni individuo possa sentirsi libero di esprimere se stesso e di vivere la propria vita senza paura”.

    Per Francesco Zanardi presidente della” Rete l’abuso”, “la panchina viola ad Enna rappresenta il segno tangibile di una comunità che sta maturando un cambiamento profondo. Un nuovo gesto fortissimo per la città che non può che lasciarmi soddisfatto e per cui esprimo grande stima e che spero si ripeta ovunque”.

    di Tiziana Tavella – La Sicilia

  • “Il sacerdote abusò di minori, il vescovo sapeva e insabbiò” L’intercettazione approda in aula

    “Il sacerdote abusò di minori, il vescovo sapeva e insabbiò” L’intercettazione approda in aula

    Enna.  C’è anche una intercettazione in cui il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana, avrebbe ammesso parlando  al telefono con Don Giuseppe Rugolo, di avere “insabbiato” la vicenda di abusi sessuali su un minore, tra quelle che verranno trascritte dai periti che hanno ricevuto ieri incarico dal tribunale di Enna. 

     

    Nel corso della quarta udienza di ieri, il collegio giudicante, dopo essersi ritirato in  Camera di Consiglio, ha rigettato tutte le richieste della difesa dell’imputato, rappresentato dagli avvocato Antonino Lizio e dei responsabili civili che chiedevano, tra l’altro che i testimoni fossero interrogati solo dopo la trascrizione delle intercettazioni. Accolta, invece, nel corso dell’udienza la produzione documentale dei pubblici ministeri, Stefania Leonte e Orazio Longo, della difesa e delle parti civili. Tra queste, le riservate personali intercorse tra il Vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana e Federico Marti, l’avvocato rotale nominato nella fase stragiudiziale dalla famiglia della vittima. Ammessa anche la corrispondenza tra il vescovo Gisana e la Congregazione per il Clero, che era stata investita del caso Rugolo e aveva affermato di non essere competente perché, secondo l’istruttoria del procedimento ecclesiastico, le violenze sarebbero avvenute quando Rugolo era seminarista.

     

    Ammessa, inoltre, nel corso dell’udienza, anche la costituzione in giudizio della la Curia della Diocesi di Piazza Armerina. Le operazioni peritali inizieranno il prossimo 15 febbraio mentre la prossima udienza, con gli interrogatori dei primi testimoni, tra i quali l’allora dirigente della squadra mobile di Enna, Antonino Ciavola, e’ stata fissata per il prossimo 10 marzo.

     

    Intanto, “il caso Rugolo” è pronto ad approdare  all’Onu, assieme ad altri fatti avvenuti in Italia. A presentare l’istanza, a testimonianza di una serie di violazioni dei diritti umani, che sarà resa pubblica il prossimo 15 febbraio, l’associazione Rete l’Abuso, unica associazione italiana che si occupa di vittime del clero.

     

    Rugolo, si ricorda, fu arrestato e poi posto ai domiciliari,lo scorso aprile  in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare, per violenza sessuale su minori, dopo la denuncia di un giovane, minorenne al momento dei fatti contestati. Prima di presentare l’esposto, aveva scritto, chiedendo aiuto a Papa Francesco, senza però mai ricevere risposta.

    Tiziana Tavella

  • Gli abusi dei sacerdoti, in Sicilia il 10% dei casi “è un circolo vizioso”

    Gli abusi dei sacerdoti, in Sicilia il 10% dei casi “è un circolo vizioso”

    Tiziana Tavella – LA SICILIA – Oltre 300 preti in Italia sono stati coinvolti in indagini per pedofilia: il dieci percento circa sarebbe attivo (o lo sarebbe stato) in Sicilia, dove c’è anche una comunità che lavora al loro recupero. Degli oltre 300 sacerdoti indagati, la metà ha subito condanna definitiva e la proporzione si mantiene anche per la situazione siciliana.

    A fare l’analisi ragionata di un fenomeno che resta ancora sommerso, nonostante l’aumento delle denunce da parte delle vittime degli abusi che chiedono con incrollabile coraggio e dignità che venga fatta giustizia , Francesco Zanardi, fondatore nel 2012 della “ Rete l’abuso – associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero” che ha dato vita, tra le tante attività di sostegno e tutela delle vittime anche ad “ mappatura” online facilmente  fruibile da tutti, dal sito dell’associazione,  con nomi e foto dei preti indagati per reati sessuali o già condannati. E’ anche possibile consultare il database dell’associazione.

    “ Purtroppo  i casi sono molti di più di quelli che sembrano ad un primo impatto guardando la mappa – spiega Zanardi- realizzata per aiutare tutti a conoscere chi arriva in una comunità magari dopo un trasferimento e su cui non si sa assolutamente nulla all’esterno.

    Per aiutare la fruizione della mappa che è in continuo aggiornamento abbiamo indicato in rosso tutti i casi di condanna in 3°grado, reo confessi o coloro che hanno patteggiato, di questi oltre una  dozzina  sono preti che sono stati attivi in Sicilia, mentre in giallo quelli in attesa di giudizio e quelli di cui non si è più saputo nulla e sono più o meno della stessa consistenza numerica. Abbiamo anche inserito,  contrassegnandoli in nero   i casi di sacerdoti indagati all’estero e nascosti in Italia ed in blu le comunità di recupero per preti con problemi.”

    La “Rete l’abuso” nasce dall’esperienza diretta di Francesco Zanardi, savonese, che subisce, negli anni ottanta, ad 11 anni le inaccettabili attenzioni di un sacerdote che segneranno la sua vita indirizzandola poi verso un cammino che lo porterà ad avere già incontrato oltre 1300 vittime di predatori sessuali in ambito ecclesiastico. La scorsa estate Zanardi è stato anche in Sicilia, dove sta seguendo tra gli altri anche il caso dell’ennese Don Giuseppe Rugolo venuto a galla dopo la denuncia di un giovane minorenne al momento dei fatti, per cui l’associazione è stata ammessa parte civile e  la cui terza udienza si terrà a porte chiuse il 23 dicembre.

    In Sicilia, terra dalla forte identità religiosa, negli ultimi mesi i casi di cronaca su pedofilia in ambito ecclesiastico sono aumentati. “ C’è un rischio protezione di questi preti che certamente può essere alimentato dal radicamento sociale dell’idea di fede e che nel meridione ha una struttura più solida. Questo complica l’emersione dei casi e rischia di esporre le vittime come paradossali colpevoli. Per la vittima diventa più complesso denunciare anche per il rischio isolamento e destabilizzazione della vittima all’interno della comunità, capovolgendo i ruoli di vittima e colpevole.

    Non posso dimenticare, ad esempio, una fiaccolata a sostegno di un prete fatta passare dai fedeli sotto casa della bambina da lui abusata.” Quando ha iniziato il percorso della “Rete”, racconta Zanardi “era praticamente impossibile trovare ascolto per le vittime. Io stesso ho denunciato quando i fatti erano già prescritti, quando mi rendo conto di quanto questo trauma abbia travolto la mia vita. Ma pur essendo prescritto, ho fornito elementi utili a trovare vittime nuove, consentendo ugualmente di arrivare ad una condanna per il prete, sebbene lieve.”

    Una denuncia che diventa un atto di rinascita e che porta ad una catena di incontri che portano anche a far nascere l’Eca che opera a livello internazionale e che porterà il tema ad essere dibattuto anche all’Onu. “ Sebbene sia un atto certamente importante quello di arrivare all’Onu, va però considerato il rovescio di questa medaglia. In Italia l’ascolto di queste vittime è ancora a livello bassissimo, nonostante i proclami che arrivano anche dal Vaticano, incluso il Motu proprio del Papa. Noi come rete accogliamo le vittime che si rivolgono a noi e diamo loro assistenza legale e cerchiamo anche di offrire ascolto con dei gruppi di auto aiuto. Non c’è soltanto contatto diretto con me, ma le vittime possono incontrarsi tra loro per scambiare le loro esperienze, scaricando così emozioni e vissuto consapevoli di essere compresi ed accettati.”

    Tiziana Tavella