Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Torino

  • Pedofilia, medico arrestato dalla Polizia di Stato, tra i suoi contatti don Jordan Coraglia

    Pedofilia, medico arrestato dalla Polizia di Stato, tra i suoi contatti don Jordan Coraglia

    BRESCIA – Medico torinese arrestato per pedofilia. Ha ricadute anche nel Bresciano il provvedimento eseguito dalla Polizia di Stato, su ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Torino.

    Infatti il medico 40enne, indagato per produzione di contenuti multimediali realizzati mediante sfruttamento di minori e detenzione di ingente quantitativo di materiale pedopornografico scaricato in rete, aveva tra i suoi contatti don Jordan Coraglia, ex parroco di Castelcovati e Comezzano-Cizzago agli arresti domiciliari con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico.

    L’indagine, secondo quanto ricostruoto dalla Polizia di Stato, è iniziata più di 2 anni fa, con accertamenti del Centro Nazionale Contrasto Pedopornografia on line del Servizio Polizia Postale e per la sicurezza cibernetica, in collaborazione col Centro operativo per la Sicurezza cibernetica di Torino, ed ha consentito di accertare le diverse condotte tenute dal medico per 12 anni all’interno delle comunità pedofile attive nel dark web.

    Ambienti in cui, secondo gli investigatori, era particolarmente attivo in forza della presunta garanzia di anonimato fornita dal protocollo di navigazione.

    https://www.gazzettadellevalli.it/cronaca/pedofilia-medico-arrestato-dalla-polizia-di-stato-493864
  • Pedopornografia online: a Torino arrestato un medico di 40 anni

    Pedopornografia online: a Torino arrestato un medico di 40 anni

    Gli esperti del Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia online (Cncpo) del Servizio Polizia postale di Roma, con la collaborazione dei poliziotti del Centro operativo per la sicurezza cibernetica di Torino, hanno arrestato un medico torinese di 40 anni per produzione di contenuti multimediali realizzati mediante sfruttamento di minori e detenzione di ingente quantitativo di materiale pedopornografico scaricato in rete.

    Le contestazioni sono arrivate alla fine di un’indagine durata più di due anni, nel corso della quale gli investigatori hanno scoperto le responsabilità dell’indagato in un arco temporale di ben 12 anni.

    L’arrestato frequentava ed era molto attivo all’interno delle comunità pedofile del dark web, in forza della presunta garanzia di anonimato fornita dal protocollo di navigazione Tor (The onion routing).

    Attraverso un’attività sotto copertura gli specialisti del Cncpo hanno sfruttato ogni traccia informatica utile ad associare agli pseudonimi un’identità certa, ottenendo dall’Autorità giudiziaria, in una prima fase dell’operazione, un decreto di perquisizione locale, personale e informatica a carico del 40enne.

    Tramite l’analisi dei dispositivi informatici sequestrati, è stato possibile circostanziare le singole attività dell’indagato, in particolare la partecipazione alle comunità illecite nel web sommerso e la produzione di materiale in chat con minorenni con i quali intratteneva rapporti e incontri.

    Nel corso delle investigazioni è emerso che il quarantenne, impegnato nel tempo libero ad attività sportive con minori in età adolescenziale, aveva stretto legami con altre persone interessate all’incessante scambio di materiale pedopornografico, oltre che nel dark web anche in ambienti di chat peer to peer.

    Tra i vari contatti dell’uomo vi era anche un sacerdote della provincia di Brescia, arrestato dagli agenti della Polizia postale nello scorso mese di maggio, con il quale aveva ideato un gruppo a sfondo pedopornografico esclusivamente italiano, aperto al reclutamento di altre persone dedite alla produzione di materiale con nuovi contenuti.

    https://www.poliziadistato.it/articolo/1530688dc69124832030610210

  • Condannato per i rapporti sessuali con le sorelline e i fratellini, la Corte di Cassazione rigetta il ricorso della difesa

    Condannato per i rapporti sessuali con le sorelline e i fratellini, la Corte di Cassazione rigetta il ricorso della difesa

    Tutto nacque quando uno dei nove figli raccontò alle sue insegnanti che cosa succedeva a casa: suo fratello maggiore lo toccava in modo strano. Da qui, le indagini condotte della Procura di Torino che portarono all’arresto del ragazzo e alla scoperta che quelle “strane carezze” in realtà erano anche rapporti sessuali, consumati con le sorelline più piccole. Fatti, questi, che si sono trascinati per anni e anni rimanendo nei silenzi più assordanti dei segreti famigliari.

    Una madre, nove figli e un’abitazione di fortuna costruita dal padre nelle campagne di un centro delle Langhe. Un’educazione religiosa rigidissima, che si sarebbe risolta anche in botte con la cinghia, preghiere, redenzione e il silenzio dei genitori che non avrebbero impedito nulla di tutto ciò che avvenne sotto il loro tetto e che la Corte di Cassazione ha confermato in toto.

    C’è tutto questo nell’inchiesta giudiziaria nata al tribunale di Torino,  piombata sulle spalle di una famiglia di origini romena. Qualche mese fa la corte d’Assise d’Appello, per madre e  figlio, aveva messo un punto alla loro posizione processuale. Per il padre, invece, il lungo travaglio processuale dovrà ricominciare di fronte a un altro di palazzo di giustizia, quello di Cuneo.

    Le violenze per cui il ragazzo era stato processato e condannato in abbreviato a otto anni di reclusione dal “tribunale degli adulti” andavano dal 2017 al 2021, anno in cui è diventato maggiorenne. Gli episodi pregressi, invece, quelli che si sarebbero consumati a partire dal 2006, sono al vaglio del tribunale per i minorenni.

    Attualmente in carcere al Cerialdo, era stato anche condannato per la detenzione di materiale pedopornografico, motivo per cui le indagini erano state svolte a Torino. Ad aggravare le accuse nei suoi confronti si aggiunse il fatto che le sue sorelle ai tempi avessero meno di dieci anni. Ad oggi, alcune di loro si trovano in comunità mentre un’altra ha preso i voti e vive in un convento in Romania con due fratelli. “Sì, è vero. Io queste cose le ho fatte – aveva confessato il ragazzo di fronte al giudice per l’udienza preliminare-. Mi sento responsabile. Sono pronto ad affrontare la pena. Qualunque pena mi vogliate dare” .

    Il legale bolognese Claudio Cenacchi aveva presentato il ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione e nei giorni scorsi la decisione dei giudici del “Palazzaccio”: rigettato. La pena finale inflitta al giovane in secondo grado è stata di 8 anni di carcere. Per la pena definitiva, però, il magistrato dell’esecuzione dovrà tenere anche conto del periodo del pre-sofferto, ossia il tempo trascorso dal ragazzo in misura cautelare, nel caso specifico, si tratta di 2 anni e 9 mesi di gli arresti domiciliari. Il fine peneaè previsto per il 24 giugno del 2030 fa sapere l’avvocato. 

    Assieme a lui, era stata condannata in abbreviato di fronte al tribunale di Torino anche la mamma, assistita dall’avvocato di Cuneo Mauro Mantelli. La Corte di Appello aveva abbassato la pena a 3 anni e 8 mesi di carcere. Su di lei pendevano le accuse di maltrattamenti e violenza sessuale omissiva perché, pur sapendo che cosa accadeva fra le mura di quella cascina, è sempre rimasta in silenzio.

    Quanto al padre, assistito dall’avvocato Alice Battisti di Torino, su di lui erano cadute le accuse che rendevano il reato distrettuale: pertanto sarà la Procura di Cuneo e non più quella di Torino a occuparsi del processo.

    Intanto, l’avvocato Michela Giraudo, che assisteva un fratello e due sorelle (ad oggi di età comprese fra i 15 e i 35 anni), aveva ottenuto un risarcimento per circa 125mila euro.

    CharB.

    https://www.lavocedialba.it/2025/04/01/amp/argomenti/cronaca-17/articolo/condannato-per-i-rapporti-sessuali-con-le-sorelline-e-i-fratellini-la-corte-di-cassazione-rigetta-i-1.html

  • Messina, 37enne violentata da un sacerdote: la donna conferma tutte le accuse di abusi

    Messina, 37enne violentata da un sacerdote: la donna conferma tutte le accuse di abusi

    La donna ha confermato tutto in aula. Durante una drammatica testimonianza, interrotta più volte per la tensione, durata oltre cinque ore. Ed effettuata ad un certo punto a porte chiuse per la delicatezza del caso. È stata una lunga udienza quella di ieri davanti al collegio della prima sezione penale presieduto dalla giudice Monica Marino.

    Un processo che vede imputato il 49enne sacerdote rogazionista Claudio Marino, originario di Torino, che per lungo tempo in città ha diretto l’Istituto antoniano “Cristo Re” dei padri rogazionisti. È lì, in una di quelle stanze della struttura d’accoglienza, che secondo quanto ha ricostruito la Procura nell’estate del 2022 avrebbe violentato una migrante tunisina, all’epoca 37enne.

    La donna ieri ha risposto ad una lunga serie di domande che le hanno rivolto la pm Roberta la Speme e gli avvocati, sul fronte della difesa e della parte civile.

    La Procura a suo tempo aveva chiesto l’arresto in carcere per don Marino, lui adesso si trova agli arresti domiciliari a Napoli in un convento di suore, così come ha deciso un paio di mesi addietro la gip Monia De Francesco. In questi ultimi mesi era infatti responsabile di una comunità alloggio per minori e di una casa famiglia a Napoli, dove evidentemente era stato trasferito nei mesi scorsi da Messina.

    Ad assisterlo sono gli avvocati Salvatore Silvestro e la collega romana Delia Urbani. La vittima degli abusi è invece assistita dall’avvocata Maria Grazia Corio di Palmi.

    Si tratta di un’inchiesta gestita dalla pm Stefania La Rosa e dal procuratore aggiunto Marco Colamonici, che ad ottobre scorso sfociò nella richiesta d’arresto del sacerdote.

    Il sacerdote, all’interrogatorio di garanzia, dal canto suo ha sempre totalmente respinto tutte le accuse, affermando chiaramente davanti alla gip De Francesco di non aver mai abusato della donna, come del resto confermarono i suoi legali al termine dell’interrogatorio: «Il nostro assistito non si è sottratto al confronto ed ha risposto a tutte le domande – affermarono -, dichiarandosi completamente innocente rispetto alle accuse che gli vengono contestate».

    https://messina.gazzettadelsud.it/articoli/cronaca/2025/03/06/messina-37enne-violentata-da-un-sacerdote-la-donna-conferma-tutte-le-accuse-di-abusi-68d9ba24-041e-4c2c-b583-b0f56da5b43e/

  • Emanuela Orlandi, secretata l’audizione dell’ex poliziotto Nicola Cavaliere: l’audio delle torture e perché è una figura chiave nel caso

    Emanuela Orlandi, secretata l’audizione dell’ex poliziotto Nicola Cavaliere: l’audio delle torture e perché è una figura chiave nel caso

    È stata secretata l’audizione di Nicola Cavaliere davanti alla commissione parlamentare di inchiesta che indaga sul mistero della scomparsa di Emanuela Orlandi. A chiedere la secretazione è stato l’ex poliziotto che dirigeva la squadra omicidi di Roma, negli anni della sparizione della ragazza.

    L’audizione
    “Vi ringrazio della possibilità di venire a riferire su cose vissute – ha detto in una breve introduzione Cavaliere prima che la seduta fosse secretata -. Venni a Roma come capo della sezione omicidi e lo rimasi fino all’85, dopo divenni vice dirigente della squadra mobile di Roma con attività anti sequestro e nel ’90 capo della squadra mobile. Successivamente, sono stato questore a Imperia, Perugia, Torino poi di nuovo Roma nel 2000″. “Mi sono occupato della vicenda Orlandi anche dopo la omicidi – ha precisato Cavaliere -, sia nel periodo dell’anti-sequestro sia nel periodo della dirigenza della squadra mobile. E anche nel breve periodo in cui sono stato nella Criminalpol. Nel corso dell’incarico, non sono mai stato aggregato a un magistrato ma sono sempre stato un funzionario della questura di Roma che di volta in volta veniva incaricato di indagini oppure, se io lo ritenevo, effettuavo indagini”.

    Nicola Cavaliere e l’audio delle torture
    Cavaliere, insieme agli agenti dei servizi segreti, fu tra i primi a cercare Emanuela Orlandi, trovando prove che oggi sono ancora tra i pochi ma fondamentali pezzi dell’impenetrabile mosaico. Uno di questi è la nota cassetta delle torture. Il nastro fu fatto ritrovare a un cronista dell’Ansa il 17 luglio 1983, in via della Dataria 4, a pochi passi da lì, sulla scalinata che porta al Quirinale. Sul Lato A c’è una voce maschile con accento straniero che legge un proclama. Sul Lato B c’è la voce di una ragazza che sta subendo delle molestie a intensità crescente. Il nastro arriva a Cavaliere la sera stessa del ritrovamento e, subito il poliziotto convoca il padre di Emanuela, Ercole Orlandi, per ascoltarlo insieme. Il messo papale dice che quella è la voce di sua figlia. Come sottofondo alle torture si sentono anche delle voci maschili ma nei verbali ufficiali non sono mai stati registrati dettagli su queste voci, un fatto che potrebbe indicare che siano state eliminate durante la trascrizione. Pietro Orlandi ha sempre sostenuto che il nastro originale fosse stato analizzato dal Sismi, il servizio segreto militare italiano, e che fosse stato accertato che la voce fosse quella di sua sorella. Tuttavia, all’epoca, le autorità rassicurarono la famiglia Orlandi dicendo che in realtà il nastro conteneva l’audio di un film porno. Ancora oggi, Pietro cerca la copia originale di quel nastro di cui si sono perse le tracce: ne resta solo un riversamento tagliato.

    La commissione parlamentare
    Intanto è di oggi la notizia di un nuovo consulente nella Commissione di inchiesta bicamerale che indaga sulle scomparse di Mirella Gregori e di Emanuela Orlandi: si tratta dell’ex magistrato Franco Ionta, esperto di terrorismo, dal 2008 al 2012 direttore del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Al nuovo consulente è stato rivolto a nome della Commissione, il saluto di benvenuto da parte del Presidente, il senatore Andrea De Priamo, all’inizio dei lavori della seduta. Intanto il vice presidente della commissione Roberto Morassut è intervenuto sulla scomparsa di Sabrina Minardi, la donna legata al criminale romano Enrico de Pedis che secondo i magistrati ha avuto un ruolo fondamentale nel sequestro della ragazza. Le parole del deputato: “La sua morte fa mancare una figura che avrebbe potuto essere importante per il lavoro della Commissione d’inchiesta sui casi Orlandi e Gregori, vere o meno che fossero state le sue rivelazioni di anni fa. In ogni caso noi andremo avanti con scrupolo e serietà. Personalmente trovo curioso che alla vigilia di importanti decisioni che la Commissione dovrà assumere siano riprese presunte rivelazioni di ogni tipo che riguardano la sorte di Emanuela. Credo che esista ancora oggi un’attività di depistaggio artigianale che sembra voler ancora condizionare la ricerca della verità”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/03/13/emanuela-orlandi-secretata-laudizione-dellex-poliziotto-nicola-cavaliere-laudio-delle-torture-e-perche-e-una-figura-chiave-nel-caso/7912789/

  • Italia: il gruppo per gli abusi in chiesa mette in luce il prezzo pagato dalle famiglie

    Italia: il gruppo per gli abusi in chiesa mette in luce il prezzo pagato dalle famiglie

    Gli organizzatori hanno affermato che si tratta della prima associazione del genere in Italia, dove la cultura del silenzio che circonda gli abusi sessuali sui minori da parte dei sacerdoti è ancora forte, nonostante gli sforzi di Papa Francesco per affrontare il problema.

    Una madre, Claudia, ha raccontato come la sua devastazione nello scoprire che i suoi due figli piccoli erano stati abusati da un prete sia stata aggravata dal fatto che “l’intera parrocchia ci ha abbandonati”.

    “È stato un inferno”, perché la comunità “ci ha voltato le spalle” e “ci ha preso in giro”, ha raccontato ai giornalisti durante una conferenza stampa organizzata dall’associazione Rete L’Abuso per lanciare la rete.

    La Chiesa cattolica in tutto il mondo sta ancora cercando di gestire un’ondata di rivelazioni su preti pedofili risalenti a decenni fa.

    Ma gli attivisti affermano che l’Italia, dove il Vaticano esercita ancora una notevole influenza, è stata lenta nell’affrontare il problema.

    Durante il lancio del nuovo gruppo “Famiglie dei sopravvissuti”, i genitori di bambini abusati hanno condiviso storie strazianti: di rammarico per non essere venuti a conoscenza dei crimini fino a molto tempo dopo, o di rabbia per il fatto che la fiducia nei loro sacerdoti era stata tradita.

    “Molti di noi hanno perso la fede a causa della Chiesa stessa”, ha affermato Cristina Balestrini, il cui figlio ha tentato il suicidio tre volte dopo essere stato abusato da un prete.

    “Per le famiglie è difficile spiegare che un crimine di abuso crea una vittima ma [colpisce] anche tante altre persone a loro vicine”, ha affermato.

    ‘Carenze sistemiche’

    La creazione della nuova rete è stata motivata dal recente suicidio di una coppia di Torino, che si batteva per una maggiore tutela dei minori.

    Sono morti due anni dopo che la loro figlia, abusata da un parente quando aveva cinque o sei anni, si è uccisa all’età di 28 anni.

    Papa Francesco ha adottato numerose misure per contrastare gli abusi, dall’apertura di documenti interni alla Chiesa all’obbligo di segnalare alle autorità ecclesiastiche i sospetti di violenza sessuale.

    Tuttavia, i gruppi per i diritti delle vittime affermano che c’è ancora molto da fare.

    Inchieste nazionali hanno evidenziato la portata degli abusi in molti Paesi, tra cui Stati Uniti, Francia e Australia, ma non ancora in Italia.

    A gennaio, la diocesi settentrionale di Bolzano-Bressanone ha pubblicato il suo studio indipendente, segnalando 60 casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti dal 1964. Ha messo in guardia dalle “carenze sistemiche” all’interno della Chiesa che hanno permesso che ciò accadesse.

    https://www.france24.com/en/live-news/20250207-italy-church-abuse-group-highlights-toll-on-families

  • “Chiara era sensibile, intelligente e bella”: quando papà Alessandro Giacoletto ricordava la figlia, abusata a 5 anni e morta suicida

    “Chiara era sensibile, intelligente e bella”: quando papà Alessandro Giacoletto ricordava la figlia, abusata a 5 anni e morta suicida

    Milano, 27 dicembre 2024 – Alessandro Giacoletto, 64 anni, medico di famiglia, e Cristina Masera, 59 anni, farmacista, di Orbassano (Torino) si sono tolti la vita nei giorni scorsi dopo aver invano cercato di superare il suicidio della figlia Chiara, la sera del 4 febbraio 2022. La giovane, 28 anni, si era impiccata affermando di non riuscire più a sostenere il peso delle violenze patite da un parente quando era piccola. Vi riproponiamo l’intervista che papà Alessandro aveva rilasciato nel marzo 2023 a Milano in occasione del lancio della petizione europea per chiedere maggiori tutele per i minori nell’Ue.

    I dati, illustrati a Milano dalla rappresentante del Consiglio d’Europa Luisella Pavan-Woolfe, sono impressionanti: un bambino su cinque è vittima di abusi sessuali, nel 65% dei casi commessi da persone a lui conosciute. E, nella maggior parte dei casi, le violenze restano impunite perché gli episodi emergono dopo anni, quando i reati sono ormai prescritti. Su internet la diffusione di materiale pedopornografico sta crescendo in maniera esponenziale: da un milione di segnalazioni nel 2010 a 32 milioni nel 2022, che corrispondono a 88 milioni di immagini e video in circolazione sulla rete.

    Parte da queste basi la petizione europea lanciata ieri in Italia, nella sede milanese di Emergency (dove è stata inaugurata anche la mostra fotografica di Simone Padovani, con i ritratti di 60 vittime di abusi), per chiedere maggiori tutele per i minori nell’Ue. Un’iniziativa lanciata da ‘Justice Initiative-European Response to Child Abuses’, progetto della fondazione svizzera Guido Fluri, dal 1981 impegnata per la protezione dell’infanzia, appoggiata tra gli altri da Emma Bonino, dal teologo tedesco Hans Zollner, e dall’associazione Rete L’Abuso, fondata da Francesco Zanardi per proteggere le vittime di violenze in ambiente ecclesiastico. Petizione che punta a “rendere giustizia ai sopravvissuti”, consentendo di processare gli autori anche a distanza di anni dagli episodi, e a fissare regole più stringenti per i colossi del web.

    La storia di Chiara Giacoletto

    Chiara Giacoletto, il 4 febbraio dell’anno scorso, “ha deciso di non tollerare più il suo dolore, e si è tolta la vita” all’età di 28 anni. Gli abusi sessuali che aveva subito da bambina, commessi in casa da un parente “insospettabile” che negli anni successivi è morto, sono stati per lei “un cancro dell’anima”. I genitori, il medico Alessandro Giacoletto e la farmacista Cristina Masera, hanno deciso di impegnarsi per la petizione per proteggere i minori. “Chiara era una splendida persona – racconta il padre, 62 anni – amava la letteratura, la fotografia, lo sci alpinismo e l’arrampicata. Era sensibile, intelligente e bella”.

    Gli abusi, avvenuti quando Chiara aveva 5 anni, sono emersi, con tutto in loro orrore, solo in età adulta. La ragazza stava frequentando la facoltà di Medicina a Torino quando sono iniziati i problemi, che l’hanno portata a seguire un percorso di psicoterapia. “Con noi non si era mai confidata – racconta il padre – ed eravamo convinti che avesse vissuto un’infanzia serena, in un ambiente protetto. Ha parlato degli abusi solo con lo psichiatra. A un certo punto è partita per l’Etiopia, per volontariato, e noi abbiamo letto di nascosto il suo diario. Aveva scritto tutto, ci è crollato il mondo addosso”.

    L’autore delle violenze, un parente stretto che rimaneva spesso solo in casa con la bambina, è deceduto da tempo per un tumore al polmone. “Era un insospettabile – prosegue Alessandro Giacoletto – se fosse in vita non sarebbe perseguibile, a causa di una legge che fa cadere in prescrizione i reati di abuso dopo 10 anni”. Chiara non ce l’ha fatta. Si è tolta la vita la sera del 4 febbraio 2022, lasciando una lettera. Alessandro e Cristina, distrutti dal dolore, hanno deciso di vendere la farmacia di famiglia nel Torinese e di devolvere il ricavato in beneficenza, anche per aiutare i bambini in Etiopia. “Chiara era la nostra unica figlia – conclude il padre – il 4 febbraio siamo morti anche noi”. Desiderano ricordarla con una frase dello scrittore Mauro Corona: “Quando a una farfalla si toccano le ali smette di volare”.

    https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/chiara-giacoletto-abusi-tbgotzu5

  • La tragedia e il coraggio dei genitori di Chiara Giacoletto. “A Milano per chiedere tutele. Ora hanno raggiunto la loro figliola”

    La tragedia e il coraggio dei genitori di Chiara Giacoletto. “A Milano per chiedere tutele. Ora hanno raggiunto la loro figliola”

    Milano, 28 dicembre 2024 –  Il ricordo di Francesco Zanardi, fondatore dell’associazione Rete L’Abuso, torna al 23 marzo 2023, quando i genitori di Chiara Giacoletto, che aveva subito abusi sessuali da parte di un parente da bambina e si era tolta la vita all’età di 28 anni, si presentarono nella sede milanese di Emergency e resero pubblica, per la prima volta, la loro storia. Nonostante il dolore, avevano scelto di dare il loro contributo alla petizione lanciata in quei giorni a Milano per chiedere maggiori tutele per i minori nell’Ue. 

    “Avevano scelto di intervenire – ricorda Zanardi – perché erano convinti potesse essere un contributo utile per sensibilizzare l’opinione pubblica, per arrivare a un cambio di passo sul fronte della prevenzione e delle tutele. Sono rimasto sconvolto per quello che è successo e, conoscendoli, credo sia stata una scelta presa razionalmente e pianificata, che va rispettata in tutta la sua tragicità”.

    Il medico di 64 anni Alessandro Giacoletto e la moglie 59enne Cristina Masera si sono tolti la vita insieme a Orbassano, piccolo comune alle porte di Torino dove abitavano. Per loro l’esistenza, senza la loro unica figlia, non aveva più senso. “Hanno vissuto un dramma enorme, che può colpire chiunque, e la famiglia è rimasta comprensibilmente sconvolta”, spiega Zanardi, che a sua volta subì abusi da minorenne e ha fondato l’associazione che tutela le vittime di violenze avvenute in ambiente ecclesiastico. “Questa tragedia deve invitare lo Stato a non abbandonare i familiari di persone che subiscono abusi – spiega – perché dopo il suicidio della figlia sono stati lasciati soli con la loro sofferenza e anche per noi è stato impossibile intervenire”.

    Nell’ambito della Rete L’Abuso è nato anche un gruppo dedicato proprio ai parenti delle vittime, con una ventina di famiglie coinvolte, diretto da Cristina Balestrini, la mamma di un giovane milanese che subì violenze da parte di un sacerdote. Quel giorno, il 23 marzo 2023, Alessandro Giacoletto e Cristina Masera avevano reso la loro drammatica testimonianza a Milano con la speranza di innescare un cambiamento. Gli abusi sessuali che la figlia Chiara aveva subito da bambina, commessi in casa da un parente “insospettabile” che negli anni successivi è morto, sono stati per lei “un cancro dell’anima”, raccontavano in un’intervista al Giorno.

    “Chiara era una splendida persona – ricordava il padre – amava la letteratura, la fotografia, lo sci alpinismo e l’arrampicata. Era sensibile, intelligente e bella”. L’autore delle violenze, un parente stretto che rimaneva spesso solo in casa con la bambina, deceduto per un tumore al polmone, “se fosse in vita non sarebbe perseguibile, a causa di una legge che fa cadere in prescrizione i reati di abuso dopo 10 anni”. Il 4 febbraio, giorno del suicidio di Chiara, “siamo morti anche noi”.

    https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/abusi-chiara-giacoletto-b813d9ac
  • La coppia che si suicida come la figlia, molestata da bambina da un parente. L’ultima intervista al papà: «Quell’uomo un assassino»

    La coppia che si suicida come la figlia, molestata da bambina da un parente. L’ultima intervista al papà: «Quell’uomo un assassino»

    Ripubblichiamo per gentile concessione dell’Eco del Chisone di Pinerolo l’intervista integrale al padre di Chiara Giacoletto, Alessandro. L’uomo è morto il 9 dicembre, a pochi giorni di distanza dalla moglie, per le conseguenze di un tentativo di suicidio nella loro casa, non reggevano la memoria della figlia suicida dopo un abuso subito anni prima.

    ORBASSANO – Chiara è andata via. L’ha fatto in una gelida sera d’inverno. Con un viaggio di sola andata ha deciso, in silenzio, di non tornare indietro. Sopraffatta da un peso troppo grande, ha aspettato che i suoi genitori uscissero a cena con dei loro amici per mettere in atto quanto aveva progettato. Ha assunto degli psicofarmaci e si è tolta la vita impiccandosi ad un termosifone a parete. In casa ha lasciato cinque lettere, destinate alle persone a lei care, chiedendo loro scusa per il suo gesto. Aveva solo 28 anni, un sorriso radioso e un amore per la montagna che la portava a scalare vette e rincorrere sogni.

    A pochi giorni dalla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, Giacoletto racconta la tragedia che ha distrutto la sua famiglia.
    E non si rassegna a considerare quello di Chiara un suicidio: «Oltre ai terribili casi che la cronaca ci espone a ritmo impressionante e che tutti conoscono e condannano – dice – esiste un mondo sommerso di situazioni esistenziali meno visibili, ma infinitamente più vasto. Mi riferisco alle donne che subiscono molestie o abusi in età infantile o adolescenziale, talora in contesti di degrado, talora all’interno di famiglie cosiddette “normali”. L’esperienza ci insegna che, fino a quando non si subisce in modo diretto un dramma, non è possibile comprenderne sino in fondo la profondità o l’intensità».

    Chiara ha deciso di farla finita al termine di una giornata apparentemente “normale”. A detta di papà Alessandro, somigliava molto – anche fisicamente – a Giulia Cecchettin, studentessa 22enne uccisa poco più di un anno fa dalle mani assassine del suo ex fidanzato. «Stesso sorriso solare, altrettanto bella e sognatrice». Amante dello studio e della letteratura, dopo una infanzia ed una adolescenza apparentemente “normali”, il suo malessere venne fuori solo nel 2016 alla età di 23 anni, quando la ragazza stava frequentando la facoltà di Medicina.

    «Venne alla luce con attacchi di panico, ansia, insonnia, incubi. Chiese aiuto. Venne supportata inizialmente da una brava psicologa, poi da un ottimo psicoterapeuta con la collaborazione di uno psichiatra del servizio pubblico e poi ancora da un’altra psicoterapeuta molto brava con cui Chiara aveva un rapporto di amicizia», ricorda il genitore.

    La giovane aveva trovato ascolto e conforto ma non era stata in grado di rompere completamente il muro del silenzio. E dietro il suo sorriso nascondeva un dolore antico, un grido soffocato che non riusciva a emergere. Le parole non dette l’hanno divorata dentro.

     Per anni, i suoi genitori hanno cercato di comprendere, di aiutare, di salvarla. Ma quel dolore, radicato in un’infanzia violata, era un abisso troppo profondo. Solo nel 2018 i suoi genitori avevano scoperto l’entità del suo dramma, leggendo un diario lasciato aperto quasi per caso. Una volta confidò a suo padre quel tarlo che le divorava l’anima: «Sarebbe meglio il cancro: quello potrei toglierlo, questo no».

    Da allora iniziò un calvario comune a tante famiglie, alla rincorsa di una speranza di riscatto e di salvezza. Chiara era stata vittima di molestie da bambina. L’aguzzino? Una figura familiare, una persona apparentemente insospettabile, un uomo che raccontava con leggerezza le sue vicende passate, ignorando il male che portava dentro e le violenze subite che aveva riversato su una bambina indifesa. «Come emerge dalle parole di Chiara e dalle testimonianze dei professionisti che l’hanno avuta in terapia, il responsabile era un parente insospettabile, che viveva con noi a Pasta di Rivalta, morto anni fa per un tumore ai polmoni». Come troppo spesso accade, il trauma era rimasto nascosto, sepolto sotto strati di vergogna, ricatti emotivi e paura. E quando il dolore era finalmente emerso, aveva già eroso troppo.

    Dopo il dramma di quella tragica notte di quasi tre anni fa, la famiglia Giacoletto ha deciso di vendere la propria quota della farmacia di Orbassano e devolvere il ricavato in beneficenza, anche per aiutare i bambini in Etiopia.

    Di fronte a una tragedia così grande, hanno scoperto non solo l’affetto di tante persone ma anche numerose dolorose narrazioni: «Storie mai raccontate fatte di silenzio e di dolore. Parole non dette che fanno parte di questo infinito mondo sommerso. Oggi vorrei dare voce a queste vicende. Suicidio è, in questi casi, un termine inesatto. Chi pone fine alla sua vita a causa di una violenza è vittima di un “omicidio psichico” e il suo aguzzino è un assassino. Ancora oggi, se il reato di abuso o molestia contro un minore è antecedente di dieci anni alla denuncia o al ricordo del fatto, questo cade in prescrizione e il responsabile non è perseguibile».

     Lo scorso anno i coniugi Giacoletto sono stati invitati alla sede di Emergency a Milano a sostenere una petizione europea per rendere giustizia ai sopravvissuti alle molestie subite in età infantile e adolescenziale. “Justice Initiative”, si chiama così la raccolta firme sostenuta dalla Fondazione Guido Fluri con la partecipazione delle “Rete l’Abuso” fondata da Francesco Zanardi, promossa per potenziare la difesa dei minori vittime di abusi. In quell’occasione il fotografo e psicologo Simone Padovani ha presentato la sua mostra itinerante “Shame European Stories”, una rassegna di 60 scatti in bianco e nero con i volti e i racconti di sopravvissuti: tra le immagini, anche quelle di Alessandro e Cristina, gli unici due genitori che hanno avuto il coraggio di affrontare pubblicamente un’esperienza estremamente dolorosa e dare voce a chi non c’è più.

    «Quando a una farfalla si toccano le ali, smette di volare», dicono.
    Oggi loro due si sentono delle “ombre” che hanno smesso di vivere quella sera di febbraio. Ma il loro desiderio è che a nessun’altra farfalla venga impedito di librarsi in cielo. E che il dolore possa trovare parole e salvare altre vite. Chiara non c’è più, ma la sua storia è un grido potente che non può passare inosservato.

    Paolo Polastri

    https://torino.corriere.it/notizie/cronaca/24_dicembre_26/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-l-intervista-del-padre-poche-settimane-fa-quell-uomo-57d64b2c-e425-4863-8526-a6dc35586xlk.shtml

  • Il suicidio dei genitori di Chiara era una tragedia annunciata: avevano già venduto casa e farmacia

    Il suicidio dei genitori di Chiara era una tragedia annunciata: avevano già venduto casa e farmacia

    Alessandro Giacoletto e sua moglie Cristina Masera si sono tolti la vita a causa di un dolore insostenibile: il suicidio della loro unica figlia, Chiara, avvenuto due anni fa dopo gravi abusi. La mattina del 9 dicembre Alessandro aveva inviato un messaggio alla sorella Carla per annunciare il gesto. Nonostante i soccorsi, Cristina è morta il 17 dicembre e Alessandro il 23. La coppia, chiusa nel dolore, aveva venduto casa e farmacia, donando tutto a una causa benefica. Familiari e vicini ricordano il loro carattere dolce e il forte impegno sociale, mentre si chiede maggiore sostegno per famiglie colpite da traumi simili.


    L’annuncio sul telefonino

    Era la mattina di lunedì 9 dicembre quando sua madre, Carla, aveva ricevuto un messaggio sul telefonino. Poche righe nelle quali suo fratello annunciava il suicidio. Carla abita anche lei in frazione Pasta di Rivalta. È uscita di casa di corsa diretta verso la villa del fratello, una costruzione su due piani, con giardino in via Pascoli 31.


    La scoperta della tragedia

    Quando è arrivata, la tragedia era già compiuta. Alessandro e sua moglie Cristina Masera erano in auto, privi di sensi. Carla ha chiamato il 118 e i carabinieri, ma i soccorsi si sono rivelati inutili. Dopo un primo tentativo di rianimazione, Cristina è stata trasportata con l’elicottero del 118 alle Molinette di Torino, mentre Alessandro è stato portato in ambulanza al San Luigi di Orbassano. Sono morti a pochi giorni di distanza l’uno dall’altra: Cristina il 17 dicembre, Alessandro lunedì 23.


    Una tragedia annunciata

    La coppia non aveva mai superato la perdita dell’unica figlia, Chiara, che si era tolta la vita due anni fa dopo aver subito gravi abusi. Il peso di quella tragedia era diventato insostenibile, tanto da spingerli a un gesto estremo.


    Lo sapevamo che sarebbe successo

    «Lo sapevamo che prima o poi sarebbe successo», dice adesso una vicina la cui casa si affaccia proprio sull’ingresso della villa che fu di Alessandro e Cristina. «Qualche mese fa avevano venduto quella casa lì davanti. E pure la farmacia di Orbassano, doveva lavorava lei, la San Giovanni». La figlia era già mancata da qualche mese. Raccontarono che i soldi li avevano donati a un’organizzazione benefica per i bambini africani. Poi si erano chiusi nel loro dolore, lasciando il mondo fuori. Pochi amici. I parenti che sapevano tutto. I pettegolezzi in paese.

    La farmacia

    La farmacia San Giuseppe, nel giorno di Santo Stefano è chiusa. Alle 10 del mattino, una cliente abituale, Alessandra D. parla di Cristina con delicatezza e rispetto: «Era donna di una dolcezza infinita. Preparatissima nel suo lavoro. Le dirò di più: era sempre disposta ad ascoltare i problemi dei clienti». Ma il suicidio di Chiara? «L’aveva distrutta. A Orbassano sapevamo tutti l’inferno che stava attraversando: Non se ne parlava, ovviamente. Ma si vedeva che soffriva. Che non era più lei».


    Aiutare le famiglie

    Di suo marito, invece parla Michele Colaci, che è il presidente di Confapi Salute: «Alessandro era riservato, ma aveva un cuore grande così». E aggiunge: «Mi piacerebbe che le istituzioni, tutte, nessuna esclusa, aiutassero le famiglie che vivono traumi come questo. Che le sostenessero e le aiutassero con percorsi di sostegno». E Francesco Bona (direttore Hospice Terapia Antalgica e Cure Palliative di Candiolo) aggiunge: «Ci siamo conosciuti 25 anni fa. Io ero anestesista a Candiolo e lui che era medico di famiglia e otorinolaringoiatra, veniva ad assistere agli interventi. Era uno che non si tirava mai indietro. Era inserito nel tessuto sociale cittadino, aveva fatto parte dei Lions e accompagnava i malati a Lourdes. Quando sono diventato direttore dell’Hospice, mi aveva inviato alcuni suoi pazienti». Si era mai confidato con lei su quanto accaduto alla figlia? «Assolutamente no. E non credo si sia mai lasciato andare con qualcuno».

    Poi la notizia del duplice tentativo di suicidio. In frazione Pasta ne parlavano tutti. E tutti sapevano le ragioni: la morte di Chiara, che si era tolta la vita due anni fa.

    https://www.lastampa.it/torino/2024/12/27/news/alessandro_giacoletto_cristina_masera_rivalta_suicidio-14907554/