Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Trani

  • Corato, spuntano altri testimoni sul parroco arrestato: «Ha fatto proposte sconce anche a me»

    Corato, spuntano altri testimoni sul parroco arrestato: «Ha fatto proposte sconce anche a me»

    Almeno uno dei tredici testimoni ascoltati dalla Squadra mobile di Bari ha confermato i metodi utilizzati da don Vito Martinelli, l’ex parroco di Corato finito ai domiciliari sabato per violenza sessuale aggravata dall’abuso di autorità e che oggi dovrà comparire davanti al gip di Trani, Domenico Zeno, per l’interrogatorio di convalida. I dettagli sono nel verbale che il pm Francesco Chiechi ha depositato tra gli atti di supporto alla richiesta di arresto in carcere per il sacerdote 56enne (difeso dagli avvocati Rinaldo Alvisi di Barletta e Salvatore D’Aluiso di Bari): un’inchiesta nata dal racconto della vittima, che per il gip è «coerente, costante e dettagliato».

    Tra le persone ascoltate dalla Squadra mobile c’è un altro parrocchiano del Sacro Cuore, che ha raccontato dei messaggi ricevuti dal sacerdote fornendo gli screenshot delle anteprime: il testimone ha detto che don Martinelli, dopo un approccio su Whatsapp, avrebbe trasferito la conversazione su Telegram impostando la cancellazione automatica dei messaggi e facendo domande sulla «vita intima» dell’uomo proponendogli di «guardare insieme» dei video porno. «Un modus operandi già visto nel caso [della vittima] – secondo il gip -, dimostrando che non si trattava di un fatto limitato»…

    https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bari/2168811/corato-spuntano-altri-testimoni-sul-parroco-arrestato-ha-fatto-proposte-sconce-anche-a-me.html

  • Accusato di violenza sessuale, l’ex parroco di Corato davanti al gip: “Sono innocente”

    Accusato di violenza sessuale, l’ex parroco di Corato davanti al gip: “Sono innocente”

    Ha respinto le accuse e ribadito la propria innocenza don Vito Martinelli, ex parroco della chiesa Sacro Cuore di Gesù di Corato, agli arresti domiciliari dal 10 ottobre con l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata.

    Questa mattina il sacerdote ha reso dichiarazioni spontanee durante l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, Domenico Zeno. A riferirlo è l’agenzia Agi, che ha raccolto le dichiarazioni degli avvocati difensori Rinaldo Alvisi e Salvatore D’Aluiso.

    La difesa contesta le accuse
    I legali del parroco hanno adottato la linea difensiva delle dichiarazioni spontanee. Secondo i difensori, durante l’interrogatorio Martinelli ha affermato con fermezza la propria innocenza e l’infondatezza delle contestazioni. L’ordinanza cautelare riguarda presunte condotte commesse tra novembre 2024 e ottobre 2025. Secondo la ricostruzione accusatoria, il sacerdote avrebbe approfittato del proprio ruolo di guida spirituale e del rapporto di fiducia instaurato con un giovane per costringerlo a subire atti sessuali.

    Le indagini sono state condotte dalla Squadra Mobile di Bari e coordinate dalla Procura di Trani. Le accuse dovranno essere verificate nel corso del procedimento e l’indagato è presunto innocente fino a un’eventuale condanna definitiva.

    Chiesto l’incidente probatorio
    Nella giornata di ieri il pubblico ministero Francesco Chiechi ha chiesto l’incidente probatorio. La difesa attende che venga fissata la data per ascoltare la persona offesa e sviluppare la propria linea difensiva.

    https://www.baritoday.it/cronaca/interrogatorio-don-vito-martinelli-corato-violenza-sessuale.html

  • L’accusa di violenza sessuale a don Vito Martinelli, il gip di Trani: «Condotte seriali e non occasionali»

    L’accusa di violenza sessuale a don Vito Martinelli, il gip di Trani: «Condotte seriali e non occasionali»

    Gli abusi sarebbero iniziati nel 2022 durante i viaggi da Corato ad Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari. Alla richiesta del giovane se alcuni atti costituissero peccato, il prete avrebbe risposto di no, invitandolo poi a consultare uno psicologo per far emergere «la sua latente omosessualità». Poi, simulando approcci intimi, avrebbe iniziato a toccarlo. Da allora, atti simili si sarebbero ripetuti in più occasioni nel corso degli anni, anche nella sacrestia e nei locali della parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, a Corato. Lo si legge nell’ordinanza di custodia cautelare con cui, sabato scorso, la polizia ha arrestato ai domiciliari don Vito Martinelli, parroco 56enne, con l’accusa di violenza sessuale aggravata dall’abuso di autorità nei confronti di un giovane parrocchiano. Il ragazzo aveva conosciuto il prete nel periodo di preparazione alla cresima e vedeva in Martinelli il suo «padre spirituale» (si legge negli atti), in quanto anche il giovane aveva deciso di entrare in seminario e diventare sacerdote.

    Per gli inquirenti di Trani, il racconto della persona offesa è coerente e privo di vizi, con indizi gravi a carico del sacerdote le cui condotte sono state ritenute «seriali e non occasionali». Il gip ha anche rilevato i rischi di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio. Martinelli, insegnante di religione al liceo, continuò a seguire il giovane nel suo percorso di ingresso in seminario. A novembre 2025, dopo il trasferimento del prete in un’altra chiesa, il ragazzo raccontò quanto accaduto al nuovo parroco e i due, si legge negli atti, informarono il vescovo di Trani della questione. Oggi, infatti, monsignor Leonardo D’Ascenzo ha spiegato in una nota di aver «avviato l’indagine preliminare sull’operato del Sacerdote» a novembre 2025 e di aver quindi «già disposto la sospensione immediata dell’indagato da ogni incarico pastorale, in attesa che l’iter giudiziario faccia il suo corso». Mercoledì mattina, in Tribunale a Trani, si terrà l’interrogatorio di Martinelli, assistito dagli avvocati Salvatore D’Aluiso e Rinaldo Alvisi.

    Il vescovo di Trani: dolore e sconcerto

    «L’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie esprime profondo dolore e sconcerto per i fatti contestati» a don Vito Martinelli, prete di Corato (Bari) arrestato sabato scorso con l’accusa di violenza sessuale aggravata dall’abuso di autorità nei confronti di un giovane che frequentava la parrocchia del Sacro Cuore di Gesù. Lo si legge in una nota in cui si spiega che l’arcivescovo Leonardo D’Ascenzo, che il 25 novembre 2025 aveva «avviato l’indagine preliminare sull’operato del Sacerdote», ha «già disposto la sospensione immediata dell’indagato da ogni incarico pastorale, in attesa che l’iter giudiziario faccia il suo corso».

    Monsignor D’Ascenzo, «a nome di tutta la comunità diocesana, manifesta vicinanza e solidarietà alla presunta vittima e alla sua famiglia». L’Arcidiocesi, si legge ancora, «riafferma la propria piena fiducia nell’operato della Magistratura e delle Forze dell’Ordine, offrendo la propria collaborazione per il rapido e completo accertamento della verità dei fatti» e «ribadisce il proprio fermo impegno nella tolleranza zero contro ogni forma di abuso, continuando a lavorare per garantire che le parrocchie e i centri pastorali siano luoghi sicuri».

    https://gazzettadelsud.it/articoli/cronaca/2026/10/12/laccusa-di-violenza-sessuale-a-don-vito-martinelli-il-gip-di-trani-condotte-seriali-e-non-occasionali-705e3017-ffb4-4d84-891c-3bda746f6dbe/

  • Presunti abusi sessuali, diocesi indagava sul suo sacerdote dal 2025

    Presunti abusi sessuali, diocesi indagava sul suo sacerdote dal 2025

    L’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie esprime «profondo dolore e sconcerto» per i fatti contestati a don Vito Martinelli, già parroco della parrocchia Sacro Cuore di Gesù di Corato, nei cui confronti è stata applicata una misura cautelare restrittiva. E, pur nel rispetto della presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva, ribadisce il proprio «fermo impegno nella tolleranza zero contro ogni forma di abuso».

    La presa di posizione è affidata a una nota dell’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali, diffusa dopo che gli organi di stampa hanno dato notizia del provvedimento.

    La Curia, in realtà, si era già mossa da tempo. L’arcivescovo, monsignor Leonardo D’Ascenzo, il 25 novembre 2025 ha avviato l’indagine preliminare sull’operato del sacerdote e, in via cautelativa, in conformità alle norme del diritto canonico e alle disposizioni della Santa Sede, ne ha già disposto la sospensione immediata da ogni incarico pastorale, in attesa che l’iter giudiziario faccia il suo corso.

    A nome dell’intera comunità diocesana, l’arcivescovo manifesta vicinanza e solidarietà alla presunta vittima e alla sua famiglia.

    Nella nota, l’Arcidiocesi riafferma inoltre la piena fiducia nell’operato della magistratura e delle forze dell’ordine, offrendo la propria collaborazione per il rapido e completo accertamento della verità dei fatti.

    La Chiesa locale – conclude la nota – continuerà a lavorare «per garantire che le parrocchie e i centri pastorali siano luoghi sicuri».

    https://ilgiornaleditrani.it/notizie/116297/trani/presunti-abusi-sessuali-diocesi-indagava-sul-suo-sacerdote-dal-2025

  • Corato, il parroco ai domiciliari per violenze su un seminarista. La vittima avvertì il vescovo

    Corato, il parroco ai domiciliari per violenze su un seminarista. La vittima avvertì il vescovo

    Quando i poliziotti della Squadra mobile di Bari sabato mattina si sono presentati a casa sua, non hanno trovato nessuno. È per questo che don Vito Martinelli, 56 anni, è stato arrestato a scuola, direttamente dall’aula dell’istituto Oriani-Tandoi dove stava facendo lezione di religione.

    L’ordinanza del gip Domenico Zeno gli contesta un’accusa pesantissima, soprattutto per un sacerdote molto amato dalla comunità e dagli studenti che da trent’anni insegna nelle scuole superiori: violenza sessuale nei confronti di un giovane parrocchiano di cui don Vito era la guida spirituale. Un ragazzo profondamente devoto, che stava iniziando il lungo percorso verso l’ordinazione sacerdotale.

    Sconcerto e stupore sono infatti i sentimenti più comuni in chi conosce Martinelli, a suo agio sui social e davanti alle telecamere quanto in classe. Ma le indagini condotte dal pm Francesco Chiechi della Procura di Trani, partite dalla denuncia della vittima, hanno ricostruito un quadro estremamente problematico che ha convinto il gip Zeno a ravvisare il rischio di reiterazione e dunque a disporre i domiciliari (non è ancora chiara quale sia stata la richiesta della Procura). Anche perché, questo è il sospetto, potrebbero esserci altre vittime di quella che viene definita una «conclamata concupiscenza» da parte dell’ex parroco: l’accusa fa riferimento a una serie di episodi avvenuti tra il 2024 e l’inizio del 2025. Si tratta di «approcci» (non rapporti completi) che l’uomo avrebbe messo in atto durante gli incontri organizzati nell’ ambito del percorso spirituale della vittima. Episodi confermati, nel corso delle indagini, attraverso le chat e i messaggi forniti dalla stessa vittima, ma anche da alcuni testimoni ascoltati dai poliziotti: proprio da qui parte il sospetto che potrebbero esserci altri casi.

    Don Vito si proclama assolutamente innocente. Alle spalle ha una lunga esperienza di pastore e di educatore, due lauree (una terza in arrivo), l’iscrizione come giornalista professionista, ed è noto anche al di fuori della sua città per via delle trasmissioni condotte su tv locali. Nel suo percorso professionale e spirituale, dice chi lo difende, non c’è mai stata alcuna ombra. Anche se qualcosa potrebbe essere cambiata a partire dallo scorso anno.

    La vittima delle attenzioni del sacerdote ha denunciato a fine 2025, ma non prima di aver esposto i fatti alle gerarchie della Chiesa arrivando direttamente al vescovo di Trani, Leonardo D’Ascenzo. Nell’estate dello scorso anno don Martinelli, per quasi un decennio parroco del Sacro Cuore di Corato, su disposizione del vescovo è stato trasferito a Santa Maria Maggiore, il duomo di Corato, con l’incarico di «collaboratore» del parroco. Una posizione che lo ha isolato dalla titolarità diretta delle attività pastorali. «I vescovi pugliesi – ha spiegato lui su Facebook salutando i parrocchiani del Sacro cuore – hanno stabilito che coloro che insegnano, in qualità di docenti in ruolo, come me, non possano più essere parroci». Qualche mese più tardi è stato raggiunto dai poliziotti per sottoscrivere un verbale di identificazione, primo atto dell’indagine.

    Nel fascicolo sono finite quindi le testimonianze di alcune altre persone che frequentavano la parrocchia. Ma anche alcune intercettazioni che sembrerebbero confermare l’esistenza di un interesse «malato» nei confronti della vittima, da cui la contestazione dell’aggravante dell’abuso di autorità, tipica del rapporto tra docente e discente. Don Vito è descritto come un uomo «dal forte ascendente», che avrebbe sfruttato le vulnerabilità della vittima anche grazie a una «notevole capacità manipolatoria». L’interrogatorio di garanzia non è ancora stato fissato: dopo la lettura degli atti, la difesa valuterà come procedere. [m.sc.]

    https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bari/2166173/corato-il-parroco-ai-domiciliari-per-violenze-su-un-seminarista-la-vittima-avverti-il-vescovo.html

  • Abusi sul fedele in chiesa: arresti domiciliari per un parroco

    Abusi sul fedele in chiesa: arresti domiciliari per un parroco

    Bari – Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani su richiesta della Procura della Repubblica, ha emesso una misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un parroco dell’area metropolitana di Bari, di 56 anni, a cui ha dato esecuzione quest’oggi la polizia di Stato. L’indagato è accusato di aver compiuto violenza sessuale, con abuso di autorità e atti di violenza, nei confronti di un frequentatore assiduo della parrocchia.

    Il provvedimento cautelare in argomento è stato emesso a seguito della denuncia presentata dalla stessa vittima, relativa a fatti avvenuti a cavallo tra la fine del 2024 ed il 2025, periodo in cui la persona offesa era maggiorenne.

    Il denunciante ha raccontato e descritto una serie di episodi in cui si era ritrovato costretto a subire le attenzioni e le molestie sessuali da parte dell’indagato.

    Le attività d’indagine svolte dalla squadra mobile su delega della Procura, hanno consentito di raccogliere una serie di riscontri allo scenario descritto dal ragazzo. In particolare sono state ascoltate dagli investigatori divere persone a cui il ragazzo aveva sentito, nel corso del tempo e a più riprese, il bisogno di confidarsi per quanto stesse accadendo e, inoltre, anche le attività d’intercettazione effettuate hanno fatto emergere diversi elementi a suffragio delle dichiarazioni rese dal denunciante con particolare riferimento alla posizione e all’autorità esercitata dall’indagato sulle persone che a lui si affidavano che hanno indotto la Procura a chiedere l’adozione di un provvedimento restrittivo nei confronti del prelato.

    Tale richiesta, allo stato, è stata valutata positivamente dal giudice per le indagini preliminari che ha applicato la misura degli arresti domiciliari dell’indagato. vito martinelli

    Abusi sul fedele in chiesa: arresti domiciliari per un parroco

  • Violenza sessuale su un ragazzo della parrocchia: prete di 56 anni agli arresti domiciliari

    Violenza sessuale su un ragazzo della parrocchia: prete di 56 anni agli arresti domiciliari

    Il gip di Trani su richiesta della Procura ha emesso la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un parroco di Corato, in provincia di Bari, di 56 anni, a cui ha dato esecuzione quest’oggi la Polizia di Stato. Il prete è accusato di aver compiuto violenza sessuale, con abuso di autorità e atti di violenza, nei confronti di un frequentatore assiduo della parrocchia.

    L’inchiesta

    Il provvedimento cautelare è stato emesso a seguito della denuncia presentata dalla stessa vittima, relativa a fatti avvenuti a cavallo tra la fine del 2024 ed il 2025, periodo in cui la persona offesa era maggiorenne. Il denunciante ha raccontato e descritto una serie di episodi in cui si era ritrovato costretto a subire le attenzioni e le molestie sessuali da parte dell’indagato.

    Le attività d’indagine svolte dalla Squadra Mobile hanno consentito di raccogliere una serie di riscontri allo scenario descritto dal ragazzo.

    Le intercettazioni

    In particolare sono state ascoltate dagli investigatori diverse persone a cui il ragazzo aveva sentito, nel corso del tempo e a più riprese, il bisogno di confidarsi per quanto stesse accadendo e, inoltre, anche le attività d’intercettazione effettuate hanno fatto emergere diversi elementi a suffragio delle dichiarazioni rese dal denunciante con particolare riferimento alla posizione e all’autorità esercitata dall’indagato sulle persone che a lui si affidavano che hanno indotto la Procura a chiedere l’adozione di un provvedimento restrittivo nei confronti del prelato. Tale richiesta, allo stato, è stata valutata positivamente dal gip che ha applicato la misura degli arresti domiciliari dell’indagato. vito martinelli

    https://www.quotidianodipuglia.it/bari/bari_trani_violenza_sessuale_parroco_prete_arresti_domiciliari_ragazzo_cosa_sappiamo-9816688.html

  • Ricordare che si può tornare a vivere anche quando tutto sembra non avere più senso nè forza per esistere ancora

    Ricordare che si può tornare a vivere anche quando tutto sembra non avere più senso nè forza per esistere ancora

    Avevo 15 anni quando con mia madre decisi che sarebbe stato giusto iniziare un percorso psicologico per un periodo di difficoltà che stavo vivendo con me stessa. Venimmo a conoscenza di uno psicologo rinomato e così decidemmo di affidarci a lui.

    Ricordo la prima seduta: tecniche di respirazione. L’inizio sembrò quasi normale , fino a quando non iniziarono ad esserci le prime stranezze. Esposi le mie titubanze a mia cugina che riferì poi di conseguenza a mia madre. Dopo averci parlato a mia insaputa riuscì a convincere mia madre che fosse tutto normale.

    Ricordo che chiesi il parere a degli amici che mi dissero di non pensare male e che se mi veniva detto che era la prassi della terapia dovevo solo fidarmi. Così andammo avanti , e insieme ad essa continuarono ad aumentare sempre di più le ambiguità: tapparelle che venivano abbassate ogni volta che entravo, richiesta di tacere su ciò che accadeva in terapia perché soltanto chi viveva la seduta poteva capire il tipo di tecnica utilizzato e che all’esterno non sarebbe stato compreso…. Mi veniva detto che questo metodo lo usava solo con maggiorenni ma che essendo matura per la mia età aveva deciso di darmi la possibilità di accedervi.

    Il sospetto dentro di me che qualcosa non andasse cresceva sempre di più , ma essendo la prima esperienza terapeutica pensai che forse potesse essere normale e così decisi di fidarmi. Passavano le sedute e man mano aumentava sempre di più un contatto fisico che vivevo con disgusto ma con un lavaggio del cervello dove venivo convinta che andava fatto , che serviva per arrivare a stare finalmente bene . Quando poi si arrivò all’apice decisi nuovamente di cacciare tutto e di parlarne con mia cugina, che ancora una volta condivise tutto con mia madre.

    Tutto ciò fu fatto a mia insaputa , così come le accuse che mia madre avanzó verso di lui per ciò che mi aveva fatto costringendolo a mettersi in ginocchio piangendo mettendo fine a quello che era stato il nostro percorso. Io continuai a fingere che andasse tutto bene, che finalmente stavo meglio, perché ammettere quello che mi era successo sia a mè stessa che alla mia famiglia avrebbe significato affrontare qualcosa che era troppo più grande di me.

    Poi tutto ciò che non avevo detto con il passare dei mesi iniziò a manifestarsi con un malessere che non potevo più contenere. Iniziai a provare odio per il mio corpo, mi sentivo sporca, odiavo lui ma anche me stessa per la vita che mi era capitata, e così passavo le giornate tentando di dimenticare tutto bevendo o fumando. Piangendo decisi un giorno di parlarne con mia madre che finse di non saperne nulla per non agitarmi ulteriormente.

    Non volli esporre denuncia per la paura di coinvolgere altre persone della mia famiglia come mio padre, di non essere creduta non avendo prove se non il dolore e il senso di colpa che mi stavo portando dentro. Ho pensato fosse colpa mia, che avrei potuto fermare tutto prima che quei comportamenti strani potessero arrivare man mano a diventare dei veri abusi sessuali. Ma la verità è che ero solo una bambina che sperava di poter vivere la propria adolescenza con l’ingenuità e la spensieratezza che merita , e tentare di convincermi che nulla fosse successo senza dire niente a nessuno mi avrebbe aiutato a non renderlo reale, a sotterrare tutto.

    Così nel silenzio sono passati anni dove ho sviluppato disturbi alimentari cadendo prima nell’anoressia e poi nella bulimia: le privazioni e le abbuffate di cibo erano diventate l’unico mezzo che avevo per anestetizzare tutte quelle emozioni che non ero capace di affrontare e che avevo tentato di riporre in un cassetto. Ormai odiavo così tanto me stessa ed il mio corpo che più dimagrivo, più mi sentivo debole e più per me stavo vincendo, l’unico obiettivo era occupare quanto meno spazio possibile, scomparire.

    Poi arrivò il covid dove i sintomi della bulimia peggiorarono così tanto da costringermi a guardarmi dentro e finalmente chiedere aiuto.

    Quando iniziai la terapia non avrei mai immaginato di dover affrontare un percorso così tortuoso e doloroso. Dopo due anni si iniziarono a calmare i sintomi del disturbo alimentare fino a lasciare spazio alle mie emozioni: un mare in tempesta. Da lì a poco caddi in depressione, avevo paura anche della mia stessa ombra. Ho iniziato a soffrire di attacchi di panico continui che non mi lasciavano più respirare né vivere. Ricordo quel periodo con tanta paura tutt’oggi, come se potesse tornare da un momento all’altro, ma dopo tutta la sofferenza che ho vissuto mi sono resa conto che riuscire a vedere la bellezza e la rarità nelle cose quotidiane è la rivincita più grande che esista.

    Con la psicologa ho fatto un lavoro su me stessa fino a vedere la luce dopo 5 anni di terapia.

    Finalmente la paura, i sensi di colpa , gli attacchi di panico si erano appianati, riuscivo finalmente ad essere nel presente, a capire che quello che mi era successo non era colpa mia, che rimanere in silenzio e non riuscire a reagire era l’unico modo che pensavo di avere per poter evitare di ammettere la realtà e quindi il dolore di doverlo affrontare io, così come le persone che amo al mio fianco. Proteggere me e loro era ciò che inconsciamente mi era scattato dentro in quei momenti, e capire questo, abbracciarmi invece di condannarmi è stato ciò che mi ha fatto fare finalmente pace con me stessa.

    Poi arrivò la mattina del 5 giugno 2025 , stavo vivendo la mia giornata con la solita routine quando improvvisamente mi viene mandata la notizia dell’arresto di uno psicologo di Afragola da mia cugina. Ero felice che qualcuno che aveva fatto ciò che era stato fatto a me era stato scoperto e che avrebbe pagato per le ingiustizie fatte, per le vite di persone cambiate per sempre, fino a quando non iniziarono ad aggiornarsi gli articoli.

    Iniziai a fare ricerche per avere più informazioni per poi scoprire che era lui, colui che 10 anni prima mi aveva strappato l’ingenuità dei miei anni dalle mani. Non avrei mai pensato che sarebbe mai potuto succedere veramente, a volte ho addirittura pensato di essere pazza e aver immaginato tutto quello che mi era successo, e invece poi arrivó quel giorno e tutto acquisì un senso. Tutto era vero, non sono mai stata pazza, ma io infondo questo lo sapevo. Sapevo del dolore che ho vissuto giorno dopo giorno, fino a scavarmi dentro e lasciarmi senza più la forza di sorridere o vedere il mondo a colori. E finalmente tutto mi era stato riconosciuto. Quando ebbi la conferma scoppiai in un pianto che cambió tutto, mi sentivo pervasa di una pace così profonda tanto da guarire ogni parte di me. Così decisi che il silenzio non potevo più sceglierlo, che dovevo urlare tutto a voce alta per la me bambina che non ha avuto la forza di reagire e per tutte quelle che come me avevano vissuto lo stesso.

    Dissi a mia madre della notizia ricevuta e che sarei andata dai carabinieri, e così feci. Mi misi in macchina e da sola esposi denuncia, piangendo, stavolta non per il dolore, ma per l’incredulità di ciò che finalmente dopo tanto si stava rimettendo al suo posto dentro di me. Decidemmo di dirlo a mio padre, e questa fu l’ennesima cura per me, nonostante la paura di una sua reazione, avevo passato troppi anni nel terrore di sapere che mio padre non avrebbe mai realmente conosciuto chi sono, non per cosa ho subito, ma per cosa ho superato.

    Non molto dopo inizió il processo finito il 3 febbraio e decisi di condividere un po della mia storia ricevendo così tanto amore da lasciarmi senza fiato, ma ancora di più, ricevendo tante altre testimonianze e ringraziamenti da chi non aveva mai avuto il coraggio di parlarne ma che con il mio racconto si era sentito finalmente di dire tutto ai genitori.

    Tutto questo è stato per me cura, e ho capito che la mia vita è questa, che non ha senso desiderarne un’altra pur di non soffrire, ma che potevo mettere il mio vissuto a servizio di chi ne ha bisogno, dare forza ad altre vittime di abusi sessuali , ricordare che si può tornare a vivere anche quando tutto sembra non avere più senso nè forza per esistere ancora.

    E allora eccoci arrivati ad oggi, con una storia che non si dimentica ma che trova un nuovo significato che mi porta qui a condividere parte di me con la speranza di poter, anche se in minima parte, dare una carezza ad ognuna/o di noi.

        Lorenza Ciccarelli

  • SvizzeraAbusi nella chiesa: l’arcidiocesi di Vaduz invierà documenti a Coira

    SvizzeraAbusi nella chiesa: l’arcidiocesi di Vaduz invierà documenti a Coira

    L’arcidiocesi di Vaduz consegnerà alla diocesi di Coira copie degli archivi personali risalenti fino al dicembre 1997. I documenti saranno così accessibili ai ricercatori dell’Università di Zurigo, che stanno conducendo ricerche sugli abusi nella chiesa cattolica. «L’arcidiocesi di Vaduz comunica che sei dei sette sacerdoti ancora in vita, passati nel 1997 dalla diocesi di Coira all’arcidiocesi di Vaduz, hanno acconsentito alla consultazione dei documenti», scrive oggi l’arcidiocesi in una nota.

    Un lavoro importante

    Il trasferimento degli atti è avvenuto quasi trent’anni fa, quando l’allora vescovo di Coira, Wolfgang Haas, venne nominato primo arcivescovo di Vaduz nel Principato del Liechtenstein. «L’arcidiocesi ritiene importante sostenere il lavoro di ricerca nel quadro della legislazione vigente in Liechtenstein», continua la nota. L’amministratore apostolico, Benno Elbs, ha avviato indagini giuridiche per verificare se e a quali condizioni sia consentito l’accesso agli archivi da parte di un istituto straniero. Dalle indagini è emerso che gli atti possono essere consultati dai ricercatori di Zurigo a condizione che i sacerdoti interessati vi acconsentano. Questo passo adesso è avvenuto. I documenti dell’archivio verranno ora trasmessi in copia alla diocesi di Coira.

    Lo studio terminerà nel 2027

    Nel 2023 un’analisi condotta da storici dell’Università di Zurigo aveva rilevato più di mille abusi sessuali perpetrati da chierici cattolici nelle diocesi svizzere dal 1950. Le vittime erano oltre 900. «Quanto scoperto non è che la punta dell’iceberg», avevano scritto allora i ricercatori. Nel 2027 è prevista la fine dello studio, che consentirà di stabilire la portata reale degli abusi. Dalla prima fase dello studio sono scaturite diverse misure, che secondo il vescovo della diocesi di Coira, Joseph Maria Bonnemain, vanno portate avanti. «È una questione di giustizia per cercare di fare trasparenza sul passato e fare tutto il possibile per prevenire abusi in futuro», ha sottolineato il vescovo recentemente in un’intervista rilasciata a Keystone-ATS.

    https://www.cdt.ch/news/abusi-nella-chiesa-larcidiocesi-di-vaduz-inviera-documenti-a-coira-419042

  • Pedopornografia, don Jordan Coraglia condannato a 2 anni e 8 mesi

    Pedopornografia, don Jordan Coraglia condannato a 2 anni e 8 mesi

    Due anni e 8 mesi di carcere. A tanto è stato condannato don Jordan Coraglia, l’ex parroco di Castelcovati trovato in possesso di circa 1500 file, tra immagini e video, di minorenni e per questo accusato di detenzione di materiale pedopornografico.

    Subito dopo l’arresto, avvenuto a maggio del 2025, nel corso dell’interrogatorio di garanzia il parroco ammise la sua responsabilità.
    Al suo telefono e al suo contenuto gli inquirenti arrivarono sviluppando un’indagine nella quale era rimasto già coinvolto un medico di Torino. Stando all’inchiesta Don Jordan, che nel frattempo è stato sospeso dalla Curia, aveva utilizzato schede sim straniere e intestate a sconosciuti per non essere individuato.

    https://www.giornaledibrescia.it/cronaca/pedopornografia-don-jordan-coraglia-condanna-2-anni-e-8-mesi-oan74lsj