Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedopornografia: chiesta condanna per don Jordan

    Pedopornografia: chiesta condanna per don Jordan

    La Procura della Repubblica ha rifiutato la proposta di patteggiamento e chiesto, attraverso il sostituto Donato Greco, di condannare, alla pena che il giudice riterrà «di giustizia», don Jordan Coraglia, il sacerdote oggi 51enne ex parroco di Castelcovati e Comezzano Cizzago, finito agli arresti domiciliari lo scorso maggio quando nei suoi dispositivi elettronici furono trovati oltre 1500 file tra foto e video dell’inequivocabile contenuto pedopornografico.

    L’accusa per lui è detenzione e diffusione di materiale pedopornografico dato che, hanno accertato le indagini della Polizia Postale, lui stesso aveva aperto, e continuava a gestire attraverso sim card straniere, dei canali in cui utenti in diverse parti del globo si scambiavano il materiale che ritraeva minori.

    Il sacerdote, difeso dall’avvocato Paolo Inverardi, nell’udienza che si è celebrata ieri mattina davanti al Gup Alessandra Sabatucci ha chiesto che la condanna sia tale da poter usufruire della sospensione condizionale della pena.

    Una richiesta basata sul fatto che il sacerdote ha subito ammesso le proprie responsabilità, confermando che il materiale, scaricato da chat Telegram di tutto il mondo, fosse effettivamente suo. Non solo. Nei mesi in cui è stato agli arresti domiciliari in una località della Valcamonica, ha anche seguito un percorso psicologico di elaborazione delle proprie responsabilità e di recupero.

    Si torna in aula il 6 febbraio quando il giudice, dopo eventuali repliche, prenderà una decisione.

    https://www.giornaledibrescia.it/cronaca/pedopornografia-chiesta-condanna-per-don-jordan-n0zjeout

  • “Lea ha dovuto morire per essere credibile”: la lezione di coraggio di Lea Garofalo apre la 4a edizione del Premio Nazionale a lei intitolato. La presentazione al Manin

    “Lea ha dovuto morire per essere credibile”: la lezione di coraggio di Lea Garofalo apre la 4a edizione del Premio Nazionale a lei intitolato. La presentazione al Manin

    Tre giornate dedicate al Premio Nazionale Lea Garofalo, la giovane donna di origine calabrese che si è ribellata alla ‘ndrangheta, diventando testimone di giustizia e pagando con la vita la sua scelta di libertà e legalità. Quest’anno sarà Cremona la location scelta per celebrare questi tre giorni che tra cerimonie e momenti di riflessione, porteranno la memoria di Lea come esempio ancora vivo e vitale di legalità e di libertà, ma anche come momento di riflessione anche sul tema della violenza contro le donne, proprio in occasione della giornata contro la violenza sulle donne che si celebra domani.

    Organizzata dall’associazione Dioghenes A.p.s, l’iniziativa è stata presentata stamattina presso la Biblioteca “Pier Paolo Pasolini” del Liceo Ginnasio Statale “Daniele Manin” in una conferenza stampa per illustrare il programma delle tre giornate. “Un paese senza memoria è un paese senza storia, per citare proprio Pasolini -ha esordito Paolo de Chiara, presidente di Dioghenes- Questa quarta edizione è qui a Cremona, a un’ora da Milano, da quel viale Montello, strappato alla mafia e dedicato a lei“.

    presente per l’occasione anche Marisa Garofalo, sorella di Lea, che ha presentato la sua commossa e toccante testimonianza diretta: “Lea è sempre stata una donna coraggiosa, fin da bambina. La sua è una storia di coraggio e di denuncia, ma anche una storia di amore per la figlia. Lea ha denunciato, ma ha dovuto morire per essere creduta. Sono felice oggi di essere qui –ha commentato Marisa, ripercorrendo i momenti drammatici vissuti da quel 24 novembre 2009– ho capito sin sa subito dopo la scomparsa di Lea che le era accaduto qualcosa di tragico. Il processo ha portato a 4 ergastoli, ma in realtà non c’è stata giustizia: manca la certezza della pena, quegli uomini tra permessi premio e altro hanno potuto tornare anche a casa. Ma non mi meraviglio di ciò, perchè Lea non è stata tutelata nemmno quando era ancora in vita” parole amare e taglienti come lame, che raccontano ancora una volta il dramma di una vita spezzata per mano malavitosa e di una giustizia che non sempre tutela le vittime.

    “Emozione e commozione” sono state le parole della Dirigente scolastica del “Manin” Maria Grazia Nolli “Un’iniziativa che incoraggia noi scuole a promuovere la legalità ed a sensibilizzare gli studenti verso una cittadinanza attiva, consapevole e monitorante. Lea, donna e madre coraggiosa, ha gettato un seme di speranza, che i giovani colgono con entusiasmo e passione nel promuovere la cultura della legalità e della giustizia”.

    Presente anche il sindaco Andrea Virgilio, che ha ringraziato la scuola per la sensibilità nel cogliere ed accogliere questa iniziativa : “E’ importante e faticoso trasmettere una storia come questa. C’è differenza tra storia e memoria: la memoria è ancora calda e scottante, mentre la storia ci permette di razionalizzare il racconto. Siamo davanti anche ad una sfida di carattere culturale, per sgretolare una società patriarcale. Anche in ambito politico, dobbiamo dare il giusto valore al tema della sicurezza, andando a scardinare quelle infiltrazioni malavitose di cui non si parla quasi mai, lasciando spazio a notizie “minori”, quando invece si dovrebbe aprire un dibattito politico allargato anche su queste tematiche”.

    Dopo le riflessioni di apertura, la parola è passata a Giusi Rosato, docente del Manin e responsabile nazionale Scuole e Università Dioghenes APS, che ha spiegato nel dettaglio i dati relativi al concorso, partendo dal numero cospicuo di lavori svolti, ben 88, giunti da tutta Italia, molti dalla Lombardia e molti anche da regioni come Calabria, Puglia e Campania, terre in cui le associazioni malavitose sono particolarmente infiltrate. “La mafia teme più la scuola che la giustizia”, una citazione del magistrato Antonino Caponnetto e ripresa per sottolineare come la vera differenza si faccia proprio partendo dai ragazzi e dalla cultura. Rosato ha quindi elencato i nomi delle scuole e delle classi premiate.

    SCUOLA DELL’INFANZIA

    1° classificato: Scuola dell’infanzia “Sant’Angelo” – Cremona – Titolo del lavoro: “AL.LEA.TI: Lea, piccola storia, grande cuore”

    SCUOLA PRIMARIA

    1° classificato: Istituto Comprensivo Rocca Bovio Palumbo D’Annunzio plesso Primaria “Papa Giovanni XXIII” – Trani (BA) – Titolo del lavoro: “Rosario Livatino, testimone di legalità”

    2° classificato: Istituto Comprensivo Ugo Foscolo di Vescovato, Scuola Primaria G. Lonati di Ca’ de Mari – Gadesco Pieve Delmona (CR) – Titolo del lavoro: “Parole idelebili”

    3° classificato: Istituto Comprensivo Rocca Bovio Palumbo D’Annunzio plesso Primaria “Papa Giovanni XXIII” – Trani (BA) – Titolo del lavoro: “Testimoni della legalità”

    SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO

    1° classificato: Istituto Comprensivo G. Diotti- Casalmaggiore (CR) – Titolo del lavoro: “Nel silenzio il suono dei tamburi”

    2° classificato: Istituto Comprensivo Denza – Castellammare di Stabia (NA) – Titolo del lavoro: “Uno scrigno foriero di parole salvifiche”

    3° classificato: Istituto Comprensivo Cremona 2 – Scuola secondaria di I grado “Virgilio” – Cremona – Titolo del lavoro: “La voce di Lea”

    SCUOLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO

    1° classificato: Liceo Ginnasio Statale D. Manin – Cremona – Titolo del lavoro: “La chiamata”

    2° classificato: IIS G. Falcone – Palazzolo sull’Oglio (BS) – Titolo del lavoro: “La sedia vuota”

    3° classificato: IIS J. Torriani – Cremona – Titolo del lavoro: “Lea! Una donna, una testimone!”

    MENZIONI SPECIALI 

    – Istituto Comprensivo Ugo Foscolo di Vescovat, scuola secondario di I grado “Don gaetano Portioli, Ostiano (CR), gruppo interclasse (classi 2A e 2B): Lea Garofalo, un nome che non tace. Affinchè la memoria diventi futuro

    – IIS G. Romani – Casalmaggiore, Gruppo di studenti della classe 5A Classico: Diario, la storia di Emanuela Loi

    – Liceo Ginnasio Statale D. Manin – Cremona: La parola come atto di resistenza

    – IIS G. Falcone – Palazzolo sull’Oglio (BS): La sedia vuota

    – IIS J. Torriani – Cremona: Lea! Una donna, una testimone!

    – IC Dedalo 2000 –  Scuoal secondari di I grado “A. Roncalli” –  Gussola: Intervista a un mafioso.

    Nel corso della presentazione sono stati elencati anche i nomi dei “Testimoni del nostro tempo“, familiari vittime di mafie, appartenenti alle forze dell’ordine, magistrati e procuratori della Repubblica, Testimoni di Giustizia, giornalisti di organi di stampa nazionali, rappresentanti sindacali e rappresentanti di associazioni:

    • Michelangela Barba
    • Marco Rizzollo
    • Giancarlo Costabile
    • Corrada Pomilio
    • Giorgio Mogola
    • Maurizio Landini
    • Mauro Esposito
    • Pellegrino Passariello
    • Silvia e Claudia Pinelli
    • Pasquale Chirichella
    • Elia Milani
    • Francesco Zanardi
    • Vincenzo Infantino
    • Mario Coppetti

    Il programma si articola in tre giornate, da oggi a mercoledì, in diverse location della città, dal liceo Manin al Teatro Monteverdi, dalla premiazione nell’Aula Magna del Campus Santa Monica a Palazzo Comunale fino all’ex chiesa di San Vitale.

    Michela Garatti
    https://cremonasera.it/cronaca/-lea-ha-dovuto-morire-per-essere-credibile-la-lezione-di-coraggio-di-lea-garofalo-apre-la-4a-edizione-del-premio-nazionale-a-lei-intitolato-la-presentazione-al-main
  • Emanuela Orlandi – Parte 4 – Trame Irrisolte

    Emanuela Orlandi – Parte 4 – Trame Irrisolte

    Quarta e ultima puntata del nostro approfondimento sul caso Emanuela Orlandi, il mistero che da oltre quarant’anni continua a scuotere l’Italia.

    Dopo aver indagato la pista della Banda della Magliana, il ruolo del Vaticano, i dossier segreti e i possibili collegamenti internazionali, oggi ci addentriamo in uno degli scenari più inquietanti: la pista sessuale.

    La scuola di musica, gli strani personaggi che la frequentavano, le testimonianze contraddittorie e le ombre che si allungano sulla figura dello zio.

    Possibile che la verità sia sempre stata sotto i nostri occhi, nascosta dietro una cortina di silenzi e depistaggi?

    Ripercorriamo gli elementi più controversi di questa pista e cerchiamo di capire se dietro la scomparsa di Emanuela ci sia un segreto troppo scomodo per essere rivelato.

  • Card. David ai fedeli: ‘Non esitate a denunciare i preti colpevoli di abusi sessuali’

    Card. David ai fedeli: ‘Non esitate a denunciare i preti colpevoli di abusi sessuali’

    Manila (AsiaNews) – “Contro i membri del clero che si rendono colpevoli di abusi, non esitate a presentare denunce sia in ambito civile che ecclesiastico”. È l’appello che il card. Pablo Virgilio David, vescovo di Kalookan e presidente della Conferenza episcopale delle Filippine, ha lanciato oggi intervenendo sul clamore suscitato dalla diffusione il 29 gennaio da parte dell’osservatorio americano BishopAccountability.org di un elenco di 82 sacerdoti e religiosi pubblicamente accusati di abusi sessuali contro minori ma contro i quali non sarebbero stati presi adeguati provvedimenti. Si tratta sia di sacerdoti filippini accusati di abusi nelle Filippine o all’estero, sia clero straniero che ha prestato servizio nel Paese.

    In una nota diffusa dalla Conferenza episcopale di Manila, il card. David ricorda che “la responsabilità è un aspetto importante dell’appello di Papa Francesco per una maggiore sinodalità nella Chiesa. Si aspetta che i vescovi si assicurino che tutte le nostre istituzioni ecclesiastiche siano spazi sicuri, specialmente per i minori e gli adulti vulnerabili”.
    “Accogliamo con favore le iniziative volte a responsabilizzare le persone in qualsiasi forma di autorità, compresa la Chiesa – aggiunge ancora il porporato -. Questo fa parte dell’appello del Papa per una Chiesa più sinodale. La Chiesa, essendo un’istituzione umana, non è esente dal peccato e dalla corruzione. Ed è vero che la mancanza di responsabilità compromette la nostra autorità morale e spirituale”.

    Il presidente della Conferenza episcopale filippina ricorda che – dopo gli scandali sugli abusi emersi in Europa e in America – la Chiesa universale si è impegnata “per affrontare il problema in modo organico e creare strutture che garantiscano che le nostre istituzioni siano mantenute come spazi sicuri per i minori e gli adulti vulnerabili. Papa Francesco – ricorda – è stato più deciso nell’imporre azioni disciplinari a noi vescovi se trova prove che non stiamo nemmeno muovendo un dito per imporre sanzioni disciplinari ai nostri sacerdoti che sbagliano. Naturalmente – aggiunge – non sempre riusciamo in questo intento e abbiamo bisogno dell’aiuto e della partecipazione dei nostri laici, compresi i giornalisti che sono nostri alleati nella ricerca della verità, nel fact-checking e nella lotta contro la disinformazione. Teniamo i ponti aperti tra di noi”.

    Il card. David riconosce infine uno dei problemi specifici sollevati dal rapporto di BishopAccountability.org: “In un certo senso – scrive – è vero che non sappiamo come comportarci con gli ecclesiastici accusati di reati negli Stati Uniti che potrebbero nascondersi nelle Filippine. È importante che i vescovi delle diocesi in cui sono stati incardinati negli Stati Uniti informino noi vescovi delle Filippine di questi casi, in modo da poter prendere provvedimenti adeguati se si nascondono nelle nostre diocesi o se tentano di esercitare il ministero nelle Filippine anche se sono stati sospesi negli Stati Uniti”.

    ‘Non-esitate-a-denunciare-i-preti-colpevoli-di-abusi-sessuali’-62402.html

  • Abusi su 7 minori, 41enne “sfruttava la fiducia dei Testimoni di Geova”

    Abusi su 7 minori, 41enne “sfruttava la fiducia dei Testimoni di Geova”

    Avrebbe abusato di sette bambine in un comune della provincia di Firenze, violenze che sarebbero andate avanti per anni e in alcuni casi anche nella sala del tempio di una comunità di testimoni di Geova. Queste le accuse per un 41enne, che ieri, nel corso dell’udienza preliminare, ha chiesto di essere processato con il rito abbreviato. A darne notizia sono le cronache locali dei quotidiani.
      
    L’inchiesta è partita nel 2022 quando alcune bambine, a distanza di anni (i fatti risalgono al 2014-2018) hanno iniziato a confidarsi tra loro raccontando quello che succedeva nella comunità che frequentavano regolarmente.

    Secondo quanto ricostruito, l’uomo “si sarebbe guadagnato la fiducia dei genitori delle vittime”, come si legge nel capo di imputazione riportato dalla stampa, persuadendoli a lasciargli le figlie, di età compresa fra i 10 e i 14 anni, in custodia. L’uomo “sfruttando il rapporto fiduciario e il legame che si era creato all’interno della comunità”, aveva instaurato un rapporto di “amicizia”.

    Faceva sedere le bambine sulle proprie gambe fingendo di voler giocare con loro, a volte si appartava in macchina mentre le accompagnava a casa, altre volte abusava di loro durante i ritrovi nei locali della Sala del Regno.

    A una delle vittime (tutte di origine straniera) l’uomo avrebbe detto che si trattava di un “gioco” e di “rimanere in silenzio perché tanto nessuno avrebbe fatto caso a quanto detto da delle straniere”.

    https://www.firenzedintorni.it/it/abusi-su-minori-testimoni-di-geova.html

  • Giallo in Vaticano, studente trovato impiccato in bagno

    Giallo in Vaticano, studente trovato impiccato in bagno

    Il corpo senza vita appeso allo sciacquone del water. È giallo sulla morte di un giovane studente americano trovato ieri mattina impiccato nel bagno di una nota struttura ricettiva di proprietà del Vaticano, non lontana da Piazza San Pietro.

    L’ALLARME
    A dare l’allarme l’educatore del ventenne che, non vedendo il giovane arrivare a lezione, si è preoccupato e così è andato a cercarlo all’interno della struttura. Facendosi accompagnare da un dipendente dell’albergo, è arrivato davanti alla stanza del ragazzo. Dopo aver bussato innumerevoli volte senza ricevere alcuna risposta i due sono entrati nella camera. La stanza era in ordine e la porta del bagno era chiusa dall’interno.

    Anche in questo caso hanno bussato, ma senza nessun riscontro. A quel punto, non sentendo alcun rumore, hanno deciso di aprire la porta grazie all’aiuto di un passe-partout. Una volta entrati, la terribile scoperta. Sconvolti e scioccati per la scena che si è presentata davanti ai loro occhi, i due hanno subito chiamato i soccorsi. Immediato l’intervento del personale del 118 che non ha potuto far altro che constatare il decesso del giovane. Pochi minuti dopo sul posto anche la Gendarmeria Vaticana e la polizia di Stato, che ora indaga sull’accaduto.

    LA LITE
    Il giovane era arrivato a Roma mercoledì insieme a un gruppo di altri studenti americani per frequentare un corso estivo in una delle tante università per stranieri che ci sono nella Capitale. In camera con lui dormivano altri due ragazzi con i quali, secondo le testimonianze raccolte dalle forze dell’ordine, la vittima avrebbe avuto un diverbio proprio poche ore prima di morire. Alla base della discussione ci sarebbe il tentativo della vittima di un approccio sessuale con i suoi compagni di stanza.

    Infastiditi per il gesto, i due connazionali sarebbero andati via dalla stanza lasciando il ventenne dormire da solo. Dopo aver trascorso la notte altrove, i due ragazzi sarebbero rientrati in camera per cambiarsi per la lezione e poi uscire di nuovo.

    Nel frattempo, sempre secondo il racconto dei due studenti, il giovane dormiva indisturbato sul suo letto. È stato quello l’ultimo momento in cui l’ avrebbero visto vivo.

    LE INDAGINI
    Gli investigatori ora dovranno scoprire cosa sia successo in quella stanza nelle ore successive. Bisognerà capire se quello dell’americano sia stato un gesto volontario o meno. Al momento non viene esclusa nessuna ipotesi.

    Utili alle indagini saranno i rilievi della polizia scientifica e le testimonianze che gli investigatori stanno raccogliendo tra i dipendenti della struttura, gli studenti e i docenti arrivati in Italia insieme al giovane.

    Luisa Urbani – Il Messaggero del 28-06-24

  • Bolivia, preti pedofili e abusi su bimbi di 6 anni. Le trenta foto esplicite

    Bolivia, preti pedofili e abusi su bimbi di 6 anni. Le trenta foto esplicite

    Bolivia, preti pedofili: esplode un nuovo scandalo nella Chiesa

    La Chiesa è finita al centro di un nuovo scandalo sessuale. Questa volta si tratta di preti pedofili della Bolivia, o più precisamente che esercitano la loro funzione nel paese sudamericano. A sollevare il problema è stato il quotidiano spagnolo El Pais che ha pubblicato un’inchiesta su un diario segreto del defunto gesuita spagnolo Alfonso Pedrajas, in cui fa riferimento ai presunti abusi che avrebbe perpetrato su decine di bambini quando era responsabile della Scuola Juan XXIII in Bolivia dal 1971. È in corso anche il processo per il caso del defunto gesuita Luis Roma, denunciato da un ex membro della Compagnia di Gesù, che ha chiesto l’anonimato, e che ha basato le sue accuse su una trentina di fotografie esplicite in cui diceva di riconoscere il presunto aggressore di diversi bambini tra i 6 e i 12 anni.

    Il presidente boliviano Luis Arce ha inviato una lettera a Papa Francesco per informarlo delle accuse di abusi sessuali e pederastia nei confronti di diversi sacerdoti e per chiedere una revisione congiunta dei precedenti dei sacerdoti stranieri entrati nel Paese. “Questa situazione ha provocato profondo dolore, ripudio e frustrazione nella popolazione boliviana, sentimenti che condivido come capo di Stato del mio Paese”, ha dichiarato Arce nella lettera, che è stata letta ai media dal ministro della Presidenza, María Nela Prada. Arce esprime il suo ripudio e rifiuto di queste azioni e si aspetta qualcosa di più di “comunicati” da parte dell’istituzione in questione e che si agisca affinché ci sia “giustizia e che questi atti non vengano commessi di nuovo usando la fede e la Chiesa in cerca di impunità“.

  • Sacerdoti pedofili: una lettera del presidente boliviano Luis Arce scuote il Vaticano

    Sacerdoti pedofili: una lettera del presidente boliviano Luis Arce scuote il Vaticano

    (PRIMAPRESS) – BOLIVIA – Il presidente boliviano Luis Arce ha inviato una lettera a Papa Francesco per informarlo delle accuse di abusi sessuali e pederastia nei confronti di diversi sacerdoti e per chiedere una revisione congiunta dei precedenti dei sacerdoti stranieri entrati nel Paese.

    “Questa situazione ha provocato profondo dolore, ripudio e frustrazione nella popolazione boliviana, sentimenti che condivido come capo di Stato del mio Paese”, ha scritto Arce nella lettera aggiungendo di aspettarsi qualcosa di più di “comunicati” dal Papa. – (PRIMAPRESS)

    http://www.primapress.it/primo-piano2/16-in-primo-piano/sacerdoti-pedofili-una-lettera-del-presidente-boliviano-luis-arce-scuote-il-vaticano.html

  • MOTU PROPIO – Norme anti abusi estese anche ai laici, ma quanto sono efficaci ?

    MOTU PROPIO – Norme anti abusi estese anche ai laici, ma quanto sono efficaci ?

    Pochi giorni fa papa Francesco ha confermato le precedenti norme in materia di tutela di minori e persone vulnerabili, estendendole anche ai laici.

    Sicuramente utile, nel limite della norma naturalmente, che in quanto legge dello Stato del Vaticano ha unicamente applicazione in quello Stato, poi attraverso i concordati si estende anche alle sue gerarchie in terra straniera, ma nulla di piu.

    Resta il fatto importante, che disciplini internamente le proprie gerarchie, quelle che negli ultimi decenni si sono macchiate in tutto il mondo dei crimini più efferati a danno soprattutto di minori, insabbiando sistematicamente crimini, in sfregio alla vita e nel buon nome di un’istituzione irrispettosa dello stesso vangelo che predica.

    Quindi se pur non risolutiva per il problema mondiale e ancora colma di lacune ed incompatibilità con le leggi civili e le convenzioni internazionali, ma essendo destinata agli autori del problema stesso ed al suo indotto, la norma è certamente utile ed è discrezione della stessa chiesa la sua regolamentazione, che ricordiamo è basata sul Codice Canonico, mentre per noi è invece sulla Costituzione della Repubblica.

    Resta tuttavia, il problema di quale applicazione ne faranno poi concretamente le conferenze episcopali nei vari paesi, come sappiamo e vediamo, differenti nell’applicazione.

    Per quanto riguarda quella italiana ne vediamo la quasi totale disapplicazione, anche solo nella realizzazione dei c.d. sportelli diocesani, che a quattro anni dall’apertura non sono presenti ancora in molte diocesi italiane, circa il 25%, mentre nel 75% dei casi dove invece sono attivi, si limitano alla raccolta delle denunce e dei dati su vittime e abusanti (che va ricordato resteranno unicamente interni, senza alcuna trasmissione all’autorità giudiziaria).

    Mentre l’unico servizio (che va detto essere insufficiente) erogato alle vittime, è attivo secondo il report CEI, solo nel 12% degli sportelli di raccolta dati.

    Restando alle gerarchie italiane, è dovere della chiesa, della sua conferenza episcopale applicare il motu proprio del papa, anche sulle stesse gerarchie ma, purtroppo anche qui vediamo che questo non sta ancora avvenendo e le infrazioni delle stesse gerarchie, rimanere ancora impunite dalla chiesa italiana quanto quelle dei suoi preti pedofili.

    Nella nuova release il motu proprio è esteso anche ai laici, se pur come detto in precedenza utile internamente, anche per cui, pur essendo laici manca la denuncia alle autorità civili con le stesse insufficienze presenti per i preti.

    In questo caso si aggiunge a seguito della mancanza di autorità della chiesa su un civile la complicazione non da poco e la domanda che ne consegue è semplice, come sarà gestita la cosa?

    Al massimo con la scomunica, poi probabilmente come consuetudine, in virtù del buon nome della chiesa l’allontanamento nel silenzio, spostando puntualmente a danno dei minori, il problema per l’istituzione.

  • Gratteri contro la riforma Cartabia: “Un disastro annunciato”. Il magistrato aveva messo in guardia sui rischi, ma è stato ignorato

    Gratteri contro la riforma Cartabia: “Un disastro annunciato”. Il magistrato aveva messo in guardia sui rischi, ma è stato ignorato

    La riforma Cartabia? Un disastro. Non usa mezze parole il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri che, ospite a The Breakfast Club su Radio Capital, ha voluto dire la sua:  “Tre presunti mafiosi a Palermo sequestrano, picchiano e minacciano una persona. Questa persona terrorizzata non denuncia e allora contro questi mafiosi non si può procedere. A Jesi un albergo è stato svaligiato, il proprietario non si trovava, era in ferie e i ladri non sono stati arrestati. E questi sono solo i primi esempi. La criminalità organizzata andrà a svaligiare alberghi gestiti da stranieri, che vivono all’estero e che non si troveranno per fare le denunce. Il senso di questa norma è ridurre il numero dei processi, ma non si riducono così i tempi della giustizia. Così semplicemente non si fanno i processi. Cambiare la riforma? Basta un decreto legge. È solo questione di volontà politica e penso che ci sia questa volontà. Qualche politico ha già preso posizione. Anche le opposizioni si adegueranno, dal Movimento 5 stelle al Pd, anche se i parlamentari del Pd sono stati i primi a votare la riforma Cartabia. Sono preoccupato per questa riforma, come cittadino e come magistrato”, aggiunge.

     

    SENZA APPELLO

    Il giudizio di Gratteri nei confronti della gestione Cartabia, del resto, era tutt’altro che positivo fin dall’inizio. Già lo scorso settembre aveva lanciato l’allarme: “Le riforme di quest’ultimo anno non le avrei mai immaginate possibili – affermava il magistrato – a cominciare dall’improcedibilità. Con queste leggi, il 50% dei processi non arriveranno alla conclusione, non si celebreranno. Come se nulla fosse avvenuto. Questa la grande riforma che ha chiesto l’Europa? No. L’Europa ci ha chiesto di velocizzare i processi, non di non celebrarli”.

    Secondo Gratteri, queste riforme non hanno nulla a che vedere con il funzionamento della macchina giudiziaria. “A 30 anni da mani pulite è arrivato il momento della resa dei conti della politica – avvertiva – Quale momento migliore ora che la credibilità è ai minimi termini?”. Oggi il suo giudizio non cambia: “molte, ma veramente molte disposizioni vanno radicalmente cambiate”, ripete Gratteri in ogni intervista. E ora cominciano a pensarlo in tanti.

    Gratteri contro la riforma Cartabia: “Un disastro annunciato”. Il magistrato aveva messo in guardia sui rischi, ma è stato ignorato