Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedopornografia: chiuse indagini per prete ed altri tre

    Pedopornografia: chiuse indagini per prete ed altri tre

    La Procura della Repubblica di Catanzaro ha chiuso l’indagine preliminare nei confronti del sacerdote don Felice La Rosa, e di altre tre persone per possesso di materiale pedopornograco.
    L’ex parroco di Zungri è già stato condannato nel 2017 per prostituzione minorile. La nuova accusa si riferisce a a 132 immagini pedopornograche trovate sul suo telefonino sequestrato il 16 novembre 2016 nell’ambito dell’indagine “Settimo Cerchio” che portò in carcere il sacerdote ed altre due persone.

    .Oltre al prete 43enne di San Calogero, da poco tornato in libertà, sono indagati nella nuova inchiesta Miroslaev Iliev (30), bulgaro, residente a Vibo (già condannato a 5 anni e 6 mesi sempre nell’operazione “Settimo Cerchio”) ed attualmente detenuto; Mariano Mamone (55), di Parghelia e Luciano Restuccia (53), di San Calogero ma domiciliato a Mileto. Iliev è accusato di prostituzione minorile aggravata per aver reclutato, favorito, sfruttato ed organizzato la prostituzione di un 16enne dietro la corresponsione di somme di denaro.

    Con tali condotte, secondo l’accusa, avrebbe avviato il ragazzo alla prostituzione consentendo a Mamone di consumare con il minore rapporti sessuali in cambio di denaro dai 25 sino a 50 euro. I fatti sarebbero avvenuti dall’estate del 2015 sino all’estate del 2016 a Zungri ed a Parghelia. La stessa accusa è mossa anche a Restuccia. Mamone è poi accusato anche di aver tentato di compiere atti sessuali su altri due minorenni stranieri che però l’avrebbero respinto.

    http://www.gazzettadelsud.it/news/catanzaro-crotone-vibo-lamezia/282592/pedopornografia-chiuse-indagini-per-prete-ed-altri-tre.html

  • Cile, diffusa una lista di sacerdoti accusati di abusi

    Cile, diffusa una lista di sacerdoti accusati di abusi

    Un gruppo di monitoraggio con base negli Usa ha compilato una database con 80 nomi di religiosi colpevoli di violenze sessuali a pochi giorni dall’arrivo del Papa nel paese

    Circa 80 sacerdoti cattolici sono stati accusati di abusi sessuali dal 2000 in Cile. Ad affermarlo è un gruppo di monitoraggio con base negli Usa pochi giorni prima della visita di Papa Francesco nel paese sudamericano, in programma dal 15 al 18 gennaio.

    BishopAccountability.org ha compilato un database di religiosi accusati pubblicamente di abusi sessuali contro i minori, usando le informazioni arrivate dai tribunali e dai media.

    Il gruppo ha affermato che la sua lista rappresenta, in realtà, «una frazione del numero totale di sacerdoti accusati che sarebbero noti se i leader della Chiesa in Cile avessero dovuto darne denuncia alla giustizia, se il sistema legale permettesse alle vittime più tempo per presentare denuncia penale e civile o se le diocesi e gli ordini religiosi fossero indagati dalle procure o da commissioni statali».

    Un’eccezione è rappresentata dai Fratelli Maristi cileni che hanno invece ammesso pubblicamente di aver taciuto riguardo a decine di casi di violenze sessuali avvenuti per anni in diverse scuole gestite dalla Congregazione da parte di sette membri. I quali non erano mai stati denunciati «perché questo cose non si ventilavano, né all’interno né all’esterno».

    Un atteggiamento lodato dal cardinale arcivescovo di Santiago, Ricardo Ezzati, che ha detto: «Sono contento che abbiano preso sul serio quello che per loro è stato un avvenimento triste, e auspico che ora facciano le cose per bene. La verità ci fa sempre liberi».

    La lista diffusa da BishopAccountability.org include il religioso cileno Fernando Karadima, accusato di aver commesso abusi nei confronti di bambini nel 2010 e condannato dal Vaticano (ma non dal Cile). Tra i sacerdoti stranieri indicati ci sono anche l’irlandese Jeremiah Healy, il gesuita statunitente H. Cornell Bradley e il reverendo filippino Richard Joey Aguinaldo.

    http://www.lastampa.it/2018/01/11/vaticaninsider/ita/nel-mondo/cile-diffusa-una-lista-di-sacerdoti-accusati-di-abusi-cOzSzSNgpKyma1G9zpzm7K/pagina.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

  • Denuncia per pedofilia, parla il vescovo della diocesi di Isernia: «Difenderò la verità»

    Denuncia per pedofilia, parla il vescovo della diocesi di Isernia: «Difenderò la verità»

    Monsignor Cibotti rompe il silenzio sul caso dei presunti abusi

    «Sarò il difensore della verità: a questo tenderà la mia indagine». Così il vescovo della diocesi di Isernia, monsignor Camillo Cibotti, rompe il silenzio in merito alla vicenda dei presunti abusi perpetrati 17 anni fa ai danni di un ragazzo straniero, da un sacerdote che opera tuttora in un centro della provincia pentra.
    Dopo il clamore mediatico suscitato dalla denuncia pubblica di quello che ormai è un uomo e dopo l’esposto depositato in Procura dal suo avvocato, il vertice della Curia isernina ha voluto dire la sua su una storia che sta provocando sofferenza a tutti i livelli.
    Nell’intervista rilasciata in esclusiva a Primo Piano Molise, Cibotti sgombra il campo dal suo presunto immobilismo e spiega che sin dall’arrivo della segnalazione, ovvero circa un mese prima di Natale, ha avviato le verifiche del caso.
    «Si sta procedendo a quella che noi chiamiamo ‘indagine previa’ – ha spiegato -. Un giudice istruttore sta lavorando, in ambito riservato e segreto. Visto il parere più che positivo rivolto a questa persona ritengo che non sia una contraddizione poter dare a lui la possibilità di continuare il suo ministero, come ha fatto da quando è in questa realtà. Io come vescovo devo fidarmi dei miei preti. Lungi però da me essere assolutorio. Io devo avere la possibilità di indagare e di cercare la verità. Il giudice istruttore del tribunale ecclesiastico avrà l’occasione di compiere le sue indagini, sentire i testimoni e verificare. Sicuramente verrà chiamata anche la presunta vittima nei tempi che il tribunale ecclesiastico ritiene necessari. Trovo ingiusto accusare il vescovo di non aver fatto nulla. Io certamente non metto in piazza il nostro ‘modus agendi’. Noi con coscienza cerchiamo la verità».
    Il vescovo non dimentica la presunta vittima: «Sicuramente il ragazzo porterà in sé una sofferenza – ha proseguito -, perché se davvero, come dichiara, è stato abusato dall’inizio sarò il primo a chiedergli perdono e a trovargli forme di sostegno. Altrimenti gli chiedo di non far soffrire chi gli ha fatto bene».
    Nelle parole di monsignor Cibotti poi anche i tratti salienti della storia che ha visto il prete e il ragazzo venuto da lontano, coabitare nella stessa comunità.
    «La famiglia del ragazzo lo ha affidato a questo sacerdote e lui lo ha portato in Italia come gesto di carità, per dargli una possibilità – ha detto ancora – . Anche quando il parroco non aveva soldi pensava a lui. Io non ho il compito di difendere il sacerdote ma di difendere la verità sì. Le autorità indagheranno e anch’io farò lo stesso».
    Una vicenda che è stata portata a conoscenza di tutta la diocesi sin dallo scorso mese di novembre, cioè da quando il vescovo, leggendo attentamente la lettera dell’avvocato Cavaliere, ha ritenuto di avviare gli accertamenti, ascoltando inizialmente le altre persone tirate in ballo e cioè ecclesiastici in ‘servizio’ nelle parrocchie della diocesi.
    «Mi sono informato subito, proprio perché ritengo queste persone degne di credibilità – ha dichiarato a Primo Piano -. Ho chiesto a loro cosa fosse successo negli anni in cui non ero in questa realtà e, dalla loro versione, ho capito che la storia è molto più articolata rispetto a come è stata rappresentata. Il gesto di questo sacerdote che viene accusato era di accoglienza verso una situazione difficile della famiglia del ragazzo.

    Denuncia per pedofilia, parla il vescovo della diocesi di Isernia: «Difenderò la verità»

  • Sposa bambina di 9 anni violentata dal “marito”: scatta l’indagine

    Sposa bambina di 9 anni violentata dal “marito”: scatta l’indagine

    PADOVA – Violentata a 9 anni dal “marito”, un uomo di 35 anni. Sul caso ora è stata aperta un’indagine dopo che gli investigatori hanno raccolto la testimonianza della stessa vittima. Sia la famiglia della bambina che il trentacinquenne sono musulmani stranieri residenti nel Padovano.

    Il caso è stato scoperto quando la bimba è stata portata in ospedale dopo gli abusi sessuali. I segni riscontrati dai medici non avrebbero lasciato dubbi, poi grazie agli psicologi è emerso quanto sarebbe stata costretta a subire la bambina. L’indagine ora è affidata ai carabinieri.

  • A giudizio don Angelo Blanchetti: “Violentò un bambino di 14 anni”

    A giudizio don Angelo Blanchetti: “Violentò un bambino di 14 anni”

    Darfo Boario (Brescia), 14 ottobre 2017 – Rinviato a giudizio per gli abusi sessuali che avrebbe commesso per quasi due anni su un ragazzino quattordicenne di origine straniera che con lui stava seguendo un percorso per arrivare preparato al battesimo.

    Si aprirà il prossimo 11 gennaio il processo nei confronti di don Angelo Blanchetti, l’ex parroco di Corna di Darfo, in Valcamonica, arrestato nel giugno di un anno fa dopo che il ragazzino ha deciso di confidare il segreto a un sacerdote milanese. Quest’ultimo lo ha convinto poi a raccontare tutto al sostituto procuratore di Brescia Ambrogio Cassiani, che ha chiesto e ottenuto l’arresto di don Blanchetti finito ai domiciliari. Sarebbe stata la Curia, almeno a quanto emerge da ambienti vicino alla Procura, a chiedere all’avvocato dell’ex parroco di non avanzare richiesta di riti alternativi al classico dibattimento. «Scegliere il rito abbreviato sarebbe una sorta di ammissione di colpa» avrebbero fatto sapere dalla Curia. Così da gennaio l’ex parroco di Corna di Darfo sarà in aula per un processo con il rito ordinario. «Non ho commesso il reato di cui sono stato accusato» ha ribadito ai magistrati il prete. Ora dovrà cercare di convincere anche un giudice. La vicenda era emersa nell’estate dell’anno scorso quando il ragazzino, dopo quasi due anni di abusi, subìti tra il gennaio 2015 e il maggio 2016, si era confidato con un sacerdote milanese.

    Il ragazzino  aveva raccontato della attenzioni del parroco di Darfo e degli abusi che avvenivano nella cucina dell’appartamento che don Bianchetti aveva a disposizione nella parrocchia di Corna di Darfo. «Se racconti a qualcuno quello che successe finirai all’inferno» la minaccia fatta dal sacerdote al quattordicenne per garantirsi il suo silenzio. Il ragazzino aveva raccontato particolari relativi all’abitazione del sacerdote che avevano ottenuto riscontro positivo nel corso della perquisizione domiciliare effettuata dai carabinieri. Il ragazzino aveva parlato ad esempio di oli lubrificanti usati dal don che effettivamente erano stati poi ritrovati nella casa. Il sacerdote, dopo un primo periodo ai domiciliari, era stato sottoposto alla misura dell’obbligo di dimora, che poi gli era stato revocato dopo che il religioso si era allontanato per alcuni acquisti. Subito dopo l’arresto del parroco un’altra persona aveva raccontato di essere stata abusata dal sacerdote molti anni prima (per questa vicenda la magistratura non potrà procedere perché dopo oltre 26 anni il reato è prescritto) quando don Blanchetti era viceparroco ad Artogne sempre in Valle Camonica.

    http://www.ilgiorno.it/brescia/cronaca/don-angelo-prete-pedofilo-1.3461896

  • Cosa spinge un sacerdote a compiere abusi sessuali?

    Cosa spinge un sacerdote a compiere abusi sessuali?

    Sacerdoti e aspiranti sacerdoti che diventano pedofili incalliti. Cosa spinge a questa degenerazione? Ha provato ad indagare su questo delicatissimo tema Luisa Bove in “Abusi sessuali nella Chiesa? Meglio prevenire” (Ancora editrice).

    La tragedia dei preti pedofili comporta una doppia problematica: psicopatologica in quanto si tratta di pedofilia, ma anche teologica in quanto messa in atto da sacerdoti. Come mai è possibile che un problema del genere possa accadere proprio in un ambiente, come quello ecclesiale, la cui linfa vitale è esattamente l’opposto?

    Questa è la domanda da cui partire. Va premesso che per tutti l’uso strumentale della vocazione è sempre in agguato e quando si inizia a farlo (a volte già prima di entrare in vocazione) non si inizia con modi patologici. Ma con modi di fare apparentemente buoni e a volte benedetti anche dai superiori.

    Il pedofilo si apposta, sa aspettare, blandisce, inizia con discorsi spirituali, previene le remore della vittima e ad attacco avvenuto lo fa passare come cosa normale, dalla valenza addirittura spirituale. E prima o poi, lì ritorna e ricomincia (la recidiva è pressoché la norma). Sull’impresa investe, davvero, tutte le sue energie. Ma cosa puo’ spingere un prete a diventare un pericoloso pedofilo?

    1) INNAMORAMENTO ANOMALO

    Ascoltando le biografie dei pedofili si rimane colpiti dalla cocciutaggine, destrezza, furbizia, tenacia, pazienza con cui il pedofilo persegue il suo piano, senza la considerazione del danno.

    Se, poi, ascoltiamo la biografia di altri preti che pedofili non sono, ma che sono da tutti considerati virtuosi, si può trovare la stessa tenacia e determinatezza, ma contrabbandata come virtù e zelo per la causa del Signore: destrezza negli affari, furbizia nelle alleanze, cocciutaggine a resistere nel posto che si occupa pur con l’evidenza che si è diventati un impedimento, non considerazione del peso che le proprie decisioni metteranno sulle spalle del successore.

    In entrambi i casi profondono energie per un vizio. Si innamorano della brama con cui devono raggiungere ad ogni costo il loro obiettivo.

    2) ABUSO DELLA PROFESSIONE

    Raramente il pedofilo è un pezzente, un barbone della vita, un nullatenente. Di solito è un insospettabile, uno che detiene un ruolo di autorità o di potere. Non pochi seminaristi vivono il loro sacerdozio futuro come un arrivo su cui sognare e non come un cammino da verificare nel suo svolgersi passo dopo passo.

    Questi abusi «innocui» non sono tanto strani visto che il prete riceve il potere per mandato, quindi non è un potere meritato né conquistato e, quindi, più facilmente esposto ad usi difensivi.

    3) VALORI DI COPERTURA

    Quando si scopre che un prete è un pedofilo, di solito si cade dalle nuvole. Chi mai lo avrebbe immaginato? Certo, esistono le accuse ingiuste che proliferano in tempi di caccia alle streghe o di alta rivalità (questo tipo di accusa è un metodo impeccabile per far fuori il rivale).

    Ma anche ad accusa provata ci si continua a meravigliare, perché quel prete di solito è generoso, dedito alla gente, obbediente, sostenitore delle norme e a volte fin troppo (difficilmente il pedofilo si riconosce in crisi di vocazione e raramente la lascia spontaneamente). È il «fin troppo» che avrebbe dovuto insospettire.

    LA FORMAZIONE “RISCHIOSA”

    Queste tre dinamiche toccano tre elementi della formazione vocazionale molto sensibili: gestione degli affetti, uso del potere, funzione dei valori. Se negli anni della formazione (e soprattutto in quelli della formazione permanente) non vengono monitorati, qualcosa prima o poi deborda.

    VOCAZIONE AMBIGUA

    E’ evidente che la relazione fra ciò che è successo prima e ciò che succederà dopo non è di causa ed effetto, e che i possibili segni premonitori (difficili peraltro da cogliere ad occhio nudo) vanno letti nel contesto della storia di ogni persona. Ciò non toglie che la vocazione cristiana possa essere erroneamente interpretata da persone che useranno il ruolo del sacerdote (anche) come copertura per soddisfare (non troppo inconsciamente) progetti più o meno fantasiosi e che vedono in essa promesse che la vocazione non si immagina nemmeno di offrire.

    L’ “ARRIVO” DELLA PERVERSIONE

    Quando i valori – che dovrebbero essere le travi portanti del tipo di scelta fatta – sono «obbediti», proclamati, anche praticati…, ma dal di fuori, rimasti cioè a livello di impalcatura esterna della propria casa interiore, allora, in questo caso, con il passare del tempo e quando la vita presenta il conto, quei valori appaiono in tutta la loro artificiosità, crollano e lasciano il posto non a valori migliori, ma ad un qualche tipo di perversione.

    Gelsomino Del Guercio/Aleteia Italia | Set 09, 2017

  • Prostituzione minorile, il parroco don Felice La Rosa a processo

    Prostituzione minorile, il parroco don Felice La Rosa a processo

    L’indagine risale allo scorso novembre. Il sacerdote avrebbe pagato una somma di denaro per le prestazioni sessuali di un 15enne

    Salta il filtro dell’udienza preliminare e va all’immediato don Felice La Rosa, 42 anni, ex parroco di Zungri, sospeso dal vescovo Luigi Renzo, dopo che questi, insieme ad altri due indagati, è stato accusato di prostituzione minorile. L’indagine della Squadra mobile, coordinata dalla Procura di Catanzaro, che ha consentito di svelare un giro di prostituzione minorile, risale a novembre 2016. Don La Rosa è stato arrestato dalla polizia assieme ad altre due persone, un cittadino bulgaro, M.I., e un pensionato, F.A, di Briatico. Secondo gli inquirenti, il bulgaro avrebbe offerto per denaro al pensionato e al sacerdote le prestazioni sessuali di un 15enne, anch’egli straniero.

    L’inchiesta. L’operazione, battezzata “Settimo Cerchio”, è scaturita da una serie di intercettazioni attuate nell’ambito delle indagini sull’omicidio del 45enne Francesco Fiorillo, con precedenti per reati connessi alla droga, avvenuto nel dicembre 2015 nei pressi della stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo, i cui autori non sono stati identificati. Dalle conversazioni delle persone vicine alla vittima è incidentalmente affiorata la trattativa compromettente: il sacerdote e il pensionato avrebbero accettato di pagare 50 euro per le prestazioni sessuali del 15enne. La somma sarebbe quindi stata ripartita tra il minore e il bulgaro, nella misura di 20 euro per il ragazzo e 30 per l’intermediario. E l’indagine va comunque avanti perché altri minori sarebbero rimasti avvolti in una sordida trama sviluppatasi fra Briatico, Vibo Valentia e Mileto.

    http://www.zoom24.it/2017/04/21/prostituzione-il-parroco-don-felice-la-rosa-a-processo-47513/

  • Darfo Boario Terme: abusi sessuali su minore, chiesto il rinvio a giudizio per don Angelo Blanchetti

    Darfo Boario Terme: abusi sessuali su minore, chiesto il rinvio a giudizio per don Angelo Blanchetti

    La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per don Angelo Blanchetti, ex parroco di Corna di Darfo accusato di abusi sessuali nei confronti di un ragazzino di 14 anni

    Sarà probabilmente rinviato a giudizio (anche se la data non è ancora fissata) il prete don Angelo Blanchetti, ex parroco di Corna, frazione di Darfo Boario Terme, accusato di abusi sessuali dopo le confessioni di una sua giovane (e ancora presunta, in attesa del processo) vittima.
    Secondo quando raccontato dal ragazzo, un 14enne di origini straniere, don Angelo avrebbe chiesto e ottenuto anche “rapporti sessuali completi”. Gli abusi si sarebbero perpetrati proprio a casa del parroco, dove gli inquirenti avrebbero trovato anche dei preservativi, e sarebbero proseguiti per circa due anni.
    Il giovane si stava preparando a un percorso di avvicinamento al battesimo: sempre secondo l’accusa, don Angelo avrebbe addirittura chiesto sesso in cambio di lezioni di catechismo, utili per ricevere appunto il battesimo.

    http://www.bresciatoday.it/cronaca/darfo-Angelo-Blanchetti.html

  • Vercelli, cinque anni di carcere al prete pedofilo. Aveva abusato di sette ragazzi

    Vercelli, cinque anni di carcere al prete pedofilo. Aveva abusato di sette ragazzi

    di FLORIANA RULLO

    Cinque anni di reclusione. È questa la condanna decisa dal Tribunale di Torino per Don Massimo Ioculano 47 anni, ex parroco della chiesa del Sacro Cuore, responsabile dell’oratorio del Belvedere e referente della comunità salesiana a Vercelli. Era stato  accusato di sfruttamento della prostituzione minorile e violenza sessuale ai danni di sette ragazzi tra 14 e 17 anni, sei dei quali di origine straniera.
    Don Iuculano, originario di Moncalieri, nel Torinese, dove ha abitato fino al 1993, quattro anni fa era diventato parroco della parrocchia del Belvedere e responsabile dell’oratorio più frequentato della città. Proveniva dalla chiesa di Gesù adolescente, a Torino, dove era vicario parrocchiale.

    L’uomo, aveva abusato dei sette ragazzi, tra i 14 e 17 anni, sei dei quali di origine straniera all’interno dei locali della parrocchia, tra cui anche l’oratorio. A raccontare degli abusi sono stati gli stessi ragazzi, quattordicenni e diciassettenni che frequentavano l’istituto Don Bosco di Vercelli. Proprio in quell’istituto, dedicato al sacerdote che aveva a cuore i ragazzi, il prete abusava di loro e della loro adolescenza.

    L’uomo contattava le sue vittime attraverso gli abituali canali di comunicazione giovanile come sms, Whatsapp e Facebook. Ma il sacerdote risultava infatti essere piuttosto attivo anche al di fuori della scuola: in quelle occasioni il prete mentiva sulla sua professione raccontando di essere impiegato in una non meglio precisata società e di essere attualmente in cassa integrazione. Così dopo aver ottenuto un incontro con le sue vittime proponeva loro incontri sessuali in cambio di piccoli regali come ricariche telefoniche o scarpe da calcio.
    Il sacerdote aveva addirittura adibito una stanza apposita per gli incontri sessuali, dove metteva in atto sedute di “massaggi particolari” simulando competenze terapeutiche e sportive.

    A far saltare l’organizzazione messa in piedi dal sacerdote, dopo la segnalazione delle vittime, erano stati però un minore italiano di 14 anni e due diciassettenni di origine straniera, stanchi di subire quelle vessazioni. È stata la polizia, che per settimane lo ha pedinato seguendo tutti i suoi movimenti e ascoltando le sue conversazioni ad arrestarlo.  Subito sospeso dalla sua carica, ha confessato poi in carcere le sue colpe e  risarcito parzialmente alcune delle sue vittime per cui il Comune ha nominato come curatori speciali gli avvocati Anna Ronfani e Giuseppina Mauri.
    Per l’uomo, oggi ai domiciliari in una struttura in Umbria il pm Francesco Saverio Pelosi, magistrato della procura di Torino  aveva chiesto otto anni. Ne sconterà solo 5. ” Il mio clienti ha sempre detto di essere colpevole e i fatti erano chiari-  commenta l’avvocato di don Iuculano, Carlo Blengino-. Leggeremo le motivazioni della sentenza e decideremo se fare appello”.

    http://torino.repubblica.it/cronaca/2016/02/27/news/cinque_anni_di_carcere_al_prete_pedofilo_aveva_abusato_di_sette_ragazzi-134345409/

  • Fanno sesso con un ragazzino minorenne. Tre arresti a Vibo Valentia, tra cui un prete e un pensionato

    Fanno sesso con un ragazzino minorenne. Tre arresti a Vibo Valentia, tra cui un prete e un pensionato

    Tre uomini sono stati arrestati a Vibo Valentia per aver fatto sesso mercenario con un ragazzino di 15 anni, straniero. Cinquanta euro la cifra pagata da i tre, tra cui anche un prete e un pensionato

    VIBO VALENTIA – Una squallida vicenda è salita alla ribalta della cronaca a Vibo Valentia in Calabria. Qui si è consumato del sesso mercenario ai danni di un ragazzino straniero di 15 anni. In manette sono finiti tre uomini, tra cui un prete e un pensionato.

    Sesso e denaro
    Induzione alla prostituzione minorile e corruzione di minorenne, queste alcune delle accuse mosse a un uomo di origini bulgare, un sacerdote di 35 anni (tale Felice La Rosa, ex parroco di Zungri) e un pensionato. Su suggerimento del bulgaro, i due avrebbero accettato le prestazioni sessuali del minore in cambio di 50 euro.

    Dietro a un omicidio
    Le indagini condotte dagli inquirenti e gli investigatori fanno seguito a quelle avviate per un omicidio avvenuto proprio a Vibo Valentia nel dicembre dello scorso anno. A seguito di alcune intercettazioni telefoniche attivate nei confronti di persone ritenute vicine alla vittima, erano già emersi elementi di responsabilità a carico degli arrestati. Altre intercettazioni hanno poi inchiodato alle loro responsabilità i tre uomini, i quali avrebbero accettato le prestazioni sessuali del ragazzino in cambio di denaro.

    https://trend.diariodelweb.it/trend/articolo/?nid=20161116_396161