Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Prostituzione minorile, il sindaco di Zungri rassicura: «Nessun bambino del paese è stato molestato»

    Prostituzione minorile, il sindaco di Zungri rassicura: «Nessun bambino del paese è stato molestato»

    Il primo cittadino Franco Galati precisa: «Circolano voci infondate. La comunità dopo lo smarrimento deve ritrovarsi». Domani gli interrogatori di don Felice La Rosa e degli altri due uomini arrestati (NOMI)

    La vicenda del prete arrestato per prostituzione minorile ha turbato la tranquillità di Zungri, il paese dove don Felice La Rosa (41 anni, nativo di Calimera) ha esercitato il suo magistero per 11 anni.

    Assieme al sacerdote sono finiti in carcere il bulgaro Miroslav Iliev (28 anni), che secondo le risultanze investigative della Squadra Mobile di Vibo Valentia, adescava i ragazzi stranieri, e il pensionato di 64 anni Francesco Antonio Pugliese, accusato anche lui di aver pagato per avere rapporti sessuali con minorenni. L’interrogatorio di garanzia dei tre indagati è stato fissato per domani mattina. I reati contestati ai tre (prostituzione minorile e corruzione di minore) sarebbero stati commessi tra il gennaio e il febbraio del 2016.

    Intanto a Zungri e nei paesi limitrofi impazzano le voci più disparate. Al punto che il sindaco ha ritenuto opportuno fare alcune precisazioni: «Nessun bambino del paese è stato molestato. Siamo rimasti sorpresi della notizia arrivata come un fulmine a ciel sereno. Anche perché don Felice si era fatto ben volere dalla maggior parte della popolazione.Accoglieva le persone in chiesa, visitava i malati, era impegnato nel sociale. Il problema giudiziario in cui è incappato, è comunque, grave. Mi auguro che il nuovo parroco, don Giuseppe La Rosa, possa ridare tranquillità alla comunità religiosa, scossa da un fatto orrendo su cui auspico che la magistratura faccia chiarezza al più presto».

    http://www.ilvibonese.it/cronaca/4393-prostituzione-minorile-domani-interrogazione-garanzia

  • Prostituzione minorile, tre arresti nel Vibonese: c’è anche un sacerdote

    Prostituzione minorile, tre arresti nel Vibonese: c’è anche un sacerdote

    Tra i destinatari della misura don Felice La Rosa, per 11 anni parroco di Zungri. L’accusa è stata formulata dalla Procura della Repubblica di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri

    Smantellata una rete dedita alla prostituzione minorile attiva nel Vibonese. Tre persone sono state arrestate questa notte nel corso di un’operazione condotta dagli uomini  della Squadra Mobile guidati da Tito Cicero.

    Il sacerdote. Tra queste anche don Felice La Rosa, 41 anni, già parroco per ben 11 anni a Zungri sino ad ottobre 2015 quando si era registrata la sua provvisoria pausa dall’esercizio delle sacre funzioni religiose. Nell’occasione era stato nominato quale reggente della parrocchia zungrese don Pasquale Sposaro, proveniente dalla parrocchia “Santa Marina” della frazione San Giovanni di Zambrone. L’accusa formulata nei confronti di Felice La Rosa, originario di Calimera, frazione di San Calogero, dai magistrati della Procura della Repubblica di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri, è di prostituzione minorile e corruzione di minore aggravata. A Zungri il sacerdote aveva trasformato in “Santuario mariano” la chiesa dedicata alla Madonna della Neve, istituendo poi il Premio mariano e dando ospitalità alla missione dei padri francescani Minimi. Nella serata del 21 agosto 2014 don Felice La Rosa, ordinato sacerdote nel 2002, aveva subito il taglio delle gomme della sua auto al termine di una funzione religiosa.

    Il bulgaro, il pensionato e l’omicidio Fiorillo. Gli altri arrestati sono un bulgaro, M.I., di nazionalità bulgara, e F.A., pensionato. Le indagini svolte dalla Squadra Mobile vibonese traevano spunto dalle investigazioni avviate in ordine all’omicidio di Francesco Fiorillo (LEGGI QUI: Vibo, omicidio Fiorillo: due le pistole che hanno fatto fuoco. Eseguita l’autopsia) avvenuto a Vibo Valentia lo scorso 16 dicembre 2015 coordinate dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia. Nel corso di attività tecnica di intercettazione, avviata nei confronti di persone ritenute vicine alla vittima, al fine di individuare gli autori ed il movente del suddetto delitto sarebbero emersi “chiari ed incontrovertibili elementi di responsabilità” a carico dei tre arrestati, con riguardo ai reati di prostituzione minorile e corruzione di minorenne. La misura cautelare è stata adottata dal gip di Catanzaro su richiesta della Procura catanzarese. In particolare, il bulgaro M.I. avrebbe proposto al pensionato ed al sacerdote le prestazioni sessuali di un quindicenne straniero, chiedendo in cambio un corrispettivo in denaro per entrambi.

    http://www.zoom24.it/2016/11/16/prostituzione-minorile-tre-arresti-prete-zungri-35752/

  • Cinquanta euro per fare sesso con un 15enne Arrestato un sacerdote a Vibo Valentia

    Cinquanta euro per fare sesso con un 15enne Arrestato un sacerdote a Vibo Valentia

    Tre persone, tra cui un sacerdote di 35 anni, don Felice La Rosa, sono state arrestate dalla Squadra mobile di Vibo Valentia perché ritenuti responsabili a vario titolo di prostituzione minorile e corruzione di minorenne.

    Gli altri due, oltre al prete, ex parroco di Zungri, sono un cittadino bulgaro, M.I., e un pensionato, F.A.P.. Le indagini a carico dei tre sono partite dalle investigazioni avviate dopo un omicidio avvenuto nel dicembre scorso a Vibo Valentia. Nel corso di alcune intercettazioni telefoniche di persone ritenute vicine alla vittima sono emersi elementi di responsabilità a loro carico. In particolare il bulgaro avrebbe proposto agli altri prestazioni sessuali da parte di un quindicenne straniero, chiedendo in cambio del denaro. Dalle intercettazioni è emerso che i due hanno accettato la proposta pagando, a fronte delle prestazioni, 50 euro.

    Le ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico dei tre sono state emesse dal gip del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura della Repubblica del capoluogo calabrese. L’operazione è stata denominata Settimo cerchio.

    Le indagini, eseguite con il coordinamento della Procura Distrettuale della Repubblica di Catanzaro, competente per il reato di prostituzione minorile, e nello specifico del Procuratore capo, Nicola Gratteri, del Procuratore aggiunto, Vincenzo Luberto e del sostituto Procuratore Debora Rizza, hanno permesso di accertare che il cittadino bulgaro, non esitava a coinvolgere negli incontri sessuali anche altri minori, quando gli si presentava l’occasione. I fatti si sarebbero svolti tra Vibo Valentia, Mileto e Briatico.

    http://www.lastampa.it/2016/11/16/italia/cronache/cinquanta-euro-per-fare-sesso-con-un-enne-arrestato-un-sacerdote-a-vibo-valentia-pQvZFNrINVJofyAOJWNLPP/pagina.html

  • Indonesia, il parlamento approva la castrazione chimica per i pedofili

    Indonesia, il parlamento approva la castrazione chimica per i pedofili

    Votata una legge che inasprisce le sanzioni: si va da un minimo di dieci anni di carcere alla pena di morte. La decisione è stata però accolta tra le proteste di gruppi per la difesa dei diritti umani e l’associazione dei medici per cui la somministrazione dei castranti viola l’etica professionale. Secondo il quotidiano Sydney Morning Herald, l’hub turistico di Bali è una delle mete preferite a livello mondiale dai turisti del sesso minorile, superando Thailandia, Filippine e Malesia.

    Il parlamento indonesiano ha approvato all’unanimità una legge che inasprisce le pene per i colpevoli di abusi sessuali su minori: si va da un minimo di 10 anni di carcere alla pena di morte. Nel provvedimento le sanzioni per i crimini sessuali vengono inasprite anche da una serie di pene aggiuntive come la pubblicazione delle identità dei colpevoli. Viene inoltre dato il via libera a misure punitive come la castrazione chimica e l’impianto di chip elettronici per l’identificazione e il controllo dei condannati in libertà condizionata.

    Il governo di Giacarta è già al lavoro – riferisce il Jakarta Post – per stilare una serie di norme a sostegno della nuova legge sulla violenza sessuale contro i bambini. Yohana Yembise, ministra per l’empowerment (consapevolezza, ndr) delle donne e la protezione dei bambini ha espresso ottimismo sull’efficacia della nuova legislazione: “Ci siamo dotati delle norme più dure contro gli assalitori”. La decisione è stata però accolta tra le proteste di gruppi per la difesa dei diritti umani e l’associazione dei medici per cui la somministrazione dei castranti viola l’etica professionale.

    La proposta di emendamento della legge del 2002 è stata presentata a maggio scorso dal presidente Joko Widodo, conosciuto in patria con il nome di “Jokowi“. Il governo aveva quindi emesso un Perppu (acronimo dell’espressione che in indonesiano sta per “Decreto governativo con valore di legge”) per dare un segnale forte nella lotta contro i sempre più ricorrenti episodi di violenza sessuale ai danni di minorenni. Secondo quanto dichiarato allora da Jokowi, il documento aveva l’obiettivo di fornire ai giudici più libertà di emettere sentenze più dure contro i reati sessuali sui minori e aumentare l’effetto di deterrenza della legislazione vigente.

    Poche settimane prima, ad aprile, poco lontano da un piccolo villaggio dell’isola di Sumatra, una studentessa di 14 anni,Yuyun, era stata assalita da un gruppo di quattordici persone, quasi tutti ragazzi di età inferiore ai 18 anni, mentre tornava a casa, trascinata nel bosco, stuprata e uccisa. La giovane era stata poi trovata morta in un fossato tre giorni più tardi. La stampa nazionale aveva inizialmente dato poco peso al caso. Di lì a poco però era iniziata una campagna sostenuta da gruppi di attivisti per i diritti delle donne e dei minori che aveva portato il caso all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale, lanciando un hashtag su Twitter:#NyalaUntukYuyun, una fiamma per Yuyun. I rappresentanti di20 organizzazioni non governative avevano infine lanciato un appello al presidente perché portasse avanti un’azione decisa contro i crimini a sfondo sessuale. Secondo i dati diffusi da uno dei gruppi di attivisti, più di 40 donne, 7 delle quali minorenni, sono state uccise da uomini nei primi cinque mesi del 2016.

    Alla prevenzione a livello locale si aggiunge poi la lotta del governo allo sfruttamento dei minori nell’industria del sesso localeche attira sempre più turisti stranieri. Secondo il quotidiano australiano Sydney Morning Herald, l’Indonesia, e in particolare lo hub turistico di Bali, è anche una delle mete preferite dai turisti del sesso minorile – soprattutto provenienti dall’Australia – superandoThailandia, Filippine e Malesia. A gennaio di quest’anno,Robert Andrew Fiddes Ellis, cittadino australiano 70enne, è stato arrestato dalla polizia indonesiana a Bali con l’accusa di essere parte di un circolo internazionale di prostituzione minorile. Secondo l’accusa, l’uomo attirava a sé bambini di strada con regali e donazioni in denaro per poi violentarli nel bagno della sua abitazione. L’uomo è ora in attesa di processo, ma potrebbe essere risparmiato dalle pene aggiuntive per la non retroattività del provvedimento approvato oggi dal parlamento.

    Di Marco Zappa

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/15/indonesia-il-parlamento-approva-la-castrazione-chimica-per-i-pedofili/3096183/

  • Ragazzino chiede il battesimo, il parroco lo violenta

    Ragazzino chiede il battesimo, il parroco lo violenta

    Al prete i carabinieri hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare. Adesso è ai domiciliari nella parrocchia in cui era arrivato nel 2007.

    Brescia, 15 giugno 2016 – «Se racconti quello che è successo andrai all’inferno». Così don Angelo Blanchetti, 55 anni, parroco di Corna di Darfo e di Bessimo in provincia di Brescia, avrebbe detto a un ragazzino di quattordici anni al termine di ogni rapporto sessuale completo consumato con lui. Le attenzioni del don sarebbero iniziate due anni fa e i rapporti si sarebbero avvenuti tra il cucinino e lo studio dell’abitazione del parroco, su una coperta che il sacerdote gettava per terra e che ora è stata sequestrata. A don Blanchetti ieri mattina i carabinieri hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare. Adesso è ai domiciliari nella parrocchia in cui era arrivato nel 2007, dopo essere stato viceparroco ad Artogne dal 1987 al 1997 e parroco in una frazione del comune di Pian Camuno, in bassa Val Camonica, dal 1997 al 2007.

    Violenza sessuale continuata, il reato contestato dalla procura di Brescia al sacerdote nato a Breno nel 1961 che la Diocesi ieri mattina, una volta appresa la notizia dell’arresto, ha deciso di sospendere affidando le sue parrocchie a un amministratore. Il parroco avrebbe approfittato dell’adolescente di origine straniera durante il percorso di catechesi che il quattordicenne stava affrontando per poter ricevere il battesimo. Per due anni il ragazzino non ha raccontato nulla di ciò che accadeva nell’abitazione di don Angelo, poi sabato non è più riuscito a mantenere quel pesante segreto e si è confidato con il pastore della chiesa evangelica apostolica di Milano che il giovane frequenta con la famiglia. Il pastore dopo averlo ascoltato gli ha detto di denunciare tutto ai carabinieri. Ieri mattina i militari sono arrivati nell’abitazione di don Blanchetti e lì oltre alla coperta hanno trovato chiusi dentro una cassaforte anche diversi preservativi e lubrificanti. Gli stessi che il ragazzino aveva raccontato di avere visto nella casa di don Angelo. Al sacerdote è inoltre stato sequestrato il computer per verificare la presenza o meno di immagini pedopornografiche. Nei prossimi giorni don Blanchetti sarà ascoltato dal gip Giovanni Pagliuca.

    «Il mio cliente è molto provato – dice Benedetto Maria Bonomo, il legale del sacerdote – Stiamo valutando le carte per poter chiarire tutti gli elementi». L’indagine potrebbe non essere conclusa. La procura cercherà di capire se anche altri ragazzini possano essere stati vittime di abusi. Fuori dalla parrocchia dove il sacerdote è ai domiciliari alcune mamme del paese gli hanno espresso solidarietà: «Sono tutte calunnie, don Angelo è sempre stato buono e qualcuno può averne approfittato».

    http://www.ilgiorno.it/brescia/parroco-violenta-minorenne-1.2255653

  • Darfo: trovati alcuni preservativi a casa di Don Angelo „Preservativi nella casa di Don Angelo: “Rapporti sessuali completi col ragazzino”

    Darfo: trovati alcuni preservativi a casa di Don Angelo „Preservativi nella casa di Don Angelo: “Rapporti sessuali completi col ragazzino”

    Sesso in cambio di lezioni di catechismo per ricevere il battesimo. E’ uno degli agghiaccianti particolari che sarebbero emersi dalla testimonianza resa dal 14enne ai carabinieri. Stando alla versione dei fatti resa dal ragazzino di origine straniera, gli abusi sessuali si protraevano da circa due anni e sarebbero terminati solo una ventina di giorni fa.

    Gli incontri sarebbero avvenuti a casa del prete, Don Angelo Blanchetti, dove gli inquirenti avrebbero trovato, chiusi nella cassaforte, anche alcuni preservativi. Durante la perquisizione domiciliare, effettuata dai militari nei giorni scorsi, sono stati sequestrati anche il computer e il telefono del parroco oltre ad altro materiale – pare una trapunta – che sarebbe stato utilizzato durante i rapporti.

    Il ragazzino avrebbe subìto forti pressioni psicologiche da parte del prete che lo stava preparando a ricevere il sacramento del battesimo e con il quale avrebbe avuto rapporti sessuali completi sia attivi, che passivi. Solo dopo aver parlato con un altro religioso, la giovane vittima avrebbe trovato la forza per recarsi dai carabinieri e denunciare gli abusi.

    La testimonianza e il materiale trovato durante la perquisizione hanno portato all’arresto del parroco di Corna e Bessimo, ai domiciliari da martedì mattina.  Una notizia che ha scioccato la comunità. Parte dei parrocchiani lo difende a spada tratta. Le mamme e molti ragazzini dell’oratorio non nutrono alcun dubbio sull’innocenza di Don Angelo, che nei prossimi giorni verrà ascoltato dagli inquirenti.

    http://www.bresciatoday.it/cronaca/darfo-boario-terme-don-angelo-blanchetti-preservativi-.html
  • PEDOFILIA: Clausura perpetua per don Giovanni. “Spogliato” Don Nello

    PEDOFILIA: Clausura perpetua per don Giovanni. “Spogliato” Don Nello

    Gaetano Di Meglio | Come vi abbiamo ampiamente annunciato nell’edizione di ieri, martedì mattina (31 maggio) si è svolta nella sede vescovile un’assemblea straordinaria del presbiterio ischitano convocata la sera prima e con massima urgenza dal Vescovo Mons. Pietro Lagnese.

    Ci si attendeva qualcosa di molto grosso e così è stato. Gran via vai in via del Seminario con i preti focolarini in grande spolvero…

    Dopo aver affrontato diversi argomenti di carattere pastorale, prima di congedare i sacerdoti, il Vescovo ha brevemente rese note le determinazioni della Congregazione per la dottrina sulla fede in riferimento ai provvedimenti disciplinari a carico di don Nello Pascale e don Giovanni Trofa, accusati entrambi di abusi sessuali, nel primo caso pare addirittura a danno di minori.

    Cose vecchie, accuse risalenti ai decenni passati, ma che hanno preso “fuoco” solo ora grazie al nuovo corso di purificazione del clero voluto da Benedetto XVI prima e da papa Francesco poi.

    Se ieri ci siamo fermati a raccontarvi la notizia grossolana, oggi possiamo scendere nel dettaglio.

    La Santa Sede ha dunque disposto la riduzione allo stato laicale per don Nello Pascale, mentre per don Giovanni Trofa si aprono le porte di chissà quale convento (deciderà Lagnese) per la clausura perpetua.

    Clamoroso appare il verdetto, dopo che per mesi, gli amici dei due ex parroci dello Schiappone e di Fontana, avevano manifestato grande fiducia e ottimismo sugli esiti di una vicenda che ha destato grande scandalo tra i fedeli, non solo dell’isola d’Ischia.

    Sembrerebbe che il plico contenente i decreti di condanna sia giunto ad Ischia ai primi di marzo, ma solo dopo l’ultimo incontro con papa Francesco, avvenuto lunedì scorso, Pietro Lagnese ha deciso di darne comunicazione ai due interessati e, appunto, al clero ischitano.

    Da marzo fino a martedì mattina, specialmente per don Giovanni Trofa, si pensava ad una assoluzione piena. E in effetti l’ex parroco di Fontana scalpitava in attesa di poter finalmente festeggiare una vittoria che il suo avvocato di fiducia (nonché numerosi altri esperti di diritto canonico) davano per scontata.

    Tant’è che più di un amico ci ha riferito che in uno delle visite da parte del Vescovo e di un alto prelato locale, ci siano state anche le scuse per quello che sarebbe accaduto.

    Discorso invece molto diverso per Pascale, apparso alquanto rassegnato al punto tale  che nei giorni scorsi ha provveduto a ritirare i suoi oggetti personali dalla canonica dello Schiappone.

    A tal proposito, a far pendere la bilancia nettamente in direzione dell’accusa pare sia intervenuto direttamente papa Francesco che evidentemente, in quanto sovrano assoluto della chiesa, al di là delle procedure giuridiche previste dal diritto canonico e indipendentemente dalla consistenza delle prove raccolte, nel suo ospedale da campo non intende tollerare neppure l’ombra del sospetto.

    “Se si sospetta che i medici (ovvero i preti) si siano ammalati, essi non vanno curati, ma allontanati. Con severità e senza misericordia” mutuiamo un po’ una riflessione di natura più cattolica.

    Tutto questo naturalmente apre nuovi sconcertanti scenari per la chiesa ischitana. Non mancano, infatti, altri preti sui quali piovono ogni giorno pettegolezzi, calunnie, dicerie più o meno fondate. Alcuni di essi già tremano. Da parte sua Robespierre Lagnese va avanti come un carro armato. Di quelli che non fanno rumore, ma che non conoscono ostacoli. Francesco vuole e dispone. Il “focolare” della purificazione rischia ora di far esplodere un incendio. Avremo di che scrivere.

    PARROCCHIE: LAGNESE REVOLUTION

    L’ex parroco di Vitulazio, che per molti veste i panni del “salvatore” della Diocesi e dell’artefice della più grande operazione pulizia (non importano i figli e i nipoti sparsi per l’isola) del clero locale è pronto a cambiare volto all’assetto di molte parrocchie.

    Una modifica importante che dovrebbe servire sia a coprire i vuoti che si sono creati dopo la “sentenza” che ha visto protagonisti Don Giovanni e Nello Pascale sia a fronteggiare la carenza di preti.

    Partiamo dalla Parrocchia primaria Santa Maria La Mercede di Fontana che, dopo oltre 25 anni si avvia ad avere un nuovo parroco. In pole position c’è Marco D’Orio. Il giovane prete ordinato sacerdote poco fa insieme con Gianfranco Del Neso. Anche per Del Neso, ci sarebbe una destinazione importante. Ma la scopriamo tra poco.

    Se D’Orio prende gli uffici di Trofa, la parrocchia dello Schiappone è destinata a scomparire (chissà che fine farà la Jacuzzi nella canonica…). Metà (Vatoliere e un po’ di Schiappone) si dovrebbe aggregare alla Parrocchia di Piedimonte “Santa Maria La Porta” con Don Luigi Trani. L’altra parte, invece, dovrebbe andare con Testaccio. Ma questa “modifica” dovrebbe significare anche che la parte alta di Piedomonte si dovrà aggregare con la Parrocchia di Don Emanuel Monte a Fiaiano. Un passaggio indolore. E’ lo stesso “focolare”.

    Radio Diocesi, inoltre parla di altri interessanti spostamenti. Se teniamo per buona la modifica attuale ad Ischia Ponte, possiamo anche tenere per buona, come notizia, uno spostamento che è atteso da molti. Don Giuseppe Nicolella, infatti, sarebbe pronto a tornare nella sua Forio. E nella sua Sant’Antuono che dovrebbe prendere anche la Parrocchia di Campagnano che verrebbe abolita, andrà il giovane Gianfranco Del Neso.

    Una vera e propria rivoluzione che, come ciliegina sulla torta, potrebbe prevedere anche un cambio per la Parrocchia di San Ciro.

    Più di uno è sicuro che Lagnese stia operando bene e che fa bene a completare la pulizia. Qualche altro, invece, non è tanto contento. Qualche altro, invece, ci guarda storto e ci minaccia con la sguardo. Ce ne faremo una ragione. Vediamo come va a finire questa storia di preti…

    Clausura perpetua per don Giovanni. “Spogliato” Don Nello

  • …e il Prete con un figlio di 10 anni?

    …e il Prete con un figlio di 10 anni?

    Gaetano Di Meglio

    Preti in rivolta. Preti puniti. Preti alla gogna. Don Giovanni Trofa e Don Nello Pascale. Come molti sapranno, prima che qualcuno, poi, mi mandi all’inferno come ha già fatto il preside che si aggira per la Piazzetta San Girolamo, per Grazia non credo più alle menzogne della chiesa cattolica, e quindi la mia posizione è completamente terza rispetto ai fatti. Soprattutto rispetto ai fatti che vi racconterò, è giusto precisare una cosa.

    Tornando indietro nel mio passato “cattolico” (hahaha, sorrido) mi ricordo di due preti in particolare. Il primo, quello che mi battezzò (senza la mia decisione, ovviamente) oggi non è più prete. Ebbe un figlio e lasciò il suo ruolo clericale. L’altro prete, invece, è Don Giovanni Trofa. Il prete con il quale feci la prima comunione. 32 anni fa. Fortunatamente, dopo, con i preti ho avuto solo rapporti di lavoro (qualcuno mi deve ancora delle somme!) ma passiamo alla storia di oggi, veramente, passiamo alla storia che Il Dispari ha raccontato solo il 12 aprile. Quasi quattro mesi fa. Scusate se è poco. Una storia che poi è andata in pasto a checche (Carmelo docet) e isteriche di paese alimentando una macchina del fango che, chi scrive, ha evitato con attenzione.

    Sinceramente del futuro di Don Nello Pascale e Don Giovanni Trofa mi interessa relativamente. Resteranno sacerdoti, parroci o dovranno posare la tonaca sono fatti loro e dei quattro preti della Diocesi di Ischia che li hanno denunciati. Saranno problemi del Vescovo Lagnese quando dovrà rispondere alle domande del tribunale il giorno in cui verrà interrogato come teste. Così come siamo stati garantisti con Giosi Ferrandino, lo siamo con Don Giovanni e Don Nello. Un giudice terzo si dovrà esprimere. Ne prenderemo atto e ci regoleremo di conseguenza ma, non volendo giocare alla macchina del fango, mi piace riportare alle luce una storia di dieci anni fa. Una storia che merita attenzione e che deve uscire allo scoperto. Una storia che risale al lontano 18 marzo 2005. Si, avete letto bene: 18 marzo 2005.

    “Il giovane prete è stato mandato a meditare fuori dell’isola” recitava il titolo che impaginò il sottoscritto sulla prima pagina del Golfo. Il titolo, sempre del sottoscritto, era “Scandalo in parrocchia”. Il sommario “Una ragazza dice d’essere rimasta incinta del sacerdote che vuole continuare a servire il signore…”

    Chi la ricordi alzi la mano senza far cadere il giornale!

    Bene. I fatti sono più o meno come quelli che vedono protagonisti Don Nello e Don Giovanni. Non credete alla favoletta dei peccati mortali o dei peccati semplici, il peccato è sempre peccato. E lo afferma l’apostolo Paolo, non io.

    Da una parte c’è l’accusa di qualche ragazzino molestato, almeno così sembra di aver capito, dall’altra i sacerdoti che continuano a dirsi innocenti. Questi saranno fatti del tribunale. E, siccome, parliamo di fatti avvenuti tanti anni fa è giusto chiedere che venga fatta chiarezza su tutte le cose che si dicono. I “si dice” di Don Giovanni e di Don Nello sono diversi dai “si dice” di quel prete che 10 anni fa fu mandato a meditare fuori dell’isola? Noi crediamo che siano uguali. A questo punto, non fidandoci di tutti i preti, e basandoci su un altro “si dice”, chiediamo a Don Agostino Iovine, Don Luigi Trani, Don Carlo Candido e Don Gioacchino Castaldi di fare la stessa cosa che qualche prete ha fatto contro Don Nello e Don Giovanni.

    Proprio per una questione di equità sarebbe opportuno scavare negli archivi diocesani e verificare, intorno alla data del 18 marzo 2005, cosa c’è scritto. Troverete sicuramente le fotocopie fatte con molta attenzione sia della prima pagina del Golfo di allora che di pagina 5. Così come, troverete anche le fotocopie di un’altra pubblicazione del Golfo, quella del 29 marzo (qualche giorno dopo) dove in prima pagina campeggia un titolone: “Troppi preti cattivi, pedofili, gay e puttanieri… Il prefetto della Fede Joseph Ratzinger e padre Strofaldi contro chi “sporca” la Chiesa” e un illuminante editoriale di Domenico che, pubblicato oggi, potrebbe serenamente essere di commento a questo articolo.

    Vogliamo fare chiarezza sui fatti successi tanti anni fa e che vedono protagonisti Don Giovanni Trofa e Don Nello Pascale, benissimo, ma siccome ci sono tante zone scure, è bene che la luce risplendi ovunque. Don Agostino, don Luigi, don Carlo e Don Gioacchino non vi costa nulla fare luce su tutti i fatti che sono successi nel 2005. Se fossero vere, come se saranno vere le accuse che qualche vostro “collega” (sembrano siano stati proprio in quattro) ha rivolto a Don Giovanni e Don Nello sarebbero gravissime! Proprio gravi uguali. Anzi di più perché in tutto questo ci sarebbe un nascituro che da 10 anni vive senza padre o forse no, sa che è figlio del prete? Fate chiarezza, voi che sapete come si fa!

    …e il Prete con un figlio di 10 anni?

  • PEDOFILIA, REATO ATROCE. PARLA IL CRIMINOLOGO SERGIO CARUSO

    PEDOFILIA, REATO ATROCE. PARLA IL CRIMINOLOGO SERGIO CARUSO

    PEDOFILIA, L’APPELLO DEL PEDAGOGISTA: “TORNATE A PARLARE CON I VOSTRI FIGLI”

    Aboliamo immediatamente un luogo comune: non è il voto di castità a cui sono sottoposti alcuni sacerdoti o il delirio di onnipotenza che dà una pistola nella fondina a fare di un uomo un pedofilo. Anzi, diciamo pure che generalizzare e pensare che alcune categorie abbiano un maggior numero di casi rispetto ad un’altra è una mera idiozia. Preti e poliziotti, spesso bersagli innocenti quando si parla dell’atroce reato sui minori, sono frequenti vittime dei pregiudizi socio politici usati per colpire la categoria che rappresentano e per motivi per motivi che nulla hanno a che fare con la scienza. La pedofilia non ha ceto o estrazione sociale ed è una malattia che affonda le sue colpe non nelle divise e negli abiti talari, ma in dinamiche psicopatologiche complesse e molto più diffuse di quanto si possa pensare. È quanto sostiene il dottor Sergio Caruso, pedagogista, esperto in minori, famiglia e prevenzione, criminologo clinico e docente master criminologia a  Catanzaro, chiamato a spiegare in modo oculato e scientifico che cos’è realmente la pedofilia, quando ci si trova davanti a un caso del genere e se si può guarire.

    Intanto, che cos’è la pedofilia?

    «La pedofilia è una parafilia (anomalia del comportamento per cui la soddisfazione dell’istinto sessuale può essere raggiunta solo attraverso atti eccentrici o perversi, ndr) in cui il desiderio sessuale prevalente ha i tratti della morfologia estetica caratterizzata dalla personalità e l’espressione dei caratteri sessuali specifici di un minore. L’immaturità psicologica, infatti, accomuna sia il pedofilo che la vittima».

    Il Pedofilo ha un profilo psicologico ben delinato?     

    È errato pensare che sia uno soltanto. La letteratura scientifica distingue, senza elencare i sottotipi, tre tipologie: i preferenziali, i seduttivi e i sadici. Questi ultimi sono coloro i quali, nel 95% dei casi, il recupero è impossibile, poiché un pedofilo sadico generalmente seduce, violenta, importuna e uccide il minore. L’esempio più noto è quello di Luigi Chiatti, il famigerato pedofilo di Foligno. E a tal proposito, si faccia attenzione a non usare la parola mostro. È un termine mediatico nemico della scienza, che genera confusione per alimentare la saga del crimine, per alimentare una sorta di terrorismo psicologico che non aiuta a comprendere la problematica ma anzi elimina il nesso scientifico per aumentare la paura. Il pedofilo è una persona malata. Nella stragrande maggioranza dei casi abbiamo non solo dei riscontri di psicopatologie in cui la realtà è alterata, ma come caso del sadico, una volta su tre il pedofilo è vittima della sindrome dell’abusato/abusatore, ovvero è stato anch’egli abusato, quasi sempre da persone vicine. Cosicché tende a fare gesti simili».

    Quando un adulto gioca ‘affettuosamente’ con un bambino, ad esempio fare “il cavalluccio”, tenendolo in braccio o accarezzandolo, si è sempre in presenza di un pedofilo?

    «Questo è il caso dei pedofili seduttivi, che adottano uno schema ludico per esercitare vere e proprie violenze, non per forza relative all’ambito biomeccanico della penetrazione e delle violenza sessuale in genere. Coinvolgere il minore psicologicamente in giochi erotici, in situazioni erotizzanti, con la scusa del “cavalluccio”, farsi le foto insieme, farsi accarezzare, provoca comunque dei danni nella personalità del minore».

    Cosa succede a un minore che subisce violenza fisica o psicologica?

    «Da pedagogista, esperto della tutela dell’età evolutiva, alla luce della ricerche che abbiamo condotto presso il laboratorio scientifico del mio maestro, il Professor Matteo Villanova, Roma 3, laboratorio O.L.T.R.E.E., posso dire con certezza che il soggetto subisce danni psicologici irreparabili. Tende a somatizzare, a chiudersi, a non rivelarlo a nessuno. Con questa sofferenza, se tenuta dentro, iniziano a subentrare malesseri psicofisici, quali per esempio il vomito, paure, fobie, ansie, fino a vedere gli adulti come persone distante o avverse. Questi minori esprimono un forte disagio, che non scompare in età adulta ma si enuclea fino a sfociare, in alcuni casi, in psicopatologie».

    Quando non si verifica un vero e proprio atto di violenza, come nel caso di giochi apparentemente innocenti, il minore comprende di essere oggetto di attenzioni sessuali da parte dell’adulto?

    «Inizialmente no, principalmente per due motivi: il primo è per la fiducia che nutre nella persona adulta con la quale “gioca” e che considera un punto di riferimento, il secondo è perché per un bambino giocare rappresenta la normalità. Quindi non se ne rende conto, non è capace di una presa di coscienza. Successivamente si creano delle situazioni sempre più sessualizzanti in cui si mettono in atto azioni sessuali esplicite ed è lì che il bambino capisce».

    I pedofili appartengono, per ceto sociale o altra caratteristica, a una precisa categoria?

    «Assolutamente no, categorizzare è estremamente sbagliato. È una mera invenzione mediatica affermare che i preti o poliziotti, per esempio, sono le categorie nelle quali si riscontra il maggior numero di casi di pedofilia. Ci sono determinate trasmissioni televisive che farei chiudere seduta stante, perché le informazioni distorte, anziché aiutare a risolvere il problema, lo peggiorano. La pedofilia è la conseguenza di una dinamica destrutturante insita nell’individuo che non è legata ad alcun ceto o estrazione sociale. Quando si va a colpire una categoria non si vuole gettare la croce sull’individuo, ma sulla categoria che rappresenta, per motivi socio-politici che vanno al di là della scienza».

    Quali sono i sintomi per i quali una famiglia dovrebbe allarmarsi?

    «Prima del sintomo, che si ha a violenza già avvenuta, dovremmo fare fare una cosa essenziale e che purtroppo nelle famiglie e nelle scuole non avviene più: l’ascolto emozionale. Dovremmo istituire centri d’ascolto specifici per i minori che possano collegare le due più grandi agenzie strutturanti delle personalità e della società, che in questo preciso momento storico sono crollate. Solo attraverso l’educazione affettiva possiamo accorgerci di dinamiche che in un’osservazione superficiale , sepuur quotidiana, sicuramente non vediamo. Bisogna incentivare l’ascolto, sia esso per un momento di difficoltà, di paura, per un episodio di bullismo, fino ad arrivare a casi ancora più gravi. E anche noi professionisti, quali medici e  giornalisti, dovremmo attivarci per l’istituzione della prevenzione evolutiva e pedagogica, affinché il bambino possa essere ascoltato prima del danno, prima del reato, prima della violenza».

    Dalla pedofilia si guarisce?

    «In alcuni casi sì. Però è necessario capire di fronte a quale tipo di pedofilo ci si trova e valutare con minuzia quale tipo di intervento di riduzione recidiva deve essere attuata dall’equipe psichiatrica. Ripeto, nel caso del pedofilo sadico la guarigione è quasi impossibile, ma anche nel caso del seduttivo la questione rimane comunque complicata».

    La detenzione è una pena giusta in questi casi?

    «La detenzione ci deve essere perché il reato di pedofilia è atroce e inqualificabile. Ma guai se avessimo un sistema penale che non affiancasse la cura alla detenzione. Ci sono alcuni reparti dello Spinazzoli a Trani, nel carcere di Castrovillari o Poggio Reale, solo per fare un esempio, in cui è possibile eseguire un trattamento clinico forense per questa precisa tipologia di reato. Sì, i pedofili devono rimanere dentro, anche perché, se non curati, rimane sempre alto il rischio di recidiva».

    http://www.francescalagatta.it/pedofilia-reato-atroce-parla-il-criminologo-ed-esperto-sergio-caruso/

  • Intervista a João Oliveira: “I capi della multinazionale hanno scelto di eliminare l’argomento”

    Intervista a João Oliveira: “I capi della multinazionale hanno scelto di eliminare l’argomento”

    João Paulo Gomes de Oliveira, 38 anni, è un medico veterinario e ha lavorato in cooperazione internazionale e sviluppo dal 2001. È stato membro di organizzazioni nazionali e internazionali di diversi paesi.

    Quando, nel 2010, è stato posto come insegnante dal Centro polivalente Dehon a Gurúè, in Mozambico, come parte di un programma dell’allora Istituto portoghese per il supporto allo sviluppo (IPAD), finanziato dal Ministero degli Affari Esteri, coinvolgendo i sacerdoti responsabili del centro e un orfanotrofio nelle vicinanze.

    Cosa ti ha spinto a presentare un reclamo? 
    Soprattutto la gravità della situazione. Quando mi sono iscritto alla scuola e gli studenti hanno capito che non ero imparentato con i preti [il preside della scuola e il capo di un orfanotrofio in Gurúè], ho iniziato ad avere sospetti, a notare fatti e comportamenti strani come le guardie armate alla porta dell’orfanotrofio. Quando sono stato avvicinato da un alunno angosciato e disperato che voleva scappare, ma non aveva nessun altro posto dove andare, l’ho affrontato e ho ricevuto un racconto spaventoso di quello che stava succedendo.

    I due sacerdoti – Ilario Verri e Luciano Cominotti – vengono indagati in Italia esclusivamente sulla base della loro denuncia? 
    Non posso dire Ma è noto che il mio reclamo è stato preso sul serio e sufficientemente sostanziale e ben fondato per essere stato rinviato dal sistema giudiziario all’ufficio del pubblico ministero in Italia e meritato diversi mesi di indagini. Sono stato chiamato dalla procura italiana a testimoniare su questi preti, che è accaduto lo scorso settembre.

    Che prove hai presentato? 
    Le prove sono state presentate alle autorità competenti e sono oggetto di indagine. Non sarà un processo facile data la natura del crimine, i limiti delle istituzioni in Mozambico e, nel caso della procura italiana, la barriera linguistica. Questo caso sottolinea la responsabilità criminale della Chiesa cattolica e l’importanza della giustizia secolare nel risolvere questi casi semplicemente perché sappiamo tutti che la giustizia, la polizia e la libertà di stampa funzionano solo in una parte ristretta del mondo. Ed è proprio nell’altra parte che la maggior parte dei bambini non è protetta. È molto importante che la Chiesa cattolica si assuma le sue responsabilità e prenda misure per l’effettiva protezione dei bambini.

    Ha riferito la situazione ai suoi superiori all’IPAD. Cosa ti aspettavi che facessero? 
    Il crimine riferito al Ministero degli Affari Esteri [da cui dipendeva l’IPAD] è un crimine che viola le convenzioni internazionali sui diritti umani firmate dallo Stato portoghese. Si spera che lo Stato portoghese non trascuri la sicurezza delle vite umane, specialmente quando parliamo di bambini svantaggiati nei paesi fratelli. Se ci sono sufficienti indicazioni per indagare sulla giustizia di due paesi stranieri, è incomprensibile per la negligenza dell’AMF responsabile degli stessi fatti, che hanno semplicemente scelto di cancellare l’argomento.

    I due paesi – Italia e Mozambico – hanno giurisdizione giudiziaria. Il Portogallo no, perché non erano né le vittime né il presunto agente del crimine portoghese. 
    In ogni caso, dal momento che l’insegnamento è l’obiettivo principale della cooperazione portoghese nel PALOP, questa procedura solleva seri interrogativi sulla procedura del MAE quando vengono a conoscenza situazioni analoghe. La scuola in cui lavoravo non era mai stata visitata da nessuno dei miei superiori. Non era prima, durante o dopo. Chi garantisce che in altre istituzioni, che beneficiano della cooperazione portoghese, non esistano reati di questo tipo?

    https://www.publico.pt/2014/03/02/mundo/entrevista/entrevista-com-joao-oliveira-os-responsaveis-do-mne-optaram-por-apagar-o-assunto-1626571