Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Trapani

  • Marsala. Arrestato prete pedofilo recidivo. Abusi a Pantelleria. Domiciliari all’Aquila, Frate già condannato definitivamente per abusi su bimbo di 10 anni

    Marsala. Arrestato prete pedofilo recidivo. Abusi a Pantelleria. Domiciliari all’Aquila, Frate già condannato definitivamente per abusi su bimbo di 10 anni

    Marsala, abusa di un dodicenne arrestato frate già condannato
    Il religioso avrebbe abusato del figlio di una coppia di amici. Il gip gli ha concesso i domiciliari presso il convento della provincia de L’Aquila dove ha preso i voti dopo essere stato coinvolto anni fa in un’altra vicenda di pedofilia.
    Lo leggo dopo
    Un frate è stato arrestato con l’accusa di aver abusato sessualmente a Marsala di un dodicenne, figlio di amici. Le indagini della squadra mobile di Trapani erano state avviate dopo una segnalazione di “Telefono Azzurro” e sono state coordinate dal sostituto procuratore di Marsala, D’Alessandro che ha chiesto e ottenuto dal gip, Parrinello, l’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Il provvedimento è stato notificato all’indagato in Abruzzo, presso l’istituto religioso della provincia dell’Aquila dove aveva preso i voti di frate anni fa, dopo essere stato coinvolto in un’altra vicenda di pedofilia, per la quale è stato condannato con sentenza definitiva dalla Corte di Appello di Milano. La vittima in quell’occasione aveva dieci anni.

    (28 novembre 2012)

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2012/11/28/news/marsala_abusa_di_un_dodicenne_arrestato_frate_gi_condannato-47604301/

    Frate marsalese arrestato con l’accusa di pedofilia

    Mercoledì 28 Novembre 2012 17:06

    Un altra storia di abusi su minori torna a sconvolgere Marsala. Un frate originario del luogo è stato arrestato con l’accusa di avere abusato di un ragazzino di 12 anni, figlio di amici di famiglia. Le indagini sono state avviate dalla Squadra mobile di Trapani, dopo una segnalazione fatta al “Telefono Azzurro”. Secondo quanto si è appreso da agenzie di stampa, i fatti, avvenuti a Pantelleria, risalgono a prima che l’uomo prendesse i voti e si trasferisse in un convento dell’Abruzzo. Il frate, che…

    attualmente si trova proprio in questo istituto religioso in provincia dell’Aquila, ha ricevuto la notifica del provvedimento d’arresto. A quanto pare, il frate qualche anno fa, per lo stesso reato di abusi su minore, era stato condannato, con sentenza definitiva, dalla Corte di Appello di Milano. La vittima in quell’occasione era un bambino di 10 anni. Le indagini che hanno portato al nuovo arresto sono state coordinate dal sostituto procuratore Giulia D’Alessandro che ha ottenuto dal Gip Francesco Parrinello l’ordinanza di custodia cautelare.

    http://www.marsalace.it/web/cronaca/7775-frate-marsalese-arrestato-con-laccusa-di-pedofilia

    Arrestato un uomo: viveva in convento
    Abusava di un 12 enne, ora è frate: scandalo a Pantelleria
    28 novembre 2012 – 18:02 – Cronaca Regionale
    Avrebbe abusato sessualmente di un 12enne, figlio di alcuni amici, poi si e’ trasferito in un convento dell’Abruzzo, dove ha preso i voti. Adesso per lui sono scattate le manette con l’accusa di violenza sessuale aggravata su un minore.

    L’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari e’ stato emessa dal gip del Tribunale di Marsala (Trapani), a seguito delle indagini della Squadra mobile di Trapani, scattate dopo una segnalazione arrivata lo scorso anno a Telefono azzurro. I fatti sarebbero avvenuti a Pantelleria, dove l’uomo avrebbe abusato piu’ volte del piccolo nei momenti in cui era rimasto da solo con lui, approfittando della frequentazione del suo nucleo familiare. L’arrestato era stato gia’ condannato dalla Corte d’appello di Milano per violenza su un bambino di eta’ inferiore di 10 anni.

    http://www.siciliainformazioni.com/sicilia-informazioni/27737/abusava-di-un-12-enne-poi-diventa-frate-scandalo-a-pantelleria

    Pantelleria, frate arrestato per abusi su minori
    Pantelleria (Tp), 28 NOV – Accusato di aver abusato di un ragazzino di 12 anni, un frate è stato arrestato ieri a l’Aquila dalla Polizia, su ordine del Gip di Marsala. Ora si trova ai domiciliari. L’indagine è scaturita da una segnalazione arrivata lo scorso anno a”Telefono azzurro”. I fatti, avvenuti a Pantelleria, risalgono a prima che l’uomo prendesse i voti e si trasferisse in un convento dell’Abruzzo.

    ABRUZZO. Violenza sessuale su minore: frate già condannato arrestato a L’Aquila
    Avrebbe abusato del figlio di amici

    L’AQUILA. Era già stato condannato con sentenza passata in giudicato per violenza sessuale su minori di 10 anni poi aveva deciso di cambiare vita, cambiare aria e ritirarsi in convento.

    La struttura religiosa non l’ha potuto proteggere tuttavia da un nuovo arresto che è piombato addosso al frate ieri, quando la squadra mobile de L’Aquila ha bussato per notificare un ordine di arresto all’uomo di cui la questura non rende note le generalità.
    L’ordinanza di arresto (domiciliari) è stata eseguita dagli agenti coordinati dal capo della Mobile, Maurilio Grasso, mentre le indagini sono state svolte dal pm D’Alessandro della procura di Marsala e controfirmate dal gip Parrinello. Il reato da cui il religioso dovrà difendersi è violenza sessuale aggravata in danno di minore all’epoca dei fatti 12enne.
    Le indagini sono state eseguite dalla Mobile di Trapani e sono iniziate da una segnalazione pervenuta al “Telefono azzurro”. La segnalazione è stata riscontrata dagli investigatori che hanno scoperto che all’epoca dei fatti l’uomo era un amico di famiglia del minore e durante le normali frequentazioni avrebbe approfittato di quest’ultimo nei momenti in cui rimaneva da solo.
    L’uomo era già stato condannato dalla Corte d’Appello di Milano per gli stessi reati (violenza sessuale nei confronti di minori). Solo dopo questa condanna l’uomo aveva deciso di prendere i voti e trasferirsi in Abruzzo dove è stato accolto in un convento di cui non si specifica l’ubicazione. ieri mattina però è stato rintracciato dagli investigatori che lo hanno tratto in arresto potendo rimanere recluso nello stesso convento.

    Pedofilia, abusi su un dodicenne: frate arrestato a Trasacco

    È accusato di aver abusato di un ragazzino a Marsala (Trapani). Aveva preso i voti due anni fa dopo essere stato coinvolto in un’altra vicenda di pedofilia

    L’AQUILA. Un frate è stato arrestato con l’accusa di aver abusato sessualmente a Marsala (Trapani) di un dodicenne, figlio di amici. Le indagini della Squadra Mobile di Trapani erano state avviate dopo una segnalazione di «Telefono Azzurro» e sono state coordinate dal sostituto procuratore di Marsala, D’Alessandro che ha chiesto e ottenuto dal Gip, Parrinello, l’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Il provvedimento è stato notificato all’indagato in Abruzzo, presso un istituto religioso di Trasacco dove aveva preso i voti di frate anni fa, dopo essere stato coinvolto in un’altra vicenda di pedofilia, per la quale è stato condannato con sentenza definitiva dalla Corte di Appello di Milano. La vittima in quell’occasione aveva dieci anni.

    28 novembre 2012

  • Abusava di un 12 enne, ora è frate: scandalo a Pantelleria

    Abusava di un 12 enne, ora è frate: scandalo a Pantelleria

    Avrebbe abusato sessualmente di un 12enne, figlio di alcuni amici, poi si e’ trasferito in un convento dell’Abruzzo, dove ha preso i voti. Adesso per lui sono scattate le manette con l’accusa di violenza sessuale aggravata su un minore.

    L’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari e’ stato emessa dal gip del Tribunale di Marsala (Trapani), a seguito delle indagini della Squadra mobile di Trapani, scattate dopo una segnalazione arrivata lo scorso anno a Telefono azzurro. I fatti sarebbero avvenuti a Pantelleria, dove l’uomo avrebbe abusato piu’ volte del piccolo nei momenti in cui era rimasto da solo con lui, approfittando della frequentazione del suo nucleo familiare. L’arrestato era stato gia’ condannato dalla Corte d’appello di Milano per violenza su un bambino di eta’ inferiore di 10 anni.

    http://www.siciliainformazioni.com/sicilia-informazioni/27737/abusava-di-un-12-enne-poi-diventa-frate-scandalo-a-pantelleria

  • Trapani: vescovo Mazara del Vallo su caso Caradonna, parroco non sospeso

    Trapani: vescovo Mazara del Vallo su caso Caradonna, parroco non sospeso

    Palermo, 24 mar. – (Adnkronos) – “Don Vito Caradonna puo’ continuare a esercitare il ministero sacerdotale in quanto, al momento, non sussistono ragioni che giustifichino una sospensione delle sue facolta’ sacerdotali”. A dirlo e’ il vescovo di Mazara del Vallo (Trapani), monsignor Domenico Mogavero, a proposito del parroco a cui e’ stato notificato il divieto di dimora nel comune di Marsala (Trapani).

    Il provvedimento e’ stato emesso dal gip a seguito del coinvolgimento del prete nelle indagini per appropriazione indebita, truffa e circonvenzione d’incapace. Secondo una denuncia al vaglio degli investigatori, infatti, l’uomo avrebbe spinto un parrocchiano con problemi psichici a consegnargli circa 70mila euro. ”La Diocesi segue con rispettosa attenzione l’attivita’ della magistratura nell’accertamento delle responsabilita’ di don Vito in merito alle contestazioni che gli vengono mosse – spiega Mogavero -.

    Occorre sottolineare che tale somma e’ stata interamente restituita, seppure con notevole ritardo e dopo diverse vicissitudini. Va notato, altresi’, che il divieto di dimorare a Marsala imposto al sacerdote e’ una misura cautelare e non una condanna anticipata. Come vescovo – dice ancora Mogavero – mi sono interessato costantemente negli ultimi mesi alle vicende riguardanti don Caradonna e cio’ allo scopo di controllare e verificare l’attendibilita’ di talune voci circolanti nella citta’ di Marsala”. (segue)
    (24 marzo 2012 ore 15.48)

    Trapani: vescovo Mazara del Vallo su caso Caradonna, parroco non sospeso (2)
    (Adnkronos) – ”In mancanza di riscontri probanti circa eventuali violazioni di leggi ecclesiastiche, non sono stati adottati provvedimenti disciplinari – spiega ancora -. Tuttavia, di fronte ad accertati fatti di gestione non corretta di beni ecclesiastici, ho tempestivamente rimosso don Vito Caradonna dal servizio pastorale nella parrocchia di San Leonardo. Giova, peraltro, ricordare che cio’ e’ avvenuto prima e indipendentemente dall’emissione del provvedimento cautelare dell’autorita’ giudiziaria che gli ha vietato la dimora in Marsala”. La diocesi “sta valutando l’opportunita’ di offrire a don Vito Caradonna un adeguato accompagnamento spirituale che l’aiuti a superare la situazione di difficolta’ e di smarrimento nella quale e’ venuto a trovarsi”.
    (24 marzo 2012 ore 15.48)

  • Altri Mondi: Il pellegrinaggio per la verità di Francesco Zanardi

    Altri Mondi: Il pellegrinaggio per la verità di Francesco Zanardi

    E’ iniziato Giovedì 22 Settembre il Pellegrinaggio per la verità di Francesco Zanardi e fra oggi e domani si concluderà. Io l’ho rintracciato e gli ho chiesto di spiegarmi meglio la motivazione che lo ha spinto a questa nuova protesta dopo lo sciopero della fame intrapreso l’anno scorso. L’intervista parte proprio da dove ci eravamo lasciati la volta scorsa (se ve la siete persa, cliccate qui), per poi soffermarci a parlare della denuncia al papa, ma anche delle numerose testimonianze che ha raccolto lungo il suo pellegrinare di questi giorni. Esclusiva

    Francesco l’ultima volta che ci siamo sentiti è stato in occasione del tuo sciopero della fame, quasi un anno fa, contro i preti pedofili. Lo sciopero è finito e cosa hai ottenuto?
    Purtroppo nulla di positivo, ma tante intimidazioni da parte del clero. Un risultato atteso, utile a salire i livelli della casta, utile a fare emergere le reali intenzioni del clero in modo che non si possa parlare di illazioni.
    Da qualche giorno, invece, è iniziato il tuo viaggio, rigorosamente a piedi, da Savona a Roma. Ti va di spiegarci i motivi che ti hanno indotto a mettere in atto questa nuova crociata?
    Gli abusi commessi da membri del clero sono particolarmente devastanti e frustranti, per la vittima e i familiari, difficili da affrontare, perché difficile è associare un uomo che veste l’abito talare a questi crimini. Al tempo stesso nella giovane vittima si infrange la fiducia, che per abitudine associamo al sacerdote, da quel momento sarà sola perché non riuscirà più a fidarsi, crescendo con questo trauma. La nostra cultura, fondamentalmente cattolica condiziona molto la visione che tutti abbiamo di questa piaga. È molto facile individuare e intervenire su un pedofilo laico, quindi soccorrere anche la vittima, ma quando si tratta di un sacerdote le cose cambiano. Ad esempio il fatto che il laico venga isolato dalla società, mentre il sacerdote ha il sostegno dei fedeli e della Diocesi, crea la visione che sia impossibile che un uomo di Dio abbia commesso queste atrocità. Spesso non notiamo l’esempio che ho appena fatto, ci limitiamo a pensare che se è colpevole la giustizia interverrà, come nel caso del laico. La somma di tante situazioni simili porta al risultato, che spesso il laico va in carcere, viene segnalato e la vittima aiutata. Il sacerdote no, la copertura che si crea spesso con l’inconsapevole complicità di molti, difficilmente porta ad una condanna. L’unico modo per fermare questo meccanismo è quello di denunciare, quello di rompere il silenzio. Il dovere della società è quello di non girarsi dall’altra parte, di non far sentire emarginate queste persone, ma di darle sostegno, di aiutarle a chiarire la confusione, la paura, si sentono sporche e provano spesso vergogna per gli abusi che hanno subito, sono sole, chiuse in se stesse, non sono più riuscite a fidarsi dopo quell’esperienza.
    Anche io ho subito abusi da parte di un sacerdote, lo vedo tutt’ora girare impunito per le strade, ammette anche di avere abusato di me, facendosi forza del fatto che io sia prescritto. L’ho visto troppo spesso in passato con minori, che poi ho saputo furono a loro volta abusati, come me, ma io non avevo fatto nulla per impedirlo. Tante volte mi sono fatto sensi di colpa, ma poi ho imparato a reagire, a non subire più, a farmi coraggio, a rialzarmi da quello stesso peso che mi ha privato dei migliori anni della mia vita, di chi ha vissuto vicino a me, fino a che non mi sono opposto. Le vittime devono imparare che non sono sole e che possono aiutarsi, spesso anche a vicenda. Che possono aiutare un altro bambino a non subire gli stessi orrori, che conosciamo tutti molto bene, anche se spesso crediamo che gli altri non possano capire. Proviamo a fare capire cosa vuole dire un abuso su un bambino, forse riusciremo a sensibilizzare quelle persone che ora fanno finta di non essersi mai accorti di nulla, quelle che fanno finta di non vedere, quelle che si sono accorte ma non hanno denunciato, limitandosi a togliere i propri figli da quei luoghi. Più semplicemente quelli che non sanno che cosa è la pedofilia e la confondono ancora con la pederastia. Per questo voglio portare di persona la testimonianza che da vittime si può diventare sopravvissuti.
    Quando vedi il tuo carnefice girare liberamente per le strade, cosa provi?
    Tristezza perché so bene chi è e cosa fa, la cosa che mi da più dispiacere è il fatto che sta continuando a rovinare la vita a degli innocenti, con la complicità della chiesa e della magistratura che non sta intervenendo malgrado le prove e le vittime non prescritte. Uno scenario tutto italiano che incita alla delinquenza, purtroppo nel nostro paese le persone veramente tutelate dalla legge sono i criminali. Le vittime sono costrette a subire.
    Ė di questi giorni la notizia che il papa Benedetto XVI è stato denunciato per crimini contro l’umanità per aver compiuto 3 crimini: responsabile del mantenimento della leadership di un regime totalitario di coercizione in tutto il mondo  che soggioga i suoi membri con minacce terrificanti e nocive per la salute;  adesione ad un fatale proibizione dell’uso del preservativo, anche quando il pericolo di infezione da HIV-AIDS esiste; istituzione e mantenimento di un sistema mondiale di copertura dei crimini sessuali commessi da preti cattolici e il loro trattamento preferenziale, che agevola nuovi crimini.
    Questa denuncia è segnale che la società è cambiata. Tu come hai reagito sentendo questa notizia e quale è stata la prima cosa a cui hai pensato?
    Io sono parte di questa denuncia, l’unica associazione italiana che la ha appoggiata è stata la rete l’abuso. Siamo coscienti che questa è e resterà solamente una pubblica denuncia in quanto il vaticano non riconosce l’AIa ed in Italia è protetto da una politica corrotta che contribuisce solamente alla tutela di criminali come la chiesa. Nel nostro paese i primi ad avere paura sono proprio i magistrati ed i politici. Mani pulite ne è stata una delle tante prove, le indagini anche in quel caso dovettero fermarsi ai confini dello stato del vaticano.
    Diciamo che i rapporti con la chiesa ultimamente per te stanno diventando sempre più complicati, tanto è vero che hai ricevuto lo sfratto da casa tua che era di proprietà della chiesa. Ti va di dirci come s’è svolta la vicenda?
    Direi l’opposto ovvero che la chiesa ora ha un cane sciolto che non molla l’osso, lo sfratto è stato uno dei clamorosi autogol della chiesa, il mio contratto scadeva tra due anni, ora invece ho la garanzia di restare ancora per 5 senza pagare né affitto né spese condominiali che ricadono a carico del proprietario. Una delle intimidazioni classiche del clero, che però l’ha fatta alla persona sbagliata, ovvero ho sempre perseguito senza paura la verità, ora mi sento veramente libero di agire. Il bliz da Bagnasco ne è la prova, non si può dire che sia stato positivo per lui.
    Tornando al tuo pellegrinaggio per la verità, con questo viaggio stai raccogliendo, nelle varie città in cui passi, delle testimonianze di abusi avvenuti dai preti. La gente riesce a raccontarti le storie oppure tendono pur sempre a proteggere la chiesa?

    No chi si avvicina non protegge la chiesa, tutt’altro, le vittime hanno ancora molta paura ad uscire allo scoperto, ma lo stanno facendo. Escono molti casi non ancora noti e moltissimi sacerdoti di cui non sapevamo. Forti critiche alla chiesa arrivano anche dagli stessi sacerdoti, scoraggiati ed imbarazzati davanti a tutto ciò, una loro frase ricorrente è che a questi punti il papa farebbe più bella figura a consegnare gli archivi, vi ricordo che lo scandalo non è italiano, ma mondiale, diciamo che l’Italia è la nazione che fino ad ora non ha reagito. Ma le cose stanno cambiando.

    Nel video che hai postato su youtube si vede benissimo come la gente, pur riconoscendoti, ti ha accolto bene a differenza dei due parroci e del Cardinale Bagnasco, che sembravano, invece, nervosi e quasi infastiditi dalla tua presenza lì. Ci racconti bene cosa hai visto durante quella funzione?

    Tengo a precisare chi era quella gente, i credenti più convinti, la reazione è stata un’anime cosa generalmente impossibile, in condizioni normali, con la maglia che avevo addosso mi avrebbero fischiato o costretto ad uscire. Invece rientrato dall’intervista chiesta dai giornalisti presenti, i fedeli mi hanno addirittura tenuto il posto in prima fila, molti mi hanno parlato e pur non assecondando nessuno ha prevalso il buon senso. Confesso che entrando avevo paura di una reazione opposta, quella ottenuta è stata in’aspettata, ho anche fatto la comunione, scatenando solo le ire dei preti e di Bagnasco. Mi ritengo molto soddisfatto, senza neppure fare una parola, la mia sola presenza ha scosso positivamente le coscienze.

    Sempre nel tuo video, sottolinei che il “Cardinale Angelo Bagnasco, parlando di Seppia si lascia sfuggire la frasecostretti a rimuoverlo anche se si corregge subito dopo.[…] Credo che la mia presenza e la sinistra censura imposta ai mezzi di informazione abbia tutt’altro che rimarginato lo squarcio aperto dal caso di don Seppia.” Mi spieghi a che tipo di censura ti riferisci?

    Purtroppo i mezzi di informazione presenti hanno avuto serie difficoltà a pubblicare le mie dichiarazioni e questo accade spesso purtroppo.
    Francesco durante il tuo tragitto verso Roma, mercoledì scorso 5 ottobre, ti è successa una cosa che ha dell’incredibile. Ci dici in breve in cosa consiste?
    Mercoledì ho subito una perquisizione da parte della polizia che non ha applicato nessuna delle procedure in vigore. Per farla breve, hanno agito sotto ordine non della questura, ma diciamo così di ignoti. A seguito di questo sono stati depositati esposti alle procure di Savona e Livorno. Per motivi di tutela personale, posso procedere a piedi verso Roma ma non posso più passare fuori dai centri abitati, arrivo previsto a Roma fra oggi e domani
    Una volta arrivato a Roma, cosa farai?
    Poche ore prima avviserò i sostenitori del mio imminente arrivo, avviserò il portavoce padre Lombardi e mi avvierò in territorio Vaticano. Li può accadere di tutto, dall’essere ricevuto all’essere bloccato dalla polizia. Ritengo, soprattutto alla luce delle dichiarazioni che il Papa ha fatto a Berlino che sarò ricevuto, nel caso contrario avrò scalato l’intera casta ecclesiastica, e tireremo le vere somme sulle reali intenzioni e responsabilità che il clero non vuole assumersi. In questo caso ho già un’iniziativa pronta, sempre nel mio stile non violenta, ma meglio non parlarne per ora.
    Intervista:  Francesco Sansone
    Grafica: Giovanni Trapani
  • Mons. Angelo Mustazza patteggia

    Mons. Angelo Mustazza patteggia

    Mons. Angelo Mustazza, sacerdote trapanese accusato di atti di libidine e induzione alla prostituzione nei confronti di alcune minorenni, è stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione con il patteggiamento.

    È stato lo stesso difensore dell’imputato a chiedere il patteggiamento davanti al Gup, con il consenso del Pm Giusi Mione. Mons. Mustazza, ex insegnante di religione e parroco delle Chiese di Sant’Andrea e Misericordia ad Erice, era stato arrestato sei mesi fa dai carabinieri sulla base delle testimonianze di alcune ragazzine.

    Il sacerdote avrebbe pagato cifre oscillanti intorno alle 50 mila lire per potere «toccare» le giovani.foggia

    http://edicola.unionesarda.it/Articolo.asp…Articolo=220768

    SICILIA – I TESORI DI MONSIGNORE
    di GIUSEPPE PIPITONE [ 18/01/2011]

    Ma al di la’ delle voci, che possono o meno trovare conferma, c’e’ un altro fatto che ancora oggi meriterebbe piu’ di un approfondimento. Padre Angelo Mustazza fino al 1998 era parroco a Valderice, la stessa cittadina che ospita l’Auxilium. Su Mustazza i fedeli erano sempre stati d’accordo, un prete per bene. Ma improvvisamente il presule si trovo’ al centro di voci su una brutta storia di pedofilia e sfruttamento della prostituzione. Alcune ragazzine, anche di dodici anni, appartenenti alle famiglie meno abbienti della zona, raccontarono come il prete le conducesse spesso in sacrestia abusando ripetutamente di loro. Poi, per lavarsi la coscienza, le pagava con poche lire.

    Mustazza dovette arrendersi di fronte all’evidenza dei fatti, patteggiando una condanna per violenza carnale su ultraminorenni e invito alla prostituzione. Secondo le norme del diritto canonico un sacerdote che arriva addirittura alla condanna per reati del genere dovrebbe essere allontanato dal suo territorio, e magari collocato a riposo.

    Per questo appare singolare il fatto che Mustazza, un tempo proprietario di diversi appartamenti a Trapani, oggi sia il parroco della Chiesa di Purgatorio. Per la cronaca, Purgatorio e’ il nome di una frazone che si trova a un tiro di schioppo da Valderice, la cittadina dove Mustazza ha consumato il grave reato pochi anni fa. Ma a Trapani nessuno sembra porsi domande. Da Canepa fino agli affari della Fondazione Auxilium, passando per il caso di padre Mustazza, sono tutte coincidenze. Fatti curiosi, utilizzati ad hoc da chi vuole attaccare la Chiesa trapanese e il suo pastore.

    www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=368

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    Nelle mani dei magistrati anche foto scottanti. Ma molti fedeli difendono il prelato: ” e’ vittima di una vendetta ”
    ” Violentava minorenni ” , parroco in cella
    Trapani, monsignor Mustazza arrestato dopo le rivelazioni di alcune ragazzine

    —————————————————————– Nelle mani dei magistrati anche foto scottanti. Ma molti fedeli difendono il prelato: ” + vittima di una vendetta” “Violentava minorenni”, parroco in cella Trapani, monsignor Mustazza arrestato dopo le rivelazioni di alcune ragazzine TRAPANI – Apriva la sacrestia per accogliere adolescenti di tredici, quattordici anni che una ma – itresse del quartiere reclutava tra le famiglie dei disperati. Poi, sprangata la porta, quella stanzetta tappezzata di immagini sacre diventava una alcova. L’alcova del parroco, monsignor Angelo Mustazza, 63 anni, sacerdote popolarissimo nella comunita’ religiosa di Valderice. Sussurri e chiacchiere di paese hanno fatto presto ad alimentare la leggenda del prete pedofilo, schiavo del vizio, pronto a compensare con un paio di banconote le ragazzine trascinate sul divano. Sembrano solo pettegolezzi messi in giro dagli immancabili mangiapreti, capaci di ogni diavoleria pur di sporcare l’immagine del clero siciliano, gia’ squassato da vicende devastanti: l’incriminazione per mafia del sacerdote di Giardinello don Francesco Salvia, l’arresto del carmelitano don Mario Frittitta per favoreggiamento del boss Pietro Aglieri, la richiesta di rinvio a giudizio per stupro e usura del parroco di Mascalucia don Pasqualino Di Stefano. Ma, per i giudici, padre Mustazza aveva davvero un debole per le ragazzine, che riusciva a comprare a prezzi stracciati: bastava scucire da 30 a 50 mila lire e l’incontro era assicurato. Cosi’, almeno, assicurano i magistrati che hanno firmato un ordine di carcerazione per il monsignore, da ieri rinchiuso in una cella del “San Giuliano”. Un evento traumatico per la Chiesa di Trapani, anticipato lunedi’ dal vescovo Francesco Micciche’ durante un incontro con le maestranze della processione di misteri. “E’ accaduto un fatto gravissimo, che mi ha molto colpito”, ha mormorato il prelato che si e’ chiuso poi nel silenzio.

    Ma quando le agenzie hanno cominciato a battere i primi dispacci sull’arresto di don Mustazza, la notizia si e’ subito diffusa a Valderice creando sconcerto fra i parrocchiani, pronti a ricordare le buone abitudini del monsignore che da 35 anni vive nella canonica con la sorella Maria conducendo una vita discreta e irreprensibile, scandita da preghiere e opere di bene, sempre al servizio dei diseredati. Ogni mattina il Rosario, le Confessioni, la Messa. Quindi in sacrestia ad ascoltare le litanie degli sventurati, a dare una parola di speranza all’esercito dei questuanti. Un maledetto equivoco, giurano i fedeli ignorando, forse, il blitz dei carabinieri che hanno sequestrato materiale definito “interessante” in un paio dei 15 ruderi acquistati qualche tempo fa dal parrocco nella borgata di San Francesco. La svolta sarebbe arrivata all’inizio di aprile quando una sedicenne ha denunciato la madre per sfruttamento della prostituzione. A poco a poco, il giro delle testimonianze si e’ allargato, sono state sentite altre ragazze finche’ qualcuna non ha fatto il nome del monsignore. “State attenti a buttare fango sulle persone, sono tutte calunnie – grida Pietro Minaudo, uno dei piu’ strenui difensori di padre Mustazza -: e’ un angelo, gli affiderei anche mia figlia. Ma lui e’ troppo buono e forse per questo oggi si trova nei guai”. Spiega Minaudo, imprenditore: “Questo e’ un porto di mare, qui vengono spesso prostitute, donne bisognose d’aiuto che sono separate o hanno il marito in carcere. Qualche settimana fa s’e’ rifiutato di dare denaro a una ragazza e lei ha giurato di fargliela pagare”.

    Ma dal fronte investigativo non trapelano incertezze. Piuttosto, dicono i carabinieri, ci sono riscontri e testimonianze precise, alludendo forse ad alcune foto compromettenti, una delle quali ritrarrebbe il sacerdote con la mano tesa verso una ragazza seminuda. “E’ falso anche questo”, sbottano i parrocchiani in difesa del prete e spiattellando la loro verita’: “Sono venute in parrocchia due ragazze, a un certo punto una ha tirato dalla borsetta la macchina fotografica e mentre l’altra si spogliava ha fatto il clic. Era una trappola, ma don Angelo non c’e’ caduto”.

    —————————————————————– MONSIGNOR MAGGIOLINI “Piu’ attenzione quando si ammette al sacerdozio” MILANO – Che fra 64 mila tra preti e religiosi ci siano due o tre casi di deviazioni non deve stupire, ma non per questo giustificare quanto accaduto. “Ma in fase di ammissione al sacerdozio meglio un prete in meno in diocesi che un cuore sospeso”. A pronunciare il monito, commentando i fatti di Sicilia, e’ monsignor Alessandro Maggiolini, vescovo di Como, che pur premettendo di parlare con “ritrosia” dell’argomento chiede anche una riflessione a Chiesa e societa’ laica. “Aspettiamo comunque a giudicare sin che non c’e’ condanna”, commenta sul caso. Poi la prima riflessione: “Ci sono 37 mila preti e 27 mila religiosi, non stupiamoci di tre casi, comunque gravi, ma non generalizziamo”. “Teniamo quindi conto – continua il prelato – che probabilmente si sono allentate le remore, le regole di prudenza che venivano insegnate ai maestri dello spirito, come quelle di non toccare mai i bambini”. E qui monsignor Maggiolini arriva a quello che lui definisce il quarto punto: “E’ vero che c’e’ crisi di vocazione ma non bisogna prendere chiunque per paura che la diocesi resti senza preti.

    Se ci si accorge di una tendenza e’ giusto allontanare senza remore”. La societa’ entra in gioco alla fine: “Chiederei che la macchina culturale, le agenzie del consenso non si stupiscano per questi episodi perche’ non puo’ non accadere quando si continua a mettere, vedi per esempio i film, la sessualita’ ovunque, come fosse un bicchier d’acqua. E le remore cadono anche la’ dove non dovrebbero cadere. Dunque la societa’ laica stia attenta e renda conto di queste scelte”.

    —————————————————————– I PRECEDENTI * SEMPRE IN SICILIA Sabato scorso, a Mascalucia, in provincia di Catania, scattano le manette per l’arciprete della parrocchia don Pasqualino Di Stefano, 62 anni: tra le accuse, abusi sessuali e usura * IN PUGLIA Tre settimane prima aveva celebrato i funerali di Nadia Roccia, la ragazza uccisa dalle sue due migliori amiche. Ma il 2 aprile, per don Giorgio Mazzoccato, 61 anni, sacerdote del piccolo Comune di Castelluccio dei Sauri, e’ arrivato l’ordine di arresto per violenza sessuale su dei bambini di Arpinova, dove don Giorgio era stato parroco sino al ’96 * NELLA BASSA MODENESE Nella bassa modenese un sacerdote, don G., venne bersagliato, nel settembre scorso da accuse e sospetti che lo collegavanao a un giro di pedofili. Il prete si difese pubblicamente durante l’omelia nella sua chiesa. * A MASSA Prima una serie di “voci”, poi l’allontanamento dalla parrocchia e infine gli arresti domiciliari e nell’agosto ’97 don Roberto Marianelli, 47 anni, viene confinato in canonica. Contro di lui l’accusa di atti di libidine su alcuni bambini della parrocchia di Capanne, del comune di Montignoso.

    Mignosi Enzo

    Pagina 17
    (29 aprile 1998) – Corriere della Sera

    http://archiviostorico.corriere.it/1998/ap…804291522.shtml

    Arrestato a Trapani il prete pedofilo

    29 aprile 1998 — pagina 23 sezione: CRONACA
    TRAPANI – Monsignor Angelo Mustazza, 63 anni, parroco a Valderice (Trapani) è stato arrestato con l’ accusa di pedofilia. Il prelato avrebbe avuto rapporti sessuali con bambine di 12 anni e con ragazze maggiorenni. Gli incontri a luci rosse sarebbero avvenuti nella sacrestia e nell’ abitazione di monsignor Mustazza, nel centro di Trapani. Per ogni rapporto sessuale il prete avrebbe pagato dalle 50 alle centomila lire. A reclutare le bambine sarebbe stata una donna.

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…e-pedofilo.html

    monsignor Angelo Mustazza, parroco di Valderice, diocesi di Trapani, arrestato nel 1998 con l’accusa di violenza sessuale su minore e prostituzione minorile, per aver abusato in sagrestia di ragazzine dai 12 ai 16 anni. Al termine delle violenze pagava le ragazzine con pochi spiccioli. Ha patteggiato la condanna per violenza sessuale e induzione alla prostituzione minorile. Attualmente dice messa a Custonaci, località Purgatorio, nella parrocchia Maria Santissima del Suffragio, a poca distanza dalla sua ex parrocchia. [209] [210]

  • I REATI NASCOSTI DEI PRETI ITALIANI: OLTRE 130 HANNO ABUSATO DI MINORI

    I REATI NASCOSTI DEI PRETI ITALIANI: OLTRE 130 HANNO ABUSATO DI MINORI

    martedì 6 aprile 2010
    Secondo gli avvocati che seguono i casi è solo “la punta dell’iceberg”
    di Vania Lucia Gaito
    Tra arrestati, indagati e condannati sono circa 130 i casi di sacerdoti coinvolti in reati legati alla pedofilia e venuti alla ribalta delle cronache, soprattutto locali, negli ultimi due anni. Da Bolzano a Trapani, nelle città così come nei piccoli borghi, le procure italiane si sono ritrovate spesso a dover intraprendere indagini in cui erano coinvolti ecclesiastici e in cui le vittime erano giovani, spesso giovanissime. Un dato allarmante, se si tiene conto che è “solo la punta dell’iceberg”, come afferma l’avvocato Sergio Cavaliere, che ha documentato i 130 casi di pedofilia clericale. E ancor più allarmante se si pensa a quanto può essere stimato il “sommerso”, ovvero tutti i casi che non hanno avuto una eco mediatica ma soprattutto i casi che non sfociano in denuncia. Molte vittime sono riluttanti ad uscire allo scoperto, spesso non parlano neppure ai familiari dell’abuso subito, oppure denunciano il sacerdote all’autorità ecclesiastica ma non alle procure. “In nessuno dei casi il vescovo locale ha avvisato la polizia del sospetto abuso” sostiene l’avvocato Cavaliere. Tesi che si coniuga con quanto affermato dal procuratore aggiunto Di Milano, Pietro Forno, che ha condotto molti procedimenti a carico di sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori, dieci dei quali conclusi con la condanna degli ecclesiastici: in tutti i casi trattati le denunce non sono mai partite da vescovi o altri sacerdoti ma sempre dalle famiglie delle vittime, dopo che si erano rivolte alle autorità ecclesiastiche senza risultato. “Scopriremo presumibilmente che il Vaticano ha lavorato in Italia ancor più alacremente con i vescovi per nascondere i casi, rispetto all’estero, semplicemente perché il contatto era più vicino e la chiesa è così potente in Italia”, ha affermato Roberto Mirabile, responsabile della Caramella Buona, l’associazione antipedofilia che si è costituita parte civile nel processo contro don Ruggero Conti, ex parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima a Roma. Il sacerdote fu arrestato il 30 giugno 2009 con l’accusa di abusi sessuali a danno di minori e prostituzione minorile aggravata. Su istanza dei suoi legali gli furono concessi gli arresti domiciliari, ma fu nuovamente arrestato pochi giorni prima che partisse per Sidney con alcuni ragazzi della parrocchia per partecipare alla Giornata mondiale della gioventù.
    La dinamica degli abusi descritta dalle vittime, tutti maschi e al di sotto dei 14 anni, è quasi sempre la stessa: il ragazzo che frequentava i locali della parrocchia veniva attirato in altre stanze e qui costretto a soggiacere ai desideri del sacerdote. In cambio alcuni potevano avere piccole somme, dai 10 ai 30 euro, o anche altro, come capi d’abbigliamento. Nel corso del processo, sono stati ripetutamente chiamati in causa Monsignor Carlo Galli di Legnano e il Vescovo Gino Reali di Roma, come prelati che sapevano da anni dei fatti senza prendere alcuna posizione concreta. Anche quando i sacerdoti sono stati arrestati in flagranza di reato, le Curie sono sempre rimaste fedeli alla difesa dei loro parroci. Come nel caso di don Marco Cerullo, arrestato nelle campagne tra Villa Literno e Casal di Principe nel dicembre del 2007, mentre era in macchina con un bambino di 11 anni e lo costringeva a un rapporto orale. Informato dell’arresto del sacerdote, il vescovo di Aversa, Mario Milano, non volle pronunciarsi e la diocesi non prese alcun provvedimento nei confronti del prete fino alla sua condanna a sei anni e otto mesi sia in prima istanza che in appello. Solo in seguito è stata aperta un’indagine sui fatti contestati al giovane sacerdote anche da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede. In alcuni casi non solo le diocesi non hanno preso provvedimenti di fronte alle accuse ai sacerdoti pedofili, ma hanno addirittura continuato a mantenere in servizio e a contatto con i bambini anche preti già condannati dai tribunali italiani per gli stessi reati. É il caso di don Roberto Mornati, sul quale già pesava una condanna per pedofilia inflittagli all’ inizio degli anni ‘90 dal Tribunale di Lecco, in seguito alla quale la Curia lo aveva trasferito a Gavirate, dove gli abusi sono ricominciati. E di don Claudio Ballerini, arrestato a Perugia perché si masturbava in piazza davanti a minori. Era stato già condannato ben due volte, ma nei suoi confronti non erano mai stati presi provvedimenti dalla Curia. Ma anche don Antonio Di Maggio, trasferito dalla Sicilia a Roma dopo una condanna per abusi sessuali ai danni di una ragazza disabile a lui affidata, fu lasciato a contatto con bambini e ragazzi, permettendogli di insegnare e di gestire l’oratorio. Naturalmente, ricominciò con gli abusi e fu nuovamente condannato a 4 anni e 2 mesi.
    In alcuni casi, poi, nonostante le condanne, alcuni sacerdoti vengono addirittura promossi. É il caso di G.S., sacerdote del salernitano, condannato in via definitiva per atti di libidine violenta nei confronti di due bambine di 12 anni. Il prete insegnava in una scuola media di Pontecagnano Faiano e gli abusi avvenivano in classe, sotto gli occhi degli altri ragazzi, intimoriti dalla natura aggressiva del religioso. Oggi don G.S. non insegna più, è consigliere dell’Istituto interdiocesano per il sostentamento del clero e membro del collegio presbiterale, nominato direttamente dall’arcivescovo. Molti anche i sacerdoti che hanno “patteggiato” e sui quali non è mai stata aperta una indagine da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Spesso la condanna era di pochi mesi, con la sospensione della pena, e l’immediato ritorno nelle parrocchie, in mezzo ai bambini. In alcuni casi, specialmente quando l’accusa riguardava la detenzione e la divulgazione di materiale pedopornografico, la condanna è stata commutata in una pena pecuniaria. Ma anche don Renato Giaccardi, che ha patteggiato appena 4 mesi per i reati di induzione alla prostituzione, favoreggiamento e sfruttamento di almeno 40 ragazzini ha potuto usufruire di questa “commutazione della pena”. I quattro mesi di reclusione si sono così trasformati in una pena-le di 4000 euro e non si hanno notizie di eventuali provvedimenti a suo carico da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Sembra inoltre prendere sempre più corpo l’ipotesi di una rete tra sacerdoti con la passione per i minorenni. In più di un caso gli investigatori hanno accertato che il sacerdote che compiva abusi sessuali su minori condivideva questa sua deviazione con altri confratelli. Un’intercettazione della Squadra mobile di Cuneo che stava indagando su don Renato Giaccardi, colse il sacerdote al telefono con un prelato romano, mentre si scambiavano commenti sulle qualità fisiche di un bambino. É questo quello che monsignor Sodano definisce “chiacchiericcio”?

    http://ilgiornalieri.blogspot.com/2010/04/i-reati-nascosti-dei-preti-italiani.html

    www.romandie.com/ats/news/100406121823.yn421jb2.asp

    www.romandie.com/infos/news2/100406121823.yn421jb2.asp

    Italie/pédophilie: 130 prêtres impliqués ces dix dernières années
    ROME – Environ 130 prêtres ont été impliqués ces dix dernières années dans des enquêtes sur des cas de pédophilie en Italie, a précisé mardi à l’AFP l’avocat Sergio Cavaliere à la suite d’un article du journal Il Fatto Quotidiano qui donnait ce chiffre mais sur deux ans.
    “J’ai recueilli la documentation sur plus de 130 cas de pédophilie ecclésiastique, dans la presse et sur internet, dont 88 prêtres avec nom et prénom, les autres cas étant anonymes”, a indiqué Me Cavaliere, qui défend lui-même la famille d’un enfant de Casal di Principe, dans le sud de l’Italie, victime d’abus de la part d’un prêtre, don Marco Cerullo.
    Les cas répertoriés se sont produits “plus ou moins” à partir de 1999 jusqu’à aujourd’hui, a-t-il précisé.
    Le prêtre Marco Cerullo a été “arrêté en flagrant délit” par la police et condamné en première et deuxième instance à 6 ans et 8 mois de prison, son cas étant actuellement examiné par la Cour de Cassation, mais le diocèse “n’a montré aucun intérêt pour le sort de la victime”, selon Me Cavaliere.
    “Jusqu’à présent aucun cas de prêtre dénoncé par le diocèse n’a été enregistré (en Italie). C’est un système (de l’Eglise catholique, ndlr) créé pour protéger ses propres membres, non les victimes”, a-t-il ajouté, dénonçant “la protection dont jouissent les prêtre qui sont cachés, déplacés dans d’autres diocèses” lorsqu’ils sont poursuivis pour des abus.
    Selon le quotidien Il Fatto, la police soupçonne même l’existence d’”un réseau de religieux ayant la passion pour les mineurs”.
    “Dans plus d’un cas les enquêteurs ont établi que le religieux qui commettait des abus sexuels contre des mineurs partageait cette déviance avec des confrères”, ajoute le journal, sans dire d’où il tire ses informations.
    Contactée par l’AFP, la Conférence épiscopale italienne n’était pas en mesure de commenter dans l’immédiat.
    La presse italienne publie également mardi une lettre adressée au doyen des cardinaux, Mgr Angelo Sodano, par un militant des droits des homosexuels, qui dit avoir été victime dans son enfance d’abus d’un prêtre pédophile et dans laquelle il condamne une Eglise plus proche du pape Benoît XVI que des victimes.
    “Moi et les autres victimes trouvons parjures ces déclarations (…) qui offensent et tendent à couvrir de boue d’un point de vue médiatique les victimes et non les coupables”, écrit Francesco Zanardi dans sa lettre.
    “Le peuple de Dieu est avec vous” et “ne se laisse pas impressionner par les +jacasseries+ du moment, par les épreuves qui, parfois, viennent frapper la communauté des croyants”, avait affirmé dimanche devant le pape, Mgr Sodano, dans un message de voeu totalement inhabituel avant la messe de Pâques.
    Depuis fin 2009, l’Eglise catholique est secouée par des révélations en série d’abus pédophiles commis par des religieux, souvent couverts par leur hiérarchie, en Europe, en particulier en Irlande et Allemagne, et aux Etats-Unis mais de plus en plus en Italie aussi.
    Ces dernières semaines, le pape Benoît XVI a lui-même été mis en cause par des médias allemands et américains pour avoir, selon eux, gardé le silence sur des abus quand il était archevêque à Munich puis chef de la Congrégation pour la Doctrine de la foi au Vatican.
    (©AFP / 06 avril 2010 14h18)

  • PEDOFILIA: PARROCO ARRESTATO; I PARROCCHIANI LO DIFENDONO

    PEDOFILIA: PARROCO ARRESTATO; I PARROCCHIANI LO DIFENDONO

    VALDERICE (TRAPANI), 28 APR – I suoi parrocchiani sono pronti a mettere la mano sul fuoco per lui.

    I carabinieri che hanno raccolto le denunce e hanno indagato sono invece convinti che monsignor Angelo Mustazza, 63 anni, nato a Buseto Palizzolo, parroco di Sant’ Andrea, frazione di Valderice, sia un pedofilo che ha approfittato di bambine di 12 anni ed abbia indotto alla prostituzione diverse ragazze.

    Per questo e’ stato comunque arrestato. La Chiesa di Sant’ Andrea e’ in via Adua, su una collinetta che domina il mare di Bonagia. Monsignore vive qui da 35 anni con la sorella Maria. La mattina alle 7.40, suona le campane, recita l’ Ave Maria che i suoi 500 parrocchiani ascoltano attraverso l’ altoparlante e poi si prepara per le
    confessioni, le messe, i battesimi, i matrimoni. Il prete cura anche la Chiesa della Misericordia a Valderice.

    Per anni ha insegnato religione nelle medie del rione Cappuccinelle e del quartiere San Francesco Di Paola, borgate degradate e povere di Trapani. A San Francesco ha comprato una quindicina di scalcinate case che gli danno un reddito mensile di qualche milione che lui somma alla pensione di insegnante.

    Un sacerdote generoso, viene dipinto don Mustazza. ”Non negava mai soldi – dice Pietro Minaudo – piccolo imprenditore che con la moglie ed i figli abita a 20 metri dalla Chiesa”. ”Forse – aggiunge – e’ stata proprio la sua generosita’ a rovinarlo”.

    I Minaudo dicono che il loro parroco ha cresciuto tutti i ragazzi della borgata. ”Gli affiderei – dice l’ imprenditore – mia figlia anche per un anno. Padre Angelo e’ stato sempre a contatto dei bambini e non e’ mai accaduto nulla”.

    I carabinieri sostengono che il parroco ha abusato di ragazze e bambine per anni. Domenica scorsa hanno perquisito la Chiesa da cima a fondo. Hanno sequestrato una macchina fotografica. Il sacerdote ha detto ai suoi parrocchiani: ”forse cercavano droga, indossavano i guanti. Ma io non ho nulla da temere”.

    ”Qui – dice Pietro Manaudo – vengono spesso prostitute e donne bisognose d’ aiuto, perche’ hanno il marito in carcere, a chiedere aiuto economico a don Angelo. Lui e’ generoso ma qualche settimana fa si e’ rifiutato di dare denaro ad una ragazza che era venuta pochi giorni prima”. C’ e’ un muratore, che in passato ha lavorato per don Angelo, che giura di aver sentito questa ragazza dire al sacerdote: ”visto che non mi vuoi dare i soldi me la pagherai. Ti denuncio, ti rovino”.

    Cosi’ i parrocchiani ipotizzano una vendetta contro un uomo di chiesa generoso. I carabinieri, il sostituto procuratore Giusi Mione ed il gip Marina Ingoglia, invece, sono convinti che don Angelo sia colpevole. Un investigatore dice: ”abbiamo riscontri e testimonianze precise”.

    Ed aggiungono che il monsignore abusava di minorenni e di ragazze fino a 21 anni, in cambio di una cifra che oscillava fra le 20 e le 50 mila lire, che gli venivano procurate da una donna priva di scrupoli che pescava le vittime in famiglie indigenti”.

    Agli investigatori che lo arrestavano don Angelo ha detto di essere innocente. Ma agli atti dell’ inchiesta ci sarebbero fotografie compromettenti come quella che ritrae il sacerdote che tocca una ragazza seminuda. I parrocchiani negano anche questa prova dell’ accusa. Minaudo dice che la settimana scorsa due ragazze sono andate a trovare il sacerdote chiedendo soldi. Una di questa avrebbe scattato fotografie all’ amica che si era spogliata e che toccava don Angelo.  ”Lui si e’ subito ritratto – sostiene – e poi ha cacciato quelle donne”.

    L’ inchiesta che ha portato all’ arresto di monsignore e’ cominciata all’ inizio di aprile quando una sedicenne ha denunciato la madre per sfruttamento della prostituzione. L’ indagine si e’ allargata ed i carabinieri hanno raccolto le prime testimonianze che accusavano don Angelo Mustazza. Tra le donne che sarebbero andate da lui a chiedere soldi, vi sarebbero anche la sedicenne che ha denunciato la madre e una sua amica.

    Gli investigatori pero’ non confermano questa voce che pur circola insistentemente nella borgata.

  • ” Violentava minorenni ” , parroco in cella

    ” Violentava minorenni ” , parroco in cella

    —————————————————————– Nelle mani dei magistrati anche foto scottanti.

    Ma molti fedeli difendono il prelato: ” + vittima di una vendetta” “Violentava minorenni”, parroco in cella Trapani, monsignor Mustazza arrestato dopo le rivelazioni di alcune ragazzine TRAPANI – Apriva la sacrestia per accogliere adolescenti di tredici, quattordici anni che una ma – itresse del quartiere reclutava tra le famiglie dei disperati.

    Poi, sprangata la porta, quella stanzetta tappezzata di immagini sacre diventava una alcova. L’alcova del parroco, monsignor Angelo Mustazza, 63 anni, sacerdote popolarissimo nella comunita’ religiosa di Valderice. Sussurri e chiacchiere di paese hanno fatto presto ad alimentare la leggenda del prete pedofilo, schiavo del vizio, pronto a compensare con un paio di banconote le ragazzine trascinate sul divano.

    Sembrano solo pettegolezzi messi in giro dagli immancabili mangiapreti, capaci di ogni diavoleria pur di sporcare l’immagine del clero siciliano, gia’ squassato da vicende devastanti: l’incriminazione per mafia del sacerdote di Giardinello don Francesco Salvia, l’arresto del carmelitano don Mario Frittitta per favoreggiamento del boss Pietro Aglieri, la richiesta di rinvio a giudizio per stupro e usura del parroco di Mascalucia don Pasqualino Di Stefano. Ma, per i giudici, padre Mustazza aveva davvero un debole per le ragazzine, che riusciva a comprare a prezzi stracciati: bastava scucire da 30 a 50 mila lire e l’incontro era assicurato.

    Cosi’, almeno, assicurano i magistrati che hanno firmato un ordine di carcerazione per il monsignore, da ieri rinchiuso in una cella del “San Giuliano”. Un evento traumatico per la Chiesa di Trapani, anticipato lunedi’ dal vescovo Francesco Micciche’ durante un incontro con le maestranze della processione di misteri. “E’ accaduto un fatto gravissimo, che mi ha molto colpito”, ha mormorato il prelato che si e’ chiuso poi nel silenzio.

    Ma quando le agenzie hanno cominciato a battere i primi dispacci sull’arresto di don Mustazza, la notizia si e’ subito diffusa a Valderice creando sconcerto fra i parrocchiani, pronti a ricordare le buone abitudini del monsignore che da 35 anni vive nella canonica con la sorella Maria conducendo una vita discreta e irreprensibile, scandita da preghiere e opere di bene, sempre al servizio dei diseredati.

    Ogni mattina il Rosario, le Confessioni, la Messa. Quindi in sacrestia ad ascoltare le litanie degli sventurati, a dare una parola di speranza all’esercito dei questuanti. Un maledetto equivoco, giurano i fedeli ignorando, forse, il blitz dei carabinieri che hanno sequestrato materiale definito “interessante” in un paio dei 15 ruderi acquistati qualche tempo fa dal parrocco nella borgata di San Francesco. La svolta sarebbe arrivata all’inizio di aprile quando una sedicenne ha denunciato la madre per sfruttamento della prostituzione. A poco a poco, il giro delle testimonianze si e’ allargato, sono state sentite altre ragazze finche’ qualcuna non ha fatto il nome del monsignore. “State attenti a buttare fango sulle persone, sono tutte calunnie – grida Pietro Minaudo, uno dei piu’ strenui difensori di padre Mustazza -: e’ un angelo, gli affiderei anche mia figlia.

    Ma lui e’ troppo buono e forse per questo oggi si trova nei guai”. Spiega Minaudo, imprenditore: “Questo e’ un porto di mare, qui vengono spesso prostitute, donne bisognose d’aiuto che sono separate o hanno il marito in carcere. Qualche settimana fa s’e’ rifiutato di dare denaro a una ragazza e lei ha giurato di fargliela pagare”. Ma dal fronte investigativo non trapelano incertezze. Piuttosto, dicono i carabinieri, ci sono riscontri e testimonianze precise, alludendo forse ad alcune foto compromettenti, una delle quali ritrarrebbe il sacerdote con la mano tesa verso una ragazza seminuda. “E’ falso anche questo”, sbottano i parrocchiani in difesa del prete e spiattellando la loro verita’: “Sono venute in parrocchia due ragazze, a un certo punto una ha tirato dalla borsetta la macchina fotografica e mentre l’altra si spogliava ha fatto il clic. Era una trappola, ma don Angelo non c’e’ caduto”. —————————————————————– MONSIGNOR MAGGIOLINI “Piu’ attenzione quando si ammette al sacerdozio” MILANO – Che fra 64 mila tra preti e religiosi ci siano due o tre casi di deviazioni non deve stupire, ma non per questo giustificare quanto accaduto. “Ma in fase di ammissione al sacerdozio meglio un prete in meno in diocesi che un cuore sospeso”. A pronunciare il monito, commentando i fatti di Sicilia, e’ monsignor Alessandro Maggiolini, vescovo di Como, che pur premettendo di parlare con “ritrosia” dell’argomento chiede anche una riflessione a Chiesa e societa’ laica. “Aspettiamo comunque a giudicare sin che non c’e’ condanna”, commenta sul caso. Poi la prima riflessione: “Ci sono 37 mila preti e 27 mila religiosi, non stupiamoci di tre casi, comunque gravi, ma non generalizziamo”. “Teniamo quindi conto – continua il prelato – che probabilmente si sono allentate le remore, le regole di prudenza che venivano insegnate ai maestri dello spirito, come quelle di non toccare mai i bambini”. E qui monsignor Maggiolini arriva a quello che lui definisce il quarto punto: “E’ vero che c’e’ crisi di vocazione ma non bisogna prendere chiunque per paura che la diocesi resti senza preti. Se ci si accorge di una tendenza e’ giusto allontanare senza remore”. La societa’ entra in gioco alla fine: “Chiederei che la macchina culturale, le agenzie del consenso non si stupiscano per questi episodi perche’ non puo’ non accadere quando si continua a mettere, vedi per esempio i film, la sessualita’ ovunque, come fosse un bicchier d’acqua. E le remore cadono anche la’ dove non dovrebbero cadere. Dunque la societa’ laica stia attenta e renda conto di queste scelte”. —————————————————————– I PRECEDENTI * SEMPRE IN SICILIA Sabato scorso, a Mascalucia, in provincia di Catania, scattano le manette per l’arciprete della parrocchia don Pasqualino Di Stefano, 62 anni: tra le accuse, abusi sessuali e usura * IN PUGLIA Tre settimane prima aveva celebrato i funerali di Nadia Roccia, la ragazza uccisa dalle sue due migliori amiche. Ma il 2 aprile, per don Giorgio Mazzoccato, 61 anni, sacerdote del piccolo Comune di Castelluccio dei Sauri, e’ arrivato l’ordine di arresto per violenza sessuale su dei bambini di Arpinova, dove don Giorgio era stato parroco sino al ’96 * NELLA BASSA MODENESE Nella bassa modenese un sacerdote, don G., venne bersagliato, nel settembre scorso da accuse e sospetti che lo collegavanao a un giro di pedofili. Il prete si difese pubblicamente durante l’omelia nella sua chiesa. * A MASSA Prima una serie di “voci”, poi l’allontanamento dalla parrocchia e infine gli arresti domiciliari e nell’agosto ’97 don Roberto Marianelli, 47 anni, viene confinato in canonica. Contro di lui l’accusa di atti di libidine su alcuni bambini della parrocchia di Capanne, del comune di Montignoso.

    Mignosi Enzo

    Pagina 17
    (29 aprile 1998) – Corriere della Sera

    http://archiviostorico.corriere.it/1998/aprile/29/Violentava_minorenni_parroco_cella_co_0_9804291522.shtml