Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Trapani

  • Foto osè con minori nel pc sequestrato all’ex vescovo di Trapani

    Foto osè con minori nel pc sequestrato all’ex vescovo di Trapani

    di ALESSANDRA ZINITI

    Più gli inquirenti scavano nella vita di Francesco Micciché, più l’inchiesta nata dagli ammanchi alla Curia di Trapani prende strade impreviste e imprevedibili: dagli affari immobiliari alla truffa dell’otto per mille, dall’appropriazione di tesori della Chiesa trapanese alla pedopornografia. La più scabrosa delle ipotesi di reato a carico dell’ex vescovo di Trapani è emersa nelle scorse settimane dall’esame del pc che gli investigatori hanno sequestrato nella villa di Monreale dove l’ex vescovo, rimosso dal Vaticano dopo lo scandalo che ha travolto la Curia di Trapani, risiede insieme alla sorella e al cognato.

    Nel portatile del sacerdote gli esperti informatici che erano a caccia di documenti che potessero sostenere le accuse nei confronti di Micciché, indagato per appropriazione indebita dalla Procura di Trapani, hanno trovato un vero e proprio album fotografico che ritrae in pose inequivocabili dei minori, alcuni molto piccoli. Le ha scaricate l’ex vescovo per uso personale o qualcun altro dei suoi familiari ha avuto accesso a quel pc e a quei file? Una domanda alla quale adesso dovrà rispondere il consulente nominato dai pm cooordinati da Marcello Viola.

    I reati a sfondo sessuale fino ad ora erano rimasti fuori dall’inchiesta a carico del presule che è però intrecciata a doppio filo a quella che vede imputato di violenza sessuale e truffa l’ex direttore della Caritas di Trapani, don Sergio Librizzi, a processo per gli abusi a carico di alcuni migranti dai quali avrebbe preteso prestazioni sessuali in cambio del suo interessamento per favorire la concessione dello status di rifugiato.

    Ma dal computer di Micciché sono venuti fuori altri interessanti spunti di indagine che, al di là della eventuale configurazione di altri reati, servono a disegnare un quadro sempre più complesso che fa da sfondo agli “affari” di Francesco Micciché che – secondo l’impianto accusatorio – avrebbe messo da parte un ingente patrimonio appropriandosi dei fondi dell’8 per mille e gestendo, grazie ai suoi buoni agganci con il mondo della politica, dell’imprenditoria e della burocrazia, diversi business portati avanti da un sistema di cooperative che ruotava attorno alla Caritas diocesana e dalla Fondazione Auxilium.
    All’esame degli inquirenti c’è una nutrita corrispondenza con la quale Micciché avrebbe caldeggiato l’assunzione in vari enti, imprese e società di alcune persone a lui vicine. Tra i personaggi noti ai quali Micciché raccomandava i suoi protetti anche Rino Lo Nigro, ex direttore dell’Agenzia per l’impiego poi finito nello scandalo Ciapi insieme a Faustino Giacchetto.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/06/26/news/foto_ose_con_minori_nel_pc_sequestrato_all_ex_vescovo-117775871/

  • Violenze in seminario, Don Librizzi accusato di pedofilia. Miccichè sapeva, ma taceva

    Violenze in seminario, Don Librizzi accusato di pedofilia. Miccichè sapeva, ma taceva

    Il vescovo monrealese avrebbe coperto tutto. Nuovi risvolti nelle indagini

    Era un vero incubo. Così descrivono Don Sergio Librizzi i ragazzi, oggi piuttosto cresciuti, che nel 1997 e nel 1998 frequentavano il seminario di Trapani.

    Lì, sarebbero stati oggetto di veri e propri abusi. Lo rivela il quotidiano La Repubblica, nell’edizione di Palermo.

    Dopo le violenze sessuali su alcuni migranti che si rivolgevano a lui nella speranza di essere agevolati, visto il suo ruolo di componente della commissione chiamata a pronunciarsi sulle richieste di asilo, su don Sergio Librizzi cala l’ombra della pedofilia. Che si materializza nelle drammatiche testimonianze messe a verbale da alcuni di quei seminaristi che poi non presero mai l’abito talare. I verbali raccolti dalla Procura di Trapani nelle scorse settimane sono stati depositati dal sostituto procuratore Di Sciuva al processo in corso a porte chiuse, con il rito abbreviato, che vede don Sergio Librizzi, ex direttore della Caritas di Trapani ma anche ex rettore del seminario, nell’ultima udienza nel corso della quale è stata disposta la perizia psichiatrica a carico del sacerdote.

    Le accuse di Don Librizzi sono ormai prescritte, ma la Procura ha scelto di depositare ugualmente i verbali perché ovviamente hanno un peso ben specifico nel delineare la figura di un prete che, ben accreditato nei salotti e nei centri di potere della città, ma anche ben “coperto” dall’ex vescovo Francesco Micciché, volto noto a Monreale,  con il quale avrebbe condiviso più di un “affare”, da quasi 20 anni avrebbe costretto ragazzi in condizione di soggezione, sia perché giovanissimi seminaristi sia perché migranti, a subire le sue avances sessuali.

    Gli episodi di pedofilia sarebbero avvenuti tra il 1997 e il 1998 quando Librizzi era rettore del seminario. Ad essere presi di mira alcuni giovanissimi, tra i 14 e i 16 anni, tutti di Trapani o della provincia, oggi più che trentenni. Alcuni di loro, chiamati in Procura, avrebbero reso testimonianze drammatiche raccontando scene boccaccesche e Librizzi, messo davanti a queste nuove accuse, avrebbe parzialmente ammesso i fatti cercando però di sminuirne la portata. E anche alcuni sacerdoti della Curia avrebbero confermato che di quelle “brutte voci” si era sentito parlare anche allora senza che però nessuno mai intervenisse, tantomeno l’allora vescovo Francesco Micciché, con il quale Librizzi aveva stretto un patto di ferro a copertura dei rispettivi affari: il sistema delle 14 coop che sotto l’egida della Curia gestiscono buona parte dei 27 centri di accoglienza nella provincia di Trapani drenando risorse pubbliche e l’interesse di ambienti politici per il grosso bacino di voti e assunzioni, e le false fatture avallate dal direttore della Caritas che avrebbero consentito a Micciché di impossessarsi di centinaia di migliaia di euro dei fondi dell’8 per mille.

    Ed è proprio a giugno del 1998, quando negli ambienti della Curia di Trapani, cominciano a girare le voci sul “vizietto” di don Librizzi che monsignor Micciché sposta il sacerdote dal seminario alla guida della Caritas dove sarebbe rimasto per i 15 anni successivi. Un sistema, quello delle coop che gestiscono il sistema dell’accoglienza ai migranti nel Trapanese, dal quale il nuovo vescovo Pietro Maria Fragnelli ha preso nettamente le distanze disponendo che spostino il loro domicilio fiscale fuori dalla Curia dove lo avevano sempre avuto. Le indagini della procura continuano anche su questo versante: nelle ultime settimane molti i testimoni convocati per cercare di ricostruire alcuni meccanismi di profitto, dal commercio degli abiti usati raccolti nelle campane gialle all’utilizzo di migranti in alcuni progetti di Comuni della provincia di Trapani per la cura del verde pubblico e altri servizi. Servizi assegnati alla coop capofila Badiagrande quasi sempre senza alcun bando pubblico.

    I presunti episodi di pedofilia, avvenuti prima dell’entrata in vigore della nuova legge che aggrava le pene, non possono essere contestati a Librizzi dalla procura che però trasmetterà le carte al Vaticano. Il processo a carico di don Librizzi riprenderà a settembre dopo il deposito della perizia psichiatrica che il gup Antonio Cavasino ha assegnato ai dottori Domenico Micale e Maurizio Marguglio che dovranno consegnarla entro il 30 luglio. Il consulente di parte, Gaetano Vivona, si è già pronunciato: a suo dire, don Librizzi, vittima della cosiddetta “sindrome di Don Giovanni”, avrebbe a sua volta subito violenze da ragazzo e sarebbe parzialmente incapace di intendere e volere.

    (Fonte Repubblica.it)

    La Redazione

    http://www.monrealepress.it/mp-violenze-in-seminario-don-librizzi-accusato-di-pedofilia-miccichegrave;-sapeva-ma-taceva-8096.asp

  • PALERMO, PRETE PEDOFILO: APPELLO CONFERMA CONDANNA

    PALERMO, PRETE PEDOFILO: APPELLO CONFERMA CONDANNA

    di Angelo Barraco-Palermo – Confermata la condanna dalla terza sezione della Corte d’appello di Palermo con cui il giorno 8 aprile 2014, il tribunale di Marsala aveva condannato a 9 anni un ex frate, tale Biagio Alberto Almanza di 39 anni, originario di Pantelleria. Il capo di accusa oggetto di condanna è molto grave; il prete è accusato di violenza sessuale su un ragazzo di 12 anni. I fatti risalgono al 2008, prima che il frate prendesse i voti.

    L’ex frate era stato posto però ai domiciliari nel novembre 2012 dalla Squadra mobile di Trapani. L’abuso sarebbe avvenuto dopo che il prete avrebbe stretto un rapporto di amicizia con il ragazzo, figlio di una coppia originaria di Pantelleria. Le indagini hanno fatto emergere un quadro inquietante; il prete avrebbe abusato del giovane ogni qualvolta lui e il giovane si trovavano da soli.

    A gennaio la Corte d’appello di Palermo ha confermato la sentenza anche per un altro prete, condannato sempre per gli stessi reati, don Vito Caradonna, di 40 anni ed ex parroco ed ex cappellano del carcere di Marsala. Il 18 febbraio scorso era stato condannato dal Tribunale di Marsala a due anni di reclusione per tentata violenza sessuale. Il fatto contestato risale a febbraio 2005. L’accusa proviene da un uomo di 37 anni che dice che Don Vito lo invitava nella canonica di San Leonardo per bere un caffè e che mentre l’uomo era stordito (l’uomo ha sempre sospettato che il prete mettesse nel caffè delle sostanze) il prete avrebbe tentato l’abuso sessuale.

    Il Tribunale di Marsala riconosce all’accusatore un risarcimento di venticinque mila euro. Il prete è stato “sospeso a divinis” dal vescovo della Diocesi di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero. Il prete sarà così impossibilitato a celebrare sacramenti.

  • “Non è detto che ogni volta lei si deve divertire” Così gli immigrati respingevano don Librizzi

    “Non è detto che ogni volta lei si deve divertire” Così gli immigrati respingevano don Librizzi

    TRAPANI – Si faceva chiamare dalle sue vittime “baba” don Sergio Librizzi: in ghanese o anche in indiano significa padre, persona rispettabile, maestro di se stesso in swami. “Pensa a essere amico buono, amico buono, cosi i tuoi i problemi sono i miei. Hai capito… Io come mi chiamo? Simpatico”. E poi, dopo la risposta: “No, mi devi chiamare Baba, è più bello Baba. Dove vuoi andare? Dove ti piace… A casa tua”.

    Deus ex machina della commissione, così si sarebbe presentato alle sue “vittime” il parroco che ricopriva anche l’incarico di direttore della Caritas trapanese.”Ascolta… ieri ho detto al presidente prendi le carte di E. e decidiamo. E abbiamo deciso, hai capito… Quindi ora tra qualche giorno, la questura ti deve fare il permesso di soggiorno, hai capito? Il problema è che le tue carte erano ferme, perchè c’era la Svizzera, hai capito? l problemi che c’erano in Svizzera. Quindi io ho detto al presidente, togli i problemi della Svizzera e diamo subito positivo, hai capito?”.
    L’interesse sarebbe stato garantito per tutti, anche per gli scafisti.
    Interlocutore: Però non è un problema di spaccio o rapina…
    Don Sergio: Lo so, lo so, lo so, peggio, è peggio, è più grave, scafista è più grave dello spaccio.

    Gli immigrati, stando alle intercettazioni, avrebbero accettato le sue condizioni ma erano anche pronti a farsi valere: “Non è detto che ogni volta che ho bisogno lei si deve divertire… Cosa? Che gli chiedo qualcosa. si deve divertire”. E più avanti il prete in modo rassicurante: “L’amore è medicina”. E in un’altra occasione con un altro uomo andato ad incontrare il prete dolorante perché qualche giorno prima aveva subito una aggressione: “Mi sono saliti sopra – racconta – io forza non ne ho neanche so se sono vivo o morto”. E don Sergio: “L’affetto è medicina… curati che ti do l’affetto e ti passa”. Oppure, un’altra volta:
    Don Sergio: …Questo è amore… l’amore è una cosa buona… hai amore?
    Interlocutore: Da quando ti ho incontrato…
    Don Sergio: Dimmi. Di cosa hai bisogno?
    Interlocutore: La commissione.

    Persona importante: don Sergio Librizzi era visto così un po’ da tutti quelli che si occupavano di immigrazione e gestione degli immigrati, dai centri di accoglienza alle cooperative apposta costituite per le case famiglia e il lavoro. Persona importante: un tunisino, secondo l’accusa dopo essersi visto toccato, si rivolse all’interprete chiedendo chi fosse il tizio: “È un sacerdote, un prete cattolico”, fu la risposta. L’immigrato replicava: “Ma è un prete come il Papa?”. La replica: “Non è come il Papa ma ha una importanza minore”.

    Ma c’è di più: secondo il gip Cersosimo il sacerdote avrebbe avuto coperture importanti: “Dalle indagini – scrive – è emerso come fatto inconfutabile e notorio come il Librizzi sia detentore di una posizione di grande potere e che lo stesso sia strettamente legato ai soggetti più potenti di Trapani nonché gestore di fatto dei centri di accoglienza e del sistema di cooperative connesso. Librizzi risulta essere unico ed incontrastato dominus di una complessa e articolata rete di cooperative, ipab e società attraverso le quali gestisce in regime monopolistico non solo i centri di accoglienza per extracomunitari ma anche l’intero universo del lavoro ad esso collegato generando e gestendo risorse e lavoro. Librizzi è al vertice di una ricca fiorente e incontrastata holding finanziata con denaro pubblico che gestisce per intero il business dell’assistenza ai migranti.

    È risultato che si è mosso sempre con determinazione per ostacolare e danneggiare i pochi coraggiosi che hanno avuto la forza di tentare di opporsi alle sue reiterate malefatte con intimidazioni minacce vere e proprie aggressioni condotte talvolta poste in essere da appartenenti alle forze dell’ordine i quali hanno invitato i soggetti che si erano rivolti loro a non sporgere denuncia e di mettere tutto a tacere con il chiaro effetto di creare intorno al Librizzi l’aura di soggetto intoccabile e impunibile”.

    E nell’ordinanza è finito anche il racconto di un teste, dipendente in uno dei centri di accoglienza nei quali don Librizzi si sarebbe mosso con “autorità”, che ha detto come la notizia delle periodiche ispezioni arrivava per tempo. Sarebbe stato ogni volta don Librizzi a preannunciare le ispezioni: “E quindi si metteva ogni cosa a posto”.

    Frasi legate a episodi che alcuni testimoni hanno denunciato ai magistrati: una ragazza che si occupa di immigrati un giorno si è ritrovata davanti alla porta di casa una busta con un proiettile. Un episodio che i magistrati collegano a un fatto accaduto qualche giorno prima: la ragazza, secondo la tesi dei pm, si sarebbe data da fare per aiutare un immigrato stanco delle pressioni del prete. Un’altra ancora ha denunciato di aver ricevuto minacce mentre si apprestava a denunciare un caso di presunta malasanità. Un’altra testimone ha invece raccontato ai pm una minaccia che avrebbe ricevuto dopo aver cercato di aiutare una presunta violenza sessuale.

    A compierla, secondo il racconto dell’immigrato riferito dalla testimone, sarebbe stato il sacerdote, al quale l’immigrato avrebbe detto di essersi rivolto per avere una coperta: “Una sera avevo appena lasciato a casa un collega e mentre ero ancora in auto, ferma, ero chinata a prendere il cellulare dalla borsa, sentii riaprirsi lo sportello posteriore e una persona salire, pensavo fosse ancora il mio collega, ma appena mi sono mossa per girarmi questi mi dissi di stare ferma di non girarmi… non era il mio collega ma uno sconosciuto (non era un italiano ma parlava la lingua in modo corretto) che mi apostrofò dicendomi tu lo sai perché sono qui perché tu stai disturbando… non devi rompere le pa… adesso te ne vai a casa la devi smettere di fare tutto questo casino, tu lo puoi fare il tuo lavoro ma senza rompere le pa… perché adesso io sono qui che ti sto parlando la prossima volta non sarà così perché si rischiano anche altre cose”.

    L’uomo non indicò alla donna i fatti per i quali lei stava subendo quelle minacce, “ma in quel periodo – ha spiegato la teste ai pm – sono certa che davo molto fastidio a don Sergio e lui diceva a tutti che io lo disturbavo”.

    Secondo l’accusa, gli assistenti e i mediatori culturali avrebbero lavorato solo se graditi al prete. Uno di quelli non graditi ha raccontato la sua storia ai magistrati: “Lui mi aveva insomma bandita dai centri gestiti, lì mi era impedito di entrare, anche se solo per parlare con i ragazzi lì ospitati… Mi ricordo che mi era impedito di entrare anche al centro di Salina Grande, dove riuscivo a entrare solo quando era di servizio un poliziotto mio amico.

    Anche quando cominciai a lavorare per Connecting People, nonostante fosse un mio diritto accedere al centro di Salina Grande, ho avuto problemi per l’ottenimento del permesso da parte della Prefettura di Trapani, nonostante Connecting People, ne avesse fatto regolare richiesta, da una mia telefonata alla dottoressa De Lisi (il vice prefetto, ndr) seppi che forse si era perduta la mia pratica, la stessa fu ritrovata dopo la mia telefonata, così dopo due giorni ottenni il permesso, dopo che era trascorso più di un mese dalla richiesta”.

    http://livesicilia.it/2014/06/30/non-e-detto-che-ogni-volta-lei-si-deve-divertirecosi-gli-immigrati-respingevano-don-librizzi_509768/

  • Don Librizzi risponde, l’Onu invece tace

    Don Librizzi risponde, l’Onu invece tace

    Il caso del sacerdote arrestato. L’alto commissariato per i rifugiati impedisce ai suoi funzionari di testimoniare. Il prete intanto oggi è comparso dinanzi ai pm.

     Ha cominciato a rispondere ai pm don Sergio Librizzi il sacerdote arrestato martedì scorso a Trapani accusato di violenza sessuale, concussione e tentata concussione. Stamane l’interrogatorio. E’ durato un paio di ore. Ma c’è un segnale chiaro che fa capire che è stato solo il primo. Il difensore del sacerdote, l’avv. Donatella Buscaino, ha confermato ai cronisti che nessuna richiesta di revisione della misura cautelare è stata avanzata.

    Don Librizzi per adesso resta quindi in carcere. Nessuna indiscrezione su cosa don Librizzi abbia detto ai magistrati. Ieri al gip Cerosimo aveva fatto dichiarazioni spontanee avvalendosi della facoltà di non rispondere. Facoltà che non ha utilizzato oggi in occasione dell’interrogatorio condotto dai pm Di Sciuva e Morri. Intanto c’è fitta corrispondenza tra Procura e l’alto commissariato per i rifugiati, organismo dell’Onu. L’ufficio di Roma dell’alto commissariato ha vietato ai suoi funzionari di testimoniare come la Procura di Trapani aveva chiesto. Ha opposto attraverso il nostro ministero degli Esteri l’immunità diplomatica della quale godono i funzionari Onu.

    La decisione ha sorpreso la Procura di Trapani che però spera che questa decisione venga rivista. L’alto commissariato di occupa dei rifugiati e della loro tutela sotto la lente dei diritti che devono essere loro garantiti. L’indagine in corso dimostrerebbe che proprio questi diritti in molti casi sono stati disattesi per la condotta fuorilegge che sarebbe stata tenuta da don Librizzi componente della commissione ministeriale incaricata del riconoscimento dell’asilo politico. I funzionari chiamati a testimoniare sono proprio quelli che si sono occupati nel tempo di questa commissione.

    Ci sono quindi interessi coincidenti, e per questo ha sorpreso il “no” alle testimonianze opposto dall’alto commissariato. La Procura non esclude di rivolgersi direttamente, tramite la Farnesina, al segretario generale Onu se permanesse tale decisione da parte dell’ufficio romano dell’alto commissariato. Ma gli inquirenti sperano che la decisione venga rivista. L’intervento del segretario generale sennò diventerebbe necessario, perché è l’unica autorità che può decidere di sospendere l’opposta immunità diplomatica.

    http://www.alqamah.it/2014/06/27/don-librizzi-risponde-lonu-invece-tace/

  • Ex aspirante frate condannato a 9 anni per abusi sessuali su un 12enne

    Ex aspirante frate condannato a 9 anni per abusi sessuali su un 12enne

     Ex aspirante frate condannato a 9 anni per abusi sessuali su un 12enne

    Il Tribunale di Marsala ha condannato a 9 anni di carcere un ex frate, Biagio Alberto Almanza, 38 anni, di Pantelleria, processato per violenza sessuale su un minore. Con quest’accusa, l’ex frate fu posto agli arresti domicilairi dai poliziotti della Squadra mobile di Trapani a fine novembre 2012.

    I fatti contestati risalgono al 2008, prima che prendesse i voti, prima cioè che divenisse sacerdote.

  • EX FRATE DI PANTELLERIA CONDANNATO A 9 ANNI DI CARCERE PER PEDOFILIA

    EX FRATE DI PANTELLERIA CONDANNATO A 9 ANNI DI CARCERE PER PEDOFILIA

    Un ex frate, Biagio Alberto Almanza, 38 enne, originario di Pantelleria, è stato condannato dal Tribunale di Marsala a nove anni di reclusione per violenza sessuale aggravata su minore. Con questa accusa, il frate, il 28 novembre 2012, era stato sottoposto agli arresti domiciliari, con precedenti specifici, dagli agenti della Squadra mobile de L’Aquila, trascorsi presso il convento dell’Abruzzo, a Trasacco, dove aveva preso i voti dopo essere stato coinvolto anni prima in un’altra vicenda di pedofilia, per la quale era stato condannato, per violenza sessuale, con sentenza divenuta irrevocabile dalla Corte di Appello di Milano. La vittima degli abusi in quell’occasione aveva meno di dieci anni. Allora, nel capoluogo lombardo, spacciandosi per andrologo aveva palpeggiato il bambino. I fatti, avvenuti sull’isola di Pantelleria, risalgono al 2008. Almanza, prima di diventare un “uomo di Dio”, avrebbe abusato sessualmente del figlio di una coppia di amici che all’epoca dei fatti aveva solo dodici anni. Caro amico di famiglia, spesso era in visita a casa della vittima, approfittando del bambino nei momenti in cui era lasciato fiduciosamente da solo con lui. Il frate dal passato burrascoso, dopo aver commesso violenza sul dodicenne, si era trasferito in Abruzzo, cambiando vita. Aveva bussato alla porta di un istituto religioso di Avezzano, dicendo di avere avuto la “chiamata” e smessi i panni dell’orco aveva indossato il saio. Le indagini, condotte dalla squadra mobile della questura di Trapani, coordinate dal sostituto procuratore di Marsala, Giulia D’Alessandro, erano state avviate in seguito ad una segnalazione pervenuta nel 2011 al “Telefono Azzurro”. A chiamare era stato il minorenne, costretto a convivere con un segreto più grande di lui che aveva segnato la sua esistenza. All’operatore, con la voce rotta dal pianto, l’adolescente aveva raccontato il suo calvario. “L’amico dei miei genitori si è approfittato di me”. Dalle indagini sarebbe poi emerso che, in più di una circostanza, l’uomo, che frequentava da tempo i familiari del ragazzo, sarebbe rimasto da solo con il minore costretto a subire violenza e restare in silenzio. Il saio non l’ha sottratto all’arresto, ma soprattutto non ha cancellato il suo passato con cui è stato chiamato a fare i conti.
    REDAZIONE Siciliauno Polis del 9.4.14

  • Abusi sessuali,prete condannato a 2 anni

    Abusi sessuali,prete condannato a 2 anni

    (ANSA) – MARSALA (TRAPANI), 18 FEB – Il tribunale di Marsala ha condannato a due anni di reclusione, per tentatativo di violenza sessuale, un prete di 38 anni, don Vito Caradonna, ex parroco della chiesa di contrada San Leonardo ed ex cappellano del carcere di Marsala. I fatti contestati al religioso risalgono al febbraio 2005. Ad accusare il prete e’ stato un uomo di 35 anni. Caradonna e’ attualmente sotto processo anche per circonvenzione di incapace.

    http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sicilia/2013/02/18/Abusi-sessuali-prete-condannato-2-anni_8269123.html

  • Tentò di abusare di un fedele prete condannato a Marsala

    Tentò di abusare di un fedele prete condannato a Marsala

    Il Tribunale di Marsala ha condannato a due anni di reclusione, per tentativo di violenza sessuale, un prete di 38 anni, don Vito Caradonna, ex parroco della chiesa di contrada San Leonardo ed ex cappellano del carcere di Marsala. I fatti contestati al religioso risalgono al febbraio 2005. Ad accusare il prete è stato un uomo di 35 anni che nel corso del processo ha ribadito che don Vito lo invitò nella canonica della chiesa di San Leonardo per prendere un caffè e che mentre era “stordito” (l’uomo ha sempre avuto il sospetto che nel caffè sia stato messo del sonnifero) avrebbe tentato di violentarlo.

    Alla vittima che ha accusato il prete, il Tribunale ha riconosciuto un risarcimento danni di 25 mila euro. Don Vito Caradonna – che è stato anno trasferito dal vescovo di Mazara a Santa Ninfa (Trapani) – è attualmente sotto processo anche per circonvenzione di incapace: avrebbe impiegato giocandoli i risparmi di un altro fedele.

    (18 febbraio 2013)

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2013/02/18/news/tent_di_abusare_di_un_fedele_prete_condannato_a_marsala-52914836/

    Prete condannato a due anni per tentata violenza sessuale

    18/02/2013
    Il Tribunale di Marsala ha condannato a due anni di reclusione, per tentativo di violenza sessuale, un prete di 38 anni, don Vito Caradonna, ex parroco della chiesa di contrada San Leonardo ed ex cappellano del carcere di Marsala
    Prete condannato a due anni per tentata violenza sessuale

    Il Tribunale di Marsala ha condannato a due anni di reclusione, per tentativo di violenza sessuale, un prete di 38 anni, don Vito Caradonna, ex parroco della chiesa di contrada San Leonardo ed ex cappellano del carcere di Marsala. I fatti contestati al religioso risalgono al febbraio 2005. Ad accusare il prete è stato un uomo di 35 anni che nel corso del processo ha ribadito che don Vito lo invitò nella canonica della chiesa di San Leonardo per prendere un caffé e che mentre era “stordito” (l’uomo ha sempre avuto il sospetto che nel caffé sia stato messo del sonnifero) avrebbe tentato di violentarlo. Alla vittima che ha accusato il prete, il Tribunale ha riconosciuto un risarcimento danni di 25 mila euro. Don Vito Caradonna – che è stato anno trasferito dal vescovo di Mazara a Santa Ninfa (TP) – è attualmente sotto processo anche per circonvenzione di incapace.(ANSA).

  • Abusava di un 12 enne, ora è frate: scandalo a Pantelleria

    Abusava di un 12 enne, ora è frate: scandalo a Pantelleria

    Avrebbe abusato sessualmente di un 12enne, figlio di alcuni amici, poi si e’ trasferito in un convento dell’Abruzzo, dove ha preso i voti. Adesso per lui sono scattate le manette con l’accusa di violenza sessuale aggravata su un minore.

    L’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari e’ stato emessa dal gip del Tribunale di Marsala (Trapani), a seguito delle indagini della Squadra mobile di Trapani, scattate dopo una segnalazione arrivata lo scorso anno a Telefono azzurro. I fatti sarebbero avvenuti a Pantelleria, dove l’uomo avrebbe abusato piu’ volte del piccolo nei momenti in cui era rimasto da solo con lui, approfittando della frequentazione del suo nucleo familiare. L’arrestato era stato gia’ condannato dalla Corte d’appello di Milano per violenza su un bambino di eta’ inferiore di 10 anni.

    http://www.siciliainformazioni.com/sicilia-informazioni/27737/abusava-di-un-12-enne-poi-diventa-frate-scandalo-a-pantelleria