Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Treviso

  • “Il venerdì di Repubblica” e la pretofilia di Filippo Di Giacomo, che umilia le vittime

    “Il venerdì di Repubblica” e la pretofilia di Filippo Di Giacomo, che umilia le vittime

    Sul “Venerdì di Repubblica” del 4 settembre 2026 Filippo Di Giacomo pubblica un articoletto lacunoso su quanti sono i preti NON pedofili ingiustamente denunciati in Italia. Tra i pochi casi che emergono cita quello di Treviso, sul quale, a ulteriore discredito, oltre a contraddire la puntuale critica molto in uso nel clero, il “non fare di tutta l’erba un fascio”, calca persino sulle qualifiche accademiche che il querelante millantava.

    Come non bastasse, accresce il tutto con i dati che le commissioni indipendenti fatte oramai ovunque in Europa hanno reso, le quali, a suo dire, restituirebbero un 5% di denunce false.

    Si dimentica però di sottolineare che l’Italia è oramai l’unica in Europa a non voler in alcun modo rendere giustizia alle vittime.

    Dimentica anche che in tutti gli altri paesi, i Governi hanno avviato queste commissioni indipendenti per meno di cento casi, mentre in Italia, malgrado la stessa CEI dichiari dal 2000 ben 1176 casi, tolto quel 5% che Di Giacomo miseramente utilizza per screditarle, nel rimanente 95% dei casi, praticamente nessuna ha mai ricevuto giustizia, né dallo stato italiano, tantomeno dalla chiesa che con suoi sportelli diocesani di fatto le rivittimizza, lasciando poi puntualmente impuniti preti denunciati.

    Infatti, dei 1186 casi che l’osservatorio della Rete L’ABUSO registra sul territorio, soltanto 160 hanno raggiunto il 3° grado di giudizio da parte dello Stato, mentre la chiesa ne avrebbe indagati soltanto 84 risarcendone solamente 1.

    Di Fatto Di Giacomo dà prova che in Italia, oltre la pedofilia esiste anche la pretofilia e lui pare tra quelli che amano negare la realtà dei dati allarmanti dichiarati dalla stessa CEI, che si differenziano dai nostri di appena 110 casi.

    Scarto che diminuirà ulteriormente nel prossimo report che la Conferenza Episcopale pubblicherà.

  • Getta fango sul Seminario: le accuse di abusi sessuali erano false. Riabilitati due sacerdoti

    Getta fango sul Seminario: le accuse di abusi sessuali erano false. Riabilitati due sacerdoti

    Sei anni di gogna mediatica e fango riversato sulla Diocesi di Treviso cancellati da un dispositivo di venti righe. La sezione civile del Tribunale di Padova, lo scorso 27 aprile, ha messo la parola fine al teorema di Gianbruno Cecchin, il docente di filosofia di 55 anni ed ex assessore di Cittadella che aveva accusato di abusi sessuali i suoi vecchi educatori del Seminario di Treviso. Il giudice ha stabilito che quelle accuse erano completamente false, dichiarando Cecchin «non attendibile» e condannandolo a risarcire con 50.000 euro ciascuno don Livio Buso e don Paolo Carnio, i due sacerdoti che erano rappresentati dall’avvocato Stefano Zoccarato.

    La bomba era esplosa il 15 febbraio 2020. Cecchin, cavalcando l’eco dei summit vaticani sulla pedofilia, aveva inviato una mail al vetriolo a tutte le redazioni giornalistiche e indirizzata per conoscenza anche a Papa Francesco. Nella missiva l’ex seminarista rievocava fatti vecchi di trent’anni, risalenti all’anno accademico 1990-1991, quando, allora diciannovenne, frequentava la Comunità Vocazionale a Treviso. Il racconto era un catalogo degli orrori: abusi nelle camere dei preti, vessazioni, una fuga disperata nella notte e persino presunte minacce di morte («Se parli sei morto») arrivate in stile mafioso per intimargli il silenzio. I due preti, nel frattempo diventati stimati parroci, erano finiti dritti nel tritacarne.

    Sul fronte penale la Procura non aveva potuto muovere un passo: i reati ampiamente erano prescritti. Cecchin denunciò per minaccia ma anche quella querela finì nel nulla e venne archiviata. Ma don Livio e don Paolo non ci stavano a passare per mostri e due anni fa hanno incardinato la causa civile per diffamazione. L’istruttoria ha demolito punto per punto il memoriale del professore: nessun riscontro, nessuna prova, solo un castello di falsità che ha pesato come un macigno sulla reputazione dei due prelati e anche della chiesa della Marca. Oggi la sentenza, passata in giudicato, ristabilisce la realtà dei fatti, con il vicario generale monsignor Mauro Motterlini che parla di «parola definitiva di verità». Per Cecchin, oltre al discredito, resta un conto da 100mila euro di danni, più le spese legali.

    https://www.trevisotoday.it/cronaca/treviso-giambruno-cecchin-false-accuse-abusi-sessuali-sacerdoti-preocesso-sentenza-18-giugno-2026.html

  • Insegnante di religione arrestato per abusi, l’intervento della Diocesi: «Revocata dal vescovo l’idoneità all’insegnamento»

    Insegnante di religione arrestato per abusi, l’intervento della Diocesi: «Revocata dal vescovo l’idoneità all’insegnamento»

    Si arricchisce di nuovi particolari la vicenda di Francesco Saviane, 37enne trevigiano, ex docente di religione e figura attiva in diversi contesti educativi e parrocchiali del Padovano, che si trova da venerdì mattina agli arresti domiciliari nella canonica di un comune dell’hinterland della città del Santo.

    Le parole della Diocesi
    La Diocesi di Padova ha precisato la propria posizione con una nota articolata. Nel comunicato si sottolinea che Saviane «non svolge più incarichi di insegnamento di religione dal 1° settembre 2023 e che, successivamente, è stata revocata l’idoneità all’insegnamento. Nello stesso periodo si è conclusa anche la sua presenza presso l’istituto scolastico coinvolto». La Diocesi aggiunge che il vescovo Claudio Cipolla «ha disposto l’esclusione dell’uomo da qualsiasi incarico ecclesiale a seguito di un’indagine canonica interna e ha dichiarato la disponibilità a collaborare con l’autorità giudiziaria».

    La presenza in canonica « in contrasto con le indicazioni»
    Nella nota si precisa inoltre che «la permanenza dell’uomo in una canonica sarebbe avvenuta per iniziativa personale del parroco, in contrasto con indicazioni dell’ordinario diocesano». Il vescovo, inoltre, «ha ottemperato alle prescrizioni canoniche e civili e si è messo a disposizione dell’autorità giudiziaria. Si esprime forte amarezza e vicinanza ai minori coinvolti». La Curia di Padova richiama infine anche l’esistenza del servizio di tutela minori attivo dal 2017, pensato per raccogliere segnalazioni e accompagnare eventuali percorsi di ascolto e denuncia.

    Gli arresti domiciliari
    Il provvedimento degli arresti domiciliari, eseguito dalla Squadra Mobile su ordinanza del gip Laura Alcaro su richiesta del pm Sergio Dini, riguarda un’indagine per violenza sessuale aggravata ai danni di sette minori, tra ragazzi e ragazze, seguiti dall’uomo nel tempo come insegnante, educatore e collaboratore di realtà sportive e parrocchiali. Secondo l’ipotesi accusatoria, gli episodi contestati si sarebbero consumati in un arco temporale compreso tra il 2017 e il 1° marzo 2026, data dell’ultima condotta segnalata. I reati sarebbero stati facilitati dal ruolo di fiducia costruito nel tempo dall’indagato, che avrebbe avuto accesso alla quotidianità dei minori anche attraverso contatti extra scolastici e attività di gruppo.

    La prima denuncia
    L’inchiesta ha preso avvio da una prima denuncia arrivata alla fine di marzo, quando una delle presunte vittime ha confidato con tanto di particolari agghiaccianti a un insegnante dell’istituto in cui l’uomo aveva prestato servizio di aver subito attenzioni inappropriate. Un racconto ritenuto circostanziato e credibile dagli investigatori e tale da innescare approfondimenti immediati. Da lì, attraverso chat e messaggi recuperati dai dispositivi del giovane, gli inquirenti avrebbero individuato ulteriori situazioni analoghe segnalate da altri ragazzi, con altri particolari e approcci descritti nei dettagli.

    Le ricostruzioni raccolte descrivono una serie di episodi reiterati nel tempo, avvenuti in contesti diversi: locali parrocchiali, gite, momenti aggregativi e occasioni educative. L’indagato avrebbe progressivamente ampliato la propria sfera di contatto con i minori, mantenendo una posizione di riferimento che gli avrebbe consentito di instaurare rapporti di confidenza ritenuti dagli inquirenti strumentali alle condotte contestate. Il quadro delineato nell’ordinanza evidenzia, secondo il giudice, un rischio concreto di reiterazione del reato, oltre a una dinamica consolidata nel tempo e caratterizzata da un forte squilibrio di fiducia. Francesco Saviane

    https://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/treviso/cronaca/26_maggio_17/insegnante-di-religione-arrestato-per-abusi-l-intervento-della-diocesi-revocata-dal-vescovo-l-idoneita-all-insegnamento-dal-2023-dfed40a1-509f-45a8-a0d6-7a6f898dbxlk.shtml

  • Accusato di abusi sui minorenni a scuola e in parrocchia: arrestato ex docente di religione

    Accusato di abusi sui minorenni a scuola e in parrocchia: arrestato ex docente di religione

    PADOVA – Gli agenti della squadra mobile della polizia di stato hanno arrestato un 36enne accusato di gravissimi reati contro i minori. L’uomo, originario della provincia di Treviso ed ex insegnante di religione in un istituto scolastico paritario, è finito al centro di una drammatica inchiesta giudiziaria a Padova.

    Il docente deve rispondere della pesante accusa di violenza sessuale aggravata compiuta ai danni di sette adolescenti, sia maschi che femmine, in un arco temporale compreso tra il 2017 e il marzo di questo anno. Il professionista godeva di una grandissima stima all’interno della comunità cattolica e civile per i suoi numerosi ruoli in ambito educativo. L’indagato aveva infatti operato a lungo come animatore pastorale all’interno di diverse parrocchie della provincia. Inoltre, l’uomo prestava stabilmente la propria collaborazione logistica anche per le attività ludiche di una nota realtà sportiva di Padova.

    Le indagini approfondite sono scattate nei mesi scorsi grazie alla coraggiosa testimonianza spontanea fornita da una delle giovani vittime. Il ragazzo aveva deciso di confidare i palpeggiamenti e le attenzioni morbose subite a un altro docente dello stesso istituto scolastico di Padova. La successiva ispezione informatica sul telefono cellulare del giovane ha consentito agli inquirenti di rintracciare numerose chat private scambiate con altri coetanei che avevano vissuto i medesimi abusi. Il modus operandi del trentaseienne consisteva nel conquistare progressivamente la fiducia incondizionata dei ragazzini e dei loro ignari genitori.

    Approfittando del proprio ruolo di guida spirituale, l’insegnante si proponeva regolarmente per riaccompagnare i minori a casa dopo le varie attività di animazione a Padova. Questo pretesto logistico gli permetteva di creare un intimo rapporto di confidenza isolando i giovani all’interno della propria vettura. Il provvedimento di custodia cautelare è stato firmato dal giudice per le indagini preliminari della procura di Padova. Il magistrato ha accolto integralmente le risultanze investigative presentate dal sostituto procuratore che ha coordinato l’attività della polizia giudiziaria. Attualmente il trentaseienne è stato sottoposto al regime restrittivo degli arresti domiciliari, ospitato all’interno della canonica di una parrocchia della diocesi di Padova.  Francesco Saviane

    https://www.oggitreviso.it/accusato-di-abusi-sui-minorenni-scuola-parrocchia-arrestato-ex-docente-di-religione-au23899-376975

  • Don Giovanni Gatto lascia il sacerdozio: «Così non potevo più vivere»

    Don Giovanni Gatto lascia il sacerdozio: «Così non potevo più vivere»

    MONTEBELLUNA – Dopo vent’anni di ministero e a 51 anni, don Giovanni Gatto ha deciso di lasciare il sacerdozio. Non per una perdita di fede né per uno strappo improvviso, ma al termine di un lungo percorso di discernimento personale, si legge in questi giorni nelle pagine dei media locali.

    Da circa un anno e mezzo ha avviato la procedura canonica per la dispensa dai voti, che è attesa a breve e segnerà la conclusione formale del suo cammino nella Chiesa. Parroco a Tempera, frazione dell’Aquila, è stato per anni un punto di riferimento costante per la comunità, soprattutto dopo il terremoto del 2009. In quei mesi e negli anni successivi ha affiancato famiglie colpite, seguito le prime fasi della ricostruzione e affrontato anche gravi pressioni criminali, denunciate senza esitazioni. Minacce e paura non lo hanno mai fatto arretrare.

    La scelta di oggi nasce invece da una frattura interiore: l’impossibilità di continuare a vivere “diviso”, tra il ruolo pubblico e un desiderio personale rimasto a lungo inascoltato. Il bisogno di condivisione, di una relazione affettiva e di una vita pienamente assunta ha progressivamente prevalso sul silenzio imposto. «Non è stata una fuga», ha spiegato, ma un atto di onestà verso se stesso.

    Nei prossimi mesi tornerà a Montebelluna, suo paese d’origine. Un ritorno alle radici, lontano dai ruoli che lo hanno definito per anni, per ricominciare senza più nascondersi. Per lui non è una resa, ma il tentativo di rimettere insieme i pezzi e di vivere, finalmente, senza vivere “a metà”.

    https://www.oggitreviso.it/don-giovanni-gatto-lascia-sacerdozio-%C2%ABcos%C3%AC-non-potevo-pi%C3%B9-vivere%C2%BB-au23898-370590

  • Minore abusò di una ragazzina, i genitori condannati al risarcimento

    Minore abusò di una ragazzina, i genitori condannati al risarcimento

    La prima sezione civile del Tribunale di Treviso ha condannato al risarcimento dei danni i genitori di un giovane che, da adolescente, violentò una ragazzina di 10 anni, ritenendo la coppia responsabile della “culpa in educando”, secondo l’articolo 2048 del Codice civile, ossia della mancata educazione del figlio sul tema della sessualità.

    Alla vittima e ai suoi genitori – scrive oggi il Corriere del Veneto – è stato riconosciuto un risarcimento complessivo di oltre 130mila euro da parte dell’autore materiale e, appunto, dei genitori.

    Un’analoga sentenza era stata emessa alcuni anni fa dal Tribunale di Firenze per una violenza sessuale avvenuta in una scuola di Siena.

    Su casi simili fa ‘testo’ anche una sentenza della Corte di Cassazione del 2019, per cui i genitori “hanno l’onere di impartire ai figli l’educazione necessaria per non recare danni a terzi nella loro vita di relazione, nonché di vigilare sul fatto che l’educazione impartita sia adeguata al carattere e alle attitudini del minore, dovendo rispondere delle carenze educative a cui l’illecito commesso dal figlio sia riconducibile”.

    La vicenda risale al 2012, e nel 2016 il responsabile era stato condannato in via definitiva a un anno e due mesi di reclusione. Nel 2019, raggiunta la maggiore età, la vittima e i genitori hanno infine chiesto il risarcimento dei danni in sede civile, e una consulenza tecnica d’ufficio ha accertato nella giovane un disturbo post-traumatico da stress di grado moderato e un danno biologico permanente del 19%.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/01/09/minore-abuso-di-una-ragazzina-i-genitori-condannati-al-risarcimento_8e9b6797-ccc2-4242-b530-2e429bc22d07.html

  • Molestie sessuali su un giovane, sacerdote “graziato” dalla prescrizione

    Molestie sessuali su un giovane, sacerdote “graziato” dalla prescrizione

    Come era prevedibile il processo di secondo grado nei confronti di don Federico De Bianchi (difeso dagli avvocati Stefano Trubian e Massimiliano Paniz), il 51enne ex parroco di Santa Giustina e Val Lapisina finito a giudizio con l’accusa di violenza sessuale, si è concluso con una assoluzione per avvenuta prescrizione del reato.

    Oggi 1 dicembre la procura generale presso la Corte d’Appello di Venezia, accogliendo il ricorso degli avvocato difensori, ha messo il proprio sigillo sulla ghigliottina del procedimento che in primo grado a Treviso aveva visto don Federico condannato a tre anni per i fatti relativi a solo una delle querele, assolto per non aver commesso il fatto nei confronti di un’altra presunta vittima e prescritto in relazione ad altre due denunce.

    Ora il sacerdote, che è tornato a lavorare per la curia di Vittorio Veneto, potrà mettersi alle spalle questa storia. Anche se proprio la prescrizione dichiarata nel processo di primo grado aveva creato un certo sconcerto in aula: la mannaia era scattata il 3 settembre del 2023, ovvero circa a due mesi dalla richiesta di condanna. Il fatto che il processo sia stato allora aggiornato soltanto al 17 ottobre dello stesso anno senza che venisse pronunciata la sentenza avrebbe di fatto tolto a due parti civili la possibilità di ricevere un risarcimento anche se minimo.

    Secondo le indagini della Procura di Treviso tra il 2009 e il 2010 De Bianchi avrebbe molestato quattro giovani (due si erano costituiti come parte civile), al tempo dei fatti tra i 18 e i 26 anni e tutti affetti da patologie psichiatriche, ospiti della comunità di Villa delle Rose a Conegliano e del reparto di psichiatria dell’ospedale di Vittorio Veneto dove il prete svolgeva parte del proprio ministero. Una delle presunte vittime era stata sentita nel corso di un incidente probatorio (durante il quale non aveva però riconosciuto don De Bianchi) nella fase delle indagini preliminari che risalgono al periodo fra il 2017 e il 2018. Il sacerdote, secondo il racconto che ricalcava le altre dichiarazioni accusatorie, avrebbe allungato le mani nelle parti intime dei pazienti che andava a visitare come cappellano degli ospedali. Tutte fattispecie contestate dal pubblico ministero Barbara Sabattini, che nella sua requisitoria aveva parlato di palpeggiamenti e baci o tentativi di avere contatti proibiti con pazienti.

    La condanna di don Federico, secondo i suoi legali, era avvenuta sulla base del fraintendimento su un singolo episodio e gli avvocati erano pronti a metterlo evidenza nel processo d’Appello. Ma la prescrizione ha messo la parola fine a tutta questa brutta vicenda.

    https://www.trevisotoday.it/cronaca/vittorio-veneto-don-federico-de-bianchi-violenza-sessaule-appello-prescrizione-1-dicembre-2025.html

  • Emanuela Orlandi, torna l’ipotesi dello scambio di persona con la figlia dell’aiutante di camera Papa Giovanni Paolo II. All’epoca del rapimento il maggiordomo era turbato

    Emanuela Orlandi, torna l’ipotesi dello scambio di persona con la figlia dell’aiutante di camera Papa Giovanni Paolo II. All’epoca del rapimento il maggiordomo era turbato

    Continua con due nuove audizioni il lavoro della commissione parlamentare di inchiesta che indaga sui misteri delle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.

    Le nuove audizioni e le piste “interne”
    Si è scelto stavolta di dare la parola a due persone vicine a quel mondo a tratti fiabesco in cui nacquero i figli di Ettore Orlandi e Maria Pezzano: il Vaticano, protetti da tutto ciò che era al di fuori delle mura leonine e oltre il Tevere, o almeno così pensavano. Del resto, lo ricordiamo, proprio in quei giardini vaticani Emanuela Orlandi avrebbe ricevuto quelle strane “avances da uno vicino al Papa” come emerso dalla testimonianza di una sua cara amica d’infanzia (la sola a cui lo avrebbe raccontato) che è stata rintracciata dal giornalista Tommaso Nelli (che lo ha riportato nel suo libro) prima e dai produttori della serie Netflix “Vatican Girl”, in un secondo momento.

    Annamaria Gusso
    E proprio tra quelle mura viveva una delle persone che i commissari di Palazzo San Macuto hanno interrogato ieri, all’epoca dei fatti molto vicina alla cittadina vaticana inspiegabilmente scomparsa il 22 giugno del 1983. Si tratta di Annamaria Gusso, amica della comitiva dell’Azione Cattolica frequentata dal fratello e dalle sorelle di Emanuela Orlandi. Annamaria conosce da sempre gli Orlandi e conosceva altresì bene Emanuela che era molto legata a sua sorella Francesca, più piccola di qualche anno. Anche lei era “interna” al Vaticano: suo padre Giampaolo era “aiutante di camera” del Papa sin dai tempi di Papa Roncalli. Era collega quindi del papà della ragazzina scomparsa, Ettore Orlandi, anche lui messo papale e nato in Vaticano dove già suo padre Pietro aveva lavorato come stalliere. Ettore era profondamente vaticanista e legato a quel mondo e solo in punto di morte ammise i suoi sospetti su un presunto coinvolgimento dello Stato Vaticano nella scomparsa di sua figlia quando pronunciò quelle parole per lui amare: “Sono stato tradito da chi ho servito”. Io mi sono fatta l’idea di quello che dice Pietro Orlandi, dalla documentazione che lui espone, io sto con lui“, dichiara oggi a distanza di 42 anni Annamaria Gusso, “Ci sono tante piste – ha spiegato la donna che abitava in Vaticano – Londra, Magliana, io condivido quello che lui dice e anche quello che dice l’avvocato Laura Sgrò, sostengo Pietro, il suo impegno”.

    Le presunte molestie
    Per quanto riguarda l’ipotesi di molestie su ragazzine all’interno del Vaticano, Annamaria Gusso spiega di non saperne nulla: “No, non si sapeva nulla”, il Vaticano era considerato “un luogo sicuro, assolutamente”, “non si sapeva di queste cose”. Rispondendo alle domande dei commissari, Annamaria Gusso ha ricostruito i fatti che segnarono la sera della scomparsa di Emanuela: “Stavo a casa, aspettavamo mia sorella per cenare” visto che sua sorella “era con la comitiva e aspettavano Emanuela a Castel Sant’Angelo”. “Ho saputo della scomparsa il giorno dopo – ha continuato – mio padre lo ha saputo e, sconvolto, è venuto a casa e mi ha detto che Emanuela non aveva rincasato la sera”. “Io sono corsa giù, sono andata dagli Orlandi – ha concluso – Ho abbracciato Maria (la mamma di Emanuela ndr) e le ho detto: ‘Torna vedrai, mò tornà e ci siamo messe a piangere tutte e due”. Ha aggiunto poi, che ripensando a quel periodo “mio padre era sconvolto, non si dava pace di cosa potesse essere successo a Emanuela”, aggiungendo che il padre era preoccupato soprattutto per la sorella più piccola che all’epoca aveva 13 anni, come se la scomparsa di Emanuela potesse dare inizio a una serie di rapimenti a danno delle pochissime famiglie che vivevano in Vaticano: “Eravamo tutti preoccupati, ma sapevamo che (mia sorella ndr) stava sempre in gruppo e mai da sola”. Prima di analizzare questo punto su cui si è soffermata la commissione, ecco chi era il padre di Annamaria, Giampaolo Gusso.

    I servitori del Papa
    Giampaolo Gusso era nativo di Carole e partì per Roma nel 1959, seguendo il sentiero tracciato dal fratello maggiore, con il sogno nel cassetto di diventare un servitore del Papa. E riuscì a realizzarlo: dopo aver servito come maggiordomo e poi come attendente di camera pontificia Giovanni XIII, detto il Papa Buono, Gusso servì anche i successivi pontefici, Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. Nonostante andò poi in pensione, non mise da parte il suo impegno in Vaticano e fu membro attivo della parrocchia di Sant’Anna. Partecipò anche a una riunione all’interno dell’appartamento pontificio il giorno dopo la scomparsa di Emanuela Orlandi (fonte: Il Corriere). Ieri, grazie ai ricordi della figlia Annamaria è riemersa l’ipotesi già nota all’epoca dello scambio di persona tra Emanuela e un’altra “Vatican Girl”.

    L’ipotesi dello scambio di persona
    Tutto ebbe inizio con una testimonianza di monsignor Francesco Saverio Salerno, alto prelato legato a Papa Wojtyla, che il 9 maggio del 1995 fece riferimento a una conversazione avvenuta “nell’appartamento pontificio, immediatamente dopo la scomparsa di Emanuela, durante la quale Angelo Gugel (maggiordomo di Wojtyla, padre di due amiche della scomparsa) si era lamentato della scarsa protezione accordata ai dipendenti vaticani e ai familiari degli stessi, riferendo che per qualche tempo la figlia Raffaella era stata seguita da sconosciuti. Faccio presente (le parole sempre di Salerno, ndr) che in ragione della notevole somiglianza fisica fra Emanuela Orlandi e Raffaella Gugel, Ercole Orlandi aveva ipotizzato con Gramendola, ufficiale dei carabinieri che seguiva il caso e che ho avuto occasione di incontrare alcune volte, la possibilità di uno scambio di persona”. (fonte: Il Mattino)

    Angelo Gugel
    E a questo punto tocca ricordare quanto disse il padre di Raffaella Angelo Gugel, aiutante di camera di San Giovanni Paolo II e al servizio di tre pontefici nel corso della sua quasi trentennale carriera. Gugel ha parlato per la prima volta nel 2018 in un’intervista concessa al “Faro di Roma”. Gugel fu tra coloro che il giorno che Alì Agca sparò tre colpi di pistola a Papa Wojtyla in Piazza San Pietro sdraiò il Santo Padre sul pavimento, prima di trasportarlo in ambulanza al Policlinico Gemelli. Fu tra i primi a soccorrerlo. Gugel, era veneto di Miane (Treviso), andò poi in pensione dopo un paio d’anni con Benedetto XVI, che lo sostituì con Paolo Gabriele, diventato noto come il “corvo” del caso Vatileaks e che fu arrestato accusato d’aver rubato documenti al Papa. “Me lo aspettavo. Mi era stato chiesto di addestrarlo. Ma non mi sembrava che fosse interessato a imparare”, (fonte: Il Faro di Roma) disse di lui Gugel all’epoca della fuga di notizie. Ma tornando agli anni ’80 e alla scomparsa di Emanuela, i giornali scrissero che Raffaella, la sua figlia maggiore, doveva essere rapita al posto di Emanuela Orlandi. Nella sua unica intervista rilasciata, Gugel commentò così questa ipotesi: “Assurdo. Ero in Polonia con Wojtyla quando ci fu il sequestro. Non è vero che le due ragazze frequentassero la stessa scuola. E all’ epoca la mia famiglia non risiedeva ancora in Vaticano”. Tuttavia, il maggiordomo del Papa ammise un certo turbamento in seguito alla scomparsa di Emanuela. “In seguito, per evitare a Raffaella ogni giorno lunghi tragitti in bus, preferimmo iscriverla nel convitto delle suore Maestre Pie. Ma furono le stesse precauzioni che anche Cibin, il capo della Gendarmeria, adottò per la propria figlia”.Una certa Rita Gugel, indicata come sua parente, figurava in alcune società alle quali era interessato il faccendiere Flavio Carboni, processato e assolto per l’omicidio del banchiere Roberto Calvi ma Gugel dichiarò, sempre nel 2018: “Falsità. Non la conosco. Nemmeno a Miane, dove tutti si chiamano Gugel, l’hanno mai sentita nominare”.

    Anna Graziano
    Ieri è stata ascoltata anche Anna Graziano, parrocchiana della Chiesa di Sant’Anna dei Palafrenieri frequentata in quegli anni da Emanuela Orlandi. La Graziano, all’epoca, era fidanzata con il fratello di Emanuela Pietro Orlandi, che da 42 anni si batte instancabilmente per conoscere la sorte di sua sorella. La donna ha scelto di secretare la sua audizione purtroppo. Come ha sempre raccontato, Pietro porta dentro anche un enorme rammarico: non aver accompagnato quel pomeriggio Emanuela a scuola di musica in moto proprio perché aveva già un impegno con la sua ragazza e anche se di certo chi aveva progettato il sequestro lo avrebbe comunque messo in atto, prima o poi, “Se l’avessi accompagnata io non sarebbe successo quel giorno, perché avrei aspettato che Emanuela entrasse a scuola”. Tutto questo perché, lo ricordiamo, la Vatican Girl quel pomeriggio appena scesa dal bus in Corso Rinascimento incappò davanti al Senato nella trappola che consentì il sequestro: la finta offerta di lavoro dell’Avon, distribuire volantini ad una sfilata di moda, per cui Emanuela potrebbe aver ingenuamente seguito chi aveva il compito di rapirla quel giorno. Che Emanuela ricevette quell’offerta è una delle poche certezze che abbiamo di quanto accadde quel giorno: non solo perché riportato da Federica, la sorella di Emanuela a cui quest’ultima telefonò dalla scuola di musica per informarla della proposta e chiedere il consenso ai genitori ma soprattutto perché anche un vigile e un poliziotto in servizio davanti al senato confermarono questa versione così come ci dicono i verbali dell’epoca e un lancio Ansa (videro Emanuela parlare con un uomo sui 35 che le mostrò il contenuto di una valigetta).

    “C’è una talpa nella Commissione d’inchiesta su Emanuela Orlandi”. Le rivelazioni di Gian Paolo Pelizzaro

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/05/30/emanuela-orlandi-torna-lipotesi-dello-scambio-di-persona-con-la-figlia-dellaiutante-di-camera-papa-giovanni-paolo-ii-allepoca-del-rapimento-il-maggiordomo-era-turbato/8008325/

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 34 del 27 aprile

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 34 del 27 aprile

    Francesco Zanardi – Pedofilia, al via a Tivoli il processo bis all’ex dirigente di Azione Cattolica

    Altri guai giudiziari per Mirko Campoli, l’ex dirigente dell’Azione cattolica condannato lo scorso marzo a nove anni in primo grado.

    Mercoledì presso il Tribunale di Tivoli il secondo rinvio a giudizio per Campoli difeso dagli avv.ti Antonio Todero e Attilio Piacente.

    Durante la discussione in udienza preliminare, forse valutata la precedente condanna, ha scelto la via del giudizio abbreviato, beneficiando così della riduzione di un terzo della pena prevista, sulla base delle gravi imputazioni formulate a suo carico per il reato di violenza sessuale – in base agli atti – inflitto ai danni di due ragazzini.

    La Giudice dott.sa Sabrina Lencioni ha anche ammesso come parti civili la Regione Lazio, rappresentata dalla Garante per i diritti dell’infanzia dott.sa Monica Sanzoni, rappresentata dall’avvocato Pasquale Lattari, la Rete L’ABUSO – Associazione sopravvissuti agli abusi del clero, rappresentata dall’avvocato Mario Caligiuri e l’Associazione No child abuse APS rappresentata dall’avvocato Michele De Stefano.

    La Giudice ha rinviato per l’esame dell’imputato e la discussione al prossimo 11 settembre.


    Federica Tourn – Irruzione in centro Italia in casa di un abate svizzero

    Il vescovado di Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF) ha informato, il 29 settembre 2023, che un sacerdote attivo nel cantone di Neuchâtel era stato sospeso per sospetto di abuso sessuale e che contro di lui era stato avviato un procedimento canonico. Il caso si è sviluppato il 13 aprile 2024, quando è avvenuta una grande irruzione della polizia nella casa di proprietà del sacerdote di origine italiana nel piccolo comune di Sant’Angelo in Vado (Marche).

    Ricerca importante

    Secondo ArcInfo , quasi dieci agenti della polizia scientifica sono scesi da tre auto e sono entrati in casa con le loro tute bianche e le loro valigette. Hanno perquisito tutti e tre i piani e hanno posto i sigilli. A interessare gli investigatori erano soprattutto il garage e i locali interrati. Secondo i media neuchâteliani, la polizia italiana sospetta il sacerdote di abusi sulla figlia minorenne dell’assistente medico che si prendeva cura di sua madre.

    Il caso è stato denunciato alle istituzioni della Chiesa oltre che alla giustizia italiana. Questa denuncia, fatta nel settembre 2023, è stata trasmessa anche a mons. Charles Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF), perché il sacerdote risiede attualmente nel cantone di Neuchâtel. Il vescovado ha comunicato il 29 settembre la sospensione del sacerdote e l’avvio di una procedura canonica. La diocesi ha precisato di aver informato la procura di Neuchâtel.

    Nessuna procedura di Neuchâtel

    Il pubblico ministero del Cantone di Neuchâtel, Pierre Aubert, ha dichiarato ad ArcInfo di non poter pronunciarsi sull’opportunità di aprire un’indagine penale su questi fatti. Spiega di aver chiesto ulteriori informazioni alle autorità ecclesiastiche italiane. Hanno confermato l’apertura di un procedimento interno, precisando che la presunta vittima e la sua famiglia non avevano ancora presentato denuncia alle autorità civili. Nel cantone di Neuchâtel non è stata quindi aperta alcuna procedura.

    La diocesi della LGF ha affermato di collaborare con il sistema giudiziario e di essere consapevole che chiunque sia indagato non dovrebbe andare via.

    Da notare che il sacerdote in questione è già stato condannato per appropriazione indebita nelle parrocchie vodesi.


    Francesco Zanardi – Prete di 89 anni rinviato a giudizio, accusato di abusi su un 14enne

    Sarebbe un prete accusato di abusi su un 14enne, don Giuseppe Bacchion, 89 anni nativo di Mirano e residente a Noale nella Diocesi di Treviso. Il prelato, difeso dall’avvocato Niccolò Zampaolo del foro di Padova, l’altro giorno è finito davanti al Gup Laura Alcaro, e il giudice ha deciso di rinviarlo a giudizio. Le prove a suo carico sarebbero schiaccianti.

    L’episodio risale al 30 gennaio del 2023 quando due ragazzini si sono dati appuntamento sul sagrato della chiesa per giocare con gli skate. E mentre si divertivano accanto a loro si è fermata un’automobile, da dove è sceso l’anziano prete. I due adolescenti, senza minimamente sospettare quello che sarebbe accaduto di lì a poco, si sono fermati pensando che il conducente avesse bisogno di un’informazione. Invece nel giro di pochi minuti si è consumata la violenza sessuale. Il sacerdote avrebbe rivolto al ragazzino più piccolo, quello di soli 14 anni, alcuni apprezzamenti inequivocabili, allungando una mano e toccandolo nelle parti intime.

    Lo studente ha immediatamente reagito scacciando la mano del religioso e, insieme all’amico, lo ha preso a male parole intimandogli di andarsene immediatamente e di lasciarli in pace. Cosa che il don avrebbe fatto, risalendo in auto e allontanandosi.


    Alessio Di Florio – Violento attacco informatico contro Rete L’Abuso

    In Italia esiste, ormai da molti anni, l’unica associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, Rete L’Abuso. Dovrebbe essere una battaglia comune a tanti quelle di vittime e sopravvissuti, dovrebbe scandalizzare ogni abuso contro l’infanzia. Francesco Zanardi può, invece, raccontare quante censure, quante verità di comodo, quanta omertà e quanti intrighi e trame per nascondere, occultare, difendere gli abusatori proliferano in Italia. Rete L’Abuso è online, ha un sito strutturato che è una potente fonte di informazione e conoscenza. La mattina del 23 aprile il sito di Rete L’Abuso è andato offline diverse ore per un violentissimo attacco informatico. Che giunge a distanza di poche settimane da segnalazioni e censure sui social a post e pubblicazioni di denunce di abusi e di sistemi di omertà, connivenza, difesa dell’abusatore. Questo non è il primo attacco subito da www.retelabuso.org negli anni. Ma è il più violento e devastante.

    «È una realtà che conosciamo fin troppo bene, avendo subito un attacco che fece crollare il nostro sito tre anni fa. E ricordiamo i silenzi, le omertà, i volti girati dall’altra parte – si sottolinea su WordNews.it nell’articolo in cui è stata pubblicata la notizia – Per questo esprimiamo oggi tutta la nostra solidarietà a Francesco Zanardi e a Rete L’Abuso. Contro ogni censura, ogni squadrismo, ogni violenza siamo al loro fianco e continueremo a sostenere ancor di più ogni denuncia, lotta, battaglia, preziosa informazione di Rete L’Abuso. Le nostre pagine, il nostro sito erano, sono e resteranno a totale disposizione della Rete».

  • Violenza sessuale, prete di 89 anni accusato di abusi su un 14enne. Il sacerdote rinviato a giudizio

    Violenza sessuale, prete di 89 anni accusato di abusi su un 14enne. Il sacerdote rinviato a giudizio

    E il colpevole sarebbe un prete, don Giuseppe Bacchion, 89 anni nativo di Mirano e residente a Noale. Entrambi comuni veneziani e inseriti nella Diocesi di Treviso. Le indagini sono state condotte dai carabinieri coordinati dal pubblico ministero Sergio Dini. Il prelato, difeso dall’avvocato Niccolò Zampaolo del foro di Padova, l’altro giorno è finito davanti al Gup Laura Alcaro, e il giudice ha deciso di rinviarlo a giudizio. Le prove a suo carico sarebbero schiaccianti e come prevede la riforma Cartabia, è stato deciso di mandarlo a processo perchè le probabilità di una condanna solo alte.

    I FATTI
    L’episodio risale al 30 gennaio del 2023. Un pomeriggio due ragazzini si sono dati appuntamento sul sagrato della chiesa per giocare con gli skate. E mentre si divertivano accanto a loro si è fermata un’automobile, da dove è sceso l’anziano prete. I due adolescenti, senza minimamente sospettare quello che sarebbe accaduto di lì a poco, si sono fermati pensando che il conducente avesse bisogno di un’informazione. Invece nel giro di pochi minuti si è consumata la violenza sessuale. Il sacerdote avrebbe rivolto al ragazzino più piccolo, quello di soli 14 anni, alcuni apprezzamenti inequivocabili, allungando una mano e toccandolo nelle parti intime.
    Lo studente ha immediatamente reagito scacciando la mano del religioso e, insieme all’amico, lo ha preso a male parole intimandogli di andarsene immediatamente e di lasciarli in pace. Cosa che il don avrebbe fatto, risalendo in auto e allontanandosi.

    LA VENDETTA
    La vicenda però non è finita lì. Poco dopo i due ragazzi hanno riconosciuto, parcheggiata lungo la strada in paese, l’auto del prete e hanno colpito con dei calci una portiera. Il sacerdote, che era poco distante, li avrebbe quindi raggiunti chiedendo di smettere e tentando di giustificare e minimizzare quanto accaduto poco prima. Questo secondo il racconto, poi fornito dallo studente agli uomini dell’Arma.

    LE INDAGINI
    Dopo una nuova breve discussione i due ragazzini sono rientrati a casa e il 14enne, ancora molto scosso, ha raccontato tutto ai genitori. Poco dopo, accompagnato dal padre, si è presentato nella caserma dei carabinieri per la denuncia. Il racconto dello studente è stato subito ritenuto credibile dagli inquirenti. E così sono scattate le indagini. Ma a incastrare don Bacchion, secondo l’accusa, sono state alcune immagini registrate dalle telecamere della videosorveglianza della parrocchia dove era ospitato.
    Gli occhi elettronici lo avrebbero immortalato proprio mentre toccava nelle parti intime il ragazzino. Secondo la ricostruzione dei fatti, sarebbe arrivato a Trebaseleghe per fare visita ad alcuni amici, ma in paese non è conosciuto.
    Bacchion è stato ordinato parroco il 24 giugno del 1960. Attualmente dimora in una casa di riposo e il prossimo 13 di agosto spegnerà 90 candeline. Il 5 ottobre di quattro anni fa nella parrocchia di Zeminiana e San Dono di Massanzago era stata celebrata una messa per festeggiare i sessant’anni di sacerdozio proprio di don Giuseppe Bacchion.

    https://www.ilgazzettino.it/nordest/padova/sacerdote_giuseppe_bacchion_processo-8052723.html